La chitarra nel rock da Jimi Hendrix a oggi

Sabato 12 settembre 2020 alle 21.00 Roma Sinfonietta presenta al Teatro Tor Bella Monaca di via Bruno Cirino il secondo concerto del progetto Itinerari Musicali, intitolato “La chitarra nel rock da Jimi Hendrix a oggi”, con Nicola Costa e Rocco Zifarelli alle chitarre, Marco Rovinelli alla batteria e Marco Siniscalco al basso elettrico.

Nicola Costa

Il progetto Itinerari Musicali è vincitore dell’Avviso Pubblico Estate Romana 2020 – 2021 – 2022, fa parte di ROMARAMA 2020 il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale, ed è realizzato in collaborazione con SIAE.

Come affermano i protagonisti di questo concerto – e non solo loro – Jimi Hendrix è la chitarra elettrica moderna. La sua interpretazione del suono distorto, quello che traghetterà il rock ‘n’ roll nel rock vero e proprio, arrivando fino all’hard rock e all’heavy metal, incarna quella forza espressiva fenomenale – granitica e cristallina allo stesso tempo – tipica del mondo rock moderno. Ciò che rende Hendrix davvero unico è quella sua capacità di controllare il suono elettronico nelle sue indimenticate performance, e di utilizzarlo come elemento musicale a tutti gli effetti, quale parte integrante delle composizioni. La sua gigantesca eredità si percepisce in tutti i chitarristi che verranno dopo di lui, da Steve Ray Vaughn a Eddie Van Halen, Con questo spirito si forma l’inedito progetto che vede tre tra i migliori chitarristi italiani in circolazione riunire le loro forze per esplorare lo stato dell’arte della chitarra elettrica (e non solo). Nicola Costa e Rocco Zifarelli dividono lo stesso palco e ognuno nel suo modo peculiare aggiunge un tassello al caleidoscopico universo della chitarra, con proprie composizioni musicali, che bene rappresentano lo stile individuale, ma anche cn un medley di brani di Hendrix, in cui i chitarristi si alternano in un continuo scambio di ruoli, tra esposizioni tematiche, accompagnamenti ritmico-melodici e solismi di grande energia. Insieme a loro, due colonne portanti nel panorama delle sezioni ritmiche italiane, Marco Rovinelli alla batteria e Marco Siniscalco al basso

 

Marco Siniscalco

Rocco Zifarelli, vincitore nel 1991 della prima edizione del premio Eddie Lang per giovani chitarristi jazz emergenti, da più di venti anni è il chitarrista del premio Oscar Ennio Morricone, sia per le tantissime colonne sonore di film prestigiosi, sia per le centinaia di concerti in tutto il mondo. Musicista poliedrico, collabora con tantissimi artisti a livello internazionale, dal jazz al pop. E’ titolare delle cattedre di chitarra jazz e pop- rock presso i Conservatori di Milano e de L’Aquila.

Nicola Costa ha iniziato a suonare la chitarra all’età di 10 anni. Si dedica allo studio dell’armonia e dell’arrangiamento e nel 1993 consegue anche il diploma di contrabbasso. Nel frattempo segue dei corsi di perfezionamento

chitarristico con Scott Henderson (G.I.T – Hollywood L.A.) e Jim Kelly (Berklee College of Music – Boston). Ha partecipato al Festival di Sanremo 1997 come direttore d’orchestra e negli anni che vanno dal 2002 al 2006 come chitarrista dell’orchestra della RAI. Durante queste edizioni del festival, ha suonato con numerosi artisti nazionali ed internazionali. Ha lavorato in studio e live con compositori e arrangiatori come Ennio Morricone, Luis Bacalov, Celso Valli, Nicola Piovani, Pippo Caruso, Renato Serio.. Ha partecipato alla realizzazione di numerose colonne sonore per film di Daniel Cohen, Gabriele Muccino, Carlo Verdone, Marco Tullio Giordana, Laura Morante e altri.

Marco Rovinelli

Marco Rovinelli ha suonato con: JAZZ/WORLD: Bill Evans, Randy Brecker, Jimmy Haslip, Jeff Loerber, Arturo Sandoval, Diane Schuur, Bob Mintzer, Dick Halligan, Enrico Pieranunzi, Francesco Bruno, Danilo Rea, Rita Marcotulli, Antonello Salis, ecc. Con Bruno Marinucci e Pierpaolo Ranieri ha formato il trio “Butterfly”. POP/ROCK: Massimo Ranieri, Michele Zarrillo, Samuele Bersani, Max Gazzè, Skin, Jovanotti, Matt Bianco, Paola Turci ecc. In orchestra tv, o manifestazioni live, suona con Josè Carreras, Andrea Bocelli, Marco Mengoni, Luca Carboni, Malika Ayane, Caparezza, Carmen Consoli, Noemi, Tosca Ha partecipato anche a musical, recital teatrali e alla realizzazione di circa duecento produzioni discografiche tra album, colonne sonore per film e fiction tv.

Marco Siniscalco ha lavorato e lavora attualmente con vari artisti della scena Jazz e pop italiana ed internazionale, tra cui Javier Girotto, Fabrizio Bosso, Gegè Telesforo, Peppe Servillo, George Garzone, Paolo Fresu, Enrico Rava, Ralph Towner, Kenny heeler, Paul McCandless, Randy Brecker,Antonello Salis, Marcello Rosa, Eumir Deodato, Paolo Di Sabatino, Fabio Concato, Carmen Consoli, Fiorella Mannoia, Dulce Pontes, Patty Smith, Il Volo, Claudio Baglioni, Giovanna Marini, Gianni Morandi, Barbara Casini, Alex Baroni, Marina Rei, Chiara Civello, Nada, Karima Attivo nella scena live e negli studi di registrazione, ha suonato con l’Orchestra RAI (a Roma dall’88 in poi e a vari Festival di Sanremo), collaborando con Riz Ortolani, Gianni Ferrio, Pippo Caruso,e accompagnando artisti del calibro di George Benson, Michael Bolton e Mireille Mathieu. Insegna al Saint Louis College of Music di Roma, nel Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo e nel Conservatorio “A. Casella” di L’Aquila.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

 

A 109 anni canta l’Inno di Mameli

Con le 109 candeline spente proprio oggi, Elisa Cailotto è la donna più longeva di Verona. La ‘nonna’ di tutti i veronesi, che passa le giornate cantando e tenendosi aggiornata su ciò che accade in città, dove vive in centro storico.

D’altronde, lo spirito è quello di una 75enne, come lei vuole essere considerata, perché l’età anagrafica non corrisponde minimamente alla lucidità della sua mente.

Il canto, la sua passione. Dall’inno di Mameli alle canzoni della sua gioventù, la signora Elisa non perde occasione per intonarle a tutte le ore del giorno a seconda dell’ispirazione, un modo anche per farsi compagnia e abbandonarsi ai ricordi più belli.

Deve averle ispirato elementi floreali, l’assessore Francesca Toffali, che stamattina ha portato ad Elisa gli auguri dell’amministrazione e di tutta la città. Quando è entrata, la ‘nonna di Verona’ non ha esitato a dedicarle la sua versione di ‘Rose rosse per te’, la famosa canzone di Massimo Ranieri.

“Ero quasi più emozionata di lei – confida l’assessore Toffali -. Un’accoglienza così non la dimenticherò di certo, si respirava davvero gioia di vivere. Non è un caso che la signora Elisa ci tenga a precisare che, della sua lunga vita, ricorda solo i momenti più belli. Ciò devi farci riflettere, vivere a lungo non è solo questione di fortuna, ma anche di come scegliamo di affrontare la nostra avventura terrena. Le scelte della signora Elisa sono state sicuramente quelle giuste”.

Prima dei saluti, l’assessore Toffali le ha consegnato una targa ricordo per l’importante traguardo raggiunto e una lettera con gli auguri personali del sindaco Federico Sboarina. Ma l’ultima parola è stata ancora una volta quella della signora Elisa, che ha voluto rivolgere un pensiero alla sua città: “Abbraccio tutta Verona e la ringrazio per essersi ricordata di me”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

La danza protagonista dell’Estate Teatrale Veronese

Assoli e corpi a distanza, come prevedono le misure anti Covid, ma in un continuo dialogo tra spazio e musica. La settantaduesima edizione dell’Estate Teatrale Veronese, organizzata dal Comune di Verona, presenta nel cartellone 2020 cinque serate di danza.

Dall’8 al 19 settembre, saranno in scena artisti e compagnie veronesi conosciuti a livello nazionale. Ospite d’eccezione sarà Cristiana Morganti, miglior interprete dell’anno secondo la critica francese. Spettacoli unici dedicati soprattutto ai giovani. Ecco perché tutti gli under 26, così come allievi e insegnanti delle scuole di danza, avranno diritto alla tariffa speciale di 8 euro.

Ad aprire la sezione danza sarà martedì 8 settembre, in prima nazionale, Laura Corradi con Andrà tutto bene, nuova produzione di Ersilia Danza creata appositamente per il festival. Mercoledì 9 settembre sarà il momento di un focus sul percorso artistico di Camilla Monga e sull’indagine che sta portando avanti sul rapporto tra coreografia e composizioni musicali originali, con “Dire” e “Habitus”. Giovedì 10 sarà invece l’occasione per vedere, in un’unica serata, due lavori che sintetizzano la poliedricità dell’Associazione Zebra, delle coreografe Chiara Frigo e Silvia Gribaudi. Sul palco del Teatro Romano “Himalaya_Drumming” e “R.osa”. Lunedì 14 settembre serata a cura di BoxOffice Live che ha scelto di presentare “Reset” della Compagnia LPP Project diretta da Katia Tubini. Sabato 19 settembre, infine, Cristiana Morganti, con il sostegno della Pina Bausch Foundation Wuppertal, si esibirà in Moving with Pina. Un omaggio ad un autentico mito della danza contemporanea di tutti i tempi a 11 anni dalla sua scomparsa. Uno spettacolo che ha ricevuto i più importanti riconoscimenti internazionali. Proprio in questi giorni a Cristiana Morganti è stato conferito, tra l’altro, il 57° Premio del Syndicat professionnel de la Critique quale miglior interprete della stagione proprio grazie a questa performance.

“E’ il momento della danza. Verona vanta numerose scuole di prim’ordine e centinaia di allievi – ha spiegato l’assessore alla Cultura -. È bellissimo che ci sia questa grande attenzione e passione ma, allo stesso tempo, è importante che i nostri ragazzi imparino a conoscere quest’arte e si misurino con la visione dei tanti professionisti che i nostri contenitori culturali ospitano ogni anno. Ecco perché abbiamo voluto introdurre una tariffa speciale per le scuole di danza e per gli under 26. L’occasione di vedere riunite insieme in un unico programma alcune delle artiste e coreografe veronesi più attive e qualificate, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, è un’opportunità per tutti i giovani danzatori per crescere artisticamente e sviluppare al meglio i propri talenti”.

“La danza al Teatro Romano è abituata alla spettacolarità dei grandi allestimenti e delle più prestigiose compagnie internazionali. Nell’impossibilità di accogliere questo tipo di proposte per la prima stagione post Covid – ha aggiunto il direttore artistico Carlo Mangolini – abbiamo scelto lavori intimi e di impianto fortemente contemporaneo, ma non per questo meno intensi ed emozionanti. Una sfida ancor più ambiziosa. Verona può contare su un eccellente livello artistico rappresentato da coreografe di diverse generazioni. Abbiamo poi l’onore di accogliere una grande interprete come Cristiana Morganti, che continua a tenere viva la memoria di Pina Bausch, musa ispiratrice di gran parte della danza contemporanea di oggi come di ieri”.
Informazioni e approfondimenti sul sito http://www.estateteatraleveronese.it.

 

Roberto Bolis

Roma Sinfonietta in trio

Giovedì 10 settembre 2020 alle 21.00 Roma Sinfonietta presenta al Teatro Tor Bella Monaca nell’ambito della Rassegna Giovani Concertisti il trio formato da Gianmarco Corinto (clarinetto), Flavio Malatesta (violoncello) e Francesco Micozzi (pianoforte), tre giovani musicisti diplomatisi brillantemente al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma e già avviati ad una promettente carriera concertistica.

Per il trio clarinetto-violoncello-pianoforte non esiste un repertorio molto vasto, tuttavia non sono pochi i grandi compositori che hanno sentito il fascino dell’insolita sonorità che nasce dall’unione di questi tre strumenti. Lo dimostrano i brani di Wolfgang Amadeus Mozart, Johannes Brahms e Nino Rota in programma in questo concerto.

Il Trio in mi bemolle maggiore “Kegelstatt” K 498 di Mozart fu scritto a trent’anni, che può essere considerata già la piena maturità, in rapporto alla straordinaria precocità di Mozart e alla brevità della sua vita. È «una pagina dolce, cantabile, piena di magiche sonorità e sorridente malinconia che, secondo una tradizione non confermata, Mozart avrebbe scritto per gli amici fra la chiassosa allegria di una partita a birilli», ha scritto il grande studioso mozartiano Bernhardt Paumgartner nella sua biografia. Ed è per questo che è passato alla storia con il titolo di “Kegelstatt-Trio”, cioè Trio dei birilli.

Il Trio in la minore op 114 di Brahms fu composto nel 1891 e fu come l’inizio di una rinascita per il compositore, che l’anno prima aveva dichiarato che il Quinetto op. 111 sarebbe stato il suo ultimo lavoro. Fu l’incontro con il grande virtuoso del clarinetto Richard Mühlfeld a convincerlo a comporre questo ampio brano, considerato un vero capolavoro di Brahms, che rivela il suo temperamento schiettamente romantico, unito alla capacità di costruire forme ampie e salde, e la sua spiccata sensibilità nel valorizzare la dolce voce del clarinetto, sempre restando però nel contesto di una salda unità con il pianoforte e il violoncello.

Il nome di Nino Rota è universalmente legato alle sue realizzazioni di musica da film, che lo hanno reso uno dei più popolari e amati compositori italiani della nostra epoca. Meno nota al grande pubblico è invece la sua rimanente produzione, che abbraccia tutti i generi musicali. Il Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte, scritto nel 1973, appartiene all’ultimo periodo della sua attività. Inizia con una sorta di valzer molto animato, basato su due temi, uno piuttosto spigoloso e l’altro più lirico. Nell’Andante predomina un tema elegiaco, esposto inzialmente da clarinetto e violoncello. Chiude il lavoro un Allegrissimo, in cui sotto l’abbagliante ironia quasi da circo traluce una profonda nostalgia.

I biglietti si possono acquistare al costo di € 10,00 (€ 7,50 per gli over 65; € 5,00 per gli studenti), prenotandoli telefonicamente allo 06 2010579 (lunedì – venerdì dalle 11 alle 19.30).

Accesso consentito con mascherina. Nel rispetto delle prescrizioni È PREFERIBILE PRENOTARE E RITIRARE I BIGLIETTI CON ANTICIPO

per evitare assembramenti.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

 

Torna per il terzo anno il Festival fotografico ‘Grenze’

Scatti provenienti da ogni angolo del mondo che troveranno spazio in sette gallerie cittadine. Il Covid non ferma l’arte. Dal 9 settembre al 2 novembre si terrà a Verona la terza edizione di ‘Grenze – Arsenali fotografici’. Mostre ed appuntamenti dislocati in tutta la città e uniti da un unico tema: ‘Als ob’, il ‘come se’ tedesco. Una supposizione, un’ipotesi che calza a pennello con il momento attuale.

Location principale sarà l’Arsenale, che ospiterà le foto di Archivio Luigi di Sarro, Jacob Balzani Lööv, Silvio Canini, Gianluca Camporesi, Daniel W. Coburn, del veronese Enrico Fedrigoli, Brian McCarty, Rowshanbakht Hossein & Hassan, Stefano Mirabella e Alessandro Secondin. Sempre nei padiglioni del compendio verranno presentati alcuni scatti provenienti dall’archivio degli Scavi Scaligeri. All’interno dell’Arsenale, per l’intera durata del festival, sarà allestito anche uno spazio dedicato all’editoria fotografica indipendente.
Un autobus d’epoca dell’associazione Inbusclub, invece, sarò parcheggiato sul piazzale esterno durante tutto il festival e ospiterà i fotografi Off selezionati a livello internazionale.

Esposizioni ed eventi collaterali si alterneranno anche allo Spazio Arte Pisanello, alla Biblioteca Civica, al Teatro Laboratorio, alla Shy Gallery 33, così come a Isolo17, Museo Scienze Naturali, Libreria Pagina12 e Bar Sipario.
Tra questi, l’8 settembre, alle 16, al Museo di Scienze Naturali, il talk ‘Ho parlato ad una capra. La poesia del quotidiano nelle fotografie di animali e piante’. Il 12 settembre, all’Arsenale, alle ore 14.30, l’avvocato Toti Bellastella parlerà di ‘Fotografia e diritto d’autore’. Il 15 settembre, alle 21, il musicista elettronico Vincenzo Scorza terrà una performance al Teatro Laboratorio su ‘Isola – liveset per suoni inesatti e fotoni erranti’.

L’iniziativa è realizzata dall’Istituto Design Palladio, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Verona, il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri e con il patrocinio di Università IUSVE. Curatori e direttori artistici del festival sono Simone Azzoni, docente e critico d’arte, Francesca Marra, fotografa, e Arianna Novaga, docente e studiosa di fotografia.

“Iniziative come questa, di grande spessore artistico, arricchiscono l’offerta culturale della nostra città – ha spiegato l’assessore alla Cultura -. Quando ancora la fotografia era poco valorizzata, Verona, con grande lungimiranza inaugurò il Centro internazionale Scavi Scaligeri, uno spazio espositivo importante che speriamo di poter riaprire presto, ci stiamo adoperando al massimo affinché questo avvenga il prima possibile. Nel frattempo il festival Grenze, grazie a collaborazioni cercate e trovate a livello internazionale, darà a questa bellissima forma d’arte la giusta valorizzazione. Due mesi di eventi e mostre che poi proseguiranno con altre iniziative durante l’inverno”.
Le informazioni aggiornate quotidianamente sul festival si trovano sul sito http://www.grenzearsenalifotografici.com o sulla pagina facebook Grenzearsenalifotografici.

 

Roberto Bolis

 

 

Doppio sogno. Conferenza della psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris al Festival della Mente a Sarzana il 6 settembre

Ragazzi e adolescenti tra sogno, avventura, ma anche trasgressione e pericolo. Questi gli spunti iniziali della conferenza Doppio Sogno della psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris, al Festival della Mente domenica 6 settembre alle 14.45 in Piazza Matteotti. Filo conduttore dell’edizione 2020 è il sogno.

I ragazzi, pieni di energie e di voglia di vivere, se non riescono a realizzare in modo concreto l’avventura, la cercano nel mondo virtuale attraverso storie rocambolesche, partecipazione a videogiochi, esplorazione di siti estranianti o violenti. In rete possono trovare imbonitori, come i trapper che, a suon di musica, insegnano loro la trasgressione e l’uso delle droghe. Fuori dalla rete trovano lo spacciatore che procura il “viaggio” a volte senza ritorno. Questo allarma molto genitori ed educatori, il cui sogno è invece quello di trovare il modo per aiutare i ragazzi a mantenersi in rotta sia pure senza rinunciare all’avventura.

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, ha insegnato Psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. Ha diretto la rivista Psicologia contemporanea. È autrice di saggi divulgativi, articoli scientifici e testi scolatici in cui affronta i temi dello sviluppo normale e patologico, dell’educazione, della famiglia, della scuola, delle emozioni, della comunicazione e del rapporto con i media. È stata membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale per la Bioetica. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: Tutti per uno (Salani, 2019), Non solo amore: i bisogni psicologici dei bambini (Giunti, 2019), Sopravvivere con un adolescente in casa (Bur, 2019), Famiglia (Bollati Boringhieri, 2020).

 

Delos

 

 

InCanto a castello

 

Architetture affascinanti, storie che si perdono nei secoli, imponenti strutture, i castelli trentini rappresentano una testimonianza viva della storia di questa terra: fino al 13 settembre sarà possibile conoscere meglio questa ricchezza culturale attraverso la lente della coralità trentina, con cinque appuntamenti in alcuni fra i più suggestivi manieri.

“InCanto a Castello”, promosso ed organizzato dalla Federazione Cori del Trentino con il Castello del Buonconsiglio Monumenti e collezioni provinciali, propone un tour a tappe nel territorio trentino in alcune delle più suggestive residenze nobiliari di questa terra, legandosi a iniziative culturali, mostre e manifestazioni, in sinergia con le istituzioni locali e con l’obiettivo di valorizzare queste strutture attraverso l’eccellenza della coralità trentina.

Il pubblico sarà ammesso gratuitamente su prenotazione telefonando al numero 0461/492811 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16, oppure prenotando sul sito internet del museo: http://www.buonconsiglio.it
La partecipazione è soggetta al rispetto delle norme di distanziamento e protezione personale previste dal “Protocollo di sicurezza per le attività di spettacolo” emanato dalla Provincia Autonoma di Trento al fine di contenere il rischio di trasmissione dell’infezione da COVID-19.

PROGRAMMA

Domenica 6 settembre 2020 – ore 17.00 | CASTEL THUN | Loggiato dei Cannoni
CORO I MUSICI CANTORI di Trento
CORO NEGRITELLA di Predazzo

Domenica 13 settembre 2020 – ore 17.00 | CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO | Loggia del Romanino
CORO LA VALLE di Sover
CORO PASUBIO di Vallarsa

 

Buonconsiglio (anche per la fotografia)

 

Massimiliano Valerii al Festival della Mente di Sarzana

Il tema del festival della Mente 2020 è il sogno. «Sono parole, come “sogno”, che sprigionano un fascino misterioso» spiega il direttore del Censis Massimiliano Valerii, uno degli ospiti della manifestazione. «La ragione è semplice: aprono uno squarcio su ciò che non siamo e su quello che non abbiamo. Coltiviamo sempre l’aspirazione a una vita più degna. Noi viviamo nel dominio della possibilità, del non ancora realizzato. Vale anche per le leggi invisibili della società». Dati alla mano, quali sono i ritardi da colmare per essere un paese migliore? Quali sono le tappe da percorrere per avverare i nostri sogni di progresso e smentire le profezie più funeste? Nel mezzo della recessione globale causata dalla pandemia, esitiamo tra gli errori della percezione e la certezza dei segnali di allarme. In equilibrio come funamboli sognanti sulla corda tesa tra l’immaginazione e la realtà, c’è però qualcosa che ciascuno di noi può fare. Questo il tema al centro dell’incontro I sogni degli italiani nel nuovo disordine mondiale con Massimiliano Valerii al Festival della Mente sabato 5 settembre alle ore 14.45 in Piazza Matteotti.

Massimiliano Valerii è il curatore dell’annuale Rapporto sulla situazione sociale del Paese, pubblicato dal 1967 e considerato uno dei più qualificati e completi strumenti di interpretazione della realtà socio-economica italiana. A fine agosto uscirà per Ponte delle Grazie La notte di un’epoca.

 

Delos (anche per la fotografia)

 

 

Scienza e sogni: se ne parla alla XVII edizione del Festival della Mente di Sarzana

La XVII edizione del Festival della Mente è dedicata al tema del sogno. E di sogni spesso si parla anche nella scienza medica.

Negli ultimi anni sta diventando realtà il sogno dei padri della medicina: utilizzare le armi del sistema immunitario nella lotta contro il cancro. Le terapie immunologiche si sono affiancate con successo alle strategie tradizionali. Il sogno, ora, è trovare nuove armi sempre più efficaci, ma anche coniugare l’avanzamento tecnologico con la sostenibilità. Un’altra sfida è capire – e plasmare – la risposta immunitaria contro il virus Covid-19. Infine, ma non ultima, la condivisione delle terapie più nuove ed efficaci, a livello mondiale, a beneficio della salute di tutti.

Questo il tema della lectio “Immunità, dal cancro a Covid-19: sogni e sfide” con la quale l’immunologo Alberto Mantovani apre il Festival della Mente di Sarzana oggi, venerdì 4 settembre, alle ore 17.30 in piazza Matteotti.

Alberto Mantovani è professore emerito presso Humanitas University, ateneo dedicato alla medicina e alle scienze della vita, e direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. In passato ha lavorato in Inghilterra e negli Stati Uniti, ed è stato capo del Dipartimento di Immunologia dell’Istituto Mario Negri di Milano. Ha contributo al progresso delle conoscenze nel settore immunologico sia formulando nuovi paradigmi sia identificando nuove molecole e funzioni. È il ricercatore italiano più citato nella letteratura scientifica internazionale. Per la sua attività di ricerca ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Tra i suoi saggi divulgativi, I guardiani della vita (Dalai, 2011), Immunità e vaccini (Mondadori, 2016), Non aver paura di sognare. Decalogo per aspiranti scienziati (La Nave di Teseo, 2016), Bersaglio mobile (Mondadori, 2018), I vaccini fanno bene (La Nave di Teseo, 2020), Il fuoco interiore (Mondadori, 2020).

Il sonno è caratterizzato dalla perdita dello stato di coscienza per il venir meno di un appropriato dialogo fra le varie regioni della corteccia cerebrale mentre si intensifica l’eliminazione delle scorie del metabolismo proteico responsabili di malattie neurodegenerative. Senza sonno vi è la morte per il crollo delle difese immunitarie. In assenza di messaggi che provengono dal mondo esterno, il cervello mantiene una determinata comunicazione al suo interno mettendo insieme in maniera frammentata memorie recenti e lontane. Da qui emergono contenuti che si manifestano come sogni, un’attività mentale da mettere sullo stesso piano di quella della veglia, ma in un mondo illogico e stravagante. Da questa riflessione prende avvio l’incontro Sonno e sogni con il neuroscienziato Piergiorgio Strata, al Festival della Mente sabato 5 settembre alle ore 10 in Piazza Matteotti.

Piergiorgio Strata è un neuroscienziato e accademico italiano. Ha svolto attività scientifica presso l’Università di Pisa e in quella di Torino, dove attualmente è professore emerito. Vincitore di numerosi premi, ha lavorato come ricercatore con il premio Nobel John Eccles a Canberra e a Chicago ed è stato professore associato onorario di Neurologia alla Northwestern University di Chicago dal 1967 al 1972. Ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze e di direttore scientifico dell’European Brain Research Institute “Rita Levi Montalcini”. È autore di La strana coppia. Il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze (2014) e di Dormire forse sognare (2017), entrambi usciti per Carocci.

Cosa sono i sogni? Quali sono le loro origini? A cosa servono? Sono incidenti dell’evoluzione oppure hanno ragioni profonde? Sidarta Ribeiro, nel suo intervento video L’oracolo della notte disponibile sul sito e sui canali social del Festival della Mente da domenica 6 settembre, si rivolge a uno dei grandi rompicapi dell’umanità e ci guida nella contemplazione della nostra vita interiore, lungo un cammino di secoli e millenni. Illuminare a fondo le funzioni e le ragioni dei sogni significa compiere un lungo viaggio che parte dalla biologia molecolare, dalla neurofisiologia e dalla medicina e arriva alla psicologia, all’antropologia e alla letteratura. Questa è un’avventura nella storia della mente umana per ritrovare un’arte che il mondo contemporaneo rischia di dimenticare: la nostra capacità primigenia di sognare e di narrare.

Sidarta Ribeiro è un neuroscienziato e biologo, famoso per i suoi studi sul sonno, la memoria e i sogni. Suoi ambiti di ricerca sono anche i meccanismi di plasticità sinaptica, la comunicazione vocale tra gli animali, la psichiatria computazionale e le applicazioni educative della neuroscienza. È fondatore e direttore del Brain Institute all’Università Federale del Rio Grande do Norte in Brasile. Ha scritto più di 70 articoli scientifici usciti su riviste internazionali e alcuni libri scientifici. Per Feltrinelli ha pubblicato L’oracolo della notte. Storia e scienza del sogno (2020).

Lo scheletro di una donna uccisa dalla criminalità organizzata perché voleva cambiare vita, le schiere di morti non identificati e dimenticati, le vittime di violenza sessuale, i resti di personaggi storici che rivelano il passato. Il sogno di Cristina Cattaneo, medico legale, è quello di svelare i tanti misteri che si nascondono dietro alla realtà, di restituire un’identità alle vittime e di raccontare le storie di passione e di tenacia dei medici, biologi, archeologi e naturalisti che hanno contribuito ad aiutare la giustizia, a tutelare i diritti umani e a narrare di popolazioni antiche. Ne parlerà, con la giornalista Alessandra Tedesco, durante l’incontro Sogni, corpi e delitti al Festival della Mente domenica 6 alle 18 in piazza D’armi Fortezza Firmafede.

Cristina Cattaneo, medico e antropologo, è professore ordinario di Medicina legale all’Università degli Studi di Milano e direttore del Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense, presso la stessa Università. Per Raffaello Cortina ha pubblicato Crimini e farfalle (con M. Maldarella, 2006), Naufraghi senza volto (2018), vincitore del premio Galileo 2019, e Corpi, scheletri e delitti (2019).

Predire il futuro è il nostro sogno sin dall’alba dei tempi. Nelle scienze naturali abbiamo inanellato una lunga storia di successi, ma cosa accadrebbe se questo sogno si avverasse non solo per fenomeni meteorologici, ma per tutta la nostra vita? Le nostre tracce sono ovunque. I pagamenti che eseguiamo con il bancomat dicono cosa possiamo permetterci e cosa ci piace, il gps sullo smartphone registra i nostri spostamenti, l’algoritmo di Facebook impara i nostri gusti cinematografici e musicali, fino a conoscere che cosa abbiamo intenzione di votare alle prossime elezioni. Non è più utopico utilizzare questi dati per scrutare il futuro di fenomeni molto più grandi: pandemie, guerre, crolli economici e politici, disastri naturali. Ma gli algoritmi non devono diventare oracoli indiscussi, altrimenti il sogno si trasforma in un incubo. Alessandro Vespignani esplorerà il tema durante il video intervento Algoritmi e oracoli, disponibile sul sito e sui canali social del Festival della Mente a partire da domenica 6.

Alessandro Vespignani è professore di Fisica e informatica alla Northeastern University di Boston, dove dirige anche il Network Science Institute. È fellow dell’Institute for Quantitative Social Science alla Harvard University e membro dell’Academia Europaea e del comitato scientifico della Fondazione ISI di Torino. Negli ultimi anni il suo lavoro scientifico si è concentrato sulle reti complesse e l’attività di ricerca e sviluppo di metodi computazionali per la predizione della diffusione delle epidemie e dei fenomeni di contagio sociale. Ha pubblicato monografie e articoli per i maggiori editori e riviste scientifiche internazionali. In italiano ha pubblicato L’algoritmo e l’oracolo (il Saggiatore, 2019).

Delos

 

“Gas station” in concorso alla 35^ Settimana internazionale della critica

 Sarà in concorso alla 35^ Settimana Internazionale della Critica di Venezia, nella sezione SIC@SIC Short Italian Cinema, nata da una sinergia tra il Sindacato Nazionale Critici  Cinematografici Italiani e Istituto Luce-Cinecittà, il primo cortometraggio di Olga Torrico: “Gas Station”. L’opera è stata proiettata in anteprima per la stampa ieri, giovedì 3 settembre, e in prima mondiale al pubblico stamattina alle ore 14:00, con replica il giorno domani, sabato 5 settembre, alle ore 19:30 al Cinema Astra 1, e alle ore 19:45 al Cinema Astra 2.Prossimamente il corto sarà disponibile su Rai Cinema Channel.

Alla sua prima esperienza di regista e interprete protagonista, dopo alcuni anni di attività nella produzione e distribuzione cinematografica, la giovane artista ha scelto per il suo lavoro di affrontare il tema del riscatto da un passato non vissuto come si sarebbe voluto per paure e insicurezze personali. Alice è un’ex flautista che lavora in una pompa di benzina, avendo accantonato la sua passione musicale a causa di un senso di vuoto che la bloccava nell’esecuzione davanti al pubblico. La meccanicità del suo quotidiano viene interrotta dall’incontro casuale col suo vecchio insegnante di musica, proprio nel momento in cui sta per vendere il suo strumento musicale per dare un taglio definitivo al passato. Ma questo evento dettato dal caso la porta a ripercorrere un’analisi introspettiva che la costringerà istintivamente a chiedersi se sia rimasta per troppo tempo senza la sua vera benzina.

Il corto ha avuto varie fasi di lavorazione, dettate anche dalla scelta di utilizzare linguaggi diversi, con parti girate in 35 mm e altre lavorate sull’uso creativo di immagini d’archivio e sul recupero della memoria di filmini di famiglia dall’archivio privato dell’autrice.

Come racconta Olga Torrico, il corto è stato realizzato sul filo di una importante ricerca nel passato, con un istintivo lavoro di riscrittura in montaggio. Un montaggio creativo allo stato puro, senza alcun misticismo o impianto premeditato, a cui si è aggiunta un’ultima fase di elaborazione durante il lockdown dell’emergenza Covid: “Avevo scritto un soggetto che è risultato vincitore del bando Extended Cinecampus, un percorso molto stimolante che dava la possibilità di girare il proprio cortometraggio in pellicola a Catania. Si trattava di un’esperienza formativa con 10 futuri registi che prevedeva solo 12 ore per girare, inclusi gli spostamenti, una sola location e determinati paletti che potevano effettivamente comportare alcune difficoltà oggettive. Condizionata un po’ dall’ansia del rispetto di tempi strettissimi e un po’ dalla scoperta del nuovo, ho cercato di evocare nelle scene girate in loco quel fermento, narrando una storia condizionata dal caso, o dal segno, dell’incontro tra Alice e il suo professore di musica di quand’era bambina. Quando sono tornata alla base ho voluto approfondire il mondo interiore della protagonista, approcciandomi al lavoro in modo istintivo, evocativo. Volevo raccontare il bisogno profondo di Alice di riconnettersi con se stessa ed emanciparsi dalle sue paure. Ricordi perduti si confondono con i sogni, come se fossero le immagini di un’altra vita. Per realizzare questo aspetto contrappuntistico alla realtà, ho compiuto un lungo lavoro di ricerca nei miei personali archivi audiovisivi dell’infanzia, e ho associato alcune immagini recuperate da altri archivi, in parte attinte dai miei sogni, alle riflessioni della protagonista, per far maggiormente rivivere il suo passato reciso. È stata una lavorazione lunga, anche frammentata, ma in qualche modo questo procedimento creativo era speculare al lavoro che facevo su me stessa durante la post-produzione, in cui lasciavo andare insicurezze e limiti che avevo vissuto sul set, la rigidità di quei paletti allora necessari ma imposti, affinché quegli stessi limiti diventassero occasioni per inventare, esplorare, sperimentare senza paure. Le scene ambientate nella pompa di benzina sono state girate nel settembre 2018 a Santa Venerina, paese etneo in provincia di Catania. Quel territorio mi ha trasmesso tanta energia, lo slancio e la vitalità anche di rischiare – non a caso l’immagine conclusiva del corto è un vecchio filmato dell’Etna in eruzione. Ho vissuto infatti una bellissima esperienza, ascoltando, imparando tanto e collaborando con persone speciali, dal direttore della fotografia Eleonora Contessi, allora allieva del Centro Sperimentale assieme a gran parte del reparto di fotografia, a tutti gli altri reparti e al cast. Soltanto un anno dopo però ho ripreso in mano il film, con il supporto prezioso di Sayonara Film e di Adam Selo che è stato non solo produttore ma anche manager di post-produzione. Ho lavorato al montaggio con Corrado Iuvara per alcuni mesi, fino al dicembre dello scorso anno, e successivamente al sound design con Riccardo Rossi. Poi è arrivato l’isolamento del coronavirus che mi ha consentito di scrivere nuove parti del cortometraggio: nel silenzio di quelle giornate mi sono resa conto che c’era ancora qualcosa che volevo tirare fuori, dal ricordo di sensazioni, profumi, stati d’animo ed emozioni scaturite dal mio rapporto con la musica durante la mia infanzia e adolescenza. Ho smesso di suonare da tempo ma la musica fa parte della mia vita e tutt’oggi torno sulla tastiera del mio pianoforte per sfogarmi o liberarmi dal resto: nel mio caso non era la mia strada professionale, ma la musica è comunque universalmente un fondamentale, costante e indispensabile incipit di arricchimento personale e, credo, fonte di flusso e ritmo anche dal punto di vista narrativo e visivo”.

Il corto è interpretato dalla stessa Torrico, da Gabriele Zapparata e dal palermitano Claudio Collovà nel ruolo del professore: “Questa figura – continua la regista – riporta Alice un po’ nel suo binario, ricostruendo il trauma e conseguente blocco psicologico provocato dalla paura paralizzante vissuta prima di un concerto. Eppure, la riconciliazione con la sua essenza e la ricostruzione parziale delle sue ambizioni non è volutamente mostrata, lasciando aperto un finale di possibilità e di scelte, le stesse che possono aver condotto la protagonista a fare la benzinaia.”

“Gas Station” è prodotto da Adam Selo e Olga Torrico per Sayonara Film, da Factory Film e Associazione Terre di Cinema, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e con il sostegno di MIBACT e SIAE (“Sillumina”). Il film è distribuito in Italia e a livello internazionale da Elenfant Distribution. Direttore della fotografia è Eleonora Contessi, ex-allieva di Fotografia del Centro Sperimentale di Cinematografia. Montatore è Corrado Iuvara e Sound Designer Riccardo Rossi.

Per accedere alle proiezioni durante la 77esima edizione della Mostra d’Arte cinematografica di Venezia consultare il sito https://www.labiennale.org/it/cinema/2020

Elisabetta Castiglioni (anche per le immagini)