“Uomini… siate uomini”. Paolo VI

don Claudio Zanardini saluta prima dell’inizio dello spettacolo accanto al Direttore del CTB e al sindaco di Brescia

Omaggio del Centro Teatrale Bresciano e della città di Brescia al papa che domenica verrà proclamato santo da papa Francesco, Paolo VI.

Un omaggio dovuto ad un uomo schivo, sottile, profondamente spirituale e parco nelle parole e nei gesti, ma che pure è diventato un gigante nel viaggiare per il mondo, nell’incontrare persone portando avanti la strada indicata da Giovanni XXIII. È andato dove il Papa non si era mai visto, in Paesi lontani, ma anche alle mostre, nelle fabbriche, in miniera. Per incontrare il suo gregge, per conoscere e condividere, incontrando gli ultimi come i primi con lo stesso sorriso, i grandi occhiali aperti sulle pagine che hanno segnato la storia. Come i giorni del rapimento Moro, come i ricordi dell’amico d’infanzia torturato e ucciso dai nazifascisti. Papa Montini, Paolo VI, oggi lo conoscono tutti e tutti parlano facilmente di lui. Perché la santità non si discute, mentre le parole infastidivano, politicamente, spiritualmente, tra le mura vaticane e tra le vie di Roma. E non solo. Un uomo scomodo, forse fastidioso, difficile da amare e da apprezzare in vita. Oggi, invece, tutti riconoscono in lui la brescianità, l’importanza, la santità. In fondo per condividerla, quasi a dire che non sono stati meriti suoi, i suoi meriti, ma di una terra bresciana fatta di tanta gente, anche di chi non lo ha riconosciuto per la persona che era. Insomma, un omaggio che si percepisce più dovuto che sentito, più auto celebrativo che moto dell’anima.

La città di Brescia, con il suo stabile, ha proposto un incontro aperto a tutti, così si sono visti anche coloro che, dovendo rappresentare la città e la cultura cittadina, a teatro si vedono molto poco, qualcuno per niente. Il testo “Uomini… siate uomini” di e letto da Luciano Bertoli, si è dimostrato poco convincente, con una lettura poco appassionata, quasi fosse opera di altri. Acerba la compagine dell’Orchestra Giovanile del Garda, esecutrice e poco interprete delle musiche protagoniste e sottofondo. Proiettati sul fondo stralci di filmati Luce e Rai con Montini sorridente, salutante, colto. Difficile assomigliargli, anche per l’umiltà che era vera, non nascosta dietro la brescianità ostica che si tira fuori troppo spesso quando fa comodo.

 

Alessia Biasiolo

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