‘La musica è un diritto’

‘La musica è un diritto’. E per ribadirlo con forza l’Assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Ferrara, in collaborazione con l’associazione Ultimo Baluardo che gestisce il centro di aggregazione musicale comunale Sonika, lanciano un contest musicale rivolto ai ragazzi dai 14 ai 21 anni. Il concorso si svolgerà online e l’invito è a inviare, dal 18 novembre al 2 dicembre prossimi, all’indirizzo areagiovani@edu.comune.fe.it video musicali di band o singoli musicisti, realizzati con smarthphone, webcam o videocamera registrando l’esibizione dal vivo. A giudicarli sarà poi una giuria rigorosamente social con like e reactions su Istagram e Facebook e i video più votati riceveranno premi a tema musicale.

“Bambini e adolescenti – ha sottolineato l’assessore Guerrini – hanno diritti che vanno tutelati e salvaguardati, se vogliamo fare di loro cittadine e cittadini consapevoli e responsabili. Per questo è necessario partire dall’ascolto delle loro necessità e noi abbiamo voluto farlo, in occasione della Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra il 20 novembre, lanciando un contest che vuole proprio dare la possibilità ai ragazzi di raccontare, tramite la musica, le loro esigenze e i loro stati d’animo, in quello che resta per loro un periodo non facile. Il contest durerà un mese, per dare la possibilità a tutti di partecipare e far sentire la propria voce”.

“La musica – ha confermato Federico Di Marco – è il canale più semplice per i giovani per poter comunicare i loro stati d’animo e le loro problematiche, poiché permette di scoprirsi mantenendosi, allo stesso tempo, all’interno di un involucro protettivo. Il contest è rivolto alla fascia 14-21 anni, ossia ai ragazzi che si trovano nel momento di passaggio tra l’adolescenza e la prima età adulta e che molto hanno risentito degli effetti del momento difficile che stiamo vivendo. Aspettiamo – ha precisato ancora Di Marco – entro il 2 dicembre i video con le loro performance musicali dal vivo, che saranno poi pubblicati sui canali facebook e instagram di Sonika e i più votati saranno premiati il 17 dicembre, in presenza, nella sede di Sonika”. Il primo classificato avrà a disposizione la realizzazione di un video 360° a Sonika, con fonico incluso. Il secondo potrà disporre di 4 prove da 2 ore pomeridiane sempre a Sonika, mentre il terzo si aggiudicherà un buono del valore di 50 euro spendibile alla “Liuteria Marco Pontillo Store”.

“La collaborazione tra i due centri di partecipazione giovanile comunali Area Giovani e Sonika – ha aggiunto Mario Zappaterra – si fonda, anche in questa occasione, sulla comune mission di promozione del protagonismo dei giovani del territorio”.

Per le iscrizioni di ragazzi minorenni è prevista la compilazione di un modulo con la firma di un genitore nel rispetto delle norme sulla privacy.
I video vanno inviati tramite WeTransfer all’indirizzo email areagiovani@edu.comune.fe.it.

Ai partecipanti si richiede di inviare anche una foto della loro band/gruppo (va bene anche uno screenshot preso dal video) da caricare su Instagram di Sonika: https://www.instagram.com/sonika.ferrara.

I video pervenuti saranno pubblicati, in ordine alfabetico, sulla pagina Facebook di Sonika: https://www.facebook.com/SonikaFerrara
 Il contest si svolgerà interamente online, è sarà possibile votare i video fino alle ore 16.00 del 14 dicembre 2021 sui social di Sonika:

Saranno ritenuti validi i voti (like, reactions) sia su Instagram che su Facebook, mentre i commenti non verranno conteggiati come voti. Verranno conteggiati i voti messi solo sui post originali di Area Giovani (sia instagram che facebook).
La proclamazione dei vincitori avverrà il 17 dicembre 2021
, in presenza, presso la sede di Sonika.
Sono previsti premi per i primi tre classificati. Il primo avrà a disposizione realizzazione di un video 360 presso Sonika, con fonico incluso. Per il secondo, 4 prove da 2 ore pomeridiane presso Sonika mentre per il terzo un buono dal valore di € 50,00 spendibile presso “Liuteria Marco Pontillo Store”.

Alessandro Zangara

Alla GAM di Verona nuova esposizione su “Passioni e visioni”

La storia della nascita della Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” di Verona raccontata in un nuovo percorso espositivo di oltre 150 opere. E’ così che la passione per l’arte e la lungimirante visione di Ugo Zannoni, Achille Forti, Licisco Magagnato e Giorgio Cortenova, quattro personaggi fondamentali per la GAM e la sua identità, vengono presentati al pubblico in una speciale mostra a cura di Francesca Rossi e Patrizia Nuzzo.

Dopo le esposizioni dedicate ai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e al suo legame con la città di Verona, la Galleria d’Arte Moderna si presenta al pubblico con i propri spazi rinnovati.

Al suo interno uno speciale racconto visivo che, attraverso le oltre 150 opere esposte, ripercorre circa un secolo, dalla fine dell’Ottocento alla fine del Novecento, per arrivare a testimoniare la storia di una istituzione, ma anche quella della sua città e del contesto sociale dei suoi promotori.

Alle opere della collezione civica si uniscono importanti prestiti di istituzioni museali,“Ospiti fuori dal Comune” provenienti da musei civici e nazionali, da collezionisti privati e artisti.

Le donazioni. Il primo focus è dedicato al contributo di Ugo Zannoni che con la donazione, tra il 1905 e il 1919, di circa 200 opere, pone la prima pietra per la nascita della Galleria. È attraverso il suo lascito che la GAM entra in possesso di un corpus rilevante di opere da A. Puttinati, A. Dall’Oca Bianca, R. Fontana, a N. Nani, L. Nono e A. Recchia. Ma, soprattutto, fa il suo ingresso nella neofita e nascente collezione civica uno dei capolavori assoluti dell’arte di fine secolo: S’avanza di A. Morbelli. Grazie ad Achille Forti, che alla morte, nel 1937, lascia il palazzo di famiglia e la propria raccolta privata di opere d’arte al Comune di Verona, la Galleria trova la sua prima sede a Palazzo Emilei Forti. Si aggiunge così un secondo nucleo di opere di considerevole importanza, tra cui la famosa Meditazione di F. Hayez, Pia dei Tolomei di P. M. Molmenti, oltre a una nutrita collezione di lavori di artisti di origine piemontese, lombarda, emiliana e, naturalmente, veneta.

I grandi studiosi. Gli altri due focus sono dedicati a due grandi studiosi che hanno contributo in maniera diversa e determinante alla fisionomia della collezione e alle attività della Galleria. Il primo è Licisco Magagnato, storico dell’arte, direttore dei Musei veronesi dal 1955 al 1986, di cui nel 2021 si celebra il centenario della nascita. Magagnato, attivo come curatore e promotore di studi e mostre di arte contemporanea, ha sostenuto numerosi artisti e dato un forte impulso anche per quanto riguarda l’incremento delle collezioni. In questa sezione sono esposte opere che testimoniano il suo interesse per artisti come P. Semeghini, F. de Pisis, E. Vedova, R. Birolli, Tancredi, B. Romagnoni, E. Degani. La sezione si completa nel focus conclusivo, dedicato ai linguaggi aniconici dagli anni sessanta e ottanta del Novecento, e testimonia il transito dal lavoro di Magagnato (opere di F. Arduini, V. Matino) all’impegno di Giorgio Cortenova – critico d’arte e direttore della Galleria dal 1985 al 2008 – per lo sviluppo della sezione contemporanea grazie a un’organica politica di acquisti, donazioni, depositi e comodati (opere di E. Bonamini, P. Cotani, G. D’Agostino, E. Degani, E. Finzi, M. Gandini, G. Griffa, V. Guarnieri, I. Legnaghi, P. Legnaghi, e. Marchegiani, G. Olivieri, G. Ortelli, M. Pellegrin, P. Pinelli, A. Schmid e C. Verna). 

“Un viaggio che ripercorre le fasi che hanno definito la nascita della Galleria d’Arte Moderna e lo sviluppo della sua immagine artistica – precisa l’assessore Briani –. Una storia che ci riconduce inevitabilmente a quattro personaggi fondamentali per la GAM e la sua identità, Ugo Zannoni, Achille Forti, Licisco Magagnato e Giorgio Cortenova. Il loro ingegno e visione viene presentato al pubblico attraverso un percorso espositivo non solo storicamente interessante ma con un fascino artistico unico e profondamente coinvolgente”. 

 “E’ la storia dell’arte veronese e dei suoi artisti più conosciuti, nella parte del secondo ‘900 – sottolinea la direttrice Rossi –. La novità della proposta della GAM è quella di mostrare al pubblico come dopo la seconda Grande Guerra le Istituzioni hanno investito anche sull’incremento e la valorizzazione dell’arte contemporanea. Uno dei primi in Italia è stato Magagnato, che dagli anni ’50 – ’60 promuove grandi mostre, come Semeghini e de Pisis, e nel ’71 l’esposizione sulla Verona anni ’20, dando inizio anche alle acquisizioni che arrivano alla Galleria tramite donazioni o acquisti. Un grande fermento che da il via allo sviluppo del Contemporaneo. L’esposizione, ben presentata, ripercorre tutte le fasi salienti di questa straordinaria visione, che ha consentito il generarsi della Galleria d’Arte Moderna di Verona”. 

“Di particolare rilievo l’ultima parte del percorso espositivo – evidenzia Nuzzo –, dedicata ai linguaggi aniconici, privi di immagini, degli anni settanta e ottanta del Novecento, con una sezione di opere che inaugurano, in Italia, una nuova prassi del dipingere, accompagnata da una riflessione critica nei riguardi della storia. La sala introduce e testimonia il lavoro di acquisizione di Cortenova e il suo impegno nell’incrementare la collezione civica, valorizzando gli artisti contemporanei”.

Orari. Da martedì a domenica dalle 11 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30) – chiuso il lunedì.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Vivaldi e Bacalov per Roma Sinfonietta

È dedicato a Vivaldi e Bacalov il concerto di mercoledì 24 novembre alle 18 per la stagione di Roma Sinfonietta all’Auditorium “E. Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1).  Suoneranno il violinista Vincenzo Bolognese, il violoncellista Luca Pincini e l’Orchestra Roma Sinfoietta.

Il programma è equamente diviso tra due compositori che sembrano avere ben poco in comune ma che convivono benisismo l’uno accanto all’altro in virtù del fatto che sono due grandi compositori e che la loro musica esercita un irresistibile fascino sugli ascoltatori di oggi.

La prima parte è dedicata a tre concerti di Antonio Vivaldi, scelti al di fuori di quelli notissimi che sia ascoltano sempre: è la dimostrazione di quanto ci sia ancora da scoprire nella sterminata produzione del “Prete rosso”. Il primo è il Concerto in Do Maggiore RV 398 per violoncello, archi e basso continuo, dedicato ad uno strumento che Vivaldi amava quanto il suo violino. Nessun’altro – non solo alla sua epoca ma anche dopo di lui – ha scritto così tanti e così bei concerti per questo strumento. I motivi, i colori e il virtuosismo di questo brano non hanno nulla da invidiare ai più noti concerti per violino di Vivaldi, anzi…  Segue il Concerto grosso in la maggiore per archi: in questo genere di concerto nessuno strumento ha un ruolo protagonistico e quel che conta è il dialogo tra i vari strumenti. Il terzo brano di Vivaldi in programma è il Concerto in Si bemolle Maggiore RV 547 per violino, violoncello, archi e basso continuo, in cui i due strumenti ad arco da una parte gareggiano tra loro e dall’altra collaborano, intessendo un serrato dialogo, con varie occasioni di dimostrare il loro virtuosismo.

La seconda parte è dedicata a tre brani di Luis Bacalov. Il primo è tratto dalle musiche per il film di Michael Radford Il postino, per il quale nel 1996 il compositore italo-argentino vinse l’Oscar per la miglior colonna sonora. Poi Seducción, da Assassination Tango, un film del 2002 diretto da Robert Duvall. A chiudere il concerto è Concerto grosso per violino, clavicembalo e archi, quasi una risposta moderna al concerto grosso settecentesco di Vivaldi.

Con l’Orchestra Roma Sinfonietta suonano due dei migliori strumentisti italiani, Vincenzo Bolognese al violino e Luca Pincini al violoncello.

Vincenzo Bolognese è stato premiato in numerosi concorsi nazionali ed internazionali. Ha suonato per le più importanti istituzioni musicali, tra cui Teatro S.Carlo di Napoli, Accademia Filarmonica Romana, Accademia di S.Cecilia, Sinfonia Varsovia, Orchestra Sinfonica di Berlino, Orchestre National du Capitol di Tolosa, Musikhalle di Amburgo, Alte-Oper di Francoforte, Maggio Musicale Fiorentino. Ha suonato inoltre in Sud America e, molto spesso, in estremo oriente. È primo violino di spalla dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.

Luca Pincini è stato primo violoncello di alcuni dei maggiori teatri italiani, quali l’Opera di Roma e La Fenice di Venezia, e dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Ha collaborato assiduamente per decenni in qualità di solista con Ennio Morricone, che gli ha dedicato Monodia per violoncello solo.

Biglietti: intero € 12,00. Ridotto docenti, personale amministrativo e tecnico dell’Università € 8,00. Ridotto studenti € 5,00.

Info: 063236104 – info@romasinfonietta.itwww.romasinfonietta.it

Mauro Mariani

Festival della Dottrina Sociale a Verona

Sanità, scuola, giovani e impresa, tutti accomunati dalla parola speranza. Dal 25 al 28 novembre ritorna in presenza il Festival della Dottrina Sociale per la sua undicesima edizione dal titolo “Audaci nella speranza – Creativi con coraggio”.

Organizzato dalla Fondazione Segni Nuovi, il festival che si svolgerà al PalaEexpo Veronafiere sarà incentrato sul tema della speranza, intesa non però come attesa della risoluzione di un problema, ma da vivere con spirito attivo. I tanti eventi in programma infatti hanno come obiettivo lo stimolare i partecipanti, senza vivere di nostalgia ma cercando di guardare oltre a questo difficile periodo contraddistinto dalla pandemia.

Proiettarsi verso il futuro con l’obiettivo di cambiare va fatto, come sottolineato dal titolo del festival, con audacia e coraggio per alimentare la creatività. L’evento sarà dunque l’occasione per riflettere e trovare ispirazione iniziando a vivere la realtà in modo responsabile.

Nella tre giorni, che si aprirà venerdì 25 alle 20.45 con i saluti istituzionali e un video messaggio di saluto di Papa Francesco, saranno molte le tematiche toccate, dall’attualità ai giovani, così come la scuola, la famiglia, l’economia e la natura, con presenti giornalisti e personalità del settore. Verrà consegnato il Premio Imprenditori per il Bene Comune, istituito da Cattolica Assicurazioni nella prima edizione del festival, mettendo in luce imprenditori, sia profit che non profit, che hanno saputo orientare la propria impresa al Bene.

Da non perdere sabato 26 lo spettacolo musicale “Emozioni”, un incontro con l’autore Mogol durante il quale si potranno ascoltare 20 canzoni composte durante il sodalizio con Lucio Battisti cantate da Gianmarco Carroccia e suonate da un’orchestra.  

Per partecipare sarà obbligatorio avere il Green pass. Gli eventi saranno visibili in streaming sul sito della Dottrina Sociale e su Telepace. Per maggiori informazioni www.dottrinasociale.it

“La prima bella notizia è il ritorno in presenza del festival – ha detto il sindaco Sboarina -. Nel titolo del tema di quest’anno inoltre, ci sono gli ingredienti di quello che io ho sempre detto alla grande squadra composta da istituzioni, amministrazioni pubbliche e associazioni di categorie: creatività, coraggio, audacia proiettati in una speranza per il futuro. Questo è esattamente quello che in questi mesi abbiamo detto e messo in pratica. La pandemia è un periodo straordinario, e per uscirne, bisogna farlo in modo straordinario. E il Festival della Dottrina Sociale si inserisce perfettamente nel complicato contesto storico che stiamo vivendo”.

“In questo periodo storico abbiamo deciso di trattare il tema della speranza perché pensiamo che sia assolutamente attuale – ha affermato il presidente Stizzoli -. Attualmente il cambiamento sembra essere latente, pensiamo che l’economia possa risolvere tutto. Per questo motivo vogliamo lavorare sulle coscienze di ognuno di noi per lavorare sulla coscienza sociale”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

“Calici d’autunno”, tre giorni dedicati al buon vino e a sfiziosità gastronomiche

Per appassionati e buongustai l’appuntamento nel fine settimana sarà in piazza Castello a Ferrara: venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 novembre 2021 si terrà infatti una nuova edizione di “Calici d’Autunno“, manifestazione di degustazione eno-gastronomica itinerante organizzata da “FEshion eventi”. Tre giorni quindi dedicati al buon vino e all’assaggio di sfiziosità gastronomiche, grazie alla partecipazione di diversi produttori di vini e a numerose cantine italiane. Saranno infatti protagonisti tredici cantine, sessanta etichette di vini provenienti da diverse zone d’Italia (Toscana, Marche, Sardegna, Veneto, Puglia, Emilia Romagna, Campania, Valdobbiadene, Conegliano) e alcune aziende gastronomiche che proporranno interessanti degustazioni da poter abbinare. L’iniziativa si avvale del supporto di AIS Ferrara e del patrocinio del Comune di Ferrara.

La manifestazione si svolgerà dalle 19.30 alle 24 di venerdì 19 novembre, dalle 19 alle 24 di sabato 20 novembre e dalle 18 alle 22 di domenica 21 novembre, con punto di riferimento l’info point di piazza Castello, per acquistare il ticket e prender parte alla degustazione. Il ticket ha un costo di 12€ e comprende: un portacalice, un calice di vetro, un antipasto, un piatto, un dolce e tre calici di vino a scelta tra circa 60 etichette. Non si dovrà fare altro che comporre la propria degustazione preferita.

L’evento si svolgerà nel massimo rispetto dall’attuale normativa vigente con l’attuazione di tutti i protocolli relativi all’emergenza Covid, evitando assembramenti ed invitando i partecipanti ad occupare i posti a sedere messi a disposizione nell’area ristoro, allestita in piazza. L’evento sostiene la Green Mobility: grazie alla collaborazione con Trenitalia Tper sarà possibile acquistare il ticket al prezzo di 9€ invece di 12€ se si raggiungerà Ferrara con un treno regionale Trenitalia Tper. Basterà esibire il biglietto all’info point.

Le cantine presenti:Terre Gaie, La Querce, De Riz, Albamocco, Pettyrosso, Maffione, Nero del Bufalo, Pezzalunga, Castiglia, Di Mio, Cantina Sacco, Venciu, La Pescinella. Le aziende: Love Gargano, Corte Vittoria. Capricci di Meggiolaro, Romagna Street Food, GROM, Over Street Food, Tuscany Brothers, Sapori di Valeggio, AD Food Eventi Porchetta di Ariccia, Bar Grillo. Gli sponsor: Agenzia Assicurativa Generali Baluardi e Concessionaria Stracciari.

Alessandro Zangara

Il Carnevale di Acireale e di Verona gemellati

Un filo lungo mille chilometri che unisce cultura, tradizione e identità popolare. È stato sancito in Sala Arazzi il gemellaggio tra il Carnevale di Verona e il Carnevale di Acireale.

L’idea di formalizzare un protocollo d’intesa è nata quest’estate quando le due realtà della tradizione popolare hanno deciso di unire le proprie forze, affinché i due carnevali, entrambi nati quasi 500 ani fa, potessero collaborare alla costruzione dei carri, alla realizzazione di maschere e sull’organizzazione del carnevale.

Già da questa edizione del carnevale ‘fuori stagione’, tuttora in corso e in programma fino al 7 novembre, si potranno ammirare le caratteristiche opere in cartapesta, arte nella quale i siciliani sono maestri nel realizzare carri di piccole ma anche di importanti dimensioni, quasi doppie di quelli del carnevale veronese.

Alla firma del gemellaggio è seguito lo scambio di simboli della tradizione carnevalesca veronese e acese, ovvero il Papà del Gnoco e Lavica, la diavoletta che suona il violino mascotte del carnevale di Acireale.  

“Abbiamo lavorato molto perché quest’anno non rimanesse senza la festa del Carnevale – ha detto il sindaco -. Un modo anche diffondere il messaggio positivo legato alla ripartenza post Covid, e farlo con un gemellaggio amplifica il senso di partecipazione e condivisione. Ad Acireale ci unisce la ricchezza culturale e della tradizione, ciascuna città con le proprie peculiarità e sfaccettature, ma entrambe espressione della storia del territorio italiano”.

“Come Amministrazione comunale siamo ben lieti di questo gemellaggio – ha affermato l’assessore Manciagli -. Sono due carnevali storici, importanti e che insieme potranno andare lontano. Collaborare è importante, perché sarà frutto di nuove idee e proposte. È l’inizio di un grande percorso per entrambi, perché le due città dimostrano attaccamento per due manifestazioni che richiedono tanto sacrificio da parte delle persone che si adoperano affinché si possano realizzare”.

“È motivo di grande orgoglio poter fare questo gemellaggio – ha sottolineato Corradi -. Se ogni anno riusciamo a fare il carnevale è grazie al Comitato del bacanal del Gnoco ma soprattutto per il sostegno dell’Amministrazione Comunale, della Provincia, della Regione e dei tanti sponsor, e questa collaborazione con il carnevale di Acireale ci permette di crescere ulteriormente”.

“Non posso che ringraziare per l’ospitalità  e l’opportunità che ci è stata data di presentare la nostra manifestazione – ha detto Cundari -. Siamo due carnevali storici d’Italia, con una data di nascita molto vicina nel tempo e siamo una festa del popolo, di tutti coloro che vogliono riprendere a vivere dopo la pandemia. Il carnevale era momento di trasgressione, ora diventa momento di comunità, e da qui può nascere una grande sinergia”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Ristoranti tipici autunnali

Ricette con zucca, broccoli, radicchio, ma anche castagne e melagrana, il menù delle tavole scaligere si colora delle tinte calde di questa stagione. E dei sapori che accompagnano l’arrivo dei mesi freddi. Torna l’appuntamento con ‘Il Ristorante Tipico… in Autunno’. Dal 30 ottobre al 14 novembre, le cucine veronesi proporranno piatti e pietanze con i prodotti che caratterizzano il raccolto stagionale e le lavorazioni del territorio. Dal “Formaggio Monte fritto con radicchio rosso di Verona in agrodolce”, ai “Bigoli al torchio con broccolo e sarde del lago di Garda”, o al “Filetto al melagrano”. Specialità per palati sopraffini.
L’iniziativa è nata tre anni fa per esaltare i sapori della veronesità, in collaborazione con i 20 ‘Ristoranti tipici’ inseriti nell’omonimo elenco istituito dal Comune di Verona con il Regolamento comunale per la valorizzazione dell’enogastronomia veronese.

Un progetto che punta a incentivare l’impiego di materie prime del territorio nella preparazione dei piatti, per fare scoprire i sapori della tradizione scaligera e diffondere la conoscenza dei prodotti locali di ogni stagione. Nei ‘Ristoranti tipici’, infatti, i piatti tradizionali rappresentano il 50% dell’offerta gastronomica e devono essere preparati utilizzando almeno il 50% di prodotti della provincia di Verona o, comunque, della Regione Veneto. Anche l’offerta dei vini privilegia le denominazioni e le aziende che producono e imbottigliano sul territorio.

Tutti i prodotti dell’autunno saranno forniti dall’Azienda Poli Graziano di Oppeano ed altre azienda di Campagna Amica.

“Torniamo a mangiare veronese, ad assaporare le eccellenze del nostro territorio, è questo l’obiettivo principale dell’iniziativa – ha detto Zavarise -, un appuntamento ormai fisso per la promozione dei prodotti tipici, esaltati dalle cucine dei ristoranti che puntano sulla veronesità. Siamo orgogliosi del progetto che, di edizione in edizione, coinvolge sempre più realtà, come Confcommercio e Confesercenti, sempre pronte a far squadra per la valorizzazione della nostra identità e cultura enogastronomica. L’anno prossimo vorremmo proporre anche un convegno aperto a tutti coloro che si occupano di produzione locale e promozione delle tipicità”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

“Regalo di Natale” a teatro

Al Teatro Nuovo di Verona va in scena ‘Regalo di Natale’, spettacolo che Sergio Pierattini ha tratto dal pluripremiato film di Pupi Avati del 1986. La prima dello spettacolo sarà martedì 2 novembre, alle ore 20.45. Alla regia Marcello Cotugno e sul palcoscenico Gigio Alberti, Pierluigi Corallo, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase. Repliche fino a domenica 7 novembre. Si tratta del secondo appuntamento di ‘Verona Grande Teatro’, storica rassegna del Comune di Verona organizzata in collaborazione con il Teatro Stabile. Giovedì 4 novembre, alle 18, gli interpreti dello spettacolo prodotto da La Pirandelliana, incontreranno il pubblico in teatro. A condurre l’appuntamento Carlo Mangolini, direttore artistico degli spettacoli del Comune di Verona, e Alessandra Galetto, giornalista veronese.

La storia racconta di quattro amici di vecchia data che s’incontrano per giocare a poker con un avvocato. La partita, in origine amichevole, finirà per mettere in campo il bilancio della vita di ognuno dei personaggi tra fallimenti, sconfitte, tradimenti, inganni e menzogne. E diventerà un autentico regolamento di conti. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari.

Nella nota di regia Marcello Cotugno spiega che “Il poker è un nobilissimo gioco tra gentiluomini, un rito moderno in cui mostrarsi per quello che non si è, proprio come in una rappresentazione teatrale: quanto più la maschera è forte e impenetrabile, tanto più sarà difficile comprendere i nostri punti. Ci troviamo in una villa, la notte di Natale. Quattro amici, Franco, Ugo, Lele e Stefano, che non si vedono da dieci anni, incontrano quello che è designato ad essere il “pollo” da spennare: l’avvocato Sant’Elia, un uomo sulla sessantina, ricco e ingenuo, che sembra addirittura trovare consolazione nel perdere. In realtà è il presunto “pollo” a trovarsi di fronte quattro uomini che nella vita hanno giocato col destino e che, in un modo o nell’altro, hanno perso. Originariamente ambientato negli anni ‘80, il testo è stato trasposto ai giorni nostri, in cui la crisi economica globale si è abbattuta sull’Europa segnando profondamente la società italiana. In risposta a recessione e precariato, il gioco d’azzardo vive una stagione di fulminante ascesa, e – dalle slot che affollano i bar al boom del poker texano – si moltiplicano i luoghi e le modalità in cui viene praticato. I soldi facili sono la chimera inseguita anche dai nostri protagonisti, in un crescendo di tensione che ci rivela mano dopo mano come, al tavolo verde, questi uomini si stiano giocando ben più di una manciata di fiches. Cinque attori di grande livello, Gigio Alberti, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase e Fulvio Pepe, si calano in una partita che probabilmente lascerà i loro personaggi tutti sconfitti, a dimostrazione di come alcuni valori fondamentali delle relazioni umane – amicizia, lealtà e consapevolezza di sé – stiano dolorosamente tramontando dal nostro orizzonte. La parabola di “Regalo di Natale” è allora il trionfo del singolo sul collettivo, è la metafora del successo di uno conquistato a spese di tutti, è il simbolo di una teatralità doppia e meschina, è un’amara una riflessione su come stiamo diventando. O su come forse siamo già diventati. Se il poker è lo specchio della vita, il teatro è il luogo dove attori e spettatori si possono rispecchiare gli uni negli altri. E due specchi messi uno di fronte all’altro generano immagini. Infinite”.

Si ricorda che in ottemperanza ai protocolli di sicurezza, è obbligatorio il Green Pass e l’utilizzo della mascherina per tutta la permanenza a teatro, anche seduti al proprio posto. L’impianto di aerazione è stato dotato di sistemi di sanificazione che sfruttano l’azione combinata di lampade germicide ad alta efficienza (UVC) e di pacchi filtranti in materiale fotocatalitico. Questa sinergia consente di mantenere un elevato grado di salubrità dell’aria e delle superfici rendendo sicura la presenza in sala.

I biglietti possono essere acquistati in prevendita al BoxOffice di via Pallone oppure online su www.boxol.it/boxofficelive/it. Così come a Teatro Nuovo, dal lunedì al sabato, dalle 15.30 alle 19.30, e fino alle 21 nei giorni di spettacolo serale.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Amerai

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – MARCO 12,28-34
In quel tempo, 28. si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Il brano del Vangelo presenta l’incontro di Gesù con uno scriba che, a differenza degli avversari che volevano condannare a morte Gesù, si dimostra aperto al dialogo e desideroso di capire l’essenza della Legge, sfrondata da tanti legalismi. Per comprendere questo testo, è necessario conoscere che erano stati individuati nella Torah addirittura 613 precetti del Signore, suddivisi in 365 negativi e 248 positivi. I rabbini
raccomandavano di osservarli tutti, sia che fossero facili o difficili da mettere in pratica.
29. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore;
La risposta di Gesù è diretta e si riferisce alla preghiera che ogni ebreo maschio doveva recitare mattina e sera: “Shemà Israel”, “Ascolta Israele”, cioè il versetto tratto dal libro del Deuteronomio 6,4. Queste parole erano scritte e racchiuse nei contenitori (filatteri) che gli ebrei si legavano sulla fronte o alle braccia al momento della preghiera. Il significato è molto importante: il popolo ebreo è grato a Dio per essere stato eletto da Lui con predilezione e dichiara di sceglierlo come unico Signore e Dio. In mezzo a popoli pagani e politeisti (come per esempio quella greca), gli ebrei si distinguono per avere un Dio solo.
“Il Signore nostro Dio è l’unico Signore”: il nostro Dio non è un idolo fatto da mani d’uomo a cui si attribuiscono poteri soprannaturali. Il nostro Dio è l’Unico Signore, Creatore, Salvatore, Padre.
30. amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Nella versione di Marco troviamo il comando di amare Dio non solo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la forza (come nel testo della Scrittura), ma anche con tutta la mente (dianoia), intesa come forza dell’intelletto. Questo elenco insiste sul fatto che è tutta la persona a dover orientarsi a Dio per compiere la sua volontà con tutte le capacità umane. Non basta riservare qualche momento soltanto a Lui, ma sempre dobbiamo avere l’intenzione di dargli gloria e obbedienza, che scaturisce dall’amore. “Amerai il Signore tuo Dio”: Dio, il nostro Creatore, ci chiede l’elemosina di amarlo perché Egli è innamorato di noi. Mentre gli altri popoli si rivolgono a Dio per propiziarselo, per timore, noi siamo chiamati a rivolgerci a Lui in un rapporto di figliolanza.
“Con tutto il tuo cuore”: il cuore per gli ebrei è il luogo da cui scaturisce ogni desiderio e ogni azione. Dobbiamo amare Dio nella concretezza di scelte operative, ma anche in modo esclusivo: Lui prima di tutto, senza concorrenti. “Con tutta la tua anima”: questo termine sta per “energia vitale” che abbiamo dentro come persone viventi. La motivazione della nostra azione deve essere l’amore, che ci porta al dono, al servizio, al
perdono. Come Cristo ha dato tutto se stesso, tutta la sua vita, così anche noi dobbiamo fare nei riguardi suoi e dei nostri fratelli. “Con tutta la tua mente”: l’intelligenza ci consente di approfondire la conoscenza di Colui che amiamo, la Sua Parola, per incontrarLo.
“Con tutta la tua forza”: siamo chiamati a diventare amore, solo amore. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo concentrare tutte le nostre energie fisiche, psichiche e morali, investire il nostro essere nel servizio del prossimo, nel perdonare senza limiti, nel costruire relazioni di fraternità.

31. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Riferendosi al libro del Levitico (19,18), Gesù allarga il comandamento dell’amore al prossimo, verso il quale dobbiamo avere la stessa cura che avremmo per noi stessi. La fonte dell’amore è Dio stesso. L’amore per Lui e per gli altri diventa la sintesi di tutta la Legge, della prima e della seconda tavola che Mosè aveva ricevuto sul Sinai. “Il secondo è questo”: il secondo comandamento sgorga dal primo, ma non è secondario. È sempre l’unico amore, che deriva dalla stessa fonte e che si esprime in due direzioni, come due facce della stessa medaglia. Alcuni commentatori fanno notare che dovremmo specificare che sono tre gli oggetti del nostro amore: Dio, noi stessi, gli altri. Chi non ama se stesso, non si accoglie nella sua realtà, nella sua debolezza e fragilità, nella sua ricchezza, non può amare gli altri. “Amerai il prossimo”: il nostro deve essere un amore di donazione, che non si appropria dell’altro, che non lo soggioga, che non lo opprime, ma che lo aiuta a diventare più persona, capace a sua volta di amare e di essere amato. Amare è dare la vita, come ha fatto Cristo, in modo gratuito, senza secondi fini, senza attendersi alcuna ricompensa, senza essere ricambiati. L’amore è una decisione e si decide di amare anche quando l’emotività spingerebbe a fare diversamente. “Come te stesso”: il principio della vita cristiana è credere di essere amati da Dio. Coscienti che Dio ama ciascuno di noi, dobbiamo nutrire solo amore dentro il nostro cuore, da riversare sui nostri fratelli. Amati anch’essi da Dio, diventano altri noi stessi. Noi non possiamo odiare noi stessi, perché siamo amati da Dio. Non possiamo odiare gli altri, perché anch’essi sono amati da Dio. Nel comandamento dell’Amore si riassume tutta la Legge. Un solo comandamento diviso in due, al posto dei 613 precetti degli ebrei del tempo di Gesù. “Non c’è altro comandamento più grande di questi”: siccome “Pieno compimento della legge è l’amore” (Romani 13,10), amando Dio e gli altri sostituiamo tutte le norme e i precetti. Chi ama dimentica se stesso, chi ama supera il male, non tiene conto di quello che dicono sul suo conto, non si vendica dei torti subiti… amare è perdonare, elargire, mettersi a disposizione senza calcolo. Chi ama dedica tempo, attenzione; previene i bisogni, si dona senza calcolo.
32. Lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; 33. amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.
Lo scriba capisce che Gesù ha risposto alla perfezione e si dichiara d’accordo con Lui. Aggiunge il particolare che l’amore di Dio e del prossimo “vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Si tratta di una dichiarazione di grande importanza, posta sulle labbra di un osservante giudeo, fatta sul piazzale del Tempio: è in pieno accordo con la posizione dei profeti di tutto l’Antico Testamento. Nello stesso tempo è in netto contrasto con l’usanza di compiere sacrifici di animali. “Vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”: amare Dio è il culto spirituale che Egli si aspetta da noi. Egli non chiede, come nell’antica mentalità, di spargere il sangue di tori, di capri, ecc. Chiede di essere amato sopra ogni cosa, donando goccia a goccia, respiro dopo respiro, battito dopo battito la nostra vita, come offerta a Lui gradita.
34. Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. È una gioia per Gesù poter lodare lo scriba che, onesto e veramente fedele a Dio, risponde saggiamente. Il Regno di Dio è presente, perché lo scriba riconosce la potenza di Dio che agisce qui e ora nella storia. Per questo non è lontano dal Regno. “Nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo”: espressione che sottolinea il contrasto tra l’ipocrisia dei nemici di Gesù che lo cercavano solo per tendergli un tranello e aver modo di accusarlo. Diversamente, invece, lo scriba cerca la verità e il cuore della Legge. Per questo Gesù lo apprezza molto. La risposta che Gesù dà allo scriba è molto sapiente ed esaustiva. Porre domande ora è superfluo. Ricevuta la risposta, non rimane che il silenzio. Ora dobbiamo solo vivere quanto abbiamo imparato. La nostra vita consiste nell’accogliere l’amore di Dio e nel rispondere al suo amore. Dio non ci chiede di obbedire a un codice legislativo, ma ci indica in un unico comandamento, diviso in due, la strada per la felicità. Iniziamo ogni giorno daccapo la grande avventura della vita e, a vele spiegate, andiamo incontro all’Amore, unico senso del nostro esistere, inestinguibile Sorgente del nostro amare.

Suor Emanuela Biasiolo

Caroto 2022. La presentazione della monografia

Martedì 2 novembre, alle ore 17, alla sala Convegni della Gran Guardia, presentazione dell’ampia monografia “Caroto. Giovan Francesco Caroto (1480 circa – 1555)”, a cura di Francesca Rossi, Gianni Peretti, Edoardo Rossetti. Un incontro pubblico, ad ingresso gratuito, che sarà anche l’occasione per illustrare il grande progetto espositivo, dedicato al pittore veronese, in programma a Verona, nei suggestivi spazi alla Gran Guardia, dal 12 maggio al 2 ottobre 2022. Una mostra che coinvolgerà, accanto a prestiti esterni provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e straniere, opere delle collezioni del Museo di Castelvecchio, del Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle, del Museo Archeologico al Teatro Romano, del Museo di Storia Naturale.

L’esposizione intende far conoscere le vicende di un grande protagonista dell’arte veronese del Cinquecento e le sfaccettature del panorama artistico e culturale del suo tempo, una stagione d’oro per la società cittadina e per lo sviluppo delle arti e della cultura archeologica e naturalistica del territorio.

Per stimolare ed accrescere l’aspettativa e l’interesse del pubblico sulla grande mostra prevista per il 2022, è uscita, per Silvana Editoriale”, un’ampia monografia dedicata all’artista.

Una speciale pubblicazione, stampata in una elegante edizione, che sarà presentata, martedì 2 novembre, dall’assessore alla Cultura Francesca Briani, insieme alla direttrice dei Musei Civici Francesca Rossi.

“Un’opportunità per conoscere l’importante pubblicazione redatta sull’artista – spiega l’assessore Briani – ed acquisire le prime informazioni sull’importante mostra in programmazione nel 2022 su Giovan Francesco Caroto. Un evento espositivo di pregio artistico, culturale e storico, frutto di un percorso di ricerca originale, promosso dal Museo di Castelvecchio, con la collaborazione di una vasta rete di istituzioni e realtà pubbliche e private e un gruppo di studiosi di storia dell’arte e della cultura veronese, lombarda e piemontese, con la curatela di Gianni Peretti, Edoardo Rossetti e Francesca Rossi”.

Le ricerche condotte hanno permesso, malgrado l’emergenza e la chiusura prolungata di musei, biblioteche e archivi, di acquisire nuove e importanti conoscenze su questo maestro veronese – artista viaggiatore per eccellenza – e di riunire una serie di strumenti: documenti d’archivio, fonti per la fortuna dell’artista nella letteratura critica e nel collezionismo.

Alla professoressa Maria Teresa Franco Fiorio, già direttrice delle Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco del Comune di Milano e Soprintendente di Brera e oggi membro del prestigioso Ente Raccolta Vinciana, sarà affidato il compito di presentare i risultati del progetto scientifico, la cui durata si è estesa nel corso di tre anni.

All’intervento della prof.ssa Fiorio seguirà la presentazione dei risultati di un’iniziativa didattica collegata al progetto scientifico della mostra, nata dalla collaborazione tra il Museo di Castelvecchio e il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona.

Sotto la guida della professoressa Tiziana Franco, docente di Storia dell’Arte Medievale all’ateneo veronese, un gruppo di studenti e studentesse ha realizzato una campagna di catalogazione delle opere di Caroto con il sistema Sigecweb, la piattaforma digitale dell’Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione del Ministero della Cultura che opera per mettere in rete il patrimonio culturale nazionale.

L’incontro verrà trasmesso in streaming e la registrazione sarà poi disponibile sul canale YouTube dei Musei Civici. Informazioni sul sito dei Musei civici al link https://museodicastelvecchio.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=77150

Nella prima metà del XVI secolo, a Verona lavoravano artisti di talento pronti ad aggiornarsi sulle più recenti novità della cultura veneta, lombarda e centro-italiana: Girolamo Dai Libri, Francesco Morone, Paolo Morando detto il Cavazzola, Francesco Torbido detto il Moro, Nicola Giolfino, e molti altri.

Anche nel campo dell’architettura si assisté in quel frangente a un rapido adeguamento linguistico sulle formule più moderne grazie a personalità come Gian Maria Falconetto e Michele Sanmicheli. Tra tutte queste figure, Giovan Francesco Caroto si affermò con autorevolezza e con una varia e diversificata produzione pittorica. I suoi dipinti sono oggi presso grandi musei italiani e stranieri mentre la sua opera più emblematica e popolare, il Ritratto di fanciullo con disegno del Museo di Castelvecchio, è nota come un’icona cittadina. Fu anche titolare di una spezieria in Piazza delle Erbe e quindi attivo nel mondo delle scienze naturali che a Verona ospitò sin da allora uno dei centri di ricerca e di collezionismo più vitali e noti d’Europa.

Accanto a Giovan Francesco, emerge la figura poliedrica del fratello minore Giovanni Caroto, ammirato da Vasari come testimone e disegnatore delle antichità di Verona pubblicate nel trattato di Torello Saraina De origine et amplitudine vitatis Veronae (1540). Giovanni Caroto realizza anche ritratti, pale d’altare e pitture murali per le chiese veronesi.

Roberto Bolis