Svetlana Zakharova e Vadim Repin a Nervi

Per la prima volta al Teatro ai Parchi di Nervi, nell’ambito della prestigiosa rassegna estiva “Nervi Music Ballet Festival”, si è esibita nei giorni scorsi l’étoile russa Svetlana Zakharova con il violinista siberiano Vadim Repin in una performance accattivate e superlativa, sia dal punto di vista tecnico che stilistico. La collocazione del palcoscenico nel cuore del parco, davanti a Villa Grimaldi Fassio e con il mare come fondale, ha un fascino che impreziosisce ancor più sia il Festival che il singolo spettacolo. Il silenzio, rotto solo di tanto in tanto dal transito del treno, peraltro non disturbante, testimonia l’attenzione del pubblico del tutto esaurito, rapito dal contesto complessivo di una serata di alta performance dedicata al balletto.

Repin ha aperto il “Pas de deux for Toes and Fingers” con un omaggio a Genova, suonando il Niccolò Paganini di “Variazioni sul Carnevale di Venezia” op. 10, accompagnato dall’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, da lui diretta. Un’esibizione intensa, dal suono vibrante, lontano dal puramente tecnico e con quella passione che caratterizza l’approfondimento di un grande della musica come fu l’autore di Carro. Incantevole inizio per aprire sui passi classici della coreografia di Marius Petipa e Asami Maki dell’Adagio da “Raymonda” di Alexander Glazunov che ha permesso alla Zakharova, con Mikhail Lobukhin, di dimostrare le sue perfette capacità di ballerina classica. Un’anteprima delle sue doti che la vedranno nel corso della serata impegnata in balletti costruiti come connubio tra classico e moderno, con eccellenti doti recitative. In apertura il Sindaco della città aveva ribadito l’impegno degli ultimi anni a far riprendere il ruolo di palcoscenico del balletto a Genova, dove tradizionalmente le stagioni ad esso dedicate non mancavano. Quindi sia con la rassegna che con esibizioni come “Pas de deux”, si è ritrovato quel clima di sostegno alla danza.

Repin, compagno di vita e di scena della Zakharova, ha dimostrato la scelta virtuosistica tardo-romantica con “Introduzione” e “Rondò-Capriccioso” op. 28 di Camille Saint-Saëns, nuovamente sottolineando l’incontro della preparazione tecnica con il mondo mediterraneo soave e intenso, con un’esibizione di rilievo che non ha mai calato di tono per tutta la durata dello spettacolo, un’ora e mezza senza intervallo, bis a parte, rendendo un usignolo il suo violino. Peraltro Repin suona il “Rode” di Stradivari del 1733.

Savin e Zakharova

L’emozione del violino diventa pertanto visibile nei passi di danza, soprattutto in un sublime “The Dying Swan” da “Carnevale degli animali” che, sempre su musiche di Saint-Saëns e coreografia di Mikhail Fokine dedicata ad Anna Pavlova, ha visto una rivisitazione della ballerina che ha saputo dare movenze attuali ad un dramma che si sentiva vissuto da tutti, nel silenzio del teatro all’aperto di Villa Grimaldi Fassio. L’intensità delle movenze era commovente, con note di arpa solista, tanto quanto il talento diventa tangibile nell’assolo di “Revelation” da “Schindler’s list” su musiche di John Williams e coreografia di Motoko Hirayama. La differenziazione dei passi si era fatta chiara con il cambio di toni, dal tutù bianco di “Raymonda” a quello nero di “Progetto Händel”, coreografia di Mauro Bigonzetti su musiche di Georg Friedrich Haendel, per Zakharova e Denis Savin, e l’altalenarsi di talentuosi cambi di stile ha convinto e affascinato il pubblico. Altrettanto interessante, sempre su coreografia di Bigonzetti, “Caravaggio”, su musiche di Bruno Moretti da quelle originali di Claudio Monteverdi, per la ballerina accompagnata da Jacopo Tissi, come i colleghi solista del Teatro Bol’šoj. Il violino di Repin sempre a mantenere la scena equilibrata tra le due arti, in un reciproco accompagnamento di assoluto successo. Divertente e interessante poi il duetto tra Repin e il violinista russo Anton Barakhovsky, su musica di Igor Frolov per due violini e orchestra d’archi, così come “Zigeunerweisen” op. 20 di Pablo de Zarasate per il violino di Vadim Repin e altrettanto “Méditation” da “Thaïs” di Jules Massenet.

In conclusione “La ronde des lutins, Scherzo Fantastico” op. 25 di Antonio Bazzini con Svetlana Zakharova, Mikhail Lobukhin e Vyacheslav Lopatin questa volta in vesta moderna e attualizzata con un incipit che si riferiva alla situazione attuale, sempre con il violino di Repin e l’Orchestra. Per il bis un omaggio a Vittorio Monti con la sua “Czàrdàs”, virtuosismo violinistico trascinante e sempre molto amato dal pubblico. Una serie di eventi umani portati sul palcoscenico di Nervi, ad indicare come le vicende vissute dalle persone portino sempre qualcosa da dire, e da interpretare, per poi fraseggiare sulle corde o con i passi in un continuo con la storia che ci traghetterà ai posteri.

Alessia Biasiolo

le fotografie sono di Marcello Orselli, Teatro Carlo Felice di Genova

Voria piturar Verona. Concorso di pittura

Una giornata per dipingere dal vivo, possibilmente ispirandosi a Dante Alighieri. Torna il concorso di pittura estemporanea ‘Voria piturar Verona’, che porta in città appassionati di pennello e cavalletto provenienti da tutta Italia.

L’appuntamento è per sabato 11 settembre, quando gli artisti iscritti potranno dare spazio alla loro creatività, riportando su tela scorci, panorami, angoli nascosti o momenti di vita quotidiana di Verona. Dopodiché una giuria selezionerà le opere che avranno meglio interpretato lo spirito del concorso. E premierà i primi tre classificati rispettivamente con mille euro, 500 euro e 300 euro. Tutte le opere realizzate verranno esposte al pubblico in due mostre allestite all’interno della chiesa di San Pietro Incarnario, la prima dal 17 al 21 settembre e la seconda dal 24 al 28 settembre.

Novità dell’edizione 2021 e la presenza della giuria popolare, ovvero la partecipazione del pubblico all’iniziativa, che durante la visite delle mostre potrà votare l’opera preferita. Le due creazioni più votate, una per mostra, si aggiudicheranno un premio di 100 euro ciascuna. Le iscrizioni si chiuderanno il 31 agosto, la partecipazione è gratuita e per aderire compilare il modulo al seguente link:estemporanea.comune.verona.it

Il regolamento del concorso è pubblicato sul sito del Comune di Verona: www.comune.verona.it. Gli iscritti riceveranno via mail tutte le informazioni necessarie.

Per informazioni scrivere a:estemporanea@comune.verona.it.

L’iniziativa, giunta alla terza edizione, è realizzata nell’ambito della manifestazione ‘L’Arte Racconta i Quartieri’, organizzata dall’assessorato al Decentramento, in collaborazione con la Società di Belle Arti di Verona e con il sostegno di Fondazione Cattolica Assicurazioni.

‘Un’iniziativa che ha riscosso grande successo e che nemmeno la pandemia è riuscita a fermare – ha detto l’assessore al Decentramento Padovani -. Il ritorno alla normalità si ottiene anche con questi progetti, che trovano nell’arte e nella partecipazione dei cittadini la principale ispirazione. Nell’anno dedicato a Dante non potevamo non ispirare il concorso al Sommo Poeta, ma questa non è l’unica novità dell’edizione 2021. Per la prima volta le opere saranno valutate anche dalla giuria popolare, tutti i cittadini che andranno a visitare le mostre potranno infatti esprimere lo loro quadro preferito”.


Roberto Bolis

The Smile of Jazz. Botta Band

Gruppo di Swing con un repertorio che spazia dai brani degli anni 30, 40 e oltre, la Botta Band è composta da artisti presenti da tempo sulla scena musicale romana, tutti amici e collaboratori di Renzo Arbore. La loro performance, che spazia da brani di Duke Ellington, Gershwin, Cole Porter, Irving Berlin e molti altri, è stata scelta da Attilio Berni per il penultimo appuntamento  di “Fai bei suoni”, la rassegna estiva del Museo del Saxofono (via dei Molini snc angolo via Reggiani, Maccarese, Fiumicino -RM) per ricreare l’atmosfera e lo spirito estroverso dell’epoca swing con un repertorio affatto scontato. Sabato 31 luglio, alle ore 21.30, con un concerto presentato in una veste particolarmente vivace, si esibiranno cosi: Antonella Aprea voce, per molti anni cantante nel gruppo di Romano Mussolini; Stefano Nenca chitarra, con all’attivo la realizzazione di molte colonne sonore, dischi e la partecipazione a jazz festival di rilievo come Teano Jazz Winter e Umbria Jazz Winter e Music Fest in Ningbo (Shanghai); Carlo Ficini, trombonista e cantante già negli “Swing Maniacs” di Renzo Arbore e in varie formazioni di Lino Patruno; Piercarlo Salvia, valentissimo saxofonista che si ispira ai grandi Stan Getz e Artie Shaw; Stefano Nunzi, contrabbasso, che vanta collaborazioni importanti in Francia, Inghilterra, Argentina, Croazia, Sud Africa, Egitto, Tunisia, Svizzera, Polonia, Svezia, Finlandia, Russia, Ucraina, Spagna e Austria con artisti del calibro di Maurizio Giammarco, Stefano di Battista, Joe Lovano, Amii Stewart, Walter Blending, Vincent Harring e Milcho Leviev e Alberto Botta batterista con una lunga carriera televisiva alle spalle che comprende “Quelli della Notte” “Cari amici vicini e lontani”, “Doc”,”Raimondo e le le altre”,”Ieri Goggi e domani”,“Meno siamo meglio stiamo”, “Aspettando Sanremo”,”I raccomandati”,”Domenica in” e molte altre. 

Tra i brani suonati, si potranno ascoltare “I may be wrong”, “Cute” e “Crazy rhythm”, degli anni Venti, fulcro dell’epoca swing, “All Night Long, Is You Or Is You Ain’t”, “The Can’t Be Love”, “No Moon At All”, standard jazz romantici e pezzi più spiritosi come “Jada” eseguito con l’arrangiamento che ne fecero i ”Flippers”negli anni 50 a ritmo di cha cha cha, “That’s life”, brano reso famoso da Frank Sinatra nel 1966 e qui reinterpretato dal crooner Ficini e il famigerato brano di chiusura della band: “Limbo Jazz” di Duke Ellington, per un finale tutto Latin

Eclettico, spassoso, dirompente, Botta suona, fischiettaparla col pubblico, fa battute, diverte e si diverte. “Il jazz nasce come musica popolare e di intrattenimento. Poi è finito nei teatri diventando qualcosa a metà tra musica classica e pop… Prima era una musica da ballare, una musica gioiosa che voleva far divertire la gente e quindi è bene tornare a scherzare con i suoni e con il pubblico e di coniugare jazz ed entertainment”.

Il concerto, come da abitudine del Museo, è preceduto alle ore 20 da un apericena (opzionale). I biglietti sono acquistabili direttamente al Museo o in prevendita al sito Liveticket.it

Infoline costi e prenotazioni: +39 06 61697862 – +39 347 5374953 – info@museodelsaxofono.com

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia di Alberto Botta)

Campionato Italiano di Parapendio Open

L’edizione 2021 dell’Italian Paragliding Open, ovvero il Campionato Italiano di parapendio con formula aperta anche ai piloti stranieri, sarà ospitata fino al 31 luglio in Val Parma, il comparto alimentare famoso in tutto il mondo.

Hanno confermato la presenza 104 piloti, su una capienza massima di 125, provenienti da una dozzina abbondante di nazioni. Quartier generale dell’evento è il nuovo polo sportivo di Schia, frazione di Tizzano Val Parma a una manciata di km da Parma. I piloti spiccheranno il volo da Campo Grande a 1584 metri di quota, località alle pendici del Monte Caio tra prati e boschi di castagni nel comune di Palanzano. Da qui sorvoleranno l’Appennino parmense, con sconfinamenti in Liguria e Toscana, prima di atterrare in varie località tra Tizzano e Langhirano.

I percorsi precisi delle giornate di gara saranno determinati dalle condizioni meteo, fattore imprescindibile per la sicurezza dei piloti nel volo libero in parapendio e deltaplano, cioè senza motore, sulle ali del vento e delle masse d’aria ascensionali. Potrebbero toccare i 100 e più km se il tempo sarà molto favorevole.

Presente la nazionale azzurra campione del mondo in carica al completo a partire da Joachim Oberhauser di Termeno (Bolzano), detentore del titolo individuale. Poi Marco Busetta di Paternò (Catania), Chritian Biasi di Rovereto (Trento), la milanese Silvia Buzzi Ferraris, Alberto Vitale, ragusano trapiantato a Bologna, e Alberto Castagna di Cologno Monzese (Milano). La gara rientra nel calendario FAI (Fédération Aéronautique Internazionale) ed è organizzata dal Aeroclub Gaspare Bolla di Parma insieme all’asd Volo Libero Monte Caio – Delta Club Melloni.

Pioggia e vento sul Lago dei Tre Comuni (Udine) hanno costretto gli organizzatori a chiudere in anticipo le esibizioni mozzafiato dei piloti impegnati nel Campionato del Mondo di parapendio acrobatico.

Il titolo nella categoria solo è andato al cileno Victor “Bicho” Carrera, seguito dallo spagnolo Horacio Llorenzs e dall’olandese Luke De Weert. Migliore degli italiani il reatino Marco Papa, decimo. Categoria “synchro”, cioè evoluzioni in copia: medaglia d’oro agli spagnoli Horacio Llorenzs-Raul Rodriguez seguiti dalle coppie austrriache Norbert Winkler-Thomas Schloegl e Roland Brunnbauer-Thomas Laireiter

Il titolo a squadre è stato vinto dalla Francia, seguita da Colombia e Spagna. Italia al sesto posto.

Gustavo Vitali

Nasce il Gonfalone dei Ristoranti tipici veronesi

Un gonfalone per valorizzare la ristorazione tipica veronese, ma soprattutto per essere un motore di ripartenza e promozione dell’identità culturale, privilegiando i prodotti e le ricette tradizionali del territorio. Un’operazione particolarmente importante in questo momento difficile per la ristorazione tipica, che deve fronteggiare i problemi legati alla pandemia e alle molte forme di concorrenza. Per questo motivo, tramite una collaborazione sempre maggiore tra l’Amministrazione, i ristoranti tipici, la Soprintendenza e Confcommercio è stata ufficializzata la possibilità per i ristoranti tipici di allestire stabilmente il gonfalone nel loro esercizio per tutto il 2021, a differenza di prima che si poteva solo nei momenti di promozione legati alla stagionalità dei prodotti.

È stato presentato in sala Arazzi il ‘Gonfalone dei Ristoranti Tipici’, un simbolo che i ristoranti tipici della città di Verona potranno esibire in pianta fissa per tutto il 2021.

“Grazie all’istituzione di un regolamento comunale – spiega l’Assessore alle Attività Produttive – abbiamo previsto, per tutta una serie di esercenti appartenenti al mondo della ristorazione, di potersi inserire nell’apposito elenco dei Ristoranti tipici. Questa è una categoria molto importante, che promuove l’identità enogastronomica veronese, un’eccellenza della nostra città. Attraverso una sinergia che vogliamo implementare sempre di più in maniera forte, cerchiamo di promuovere le tipicità locali, sia gastronomiche sia enogastronomiche. Per questo, qualche anno fa, abbiamo istituito questo gonfalone. Simboleggia il motore della nostra ripartenza, della nostra identità enogastronomica, visti i prodotti che la nostra città può offrire. L’anno scorso inoltre, durante la Piazza dei Sapori in piazza Brà, era stato allestito un banchetto dei ristoranti tipici, attraverso il quale sono state acquisite delle risorse che andremo a distribuire a tutti i ristoranti tipici che hanno sostenuto le spese per la realizzazione di questo gonfalone. E’ un contributo simbolico, ma importante per sostenere le difficoltà della ristorazione da più di un anno e mezzo. Questo contributo sarà attribuito anche a quei ristoranti che vorranno creare un gonfalone, per comunicare la tipicità e quindi l’identità della ristorazione veronese. Sono piccoli gesti, che però vogliono far sentire la vicinanza e la sensibilità che l’amministrazione vuole dare ad un mondo che è sostegno della nostra comunità”.

“Come associazione di categoria – afferma il direttore generale di Confesercenti – abbiamo voluto investire una quota, un incentivo pari al 50 percento della spesa, da dare ai ristoratori, perché è importante oggi mandare segnali di promozione. Si sta ripartendo, ma non si può stravolgere quello che attualmente è vietato dalla norma europea. Ci sono paesi come l’Inghilterra che non possono venire, manca la Russia, manca il lungo raggio come gli Stati Uniti. Stiamo lavorando con il mercato interno ma, riguardo alla questione Green Pass non può un ristoratore essere anche un pubblico ufficiale che deve controllare. Rallenterebbe tantissimo le attività e creerebbe dei disturbi. Già facciamo fatica a trovare operatori che lavorino, figuriamoci se dobbiamo anche trovare un vigile. È una strada che andrà rivista completamente”.

“Abbiamo insistito tanto per promuovere la ristorazione tipica – le parole del presidente dell’associazione Ristoranti Confcommercio Verona – soprattutto in questo periodo dove ha preso piede il delivery, e aziende straniere stanno entrando nella nostra città. Noi dobbiamo difendere la nostra millenaria cultura enogastronomica. L’impegno dei titolari dei ristoranti tipici è cercare di utilizzare prodotti a chilometro zero, di collaborare con il contadino vicino e con la Coldiretti privilegiando la stagionalità, un esempio della quale è dato anche dal mercato coperto ai Filippini. Il nostro impegno è altissimo e questo gonfalone rappresenta i pregi dei ristoranti tipici scelti”.

“È un momento di grandissima difficoltà – sottolinea il titolare dell’Osteria Caffè Monte Baldo Simone Vesentini – per il mondo della ristorazione e per il concetto di ristorazione tipica. Questo gonfalone è un simbolo che esprime dei valori: l’utilizzo dei prodotti della tradizione, la riscoperta delle nostre ricette, l’utilizzo di personale qualificato. In cucina ci sono persone formate, così come in questo momento non si trovano collaboratori, ed è difficilissimo fare impresa. Il ristorante tipico è un presidio di qualità e storicità all’interno della città e della provincia. Ben venga dunque questo aiuto, così come tutte quelle manifestazioni che ci permettono di raccogliere fondi”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Melone, pesce di lago, crudo e fagiolini

Pesce di lago, prosciutto crudo di Soave e della Lessinia, melone della pianura e fagiolini saranno i protagonisti della bella stagione. Torna ‘Il Ristorante tipico…d’Estate’, dal 24 luglio al 15 agosto le cucine veronesi proporranno piatti e pietanze con i prodotti che caratterizzano il raccolto stagionale e le lavorazioni del territorio. Non per due ma per tre settimane, un periodo più lungo rispetto alle altre edizioni per incentivare e dare più visibilità ai locali e ai piatti della tradizione scaligera. L’iniziativa è nata tre anni fa per esaltare i sapori della veronesità, in collaborazione con i 20 ‘Ristoranti tipici’ inseriti nell’omonimo elenco istituito dal Comune di Verona con il Regolamento comunale per la valorizzazione dell’enogastronomia veronese. Un progetto che punta a incentivare l’impiego di materie prime del territorio nella preparazione dei piatti, per fare scoprire i sapori della tradizione scaligera e diffondere la conoscenza dei prodotti locali di ogni stagione. Nei ‘Ristoranti tipici’, infatti, i piatti tradizionali rappresentano il 50% dell’offerta gastronomica e devono essere preparati utilizzando il 50% di prodotti della provincia di Verona o, comunque, della Regione Veneto. Anche l’offerta dei vini privilegia le denominazioni e le aziende che producono e imbottigliano sul territorio.
Le aziende che forniranno i prodotti per questa edizione dell’iniziativa sono l’Azienda Agricola Martinelli Giampaolo di Caldiero e l’Azienda Agricola Poli Graziano di Oppeano di Coldiretti Verona. Oltre ai classici piatti della tradizione veronese, se ne potranno trovare anche altri preparati seguendo diverse ricette. Dal prosciutto di Montagnana con melone dolce al Porto, al Lavarello al sale bilanciato con misticanza. E ancora Carpine del Garda in salsa su crostone di pane di Altamura, Roastbeef con fagiolini. Così come la Goccia di Soave con sfogliatella calda e mostarda di melone, il mazzetto di fagiolini al bacon con spalla di agnello cotta al punto rosa e pesto di menta peperita, o la rollata d’anguilla su caponata di verdure con orzo profumate al timo e olio del Garda.

L’iniziativa è stata presentata all’interno del nuovo mercato coperto dei Filippini dall’assessore al Commercio Nicolò Zavarise, insieme al presidente dell’associazione Ristoratori Leopoldo Ramponi e alla vicepresidente di Coldiretti Verona Franca Castellani.
“Fare cultura enogastronomica, così come tutelare e valorizzare i nostri prodotti locali, significa preservare la nostra identità – ha detto Zavarise -. Diamo il via alla versione estiva di questa iniziativa, mettendo al centro delle ricette il meglio di ciò che la stagione ci propone. Dal melone ai fagiolini, la creatività dei nostri chef farà il resto. Ringrazio i ristoratori e i produttori per la sinergia creata in questi anni a vantaggio di tutto il comparto enogastronomico veronese”.

Roberto Bolis

Incanto e visione alla GAM

La Galleria d’Arte Moderna di Verona si rinnova, con la proposta di un nuovo percorso espositivo arricchito di importanti novità provenienti dalla collezione dei Musei civici e mai viste prima dal pubblico. Ad attendere i visitatori nei rinnovati spazi della Gam, quindi, la mostra ‘Incanto e visione: verso la modernità’, dedicato ai maestri che hanno saputo raccontare il processo di ‘emancipazione’ verso la modernità. Il nuovo percorso espositivo, curato da Francesca Rossi e Patrizia Nuzzo, intende presentare i linguaggi di quegli artisti che, con coraggio e fiducia nel futuro, hanno saputo affrancarsi dai lacci accademici, inaugurando nuove pratiche e processi artistici. Una ricerca artistica quasi ‘rivoluzionaria’, rivolta alla modernità. Un’esposizione strutturata attraverso la formula della rotazione delle opere della collezione della GAM, che ha lo scopo di far conoscere gran parte dei lavori custoditi nei depositi e, per quanto riguarda alcune opere, mai esposti prima.

L’esposizione si articola dalle lezione dei Macchiaioli toscani, con le opere di Telemaco Signorini, a Vincenzo Cabianca, alla scuola di Posillipo con Guglielmo Ciardi, a quella di Resina con i fratelli Palizzi, per giungere alle atmosfere simboliste ‘fin de siècle’ con Alfredo Savini, Angelo Dall’Oca Bianca, Ruperto Banterle, Mario Salazzari e Vincenzo De Stefani.

I linguaggi secessionisti – documentati attraverso il corpus di opere di Felice Casorati, Angelo Zamboni, Gino Rossi – insieme ai lavori divisionisti di Baldassare Longoni e alla splendida Maternità di Gaetano Previati, eccezionale prestito dalle collezione del Banco BPM, segnano l’approdo a una modernità ormai ineludibile. E’ il tempo in cui gli artisti si avviano ad esplorare nuovi territori del linguaggio, dove la pittura non può che raccontare se stessa, attraverso la magia del colore, la tensione delle forme, l’incanto della luce, la ricchezza della materia.

All’interno dell’allestimento trova posto anche un nuovo spazio appositamente dedicato alle donazioni, dal titolo ‘Thanks to’. Un progetto voluto dalla direzione Musei civici, per evidenziare il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Inaugura lo spazio il progetto per il Ponte della Vittoria, 1925, di Albano Vitturi, donato da Cristina Fraccaroli Tantini nel 2021.

La mostra è il primo nuovo percorso espositivo realizzato con il rinnovato impianto di illuminazione. Un progetto completato lo scorso marzo, che permette di valorizzare gli spazi espositivi e le opere, rendendo più attrattivo il museo e allo stesso tempo di risparmiare sui consumi di energia.

“Un nuovo percorso – spiega l’assessore Briani –, che ci consente di esporre parte delle opere della collezione civica d’Arte Moderna, normalmente conservate nei depositi e non visibili. Un’opportunità per il pubblico, quindi, di poter ammirare capolavori mai presentati prima, inseriti in una rinnovata esposizione sulla ‘modernità’, che mette in luce la ricerca artistica realizzata fra fine ’800 e inizio ‘900 da alcuni artisti illuminati. Nel rinnovato percorso sono poste in evidenza anche le donazioni pervenute ai Musei civici da parte di cittadini veronesi, che hanno generosamente messo a disposizione della città alcuni loro splendidi capolavori”.

“In mostra il fior fiore dell’800 e primo ‘900 veronese e di altre scuole – precisa la direttrice Rossi –. La Galleria conserva numerosi capolavori di questo periodo mai visti prima e che, con questa proposta di rinnovo, vengono presentati al pubblico in un percorso espositivo completamente rivisto, il cui filo conduttore è la ‘modernità’ e, con essa, lo sguardo al futuro degli artisti visionari di quel periodo. Il tutto i una dirompente energia creativa, che sottolinea la voglia di lasciarsi il passato alle spalle e di volgere lo sguardo verso le espressioni artistiche più moderne. Un percorso molto affascinante, fra dipinti e sculture tutti correlati dal punto di vista delle dinamiche e dei temi”.

“Un inno al coraggio – sottolinea la curatrice Nuzzo –. L’esposizione, infatti, presenta artisti che hanno avuto l’ardire di guardare e ricercare il rinnovamento, divenendo generatori, con la propria opera, di una nuova tendenza artistica”.

Roberto Bolis

Prese i pani e li diede

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – GIOVANNI 6,1-15
In quel tempo,

1. Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade,
In questa domenica la liturgia propone la riflessione sulla prima parte del capitolo sei di Giovanni, incentrato sul tema del “pane di vita”. È un capitolo a sé stante, che gli esegeti ritengono sia stato inserito tardivamente dalla comunità cristiana come catechesi eucaristica, dal momento che l’istituzione dell’Eucaristia in Giovanni è sostituita dalla lavanda dei piedi. L’episodio è collocato nel tempo di Pasqua ed è ambientato in Galilea, sulla riva del lago di Tiberiade. L’espressione “mare di Galilea, cioè di Tiberiade” identifica una particolare ansa del lago che si trova tra Cafarnao e Tiberiade. Può essere percorsa a piedi, costeggiando la riva, oppure si può utilizzare un’imbarcazione. Alcuni esegeti vedono raffigurato nel passaggio da Gerusalemme al lago di Galilea, l’esodo dalla schiavitù del peccato alla libertà donata dal Figlio. È un richiamo all’esodo del popolo ebreo dall’Egitto. Insieme con Gesù compiamo il definitivo esodo dal “mare”, che simboleggia la schiavitù della morte, al “monte”, che è simbolo dell’incontro con Dio. Nel cammino incontriamo spesso la tentazione della sfiducia e la preoccupazione che ci manchi il necessario. Dobbiamo superarle entrambe con la fede nel Signore, al quale noi siamo talmente cari che non ci lascia mancare il necessario sostegno nelle burrasche che attraversiamo.
2. e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi.
Gesù guarisce i malati ed è seguito con entusiasmo dalla folla, attirata dal suo insegnamento e dai suoi prodigi. Lo stesso successo avviene anche dopo la risurrezione di Lazzaro e all’entrata in Gerusalemme la Domenica delle Palme.

3. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Il monte è il luogo privilegiato dell’incontro con Dio. Anche Mosè sul monte aveva ricevuto le tavole della legge. Nel Vangelo di Matteo Gesù sale sul monte per annunciare le Beatitudini. Nel Vangelo di Giovanni, sul monte, Gesù dona il pane, segno del suo dono che avverrà nella passione, morte, risurrezione. Sul monte, come Mosè, Gesù è il Maestro di vita che insegna a condividere e a vivere da fratelli perché figli dello stesso Padre del Cielo. “Gesù salì sul monte e là si pose a sedere”: si manifesta come il Maestro. Sul monte si pone a insegnare, seduto, quasi fosse su una cattedra, con i discepoli attorno.
La Parola diventa Pane: non è l’uomo che offre sacrifici a Dio, ma è Dio che si offre in sacrificio per l’uomo. L’evangelista Giovanni non narra l’istituzione dell’Eucaristia, ma presenta le conseguenze dell’essere in comunione con Gesù: il servizio ai fratelli, la condivisione con chi è povero.

4. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. L’espressione allude all’esodo, memoriale della liberazione dall’Egitto. Si riferisce anche all’ultima Pasqua di Gesù quando sarà immolato. In questa Pasqua offre il pane, anticipo simbolico del suo dono totale e dell’istituzione dell’Eucaristia nell’Ultima Cena. “Era vicina la festa di Pasqua”: è una vigilia, come il momento dell’istituzione dell’Eucaristia, secondo gli evangelisti sinottici. Nella festa di Pasqua venivano offerte le primizie, il primo raccolto di cereali, necessari per fare il pane (cfr. Esodo 9,31; Rut 1,22).

5. Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
“Allora Gesù, alzati gli occhi”: nel Vangelo si parla spesso di Gesù che alza gli occhi al cielo verso il Padre. Questa volta, invece, rivolge il suo sguardo sulla folla perché si accorge che ha bisogno di Parola e di pane: necessità di cibo per l’anima e per il corpo.
“Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”: Gesù pone una domanda a Filippo per suscitare l’attenzione, come fa un maestro per guidare la riflessione dei discepoli, per metterli alla prova, per manifestarsi attraverso un “segno” che si appresta a fare. Continua il parallelismo fra Mosè e Gesù, il Nuovo Mosè. Anche Mosè chiede a Dio dove prendere il cibo per sfamare il popolo (cfr. Numeri 11,10-15). “Comprare il pane”: il pane che Gesù ci dà è condivisione con i fratelli, dono che riceviamo gratuitamente. L’Eucaristia è il dono della vita stessa del Figlio che si dona a noi. Il versetto richiama il banchetto messianico in cui il Signore dice di comperare e mangiare senza denaro, di non spendere i propri beni per ciò che non sazia (cfr. Isaia 55,1ss). Nel Libro dei Proverbi la Sapienza invita a mangiare il suo pane, che fa vivere e camminare nella via dell’intelligenza (cfr. Pr 9,1-6; Sir 24,18-25). “Abbiano da mangiare”: Gesù sottolinea il bisogno dell’uomo di nutrirsi, ma il suo atto di nutrirsi ha un valore molto superiore alla sola risposta ai bisogni materiali del corpo per sostenersi in vita. Gli uomini mangiano insieme attorno alla mensa perché la condivisione alimenta la comunione, si
costruisce la relazione, si cementano gli ideali, si accresce il pensiero, si progetta e si realizzano opere.

6. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.
Gesù provoca con una domanda per invitare ad andare in profondità: non è solo il pane ciò di cui abbiamo bisogno, ma di senso della vita, di speranza, di Dio. Abbiamo bisogno di qualcosa di più, di andare oltre per comprendere quale “fame” profonda abbiamo. Gesù si offre per darci se stesso per sfamarci.

7. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Filippo risponde con un calcolo matematico: occorrono i soldi corrispondenti a duecento giornate di lavoro per poter comprare pane per tutti. Non capisce che il pane che Gesù ci dà è frutto della gratuità del Padre e della condivisione con i fratelli.

8. Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9. «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».
Andrea è uno dei primi tre discepoli che sono stati chiamati da Gesù. Interviene per cercare di risolvere il frangente, mostrando quello che concretamente è disponibile, dal momento che il denaro è insufficiente per acquisti di generi alimentari di così grande portata. Presenta il ragazzo (“servo” in greco), una persona considerata senza valore. Il ragazzo dà tutto quello che possiede e avviene la moltiplicazione: la gente è tantissima, ma il cibo basterà per tutti, perché accade il miracolo della condivisione. Questo giovane insignificante mette a disposizione ciò che ha e diventa modello per
tutti. Anche Gesù è venuto per dare la vita ai fratelli e si è fatto piccolo e insignificante per donarsi a noi. “Cinque pani d’orzo e due pesci”: sono la razione giornaliera di un povero. Il ragazzo consegna tutto quanto possiede per vivere quel giorno, pur sapendo che non sarebbe servito per una folla così numerosa. Egli non calcola, egli dona, si fida. Sul suo esempio tutti si fidano e condividono il loro cibo. Il pane fatto con l’orzo è il pane dei poveri. La moltiplicazione dei pani qui presentata richiama l’episodio del profeta Eliseo che sfama cento persone con venti pani d’orzo e di farro: “Da Baal-
Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: «Ne mangeranno e ne faranno avanzare»». Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore” (2 Re 4,42-44). Eliseo con venti pani sfama cento persone. Gesù con cinque pani sfama cinquemila persone. È una moltiplicazione enorme e prodigiosa, molto più di quella del profeta! “Due pesci”: si era soliti mettere il pesce sotto sale per conservarlo. Per il ragazzino i due pesci sono il companatico per tutto il giorno. Egli dona “tutto” e questo “tutto” viene moltiplicato per tutti. Sette è la somma di cinque (i pani) e di due (i pesci): il numero sette richiama il compimento della creazione. Il cibo condiviso dà la vita per il settimo giorno, il giorno della festa per il compimento
della creazione.

10. Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Nel testo originale si dice che Gesù fa adagiare, non semplicemente sedere: è un banchetto primaverile, solenne, il banchetto del Messia; viene celebrato da persone libere, non schiave. Il dettaglio dell’erba significa che Gesù dà un cibo che non perisce: mentre l’erba secca in fretta, il pane del Signore sfama in eterno.
“Cinquemila uomini”: un pane solo sfama mille persone, cinque pani sfamano cinquemila persone e restano dodici ceste di avanzi. È un’abbondanza “eccedente”!

11. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. I verbi che Gesù usa sono quelli della cena pasquale, ripresi dalla liturgia eucaristica: prese – rese grazie (fece eucaristia) – diede. Quando celebriamo l’Eucaristia riceviamo la vita del Figlio e diventiamo figli di Dio e fratelli fra noi. “Prese”: il fatto di prendere per condividere è diverso dal prendere per possedere e usare in proprio. Gesù è diverso da Adamo che prende per sé. Gesù prende per donare. “Quanto ne volevano”: questa espressione indica l’abbondanza di pane che è possibile mangiare a sazietà, senza esaurire la fonte, anzi avanzandone. È un “segno” (semeîon), non è semplicemente un miracolo straordinario. Gesù chiede alla folla di credere a colui che compie il segno, invece la gente si ferma al dono ricevuto: attendeva, infatti, un Messia che avrebbe compiuto prodigi e che sarebbe stato un potente politico armato contro gli oppressori. Non è questo il messianismo di Cristo.

12. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». L’evangelista Giovanni vuole sottolineare che solo il pane dato da Gesù sazia la fame dell’uomo. “I pezzi avanzati”: è un richiamo alla manna che si corrompeva se ammucchiata. Solo il sesto giorno durava anche per il sabato seguente, giorno dell’intimità con il Signore. Quella posta nell’arca durava per sempre (cfr. Esodo 16, 32-34). Il cibo che Gesù ci dà ci introduce nella vita divina ed è un sovrappiù, un’eccedenza gratuita e non meritata. “Perché nulla vada perduto”: il sovrappiù è la vita del Figlio, la vera nostra salvezza.

13. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. “Li raccolsero”: i discepoli si muovono in mezzo alla folla per radunare il pane avanzato. Su ordine di Gesù cercano ciò che è “perduto”. Così dovranno fare nei confronti degli uomini quando andranno ad annunciare al mondo il Vangelo di Gesù. Il numero “dodici” dei canestri è segno della pienezza, della quantità perfetta, come dodici sono i mesi dell’anno, dodici le tribù di Israele. Giovanni non riferisce se avanzano anche i pesci. Il suo intento è quello di parlare del pane come simbolo dell’Eucaristia. Nelle comunità dovrebbe avvenire la stessa condivisione praticata da Gesù sul monte: ci sarebbe così cibo abbondante per tutti e ne avanzerebbe anche per molti altri.
14. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». La folla riconosce in Gesù il profeta, simile a Mosè: “Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto” (Deuteronomio 18,15). Purtroppo il suo interesse è legato al pane materiale. La gente è felice perché ha trovato qualcuno che procura loro
il cibo senza dover faticare. Non coglie ciò che va oltre il segno. Anche noi cristiani rischiamo di fermarci all’esteriorità della pratica religiosa e dimenticarci di entrare
in relazione con Colui che nei segni è significato.

15. Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo. La folla è spinta dall’interesse materiale e vuole afferrare Gesù, impossessarsi di lui per avere sempre a disposizione ciò di cui ha bisogno. Vuole un Messia secondo le proprie proiezioni e i propri desideri. Vuole piegarlo a proprio uso e consumo, renderlo un oggetto. Gesù cerca la gloria del Padre, non la propria gloria. È venuto per “farsi pane”, non per diventare il re terreno che esercita il potere sugli altri per dominarli. Non si sente capito e non vuole essere frainteso né dai suoi discepoli né dalla folla. Si allontana, va in disparte, si ritira (dal greco “anachoréo” da cui deriva “anacoreta”), va in alto sul monte. Nella solitudine si incontra con il Padre e non desidera altro che essere una cosa sola con Lui e realizzare in tutto la sua volontà. Anche noi cristiani dobbiamo compiere un cammino di libertà dai titoli umani, dalla carriera, dal riconoscimento pubblico, senza asservire Dio ai nostri interessi. La solitudine ci consente di approfondire l’intimità con il Signore, di scrutare il cuore per capire qual è il motivo del nostro esistere. Saziandoci alla mensa della Parola e del Pane di Vita diventiamo con Cristo uniti al Padre e impariamo che l’esistenza ci è data per essere donata. Ci realizziamo come persone solo se condividiamo ciò che abbiamo. Solo così diventiamo capaci di amare i fratelli e di camminare con loro verso la Patria del Cielo, nutriti da Colui che si fa Pane per noi.


Suor Emanuela Biasiolo

Il ‘Progetto Ferrara to bee’

Ferrara può avere le caratteristiche per offrire un habitat favorevole alla sopravvivenza delle api, proprio in un momento come l’attuale in cui questi insetti, di grande importanza per l’uomo, si stanno riducendo velocemente a causa dell’agricoltura intensiva e dell’uso di pesticidi nocivi? Alla complessa domanda cercheranno di rispondere in un prossimo futuro Giuseppe Zanini della società agricola Apicoltura d’Este e lo studente Ennio Mallia della facoltà di Design del prodotto industriale di Unife impegnato nella sua tesi di laurea che, con la collaborazione del Comune di Ferrara/assessorato all’Ambiente, hanno promosso il progetto “Ferrara to bee“.

L’avvio del percorso di ricerca è avvenuto lo scorso 20 maggio in occasione della Giornata mondiale delle api con il posizionamento di un ‘apiario di studio e monitoraggio’ nel Giardino di Palazzo Schifanoia.

“Nell’ambito di ‘Ferrara to bee’ – ha affermato Giuseppe Zanini – l’attività di una delle arnie sarà costantemente monitorata e tutti i dati che emergeranno saranno inviati al Crea di Bologna, un laboratorio specializzato che analizzerà il miele e i residui sul miele, della cera, del favo, del melario e del nido. Tutto questo ci porterà ad avere una rilevazione complessiva per capire se questo ambiente e quindi Ferrara, sia favorevole alla vita delle api in un momento in cui la campagna si sta dimostrando davvero poco accogliente. A settembre, a conclusione del progetto, le api dell’arnia monitorata saranno destinate ad una nuova ‘casa’ realizzata da Ennio Mallia, che consentirà di assistere in diretta alle funzioni quotidiane dell’alveare. Si tratterà di una vera e propria ‘arnia didattica’, visitabile da tutti in un luogo ancora da individuare, ma all’interno della nostra città”.

“E’ un vero piacere – ha affermato l’assessore Alessandro Balboni – un evento che non solo unisce le sensibilità all’ecosistema e alla tutela degli animali, ma è anche un momento di didattica e di apertura della città. Abbiamo reso disponibile al progetto il giardino di palazzo Schifanoia proprio per spingere sempre più ferraresi ad apprezzare, vedere e capire quanto sia importante il ruolo degli insetti impollinatori, domestici e selvatici. Vogliamo anche cercare di sfatare certe preoccupazioni sulla presenza delle api. Questo per l’Amministrazione è solo un primo appuntamento. – ha poi aggiunto l’assessore – L’attività di sensibilizzazione su questo argomento proseguirà infatti anche in futuro insieme al Museo di Storia Naturale, al Centro Idea e al Servizio Ambiente. Ancora, fra gli aspetti interessanti di questo progetto in cui siamo affiancati anche all’Università di Ferrara, è la possibilità di dare vita ad un biomonitoraggio del miele prodotto, un modo per capire quale tipo di inquinanti raccolgano nel nostro territorio le api nella loro attività di impollinazione e di produzione e che apre un interessante capitolo per la ricerca scientifica”.

Ferrara to bee, è il primo progetto di apicoltura urbana e biomonitoraggio nel giardino di Palazzo Schifanoia. Gli insetti impollinatori, ed in particolare le api si stanno riducendo velocemente a causa delle attività umane come l’agricoltura intensiva e l’utilizzo di pesticidi nocivi. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali presenti sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo. Si è reso dunque necessario puntare sulle aree urbane per dar nuova vita a una dimensione ambientale ormai compromessa. Ferrara to bee nasce dal progetto di tesi (tutt’ora in sviluppo) dello studente del corso di Laurea in Design del prodotto industriale del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara Ennio Mallia, avente come relatori il prof. Davide Turrini e il prof. Dario Scodeller, in collaborazione con l’apicoltore Giuseppe Zanini ed il Comune di Ferrara. L’apiario di studio e monitoraggio verrà posizionato il 20 maggio, in occasione della Giornata mondiale delle api, mentre la fase di progettazione della nuova arnia urbana si concluderà nei prossimi mesi.

Il progetto ha il compito di informare e sensibilizzare il pubblico, fornendo nozioni utili che abbattano alcuni stereotipi comuni sul mondo delle api, attraverso l’esperienza visiva e la comunicazione. Dal punto di vista scientifico questi insetti sono degli ottimi bioindicatori dell’inquinamento, pertanto, attraverso i residui che si possono riscontrare nei loro corpi o nei prodotti dell’alveare, è possibile rilevare la presenza di antiparassitari o di altri agenti inquinanti presenti nell’aria come  metalli pesanti e i radionuclidi, rilevati attraverso una successiva analisi di laboratorio.

Ferrara to bee nasce con l’intento di promuovere il valore delle api per la salvaguardia della biodiversità del nostro pianeta e non solo. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali presenti sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo.
Allo stato attuale, l’agricoltura mondiale fa largo uso di veleni e pesticidi, tra cui i neonicotinoidi, letali per le api. La loro vita, già compromessa dagli effetti del riscaldamento globale, è in serio pericolo: in ogni angolo della terra apicoltori e ricercatori registrano sempre più spesso casi di morti improvvise di interi alveari. D’altra parte, le piante delle città non sono coltivate a fini alimentari ed è lì che al giorno d’oggi si rifugia la biodiversità che una volta era presente in tutti i terreni coltivati e incolti. Si è reso dunque necessario puntare sulle aree urbane per dar nuova vita a una dimensione ambientale ormai compromessa.

Dopo un’attenta analisi riguardo al posizionamento delle arnie in un contesto urbano, la splendida cornice del giardino di Palazzo Schifanoia, si è posta come il luogo ideale per accogliere il meraviglioso mondo di questi insetti impollinatori. Il nome del palazzo, in quanto delizia estense, deriva da: “schivar la noia” e si riferisce alla funzione di svago e piacere dell’edificio, proprio come il prodotto di questo apiario.

Alessandro Zangara

Amadeus presentatore in Arena

Amadeus per la prima volta presentatore in Arena. Una carriera, la sua, iniziata proprio a Verona ma che ancora non l’aveva portato a condurre sul palcoscenico del teatro all’aperto più grande del mondo. L’occasione sarà il doppio spettacolo ‘Arena ’70-’80-‘90’ che si terrà il 12 e 14 settembre, prodotto da Arcobaleno Tre. Un revival delle hit dei decenni passati, che sarà poi trasmesso in prima serata su Rai1 ad ottobre.

Numerosi gli ospiti italiani e internazionali già confermati. I primi nomi ad essere svelati sono quelli degli Europe, che con la loro “The Final Countdown” hanno segnato un’epoca, così come dei Gazebo, star della disco con brani come “I Like Chopin” e “Masterpiece” e poi ancora Loredana Bertè e Patty Pravo, Umberto Tozzi e Raf.
Ma le vere protagoniste saranno le canzoni, quelle iconiche, che hanno segnato trent’anni di musica indimenticabile. I biglietti sono in prevendita da oggi sul circuito Ticketone. Radio ufficiale delle due serate sarà Radio 2.
“Diverse generazioni potranno cantare e ballare assieme, racconteremo un pezzo di storia della musica italiana – ha spiegato Sboarina -. E la conduzione non poteva che essere affidata ad Amadeus, siamo orgogliosi del nostro concittadino e per questo accoglierlo in Arena come presentatore è una grande occasione per la nostra città. Ricordo l’anno scorso, in pieno lockdown, il messaggio positivo che aveva indirizzato a tutti i veronesi, abbiamo affrontato un periodo duro e ora ci ritroviamo tutti insieme e con Amadeus sarà la musica a darci la carica di cui abbiamo bisogno”.
“Amadeus è uno di noi, siamo felici che torni nella sua città per la prima volta da presentatore – ha detto Mazzi direttore artistico di Verona Srl-. Saranno serate iconiche, la musica sarà una specie di macchina del tempo che ci riporterà a rivivere tanti bei momenti. Due serate che verranno trasmesse in tv ma che saranno imperdibili dal vivo”.
“Sono cresciuto a Verona e la mia avventura è partita proprio da questa città, dove vivono ancora i miei genitori, sarà un’emozione incredibile salire sul palcoscenico dell’Arena da presentatore, un sogno che si avvera – ha concluso Amadeus -. Ho iniziato in una radio di Borgo Venezia, che non si sentiva nemmeno negli altri quartieri della città tanto era piccola. Non perdevo una data di Festivalbar. Quando ho conosciuto Salvetti e poi Cecchetto, raccontai per mesi di avere una casa a Milano per poter lavorare a Radio Deejay, mentre facevo avanti e indietro da Verona tutti i giorni. Il mio autografo l’ho firmato proprio qui in piazza. Tutto il mondo ci invidia questo monumento, durante gli spettacoli la forza che arriva dal pubblico in Arena è unica, sarà bellissimo”.
“Attraverso la memoria musicale possiamo ritrovarci come Paese – ha aggiunto Coletta, direttore di RAI 1 -. Spettacoli come questi rappresentano la vita dopo un anno e mezzo drammatico. Rievochiamo i ricordi del passato per regalare leggerezza ma anche identità”.
“Sarà una festa, siamo felici di essere nuovamente all’Arena di Verona, ormai da qualche anno punto di riferimento dei grandi successi Rai – ha concluso Fasulo, vicedirettore di RAI 1 -. Più che un Amaday sarà una AmArena, la ciliegina sulla torta”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)