Accademia di Francia a Roma e l’Anno del Fumetto

Il Fondo Fumetti a Villa Medici

In occasione dell’Anno del Fumetto, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è felice di annunciare l’acquisizione di 276 fumetti in lingua francese, che preludono alla creazione di un fondo dedicato che riunirà quasi 200 autori e autrici internazionali.

Nell’ambito di questa operazione, l’Accademia di Francia a Roma si è avvalsa della consulenza della Cité internationale de la bande dessinée et de l’image d’Angoulême (CIBDI) per la selezione dei titoli, e della Librairie française de Rome Stendhal per la fornitura delle opere.

In questa occasione, l’Accademia desidera riaffermare il suo sostegno agli autori, alle autrici e a tutti gli attori che operano nel settore del libro e contribuire alla diffusione della nona arte in tutta la ricchezza delle sue espressioni narrative e grafiche. L’Accademia continua  così il suo impegno a favore della creazione contemporanea, in un processo di convergenza e apertura verso ogni forma artistica, di cui il linguaggio della “bande dessinée” non fa eccezione. Il fumetto, la letteratura e le arti visive continuano anzi a mantenere un fecondo dialogo reciproco e a comporre nuove estetiche che luoghi pionieristici come le residenze d’artista vogliono incoraggiare.

 La selezione pilota di questo nuovo fondo porta in primo piano autori e autrici, illustratori e illustratrici di diversa provenienza e disciplina, facendo dialogare i grandi nomi del fumetto con artisti più di nicchia. Fra questi, gli ex borsisti di Villa Medici François Olislaeger (autore e disegnatore di fumetti, 2019-2020), Lancelot Hamelin (scrittore, 2016-2017), Anne-Margot Ramstein (illustratrice, 2015-2016) e Mathias Énard (scrittore, 2005-2006), ma anche gli ex residenti Catherine Meurisse (autrice e disegnatrice di fumetti, 2015), Isabelle Boinot (artista e illustratrice, 2020), Matthias Lehmann (autore di fumetti, 2020), Régis Lejonc (illustratore, 2019) e Carole Chaix (illustratrice e disegnatrice, 2018).

Questo nuovo fondo integrerà le collezioni della biblioteca dell’Accademia, già ricca di 37.300 volumi tra cui alcuni fumetti (con opere di ex residenti ed ex borsisti come per esempio Jul, Eugène Riousse, Lisa Bresner…), ed ambisce ad essere progressivamente completato con i progetti dei borsisti, dei residenti, degli artisti ospiti, dei ricercatori e ricercatrici che soggiornano alla Villa, con opere provenienti dalla rete francese a Roma (École française de Rome, Institut français Italia) e dal pubblico esterno di lettori della biblioteca.

Tale iniziativa si pone in continuità con le azioni già intraprese dall’Accademia di Francia a Roma per sostenere la creazione di fumetti: nell’ottobre 2019, l’Accademia e la Cité internationale de la bande dessinée et de l’image di Angoulême hanno dato vita ad una residenza di creazione volta ad accompagnare progetti innovativi di autori e autrici di fumetti. Questo programma di residenza, realizzato in collaborazione con la Société des Auteurs dans les Arts graphiques et plastiques (ADAGP), ha permesso di accogliere a Villa Medici nel 2020 Isabelle Boinot e Matthias Lehmann. Quest’ultimo ha potuto lavorare al suo progetto intitolato Chumbo, la storia di una cronaca familiare durante gli anni di piombo della dittatura in Brasile, tra il 1968 e il 1973 (di prossima pubblicazione per Casterman). Da parte sua, Isabelle Boinot ha perseguito il suo progetto intitolato Toshiyori, un saggio grafico che racconta le sue esperienze e le sue osservazioni sulla società giapponese sotto forma di repertorio etnografico.

A proposito dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Fondata nel 1666 da Luigi XIV, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è un’istituzione culturale francese avente sede dal 1803 a Villa Medici, villa del XVI secolo circondata da un parco di sette ettari e situata sulla collina del Pincio, nel cuore di Roma.

Ente pubblico dipendente dal ministero della Cultura francese, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici svolge tre missioni complementari: ospitare artisti e artiste, creatori e creatrici, storici e storiche dell’arte di alto livello in residenza annuale o per soggiorni più brevi; realizzare un programma culturale ed artistico che interessa tutti i campi dell’arte e della creazione e che si rivolge ad un vasto pubblico; conservare, restaurare, studiare e far conoscere al pubblico il proprio patrimonio architettonico e paesaggistico e le proprie collezioni.

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è diretta da Sam Stourdzé.

Biblioteca dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Catalogo online:
http://www.farnese.efrome.it/. Per maggiori informazioni e prenotazioni in biblioteca: 06 67 61 263 o per e-mail all’indirizzo raffaella.carchesio@villamedici.it

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Le escursioni di Genus Bononiae 

Palazzo Pepoli

Non solo musei. I Servizi Educativi di Genus Bononiae organizzano delle visite guidate in giro per la città per conoscere meglio le tante anime di Bologna.

Sabato 20 febbraio ore 16.00 Bologna via del gusto

Quando dici Bologna pensi alla sua grande cultura culinaria: dal Mercato delle Erbe alle botteghe del quadrilatero fino alle osterie storiche. Partendo da Palazzo Pepoli, il percorso ci porterà alla conoscenza dei prodotti tipici e delle pietanze del passato.

Sabato 27 febbraio ore 16.00 Palazzi signorili e senatori

Un mini-tour tra via Castiglione, via Zamboni e Strada Maggiore alla scoperta dei palazzi senatori. Un viaggio architettonico tra il Rinascimento e il Barocco partendo dal Museo della Storia di Bologna: da Palazzo Pepoli Campogrande a Palazzo Magnani, da Palazzo Malvezzi fino a Palazzo Davia-Bargellini.

Prenota il tuo posto scrivendo a didattica@genusbononiae.it oppure chiama lo 051 19936329 (lun-ven 11 – 16)

G.B. (anche per la fotografia)

La mostra “I peccati” di Johan Creten prorogata fino a maggio

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è lieta di annunciare la riapertura e la proroga fino al 23 maggio 2021 della mostra I Peccati dello scultore Johan Creten.

Inaugurata il 15 ottobre 2020, la mostra è curata da Noëlle Tissier ed è organizzata dall’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici con il sostegno delle gallerie Almine Rech e Perrotin. Dopo tre mesi di chiusura, la mostra che inizialmente doveva concludersi a fine gennaio viene invece prorogata fino alla primavera.

La riapertura al pubblico dell’esposizione “I Peccati” è accompagnata dalla pubblicazione del catalogo in tre lingue (italiano, francese e inglese). Questo volume di riferimento offre un’immersione nell’opera di Johan Creten e include dei testi inediti degli storici dell’arte Colin Lemoine, Nicolas Bourriaud e le fotografie di Gerrit Schreurs.

Precursore, inclassificabile e controcorrente, Johan Creten (nato nel 1963) è un artista che si è distinto nel panorama artistico degli ultimi anni in quanto figura forte, enigmatica e intrigante. Dotato di una visione estremamente attuale della nostra società, egli ha saputo ritagliarsi uno spazio specifico all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea. Johan Creten si è distinto fin dagli anni Ottanta per l’uso innovativo della ceramica. Oggi è considerato una figura di spicco del rilancio di questo materiale nel campo dell’arte contemporanea.

Un altro aspetto della sua opera è l’uso virtuoso del bronzo nella realizzazione di sculture monumentali, di cui un importante esempio, “De Vleermuis – Il pipistrello”, è presentato sul piazzale di Villa Medici.

La mostra “I Peccati” raccoglie, per la prima volta in Italia e su tale scala, un insieme di cinquantacinque opere in bronzo, ceramica e resina, affiancate ad alcune opere storiche di Lucas Van Leyden (1494-1533), Hans Baldung (1484-1545), Jacques Callot (1592-1635), Barthel Beham (1502- 1540) e Paul van Vianen (1570-1614).

La prima sala si apre con una serie di creazioni e ri-creazioni di opere concettuali del  1986. Accanto  a  “The  Garden”  (realizzato  nel  1996-97  durante  la  residenza dell’artista a Villa Medici) e a opere più significative come “Présentoir d’Orange” (1989-2017) e “Plantstok” (1989-2012), questa sala mette in discussione il nostro rapporto con l’introspezione e la consapevolezza di noi stessi, evocando il concetto di paradiso perduto e di tentazione.

Nella seconda sala, una nuova monumentale opera in resina “Muses et Méduses”, iniziata nel 2005 e completata nel 2019, dialoga con brani della famosa serie metonimica “Odore di Femmina” (iniziata nel 1998) sulla seduzione, l’ambiguità dei sentimenti e le relazioni umane.

Una terza sezione riunisce opere altamente politiche tra cui il bronzo “Il prezzo della libertà” (2015), “Couch Potatoes” (1997) e una nuova serie di ceramiche “Wargames” (2019).

Lungo la scalinata, si affaccia un gruppo di enigmatici bronzi a sollevare la questione della coscienza morale in una società coinvolta in un continuo movimento, in profonda mutazione. La scultura monumentale “The Herring” domina l’ultima sezione con i suoi 5 metri di altezza.

Una nuova scultura, realizzata in collaborazione con gli storici laboratori della Porzellanmanufaktur Augarten, rivisita una porcellana di Doccia ed è presentata al pubblico per la prima volta.

Diffusa in tutto lo spazio, una nuova serie di “Bolders” in gres smaltato invita il pubblico a sedersi, prendere tempo, osservare le opere per scoprirne le connessioni e immergersi in magnifici dettagli: superfici di vetro scintillanti, significati nascosti e metafore.

Johan Creten parla di “Slow art” e della necessità di un ritorno all’introspezione. Un movimento, che va dalla miniatura alle figure monumentali, che ci permette di appropriarci del nostro tempo e di immergerci in un’esplorazione del mondo con i suoi tormenti individuali e sociali, per un viaggio pieno di sorprese ed emozioni.

Le  sculture  di  Johan  Creten,  realizzate  tra  il  2019  e  il  2020   appositamente  per  la  mostra  attualmente  in   corso   a  Villa   Medici,   si   aggiungono  alle  opere  che  scandiscono  la  sua  carriera  dagli  anni  Ottanta  a  oggi,  e sono qui abbinate a stampe, arazzi e bassorilievi del XVIe XVIIe secolo appartenenti alla sua collezione personale. Queste opere storiche scelte dall’artista sono veri e propri riferimenti nel suo processo creativo, che rivelano le sue preoccupazioni dal punto di vista artistico, storico, politico e filosofico.

L’intreccio di queste opere all’interno dell’esposizione stravolge la nostra percezione da molteplici punti di vista, che dal passato mettono in discussione il futuro della nostra umanità.

Académie de France à Rome — Villa Médicis. Viale Trinità dei Monti, 1 – Roma

Infoline: +39 06 67611. Visite  guidate  tutti i pomeriggi esclusi il martedì, il sabato e la domenica. Prenotazione online consigliata. Per maggiori informazioni sulle fasce orarie di visita e sulle regole in materia sanitaria: villamedici.it

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia di Gerrit Schreurs)

 

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A Ferrara il ‘Giorno del Ricordo 2021. Istria, Fiume e Dalmazia’

Fino a martedì 16 febbraio sono in programma a Ferrara le iniziative cittadine per celebrare il ‘Giorno del Ricordo 2021. Istria, Fiume e Dalmazia – ricordo di un esodo‘. La ricorrenza del 10 febbraio è stata istituita dalla Repubblica italiana (art. 1 Legge n. 92 del 30 marzo 2004) al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Il calendario di appuntamenti nasce a cura dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia insieme a Prefettura di Ferrara-Ufficio Territoriale del Governo, Comune di Ferrara-Museo del Risorgimento e della Resistenza, Associazione Nazionale Partigiani Cristiani-sezione di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara con il patrocinio del Comune di Ferrara.

DOMENICA 14 FEBBRAIO 2021- ORE 10,30 – Ferrara – Basilica di San Francesco via Terranuova – angolo via Savonarola

Alla Santa Messa domenicale, celebrata da Sua Eccellenza Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara/Comacchio, saranno ricordate le genti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, costrette ad abbandonare la loro terra, ove da secoli erano presenti, nel secondo dopoguerra. Lettura finale della “Preghiera per l’Infoibato”, scritta da Sua Eccellenza Mons. Antonio Santin, Vescovo della Diocesi di Trieste e Capodistria dal 1938 al 1975.

MARTEDI’ 16 FEBBRAIO – ORE 10,15 – Incontro in video compresenza – Istituto comprensivo F. De Pisis di Ferrara

Tema dell’incontro “Le foibe e l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati”. Ne parlano Flavio Rabar, esule da Fiume e Presidente del Comitato di Ferrara dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la Dott. ssa Antonella Guarnieri, storica e Responsabile del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara.

A fianco delle iniziative del programma ufficiale, listituto di Storia Contemporanea esporrà sui propri social (YouTube: istituto di storia contemporanea di Ferrara, Instagram:@isco.fe, e condiviso come link su Facebook: Iscoferrara e Twitter:@iscoferrara) la mostra “Le tragedie del confine orientale. Fascismo – Foibe – Esodo“, realizzata da Bruno Enriotti, direttore della Fondazione Memoria della Deportazione.


Alessandro Zangara

Regio People

Il Teatro Regio di Parma nel 1960

230 scatti, dal 1909 a oggi, per disegnare, in 260 pagine, il ritratto di una delle componenti più importanti di uno spettacolo dal vivo, il pubblico: RegioPeople è il nuovo volume fotografico realizzato dal Teatro Regio di Parma, per il progetto speciale 2019 dell’associazione Reggio Parma Festival, che immortala gli sguardi e le emozioni di chi, al di là della quarta parete, ha partecipato e partecipa alla creazione degli spettacoli del Teatro Regio e del Festival Verdi, catturando assieme a questi la magica, unica atmosfera che pervade gli spazi e regna da sempre nel pubblico di uno dei più bei teatri del mondo.

Questo speciale racconto, a cura dello storico della musica Giuseppe Martini, presenta per la prima volta riunite, selezionate e restaurate, immagini preziose custodite dall’Archivio Storico del Teatro Regio di Parma e negli archivi privati dei fotografi Alberto e Gianluca Montacchini e di Giovanni Ferraguti, che hanno documentato la vita del Regio a cavallo del XX secolo, e di Roberto Ricci, fotografo del Teatro dal 2003.

Il volume è stato distribuito in edicola in esclusiva con la Gazzetta di Parma, al prezzo di 18 euro più il costo del quotidiano.

La copertina del volume

Cuore pulsante della “Città del Melodramma”, il Teatro Regio di Parma sin dalla sua costruzione rappresenta uno dei più importanti luoghi della vita della città, parte integrante del suo tessuto culturale, sociale ed economico, luogo di condivisione e occasione di arricchimento, discussione e dibattito, e da sempre specchio fedele dei suoi mutamenti, particolarmente in occasione dei più cruciali momenti della storia di Parma. In Regio People ritroveremo, dipinta sul volto dei suoi spettatori, la passione e la tenacia con cui da sempre il Regio allestisce i suoi spettacoli.

La storia familiare di ciascun parmigiano racchiude sicuramente uno o più ricordi legati al Teatro Regio, commenta Federico Pizzarotti, in veste di Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma. Per i parmigiani, infatti, il Regio è molto di più di un semplice teatro, sin dalla sua fondazione, voluta quasi 200 anni fa da Maria Luigia, che lo intese come luogo di diffusione culturale aperto a tutti. Sarà quindi interessante sfogliare questo spaccato della città di Parma assieme ad alcuni tra coloro che hanno contribuito a darvi vita, e sapere che sui volti ritratti da quattro grandi fotografi italiani brillano un fuoco e una passione che possiamo ritrovare ancora oggi tra i frequentatori del nostro Teatro”.

Incontrare oggi sulla pagina i volti, gli sguardi, le emozioni del nostro pubblico, ripercorrendo il corso della storia, ci farà nuovamente sentire parte di una vasta e gloriosa comunità – afferma Anna Maria Meo, Direttore Generale del Teatro Regio di Parma, ci fa prendere ancora una volta coscienza dell’importanza del patrimonio custodito dal Teatro, anche in termini di vissuto sociale e ricordare, nel delicato momento storico in cui questo volume va in stampa, quanto noi stessi abbiamo vissuto, nella certezza che ritorneremo presto a vivere il nostro amato Teatro, insieme”.

Franco Maria Ricci e Ornella Vanoni al Regio nel 1976

Promuovere l’attività e la storia delle realtà che compongono il Reggio Parma Festival è lo scopo istituzionale della nostra Associazione, spiega Andrea Gambetta, Presidente dell’Associazione Reggio Parma Festival. In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 abbiamo scelto di raccontare il Teatro Regio in un progetto speciale che, attraverso le immagini raccolte e selezionate, ripercorre il racconto del “luogo del melodramma” della città, con le foto dei protagonisti delle sue serate – spettatori, loggionisti, appassionati – nella cornice ideale del tempio dell’opera di Parma.

Immagini recenti e del passato che recuperano una magica atmosfera, svelando un legame ed un dialogo di note e parole fra il principale teatro di Parma ed i suoi abitanti, fra la passione per la lirica ed il palcoscenico che la contiene. Le fotografie riportano alla memoria la “viva” cultura musicale del Teatro Regio e la tradizione musicale che questo luogo esprime, con il suo potenziale di rappresentazione e identificazione con l’anima stessa della città”.

Giuseppe Martini, segretario scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani di Parma, e da anni consulente editoriale e musicale del Teatro Regio e Roberto Ricci hanno seguito la selezione, il restauro e la pulitura dei negativi e la delicata fase della digitalizzazione delle immagini. “Le immagini raccolte, spiega Martini, sono tutta l’altra metà del Teatro Regio, vista attraverso gli occhi diversi e complementari di quattro fotografi, con i cambiamenti del gusto e della moda e persino delle facce, i deliqui e le intemperanze, lo sprezzo e l’entusiasmo, i gesti e le macchiette, quella metà del Teatro che sta di fronte al palcoscenico, e se ne compiace. Un lavoro difficile, quello della selezione perché le foto del pubblico del Regio sono davvero tantissime e sceglierne solo 230 è stata sfida, tanto che è già in cantiere un secondo volume”.

Paolo Maier (anche per le fotografie)

In live streaming “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Michael Nyman, dal famoso testo di Oliver Sacks

Michael Nyman

La pandemia e la susseguente chiusura dei luoghi della musica dal vivo non fermano tre importanti istituzioni musicali come OperaInCanto, Istituzione Universitaria dei Concerti e Nuova Consonanza che, pur di continuare la loro “mission”, uniscono le forze per recuperare, in live streaming, un titolo della programmazione autunnale. Non a caso, in quest’ottica di bella collaborazione, coraggio e visione per il futuro, il progetto musicale scelto parla, attraverso la musica di Michael Nyman, del potere taumaturgico della musica.

A interpretare i tre soli personaggi di questo atto unico, il soprano Elisa Cenni, il tenore Roberto Jachini Virgili e il basso Federico Benetti.

Fabio Maestri

Fabio Maestri dirige l’Ensemble In Canto, regia e impianto scenico sono di Carlo Fiorini.

Noto al grande pubblico per la collaborazione ai film di Peter Greenaway e per la fortunata colonna sonora del film Lezioni di piano di Jane Campion, Michael Nyman è anche un apprezzato autore di musica da concerto e per il teatro. Composta nel 1986, l’opera The Man who mistook his Wife for a Hat (L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello) è tratta dall’omonimo testo del neurologo Oliver Sacks (Risvegli, Musicofilia) che firma anche il libretto insieme a Christopher Rawlence e Michael Morris. Strutturata in un unico atto, l’opera associa la musica minimalista di Nyman al mondo della psicologia cognitiva e delle neuroscienze, a cui Sacks ha dedicato i suoi studi, attraverso la curiosa vicenda del Dr. P, un musicista affetto da un raro disturbo, la “agnosia visiva”, che gli causava gravi difficoltà nel riconoscere le persone e gli oggetti su cui posava lo sguardo.

«L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello investiga il mondo di una persona (Dr. P) con agnosia visiva (o cecità mentale) -scrive il celebre neurologo-. Tali pazienti “vedono e non vedono”. Vedono colori, immagini, linee, oggetti, movimento, ma sono incapaci di riconoscerli. Non riconoscono persone, luoghi o oggetti comuni: il loro mondo visivo ha perso senso e familiarità».

Così ne parla il compositore: «La prima cosa che mi interessò fu il fatto che Sacks non descrive il problema neurologico del Dr. P, ma conduce il lettore passo per passo attraverso la scoperta della condizione del paziente: un processo narrativo che richiede un processo musicale parallelo». Nell’opera il Dr. S, come in un’indagine poliziesca, cerca di scoprire le cause del disagio del suo paziente e individua nella musica la sua unica possibile via di salvezza: l’uomo scambia sua moglie per un cappello, non sa riconoscere un guanto o il suo piede sinistro, ma continua a cantare, trova nella musica dei punti di riferimento e l’unica possibile cura per superare almeno in parte il suo problema. Un apologo, quindi, sul potere terapeutico della musica.

L’opera viene presentata in forma scenica, con una regia che gioca sulla sovrapposizione di diversi piani di ripresa, realizzati con tecnologie all’avanguardia, a voler metaforicamente alludere alla agnosia visiva di cui è affetto il protagonista.

I protagonisti dell’opera, che viene eseguita nella versione originale inglese (con sottotitoli in italiano), sono tre cantanti già apprezzati in importanti enti lirici e festival italiani e all’estero: il soprano Elisa Cenni (Mrs. P), il tenore Roberto Jachini Virgili (Dr. S) e il basso Federico Benetti (Dr. P). L’Ensemble In Canto (Anna Chulkina e Andrea Cortesi violini, Gianfranco Borrelli viola, Michele Chiapperino e Mattia Geracitano violoncelli, Marzia Castronovo arpa, Silvia Paparelli pianoforte) tra le formazioni ormai storiche del panorama della musica del Novecento e di oggi è diretto da Fabio Maestri, particolarmente apprezzato nel repertorio moderno e contemporaneo (ha al suo attivo una lunga serie di prime nei più importanti cartelloni del settore), che di Nyman ha già diretto con successo nel 2013 The Piano Concerto (solista Gilda Buttà) al Teatro Petruzzelli. La regia e l’impianto scenico sono di Carlo Fiorini.

Dello spettacolo erano previste rappresentazioni lo scorso novembre e dicembre ad Amelia e Terni per il festival OperaInCanto, e poi a Roma per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti e per il 57° Festival di Nuova Consonanza. In seguito alla chiusura dei teatri causata dall’emergenza Covid-19 l’opera sarà trasmessa in live streaming sabato 13 febbraio 2021 alle ore 21:00 e resterà fruibile fino al 20 febbraio. La si potrà vedere sui vari canali YouTube, pagine Facebook e siti internet delle tre istituzioni coinvolte.

Link da cui si può vedere l’opera

Canali Youtube

IUC: https://www.youtube.com/user/iucsapienza2011

Nuova Consonanza: https://www.youtube.com/c/nuovaconsonanzalive

OperaInCanto Terni: https://www.youtube.com/channel/UCzeSfdOdWW6IY9z7mBGAdQQ

Pagine Facebook

https://www.facebook.com/Associazione-InCanto-1412885585601023/

https://it-it.facebook.com/Istituzione.Universitaria.dei.Concerti/

https://www.facebook.com/nuova.consonanza

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

“Un seme di collina”, il nuovo libro fotografico di Nerina Toci

Curato da Davide di Maggio ed edito da Fondazione Mudima, “Un seme di collina” è un progetto work in progress che comprende una selezione di fotografie realizzate tra il 2017 e il 2020 in Sicilia, principalmente tra i versanti asimmetrici dei monti Nebrodi, e che nasce da un ben precisa esigenza di definizione del reale.

All’inizio del suo percorso di ricerca artistica, lo sguardo di Toci era condizionato dai sogni e dall’emotività; il punto focale della sua indagine era la sua identità e ciò che per lei rappresentava il reale. Questo volume raccoglie un intenso lavoro, che esemplifica l’evoluzione artistica della fotografa: dopo aver gradualmente eliminato la propria figura dagli scatti, Toci cerca di catturare l’identità universale attraverso l’esperienza del sensibile.

L’interesse antropologico – con la costante riflessione sulla figura femminile, sul senso del luogo e del confine – e l’interrogazione sul reale spostano la funzione della fotografia da quella estetica a quella reale: la vera risposta sta non nel catturare e possedere la realtà, ma nell’accettazione della sua esistenza.

La giovane fotografa albanese, originaria di Tirana, che per molti anni ha vissuto in Sicilia, si occupa di fotografia dal 2015 e riserva da sempre, nel suo lavoro, un ruolo centrale alla sua terra di adozione.

Nerina Toci, Ritratto

Nei sui lavori sensuali e misteriosi – dei quali anche Letizia Battaglia ha sottolineato l’inquietudine e la grazia – riesce a rappresentare la sua realtà, la sua immaginazione sconfinata, che varca i confini della fotografia e ci porta in un mondo incantato dove la mente è libera di viaggiare. La chiave per capire il suo lavoro va cercata nel fatto che, applicando leggi proprie, supera la visione monoculare che la fotografia impone. Il lavoro di Nerina Toci parte dalla fotografia ma prende subito altre rotte, diventando opera d’arte. La macchina fotografica è semplicemente un mezzo che le consente di esprimere quello che per un fotografo è impossibile: uscire dalla realtà che ci circonda per addentrarsi in una sorta di Wunderkammer – una realtà personale che diventa universale – nella quale entriamo insieme a lei.

Davide di Maggio, curatore del volume, dice di lei: «Il fotografo blocca un istante in eterno, lei apre quell’istante all’infinito. Le sue fotografie non hanno a che fare con l’effimero della nostra società, ma hanno piuttosto quella “perennità” delle opere che si tramandano nel tempo. Il tempo non è un limite ma diventa suo alleato. La realtà che la circonda non le interessa, la sua è un instancabile ricerca di un mondo che non trova, ma che è ben chiaro nella sua lucidissima immaginazione e che riesce a esprimere nelle sue fotografie anche grazie ad un grandissimo talento. Questa è la forza di Nerina Toci, il suo fascino, il suo magnetismo. E questo è il sogno dell’arte che grazie a lei si avvera e che questo nuovo libro ci restituisce in tutte le sue parti mettendo in luce il ruolo centrale da lei assunto tanto come testimone del mondo dell’arte e della realtà sociale in profondo mutamento che la circonda, quanto come protagonista di nuovi percorsi di ricerca e di espressione artistica».

Il libro è acquistabile sul sito di Fondazione Mudima: www.mudima.net (sezione Shop) e in libreria.

Alcuni degli scatti di Nerina Toci possono essere ammirati dal pubblico nella mostra collettiva La Face autre de l’autre Face, alla Fondazione Mudima fino al 12 marzo 2021.

L’esposizione sarà visitabile in assoluta sicurezza, con accessi contingentati nella quantità e nella frequenza. Informazioni e prenotazioni: http://www.mudima.net

Nerina Toci nasce a Tirana il 21 gennaio del 1988. Vive e lavora tra Palermo e Milano. Nel 2015 inizia a fotografare, prediligendo il bianco e nero. Ha esposto in Italia, Albania e in Cile.

Nel 2017 esce il suo primo libro, L’immagine è l’unico ricordo che ho, edito da Navarra, con la prefazione di Letizia Battaglia. Inoltre collabora con la rivista indipendente di poesia e cultura Niederngasse. Le collettive continuano nel 2019, con la mostra Visionari al Centro Internazionale di fotografia di Palermo. Sempre nel 2019 cura con Davide Di Maggio la mostra Il corpo è un livido a Palazzo Ducale di Massa.

Delos (anche per le immagini)

I segreti di Pinocchio

Si è parlato di ‘Pinocchio’ e dei segreti del suo successo senza tempo alla Biblioteca comunale Ariostea di Ferrara con Daniela Cappagli in diretta video sul canale youtube della biblioteca.

Pinocchio ha 140 anni. La frase suona strana eppure è uno dei libri più noti al mondo. Ancora oggi è molto letto nei più di 200 idiomi in cui è stato tradotto ed ha superato con lode l’usura del tempo e delle mode così da conquistarsi un posto d’onore nella letteratura classica.
Le avventure di Pinocchio, poi, sono state ispirazione di versioni teatrali, cinematografiche, di cartoni animati, di fumetti, di sculture, di opere grafiche e persino di murales. Pinocchio e gli altri protagonisti – da Geppetto a Lucignolo al Grillo Parlante, da Mangiafoco al Gatto e la Volpe, alla Fata turchina – sono entrati nell’immaginario collettivo a simboleggiare comportamenti, vizi e virtù. Ma qual è il segreto del suo successo? Perché il burattino nato dalle mani di Geppetto è diventato così popolare? In lui il lettore si immedesima e per dirla con Benedetto Croce, Collodi ha creato “un libro umano, che trova le vie del cuore” o ancora, citando Benigni, la favola di Pinocchio è “per quei bambini che vanno dai 4 agli 80 anni”, scritta in modo coinvolgente, veloce e immaginifico.

Insomma Pinocchio piace ed è piaciuto a intere generazioni. Ne riparliamo ancora oggi dopo quasi un secolo e mezzo dalla pubblicazione del primo episodio della storia sul Giornale dei bambini nel 1881.

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

Streaming Drama di Casa Shakespeare sul web

Si alza il sipario ai Filippini, ma si va in scena sul web. “Abbiamo rapito William Shakespeare. Sta bene, è in buone mani. Solo, avevamo altri programmi per lui”. Così Casa Shakespeare dà il via alla sua terza stagione, mescolando le carte in tavola. E, viste le limitazioni e i teatri ancora chiusi al pubblico, trasformando il Bardo in una star virtuale, con spettacoli studiati e prodotti appositamente per il web. Riscrittura, quindi, ma anche innovazione nella drammaturgia, sceneggiatura e scenografia. Fino all’11 marzo sarà la piattaforma Zoom ad ospitare ‘Romeo & Juliet’, ‘Midsummer – Il sogno del Teatro’ e ‘Othello’, il giovedì alle ore 10 per le scuole e alle 19 per il resto del pubblico. Produzioni in inglese originale e italiano di accompagnamento. Dopodichè il Bardo lascerà il posto a Dante, per 3 giornate dedicate al 700° anniversario della sua morte. Sempre agli stessi orari, il 24 marzo verrà proposto l’Inferno e nei giorni a seguire Purgatorio e Paradiso. I biglietti sono già in vendita sul sito http://www.casashakespeare.it. Per lo spettacolo di Romeo e Giulietta, visto l’avvicinarsi di San Valentino, è previsto un ticket di coppia.

Streaming drama’, ovvero parole e codici contemporanei per mettere in scena una delle arti più antiche del mondo, il teatro, ha il patrocinio di Comune di Verona, Provincia di Verona e Regione Veneto, oltre al sostegno di Fondazione Zanotto e Fondazione Cariverona.
Il calendario della rassegna è stato presentato dall’assessore alla Cultura Francesca Briani insieme al direttore generale di Casa Shakespeare Solimano Pontarollo e al nuovo direttore artistico, Andrea De Manincor. Un sodalizio che si è stretto per cogliere le nuove opportunità.
“Anche in questo momento, per niente felice per la cultura, il teatro e gli spettacoli dal vivo – ha detto Briani -, Casa Shakespeare non smette di stupire e di creare opportunità, con un nuovo sodalizio e una programmazione completamente inedita. Al centro del lavoro non solo Shakespeare ma anche Dante e l’importante anniversario che stiamo festeggiando. Per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta il territorio ha risposto in maniera entusiasta e multidisciplinare. Una promozione e una programmazione che vogliamo diventino permanenti perché Verona è una delle tre città dantesche. Nell’ultimo anno è stato fatto un grande lavoro di coinvolgimento delle compagnie e degli artisti veronesi, che hanno partecipato all’Estate Teatrale e al Dante’s Box, una vicinanza e un supporto che vogliamo continuare a dare per continuare a costruire insieme”.
“Crediamo nelle potenzialità e nella ricchezza culturale del nostro territorio – ha spiegato Pontarollo -, ecco perché siamo sempre alla ricerca di nuove sfide. Anche in periodi difficili come questo nascono le opportunità. E, infatti, nel 2020 abbiamo assunto due nuove persone a tempo indeterminato, raddoppiando i posti fissi e creando nuove collaborazioni artistiche. La sofferenza di questo momento è anche una grande responsabilità ad essere propositivi. Gli spettacoli dal vivo in streaming sono un frutto che manterremo anche quando si tornerà in presenza”.

Questa nuova formula che abbiamo studiato non ha precedenti – ha concluso De Manincor -. Tanta innovazione, riscritture e lingua originale, proprio come succedeva una volta quando gli attori avevano a disposizione uno scrittore. L’italiano farà da accompagnamento, almeno uno dei protagonisti infatti parlerà nella nostra lingua per condurre il pubblico durante l’intero spettacolo”.

Roberto Bolis

Restaurata Porta Nuova a Verona

Porta Nuova a restauro finito

La bellezza di Porta Nuova dopo il restauro lascia senza fiato. Così, i veronesi, non l’hanno mai vista, tant’è che questo è il primo vero intervento conservativo realizzato su tutto il manufatto negli ultimi decenni. I lavori più recenti risalgono infatti a più di 20 anni fa, limitati alla pulizia dei paramenti e al disboscamento delle erbacce.

Porta Nuova a restauro finito

A settembre erano stati tolti i teli dalla facciata del monumento che guarda verso il corso, oggi è stata la volta degli altri tre lati, pronti per mostrarsi ai cittadini e ai turisti che presto torneranno a Verona. I lavori del corposo restauro che ha interessato la principale porta d’ingresso cittadina sono infatti definitivamente finiti. Iniziati ufficialmente nell’ottobre 2019, avrebbero dovuto concludersi entro l’estate scorsa. Tuttavia, lo stop forzato causato dal Covid e le limitazioni imposte dalla pandemia, hanno ritardato solo di qualche mese la consegna dell’opera, grazie anche ad una forte accelerata sui tempi del cantiere.

La Porta di ingresso alla città è stata protagonista del primo restauro con sponsor realizzato su un monumento cittadino. Una formula che, per effetto del Decreto legislativo del 18 aprile 2016 (articoli 19 e 115), ha permesso all’Amministrazione di avvalersi della formula della ‘sponsorizzazione tecnica’, ottenendo così il restauro completamente gratuito dell’edificio storico, per un’operazione a vantaggio dei veronesi ma anche dei turisti. Il tutto, a costo zero per il Comune.

Foto di gruppo di Sindaco, Assessori e Soprintendenti davanti alla Porta

Le spese del restauro sono state infatti a carico del Raggruppamento temporaneo che si è aggiudicato il bando per la sponsorizzazione tecnica riguardante l’intervento di Porta Nuova, con a capo la ditta The Media S.r.l., leader a livello nazionale nel settore sponsor, Tieni Costruzioni 1836 S.r.l. incaricata dell’esecuzione dei lavori e DMA Associati S.r.l. per la parte dei servizi tecnici.

Circa un milione di euro il costo dei lavori, progettazione compresa. Un restauro complesso e minuzioso, che non ha risparmiato nemmeno un centimetro della Porta. Dalla rimozione delle erbacce e delle sterpaglie presenti tra i muri e sul tetto, alla rimessa in pristino delle masse lapidee, dalla sigillatura al restauro conservativo, fino alla ripresa del colore naturale delle murature, ogni piccolo intervento ha contribuito al risultato finale.

Un ruolo da protagonista nel restituire splendore al monumento l’avrà poi l’illuminazione. Le luci infatti, pur tenendo conto delle peculiarità specifiche di Porta Nuova, sono state progettate per diventare elemento di design, con installazioni realizzate apposta per Verona. Viste le peculiarità storico e artistiche del monumento, il progetto di conservazione e valorizzazione è stato vagliato dalla Soprintendenza, che ne ha seguito l’evoluzione per gli aspetti di competenza.

Porta Nuova prima dei restauri

Completata la parte esterna, l’attenzione può spostarsi all’interno, più di 3 mila metri quadrati di superficie da ripulire e riprogettare, per rendere la Porta omogenea e usufruibile, attraverso un progetto che la renda visitabile in sicurezza, tetto compreso.

Un recupero davvero bellissimo e naturale, che ha ridato a Porta Nuova il suo antico splendore ma preservandone le caratteristiche originali – ha detto il sindaco-. E’ un intervento a cui tenevamo parecchio e che abbiamo realizzato nonostante i mesi di difficoltà legati alla pandemia. Anche questo è un segnale di ciò che stiamo facendo per restituire ai veronesi e ai tanti turisti che arriveranno una città sempre più bella e fruibile. Ricordo che erano davvero decenni che non si interveniva su questo monumento, negli anni passati ci si limitava a qualche pulizia o a liberare la Porta dalle erbacce. Questo è uno dei simboli cittadini, il biglietto da visita per chi arriva a Verona, era impensabile lasciarlo nell’incuria. Valore aggiunto del progetto è che, grazie alla formula della sponsorizzazione, non è costato un euro all’Amministrazione. Ora possiamo concentrarci su come renderla fruibile e valorizzarla ancora di più”.

“Dopo un breve stop forzato durante il lockdown, i lavori su Porta Nuova sono ripresi spediti per recuperare il tempo perso – spiega Zanotto, assessore ai Lavori Pubblici-.E’ stato fatto un lavoro senza precedenti, tenendo conto che avevamo a che fare con un monumento di elevato pregio e per il quale sono state necessarie le dovute cautele. Stiamo giù ragionando sugli interni, su come procedere per un restauro che riguardi Porta Nuova nella sua totalità, l’ideale sarebbe utilizzare la formula della sponsorizzazione anche per questi spazi. L’obiettivo finale è certamente quello di aprire il monumento al pubblico”.

Quando un anno fa sono arrivato a Verona, la Porta era già impacchettata per il restauro – ha aggiunto il soprintendente Tinè-. Oggi la vediamo finalmente sgombra dai ponteggi, che tuttavia hanno consentito un lavoro davvero curato, filologico, complicato, che è stato strettamente seguito dai nostri funzionari insieme al Comune e alle ditte incaricate. Condivido la prospettiva dell’Amministrazione di farla diventare di nuovo ‘porta’, una sorta di hub veronese in cui si prende contatto con la storia della città”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)