Michele Campanella festeggia i 50 anni dal suo debutto

Michele Campanella foto di Salvatore Scialò

Michele Campanella, oggi uno dei più famosi pianisti a livello internazionale, era un giovanissimo e già molto promettente pianista quando suonò per la prima volta alla IUC, cinquant’anni fa. Da allora è tornato alla IUC moltissime volte e ora, proprio per festeggiare i cinquant’anni del suo primo concerto all’Aula Magna, vi torna ancora una volta martedì 29 gennaio 2019 alle 20.30 (Aula Magna della Sapienza, Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5).

Nato a Napoli e allievo del grande maestro Vincenzo Vitale, Michele Campanella è il maggior erede attuale della illustre tradizione pianistica napoletana. Ai suoi esordi, grazie alla sua tecnica fenomenale, era considerato soprattutto uno straordinario virtuoso e uno dei maggiori interpreti di Franz Liszt ma in seguito ha gradualmente esteso il suo repertorio a tutti i grandi autori di musica pianistica. Ma dice: “Non chiamatemi pianista, preferisco il termine musicista: con il primo si pensa alle mani, con il secondo al cuore e al cervello”. Oggi ha settantuno anni, ma sia lo spirito che le dita sono ancora quelle di un giovane: “Non intendo considerare la mia carriera terminata – afferma –, credo invece che il meglio debba ancora arrivare e lavoro affinché ciò avvenga”.

Si è esibito in concerto con le principali orchestre europee e statunitensi, collaborando con grandi direttori quali Claudio Abbado, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Wolfgang Sawallisch, Georges Prêtre, Thomas Schippers, Christian Thielemann e molti altri. Da oltre vent’anni è titolare della cattedra di pianoforte all’Accademia Chigiana di Siena, una delle più prestigiose istituzioni musicali del mondo.

Michele Campanella, foto di Damiano Rosa

Questo suo concerto romano è un’occasione speciale, che va festeggiata in modo speciale, per questo Campanella ha scelto di offrire agli ascoltatori tre capolavori assoluti della musica per pianoforte di ogni tempo. Diversissimi tra loro, questi tre capolavori sono però accomunati dall’aver segnato segnato una trasformazione radicale della musica pianistica e in particolare della Sonata per pianoforte: sono la Sonata “Patetica” di Ludwig van Beethoven, la Fantasia “Wanderer” di Franz Schubert e la prima Sonata di Robert Schumann.

La Sonata in do minore op. 13 “Patetica”, scritta tra il 1798 e il 1799 da un Beethoven non ancora trentenne, costituisce una vera pietra miliare nella storia della musica, perché dischiuse inedite e profonde prospettive all’arte di questo gigantesco musicista. Schubert non aveva che venticinque anni quando nel 1822 compose la Fantasia “Wanderer”, che è in realtà una grande Sonata per pianoforte in quattro movimenti, con la particolarità che essi sono interdipendenti e collegati idealmente: questa novità rispetto alle regole tradizionali indusse l’autore a usare il titolo più libero di “Fantasia” per non attirarsi le critiche di accademici e conservatori. Schumann era ancora più giovane – aveva infatti ventitré anni quando – quando nel 1833 iniziò a comporre la sua Grande Sonata in fa diesis minore op. 11, cui lavorò accanitamente per oltre due anni, per raggiungere la fusione tra la logica della Sonata classica e l’immediatezza espressiva e il libero fantasticare dei giovani artisti romantici.

Martedì 29 gennaio 2019 ore 20.30

Michele Campanella pianoforte

50 anni con la IUC

Beethoven Sonata n. 8 in do minore op. 13 “Patetica”

Schubert Fantasia in do maggiore “Wanderer-Fantasie” op. 15 D. 760

Schumann Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

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