Finali di pallavolo a Verona

La presentazione della Coppa

Il grande volley femminile torna a Verona. Sabato 2 e domenica 3 febbraio, infatti, l’Agsm Forum ospiterà le finali di Coppa Italia femminile di Serie A1 e di Serie A2. A contendersi gli ambiti trofei le migliori squadre italiane e le più forti giocatrici del campionato e della nostra nazionale. L’evento sportivo è stato presentato, in sala Arazzi, dal sindaco Federico Sboarina, dall’assessore allo Sport Filippo Rando, dal presidente della Lega Pallavolo Serie A femminile Mauro Fabris, dal direttore generale di Master Group Sport Antonio Santa Maria e dal presidente della Commissione Sport Stefano Bianchini.

Sono quattro le squadre che, tra sabato e domenica, si contenderanno la 41ª Coppa Italia di A1: Igor Gorgonzola Novara, Savino Dal Bene Scandicci, Imoco Volley Conegliano e Unet E-Work Busto Arsizio. Mentre Lmp Bam Mondovì e Canovi Coperture Sassuolo, domenica 3 febbraio dalle 14.30, daranno l’assalto alla 22ª Coppa Italia di A2. Le partite saranno trasmesse da Rai Sport e in 115 Paesi stranieri.

“È con grande orgoglio – ha detto il sindaco Sboarina – che diamo il bentornato al meglio della pallavolo femminile italiana. Un gradito ritorno per il volley di altissimo livello, dopo che Verona ha ospitato, nel 2010, le partite del Campionato del Mondo maschile. Grazie a quell’evento, oggi, possiamo contare su impianti sportivi di grande qualità che mettiamo a disposizione delle squadre protagoniste di queste finali di Coppa Italia. Ringrazio gli organizzatori e invito i tanti appassionati di volley ad andare all’Agsm Forum per vedere dal vivo le migliori giocatrici italiane”.

“Ringrazio la Federazione Italiana Pallavolo – ha detto l’assessore Rando – per aver scelto Verona come sede della finale della Coppa Italia, ma voglio pensare che questo sia solo l’inizio di un percorso che faccia tornare la nostra città protagonista della grande pallavolo anche a livello femminile. Queste partite saranno l’occasione per ammirare le campionesse della nostra nazionale che, dopo aver giocato un grandissimo Mondiale in Giappone, nel prossimo fine settimana saranno l’una contro l’altra per contendersi questo prestigioso trofeo”.

“Tornare a Verona – ha detto il presidente Fabris – è sempre una garanzia. Farlo per un evento di questo rilievo, dà ancora più soddisfazione perché, durante le partite di finale, non solo vedremo giocare le stelle della nazionale femminile, ma anche le campionesse straniere del nostro campionato che è il migliore del mondo”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Michele Campanella festeggia i 50 anni dal suo debutto

Michele Campanella foto di Salvatore Scialò

Michele Campanella, oggi uno dei più famosi pianisti a livello internazionale, era un giovanissimo e già molto promettente pianista quando suonò per la prima volta alla IUC, cinquant’anni fa. Da allora è tornato alla IUC moltissime volte e ora, proprio per festeggiare i cinquant’anni del suo primo concerto all’Aula Magna, vi torna ancora una volta martedì 29 gennaio 2019 alle 20.30 (Aula Magna della Sapienza, Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5).

Nato a Napoli e allievo del grande maestro Vincenzo Vitale, Michele Campanella è il maggior erede attuale della illustre tradizione pianistica napoletana. Ai suoi esordi, grazie alla sua tecnica fenomenale, era considerato soprattutto uno straordinario virtuoso e uno dei maggiori interpreti di Franz Liszt ma in seguito ha gradualmente esteso il suo repertorio a tutti i grandi autori di musica pianistica. Ma dice: “Non chiamatemi pianista, preferisco il termine musicista: con il primo si pensa alle mani, con il secondo al cuore e al cervello”. Oggi ha settantuno anni, ma sia lo spirito che le dita sono ancora quelle di un giovane: “Non intendo considerare la mia carriera terminata – afferma –, credo invece che il meglio debba ancora arrivare e lavoro affinché ciò avvenga”.

Si è esibito in concerto con le principali orchestre europee e statunitensi, collaborando con grandi direttori quali Claudio Abbado, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Wolfgang Sawallisch, Georges Prêtre, Thomas Schippers, Christian Thielemann e molti altri. Da oltre vent’anni è titolare della cattedra di pianoforte all’Accademia Chigiana di Siena, una delle più prestigiose istituzioni musicali del mondo.

Michele Campanella, foto di Damiano Rosa

Questo suo concerto romano è un’occasione speciale, che va festeggiata in modo speciale, per questo Campanella ha scelto di offrire agli ascoltatori tre capolavori assoluti della musica per pianoforte di ogni tempo. Diversissimi tra loro, questi tre capolavori sono però accomunati dall’aver segnato segnato una trasformazione radicale della musica pianistica e in particolare della Sonata per pianoforte: sono la Sonata “Patetica” di Ludwig van Beethoven, la Fantasia “Wanderer” di Franz Schubert e la prima Sonata di Robert Schumann.

La Sonata in do minore op. 13 “Patetica”, scritta tra il 1798 e il 1799 da un Beethoven non ancora trentenne, costituisce una vera pietra miliare nella storia della musica, perché dischiuse inedite e profonde prospettive all’arte di questo gigantesco musicista. Schubert non aveva che venticinque anni quando nel 1822 compose la Fantasia “Wanderer”, che è in realtà una grande Sonata per pianoforte in quattro movimenti, con la particolarità che essi sono interdipendenti e collegati idealmente: questa novità rispetto alle regole tradizionali indusse l’autore a usare il titolo più libero di “Fantasia” per non attirarsi le critiche di accademici e conservatori. Schumann era ancora più giovane – aveva infatti ventitré anni quando – quando nel 1833 iniziò a comporre la sua Grande Sonata in fa diesis minore op. 11, cui lavorò accanitamente per oltre due anni, per raggiungere la fusione tra la logica della Sonata classica e l’immediatezza espressiva e il libero fantasticare dei giovani artisti romantici.

Martedì 29 gennaio 2019 ore 20.30

Michele Campanella pianoforte

50 anni con la IUC

Beethoven Sonata n. 8 in do minore op. 13 “Patetica”

Schubert Fantasia in do maggiore “Wanderer-Fantasie” op. 15 D. 760

Schumann Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Domenica in musica nel Primo Foyer del Teatro Carlo Felice

Prosegue la Stagione DOMENICA IN MUSICA, con l’appuntamento di Domenica 27 gennaio alle ore 11.00 presso il Primo Foyer del Teatro Carlo Felice in collaborazione con l’Associazione “Musica con le ali”.

Protagoniste, le giovani talentuose Fabiola Tedesco al violino e Martina Consonni al pianoforte che interpreteranno il raffinato programma “Eredità musicale viennese” con l’esecuzione della Sonata n.4  in La maggiore op. 162 “Grand duo”  D 574 di Franz Schubert, la Sonata n. 2 in La maggiore op. 100 di Johannes Brahms e la Sonata n. 8 in Sol maggiore op. 30 n. 3 di Ludwig van Beethoven.

L’iniziativa Domenica in Musica conferma l’attenzione di un pubblico genovese sempre più attento e desideroso di novità culturali, abbinate anche alla possibilità di ascoltare della buona musica sorseggiando un aperitivo nel primo foyer, ambiente suggestivo e raffinato a cura del Caffè del Teatro.

Domenica 27 gennaio 2019 ore 11.00

Primo Foyer Teatro Carlo Felice

“Eredità musicale viennese”

In collaborazione con l’Associazione “Musica con le ali”

Fabiola Tedesco

violino

Martina Consonni

pianoforte

Musiche di

Franz Schubert

Sonata n.4  in La maggiore op. 162 “Grand duo”  D 574

Johannes Brahms

Sonata n. 2 in La maggiore op. 100

Ludwig van Beethoven

Sonata n. 8 in Sol maggiore op. 30 n. 3

 

Marina Chiappa

“Nonna Teresa”, la ricerca di una madre per far luce sulla storia del figlio deportato

Sabato 26 gennaio 2019 alle 16 nella sala mostre del Museo del Risorgimento e della Resistenza (corso Ercole I d’Este 19, Ferrara) si terrà l’incontro intitolato “Nonna Teresa”, la storia di una madre impegnata a far luce su quanto accaduto al figlio deportato da Bova di Marrara (piccola frazione a una ventina di chilometri di Ferrara) in Germania.
A parlare di questo lungo viaggio per riportare a casa il figlio deceduto nel lager nazista sarà Silvia Pascale, studiosa trevigiana della deportazione militare e presidente di ANEI-Associazione nazionale ex internati di Treviso.

La ricercatrice Silvia Pascale proporrà una storia di famiglia che, in qualche modo, ha sollecitato la volontà della ricercatrice di lavorare per far tornare alla luce tante storie di persone comuni che nel drammatico biennio ’43-’45 si trovarono a vivere lo strazio della vita dei lager e anche a morirci.
Il racconto è quello di una ricerca molto lunga che parte dalla scoperta della “marmetta” di Zerbini Anadage, omonimo dello zio acquisito della studiosa, esposta al Tempio dell’Internato Ignoto a Padova e della successiva lettura del diario di nonna Teresa Mascellani in Zerbini, scritto per ricordare la morte del figlio Anadage, nello Stalag XII A. Il racconto emotivo è accompagnato dalla ricostruzione storica, avvenuta attraverso la consultazione dell’Archivio tedesco di Bad Arolsen in Germania e dei certificati della Croce Rossa Internazionale effettuata dalla studiosa, che da anni si occupa di Internati Militari Italiani. Grazie a queste ricerche e allo studio dei documenti si è potuto ricostruire la vicenda di Anadage dall’8 settembre 43 fino a gennaio del 44 quando è morto. Con l’aiuto del diario e della documentazione successiva sempre avvenuta attraverso fonti d’archivio è stato possibile ricostruire dettagliatamente la storia del rimpatrio dei resti di Anadage nel dicembre del 1956. Tutto questo lavoro è in fase di stesura finale in attesa di pubblicazione ed è di importanza fondamentale perché è stato voluto dalla mamma di un IMI (internato militare italiano), un unicum nel panorama della documentazione di questa pagina di storia.

 

Alessandro Zangara

A Verona il carro della Shoa e il documentario su Valletti per la “Giornata della Memoria”

 

È arrivato, in piazza Bra, il carro “della memoria”. Il vagone, utilizzato tra il 1943 e il 1945 per le deportazioni, rimarrà davanti al Liston fino al 30 gennaio. Portato in piazza ogni anno in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, il carro sarà accessibile dalle 9 alle 17. All’interno dei vagoni la storia dei veronesi morti nei campi di concentramento e sterminio, i simboli utilizzati per contraddistinguere i deportati e una raffigurazione su cosa sarebbe l’Europa se Hitler avesse vinto la guerra.

Davanti al monumento di Vittorio Emanuele, invece, è allestita la mostra “Infanzia rubata” realizzata dall’associazione Figli della Shoah.

Nei prossimi giorni si susseguiranno, invece, le cerimonie ufficiali.

Domenica 27 gennaio, in piazza Isolo di terrà la cerimonia “Il monumento vive”. Alle ore 11.30, sotto la scultura “Filo spinato “ di Pino Castagna verrà deposta una corona e saranno recitate alcune preghiere cristiane ed ebraiche, in ricordo delle vittime della Shoah e di tutti i deportati. Seguirà l’intervento dello storico Carlo Saletti che si concluderà con un canto aschenazita.

Lunedì 28 gennaio alle ore 9 sarà deposta una corona al monumento ai Deportati in piazza Bra. Autorità e presenti si sposteranno poi in Gran Guardia dove si susseguiranno gli interventi ufficiali di Prefettura, Comune e Consulta scolastica provinciale. Sarà poi il turno dell’oratore della giornata, la storica e studiosa della Shoah Liliana Picciotto. Verranno poi consegnate le medaglie d’onore ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti e le medaglie della città. La mattinata si concluderà con lo spettacolo “No, storia di un rifiuto” scritto e interpretato da Giacomo Vallozza. Alle ore 14.30 seguirà la deposizione di una corona la Cimitero Ebraico di via Badile.

Sempre il 28 gennaio, alle ore 21, all’Auditorium del Centro Polifunzionale del Saval, proiezione del documentario “Deportato I 57633: Voglia di non morire. La storia di Ferdinando Valletti”.

Anima del racconto, la storia di sopravvivenza di Ferdinando Valletti, giocatore di calcio prima dell’Hellas Verona poi del Milan che, deportato nel 1944 al campo di concentramento di Mauthausen, si è salvato dalle atrocità naziste diventando riserva nella squadra di football delle SS.

La storia, liberamente tratta dall’omonimo libro scritto da Manuela Valletti, figlia del protagonista, presenta al pubblico un nuovo punto di osservazione sui drammatici accadimenti della deportazione e, in particolare, sui disperati tentativi di sopravvivenza messi in atto all’interno dei campi di sterminio.

L’appuntamento, ad ingresso gratuito, è promosso dall’associazione Culturale Storia Viva-no profit in collaborazione con la 3ᵃ Circoscrizione.

 

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Cetty Muscolino racconta: ‘Quando scrivevo a Otto Frank’

Racconta di un rapporto epistolare e di amicizia nato dalla lettura del ‘Diario di Anna Frank’, il libro di Cetty Muscolino, con prefazione di Anna Quarzi, ‘Quando scrivevo a Otto Frank’ che lunedì 28 gennaio 2019 alle 17 sarà presentato nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara).

Cetty Muscolino, adolescente degli anni 70, resta folgorata dalla lettura del ‘Diario di Anna Frank’ e, in maniera rocambolesca, entra in contatto con il padre Otto scampato al campo di sterminio instaurando un rapporto prima epistolare poi di amicizia.

Testimonianza, con lettere autografe e foto inedite di Otto, di un uomo che ha speso la sua intera vita per testimoniarci gli orrori del periodo più buio della storia.

 

Alessandro Zangara

Il menù invernale nei ristoranti tipici di Verona

La verza moretta di Veronella, il radicchio rosso e il broccoletto di Custoza. Queste le tre eccellenze alimentari veronesi protagoniste dell’appuntamento invernale de “Il Ristorante tipico”. Dal 26 gennaio al 10 febbraio, infatti, 18 ristoratori veronesi si impegnano a proporre ai loro clienti questi prodotti stagionali come filo conduttore del menù.

Si potranno quindi degustare gli involtini di verza moretta con ripieno di riso e carne di maiale; il salmerino con broccoletto di Custoza; gli gnocchi con radicchio rosso e mascarpone; i tortelloni al radicchio e monte veronese; le fettuccine fatte in casa con pesto di verza, lenticchie e cotechino; lo “Sbroeton de Verza”, una vecchia ricetta della bassa veronese con verza e patate, e tanto altro.

L’iniziativa conclude la serie di eventi culinari che abbina un piatto tipico o per ogni stagione. Se l’edizione primaverile aveva portato in tavola l’asparago veronese, quella estiva è stata caratterizzata dal pesce di lago. Zucca e castagne invece le protagoniste dell’autunno.

L’appuntamento è stato presentato dall’assessore alle Attività economiche e produttive Francesca Toffali. Presenti per Coldiretti Rosalina Vertuani, il referente per i ristoratori di Confcommercio Leopoldo Ramponi, il responsabile servizi dell’Associazione Italiana Sommelier di Verona Giuseppe Melis e i rappresentanti dei ristoratori e produttori veronesi coinvolti.

“Un’iniziativa che cresce sia nel numero di ristoranti tipici coinvolti che in termini di apprezzamento di pubblico – ha dichiarato l’assessore Toffali -. Il rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra le attività del nostro territorio ha dato vita a quattro appuntamenti, uno per ogni stagione, che ha consentito a molti veronesi e turisti di assaggiare prodotti locali ed imparare ad acquistarli nelle aziende nostrane per poi utilizzarli quotidianamente in cucina.”

Tra gli elementi che caratterizzano un ristorante tipico veronese: la presenza nel menù di piatti tradizionali, che devono rappresentare il 50% dell’offerta; l’utilizzo, nella preparazione dei piatti, del 50% di prodotti provenienti dalla provincia di Verona o dalla Regione del Veneto; la presenza di persone professionale e qualificato, in grado di illustrare la tipicità del menù e la storia della tradizione culinaria veronese.

L’elenco dei ristoranti tipici e le informazioni relative all’evento sono disponibili sul sito http://www.ristorantetipicoverona.com.

 

Roberto Bolis

“Esplorando Mozart” alla Sapienza

Quartetto di Cremona©Nikolaj Lund

Sabato 26 gennaio 2019 alle 17.30 presso l’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5) prosegue il ciclo di concerti della IUC intitolato “Esplorando Mozart” e affidato al Quartetto di Cremona, erede spirituale del mitico Quartetto Italiano ed orgoglio della musica italiana nel mondo.

Il Quartetto di Cremona prende il nome dalla città dei più grandi liutai di ogni tempo, perché In questi quattro musicisti suonano alcuni strumenti fabbricati secoli fa proprio a Cremona. I violinisti Cristiano Gualco e Paolo Andreoli suonano rispettivamente un Guadagnini del 1776 e un Testore del 1750 circa, il violista Simone Gramaglia un Torazzi del 1680 circa e il violoncellista Giovanni Scaglione un Amati del 1712: questi preziosi strumenti nati a Cremona (tranne il violino Testore) sono stati messi a disposizione del Quartetto di Cremona dal Peter Eckes Kulturfond, in considerazione del valore di questo gruppo.

Il secondo concerto del ciclo “Esplorando Mozart” è dedicato agli ultimi Quartetti del musicista salisburghese. Dopo i precedenti sei Quartetti dedicati a Haydn, scritti con una “lunga e laboriosa fatica” per impossessarsi dello stile del più anziano maestro, Mozart tornò in questi Quartetti a quella sua perfezione raggiunta con assurda facilità, che sembrerebbe prerogativa di una divinità più che di un essere umano. Tutto scorre miracolosamente privo di peso e straordinariamente luminoso. Secondo Bernhard Paumgartner, “l’approfondimento passionale e soggettivo cede qui alla folgorante chiarezza, all’estrema eleganza del porgere, alla sublime raffinatezza espressiva del canto e dell’armonizzazione”. Si ascolteranno tre di quei quattro ultimi Quartetti: Il Quartetto n. 20 in re maggiore K 499, il Quartetto n. 22 in si bemolle maggiore K 589 e il Quartetto n. 23 in fa maggiore K 590, l’ultimo in assoluto di Mozart, composto nel 1790, un anno prima della sua precocissima morte.

Fin dalla propria fondazione, il Quartetto di Cremona si è affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale ed è regolarmente invitato ad esibirsi nei principali festival e rassegne musicali in Europa, Sudamerica, Stati Uniti ed Estremo Oriente, riscuotendo unanimi consensi di pubblico e critica. Tra i suoi più recenti debutti internazionali sono da ricordare Amburgo, Vancouver, Zurigo, Stoccolma, Ginevra, Madrid, Washington, Valencia e Cartagena.

Il Quartetto di Cremona è titolare della cattedra del “Corso di Alto Perfezionamento per Quartetto d’Archi” presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona, ed è regolarmente invitato a tenere masterclass in Europa, USA e Sud America. È testimonial del progetto internazionale “Friends of Stradivari”. Nel novembre 2015 è stato insignito della cittadinanza onoraria della Città di Cremona.

In campo discografico ha inciso l’integrale dei Quartetti di Beethoven (eseguiti anche in una lunga tournée internazionale, che ha incluso la IUC) cui sono stati assegnati importanti riconoscimenti, come il Supersonic Award, l’Echo Klassik e il premio ICMA. Nello scorso settembre ha inciso un nuovo cd dedicato a Schubert.

Sabato 26 gennaio 2019 . ore 17.30

Esplorando Mozart (II)

Quartetto di Cremona

Mozart

Quartetto n. 23 in fa maggiore K 590

Quartetto n. 22 in si bemolle maggiore K 589

Quartetto n. 20 in re maggiore K 499

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia di Nikolaj Lund)

 

 

“Sturmtruppen. 50 anni” a Bologna

Bonvi in studio

La mostra Sturmtruppen. 50 anni, organizzata da Fondazione Carisbo e Genius Bononiae-Musei nella città in collaborazione con Eredi Bonvicini, è un omaggio all’esercito di fumetti più famoso al mondo, le Sturmtruppen che compiono appunto 50 anni di vita. Era il 1968 quando Bonvi, al secolo Franco Bonvicini, presentò la prima striscia delle sue Sturmtruppen a Lucca vincendo il premio di Paese Sera come miglior esordiente. Il materiale esposto a Palazzo Fava, circa 200 opere originali, tutte messe a disposizione dall’ Archivio Bonvicini e in gran parte inedite, illustra i meccanismi creativi della striscia italiana più famosa al mondo, mostrandone lo spirito caustico sempre attuale. Se il cuore della mostra è dedicato alle Sturmtruppen, non mancano gli excursus nella vastissima produzione artistica dell’autore, da quella seriale, con Cattivik e Nick Carter, a quella autoriale, per arrivare ad alcune opere pittoriche mai esposte e a quelle VM18 con Play Gulp, parodia erotica di tutto il mondo del fumetto. Dalla ricostruzione dello studio, con materiali e strumenti che mostrano il processo creativo, un percorso non cronologico che evidenzia quanto ancora sia attuale il pensiero di un artista che ha profondamente influenzato la cultura pop italiana novecentesca: non solo un cartoonist, ma un artista completo, capace di suscitare l’entusiasmo del grande pubblico così come degli intellettuali, da Umberto Eco a Oreste del Buono.

Fumetto corale abitato da una ridda di personaggi, i militari delle Sturmtruppen di Bonvi, dal soldaten semplice ai vari Sergenten, Capitanen, Generalen e Cuoken, fino al fiero alleaten Galeazzo Musolesi, unico personaggio dotato di identità, le Sturmtruppen diventano presto il fumetto antimilitarista per antonomasia, denunciando la stupida bestialità della guerra. Ma nonostante l’ambientazione circoscritta nel tempo – la Seconda Guerra Mondiale – e nello spazio – le trincee germaniche in cui tutti si esprimono in un inconfondibile slang “tedeschese”, le Sturmtruppen diventano un affresco di umanità di ogni tempo, trasformandosi in archetipi nelle loro manie e solitudini, nelle loro paure e vizi. Chiusi in un universo claustrofobico, i personaggi di Bonvi si muovono sul confine delle macerie e della morte, con un nemico invisibile agli occhi ma echeggiante di fragorosi spari e cannonate, non perdendo mai l’occasione per ridicolizzare la meschinità del potere e per prendersi gioco, ora con un tono pungente, ora con tenerezza, delle debolezze umane.

Palazzo Fava, via Manzoni 2, Bologna, fino al 7 aprile 2019

Orari: da martedì a domenica 10-20

Biglietto Open € 14, Intero € 12, Ridotto € 10 e altre riduzioni o omaggi previsti.

G.B.

Antiqua 2019 al porto antico di Genova

È nel cuore della città che si terrà la ventinovesima edizione di Antiqua, la mostra mercato di arte antica organizzata dalla Fiera di Genova. I Magazzini del Cotone al Porto Antico di Genova, l’area riqualificata da Renzo Piano in occasione dell’Expò del 1992, saranno il nuovo palcoscenico sul mare per gli antiquari italiani più prestigiosi ed esigenti. Il pubblico potrà apprezzare l’esposizione in tutta la sua interezza grazie a un percorso obbligato che lo guiderà dal grande foyer del piano terreno al piano superiore, con un elegante allestimento in grado di valorizzarne l’alta qualità.

Ad Antiqua sono esposti arredi di alta epoca, sculture, tappeti pregiati, dipinti a partire dal Seicento fino al Novecento, argenti e gioielli, sculture in marmo e lignee, ceramiche, vetri artistici. Quarantasette gli espositori presenti, a oggi; il 55% proviene da dieci regioni fuori Liguria, la Lombardia detiene il primato con circa il 20% regione, seguita dal Piemonte.Un incremento rispetto al 2018 a conferma del buon lavoro di rilancio avviato lo scorso anno quando Fiera di Genova ha assunto la gestione diretta della manifestazione puntando su un’attenta selezione degli espositori nel segno della qualità. Due le mostre collaterali realizzate all’interno della manifestazione, un “cannocchiale” su due grandi eccellenze di Genova: i Musei Civici e il Teatro Carlo Felice, simboli di una rassegna che ha l’obiettivo di creare un punto di raccordo fra il mercato dell’antiquariato e le istituzioni culturali del territorio.

Antiqua dunque apre sempre più alla città grazie al forte impegno delle istituzioni per una ricaduta sul tessuto economico e culturale. Un modo per incentivare maggiormente i visitatori e i turisti presenti a Genova ai quali si offrono maggiori opportunità per apprezzare le bellezze della città. Nei giorni di maggior afflusso il Comune sarà presente con servizi turistici aggiuntivi al fine di garantire un supporto informativo-turistico al pubblico della rassegna.

Visitando Antiqua

I dipinti sono uno dei punti di forza di Antiqua, grazie alla presenza di alcuni tra i migliori antiquari specializzati nel settore. L’offerta più ampia riguarda i pittori della tradizione ligure tra Otto e Novecento come Rambaldi, Lotti, Saccorotti, Zonaro, Fossati, Craffonara, divisionisti come Alberto Helios Gagliardo, un ottimo veneziano come Luigi Morgantin, e, risalendo nel tempo, comprende Bernardo Castello con “Allegoria dell’abbondanza”, fiamminghi come Cornelius de Wael con “Le sette opere di misericordia” e “Battaglia navale”, lo spagnolo Pedro Fernandez da Murcia detto lo “Pseudo Bramantino” con “Cristo Morto”. Rilevante, anche tra gli arredi, la tradizione genovese con un importante scrittoio “diplomatica” Luigi XV a tre cassetti, un tavolino da lavoro Luigi XVI con motivo di ghirlande e quadretto di paesaggio, un comodino Luigi XV con il caratteristico motivo del “Cuore”, una ribalta Luigi XVI con piedi a obelisco capovolto e ungueridon con teste di delfino. Di manifattura piemontese il comò a demilune della fine del Settecento, opera di Giuseppe Antonio Viglione, e la specchiera neoclassica con cornice in legno intagliato e dorato a mecca. Della stessa epoca, ma usciti dalle mani di sapienti artigiani lombardi, la coppia di comodini Luigi XVI finemente intarsiati. Tra le chicche da segnalare agli appassionati, la coppia di angeli in legno scolpito e dipinto, opera di Agostino Storace, datati 1750 circa, il “Trittico di delfini” della fine del XVII secolo in legno intagliato e dorato, proveniente dalla bottega di Filippo Parodi.

“I tesori nascosti dei Musei di Genova” è una selezione di sette pezzi di elevatissimo livello qualitativo, poco conosciuti dal grande pubblico, provenienti dalle collezioni dei Musei civici. Dalla tela di Valerio Castello, esponente di spicco del barocco genovese, “Madonna col bambino fra i santi Giovanni Battista e Giorgio” a due opere degli anni ’40 di Giovanni Governato, “Autoritratto” e “Danza Tragica”, dalla Carta del 1625, incisa su seta, della Riviera di Genova, firmata da Josè Chafrion, al bozzetto in bronzo di Giulio Monteverde della statua di Giuseppe Mazzini alla “Veilleuse delle civette”, una maiolica di Duilio Cambellotti, una delle figure più significative all’interno del panorama delle arti decorative italiane della prima metà del Novecento. I visitatori di Antiqua “assaggeranno” così il patrimonio di altissimo valore artistico, archeologico e storico custodito nel grande polo museale della città.

“Il Teatro viaggia nel tempo” ripercorre, attraverso una selezione di preziosi costumi e locandine d’epoca, la storia del Carlo Felice, uno dei principali teatri d’opera italiani, inaugurato per la prima volta nel 1828 e rinato nel 1991 con un progetto di Aldo Rossi dalle soluzioni architettoniche e tecnologiche all’avanguardia e con la conservazione del pronao e del portico, elementi del progetto originario di Carlo Barabino. Nel foyer d’ingresso della mostra saranno in esposizione sei preziosi costumi di scena, dalle nozze di Figaro alla Tosca, da Così fan tutte al kimono della Madama Butterfly, alla tunica del Gianni Schicchi e a due abiti di foggia settecentesca.

Sempre grazie alla collaborazione con il Teatro Carlo Felice, in occasione del vernissage a inviti di venerdì 25, il quartetto Paganini Sivori – formato da Eliano Calamaro, violino, Debora Tedeschi, viola e violino, Alberto Pisani, violoncello e Silvia Groppo alla chitarra – suonerà alcuni brani di Niccolò Paganini e Camillo Sivori.

Antiqua è anche l’occasione per alcune riflessioni sul mecenatismo. Ad “Aiuta l’arte e non metterla da parte”, sabato 26 gennaio alle 17.30, ne parleranno il direttore di Palazzo Ducale Serena Bertolucci, già direttore di Palazzo Reale, l’imprenditore e mecenate Alessandro Giglio, la storica dell’arte Anna Orlando e il presidente di Porto Antico di Genova Spa Giorgio Mosci, a moderare la giornalista Bettina Bush. Le possibilità introdotte dall’art bonus per le aziende e per i soggetti privati, lo spirito civico e l’amore per l’arte che hanno fino a oggi prodotto risultati insperati, saranno il punto di partenza di questo incontro, il cui obiettivo è contribuire alla diffusione di un “mecenatismo diffuso” che aiuti a preservare i capolavori del nostro Paese.

“Arte è donna?”, la domanda è il fulcro dell’incontro organizzato dai Lions Ge Sant’Agata A.V.B e GENOVA Alta Le Caravelleper martedì 29 gennaio alle ore 18. A parlarne sarà Anselmo Villata, esperto d’arte, manager culturale, critico, curatore, docente e giornalista autore di saggi sulla storia, la sociologia e l’analisi dell’arte.

Antiqua è aperta tutti i giorni da sabato 26 gennaio a domenica 3 febbraio, da lunedì a venerdì dalle 14 alle 20, nel fine settimana dalle 10 alle 20. Il biglietto d’ingresso costa 12 Euro, ridotto 8 Euro. Il CIV Porto Antico Village propone pacchetti aperitivo/pranzo o cena e visita della mostra.

Marina Chiappa