“Noir” il concerto-spettacolo di Antonio Ballista e Lorna Windsor alla IUC

Antonio Ballista

Sabato 25 gennaio 2020 alle 17.30 è in arrivo all’Aula Magna della Sapienza, nell’ambito della stagione della IUC, un nuovo folle, originale, ironico concerto-spettacolo di Antonio Ballista: “Noir… LaPauraSiFaSentire”. Il titolo è un invito a sperimentare il lato oscuro della musica, che evoca leggende misteriose, avvenimenti paurosi, orride streghe, tremende tempeste e mostruosi zombi.

Foto di scena Noir, duo voce-pianoforte

Le parole con cui i protagonisti stessi presentano questo spettacolo non lesinano sulla suspense: “Il TERRORE in musica? Antonia Ballista, Lorna Windsor e Gianluca Massiotta ve lo racconteranno al ritmo accelerato del vostro battito cardiaco, se avrete il coraggio di assistervi.” In realtà le vostre coronarie non corrono alcun rischio, perché i brividi della paura saranno temperati dal sorriso dell’ironia. Il fatto che ci sarà anche un cameo di Paolo Poli (naturalmente si tratta di una registrazione) e che sullo schermo scorreranno immagini terrificanti come gli zombie di Michael Jackson ma anche tenere e divertenti come l’omino di Charlie Chaplin, fa capire che ci si deve aspettare di tutto, terrore ma anche divertimento. Non sarà sollecitato solamente l’udito ma anche l’immaginario visivo, di cui si occuperanno le proiezioni di Gianluca Massiotta. Ci sarà anche il soprano Lorna Windsor, per quei brani di Verdi, Mahler, Berg e Adams che richiedono l’intervento della voce. E verranno letti alcuni brevi testi di Shirley Jackson ed Erik Satie.

Il giovane ottantenne Antonio Ballista, pianista di rara cultura e di grande rigore, ha preparato una scaletta in cui si alternano con calcolato disordine Frédéric Chopin, Modest Musorgskij, Jan Sibelius, Claude Debussy e un’altra dozzina di compositori. E quale finale più adatto di Thriller di Michael Jackson? Né poteva mancare l’innocua “Marcia funebre di una marionetta” di Charles Gounod, che ha assunto un tono sinistro soltanto perché Alfred Hitchcock l’ha usata come sigla dei suoi gialli televisivi.

Prima del concerto si potrà visitare la mostra “Antonio Ballista. Atmosfere sospese. Opere grafiche 1976-2020” allestita negli spazi del MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, adiacente all’Aula Magna: la mostra resterà aperta fino a sabato 1 febbraio, tutti i giorni dalle 15 alle 19 tranne la domenica, ad ingresso libero.

 

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Il Jazz Domani al Camploy di Verona

Al Teatro Camploy riprende la quinta edizione della rassegna “La Città del Jazz”, presentata dalla Big Band Ritmo Sinfonica “Città di Verona”, con la direzione artistica di Marco Pasetto e la direzione tecnica di Paolo Girardi, in co-organizzazione con il Comune di Verona – Cultura.

La rassegna, a ingresso libero, vedrà sul palco il 16 gennaio, alle ore 21, il Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona; il 13 febbraio il Gruppo Jazz del Conservatorio di Adria; il 19 marzo quello del Conservatorio di Vicenza e infine, il 16 aprile, il gruppo del Conservatorio di Trento.

Il programma, già stimolante, si completa con musicisti veronesi molto noti. Il quartetto di Andrea Pimazzoni, vincitore nel 2017 del premio Zorzella; la Future Orchestra di Luca Donini, jazzista e docente di conservatorio; la Sax Dreamers Jazz Orchestra di Rizzardo Piazzi, un quintetto formato da soli sax; la Big-Band Ritmo-Sinfonica Città di Verona che, con Daria Toffali alla voce, presenterà il disco, recentemente inciso, dedicato alla bossa nova e, a conclusione della rassegna, Giordano Bruno Tedeschi e la Ritmosinfonik Jazz Lab, altra formazione di giovani musicisti.

Negli ultimi anni lo studio delle musiche improvvisate, audiotattili, popolari e jazz si è fatto strada nell’ordinamento dei Conservatori italiani, ritagliandosi un ruolo importante. La condivisione di spazi e istituzioni con i percorsi di studio classici è senz’altro una ricchezza, nonché un chiaro segno di continuità e comunanza tra quelle che sono diverse espressioni musicali della stessa cultura, variamente declinate nel tempo e nello spazio. Sembra quasi una contraddizione che una musica come il jazz, dalle origini umili e dallo sviluppo spontaneo, possa essere insegnata nei Conservatori. Lo è se si pensa che l’espressione artistica personale non richieda rigore nella pratica, che la trasmissione di emozioni con la musica possa prescindere dalla tecnica o che si possa innovare consapevolmente senza avere coscienza della tradizione. Non lo è per chi condivide lo spirito di questa frase pronunciata dal grande sassofonista jazz Lee Konitz: “Il modo migliore di prepararsi è quello di non prepararsi affatto. E ci vuole tanta preparazione per riuscirci”.

L’ensamble “ Blow Up” è costituito da Stefano Benini – flauto e didgeridoo, Cristina Mazza – sax alto, Marco Pasetto – sax soprano e clarinetto basso, Bruno Marini – sax baritono e pianoforte, Max Bitasi – percussioni e didgeridoo, Chubby John – basso, B.C Bag – batteria. Il repertorio comprende autori quali Lennie Tristano, Duke Ellington, Gil Evans, Horace Silver, Herbie Mann, John Lennon ed è trattato in modo non convenzionale immergendosi nell’improvvisazione come in un caos sonoro da cui emergono in modo spontaneo e in tempo reale i frammenti tematici che vengono elaborati e ingranditi come in un puzzle. Il tutto supportato da una ritmica ricca di groove e power, sulla quale si dipanano i dialoghi, i soli e le parti di insieme, in una dimensione di “composizione estemporanea” che non trascura l’aspetto ludico e teatrale. Blow Up è un gioco di parole che allude al soffiare, poiché i protagonisti sono gli strumenti a fiato. Il gruppo si è formato nell’estate 2018. Nel settembre 2018 è stato invitato a suonare al Teatro Laboratorio (Teatro Scientifico) di Verona per la celebrazione dei 50 anni del teatro. Nel settembre 2018 ha registrato un album per l’etichetta Maxy Sound.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona. Il programma che sarà eseguito, ancora in fase di definizione, sarà comunicato. Formazione: Mezuru Takahashi – Tromba; Donato Dalia – Chitarra; Carlo Alberto Danieli – Basso; Daniel Emanuele – Batteria. Docente: Antonio Cattano.

Freschezza e modernità sembrano essere le parole d’ordine dell’Andrea Pimazzoni Quartet, il nuovo progetto del sassofonista che si rivela in questo frangente non solo improvvisatore virtuoso ma anche raffinato compositore. Per il repertorio di composizioni originali e standard jazz Pimazzoni riunisce nel suo quartetto tre dei più interessanti giovani musicisti della scena jazzistica nazionale: Paolo Malacarne alla tromba, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. Niente di meglio di un pianoless quartet, in cui l’assenza dello strumento armonico apre a un’ottica di improvvisazione corale, per valorizzare al massimo le potenzialità del gruppo.

Il Dipartimento jazz del Conservatorio “A.Buzzolla” di Adria (Rovigo) presenta una formazione di studenti del biennio che eseguirà̀ standard jazz della tradizione, con particolare attenzione e cura negli arrangiamenti. Docenti: Prof. Luca Donini e Prof. Paolo Ghetti. Formazione: Luca Bettella – voce; Alessandra Abbondanza -voce; Andrea Elisei – batteria; Lorenzo Miatto – basso elettrico; Patrick Antonucci – chitarra elettrica.

Future Orchestra Jazz Big Band, ensemble di musicisti professionisti, fondata nel 1989 dal M° Luca Donini. L’Orchestra proporrà un viaggio di brani originali, da lui stesso composti e arrangiati, tesi ad esplorare linguaggi musicali di altre aree geografiche, linguistiche e culturali, rielaborandoli attraverso l’improvvisazione. Il solido impianto ritmico, la brillantezza delle sezioni dei fiati e le splendide capacità dei singoli musicisti fanno le particolarità di questa meravigliosa formazione.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Vicenza Deep Art Boys è una formazione nata nel 2019 in occasione della partecipazione al Festival Jazz “Blue In Lac” ad Annecy (Francia), comune gemellato con quello di Vicenza, nell’ambito degli scambi culturali fra le due città. Lo stile del gruppo è basato sul linguaggio jazzistico sviluppatosi dagli anni 70 ad oggi, caratterizzato da una ricerca armonica più orientata verso il sistema modale e da una più esplicita ricerca di poliritmie e cambi metrici. Il repertorio del quintetto è costituito principalmente da brani originali scritti dai componenti ma sono presenti anche interpretazioni di composizioni di Kenny Wheeler, Joe Henderson, Wayne Shorter e Kenny Barron. Docente: Paolo Birro. Formazione: Pietro Mirabassi – sassofono tenore; Leonardo Franceschini – chitarra; Andrea Ragnoli – pianoforte; Francesco Bordignon – contrabbasso; Niccolò Romanin – batteria.

SAX Dreamers è un’orchestra di recente costituzione interamente dedicata all’affascinante mondo del saxofono. Riunisce cinque saxofonisti di lunga esperienza maturata all’interno delle più note big band veronesi. Una completa sezione di sax dunque che comprende Rizzardo Piazzi e Paolo Pesenti al sax alto, Riccardo Barbesi e Andrea Giacometti al sax tenore e Marco Ledri al sax baritono oltre a una completa sezione ritmica formata da Alberto Olivieri alla batteria, Carlo Alberto Danieli al basso, Domenico Alfonsi alla chitarra e Francesco de Marco al pianoforte. Il repertorio è costituito da arrangiamenti orchestrali appositamente concepiti per questa formazione. Comprende brani di Duke Ellington, Miles Davis, Benny Carter, Lennie Niehaus, Horace Silver ed altri.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Trento. La musica di Duke Ellington e Billy Strayhorn. Questo progetto nasce dall’unione della creatività, dalla divisione del lavoro e dalla passione per la musica afroamericana da parte degli studenti del dipartimento Jazz del conservatorio F.A. Bonporti di Trento/Riva del Garda. Il progetto vuole essere un omaggio a due dei più grandi compositori della storia del Jazz, che hanno lasciato un enorme segno e dato vita a nuovi modi di intendere la musica stessa. Gli arrangiamenti che sentirete sono originali e prodotti dagli studenti, anche frutto degli insegnamenti e degli scambi avuti durante il loro percorso sotto la guida di tutti i maestri che hanno lavorato o lavorano al Conservatorio di Trento; un grazie sentito va a Paolo Silvestri, Roberto Cipelli, Robert Bonisolo, Roberto Spadoni, Luca Bragalini. Il progetto è stato seguito e fatto fiorire grazie ai consigli e al lavoro di gruppo con Roberto Cipelli, musicista e docente di pianoforte Jazz al conservatorio Bonporti. Formazione: Caterina Chierico – voce; Serena Marchi – flauto; Martina D’Amico – sax contralto; Zeno Merlini – sax tenore; Stefano Mosna – chitarra; Francesco Benini – pianoforte; Alessandro Bettoglia – basso; Patrizio Mimiol – batteria.

R.B.

 

Il Concerto di Capodanno al Teatro Carlo Felice, con l’inconfondibile “Janoska Style”

Janoska Ensemble di Andreas Bitesnich

Salutare il nuovo anno con una musica benaugurante, positiva e leggiadra, come quella dei valzer di Strauss. È una tradizione che anche il Teatro Carlo Felice di Genova rispetta, ma che, al tempo stesso, rinnova. Mercoledì 1 gennaio 2020 alle ore 16, infatti, sul palcoscenico della fondazione lirico-sinfonica genovese verranno eseguite pagine immancabili in un Concerto di Capodanno come l’Ouverture dal Pipistrello e Sul bel Danubio blu di Johann Strauss II, ma non alla viennese. Bensì “alla Janoska”, ovvero secondo quello stile inconfondibile che contraddistingue i tre fratelli Ondrej Jánoška, Roman Jánoška (violino), František Jánoška (pianoforte) e il loro cognato Julius Darvas (contrabbasso), che per l’occasione suoneranno insieme all’Orchestra del Teatro Carlo Felice, diretta da Jakob Brenner, in un programma dal titolo Janoska Style goes Symphonic. Con la partecipazione speciale del quarto fratello Jánoška, Arpád, cantante.

Come definire quello che la critica, colpita dalla fantasia creativa del quartetto di Bratislava, ha chiamato “Janoska Style”? Non è facile e lo stesso Janoska Ensemble si rifiuta di etichettarlo. Si tratta di una sintesi originale tra la musica classica (che rimane la fonte d’ispirazione principale), il jazz, la musica latina, la musica popolare slovacca, il pop. E qualunque altro spunto musicale che la sensibilità dello Janoska Ensemble senta adatto ad entrare con naturalezza nelle sue improvvisazioni e nei suoi arrangiamenti.

«Fin da quando eravamo piccoli – spiega Ondrej – suoniamo tutti i giorni e preferibilmente insieme. Musicalmente siamo così legati, che spesso intuiamo ciò che l’altro sta per suonare!» Il risultato è una musica che fonde le note scritte, certe e immutabili della classica, con le trovate imprevedibili dell’improvvisazione. Un percorso che, iniziato nell’infanzia, è culminato nel CD della Deutsche Grammophon Janoska Style, uscito nel 2016. E che così riassume Julius Darvas, contrabbassista di formazione accademica rigorosa: «Vogliamo restituire alla musica classica l’arte dell’improvvisazione, che è andata persa, ma che ad esempio in epoca barocca era ancora una pratica comune per ogni musicista.»

Oltre ai due brani di Strauss, il programma del concerto prevede la Sinfonia n. 1 di František Jánoška, sorta di poema sinfonico intitolato Impressions along the Danube, diviso in tre parti ciascuna dedicata a una città toccata dal Danubio (Bratislava, Vienna, Budapest). E inoltre, Cole over Beethoven, sempre di František, dove Night and Day di Cole Porter incontra a sorpresa la Sonata “al chiaro di luna” di Beethoven, Oblivion di Piazzolla in un arrangiamento raffinatissimo e Paganinoska, una scatenata e caleidoscopica improvvisazione sul Capriccio n. 24 di Paganini composta dall’intero Ensemble.

Orari di biglietteria: martedì 31 dicembre dalle 11.00 alle 18.00, mercoledì 1 gennaio dalle 14.30 alle 16.15. Si ricorda inoltre che i biglietti per il Concerto di Capodanno sono acquistabili online su Vivaticket e Happy Ticket.

Massimo Pastorelli (anche per la fotografia)

Concerto di Capodanno con l’Ensemble Roma Sinfonietta e il violino di Vincenzo Bolognese

Vincenzo Bolognese

Mercoledì 1 gennaio 2020 alle 18.00 Roma Sinfonietta con il violino solista Vincenzo Bolognese festeggia l’inizio del nuovo anno con i valzer di Strauss e il tango di Astor Piazzolla. Eccezionalmente la stagione musicale dell’Università di Roma “Tor Vergata” si trasferirà per il Concerto di Capodanno al Teatro Tor Bella Monaca, in via Bruno Cirino.

L’Ensemble Roma Sinfonietta e il violinista Vincenzo Bolognese dedicano la prima parte del concerto ad Astor Piazzolla, il grande musicista argentino autore di tanti famosissimi tanghi ma anche di bellissime musiche da concerto: sono in programma “Oblivion”, “Libertango” e le “Cuatro Estaciones Porteñas” (Le quattro stagioni di Buenos Aires), che sono l’equivalente moderno delle Quattro Stagioni di Vivaldi, trasportate dal creatore del ‘nuevo tango’ nelle atmosfere, nei colori e nei suoni di Buenos Aires.

Il concerto si conclude con alcuni tra I brani più noti di Johann Strauss junior. Si inizia con “Leichtes Blut” (A cuor leggero) e “Unter Donner und Blitz” (Tra tuoni e fulmini), due polke veloci, particolarmente vivaci e trascinanti, soprattutto la seconda, con le percussioni che si divertono a riprodurre scherzosamente la tempesta musicale evocata dal titolo. Poi si passa ai valzer, con “Wein, Weib und Gesang” (Vino, donna e canto), uno dei più belli e sicuramente uno dei più famosi, e con “Rosen aus dem Süden” (Rose del sud), dedicato dall’autore “col più profondo rispetto a sua Maestà Umberto I re d’Italia”, con l’inevitabile immagine del Vesuvio sulla prima pagina dello spartito.

Vincenzo Bolognese ha suonato come solista per le più importanti Istituzioni musicali, tra cui Teatro San Carlo di Napoli, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, Sinfonia Varsovia, Orchestra Sinfonica di Berlino, Musikhalle di Amburgo, Alte Oper di Francoforte, Orchestre National du Capitol di Tolosa. È regolarmente invitato in Giappone dove ha sempre ottenuto un grande successo di pubblico e critica. Si è esibito con molti grandi direttori, quali Accardo, Sinopoli e Temirkanov. Ha inciso cd con musiche di Paganini, Tartini e Ysaye. E` stato Primo violino di spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ruolo che ricopre attualmente presso l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Suona un violino “Mattia Albani” della fine del Seicento.

L’Orchestra Roma Sinfonietta ha collaborato non solo con grandi musicisti classici ma anche con compositori di musica da film e musicisti jazz, pop e rock, come Nicola Piovani, Luis Bacalov, Ennio Morricone, Quincey Jones, Roger Waters, Dulce Pontes, Claudio Baglioni, Amedeo Minghi, Bruce Springsteen, Javier Girotto, Peppe Servillo, Michael Bolton, Michael Nyman, Gianni Ferrio, Jeff Mills, Pino Daniele. Con Ennio Morricone in particolare collabora ininterrottamente da circa 15 anni e con lui ha tenuto concerti nei più grandi e prestigiosi teatri del mondo, tra i quali Barbican Centre e Royal Albert Hall di Londra, Palazzo dei Congressi di Parigi, International Forum di Tokyo, Radio City Hall di New York, Parco della Musica di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Arena di Verona, Teatro Greco di Taormina, Festival Hall di Osaka, Olympic Gymnasium di Seoul, Teatro del Cremlino di Mosca.

 

Mauro Mariani

 

Tre concerti di Roma Sinfonietta dedicati alla musica di Astor Piazzolla

Domani, mercoledì 18 dicembre 2019, Roma Sinfonietta eseguirà in tre diverse occasioni la musica di Astor Piazzolla nel sesto Municipio: la mattina alle 12.00 per gli studenti delle scuole medie e superiori della zona nell’Auditoriumin “E. Morricone” dell’ Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1), il pomeriggio alle 16.00 nell’Aula consiliare del Municipio (via Duilio Cambellotti 11, ingresso libero fino ad esaurimento posti) dove il Presidente invita il personale amministrativo e tutti gli abitanti del sesto Municipio. Infine alle 18.00 di nuovo nell’Auditorium “E. Morricone” nell’ambito della stagione concertistica di Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È un’iniziativa volta a coinvolgere sempre più gli abitanti del municipio nelle attività musicali e più in generale culturali dell’Università.

 

Vincenzo Bolognese

Questi tre concerti sono interamente dedicati alla musica di Astor Piazzolla, il grande compositore argentino autore di tanti famosissimi tanghi ma anche di bellissime musiche da concerto, che saranno eseguite dall’Ensemble Roma Sinfonietta col solista Vincenzo Bolognese, uno dei migliori violinisti italiani. Sono in programma Oblivion, Libertango, Ave Maria e le Cuatro Estaciones Porteñas (Le quattro stagioni di Buenos Aires), che sono ispirate chiaramente alle Quattro Stagioni di Vivaldi e intrecciano felicemente la tradizione colta e il ‘nuevo tango’.

Vincenzo Bolognese ha suonato come solista per le più importanti Istituzioni musicali, tra cui Teatro San Carlo di Napoli, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, Sinfonia Varsovia, Orchestra Sinfonica di Berlino, Musikhalle di Amburgo, Alte Oper di Francoforte, Orchestre National du Capitol di Tolosa. È regolarmente invitato in Giappone dove ha sempre ottenuto un grande successo di pubblico e critica. Si è esibito con molti grandi direttori, quali Accardo, Sinopoli e Temirkanov. Ha inciso vari cd con musiche di Paganini, Tartini e Ysaye. E` stato a lungo Primo violino di spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ruolo che ricopre attualmente presso l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Suona un violino “Mattia Albani” della fine del Seicento.

L’Orchestra Roma Sinfonietta ha collaborato non solo con grandi musicisti classici ma anche con compositori di musica da film e musicisti jazz, pop e rock, come Nicola Piovani, Luis Bacalov, Ennio Morricone, Quincey Jones, Roger Waters, Dulce Pontes, Claudio Baglioni, Amedeo Minghi, Bruce Springsteen, Javier Girotto, Peppe Servillo, Michael Bolton, Michael Nyman, Gianni Ferrio, Jeff Mills, Pino Daniele. Con Ennio Morricone in particolare collabora ininterrottamente da circa 15 anni e con lui ha tenuto concerti nei più grandi e prestigiosi teatri del mondo, tra i quali Barbican Centre e Royal Albert Hall di Londra, Palazzo dei Congressi di Parigi, International Forum di Tokyo, Radio City Hall di New York, Parco della Musica di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Arena di Verona, Teatro Greco di Taormina, Festival Hall di Osaka, Olympic Gymnasium di Seoul, Teatro del Cremlino di Mosca.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Concerto di Natale al Camploy

Da Gorni Kramer all’ultimo brano di Lucio Dalla, in un Concerto di Natale che racconta il meglio della canzone d’autore italiana. Sabato 21 dicembre a partire dalle 21.15, sarà in scena, sul palco del Teatro Camploy, la Big Band Ritmo-Sinfonica Città di Verona che, in collaborazione con il Comune, offre a tutti i veronesi una serata di grande musica e spettacolo.

Quest’anno il tradizionale Concerto di Natale si intitolerà “Un sabato italiano”, in omaggio al celebre pezzo di Sergio Caputo. Il programma propone grandi brani della musica leggera degli ultimi 50 anni, nel segno delle canzoni che hanno accompagnato la vita di ciascuno di noi. A eseguirli la Big Band con i suoi 40 elementi, affiancata dalla voce di Stephanie Ocèan Ghizzoni, ospite d’onore della serata. Sul palco del Camploy troveranno forma arrangiamenti originali anche con ritmica jazz che, assieme alle sonorità dei fiati e alla voce di Ghizzoni, daranno vita a uno spettacolo che si preannuncia unico.

L’ingresso al concerto è gratuito. Sarà possibile ritirare gli inviti, fino ad esaurimento, all’Ufficio Relazioni con il Pubblico di via Adigetto, a partire dalle 9 di mercoledì 18 dicembre.

L’evento è stato presentato a palazzo Barbieri, dall’assessore alla Cultura Francesca Briani, dal presidente della Big Band Paolo Girardi e dal direttore Marco Pasetto. Presente la cantante Stephanie Ghizzoni.

“Il Concerto di Natale – ha detto l’assessore Briani – è uno straordinario evento che da 22 anni la Big Band organizza per i veronesi. Una bella occasione per stare insieme, per scambiarsi gli auguri e per assistere a uno spettacolo di altissimo livello. Il successo di questo concerto è dimostrato dalla grande attesa che ogni anno riesce a generare: gli ingressi vanno esauriti in pochissimo tempo, il che dimostra quale sia l’attenzione del pubblico e la qualità di questa serata”.

“Al Camploy – ha detto Pasetto – proporremo 50 anni di canzone d’autore italiana, in un programma che ha selezionato i più grandi interpreti e i migliori autori della nostra musica leggera. Un repertorio vario, ma accomunato dall’unicità di ogni pezzo”.

 

Roberto Bolis

Il Quartetto di Cremona alla IUC

Alle 17.30 di oggi, 14 dicembre 2019, presso l’Aula Magna della Sapienza di Roma prosegue il ciclo di concerti della IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) intitolato “Esplorando Mozart” e affidato al Quartetto di Cremona, che si è affermato come una dei gruppi più interessanti della musica classica in campo italiano ed internazionale e con i suoi concerti e i suoi dischi riscuote unanimi consensi di pubblico e critica. In programma tre dei famosissimi Quartetti dedicati da Mozart a Haydn, tra i massimi capolavori di Mozart e di tutta la storia del quartetto.

Tra il 1782 e il 1785 Mozart compose sei quartetti dedicati a Haydn, che era ed è giustamente considerato il creatore del quartetto per archi. I due compositori non solo si ammiravano reciprocamente ma si conoscevano anche personalmente e talvolta si riunivano con altri musicisti in casa dell’uno o dell’altro per suonare insieme proprio dei quartetti. Mozart premise a questi sei quartetti una bellissima dedica in italiano “al mio caro amico Haydn”, in cui affermava che essi “erano il frutto di una lunga e laboriosa fatica”, mettendo così in rilievo quanto sentisse la responsabilità dell’inevitabile confronto con i quartetti del più anziano maestro. E concludeva dicendo: “Ti supplico però di guardarne con indulgenza i difetti, che l’occhio parziale di padre mi può aver celati, e di continuare, loro malgrado, la generosa tua amicizia a chi tanto l’apprezza, mentre son di cuore il tuo sincerissima amico”. Haydn ricambiava pienamente l’affetto e la stima del giovane Mozart, come testimonia quel che disse al padre di lui: “Vi dico davanti a Dio, come uomo d’onore, che vostro figlio è il maggior musicista ch’io conosca di persona o di reputazione. Ha gusto e, ciò che più conta, un grandissimo mestiere compositivo”. Sarebbe improprio e ingiusto dire che Mozart abbia superato Haydn, ma sicuramente, prendendo le mosse da lui, aggiunse qualcosa all’arte del più anziano maestro e raggiunse nuovi lidi.

In questa occasione saranno eseguiti il Quartetto n. 16 in mi bemolle maggiore K 428, il Quartetto n. 18 in la maggiore K 464 e il Quartetto n. 17 in si bemolle maggiore K 458, noto col titolo “La caccia”, rispettivamente terzo, quinto e quarto dei sei “Quartetti Haydn”. I rimanenti tre sono in programma in altri concerti di Esplorando Mozart”.

Il Quartetto di Cremona (il nome della città lombarda è stato scelto in omaggio ai grandi liutai cremonesi Stradivari e Guarneri, ma la sede del quartetto è Genova) è stato fondato nel 2000 e si avvia dunque a festeggiare il traguardo dei vent’anni di attività. Si è affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale ed è regolarmente invitato ad esibirsi nei principali festival e rassegne musicali in Europa, America del sud, Stati Uniti ed Estremo Oriente. Tra i suoi più recenti debutti internazionali da ricordare sono certamente Amburgo, Vancouver, Zurigo, Stoccolma, Ginevra, Madrid, Washington, Valencia e Cartagena de Indias. In questa stagione compirà un lungo tour negli USA e suonerà inoltre in Olanda, Spagna, Germania, Albania, Taiwan, Finlandia, oltre che nelle principali città italiane. In campo discografico ha inciso l’integrale dei Quartetti di Beethoven (eseguiti anche in una tournée internazionale, che ha incluso la IUC) cui sono stati assegnati importanti riconoscimenti, come il Supersonic Award, l’Echo Klassik e il premio ICMA. È recente un nuovo cd dedicato a Schubert. Questi sono i quattro musicisti del quartetto e gli strumenti da loro suonati: Cristiano Gualco – violino “Dom Nicola Amati”, Cremona 1712; Paolo Andreoli – violino Paolo Antonio Testore, Milano ca. 1758; Simone Gramaglia – viola Gioachino Torazzi, ca. 1680; Giovanni Scaglione – violoncello Dom Nicola Amati, Bologna 1712.

Un’ora prima del concerto, alle 16.30 nella Sala Multimediale adiacente all’Aula Magna, avrà luogo un incontro col M° Liutaio Claudio Rampini, che continuerà a guidarci nel complesso mondo della costruzione dei violini: si parlerà di disegno, di sezione aurea, e di un liutaio romano che ha vissuto e lavorato a New York: Fernando S. Sacconi, uno dei maggiori liutai ed esperti di violini antichi del ‘900. È previsto l’intervento del Quartetto di Cremona, che mostrerà al pubblico presente gli strumenti con cui verrà eseguito il loro concerto.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

“Men in Christmas”: il Natale nel canto di 5 voci maschili

Due tenori, due baritoni e un basso. Un quintetto di voci maschili, con tutto ciò che questo significa a livello di timbri e colori, tendenti allo scuro o al semiscuro. È con questa sonorità particolare e antichissima (la tradizione del coro maschile si perde nella notte dei tempi ed è diffusa tra tutte le culture) che il ciclo “Domenica in musica” a Genova festeggia il Natale nel suo settimo appuntamento, domenica 15 dicembre nel Primo Foyer del Teatro Carlo Felice alle ore 11. Titolo del programma, un eloquente (e ironico) Men in Christmas. Ce n’è per tutti i gusti: dal severo Exultate Deo di Palestrina all’allegro evergreen Jingle Bells, dalla raffinata Sérénade d’hiver di Camille Saint-Saëns all’immancabile White Christmas di Irving Berlin. Protagonista, l’Ensemble Simone Molinaro diretto da Francesco Lambertini, un quintetto “a voci pari” molto attivo, dalle scelte di repertorio sempre originali, formato da Salvatore Gaias e Claudio Isoardi (tenori), Matteo Armanino e Tiziano Tassi (baritoni), Marco Piretta (basso).

Ingresso: € 8 (intero), € 6 (ridotto under 26). Orari di biglietteria: martedì-venerdì dalle 11:00 alle 18:00, sabato dalle 11:00 alle 16:00 e un’ora prima dello spettacolo. Apertura domenicale in occasione del ciclo “Domenica in musica”: ore 10:30-11:15.

 

Massimo Pastorelli

 

“Harry Potter e il calice di fuoco” in concerto con l’Orchestra Italiana del Cinema

Dopo il successo di Titanic Live in concerto e un lungo tour di cine-concerti in Cina, l’Orchestra italiana del Cinema torna a grande richiesta a Milano il 27 e 28 dicembre 2019 al Teatro degli Arcimboldi (Viale dell’Innovazione, 20, Milano), nella stessa prestigiosa cornice che ha registrato nelle edizioni precedenti il sold out dei primi tre episodi di Harry Potter.

Sul palco una straordinaria formazione di oltre 80 musicisti che sotto la direzione del M° Timothy Henty, eseguirà la magica partitura di Patrick Doyle dal vivo in perfetto sincrono con la proiezione dell’intero film “Harry Potter e il Calice di Fuoco”, con dialoghi in italiano, in alta definizione su uno schermo di oltre 12 metri. Il tour mondiale della Harry Potter Film Concert Series è stato lanciato nel 2016 da CineConcerts e Warner Bros. Consumer Products per celebrare i film di Harry Potter. Dalla prima mondiale di Harry Potter e la Pietra Filosofale in concerto a giugno 2016, oltre 1,3 milioni di persone hanno apprezzato questa magica esperienza da JK Rowling’s Wizarding World, con oltre novecento spettacoli in più di 48 paesi del Mondo. Le date italiane sono prodotte da Marco Patrignani e Forum Music Village, i concerti in programma a Milano hanno ricevuto il patrocinio del Consolato Britannico.

In Harry Potter e il Calice di Fuoco, Harry entra misteriosamente nel Torneo Tremaghi, una gara estenuante tra diverse scuole di magia in cui affronta un drago, demoni d’acqua e un labirinto incantato che lo porterà nella stretta morsa di Lord Voldemort. Harry, Ron ed Hermione lasciano l’infanzia per sempre e affrontano sfide oltre la loro immaginazione.

L’originale partitura di Patrick Doyle vincitrice dell’ International Film Music Critics AWARD (IFMCA) e dell’ ASCAP Film and Television Music Award, rappresenta un nuovo incredibile affresco musicale delle nuove avventure di Harry e i suoi amici.

Fondata da Marco Patrignani, l’Orchestra Italiana del Cinema (O.I.C.) è il primo ensemble sinfonico italiano ad essersi dedicato esclusivamente all’interpretazione di colonne sonore.

L’Orchestra è nata nell’ambito del Forum Music Village, lo storico studio di registrazione fondato alla fine degli anni Sessanta da quattro pietre miliari della musica da film: Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli, Luis Bacalov. Suo obiettivo è quello di promuovere in tutto il mondo la straordinaria eredità musicale delle colonne sonore di film sia italiani che internazionali.

Impegnata su un vasto programma di colonne sonore, l’Orchestra presta una particolare attenzione al repertorio storico italiano, e grazie alla collaborazione di esperti del settore ha recuperato partiture di capolavori non pubblicati e/o mai registrati, con il sostegno di numerose associazioni, fondazioni e archivi pubblici e privati. Nel corso della sua attività, l’OIC ha avuto riconoscimenti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

Enrico Rava 80th Anniversary World Tour alla IUC

Per festeggiare i suoi ottant’anni, Enrico Rava ha riunito i musicisti con cui ha collaborato più strettamente negli ultimi anni e con questo gruppo di giovani e meno giovani protagonisti del jazz italiano sta effettuando una lunga tournée intercontinentale, l’Enrico Rava 80th Anniversary World Tour 2019, che avrà la sua unica tappa romana nell’Aula Magna della Sapienza (piazzale Aldo Moro 5, Roma) martedì 10 dicembre alle 20.30 per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti. In quest’occasione Rava suonerà i brani più significativi della sua carriera, rivisti in un’ottica odierna, e nuove composizioni scritte per questa occasione.

Enrico Rava è sicuramente il jazzista italiano più conosciuto e apprezzato a livello internazionale, come dimostrano le nomine a Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese e a Doctor in Music Honoris Causa alla Barklee School of Music di Boston. Inoltre è cittadino onorario della città di Atlanta in Georgia. Trombettista dotato di un forte senso melodico, che dalla lezione di Miles Davis e Chet Baker si è mosso verso colori più mediterranei, è un personaggio unico, che ha saputo “giocare” con il proprio ruolo di testimone di momenti diventati storici, ma che soprattutto non ha mai perso di visto la necessità di aggiornarsi, di circondarsi di musicisti giovani, per farli crescere ma anche per captare nuovi stimoli e nuove traiettorie. Solo poche settimane fa è uscito il suo nuovo album “Roma” per ECM in duo con Joe Lovano.

Nato il 20 agosto 1939 a Trieste – per caso, come ha raccontato egli stesso – da una famiglia piemontese e cresciuto a Torino, Enrico Rava si trasferisce nei primi anni Sessanta a Roma, dove ha l’occasione di collaborare con musicisti del calibro di Gato Barbieri e Steve Lacy e con quest’ultimo   passa anche un periodo a Buenos Aires. Nel 1967 fa il gran salto a New York, dove incontra e collabora con artisti come Roswell Rudd, Carla Bley, Charlie Haden, John Abercrombie, Cecil Taylor, tra i tanti. Negli anni Settanta rientra in Italia, dove si susseguono concerti e dischi con i gruppi a suo nome e dove avviene l’incontro anche con l’opera, da lui rivisitata in due splendidi album, e con il pop di Michael Jackson. Scopre tanti talenti italiani, tra cui Massimo Urbani, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Gianluca Petrella, Giovanni Guidi, Francesco Diodati e suona con tanti celebri artisti internazionali come Lee Konitz, Richard Galliano, John Scofield, Pat Metheny, Dave Douglas, Michel Petrucciani. Nella sua lunga carriera, Rava ha collaborato non solo con i più grandi jazzisti mondiali, ma anche con rappresentanti delle altre arti, come Andrea Camilleri, Michelangelo Pistoletto, Francesco Tullio Altan e Bernardo Bertolucci.

Con lui suoneranno in questo concerto Giovanni Guidi al pianoforte, Gianluca Petrella al trombone, Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al basso e Enrico Morello alla batteria.

Giovanni Guidi, esponente della generazione dei trentenni del jazz italiano, ha vinto il Top Jazz 2007 (il premio della critica indetto dalla rivista Musica Jazz) quale miglior nuovo talento nazionale e nel 2016 il disco “Ida Lupino” inciso insieme a Gianluca Petrella è stato eletto miglior disco italiano Ha realizzato una decina di album a suo nome, favorevolmente accolti da pubblico e stampa specializzata e ha partecipato a numerosi e importanti festival nazionali ed internazionali. È uno dei musicisti più apprezzati della sua generazione, sempre alla ricerca di soluzioni non banali come improvvisatore, compositore e bandleader.

Gianluca Petrella è considerato uno dei miglior trombonisti jazz del mondo e tra i più importanti musicisti jazz italiani di tutti i tempi.
Nella lista delle collaborazioni con musicisti internazionali figurano: Steve Bernstein, Bobby Previte, Pat Metheny, Tomasz Stanko, Greg Osby, Carla Bley. Tra gli italiani Paolo Fresu, Roberto Gatto, Antonello Salis, Gianluigi Trovesi, Francesco Bearzatti, Danilo Rea e tanti altri.

Francesco Diodati appartiene alla nutrita schiera di giovani musicisti jazz in rapida ascesa nazionale, e non solo. La chiarezza d’idee e la volontà di condividere la propria poetica con musicisti della stessa generazione sono i suoi tratti salienti. Il contributo di Diodati s’iscrive nella linea del jazz contemporaneo, in cui il senso della storia convive con l’apertura a un vasto universo sonoro. L’uso sapiente degli effetti elettronici che s’innesta sulla padronanza tecnico musicale della chitarra elettrica e acustica, riflette una concezione dello spazio sonoro che dilata i confini fisici delle sei corde.

Gabriele Evangelista, ritenuto uno dei contrabbassisti italiani più creativi ed eclettici, è l’ultimo dei talenti valorizzati da Rava. Scoperto ai seminari jazz di Siena, sta bruciando le tappe a velocità supersonica ed è richiestissimo per le sue straordinarie doti (precisione unita ad una sfrenata creatività ed ad un grande interplay ) da molti musicisti italiani.

Enrico Morello è un batterista dal drumming raffinato, che può contare su una preparazione accademica e una serie di esperienze internazionali rare per tanti suoi coetanei e che coltiva lo studio del suo strumento con passione e professionalità. È un musicista curioso e rispettoso della tradizione, con uno swing stupefacente e grande sensibilità nella scelta delle dinamiche, che guarda al futuro, costantemente impegnato in una personale ricerca che parte dal jazz ma esplora tutto l’universo musicale.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)