Quasi 4milioni di visitatori per i mercatini di Natale di Verona

Nei 40 giorni di apertura della 10ª edizione dei Mercatini di Natale sono stati circa 3 milioni 800 mila i visitatori registrati, dei quali 2.377.549 in piazza dei Signori e 1.795.515 in Cortile Mercato Vecchio. Questi alcuni dei dati presentati dal Sindaco Federico Sboarina e dall’assessore al Commercio Francesca Toffali in relazione alla manifestazione da poco conclusa.

“Un’edizione da record, con numeri importanti che si distanziano ampliamente dai 60 mila visitatori registrati nel 2007 nella prima edizione della manifestazione – ha sottolineato il Sindaco Federico Sboarina –. Un risultato frutto della fattiva collaborazione di tutti i soggetti coinvolti e, in particolare, del lavoro di squadra messo in campo da Comune, Atv, Fiera e Autostrade nella gestione dei flussi di traffico e della mobilità cittadina. Un successo che premia le novità introdotte, come l’ampliamento dei mercatini a lungadige San Giorgio e a Castel San Pietro, dove la funicolare ha rilevato punte di oltre 1800 passaggi. Una soluzione adottata per ampliare il percorso di vista e a far conoscere zone delle città che, altrimenti, risulterebbero fuori dai consueti itinerari turistici”.

“Un esisto positivo che non era scontato – ha dichiarato l’assessore Toffali –, frutto dell’impegno di tutti i partner dell’evento. I mercatini di Natale 2017 sono finiti, ma l’attività organizzativa per la prossima edizione non si ferma, per continuare a migliorare i servizi e la complessiva gestione di questo importante evento”.

Dati 2017 della 10ª edizione della manifestazione in programma dal 17 al 26 dicembre in piazza dei Signori, Cortile Mercato Vecchio, via della Costa, piazza Indipendenza, lungadige San Giorgio, Castel San Pietro e San Zeno. Installate oltre 80 casette in legno (65 quelle posizionate per l’edizione 2016), con circa 200 espositori impiegati.

Lungadige San Giorgio: 9.500 gli accessi alla giostra “L’albero della felicità” in lungadige San Giorgio, che ha visto la presenza di oltre 100 bimbi disabili e di alcuni con il proprio mezzo di locomozione.

Web Communication e social media: il sito ufficiale della manifestazione ha totalizzato 1.577.323 visite e sui social Google e Facebook le valutazioni/recensioni si sono posizionare tra il 4,4 e il 4,8 su 5 punti totali. L’App mobile dell’iniziativa ha avuto oltre 3.500 download e 19.000 visite.
Funicolare: nel periodo dei mercatini è stato rilevato uno dei due picchi massimi dall’apertura (l’altro è stato in occasione della manifestazione Hostaria), con 1.882 passaggi registrato sabato 9 dicembre. Positivi anche i dati rilevati su domenica 3 dicembre, prima giornata Mobility day, che ha registrato circa 1.580 passaggi.

Anfiteatro Arena: nella sola giornata del 3 dicembre è stato registrato un flusso di visitatori pari a 7319; il dato più alto registrato nel mese e mai raggiunto nel 2016 durate lo stesso periodo.
Inoltre, nel confronto dati fra i primi fine settimana di dicembre 2016 e quelli 2017 si evidenzia una forte crescita, con un’affluenza visitatori che risulta, in alcuni casi, raddoppiata.

Dati totale visitatori musei di domenica 3 dicembre 2017: Anfiteatro Arena 7319 (6968 nel 2016); Casa di Giulietta 2764 (2582 nel 2016); Castelvecchio 1572 (1195 nel 2016); Museo degli Affreschi 419 (400 nel 2016); Museo Archeologico Teatro Romano 805 (938 nel 2016); Museo Maffeiano 96 (146 nel 2016).

Dati visitatori musei dell’8 dicembre 2017: Castelvecchio 623 (327 nel 2016); Anfiteatro arena 3715 ( 3289 nel 2016); Museo Maffeiano 138 (64 nel 2016); Casa Giulietta 1747 (1639 nel 2016); Museo degli affreschi 495 (420 nel 2016); Museo Archeologico al Teatro Romano 307 (347 nel 2016)

 

Roberto Bolis

Spirits&More a Roma

Dal 19 al 21 maggio 2018, Roma diventa capitale mondiale degli Spirits! Nei padiglioni di Fiera Roma si svolgerà infatti per la prima volta un evento di respiro internazionale rivolto a professionisti, estimatori, curiosi, amanti della night life, che coinvolgerà i grandi player della distillazione e i produttori di nicchia. SPIRITS & MORE, questo il nome del progetto ideato dalla stessa Fiera Roma, vuole offrire un ampio panorama sul mondo del beverage selezionando i migliori prodotti in campo. “Mix & Taste” sarà lo slogan adottato per soddisfare ogni tipo di curiosità, partecipando in maniera interattiva ad incontri, degustazioni, competizioni nei quali storia ed innovazione, cultura e didattica, stimoleranno un apprendimento cognitivo e sensoriale unico nel suo genere.

Aperta sabato e domenica anche al pubblico e lunedì esclusivamente agli addetti al settore, la manifestazione sarà strutturata in molteplici aree in cui dialogheranno business, entertainment ed educational, con esposizioni di attrezzature professionali, cornici di arredo a tema, servizi per l’ambiente bar e le proposte più innovative nel mondo snack & food. Alcuni spazi monotematici – dedicati rispettivamente tanto ai principali distillati – gin, rum, vodka e whisky – quanto ai prodotti italiani di maggior diffusione internazionale – amari, grappe, liquori –  con approfondimenti “verticali” su nascita, segreti della produzione, tendenze e curiosità, consentiranno anche ai neofiti di apprendere i segreti della degustazione e miscelatura, al fine di apprezzare e distinguere i singoli prodotti. Anche l’universo birra avrà una sezione dedicata con un’imponente area espositiva che spazierà dalle lager italiane alle speciali belghe, dalle birre artigianali alle non alcooliche, proponendo una scelta vastissima per soddisfare tutti i palati. Non mancheranno corsi di spillatura con esperti per sperimentare le tecniche da fusto o da bottiglia che oramai rappresentano una vera e propria arte, all’interno di un fenomeno sociale che non si finisce mai di apprezzare, neanche dopo 4000 anni, in considerazione anche di un utilizzo sempre più rilevante della birra nel mondo della mixology.

Molti e di diversa tipologia i contest che si terranno nella tre giorni romana: tra questi quello guidato dal “gustosofo” Michele Di Carlo,  orientato alla preparazione del cocktail più originale, che vedrà premiati da una giuria di esperti i primi tre drink di ogni categoria. Saranno infine due gli spazi dedicati alla formazione e business: The Main Stage, con interventi e speech finalizzati a valutare l’andamento del mercato, individuare i principali trend in atto, delineare i possibili scenari futuri, studiare i casi più significativi e i locali di eccellenza; il  Trade Bar, locale espressamente “lounge” dove le aziende potranno organizzare esclusivamente per i propri invitati dimostrazioni, esibizioni e dibattiti.

A confermare la vocazione internazionale dell’appuntamento non solo la presenza di tanti bartender, giornalisti, bar manager di assoluto prestigio da tutto il mondo, ma anche le serate organizzate in alcune tra le location più prestigiose della Capitale, che faranno da suggestivo sfondo a tutta l’iniziativa. Appuntamento a primavera nella Capitale, per conoscere ed apprezzare l’inconfondibile “True Roman Spirit”!

Elisabetta Castiglioni

 

Don Lorenzo Milani

Spesso le grandi figure della Storia rimangono nascoste oppure, e questo è ben peggio, vengono osteggiate in tutti i modi possibili anche dalle persone dalle quali meno ci si aspetterebbe ostacoli. Ora, di lui tutti parlano bene, oppure dicono la verità potendolo descrivere per quello che in realtà era, ma con l’accezione della qualità, invece che del difetto.

Carlo Maria Martini, ad esempio, scrisse: “Una personalità così ricca e così provocatoria”; oppure papa Francesco lo definisce “un grande educatore italiano, che era un prete: don Lorenzo Milani!”. “Sai come andava quando ero ancora a Firenze? Ero così solo che non potevo dormire allora vagavo per la città finché arrivavo a sedere sulla ringhierona di piazzale Michelangelo”, scriveva ad un amico. Infatti, il giovane Milani voleva diventare pittore e seguì quella strada con impegno, scegliendo i maestri e l’Accademia di Brera; sembrava un ragazzo inquieto, che stesse cercando la sua via, ma del resto molti giovani sono così. Il libro che racconta la gioventù di colui che diverrà universalmente noto come don Milani è interessante, privo di frivolezze, e porta a conoscere nel profondo l’uomo che diventerà prete e un prete che insegnerà a imparare a centinaia di ragazzi e meno ragazzi, portandoli alla licenza elementare o alla licenza media, per offrire loro una prospettiva di lavoro e di avanzamento di vita. La celeberrima scuola di Barbiana si avvarrà anche di alcuni maestri che il giovane aveva conosciuto nella sua vita, tra cui Staude.

Hans-Joachim Staude era stato anche un grande musicista e colui al quale Maja Einstein aveva lasciato il suo pianoforte Bluthner, donatole dal fratello Albert, quando dovette lasciare la casa toscana a causa delle leggi razziali italiane. La madre di don Lorenzo scriverà alla vedova: “Lorenzo che in Staude ha avuto il suo primo maestro. Maestro di serietà, di coscienza, di quella ricerca dell’assoluto nel bene e nel bello che poi ha portato Lorenzo sulla sua strada”.

Strada che prendeva avvio nel 1941, in un periodo così difficile per ciascuno e così complesso per poter trovare se stessi, eppure, Staude aveva scritto ad Albert Einstein che faceva quello che sentiva e si impuntava a farlo sempre. Penso che questo sia stato il vero insegnamento per Lorenzo Milani, ciò che gli ha tracciato la strada per fare quello che sentiva senza dare retta a nessuno. Difficile. Ma non impossibile, da quanto hanno tracciato di vita i personaggi di cui scriviamo. Nell’agosto 1941 Lorenzo si iscrive all’Accademia di Brera che tuttavia lascerà ben presto per un diverbio con un maestro, continuando a dipingere nel suo studio privato. Nel frattempo, la situazione della famiglia non era affatto rosea, perché si erano convertiti al cattolicesimo per non incorrere nelle leggi del momento, ma era comunque pericoloso essere cristiani solo sulla carta. Così i coniugi Milani, del resto già non praticanti dell’ebraismo, decisero di sposarsi in chiesa e di fare battezzare i figli, in modo da metterli al riparo da eventuali inasprimenti politici. Andando a trovare il figlio a Brera, la madre Alice Weiss conobbe la professoressa di Arte Sacra dell’Accademia, Eva Tea, la vera artefice della conversione di Lorenzo. Sarà la sua passione e determinazione, una ricerca che doveva mettere a punto, insomma sarà Eva a portare Lorenzo sulla strada che lo condurrà a decidere di diventare prete, come sarà.

Un uomo che ha fatto della sua determinazione, forse della sua cocciutaggine, un capolavoro per tanti.

Sarà “L’artista che trovò Dio”.

 

Valentina Alberici: “Lorenzo Milani”, Paoline, Milano, 2017, euro 22,00

 

Alessia Biasiolo

 

Visioninmusica 2018

Visioninmusica ha confezionato per la sua XIV edizione 2018 sette imperdibili concerti serali e due eventi fuori abbonamento. Con alla base solo ingredienti di primissima qualità, la ricetta del Direttore Artistico Silvia Alunni è sapiente e collaudata, ma anno dopo anno trova ancora il modo di rinnovarsi e stupire. Varcando i confini dell’Italia e persino dell’Europa, si è andati alla ricerca delle ultime novità tra i fenomeni musicali più interessanti che incarnassero lo spirito di Visioninmusica: suoni, immagini ed emozioni. Così si è messa insieme una serie di nuove produzioni e lancio di nuovi album e ci si è accaparrati una tappa di tour europei di artisti affermati e di giovani in vertiginosa ascesa. La selezione proposta per il 2018 è diversificata e affascinante nel presentare formazioni in duo, trio e piccoli ensemble, secondo un’ampia gamma di declinazioni: vi si trova musica d’autore, indie, blues, jazz, classica e world music dallo spiccato accento latino americano.

Apre la stagione, venerdì 12 gennaio (ore 21), una delle più insolite e strabilianti formazioni musicali in circolazione: Musica Nuda, con la voce di Petra Magoni accompagnata dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti. Il loro ultimo album Leggera esplora in parole e musica il concetto di ‘leggerezza’, ispirato alla prima delle Lezioni Americane di Italo Calvino.
Omar Sosa & Gustavo Ovalles appartengono ad un altro genere di duo strumentale, in scena venerdì 2 febbraio (ore 21): il rigoglioso pianismo di Sosa si sposa con le percussioni etniche e multiformi di Ovalles in un’esperienza sonora – “urban contemporary music” dall’anima latina – con innegabili elementi di spiritualità, ispirata alla pace e alla fratellanza.
Venerdì 23 febbraio (ore 21) sarà la volta di Oren Lavie: artista poliedrico, cantante, compositore, regista teatrale e cinematografico israeliano, naturalizzato francese. Nel suo ultimo disco dal titolo Bedroom crimes echi folk, pop, jazz, orchestrazioni neoclassiche e una lieve ‘saudade’ sono calibrati con uno stile retrò, che lo hanno fatto emergere alla grande nella scena indie pop europea.

Nel quarto appuntamento, venerdì 9 marzo (ore 21), saranno ospiti di Visioninmusica Javier Girotto & Natalio Mangalavite che con il loro Estándars condurranno gli ascoltatori in un appassionante viaggio attraverso l’Argentina, la sua terra e la sua musica. Un’articolata storia musicale frutto di innumerevoli contaminazioni (dall’America, dall’Europa, dall’Africa) e filtrata dalla loro arte e storia personale.

Venerdì 23 marzo (ore 21) salirà sul palco dell’Auditorium Gazzoli il Tingvall Trio, un ‘classico’ trio jazz: piano, contrabbasso e batteria. L’ensemble è formato da un musicista svedese, un cubano e un tedesco, che hanno scelto come base il vivacissimo ambiente musicale di Amburgo. Di classico e tradizionale hanno davvero poco, amano sperimentare ed innovare: la loro ultima uscita discografica si intitola Cirklar e il leader Martin Tingvall così la definisce: “Ogni suo pezzo è una sfida, un gioco, un dramma che gira in circolo finché non si esaurisce”.

Venerdì 6 aprile (ore 21) arriverà il Greg Koch & The Koch-Marshall Trio. Un gruppo formato dal chitarrista americano Greg Koch, da suo figlio Dylan alla batteria e da Toby Lee Marshall all’organo Hammond B3. Il cuore di questo trio batte a ritmo di blues, ma le composizioni originali di Koch sono un amalgama di rock, funk, jazz e country, arricchito da improvvisazioni dinamiche e da un groove potente, dal trascinante coinvolgimento. Il loro nuovo album Toby Arrives uscirà nel 2018 con l’etichetta Mascot.

Si chiude venerdì 20 aprile (ore 21) con un grande ritorno per Visioninmusica: gli Aca Seca Trio. Una band vocale e strumentale – chitarra, piano, percussioni – che si inserisce nel genere della canzone popolare argentina, ma si estende e raggiunge anche le tradizioni musicali del Brasile e dell’Uruguay, con delle note di jazz, bossa nova e musica del folklore. Saranno in tour per presentare il loro ultimissimo lavoro (2018).

Il primo dei due eventi fuori abbonamento, grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Carit, ci porta nella magica cornice del Teatro Manini di Narni dove venerdì 2 marzo (ore 21) l’Orchestra Roma Sinfonietta diretta da Gabriele Bonolis affronterà un programma tutto gershwiniano, con al pianoforte il giovane portento Giuseppe Albanese (che ha già inciso per Deutsche Grammophon e Decca): Suite da Porgy and Bess, i Preludi per piano solo, celebri Songs, per culminare con una pirotecnica Rhapsody in blue.

Ancora fuori abbonamento e in collaborazione con Umbria Jazz Spring, lunedì 30 aprile (luogo e orario de definire), per l’international Jazz Day promosso dall’Unesco, un ultimo evento frizzante e ricco di energia: Groovin’ Up! La voce potente e melodica del sax tenore e soprano di Claudio Jr De Rosa è affiancata dal pianista Alessio Busanca, dal contrabbassista Aldo Vigorito e dal batterista Luigi Del Prete. Una band giovane che guarda al futuro con passione ed entusiasmo, ma con profonda ammirazione e sincero rispetto per la tradizione jazzistica di ieri e oggi. Un gruppo capace di entrare in punta di piedi con il coraggio e la consapevolezza di chi si prepara a percorrere un lungo sentiero.

Tutti gli spettacoli, ad eccezione di quello del 2 marzo a Narni e il 30 aprile (luogo e orario da definire), si svolgeranno all’Auditorium Gazzoli di Terni, con inizio alle ore 21. 

 

Elisabetta Castiglioni

Centenario Lions Club Inernational

Melvine Jones fondò negli Stati Uniti, nel 1917, i Lions Club International, un’associazione umanitaria di service club che si è rapidamente diffusa in tutto il mondo. Giovane dirigente di Chicago impiegato in una compagnia di assicurazioni, Jones era socio e segretario del Club of Business Men of Chicago, associazione professionale incentrata ad ottenere il benessere economico. In lui, però, andò diffondendosi la sensazione che fosse necessario adoperarsi per il bene dell’umanità, così il suo appello venne accolto dal Business Circle of Chicago sviluppando l’idea. Il 7 giugno del 1917 venne fondata l’associazione tra i circoli partecipanti al progetto che assunse il nome di “Associazione dei Lions Club”, il cui primo congresso si tenne nell’ottobre dello stesso anno a Dallas. In quella sede venne preso l’impegno di non operare per il benessere economico dei soci.

Il termine Lions è un acronimo che significa “Liberty Intelligence Our Nation’s Safety”, cioè “Libertà, intelligenza, sicurezza della nostra nazione”. Il simbolo è una lettera L maiuscola d’oro in un’area circolare blu con due teste di leone, una rivolta a destra e una a sinistra, simbolo della fierezza del passato e della fiducia nel futuro. Nel 1931, nella rivista associativa, venne pubblicata una nota in cui si spiegava come il leone fosse sempre stato simbolo di tutto quanto è buono, e per quel motivo venne scelto il termine per battezzarne la compagine. Il leone, infatti, è coraggioso, forte, attivo e fedele, tutte qualità che ben rappresentavano ciò che i membri del club volevano simboleggiare. Soprattutto la fedeltà, attraverso i secoli, alle più alte sfere dell’etica umana, capaci di travalicare i confini umani nel tempo.

Scopo associativo è, infatti, servire la comunità attivamente attraverso i propri circoli e i legami tra i circoli stessi, discutendo di ogni aspetto della vita umana, esclusa la politica e la religione, promuovendo la comprensione tra i popoli.

Nel 1925, la scrittrice sordo-cieca Helen Keller convinse l’associazione a diventare “cavalieri dei non vedenti della crociata contro le tenebre” e così quella data vide l’inizio dell’impegno a favore dei ciechi.

L’espansione iniziò soprattutto con gli anni Cinquanta anche fuori dai confini americani, verso Europa e Asia. Il primo club in lingua italiana fu fondato nel 1950 a Lugano, mentre il primo club italiano lo si ebbe a Milano nel 1951. Nel 1959, si tenne il Congresso di Rapallo che divise l’Italia in cinque distretti; ora sono diventati 17. Ogni distretto dei Lions è nominato con un numero: quello italiano è il 108 seguito da lettere alfabetiche maiuscole per identificare l’area, e altre se necessario, ad esempio la Lombardia settentrionale è indicata 108 Ib1. Anche in Italia una delle attività più diffuse è in favore dei ciechi, dal libro parlato, alla raccolta di occhiali usati. Il progetto si chiama Vision 2020 e, insieme all’OMS, ha come obiettivo di ridurre la cecità di almeno 100 milioni di persone entro il 2020.

Alessia Biasiolo

Buon anno con il sorriso

È racchiuso in un libro di Giuliano Guerra, edito Paoline, “Il sorriso”; lo troviamo in un volume di facile lettura per cercare di entrare nell’ampio mondo del sorriso interiore e delle sue manifestazioni esteriori più note, da quelle vere a quelle false.

Penso che sia un’ottima lettura per iniziare bene l’anno. Infatti: “Non c’è persona al mondo che non desideri vivere in modo felice, nella salute, nel benessere, nell’abbondanza. Perché non sentirci in diritto di condurre un’esistenza nella gioia, nella serenità, nell’armonia […]? Dobbiamo liberarci dalla prigionia dei nostri condizionamenti mentali che ci incatenano nei sensi di colpa, nei vissuti di impotenza e nell’incapacità a reagire alla sofferenza. […] Le persone illuminate che hanno raggiunto una profonda pace interiore, […] ci invitano a farlo e si offrono con umiltà, con semplicità e senza alcuna forzatura per guidarci nel cammino che conduce alla gioia di esistere e al saper portare nel mondo dinamiche di pace e di amore”.

Così afferma l’Autore riferendosi a vari testi sacri e a varie storie di cui l’umanità è costellata non solo per portare la pace al di fuori di noi, e oggi, Giornata Mondiale della Pace è l’occasione propizia per ricordarlo, ma soprattutto dentro di noi, in quel vivere tra noi e noi che appartiene al nostro personale bagaglio esistenziale e alla nostra meta di vita. Il sorriso spesso ci è negato, per una svariata serie di motivazioni, e continuare a perseguirlo anche quando molte persone o fatti intorno a noi vogliono cancellarcelo, non è semplice.

Nella vita umana non c’è niente di peggio di apparire persone serene ed equilibrate per generare invidie e gelosie, quasi la serenità del prossimo ricadesse sui singoli altri come un macigno. Meglio pensare che tutti abbiamo lati negativi o problemi che attanagliano l’esistenza, così da non sentirsi tanto fuori dal normale. Ricordo una vecchia collega di lavoro che era così felice di sapere che tutti avevano qualche guaio da gioirne e, allo stesso tempo, avere la scusa per non affrontare davvero i propri problemi. Molte persone sono così e forse lo siamo un po’ tutti.

Il volume di Guerra, medico e psicoterapeuta che ha creato una struttura nei pressi di Sirmione (Brescia) dove le persone possono ritrovare o trovare il proprio percorso esistenziale, può essere molto utile, attraverso semplici esempi di esperienze personali o di casi emblematici nei quali riconoscersi e conoscersi.

 

Giuliano Guerra: “Il sorriso”, Paoline, Milano, 2017, pagg. 208; euro 15,00

 

Alessia Biasiolo

Domenica 1 gennaio 2018 Concerto di Capodanno a Genova

Lunedì 1° gennaio 2018 alle ore 16.00, il Teatro Carlo Felice propone il tradizionale Concerto di Capodanno per formulare i migliori auguri e festeggiare l’inizio del nuovo anno a chi decide di trascorrere  in musica il primo giorno del 2018.

A dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice sarà Dorian Wilson, applaudito recentemente dal pubblico genovese nella direzione delle ultime repliche di Rigoletto, che da molti anni collabora con le più importanti orchestre russe, particolarmente attento  alla valorizzazione dei capolavori poco eseguiti e conosciuto per essere stato l’ultimo allievo di Leonard Bernstein.

Il programma si apre con  il celebre Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in fa minore op. 21 di Fryderyk Chopin, il primo composto a Varsavia dal genio polacco non ancora ventenne. Al pianoforte Lukas Geniušas, nato a Mosca da una famiglia di musicisti, fin da giovanissimo ha ottenuto fama internazionale per le sue particolari doti musicali.

La seconda parte del concerto prosegue con la frizzante Danzón n° 2, la più famosa tra le cinque composizioni del più grande autore contemporaneo messicano, Arturo Márquez,  basata sulla musica tradizionale del suo paese seguita dall’intramontabile e seducente Catfish Row (Symphonic Suite from Porgy and Bess) di George Gershwin.

Concluderanno il concerto le Danze Polovesiane da Il Principe Igor di Alexander Borodin, rappresentate per la prima nel 1890 dopo la scomparsa dell’autore, che ha tradotto in musica  l’invasione della Russia del 1185 da parte dei Polovesiani, popolazione nomade che abitava l’attuale Ungheria. 

Nel primo foyer del Teatro sarà possibile acquistare i biglietti della lotteria benefica a cura della FMRB Fondazione Malattie Renali del Bambino-Onlus . La raccolta di fondi è finalizzata all’acquisto di  un’ apparecchiatura indispensabile per la dialisi dei neonati del reparto nefrologico dell’Istituto Giannina Gaslini.

 

Direttore

Dorian Wilson

Pianoforte

Lukas Geniušas

Programma

Fryderyk Chopin

Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in fa minore op. 21

Arturo Márquez

Danzón n° 2

George Gershwin

Catfish Row (Symphonic Suite from Porgy and Bess)

Alexander Borodin

Danze Polovesiane da Il Principe Igor

 

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO CARLO FELICE

Maestro del Coro Franco Sebastiani

 

Marina Chiappa

Il Segno dell’Ottocento. Disegno italiano a Verona

Fino al 25 febbraio 2018, presso la sala Boggian del Museo di Castelvecchio, si terrà la mostra Il segno dell’Ottocento. Disegno italiano a Verona, grazie alla quale sarà visibile una preziosa e consistente selezione di disegni di autori italiani del XIX secolo – in gran parte inediti –  provenienti dalla Biblioteca Civica di Verona, dal Gabinetto Disegni e Stampe dei Civici Musei d’Arte di Verona e dalle collezioni di Banco BPM.

Oltre settanta fogli tra schizzi, bozzetti e disegni finiti di autori noti, ma anche di artisti meno conosciuti dal pubblico, mostrano la varietà della grafica italiana del XIX secolo, le molteplici funzioni a cui assolve questa manifestazione artistica e i vari soggetti che gli autori raffigurano con la matita, la penna e i pastelli. La presenza di disegni sia della prima sia della seconda metà del secolo permette di apprezzare i cambiamenti che avvengono nelle tecniche, nello stile e pure nella finalità della pratica del disegno, variazioni che si rivelano ora tangenti ora  parallele ai progressi della pittura e della scultura, come si può apprezzare dal confronto con i dipinti e la scultura esposti a commento dei disegni.

La mission che i musei artistici veronesi perseguono – come afferma l’assessore alla Cultura Francesca Briani – è quella di esporre e valorizzare a fini educativi e ricreativi le testimonianze storiche e artistiche da essi possedute. Questa mostra risponde perfettamente a questo obiettivo, poiché valorizza l’interessante collezione di disegni della Biblioteca Civica e il vasto patrimonio del Gabinetto Disegni e Stampe dei Civici Musei d’Arte, offrendo al pubblico una straordinaria occasione di riflessione sul tema del disegno nell’arte dell’Ottocento.

In particolare, i molti e pregevoli disegni della seconda metà del secolo aiutano a mettere a fuoco un momento cruciale per l’evoluzione della grafica italiana: le correnti artistiche che si sviluppano e si affermano in questo periodo infatti sembrano mettere in discussione la funzione del disegno quale imprescindibile primo momento della composizione artistica. “Tuttavia – scrive Elena Casotto, curatrice della mostra insieme a Sara Rodella – se si accetta l’assunto della “crisi” del disegno nella seconda metà dell’Ottocento, si deve intendere questo termine come momento di revisione, riflessione e infine rielaborazione dell’esercizio grafico per raggiungere una nuova grammatica e anche un nuovo linguaggio del segno, che diviene sempre più autonomo dalla pittura e dalla scultura”.

La mostra si articola in tre sezioni tematiche: nella prima sono esposti i disegni di paesaggi e i fogli di studio sulla natura; nella seconda si entra nel vivo del processo creativo, osservando i disegni in cui gli artisti studiano una composizione nel suo insieme o ne analizzano una specifica parte; infine nell’ultima sezione sono raccolti i ritratti, gli autoritratti e gli studi sulla figura umana, uno dei soggetti più complessi ma anche più affascinanti che un artista possa affrontare.

L’esposizione è nata dalla collaborazione tra differenti enti pubblici veronesi – i Civici Musei d’Arte e la Biblioteca Civica – e, in qualità di prestatore e di main sponsor, Banco BPM, che ribadisce così la sua attenzione per la storia e la vita culturale delle realtà in cui opera. Inoltre, sottolineano Margherita Bolla e Agostino Contò, direttori della mostra, la sinergia tra istituzioni differenti offre “ai visitatori la possibilità di apprezzare opere che normalmente non sono visibili, per la loro natura delicata dal punto di vista conservativo o perché parte di un patrimonio bancario, che trova una via verso il pubblico solo in specifiche occasioni”.

La mostra è allestita nella Sala Boggian del Museo di Castelvecchio, poiché presenta opere del Gabinetto Disegni e Stampe dei Civici Musei d’Arte, il quale raccoglie e conserva nella sua sede a Castelvecchio opere grafiche dal XVI secolo ad oggi, superando il limite del Settecento, proprio dell’esposizione permanente del Museo.

A seguito dell’importante collaborazione con Banco BPM, sono previste agevolazioni all’ingresso per dipendenti e correntisti del gruppo bancario.

Inoltre è stata messa in atto un’operazione di co-marketing con Air Dolomiti, grazie alla quale sono previste agevolazioni per dipendenti e passeggeri della compagnia aerea.

 

Orari: da martedì a domenica 8.30–19.30; lunedì 13.30–19.30; chiusura biglietteria ore 18.45

Biglietti: il biglietto di ingresso al Museo consente anche la visita della mostra

  1. biglietto intero € 7,50
  2. biglietto ridotto € 6,00
  • gruppi superiori alle 15 unità
  • minori di 18 anni e maggiori di 65 anni
  • visitatori singoli residenti nel Veronese (dietro presentazione di documento)
  1. biglietto ridotto € 4,50
  • gruppi superiori alle 15 unità residenti nel Veronese
  • minori di 18 e maggiori di 65 anni residenti nel Veronese (dietro presentazione di documento)
  • studenti universitari
  1. biglietto ridotto € 1,00:
  • studenti delle scuole elementari, medie e superiori
  1. gratuito:
  • bambini fino a 7 anni
  • un accompagnatore per ogni gruppo
  • due accompagnatori per scolaresca
  • disabili e loro accompagnatori

 

  • Alberta Faccini

In Florence. Urs Fischer

A due anni di distanza, Piazza Signoria di Firenze, fino al prossimo 21 gennaio, ospita nuovamente In Florence, un grande evento di arte contemporanea ideato da Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti, promosso dal Comune di Firenze e organizzato in concomitanza con la Biennale Internazionale d’Antiquariato di Firenze, giunta alla sua XXX edizione. Dopo la celebre star Jeff Koons, ospite di Firenze nel 2015, il protagonista assoluto della seconda edizione di In Florence 2017 sarà lo svizzero Urs Fischer, tra i grandi artisti del panorama mondiale. Il progetto – a cura di Francesco Bonami – consiste, come di rito, nella presentazione di un’opera monumentale all’interno di quello straordinario museo della scultura a cielo aperto che è Piazza Signoria, in un contrasto quantomeno provocante tra antico e contemporaneo. L’organizzazione dell’evento è seguita dall’Associazione Mus.e.

Urs Fischer  si è reso famoso nel 2011 in occasione della 50° Biennale di Venezia, quando ha fatto sciogliere una copia in cera e a grandezza reale del Ratto della Sabina del Giambologna, uno dei grandi capolavori della statuaria rinascimentale  presente dal 1583 sotto la Loggia dei Lanzi. Adesso, Fischer torna sul “luogo del delitto” con un nuovo sorprendente progetto artistico, che non mancherà di suscitare forti reazioni e discussioni sul linguaggio dell’arte contemporanea, sulla ridefinizione del gusto, sull’evoluzione delle tecniche e del concetto di bellezza, in un duello tematico e formale tra “giganti”, tra neo-classicismo e informe, tra antico e moderno, tra le immagini “senza tempo” di Bandinelli, Cellini e Giambologna e quella “senza forma” – e proprio per questo “con più immagini”- di Urs Fischer, che da anni esplora questioni come l’imperfezione e l’entropia, la relazione tra opera e spazio, tra arte e mondo del cinema, tra vivere quotidiano e immaginario artistico con una carica sperimentale e una forza espressiva tanto inusuale quanto straordinaria, anche nel rinnovare o rischiare tecniche e temi senza limiti di tempo, di genere o di stile.

“Negli ultimi anni – commenta il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, “ci siamo cimentati in mostre internazionali pensate per la nostra città dai grandi artisti del mondo, creando cortocircuiti ed esperienze dialettiche anche spiazzanti tra antico e contemporaneo, tra linguaggi e stili, tecniche e materiali, con l’intento di incuriosire e restituire un poco di vitalità allo sguardo, molte volte disabituato a scoprire il nuovo perfino nell’antico.  Dobbiamo sfidare i pregiudizi e le ideologie di comodo, godiamoci con stupore e sorpresa le opere di Urs Fischer, artista neo-rinascimentale. Una grande occasione per continuare con coraggio e determinazione nel percorso intrapreso due anni fa assieme alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato. Siamo pronti ad accogliere l’energia poetica di questo straordinario artista, assieme alle emozioni e discussioni che le sue invenzioni provocheranno. Firenze ormai si è aperta al contemporaneo, è un laboratorio e non vuole ridursi a essere una bella vetrina, una città museificata. Vogliamo essere  protagonisti del presente per non ridurre l’aureo rinascimento a un fossile del passato”.

“Guardiamo bene le opere di Urs Fischer” – è l’invito di Sergio Risaliti – “andiamo oltre il loro primo impatto clamoroso. Esistono nessi sottili e collegamenti con il passato più glorioso, con il familiare e il quotidiano, con i primi gesti artistici o infantili, con il senso dell’arte e quello della nostra effimera esistenza che le rende assolutamente struggenti e travolgenti ad un tempo. Fischer è uno svizzero visionario, romantico, ironico, colto e popolare. Combina il monumentale con il ludico, il totemico con il  burlesco. Perfetto per quel teatro dell’arte e della politica che è Piazza Signoria.”

Felice dell’operazione il Segretario Generale BIAF, Fabrizio Moretti: “portare Fisher a Firenze per me è una grandissima soddisfazione: artista di cui ho amato sempre il lavoro per la spiccata genialità. Ricordiamoci che l’artista svizzero, è una delle poche star nel panorama dell’arte di oggi! Sono fortunato a collaborare con un Sindaco illuminato, che ama confrontarsi con il contemporaneo e quindi rischiare.”

Scrive il curatore della mostra Francesco Bonami: “Urs Fischer è uno degli artisti più influenti della propria generazione. La sua produzione spazia dalla scultura alla pittura, dal design all’editoria: un artista a 360 gradi e “Rinascimentale” in senso del tutto nuovo. Il suo lavoro pur seguendo i percorsi classici della contemporaneità come l’astrazione e la figurazione è costantemente una sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie. Una ricerca che non è affrontata per il semplice piacere della provocazione ma come strumento per raccontare storie nuove. In tutto il lavoro di Fischer non sono gli elementi materiali ad essere protagonisti, seppur essenziali, ma i contenuti ed i messaggi che comunicano in modo diretto allo spettatore”.

Per l’occasione, l’artista svizzero, residente da molti anni a New York, ha ideato un doppio progetto inedito incentrato sulla scultura tenendo conto del contesto storico e artistico urbano così carico di segni e storie della Piazza Signoria, vera e propria agorà rinascimentale, centro nevralgico della manifestazione del potere  repubblicano, poi trasformata con Cosimo I, duca e granduca di Firenze e della Toscana, in una vera  e propria galleria di capolavori antichi e moderni sia di marmo che di bronzo.

In Piazza della Signoria si innalzerà Big Clay, una scultura di grandi dimensioni – circa 12 metri – in metallo, le cui forme hanno contemporaneamente qualcosa di primordiale e di infantile, di totemico e di architettonico: “la grande scultura Big Clay che apparirà nel punto focale di Piazza della Signoria  in dialogo con la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio – spiega Bonami – è soltanto apparentemente monumentale. In realtà è un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la forma. Uno sguardo più approfondito della superficie di alluminio dell’opera scoprirà le impronte digitali delle dita dell’artista . La scultura infatti è l’ingrandimento di piccoli pezzi di creta modellati dall’artista nel suo studio. Un monumento alla manualità e all’azione creativa più semplice e quotidiana”.

A completezza del progetto, Fischer posizionerà due opere sull’Arengario di Palazzo Vecchio: tra la riproduzione del David di Michelangelo e quella di Giuditta e Oloferne di Donatello, in continuità con le esposizioni di Jeff Koons (2015) e Jan Fabre (2016), l’artista svizzero posizionerà due figure umane, trasformate in candele, che si consumeranno lentamente durante la durata della mostra, quali simboli della finitezza umana e della durevolezza dell’arte.

Le due figure saranno quelle di Francesco Bonami e di Fabrizio Moretti, visti dall’artista come cittadini del mondo che hanno le loro radici nel territorio e nella sua cultura, due ritratti che attraverso la consumazione della cera diventeranno corpi astratti. La scelta dei due personaggi nasce da uno studio della loro fisionomia compiuto dall’artista nel corso dei vari incontri avuti con loro per la preparazione di questo progetto; c’è sempre, infatti, nel lavoro di Fischer un elemento biografico filtrato attraverso una riflessione formale ed estetica. Le due figure resteranno esposte per circa un mese, fino al completo scioglimento.

I tre lavori mettono in scena una sorta di dialettica creativa, risultante nel confronto ravvicinato tra il semplice gesto dell’artefice che modellando la materia la trasforma poi in monumento di metallo – Big Clay – e il monumento in cera –le due figure – che a poco a poco mutano aspetto e ritornano a essere semplice materia informe, in una sorta di doppio processo di  consunzione e regressione figurativa.

Un ringraziamento speciale a V.A.C. Foundation Collection per il prestito dell’opera Big Clay.

Salvatore La Spina