A Brescia in mostra quadri da collezioni private

A Palazzo Martinengo di Brescia, sempre splendida cornice per le mostre pittoriche, fanno bella mostra di sé una serie di quadri soprattutto da collezioni private che, forse se visti su qualche pubblicazione, anche scolastica, non sono fruibili solitamente al pubblico.

Questo rende curioso accedere alle belle sale del palazzo cittadino, per ammirare quadri dell’800 e ‘900, con una selezione interessante. Sono alcuni pezzi ad attrarre l’attenzione, soprattutto i futuristi che, con l’immancabile citazione al fondatore Marinetti, si riassumono poi in Giacomo Balla con “Ponte della velocità”, un olio magro su carta del 1915, poco distante dall’altrettanto bello e interessante olio su tela di Fortunato Depero, datato 1922, “Ritratto dell’aviatore Azari”: un personaggione blu vicino al suo aereo.

Tutto ciò permette di riflettere sulla situazione italiana del tempo in modo più astratto, e quindi maggiormente filosofico, rispetto ai quadri di genere: spiedi di beccacce, o i volti illuminati dal chiarore del focolare, oppure dal lume della candela dei celeberrimi quadri di Angelo Inganni. Esposti in mostra di Inganni, sia pezzi che immortalano scorci di Milano, anche sotto una dolce nevicata, sia Brescia, in modo particolare la “Veduta di Piazza della Loggia” del 1879.

Ruolo femminile, in volti di contadine o in riposo di portatici di valle, che acquista sensualità e finezza borghese con Emilio Rizzi di “Tazza dorata” (del 1911 circa), mentre austera è la figura del famoso quadro della famiglia Lechi, qualche sala prima. Belli i paesaggi anche inusuali, con dettagli finissimi di canne lacustri, tegole montane, scorci fissati con scuola di stampo en plein air, piuttosto che moderne “Piazza d’Italia” di Giorgio De Chirico degli anni Trenta. Non potevano mancare i manichini oppure “Otello e Desdemona” di Alberto Savinio (olio su tela del 1928), e ancora i bresciani con Basiletti, Filippini, Bertolotti e Soldini, arrivando a Morandi, Fontana e Vedona, la “Merda d’artista” e un inedito attribuito a Pablo Picasso, “Natura morta con testa di toro” del 1942. Ricerca e innovazione che non scavalcano la tradizione. Un quadro rimanda all’altro per epoca, ma anche per gusto, con dipinti floreali e vestali, scorci di porti e alte vette, tra sconvolgimenti che hanno segnato la Storia, fino a tagliare le tele, via espressiva nuova che rompesse con le forme sia figurative che astratte. Si arriverà a produrre l’arte solo per l’arte, solo per il momento, senza con questo che rimangano vuoti i gesti e le pennellate, le intrinseche provocazioni che, almeno, hanno provocato reazioni sorprese/indignate, ma reazioni comunque. Quindi l’arte che si rinnova e che lascia tracce di pensiero, un bel pomeriggio da trascorrere a Brescia e di scoprirne le ricchezze nascoste.

“Picasso, De Chirico, Morandi: 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane”. Brescia, Palazzo Martinengo, fino a giugno 2018.

 

A.B.

 

 

Universo Depero ad Aosta fino all’11 maggio

depero

Il Museo Archeologico Regionale di Aosta prosegue l’indagine sulle   avanguardie storiche del ‘900 (negli anni scorsi sono state realizzate due   grandi rassegne dedicate a Paul Klee e Wassily Kandinsky) focalizzando l’attenzione   su Fortunato Depero, una delle figure maggiormente significative del secolo   scorso che ha saputo proporre una visione dell’arte totale.
“Universo Depero”, a cura di   Alberto Fiz e Nicoletta Boschiero, rimarrà aperta sino all’11 maggio prossimo   ed è organizzata dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma   Valle d’Aosta in collaborazione con il Mart di Rovereto che ha assicurato il   prestito di una serie particolarmente significativa di opere, alcune mai   esposte prima d’ora, che spaziano dal 1910 alla fine degli anni Quaranta.

La mostra fa parte di un progetto teso alla   valorizzazione dell’artista, come confermano i tanti eventi internazionali   che lo coinvolgono tra cui Depero y la reconstruccion futurista del universo   proposta sino al 12 gennaio 2014 a La Pedrera di Barcellona, la grande   rassegna sul futurismo in programma al Guggenheim di New York dal 21 febbraio   al 1° settembre 2014 a cui farà seguito, in giugno, la personale Depero   futurista alla Fundacion Juan March di Madrid.

I prestiti del Mart sono arricchiti da testimonianze   significative provenienti da altre realtà museali fondazioni, gallerie e   musei aziendali come la Campari con cui si è sviluppato un lungo sodalizio   durato dal 1925 al 1939. Non manca, poi, un nucleo di testimonianze che fanno   parte della collezione personale dell’artista Ugo Nespolo che ha sempre   considerato Depero un suo fondamentale punto di riferimento.

Attivo per quarant’anni, Fortunato Depero è un   personaggio a tutto tondo che ha sfidato le convenzioni attraverso un   processo creativo in grado di spaziare dal teatro alla pubblicità; dal design   all’artigianato attraverso la sperimentazione di differenti tecniche, come   dimostrano le sue celebri tarsie di stoffe colorate, affermano i curatori   Alberto Fiz e Nicoletta Boschiero che ricordano come proprio Umberto   Boccioni, nel 1916, rimproverava amichevolmente a Depero di “osare troppo.

Nel celebre manifesto Ricostruzione futurista   dell’universo firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel marzo 1915 gli   intendimenti erano chiari: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo   realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo,   cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile,   all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli   equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo,   poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per   formare dei complessi plastici che metteremo in moto”.”
La mostra di Aosta affronta l’Universo Depero nelle sue differenti   declinazioni: sono esposte oltre 100 opere tra dipinti, arazzi, tarsie,   panciotti futuristi (il Panciotto di Tina Strumia proviene del museo   dell’Aeronautica Gianni Caproni di Trento), mobili, sculture, bozzetti,   progetti, libri (tra cui il celebre Libro imbullonato del 1927),   disegni e schizzi in un’esposizione che ripercorre l’iter creativo dell’artista   dai suoi esordi in ambito simbolista (la mostra si apre proprio con un’opera   simbolista come Il taglialegna del 1912) alla sua adesione al Futurismo   giungendo sino alle realizzazioni degli anni quaranta quando appare evidente   il recupero della tradizione e dell’arte popolare.
In una rassegna così concepita, non mancano le riflessioni sul teatro e la   danza (appaiono di particolare significato i progetti per I Balli Plastici   provenienti dal Mart, oltre allo storico dipinto Tarantella del 1918),   sulle tappe che hanno condotto nel 1919 alla nascita di Casa Depero, sull’esperienza   americana (qui nascono i progetti per Vanity Fair e Vogue),   così come sullo stretto legame con il mondo pubblicitario che per Depero ha   lo stesso valore della ricerca artistica indipendente, tanto che nel 1926   espone alla Biennale di Venezia una sua pubblicità per Campari, Squisito   al selz.

La rassegna è divisa in sette sezioni che delineano   le fasi salienti della sua esperienza artistica: 1) Esordi e Futurismo;   2) Clavel e il Teatro; 3) Casa del Mago; 4) Pubblicità;   5) Stile d’acciaio; 6) Scacchiere; 7) Rivisitazioni.
Come emerge con chiarezza, l’artista trentino si è imposto per la ricerca di   una nuova estetica in grado di sensibilizzare ogni aspetto dell’esistenza.   Non solo pittore e scultore di talento, ma anche scenografo, costumista,   pubblicitario, designer e maestro nelle arti applicate. Universo Depero,   insomma, affronta l’opera di un artista che ha saputo rinnovare il rapporto   arte-vita senza mai rinunciare alle implicazioni ludiche e ironiche.
Come ricorda Alberto Fiz, “non è azzardato affermare che Depero, attraverso   la sua Casa d’arte Futurista a Rovereto, una factory ante litteram,   abbia saputo anticipare di quasi mezzo secolo alcune tematiche proprie della   pop art e dell’indagine di Andy Warhol e di Alighiero Boetti”. Per realizzare   le tarsie, Depero, insieme alla moglie Rosetta, abile ricamatrice, decise di   assumere alcune collaboratrici che, sotto la guida dell’artista, diede vita a   composizioni in stoffa colorate che rappresentano un unicum nell’arte   del Novecento. Proprio alla figura di Rosetta è dedicata La casa magica,   una tarsia del 1920 esposta ad Aosta.

Depero compie una svolta radicale nella ricerca   pittorica e plastica futurista cogliendo la portata rivoluzionaria di un’indagine   che va oltre il quadro: “Rispetto ad una mostra di quadri, è più bello un   negozio scintillante; un ferro da stiro elettrico è più bello di una   scultura; la macchina per scrivere è più importante d’una tronfia   architettura”, ha scritto l’artista. Oltre al Futurismo, infatti, partecipa   all’esperienza del decò e prende parte ad alcune rassegne del movimento   Novecento. Nell’evoluzione della sua indagine creativa, l’universo di forme e   di colori va incontro a una fusione panteistica tra la componente meccanica e   la natura (a questo proposito, in mostra compaiono alcuni dipinti emblematici   degli anni venti come Proiezioni crepuscolari, Fulmine compositore, Il   legnaiolo, Alto paesaggio d’acciaio e Anacapri. Riesumazioni   alpine, quest’ultimo proveniente dal museo Magi ‘900 di Pieve di Cento)   in un percorso che comprende differenti soggetti come cavalli al galoppo,   automi metropolitani, ma anche casolari alpestri, rustici bevitori o   scultorei animali montani.

Tra le tarsie, accanto a La casa magica, va   ricordato il frammento di Modernità del 1925 che rappresenta l’unica parte   esistente del grande arazzo andato distrutto. L’opera, realizzata per l’Exposition   Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi nel   1925, era stata lodata dallo stesso Marinetti che non esitò ad affermare: “Depero   audacemente in Modernità ha sconfinato e presentato nei finissimi   panni colorati, nella perfetta tecnica del mosaico cucito, una visione   macchinaria di treni, traversati da automobili in pazza corsa, su di una via   azzurra in fuga che si prolunga nel cielo e si fonda nella scia di un rosso   volante aeroplano”.”
Nell’ambito dell’allestimento, verrà proposta un’installazione con 100   maxibottiglie di Camparisoda realizzate nel 2012 in occasione degli ottanta   anni della Campari che riproducono in formato gigante la storica monodose   disegnata da Depero nel 1932.

Sarà proiettato, tra l’altro, Esplosioni di un   artista del 2008, il video che il regista Luciano Emmer, un anno prima   della sua scomparsa, ha voluto dedicare a Depero.

Una mostra, dunque, che consente di ripensare, in termini   nuovi, l’indagine di un artista che ha fatto dell’arte un’esperienza   destinata a modificare la percezione dello spettatore che si trova coinvolto   in spazi dove ogni dettaglio del proprio contesto ambientale e sociale viene   ripensato in maniera radicale.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo monografico in italiano e   francese pubblicato da Silvana Editoriale con i saggi dei due curatori, i   testi selezionati di Depero, oltre agli interventi di Ugo Nespolo e   Alessandro Mendini.
“UNIVERSO DEPERO”

Aosta, Museo Archeologico   Regionale, Piazza Roncas 12, fino all’11 maggio 2014; dal martedì alla   domenica 10.00-18.00. Lunedì chiuso.
Ingresso € 5,00 intero, € 3,50 ridotto, gratuito per i minori di 18 anni e   per i maggiori di 65 anni.

Articolo di S. E.