Un Barbiere di Siviglia con il tocco inconfondibile di Lele Luzzati

Al Teatro Carlo Felice di Genova Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Un tesoro del patrimonio operistico nazionale, che tuttavia, alla prima assoluta al Teatro Argentina di Roma, il 20 febbraio 1816, cadde clamorosamente. Subito dopo il debutto disastroso, il compositore pesarese, allora appena ventiquattrenne, scrisse alla madre: «Le meraviglie della mia opera sono state disprezzate. Pensavo che il pubblico uscisse dal teatro felice e contento. Ma così non è stato». Già a partire dalla seconda recita, però, il Barbiere iniziò a trionfare, diventando, col tempo, il simbolo stesso del Rossini comico e, forse, dell’opera buffa italiana in generale, arrivando a conquistare persino artisti e filosofi dai gusti difficili come Beethoven, Stendhal e Hegel.

Al Barbiere hanno messo mano tutti, e spesso si è trattato di una mano “pesante”, che ha calcato gli aspetti comici del libretto di Cesare Sterbini tratto dall’omonima commedia di Beaumarchais. Alla tentazione della volgarità comica a tutti i costi non hanno ceduto Filippo Crivelli, Lele Luzzati e Santuzza Calì, rispettivamente regista, scenografo e costumista dell’allestimento del Teatro San Carlo di Napoli che, datato 1998, il Teatro Carlo Felice ripropone oggi non solo perché si tratta di uno spettacolo storico, di un Barbiere “all’italiana” ormai divenuto un classico, ma anche per rendere omaggio a un grande artista genovese, Lele Luzzati, scomparso nel 2007. «Noi presentiamo – dice Crivelli – un Rossini non grottesco, divertente ma non forsennatamente divertente, dove la commedia non è farsa, dove i recitativi sono trattati e interpretati come prosa, dove gli oggetti e i mobili creati da Luzzati possono provocare situazioni paradossali ma mai inutili». Un Rossini fantasioso e colorato, a metà tra la fiaba e il libro illustrato per ragazzi, davanti al quale vengono in mente le parole con cui Giorgio Strehler ha definito lo stile di Luzzati: «Di fronte alle sue scenografie si ha quasi sempre l’impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro un sogno».

A dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti, Alvise Casellati, che per il Barbiere ha una particolare predilezione, testimoniata dai numerosi incontri avuti in questi ultimi anni con la partitura rossiniana. Protagonista, un affiatato cast di specialisti rossiniani: Alessando Luongo, Daniele Terenzi e Sundet Baigozhin (Figaro), Annalisa Stroppa e Paola Gardina (Rosina), René Barbera e Francesco Marsiglia (Il Conte di Almaviva), Paolo Bordogna e Misha Kiria (Don Bartolo), Giorgio Giuseppini e Gabriele Sagona (Don Basilio), Simona Di Capua (Berta), Roberto Maietta (Fiorello/Un Ufficiale).

Le luci sono di Luciano Novelli, il Maestro ai recitativi è Sirio Restani. Un contributo fondamentale alla ripresa dell’allestimento originale danno Marco Castagnoli (Assistente alla regia) e Paola Tosti (Assistente ai costumi). Repliche oggi il 21 gennaio alle ore 15.

  

Massimo Pastorelli

“I linguaggi creano il mondo” per Dialoghi sull’uomo

Dopo il successo della X edizione, che ha chiuso il primo decennio di vita del festival con circa 200.000 presenze, torna dal 22 al 24 maggio 2020 il festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli.

Tema della XI edizione è: “I linguaggi creano il mondo: voci, suoni e segni per una nuova umanità”.

In programma tre giornate con circa 30 appuntamenti nel centro storico di Pistoia: incontri, dialoghi, letture, proposti con un linguaggio accessibile a tutti e rivolti a un pubblico interessato all’approfondimento e alla ricerca di nuovi strumenti e stimoli per comprendere la realtà di oggi. Antropologi, filosofi, storici, scrittori e pensatori italiani e internazionali saranno chiamati a riflettere sul tema dei linguaggi. La comunicazione, verbale e non solo, è infatti alla base delle società umane, è indispensabile alla loro creazione, è funzionale al loro mantenimento, ne determina i cambiamenti e ne segna profondamente la specificità.

Attraverso la lingua noi definiamo il mondo che ci circonda, lo classifichiamo, lo descriviamo, diamo voce alla nostra fantasia, affermiamo la nostra identità. Il vocabolario che ognuno di noi utilizza è anche l’inventario degli elementi che la propria cultura ha categorizzato per dare senso al mondo in cui vive. Interrogarsi sul rapporto che esiste tra lingua e cultura, significa capire lo sguardo con cui ogni società umana guarda il mondo. A volte le lingue scompaiono, a volte ne nascono di nuove.

«C’è una lingua per comunicare» afferma Giulia Cogoli «Quella che tutti usiamo quotidianamente, c’è la lingua privata – quella dei sentimenti e degli affetti – e la lingua del pubblico, con le sue responsabilità, ma quella stessa lingua può essere modellata, forgiata da abili artigiani come i grandi scrittori e gli artisti hanno saputo e sanno fare, trasformando parole e segni in opere d’arte.

Ci sono le parole dell’odio e le parole dell’amore, perché i linguaggi uniscono o dividono, possono essere tradotti, ma a volte sembrano intraducibili, resta il fatto che non potremmo fare a meno di comunicare, pena la fine della nostra specie».

L’undicesima edizione dei Dialoghi si propone, con la consueta pluralità di voci, di compiere sia un viaggio nella Babele delle lingue, che nelle nuove forme di comunicazione, dalle lingue classiche al linguaggio dei social: come vogliamo e dobbiamo scambiarci idee e sensazioni per continuare a esistere?

Fin dalla prima edizione, Pistoia – Dialoghi sull’uomo ha riservato grande attenzione ai giovani e alle scuole, organizzando incontri per avvicinare i ragazzi al tema della manifestazione.

I cicli di conferenze per le scuole hanno riscosso un successo tale che l’organizzazione ha deciso di aprirli anche al pubblico adulto (con accesso libero previa prenotazione) e di renderli disponibili in streaming.

Il primo incontro del 2020 è in programma martedì 4 febbraio alle ore 11 al Teatro Manzoni, con l’antropologo Adriano Favole, consulente al programma del festival.

La conferenza, dal titolo “Dire e fare il mondo: tra antropologia e linguistica”, verterà principalmente sul rapporto tra società, lingua e cultura e sulla diversità linguistica e culturale tra gli esseri umani.

La lingua trasmette diseguaglianze oltre che informazioni e sapere. Come abbiamo constatato anche negli ultimi tempi, la lingua può esprimere odio in senso profondo, ma è anche uno dei pochi strumenti di condivisione tra gli esseri umani. Gli antropologi hanno lavorato molto sul modo in cui il contatto culturale cambia i sistemi linguistici. L’intervento di Favole fornirà spunti etnografici rispondendo a domande importanti: perché alcune lingue divengono egemoniche? Cosa ha voluto dire nel contesto coloniale l’imposizione di lingue metropolitane a società locali? Esistono lingue globali? I nuovi media sono un pericolo per la diversità linguistica, oppure possono favorire l’uso scritto di alcune lingue a tradizione orale? Come possiamo costruire insieme il mondo del futuro senza perdere l’incredibile ricchezza della diversità linguistica?

L’incontro è visibile in diretta streaming sul sito www.dialoghisulluomo.it. Le classi collegate in streaming potranno inoltre dialogare o porre domande attraverso twitter usando l’hashtag #DialoghiPistoia.

Per prenotazioni personali o di classi: Martina Meloni – dialoghi@comune.pistoia.it – tel. 0573 371 611

 

Delos

Vetri e disegni di Carlo Scarpa in mostra a Castelvecchio

È aperta al pubblico, nella sala Boggian al Museo di Castelvecchio, la mostra dal titolo “Carlo Scarpa. Vetri e Disegni. 1925-1931”, appuntamento autunnale dei Musei Civici di Verona. Dedicata al celebre architetto veneziano e alla produzione della vetreria M.V.M. Cappellin & C., l’esposizione sarà visitabile fino al 29 marzo 2021.

In mostra 69 vetri provenienti da collezioni pubbliche e private, accostati a 52 disegni realizzati per la vetreria negli anni tra il 1925 e il 1931 e corredati da una selezione di 23 fotografie d’epoca. Tutte opere degli anni giovanili dell’architetto, in esposizione proprio all’interno di Castelvecchio che, ancora oggi, rappresenta uno dei suoi magistrali esempi di restauro e allestimento museografico.

Un’esposizione coinvolgente, che nasce della collaborazione tra il Comune di Verona con Le Stanze Del Vetro e Pentagram Stiftung ed è a cura di Marino Barovier, tra i più reputati esperti dell’arte vetraria muranese, insieme ad Alba Di Lieto e Ketty Bertolaso della Direzione dei Civici Musei del Comune di Verona.

“Un’esposizione di particolare fascino – sottolinea l’assessore alla Cultura Francesca Briani – che trae spunto e approfondisce ulteriormente la mostra scarpiana realizzata a Venezia da Barovier, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Un’opportunità interessante per vedere alcune delle più importanti realizzazioni della produzione vetraria del giovane Carlo Scarpa, al tempo designer e futuro promettente architetto, studente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Vetri e disegni che permettono, inoltre, di valorizzare l’attività dell’Archivio digitale Carlo Scarpa, di cui il museo di Castelvecchio è custode, offrendo la possibilità di ammirare opere di design di altissimo livello e di grande bellezza”.

“La mostra – spiega la curatrice dei Musei Civici Veronei, Francesca Rossi – è una rara occasione per vedere una parte della raccolta grafica e fotografica della vetreria Cappellin, conservata nell’Archivio Carlo Scarpa di Verona, insieme alla collezione dei disegni del restauro e allestimento del Museo di Castelvecchio. Una tappa che si collega ad una precisa linea espositiva dedicata al grande architetto veneziano e a un percorso di valorizzazione dell’arte vetraria avviato, nel 1960, da Licisco Magagnato con la mostra ‘Vetri di Murano 1860-1960’, allestita dallo stesso Scarpa. In quell’occasione, l’architetto progettò alcune vetrine ora restaurate e che sono state riutilizzate in occasione dell’allestimento di questa mostra”.

“Ricerca estrema dello sperimentare, per ricreare con materiali nuovi opere che hanno ridefinito il concetto di design del vetro – dichiara Marino Barovier –. Questo è stato Scarpa. Studioso e creatore al tempo stesso. Con il suo lavoro è riuscito a generare opere considerate al tempo impossibili, apportando una rivoluzione nello studio e lavorazione del vetro”.

L’esplorazione proposta in mostra, che presenta gli esordi “dell’irregolare” e “abilissimo” Carlo Scarpa, costituisce un ritorno alle origini, una raro confronto tra la creazione finale, in questo caso la selezione dei vetri esposti, i disegni originali e la documentazione fotografica d’epoca.

Negli ultimi anni altre due mostre sono testimonianza del costante interesse per l’attività artistica legata al vetro, Vinicio Vianello: il design del Vetro (2007) e Giorgio Vigna. Stati Naturali (2013). In quest’ultima esposizione l’artista ha saputo creare un intenso e serrato dialogo tra le proprie opere, l’arte antica e l’architettura del celebre complesso museale scarpiano.

L’Archivio Carlo Scarpa di Verona, che ha sede al Museo di Castelvecchio, conserva, insieme alla raccolta grafica sul restauro di Castelvecchio, la collezione dei disegni e delle fotografie relative ai vetri di Cappellin.
Acquisita nel 2004 nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato Paritetico Carlo Scarpa (2002-2013) Stato – Regione del Veneto, grazie ad Aldo Businaro, l’importante raccolta venne interamente affidata dalla Regione del Veneto all’archivio scarpiano veronese istituzionalizzato in quegli stessi anni.

 

Roberto Bolis

 

Al via Parma Capitale Italiana della Cultura 2020

Il Duomo di Parma

L’anno di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 prende ufficialmente il via con un’inaugurazione lunga tre giorni: sabato 11, domenica 12 e lunedì 13 gennaio.

In programma: l’11, People of Parma, una parata in giallo per le strade della città con tutta l’energia della cultura; il 12, al Teatro Regio la cerimonia istituzionale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; il 13 un affascinate Viaggio nella città d’oro. Nei tre giorni l’inaugurazionedi tre mostre: Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo;Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibilee Parma è la Gazzetta. E ancora letteratura contemporanea con Stefania Auci e Gianrico Carofiglio; concerti e musica fiore all’occhiello della città.

Ancora, la cultura arriva fino ai luoghi più lontani dal centro con Sulla Linea della Cultura: Fermate per tutti. Sabato e domenica Verdi Off ed il Teatro Regio portano la musica, energia e creatività sulle linee degli autobus cittadini, all’Ospedale dei Bambini, negli Istituti Penitenziari di Parma, nelle Case per Anziani e nei dormitori della città.

Infine, durante la tre giorni, tre luoghi simbolo della città saranno animati da videomapping che il Comune dona alla città in occasione della tre giorni: piazza Garibaldi vedrà protagoniste “Le PAROLE della cultura”, mentre Piazza Duomo sarà accesa da “TEMPUS. Il tempo del lavoro” una proiezione multimediale sulla facciata della Cattedrale, entrambi prodotti da Kifitalia, Idea Factory e Cantiere Idea; in piazzale della Pace #22.2.22 VIDEO MAPPING PER IL MONUMENTO A VERDI, curato da Karmachina e prodotto dal Teatro Regio di Parma.

Teatro Regio di Parma, interno

 

Sabato 11 gennaio

Alle 11inaugura Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile, la mostra prodotta da Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition in collaborazione con National Geographic Italia, per promuovere la cultura della sostenibilità alimentare e diffondere buone pratiche su cibo e ambiente. L’esposizione è composta da tre sezioni: alla Galleria San Ludovico un percorso pensato per interagire con i visitatori attraverso esperienze multimediali, allo Spazio A laboratori dedicati agli studenti e sotto i Portici del Grano una selezione di fotografie di grandi autori. Apertura dal 12 gennaio al 13 aprile, con ingresso libero.

Nel pomeriggio, dalle16.30, le vie del centro storicovedranno sfilare People of Parma, una grande parata inaugurale dove la “nazione Parma” – come la chiamava Attilio Bertolucci – accoglie l’energia della cultura proveniente da tutte le città d’Italia portando in corteo parole e immagini. A seguire il discorso del Sindaco Pizzarotti, il lancio del jingle di Parma 2020composto dal cantautore e pianistaRaphaelGualazzie un videomapping in cui saranno protagoniste le parole della cultura e le persone in piazza, in un iconico dialogo partecipativo.

Per la serata due appuntamenti con al centro la grande musica: alle 19, l’Accademia del Carmine del Conservatorio Arrigo Boito eseguirà il concerto Gran PartitadiWolfang Amadeus Mozart, all’Auditorium del Carmine;alle 21 la musica si sposta all’Auditorium Paganini, con 24 Capricci per violino solo di Niccolò Paganini eseguito dalla Filarmonica Arturo Toscanini,sotto la direzione di Roberto Molinelli e con YuryRevichal violino (ingresso a pagamento).

Domenica 12 gennaio

Si comincia con la letteratura: alle 11al Teatro Due, nell’incontro Il ruggito della storiala giornalistaAlessandra Tedesco dialoga con la scrittrice Stefania Auci, autrice del bestseller “I Leoni di Sicilia. La Saga dei Florio”.

Alle 16.30, al Teatro Regio si svolgerà la Cerimonia istituzionale di apertura di Parma Capitale Italiana della Cultura, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (ingresso su invito).

Il pomeriggio prosegue con la musica del Quintetto d’archi I Musici di Parma con il concerto Arie e fantasie Verdiane, alle 18 alla Casa della Musica, a cura del Comitato per San Francesco del Prato.

Alle 18.30 a Palazzo del Governatore inaugura, alla presenza del Presidente Mattarella, la mostra Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo (ingresso su invito).

Nata da un’idea di Michele Guerra, e curata da Antonio Somaini con ElineGrignard e Marie Rebecchi, l’esposizione, prodotta da SolaresFondazione delle Arti con il Comune di Parma, è una riflessione sul ruolo che hanno avuto e hanno tutt’oggi i media nel modificare la nostra percezione del tempo e dello spazio, il nostro vedere, sentire e interagire con ciò che ci circonda. Cinema, video e videoinstallazioni proposte come vere e proprie “macchine del tempo”, grazie alla loro capacità non solo di registrare e riproporre fenomeni, ma anche di manipolare il flusso temporale.Accompagna la mostra, aperta dal 13 gennaio al 3 maggio, il catalogo edito da Skira con testi di: Emmanuel Alloa, Jacques Aumont, Raymond Bellour, Christa Blümlinger, GrégoryChatonsky, Georges Didi-Huberman, Philippe Dubois, Noam Elcott, oltre ai tre curatori.

Alle 20.30 al Teatro Regio va in scena la Turandotdi Giacomo Puccini (ingresso a pagamento).

Lunedì 13 gennaio

La festa di Parma2020 prosegue nella giornata dedicata al patrono della città, Sant’Ilario: per l’intera giornata i musei e i luoghi d’arte cittadini effettuano orari di apertura straordinari e agevolati. Con l’iniziativa Viaggio nella città d’oro. Parma narrata dai suoi protagonisti in dieci luoghi preziosi il pubblico sarà invitato a prendere parte ad uno straordinario viaggio nel tempo arricchito da speciali narrazioni sulla storia della città, dall’antichità al Novecento.

Dalle 10 alle 18, all’Auditorium della Fondazione Don Gnocchi, la prima giornata di Parma città aperta: LegAmi Umani che propone un laboratorio didattico, una tavola rotonda aperta al pubblico con Mao Fusina, Elisabetta Musi e Roberto Papetti, atelier creativi e letture animate.

Al mattino al Teatro Regio si terrà la tradizionale Cerimonia di Sant’Ilario con la consegna da parte del sindaco di Parma del Premio Sant’Ilario a chi si è distinto per aver contribuito, con la propria attività, a migliorare la condizione della comunità o a portare prestigio alla città in diversi ambiti: arte, scienza, impegno sociale, imprenditoria.

Nel pomeriggio, alle 16 a Palazzo Pigorini, inaugura la terza mostra, a ingresso libero: Parma è la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di giornalismo, dedicata alla storia del quotidiano che dal 1735 racconta le vicende del territorio e la storia della città, diventandone esso stesso parte. La mostra, prodotta da Gazzetta di Parma e curata da Claudio Rinaldi e Giancarlo Gonizzi, offre una selezione di prime pagine e oggetti memorabili ed emblematici che permetteranno di rivivere gli avvenimenti più significativi del passato di Parma.

Alle 17.30 al Teatro Due, un altro incontro dedicato gli amanti del libri: La misura del tempo con Gianrico Carofiglio.

La giornata terminerà in Cattedrale con il concerto Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini, alle 21, a cura della Società dei Concerti ed eseguito da Ars Cantica Choir.

Periodi di apertura e orari delle mostre:

Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile: Galleria San Ludovico e Portici del Grano, 12 gennaio – 13 aprile | ingresso libero | lunedì-venerdì dalle 9 alle 17, sabato-domenica dalle 10 alle 18.

Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo: Palazzo del Governatore, 13 gennaio (con apertura straordinaria gratuita per la festa di Sant’Ilario) 3 maggio | Biglietti: intero 8€; ridotto 5€ e 4€ | martedì-mercoledì dalle 15 alle 19; giovedì-domenica e festivi dalle 10 alle 19.

Parma è la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di giornalismo, 14 gennaio-15 marzo | martedì-venerdì dalle 16 alle 19; sabato-domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

 

Delos (anche per le fotografie di Edoardo Fornaciari)

Il Jazz Domani al Camploy di Verona

Al Teatro Camploy riprende la quinta edizione della rassegna “La Città del Jazz”, presentata dalla Big Band Ritmo Sinfonica “Città di Verona”, con la direzione artistica di Marco Pasetto e la direzione tecnica di Paolo Girardi, in co-organizzazione con il Comune di Verona – Cultura.

La rassegna, a ingresso libero, vedrà sul palco il 16 gennaio, alle ore 21, il Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona; il 13 febbraio il Gruppo Jazz del Conservatorio di Adria; il 19 marzo quello del Conservatorio di Vicenza e infine, il 16 aprile, il gruppo del Conservatorio di Trento.

Il programma, già stimolante, si completa con musicisti veronesi molto noti. Il quartetto di Andrea Pimazzoni, vincitore nel 2017 del premio Zorzella; la Future Orchestra di Luca Donini, jazzista e docente di conservatorio; la Sax Dreamers Jazz Orchestra di Rizzardo Piazzi, un quintetto formato da soli sax; la Big-Band Ritmo-Sinfonica Città di Verona che, con Daria Toffali alla voce, presenterà il disco, recentemente inciso, dedicato alla bossa nova e, a conclusione della rassegna, Giordano Bruno Tedeschi e la Ritmosinfonik Jazz Lab, altra formazione di giovani musicisti.

Negli ultimi anni lo studio delle musiche improvvisate, audiotattili, popolari e jazz si è fatto strada nell’ordinamento dei Conservatori italiani, ritagliandosi un ruolo importante. La condivisione di spazi e istituzioni con i percorsi di studio classici è senz’altro una ricchezza, nonché un chiaro segno di continuità e comunanza tra quelle che sono diverse espressioni musicali della stessa cultura, variamente declinate nel tempo e nello spazio. Sembra quasi una contraddizione che una musica come il jazz, dalle origini umili e dallo sviluppo spontaneo, possa essere insegnata nei Conservatori. Lo è se si pensa che l’espressione artistica personale non richieda rigore nella pratica, che la trasmissione di emozioni con la musica possa prescindere dalla tecnica o che si possa innovare consapevolmente senza avere coscienza della tradizione. Non lo è per chi condivide lo spirito di questa frase pronunciata dal grande sassofonista jazz Lee Konitz: “Il modo migliore di prepararsi è quello di non prepararsi affatto. E ci vuole tanta preparazione per riuscirci”.

L’ensamble “ Blow Up” è costituito da Stefano Benini – flauto e didgeridoo, Cristina Mazza – sax alto, Marco Pasetto – sax soprano e clarinetto basso, Bruno Marini – sax baritono e pianoforte, Max Bitasi – percussioni e didgeridoo, Chubby John – basso, B.C Bag – batteria. Il repertorio comprende autori quali Lennie Tristano, Duke Ellington, Gil Evans, Horace Silver, Herbie Mann, John Lennon ed è trattato in modo non convenzionale immergendosi nell’improvvisazione come in un caos sonoro da cui emergono in modo spontaneo e in tempo reale i frammenti tematici che vengono elaborati e ingranditi come in un puzzle. Il tutto supportato da una ritmica ricca di groove e power, sulla quale si dipanano i dialoghi, i soli e le parti di insieme, in una dimensione di “composizione estemporanea” che non trascura l’aspetto ludico e teatrale. Blow Up è un gioco di parole che allude al soffiare, poiché i protagonisti sono gli strumenti a fiato. Il gruppo si è formato nell’estate 2018. Nel settembre 2018 è stato invitato a suonare al Teatro Laboratorio (Teatro Scientifico) di Verona per la celebrazione dei 50 anni del teatro. Nel settembre 2018 ha registrato un album per l’etichetta Maxy Sound.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona. Il programma che sarà eseguito, ancora in fase di definizione, sarà comunicato. Formazione: Mezuru Takahashi – Tromba; Donato Dalia – Chitarra; Carlo Alberto Danieli – Basso; Daniel Emanuele – Batteria. Docente: Antonio Cattano.

Freschezza e modernità sembrano essere le parole d’ordine dell’Andrea Pimazzoni Quartet, il nuovo progetto del sassofonista che si rivela in questo frangente non solo improvvisatore virtuoso ma anche raffinato compositore. Per il repertorio di composizioni originali e standard jazz Pimazzoni riunisce nel suo quartetto tre dei più interessanti giovani musicisti della scena jazzistica nazionale: Paolo Malacarne alla tromba, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. Niente di meglio di un pianoless quartet, in cui l’assenza dello strumento armonico apre a un’ottica di improvvisazione corale, per valorizzare al massimo le potenzialità del gruppo.

Il Dipartimento jazz del Conservatorio “A.Buzzolla” di Adria (Rovigo) presenta una formazione di studenti del biennio che eseguirà̀ standard jazz della tradizione, con particolare attenzione e cura negli arrangiamenti. Docenti: Prof. Luca Donini e Prof. Paolo Ghetti. Formazione: Luca Bettella – voce; Alessandra Abbondanza -voce; Andrea Elisei – batteria; Lorenzo Miatto – basso elettrico; Patrick Antonucci – chitarra elettrica.

Future Orchestra Jazz Big Band, ensemble di musicisti professionisti, fondata nel 1989 dal M° Luca Donini. L’Orchestra proporrà un viaggio di brani originali, da lui stesso composti e arrangiati, tesi ad esplorare linguaggi musicali di altre aree geografiche, linguistiche e culturali, rielaborandoli attraverso l’improvvisazione. Il solido impianto ritmico, la brillantezza delle sezioni dei fiati e le splendide capacità dei singoli musicisti fanno le particolarità di questa meravigliosa formazione.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Vicenza Deep Art Boys è una formazione nata nel 2019 in occasione della partecipazione al Festival Jazz “Blue In Lac” ad Annecy (Francia), comune gemellato con quello di Vicenza, nell’ambito degli scambi culturali fra le due città. Lo stile del gruppo è basato sul linguaggio jazzistico sviluppatosi dagli anni 70 ad oggi, caratterizzato da una ricerca armonica più orientata verso il sistema modale e da una più esplicita ricerca di poliritmie e cambi metrici. Il repertorio del quintetto è costituito principalmente da brani originali scritti dai componenti ma sono presenti anche interpretazioni di composizioni di Kenny Wheeler, Joe Henderson, Wayne Shorter e Kenny Barron. Docente: Paolo Birro. Formazione: Pietro Mirabassi – sassofono tenore; Leonardo Franceschini – chitarra; Andrea Ragnoli – pianoforte; Francesco Bordignon – contrabbasso; Niccolò Romanin – batteria.

SAX Dreamers è un’orchestra di recente costituzione interamente dedicata all’affascinante mondo del saxofono. Riunisce cinque saxofonisti di lunga esperienza maturata all’interno delle più note big band veronesi. Una completa sezione di sax dunque che comprende Rizzardo Piazzi e Paolo Pesenti al sax alto, Riccardo Barbesi e Andrea Giacometti al sax tenore e Marco Ledri al sax baritono oltre a una completa sezione ritmica formata da Alberto Olivieri alla batteria, Carlo Alberto Danieli al basso, Domenico Alfonsi alla chitarra e Francesco de Marco al pianoforte. Il repertorio è costituito da arrangiamenti orchestrali appositamente concepiti per questa formazione. Comprende brani di Duke Ellington, Miles Davis, Benny Carter, Lennie Niehaus, Horace Silver ed altri.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Trento. La musica di Duke Ellington e Billy Strayhorn. Questo progetto nasce dall’unione della creatività, dalla divisione del lavoro e dalla passione per la musica afroamericana da parte degli studenti del dipartimento Jazz del conservatorio F.A. Bonporti di Trento/Riva del Garda. Il progetto vuole essere un omaggio a due dei più grandi compositori della storia del Jazz, che hanno lasciato un enorme segno e dato vita a nuovi modi di intendere la musica stessa. Gli arrangiamenti che sentirete sono originali e prodotti dagli studenti, anche frutto degli insegnamenti e degli scambi avuti durante il loro percorso sotto la guida di tutti i maestri che hanno lavorato o lavorano al Conservatorio di Trento; un grazie sentito va a Paolo Silvestri, Roberto Cipelli, Robert Bonisolo, Roberto Spadoni, Luca Bragalini. Il progetto è stato seguito e fatto fiorire grazie ai consigli e al lavoro di gruppo con Roberto Cipelli, musicista e docente di pianoforte Jazz al conservatorio Bonporti. Formazione: Caterina Chierico – voce; Serena Marchi – flauto; Martina D’Amico – sax contralto; Zeno Merlini – sax tenore; Stefano Mosna – chitarra; Francesco Benini – pianoforte; Alessandro Bettoglia – basso; Patrizio Mimiol – batteria.

R.B.

 

La magia del Giappone in Villa Reale a Monza

Il percorso espositivo che aprirà alla Villa Reale di Monza il prossimo 30 gennaio, messo a punto da Francesco Morena, propone uno spaccato delle arti tradizionali dell’arcipelago estremo-orientale attraverso una precisa selezione di opere databili tra il XIV e il XX secolo, tutte provenienti dalla raccolta di Valter Guarnieri, collezionista trevigiano con una grande passione per l’Asia orientale, alle quali si uniscono, in questa speciale occasione, alcuni kimono della raccolta di Lydia Manavello, collezionista trevigiana esperta conoscitrice di tessuti asiatici.

La mostra è prodotta da ARTIKA, con il Patrocinio del Comune di Monza. Il percorso si sviluppa per isole tematiche, approfondendo numerosi aspetti relativi ai costumi e alle attività tradizionali del popolo giapponese.
La parte centrale dell’esposizione non poteva che essere dedicata al binomio Geisha e Samurai. Il Giappone tradizionale è infatti un paese popolato di bellissime donne, le geisha, e audaci guerrieri, i samurai. La classe militare ha dominato il paese del Sol Levante per lunghissimo tempo, dal XII alla metà del XIX secolo, imponendo il proprio volere politico ed elaborando una cultura molto raffinata la cui eco si avverte ancora oggi in molti ambiti. La geisha, o più in generale la beltà femminile così come la intendiamo noi (volto ovale cosparso di cipria bianca, abiti elegantissimi e modi cadenzati), ha rappresentato per il Giappone un topos culturale altrettanto radicato, dalle coltissime dame di corte del periodo Heian (794-1185) alle cortigiane vissute tra XVII e XIX secolo, così ben immortalate da Kitagawa Utamaro (1753-1806), il pittore che meglio di ogni altro ha restituito la vivacità dei quartieri dei piaceri di Edo (attuale Tokyo).

Dal mondo degli uomini a quello, affollatissimo, degli dei, sintesi di credenze autoctone e influenze provenienti dal continente asiatico. Il Buddhismo, in particolare, di origini indiane, è giunto nell’arcipelago per tramite di Cina e Corea. Esso ha permeato profondamente il pensiero giapponese, soprattutto nella sua variante dello Zen, che in questa sezione è testimoniata da un gruppo di dipinti nel formato del rotolo verticale raffiguranti Daruma, il mitico fondatore di questa setta.

Questo affascinante avvicinamento all’arte e alla cultura nipponica continua introducendo alla quotidianità del suo popolo: dalle attività di intrattenimento come il teatro Kabuki, dall’utilizzo del kimono alla predilezione degli artisti giapponesi per la micro-scultura. Di quest’ultima troviamo esempio nel nucleo di accessori legati al consumo del fumo di tabacco.

Di grande fascino è la presenza lungo il percorso espositivo di un certo numero di kimono dalla Collezione Manavello, alcuni disseminati tra le sale, altri esposti in un unico salone in un allestimento piuttosto spettacolare che vuole dare giusto rilievo a questi notevoli manufatti artistici.

Una sezione della mostra è riservata al rapporto tra i giapponesi e la natura, che nello Shintoismo, la dottrina filosofica e religiosa autoctona dell’arcipelago, è espressione della divinità. Questa relazione privilegiata con la Natura viene qui indagata attraverso una serie di dipinti su rotolo verticale, parte dei quali realizzati tra Otto e Novecento, agli albori del Giappone moderno.
A metà dell’Ottocento, dopo oltre due secoli di consapevole isolamento, il paese decise di aprirsi al mondo. Così, nel volgere di pochi decenni, il Giappone avanzò con convinzione verso la modernità. Intanto europei e statunitensi cominciarono ad apprezzare le arti sopraffini di quel popolo e molti giunsero a scoprire il mitico arcipelago. Il mutato scenario portò così molti artisti ad adottare tecniche e stili stranieri, e molti artigiani a produrre opere esplicitamente destinate agli acquirenti forestieri.

Tra le forme d’arte inedite per il Giappone di quei tempi, la fotografia d’autore occupava senz’altro un posto d’elezione. Gli stranieri che visitavano l’arcipelago molto spesso acquistavano fotografie per serbare e condividere un ricordo di quel paese misterioso e bellissimo. È il caso dello sconosciuto che ha acquisito il nucleo esposto in mostra, il quale ha annotato in lingua spagnola, a margine delle fotografie, le descrizioni dei luoghi e delle attività raffigurate nei suoi scatti.

L’ultima sala è riservata ad una delle forme d’arte più complesse e insieme più affascinanti del Giappone, la scrittura. Grandi paraventi ornati di potenti calligrafie concludono l’esaltante percorso espositivo.

 

S.E.

La Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci in mostra ad U.MANO

 

La mostra U.MANO – Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà di Fondazione Golinelli, curata da Andrea Zanotti con Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi, ha come focus il tema della mano che collega esperienze artistiche di epoche diverse dal Cinquecento fino ai giorni nostri.

Un ponte tra passato e futuro è rappresentato dall’allestimento della ricostruzione virtuale della Battaglia di Anghiari, l’opera di Leonardo da Vinci, che andò persa a causa della tecnica pittorica utilizzata. I ragazzi che frequentano i laboratori di Fondazione Golinelli hanno utilizzato le informazioni presenti in rete della celebre opera e le hanno ri-materializzate, consentendo all’opera di rinascere: grazie a un laboratorio di gamification e alla tecnologia 3D appaiono oggetti, personaggi e frammenti dell’opera perduta.

Come afferma Carlo Fiorini: «La “macchina metaforica” nel suo processare, disegnando e cancellando le immagini, rimanda alla poetica dell’esperienza di Leonardo nel realizzare l’opera: il fallimento di una ricerca tecnologica condotta per superare i limiti della tecnica posseduta».

La mostra U.MANO è dunque esempio concreto delle attività che quotidianamente la Fondazione Golinelli porta avanti nel suo Opificio: il superamento della dicotomia arte – scienza e la creatività che diviene reale, con la dimensione dell’utile e del fruibile che si compenetra a quella del bello.

U.MANO – Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà, Bologna, Centro Arti e Scienze Golinelli, fino al 9 aprile 2020.

Orari: da martedì a venerdì ore 10-19; sabato e domenica ore 11-20

Ingresso: 10€ intero, 8€ ridotto, 10€ biglietto attività + visita per bambini e ragazzi (non applicabile riduzione).

 

Delos (anche per la fotografia di Giovanni Bortolani)

Cucina mediterranea, la qualità del pesce dell’Adriatico

Sandwich di sogliola spinaci funghi e lampone – Succi (Foto Marco Parollo)

A Cesenatico si è svolta la prima edizione di “di Porto in Porto”, congresso itinerante per la conoscenza e un utilizzo consapevole del pesce dell’Alto Adriatico, in accordo con le Regioni Emilia-Romagna e Istria. Dal Museo della Marineria ai luoghi simbolo del confine fra mare e terra di Cesenatico (i moli, i capanni da pesca, le barche in attracco, il mercato del pesce e la piazza delle conserve), “di Porto in Porto” è progetto che ha coinvolto Istituzioni, chef, ricercatori, formatori, comunicatori e ovviamente pescatori, artigiani, trasformatori e distributori di pesce. La filiera produttiva (la pesca, il commercio, la trasformazione, la cucina) ha dialogato con le indispensabili categorie “trasversali” (la formazione, la ricerca, la comunicazione, la storia e il paesaggio, la dimensione salutistica) in una visione integrata fra mare e terra, fra economia e società.

“Il pesce dell’Alto Adriatico ha qualità straordinarie e una grande biodiversità” è stato il titolo del convegno, condotto da Alice Tognacci (curatrice dei programmi di cucina RSI – Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana) al quale hanno partecipato: il Sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli, il responsabile del progetto “di Porto in Porto” per CheftoChef Omar Casali, Presidente CheftoChef e Sindaco di Polesine-Zibello Massimo Spigaroli, il Responsabile Servizio Attività faunistico-venatoria e pesca della Regione Emilia-Romagna Vittorio Elio Manduca, il biologo marino Corrado Piccinetti, gli imprenditori Cesenaticensi Maurizio Cialotti e Roberto Casali e la cuoca Maria Grazia Soncini.

Ha introdotto Omar Casali: «Il progetto itinerante che lanciamo da Cesenatico, ma che vogliamo possa arrivare a interessare e interloquire anche con altre realtà marittime, vuole essere una risposta concreta ai problemi e alle difficoltà di un comparto che ci vede sempre di più, come ristoratori, essere un anello finale che subisce le difficoltà di una filiera, quella del pesce, che non rappresenta solo un’importante e strategica economia, ma anche e soprattutto un’identità comunitaria e territoriale. Dobbiamo, e con “di Porto in Porto” vogliamo provare a farlo, avvicinare il consumatore a un mondo, come quello del mare, attraverso un rispetto, una tracciabilità e una trasparenza che si conclude nei piatti che prepariamo ma che inizia sulle barche dei nostri pescatori».

Per il biologo marino e volto noto della televisione, Corrado Piccinetti: «Recuperare l’identità dell’Adriatico significa saper promuovere la riconoscibilità e l’unicità della diversità biologica del mare e quindi della materia prima che lo vive e popola. Lo possiamo fare attraverso una sensibilizzazione a livello politico, ma anche e soprattutto nel mantenimento di un’esperienza culinaria e organolettica che gli chef, i cuochi e chi lavora nel mondo della ristorazione sa fare. In definitiva serve riuscire a coniugare gastronomia, territorio e turismo per fare in modo che il pesce del Mediterraneo, in primis, e dell’alto Adriatico, nello specifico, possa ritrovare quella dignità e riconoscibilità che gli spetta».

Considerazioni riprese e condivise anche dalla chef Maria Grazia Soncini, che durante l’incontro di Cesenatico ha voluto sottolineare come «il nostro compito è anche quello di spiegare e raccontare la storia del pesce che prepariamo e cuciniamo nei nostri piatti. Gustare una biodiversità ittica così straordinaria è un valore per il gusto, per la società e quindi per l’economia dei territori».

Una filiera che vede tra i protagonisti, assieme ai pescatori, anche chi investe e opera nel comparto della lavorazione e distribuzione. L’esempio è quello di Roberto Casali che evidenzia come «L’Emilia-Romagna è sicuramente una regione all’avanguardia su questi temi e soprattutto sulla promozione e valorizzazione delle risorse agro-alimentari e ittiche. Si può e si deve sempre fare di più, anche andando a contrastare logiche e prese di posizione legislative a livello Europeo che penalizzano un comparto così delicato come quello inerente all’economia del mare. Per questo serve che per il consumatore sia rispettato il prerequisito della trasparenza e veridicità della tracciabilità del prodotto».

Spunti e input che a livello istituzionale sono recepiti come stimolanti e produttivi tanto è che Vittorio Elio Manduca, della Regione Emilia-Romagna conferma come «la Regione è più che disponibile, come ha già fatto anche in precedenza, a pensare a un marchio di riconoscibilità, nuovo, che sappia coinvolgere tutti gli attori e operatori della filiera per promuovere e quindi valorizzare sul mercato il prodotto dell’Adriatico».

Una giornata ricca di contenuti e di input conclusa con una cena, ospitata all’interno del ristorante Maré, in cui sei chef emiliano-romagnoli hanno dato una risposta culinaria, gastronomica e tangibile di cosa significa, concretamente, valorizzare la materia prima donata dal mare. Dodici mani che hanno spaziato dal “Crudo di muggine in carpione” dello Chef Mattia Borroni (Alexander di Ravenna), alla croccante e succulente proposta di Silver Succi (Quartopiano di Rimini) “Sandwich di sogliola, spinaci, funghi e lampone”, fino alla tripla proposta stellata di Maria Grazia Soncini (La Capanna di Eraclito di Codigoro) “Fritto di moleca e gamberetti, polenta bianca, lattuga di mare”, Stefano Ciotti (Nostrano di Pesaro) “Passatelli, brodo di porcini e tabacco, canocchie alla brace”, Massimo Spigaroli (Antica Corte Pallavicini di Polesine-Zibello) “Lasagnetta con anguilla, erbe spontanee e piccoli ortaggi”. Per finire con il padrone di casa del Maré, lo chef Omar Casali, con il “Cotechino di seppie con lenticchie e ceci neri”. Il tutto accompagnato con alcuni testimoni enologici e brassicoli del territorio emiliano-romagnolo, per completare un’offerta cibo-vino di altissimo valore.

«Non esiste economia della crescita senza un incontro sul territorio di flussi produttivi e culturali. Chi ci porta il pesce, in questo caso specifico, ma possiamo allargare il discorso anche alle altre nostre materie prime gastronomiche, ha bisogno di chi collabora per preservare l’ambiente, di chi fa ricerca, di chi forma i giovani, di chi innova nel turismo, di chi ci racconta storie e paesaggi», hanno concluso la giornata Massimo Spigaroli, in qualità di Presidente di CheftoChef, e Michele Ceccarelli, Segretario di CheftoChef..

CheftoChef emiliaromagnacuochi è l’associazione che riunisce i cinquanta migliori chef, le cinquanta aziende compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici e i gourmet di riferimento dell’Emilia Romagna. Presidente dell’Associazione, unica nel suo genere, è Massimo Spigaroli, Vice Presidenti Massimo Bottura e Gian Paolo Raschi, Presidente Onorario Igles Corelli.

 

Pierluigi Papi (anche per la fotografia)

Apertura straordinaria di musei civici di Ferrara per l’Epifania

 

Apertura straordinaria dei musei civici in occasione della Festa dell’Epifania, lunedì 6 gennaio 2020. Saranno eccezionalmente aperti al pubblico (con i consueti orari di apertura) gli spazi museali civici:

– Palazzo Bonacossi-Museo Riminaldi (aperto lunedì 9-13 e dal martedì al sabato 9-18, ingresso gratuito);
– Palazzina Marfisa d’Este (aperto dal martedì alla domenica 9-13 e 15-18, ingresso a pagamento);
– Casa Ludovico Ariosto (aperto dal martedì alla domenica 10-12.30 e 16-18, ingresso gratuito);
– Museo della Cattedrale (aperto dal martedì alla domenica 9.30-13 e 15-18, ingresso a pagamento);
– Museo del Risorgimento e della Resistenza (aperto dal martedì alla domenica 9.30-13 e 15-18, ingresso a pagamento);
– PAC-Padiglione Arte Contemporanea (aperto dal martedì alla domenica 9.30-13 e 15-18, ingresso a pagamento).

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

“Il cuore d’oro” di Ferrara sulla facciata della Cattedrale

La Fondazione Estense, da una idea del Comune di Ferrara, ha assunto il ruolo di coordinatore di uno spettacolo che ha come obiettivo la valorizzazione del Duomo di Ferrara, uno dei più importanti monumenti della Città, da anni non pienamente apprezzabile a causa dei lavori di restauro. L‘Arcidiocesi Ferrara Comacchio, partner nel progetto, ne ha gentilmente concesso l’utilizzo per il progetto di promozione artistico-culturale dedicato alla cittadinanza e ai turisti ospiti a Ferrara.

L’evento denominato “Il cuore d’oro. Videoevocazione in 3D”, è una video-narrazione suggestiva e di forte impatto emozionale, proiettata sulla monumentale facciata della Cattedrale, animandola con un racconto che svelerà il “cuore d’oro” della Città estense. L’iniziativa richiama l’attenzione sul Protiro, non visibile poiché in fase di restauro, con la statua quattrocentesca della Madonna con il Bambino di Michele da Firenze, che un tempo si dice fosse ricoperta d’oro.

Sono in programma due proiezioni ogni ora dalle 18 alle 22, nelle giornate del 3, 4, 5 gennaio 2020, quando le luci della piazza centrale di Ferrara si spegneranno per lasciare spazio allo spettacolo. Per l’Epifania (6 gennaio) lo spettacolo sarà unico, alle ore 19, e sarà arricchito da un evento a sorpresa nello spazio antistante il Duomo.

La creazione e il progetto di questa video evocazione è a opera di Gianluca Antonelli, Andrea Bernabini con lo scenografo teatrale Lorenzo Cutùli come ‘concept director’, già autore del telone artistico che ha ricoperto la facciata del Duomo fino a un paio di mesi fa e che fu realizzato su iniziativa di QN Il Resto del Carlino, il quale in questa occasione affianca gli organizzatori come Media Partner.

La voce recitante che impreziosirà il video è del grande attore italiano Pino Micol, interprete di importanti film e del memorabile spettacolo teatrale “Cyrano de Bergerac” con la regia di Maurizio Scaparro.

Immagini, video, musica, voci e suoni saranno i protagonisti di una narrazione storica ed epica volta ad emozionare il pubblico, miscelando con attento equilibrio arte e tecnologia. Sarà un videomapping artistico culturale che suggestionerà il pubblico sull’eterna lotta tra il bene e il male, tra Angeli e Demoni, tra miti e leggende, tra eroi ed antieroi.

Come già San Giorgio, patrono della città, in una eroica e cavalleresca lotta sconfigge il Male rappresentato dal grande Drago e libera la principessa e tutta la città di Selem dall’incubo, dal terrore e dalla minaccia delle Tenebre, così Cristo, in cima al timpano del maestoso protiro della Cattedrale, si erge a faro nella “nebbia”, simbolo di Luce, di Speranza che trionfa sul buio dell’ignoranza.

 

Alessandro Zangara