“L’ora di ricevimento” per la regia di Placido al Sociale di Brescia

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“L’ora di ricevimento”, di Stefano Massini, prodotta dal Teatro Stabile dell’Umbria, è una divertente commedia ambientata in Francia diretta da Michele Placido e interpretata da Fabrizio Bentivoglio, con la partecipazione di Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti. Una voce cantante di Federica Vincenti, musiche originali di Luca D’Alberto, costumi di Andrea Cavalletto e scene di Marco Rossi. Bentivoglio è il professor Ardeche, insegnante di Lettere in una scuola della banlieue Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa. Il professore accoglie gli spettatori nella sua aula, umidiccia, un po’ ammuffita e sempre uguale, anno dopo anno, con una porta, una finestra, due file di neon sulla testa, la cattedra e i banchi per i suoi tredici allievi. Nessuno ha un cognome locale, tutti sono immigrati, la nuova generazione della nuova umanità mondiale, esempio della mescolanza della buona globalizzazione.

michele-placidoIl professore, nel suo monologo iniziale, si dimostra subito come professionista da anni, della scuola di insegnanti classica che ancora non ha acquisito le novità scolastiche e che, dunque, etichetta i suoi allievi. Dà a ciascuno un appellativo che non può non piacere alla platea e ai molti insegnanti e studenti presenti in sala, che ridono di scene già viste e spesso usuali nella scuola dell’obbligo. Ardeche insegna in una scuola media, di primo grado; i suoi allievi hanno circa undici anni, ma di loro sono già evidenti i segni della futura età adulta. C’è il missionario, il ragazzo sempre in fuga, quello incantato dalla finestra, insomma, ognuno con il proprio mondo che non si lascia scalfire da ciò che avviene in classe. Tanti soggetti insieme che, però, sono soli e tali restano, sia durante la lezione che dopo. A scuola i soliti eventi: il vetro infranto da una pallonata, le risate, le burle del mondo degli adulti. Il professore che sogna i problemi perché, in fondo, è terrorizzato da ciò che può succedere, originato da quel micro-macrocosmo che sono gli studenti, uno ad uno. E poi, la fatidica ora del ricevimento. L’incontro con le famiglie. La ricerca, ancora malgrado le disillusioni, di avere un interlocutore con cui discutere del bene dei bambini. Invece…

I genitori che vanno a scuola se la prendono con l’insegnante, portandosi appresso i propri vizi e scarse virtù. Gente che pensa le sia tutto dovuto dal mondo circostante, indipendentemente da dove venga, e che cerca scappatoie che la faccia per un momento sentire meno frustrata, meno numero in una società di numeri.

La commedia, molto divertente e nella quale è facile immedesimarsi, ritrae uno spaccato contemporaneo che va oltre il teatro e oltre la scuola, sottolinea, con l’ottima regia, le problematiche che devono necessariamente essere affrontate, se si vuole una società nel vero senso della parola. E che parte dalla scuola. Una scuola frustrante per tutti, perché non viene posta al centro di una strategia di progettazione del futuro, pertanto, appunto, discarica di tutti i problemi sociali, risolti e irrisolti. Chi vuole saperla più lunga del professore, l’insegnante che non ce la fa più e si lascia sopraffare da un manipolo di discoli; la madre che cerca una via d’uscita attraverso la figlia al proprio tunnel; il padre che cerca di vantare un’appartenenza culturale o religiosa, senza immaginare di avere di fronte persone come lui, che parlano la sua stessa lingua o la capiscono e che, quindi, non lo possono fare sentire diverso. E appunto, e questo è interessante, quella diversità che viene sbandierata e messa in primo piano per cercare di essere di più e meglio degli altri, sempre facile e comodo, molto di più di studiare per emergere in se stessi. Alla fine tanti interrogativi su dove, e soprattutto come, stiamo andando, ma anche una spassosa serata all’insegna del divertimento, perché niente meglio della risata ci può fare sentire più normali, ci può far prendere meno sul serio e ci può fare ricordare che chiunque non sia capace di ridere di se stesso e voglia cancellare l’ironia dal mondo, non è ancora cresciuto abbastanza.

Da vedere.

(foto U.S. CTB)

Alessia Biasiolo

One thought on ““L’ora di ricevimento” per la regia di Placido al Sociale di Brescia

  1. WILLEM ha detto:

    Sono d’accordo con la giornalista su tutto, Lo spettacolo è da vedere, da commentare e non ultimo da riflettere sui contenuti, poiché sono uno spaccato della scuola media inferiore in su..Perché i ragazzi non crescono da soli , un po’ per pigrizia o per comodità. se non ci sono gli insegnanti che gli propongono come è la vita, o i genitori che scaricano sulla scuola i loro problemi irrisolti- Purtroppo si ride su questo modo di “scaricabarile” ma è meglio superare questo momento con una risata, che probabilmente ci aiuta a risolvere questo problema comune,più che a drammatizzarlo. Bella la regia, ottimi gli attori.
    WILLEM

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