Cucina mediterranea, la qualità del pesce dell’Adriatico

Sandwich di sogliola spinaci funghi e lampone – Succi (Foto Marco Parollo)

A Cesenatico si è svolta la prima edizione di “di Porto in Porto”, congresso itinerante per la conoscenza e un utilizzo consapevole del pesce dell’Alto Adriatico, in accordo con le Regioni Emilia-Romagna e Istria. Dal Museo della Marineria ai luoghi simbolo del confine fra mare e terra di Cesenatico (i moli, i capanni da pesca, le barche in attracco, il mercato del pesce e la piazza delle conserve), “di Porto in Porto” è progetto che ha coinvolto Istituzioni, chef, ricercatori, formatori, comunicatori e ovviamente pescatori, artigiani, trasformatori e distributori di pesce. La filiera produttiva (la pesca, il commercio, la trasformazione, la cucina) ha dialogato con le indispensabili categorie “trasversali” (la formazione, la ricerca, la comunicazione, la storia e il paesaggio, la dimensione salutistica) in una visione integrata fra mare e terra, fra economia e società.

“Il pesce dell’Alto Adriatico ha qualità straordinarie e una grande biodiversità” è stato il titolo del convegno, condotto da Alice Tognacci (curatrice dei programmi di cucina RSI – Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana) al quale hanno partecipato: il Sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli, il responsabile del progetto “di Porto in Porto” per CheftoChef Omar Casali, Presidente CheftoChef e Sindaco di Polesine-Zibello Massimo Spigaroli, il Responsabile Servizio Attività faunistico-venatoria e pesca della Regione Emilia-Romagna Vittorio Elio Manduca, il biologo marino Corrado Piccinetti, gli imprenditori Cesenaticensi Maurizio Cialotti e Roberto Casali e la cuoca Maria Grazia Soncini.

Ha introdotto Omar Casali: «Il progetto itinerante che lanciamo da Cesenatico, ma che vogliamo possa arrivare a interessare e interloquire anche con altre realtà marittime, vuole essere una risposta concreta ai problemi e alle difficoltà di un comparto che ci vede sempre di più, come ristoratori, essere un anello finale che subisce le difficoltà di una filiera, quella del pesce, che non rappresenta solo un’importante e strategica economia, ma anche e soprattutto un’identità comunitaria e territoriale. Dobbiamo, e con “di Porto in Porto” vogliamo provare a farlo, avvicinare il consumatore a un mondo, come quello del mare, attraverso un rispetto, una tracciabilità e una trasparenza che si conclude nei piatti che prepariamo ma che inizia sulle barche dei nostri pescatori».

Per il biologo marino e volto noto della televisione, Corrado Piccinetti: «Recuperare l’identità dell’Adriatico significa saper promuovere la riconoscibilità e l’unicità della diversità biologica del mare e quindi della materia prima che lo vive e popola. Lo possiamo fare attraverso una sensibilizzazione a livello politico, ma anche e soprattutto nel mantenimento di un’esperienza culinaria e organolettica che gli chef, i cuochi e chi lavora nel mondo della ristorazione sa fare. In definitiva serve riuscire a coniugare gastronomia, territorio e turismo per fare in modo che il pesce del Mediterraneo, in primis, e dell’alto Adriatico, nello specifico, possa ritrovare quella dignità e riconoscibilità che gli spetta».

Considerazioni riprese e condivise anche dalla chef Maria Grazia Soncini, che durante l’incontro di Cesenatico ha voluto sottolineare come «il nostro compito è anche quello di spiegare e raccontare la storia del pesce che prepariamo e cuciniamo nei nostri piatti. Gustare una biodiversità ittica così straordinaria è un valore per il gusto, per la società e quindi per l’economia dei territori».

Una filiera che vede tra i protagonisti, assieme ai pescatori, anche chi investe e opera nel comparto della lavorazione e distribuzione. L’esempio è quello di Roberto Casali che evidenzia come «L’Emilia-Romagna è sicuramente una regione all’avanguardia su questi temi e soprattutto sulla promozione e valorizzazione delle risorse agro-alimentari e ittiche. Si può e si deve sempre fare di più, anche andando a contrastare logiche e prese di posizione legislative a livello Europeo che penalizzano un comparto così delicato come quello inerente all’economia del mare. Per questo serve che per il consumatore sia rispettato il prerequisito della trasparenza e veridicità della tracciabilità del prodotto».

Spunti e input che a livello istituzionale sono recepiti come stimolanti e produttivi tanto è che Vittorio Elio Manduca, della Regione Emilia-Romagna conferma come «la Regione è più che disponibile, come ha già fatto anche in precedenza, a pensare a un marchio di riconoscibilità, nuovo, che sappia coinvolgere tutti gli attori e operatori della filiera per promuovere e quindi valorizzare sul mercato il prodotto dell’Adriatico».

Una giornata ricca di contenuti e di input conclusa con una cena, ospitata all’interno del ristorante Maré, in cui sei chef emiliano-romagnoli hanno dato una risposta culinaria, gastronomica e tangibile di cosa significa, concretamente, valorizzare la materia prima donata dal mare. Dodici mani che hanno spaziato dal “Crudo di muggine in carpione” dello Chef Mattia Borroni (Alexander di Ravenna), alla croccante e succulente proposta di Silver Succi (Quartopiano di Rimini) “Sandwich di sogliola, spinaci, funghi e lampone”, fino alla tripla proposta stellata di Maria Grazia Soncini (La Capanna di Eraclito di Codigoro) “Fritto di moleca e gamberetti, polenta bianca, lattuga di mare”, Stefano Ciotti (Nostrano di Pesaro) “Passatelli, brodo di porcini e tabacco, canocchie alla brace”, Massimo Spigaroli (Antica Corte Pallavicini di Polesine-Zibello) “Lasagnetta con anguilla, erbe spontanee e piccoli ortaggi”. Per finire con il padrone di casa del Maré, lo chef Omar Casali, con il “Cotechino di seppie con lenticchie e ceci neri”. Il tutto accompagnato con alcuni testimoni enologici e brassicoli del territorio emiliano-romagnolo, per completare un’offerta cibo-vino di altissimo valore.

«Non esiste economia della crescita senza un incontro sul territorio di flussi produttivi e culturali. Chi ci porta il pesce, in questo caso specifico, ma possiamo allargare il discorso anche alle altre nostre materie prime gastronomiche, ha bisogno di chi collabora per preservare l’ambiente, di chi fa ricerca, di chi forma i giovani, di chi innova nel turismo, di chi ci racconta storie e paesaggi», hanno concluso la giornata Massimo Spigaroli, in qualità di Presidente di CheftoChef, e Michele Ceccarelli, Segretario di CheftoChef..

CheftoChef emiliaromagnacuochi è l’associazione che riunisce i cinquanta migliori chef, le cinquanta aziende compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici e i gourmet di riferimento dell’Emilia Romagna. Presidente dell’Associazione, unica nel suo genere, è Massimo Spigaroli, Vice Presidenti Massimo Bottura e Gian Paolo Raschi, Presidente Onorario Igles Corelli.

 

Pierluigi Papi (anche per la fotografia)

Apertura straordinaria di musei civici di Ferrara per l’Epifania

 

Apertura straordinaria dei musei civici in occasione della Festa dell’Epifania, lunedì 6 gennaio 2020. Saranno eccezionalmente aperti al pubblico (con i consueti orari di apertura) gli spazi museali civici:

– Palazzo Bonacossi-Museo Riminaldi (aperto lunedì 9-13 e dal martedì al sabato 9-18, ingresso gratuito);
– Palazzina Marfisa d’Este (aperto dal martedì alla domenica 9-13 e 15-18, ingresso a pagamento);
– Casa Ludovico Ariosto (aperto dal martedì alla domenica 10-12.30 e 16-18, ingresso gratuito);
– Museo della Cattedrale (aperto dal martedì alla domenica 9.30-13 e 15-18, ingresso a pagamento);
– Museo del Risorgimento e della Resistenza (aperto dal martedì alla domenica 9.30-13 e 15-18, ingresso a pagamento);
– PAC-Padiglione Arte Contemporanea (aperto dal martedì alla domenica 9.30-13 e 15-18, ingresso a pagamento).

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

“Il cuore d’oro” di Ferrara sulla facciata della Cattedrale

La Fondazione Estense, da una idea del Comune di Ferrara, ha assunto il ruolo di coordinatore di uno spettacolo che ha come obiettivo la valorizzazione del Duomo di Ferrara, uno dei più importanti monumenti della Città, da anni non pienamente apprezzabile a causa dei lavori di restauro. L‘Arcidiocesi Ferrara Comacchio, partner nel progetto, ne ha gentilmente concesso l’utilizzo per il progetto di promozione artistico-culturale dedicato alla cittadinanza e ai turisti ospiti a Ferrara.

L’evento denominato “Il cuore d’oro. Videoevocazione in 3D”, è una video-narrazione suggestiva e di forte impatto emozionale, proiettata sulla monumentale facciata della Cattedrale, animandola con un racconto che svelerà il “cuore d’oro” della Città estense. L’iniziativa richiama l’attenzione sul Protiro, non visibile poiché in fase di restauro, con la statua quattrocentesca della Madonna con il Bambino di Michele da Firenze, che un tempo si dice fosse ricoperta d’oro.

Sono in programma due proiezioni ogni ora dalle 18 alle 22, nelle giornate del 3, 4, 5 gennaio 2020, quando le luci della piazza centrale di Ferrara si spegneranno per lasciare spazio allo spettacolo. Per l’Epifania (6 gennaio) lo spettacolo sarà unico, alle ore 19, e sarà arricchito da un evento a sorpresa nello spazio antistante il Duomo.

La creazione e il progetto di questa video evocazione è a opera di Gianluca Antonelli, Andrea Bernabini con lo scenografo teatrale Lorenzo Cutùli come ‘concept director’, già autore del telone artistico che ha ricoperto la facciata del Duomo fino a un paio di mesi fa e che fu realizzato su iniziativa di QN Il Resto del Carlino, il quale in questa occasione affianca gli organizzatori come Media Partner.

La voce recitante che impreziosirà il video è del grande attore italiano Pino Micol, interprete di importanti film e del memorabile spettacolo teatrale “Cyrano de Bergerac” con la regia di Maurizio Scaparro.

Immagini, video, musica, voci e suoni saranno i protagonisti di una narrazione storica ed epica volta ad emozionare il pubblico, miscelando con attento equilibrio arte e tecnologia. Sarà un videomapping artistico culturale che suggestionerà il pubblico sull’eterna lotta tra il bene e il male, tra Angeli e Demoni, tra miti e leggende, tra eroi ed antieroi.

Come già San Giorgio, patrono della città, in una eroica e cavalleresca lotta sconfigge il Male rappresentato dal grande Drago e libera la principessa e tutta la città di Selem dall’incubo, dal terrore e dalla minaccia delle Tenebre, così Cristo, in cima al timpano del maestoso protiro della Cattedrale, si erge a faro nella “nebbia”, simbolo di Luce, di Speranza che trionfa sul buio dell’ignoranza.

 

Alessandro Zangara

Alberto Breccia. Il signore delle immagini

Fino al 7 gennaio, nell’ambito di BilBOlbul – Festival Internazionale di Fumetto, è visitabile la mostra organizzata da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, a cura di Daniele Brolli, dedicata al grande fumettista argentino Alberto Breccia di cui quest’anno si celebrano i cent’anni dalla nascita. L’esposizione, allestita nella sede della Fondazione in via delle Donzelle 2, a Bologna, è realizzata con il sostegno del Comune di Bologna – Istituzione Biblioteche.

La mostra è la più ricca e articolata mai dedicata ad Alberto Breccia, con circa 150 pezzi, molti dei quali mai esposti in precedenza, che ripercorrono, nelle sale della Fondazione del Monte, la sua carriera dall’esordio fino alle ultime opere. Ma non è solo un percorso storico attraverso le diverse fasi della sua produzione, nel loro rapporto con le travagliate vicende della società argentina; c’è anche spazio per approfondimenti sulle tecniche utilizzate: dalla china più nitida passando per il collage, fino ad arrivare ai suoi estremi semi-espressionisti. L’allestimento offre quindi al visitatore una duplice chiave d’accesso ai contenuti della mostra: attraverso lo sguardo della storia e attraverso la lettura artistica.

Un percorso che mostra materiali inediti e rari come le illustrazioni per l’opera di Umberto Eco Il nome della rosa, o per i racconti di Jorge Luis Borges. Tra i lavori in esposizione i graphic novel, scritti da Oesterheld, Sherlock Time, Mort Cinder e una nuova versione de L’Eternauta, e i riadattamenti dei racconti di Howard Phillips Lovecraft e di Edgar Allan Poe.

Alberto Breccia, è stato un “signore delle immagini”: ha fatto del racconto per immagini non semplicemente un lavoro, ma una vera e propria vocazione, mescolando l’irrequietezza del proprio vivere a una continua ricerca stilistica. Assieme a personalità come Hugo Pratt e Héctor German Oesterheld – autori attivi nella Buenos Aires degli anni Cinquanta – ha saputo creare un ponte tra il fumetto popolare – dal genere western al fumetto di guerra britannico, ai periodici per la gioventù – e quello d’autore. Un artista visionario e profondo, politicamente impegnato anche a rischio della propria esistenza, che, attraverso la china e la pittura, il collage e il fotoritocco, ha gettato uno sguardo negli abissi dell’animo umano, sia in quelli psicologici, sia in quelli più estremi e collettivi delle atrocità dittatoriali. Breccia ha raccontato visivamente un’epoca oscura combinando assieme tocchi duri e poetici, usando metodo nella follia e viceversa, restituendo al lettore rappresentazioni in grado di intrattenerlo sempre con grande rispetto per la sua intelligenza.

Ingresso libero, tutti i giorni dalle 10 alle 19 anche domenica 5 gennaio.

 

Delos

 

Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo

Simon Wells, The Time Machine

L’anno di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 si apre con l’inaugurazione di una grande mostra, il 12 gennaio: Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo, a Palazzo del Governatore fino al 3 maggio 2020.

Nata da un’idea dell’assessore alla cultura di Parma, Michele Guerra, l’esposizione è curata da Antonio Somaini con Eline Grignard e Marie Rebecchi.

Time Machine esamina il modo in cui il cinema e altri media fondati sulle immagini in movimento hanno trasformato nel corso degli ultimi 125 anni la nostra percezione del tempo, attraverso una serie di tecniche di manipolazione temporale: dall’accelerazione al ralenti; dal fermo immagine al time-lapse; dalla proiezione a ritroso, al loope alle infinite varianti di quella operazione cinematografica fondamentale che è il montaggio.

Cinema, video e videoinstallazioni proposte dunque come vere e proprie “macchine del tempo”, secondo tre diverse accezioni: come media capaci di registrare, archiviare e ripresentare fenomeni visivi e audiovisivi; come media che rendono possibili diverse forme di viaggio nel tempo; infine, come media che operano diverse forme di manipolazione temporale.

È quindi un’esposizione legata a doppio filo al claim di Parma2020: la cultura batte il tempo.

Punto di avvio del percorso espositivo sono due eventi risalenti al 1895: la prima pubblicazione del racconto fantascientifico The Time Machine: An Invention di H.G. Wells e la prima presentazione pubblica del Cinématographe dei Fratelli Lumière. La mostra si snoda poi fino alle ultimissime tecniche di manipolazione temporale delle immagini in movimento prodotte attraverso l’intelligenza artificiale e il machine learning.

Articolata in diverse sezioni, la mostra è un viaggio affascinante nel tempo, che si rivela in tutta la sua relatività e plasticità attraverso opere di artisti come Douglas Gordon, Rosa Barba, Tacita Dean, Stan Douglas, e filmmakers come Martin Arnold, Harun Farocki, Jean-Luc Godard e Bill Morrison.

Lungo le 25 sale del Palazzo del Governatore, attraverso un’articolata sequenza di estratti filmici e di proiezioni provenienti dal cinema delle origini e dal cinema sperimentale, dal cinema classico e da quello contemporaneo, dalle videoinstallazioni ad alcuni momenti scelti della storia della fotografia, i visitatori potranno sperimentare un viaggio temporale attraverso immagini in movimento concepite come modi di vedere e sperimentare il tempo.

Palazzo del Governatore, piazza Garibaldi 19, Parma, dal 12 gennaio al 3 maggio 2020: martedì e mercoledì 15-19; giovedì-domenica e festivi 10-19; chiusa il lunedì. Biglietti: intero 8 €; ridotto 5 € e 4€

 

Delos (anche per la fotografia)

 

Siti Unesco del Sud Est Sicilia: a Civita Sicilia la revisione dei Piani di gestione

Un modello efficace di governo che punti alla tutela e alla valorizzazione dei siti Unesco del Sud Est Sicilia. Con la revisione dei Piani di gestione dei tre siti “Le Città tardo barocche del Val di Noto”, “Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica” e la “Villa romana del Casale di Piazza Armerina” si avvia la fase più importante del Progetto finanziato dal MiBACT a valere sulla Legge 77 del 2006 e co-finanziato dalle Regione Siciliana sui siti Unesco del Sud Est. Ad essersi aggiudicata la gara per la revisione dei Piani di gestione è la società Civita Sicilia.

I punti più significativi del progetto sono stati illustrati a Siracusa al Salone Borsellino di Palazzo Vermexio, dai sindaci di Siracusa Francesco Italia e di Noto Corrado Bonfanti. Il progetto, innovativo, sancisce ancora una volta una strategia di rete tra i comuni dove ricadono i siti Unesco. Come già annunciato il progetto, articolato in cinque azioni, ha ricevuto il finanziamento di un milione di euro da parte del Mibact e 100 mila euro dalla Regione Siciliana. “Questo meraviglioso viaggio rimarrà nella storia del Sud Est siciliano – ha sottolineato Bonfanti -. Avere avuto l’opportunità di costruire un percorso di revisione dei Piani di gestione di tre importantissimi siti iscritti nella lista Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, con ovvie e irrinunciabili ripercussioni in termini di complementarietà e strategie comuni, ci conduce consapevolmente verso una lettura identitaria unica denominata Val di Noto. Ho la presunzione di affermare che solo una squadra di Sindaci, affiatati, visionari e innamorati della loro terra, potevano arrivare a concepire, avviare e oggi realizzare un progetto così importante e ambizioso. In nessuna parte al mondo, tre siti, testimonianza di uno specifico momento della storia dell’umanità, decidono di costruire un così importante momento di riflessione e analisi delle opportunità per uno sviluppo reale e sostenibile capace di coinvolgere le risorse locali in un intreccio virtuoso di azioni integrate di tutela, conservazione e valorizzazione. I Piani di gestione che abbiamo pensato devono definire un modello efficace di governo delle risorse di carattere storico, culturale e ambientale, in grado di orientare le scelte della pianificazione urbanistica ed economica dell’intera area del Val di Noto, individuando, tra i principali indirizzi dello sviluppo, la conoscenza delle risorse distintive dei nostri territori”. “L’iscrizione alla World Eritage Liste dell’Unesco – ha detto il sindaco di Siracusa, Italia – è il riconoscimento più prestigioso a cui una città storica può aspirare ed è il seme più fecondo su cui costruirne il successo. Ma il seme deve essere innaffiato e, allora, il Mibact e la Regione ci offrono la possibilità di rinnovare la strategia delle nostre azioni in favore del territorio. Tutti sanno che io credo nelle politiche di area vasta e nell’importanza di valorizzare le nostre specificità nell’ambito di un’offerta integrata capace di esaltare la valenza storica e culturale di questa parte di Sicilia. Nel raggio di pochi chilometri passiamo dalla preistoria alla Sicilia ellenistica, a una ricca villa romana, alla magnificenza del Barocco, il tutto in un contesto paesaggistico di enorme suggestione. Una stratificazione storica e culturale che solo a pensarci viene il capogiro. Quanti posti al mondo possono offrire tanta ricchezza?”.

I Piani di gestione si pongono come strumento strategico e operativo, capace di promuovere e realizzare progetti di tutela e valorizzazione coordinati, condivisi dai vari soggetti operanti nel territorio per la salvaguardia dei beni e in grado di favorire l’ottimizzazione delle risorse e la razionalizzazione degli investimenti economici. “Sono stato sempre uno strenuo sostenitore dell’importanza dei Piani di gestione – afferma il Presidente di Civita Sicilia, Giovanni Puglisi – anche prima della loro codificazione, in ragione del fatto che “stare” in una lista Unesco, oggi in particolare, non rappresenta più uno status symbol, bensì una vetrina di bellezza, efficienza e fruibilità. Ricordo, quando i Piani non erano chiesti per l’iscrizione, quanti problemi venivano fuori subito dopo che il Sito – entrato nel circolo magico dello stress-test della fruibilità, veniva travolto, talora anche fisicamente, dalla domanda di bellezza che veniva dai “cittadini del mondo”, ovvero da quell’Umanità che rivendicava il possesso del “suo” patrimonio. Oggi, rivedere i Piani esistenti significa innanzitutto porre la dovuta attenzione alla manutenzione della struttura, sia ordinaria, che, soprattutto, straordinaria, tanto più necessaria, quanto più il Sito è “visitato”. La Sicilia, tutta, Siti Unesco e non, ha necessità di questo esame di coscienza, che ritengo sia un dovere istituzionale e pubblico, essendo i Beni Culturali in Sicilia competenza esclusiva della Regione Siciliana, in ragione della sua natura di Regione a Statuto speciale”. “Archiviata la comprensibile soddisfazione per avere ottenuto l’incarico di aggiornare i Piani di gestione di siti Unesco così importanti – dichiara Renata Sansone, Amministratore Delegato di Civita Sicilia – ci assumiamo la responsabilità di svolgere un compito delicato e strategico mettendo al lavoro uno staff di primissimo ordine. Il Piano di gestione è un insieme di proposte con le quali le autorità responsabili della gestione s’impegnano nei confronti della comunità locale, dell’Unesco e dell’intera umanità, a tutelare “attivamente” il sito e a garantirne la conservazione e la valorizzazione a favore delle generazioni attuali e future, ad assicurarne lo sviluppo sostenibile integrando le attività di gestione collegate ai beni con la gestione dei loro territori di riferimento. Sono gli stessi valori e gli stessi obiettivi che Civita Sicilia adotta nella sua quotidiana attività di impresa culturale che già opera negli stessi ambiti interessati ai Piani di gestione”. “Il Distretto del SudEst si presenta ancora una volta con un progetto unico e innovativo di valorizzazione – ha rilevato Fabio Granata, direttore del Distretto SudEst e assessore alla Cultura del Comune di Siracusa -, coerente con la candidatura a Capitale Italiana di Cultura 2020 e con un percorso che ha rappresentato una esperienza pionieristica sui distretti culturali italiani. Avere deciso di proporre un unico progetto sulla legge 77 Unesco rappresenta ulteriore conferma di lungimiranza che passa anche da una presenza costante e continua nelle grandi Fiere internazionali. Il SudEst è sempre più una realtà viva e innovativa nel panorama della cultura italiana”. All’incontro di oggi hanno preso parte anche sindaci e amministratori dei tredici comuni su cui ricadono i tre siti Unesco.

In conferenza è stato anche tracciato un bilancio delle attività realizzate finora nell’ambito del progetto, le gare che verranno a breve espletate, come quella che riguarda la sistematizzazione delle conoscenze del patrimonio dei Siti Unesco e l’istituzione del relativo archivio unico, la progettazione e attuazione della comunicazione dedicata, il piano di cartellonistica. Tra le iniziative che partiranno nelle prossime settimane anche i corsi di marketing turistico per operatori commerciali.

Ad illustrare i contenuti del progetto è stato Guido Meli, referente per la Legge 77 del Dipartimento regionale dei Beni culturali. L’azione 5, in particolare, denominata “Le forme dell’identità”, si basa sulla didattica e la valorizzazione, con una particolare attenzione ai temi dell’accessibilità. Infatti è in fase di lancio il Concorso “ID Stamp”, in collaborazione con l’Accademia di belle Arti di Siracusa – MADE Program, aperto alle scuole medie superiori di primo e secondo grado, in collaborazione con gli Uffici scolastici provinciali. Il francobollo come carta di identità dei luoghi sarà il frutto della rielaborazione creativa di ogni singolo studente, accompagnato alla scoperta dei luoghi in cui vive. Tra le azioni per il territorio avviate, poi, “Raccontami una storia” in collaborazione con l’AGESCI: un laboratorio, anche a cielo aperto, nel quale la narrazione diventa elemento d’unione tra passato e presente, attraverso innumerevoli storie che risvegliano l’identità dei luoghi. Tra le altre iniziative “Artigiani in piazza: le botteghe dell’identità” in collaborazione con Confartigianato “Profili di paesaggio”, in collaborazione con la Facoltà di Architettura, il corso di formazione per guide turistiche di prossimo avvio. Sarà presto online anche il sito web sui Siti Unesco del Sud Est Sicilia, www.sitiunescosiciliasudest.it, dove convergeranno i punti più salienti del progetto. Il sito è realizzato con il supporto del CNR e dell’Istituto David Chiossone, che hanno fornito una consulenza finalizzata a rendere il sito accessibile anche a fruitori ipovedenti. “L’Accademia di Belle Arti – MADE Program di Siracusa – ha spiegato il direttore Alessandro Montel – ha contribuito alla realizzazione del progetto lavorando all’ideazione e all’organizzazione di ID STAMP, il concorso aperto alle scuole superiori di primo e secondo grado che si propone di far riflettere gli studenti sul concetto di identità muovendo dal francobollo, per il valore didattico e commemorativo che esso assume nelle varie culture e nella memoria storica di un popolo. L’Accademia ha anche fornito un supporto sul fronte della comunicazione (immagine coordinata, sito) e della documentazione del progetto, per mezzo di una pubblicazione finale”.

 

Delos