La Grande Guerra tra risate e riflessioni a Marzana

Vuol far divertire ma anche riflettere su uno dei momenti più tragici della nostra storia. È lo spettacolo “L’oste in mezo ale done”, commedia musicale ambientata nel periodo della Grande Guerra, che andrà in scena nella sala polifunzionale di Marzana, stasera, sabato 3 novembre, alle 21.

Il musical, tutto in dialetto veronese e con proverbi popolari che danno tono e colore alle interpretazioni, è ambientato negli anni della Grande Guerra. Sullo sfondo del conflitto, il ruolo delle donne e i primi segnali di emancipazione nel mondo del lavoro.

La commedia folk, scritta dal giovane regista Marco Pomari, vede in scena 35 ragazzi dai 16 ai 24 anni, accompagnati dal coro A.LI.VE- Accademia Lirica Italiana.

L’evento si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della fine della Grande Guerra.

L’iniziativa, promossa dall’8ª Circoscrizione, è “Uno spettacolo che sottolinea l’importanza di commemorare l’evento storico della Grande Guerra – spiega Andreoli, presidente dell’8^ Circoscrizione – valorizzando gli usi e i costumi dei veronesi. Un progetto reso possibile anche grazie all’entusiasmo di questi giovani artisti che portano avanti il ricordo delle nostre tradizioni”.

L’evento è gratuito e aperto a tutti, con ingresso da piazza Postojali, vicino al centro analisi.

 

Roberto Bolis

Abai, l’opera kazaka al Teatro Carlo Felice di Genova

Dopo il grande successo ottenuto a New York e Parigi, il Teatro dell’Opera di Astana (capitale del Kazakistan) Giovedì 8 novembre, alle ore 20.00, al Teatro Carlo Felice, porterà in scena, per la prima volta in Italia, l’opera Abai, ritenuta il capolavoro del teatro lirico in lingua kazaka.

Si tratta del terzo anno di collaborazione tra il Teatro Carlo Felice e il Teatro dell’Opera di Astana, un rapporto che cresce e si arricchisce con questo nuovo spettacolo e che, grazie al linguaggio universale della musica, rinsalda il legame tra le due nazioni.

Una serata che ci permette di ritrovare sul podio, a dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Astana Opera, Alan Buribayev, giovane direttore kazako, Direttore Principale dell’Astana Opera, diplomato presso il Conservatorio di Almaty in Kazakistan, pluripremiato ai più importanti concorsi di direzione d’orchestra internazionali, applaudito nella precedente Stagione Sinfonica dal pubblico genovese nel concerto del 24 febbraio.

L’opera ha come protagonista Abai Kunanbaev (1845-1904), il poeta nazionale del Kazakistan. Una figura leggendaria per il suo paese: fondò la letteratura kazaka, che prima di lui si limitava a una poesia non scritta, al canto anonimo di un popolo nomade delle steppe tramandato oralmente di generazione in generazione.

L’opera in due atti, del 1944, di cui è protagonista, non lo celebra solo come intellettuale, ma anche come punto di riferimento etico e morale: la storia racconta di Abai che si impegna pubblicamente per superare i conflitti tra clan che ostacolano le nozze tra il suo allievo prediletto, Aidar, con l’amata Ajar. Il libretto è di Mukhtar Auezov (1897-1961), scrittore kazako per il quale Abai non era solo il poeta preferito, ma anche una guida spirituale. La musica di Latyf Khamidi e Akhmet Zhubanov è ispirata a canzoni folkloriche del Kazakistan, alla musica del popolo, com’è nella tradizione delle opere slave, con cori vigorosi degni di Musorgskij e canti dalla vena melodica genuina.

La regia di Giancarlo Del Monaco viene ripresa da Yesmukhan Obayev, le coloratissime scene sono firmate da Ezio Frigerio, i bellissimi costumi sono stati ideati da Franca Squarciapino, progettazione di Sergio Metalli, luci Vinicio Cheli e coreografie di Тursynbek Nurkaliyev/Galiya Buribayeva.

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro Astana Opera

Allestimento Teatro Astana Opera

Marina Chiappa (anche per le foto)

L’anima buona del Sezuan. Il Bene esiste?

In scena al Teatro Sociale di Brescia, la nuova coproduzione del CTB che rinnova la collaborazione con Elena Bucci e Marco Sgrosso. Stavolta è in scena un non facile lavoro di Bertold Brecht che indaga ancora una volta l’animo umano e, prodotto nel 1938, si chiede se e dove il Bene esiste nell’umanità. Se almeno una persona buona esista ancora, in una provincia cinese, così come in un luogo qualsiasi nel quale la si può cercare. E se esiste, è in grado di rimanere buona malgrado tutto? Nel caso in cui dovesse essere messa alla prova dalla vita, ad esempio nel caso in cui dovesse prendere piede una dittatura, come quella nazista che l’Autore ha vissuto in prima persona? E se l’anima buona c’è, saremmo noi tutti in grado di riconoscerla? E difenderla? Si finisce di assistere alla rappresentazione teatrale con tutte queste domande addosso, portate come gli attori portano una maschera, lezione antica del teatro classico e poi della Commedia dell’Arte. Su tutto aleggiano tre dei che, venuti sulla terra per le continue lamentele per una situazione impossibile, vagano alla ricerca di un’anima che possa garantire il bene, insegnarlo, mantenerlo, malgrado tutto. Malgrado la vita e le cattiverie degli altri. Gli dei sono osservatori, non si intromettono nelle vite umane, ma ad un certo punto, adducendo una banale scusa come pagare il pernottamento in casa della protagonista, elargiscono dei soldi, indispensabili per aiutare la povera Shen-Tè, l’anima buona della provincia che si sforza di fare del bene e di essere, inconsapevolmente, il Bene, pur dovendo prostituirsi per racimolare soldi in un momento di profonda crisi economica e sociale. Quegli dei che ricordano tanto il Dio più volte interrogato dall’uomo sulla sua presenza, e apparente indifferenza, di fronte alle persecuzioni naziste, al Male che si era impossessato dell’umanità europea. La ragazza, impegnata a distribuire una ciotola di riso ai poveri quotidianamente, con i soldi ricevuti compera una tabaccheria e, quando pensa di poter stare tranquilla nella sua bontà, si rende conto di come il suo cambiamento generi una serie di cambiamenti anche nel prossimo. Gli amici che si erano dimenticati di lei, appaiono per chiederle aiuto, rimproverandole l’indifferenza ai loro mali e lei, pur comprendendo che sono solo dei parassiti, alcuni ladri, che vogliono solo vivere di rendita, li aiuta proprio perché buona. Ma bontà e affari non possono andare di pari passo. È necessario che Shen-Tè si difenda dagli altri e da se stessa, ma per farlo deve necessariamente assumere una maschera che non è lei, deve imporsi, tirare fuori il carattere capace e imprenditoriale. Diventa suo “cugino”, Shui-Ta, vestito di nero, inflessibile e giusto, che caccia gli approfittatori e mette giustizia. Le cose ancora non girano bene, Shen-Tè si innamora e, naturalmente come spesso accade per le anime buone, di una persona più attirata dalle sue conoscenze e possibilità economiche che per amore di lei come donna. Fortunatamente le nozze non vengono celebrate, ma Shen-Tè, che sta perdendo tutto, sentendosi derisa e calunniata addirittura per la sua bontà, riceve un altro aiuto inaspettato. E stavolta, chiamando ancora in causa il suo alter ego Shui-Ta, riesce ad aprire una fabbrica di produzione di sigari. Si impone a se stessa e agli altri, dirige con fermezza, offrendo a tutti i parassiti che aveva intorno un lavoro onesto e rispettabile, grazie al quale cambiare in meglio la propria situazione. E tutto si aggiusta. Shen-Tè offre ancora il riso, ma tristemente, perché si rende conto che bisogna nascondersi per essere, dimostrarsi a volte quello che non si è, vestire, insomma, una vera e propria maschera. Indubbia la riflessione di Brecht sul suo tempo: coloro che erano buoni, che avevano taciuto l’avvento della dittatura nazista, limitandosi ad essere caritatevoli, dovevano dimostrarsi capaci di vestire i panni di Shui-Ta per mettere a posto le cose. Nella vita non si può essere spettatori, anche se al Teatro Sociale di Brescia si è stati spettatori di un ottimo lavoro, ben recitato e interpretato anche a livello di copione riadattato, con eccellenti scene, luci e abiti di scena, recitazione e ideazione eccelse. Un lavoro davvero da non perdere. In cartellone anche nei prossimi giorni.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

Teatro Aperto del CTB a sostegno della drammaturgia contemporanea

Elisabetta Pozzi

Prende il via il prossimo 3 novembre la seconda edizione di Teatro Aperto, il progetto culturale del CTB Centro Teatrale Bresciano a sostegno della drammaturgia contemporanea, che coinvolgerà il pubblico in un percorso di scoperta e indagine collettiva di alcuni dei testi più interessanti della nuova scena nazionale e internazionale.

Il progetto è affidato alla direzione artistica di Elisabetta Pozzi, con il coordinamento organizzativo di Silvia Quarantini, la drammaturgia del suono di Daniele D’Angelo, la direzione tecnica di Cesare Agoni.

Teatro Aperto è realizzato grazie al contributo di Fondazione ASM e con il sostegno della Provincia di Brescia.

Dopo il fortunato esordio della prima edizione – che ha registrato il tutto esaurito di presenze per ogni appuntamento e un’amplissima partecipazione di pubblico, con la compilazione di centinaia di schede di recensione – la Stagione 2018/2019 del CTB ospita la seconda edizione di Teatro Aperto: da novembre a maggio al Teatro San Carlino saranno presentati al pubblico 10 nuovi testi mai allestiti di autori italiani e stranieri contemporanei, sempre in forma di lettura scenica.

Nella rosa di autori selezionati da Elisabetta Pozzi, curatrice del progetto, saranno presenti alcuni tra i nomi piùinteressanti della scena nazionale e internazionale, che il pubblico bresciano avrà occasione di conoscere di persona; ogni lettura, come ormai consuetudine, sarà infatti preceduta da brevi introduzioni al testo a cura degli stessi autori, dei registi o dei traduttori.

Novità della seconda edizione è la suddivisione del progetto in due focus, dedicati rispettivamente agli autori italiani e agli autori stranieri. Raccogliendo alcune suggestioni del pubblico e degli artisti abbiamo ritenuto opportuno dare maggior spazio alla drammaturgia italiana, portando a quattro – contro i due della passata edizione – i testi italiani inseriti nel progetto, e dando loro una peculiare attenzione e visibilità con una finestra ad essi dedicata. Da qui l’idea di un focus con una calendarizzazione serrata, simile alla forma di un “seminario drammaturgico” o di un piccolo festival di novità autoriali.

Nella prima settimana di novembre 2018 saranno dunque presentati 4 testi mai allestiti, firmati da alcuni degli autori più interessanti del panorama nazionale, come Giuliana Musso e Roberto Cavosi.

Il focus sarà una vera e propria immersione nella drammaturgia italiana: si apre il 3 novembre alle ore 16.30 con L’attimo di Bernini di Carlo Longo, si prosegue lunedì 5 novembre alle ore 20.30 con Indemoniate di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi e poi mercoledì 7 novembre alle ore 20.30 con La sposa del vento – la bambola di Oskar Kokoschka di Nicola Bonazzi, per concludere sabato 10 novembre alle ore 16.30 con Aromi e amori nella cucina del Gattopardo di Roberto Cavosi.

Il focus dedicato agli autori stranieri coprirà una estensione temporale più ampia, con 6 incontri da febbraio a maggio 2019, con il seguente calendario di letture: sabato 9 febbraio ore 16.30, sabato 9 marzo ore 16.30, sabato 16 marzo ore 16.30, sabato 30 marzo ore 16.30, lunedì 15 aprile ore 20.30, sabato 11 maggio ore 16.30.

Il dettaglio della programmazione del focus autori stranieri, con titoli e cast di ciascun appuntamento, sarà comunicato a gennaio 2019.

Proseguendo la formula della passata edizione, accompagneranno Elisabetta Pozzi nelle letture di novembre numerosi attori bresciani di grande bravura come Alessandro Quattro, Fausto Ghirardini, Gianmarco Pellecchia, Anna Scola, Monica Ceccardi.

Ma saranno ospiti anche molti grandi nomi della scena italiana: per il focus di novembre saranno presenti fuoriclasse come Massimo De Francovich e Maria Paiato, poi Tindaro Granata, Fulvio Pepe, Paolo Bessegato e i giovani talenti Alberto Onofrietti e Valentina Bartolo, e molti altri interverranno nella seconda parte del progetto.

Teatro Aperto è un progetto di altissimo profilo culturale per conoscere e approfondire i temi e i linguaggi del teatro di oggi, e al contempo una grande occasione comunitaria e di partecipazione, nella quale il pubblico sarà di nuovo protagonista insieme agli artisti.

Sarà infatti richiesto agli spettatori di continuare ad esprimere attraverso schede di recensione i propri giudizi, commenti o anche semplici sensazioni sui testi in cartellone.

Un percorso collettivo di dialogo e confronto che porterà a definire un testo vincitore, allestito in forma di mise en espace al Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara a conclusione del ciclo di incontri o in forma di allestimento completo nella successiva Stagione, come avvenuto quest’anno per Apologia, il testo di Alexi Kaye Campbell presentato nella prima edizione e campione di gradimento del pubblico, che il CTB ha deciso di produrre e far circuitare a partire da aprile 2019 nei teatri bresciani e italiani.

V.V. (anche per le foto)

Per la prima volta in Italia “An American in Paris”

Marta Melchiorre e Giuseppe Verzicco, foto di Giuliana Marangoni

Musical Play in due atti, edizione originale con dialoghi in italiano, prodotto originariamente a Broadway da Stuart Oken, Van Kaplan, Roy Furman

attraverso uno speciale accordo con Elephant Eye Theatrical & Pittsburgh CLO e il Théâtre du Châtelet. Orchestra (direttore Daniel Smith) e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova.

Per la prima volta in assoluto dopo gli Stati Uniti e Londra, “An American in Paris”, il musical di George e Ira Gershwin, che ha debuttato originariamente al Teatro du Châtelet di Parigi nel 2014, e vincitore di ben 4 Tony Award (gli Oscar del Teatro), debutta con un nuovo grande allestimento diretto da Federico Bellone. Ancora è l’Italia a detenere questo primato (come per il musical “Newsies” della Disney), insieme a quello di presentare lo spettacolo con orchestra sinfonica. La pièce è basata sull’omonimo film del 1951 prodotto dalla Metro-Goldwyn-Mayer, a sua volta basato sull’omonima composizione di Gershwin del 1928, vincitore di 8 premi Oscar e con Gene Kelly come protagonista e coreografo, Vincent Minnelli come regista, e Alan Jay Lerner (il librettista di “My Fair Lady”) come sceneggiatore.

La trama racconta di Jerry Mulligan, un soldato americano, che alla fine della seconda guerra mondiale decide di restare a Parigi per dedicarsi alla sua grande passione: la pittura. Presto si imbatterà in Lise Dassin, una bellissima e promettente ballerina francese, che sembra sfuggire alle attenzioni del giovane. La situazione si complicherà maggiormente con la presenza dei nuovi amici di Jerry: Adam, un pianista scapestrato, e Henri, un cantante di rivista amatore, oltre alla testarda filantropa Milo, che commissionerà al Teatro du Châtelet un nuovo balletto con Lise come protagonista, su composizione originale di Adam, e con una scenografia d’avanguardia di Jerry.

La squadra di creativi tutta italiana, e l’unica non anglosassone a essere stata accolta nel West End di Londra con un musical americano (una nuova rivisitazione del classico del cinema “Dirty Dancing”), è reduce dal grande successo dello spettacolo Disney “Mary Poppins”, e, con Fabrizio Angelini come coreografo, dall’acclamato allestimento di “West Side Story” al Teatro Carlo Felice di Genova. Il team, in tutti gli aspetti di questa nuova messa in scena, intende celebrare la volontà di essere se stessi e inseguire i propri sogni, l’obiettivo e il conflitto comune a tutti i personaggi, come parallelo con la dichiarazione di libertà alla fine della seconda guerra mondiale. Nel cast Giuseppe Verzicco e Marta Melchiorre, oltre a Simone Leonardi, Tiziano Edini, Alice Mistroni, Donatella Pandimiglio, Mimmo Chianese, Marco D’Alberti, Annamaria Schiattarella, punte di diamante degli interpreti italiani in grado di recitare, ballare e cantare, che daranno vita a questo emblema del teatro musicale presentato con dialoghi in italiano e canzoni in lingua originale con sopra-titoli, tra cui le celeberrime “I Got Rhythm”, “The Man I Love”, “Liza”, “S Wonderful”, “Shall We Dance?”, “But Not For Me”, “I’ll Build a Stairway to Paradise”, “They Can’t Take That Away from Me”, oltre allo strumentale “Concerto in Fa” e ovviamente al poema sinfonico del titolo. Direttore d’Orchestra sarà Daniel Smith, Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice. Lo spettacolo in lingua originale, con dialoghi in italiano, sarà in scena dal 12 al 21 ottobre.

Marina Chiappa

 

 

 

 

 

“Uomini… siate uomini”. Paolo VI

don Claudio Zanardini saluta prima dell’inizio dello spettacolo accanto al Direttore del CTB e al sindaco di Brescia

Omaggio del Centro Teatrale Bresciano e della città di Brescia al papa che domenica verrà proclamato santo da papa Francesco, Paolo VI.

Un omaggio dovuto ad un uomo schivo, sottile, profondamente spirituale e parco nelle parole e nei gesti, ma che pure è diventato un gigante nel viaggiare per il mondo, nell’incontrare persone portando avanti la strada indicata da Giovanni XXIII. È andato dove il Papa non si era mai visto, in Paesi lontani, ma anche alle mostre, nelle fabbriche, in miniera. Per incontrare il suo gregge, per conoscere e condividere, incontrando gli ultimi come i primi con lo stesso sorriso, i grandi occhiali aperti sulle pagine che hanno segnato la storia. Come i giorni del rapimento Moro, come i ricordi dell’amico d’infanzia torturato e ucciso dai nazifascisti. Papa Montini, Paolo VI, oggi lo conoscono tutti e tutti parlano facilmente di lui. Perché la santità non si discute, mentre le parole infastidivano, politicamente, spiritualmente, tra le mura vaticane e tra le vie di Roma. E non solo. Un uomo scomodo, forse fastidioso, difficile da amare e da apprezzare in vita. Oggi, invece, tutti riconoscono in lui la brescianità, l’importanza, la santità. In fondo per condividerla, quasi a dire che non sono stati meriti suoi, i suoi meriti, ma di una terra bresciana fatta di tanta gente, anche di chi non lo ha riconosciuto per la persona che era. Insomma, un omaggio che si percepisce più dovuto che sentito, più auto celebrativo che moto dell’anima.

La città di Brescia, con il suo stabile, ha proposto un incontro aperto a tutti, così si sono visti anche coloro che, dovendo rappresentare la città e la cultura cittadina, a teatro si vedono molto poco, qualcuno per niente. Il testo “Uomini… siate uomini” di e letto da Luciano Bertoli, si è dimostrato poco convincente, con una lettura poco appassionata, quasi fosse opera di altri. Acerba la compagine dell’Orchestra Giovanile del Garda, esecutrice e poco interprete delle musiche protagoniste e sottofondo. Proiettati sul fondo stralci di filmati Luce e Rai con Montini sorridente, salutante, colto. Difficile assomigliargli, anche per l’umiltà che era vera, non nascosta dietro la brescianità ostica che si tira fuori troppo spesso quando fa comodo.

 

Alessia Biasiolo

Al via il Festival Verdi

La nuova edizione del Festival coinvolge161tra cantanti, musicisti, assistenti, attori, mimi, ballerini, maestri collaboratori e 37 bambini, insieme ai 190 dipendenti del Teatro Regio (76 dei quali under35), tra elettricisti, fonici, attrezzisti, falegnami, macchinisti, scenografi realizzatori, sarti, truccatori, parrucchieri, personale amministrativo, di sala e di portineria, provenienti da19 Paesi (Italia, Spagna, Austria, Francia, Regno Unito, Macedonia, Bulgaria, Romania, Moldavia, Lituania, Georgia, Russia, Iran, Kazakistan, Cina, Egitto, Uganda, Messico, Corea).

In occasione del Festival Verdi, il Teatro ospita 30 giovani tirocinanti provenienti dall’Università di Parma, dall’Accademia di Brera, dall’Accademia del Teatro alla Scala, dalla Verona Opera Accademy ed al Progetto alternanza scuola lavoro di Parma; un’occasione di formazione preziosa per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro e un’opportunità anche per il Teatro che su questi giovani ha deciso di investire:18 dei dipendenti della Fondazione Teatro Regio di Parma sono infatti stati assunti, negli ultimi anni, dopo un analogo periodo di tirocinio. Per la prima volta, inoltre, il Teatro ospita tirocinanti appartenenti a categorie protette, alcuni dei quali provenienti dagli Istituti Penitenziari di Parma in attuazione del protocollo d’intesa siglato nel 2016.

Oltre 300 lavoratori animano dunque gli spazi del Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, del Teatro Farnese e del Teatro Regio, ove, oltre al palcoscenico, sono impegnate simultaneamente per le prove anche le sale del Ridotto, la Sala Gandolfi, la Sala di Scenografia e lesaledel Centro di Produzione Musicale dell’Auditorium Paganini.

Nel mese di agosto il sito del Teatro Regio è stato visitato da 97 Paesi diversi, con ben 7 pagine visitate per ogni utente e una frequenza di rimbalzo al di sotto dello 0,1%.

Sui profili social del Teatro Regio, la campagna dedicata al pubblico internazionale ha raggiunto un target selezionato di appassionati d’opera nel mondo con attitudine al viaggio di circa 15.000 persone, delle quali oltre 2.000 hanno poi cercato informazioni su biglietti e sulla programmazione sul sito del Teatro Regio. Attualmente, degli oltre 42.000 utenti che seguono la pagina Facebook del Teatro Regio, sono ben 35.000 quelli extraterritoriali.

Il 23 settembre scorso le prove aperte di Macbeth hanno il via al fitto calendario di appuntamenti festivalieri che si concluderà il 21 ottobre 2018. 4 opere, 3 nuovi allestimenti in 3 teatri diversi, 6 commissioni in prima assoluta, 25 eventi per 70 appuntamenti in 25 giorni.

Molte e da non perdere sono le novità del programma di Verdi Off, la rassegna di appuntamenti collaterali al Festival Verdi, realizzata dal Teatro Regio di Parma in collaborazione con il Comune di Parma e con l’Associazione “Parma, io ci sto!”, che giunge quest’anno alla sua terza edizione. Oltre 130 appuntamenti a ingresso libero, per più di 50 eventi in 40 luoghi diversi in Città e in provincia, che coinvolgeranno più di 980 tra artisti e tecnici.

 

Paolo Maier

 

“Uomini… siate uomini” omaggio di Brescia a Papa Montini

Mercoledì 3 ottobre alle ore 20.30, al Teatro Sociale di Brescia (via F. Cavallotti, 20) in occasione della santificazione di Papa Paolo VI, il Comune di Brescia in collaborazione con il CTB Centro Teatrale Bresciano presenta “UOMINI… SIATE UOMINI”. Paolo VI mai arreso cercatore del dialogo, un omaggio della Città a Papa Montini. L’ingresso è libero, previa assegnazione del posto.

All’avanguardia nelle questioni sociali, Paolo VI fu capace di scelte coraggiose e controcorrente; aperto alla cultura e al mondo moderno, si ritrovò stretto in una morsa, criticato dai tradizionalisti ma anche dai progressisti. Cercò la riconciliazione con l’universo dell’arte e gli artisti, ricordando loro di essere custodi della bellezza nel mondo, poiché chiamati a rendere visibile ciò che è trascendente, inesprimibile, “ineffabile”. Accorati i suoi appelli per la pace nel mondo, come quello memorabile lanciato a Fatima: “Uomini, procurate d’essere degni del dono divino della pace. Uomini, siate uomini! Uomini, siate buoni, siate saggi, siate aperti alle considerazioni del bene totale del mondo”.

“UOMINI… SIATE UOMINI”. Paolo VI mai arreso cercatore del dialogo è di e con Luciano Bertoli, con la musica curata dall’Orchestra Giovanile del Garda diretta dal M° Alberto Cavoli.

V.V.

Fino a settembre il “Teatro nei cortili” a Verona

Prosegue fino al 17 settembre la rassegna “Teatro nei Cortili 2018”, promossa dal Comune di Verona, negli spazi del Cortile dell’Arsenale, Chiostro di Santa Eufemia e Chiostro di Santa Maria in Organo.

Il cartellone, come sempre molto eterogeneo, comprende opere di autore italiano e straniero, con adattamenti e libere riduzioni da romanzi. Non mancano gli spettacoli musicali e quelli a sfondo storico, nonostante la crescente attenzione delle compagnie verso il genere contemporaneo e le commedie ironiche, su temi attuali che vanno dal sociale alla dimensione esistenziale.

“L’anno scorso, con oltre 28 mila presenze, la rassegna ha registrato un incremento di pubblico del 9,6 per cento, a conferma del gradimento da parte dei cittadini di una proposta culturale riconosciuta a livello nazionale – ha detto l’assessore alla Cultura Francesca Briani -. Credo che il valore dell’amatorialità vada oltre l’aspetto artistico, per un teatro che diventa strumento sociale di aggregazione e apprendimento. Ringrazio tutte le compagnie per il loro impegno e la loro passione, il vero motore di questa rassegna”.

 

Roberto Bolis

 

Il successo di “Un salto nel nullo!” a Brescia

Scommessa vinta per il CTB Centro Teatrale Bresciano che quest’anno ha scelto di dedicare l’appuntamento estivo a un progetto di grande rilievo non solo artistico, ma anche sociale. Un salto nel Nullo! il festival estivo 2018 del CTB si è concluso nel segno dell’entusiasmo, da parte del pubblico e degli artisti coinvolti, oltreché dal direttivo dello Stabile cittadino.

L’arena allestita dal CTB nella traversa di via Milano via Francesco Nullo, a Brescia, ha ospitato dal 26 giugno all’8 luglio sei appuntamenti di musica e prosa: un significativo contributo culturale, nell’ambito del progetto voluto dal Comune di Brescia Oltre la strada, alla valorizzazione e riqualificazione di una zona difficile.

Un salto nel nullo! ha registrato un totale di 1449 presenze, con il tutto esaurito per Moni Ovadia, Elisabetta Pozzi e Laura Curino.

V. V.