Soft Wall di Pablo Echaurren a Catania

«La beauté est dans la rue», slogan del maggio francese, può essere considerato il concept della mostra che, pur attraversando un percorso cronologico di tre decenni, non è una antologica bensì una rassegna a tema, incentrata sul costante dialogo che Pablo Echaurren intrattiene con le espressioni della comunicazione, percorrendo le vie di una ricerca tesa ad abbattere le separazioni culturali e allargare così le pareti dell’estetico oltre i confini istituzionali.

Certe modalità espressive da graffitismo metropolitano, l’utilizzo vivace dei colori, l’arte come mezzo diretto di (contro) informazione, quel non distinguere tra l’alto e il basso sono elementi che anticipano la diffusione dell’odierna, cosiddetta street-art, e dunque consentono di considerare Pablo Echaurren un precursore del genere.

La mostra, a Palazzo Platamone di Catania fino al 14 gennaio, prende le mosse con un ciclo di lavori realizzati tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, in cui irrompe la storia contemporanea con la fine della Guerra Fredda. In queste opere, che ricordano la comunicazione iconografica del muro di Berlino, emerge uno scenario di graffiti metropolitani, cancellazioni di scritte, reperti fumettistici, emblemi e figurazioni allegoriche d’ascendenza medioevale, linguaggi e segni stereotipati del nostro sistema comunicante.

Una sezione è dedicata ai collage prodotti negli anni Novanta. Lo shock percettivo procurato dalla grande città viene raffigurato in queste sintesi visive del paesaggio urbano basate sul montaggio di manifesti strappati, annunci, insegne, titoli, segnaletica allarmante, che rendono il senso della percezione simultanea.

La comunicazione murale compare anche nella produzione più recente, le “pitture muro contro muro” con il loro inedito alfabeto simbolico di scritte murali cancellate, icastiche rappresentazioni di un mondo fatto di contrapposizioni, di opposte fazioni che si sovrappongono l’una all’altra.

A queste opere fanno da contraltare alcuni quadri sul sistema dell’arte e le sue aggressive strategie planetarie, che ancora una volta testimoniano l’esigenza di dar forma a quella tensione critica e sociale, intellettualmente lucida, tipica della ricerca dell’artista.

L’esposizione, infatti, comprende anche collage e mappe, ricordi di viaggi, di passeggiate psicogeografiche trascorse dragando sui muri urbani reperti cartacei, sticker, biglietti, brandelli memoriali che costruiscono paesaggi emozionali e mentali della moderna città attraversata da un’arte diffusa.

 

Orari

Dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Chiuso il lunedì

Ingresso gratuito

 

 

Barbara Izzo

 

“Dolci Tentazioni” firmate Melandri Gaudenzio

Ultime spese per il cenone di San Silvestro? Un’idea per la calza della Befana?

Dolci Tentazioni” dell’azienda Melandri Gaudenzio (www.melandrigaudenzio.com).

Si tratta di un elegante cofanetto, a edizione limitata, pensato per i più golosi che però non vogliono rinunciare a qualità e benessere; all’interno sono custoditi 3 prodotti esclusivi e un ricettario realizzato ad hoc.

La Granella di fave di Cacao tostate bio e l’esclusivo CaoZen SeedMix Biologico “I Semi del Benessere” a firma Melandri Gaudenzio, si accompagnano con la celebre Amarena Fabbri. Il ricettario, realizzato in collaborazione con la foodblogger Tiziana Molti suggerisce cinque dolci preparati con questi deliziosi prodotti, dal cupcake al semifreddo.

Le Fave di Cacao, fonte di magnesio, sono i semi dei frutti dell’albero del cacao, pianta appartenente alla famiglia delle Sterculiaceae; fermentate ed essiccate sono la più importante materia prima per la produzione del cioccolato, del burro di cacao e della polvere di cacao.

Possono essere utilizzate per aromatizzare, decorare ma soprattutto per dare un tocco “cioccolatoso” a moltissime preparazioni sia dolci sia salate. Ideali per gli amanti del cioccolato fondente, sono ottime anche come snack, in abbinamento a miele, in aggiunta a tè, tisane o caffè, nelle macedonie di frutta, nello yogurt, gelati alla crema, sorbetti, budini, mousse e dessert, in alternativa alle gocce di cioccolato in pancake, muffin, biscotti, torte e crostate; in accompagnamento a rum o distillati.

Il CaoZen SeedMix è un misto sfizioso di semi oleosi biologici secchi decorticati (zucca e girasole), arricchito da un goloso connubio in cui i toni amari e tostati delle fave di cacao incontrano le note dolci e piccanti dello zenzero candito. Fonte di fosforo e magnesio è ideale come snack, nella preparazione di pane, biscotti, torte, crostate, pancake, muffin, aggiunto a yogurt, gelati e sorbetti, frullati e smoothie, dessert e dolci al cucchiaio, croccanti.

L’Amarena Fabbri, la specialità italiana che ha reso l’azienda famosa nel mondo. Unica e inimitabile nasce da un’accurata selezione dei frutti migliori, denocciolati e canditi in sciroppo.

Il cofanetto contiene:

1 vasetto di Granella di fave di cacao tostate biologiche 100 g;

1 vasetto di CaoZen SeedMix Biologico 120 g (misto di semi oleosi secchi fave di cacao e zenzero biologici);

1 vasetto di Amarena Fabbri in sciroppo di amarene 120 g;

1 ricettario “Dolci Tentazioni”

Prezzo: Euro 24,40 (in vendita online)

 

Pierluigi Papi

Vite di donne ribelli nel Medioevo raccontate da Serena Mazzi

Sono storie di donne sottrattesi alle rigide regole di sottomissione del Medioevo quelle raccontate da Serena Mazzi nel libro ‘Donne in fuga’ che è stato presentato nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea a Ferrara.

Nel Medioevo le donne vivevano in genere in una posizione di rigida sottomissione: obbligate a ubbidire agli uomini, padri, mariti o padroni, raramente riuscivano a ribellarsi manifestando indipendenza di giudizio o di comportamento. Ma non sono mancate sante, regine, badesse, semplici monache, umili contadine, serve, schiave, eretiche, streghe, prostitute che hanno scelto di sottrarsi a tale destino di subordinazione, resistendo, opponendosi, fuggendo. Donne decise a viaggiare, conoscere, insegnare, lavorare, combattere, predicare. O semplicemente a difendersi da un marito violento, da un padrone brutale. O a salvarsi la vita, scampando ai roghi dell’Inquisizione. Da Margery Kempe a Giovanna d’Arco, da santa Brigida a Eleonora d’Aquitania, alle tante ignote o dimenticate donne in fuga verso la libertà.

 

Alessandro Zangara

 

Andrew Zimmern estasiato dalla semplicità della cucina di Mamma Agata a Ravello

In Costiera Amalfitana alla ricerca degli ingredienti più genuini, dei prodotti tipici e delle ricette della tradizione: questi sono i punti cardini del nuovo programma televisivo di Andrew Zimmern, chef, showman, scrittore e critico gastronomico statunitense, seguito sui social da oltre mezzo milione di follower e che da sempre combatte contro la manipolazione estrema del cibo ed il junk food (cibo spazzatura).
Stavolta il suo nuovo show “DeliciousDestination” mostrerà al mondo intero il buono ed il bello della Costiera Amalfitana, come la bellezza spettacolare di un paesaggio naturale si coniughi con una tradizione culinaria che ha fatto della semplicità, genuinità e stagionalità i suoi punti forti. E qui entra in gioco la scuola cucina di Mamma Agata a Ravello, già inclusa nel 2013 dall’autorevole guida gastronomica Zagat tra le 5 più importanti cookingschool dell’area del Mediterraneo.
La meravigliosa terrazza a picco sul mare, che abbraccia in un solo colpo d’occhio tutta la costa sottostante, circondata da piante di limoni e bougainvillea, ha fatto da cornice ad un’esperienza gastronomica definita dallo stesso Zimmern“estasiante, da lasciare senza parole”.
Lo showman americano e tutta la sua troupe, infatti, sono stati letteralmente catturati dall’entusiasmo e dalla bontà di piatti della tradizione locale che, ad ogni assaggio, sapevano sprigionare profumi e aromi impensabili: questi sono i segreti dell’arte culinaria di Mamma Agata (o “baby Agata”, come usava chiamarla Humphrey Bogart), una cucina fatta di sapori semplici, di prodotti genuini e biologici, coltivati dal capofamiglia Salvatore nei bellissimi giardini terrazzati a picco sul mare, e condita da un’innata passione che l’ha portata a cucinare sin dall’età di 13 anni per personaggi del calibro di Susanna Agnelli, Jacqueline Kennedy, Elizabeth Taylor e, negli ultimi anni, Pierce Brosnan, Joanne Kern, SelaWard, Kurt Warner e molti altri.


Oggi, a destreggiarsi magistralmente tra i fornelli, c’è il genero Gennaro Petti che ha abbinato alla passione per piatti semplici e tradizionali tutta la professionalità acquisita negli anni: oltre ad essere chef, infatti, è Master Sommelier, Maestro Assaggiatore di formaggi ed olio d’oliva, nonché produttore in proprio di un delicato olio extravergine di oliva e di un vino biologico senza solfiti.“Chapeau!” è stata l’esclamazione di Zimmern, rimasto anch’egli colpito dalla competenza con cui sposava i vari ingredienti e dall’entusiasmo che sapeva trasmettere a tutti i presenti.
A Chiara Lima, figlia di Mamma Agata, il compito di spiegare allo showman statunitense (ed a tutti i suoi telespettatori) con il suo fluente inglese la storia di ogni singola ricetta e del suo radicamento nel territorio della Costiera Amalfitana: dagli spaghetti del contadino ai totani e patate, dai broccoli con pane biscottato e salsiccia nostrana alle polpette al sugo (“Le più buone che abbia mai mangiato in vita mia!”, ripeteva Zimmern ad ogni assaggio) fino alla famosa torta al limone.
Una menzione particolare merita anche il panificio “La Pagnotta” di Ravello che ha fornito per l’occasione oltre 10 diversi tipi di pani (con lievito madre, ai cereali, con la sugna, con farina macinata a pietra), casatielli e pane biscottato.
Una vera e propria esperienza gastronomica, emozionante e molto sentita, quella vissuta da Andrew Zimmern e da tutta la sua troupe, tanto da confidare a Chiara che erano circa due anni che seguiva i successi ed i feedback positivi dellascuola di cucina più apprezzata della Costa d’Amalfi, promettendo che sarebbe ritornato in estate per poter preparare insieme altri piatti tradizionali, la pizza e le conserve di pomodoro.

Al termine delle registrazioni, il pranzo all’aperto, sotto un pergolato di limoni con vista sul mare, è stato il momento conclusivo di una giornata perfetta, tra abbracci, risate e foto ricordo, in un’atmosfera informale e familiare. Gli è stato, poi, fatto dono di una copia del libro di cucina“Mamma Agata: Simple and Genuine”, dove sono spiegati, passo dopo passo, tutti i segreti culinari e le ricette di Mamma Agata e che, in breve, ha scalato tutte le classifiche internazionali nella sua categoria, riscuotendo meritati successi: è, infatti, vincitore del GourmandCookbook Award nel 2010, nella categoria “Best Easy Recipe”, del GrandPrize del PurpleDragonfly Book Award, nella categoria “FoodRelated” e del FirstPlace del RoyalDragonfly Book Award, nella categoria “FoodRelated”.
Ma le novità non finiscono qui: Gennaro e Chiara sono già al lavoro per un secondo libro di cucina – autoprodotto proprio come il primo – che a breve dovrebbe essere pubblicato, con suggerimenti e novità, senza però mai allontanarsi dal solco della semplicità, genuinità e stagionalità.
Lo show di Andrew Zimmern, girato tra i fornelli della scuola di cucina di Mamma Agata a Ravello, rappresenta una vetrina importante e prestigiosa per tutta la Costiera Amalfitana, un volano turistico di forte impatto: un modo diretto per far conoscere oltre oceano i nostri prodotti tipici (dai limoni alla colatura di alici, dal fior di latte alla pasta) e le ricette della tradizione della Dieta Mediterranea.
 

Mariarosa Pisacane (anche per le fotografie)

 

 

Rome Parade a Capodanno

Per l’undicesimo anno di seguito Roma e il suo caratteristico Tridente storico si confermano la perfetta cornice della Parata di Capodanno. Lunedì 1 gennaio 2018, a partire dalle 15,30 da Piazza del Popolo, partirà infatti la rinomata Rome Parade che quest’anno vedrà sfilare, oltre alle caratteristiche marching band di alcune high school americane, anche formazioni di majorette, acrobati, gruppi folk e street dancers.

Tra i nomi dei partecipanti, si segnalano dagli Stati Uniti Pittsburg High School Marching Show Band, J.P. Taravella High School Marching Band, Tri-City Band Corps e Needham B. Broughton High School Festival Chorus, mentre dall’Italia saranno in arrivo le Associazioni Riunite di Rievocazione Storica Romana, la Triuggio Marching Band & Majorettes, la Banda Musicale don Antonio Santini di Poggio Moiano & Majorettes, l’Associazione Bandistica ‘Città di Mentana’, il Gruppo Folk ‘La Frustica’ di Faleria, l’Associazione Musicale Gavignano Sabino che si esibirà insieme alle Majorettes Compatrum, la Bedizzole Marching Show Band, le Dancing Majorettes di Mentana, la Amaseno Harmony Show Band, la Sabina Music Band insieme alle Majorettes di Casperia, il Gruppo Folkloristico Musicale  “Compatrum” + Majorettes.
Questo il percorso della parata, che si potrà seguire da vicino attraverso anche speciali guide di presentazione dei componenti dei vari gruppi: Piazza del Popolo, Via del Corso, Via dei Condotti, Piazza di Spagna, Via del Babuino, Via di Ripetta, Piazza Augusto Imperatore, Via del Corso e gran finale in Piazza del Popolo.

Come di consuetudine, inoltre, nel periodo di Capodanno si terranno una serie di spettacoli all’interno di splendidi edifici storici: cornice della prossima edizione saranno la Chiesa di Santa Maria in Montesanto e la Basilica di S. Giovanni dei Fiorentini di Roma.

La Rome Parade è organizzata da Destination Events, leader di settore nella creazione di spettacoli europei all’aria aperta e organizzatrice tra gli altri eventi, dal 1987, della celebre London’s New Year’s Day Parade che si tiene il primo dell’anno nella Capitale britannica.

 

Elisabetta Castiglioni

Presepi dal mondo in Arena

Anche quest’anno l’anfiteatro di Verona ospita, fino al 12 gennaio 2018, la 34ª edizione della rassegna ‘Presepi dal Mondo in Arena’. La manifestazione è organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena in collaborazione con Comune e Provincia di Verona, Diocesi di Verona, Regione Veneto, Camera di Commercio I.A.A, e Conferenza Episcopale Italiana (Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo libero, Turismo, Sport e Pellegrinaggi).
L’evento è stato presentato dal Sindaco Federico Sboarina insieme agli assessori Francesca Briani e Luca Zanotto. Presenti Alfredo Troisi, ideatore e curatore della rassegna, il presidente dalla Fondazione Verona per l’Arena Giorgio Pasqua di Bisceglie e il vicario episcopale per la cultura don Martino Signoretto.
“Un’esposizione che con la rappresentazione della Natività ci ricorda il vero senso del Natale. Un importante appuntamento, giunto alla 34ª edizione – spiega il Sindaco Sboarina –, che mi auguro possa rappresentare una bella occasione di visita non solo per i tantissimi turisti che arriveranno ma anche per i veronesi”.

L’esposizione è sostenuta da numerosi sponsor (Agsm, Cassa di Risparmio del Veneto, Banca Popolare di Verona, Confcommercio, Fondazione Cattolica, Pasqua, Area Italia), partners tecnici (CoopGress, Galbusera Cattolica Assicurazioni, Hotel Mastino, L’Arena, Trans Security, Lonardi e Simi) e da Vicenzi S.P.A. per il montaggio e smontaggio della grande Stella Cometa in piazza Bra.

In esposizione 400 presepi provenienti da tutto il mondo, con realizzazioni rappresentative di molte Regioni italiane, tra cui l’opera dell’artista Mario Daddiego dal titolo “La Natività nei Sassi”, realizzata in uno scenario che ricalca uno spaccato dei Sassi di Matera in Basilicata; il presepio proveniente dal museo di Greccio, un’opera d’arte di grande rilevanza storico-culturale; e l’itinerario con i presepi dei Missionari Saveriani di Vicenza.
Inoltre, per l’edizione di quest’anno, è stata inserita in mostra una sezione di presepi realizzati da persone diversamente abili del Cerris di Verona. Ogni presepio rappresenta la creatività, la fantasia e l’impegno che gli ospiti delle strutture, supportati dagli operatori, hanno messo nel realizzare queste opere. Inoltre per iniziativa dell’Associazione MicroCosmo, che opera all’interno del carcere di Montorio, è stato collocato, lungo lo spazio espositivo, un presepio realizzato dai detenuti.

La ‘Stella Cometa’, la più grande archi-scultura del mondo realizzata in acciaio, ideata da Alfredo Troisi e progettata da Rinaldo Olivieri, è illuminata dalle ore 17.30 di venerdì 1 dicembre.

L’esposizione rimarrà aperta tutti i giorni, compresi i festivi, con orario continuato dalle 9 alle 20; il costo del biglietto intero è di 7 euro; biglietto ridotto 6 euro (valido esclusivamente per le comitive di almeno 20 persone, bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni, adulti di età superiore ai 65 anni); biglietto “speciale scuole” 4 euro. Le prenotazioni dei gruppi, le richieste di visite guidate e di ulteriori informazioni possono essere inoltrate direttamente alla segreteria della rassegna: tel. 045592544 – fax 045591991 – indirizzi e-mail: info@veronaperlarena.ithttp://www.presepiarenaverona.ithttp://www.eventiarenaverona.it

 

Roberto Bolis

A Verona il XXIV Raduno Nazionale dei Carabinieri

Si svolgerà a Verona, dal 19 al 21 aprile 2018, il XXIV Raduno Nazionale Carabinieri. Il programma dell’evento, promosso dall’Associazione Nazionale Carabinieri in collaborazione con il Comune di Verona, è stato illustrato dal Sindaco Federico Sboarina insieme al presidente nazionale ANC il Generale Libero Lo Sardo. Presenti l’Ispettore regionale ANC Veneto il Generale Enrico Vendramini e il Comandante provinciale dei Carabinieri di Verona, colonnello Ettore Bramato.

“Un appuntamento di straordinario valore per la città – ha sottolineato il Sindaco Sboarina – che, oltre a coinvolgere tutti i veronesi in una particolare occasione di festa, porterà a Verona circa 100 mila rappresentanti del corpo dei Carabinieri, attivamente coinvolti nella suggestiva parata che, nella giornata di domenica 21 aprile, per diverse ore sfilerà lungo Corso Porta Nuova. Un grande evento nazionale che siamo onorati di poter ospitare, mettendo a disposizione le parti più belle e conosciute della nostra città”.

Il programma del XXIV Raduno Nazionale Carabinieri, prevede:
giovedì 19 aprile 2018, alle 12 alla Gran Guardia, l’inaugurazione della mostra “I Carabinieri nella Grande Guerra”;

venerdì 20 aprile 2018, alle 18 al Castello di Villafranca di Verona, il Carosello storico del 4° Reggimento Carabinieri a cavallo;

sabato 21 aprile 2018, in piazza Bra:
ore 9, l’esposizione dei mezzi storici dell’Arma;
ore 9.30, Alzabandiera e a seguire la deposizione di una corona al monumento Caduti – Vittorio Emanuele
ore 10.30 ai giardini di San Zeno, Corso Porta San Zeno, la deposizione di una Corona al monumento al Carabiniere;
ore 11, alla Basilica di San Zeno, la Santa messa
ore 12.30, inaugurazione del campo della Protezione Civile ANC (area di svolgimento dell’evento ancora in fase di definizione)
ore 16, in piazza Bra, lancio della Squadra Agonistica del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”;
ore 18.30, in Arena, il concerto della Banda dell’Arma dei Carabinieri;

domenica 22 aprile 2018, Corso Porta Nuova:
ore 8, raduno partecipanti sfilata;
ore 9, rassegna dei reparti schierati da parte del Comandante Generale e del Presidente Nazionale: a seguire la sfilata lungo Corso Porta Nuova con resa degli onori alle autorità presenti in piazza Bra e poi deflusso in via degli Alpini, largo Divisione Pasubio, via Carlo Montanari.
Roberto Bolis

“Rigoletto” al Teatro Carlo Felice fino al 29 dicembre 2017

Fino al prossimo 29 dicembre, al Teatro Carlo Felice di Genova va in scena “Rigoletto”, una delle più note e amate opere verdiane che il Teatro Carlo Felice propone all’inizio della Stagione 2017-2018.

Il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, capolavoro drammaturgico rappresentato per la prima volta l’11 marzo 1851 al Teatro la Fenice di Venezia, trae il soggetto dal dramma in cinque atti Le roi s’amuse di Victor Hugo, ed è talmente originale e innovativo, per i tempi, che non fu compreso subito da tutta la critica. Il pubblico, invece, si dimostrò più lungimirante e decretò all’opera un immediato, grande successo.

Francesco Ivan Ciampa si alternerà con Dorian Wilson (22, 23, 27 e 29), a dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice. I tre cast che si alterneranno sono di tale rilievo da poter essere considerati tutti un primo cast.

La regia è nuovamente affidata, come nel Rigoletto del 2013, al baritono Rolando Panerai, leggenda vivente dell’opera italiana, proprio come era accaduto nel novembre 2011 con il dittico Campanello (Donizetti) e Gianni Schicchi (Puccini), opera in cui spiccava anche come interprete principale. Panerai in questa edizione firma anche le scene, realizzando per il Carlo Felice,  un nuovo allestimento. I costumi sono disegnati da Regina Schrecker, stilista affermatissima nel campo della moda italiana e da oltre una decina d’anni approdata al teatro, che abilmente ha adattato il profilo dei costumi a questo particolare nuovo Rigoletto. Le luci sono di Luciano Novelli e la coreografia è curata da  Giovanni Di Cicco.

Anche quest’anno Crédit Agricole Carispezia, memore del successo riscosso dall’evento dello scorso 15 dicembre 2016 in occasione della prima dell’opera “Traviata”, ha deciso di sostenere l’opera “Rigoletto”, primo titolo lirico nel cartellone 2017/2018.

 

 

Rigoletto

Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore

Francesco Ivan Ciampa

Dorian Wilson (22, 23, 27 e 29)

Regia e scene

Rolando Panerai

Costumi

Regina Schrecker

Coreografia

Giovanni Di Cicco

Luci

Luciano Novelli

Personaggi e interpreti:

Duca di Mantova

Massimiliano Pisapia (22)

Celso Albelo (23,27,29)

Rigoletto

Amartuvshin Enkhbat (22)

Carlos Álvarez (23,27,29)

Gilda

Leonor Bonilla (22)

Serena Gamberoni (23,27,29)

Sparafucile

Mihailo Šljivić (22,23,27,29)

Maddalena

Kamelia Kader (22,23,27,29)

Orchestra del Teatro Carlo Felice

Coro del Teatro Carlo Felice

Maestro Franco Sebastiani

Repliche

Venerdì 22 (20.30F.A.), Sabato 23 (20.30 L), Mercoledì 27 (20.30 F.A), Sabato 29 (13.30F.A.).

 

Marina Chiappa

 

 

 

“Voci per la Libertà”. Il libro

Esiste in Italia un festival legato ad Amnesty International, che unisce musica e diritti umani. Si chiama “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty” e compie quest’anno vent’anni.
Per l’occasione esce un volume che racconta le emozioni e i contenuti di questo percorso ventennale fitto di esperienze, una grande opera corale a cui hanno voluto dare un contributo molti dei protagonisti di questi due decenni, da Ivano Fossati a Daniele Silvestri, da Carmen Consoli a Mannarino, da Paola Turci a Simone Cristicchi dal presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi al portavoce Riccardo Noury sino ad alcuni dei volontari che rendono possibile ogni anno la manifestazione a Rosolina Mare, in provincia di Rovigo.
Sono numerosi i protagonisti del libro, come Michele Lionello (curatore del libro nonché ideatore e direttore artistico di Voci per la libertà), Riccardo Noury (Portavoce Amnesty International Italia), Giovanni Stefani (Presidente Voci per la libertà), Marta Dolcetto (Volontaria Voci per la libertà), Antonio Marchesi (Presidente Amnesty International Italia), Mirella Zambello (Sindaco di Villadose fino al 2010), Daniele Grossato (Vicesindaco di Rosolina), Melania Ruggini ( ideatrice e curatrice di Deltarte), Alberto Gambato e Laura Fasolin (autori di ‘Presi a caso’), Marco Cortesi (attore e regista), Silva Rotelli (fotografa), Patrizia Vita (Ufficio Comunicazione Amnesty International dal 2003 al 2013), Versi Banditi (Premio Amnesty International Italia Emergenti 1998), Mud (Premio Amnesty International Italia Emergenti 2009 e 2014 ), Marmaja (Premio Giuria Popolare 2014), Anna Luppi (Premio Web 2014), Adolfo Durante (Premio Amnesty International Italia Emergenti 2015) e Nevruz (finalista 2017 ).
Il volume, intitolato come il festival “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”, racchiude 176 pagine a colori che alternano testi e foto. Un caleidoscopio di frammenti e ricordi da tutte le edizioni di questo festival partito in sordina nel 1988 da Villadose, un piccolo paese vicino a Rovigo, e, come scrive Lionello, “arrivato a spegnere venti grosse candeline dopo aver attraversato gli Anni zero e aver affrontato con coraggio questo tempo così periglioso e distratto, ma carico di tensioni positive ed entusiasmo”.
Hanno scritto per il libro: Michele Lionello, Riccardo Noury, Giovanni Stefani, Paolo Pobbiati, Marta Dolcetto, Antonio Marchesi, Daniele Silvestri, Ivano Fossati, Modena City Ramblers, Paola Turci, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Enzo Avitabile, Mannarino, Edoardo Bennato, Nada Malanima, Perturbazione, Piotta, The Sun, Diodato, Mirella Zambello, Daniele Grossato, Annita Cecchetto, Patrizia Vita, Elisa Orlandotti, Savino Zaba, Giordano Sangiorgi, Giò Alajmo, Enrico Rigolin, Silva Rotelli, Melania Ruggini, Zentequerente, Marco Cortesi, Alberto Gambato e Laura Fasolin, Natalino Balasso, Versi Banditi, Sungift, Nuovi Orizzonti Artificiali, Riserva Moac, ‘A67, Mud, Piccola Orchestra Karasciò, Leo Miglioranza, Andrea Dodicianni, Marmaja, Anna Luppi, Les Fleurs des Maladives, Adolfo Durante, Golaseca, Riky Anelli, Do’Storieski, Carlo Valente, Elisa Erin Bonomo, Amarcord, Nevruz , Tukurù.
Il libro contribuisce a sostenere le campagne di Amnesty International Italia ed è stato realizzato all’interno del progetto Arte per la Libertà con il supporto del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

“Voci per la libertà – Una Canzone per Amnesty”
20 anni di musica e arte per i diritti umani. Le emozioni raccontate in testi e immagini
Apogeo Editore
Un progetto dell’Associazione Voci per la Libertà a cura di Michele Lionello con la collaborazione di Enrico Deregibus e Paolo Spinello.
Foto di Silva Rotelli, Francesco Pozzato, Gianpaolo “Wally” Vallese, Andrea “Artax” Artosi.
Progetto grafico di Marta Moretto
176 pagine, euro 18.00
ISBN 978-88-99479-26-8

 

Amnesty International Italia

 

Il CTB mette in scena il dramma armeno

 

 

 

 (tutte le foto sono di Umberto Favretto)

Tra le nuove produzioni del CTB di Brescia, la bella commedia “Una bestia sulla luna”, in co-produzione con Fondazione Teatro Due di Parma. In scena fino al prossimo 11 dicembre al Teatro Santa Chiara “Mina Mezzadri” di Brescia, dove lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale lo scorso 21 novembre, “Una bestia sulla luna” tratta il dramma armeno prima e dopo la prima guerra mondiale, quando il governo turco, ancora oggi restio ad ammetterlo, ha ordinato a centinaia di persone di lasciare la propria casa e la propria terra per andare lontano, trovando la morte sia per stenti e fatica, sia per uccisione da parte delle forze armate e di polizia turche. Molto è stato fatto e ancora si sta mettendo in atto affinché quella tragedia, ispirazione nazista per l’eliminazione successiva del “problema ebraico”, non rimanga soltanto una testimonianza considerata di parte o addirittura fittizia. Andrea Chiodi, regista del lavoro su testo di Richard Kalinoski, con una leggerezza che unica porta alla vera riflessione, è riuscito nell’intento di alzare il velo su persone dimenticate. Di origini turche e di tradizione ebraica, Chiodi ha vissuto profondamente il testo teatrale e lo ha fatto suo come solo si può con una vera partecipazione umana, oltre che professionale. I protagonisti sono Elisabetta Pozzi nel ruolo di Seta e Fulvio Pepe nel ruolo di Aram Tomasian.

 

Siamo nel 1921, negli Stati Uniti, a Milwaukee precisamente. Aram ha appena visto la sua sposa. È Seta, ragazzina quindicenne conosciuta in fotografia e sposata tre mesi prima per procura. Fuggito dal genocidio armeno, ora vuole sposare una persona del suo popolo, come lui scampata miracolosamente alla morte. Vissuta in orfanotrofio, Seta è grata per essere stata salvata dalla morte e dalle pulci, dalla fame e dal terrore di vedere ancora il carceriere al quale sua sorella si era concessa per salvarla dalla violenza. L’incontro tra i due è buffo, tra una bambola di pezza, unico ricordo della madre, e un quadro di famiglia dove, però, i personaggi ritratti sono senza testa. L’uomo, per introdurre la ragazza nel suo nuovo ruolo di moglie, le legge la Bibbia, con solennità e convinzione, mentre la ragazzina si chiede perché, dato che lei capisce benissimo la situazione e lei la Bibbia la sapeva leggere anche da sola, come faceva al nonno per conciliargli il sonno. Quindi la situazione è tragicomica, con la giovane che si nasconde sotto il tavolo e vuole scappare e Aram che non si capacita di avere un impiastro simile tra i piedi, proprio lui che aveva speso un sacco di soldi in mazzette per permetterle di arrivare in America.

Aram vuole rifarsi una vita ma, evidentemente, la vita non ne vuole sapere di rendergli le cose facili solo perché lui è un sopravvissuto, un armeno ingiustamente perseguitato e che ora cerca di essere americano, quindi nuovo, scevro di quei problemi lasciati un Europa. Quindi, nel racconto di una tragedia che si dipana sotto gli occhi degli spettatori con la leggerezza della situazione spesso comica, ecco che la verità emerge con la sua drammatica pesantezza, con la sua drammatica e lucida voglia di continuare ad esistere, ma senza rinunciare al ricordo. Alla bambola di pezza, sempre di pezza e sempre sdrucita anche se con i vestitini nuovi; al quadro di famiglia, anche se ogni tanto è meglio coprirlo e non farlo vedere nella sua sconvolgente e allo stesso tempo ridicola mutilazione, tanto simile a quella delle persone vere. Il racconto è in prima persona da parte di Vincenzo, Vincent (Alberto Mancioppi), nel 1995. La coppia, infatti, non poteva avere figli, così un giorno Seta accoglie in casa un giovane italiano povero e nelle stesse condizioni in cui si era trovata lei. Aram è fotografo di professione, vivono in una bella casa dignitosamente e, quindi, è normale volere aiutare l’orfanello (il bravissimo attore Luigi Bignone), sbandato da quando la madre è ricoverata in un ospedale psichiatrico. Il dramma si ripropone, dunque, sotto altra forma e in altri anni, tanto come ora, oggi, quando non tutti vedono nello stesso modo il dramma di un tempo sulla faccia di persone nuove. Il ricordo dell’Armenia e delle tradizioni di un popolo, di un popolo che non c’era più, viene quindi raccontato su vari piani narrativi di passato e presente, di vita e di memoria, di oggi e di ieri, di necessità di vivere e di continuare a farlo, malgrado tutto. Le nuove opportunità della vita non possono lasciare il passo alla melanconia, alla disperazione, e la testardaggine che dimostra Aram è la sofferenza fatta riscatto, prepotentemente, sempre, anche quando il cuore è a pezzi.

Ne risulta un lavoro interessante, coinvolgente e bello, come solo la bellezza della verità di cui ci si fa carico può essere.

In scena a Brescia fino all’11 dicembre, da non perdere.

 

Alessia Biasiolo