Pena di morte: voto ONU a favore dell’abolizione

Un numero record di stati membri delle Nazioni Unite ha votato, il 17 dicembre, a favore della risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte.
Dei 193 stati membri delle Nazioni Unite, 121 hanno votato a favore della settima risoluzione presentata dal Brasile e sponsorizzata da 83 stati alla sessione plenaria dell’Assemblea generale a New York; 35 hanno votato contro e 32 si sono astenuti.
Nel dicembre 2016 i voti a favore erano stati 117. Per la prima volta Dominica, Libia, Malaysia e Pakistan hanno votato a favore, mentre Antigua e Barbuda, Guyana e Sud Sudan sono passati dal voto contrario all’astensione.
Guinea Equatoriale, Gambia, Mauritius, Niger e Ruanda hanno ripreso la loro posizione abolizionista, a differenza di quanto fatto nel 2016. Nauru è passata dal voto favorevole al voto contrario, Bahrein e Zimbabwe dall’astensione al voto contrario e Congo e Guinea dal voto a favore all’astensione.
“Il fatto che un numero record abbia votato in favore della fine delle esecuzioni mostra che l’abolizione globale della pena di morte sta diventando un’inevitabile realtà. Un mondo libero dalla pena di morte è più vicino che mai”, ha dichiarato Chiara Sangiorgio, esperta sulla pena di morte di Amnesty International.
“Questo voto significa che un numero sempre maggiore di paesi vuole intraprendere passi per porre fine una volta per tutte a questa punizione crudele, inumana e degradante”, ha aggiunto Sangiorgio.
“Il voto mostra anche il crescente isolamento dei 35 stati che hanno votato contro la risoluzione. Gli stati che ancora mantengono in vigore la pena capitale dovrebbero istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni, quale primo passo verso l’abolizione”, ha concluso Sangiorgio.
Nel 1945, anno di fondazione delle Nazioni Unite, solo otto degli allora 51 stati membri avevano abolito la pena di morte. Nel 2017 le esecuzioni hanno avuto luogo in soli 22 stati membri, l’11 per cento del totale.

Amnesty International Italia

 

Film e lezione di cinema per il centenario di Rosa Luxenburg

Lunedì 21 gennaio, alle ore 16.00, in occasione dei 100 anni dell’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico promuove un’iniziativa che al suo centro prevede la proiezione del film Rosa Luxemburg di Margarethe von Trotta e una “lezione di cinema” nella quale la regista parlerà della sua opera insieme al Prof. Pietro Montani. L’iniziativa è realizzata con la collaborazione e il sostegno del Centro Sperimentale di Cinematografia, Goethe Institut, Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté e Casa del Cinema. Ad introdurre la serata saranno proprio Vincenzo Vita, presidente della Fondazione AAMOD e Felice Laudadio, presidente della fondazione CSC.

Il pluripremiato film di Margarethe von Trotta è un ritratto della coraggiosa rivoluzionaria, attivista politica, filosofa, esempio tuttora di un socialismo dal volto umano e icona del movimento operaio  internazionale e antimilitarista.
La ricerca di Rosa Luxemburg per la von Trotta è stata la scoperta di una donna per la quale non c’era stato mai un tempo né uno spazio. Una donna poco amata, sia dal suo partito, la socialdemocrazia tedesca, sia dall’Internazionale, accusata di aver precipitato per avventurismo il fallimento della rivoluzione tedesca. Una donna di cui l’ultimo degli interessi fu la nazionalità e il primo la lotta contro la burocrazia, il potere, la guerra.

“Ci sono due  tipi di film per me – dichiara Margarethe von Trotta – quelli che vengono dall’interno e sono un viaggio nell’inconscio, e quelli che guardano al  mondo, come è il caso di Rosa Luxemburg che era una rivoluzionaria radicale, non sopportava di vedere sangue e ha lottato per tutta una vita contro la guerra, con il sogno di poter creare una società migliore. Per il mio lavoro cinematografico è fondamentale comprendere che significa  confrontarsi  con la realtà, qualunque essa sia, e concepire trame in cui gli spettatori possano identificarsi con le situazioni e con i personaggi. Ma il personaggio ritratto dalla regista in questa opera, peraltro recentemente restaurata e ripresentata a Berlino proprio pochi giorni fa, va aldilà di un messaggio politico e ideologico preciso:  “Non faccio film per politica o per comunicare un mio preciso messaggio politico – continua  von Trotta – benché la politica interessi ed influenzi spesso anche la vita dei miei personaggi.
ROSA LUXEMBURG nasce nel 1871 in Polonia, ebrea della Galizia. Nel 1898 sposa un tedesco per ottenere la cittadinanza, con l’obiettivo di militare nel Partito Socialdemocratico  Tedesco (SPD), allora il più grande in Europa. Per lei è la scelta giusta, al fine di realizzare il sogno di una rivoluzione.
Nel 1914, con l’avvento della Prima Guerra Mondiale, Rosa avvia una campagna, con comizi e manifestazioni di  massa, contro il coinvolgimento della Germania nel conflitto e a favore della pace. Ma si vede tradita dai suoi stessi compagni che sposano il Nazionalismo a favore della  Guerra.
Per impedirle di continuare di lottare contro il Militarismo e per l’internazionalismo pacifista, Rosa, accusata di disfattismo, subisce vari periodi di detenzione in diverse prigioni fino al 1918. Neanche un anno dopo, partecipa alla rivolta operaia, ma viene brutalmente massacrata dai soldati inviati dal governo socialdemocratico a soffocare tale insurrezione.

Casa del Cinema

Largo Marcello Mastroianni 1 – Roma

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

 

Un anno di volo libero e parapendio

Winter Cup a Niscemi

Il volo libero in parapendio e deltaplano si appresta ad affrontare l’anno nuovo con tutte le carte in regola per i migliori successi.

A cavallo tra la fine del 2018 e la Befana 2019 si è volata la prima edizione della Winter Cup Sicilia che ha coinvolto tutte le realtà di volo libero dell’isola. Ben 70 piloti di parapendio provenienti da tutta Italia e dall’estero hanno levato le loro vele dal letargo invernale, un indiscusso successo di partecipazione. Non hanno intaccato il generale entusiasmo le difficoltà con le quali gli organizzatori hanno dovuto fare i conti a partire dalla meteo non eccellente a dispetto delle aspettative.

Alla fine hanno trovato il sito giusto per due voli: Niscemi in provincia di Caltanissetta. Dal decollo Belvedere, una terrazza panoramica a 322 metri d’altitudine con una magnifica vista sulla piana di Gela, la moltitudine di parapendio colorati si è alzata in cielo percorrendo tragitti ragguardevoli per la stagione invernale prima di toccare terra.

Al termine sono state stilate tre classifiche: “open” con vittoria di Marco Busetta, geologo di Paternò, seguito da Alfio Ragaglia di Giarre e da Federico Brown Manzone di Pedara, tutti piloti del catanese. A pari merito con Brown Manzone un ragusano trapiantato a Bologna, Alberto Vitale, pilota come Busetta del team azzurro. Nella categoria “serial” vittoria del palermitano Ciro Spataro, seguito dai catanesi Nicola Scorza e Francesco Formica. Altri due palermitani nella categoria “sport”: primo Walter Lo Giudice e terzo Alessandro De Vivo. In mezzo a loro, mosca bianca tra tanti siciliani, Flavio Perona di Torino.

Il grande successo dell’evento ha gettato le basi per la nascita di un nuovo progetto: il Campionato Regionale Siciliano (CReSi), patrocinato dalla FIVL come la Winter Cup.

Una pagina importante per il volo in deltaplano si aprirà in Friuli tra il 12 e il 27 luglio dove l’Italia ospiterà la XXXII edizione dei Campionati del Mondo di deltaplano con base a Tolmezzo (Udine). Per la prima volta l’evento non si svolgerà in una singola nazione, ma le gare si estenderanno ai cieli delle vicine Austria e Slovenia. L’organizzazione, a cura di Aero Club Lega Piloti e Flyve sta lavorando a pieno regime per garantire il massimo successo alla competizione. Invece attendono al successo agonistico i piloti del team azzurro di deltaplano nove volte campione del mondo e quattro campione d’Europa.

Subito dopo dal 5 al 18 agosto la squadra nazionale di parapendio, vice campione d’Europa in carica, volerà a Kruscevo in Macedonia, sito che la federazione internazionale ha scelto per la disputa della 16.a edizione dei Campionati del Mondo di questa specialità. Il CT della squadra, il milanese Alberto Castagna, è già al lavoro per scegliere i componenti del team in base ai risultati delle gare previste dal calendario ufficiale dell’Aero Club Lega Piloti.

Gustavo Vitali (anche per la fotografia)

 

Il lago dei cigni al Teatro Carlo Felice di Genova

 Venerdì 11 gennaio, alle ore 15.30 (G) e alle ore 20.00 (A), al Teatro Carlo Felice, va in scena il celebre balletto Il lago dei cigni, il secondo titolo del ciclo Čajkovskij realizzato con il sostegno di Crédit Agricole, al quale seguirà il 31 gennaio 2019, La bella addormentata – balletto sul ghiaccio di San Pietroburgo.

Protagonista, nuovamente il Balletto del Teatro Astana Opera, con la Direzione Artistica di Altynai Asylmuratova, ex prima ballerina del Balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, grandissima étoile che è stata massima interprete di tutti i principali titoli del balletto classico.

Il lago dei cigni non è semplicemente un balletto classico: è il balletto classico per antonomasia. Incompreso al debutto (Teatro Bolshoi, 1877), è diventato, col tempo, l’emblema della danza sulle punte in tutù bianco. Al punto che la donna-cigno, con i suoi movimenti eleganti, flessuosi ed eterei è ormai l’icona stessa della ballerina classica.

Le origini della vicenda risalgono ad antichi racconti popolari russi e tedeschi incentrati sul mito della donna-animale, un genere molto amato nel romanticismo; e l’intreccio è ricco di risvolti psicoanalitici ancora attuali, come il conflitto tra Odette e Odile, il cigno bianco e il cigno nero, due metà della stessa figura “doppia”. Čajkovskij, uomo lacerato, non meno della principessa protagonista, nella musica del Lago mise tutto se stesso, trasfigurando in note i propri tormenti interiori, a cominciare dal famoso Leitmotiv, pieno di pathos, tragico e fatale.

Il Balletto del Teatro Astana Opera, nel proporre Il lago dei cigni al Teatro Carlo Felice, ha scelto la versione di Marius Petipa e Lev Ivanov del 1895, rivisitata da Altynai Asylmuratova: tra le tante che si sono succedute dall’800 a oggi, quella storicamente più importante, nonché la più durevole.

La direzione dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice è affidata ad un artista di rilievo, Arman Urasgaliyev, che si alternerà con Abzal Mukhitdinov, entrambi applauditi recentemente nella direzione de Lo schiaccianoci.

Le scene sono state realizzate da Ezio Frigerio, i costumi creati da Franca Squarciapino e le luci sono firmate da Virginio Cheli.

 

Marina Chiappa (anche per la foto)

Lise de la Salle debutta a Roma con “Bach Unlimited”

Lise de la Salle ©Stephane Gallois 2017

Martedì 15 gennaio alle 20.30 nell’Aula Magna dell’Università “Sapienza” (ingresso alla Città Universitaria da Piazzale Aldo Moro 5) si svolgerà il primo concerto della IUC per il 2019, che sarà l’occasione del debutto a Roma della trentenne francese Lise de la Salle, unanimemente considerata una delle più interessanti pianiste emergenti: ha fatto sensazione due anni fa il suo debutto a Londra – con la London Symphony Orchestra diretta da Antonio Pappano – che, dopo i primi successi in patria, segnò la sua affermazione anche in campo internazionale. Il Washington Post ha scritto di lei: “Per gran parte del concerto, il pubblico ha dovuto ricordarsi di respirare […] L’euforia non si è placata un secondo finché le sue mani non si sono staccate dalla tastiera”.

Ora Lise de la Salle suona regolarmente con molte prestigiose orchestre in tutto il mondo, quali Chicago Symphony, Los Angeles Philharmonic, London Symphony, Deutsches Symphonie-Orchester, Orchestre National de France, Filarmonica della Scala, Orchestre National de Belgique, Filarmonica di San Pietroburgo, Tokyo NHK Symphony, collaborando con direttori quali Fabio Luisi, James Conlon, Antonio Pappano e Semyon Bychkov.

Ha inciso vari dischi: al suo cd dedicato a Liszt nel 2011 è stato attribuito il “Diapason d’Or”, oltre ad essere “Editor’s Choice” su Gramophone.

Questo concerto è intitolato “Bach unlimited”, come il suo più recente cd, in cui Lise de la Salle alterna Bach in versione originale a musiche dei secoli successive ispirate a Bach.

Inizia con il celebre “Concerto italiano” di Bach: il video in cui lo suona in un giardino ha ottenuto un altissimo indice di gradimento su youtube. Ci sono poi gli omaggi a Bach di due dei maggiori compositori francesi del Novecento: Albert Roussel, che ha scritto un “Preludio e Fuga” inconfondibilmente bachiano nel titolo ma con armonie e timbri assolutamente novecenteschi, e Francis Poulenc, che ha sorprendentemente dedicato a Bach un valzer, una brevisisma “Valse-improvisation”.

Un altro gruppo di composizioni in programma è costituito da musiche di Bach trascritte da tre grandi compositori-pianisti del passato, Franz Liszt, Ferruccio Busoni e Wilhelm Kempff. Liszt è presente nel programma sia con una propria composizione originale ispirata a Bach, la “Fantasia e Fuga sul tema BACH”, sia con una sua trascrizione pianistica di una composizione per organo di Bach, il “Preludio e Fuga BWV 543”. Di Wilhelm Kempf, che tutti ricordano come uno dei più grandi pianisti tedeschi del Novecento e che ora viene riscoperto anche come compositore di grande spessore, Lise de la Salle eseguirà la trascrizione del celebre “Siciliano” dalla Sonata per flauto e clavicembalo BWV 1031. Ma di gran lunga la più nota di questo gruppo di trascrizioni è quella della “Ciaccona”, opera di Ferruccio Busoni, una delle più geniali creazioni pianistiche del periodo tra fine Ottocento e inizio Novecento, considerata ormai un classico..

Intersecano queste musiche di e da Bach, tre brani in prima italiana del trentenne francese Thomas Enhco: “Chant nocturne” (Canto notturno), “La question de l’ange (La domanda dell’angelo) e “L’aube nous verra” (L’alba ci vedrà). Encho si muove ai confini tra classica e jazz, componendo musica che appartiene ora all’uno ora all’altro campo ma ancora più spesso mescolando questi due mondi. Sulla cresta dell’onda sia come compositore che come pianista, ha vinto nel 2017 il Grand Prix dell’Osaka International Chamber Music Competition ed è tra i giovani musicisti francesi da seguire con maggiore attenzione.

 

Mauro Mariani (anche per la foto di Stephane Gallois)

“L’Amore Malato”: una mostra contro la violenza di genere a Ferrara

Sabato 12 gennaio 2019 alle 11, nel salone d’Onore della residenza comunale di Ferrara (piazza del Municipio 2), si terrà l’inaugurazione della mostra “L’Amore Malato”, opere contro la violenza di genere dell’artista padovano Gino Tonello che resteranno esposte al pubblico fino all’1 febbraio 2019 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18).

L’iniziativa espositiva è organizzata dal Comune di Ferrara in collaborazione con il Centro Donna Giustizia di Ferrara.

La mostra dell’artista padovano Gino Tonello è giunta alla sua terza esposizione. È il frutto di un ampio progetto dedicato al tema della violenza di genere, al quale l’artista sta lavorando ormai da diverso tempo e che continuerà nei prossimi anni.

La decisione di trattare questa tematica, nasce dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a un fenomeno, tra cui quello del cosiddetto femminicidio, di dimensioni impressionanti.

I soggetti di Tonello sono composizioni complesse di oggetti, figure e ambienti di rilevante contemporaneità, con inserzioni e modificazione dei supporti. La tela viene rielaborata, tagliata e strappata e successivamente ricomposta in maniera magistrale evidenziando così una tridimensionalità. Le figure appaiono immerse in scenografiche costruzioni e attorniate da una ricca materia. Preferisce simbologie legate alla società contemporanea e non disdegna affrontare direttamente le problematiche connesse alla valorizzazione delle sue iconografie. Le tecniche predilette: olio, paste acriliche, smalti, ossidi e pigmenti.

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia dell’opera)

 

Sotto il cielo d’Egitto

In occasione della mostra dedicata al “Riposo durante la fuga in Egitto” di Francesco Hayez, il museo del Buonconsiglio di Trento propone quattro speciali appuntamenti, condotti da storici dell’arte che presentano temi appassionanti e conversano con il pubblico. Ingresso libero.

Programma

martedì 15 gennaio 2019 I ore 17.00

Simone Consolati, collezionista di antichi e di contemporanei

Committente del capolavoro ritrovato di Francesco Hayez, il nobiluomo Simone Consolati era un raffinato cultore delle belle arti, che si rivela solo ora nelle sue molte sfaccettature di conoscitore, collezionista, bibliofilo e mecenate, nonché di custode delle antiche memorie culturali della sua città.

Emanuela Rollandini

martedì 22 gennaio 2019 I ore 17.00

Francesco Hayez nella collezione di Andrea Maffei

Nel suo palazzo a Riva del Garda Andrea Maffei si era circondato di una collezione di opere d’arte, che comprendeva capolavori di Francesco Hayez. Il sodalizio intellettuale e l’amicizia fra poeta e pittore intreccia temi storici, allegorie e ritrattistica negli anni in cui maturano a Milano le istanze risorgimentali.

Marina Botteri

martedì 29 gennaio 2019 I ore 17.00

Venere che scherza con due colombe: il capolavoro di Hayez tra mito e realtà storica

Ideale figura mitologica o “schifosa donna del volgo”? Il più celebre pittore dell’epoca, una seducente ballerina e un collezionista trentino innamorato? A questi ed altri interrogativi rispondono, in un dialogo coinvolgente, le voci esperte dei due relatori.

Alessandra Tiddia e Roberto Pancheri

martedì 5 febbraio 2019 I ore 17.00

Magistrati e pittori: i trentini a Milano in età romantica 

I giovani pittori trentini che frequentano l’Accademia di Brera negli anni della dominazione austriaca, trovano nella pittura di Francesco Hayez impareggiabili modelli di studio e nel circolo dei funzionari trentini l’indispensabile sostegno di mecenati colti e sensibili.

Salvatore Ferrari

Info

Servizi educativi del Museo | tel.0461492811 I education@buonconsiglio.it

 

 

7 uomini a mollo

Film divertente, commedia classica un po’ dissacrante, un po’ commovente, molto da ridere. In cui si riassume la società odierna. Si ritrovano uomini che ricordano immediatamente i fasti di “Full monty”, ma in chiave francese. Stavolta la carica vera la dà una donna che “Vi trasformerò in atleti, femminucce lagnose”, dalla sua sedia a rotelle smuove i chili di troppo di maschietti che si preoccupano delle ciabattine infradito, o della colonna sonora “Candle in the wind” con movenze ridicole. Il protagonista immediato è Bertrand, disoccupato e depresso, che non trova motivo per continuare a vivere se non l’amore indiscusso di sua moglie (“È mio marito: sono fiera di lui”) che, malgrado due anni di fatiche, non smette di credere in lui e nelle sue potenzialità. Neanche quando la mettono sull’avviso perché “non sai cosa fa tuo marito”.

E il marito che fa? Decide, primo vero interesse nel buio depressionario, di lasciarsi incuriosire da una squadra di nuoto sincronizzato maschile che poi diventa, niente popò di meno, la nazionale. Le solite problematiche già viste nel meraviglioso film britannico. Chili di troppo, pancetta, capelli lunghi di qua e calvizie di là, timore di essere derisi. Abbiamo il bel gruppo di Mathieu Amalric, Guillaume Canet, Jean-Hugues Anglade, Benoît Poelvoorde, Philippe Katerine allenati da un’alcolista in cura (Virgine Efira) e poi appunto da un’ex atleta, ora paraplegica, Leïla Bekti. Diretti da Gilles Lellouche.

Quella stronza ci ucciderà”, pensano i poveri nuotatori durante gli allenamenti, ma ovviamente non possono che sottomettersi agli ordini, impartiti a suon di frustino, perché non si possono ribellare ad una persona determinata pur se “su ruote”. Fino a quando non prende il sopravvento l’istinto e la buttano in piscina, carrozzina e tutto. E lei si vendica, naturalmente. Come al solito in gruppo escono vizi e virtù: la coppia perfetta scoppia perché il capofamiglia è isterico, e ne ha ben motivo. Un motivo non sufficiente e non bastante a chi segue l’amica che sa in difficoltà, a chi capisce i problemi perché li vive, a chi trova comunque in se stesso la forza che pensava di non avere. Un film equilibrato, spassoso, anche quando si indagano, con grande sensibilità, i rapporti padre-figlia da genitori separati e si creano, con la regia cinematografica, gli stessi fili sottili che sanno legare le persone, anche le più impensate e impensabili, anche quando meno uno se lo aspetta, nella vita reale. Un bel film perché, al di là dello spunto ad effetto, racconta la vita come capita a ciascuno di noi. E sa insegnare a riderne.

Alessia Biasiolo

Tesori ritrovati. Restauri per Gubbio al tempo di Giotto

 

Gubbio, Museo Civico, Maestro Espressionista di Santa Chiara (Palmerino di Guido?) e collaboratore (attribuito), Polittico con Madonna con Bambino e Santi ,

dopo il restauro

La grande mostra “Gubbio al tempo di Giotto” si è chiusa con successo, con importanti riscontri di critica e con più di 26.000 visitatori. Pubblico interessato e specialisti hanno potuto apprezzare il racconto proposto, volutamente decentrato su tre sedi eugubine, scelte non casualmente, ma perché rappresentative dei centri del potere medioevale, i più antichi palazzi civici e la sede vescovile, sfere influenti e determinanti sulla vita politica, civile, spirituale e artistica della Gubbio al tempo di Giotto.

Proprio grazie alla collaborazione tra Comune di Gubbio, Diocesi Eugubina, Polo Museale dell’Umbria e sotto la sorveglianza della Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio dell’Umbria, l’evento ha per altro restituito alla comunità una serie di opere restaurate che a conti fatti rappresentano il nucleo più consistente dell’intero patrimonio museale cittadino d’epoca medioevale. Si aggiunga, inoltre, che precedenti interventi sono stati verificati e rimessi a punto con aggiustamenti anche minimi, ma tutti funzionali alla leggibilità dell’opera e alla sua capacità di riferire dati ed elementi in un contesto di confronti e paragoni quale è stato, per l’appunto, “Gubbio al tempo di Giotto”.

La valenza storico-artistica di quest’ultima impegnativa operazione e il patrimonio di conoscenze maturato hanno dato vita alla mostra Tesori ritrovati. Restauri per Gubbio al tempo di Giotto, presso la Sala dell’Arengo di Palazzo dei Consoli fino al 1 maggio 2019 proprio dedicato ai restauri e ai recuperi e quindi ai confronti possibili tra opere e maestri, tra materiali e tecniche esecutive, tra forme e funzioni del prodotto artistico in un percorso che si dipana tra XIII e XIV secolo, nell’età d’oro di Gubbio e del suo vasto contado.

Gubbio, Museo Civico, “Guiduccio Palmerucci”, Madonna con il Bambino, dopo il restauro

Saranno esposte molte delle opere recentemente restaurate: come le due grandi croci dipinte del Museo Civico di Gubbio, le opere del Maestro della Croce di Gubbio, del Maestro espressionista di Santa Chiara, di Pietro Lorenzetti, del cosiddetto “Guiducci Palmerucci” e di Mello da Gubbio.

Quanto conservato e a disposizione, infatti, permette di ragionare su molti argomenti, ma soprattutto consente di rileggere l’evoluzione dell’arte eugubina tra Duecento e Trecento in rapporto con i grandi centri artistici del tempo. Prima di tutto con Assisi, vero e proprio cratere sismico da cui si propagano impulsi di cultura figurativa la cui intensità registriamo, prima che altrove, proprio a Gubbio. Nella terra del miniatore Oderisi, “l’onor d’Agobbio” che Dante incontra e celebra nel Purgatorio, le invenzioni assisiati di Cimabue, dei pittori romani e di Giotto sono immediatamente recepite e suscitano reazioni, sollecitano aggiornamenti, incoraggiano interpretazioni e pure tentativi di resistenza. E quando da Assisi parte un nuovo impulso, in seguito all’arrivo delle avanguardie, dei senesi Pietro Lorenzetti e Simone Martini, la pittura eugubina si riorienta immediatamente, dimostrando ancora una volta di sapersi confrontare con il nuovo. Si apre allora un lungo dialogo con Siena, lo stesso che determina una nuova stagione artistica, ricca, complessa, prolifica, che avrà ripercussioni non solo nella città dentro le mura, ma in tutto lo sconfinato territorio comunale e oltre, dovunque sono mandate le opere degli artisti di Gubbio. È la stagione del Palazzo dei Consoli, del Palazzo del Podestà, di Piazza Grande, dell’affermazione del governo popolare, del culto dei santi patroni, dello sviluppo economico, urbanistico, territoriale.

La mostra “Tesori ritrovati” parla di questa storia, perché i recenti restauri hanno gettato nuova luce sulle opere, sulle loro qualità, sulle loro peculiarità e caratteristiche, dati e conoscenze che permettono di ricucire i brandelli di un tessuto fortemente lacerato, ma ancora in grado di rivivere, emozionare, insegnare.

Gubbio, Palazzo dei Consoli, fino al 1 maggio 2019

 

Barbara Izzo (anche per le immagini)

 

Fabrizio Sinisi vince il Premio Testori 2018 con “Guerra Santa”

 

Fabrizio Sinisi

Guerra Santa è un testo coinvolgente che non può lasciare indifferente chi legge ed ascolta”: con queste parole si chiude la motivazione per cui Fabrizio Sinisi drammaturgo residente del Centro Teatrale Bresciano per il triennio artistico 2018-2020 –vince il prestigioso Premio Giovanni Testori 2018 per la sezione “Letteratura”.

Esito di un progetto iniziato più di due anni fa che ha richiesto un approfondito lavoro di documentazione e scavo storico, il testo “Guerra Santa” è una riflessione inedita e spiazzante su terrorismo islamista e nichilismo europeo, un dramma generazionale che mette in scena uno scontro durissimo fra padri e figli.

Il testo di Fabrizio Sinisi verrà allestito dal Centro Teatrale Bresciano e vedrà il debutto nazionale sul palco del Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara di Brescia il prossimo 5 marzo, con la regia di Gabriele Russo e l’interpretazione di Federica Rosellini e Andrea Di Casa. Il testo è in corso di traduzione per successivi allestimenti in Austria, Germania e Romania.

Sono molto felice ed emozionato per questo premio – commenta Fabrizio Sinisi –ancor più prezioso proprio per il ruolo che Testori ha avuto nella mia formazione: un autore fondamentale da cui ho appreso l’idea di teatro come rito, come offerta di sé alla comunità.

Il mio ringraziamento più sincero va al direttore del CTB Gian Mario Bandera, che ha incoraggiato e sostenuto il progetto di “Guerra Santa” fin da prima che venisse scritto”.

Motivazione del Premio Giovanni Testori 2018 – sezione “Letteratura”

Il testo è una tragedia che affonda nel contemporaneo della nostra storia e utilizza il dualismo tra due posizioni diverse, ma specchio della stessa moneta: Padre Lorenzo, un prete cristiano e Laila, una giovane convertita alla religione musulmana. Altro personaggio è Daniele, angelo dello sterminio , grande assente ma motore delle vite che animano la storia. Qui vale l’assunto biblico che gli angeli del male ( gli angeli dello sterminio ) sono fatti della stessa materia di quelli del bene. Dio c’è, ma è terribile perché si comporta come se non esistesse: giunge alle posizioni estreme del nostro vivere, sanguina ma non lo da a vedere, si ricompone infine con una grazia maledetta, di sapore testoriano. Politico e privato si intrecciano in un groviglio di ragioni e passioni che non può che finire in tragedia, individuale e collettiva. Il registro è alto, non aulico ma sostenuto da cadenze che riecheggiano la poesia.

Guerra Santa è un testo coinvolgente che non può lasciare indifferente chi legge ed ascolta.

Collegio dei giurati: Giovanni Agosti, Anna Bernardini, Mauro Bersani, Claudio Ciociola, Davide Colussi, Angelo Curti, Davide Dall’Ombra, Polo Di Stefano, Francesco Frangi, Giovanni Frangi, Maria Grazia Gregori, Silvia Isella, Sandro Lombardi, Valter Malosti, Clelia Martignoni, Remo Melloni, Renato Palazzi, Oliviero Ponte di Pino, Maurizio Porro, Francesco Porzio, Niccolò Reverdini, Alberto Rollo, Roberto Stringa, Claudio Vela, Federico Tiezzi

Fabrizio Sinisi è nato a Barletta nel 1987. Drammaturgo, poeta e scrittore, nel 2012 ha debuttato come autore teatrale con La grande passeggiata, per la regia di Federico Tiezzi. In poesia ha pubblicato La fame e il Contrasto dell’uomo e della donna, con cui ha ottenuto la menzione del Premio Carducci 2015. Nel 2017 il suo La valigia di Ravel viene inserito nel programma del Maggio Musicale Fiorentino, facendone uno tra i più giovani autori rappresentati nella storia della manifestazione toscana. I suoi testi hanno già ottenuto la segnalazione dei più importanti premi di scrittura teatrale in Italia, tra cui il Premio Riccione Tondelli, il Premio Platea e il Premio Testori. Nel 2017 pubblica Tre drammi di poesia, con cui viene selezionato tra i dieci autori italiani del progetto internazionale Fabulamundi. Dal 2010, appena ventitreenne, è dramaturg della Compagnia Lombardi-Tiezzi di Firenze e del Teatro Laboratorio della Toscana, nonché docente di Drammaturgia presso la Scuola di Scrittura Flannery O’Connor di Milano. Dal 2017 è artista residente presso il CTB – Teatro Stabile di Brescia. Nel 2018 vince il Premio Testori per la Letteratura. Da anni collabora con i maggiori registi e teatri italiani. Suoi lavori sono stati tradotti e rappresentati anche in Austria, Croazia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Romania, Svizzera e Stati Uniti.

 

Véronica Verzeletti (anche per la fotografia)