Premio UBU migliore attrice 2016 a Elena Bucci

 

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Il CTB di Brescia esulta per il premio UBU come migliore attrice 2016 a Elena Bucci per gli spettacoli “La locandiera” produzione proprio del CTB, “La Canzone di Giasone e Medea” sempre produzione CTB nella Stagione di prosa 2015/16, “Macbeth Duo”, “Bimba. Inseguendo Laura Betti”.

La premiazione della trentanovesima edizione dei Premi Ubu, curata dall’Associazione Ubu per Franco Quadri, con il patrocinio e contributo del Comune di Milano e in collaborazione con Ateatro e Il tamburo di Kattrin, si è svolta il 14 gennaio scorso a Milano, negli studi Rai di Piazza Verdi, a cura di Elio Sabella.

Il Premio Ubu per il teatro – l’unico realizzato totalmente in forma di referendum, da 39 anni – è, storicamente, un riconoscimento dallo sguardo lungo, che cerca di individuare non solo il meglio che c’è, ma quello che verrà, aprendosi alle nuove prospettive. I premi sono stati decretati dai voti di una giuria di 59 referendari, tra critici e studiosi teatrali e abbracciano diversi ruoli del teatro, dalla regia agli attori e attrici, dalla scenografia alla drammaturgia contemporanea, fino allo spettacolo dell’anno e ai ‘premi speciali’, destinati a segnalare realtà trasversali, non contemplate dalle altre categorie.

“Un po’ stordita dalla mia fortuna e tra qualche capriola di gioia, ringrazio con tutto il cuore chi ha voluto darmi questo Premio, che mi incoraggia a future ardite visioni e allo stesso tempo mi evoca personalità, volti, spettacoli, progetti che sono emozionanti memorie e storie del teatro. Mi parla del mistero e della grazia del nostro mestiere e del suo gioco che sempre con stupore si rinnova mentre si innesta in una tradizione antica che si perde nel tempo. Riporta in luce il desiderio di incontrarsi e lavorare insieme in nome del valore e del piacere dell’arte nella vita di tutti e di ogni giorno.

Lo dedico quindi, grata a chi mi ha concesso di trovarmi in tanto straordinaria compagnia, a chi non c’è più ma resta nella maestria, a chi mi ha accompagnato e sostenuto fino a qui con qualità e dedizione, a chi lavora con coraggio e passione nella luce e in ombra e a chi ancora non c’è, ma porterà con sé il teatro del futuro”, ha affermato Elena Bucci.

 

Silvia Vittoriano (foto GZPictures)

 

 

 

 

Il grande Family Show di Erix Logan&Sara Maya a Brescia

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 L’illusionista bresciano di fama internazionale Erix Logan, insieme alla sua inseparabile partner, la cantante attrice Sara Maya, vi invitano a scoprire la Magia da una nuova prospettiva. Insieme a tanta Magia, divertimento interattivo adatto a tutte le età e condivisioni di pensieri si troveranno venerdì 6 gennaio 2017 alle ore 16.00 al Teatro Sociale di Brescia (Via Felice Cavallotti, 20). Un Family Show nel senso più profondo del termine, perché sarà come trovarsi in un grande salotto insieme a tanti amici vecchi e nuovi ed un Mago a fare da anfitrione.

Vincitore di Mandrake d’Or, il celebre illusionista italo-canadese ha creato un linguaggio personalissimo che attinge alla tradizione innestandovi altri elementi performativi e una tecnologia “piegata“ all’illusionismo. Danza, mimo, canto, musica: ogni numero diventa un mix originale e irresistibile di elementi che crea una nuova forma di intrattenimento. è uno show complesso con grandi apparati magici che, oltre a offrire una commistione di generi artistici, ha anche una precisa spina dorsale». Frutto di un lavoro di preparazione iniziato nel 2000, “The Magic”, fra dj-set, beat-box, breaker e rapper oltre alle opere del pittore surrealista Jim Warren che prendono vita sul palco grazie all’illusionismo.

Per l’occasione si proporranno al pubblico due illusioni inedite.

 

Silvia Vittoriano

Evento dell’ultimo dell’anno sold out al Sociale di Brescia

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Ad arricchire il programma “LUCI SULLA CITTA”, il CTB Centro Teatrale Bresciano propone per l’ultimo dell’anno, al Teatro Sociale di Brescia, lo spettacolo “Il maschio inutile” di e con la Banda Osiris, insieme a Telmo Pievani e Federico Taddia, il più strampalato e ironico gruppo teatral-musicale italiano, che si terrà al Teatro Sociale alle ore 21.30.

Nello spettacolo “Il maschio inutile” i quattro uomini della Banda Osiris decidono per la prima volta di costituire un gruppo di auto-aiuto. Aiutati da un narratore di storie come Taddia e uno scienziato dell’evoluzione come Pievani, attraversano i gironi infernali della mascolinità. E’ una terapia d’urto, una catarsi.

Uno spettacolo all’insegna di ironia, scienza, piacevolezza, un’analisi esilarante della condizione maschile contemporanea tra parodie, cantate pop rock e d’operetta, improbabili lezioni di anatomia, testimonianze “scientifiche” e talk show. Ironici, imprevedibili, dissacratori.

Al termine, un brindisi per tutti.

Silvia Vittoriano

(anche per i credit fotografici)

 

 

Le avventure dell’ingegnoso ed errante cavaliere don Chisciotte della Mancha a teatro

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In occasione dei 400 anni dalla morte di Miguel de Cervantes e dopo il grande successo ottenuto la scorsa stagione, il CTB ripropone al teatro Sociale di Brescia il fortunato percorso di spettacolo dedicato a Don Chisciotte, figura emblematica della letteratura di ogni tempo, un eroe alla ricerca della sua identità che cavalca i secoli e giunge fino ai giorni nostri saldamente in sella al suo fido destriero Ronzinante.

I piccoli spettatori seguiranno da lunedì 12 a venerdì 16 prossimi, in quattro repliche (ore 9.00/10.30/12.00/14.30) e sabato 17 in due repliche (9.30/11.00); sabato 17 dicembre anche per le famiglie in prima replica alle ore 15.00 e in seconda replica alle ore 16.45; da lunedì 19 a mercoledì 21 dicembre ancora in quattro repliche (alle ore 9.00/10.30/12.00/14.30), Don Chisciotte e il suo fedele scudiero Sancho Panza nelle più errabonde e tragicomiche avventure, all’inseguimento dell’amore per Dulcinea e della speranza in un mondo più giusto e più nobile.

Ogni piccolo spettatore verrà nominato governatore di un’isola tutta sua dove coltivare la propria fantasia e far crescere l’immaginazione.

Don Chisciotte non è un super eroe, ma un eroe tragicomico, forse un perdente, ma con molto da insegnare ai suoi spettatori. Un eroe fedele ai propri sogni, ideali e progetti, che combatte con ogni sorta di avversità, mettendosi al servizio dei più deboli. Attraverso di lui i bambini impareranno come l´immaginazione, può superare talvolta la realtà.

In teatro, luogo per eccellenza dell’immaginazione, i bambini della scuola primaria di primo e secondo grado, accompagnati dal simpatico servo Sancho Panza e da altri personaggi minori, potranno intraprendere un viaggio fisico all’interno degli spazi del Sociale e, contemporaneamente, conoscere i personaggi che ricoprono spesso a loro volta, nel racconto, il ruolo di attori.

Biglietto di ingresso a euro 3,00 con prenotazione obbligatoria al tel. 030 2928616.

Silvia Vittoriano (anche per la foto)

Palazzo Martinengo Delle Palle a Brescia

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 Il palazzo era di proprietà dei Conti Martinengo delle Palle. La famiglia rappresentava una delle dodici ramificazioni principali del casato Martinengo che per oltre cinque secoli fu tra i più potenti ed influenti di Brescia. Il predicato “Delle Palle” o “Dalle Palle” fu dato a questo ramo dall’ubicazione del palazzo, costruito sul campo dove si faceva il gioco della palla.

Il ramo dei Martinengo Delle Palle si estinse nel 1890; una serie di complessi passaggi ereditari destinò il palazzo al conte Caraggiani di Venezia, che nel 1940 vendette l’edificio all’ingegnere Spada. Negli anni Ottanta del Novecento, il fabbricato divenne proprietà demaniale.

Nel corso del XX secolo il Palazzo fu destinato a Corte d’Appello e Procura generale della Repubblica, fino al trasferimento delle stesse nel nuovo Palazzo di Giustizia di via Lattanzio Gambara. Attualmente, un’area dell’antico edificio è sede dell’Ordine degli Avvocati, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brescia.

L’impianto planimetrico originale del fabbricato risale al Cinquecento, come confermano le notizie storiche riferite da Francesco Paglia, che segnala anche l’originale presenza al pian terreno di alcuni affreschi del Moretto, oggi perduti.

È però al XVII secolo che va ascritto l’attuale impianto architettonico e stilistico dell’edificio, ed in particolare l’imponente decorazione pittorica. Al Settecento risalgono invece le porte del piano nobile e il vano dello scalone.

La facciata incompiuta è il muro rustico senza intonaco che ricorda molto Palazzo Balucanti in Via Magenta a Brescia, sede attuale del Liceo Classico Arnaldo. Le ampie finestre, incorniciate di pietra, conferiscono all’edificio un aspetto austero e solenne. Varcando il portale, di epoca successiva alla costruzione originaria, si accede al cortile d’onore, che si connota per l’ampio porticato a colonne toscane che lo abbraccia per tre lati. Dall’androne meridionale si poteva originariamente accedere a un secondo cortile senza porticato, sul quale si affacciavano alcuni fabbricati nei quali si svolgevano i servizi di palazzo. Il principale era quello adibito a scuderie, attualmente sede di un ristorante.

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Sotto l’androne settentrionale ha inizio il monumentale scalone a due rampe. Le decorazioni risalgono al XVIII secolo e sono state rinnovate nel XIX secolo. Dal grande pianerottolo al primo piano si accede per la porta a nord al salone da ballo; al centro della parete nord è collocato un imponente camino con decorazioni barocche, statue di marmo fanno da telamoni e sono sormontate da fregi in stucco risalenti al tardo Seicento. Attualmente in restauro la volta, l’ordine superiore delle finestre, il cornicione praticabile con ringhiera in ferro che corre lungo tutte le pareti e il ricco fregio stuccato. Dal pianerottolo si accede a sud verso l’imponente galleria, la cui volta è affrescata da Pietro Antonio Sorisene. Nella parte centrale dell’affresco, incorniciati da finti soffitti a cassettoni decorati, vi sono sette scomparti. Nel primo, quarto e settimo a partire dall’ingresso dello scalone i medaglioni riproducono scene mitologiche volte a glorificare casa Martinengo. Si riconoscono, circondati da putti e dei, sia lo stemma che lo scudo della casata. Ad essi si alternano scomparti con decorazioni architettoniche.

Lungo tutto il perimetro della linea d’imposta della volta a botte si apre un finto matroneo con balaustre dal quale di affacciano amorini e figure allegoriche di donne (la Fama, la Pace) e dei (Apollo, le muse). Sulla galleria affacciano nove sale, tutte decorate nella volta ad eccezione di tre, da Faustinelli e da Sorisene.

 

 

Successo per il convegno A.D.I.D. a Brescia

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Il convegno: “La Grappa: tradizione di ieri, sfida di oggi, tesoro di domani” tenutosi a Brescia ieri, 25 novembre, organizzato da A.D.I.D. Brescia con l’egida di A.D.I.D. nazionale, ha avuto pieno successo. Già apprezzato per il concetto e l’organizzazione, con la partecipazione di tutti i relatori, alcuni dei quali giunti a Brescia malgrado le pessime condizioni del tempo, e soprattutto delle strade, a causa di esondazioni di fiumi, è stato dimostrato come l’Associazione Degustatori di Distillati sappia catalizzare intorno a sé chi è disposto a fare squadra. Questo, in sintesi, anche l’intervento dell’Assessore di Regione Lombardia Mauro Parolini, che ha sottolineato come le istituzioni debbano ascoltare le esigenze del territorio ed essere capaci di convergerle affinché un ambito tragga aiuto e beneficio all’altro, restituendoglielo. Lavorando in team appunto.

I distillatori operano al meglio e questo rende alla natura almeno una parte di quanto la natura stessa dà all’uomo; ciò porta un forte beneficio al territorio in termini di lavoro, di possibilità di sviluppo turistico, di attrattiva del territorio stesso per la sua offerta complessiva. Pertanto l’intervento puntuale ed esaustivo dell’Assessore ha proprio sottolineato un ambito e un politica regionali che, in piccolo ma laboriosamente, è quanto la Delegazione di Brescia di A.D.I.D fa da alcuni anni, grazie soprattutto al Governatore Renato Hagman, perché l’Associazione non sia soltanto un veicolo di degustazioni gratuite di distillati o un promoter aziendale, ma compia veramente il suo lavoro associativo, proponendo ai soci cultura, approfondimento, professionalizzazione che parte sì da una passione, ma che deve cercare di istruirsi per trasmettere quei valori che la bottiglia stessa del distillato, e della grappa in questo caso, racchiude.

Durante il convegno, due emozionanti momenti: la consegna del riconoscimento ai soci fondatori e della targa alle Delegazioni A.D.I.D. per commemorare i quindici anni della fondazione.

sam_4002Altrettanto interessante l’intervento dell’assessore comunale alla Sicurezza Valter Mucchetti che ha sottolineato come il lavoro comunale in favore delle buone prassi, soprattutto dei giovani in questo caso ma non solo, non sia in dissonanza con l’attività di A.D.I.D.: entrambe sono volte al bere consapevole, se si beve, per fare comprendere come si possa apprezzare un prodotto buono, di qualità preferibilmente, senza per questo causare danni a sé e al prossimo. L’impegno ad istruire in questo senso, che il Comune dimostrava proprio nella tarda mattinata dello stesso giorno con un corso a studenti, non è volto a moralizzare comportamenti, ma a far sì che un piacere non diventi un problemi sociale come si vede spesso, purtroppo. L’apprezzamento dell’amministrazione comunale per l’attività cittadina di A.D.I.D. è stato dimostrato anche con la concessione del patrocinio all’iniziativa e avendo messo a disposizione lo splendido palazzo Martinengo Delle Palle, sede centrale e bellissima per un convegno che meritava attenzione istituzionale e non solo.

Presenti i rappresentanti della Camera di Commercio di Brescia (che ha patrocinato l’evento), di A2A, di Arthob, del Vescovo di Brescia, delle scuole d’indirizzo alberghiero cittadine. Presenti gli studenti del corso per Addetti di Sala e Bar e alcuni docenti dell’Agenzia Formativa “don Angelo Tedoldi” di Lumezzane, sia come fruitori del convegno che, alcuni di loro, per il servizio alla pausa caffè che ha visto partner il caffè Agust, Gandola e Pasticceria Camera.

(segue)

 

Con Ivo Compagnoni “La Grappa diventa arte”

sam_4024Inaugurata a Brescia la mostra di Ivo Compagnoni “La Grappa diventa arte” alla presenza dell’assessore regionale allo Sviluppo Economico Mauro Parolini, di A.D.I.D. rappresentata da Alessia Biasiolo, Renato Hagman, Bruno Gobbi, Fioravante Buttignol, Franco Nobili, con le riprese di Brixia Channel. Tra i molti presenti, l’ingegnere Masserdotti di A2A, Antonio D’Azzeo della Camera di Commercio di Brescia, don Claudio in rappresentanza del Vescovo di Brescia, gli studenti dell’Agenzia Formativa “don Angelo Tedoldi” di Lumezzane ai quali l’artista ha spiegato la sua tecnica pittorica.

Giunta ad una tappa ancor più interessante, proprio la tecnica di Ivo Compagnoni attira l’attenzione per i molti materiali di riuso che campeggiano sulle sue tele, fatte di materia che rappresenta un umano di sempre maggiore spessore. sam_4031

In questo caso, il ciclo di quadri realizzati ha come argomento la Grappa, regina dei distillati Made in Italy. Non manca l’omaggio ad A.D.I.D. e al suo percorso di insegnamento e di degustazione, immortalato tra versi dedicati alla grappa e sniffer, con l’ambiente che non è mai secondario. Bedizzole, il campo, la trattoria storica, la natura che incontra l’uomo e si intreccia a lui in un connubio che diventa arte nel bicchiere o sulla tela. Una tela che ferma le emozioni della degustazione dei sensi, che sa essere traghettatrice di una tradizione antica e moderna di cui molto si è parlato nel convegno che ha fatto da cornice alla mostra di Compagnoni.

Una cornice a quadri che non l’hanno, perché il momento fermato dall’Artista non si ferma in realtà del tutto, ma lascia lo spazio per immaginare un prima e un domani, sapendo che il serpente del quale Ivo ha utilizzato la pelle la muterà ancora e che lo sguardo del fruitore deve andare bene al di là di un confine artificiale.

La mostra resterà aperta da lunedì 28 novembre fino a venerdì 2 dicembre dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18 ad ingresso libero nel bellissimo spazio concesso dal Comune di Brescia.

 

“La Grappa diventa arte”, Ivo Compagnoni

Brescia, Palazzo Martinengo Delle Palle, Via San Martino della Battaglia 18

 

Mostra fotografica storica all’Antica Birreria Wührer di Brescia

4- Un gruppo di Piccole Italiane davanti al padiglione del cioccolato Cima alla Fiera Campionaria di Milano.

Ad un anno di distanza dalla presentazione milanese del volume “Ieri ed Oggi. Brescia e la sua Birra”, presso la sede dell’Archivio Storico Fondazione Fiera Milano, alla presenza del Direttore e dell’Assessore regionale Mauro Parolini, l’Antica Birreria Wührer celebra il riconoscimento di locale storico di Regione Lombardia con una mostra fotografica storica dal titolo “BIRRA. Costume d’Italia negli scatti della Fiera Campionaria di Milano”.

Fotografie in bianco e nero provenienti dall’Archivio Fondazione Fiera Milano, che già aveva messo a disposizione alcune immagini per il volume, che raccontano la storia d’Italia con la Birra che occhieggia qua e là, ad indicare quanto la prima fabbrica di birra d’Italia, la Wührer di Brescia, abbia inciso sugli usi e costumi degli italiani.

Gli scatti coprono un arco temporale che va dal 1929 al 1946, con un omaggio del 1956 che i visitatori dovranno scoprire. In 18 pannelli, ciascuno proponente 6 fotografie, la Fiera Campionaria di Milano, una delle più grandi del mondo come ben raccontato nel volume “Ieri ed Oggi. Brescia e la sua Birra”, mette in mostra marchi scomparsi oppure ancora in auge oggi; permette di vedere mode e innovazioni ruotanti intorno al mondo della birra e dell’alimentazione in genere; giunge ai sorrisi del 1946, anno del referendum su monarchia o repubblica che vedrà un Presidente provvisorio in Enrico De Nicola e Alcide de Gasperi presidente del Consiglio esattamente 70 anni fa. Un’Italia tra mille difficoltà che pure raggiungeva Milano per conoscere il mondo e incontrare novità o conferme, così come è stato recentemente con EXPO. Milano al centro del mondo per i giorni della Fiera e Brescia che non mancava, con la sua Birra, il suo estratto per brodo, la “sua” Wührer.

Così la mostra della Società 5 Stelle, che gestisce l’Antica Birreria, sottolinea una volta di più, con semplicità ed eleganza, l’apporto storico-culturale che con l’Antica Birreria Wührer offre alla città di Brescia e suggerisce un dialogo tra sé e il pubblico (visitatore e/o cliente) che consenta di parlare di storia, di momenti trascorsi bevendo una birra e costruendo la propria storia personale e, forse, quella nazionale e non solo.

La mostra “BIRRA. Costume d’Italia negli scatti della Fiera Campionaria di Milano”, è a cura di Alessia Biasiolo.

 

La Redazione

 

 

“Scandalo” a Brescia

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Il Teatro Stabile del Friuli, Artisti Riuniti e Mittelfest 2015 hanno presentato al Teatro Sociale di Brescia il bel lavoro di Arthur Schnitzler “Scandalo”, per la regia di Franco Però. Un lungo spettacolo (due ore e quaranta minuti) intenso e coinvolgente, di una modernità ben resa dalla traduzione di Ippolito Pizzetti di un lavoro del 1898 mai rappresentato in Italia. Belle le scene di Antonio Fiorentino e i costumi di Andrea Viotti, sottolineati dalla luci di Pasquale Mari e dalle musiche di Antonio Di Pofi. Sotto accusa le convenzioni sociali che, se erano vive al tempo dell’autore Schnitzler, sono attuali anche oggi, perché durano a morire malgrado la spesso sbandierata modernità. Convenzioni interne al mondo borghese, ma che possono essere lette come ancestrali tematiche di famiglie dal gusto arcaico, sia italiane che di altre culture. In nome del buon nome familiare, della giustizia che spesso piomba sui protagonisti come condanna e come vessillo allo stesso tempo. Malgrado le regole socialmente imposte, dentro e fuori la famiglia nucleare, Hugo, giovane dell’alta borghesia novello Romeo, si innamora di Toni, una ragazza di umili origini. Senza dirlo alla famiglia, ha da lei un figlio di cui rivela l’esistenza, come rivela il profondo amore che lo lega alla ragazza, soltanto in punto di morte. Cade malauguratamente da cavallo, senza una spiegazione logica che non sia il fato pronto a intromettersi nella vita degli umani, quindi, prima di morire, chiede alla madre e al padre di promettergli che si sarebbero presi cura non solo del bambino, ma anche della madre, la sua amata. Prendersi in casa una ragazza di umile lignaggio era già uno scandalo, ma rivelare che erano pure diventati nonni a loro insaputa, era di certo troppo.

 

Scandalo 2Per amore di Hugo, comunque, lo fanno lo stesso e il giovane muore avendo riveduto il proprio figlioletto almeno un’ultima volta. Bravi i due bambini in scena. Il fatto non finisce così: il giovane medico innamorato della sorella di Hugo dice chiaro e tondo che non avrebbe mai acconsentito di sposare una ragazza con in casa uno scandalo del genere, lui che non era di certo un medico bravo, ma che era invece capacissimo di puntare il dito contro gli altri, usando la propria estrazione e il proprio ruolo come baluardo per mascherare la propria pochezza. Altri amici si allontanano dalla famiglia e tutto diventa ancor più drammatico quando il bambino muore e, allora, i doveri verso la madre non avevano più ragione di esistere. Praticamente cacciata, dove sarebbe andata? Il rimando alla cronaca attuale di insofferenza verso chi, senza diritto, deve entrare in casa propria è evidente, ma il regista non dà una soluzione preconfezionata. Come normale in teatro, la risposta e la riflessione è in ciascuno che legge e vede lo spettacolo con i proprio occhi e, magari, con qualche interrogativo in più, a disturbare le coscienze come le disturbava Schnitzler. Protagonisti Stefania Rocca e Franco Castellano, con gli attori del Teatro Stabile del Friuli Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, e Alessio Bernardi, Leon Kelmendi. Completano il cast gli attori ospiti Federica De Benedittis e Astrid Meloni.

Un bello spettacolo, capace di catturare l’attenzione dell’astante fino all’ultima battuta, affatto scontata. Da vedere.

 

Alessia Biasiolo

 

La tragedia di Oreste, la carriera delle Erinni

 

SPETTACOLI BRESCIA CENTRO TRATRALE BRESCIANO EUMENIDI NELLA FOTO SCENA   25/01/2016 REPORTER FAVRETTO

Il nuovo allestimento di “Eumenidi”, messo in scena dal CTB di Brescia in collaborazione con il 68° Festival del Teatro Classico di Vicenza, riprende la versione realizzata nel 2004 per la Biennale di Venezia sempre dal CTB (in collaborazione con la Biennale di Venezia, il Teatro di Roma e Fondazione Orestiadi di Gibellina) e testi, regia e costumi di Vincenzo Pirrotta che è anche l’interprete principale. Premio dell’Associazione Nazionale Critici nel 2005, lo spettacolo si arricchisce ora di ricerche su testi e musiche, rendendo lo spettacolo ancor più un vero incanto. La bravura di Pirrotta, per la maggior parte del tempo impegnato in un monologo a più voci, trascina lo spettatore in una riflessione su come va il mondo e come è sempre andato, se anche le terribili Erinni accettano di diventare Eumenidi per “sistemare” le cose e fare in modo che tutti, da profondamente arrabbiati, diventino sereni e felici. La storia è nota: Oreste ha ucciso la madre Clitennestra perché si era macchiata dell’omicidio di Agamennone, suo padre. Ossessionato dalla necessità di eliminare quella profonda colpa eliminando la colpevole, Oreste è consapevole di caricare su di sé il delitto dei delitti: l’uccisione della sua stessa madre. Per questo motivo, le Erinni lo perseguitano, come il rimorso si è impossessato di lui e lo perseguita, chiedendo un tributo di sangue a loro volta per cancellare la terribile colpa. Oreste si recherà nell’Aeropago per essere giudicato in presenza di Atena e, dopo discussioni e lamenti, dialoghi tesissimi, monologhi ipnotici in un ritmo frenetico che ricorda la corsa delle Erinni dietro il malcapitato, ma anche l’ossessione che non ha fine con l’omicidio, ecco che si trova la soluzione. Oreste non può essere ucciso perché protetto da Apollo, quindi bisogna accontentare il dio e, allo stesso tempo, soddisfare le dee antiche degli Inferi tramutandole in benevole Eumenidi appunto. Non è così anche ora, propone nella riflessione Pirrotta? Nel testo sono stati inseriti ricerche personali, vocalità, sfumature di dialetto siciliano e tanta fisicità degli attori. Pirrotta, in primo luogo, che impersona Oreste, l’ombra di Clitennestra e la Pitia, ma anche Giovanni Calcagno, Marcello Montalto, Salvatore Ragusa ed Enrico Vicinanza. Le musiche sono di Ramberto Ciammarughi e le scene di Pasquale De Cristofaro; mentre la musica è eseguita dal vivo da Luca Mauceri alle tastiere e strumenti elettronici, Michele Marsella alla chitarra elettrica e Govanni Parrinello alla tamorra e alle percussioni. Gli attori maschi interpretano anche ruoli femminili, come tradizione nel teatro greco classico, recuperando il dialetto della zona di Alcamo, culla della lingua italiana. Abbiamo, quindi, interessanti argot della malavita siciliana, ma anche il baccàghiu che viene reso magistralmente da Pirrotta. Allievo di Mimmo Cuticchio, Pirrotta si avvia a diventare uno dei grandi del teatro contemporaneo, portando avanti ricerche sulle tradizioni popolari e una personale sperimentazione. Particolarmente riuscita in questo spettacolo coinvolgente, emozionante, capace di scuotere lo spettatore e di farlo ridere a distanza di poche battute. Interessante la ripresa del cunto abbinato al blues arcaico che, però, non dimentica i ritmi mediterranei, di tutto il bacino di mare che avvicinava le sponde africane alle italiane e greche forse più un tempo che oggi.

(nella foto: CTB, Brescia, foto di scena di “EUMENIDI” 25/01/2016, Reporter Favretto, per gentile concessione del CTB)

Alessia Biasiolo