La cultura celtica con l’arpa di Irene De Bartolo

Saranno le ancestrali melodie dell’arpa celtica a tenere compagnia ai cittadini ferraresi che vorranno approfittare dell’opportunità di assistere, martedì 24 agosto 2021 alle 21 nel cortile di Palazzo Paradiso (via Scienze 17, Ferrara), al concerto di Irene De Bartolo. Un nuovo appuntamento musicale dal titolo “Niamh – a taste of Celtic Harpcon ingresso alle 20.30 e inizio spettacolo alle 21. La partecipazione al concerto, con posto a sedere riservato per ciascun spettatore, è gratuita, ma richiede il green pass ed è contingentata a un massimo di 70 persone. La  prenotazione obbligatoria si può effettuare (fino a un massimo di 4 posti per persona) telefonando allo 0532 418212 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 o inviando una mail a f.natali@edu.comune.fe.it.
L’arpa celtica è tra gli strumenti antichi uno tra i più completi, perché permette di eseguire insieme sia la melodia che l’accompagnamento e Irene De Bartolo è considerata una delle sue interpreti più versatili e coinvolgenti. L’arpista ferrarese, dopo un Diploma vecchio ordinamento in Arpa Classica e una Laurea in Musica da Camera, è stata la prima Italiana laureata in “Arpa celtica” (titolo ottenuto nel febbraio 2021). Lo spettacolo sarà l’occasione perfetta per ascoltare il suo nuovo album di musica celtica, che raccoglie alcuni dei brani più significativi e virtuosistici di questo particolare percorso di studi. ‘NIAMH – a taste of Celtic Harp’ è il titolo del suo ultimo lavoro. Niamh è un nome della mitologia irlandese e celtica, il nome della figlia del Dio Mare, ed è anche un nome proprio di persona femminile irlandese che significa “brillantezza”, “lucentezza”. Durante la serata il pubblico sarà accompagnato in un piccolo viaggio attraverso la cultura celtica e la sua musica.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

La memoria delle rocce. Percorsi di arte rupestre in Valtellina

L’arte rupestre in Valtellina costituisce un patrimonio culturale di inestimabile valore. Dalla media Valle fino a Bormio sono molte le testimonianze archeologiche che permettono di ricostruire la diffusione di questo fenomeno e di comprendere i rapporti con altri territori nel corso del tempo: le statue stele, scoperte in particolare nel comprensorio di Teglio e che costituiscono l’aspetto valtellinese di un fenomeno che si diffuse in tutto l’arco alpino nel corso dell’età del Rame; la Rupe Magna di Grosio, che con più di 5.000 raffigurazioni rappresenta il gruppo di incisioni più consistente della Valle e uno dei più importanti d’Europa; grandi superfici istoriate come quelle di Castione Andevenno, di Sondrio e di Tresivio; ultima scoperta in ordine di tempo, la stele di Migiondo (Sondalo) con un allestimento di prossima inaugurazione.

La fortuna delle rocce e dei massi incisi non è confinata nella protostoria, ma si espande nei secoli successivi, nell’età del Ferro e durante la romanizzazione (le stele di Tresivio e di Montagna in Valtellina), fino all’età storica con i marchi dei cavatori e le croci.

“La memoria delle rocce” nasce dalla volontà di far emergere il potenziale culturale dell’arte rupestre valtellinese costituendo un calendario comune di eventi e iniziative organizzate nei diversi musei e siti archeologici della Valle.

La rassegna ha preso avvio in concomitanza con le Giornate Europee dell’Archeologia (18-20 giugno) con le prime iniziative a Castione Andevenno, Sondrio e Teglio per concludersi in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (25 e 26 settembre). Prevede numerosi appuntamenti a Grosio, Grosotto, Tresivio e Sondalo. Si tratta di eventi di vario genere: conferenze, presentazioni, laboratori e visite guidate nei musei, nei siti archeologici e nel territorio.

Questa prima edizione de “La memoria delle rocce” vuole essere solo il primo passo di un progetto condiviso che intende promuovere nei prossimi anni l’arte rupestre della Valtellina, nella convinzione che la messa in rete dell’eccezionalità del patrimonio culturale del territorio possa essere un importante volano per una rinnovata ripresa culturale, sociale ed economica.

S.E.

“Le pietre ci parlano ancora”: a Ferrara

“Le pietre ci parlano ancora” è il volume digitale realizzato per ComunEbook, promosso dal Comune di Ferrara e dal Liceo scientifico A.Roiti. “La documentazione raccolta nel volume – ha spiegato il responsabile Ufficio Ricerche Storiche Francesco Scafuri – riguarda lapidi ed epigrafi che si trovano nel centro storico, suddiviso in due zone (quella medievale, a sud fino al confine con l’asse Giovecca-Cavour, e quella rinascimentale) oltre a una ripartizione dell’immediata periferia soprattutto nella zona a sud della città. La lettura può diventare occasione per cittadini e turisti dotati di smartphone di seguire percorsi alternativi e un po’ fuori dagli schemi, a piedi o in bicicletta, osservando le lapidi e i monumenti di pregio nell’atmosfera magica di strade e piazze”. “Sulla base di questo lavoro di documentazione – dice l’assessore a Lavori Pubblici, Piano Strategico e RecoveryFund Andrea Maggi – è mia intenzione dare il via a una serie di interventi per restaurare le epigrafi, delle quali nel volume è indicato anche lo stato di conservazione e il livello leggibilità. Queste iscrizioni, fatte su marmo o su pietra, sono motivo di conoscenza di fatti storici e personaggi rilevanti per la città ma anche per tanti turisti, che attraverso questa forma di scrittura permangono e continuano a trasmettere informazioni storiche e culturali nel presente e nel futuro”. Il docente del Liceo scientifico Roiti, Mario Sileo, ha infine sottolineato come la cura di questo volume abbia offerto ai suoi allievi “un’importante occasione per realizzare a scuola i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (ex Alternanza scuola-lavoro), lavorando su qualcosa di monumentale, lapideo e materiale, che è molto importante per i ragazzi abituati a usare quasi esclusivamente srmartphone e computer, rivelando loro una realtà fisica sulla quale non si erano mai soffermati.  Gli studenti, inoltre, traducendo in un programma informatico il lavoro fatto dagli autori, hanno inoltre potuto mettere insieme la cultura scientifica con quella umanistica, cogliendo quindi il collegamento importante tra queste discipline”.
All’incontro con i giornalisti erano presenti inoltre le coautrici Marcella Moggi e Mihaela Zamurca con Cristina Fiorentini dei Sistemi Informativi.

Per la prima volta il Comune di Ferrara pubblica un censimento aggiornato relativo alle epigrafi della città, con particolare riferimento a quelle lapidi che si trovano sui prospetti di case e palazzi. Si tratta di un volume digitale dal titolo “Le pietre ci parlano ancora. Alla scoperta di Ferrara e dei suoi personaggi tra epigrafi e iscrizioni”, leggibile con pc, tablet o smartphone, scaricabile da http://www.comunebookferrara.it, fortemente voluto dagli assessori Andrea Maggi e Marco Gulinelli, che ne hanno curato la prefazione e l’introduzione. Gli autori sono Francesco Scafuri e Marcella Moggi dell’ufficio comunale Ricerche Storiche presso il Servizio Beni Monumentali, congiuntamente a Mihaela Zamurca, laureanda dell’Università degli Studi di Ferrara, la quale, grazie ad un tirocinio curriculare ha potuto collaborare con l’ufficio comunale, che ha coordinato le attività di ricerca e realizzato la pubblicazione. Particolarmente efficace la produzione digitale di questo nuovo e-book, curata dal prof. Mario Sileo, docente del Liceo Scientifico ‘A. Roiti’ di Ferrara, assieme ai suoi studenti, nell’ambito del progetto editoriale nato dalla partnership fra l’Amministrazione e l’istituto scolastico, che negli ultimi anni ha diffuso altre interessantissime opere su argomenti ferraresi. Nel “libro elettronico”, attraverso la puntuale trascrizione delle epigrafi, accompagnata da una ricca documentazione fotografica, si possono cogliere tantissime notizie interessanti su fatti e personaggi legati a Ferrara, offrendo la possibilità ai lettori di conoscere l’esatta collocazione delle lapidi nel centro storico e il loro contenuto grazie a schede digitali efficaci e di facile lettura. L’opera rappresenta, altresì, un’ulteriore occasione per cittadini e turisti dotati di smartphone che vogliano vivere la città seguendo percorsi alternativi e un po’ fuori dagli schemi, a piedi o in bicicletta, osservando le lapidi e i monumenti di pregio nell’atmosfera magica di strade e piazze.
Naturalmente questo e-book offre la possibilità di seguire molteplici percorsi di ricerca, digitando ad esempio il nome di un personaggio, la denominazione di un edificio, un fatto, un evento, piuttosto che una data. Lo studio, poi, si è spinto anche sul versante patrimoniale, indicando sia le proprietà degli edifici, sia gli enti o le associazioni che hanno apposto materialmente le lapidi. La rilevazione di ciascun manufatto, effettuata da settembre a novembre 2020, ha consentito di riportare altresì alcuni dati essenziali in ciascuna scheda, come quelli riguardanti lo stato di conservazione delle lapidi o il grado di leggibilità delle epigrafi. Le targhe lapidee che si trovano sui prospetti di chiese, conventi, ed ex edifici di culto non sono state analizzate in questo studio, se non quelle che ad avviso degli autori sono significative per la città o soltanto curiose. Pertanto, l’e-book è stato pensato come uno strumento che può essere facilmente aggiornato e implementato, non solo dal Comune di Ferrara ma anche da altri enti, istituzioni e associazioni cui competono la manutenzione e il restauro delle lapidi. Un altro elemento di novità rispetto alla bibliografia sull’argomento, pur puntuale e interessante, è rappresentato dalla trascrizione di diverse iscrizioni latine, alcune delle quali tradotte in italiano allo scopo di offrire al lettore nuove occasioni di approfondimento.

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

“Thanks to” alla GAM

La ricostruzione del Ponte della Vittoria vista con gli occhi del pittore veronese Albano Vitturi. L’opera, datata 1925, è l’ultima tra quelle donate al Comune ed è stata scelta per inaugurare il nuovo spazio appositamente dedicato alle donazioni, allestito all’interno della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, dal titolo ‘Thanks to’. Un progetto espositivo voluto dalla direzione Musei civici, per evidenziare il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Uno spazio speciale, arricchito anche dal quadro di Vitturi ‘Progetto per il Ponte della Vittoria, 1925’, donato quest’anno ai Musei civici dalla collezionista Cristina Fraccaroli Tantini. L’opera fu realizzata dall’artista in occasione del concorso nazionale bandito negli anni ’20 dal Comune di Verona per la costruzione di un ponte monumentale, che doveva esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra. Al concorso parteciparono 40 progetti e si aggiudicò il primo premio la proposta presentata dall’architetto Ettore Fagiuoli e dall’ingegnere Ferruccio Cipriani.

“Un nuovo ed importante esempio di come il sistema Verona, fortemente sostenuto da questa Amministrazione – sottolinea il sindaco – sia stato compreso e apprezzato dai cittadini veronesi, che ogni giorno, con una crescente partecipazione civica, si impegnano a collaborare con il Comune in favore della città. Questa donazione rappresenta la volontà di condividere con un’intera comunità un bene privato prezioso, per arricchire la cultura cittadina e per ampliare le risorse artistiche disponibili ai Musei civici veronesi.
Un gesto di generosità importante, che accogliamo con entusiasmo, ringraziando la collezionista Fraccaroli Tantini per aver voluto omaggiare la città con questo speciale dipinto”.

“La donazione di Fraccaroli Tantini – precisa l’assessore Briani – è stata appositamente scelta per inaugurare il nuovo spazio espositivo delle donazioni allestito alla Gam. Un progetto dei Musei civici, per mettere in risalto il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Ringraziamo sentitamente la collezionista per la sensibilità e l’attenzione dimostrata. L’opera di Vitturi fu realizzata per concorrere ad un bando nazionale promosso dal Comune di Verona per la costruzione di quello che oggi conosciamo come il Ponte della Vittoria, realizzato proprio per esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra”.

“Il progetto di Vitturi puntò su una scenografia esuberante, una sorta di fantasia ‘gotico-futurista’ – spiega la direttrice Rossi – dove tra le forme acute della slanciata architettura appare una sfilata di cavalieri armati, che rievocano il glorioso medioevo veronese delle conquiste degli Scaligeri. Animata da sensibilità civica e da una profonda passione per la cultura artistica del Novecento veronese, la donatrice Tantini ha inteso, con questo gesto, partecipare attivamente ai progetti sviluppati dalla direzione della GAM, che pongono al centro anche questi importanti contributi artistici offerti ai Musei civici dalle collezioni private”.

“Vitturi ha raffigurato la Verona del futuro, la città che non c’è, nel doppio senso della città che sarà ma anche di quella che potrà non esserci” dichiara Cristina Fraccaroli Tantini, che ha donato l’opera affinché sia valorizzata nella Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, nel filone dell’iconografia visionaria della città di Verona e in particolare in rapporto alle opere di Ettore Beraldini e Baldassare Longoni.

Albano Vitturi (1888-1968). La produzione del pittore veronese, contemporaneo di Trentini, Zamboni, e molti altri protagonisti del primo Novecento locale, costituisce un corpus assestante dal punto di vista formale e culturale. Il suo stile non viene mai interessato appieno dalla lezione divisionista, né dal Simbolismo, o dal cosiddetto “realismo magico”, ma si condensa nella ricerca di una pacata tangibilità delle figure, in impianti luminosi a tutto campo. Vitturi è influenzato dalla pittura di Cézanne che ha modo di ammirare nella Biennale veneziana del 1920. Il pittore veronese intende trasporre sulle proprie tele una posata tranquillità plastica, una sicurezza d’impianto che mutua dal linguaggio cézanniano. L’artista non cerca la rottura con la tradizione, ma al contrario tenta di inserirsi nell’alveo della ricerca figurativa con un linguaggio organico e unitario, le cui tipologie derivano da un interessante intreccio tra brividi modernisti e nuovi ritmi plastici. Dai dipinti degli episodi di guerra in Albania ai primi ritratti, dalla solarità delle spiagge adriatiche alla visione senza confine del contesto urbano e dei paesaggi collinosi attorno a Verona, si può cogliere tutta l’attenzione dell’artista alla coeva pittura francese, ma anche, da artista legato alle vicende del proprio territorio, agli echi secessionisti di Monaco e Vienna, sino alla sensibilità coloristica della Scuola Romana. La sua poetica si condensa in una pittura libera, senza forzature, intenta a riflettere sulla costruzione dell’opera per piani e blocchi in una visione oggettiva solida e sintetica.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Un festival NON da tre soldi

È “Un festival NON da tre soldi” quello dell’Associazione InCanto, che si svolge dal 17 agosto al 4 settembre 2021 con un fitto calendario di concerti nei più bei chiostri di Amelia, Collescipoli e San Gemini, in provincia di Terni.

Momento culminante del festival è la prima esecuzione in Italia della pantomima per bambini Zaubernacht (Notte magica) di Kurt Weill, primo lavoro teatrale di questo famosissimo autore del Novecento, noto soprattutto per la collaborazione con Bertolt Brecht, insieme a cui scrisse, tra l’altro, un capolavoro come L’opera da tre soldi. Poi – andato in esilio in America durante il nazismo – Weill si “americanizzò” e scrisse anche commedie musicali, songs e musiche per i film di Hollywood. Zaubernacht sarà diretta da Fabio Maestri con il soprano Patrizia Polla e l’Ensemble In Canto. Nell’esecuzione, che sarà in forma di concerto, verranno interpolate delle filastrocche originali scritte per questa occasione dalla scrittrice Sandra Petrignani (il 31 agosto alle 22.15 al Chiostro di San Francesco a San Gemini).

Sempre il 31 agosto, un’ora prima di Zaubernacht, si potranno ascoltare altre musiche di Weill, tratte da L’opera da tra soldi e da Happy End e riunite sotto il titolo “Quanti denti ha il pescecane? Storie di mendicanti, pirati e cannoni”: sarà il debutto di Lucilla Galeazzi in questo repertorio, con Silvia Paparelli al pianoforte.

Intorno a Weill, molto amato dal pubblico di ieri e di oggi, ruotano anche altri concerti del festival: sarà possibile ascoltare le sue pagine più note (in particolare quelle da L’opera da tre soldi) ma anche altre di più rara esecuzione. Non mancheranno occasioni per l’ascolto di repertori diversi, da quello vocale operistico e da salotto alla musica strumentale del Sei e Settecento, passando per Paganini, Morricone e la canzone d’autore. Dunque un programma molto vario, che vuole raggiungere ogni tipo di pubblico.

Ad inaugurare il festival, il 17 agosto alle 21.15 ad Amelia nel Chiostro di Sant’Agostino, è un concerto-conferenza dedicato alla musica – oggi di raro ascolto – di Amintore Galli, compositore molto noto alla fine dell’Ottocento, che iniziò la sua carriera proprio in Umbria. Sarà accostato ai suoi contemporanei Mascagni e Giordano. Partecipano al concerto tre cantanti di primissimo piano, quali il soprano Bruna Tredicine, il tenore Danilo Formaggia e il baritono Massimo Simeoli, con Catia Capua al pianoforte e con un’introduzione del musicologo Paolo Patrizi.

Il 18 alle 21.15 a Collescipoli è la volta dell’Insolito Duo formato dal trombone di Eugenio Renzetti e dalla chitarra di Luca Berardi, che suoneranno adattamenti di canzoni di Dalla, Tenco, Endrigo, Paoli, Pino Daniele e di altri protagonisti della canzone italiana del ventesimo secolo.

Il 20 agosto alle 21.15 a Collescipoli e il 24 (sempre alle 21.15) ad Amelia i cinque clarinetti del Solitaire Ensemble presentano un variegato programma, che spazia da Rossini a Brahms, da Verdi a Weill, da Bizet a Fancelli.

Pincini, Buttà

Il 27 alle 21.15 si torna a Collescipoli per ascoltare Kleine Dreigroschenmusik, versione ridotta dell’Opera da tre soldi di Brecht e Weill, eseguita dalla formazione giovanile Filarmonica Sabina Foronovana diretta da Lorenzo Rosati con la partecipazione del soprano Lucia Filaci. Questo concerto viene replicato il 29 a San Gemini. Ancora a Colescipoli il 29 alle 18.30 il giovane pianista emergente William Belpassi si cimenta con un impegnativo programma, iniziando con Weill per tornare indietro nel tempo a Brahms e Beethoven.

Gli ultimi concerti si svolgono tutti a San Gemini. Dopo  Zaubenacht di Weill (31 agosto) il chiostro di San Francesco accoglie l’1 settembre alle 21.15 un duo di strumenti che sembrerebbero difficilmente conciliabili, formato da AndreaCorsi (1° fagotto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai) e Gabriele Catalucci (clavicembalo), che eseguono musiche del barocco italiano (Bertoli), francese (Corrette) e tedesco (Bach).

Ancora a San Gemini il 2 settembre alle 21.15 suonano il violoncellista Luca Pincini e la pianista Gilda Buttà, due dei musicisti prediletti da Ennio Morricone, con il quale hanno collaborato innumerevoli volte per circa tre decenni, sia in sala di registrazione che in concerti dal vivo in Europa, America ed Asia. Suonano naturalmente musiche di Morricone, ma anche di due musicisti a lui vicini, quali Piazzolla e a Bacalov, e di due grandi della scuola francese, Fauré e Debussy.  Il 3 settembre alle 21.15 un altro prestigioso duo formato dal soprano Lorna Windsor e dal pianista Antonio Ballista presenta il Weill del periodo americano ed altri autori di quello stesso contesto, quali Gershwin, Berlin e Porter. Il festival si conclude a San Gemini il 4 alle 21.15 con uno dei migliori violinisti italiani, Vincenzo Bolognese (1° violino di spalla dell’Opera di Roma), che affronta i ventiquattro Capricci di Paganini, vertice del virtuosismo violinistico di ogni tempo.

Bolognese

Tutti i concerti si svolgeranno nel territorio ternano, in particolare nei centri di Amelia, San Gemini e Collescipoli. Sono stati scelti quattro chiostri di particolare valore artistico e fascino (i Chiostri di Sant’Agostino e San Francesco ad Amelia, quello di San Francesco a San Gemini e quello di Santa Cecilia a Collescipoli), luoghi di grande attrattiva turistica e perfettamente funzionali alla programmazione estiva dei repertori scelti.

Per tutti questi concerti i biglietti avranno il costo simbolico di 3 euro.

Dopo “Un festival NON da tre soldi”, la programmazione di OperaInCanto tornerà, come di consueto, in autunno: il 9 ottobre si terrà la prima esecuzione assoluta dell’opera Le ossa di Cartesio, lavoro commissionato dall’Associazione In Canto e nato dalla collaborazione tra Mauro Cardi, uno dei compositori di maggior spicco oggi in Italia, e Guido Barbieri, critico, musicologo e voce storica di Rai Radio3.

Il festival è reso possibile dal contributo di Mibac Ministero per i Beni e le Attività culturali, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Regione dell’Umbria.

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Ferragosto Swing

A Forte Gisella di Verona, sabato 14 agosto, via Mantovana 117, va in scena la Jazzset Orchestra con lo spettacolo musicale ‘Ferragosto Swing’. L’evento, con inizio alle ore 21, è ad ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. L’appuntamento è organizzato della Quarta circoscrizione in collaborazione con la Jazzset Orchestra.

Durante la serata la Jazzset Orchestra, formazione veronese composta da 18 orchestrali e due voci soliste, attiva da più di trent’anni in ambito nazionale ed estero, intratterrà il pubblico con l’esecuzione di pezzi strumentali e cantati di musica swing. Un repertorio tratto dai migliori testi delle più grandi big band americane del genere, fra le quali, le leggendarie figure di Duke Ellington, Count Basie, Glenn Miller, Frank Sinatra, Ella Fitzgerald. Dirige l’orchestra Marco Ledri. Voci soliste Rossana D’Auria e Stefano Fusco.

Per informazioni è possibile contattare Giuseppe Tattoli – presidente Associazione Jazzset Orchestra, al numero 349 5113198 o via mail a: info@jazzset.it.

Al concerto è abbinata una raccolta fondi a scopo benefico in favore della San Vincenzo De Paoli della parrocchia di Santa Lucia Extra. In caso di maltempo la serata sarà recuperata il 28 agosto, allo stesso orario.

Roberto Bolis

Un fiume di musica 2021 sulla darsena di Ferrara

La musica risuona nelle sere d’estate in riva alla darsena di Ferrara fino al 9 settembre 2021; la banchina sul Volano, di fronte a Palazzo Savonuzzi (via Darsena, 57) è teatro alla sesta edizione di ‘Un Fiume di Musica’ rassegna di concerti dal vivo organizzata dall’Associazione Musicisti di Ferrara – Scuola di Musica Moderna, con il sostegno dell’Amministrazione comunale.

Filo rosso del progetto sono gli appuntamenti settimanali del giovedì sera in darsena, dove si potrà ascoltare la musica suonata dal vivo dagli insegnanti della Scuola di Musica Moderna. Diversi repertori e differenti sonorità si avvicenderanno una settimana dopo l’altra, sempre affiancati da un coordinamento attento nel rispetto delle vigenti normative anti Covid-19. Si potrà accedere dalle ore 20 per accomodarsi al tavolo (prenotato precedentemente) e attendere l’inizio del concerto alle 21. L’ingresso è gratuito, ma è obbligatoria la prenotazione dei tavoli sull’App EVENTBRITE, per informazioni scrivere a unfiumedimusica@gmail.com

Nella cornice di Un Fiume di Musica la redazione Wah Wah Magazine organizzerà l’11 agosto la rassegna musicale di musica d’autore indipendente, Wah Wah Music Fest. Il 31 agosto l’appuntamento è con la terza edizione di Gypsy Guitar, una giornata dedicata all’operato del liutaio centese Mario Maccaferri, inventore e ideatore della chitarra che ha dato voce e suono al grande chitarrista Manouche Django Reinhardt, maestro della musica swing. UFDM l’8 settembre ospiterà la seconda edizione di Regalaci Un Sorriso, una serata di musica, danza e comicità, organizzata dall’Associazione Jazz Studio Dance a sostegno dell’Associazione Domiciliare Oncologica ADO.

Dopo un lungo periodo di abbandono, grazie al Consorzio Wunderkammer, gli ex magazzini fluviali di Ferrara rappresentano oggi un importante presidio culturale in un pezzo di città in trasformazione. In particolare dal 2015, con il progetto Smart Dock, la “camera delle meraviglie” si è al quartiere Darsena e Giardino, caratterizzati da un mix etnico e sociale e in difficoltà nella costruzione collettiva di una nuova identità. Anno dopo anno quella che era una banchina abbandonata è diventata una piazza urbana, un parco dove far giocare i propri figli trascorrere una serata in compagnia di amici e buona musica.

Alessandro Zangara

Marco Masini e 30 anni di carriera in Arena

Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta, Umberto Tozzi, Nek, Francesco Renga, Luca Carboni, Fabrizio Moro, Annalisa, Bianca Atzei, Giusy Ferreri, Rita Bellanza, Arisa e tanti altri ospiti. Tutti per festeggiare il 30 settembre i 30 anni di carriera di Marco Masini, con un concerto-evento in Arena. Il concerto sarà il recupero di quello programmato il 20 settembre 2020, e andrà a ripercorrere tutta la carriera del cantante fiorentino, autore di canzoni indimenticabili del panorama della musica italiana e che sono state, e continuano a essere, colonna sonora di più generazioni. La presentazione dell’evento è stata fatta dal sindaco Federico Sboarina, dall’amministratore delegato di Arena di Verona srl Gianmarco Mazzi e dallo stesso Masini. “Il palcoscenico areniano è oramai un simbolo internazionale e per questo siamo orgogliosi di ospitare concerti evento come questo – afferma il sindaco Sboarina -. Il salto di qualità nella nostra programmazione è oramai avvenuto e ben si inseriscono le celebrazioni delle grandi carriere di grandi artisti che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo. Si conferma, ancora una volta, l’importanza del nostro anfiteatro. Dico sempre che abbiamo un grosso contenitore monumentale all’interno del quale devono andare solo grandissimi contenuti. Sono dunque contento perché sarà una bellissima serata di grande musica, con la partecipazione di importanti interpreti oltre che amici di Masini. Tornare finalmente ai concerti dal vivo significa godere dello spettacolo, della musica e poter assistere alla magia che si sprigiona solo dal palcoscenico”.

“Siamo qui per presentare una grande festa – spiega Mazzi – che abbia nell’Arena di Verona il suo teatro naturale. Masini è un pezzo importante della musica italiana, ma anche un compositore, un autore, music maker, già famoso nel mondo musicale prima ancora di esserlo presso il grande pubblico. È stato anche un collaboratore di Giancarlo Bigazzi, artefice di successi indimenticabili. Avremmo dovuto festeggiare lo scorso anno, siamo a 30 più 1, ma questa è veramente una grande occasione per ascoltare, anche grazie alla presenza di ospiti importanti, canzoni tra le più significative della musica italiana”.

“Ringrazio il sindaco e l’intera Verona per la possibilità di festeggiare questo traguardo – afferma Masini -. Non sono stato in grado di farlo l’anno scorso, e quella è stata una rinuncia difficile, che è piombata nella tristezza e nello sgomento generale di quel momento. Poter fare questo piccolo step ci permette di festeggiare, seppur con una platea diversa e seguendo certe norme di sicurezza, ma è comunque un abbraccio che vale molto di più rispetto ad un abbraccio virtuale a distanza. Ringrazio anche Gianmarco Mazzi perché mi ha seguito sempre, ascoltandomi e dandomi pareri anche nei momenti difficili. Nella musica, soprattutto con l’arrivo dei social e altre situazioni, purtroppo non danno tanta rilevanza alla meritocrazia, mentre altre canzoni vanno valutate diversamente, come ha fatto con me Gianmarco. Il 30 settembre sarò a Verona con tanti colleghi che sono però soprattutto grandi amici, con i quali ho realizzato un progetto discografico, che mi sono gustato in fase di realizzazione. E quest’anno avremo la possibilità di liberare su un palco importante, cosa che aspettavo da trent’anni. Anche se un anno dopo, ho la stessa sensazione, emozione e felicità, che sono ancora più grandi visto che lo posso fare con tanti colleghi e amici. Sarà una grande sorpresa, soprattutto l’inizio del concerto, che non svelo, ma che sarà d’impatto e spiazzerà tutti per la sua particolarità, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe da un mio concerto”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

I fossili di Bolca candidati UNESCO

Dalla città di Verona a Bolca, attraverso un itinerario fotografico suggestivo, realizzato per valorizzare fascino, importanza ed unicità dei fossili della Val d’Alpone e della Valle del Chiampo, in corsa per la candidatura Unesco. È questo l’obiettivo della pubblicazione ‘I luoghi dell’Eocene marino. Val d’Alpone e Alta Valle del Chiampo’, realizzata dall’associazione temporanea di scopo ‘Val d’Alpone – faune, fiore e rocce del Cenozoico’, per supportare il dossier di candidatura ed accresce la comprensione di questo particolare territorio, sede dello straordinario patrimonio fossile conosciuto ed ammirato in tutto il mondo. Nel 2017, in virtù di tale obiettivo, si è costituita l’associazione temporanea, che si è occupata della stesura del dossier e della realizzazione, con il contributo della Regione Veneto, del report fotografico raccolto nella pubblicazione. All’associazione, rappresentativa di tutto il territorio interessato dai giacimenti di Bolca, aderiscono anche altre realtà ed enti che abbracciano il progetto, tra cui il Comune di Verona. Tappa cruciale del percorso di riconoscimento e momento conclusivo di un iter lungo e complesso, l’invio al Ministero dell’Ambiente, a fine febbraio 2021, del dossier di candidatura.

Il volume descrive con immagini e parole le terre al confine tra il veronese e il vicentino, che conservano preziosi reperti fossili. Lo fa partendo da Verona, città già riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2000, per arrivare a Bolca, luogo simbolo della paleontologia mondiale. Due sono i percorsi scelti per arrivare in questi luoghi; il primo attraversa la via Postumia, l’antica via consolare romana che fiancheggia l’abbazia benedettina/olivetana di Villanova di San Bonifacio, il secondo passa per gli alti pascoli della Lessinia, un altipiano iscritto nel Registro Nazionale dei paesaggi storici. Seguendo i due itinerari si giunge in un territorio meraviglioso e misterioso, che rimane legato ai valori della terra nel rispetto della natura.

“I più importanti reperti fossili della Val d’Alpone – dichiara l’assessore ai rapporti con l’UNESCO Toffali – si trovano al Museo di Storia Naturale. Più di 9 mila quelli provenienti dai giacimenti di Bolca, un altro migliaio dal monte Costale e dagli altri siti della vallata. Un patrimonio unico e straordinario, che fa del Museo e della città di Verona un punto di riferimento per tutta la comunità scientifica mondiale. Un valore bene documentato anche nella pubblicazione, che rappresenta uno dei tanti lavori di ricerca realizzati per la candidatura. Un viaggio fotografico affascinante, che mostra tutta la bellezza ed importanza di un territorio dal grandissimo valore scientifico, storico e paesaggistico”.

“Un progetto fotografico realizzato per supportare il dossier di candidatura presentato lo scorso febbraio – spiega il presidente dell’associazione Bochese –, per far meglio conoscere la bellezza e le particolarità di questi luoghi, riserva straordinaria di un patrimonio paleontologico unico al mondo. Un tesoro di inestimabile valore che abbiamo la responsabilità di salvaguardare e valorizzare per trasmetterlo integro alle generazioni future. Il libro è solo l’ultima fatica di un percorso lungo cinque anni, durante i quali l’associazione ha lavorato per sensibilizzare e responsabilizzare l’intero territorio, in modo che prendesse consapevolezza dell’inestimabile valore paleontologico che possiede”.

Roberto Bolis

Dante. Gli occhi e la mente. Un’Epopea POP

Al MAR di Ravenna una mostra racconta l’epopea popolare di Dante Alighieri e del suo poema. Una narrazione di parole, suoni e immagini, dal cinema alle canzoni, dalla pubblicità ai fumetti, dal writing alla miriade di oggetti che ne riproducono la celebre icona, fino alle visioni dell’arte contemporanea con nomi della scena internazionale. Un’Epopea POP, dal 25 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 al MAR di Ravenna, è curata da Giuseppe Antonelli, docente di linguistica italiana all’Università di Pavia, nota firma del Corriere della sera, conduttore e ospite di trasmissioni radiofoniche e televisive, prima ispiratore, col suo Il museo della lingua italiana pubblicato nel 2018 da Mondadori, e ora coordinatore del progetto MULTI. Museo multimediale della lingua italiana, finanziato dal MIUR.

Intersecato alla mostra un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno, responsabile del coordinamento culturale e conservatrice del MAR.

Dopo Inclusa est flamma e Le Arti al tempo dell’esilio, Un’Epopea POP conclude il ciclo espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, promosso dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, organizzato dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e realizzato con il prezioso sostegno e patrocinio della Regione Emilia-Romagna, Dante 2021, del Comitato Nazionale per la Celebrazione dei 700 anni – Ministero della Cultura, con il fondamentale contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Camera di Commercio di Ravenna e con il patrocinio della Società Dantesca Italiana.

La fortuna popolare di Dante comincia già nel Trecento e arriva fino a quell’universo culturale che chiamiamo genericamente «pop». I suoi versi più celebri, entrati nel linguaggio comune degli italiani, sono stati riprodotti in tutto il mondo negli almanacchi e nei calendari, nei poster e nelle magliette; li vediamo scritti nei muri; li riconosciamo nelle pubblicità e nelle canzoni.

L’immagine del poeta è divenuta un’icona internazionale, dai monumenti nelle piazze, alla miriade di oggetti che la riproducono. Le storie e i personaggi del poema, soprattutto le atmosfere infernali, hanno generato le più svariate manifestazioni creative.

La Commedia, tradotta in un centinaio di lingue, si è diffusa attraverso migliaia di edizioni popolari illustrate, commenti e riassunti, riduzioni cinematografiche e parodie televisive, album di figurine, giochi da tavolo, storie a fumetti e cartoni animati.

C’è il Dante simbolo dell’identità culturale italiana ed europea, la cui effigie passa dalle lire agli euro. C’è l’immagine di Dante usata – già da tempo – come marchio commerciale e in chiave pubblicitaria come la celebre affiche di Olivetti, scelta come immagine della mostra. C’è il Dante personaggio che ritorna nelle trame di libri, film, giochi e videogiochi, fino alla “fortuna mnemonica” dei versi della Commedia, ripercorsa attraverso alcuni episodi chiave che vanno dal Trecento ad oggi.  

La mostra si articola in diverse sezioni, individuate da Giuseppe Antonelli e dai suoi collaboratori, Giovanni Battista Boccardo e Federico Milone (assegnisti di ricerca presso l’Università di Pavia): La memoria di Dante, Dante e l’immagine, Dante e la pubblicità, La divina parodia, Dante personaggio, Dante e Beatrice, con più di un centinaio di opere e oggetti tra i più disparati. Numerosissimi i contributi audio e video, anche interattivi. Una mostra dal carattere multimediale, in larga parte accompagnata dalla voce dei grandi interpreti che si sono cimentati nella lectura Dantis.

Intrecciato all’intero progetto espositivo, si snoda un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno. Una voce fuori campo che vedrà il dialogo fra le opere di artisti internazionali scelte per reinterpretare idealmente alcuni temi danteschi che faranno da guida al pubblico. 

Per ogni tema scelto- le anime, le figure femminili, il sogno, il viaggio e la luce – sono stati individuati uno o più artisti e, ad aprire il percorso, con il tema delle anime, si troverà nel chiostro cinquecentesco del MAR una grande architettura di Edoardo Tresoldi che rileggerà idealmente il Nobile Castello o Castello degli Spiriti Magni, luogo emblematico che Dante cita nel quarto canto dell’Inferno.

All’interno della sezione dedicata alle figure femminili saranno Letizia Battaglia, Tomaso Binga, Irma Blank, Rä di Martino, Maria Adele Del Vecchio, Giosetta Fioroni, Elisa Montessori e Kiki Smith a reinterpretare, attraverso le loro opere, le donne di Dante.

Il percorso espositivo proseguirà con il tema del sogno e a rappresentarlo non potevano mancare le 34 tavole dell’Inferno di Robert Rauschenberg, artista fra i principali esponenti della pop art americana, e a raccontare il viaggio saranno, invece, le opere del padre della Land Art, Richard Long.

La mostra si chiuderà con un’opera delle collezioni del MAR, Stella-acidi di Gilberto Zorio, come rimando al tema della luce e alle stelle, tanto care a Dante e alle quali lascia il compito di concludere ogni cantica e tutta la Commedia.

“Questa mostra, come l’intero complesso delle celebrazioni dantesche a Ravenna – commenta il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale – incarna perfettamente il fatto che Dante sia di tutti e per tutti, ‘pop’ nel senso che appartiene all’intera comunità, ravennate, nazionale e internazionale. È stato sempre così, fin da quando era in vita. E il passare degli anni non fa che accrescere la popolarità di Dante, perché con le nuove tecnologie aumentano esponenzialmente le modalità di fruizione e approccio a tutto quanto è legato alla sua figura e al suo lascito. Nelle forme più diverse, Dante è nella nostra vita ogni giorno. E che tali forme assumano i contorni più disparati è solo un motivo di arricchimento; perché è talmente grande la potenza del suo messaggio che nessuna reinterpretazione, nemmeno quella più leggera o irriverente, può neanche lontanamente scalfirla, ma solo amplificarla. Ecco perché non poteva mancare, nell’ambito delle celebrazioni, un evento espositivo dedicato a Dante in quanto icona, impreziosito da un percorso di arte contemporanea di riferimento concettuale dantesco, che si lega a tutti gli altri appuntamenti passati e futuri di questo settimo centenario nel segno della fortissima empatia e della grandissima emozione che Dante suscita sempre in ciascuno di noi.”

Mentre l’Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino dichiara: “Malgrado le numerose difficoltà di programmazione causate dalla pandemia, l’anno dantesco, che ha preso avvio a Ravenna alla presenza del Presidente Mattarella, è stato ricco di eventi espositivi. Abbiamo inaugurato il ciclo “Dante. Gli occhi e la mente” nel settembre 2020 con Inclusa est flamma. la prima mostra dedicata al VI centenario della morte di Dante, tra Croce e D’Annunzio, col fascismo alle porte. Lo scorso maggio, dopo la chiusura prolungata dei luoghi di cultura, abbiamo aperto la seconda mostra del ciclo, Le Arti al tempo dell’esilio, quelle che Dante vide e conobbe e che furono di ispirazione per la sua Commedia. Il prossimo settembre concluderemo il percorso con Un’Epopea Pop. In questo centenario il tema della fortuna popolare di Dante è stato variamente ma spesso superficialmente trattato. La mostra curata da Giuseppe Antonelli, con il suo ricco catalogo, ha l’ambizione di mettere ordine in una materia vasta e sfuggente, accettando con rigore la sfida della sua irritualità. Centinaia di oggetti, immagini e parole, a volte immediatamente riconoscibili, ma spesso anche sorprendenti, racconteranno la loro storia, ampliando, come dovrebbe fare ogni mostra, le conoscenze di tutti, con un’attenzione speciale a giovani e giovanissimi.”

La mostra è realizzata con la preziosa collaborazione della Biblioteca Classense e di numerosi prestatori istituzionali e privati come la Biblioteca Nazionale Centrale (Firenze), la Biblioteca Nazionale Marciana (Venezia), la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce (Napoli), il Museo del Precinema (Padova), la Civica Raccolta delle Stampe A. Bertarelli (Milano), delle gallerie d’arte contemporanea Monica De Cardenas (Milano), Tiziana Di Caro (Napoli), Lorcan O’Neill (Roma), P420 (Bologna) e di tutti gli artisti coinvolti. http://www.mar.ra.it

Francesca Boschetti – Daniele Carnoli