Padre Pino Puglisi. Un supereroe rompiscatole

Si definiva proprio così, padre Puglisi: un rompiscatole. Nel senso che si era presentato a dei ragazzi con delle scatole in mano e le aveva rotte. Rompeva gli schemi di chi pensava di sapere tutto della vita, di averla impostata per sé sulla falsariga di quella che si vedeva intorno, vissuta da gente abituata ad usare gli altri. Per soldi, per lavori anche non legali, per perpetuare quello che, in Sicilia soprattutto, già il Gattopardo aveva detto che non doveva cambiare mai. Anzi, sì, cambiare, ma affinché tutto rimanesse come prima, immutato.

L’abitudine all’omertà, a quel non dire che è tanto più velenoso quanto più appartiene al vissuto quotidiano: non dire la verità, non parlare con il vicino, anche delle più futili cose viste o sentite, così non si sa, così c’è il torbido che, prima o poi, fa comodo a tutti. Poi ci sono le persone, quelle con le P maiuscole. Puglisi di P ne aveva addirittura quattro: padre, Pino, Puglisi, prete. Qualcosa che proprio non andava: prete. E uno di quelli che non assomiglia affatto, neanche lontanamente, neanche quando potrebbe fare più comodo, a don Abbondio. Puglisi ci vedeva benissimo e capiva il suo mondo, la sua gente, da dentro, per averla vissuta. Per avere condiviso le stesse paure, le stesse tragedie, le stesse omertà, anche quelle più innocue.

E ha cambiato il mondo. Da martire. Lasciandoci la vita, ma cambiando. Innanzitutto se stesso, come sempre bisogna fare. Poi, pian piano, i ragazzi accanto a lui e poi sempre più gente che si è abituata a fidarsi, a credere in lui e nella speranza. Poi la speranza è stata uccisa. Ricordo di avere visto in televisione l’intervista all’assassino. Conclusasi con l’affermazione di avere ucciso un santo e di doverci convivere. Con un sorriso, il suo, rimasto dentro e che non si è cancellato più.

Secondo la storia di Puglisi raccontata da Pappalardo in questo agile volume, se gli avessero dato la possibilità di parlare, di fare entrare i suoi assassini in casa, per bere un caffè, si sarebbero capiti. Almeno capiti, prima dello sparo. In realtà penso che tutti abbiano capito benissimo, al punto da ritenere il prete pericoloso più di qualsiasi altra cosa. Lui avrebbe cambiato davvero il suo pezzo di mondo, ci stava riuscendo e anche bene. Lui aveva il dono della parola e della Parola, ancora due P, e sapeva quanto contava, quanto poteva essere efficace. Parlare, al posto di stare zitti. Leggere il Vangelo e metterlo in pratica, anche morendo. Per lasciare la terra irrorata di sangue fertile, fervente e vivo ancora. Risuonano le parole dei tentatori in “Assassinio nella cattedrale”: un sacerdote morto sarebbe rimasto per sempre, nella gloria degli altari; chiunque, per quanto grande, si dimentica prima o poi, mentre un santo no, è perenne memoria, potenza sopra qualsiasi potenza umana. Ed avevano ragione: padre Puglisi vive ancora con il suo insegnamento che siamo noi. Un libro utile soprattutto per fare conoscere la figura del prete “supereroe” ai giovani.

 

Marco Pappalardo: “Padre Pino Puglisi”, Paoline, Milano, 2018, pagg. 112; euro 11,90

Alessia Biasiolo

 

Concerto Sinfonico con lo Janoska Ensemble a Genova

Giovedì 25 ottobre, alle ore 20.30, il Teatro Carlo Felice prosegue la Stagione Sinfonica 2018–2019 proponendo per la priva volta in assoluto a Genova lo Janoska Ensemble diretto dall’abile bacchetta di Jurek Dybal.

Questo Ensemble si è imposto rapidamente sulla scena internazionale grazie alla sua maestria tecnica e alla grande passione musicale. In ogni esibizione, i quattro artisti entusiasmano il pubblico con la loro musica e con una straordinaria energia creativa, perché per loro soddisfare e superare le aspettative dei fan rappresenta una sfida personale.

La vera arte non ha frontiere, come dimostrano in modo unico i tre fratelli di Bratislava Ondrej, František e Roman Janoska insieme al cognato Julius Darvas, originario di Costanza. Nelle loro creazioni musicali, la base classica incontra altri generi in armonica affinità o creando variopinti contrasti con il jazz e la musica latina o pop. Il risultato non è uno mix di stili, ma una sintesi creativa: lo “stile Janoska”.

A prescindere dallo “spirito” sopra citato, non è possibile descrivere adeguatamente a parole questo stile, perché non si tratta di qualcosa di statico che poggia su una certa struttura musicale, ma di un approccio che non si pone limiti contenutistici e nasce in modo spontaneo. Cinque potenti forze creative tracciano il profilo dello “stile Janoska”: l’inconfondibile scrittura degli arrangiamenti e la personalità dei quattro valenti musicisti che li interpretano. A ciò si aggiunge la risonanza dinamica, quell’atmosfera che si crea fra il pubblico e che si riflette sui musicisti. Infatti essi giocano anche con le conoscenze musicali degli spettatori, interpretando volentieri melodie classiche e ben note, per poi passare in modo graduale oppure improvviso a temi sorprendentemente pertinenti ma appartenenti ad altri mondi musicali e sempre senza creare fratture. Tutto ciò suscita nell’ascoltatore una gioia spontanea.

La speciale capacità dell’Ensemble Janoska di creare musica ricca di fantasia non nasce da una formula specifica. Niente risulta semplicemente adattato, perché in realtà tutto il materiale musicale viene interpretato in modo giocoso e gioioso. Lo “stile Janoska” è anche molto di più di un sound: è “musica esperienziale”, che va ascoltata e vissuta dal vivo.

“La nostra musica deve commuovere l’ascoltatore: questa per noi è la cosa più importante”, dice František Janoska, ingegnoso arrangiatore che al pianoforte padroneggia alla perfezione qualsiasi stile immaginabile. Con le sue esplosive improvvisazioni jazzistiche al violino, che a volte suona come se fosse una chitarra, Roman Janoska non è da meno. Il più giovane dei tre fratelli descrive così il loro modo di suonare insieme: “Ognuno di noi ha le proprie preferenze musicali, che rispettiamo concedendo spazio a tutte. Così i nostri pezzi diventano creazioni congiunte.”

I quattro musicisti riempiono questo spazio musicale con spontanea creatività e in ogni concerto interpretano i pezzi in modo sempre nuovo e sorprendente. A questo contribuisce anche Ondrej Janoska, che con la sua ottima tecnica violinistica spesso sfida Roman in veri e propri duelli di virtuosismo. Se invece si tratta di un pezzo che trasmette malinconia e intensità, le voci dei due violini si fondono in un unico strumento che sente e canta con una sola voce. Ondrej spiega che la capacità di essere allo stesso tempo trascinanti e commoventi nasce dalla tradizione familiare: “Fin da quando eravamo piccoli, suoniamo tutti i giorni e preferibilmente insieme. Musicalmente siamo così legati, che spesso intuiamo ciò che l’altro sta per suonare!”

Alle ore 19.30, presso la Sala Paganini, in collaborazione con l’Associazione Teatro Carlo Felice, Julius Darvas, contrabbassista dell’Ensamble, terrà una breve conferenza introduttiva al concerto riservata a tutti i possessori di biglietto o di abbonamento.

I possessori dei biglietti di questo concerto (25/10) e del prossimo (27/10/2018), potranno avere uno sconto sull’acquisto dei biglietti per la mostra PAGANINI ROCKSTAR a Palazzo Ducale fino al 10 marzo 2019.

 

Marina Chiappa

Violato Intatto: il quarto album di Accordo dei Contrari!

«Violato Intatto è, tra tutti gli album realizzati, quello che più rispecchia l’essenza di Accordo dei Contrari. È possibile distinguere un’identità diversa per ogni brano, e riconoscervi forme diverse reciprocamente integrate. Ma Violato Intatto è l’esatto opposto di un collage: compatto e unitario, fluido e articolato, attraversato sempre, anche nei momenti meno irruenti e più contemplativi, o in quelli più onirici, da una stessa forza riconoscibilissima, in continuo moto e in perenne proiezione. Questo è Accordo dei Contrari». Non potevano presentare meglio il loro nuovissimo album, i quattro membri di Accordo dei Contrari: a quindici anni dai loro esordi, dopo tre dischi apprezzati in Italia e all’estero, i musicisti bolognesi definiscono finalmente la loro proposta artistica con Violato Intatto. Un doppio album – con distribuzione Self – che racchiude e sintetizza elementi, direzioni, obiettivi e ambizioni di una carriera, all’insegna di una musicalità che rifugge dalla connotazione di genere.

Nato a Bologna nel 2001, Accordo dei Contrari tra il 2007 e il 2014 ha pubblicato tre album e ha suonato in numerosi festival italiani e stranieri; grazie al lavoro in studio e all’attività live, il gruppo ha raccolto un significativo consenso internazionale. Dopo la partecipazione al Crescendo Festival di Saint Palais sur Mer e al Time In Jazz di Paolo Fresu a Berchidda, Accordo dei Contrari è diventato un trio strumentale senza basso elettrico: l’organico che ha dato vita ai lavori di Violato Intatto. «L’assenza del basso elettrico non ha influito sulla scrittura: Accordo dei Contrari, in origine, era proprio un trio costituito da tastiere, chitarra e batteria, e le composizioni di Giovanni Parmeggiani spesso poggiano, sia ritmicamente che armonicamente, sulla mano sinistra (dunque sull’invenzione di linee di basso al piano). Tale assenza distingue di fatto la nostra formazione dalla formula più tipica del trio/quartetto elettrico. Ovviamente non mancano precedenti illustri (basterebbe pensare ai primi Lifetime, ai Doors, ai Van der Graaf Generator), ma quel che conta è che noi siamo molto soddisfatti del risultato: il sound ha acquisito un colore particolare».

Il biennio 2015/2016 è stato pieno di energia e di idee per Accordo Dei Contrari, l’arrivo del quarto membro, il sassofonista Stefano Radaelli, ha consentito alla band di completare un progetto nato all’insegna di una ispirazione e una ricchezza di idee davvero rilevanti. Complice anche la presenza di ospiti, tra i quali Alessandro Bonetti, violino dei Deus Ex MachinaViolato Intatto ribadisce l’eclettismo del quartetto, conferma intuizioni e sviluppi affrontati negli album precedenti, si arricchisce del desiderio di esplorare nuovi territori e approfondire gli elementi ormai tipici della loro formula strumentale a cavallo tra rock, jazz e musica coltaRegistrato dal vivo in studio con overdubs ridotte al minimo, con il mastering dell’esperto Udi Koomran (già con Ahvak, Present, 5uu’s etc.), Violato Intatto rappresenta Accordo Dei Contrari anche per la dimensione live, che come sottolinea la band «è essenziale, addirittura identitaria. Essa si manifesta e si impone naturalmente, abbattendo gli steccati esistenti tra una prova in sala, una registrazione in studio o un concerto. La musica di Accordo dei Contrari presenta per concezione strutture preparate e molto elaborate, ma resta vitale e spontanea proprio perché non può prescindere da un approccio all’esecuzione di tipo collettivo: l’orecchio di ognuno è educato, per programma, ad ascoltare la voce dell’altro (o degli altri) e a rispondere, in un dialogo sempre aperto e profondo nella dinamica. E’ per questo che c’è continuità e non frattura tra parti scritte e parti totalmente improvvisate».

“Un dialogo sempre aperto e profondo”. Perfetta sintesi per le undici tracce di Violato Intatto, lavoro che rilancia, se ce ne fosse ancora bisogno, l’unicità di Accordo dei Contrari: una continua, evoluta e pacifica convivenza tra diversità per una delle formazioni più preparate e originali del panorama europeo.

Accordo dei Contrari:

Cristian Franchi: drums

Marco Marzo Maracas: electric and acoustic guitar

Stefano Radaelli: alto and baritone sax, bowed zither

Giovanni Parmeggiani: organ, fender rhodes, minimoog, arp odyssey, mellotron

Special Guests:

Alessandro Bonetti: violin (Shamash)

Gabriele Di Giulio: tenor sax (Folia Saxifraga + Eros vs Anteros)

Patrizia Urbani: voice (E verde è l’ignoto su cui corri)

 

Francesca Grispello

Roscoe Mitchell in trio con Gianni Trovalusci e Michele Rabbia a Roma

Il sax di Roscoe Mitchell, una leggenda del jazz, è il protagonista del concerto all’Aula Magna della Sapienza di martedì 23 ottobre alle 20.30, insieme ai flauti di Gianni Trovalusci e alle percussioni e all’elettronica di Michele Rabbia. I due musicisti italiani hanno già collaborato sia col Maestro che tra loro, ma che per la prima volta si esibiscono in trio, in un progetto musicale creato appositamente per questo concerto. È un progetto che unisce le esperienze dei tre musicisti in una prospettiva di superamento dei propri idiomi di partenza in una possibile sintesi di linguaggi del nostro tempo, per un incontro tra rinnovati momenti espressivi e sonori.

Attualmente professore di composizione al Mills College di Oakland, Roscoe Mitchell ha vinto numerosi premi (tra gli altri John Cage Award for Music della Foundation for Contemporary Performance, Golden Ear Award del Deep Listening Institute e l’American Music Center Letter of Distinction) a cui quest’anno si è aggiunto il prestigioso premio ASCAP Founders Award della American Society of Composers, Authors and Publishers, per le sue opere per solisti e orchestra con le seguenti motivazioni: “compositore caposcuola”, “impareggiabile musicista” e “perpetuo innovatore”. Mai come nel caso di questo eccezionale musicista di 76 anni tali definizioni sono calzanti. Infatti tutta la traiettoria artistica di Roscoe Mitchell, fondatore del mitico Art Ensemble of Chicago, rivela le sue doti di ricercatore continuo, come testimoniano anche le esperienze più recenti, che lo hanno visto scrivere musica per grandi orchestre come la Iceland Symphony Orchestra e la BBC Scottish Symphony Orchestra, e che nel prossimo gennaio 2019 lo vedranno impegnato con l’Ensemble Intercontemporain di Parigi, pur proseguendo un’intensa attività concertistica nel dominio della Instant Composition, come egli stesso definisce questo particolarissimo genere musicale che altri chiamano improvvisazione o Free Jazz.

Gianni Trovalusci (foto di Peter Langovits), flautista e performer, lavora nel campo della musica contemporanea, elettroacustica, sound art e improvvisazione, con partecipazioni a festival internazionali, quali New York City Electroacoustic Music Festival, Munich Biennale, Estonian Music Days Tallin, etc.). Come solista è stato invitato da Mitchell a interpretare il suo lavoro Frenzy House per improvvisatore e orchestra in numerose occasioni (Glasgow, Bologna, San Francisco).

Michele Rabbia, percussionista, batterista e performer, ha al suo attivo centinaia di concerti in Europa e nel mondo, con collaborazioni trasversali (Paolo Fresu, Matmos, Virgilio Sieni, Daniele Roccato, etc.), che vanno dalla musica jazz ai versanti sperimentali dell’improvvisazione e dell’elettronica.

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

“Dal nulla al sogno” alla Fondazione Ferrero di Alba

La mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, immaginata da Marco Vallora secondo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste, nel modo di presentare le opere e di concepire un’arte non più soltanto museale e assopita, si svolgerà alla Fondazione Ferrero di Alba, dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019.
In una decina di sezioni, dai titoli avvincenti, come Il grado zero dell’arte Dada; Il Sogno; Eros, amour fou, trasgressione erotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, la reinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti del vivere surreale; Esiste un’architettura surrealista? e così via… s’inseguono, in una sorta di corridoio-fantasma dell’immaginario fantastico d’avanguardia, opere di grandissimo livello ed impatto. Alcune anche ben riconoscibili, perché son diventate copertine di volumi, che abbiamo tutti cari, nelle nostre librerie (di Man Ray, Magritte, Dalí, Max Ernst, ecc.).
I lavori dialogano tra loro, in sintonia o contrappunto, e seguono una progressione prevalentemente tematica con attenzione alla diacronia degli eventi. Rispecchiando alcune problematiche e alcuni temi che concorrono a distinguere la poetica nichilista del Dadaismo da quella più propositiva del Surrealismo: il caso, il brutto estetico, il sogno, l’inconscio, il rapporto con l’antico, il legame tra arte e ideologia.
Per chi ama l’arte e predilige le sorprese raffinate, il museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam è una perla di museo collezionistico che affianca disegni di Dürer, stampe di Goya, raccolte di vetri preziosi e oggetti di design a rare opere italiane, gotiche, rinascimentali, settecentesche: da Beato Angelico a Jacopo del Sellaio, da Butinone a Francia, da Veronese e Tiziano, a Guardi e Piranesi. Ma anche maestri fiamminghi del valore di Van Eyck o Rembrandt, Bosch e Brueghel, Rubens e Van Dyck, la scuola dell’Aja, con Van Gogh e Toorop, e poi francesi, da Fragonard e Boucher a Monet, Degas, Cézanne, e ancora Picasso, Mondrian e Rothko, senza contare i contemporanei, da Nauman a Cattelan.
Assai importante la collezione di artisti dell’area delle avanguardie storiche, non soltanto cubisti e costruttivisti olandesi, ma soprattutto dadaisti e surrealisti, molti provenienti dalla selettiva collezione di Edward James (1907-1984), stravagante mecenate-collezionista, poeta e viaggiatore, che si divise tra la passione di Magritte e Dalí, diventando di quest’ultimo eccentrico mercante. Ad Alba vedremo La reproduction interdite (1937), suo celebre ritratto sdoppiato allo specchio, firmato da René Magritte, che si augurava potesse diventare suo mercante cosmopolita.
Sono molti, dunque, i capolavori che, avendo avuto finora una circolazione limitatissima, varcano oggi le frontiere e si danno appuntamento alla Fondazione Ferrero.

ORARI DI APERTURA: GIORNI FERIALI: dalle 15 alle 19. – SABATO E FESTIVI: dalle 10 alle 19.  GIORNI DI CHIUSURA: tutti i martedì, il 24-25-31 Dicembre 2018 e il 1° Gennaio 2019. INGRESSO GRATUITO

Stefania Bertelli

“La Madonna della Melagrana di Jacopo della Quercia” e “Misteri antichi” in conferenza a Ferrara

Sarà dedicata a “La Madonna della melagrana e Jacopo della Quercia” la conferenza di Laura Cavazzini in programma domani, lunedì 22 ottobre alle 17.30, a Palazzo Bonacossi, via Cisterna del Follo 5, a Ferrara. L’appuntamento rientra nell’ambito del ciclo di conferenze “Anatomia di un capolavoro. Storia, stile e iconografia nelle opere del Museo della Cattedrale”. L’ingresso è libero.

Capolavoro assoluto della storia dell’arte italiana, la grandiosa Madonna del Museo della Cattedrale rappresenta una delle poche testimonianze del Rinascimento sopravvissute alle spoliazioni cui Ferrara fu oggetto nel corso dei secoli. Un’opera in passato molto amata dai ferraresi che coniarono per lei nel Sei e Settecento gli affettuosi soprannomi di “Madonna bianca” o di “Madonna del pane”, quest’ultimo a causa del cartiglio arrotolato nella mano sinistra del Bambino così simile alla “coppia” ferrarese. Scolpita tra il 1403 e il 1406 per adempiere alle volontà testamentarie di Virgilio Silvestri, camerlengo di Niccolò III, la scultura fu percepita sin dal suo apparire come un’opera fuori dall’ordinario a causa delle sue notevoli dimensioni e della sua straordinaria qualità. Guidato da Laura Cavazzini, professore associato di Storia dell’Arte Medievale all’Università di Trento, il pubblico potrà così riscoprire questo capolavoro di possente grazia e al contempo inquadrare l’arte di Jacopo della Quercia (Siena, 1374 circa – 1438) che, proprio per le doti espresse nell’opera ferrarese, sarà poi apprezzata a Siena, Lucca e Bologna.

Sempre domani, sarà lo studioso Stefano Arcella, con il suo libro ‘Misteri antichi e pensiero vivente’, il protagonista, alle 17, del nuovo appuntamento ‘Rassegna di incontri con la spiritualità applicata’ nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, a Ferrara). La conferenza sarà introdotta da Marcello Girone Daloli.

Aristotele spiegava che nei Misteri non si trattava di apprendere, ma di provare un intenso stato interiore. Per gli Antichi il Sapere era davvero tale solo se investiva la totalità della vita e della natura dell’uomo e lo trasformava completamente. Era appunto questo il fine dei Misteri: che l’uomo, per effetto della Conoscenza, divenisse completamente diverso da ciò che era prima, quando ne era privo. Questa istanza di nobilitazione e di elevazione era il filo d’oro che univa le varie spiritualità misteriche del mondo antico, al di là delle forme rituali e delle vie praticate per conseguire l’unione col divino. Nel capitolo finale viene affrontato il tema della possibile attualizzazione del retaggio misterico in forme adatte alla mutata costituzione interiore e mentale dell’uomo occidentale contemporaneo, richiamandosi all’insegnamento di Rudolf Steiner e alla Via del Pensiero Vivente.

Stefano Arcella è saggista, studioso delle “religioni” misteriche nel mondo greco-romano, con particolare attenzione ai Misteri di Mithra e, in generale, ai culti solari in età imperiale romana, oltre che del Neoplatonismo rinascimentale e del pensiero esoterico del Novecento europeo.

 

Alessandro Zangara e organizzatori (anche per le foto)

Ti aspetto da Ilaria

Un romanzo adatto a tutti, quello proposto da Maria Luisa Catalano per i tipi Paoline. Intorno ad una storia di vita e ad una stanza, si inanellano aspettative, timori, un’adolescenza complicata dalla malattia, il senso dell’amicizia e della solidarietà. Tra gli attori della storia, la figura di un prete come non si raccontano spesso, tanto che si pensa non esistano più, se non nei telefilm. Un prete che si occupa di catechesi, di processioni, di un gruppo di ragazzi, di portare da mangiare ai poveri, ma anche di andare a trovare Ilaria. E di mandarci anche qualcun altro. Ilaria ha bisogno di parlare, di parlare di sé, della sua storia tanto assurda che, quando si trova in ospedale, scopre essere normale, anche di altri. Sta male, viene quasi accusata di non voler mangiare, di essere anoressica. Invece subisce il trapianto di intestino, cure e tanto dolore. In tutto questo, l’amore dei genitori, la madre che diventa la sua infermiera personale, tanto da lasciare il lavoro per questo. L’amore del padre, della sorella, di chi le diventa amico. Davanti all’indifferenza e al dolore di chi conosceva e che non si è più fatto vedere. Difficile la malattia. Perché chi va a trovare un malato lo vede per qualche minuto, per alcune ore. Mentre la malattia resta, il dolore continua, l’alimentazione forzata e l’impossibilità di camminare, costretti su una sedia a rotelle, anche. La storia di Ilaria insegna gli attimi, tutti quanti così importanti. Ilaria non giudica e vive l’attimo dell’amicizia come un dono. Racconta la sua storia per farla diventare un libro, grazie alla penna di Maria Luisa, per raccontare le ingiustizie, la scarsa assistenza domiciliare, l’indifferenza di alcuni medici e l’abnegazione di altri. Il racconto dà luce alla parola, quella determinante per noi esseri umani, che ci contraddistingue e ci determina. Ci permette di dire chi siamo. E se noi diciamo chi siamo, anche gli altri possono imparare chi sono. Sopra tutto la Fede, un dono che Ilaria accetta e arricchisce con la propria esperienza esistenziale, senza omettere la rabbia, senza omettere di ringraziare per tutto ciò, anche di piccolo e bello, ha.

Un libro che si legge in fretta, ma che sa rimanere dentro.

 

Maria Luisa Catalano: “Ti aspetto da Ilaria”, Paoline, Milano, 2018, pagg. 208, euro 14.00

 

Alessia Biasiolo

 

 

“Morricone e l’Organo: un rapporto quasi sacrale” a Roma

 

Ennio Morricone

Sabato 20 ottobre alle ore 19 nella Sala Accademica del Conservatorio “Santa Cecilia” in via dei Greci 18,il Festival “Un Organo per Roma 2018”organizzato da Camerata Italica, IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti)e Conservatorio“Santa Cecilia”,si concluderà con l’Omaggio ad Ennio Morricone per i suoi 90 anni.

Ennio Morricone e Susanna Rigacci

Il concerto “Morricone e l’organo: un rapporto quasi sacrale”, ovvero l’utilizzo dell’organo come ponte verso diversi “rituali” come quelli western, sarà preceduto da una conversazione su “Inseguendo quel suono. La mia musica, la mia vita”, libro di interviste del Maestro con Alessandro De Rosa, che interverrà in un brevissimo video.

La serata, con la partecipazione del Maestro, sarà condotta da Giovanni D’Alò insieme a Carla Conti, Roberto Giuliani e Giorgio Carnini e vedrà la partecipazione di storici collaboratori che da anni affiancano il grande compositore nell’esecuzione della sua musica: Gilda Buttà, Bruno Battisti D’Amario, Gino Lanzillotta, Carlo Romano, Luca Pincini, Paolo Zampini, il soprano Susanna Rigacci, l’organista Alberto Pavoni ed il Coro “Claudio Casini” dell’Università di Roma Tor Vergata diretto da Stefano Cucci,presenza immancabile in ogni concerto del Maestro sia in Italia che all’estero.

Gilda Buttà

Il concerto è pensato come se le musiche di Morricone scaturissero da musiche di Bach, Frescobaldi e Stravinsky: si parte infatti da questi tre autori per passare con una transizione –come se Morricone meditassesulla musica di quei maestri del passato–alla musica di Morricone stesso ed in particolare alle sue più famose composizioni per il cinema, da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a Mission, da C’era una volta il West a Cinema Paradiso, da La Battaglia di Algeri a C’era una volta in America.

Questo concerto è in collaborazione con “Alziamo il volume”, la serie di incontri con l’autore curata da Carla Conte e Roberto Giuliani.

Il Festival, ideato da Giorgio Carnini e promosso dalla Camerata Italicain collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia e l’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) è parte di un progetto più ampio che tende a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla grave mancanza di un organo da concerto al Parco della Musica come previsto inizialmente da Renzo Piano. Il Festival si prefigge inoltre la messa in luce di giovani talenti presenti all’interno del Conservatorio “Santa Cecilia” e la diffusione, in prima esecuzione assoluta, di opere sia di giovani che di affermati compositori.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

 

 

Rosetta Russo e Mauro Mariani (anche per le foto)

 

“Trouble in Tahiti” per celebrare il centenario della nascita di Leonard Bernstein

Chiara Osella

Stasera, alle 20.30 al Teatro Sociale di Amelia e domenica 21 ottobre alle 17.30 al Teatro Secci di Terni (il 22 alle 11 a Terni anche una scolastica), sarà rappresentata l’opera in un atto Trouble in Tahiti, di cui Leonard Bernstein (1918-1990) non solo compose la musica ma scrisse anche il libretto, per l’unica volta nella sua vita. Fu scritta nel 1951 ed è nata probabilmente da uno spunto autobiografico. Bernstein riporta infatti le dinamiche quotidiane di una tipica coppia della middle class americana. I protagonisti sono Dinah e Sam, colti in una giornata qualsiasi del loro matrimonio, tra tv, palestra e psicanalista, in una sostanziale incapacità comunicativa. Questa sorta di piccolo musical a tinte dark, che si avvale di due cantanti d’opera e un trio vocale jazz, sfrutta al massimo l’eclettismo della scrittura di Bernstein, di sicura presa sul pubblico di oggi.

Dirige Fabio Maestri, particolarmente apprezzato come interprete di musica del Novecento e contemporanea. Nel suo curriculum figurano molti importanti teatri e orchestre nazionali e internazionali, tra cui Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, per citarne solo alcuni.

Carlo Fiorini firma la regia e l’impianto scenico. I due protagonisti sono Chiara Osella e Dario Ciotoli, nei ruoli rispettivamente di Dinah e Sam. Il trio jazz è formato da Lucia Filaci, Carlo Putelli e Luca Bruno. Suona l’Ensemble In Canto.

Lo spettacolo è realizzato da OperaInCanto con il contributo e il patrocinio di Regione Umbria, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e Comune di Terni e in collaborazione con Associazione Nuova Consonanza, Associazione Roma Sinfonietta, Università Roma Tre, Università Roma Due “Tor Vergata” e Ameria Festival.

 

Mauro Mariani (anche per la foto)

“25° anniversario Trofeo Furinkazan 1993-2008” di karate tradizionale

Il “25° anniversario Trofeo Furinkazan 1993-2008”, manifestazione di karate tradizionale, è in programma domenica 21 ottobre alle 9 al palapalestre ‘Padre John Caneparo‘ di Ferrara, organizzata da ASD Furinkazan Karate Club che si avvale del patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Ferrara.

Per festeggiare l’evento, il Consiglio Direttivo e i tecnici delle tre discipline karate, judo e la new entry kendo, hanno pensato di organizzare la giornata con una manifestazione che sarà una festa per tutti gli associati al Furinkazan e prenderanno parte all’evento gli iscritti e le famiglie dei corsi di Ferrara e di Masi Torello dell’anno sportivo 2018-2019, nonché i vecchi allievi che hanno frequentato il centro di avviamento di via Ortigara, 14 fin dal suo esordio.

Con loro alcuni portacolori del Furikazan e numerosi allievi del professor Gabriele Achilli che, in oltre 60 anni di attività sportiva sul territorio ferrarese, ha visto crescere 1.200 fra ragazzi e ragazze che si sono formati al Furinkazan. In campo 100 atleti ferraresi e 35 invitati.

Sarà una parata di sport con i bambini, i ragazzi, gli adulti amatori e gli agonisti, da cintura bianca a cintura nera, che daranno luogo a una sfida amichevole per decretare il vincitore del “TROFEO del 25° ANNIVERSARIO DEL FURINKAZAN”.

I partecipanti verranno suddivisi per colore di cintura (bianca, gialla-arancio, verde-blu, marrone e nera) per un totale di 10 categorie compresi gli invitati, maschi e femmine insieme.

Al termine della sola e unica prova di kata (forma) – TOKUI KATA – a punteggio, verrà stilata una classifica.

Il primo classificato di ogni categoria – gli altri partecipanti verranno classificati tutti al secondo posto – si sfideranno in una unica prova di kata (forma) con un kata standard, che può essere eseguito dalla cintura bianca con pochi mesi di pratica fino alla cintura nera con diversi anni di attività alle spalle: il kata è denominato “Heian Shodan”, il primo dei kata fondamentali nel karate Shotokan tradizionale.

Una speciale giuria formata da due maestri federali, istruttori federali e vecchi allievi graduati minimo cintura nera, con un punteggio che andrà da 10 a 1, dove 10 è il massimo punteggio e 1 il minino, decreteranno il vincitore assoluto del Trofeo che si aggiudicherà una grande coppa.

Ogni arbitro potrà giudicare primo solo 1 atleta. La somma dei punteggi decreterà 1 solo vincitore per il Furinkazan e 1 per la categoria invitati.

Ogni partecipante riceverà una medaglia ricordo offerta dall’assessorato allo sport del Comune di Ferrara, un diploma a ricordo dell’evento e una sacca sportiva offerta da McDonald’s Ferrara.

Le coppe per il Trofeo Furinkazan per i primi classificati delle 12 categorie sono offerti da McDonald’s Ferrara e dal Ristornate Le Corti del Maxxim di Ferrara.

 

Alessandro Zangara e gli organizzatori (anche per la foto)