“Classica al tramonto” con Orlando, Savinelli e Muller

 

Alessandro Muller

Un nuovo appuntamento con “Classica al tramonto”, la serie di concerti organizzata dalla IUC nell’ambito di Parterre, che ha avuto un tale successo di pubblico da esigere una prosecuzione. Un concerto straordinario si svolgerà dunque martedì 4 settembre alle 20.30 nell’ampio spazio verde di via Antonino di San Giuliano (zona Farnesina, Roma). Ne sarà protagonista il Trio dei Solisti Aquilani, che presenterà due capolavori di Beethoven e Schubert. Prima del concerto, a partire dalle 18.00, si potrà prendere un piacevole aperitivo nel verde. I biglietti per il concerto sono acquistabili al prezzo di 7 euro (interi) e 5 e 2 euro (ridotti) direttamente in loco la sera del concerto a partire dalle 18.30.

Riccardo Savinelli

Questo trio è formato da Daniele Orlando, Riccardo Savinelli e Alessandro Muller, rispettivamente primo violino, prima viola e primo violoncello dei Solisti Aquilani, la celebre orchestra da camera che quest’anno compie cinquanta anni di attività e ha da tempo conquistato un solido prestigio internazionale. È proprio l’esperienza comune nei Solisti Aquilani ad aver portato i tre a formare questo gruppo, con il quale vogliono raggiungere l’essenza e la purezza del suono dello strumento ad arco e riscoprire il repertorio poco valorizzato per trio d’archi, come le due opere di Beethoven e Schubert da loro eseguite in questa occasione.

Il Trio in mi bemolle maggiore op. 3 è un capolavoro giovanile di Ludwig van Beethoven, che lo compose nel 1792, a ventidue anni, ma lo modificò radicalmente nel 1796. Non è un caso che abbia sei movimenti come il Trio K. 563 di Mozart, pubblicato proprio nel 1792. Se da una parte guarda a Mozart, dall’altra anticipa il Beethoven della maturità: infatti è notevole la somiglianza del tema di quattro note dell’Andante, ripetuto insistentemente durante tutto il movimento, con il famosissimo inizio della Quinta Sinfonia. Anche il Trio in si bemolle maggiore D 471 di Franz Schubert è un’opera giovanile, scritta ad appena diciannove anni, quando il precocissimo compositore viennese aveva già al suo attivo vari capolavori. Come altre opere di Schubert è rimasto incompiuto, infatti solo il primo movimento fu portato a termine, mentre del secondo non restano che poche battute.

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

Come ti divento Bella. Film da non perdere

Film spassoso, adatto ad un pubblico vario, anche a famiglie; assolutamente non per sole ragazze in crisi di sovrappeso. La protagonista del film di Abby Kohn e Marc Silverstein, è Renee Barrett (la bravissima Amy Schumer), una ragazza piena di complessi, in una città di palestrati e di ragazze bellissime. Renee fa i conti quotidiani con uomini di qualsiasi tipo che non si accorgono nemmeno di lei perché è un po’ cicciottella. Una taglia assolutamente normale, niente di patologico, ma non nei canoni del socialmente corretto. Film bellissimo, divertente, ben equilibrato, molto attento al linguaggio non verbale per smorfie e occhi sgranati più che alle sole parole, si sofferma proprio su quel socialmente: la società di chi? Non è anche Renee, e le sue simpaticissime amiche grassottelle e un po’ sfortunate come lei, la società? Chi determina quali devono essere i canoni sociali che vanno bene, che sono accettati, che sono di moda? Ecco: la grande, famosa, internazionale società di cosmetici, accanto alle riviste di tendenza, quelle che inorridiscono vedendo Renee, dalle decolleté gialle su qualsiasi vestito, le minigonne che scoprono le cosce tornite di chi non rifiuta hot dog, anche quelli del proprio ragazzo che non è stato molto attento e se l’è lasciato mangiare, il seno non da modella da sfilata. Per una serie di casi fortuiti e qualche equivoco, Renee riesce ad avere il posto di lavoro che ha sempre sognato, soprattutto a seguito di quella che crede essere una magia, mentre in realtà è stata la fortuna di essere presa per quello che dice, non certo per la sua taglia. Per tre quarti del film, però, Renee si sente diventata bella e si vede tale anche nello specchio, convita (galeotta una gran botta in testa) di essere diversa, cambiata, bellissima.

Per questo motivo sprigiona energia da tutti i pori, sorrisi, convinzioni che mai avrebbe detto ad alta voce, causa la sua timidezza, il senso di inadeguatezza e la mancanza di autostima che pensa siano scomparse per la magia che ha chiesto si avverasse. Però il messaggio è un altro: i maschi, davanti ad una donna che non teme di essere se stessa, la vedono esattamente per quello che è, niente di più e niente di meno. Mentre le altre donne solo nel tempo Renee capisce che hanno i suoi stessi problemi: magre o grasse, belle o no, tutte soffrono dello stesso senso di vuoto, delle stesse crisi di fame, per gli stessi ragazzi che le lasciano, non importa il perché. Tutte sono uguali. In un mondo femminile che sotto sotto, e talvolta non serve nemmeno tanto scavare, si odia, aspetta la sfortuna di quella che percepisce come rivale, solo perché femmina, per un attimo Renee riesce a trovare la chiave di volta della solidarietà. Che ruota intorno ad una nuova linea di cosmetici, perché tutte possono mettere lo stesso rossetto, grasse o magre, belle o brutte. E se se lo mettono le brutte, è compito della grande azienda di cosmetici, di Renee nominata responsabile del nuovo lancio, di Avery LeClaire (Michelle Williams) erede di una nonna despota ma con un forte buon senso, farle sentire bellissime. Non è questo il compito della cosmesi? Interessante il ruolo informatico in tutto il film. Renee e il suo quasi ragazzo, vanno in un locale dove varie candidate sfilano in bikini per vincere un premio e Renee partecipa assolutamente certa del suo spettacolare fisico. Inizialmente tutti la guardano come una povera pazza, poi prorompe la sua assoluta freschezza, voglia di vivere, sincerità, normalità e la bellezza si materializza in lei, con la sua faccia. Nessuno nel bar usa il cellulare per girare video da postare in rete. Renee e le sue due migliori amiche postano una foto su Facebook che nessuno guarda, la mania dei social si riduce ad un puro utilizzo normale. Si usa Skype per comunicare, il tablet per scrivere, il telefonino per telefonarsi: non c’è il senso maniacale dell’uso della rete che si avverte regolarmente in Italia.

Un buon insegnamento per tutto il film, che scorre via come una commedia sulla vita di tutti i giorni, sulla quale invita però a riflettere, tra bellissime incontrastate, come Naomy Cambell, e uomini che sono pronti a scommettere sulla stessa normalità che vorrebbero per loro stessi, non essendo costretti ad essere machi, palestrati, virili nel senso negativo del termine, ma solo persone che rispettano altre persone. E per le donne nessuna differenza: sta a ciascuna alzare la voce, farsi ascoltare, avere qualcosa da dire che davvero abbia un senso, per cambiare anche il senso dell’assurdo nel quale ci si può trovare a vivere ogni giorno. L’involucro esterno poco conta. Ecco, un bel film sul senso vero della vita di tutti i giorni… anche se non si è negli States.

 

Alessia Biasiolo

 

Il romanzo de lemienotizie.com

Ecco la quinta pagina del romanzo scritto per lemienotizie.com. Il finale di pagina può essere richiesto inviando una e-mail a: lemienotizie.com@libero.it

Riceverete la fine di ogni pagina gratuitamente comodamente nella vostra posta elettronica.

Quinta pagina.

L’aria si era caricata di umidità. La percepiva dall’odore che assumeva la leggera brezza che entrava nel suo studio dalla finestra semiaperta: per quanto carica di polveri sottili e di un vago odore di inquinamento da olio pesante catrame e anidride carbonica, l’aria si imbizzarriva e si inarcava come se stesse facendo la doccia sotto un rivolo dispettoso, e regalava un sentore che non si sentiva solo al naso, ma anche in gola. Lui era particolarmente sensibile a questo. Non sapeva se era dovuto al suo essere cieco, forse era così, ma essendo tale dalla nascita, non aveva metri di paragone. Si alzò dalla sua scrivania e chiuse la finestra, sapendo che Lavio era lì, vicino alle sue gambe, e non lo perdeva mai di vista. Era il suo secondo cane, il primo se n’era andato sei anni prima. Non sarebbe stato capace di vivere senza il suo cane per ciechi. Era una sicurezza in un mondo buio, che per quanto sapeva non era buio solo per chi non ci vedeva. Il suo cane era il suo migliore amico, il più certo e il più fedele; chi si prendeva cura di lui senza chiedere niente, senza un perché, senza fargli sentire di essere diverso dagli altri. Sì, era stato addestrato per accompagnarlo, ma non era commiserevole, paternalistico, saccente. Lavio era eccezionalmente umano, molto più umano di tanti umani. Tuttavia, quel pomeriggio non gli sembrava soltanto l’aria carica di umidità il problema per il quale chiudere la finestra. Si avvicinò a Lavio e lo accarezzò con una certa tristezza. Lavio gli leccò una mano e poi gli mise il muso nell’altra, come faceva esclusivamente quando riteneva che Andrea si stesse mettendo a piangere. La sensazione che divenne improvvisamente e inaspettatamente imperante era di pericolo. Un pericolo lì, presente. Come se fosse entrato un ladro in casa, come se dovessero scappare. Si divincolò dal muso di Lavio e cominciò a girare per la casa come impazzito, sbattendo un paio di volte contro le pareti. Stava accadendo qualcosa. “Lavio, c’è qualcuno in casa?”. Il cane girò per le tre stanze, annusando, e gli rispose abbaiando che no, in casa erano soli. Forse si sta solo mettendo a piovere, pensò tra sé.

“Sta piovendo?”, e anche a questo il cane gli fece capire che no, non pioveva. Andrea chiuse comunque la porta di ingresso con tutte le mandate, e chiuse le finestre e le tapparelle. Che accadeva? […]

 

©Alessia Biasiolo per lemienotizie.com. Riproduzione vietata.

 

Alla Mostra del Cinema di Venezia “Saremo giovani e bellissimi”

Oggi alle ore 14, ha debuttato alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia il film “Saremo giovani e bellissimi” di Letizia Lamartire che rappresenterà l’Italia alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia.

Il film, prodotto da CSC Centro sperimentale di cinematografia Production di Roma con Rai Cinema, ha ricevuto il contributo del Fondo per l’Audiovisivo regionale ed è stato realizzato a Ferrara e Comacchio.

Alla prima del film sono presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Massimo Maisto, insieme all’omologa assessore Alice Carli del Comune di Comacchio, al collega Riccardo Pattuelli, alla  dirigente del Servizio Manifestazioni Culturali e Turismo del Comune di Ferrara  Maria Teresa Pinna e al dirigente cultura/turismo del Comune di Comacchio  Roberto Cantagalli.

A fare da sfondo alla pellicola la città di Ferrara, che la regista ama definire intensa, in perfetta sintonia con la storia che vuole raccontare. Il film è una passeggiata nei luoghi più suggestivi, anche fra i meno conosciuti,  dell’entro mura: dal Torrione di San Giovanni a Corso Ercole I d’Este, dall’atmosfera sospesa del piccolo borgo di San Giorgio sino al fiume e alla Darsena di San Paolo. Le riprese, realizzate a dicembre scorso, hanno colto perfettamente il particolare paesaggio del forese ferrarese con le sue vie alberate immerse nella nebbia. A completare i set del film Comacchio, dove la regista trentunenne è approdata in occasione della Sagra dell’anguilla dello scorso anno. Rimasta stregata dall’atmosfera lagunare, dai ponti e dai canali, ha inserito la magica atmosfera di Comacchio in questa sua opera girata nella sontuosa città estense.

La pellicola rappresenta un manifesto alla musica, in cui le immagini e i brani musicali si abbracciano così come i personaggi  – la madre Barbora Bobulova, il figlio Alessandro Piavani – che si muovono all’interno di rapporti familiari e sentimentali ritmati dalle note: dalla musica italiana anni Novanta al  rock underground in salsa emiliana.

“Ferrara e il cinema – sottolinea Maisto – condividono una storia molto lunga, costellata dai nomi di grandi registi, sceneggiatori ed attori e da location cittadine che si sono fissate nell’immaginario del pubblico grazie a pellicole importanti. Noi stiamo lavorando però perché il cinema sia un’esperienza contemporanea, abbiamo costruito, per questo, servizi di accoglienza e ospitalità e messo a disposizione professionalità trasversali affinché sempre più produzioni ci scelgano come sfondo delle loro opere”. E aggiunge “per noi è stato un onore lavorare con CSC e Rai, ma soprattutto un onore lavorare con una giovane regista al suo esordio, i giovani professionisti sono il futuro e di quel futuro noi vogliamo fare parte. La pellicola ben si inserisce nei progetti di valorizzazione turistica del territorio che si espande, senza soluzione di continuità, dalla città d’arte a Comacchio, dove i Comuni esprimono un patrimonio paesaggistico che si presta a mille e più esperienze, alle quali, solo assieme possiamo dare maggiore valore”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore Carli. “È innegabile – sostiene – come il fascino della laguna eserciti una grande attrazione  per coloro che fanno dell’arte una professione. Le architetture del delta, con l’acqua, l’archeologia e la natura, costituiscono il nostro valore dalla forte valenza identitaria che con piacere condividiamo e diffondiamo con il linguaggio della contemporaneità. In questi giorni Pupi Avati sta girando la sua ultima fatica sia nelle valli che nel centro di Comacchio: è un piacere constatare come la bellezza dei nostri paesaggi conquisti sempre. Per la giovane regista Lamartire un bel viatico, firmato delta”.

A seguito della proiezione del film è prevista una iniziativa collaterale a Lido di Venezia, organizzata dai Comuni di Ferrara e di Comacchio per promuovere le eccellenze enogastronomiche del  territorio  e realizzata in collaborazione con l’Associazione Strada dei vini e dei Sapori.

 

Alessandro Zangara

 

 

A Verona le riprese di “Mentre ero via”

Verona torna ad essere un set cinematografico. Prenderanno il via lunedì 3 settembre le riprese per la fiction televisiva “Mentre ero via”, prodotta da Endemol Shine Italy per RAI 1 e diretta dal regista Michele Soavi. Tra i protagonisti Vittoria Puccini e Giuseppe Zeno. Molte vie e piazze, ma anche ristoranti e monumenti del centro storico, saranno le ambientazioni delle scene principali del film. Per 10 giorni, fino al 13 settembre, anche la viabilità subirà alcune modifiche per consentire le riprese.

 

Roberto Bolis

Rapporto di A.I. sulla Polonia

In un nuovo rapporto intitolato “Il potere della piazza: proteggere il diritto di protesta pacifica”, Amnesty International ha dichiarato che nonostante le leggi repressive, la mano dura delle forze di polizia, le misure di sorveglianza, le intimidazioni e i procedimenti giudiziari, in Polonia tante persone continuano a scendere in piazza con coraggio per manifestare in favore dei loro diritti e contro le minacce allo stato di diritto.
“Il rifiuto dei manifestanti di rimanere in silenzio è una prova di resistenza. Le autorità polacche li minacciano di arresti e condanne, gli agenti di polizia a volte li picchiano e li maltrattano. Molte persone sono poste sotto sorveglianza e le proteste pacifiche sono criminalizzate in modo crescente”, ha dichiarato Gauri van Gulik, direttrice per l’Europa di Amnesty International.
“Continuando a riempire le piazze, le persone sfidano le politiche di demonizzazione e leggi sempre più repressive che intendono ridurle al silenzio”, ha aggiunto van Gulik.
Dal 2016 decine di migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro leggi repressive nei confronti dei diritti delle donne e pericolose per l’indipendenza del potere giudiziario. Si sono trovate di fronte un’esibizione di forza e misure restrittive contro il loro diritto di essere visti e ascoltati. In centinaia sono finiti in carcere per poi affrontare lenti procedimenti giudiziari.
Nell’aprile 2017 è entrato in vigore un emendamento alla Legge sulle manifestazioni che di fatto vieta di sfilare nel centro di Varsavia quando nei pressi siano in corso raduni in favore del governo. L’emendamento è stato applicato col pugno di ferro. Tra aprile 2017 e marzo 2018 il governatore della provincia di Mazovia ha vietato 36 manifestazioni in programma a Varsavia. Nel 2017 il tribunale di Varsavia Centro ha ricevuto 632 atti relativi a contro-manifestanti che avevano violato la legge, mentre l’anno prima non ne aveva ricevuto alcuno.
Le autorità spesso garantiscono un trattamento preferenziale alle manifestazioni in favore del governo e a quelle nazionaliste. Questa priorità è confermata dal modo in si comportano le forze di polizia, che tollerano regolarmente le violenze e le intimidazioni dei gruppi di estrema destra e nazionalisti ai danni dei contro-manifestanti. Al contrario, le manifestazioni pacifiche contro il governo sono affrontate con la mano dura e con incriminazioni.
Amnesty International ha documentato casi di uso eccessivo della forza da parte della polizia, su cui poco è stato fatto per accertare le responsabilità.
Una donna di 60 anni che aveva partecipato alla “Protesta in nero” contro il pressoché totale divieto d’aborto, è intervenuta per fermare un poliziotto che stava picchiando un uomo a terra ed è stata a sua volta colpita alla testa da un altro agente.

“Sono svenuta e quando ho ripreso conoscenza, mi sono ritrovata in una pozza d’acqua. Qualcuno era seduto sopra di me e sentivo la gente urlare ‘Lasciatela andare!’. Poi sono svenuta di nuovo”, ha raccontato ad Amnesty International.
Nonostante avesse presentato denuncia per lievi lesioni al cranio, il caso è stato archiviato per mancanza di prove.
Oltre ad aver inasprito le leggi sull’esercizio della libertà di manifestare, il governo ha esteso i poteri di sorveglianza. Un emendamento alla Legge sulla polizia approvato nel 2016 ha ampliato detti poteri in assenza di adeguate salvaguardie, fino a estenderli a casi estranei a indagini penali. Vi sono prove che i poteri di sorveglianza siano stati usati nei confronti di persone coinvolte nell’organizzazione e nella partecipazione a manifestazioni pacifiche.
I tribunali finora hanno ampiamente tutelato il diritto alla libertà di manifestazione pacifica e di espressione, ma la situazione potrebbe cambiare presto a seguito delle riforme apportate nel 2017 al sistema giudiziario che ne hanno gravemente compromesso l’indipendenza sottoponendolo al controllo e all’influenza della politica.
Tra coloro che potrebbero subire le conseguenze c’è uno studente di 19 anni arrestato dopo aver chiesto a un agente di polizia nome, grado e ragioni per cui stava eseguendo identificazioni durante una protesta in corso a Varsavia nel marzo 2018. Il ragazzo è stato accusato di aggressione a un funzionario di polizia e teme un procedimento iniquo. “Non so come andrà a finire: questi sono gli ultimi giorni dell’indipendenza del potere giudiziario”, ha dichiarato ad Amnesty International.
I giudici sono fortemente sotto pressione. Chi ha protestato contro la sottomissione al potere politico ha già subito rappresaglie come ad esempio procedimenti disciplinari.
Il giudice Dominik Czeszkiewicz, sottoposto a un procedimento del genere per aver difeso il diritto di manifestazione pacifica, ha detto ad Amnesty International: “È veramente difficile lavorare in queste condizioni. Non posso battermi contro l’intero sistema. So che mi colpiranno. Non so chi, dove e quando”.
“Manifestare pacificamente è un diritto che in Polonia è minacciato gravemente. Il potere della piazza è uno strumento fondamentale di controllo del potere dello stato. Il governo polacco deve proteggere il diritto di tutti coloro che vogliono manifestare per difendere i loro diritti”, ha commentato van Gulik.
“Le autorità polacche devono cessare di criminalizzare le proteste, annullare le limitazioni sproporzionate alla libertà di manifestazione e di espressione e garantire l’indipendenza del potere giudiziario in modo da assicurare la protezione di tutti i diritti umani”, ha concluso van Gulik.
Il rapporto “Il potere della piazza: proteggere il diritto di protesta pacifica” è disponibile online all’indirizzo: https://www.amnesty.org/en/documents/EUR37/8525/2018/en/

Amnesty International Italia

Museo della Grande Guerra di Canove. Una visita da non perdere

Canove è una delle sei frazioni di Roana, una cittadina tra i boschi di conifere dell’Altopiano di Asiago. Ospita, presso la sede dell’ex stazione ferroviaria, un museo dedicato alla prima guerra mondiale che è un vero gioiello per organizzazione e modalità espositiva e per la preziosità dei reperti che ospita. Voluto nel 1972 da alcuni abitanti del posto che volevano diffondere la storia della prima guerra mondiale combattuta sull’Altopiano di Asiago, è un museo di ottimo pregio, che raccoglie una gran quantità di reperti molto belli, sia che si tratti di oggetti che di armi che di fotografie e carte topografiche: il museo è una visita da non perdere non soltanto per ricordare il centenario della Grande Guerra, ma per avere una visione chiara del conflitto non soltanto dal punto di vista italiano.

Il confine con l’Austria era molto vicino, infatti, e molti dei reperti esposti nelle teche provengono da ciò che è stato trovato in quota, che è stato donato dalle famiglie e dalla gente che ha sopportato il peso immane di una vera e propria tragedia. Il Ministero della Difesa ha poi donato due cannoni, vari fucili ed armi. Le fotografie sono originali, accanto a mappe, pagine di quotidiani dell’epoca e una vasta serie di riproduzioni delle tavole dell’artista Beltrame, edite da “Domenica del Corriere” in occasione del cinquantenario dall’ingresso in guerra dell’Italia.

Interessanti i ramponi da ghiaccio, le some e i basti dei muli, le racchette da neve per gli animali, sci e chiodi da alpinismo, un proiettile da 420 mm, il più grande calibro austro-ungarico usato in questa zona, alto 160 centimetri e contenente 70 chili di esplosivo. Ci sono le pompe per l’acqua potabile in trincea, fornelli, completi per cucina da campo, autopompe dei vigili del fuoco, materiali da medicazione sul campo, slitte anche con le coperte di pelliccia, divise, effetti personali come piastrine di riconoscimento, medagliette votive, lettere, pipe, monete, cartoline. Non mancano molte armi, elmetti di vario tipo e di varie appartenenze militari, circa duemila fotografie che permettono di capire l’organizzazione sul campo, la volontà aggressiva dei nostri nemici e la difficoltà di difesa, pur tuttavia eroica e riuscita da parte italiana.

Un museo altamente didattico, adatto ad essere visitato dagli studenti, ma visto con attenzione anche da molti turisti, italiani e stranieri, e da molti bambini, coadiuvati nella comprensione dai genitori.

Davvero un museo utile, ben fatto, con pezzi difficilmente trovabili altrove, ma organizzato come testimonianza viva, che parla attraverso oggetti veri, realmente usati dai protagonisti di quella che è diventata l’Europa unita.

 

Alessia Biasiolo

 

Moena Bike Festival

e-bike tour Forte di Someda 

Sarà un lungo weekend di sport, divertimento e gusto, quello in programma da venerdì 7 settembre a domenica 9 settembre a Moena, in Val di Fassa. L’ 11° Val di Fassa Marathon verrà infatti anticipata da numerosi eventi collaterali che catalizzeranno l’attenzione di atleti e pubblico durante tutto il fine settimana.

Da venerdì fino a domenica pomeriggio, presso il Bike Village vicino al Teatro Navalge, sarà grande protagonista lo Street Food “La strada delle bollicine” con diversi food track e tante proposte gourmet a base di prodotti locali come il formaggio Puzzone, lo speck Felicetti, la pasta Felicetti, lo spumante Trento doc e i vini della cantina Toblino, il tutto sempre accompagnato da eventi music live.

Street food Festival

Sabato mattina alle ore 9:00 si svolgerà l’e-bike tour sulle tracce della Grande Guerra, un’escursione guidata ad anello nel magnifico panorama della Catena di Bocche dedicata a tutti gli appassionati di e-bike, in compagnia delle vecchie glorie della MTB e dei campioni sportivi della Val di Fassa. L’itinerario si snoderà tra la Val di Fassa, il Parco di Paneveggio e il Passo San Pellegrino toccando i luoghi più suggestivi che sono stati teatro della Prima Guerra Mondiale, le cannoniere austriache al Lusia, le trincee e le linee del fronte italiano al Passo San Pellegrino, con tappa in quota per una sana merenda di montagna a base di prodotti tipici.

Il costo di partecipazione di € 35,00 comprende l’utilizzo degli impianti di risalita, l’accompagnamento di una guida qualificata, la gustosa pausa in quota, il pacco gara della Val di Fassa Marathon, un buono aperitivo omaggio da utilizzare presso lo street food “la strada delle bollicine” nel Bike Village e un voucher sconto per l’entrata alla Mostra Gran Vera che si trova presso il teatro Navalge. Su prenotazione saranno a disposizione anche alcune E-Bike MTB al costo promozionale di € 30,00.

Sempre sabato alle ore 15:00 al parco “Vischia de Sach” di Soraga, a pochi minuti di macchina dal centro di Moena, avrà luogo la Mini Soraga Ramp, gara di mountain bike per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni, mentre la sera alle ore 21:00 ci sarà la presentazione ufficiale dell’11° Val di Fassa Marathon con il saluto delle autorità e la straordinaria partecipazione dei top riders di ieri che consegneranno i pettorali ai campioni iscritti alla gara. Seguirà e l’esibizione adrenalinica di Bike Trial a cura del Racing Team Fiemme e Fassa.

ATC (anche per le fotografie)

Il romanzo de lemienotizie.com. La quarta pagina

Ecco la quarta pagina del romanzo scritto per lemienotizie.com. In questo caso la pagina è completa. Segui nei prossimi giorni la continuazione.

Quarta pagina.

Era sempre stato un fanatico nazista. Forse un perché non avrebbe saputo trovarlo e trovarlo perché, poi. Bastava avere qualcosa in cui credere che lo facesse sentire bene dentro. E nel suo dentro l’idea di essere nazista ci stava bene. Piano piano aveva tagliato i capelli, aveva trovato da mettere mimetiche o completi neri, aveva preso anche un certo modo di fare marziale, meno sciallo di quanto non fosse abituato, con la bottiglia di birra in mano il sabato sera a cazzeggiare da qualche parte senza alcun ideale. Ecco, adesso beveva la stessa birra, sempre dalla bottiglietta, ma l’ideale l’aveva. Aveva conosciuto un sacco di gente come lui, ma anche qualcuno di più tosto: qualcuno che gli aveva detto che doveva leggere, informarsi e formarsi su tutte le fantastiche idee naziste che potevano andare bene anche adesso, oggi. E questo non gli piaceva. Leggere, studiare… Aveva lasciato perdere presto, perché stare seduto tra i banchi e rispettare le regole non era davvero il suo forte. Ma il nazismo era tutta un’altra cosa. Lì le regole ci sono e le rispetti. E soprattutto le fai rispettare agli altri. Adesso c’era il problema di leggere il libro del Capo, un libro grosso, ci avrebbe messo un po’. Ma come dire agli altri che non era capace di leggere bene un libro così importante per la causa? Solo che ogni volta che stava in camera sua, nel caos totale che non aveva niente di simile alle camerate ordinate di un soldato ordinato del nuovo ordine neonazista, non riusciva a concentrarsi per leggere. Si sdraiava sul letto e sentiva il cane abbaiare. Metteva la cuffie con la musica, e sentiva il cane abbaiare. Si spostava sul divano con la tele accesa e sentiva il cane abbaiare. Comunque lui si proponesse di mettersi ad imparare il vangelo nazi, sentiva il cane abbaiare. Porte e finestre aperte o chiuse che fossero, il cane si sentiva abbaiare lo stesso. Sempre. Doveva esserci una soluzione. Doveva eliminarlo. Doveva eliminare tutti i cani che gli impedivano di concentrarsi a leggere il libro fondamentale per la sua formazione personale. Come fare? Probabilmente non si poteva sparare ad un cane o fare qualcosa del genere per eliminarlo. Che poi non sapeva nemmeno dove fosse, si sentiva abbaiare, ma non proprio vicino a casa sua. Quindi avrebbe dovuto cercarlo e trovarlo per toglierlo di torno. Non sapeva bene da che parte cominciare, e trovare la soluzione nel libro non era possibile, perché non riusciva a leggerlo con tutto quel chiasso. Si vergognava anche a chiedere agli altri cosa pensassero, perché l’idea di porre come problema un cane che abbaiava, non gli sembrava molto macho, idoneo all’idea di se stesso che quel tipo di politica gli aiutava ad avere. Sembrava una soluzione senza fine. Ma forse la fine stava arrivando.

©Alessia Biasiolo per lemienotizie.com. Riproduzione vietata.

 

L’ala dell’Arena di Verona, stabilizzata da Morandi, monitorata

L’ala dell’Arena, stabilizzata negli anni 1954-1955 con un pionieristico progetto dell’ingegner Riccardo Morandi, dal 2012 è monitorata quotidianamente, grazie ad un sistema altamente innovativo di osservazione statica e dinamica. Tutti i dati vengono registrati e, grazie ad una convenzione con l’Università di Padova, vi è una lettura continua dei movimenti non solo dell’ala ma anche del resto dell’anfiteatro.

Il sistema di acquisizione dati è composto da 16 sensori di accelerazione, 20 di spostamento e 4 di temperatura e umidità, connessi con metodologia wireless e mediante cavi a più centraline. Nel corso degli ultimi anni questa tecnologia ha permesso la registrazione delle oscillazioni in occasione di eventi sismici rilevanti, come nel gennaio 2012, e delle sollecitazioni indotte dall’uso dell’anfiteatro, in particolare durante gli spettacoli di extra lirica. Finora tutte le indagini hanno dato esito positivo e non hanno segnalato criticità.

La strumentazione è concepita in maniera da controllare la tendenza deformativa di alcuni elementi strutturali dell’Arena, con particolare riferimento a situazioni locali di danneggiamento o fessurazione. Tale controllo consente anche di comprendere come possono incidere le stagioni e i fenomeni atmosferici.

L’intervento di rinforzo del ‘54-‘55 aveva disposto all’interno di ciascun pilastro una apposita armatura di acciaio armonico ad alta prestazione collocata in idonea forometria verticale. L’armatura è stata poi posta in tensione con martinetti idraulici, inducendo uno stato di tensione permanente sull’elemento lapideo stabilizzando così il manufatto.

Nel 1996, inoltre, era stata condotta con esito positivo una accurata indagine a mezzo di martinetti piatti per accertare la persistenza dello stato di tensione. Successivamente nel 2010-2011 l’indagine era stata ripetuta per verificare l’eventuale decadimento del sistema. Contestualmente era stata realizzata una modellazione numerica dell’intera Ala con idoneo software per comparare dati teorici a dati sperimentali rilevati in sito.

“L’Arena è il gioiello cittadino e pertanto è in cima alle nostre priorità – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto -. Oltre al costante e quotidiano monitoraggio strutturale, ricordo che da novembre partirà il cantiere di ristrutturazione dell’anfiteatro, finanziato con Art Bonus. In 5 anni è prevista la manutenzione straordinaria con la sigillatura dei gradoni, un nuovo impianto elettrico, nuovi servizi igienici in tutto il monumento e un adeguamento degli spazi interni. Il cantiere ogni anno sarà aperto da novembre a marzo. La sfida sarà quella di gestire i lavori nei mesi invernali per consentire poi la funzionalità dell’Arena durante la stagione estiva per gli spettacoli”.

 

Roberto Bolis