Trio pianistico al Ridotto per un concerto a sei mani su un’unica tastiera

“Un salotto a sei mani nel segno dell’opera e della danza” è il titolo dell’appuntamento con il Trio pianistico di Bologna (Silvia Orlandi, Alberto Spinelli, Antonella Vegetti) in programma per martedì 18 febbraio 2020 alle 21 nella sala del Ridotto del Teatro Comunale (corso Martiri della Libertà 5, Ferrara).

Protagonisti di questo concerto che vede la particolarissima formazione di un trio di pianisti sono Silvia Orlandi, Alberto Spinelli e Antonella Vegetti.
Già compagni di scuola alle medie del Conservatorio G. B. Martini di Bologna, ritrovatisi vent’anni dopo a una cena di classe, hanno formato, sei anni fa il Trio pianistico di Bologna.
Il loro debutto è avvenuto a Pracchia (Pistoia), nel 2014. Da allora numerose sono state le occasioni per esibire il repertorio a sei mani, assai raramente proposto nelle stagioni concertistiche.
Il Trio ha suonato in diverse rassegne e occasioni. Tra queste il Castello Sforzesco di Milano per l’Expo del 2015, Castello di Wolfsburg in Germania, San Giacomo Festival di Bologna, stagione del Circolo della Musica sempre a Bologna, Circolo di lettura di Parma, la prestigiosa Villa Dolfi Ratta a San Lazzaro, la Casa della Musica di Piteglio (Pt), per il Festival Verdi Off a Parma e, in un concerto all’aperto, nel famoso Viale Ceccarini a Riccione.
Negli anni diversi compositori hanno trascritto o creato nuovi brani per il Trio pianistico di Bologna.
Formazione inaspettata, che spesso prima lascia stupito il pubblico, per poi rapirlo nel turbinio di note che 6 mani riescono a fare su un’unica tastiera, ha in realtà una lunga storia che inizia nell’Ottocento.
Essa richiede grande affiatamento e sintonia tra i musicisti, oltre alla pazienza di condividere uno spazio abbastanza angusto, ma offre anche una visione completamente diversa del pianoforte.
Il trio presenterà pagine di autori classici come Schubert, Czerny, Dacci, Verdi, Thuillier in un salotto musicale dedicato all’opera e alla danza.
E’ di imminente uscita per la Da Vinci publishing il primo cd del Trio Pianistico di Bologna con presentazione di Piero Rattalino.
Il Trio pianistico di Bologna è composto da Alberto Spinelli, Silvia Orlandi e Antonella Vegetti. I tre musicisti, tutti diplomati in pianoforte, avevano frequentato la stessa classe delle Scuole Medie del Conservatorio G. B. Martini di Bologna negli anni Settanta. Poi si sono persi di vista. Qualche anno fa quella classe si è ritrovata per una cena con la “complicità” di Facebook che ha permesso di ritrovare persone di cui si era perso ogni recapito. Dopo i ricordi e i festeggiamenti, è nata la voglia di suonare insieme ed è così nato il Trio Pianistico di Bologna che si è esibito con successo in diverse località e sale da concerto: Teatro di Villa Mazzacurati, San Giacomo Festival Circolo della Musica a Bologna, Villa Dolfi Ratta a San Lazzaro, Viale Ceccarini a Riccione, rassegna Pracchia in musica (Pt), Castello di Wolfsburg (Germania), Castello Sforzesco a Milano per Expo 2015, Circolo di Lettura e Conversazione di Parma, Festa della Musica di Parma, Festival Verdi Off a Parma, Casa della Musica di Piteglio (Pt) e concerti in ville private.
Il Trio si propone di alternare composizioni celeberrime a brani meno noti, di piacevole ascolto, impaginando programmi simili a quelli che nei salotti delle famiglie amanti della musica erano eseguiti da professionisti e da dilettanti di ottimo livello. Nelle esecuzioni il Trio esprime la gioia di fare musica insieme, comunicandola al pubblico presente. Pur provenendo da esperienze musicali diverse (musica da camera e insegnamento per Alberto Spinelli, accompagnamento di cantanti lirici, collaborazioni con Enti lirici e didattica per Silvia Orlandi; insegnamento, musica antica e clavicembalistica per Antonella Vegetti) il Trio ha raggiunto l’obiettivo di uno straordinario affiatamento.
In virtù di una complicità particolare nel segno della musica, maturata insieme dai tempi dell’adolescenza e del contributo delle diverse sensibilità e conoscenze di ognuno, il Trio evidenzia una maturità tecnica ed espressiva degna di menzione.
Per l’entrata allo spettacolo è previsto il biglietto, acquistabile presso la biglietteria del Teatro Comunale “Claudio Abbado” dalle 15.00 del giorno stesso.Hanno collaborato anche la Associazione “Cultura e Arte Del ‘700″ – Bologna e la Associazione” Perspectiv – Geselleschaft Der Historischen Theater Europas” – Berlino – Germania e il Teatro Storico 1763 – “Aldrovandi-Mazzacorati” – Bologna.

PROGRAMMA concerto del 18 febbraio del trio pianistico
– F.Schubert (1797-1828) Serenata
– C.Czerny (1791-1857) Romanza in Sol min.
Romanza in Mi bemolle
– C. Czerny. Victoria Quadrille
– E.A.Thuillier (…-1913) Bolero Brillant “un Jour a Seville
– G. Dacci (1840-1915) Fantasia Brillante sui motivi dell’opera ” Don Carlo” di G. Verdi
– J. Svendsen (1840-1911) Fest Polonaise
– C. Czerny. Fantasia su ” La Sonnambula ” di G. Bellini
– G. Dacci. Fantasia sull’opera “La Traviata ” di G. Verdi

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Rapporto di Amnesty International sulla Somalia

La Somalia è diventata uno dei luoghi più pericolosi al mondo per fare giornalismo. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, presentando un rapporto sull’aumento degli attacchi, delle minacce, delle intimidazioni e delle uccisioni nei confronti di giornalisti e giornaliste.
Il drastico deterioramento della libertà di espressione e di stampa è conciso con l’inizio, nel febbraio 2017, della presidenza di Mohamed Abdullahi “Farmajo”. Gli attacchi mirati del gruppo armato “al-Shabaab” e delle forze governative somale hanno inasprito la censura e causato un aumento degli arresti arbitrari. Da allora, sono stati uccisi almeno otto giornalisti e altrettanti, a partire dall’ottobre 2018, sono stati costretti a lasciare il paese.
“In Somalia i giornalisti sono sotto assedio. Sopravvissuti per miracolo ad attentati, assassinati, picchiati e arrestati arbitrariamente, si trovano a operare in condizioni terribili”, ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale.
“Il giro di vite nei confronti della libertà di espressione e di stampa va avanti nell’impunità: raramente le autorità aprono indagini o processano i responsabili degli attacchi contro i giornalisti”, ha aggiunto Muchena.
Uccisioni
Dall’inizio della presidenza Farmajo, sono stati uccisi almeno otto giornalisti: cinque in attacchi indiscriminati di “al-Shabaab”, uno da un poliziotto e due da soggetti non identificati.
Abdirirzak Qassim Iman, 17 anni, operatore di ripresa di Sbs Tv, è stato ucciso il 26 luglio 2018 da un poliziotto che gli ha sparato alla testa nel quartiere Waberi della capitale Mogadiscio. Insolitamente, il responsabile è stato condannato per omicidio, in contumacia, a cinque anni di carcere e a risarcire la famiglia della vittima con 100 cammelli.
Abdullahi Osman Moalim è morto il 13 settembre a causa di un attentato suicida in un ristorante di Beledweyne, nello stato di Hirshabelle. Ali Nur Siyad è stato una delle oltre 500 vittime di un camion bomba fatto esplodere a Mogadiscio il 14 ottobre 2017. Awi Dahir Salad è stato ucciso in un attentato a Mogadiscio nel dicembre 2018. Infine, Mohamed Sahal Omar e Hodan Nalayeh, sono risultati tra le 26 vittime dell’attentato di “al-Shabaab” contro un albergo a Kisimayo, nel luglio 2019.
Ismail Sheikh Khalifa, attivista e giornalista di Kalsan Tv, è sopravvissuto miracolosamente a una bomba piazzata nella sua automobile e fatta esplodere a distanza il 4 dicembre 2018. Si trova attualmente in Turchia, dove sta ricevendo cure mediche per le gravi ferite riportate.
Assediati da ogni lato
Zakariye Mohamud Timaade, già giornalista di Universal Tv, ha lasciato la Somalia nel giugno 2019 dopo essere stato minacciato sia da “al-Shabaab” che da ambienti governativi a causa di due diversi servizi che aveva realizzato. Il gruppo armato lo aveva minacciato di morte per aver riferito della cattura di tre miliziani da parte delle forze di sicurezza, il governo si era infuriato per aver rivelato la presenza attiva di “al-Shabaab” a Mogadiscio.
“La paura più grande era la Nisa [Agenzia nazionale per la sicurezza e l’intelligence]. So che volevano uccidermi. A Mogadiscio puoi nasconderti da ‘al-Shabaab’ ma non dalla Nisa. Possono venirti a prendere in ufficio in ogni momento. Per questo ho deciso di lasciare il paese.
Tentativi di corruzione
Amnesty International ha documentato casi di censura e tentativi di corruzione dei giornalisti da parte del governo somalo. Funzionari dell’ufficio del presidente pagano regolarmente tangenti mensili ad alcuni editori e direttori affinché non pubblichino articoli “sfavorevoli”.
Un ex direttore ha dichiarato: “Ricevevo la telefonata dal funzionario, mi recavo in un albergo per incontrarlo e mi dava il denaro in contanti. Non ha mai accettato di versarli sul mio conto bancario”.
Alcuni giornalisti hanno raccontato ad Amnesty International che i loro editori gli hanno ordinato di non scrivere articoli critici nei confronti degli uffici del presidente e del primo ministro o sui temi dell’insicurezza, della corruzione e delle violazioni dei diritti umani.
Amnesty International ha verificato che in quattro casi altrettanti giornalisti sono stati licenziati dai loro datori di lavoro.
“L’esigenza di fornire di sé un’immagine positiva ha spinto le autorità somale ad adottare tattiche repressive che violano gli standard internazionali sui diritti umani. Le autorità hanno però l’obbligo di rispettare i diritti alla libertà d’informazione, di espressione e di stampa”, ha sottolineato Muchena.
Inseguimenti sui social media
Il clima di censura ha costretto molti giornalisti a spostarsi sui social media per poter esprimere le loro opinioni. La reazione delle autorità è stata di costituire unità dedicate specificamente a monitorare e a segnalare post contenenti critiche.
Giornalisti hanno riferito che ricevono frequenti e minacciose telefonate in cui vengono invitati a cancellare i loro post.
Un giornalista ha perso il posto di lavoro per aver appoggiato un candidato dell’opposizione sulla sua pagina Facebook. A seguito dei suoi rifiuti di cancellare quei contenuti, dall’ufficio del presidente hanno chiamato persino un suo ex insegnante per convincerlo ad abbandonare del tutto la professione giornalistica.
Amnesty International ha documentato la disattivazione permanente di 16 pagine Facebook, 13 delle quali appartenenti a giornalisti, tra il 2018 e il 2019, sempre per aver violato “gli standard della comunità”.
“Facebook deve garantire di non essere manipolata dalle autorità somale, specialmente in vista delle elezioni in programma nel corso dell’anno, e assicurare la massima diligenza quando si tratta di esaminare denunce di violazione degli standard della comunità”, ha commentato Muchena.
“Il presidente Farmajo deve prendere misure immediate per assicurare indagini rapide, esaurienti, indipendenti ed efficaci sulle miriadi di denunce di violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa e per sottoporre a processi equi i presunti responsabili”, ha concluso Muchena.
Il rapporto “We live in perpetual fear” è disponibile online all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/somalia-giornalisti-attaccati-minacciati-uccisi-e-costretti-allesilio/

 

Amnesty International Italia

 

​”Essere” di Fabio Tombari a Ferrara

Sarà dedicato a ​”Essere” di Fabio Tombari, nell’edizione a cura di Giovanna Rotondo, illustrata dai dipinti di Orlando Sora, l’appuntamento di “Invito alla lettura” in programma lunedì 17 febbraio 2020 alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara). Letture e commenti saranno a cura di Marcello Girone Daloli del gruppo di studio “Essere di F. Tombari”.

Fabio Tombari e Orlando Sora sono due straordinari artisti del Novecento, liberi e solitari, che molto hanno condiviso nella vita e nell’arte. Nascono a Fano, nelle Marche, saranno amici d’infanzia e di tutta la vita e, pur essendo molto diversi intellettualmente, saranno uniti dalla stessa concezione di intendere l’Arte. La narrativa di Tombari esprime grande sensibilità e rispetto per la sacralità e il mistero della vita, per l’energia degli elementi, per i segreti della natura e degli animali; nei suoi scritti troviamo molta natura e amore per tutto ciò che lo circonda: è un vero ecologo “ante litteram”. La lirica “Essere”, una lirica di profonda bellezza e spiritualità, viene pubblicata per la prima volta nel 1954, unico lavoro poetico nella vasta produzione letteraria dello scrittore.
Orlando Sora mostra da subito di essere dotato di talento: è naturalmente un grande ritrattista, ma ama dipingere anche la composizione e il paesaggio. La sua pittura manifesta una ricerca continua e, nel tempo, diviene sempre più profonda e spirituale. Fabio Tombari dirà di lui: “Orlando Sora è un pittore che tale è per la sua pittura”.

Orlando Sora e Fabio Tombari non hanno mai aderito a gruppi o movimenti artistici. Sia l’uno che l’altro amavano lavorare in silenzio e solitudine come due artigiani. Tombari era un appassionato studioso di Steiner e nella lirica ha espresso un sunto dell’Antroposofia, perché “Essere” è Espressione del Cristo Logos.

Giovanna Rotondo racconta la lirica “Essere” di Fabio Tombari con le immagini dei dipinti di Orlando Sora scegliendo, con amore e attenzione, dipinti e affreschi di Sora, per costruire quasi un testo a fronte alle strofe della poesia di Tombari, che ha avuto il privilegio di conoscere e frequentare insieme a Orlando Sora, con il quale ha lavorato per molti anni.

 

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

“Adriana Lecouvreur” al Teatro Carlo Felice, un’occasione per ricordare il rapporto tra Cilea e la Liguria

 Villa Cilea, esterno

 Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, in scena al Teatro Carlo Felice dal 12 al 16 febbraio, manca a Genova da oltre trent’anni. La sua ultima apparizione in città fu al Teatro Margherita, nel 1989, con Daniel Oren sul podio e Raina Kabaivanska e Giorgio Merighi come protagonisti. Il suo ritorno a Genova (diretta da Valerio Galli, regia, scene e costumi di Ivan Stefanutti) è dunque innanzi tutto un’operazione culturale grazie alla quale il pubblico del Teatro Carlo Felice può nuovamente apprezzare dal vivo un’opera importante nel teatro musicale italiano di inizio ’900 (Adriana debuttò nel 1902, con grande successo, al Teatro Lirico di Milano). Un’importanza figlia della sua originalità.

Adriana non è la tipica opera verista dell’Italia dei primi del secolo XX: l’ambientazione non è paesana e la protagonista non è una donna del popolo, ma un’attrice teatrale realmente esistita nella Parigi del ’700; il verismo dell’opera, se c’è, è un verismo gentile, garbato, che guarda più alle raffinatezze della musica francese che alle partiture sanguigne di Mascagni e Leoncavallo. Nell’eleganza ornamentale di Adriana c’è l’Italia che si innamora dell’architettura Liberty, così come nella sua malinconia di fondo ci sono già le avvisaglie dell’imminente stagione crepuscolare.

Un salone di Villa Cilea

Ma questa Adriana genovese è anche altro: è il ritorno in cartellone di un nome, quello di Francesco Cilea, legato alla Liguria. Alla sua cultura, ma anche al suo immaginario popolare. A Varazze, per dire che si va a fare una passeggiata fino al mare, si usa l’espressione “vado a trovare Cilea”, ovvero il busto del compositore che si trova sul lungomare. E i varazzini dicono anche che toccare il naso del busto porti fortuna… Questo perché Cilea, nato a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, nel 1866, visse per quarant’anni, fino alla morte avvenuta nel 1950, a Varazze (di cui fu nominato cittadino onorario), nella villa che oggi porta il suo nome: “Villa Cilea”. Uno splendido edificio ottocentesco, in stile floreale, situato in via Marconi, nel levante cittadino, decorato dagli affreschi del pittore lucchese Luigi De’ Servi (molto attivo, in quegli anni, a Genova e in Liguria), che ancora conserva le partiture del maestro e il suo pianoforte a coda, su cui Cilea compose moltissimi lavori, tra cui un poema sinfonico dedicato a Giuseppe Verdi, ispirato a versi di Sem Benelli, eseguito in prima assoluta proprio al Teatro Carlo Felice nel 1913.

Alla morte del compositore, la villa fu donata dalla vedova di Cilea, Rosa Lavarello, alla SIAE, che ne è ancora la proprietaria e che ne cura la manutenzione. In ricordo e in onore dei rapporti tra Cilea e la Liguria, alla prima di Adriana Lecouvreur saranno presenti il sindaco di Varazze, l’avvocato Alessandro Bozzano, e, in  rappresentanza della SIAE, il Maestro Oscar Prudente, compositore e produttore discografico.

 

Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)

Mother fortress

Avrà luogo martedì 18 febbraio, presso il Cinema Farnese di Roma, la proiezione di MOTHER FORTRESS, il film-documentario di Maria Luisa Forenza che racconta la pericolosità quotidiana delle vite di religiosi in Siria che lottano per salvare la dignità e la sopravvivenza di esseri umani innocenti travolti dalla inarrestabile guerra.

A fronte di conflitti e massacri, il film è un elogio della Vita e dell’Essere Umano, che può diventare fonte di vita per l’altro. Queste le riflessioni scaturite da una recente e calorosamente acclamata proiezione presso The American University of Rome per il corso di Peace Studies, alla presenza della regista e di Gregory J.Polan, Abate Primate dei Benedettini (Badia Primaziale Sant’Anselmo, Aventino).

La serata al Cinema Farnese, che sarà condotta dal critico cinematografico Maurizio Di Rienzo, rientra nella V edizione di RACCONTI ITALIANI, l’iniziativa della FICE – Federazione Italiana Cinema d’Essai, che propone negli oltre 400 schermi associati una selezione dei migliori documentari di ultima produzione.

L’archeologo e accademico dei Lincei, Paolo Matthiae, scopritore dell’antica città di Ebla (2500 a.C.), farà una breve introduzione alla Siria.

MOTHER FORTRESS racconta di un’esperienza, vissuta in prima linea dall’autrice-regista (e produttrice) tesa a testimoniare non gli aspetti più drammatici del conflitto, quanto gli effetti da esso provocati all’interno di una comunità in cui le differenze religiose lasciano il posto all’aiuto umanitario mosso da uno spirito di condivisione e sorriso anche in situazioni estreme.

Dopo una carriera sviluppata attraverso documentari di stampo sociale e storico, girati in Italia e all’estero, Maria Luisa Forenza ha scelto di seguire una forma sperimentale di narrativa realistico-simbolica, pur se condizionata nelle riprese da un regime di emergenza di guerra. Nell’osservazione della realtà intesa come ‘res-documento’ tenta di andare verso un ‘oltre’, ispirandosi anche a “L’acinema” di J.F. Lyotard. La regista costruisce un’opera “per immagini e suoni” che lascia spazio a riflessioni sul senso dell’esistenza.

“Ero in Australia, nel 2011, per un documentario quando vidi le prime immagini delle proteste della cosiddetta “Primavera araba” – racconta – È iniziato tutto in quel periodo, per curiosità intellettuale e interesse per la cronaca, ma non mi sono voluta avventurare nella ricostruzione e analisi della situazione storico-politica mediorientale: mi interessava piuttosto raccontare la resistenza umana alla guerra, la vitalità del popolo siriano, e l’identità Cristiana, che lì si è trovata a dare sostegno alla popolazione nell’ambito di una forte situazione di rischio. Sentivo che il film doveva raccontare qualcosa che proiettasse gli esseri umani nel futuro.”

È stato nel corso di alcune conferenze negli Stati Uniti, nel 2013, che ha invece avuto modo di ascoltare, conoscere e iniziare a filmare Madre Agnes, badessa del Monastero di Qarah, a nord di Damasco, che veniva a raccontare ciò che stava accadendo in Siria, e in particolare nei territori di Aleppo e Deir Ez-Zor, insidiati dal pericolo di Al Qaeda e ISIS. Nel 2014 decide di raggiungerla per conoscere la sua comunità monastica internazionale (proveniente da Antico e Nuovo Continente) e vi ritorna altre volte fra il 2015 e il 2017, seguendo un convoglio umanitario che si inoltra fino all’Eufrate per portare assistenza ai siriani sfollati e colpiti dal terrorismo.

Testimone sul campo di un attacco dell’ISIS a Qarah e al Monastero nel 2015, ricorda: “Ho filmato quello che c’era realmente ovvero la drammaticità del silenzio, dal momento che eravamo rimasti tutti muti. Ognuno in quel momento si è assunto la responsabilità della propria esistenza, una dilatazione che ho cercato di cogliere con lo spazio vuoto e con il suono”. E su quest’ultimo precisa: “I canti cristiani in arabo e francese (le principali lingue siriane, utilizzate anche nel monastero assieme a spagnolo, portoghese, inglese, latino) erano una soundtrack che scandiva la quotidiana ciclicità di meditazioni, preghiere, liturgie di monaci e monache. I giorni e le notti del monastero erano scandite da preghiere cristiane e musulmane, come un canto e controcanto che ho cercato di documentare in tutto il film.”

MOTHER FORTRESS, Menzione Speciale del Tertio Millennio Film Fest (Città del Vaticano), in Italia è stato ospitato in rassegne significative quali il Meeting di Rimini, Milano Movie Week, Festival Human Rights Nights di Bologna.

Alfredo Baldi, storico del cinema, ha dichiarato: “E’ un film anti-retorico, senza enfasi, uno sguardo assolutamente oggettivo sulla realtà, un’idea dell’immagine-sguardo, dalla semantica e dalla semiotica. La macchina da presa è assolutamente impassibile, segue i personaggi, li tallona senza nessuna emozione e proprio per questo ci dà un’enorme emozione perché fa pensare che a ogni istante possa accadere qualcosa. Il contesto è talmente drammatico…

La regista non ha quasi mai usato lo zoom. L’emozione l’ha data con le inquadrature fisse. C’è una tensione continua, ma interna nell’inquadratura, non è provocata dall’esterno. E’ stata di un rigore estremo.

E poi, non meno importante, nonostante sia girato in un convento con protagonista una suora, anzi suore e monaci, è un film assolutamente laico. La religione, pur presente dappertutto, in qualunque momento sottintesa, non viene mai presa a pretesto per giustificare qualche azione. Anche la distribuzione dei viveri alle popolazioni è fatta non in nome di Dio, ma del prossimo, e questa l’ho trovata una cosa straordinaria.”

Silvia Guidi, critico cinematografico dell’Osservatore Romano: “Un documentario straziante e bellissimo nella sua nuda essenzialità… Non c’è nessuna tesi precostituita da dimostrare, nessuna tifoseria da assecondare… il rispetto per i testimoni e la reale apertura ad ascoltare quello che raccontano non potrebbero essere più grandi.”

Alla proiezione romana, in programma alle ore 19:00, seguirà un dibattito a cui parteciperanno, oltre a Maria Luisa Forenza, storici, esperti di Mediterraneo, giornalisti, critici cinematografici.

MOTHER FORTRESS – sinossi

Madre Agnes, assieme a monaci, monache provenienti da Francia, Belgio, Portogallo, Libano, Cile, Venezuela, Colorado-USA (di cui alcuni ex-giornalisti), affronta gli effetti della guerra in Siria sul suo monastero, situato ai piedi delle montagne al confine con il Libano dove ISIS insidiosamente si nasconde.

Nonostante sia esso stesso obiettivo di attacchi, il monastero accoglie orfani, vedove, rifugiati (cristiani e sunniti), vittime di una guerra fratricida che dal 2011 ha prodotto caos e devastazione. Organizzando un convoglio di ambulanze e camion, che percorrono strade controllate da cecchini, Madre Agnes persegue la rocambolesca missione di fornire aiuti umanitari (cibo, vestiti, medicine) ai siriani rimasti intrappolati nel paese. Esplorazione non della guerra, ma della condizione umana in tempo di guerra, il film è un viaggio materiale e spirituale, una ‘storia d’amore’ con destinazione Roma dove il senso del racconto si rivela…

Martedì 18 Febbraio 2020 – Ore 19:00, Cinema Farnese, Piazza Campo De’ Fiori, 56 Roma

 

Elisabetta Castiglioni

Kleb Academy: un progetto educativo per coinvolgere giovani e famiglie

‘Kleb Academy’: un progetto educativo che vuole coinvolgere i giovani e le loro famiglie – a partire dagli atleti delle squadre di basket – dedicato alla formazione e curato da Kleb Basket Ferrara. La volontà è quella di mettere in campo un’iniziativa al mese per affrontare temi che riguardano la corretta alimentazione, la prevenzione dalle dipendenze, un misurato e sano utilizzo delle nuove tecnologie, ma anche coscienza ambientale e ricerca del primo impiego.
Il progetto viene portato avanti con la partnership di Comune di Ferrara, Università di Ferrara e Camera di Commercio, Ascom Confcommercio e Iscom Ferrara, Museo della Storia della Comunicazione-Musti e Naturhouse.

Il progetto è stato accolto con adesione piena dall’amministrazione comunale. A questo proposito l’ass. Micol Guerrini ha rimarcato “l’importanza di affrontare temi vicini all’educazione civica, con convegni che affronteranno argomenti di assoluta attualità come il problema delle dipendenze, la necessità di fare un uso limitato dei dispositivi elettronici, ma anche la trasmissione di competenze per la ricerca del primo impiego”. Da parte sua l’ass. Dorota Kusiak ha sottolineato: “Riconosco quello che è il potere dello sport come elemento fortemente formativo in tutti i campi. Perché educa a prendersi cura di se stessi, ad avere consapevolezza del proprio corpo, a mangiare bene, a stare bene con sè e con gli altri. Per un ragazzo l’attività sportiva è maestra di disciplina ed educa a organizzare la giornata per conciliare i compiti con la pratica sportiva, i momenti dell’impegno e quelli del tempo libero”.

Gli appuntamenti – ha spiegato Paolo Alberti di Kleb Basket – avranno cadenza mensile e si comincerà lunedì 2 marzo 2020 alle 18 al Palazzetto dello sport (piazzale Atleti azzurri, Ferrara) con il convegno sulla corretta alimentazione a cura dell’Università di Ferrara e con il contributo di Naturhouse. Il calendario di appuntamenti  proseguirà con un appuntamento al mese fino a giugno per poi riprendere da settembre; le sedi cambieranno di volta in volta per andare a coinvolgere i vari partner del progetto.

Un progetto pilota a livello nazionale, che va oltre il concetto di academy sportiva, nella convinzione che lo sport non sia solo agonismo, ma un connubio uniforme di cultura, socialità, educazione civica e acquisizione di consapevolezza, specie nel percorso di crescita dei ragazzi.
Sport, cultura, educazione hanno infatti denominatori molto comuni, suddivisi nella socialità quotidiana nelle proprie singole realtà: famiglia, istituzioni, scuola, società sportive.

Kleb Academy si propone con la propria attività di abbracciare tutti questi aspetti della formazione, proponendosi come piattaforma condivisa per superare i confini, creando una rete di interscambio, confronto e dunque arricchimento tra queste realtà, in un territorio come quello di Ferrara, patrimonio UNESCO e già dunque esempio di offerta culturale a 360 gradi.
Kleb Academy: da atleti a cittadini migliori e più consapevoli.
Il punto di partenza della academy sarà dunque lo sport, anche grazie ai gemellaggi interdisciplinari intrapresi da Kleb Basket con le realtà di vertice estensi: Pallamano Ariosto, Ferrara United, ads Vigarano, Pattinatori Estensi e Aquile.

L’offerta didattica di Kleb Academy sarà però molteplice e si rivolgerà ai bambini, agli adolescenti e alle loro famiglie.

Il programma di Kleb Academy consisterà in una serie di eventi: dai convegni ai momenti di incontro nelle scuole, dalle aule studio e laboratori ai punti informazione durante le principali iniziative cittadine.
I temi trattati saranno molteplici e trasversali, tutti strettamente legati all’attualità che circonda i giovani, con l’intento di creare in loro consapevolezza e conoscenza del proprio quotidiano e dei propri comportamenti, nei confronti di se stessi in primis e dunque anche nei confronti dell’ambiente in cui crescono. Alcuni dei temi trattati saranno corretta alimentazione in età scolare e dello sviluppo, prevenzione dalle dipendenze, sano e misurato utilizzo delle nuove tecnologie, coscienza ambientale, ricerca del primo impiego, ecc.

I patrocini concessi a Kleb Academy dal Comune di Ferrara, da Unife e dalla Camera di Commercio di Ferrara, certificano il senso del progetto e il suo sviluppo trasversale e sociale.

Preziosi partner di Kleb Academy sono inoltre Ascom Confcommercio e Iscom Ferrara, che hanno aderito offrendo ampia disponibilità alla collaborazione, così come Musti, il Museo della Comunicazione e della Tecnologia di Ferrara, parte attiva del progetto e sede di alcuni dei percorsi formativi proposti.

La scelta di dedicare il nuovo progetto Academy a Marco Cocchi, l’avvocato commercialista vicepresidente di Kleb Basket recentemente scomparso, vuole essere doveroso omaggio e ricordo di una figura cara al Kleb, che teneva lo sport e la formazione nel proprio cuore.

Una Academy che operi negli anni per il bene delle nuove generazioni della città, è la miglior forma per onorarne la memoria.

 

Alessandro Zangara

 

 

Anche l’Hellas Verona al villaggio del carnevale

Ci sarà anche l’Hellas Verona al Villaggio di Carnevale 2020. I giocatori saranno in piazza San Zeno, nella serata di giovedì 20 febbraio, per contribuire alla festa del quartiere. Dal 18 al 24 febbraio, infatti, musica, spettacolo, divertimento e solidarietà animeranno la 3ᵃ edizione della grande festa del Carnevale veronese.

Per l’occasione saranno allestiti in piazza San Zeno stand gastronomici dove si potranno degustare diverse specialità della tradizione veronese. Tra i piatti protagonisti gli immancabili gnocchi realizzati da Abeo con la collaborazione del pastificio Rana. I proventi saranno destinati ai progetti sostenuti dall’associazione.

 

Ma non è tutto. Nel Villaggio anche tre punti bar, un truck hospitality, dove sarà possibile incontrare i personaggi protagonisti degli show, e un’area coperta dove seguire gli eventi anche in caso di mal tempo.

La manifestazione, organizzata dal Comitato del Bacanal, prenderà il via martedì 18 febbraio, con l’inaugurazione alle 18 ed il primo spettacolo musicale, in compagnia delle band “Alberto Salaorni & Al-B band”, alle 21.

Si continua mercoledì 19, con la serata universitaria animata dagli speaker di “Radio Wow”. Giovedì 20, alle 20, sarà invece protagonista lo sport veronese, con la presenza dei calciatori gialloblù per “Hellas Verona By Night”.

Venerdì 21 febbraio si festeggia il 490esimo “Venardi Gnocolar” e, per l’occasione, il Villaggio aprirà alle 12, in attesa dell’arrivo della sfilata allegorica con il Papà del Gnoco. Testimonial di eccezione della giornata sarà l’attore e musicista Jerry Calà. La serata di festa proseguirà con lo show del dj ANS di Radio Bruno.

Sabato 22 febbraio inizio attività alle 12 con i piatti della tradizione e, dalle 16, con l’animazione per i più piccoli realizzata da Radio Bruno. Alle 21 concerto di Rudy Smaila presentato da Showgroup.

Domenica 23 apertura alle 12. Alle 14, 100 cavalieri provenienti da tutta Italia parteciperanno alla rievocazione storica della cavalcata di Tommaso da Vico che, partendo dall’Arsenale, arriverà in piazza San Zeno. La giornata del Villaggio proseguirà con la presenza della mascotte di Gardaland ‘Prezzemolo And Friends’. Dalle 19 dj set e alle 21 serata “Company in action” con Radio Company.

Lunedì 24 febbraio, ultimo giorno della manifestazione, apertura Villaggio alle 18, con musica e divertimento fino a tarda sera.

“Con un programma sempre più ricco e coinvolgente – spiega l’assessore alle Manifestazioni – torna per la 3ᵃ edizione il Villaggio del Carnevale, cuore pulsante delle tante iniziative carnevalesche veronesi. Un momento di grande allegria dedicato a tutti, grandi e piccoli. Inoltre, con l’acquisto degli gnocchi, si potrà contribuire al sostegno delle iniziative di Abeo e portare così un sorriso a chi è meno fortunato”.

“A San Zeno il Villaggio di Carnevale raddoppia – ha spiegato Corradi, presidente del Comitato del Bacanal –. L’obiettivo è quello di coinvolgere sempre di più i veronesi e non solo in uno degli appuntamenti più significativi della tradizione culturale veronese. Tra musica, spettacolo e solidarietà, infatti, sono proposte quest’anno sette giornate di eventi a cui tutta la cittadinanza è invitata a partecipare”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

 

Al MAF è tempo di Carnevale tra maschere, libri e buonumore

Il prossimo incontro programmato al MAF di San Bartolomeo in Bosco si terrà domenica 16 febbraio, dalle 15.00, e sarà in pieno clima carnevalesco affrontando temi che vanno dal Carnevale di Cento al suo “Re”, dalle Maschere alle “zirudèle” (classiche poesie dialettali di circostanza) e, ancora, agli antichi balli della tradizione. Le ricchezze e i valori di questi mondi del divertimento e, al tempo stesso della cultura popolare, saranno documentati a partire dalla presentazione della mostra-studio “Maschere e Buonumore”, curata da Marco Dondi e incentrata non soltanto sulla stagione di Carnevale ma anche sull’umorismo in genere. Si tratta di un’efficace esperienza inedita che propone, tra l’altro, numerosi esempi documentari: fotografie, illustrazioni, disegni, testate di giornali satirici e umoristici, locandine e manifesti di spettacoli carnevaleschi, dall’operetta al teatro dei burattini. L’esposizione resterà in parete fino al 20 febbraio.

Il pomeriggio proseguirà con la presentazione di un libro sul Carnevale di Cento, curato da Mariateresa Alberti, Gian Paolo Borghi e Renato Govoni, che porta un lungo titolo in dialetto centese e in italiano: “E cóme ògni an a sòn felîz e cuntènt ed lèzer in piȃza al mî testamènt. Il Carnevale di Cento e la sua gente nei “Testamenti” di Tasi composti da Filippo “Omes” Govoni (1965-1989). La corposa pubblicazione è stata realizzata nel 2019 dal Comune di Cento in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e l’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna (Legge regionale sui dialetti). Riporta un significativo numero di “Testamenti”, composti dal poeta dialettale Filippo “Omes” Govoni e letti in piazza prima del rogo di Tasi, la nota maschera locale centese. Ne parleranno Mariateresa Alberti, Gian Paolo Borghi e Piergianni Lamborghini. La proiezione dell’omonimo DVD allegato al volume, a cura di Daniele Cortesi, chiuderà la presentazione, promossa in collaborazione con il Comune di Cento.
Al ballo della tradizione appenninica sarà infine dedicato l’interessante film “L’Appennino che suonava”, che ricostruisce con efficacia la tradizione dei balli appenninici, praticati fino diversi decenni fa e ora riproposti da gruppi di musicisti di quel territorio. L’ideazione del film è dovuta al ricercatore Bruno Grulli e la sua realizzazione è firmata dal regista Alessandro Scillitani, noto per l’attività artistica che conduce con Paolo Rumiz. Il film nasce dalla collaborazione attivata nel 2019 tra Artemide Film e l’Associazione “Amici della Piva dal Carner” di Reggio Emilia.

Concluderà l’iniziativa il classico buffet alla ferrarese, riservato a tutti i partecipanti.
I pomeriggi culturali del MAF sono promossi dal Comune di Ferrara, dal MAF e dall’Associazione omonima. L’ingresso, come sempre, è libero.

MAF- Centro di documentazione mondo agricolo ferrarese – via Imperiale 263
San Bartolomeo in Bosco/Ferrara

 

Alessandro Zangara

“La passione ribelle. Il coraggio (im)possibile di educare”

Molto interessante il “Pomeriggio al CTB” presso il Teatro Sancarlino di Brescia, dove Paola Mastrocola ha conversato sul tema del coraggio che ci vuole per insegnare. Platea esaurita, prevalentemente da insegnanti, Mastrocola non ha trovato nessuno che non pensasse come lei di volere trasmettere qualcosa ai discenti, mentre un intero mondo contro quello della scuola sembra abbia pensato il contrario per anni. Decenni addirittura. Adesso tutti pronti a piangere sul latte versato, sulle prove INVALSI deprimenti, sullo sfascio che si pensa di risolvere con (orrore!) le faccette degli emoticon.

Si è azzerato l’insegnamento, semplificandolo all’inverosimile e lasciando, così, ampio spazio al bullismo e al tempo impiegato per fare altro dallo studio. Si è riusciti a rendere non pensanti i nostri ragazzi, incapaci di occuparsi di alimentare cervello e spirito, imparando a pensare, ragionare, riflettere. Arricchendo la società. E adesso?

Forse non ci si è ribellati a suo tempo, dice la nostra, perché non se ne aveva la forza e la consapevolezza e nessuno avrebbe sostenuto gli insegnanti, tra i quali senz’altro alcuni pensavano soltanto (e forse pensano ancora) ad arrivare alla fina dell’ora e alla fine del mese. Forse adesso è arrivato il momento di essere di moda.

Intanto penso sia utile leggere qualche libro di Paola Mastrocola.

 

Alessia Biasiolo

Aperitivi Musicali XIII Edizione

L’ensemble Athesis (Stefano Conzatti clarinetto, Eleonora Rotarescu  primo violino, Delia Diaconescu  secondo violino, Luca Cacciatori  viola, Zoltan Szabò  violoncello) si esibirà domenica 16 febbraio 2020 alle ore 17:30, al Dimteatrocomunale di Castelnuovo del Garda, Loc. Sandrà (via S. Martino 4).

ENSEMBLE ATHESIS, formazione cameristica dell’Accademia delle Muse è nata all’interno dell’orchestra della FONDAZIONE ARENA DI VERONA circa 27 anni fa, dall’iniziativa di alcuni strumentisti che già prima di diventare membri di quest’orchestra avevano suonato insieme in diversi complessi cameristici in Italia ed all’estero.

I musicisti si sono impegnati, oltre il loro abituale lavoro orchestrale presso la Fondazione, nell’attività cameristica con l’intento di promuovere la diffusione culturale dei generi che per la difficoltà ed impegno che richiedono, sembrano meno percorribili. La musica da camera è il mezzo più sublime che facilita la trasmissione dell’essenza armonica musicale di un vasto repertorio di massimo valore, espresso con pochi strumenti solisti. Proponendosi di seguire con dedizione il richiamo per una particolare professione, quella di trasmettere ad un pubblico più vario il valore di un’arte sempre viva, i musicisti areniani dell’”ATHESIS” (nome latino del fiume Adige), continuano attraverso il loro lavoro a preparare e proporre un’ampia panoramica musicale.
L’utilizzo dei diversi organici, permette l’esecuzione delle opere veramente rappresentative della letteratura musicale, potendo costruire programmi non solo d’interesse, ma anche di facile accessibilità e divertimento, adatti ad un pubblico di tutte le età e preparazione culturale che si può incontrare nelle diverse occasioni ove vengono chiamati ad esibirsi.

La formazione più rappresentativa dell’Ensemble è il quintetto, che è composto dal quartetto d’archi con il clarinetto solista.

Affermando sempre di più la loro presenza con un repertorio barocco, classico, romantico e moderno e cogliendo l’opportunità di valorizzare l’esperienza concertistica dei suoi componenti ampliando o restringendo la formazione, il gruppo ha proposto e propone nei loro concerti nelle stagioni cameristiche della Fondazione, nelle rassegne dei Festival cameristici “Musicastello” nel Trentino, Alto Adige, nei teatri come “Valli” ed “Ariosto”, “La Cavallerizza” di Reggio Emilia, il Conservatorio di Verona, Teatro Ristori, Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico di Verona, diverse località sul Lago di Garda ed in altre occasioni, trii e quartetti d’archi, quintetti, sestetti , settimino, ottetto per archi e fiati, oltre ai vari concerti per solisti.

PROGRAMMA

  1. A. Mozart, Quintetto per clarinetto, due violini, viola, violoncello in La maggiore KV 581
  2. Brahms, Quintetto per clarinetto, due violini, viola, violoncello in Si minore op. 115

– BIGLIETTO INTERO  € 10,00

– BIGLIETTO RIDOTTO  € 8,00 (entro i 25 anni – oltre i 65 anni e RESIDENTI)

– Gratuito fino al 15° anno d’età e a disabili con accompagnatore

 

Amici della Musica del Lago di Garda (anche per le fotografie)