Le dieci canzoni in gara per il Premio Amnesty

Sono rappresentate molte generazioni, molti generi musicali e molte tematiche nelle dieci canzoni che Amnesty International Italia e Voci per la Libertà hanno scelto come candidate quest’anno al Premio Amnesty International Italia nella sezione Big, lo storico riconoscimento che va a brani sui diritti umani pubblicati da nomi affermati della musica italiana nell’anno precedente.

Sono in lizza in questa edizione (in ordine alfabetico per artista):

Eugenio Bennato con “W chi non conta niente” (Bennato);

Samuele Bersani con “Le Abbagnale” (Bersani);

Coma_Cose feat. Stabber con “La rabbia” (Mesiano / Zanardelli / Tartaglini);

Fulminacci con “Un fatto tuo personale” (Uttinacci / Dezi / Mungai / Uttinacci);

J-Ax feat. Paola Turci con “Siamesi” (Aleotti / Anania / Del Pace / Turci / Bonomo / Chiaravalli / Garifo);

Levante con “Tikibombom” (Lagona);

Francesca Michielin e Måneskin con “Stato di natura” (Michielin / Levy / Michielin );

Negramaro “Dalle mie parti” (Sangiorgi);

Chadia Rodriguez feat. Federica Carta con “Bella così” (Crdarnakh / Ettorre / Gianclaudio / Fracchiolla / Dagani);

Yo Yo Mundi con “Il silenzio che si sente” (Archetti Maestri).

Il vincitore sarà premiato durante la prossima edizione, la ventiquattresima, di “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty”, in programma dal 23 al 25 luglio a Rosolina Mare (Rovigo).

M.A.

Dantedì no stop a Verona

Una vera e propria maratona dedicata a Dante. Un’intera giornata di eventi no stop, come sarebbe successo se fosse stato possibile organizzarli in presenza, ma direttamente sul web. Come ormai da un anno siamo abituati. Verona si appresta a festeggiare, giovedì 25 marzo, la giornata nazionale Dantedì, quest’anno ancora più importante perché si inserisce nelle celebrazioni nazionali per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, con numerose iniziative, proposte in tutta Italia, in omaggio alla sua vita e alle opere.

Non mancherà nulla, letture, dialoghi, video e conferenze con ospiti internazionali. Studiosi, attori, esperti di storia dell’arte medioevale, italianisti e dantisti, musicisti, si alterneranno da mattina a sera. Il tutto trasmesso sul sito www.danteaverona.it e sul canale YouTube dell’Ufficio stampa del Comune di Verona nell’apposita playlist ‘Dantedì’.

Stamattina Francesca Rossi ha presentato insieme alla collega Dagmar Korbacher, direttrice del Kupferstichkabinett dei Musei Statali di Berlino, l’immagine coordinata elaborata per le celebrazioni veronesi, legata alla mostra diffusa che animerà i luoghi danteschi della città nel corso dell’anno. L’immagine è ispirata a uno dei disegni di Sandro Botticelli per l’illustrazione della cantica del Paradiso che, eccezionalmente, il museo di Berlino renderà disponibile per la sezione della mostra ‘Tra Dante e Shakespeare: il mito di Verona’, in preparazione alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti.

È stata presentata la mostra “Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur” allestita al Museo di Castelvecchio, che, fino al 3 ottobre, proporrà al pubblico le 41 acqueforti e acquetinte che l’artista americano Michael Mazur produsse ispirandosi ai Canti dell’Inferno.

Dopo varie conferenze pomeridiane, la chiusura del Dantedì sarà in diretta. Alle 17.30, il dantista Zygmunt Baranski dell’Università di Cambridge dialogherà con il filologo Paolo Pellegrini, autore del recentissimo libro ‘Dante Alighieri. Una vita’. La presentazione del volume sarà occasione per i due studiosi di confrontarsi sulle più recenti ricostruzioni biografiche del Sommo Poeta, sul rapporto di Dante con la realtà storica e culturale del Medioevo, sulla necessità di coniugare le esigenze della ricerca scientifica e quelle dell’alta divulgazione. Presenterà l’incontro l’assessore alla Cultura Francesca Briani.

Roberto Bolis

Ravenna e Forlì insieme per Dante

Nel Settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri,le città di Forlì e Ravenna si uniscono in un progetto di collaborazione che intende valorizzare il grande lavoro scientifico e culturale svolto dalle loro istituzioni museali.

Nella prossima primavera, infatti, a partire da aprile, nelle due città romagnole si inaugureranno due mostre a tema dantesco: “Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio” presso la Chiesa di San Romualdo a Ravenna (dal 24 aprile al 4 luglio 2021) e “Dante. La visione dell’arte”, presso i Musei San Domenico a Forlì a partire dal mese di aprile, dopo la Pasqua, in linea con le disposizioni relative alla riapertura delle sedi museali, fino al’11 luglio 2021.

Le due mostre faranno parte di un percorso espositivo dedicato al Sommo Poeta che vedrà a Ravenna le opere legate all’esilio dantesco e con cui Dante è entrato in contatto, opere che in alcuni casi il Poeta ha potuto vedere e conoscere, e a Forlì una ricca selezione di oltre 250 opere che, nei secoli successivi, hanno tratto ispirazione da Dante e dalla sua Commedia. Entrambe le mostre sono realizzate con il prezioso contributo di musei internazionali, tra i quali le Gallerie degli Uffizi che con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì hanno ideato e firmato il percorso espositivo per i Musei San Domenico e contribuiscono a quello di Ravenna con due prestiti fondamentali per raccontare gli anni dell’esilio dantesco.

Si realizza così, nel nome di Dante, un percorso espositivo integrato, che rende il patrimonio culturale italiano diffuso e sempre più fruibile attraverso percorsi museali innovativi, mostre con curatele prestigiose e prestiti dai più importanti musei del mondo.

S.E.

Chi ama la propria vita la perde

V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B – GIOVANNI 12,20-33

In quel tempo, 20. tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Il brano di questa quinta domenica di Quaresima è collocato subito dopo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, nella terza e ultima Pasqua vissuta da Gesù a Gerusalemme. I sacerdoti ormai avevano deciso di condannarlo a morte. Egli annuncia la sua imminente passione. Per Giovanni l’innalzamento in croce e tutto il mistero del dolore costituiscono l’ora della passione, della morte feconda, della glorificazione di Cristo. Il senso del brano è l’apertura della salvezza a tutte le genti, cominciata già con Gesù. I Greci, di cui si parla in questo versetto, sono dei proseliti (cfr. Atti 10,2 e 13,16), persone che onorano Dio secondo la religione ebraica, pur non essendo né ebrei né circoncisi. Avevano sentito parlare di Gesù, della sua predicazione fatta con autorevolezza, del suo stile profetico. La loro ricerca ha bisogno di essere portata a maturazione. Gli uomini di tutti i tempi anelano a conoscere la Sorgente della vita, hanno bisogno di infinito e lo cercano, anche senza parole. Persino quanti dicono di non aver bisogno di Dio, hanno sete di Lui. Se solo trovano testimoni credibili, si lasciano attirare e abbracciare dal Padre che li attende con cuore trepidante. Se lasciamo spazio a Dio, diverremo sua dimora, Egli si rivelerà per mezzo nostro e gli altri vorranno incontrarlo.

21. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

22. Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. I Greci, che vogliono conoscere da vicino Gesù, si rivolgono a Filippo (nome greco) probabilmente perché parlava la loro lingua, venendo da Betsàida. Filippo è titubante: era contro la legge che un rabbi incontrasse un pagano nella città santa; era una mancanza di rispetto delle norme della purità. Per questo motivo Filippo si consiglia con Andrea (chiamato per primo alla sequela secondo il Vangelo di Giovanni 1,37-40). Insieme accompagnano i Greci da Gesù. Fin da questo momento si coglie la dinamica della testimonianza collegiale dei primi apostoli, che fanno discernimento e sono uniti nell’annuncio.

23. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. Gesù sembra non rispondere alla domanda dei Greci accompagnati da Filippo e Andrea. In realtà afferma che proprio per il suo sacrificio tutte le nazioni potranno godere i frutti della salvezza e giungere alla fede. È la fede che consente di vedere Gesù. “È venuta l’ora”: Gesù ha piena consapevolezza dell’imminenza della sua morte tragica. È pure consapevole che essa coincide con la sua glorificazione. Sa che la sua vita sta per terminare ed è giunto il momento decisivo che dà inizio alla salvezza dell’umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Diversamente dagli altri sinottici, Giovanni fa un approfondimento teologico, rivelando la portata dell’evento a cui Cristo va incontro. Non si limita a riferire un fatto di cronaca.

24. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. “In verità, in verità”: è una formula solenne che viene utilizzata per introdurre un’affermazione di grande importanza. “Se il chicco di grano …”: parlando del seme che muore, Gesù sottolinea la necessità della sua imminente morte violenta. Il riferimento al grano richiama il discorso sul pane di vita. Gesù utilizza gli elementi più semplici della natura per far capire come in ogni realtà, anche la più piccola, è impressa la legge della vita, che trasforma una realtà in un’altra più grande, grazie al dono di sé. Gesù è il pane di vita perché è il seme che dà tutto. Come avviene per un chicco: solo spaccandosi, sepolto nella terra, nascosto agli occhi di tutti, può liberare tutta la sua vitalità e dare origine a una nuova pianta, da cui fuoriesce la spiga carica di nuovi semi. È una legge biologica, inscritta dal Creatore, ma è anche simbolo della vita spirituale. Per diventare fecondo per la salvezza del mondo, Gesù accetta la sofferenza e la morte, che diventa una semina per una vita nuova per tutti. Gesù è venuto a portare la vita abbondante (Giovanni 10,10), a dare gloria a Dio tramite il dono di sé. La morte è solo un passaggio per realizzare la vita in pienezza, è una trasformazione: il seme che diventa spiga. Nella Liturgia dei Defunti si dice giustamente: “la vita non è tolta ma trasformata”. Non perdita, ma espansione. Come discepoli di Cristo, siamo chiamati a partecipare alla sua opera di redenzione. Se ci associamo al suo sacrificio, se ci nascondiamo agli occhi di tutti, se elargiamo l’energia insita in noi, diventeremo spiga, farina, pane per la vita del mondo, come il nostro Maestro.

25. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. “Chi ama la propria vita”: la contrapposizione tra vita terrena e vita eterna è rafforzata dai verbi odiare/perdere contrapposti ad amare/conservare. Siamo chiamati a dare tutto, a scapito anche della vita, pur di essere fedeli alla nostra vocazione di comunione con Dio. Per Giovanni, infatti, la vita vera, quella eterna, è la comunione con Dio. La risposta di Gesù ai Greci non risiede in un ragionamento filosofico sterile, ma si realizza nel suo esempio di vita donata, messa a servizio di tutti, realizzata attraverso un’offerta totale. La vera morte non è quella fisica, ma è la sterilità di chi non dà, di chi non si spende per gli altri.

26. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Gesù dice chiaramente che seguire Lui vuol dire ripercorrere lo stesso cammino di dono fino alla fine, di partecipazione alla sua sorte. La ricompensa che Egli prospetta è l’unione con il Padre. Se vogliamo essere come il nostro Maestro, dobbiamo vincere l’attaccamento a noi stessi, alle nostre cose, ai nostri progetti, alla nostra vita per assimilare nei nostri sentimenti, atteggiamenti, comportamenti le stesse scelte di Cristo.

27. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!

28. Padre, glorifica il tuo nome». In questo versetto e in quelli successivi, chiamati “il Getsemani del IV Vangelo”, Giovanni evangelista presenta un collegamento forte tra la morte e la glorificazione, anticipa la preghiera di Gesù nell’orto degli Ulivi (descritta dagli altri evangelisti), afferma la piena adesione di Cristo alla volontà del Padre. Egli chiede di essere aiutato ad affrontare la prova estrema, a sostenere la lotta, nella certezza che ne uscirà salvo. Come uomo sente tutta la ripugnanza di fronte alla morte, prova la ribellione della carne davanti al dolore imminente. Ma Egli prega, si rivolge al Padre (cfr. Matteo 6,9) con assenso di Figlio e con obbedienza assoluta. La morte è la conseguenza logica della sua fedeltà al progetto del Padre, del suo orientamento di vita. È divenuta necessaria per suggellare il suo “Amen”. A differenza dei sinottici, Gesù non chiede di essere liberato dalla prova. Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”.

29. La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato”.

30. Disse Gesù: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Come nell’episodio della Trasfigurazione, la voce dal cielo conferma la piena protezione del Padre, la sua certa condiscendenza verso il Figlio, obbediente fino alla morte. Gesù già è sicuro dell’amore del Padre, ma la manifestazione è una conferma per la folla presente. La forza di Cristo non è nell’applauso e nell’acclamazione della folla, ma è nel suo rapporto con il Padre, nell’intensità della sua comunione divina.

31. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Giovanni ribadisce che la vittoria è sicura: Gesù vince il maligno e viene glorificato. Egli è il frumento caduto nel solco della terra che viene trasformato in una spiga carica di frutti. Al di là dell’immagine, Gesù è la fonte della nostra salvezza, Colui che ci ha aperto le porte del Cielo e ci immette nella comunione trinitaria. La sospensione sulla croce diventa un vero innalzamento: Cristo è posto bene in vista, perché tutti possano vedere l’infinito amore con il quale ci ha amati. “Attirerò tutti a me”: la croce diventa un trono dal quale, come una calamita, Cristo ci attira tutti, senza alcuna distinzione. L’“attirare” di Cristo avviene per amore; amore che ha generato schiere di discepoli, di testimoni che hanno dato la vita sul suo esempio, che hanno dato senso al loro esistere.

33. Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. Giovanni ribadisce che la morte di Gesù è conforme alla volontà del Padre che lo vuole glorificare. La croce è lo strumento per far capire agli uomini quanto è grande l’amore di Dio, è lo strumento che glorifica il Figlio di Dio perché, innalzato sul patibolo, possa indicare per sempre la strada per il cielo: la fede in Dio e il suo amore verso di Lui e i fratelli. Come discepoli di Cristo, seguiamo il nostro Maestro e Redentore anche nei momenti difficili e oscuri della prova, della sofferenza, del rifiuto, dell’incomprensione, della malattia, del dolore fisico e morale, certi che Lui ci è accanto. Non fermiamoci mai alla fatica, ma guardiamo il Crocifisso e gridiamo: “Grazie per il tuo immenso amore per me! Se Tu hai dato la vita per me, vuol dire che sono prezioso ai tuoi occhi!”. Nulla e nessuno, allora, ci potranno impedire di compiere la volontà di Dio fino in fondo!

Suor Emanuela Biasiolo

21 marzo. Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie giunge il 21 marzo 2021 alla sua ventiseiesima edizione.

“Il 21 marzo è un momento di riflessione, approfondimento e di incontro, di relazioni vive e di testimonianze attorno ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, persone che hanno subito una grande lacerazione che noi tutti possiamo contribuire a ricucire, costruendo insieme una memoria comune a partire dalle storie di quelle vittime. È una giornata di arrivo e ripartenza per il nostro agire al fine di porre al centro della riflessione collettiva la vittima come persona e il diritto fondamentale e primario alla verità, diritto che appartiene alla persona vittima, ai familiari della stessa, ma anche a noi tutti”. Queste le riflessioni e gli obiettivi del comitato organizzatore ferrarese, costituito da enti e associazioni del territorio, che il vicesindaco Nicola Lodi ha voluto far sue a nome di tutta l’Amministrazione comunale e dei cittadini ferraresi.

Come nel 2020, anche quest’anno la Giornata – riconosciuta ufficialmente dallo Stato, attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017 – e i suoi significati non possono prescindere dalle difficoltà che stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid-19; tuttavia anche quest’anno la voglia di esserci, la capacità di rendersi attivi e prossimi ai familiari delle vittime prevarranno, nonostante la circostanza contingente.

Il contesto che stiamo vivendo non è purtroppo dissimile dal precedente, benché l’orizzonte sia più visibile. C’è bisogno ancora una volta di scelte personali e collettive che limitino la diffusione del virus, che resta molto violento e pericoloso.

Lo slogan: A ricordare e riveder le stelle

“A ricordare…” L’etimologia latina di ricordare ci restituisce un duplice significato: re- indietro, ma anche ‘nuovamente’, e cor cuore. Richiamare nel cuore coloro che hanno perso la vita per mano mafiosa: ‘tornare’ e essere ‘nuovamente’ ricordati per rivivere nella nostra capacità di fare memoria.

“… e riveder le stelle”, citando l’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, a settecento anni dalla sua morte.

Il desiderio di ‘riveder le stelle’ e di uscire dall’inferno della pandemia, dopo un anno di isolamento e distanziamento, è un desiderio forte tra tutti i cittadini. La parola stessa desiderio ci rimanda al cielo: desiderare è avvertire la mancanza di stelle. E le stelle sono anche le persone che ogni giorno si battono per la giustizia sociale e la legalità democratica, fari del nostro operare ed esempi ai quali guardare. A loro dobbiamo quotidianamente volgere il nostro sguardo. Osservare le stelle nel cielo vuol dire avere un panorama sgombro da nuvole, nitido, ciò a cui dobbiamo tendere per superare una fase caratterizzata da offuscamento e confusione.

Il titolo della Giornata vuole dunque essere un inno alla vita, allo sguardo verso un orizzonte migliore da costruire insieme, a partire dalla memoria di chi quella vita ci ha lasciato, come un testimone nelle mani di un corridore che deve vincere la gara più importante, quella per l’affermazione del bene collettivo, del bene comune.

Le iniziative a Ferrara per celebrare la giornata del 21 marzo 2021

Le iniziative ferraresi sono promosse dai Coordinamenti di Ferrara di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e Avviso Pubblico-Enti Locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, in collaborazione con il Tribunale di Ferrara, con il Comune di Ferrara, il Comune di Voghiera, con la sezione ferrarese del Sism, Segretariato italiano studenti medicina, e con la Regione Emilia Romagna.

Alla luce dell’evolversi della situazione della pandemia da Covid-19 e dei provvedimenti in vigore per contenere i contagi, le proposte del 21 marzo 2021 a Ferrara, con senso di responsabilità, cercano un punto di mediazione tra la necessità di non organizzare grandi manifestazioni e assembramenti e il bisogno di vivere un momento di memoria e impegno, in piena sicurezza. Per questo le iniziative in programma si terranno online.

Così Isabella Masina, Coordinatrice Provinciale di Avviso Pubblico: “In questa Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie vogliamo ricordare tutti gli amministratori locali e il personale della Pubblica Amministrazione colpiti dalla violenza mafiosa per aver difeso i principi e i valori della democrazia e della nostra Costituzione. Il miglior modo per ricordare queste donne e questi uomini è dare continuità a quell’impegno che Avviso Pubblico ha iniziato 25 anni fa e che consiste nello stare a fianco e nel sostenere le amministratrici e gli amministratori locali che svolgono progetti e attività tesi a promuovere la cultura della trasparenza, della legalità e della cittadinanza attiva e responsabile. Nel ricordo delle vittime innocenti che celebriamo, dobbiamo solennemente rinnovare la promessa del nostro impegno a rispettare le persone, la Costituzione e le leggi, a svolgere il nostro incarico pro tempore di amministratori pubblici con fedeltà, disciplina e onore nell’interesse esclusivo dell’Italia”.

La ‘stella’ cui vogliamo rivolgerci simbolicamente a Ferrara in questo 21 marzo è Rosario Livatino, che nell’immaginario comune è conosciuto come il ‘giudice ragazzino’, assassinato in un agguato il 21 settembre 1990, a 37 anni, lungo la strada statale Agrigento-Caltanissetta, mentre si stava recando in Tribunale a bordo della sua auto e senza scorta.

Giovanni Paolo II definì il giovane giudice “martire della giustizia e, indirettamente, anche della fede”, ora Francesco ha autorizzato la sua beatificazione. “Coraggioso servitore dello Stato, della giustizia e del bene comune. Testimone di speranza e di vita contro sistemi di potere, di violenza e di morte”, queste le parole di don Luigi Ciotti per descrivere Rosario Livatino alla notizia della conclusione del percorso di beatificazione.

“Abbiamo scelto la figura del Dott. Rosario Livatino – afferma l’avvocato Donato La Muscatella, referente del Coordinamento di Ferrara di Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – non solo perché è giunto da poco a conclusione il processo di beatificazione che ne ha attestato le virtù di fede, ma anche per la sua storia personale, che ha costituito un modello esemplare di credibilità nella responsabilità, di Magistrato pacato e inarrestabile, che senza clamori e anche contro il pregiudizio di qualcuno, legato alla sua giovane età, ha portato avanti il suo lavoro, senza timori né aspettative. Ha tradotto i propri valori in Impegno, quotidiano e silenzioso”. “Alla sua figura – continua La Muscatella – il nostro territorio era peraltro già legato, per la presenza di un ‘luogo di Memoria’: l’aula A del Palazzo di Giustizia, che a lui era stata intitolata nel 2009, proprio in occasione di un precedente 21 marzo”.

Lunedì 22 marzo dalle 18.00 sulla pagina fb del Sism-Ferrara, la salute bene comune, la cui importanza è stata riscoperta da molti proprio con la pandemia che stiamo vivendo, sarà invece al centro di “Ripartiamo dalla cura”, ideato in collaborazione con il Sism Segretariato italiano studenti medicina-Sezione di Ferrara. Con Andrea Panvini (SISM – National Officer on Human Rights and Peace) e Alice Lupato (SISM Ferrara), che hanno contribuito alla redazione, verrà presentato il dossier “InSanità. L’impatto della corruzione sulla nostra salute”, che attraverso documenti istituzionali, dati delle forze dell’Ordine e delle inchieste giudiziarie, e con due focus sulla percezione della corruzione in ambito sanitario, punta ad accendere la luce su alcune delle condotte che maggiormente espongono il mondo dell’assistenza alla salute.

Sempre in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, la biblioteca del Comune di Ferrara per ragazzi Casa Niccolini – alla quale va un sentito ringraziamento da parte dei Coordinamenti territoriali di Ferrara di Libera e Avviso Pubblico – ha appositamente ideato una bibliografia sui temi della legalità, della giustizia e della cittadinanza responsabile e consapevole. Si potrà sfogliare dal 20 marzo sul sito di Casa Niccolini (archibiblio.comune.fe.it/2126/biblioteca-comunale-casa-niccolini), sulla pagina facebook (www.facebook.com/CasaNiccolini) e su Instagram (www.instagram.com/casaniccolinibibliotecaragazzi). I volumi si potranno avere in prestito su prenotazione dei titoli desiderati tramite il sito https://bibliofe.unife.it oppure contattando Casa Niccolini (info.niccolini@comune.fe.it – 0532418231). Da sabato 13 marzo 2021 Casa Niccolini Biblioteca Ragazzi è aperta con appuntamento in questi orari: martedì, giovedì 14.30-18.30; mercoledì 9.00-12.30 e 14.30-18.30.

Alessandro Zangara

“Oh, Lord” di Noa online

Online dal 19 marzo, su tutte le principali piattaforme digitali, in audio e video, il secondo singolo di Noa, tratto dall’album Afterallogy, in uscita il prossimo 30 aprile. Il brano che la cantante interpreta insieme al suo storico chitarrista Gil Dor è Oh, Lord!, su testo di una significativa poetessa e scrittrice israeliana, Leah Goldberg.

“Si tratta di un bellissimo poema che io e Gil abbiamo amato istintivamente – afferma Noa – Un brano davvero originale, non solo nei versi ma nella sua evoluzione narrativa: la poetessa è seduta in un jazz bar e incontra nientemeno che Dio! All’inizio non le sembra diverso dagli altri ma poi resta incredula quando lui si presenta e le dice di essere venuto per chiedere scusa al genere umano, e ha scelto per farlo proprio quel tipo di posto. Gil ha iniziato a comporre questo brano molti anni fa con lo stile di Duke Ellington e si è scelto, per il testo, di interpretarlo in lingua ebraica, perché, in quanto israeliani, siamo generalmente molto fieri dei nostri poeti, e delle nostre poetesse in particolare, e Leah, che ha scritto queste parole negli anni Trenta, riesce tuttora a dimostrare la sua attualità anche ai nostri giorni, comunicandoci l’essenza della sua opera. La bellezza della sua scrittura riesce a interfacciarsi con qualsiasi radice culturale e ci è sembrato interessante farla incontrare in un brano condito di stili e generi musicali differenti trasportandolo nel cuore delle nostre stesse origini linguistiche.”

Maggiori info su: https://www.afterallogy.net/

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Bayadere del nuovo balletto di Toscana aprirà l’Estate Teatrale Veronese

La danza tornerà protagonista indiscussa dell’Estate Teatrale Veronese. Non più in versione Covid, e quindi con assoli o gruppi ristretti di ballerini, ma con il ritorno sul palcoscenico di intere compagnie di danza.

Il prossimo 5 agosto, sul palcoscenico del Teatro Romano, i 12 danzatori del Nuovo Balletto di Toscana, diretti da Cristina Bozzolini, porteranno in scena una versione contemporanea della ‘Bayadere – Il regno delle ombre’. E apriranno così la sezione danza del 73° Festival, rassegna organizzata dal Comune di Verona.

Uno spettacolo carico di suggestioni, grazie alla musica di Ludwing Minkus, alle coreografie di Michele Di Stefano, alle musiche originali di Lorenzo Bianchi Hoesch e ai costumi di Santi Rinciari.

Bayadere – come spiega il coreografo Michele Di Stefano -, è un balletto intriso di esotismo idealizzato, sia nella trama melodrammatica che nell’estetica dell’insieme. Nella tradizione la sua scena più celebre, ‘Il regno delle ombre’, si presenta borderline al limite tra il reale e l’aldilà, dove le ombre che appaiono sono come congelate nella loro tragica condizione e i movimenti che compiono sono rituali. L’atto esprime una visione che esula dal contesto e che apre a un passaggio di puro movimento, astratto e lucido nella sua semplicità formale. Pensato per un ensemble di talenti giovanissimi, questo nuovo ‘regno delle ombre’ così misteriosamente carico di suggestioni, appartiene ai tempi eccezionali che stiamo vivendo, perché fa riferimento a qualcosa di perduto e a qualcosa di possibile allo stesso tempo, qualcosa che riguarda la presenza dei corpi e l’intreccio delle loro traiettorie, in uno spazio che non è più soltanto un aldilà ma è un presente che desidera essere reinventato con delicatezza e passione”.

Dopo la stagione 2020, segnata dalle forti restrizioni antiCovid, inserire nel cartellone estivo spettacoli che vanno nella direzione della normalità vuole essere un segno di speranza – afferma l’assessore alla Cultura Francesca Briani -. Ovviamente staremo alle disposizioni, per cui oggi è ancora difficile dare i dettagli di una programmazione che rischia di subire i cambiamenti dettati dall’andamento della pandemia. Ma vogliamo essere pronti per offrire alla città il meglio di quello che potrà essere messo in scena”.
“Il settore degli spettacoli dal vivo freme per tornare sul palcoscenico, dopo un anno estremamente difficile – conclude il direttore artistico dell’Estate Teatrale Veronese Carlo Mangolini -, e noi vogliamo che proprio da Verona si riaccendano i riflettori del teatro, della musica e della danza. L’anno scorso abbiamo proposto tutti assoli o coreografie con un numero limitato di ballerini, quest’anno speriamo davvero di riportare al Romano le grandi compagnie nazionali. La programmazione c’è, ora l’auspicio è che la pandemia ci permetta la messa in scena”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

La Gran Guardia lilla


Un colore, il lilla, per accendere l’attenzione sui disturbi del comportamento alimentare. Ieri sera la Gran Guardia si è illuminata delle sfumature del viola per aderire alla decima ‘Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla’. Un giorno, il 15 marzo, dedicato a sensibilizzare e informare la cittadinanza, ma soprattutto a far conoscere le diverse patologie che colpiscono in maniera particolare i giovani. L’obiettivo dell’iniziativa è accrescere la capacità di riconoscere queste malattie tra i ragazzi, tra i genitori, così come tra gli operatori sanitari. E supportare tutti coloro che soffrono di anoressia, bulimia, binge eating e le loro famiglie.

Ogni volta che illuminiamo i nostri palazzi e monumenti, sposando una causa, diamo un messaggio al resto mondo, affinché si parli e si accendano i riflettori sulle problematiche che affliggono tanti nostri concittadini -ha detto il sindaco-. È un segnale che le Istituzioni devono lanciare, per far sì che aumenti l’informazione e la consapevolezza, il tutto a supporto delle persone che soffrono, in particolare di questi disturbi del comportamento alimentare che colpiscono tanti giovanissimi. Anche in questo momento, nonostante la pandemia, non si deve abbassare la guardia sulle altre patologie”.

Come asserisce l’Associazione “in Italia tali malattie colpiscono più di tre milioni e mezzo di persone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha considerato i disturbi del comportamento alimentare la seconda causa di morte per gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali. La disinformazione generalizzata, insieme ai pregiudizi su queste malattie, nonché la carenza di strutture specialistiche in tutto il territorio nazionale, comporta, nella maggior parte dei casi, che il percorso di cura venga intrapreso con notevole ritardo e con un pericoloso aggravarsi della malattia”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Il mio corpo è la mia casa

Presso lo Spazio e Movimento di Marilena Pitturru a Cagliari (via Napoli, 80) è aperta al pubblico “Il mio corpo è la mia casa”, group show al femminile a cura di Ivana Salis.

Una mostra d’arte contemporanea con le donne e per le donne. Nei primi mesi del 2020 nasceva da un’idea di Mara Damiani, artista e graphic designer, la voglia di essere presenti con il proprio linguaggio artistico in uno spazio che ogni giorno è al fianco di migliaia di donne: Il Centro Donna dell’Ospedale Binaghi. L’occasione era quella della Giornata internazionale della Donna, che si celebra ogni anno l’8 marzo. La mostra coinvolgeva come curatrice Ivana Salis, storica dell’arte e presidente dell’associazione culturale Asteras. Le artiste invitate erano Pietrina Atzori, Roberta Congiu, Mara Damiani, Marilena Pitturru, Laura Saddi, Rosaria Straffalaci. Invece, proprio a marzo del 2020 il Covid 19 precipitava il mondo intero dentro una pandemia che perdura tutt’oggi e la mostra veniva sospesa. A distanza di un anno la Sardegna si trova ad essere zona bianca e la mostra prevista all’Ospedale Binaghi (oggi ospedale Covid) si sposta allo Spazio e Movimento, che riprende così la sua attività espositiva dedicata alla ricerca artistica contemporanea al femminile.

La mostra presenta 24 opere inedite realizzate con diverse tecniche: assemblaggio di materiali di recupero, pittura e collage su tavola, disegno, frottage e acquerello e stampa su carta, lavorazione all’uncinetto. Ogni artista si è espressa col proprio linguaggio mediale sulla funzione e percezione del corpo, sentito metaforicamente come casa, luogo dell’essere libero nella sua specifica condizione femminile. Ad innescare la riflessione delle artiste una frase di Marina Abramovic riportata dalla curatrice: “[…] il corpo è una casa”, sede ricevente dell’istinto, che deve trasformarsi, con una serie di passaggi del pensiero, in consapevolezza, e avere un luogo pronto ad accoglierlo. Questo corpo deve essere preparato e curato alla ricezione, solo così potrà essere “casa”.”

Nel periodo di apertura della mostra sono previsti degli eventi allo Spazio e Movimento: sarà organizzato un incontro in diretta streaming con la psicologa Anna Pes sul tema “Il mio corpo è la mia casa” e diversi incontri con le artiste.

Le modalità di fruizione della mostra sono regolamentate dalle misure legislative previste dall’emergenza sanitaria, pertanto l’ingresso sarà contingentato col numero massimo di 6 persone alla volta. Giorni e orari d’apertura, fino all’11 aprile: giovedì-venerdì-sabato ore 18.30-20.30. Gli altri giorni la mostra è visitabile su appuntamento.

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Dante nell’arte dell’Ottocento. Un’esposizione degli Uffizi a Ravenna

Non ci sono notizie sicure sulla data dell’arrivo di Dante a Ravenna, ma è noto che, dopo il soggiorno a Verona, alla corte di Cangrande della Scala, Dante accettò l’invito del signore di Ravenna, Guido Novello da Polenta, che accolse il poeta con gli onori che meritava, offrendogli la possibilità di coltivare i suoi studi e di terminare la stesura della Commedia. È probabile che avessero accompagnato il poeta la figlia Antonia, poi monaca con il nome di suor Beatrice nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi, e i figli Pietro e Jacopo. La memoria di Dante a Ravenna si conserva in particolare nella zona del Silenzio che comprende la Tomba del poeta, il Quadrarco di Braccioforte, la chiesa di San Francesco e il complesso conventuale francescano; tracce della Ravenna trecentesca, dove Dante trascorse i suoi ultimi anni, sono ancora visibili anche in altri luoghi: le case dei Da Polenta e quella dei Traversari, famiglie ricordate dal poeta nella Commedia; la pineta nei pressi della città, citata nella descrizione del Paradiso terrestre, nel canto XXVII del Purgatorio; infine i monumenti tardoantichi che ospitano i mosaici, la cui luce pare riflettersi anche in certi passi danteschi, dal ricordo di Giustiniano (Paradiso, canto VI, 10-12) alla mistica visione nel Paradiso (Paradiso, canto XXXIII, 142-145). Nel 1321, impegnato per conto di Guido Novello in un’ambasceria a Venezia, contrasse durante il viaggio la gravissima febbre che gli fu fatale: costretto a tornare a Ravenna, morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre.
n occasione del Settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla cultura e il MAR- Museo d’Arte della città, presentano il progetto espositivo “Dante nell’arte dell’Ottocento. Dagli Uffizi Annibale Gatti, un capolavoro della pittura tardo romanica”.
Il progetto nasce da una stretta collaborazione tra il Comune di Ravenna e le Gallerie degli Uffizi, definita con un protocollo di intesa che, nell’ambito di una collaborazione pluriennale, che prevede prestigiosi prestiti per la mostra “Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio” e un nucleo di opere ottocentesche dedicate alla figura di Dante Alighieri, da esporre a Ravenna in deposito a lungo periodo, come parte integrante del progetto Casa Dante. Inoltre ogni anno, in concomitanza con l’annuale cerimonia del dono dell’olio da parte della città di Firenze, gli Uffizi presteranno alla città di Ravenna un’opera a tema dantesco.
Antichi Chiostri Francescani, via Dante Alighieri 2/A, Ravenna. Ingresso libero.
La mostra, per le disposizioni antiCovid, è momentaneamente chiusa. Si invitano i lettori a programmarne la visita, informandosi sui siti istituzionali sulle date e gli orari delle prossime aperture.

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