In Egitto, secondo Amnesty International, misure cautelari punitive

Amnesty International ha denunciato lo scorso 6 marzo, che le autorità egiziane stanno ricorrendo sempre di più a misure cautelari arbitrarie ed eccessive per perseguitare gli attivisti rilasciati dal carcere, come ad esempio trascorrere fino a 12 ore al giorno nelle stazioni di polizia.

Secondo la normativa vigente in Egitto sulle misure cautelari da eseguire prima del processo o come pena accessoria alla condanna, le persone rilasciate devono trascorrere un certo numero di ore al giorno o alla settimana presso una stazione di polizia.

Amnesty International ha documentato almeno 13 casi in cui nei confronti di attivisti scarcerati sono state imposte misure arbitrarie ed eccessive, addirittura tali da facilitare un ulteriore arresto.

“Le autorità egiziane stanno punendo gli attivisti con misure cautelari eccessive e in alcuni casi addirit tura ridicole, che limitano i loro diritti fondamentali e talvolta costituiscono una vera e propria privazione della libertà. Molte di queste persone erano state accusate o condannate per il loro attivismo pacifico e non avrebbero mai dovuto essere arrestate”, ha dichiarato Najia Bounaim, vicedirettrice per le campagne presso l’ufficio regionale di Amnesty International di Tunisi.

“L’abuso delle misure cautelari è la più recente tattica cui le autorità stanno ricorrendo per stroncare il dissenso. Queste condizioni arbitrarie devono essere abolite e gli attivisti in carcere solo per aver esercitato i loro diritti alla libertà d’espressione o di manifestazione devono essere posti in libertà immediatamente e senza alcuna condizione”, ha aggiunto Bounaim.

Le misure cautelari vengono decise dai giudici ma il numero di ore da trascorrere presso le stazioni di polizia è lasciato alla discrezionalità delle autorità di polizia.

Gli ex detenuti, anziché presentarsi a una stazione di polizia per firmare il registro e poi andar via, hanno l’obbligo di rimanervi anche per 12 ore al giorno, durante le quali non possono ricevere visite né comunicare, se non con agenti di polizia.

Ahmed Maher e Mohamed Adel, due attivisti rilasciati dopo tre anni di carcere per manifestazione non autorizzata, sono sottoposti a tale misura e per questo motivo non possono lavorare, studiare o esprimere liberamente le loro opinioni.

In almeno quattro casi documentati da Amnesty International, attivisti in libertà condizionata sono stati nuovamente arrestati anche se non avevano violato le misure cautelari loro imposte.

Sebbene la legge 99 del 1945 preveda che una persona rilasciata con misura cautelare a suo carico possa trascorrere le ore assegnate a casa, in modo che sia reperibile in caso di ispezioni, la polizia ha ampi poteri di obbligarla a passarle presso una stazione di polizia se risulti complicato effettuare l’ispezione presso il suo domicilio. La legge prevede un anno di carcere per chi viola le misure cautelari imposte, senza specificare in cosa possa consistere la violazione. Gli standard internazionali richiedono alle autorità di illustrare, in forma orale o scritta, le caratteristiche delle misure cautelari non detentive, compresi gli obblighi e i diritti del destinatario di tali misure.

Gli ampi poteri discrezionali, privi di supervisione giudiziaria, affidati alla polizia trasformano di fatto le misure cautelari non detentive in un’altra forma di detenzione.

Queste misure facilitano ulteriori violazioni dei diritti umani ai danni di attivisti già perseguitati dalle autorità, come le detenzioni arbitrarie, i maltrattamenti, le restrizioni arbitrarie alla libertà di movimento e di espressione; possono inoltre interferire nel godimento di altri diritti, come quello al lavoro, allo studio e a un adeguato standard di vita.

“Si tratta di misure arbitrarie ed eccessive, in sintesi un’altra forma di detenzione mascherata. Alcuni attivisti non possono esercitare i lo ro diritti alla libertà di espressione, associazione e movimento anche dopo la fine della pena. Ecco un altro modo con cui il sistema giudiziario egiziano riduce al silenzio e intimidisce le voci critiche”, ha commentato Bounaim.

Secondo la legge egiziana, le misure cautelari possono essere applicate rispetto a un’ampia serie di reati e criminalizzano il diritto di manifestazione pacifica e quello alla libertà di espressione. Le persone condannate ai sensi dell’articolo 375 bis del codice penale per “minaccia alla salute pubblica” o per aver “instillato terrore nella popolazione” possono trascorrere in carcere da 12 mesi a cinque anni seguiti da un analogo periodo di misure cautelari.

Nel caso in cui le misure cautelari siano disposte prima del processo, con la determinazione delle ore da trascorrere presso le stazioni di polizia, è lo stesso giudice a stabilire se e come tali misure siano violate e a ordinare un nuovo arresto. Poiché la legge non specifica in cosa consista la violazione, la polizia ne approfitta per segnalare che la persona oggetto delle misure non si è presentata. In generale, queste misure scoraggiano fortemente gli attivisti dal prendere parte a iniziative pubbliche.

Alcuni casi

Nel dicembre 2013 Ahmed Maher, noto attivista politico e leader del movimento giovanile 6 aprile, è stato condannato per manifestazione non autorizzata a tre anni di carcere e a una multa di circa 7000 euro insieme ad altri due attivisti, Mohamed Adel e Ahmed Douma. Come pena accessoria, sono stati disposti tre anni di misura cautelare.

Il 5 gennaio 2017 si è presentato alla stazione di polizia di al-Tagamu’ al-Khamis per l’avvio della misura cautelare. Lì ha appreso che avrebbe dovuto trascorrervi 12 ore al giorno, dalle 6 di sera alle 6 di mattina: in altre parole, un altro anno e mezzo di detenzione.

Secondo il suo avvocato, Maher si sente come se fosse di nuovo in carcere, limitato nei suoi movimenti e impedito dal prendere parte a ogni attività politica e a esprimere le sue idee. Non può prendersi cura della madre malata, non trova un lavoro e non può proseguire a praticare la sua professione di ingegnere civile.

Poiché nella condanna del dicembre 2013 non era specificato in cosa sarebbe consistita la misura cautelare accessoria alla pena, l’avvocato ritiene che sia stata l’Agenzia per la sicurezza nazionale a indicare alla polizia di tenere sotto controllo Maher per 12 ore al giorno.

Nei primi quattro giorni, Maher è stato costretto a rimanere seduto in un corridoio buio, di fronte a una cella. In seguito, è stato posto in una piccola stanza di un metro e mezzo per due in un sottoscala. Nelle 12 ore che è costretto a trascorrere nella stazione di polizia gli è vietato usare dispositivi elettronici e non può incontrare familiari. A seconda dei turni degli agenti, gli viene negato anche l’uso dei servizi igienici. Ha chiesto un colloquio con la direzione della stazione di polizia, che gli è stato finora negato.

Mohamed Adel (vedi sopra) ha iniziato il periodo di misura cautelare il 22 gennaio 2017. A sua volta, è obbligato a trascorrere 12 ore, dalle 6 di sera alle 6 di mattina, presso la stazione di polizia di Aga, nel governatorato di Dakahlia. Non può usare il telefono cellulare e altri dispositivi elettronici e gli è vietato guardare la televisione. Ha chiesto un giorno alla settimana di annullamento della misura, per poter proseguire gli studi universitari al Cairo, ma la richiesta è stata respinta.

Adel ha dovuto rinviare il matrimonio. Sente di non poter avere la libertà di esprimere le sue idee per il timore che questo potrebbe violare la misura cautelare e comportare un nuovo processo.

Abd el-Azim Ahmed Fahmy, conosciuto come Zizo Abdo, è stato arrestato nel maggio 2016 con l’accusa di istigazione a prendere parte a una manifestazione non autorizzata. Dopo cinque mesi di detenzione preventiva, è stato sottoposto a una misura cautelare consistente nel trascorrere due ore tre volte alla settimana nella stazione di polizia di Bolak al-Dakrour, al Cairo. Il 14 febbraio 2017 un tribunale ha ordinato la fine della misura cautelare e 45 giorni di carcere perché l’8 febbraio non si era presentato alla stazione di polizia. Il motivo: era stato arrestato dalla polizia in un bar e trattenuto per cinque ore in un’altra stazione di polizia…

Il 26 febbraio un tribunale ha accolto l’appello di Fahmy ripristinando l’originale misura cautelare. Fahmy si sente intrappolato tra libertà e prigione, non può lavorare né viaggiare. Evita in tutti i modi ogni coinvolgimento in attività politiche per il timore che ciò comporti una violazione della misura cautelare e dunque il ritorno in carcere.

Khaled el-AnsarySaid Fatallah Ahmed Kamal hanno trascorso sette mesi in detenzione preventiva, per appartenenza a un gruppo illegale chiamato “Giovani del 25 gennaio”, dal 30 dicembre 2015 al 1° agosto 2016. Poi sono stati rilasciati con la misura cautelare di trascorrere quattro ore, dalle 20 alle 24, in tre distinte stazioni di polizia per tre volte alla settimana. Il 7 settembre il periodo è stato ridotto a due ore una volta alla settimana. Due giorni dopo, la procura ha fatto appello e il tribunale ha disposto un nuovo arresto per 45 giorni, nonostante non avessero in alcun modo violato la misura cautelare. Da allora, i 45 giorni di carcere sono stati via via rinnovati, l’ultima volta il 25 febbraio.

El-Ansary e Fatallah hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il loro trattamento. Secondo la madre di el-Ansary, la misura cautelare e il carcere stanno avendo un effetto assai negativo sugli studi universitari e il lavoro del figlio e sulla vita e la situazione economica della famiglia.

Amnesty International Italia

 

 

 

Una ricerca di Amnesty International sulle App che proteggono la privacy

In una propria ricerca, Amnesty International ha dichiarato che aziende quali Snapchat e Microsoft, proprietaria di Skype, non adottano le protezioni minime in materia di privacy nei loro servizi di messaggistica istantanea, mettendo così a rischio i diritti umani degli utenti. La “Classifica della privacy dei messaggi” realizzata dall’organizzazione per i diritti umani valuta in che modo le 11 aziende produttrici delle più popolari applicazioni di messaggistica usano la crittografia per proteggere la privacy degli utenti e la libertà d’espressione. “Chi pensa che i servizi di messaggistica istantanea siano privati, si sbaglia di grosso: le nostre comunicazioni sono sotto la costante minaccia della cyber-criminalità e dello spionaggio di stato. Sono soprattutto i giovani, i più inclini a condividere fotografie e informazioni personali su app come Snapchat, quelli più a rischio” – ha dichiarato Sherif Elsayed-Ali, direttore del programma Tecnologia e diritti umani di Amnesty International. Secondo Amnesty International, la crittografia end-to-end, grazie alla quale i dati condivisi possono essere visti solo da chi li invia e da chi li riceve, è il requisito minimo che le aziende dovrebbero prevedere per garantire che le informazioni private inviate attraverso le app di messaggistica istantanea rimangano private. Le aziende in fondo alla classifica mancano di un livello adeguato di crittografia. “Spetterebbe proprio alle aziende rispondere alle minacce assai conosciute nei confronti della privacy e della libertà d’espressione dei loro utenti, eppure molte di esse perdono il confronto già a questo primo stadio. Milioni di persone stanno usando app di messaggistica che negano persino la minima protezione della privacy” – ha denunciato Elsayed-Ali. La “Classifica della privacy nei messaggi” di Amnesty International valuta le aziende su una scala di punteggio da 1 a 100 rispetto a questi cinque parametri: – riconoscere le minacce online alla privacy e alla libertà d’espressione dei loro utenti; – prevedere di default la crittografia end-to-end; – informare gli utenti sulle minacce ai loro diritti e sul livello di crittografia impiegato; – rendere noti i dettagli sulle richieste ricevute dai governi di conoscere i dati degli utenti e su come esse hanno risposto; – pubblicare informazioni tecniche sui sistemi di crittografia impiegati.

Tencent, Blackberry e Snapchat rimangono sotto i 30 punti L’azienda cinese Tencent si colloca all’ultimo posto della classifica con zero punti su 100, risultando quella che fa di meno per proteggere la privacy nella messaggistica e anche quella meno trasparente. È seguita da Blackberry e Snapchat, rispettivamente con 20 e 26 punti. Nonostante il suo dichiarato forte impegno in favore dei diritti umani, Microsoft si ferma a 40 punti a causa di un debole sistema di crittografia. Nessuna di queste quattro aziende mette a disposizione un servizio di crittografia end-to-end per le comunicazioni degli utenti. Anche Snapchat, l’azienda statunitense che ha oltre 100 milioni di utenti quotidiani, raggiunge un punteggio basso. Pur avendo dichiarato un forte impegno per la privacy, non protegge abbastanza quella dei suoi utenti. Non ha un sistema di crittografia end-to-end e non è trasparente nell’informare i suoi utenti sulle minacce ai loro diritti umani o sull’uso della crittografia.

Facebook e Apple in testa alla classifica Nessun’azienda garantisce una privacy impenetrabile, ma Facebook – le cui applicazioni Messenger e WhatsApp raggiungono insieme due miliardi di utenti – ottiene il punteggio più alto, 73 su 100. Delle 11 aziende valutate, è quella che usa maggiormente la crittografia per rispondere alle minacce ai diritti umani ed è la più trasparente riguardo alle azioni intraprese. Tuttavia, nonostante preveda l’opzione della crittografia end-to-end nella modalità “conversazione segreta”, l’applicazione Messenger di Facebook utilizza una forma più blanda di crittografia, col risultato che Facebook ha accesso a tutti i dati. WhatsApp prevede la crittografia end-to-end di default e spicca per la chiarezza delle informazioni sulla privacy fornite ai suoi utenti. Apple si colloca a 67 punti su 100. Utilizza la crittografia end-to-end in tutte le comunicazioni delle sue app iMessage e Facetime ma dovrebbe fare di più per informare gli utenti che i loro messaggi via sms sono meno sicuri di quelli inviati tramite iMessage e dovrebbe adottare un protocollo di crittografia più aperto per consentire complete verifiche indipendenti.

La crittografia end-to-end: una protezione basilare prevista da poche aziende Servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp, Skype e Viber sono usati quotidianamente da centinaia di milioni di persone, compresi attivisti per i diritti umani, oppositori politici e giornalisti che vivono in paesi nei quali potrebbero trovarsi in grave pericolo per via del loro lavoro. A causa delle grandi fughe di dati che si verificano fin troppo spesso e delle operazioni di sorveglianza di massa dei governi che proseguono incontrastate, il massimo livello di crittografia e la trasparenza su chi può accedere alle informazioni contenute nei messaggi sono fondamentali per la loro protezione. Eppure solo tre aziende – Apple, Line e Viber – hanno raggiunto il massimo punteggio rispetto alla fornitura di default della crittografia end-to-end in tutte le loro applicazioni di messaggistica. “La maggior parte delle aziende non rispetta gli standard sulla protezione della privacy degli utenti. Gli attivisti di ogni parte del mondo fanno affidamento sulla crittografia per proteggersi dallo spionaggio delle autorità ed è inaccettabile che le aziende li mettano in pericolo non affrontando adeguatamente le minacce ai diritti umani” – ha commentato Elsayed-Ali. “Il futuro della privacy e della libertà d’espressione online dipende in larga misura dalle aziende, se forniranno servizi in grado di proteggere le nostre comunicazioni o se invece le serviranno su un piatto a occhi indiscreti” – ha concluso Elsayed-Ali. Amnesty International pertanto sta chiedendo a tutte le aziende di prevedere la crittografia end-to-end di default su tutte le loro applicazioni di messaggistica. In questo modo, potrebbero proteggere i diritti delle persone comuni così come degli attivisti pacifici e delle minoranze perseguitate in ogni parte del mondo, consentendo loro di esercitare la libertà d’espressione. L’organizzazione per i diritti umani chiede inoltre alle aziende di rendere pubblici tutti i dettagli relativi alle politiche e alle prassi che hanno adottato per adempiere alla loro responsabilità di rispettare il diritto alla privacy e alla libertà d’espressione.

Ulteriori informazioni La “Classifica della privacy dei messaggi” non valuta la sicurezza delle applicazioni e non va considerata come suggerimento a giornalisti, attivisti, difensori dei diritti umani e altre persone che rischiano di subire violazioni di usare un’applicazione piuttosto che un’altra. Inoltre, non valuta il comportamento complessivo delle aziende nel campo dei diritti umani o il livello di privacy in tutti i servizi da loro forniti. Amnesty International ha scritto alle 11 aziende valutate, richiedendo informazioni sugli standard di crittografia in vigore e sulle politiche e le prassi adottate per assicurare l’adempimento alle responsabilità sui diritti umani in relazione ai servizi di messaggeria istantanea. Blackberry, Google e Tencent non hanno risposto.

Il rapporto “For your eyes only? Ranking 11 technology companies on encryption and human rights” è online all’indirizzo: http://www.amnesty.it/snapchat-e-skype-tra-le-app-che-non-proteggono-la-privacy-degli-utenti

Amnesty International Italia

Aperto il Museo San Pietro a Colle di Val d’Elsa, Siena

(Veduta Colle Sant’Elsa – Museo San Pietro)

Dopo quasi venti anni di chiusura, ieri, sabato 18 marzo è stato riaperto il nuovo Museo San Pietro.

Il museo è il frutto della fusione del Museo Civico e Diocesano d’Arte sacra (formatosi dall’unione dei due istituti nel 1995), con la Collezione del Conservatorio di San Pietro, il monastero di San Pietro e il monastero di Santa Caterina e Maddalena, la Collezione Romano Bilenchi e la Collezione di Walter Fusi.

(Palazzo Campana – Museo San Pietro)

Il percorso espositivo, realizzato su progetto dell’Arcidiocesi di Siena, del Comune di Colle Val d’Elsa e della Fondazione Musei Senesi, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Siena, Grosseto e Arezzo e il contributo di Ales SpA, Regione Toscana e Fondazione Monte dei Paschi di Siena, ripercorre la storia della città attraverso le espressioni d’arte, in un dialogo costante tra religiosità e ambizione civica propria dei comuni medievali, culminata nel 1592 con l’elevazione della Terra di Colle a Città, a seguito dell’istituzione della Diocesi.

(Museo San Pietro)

L’allestimento, scandito sui grandi avvenimenti storici, cerca di cogliere e proporre i momenti in cui il linguaggio artistico diventa espressione della cultura del popolo colligiano e della sua fede.

(Sala Museo Diocesano – Museo San Pietro)

Posta al confine tra i territori di Siena e Firenze, Colle fu luogo di scontro politico, culminato in battaglie e assedi, ma anche luogo di incontro tra la tradizione artistica senese e quella fiorentina, humus culturale da cui nacque la grande stagione dell’età moderna, culminata nella ristrutturazione urbana e nei cantieri promossi dagli Usimbardi, come il Duomo, il Palazzo Vescovile o le fabbriche del San Pietro e dell’Ospedale di San Lorenzo, per giungere alle esperienze Otto e Novecentesche, magistralmente identificabili nelle opere di Antonio Salvetti o nel tormento artistico di Walter Fusi.

(Sala Cattedrale – Museo San Pietro)

Particolare importanza acquista la sezione dedicata alla Collezione di Romano Bilenchi, che propone una selezione scelta della ricca biblioteca dello scrittore colligiano donata al Comune di Colle di Val d’Elsa, nel contesto in cui si trovava: le opere di Ottone Rosai, Moses Levy e Mino Maccari raccontano la formazione di Romano Bilenchi, arricchendo il quadro fornito dalle sue opere letterarie, specificandone la personalità.

(Cennino Cennini, Natività della Vergine, particolare, fine XIV inizi XV secolo, collocazione Museo Diocesano)

Tutta questa vicenda è raccontata nelle sale del museo e nella città, in un percorso integrato che, partendo dal San Pietro, porta ideale della città, si svolge per le vie ed i vicoli del Borgo di Santa Caterina e del Castello, per terminare al Museo Archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli”, che, a breve, riaprirà le porte con nuovo allestimento.

(Maestro di Badia a Isola, Madonna in trono col Bambino, fine XIII secolo, collocazione Museo Diocesano)

Per la prima volta la proposta di Colle Alta Musei svela le particolarità colligiane, permettendo al visitatore di leggere lo sviluppo della Città e della Diocesi di Colle in rapporto alle opere d’arte ed alle modifiche del tessuto urbano, con un dialogo continuo tra musei e centro storico, anche grazie al supporto della specifica audio-guida.

(Simone Ferri, Madonna col Bambino e i Santi Giuseppe, Giovanni Battista, Alberto da Chiantina, Cosma e Damiano e il Beato Pietro Gargalini, 1581, collocato presso Museo Diocesano)

La gestione del museo e l’organizzazione è affidata Civita – Opera.

Orari

1 marzo – 31 ottobre: tutti i giorni 11:00 – 17:00

1 novembre – 25 dicembre: solo sabato e domenica 15:00 – 17:00

26 dicembre – 6 gennaio: tutti i giorni 11:00 -17:00

9 gennaio – 28 febbraio: chiuso

Ingresso:

€ 6,00 intero (audio-guida gratuita);

€ 4,00 ridotto (audio-guida gratuita): bambini dai 6 ai 12 anni, gruppi  scolastici

Ingresso gratuito : bambini al di sotto dei  6 anni, residenti a Colle Val d’Elsa; scuole di Colle Val d’Elsa, portatori di handicap

(Porta Nuova – Museo San Pietro)

Barbara Izzo e Arianna Diana (anche per credit fotografici)

 

 

Un anno dall’accordo tra UE e Turchia. Il parere di Amnesty International

In occasione del primo anniversario dell’accordo tra Unione Europea e Turchia, firmato il 18 marzo 2016 ed entrato in vigore due giorni dopo, Amnesty International ha parlato di “una vergognosa macchia sulla coscienza collettiva dell’Europa”, che ha causato la sofferenza di migliaia di migranti e rifugiati. L’accordo, finalizzato al rinvio dei richiedenti asilo in Turchia e fondato sulla premessa che la Turchia sia un paese sicuro per loro, non ha raggiunto gli obiettivi che si era dato ma ha lasciato migliaia di persone in condizioni squallide e insalubri sulle isole della Grecia. “Oggi ricordiamo un giorno nero nella storia della protezione dei rifugiati: un giorno in cui i leader europei hanno cercato di svincolarsi dai loro obblighi internazionali, incuranti del costo che ciò avrebbe comportato in termini di miseria umana”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l’Europa di Amnesty International. “Un anno fa, le isole greche sono state trasformate in campi di sosta e le coste europee da luogo di rifugio sono diventate luogo di pericolo. A un anno di distanza, migliaia di persone restano bloccate in un limbo rischioso, disperato e apparentemente senza fine”, ha aggiunto Dalhuisen. Nella maggior parte dei casi, i richiedenti asilo non possono lasciare le isole greche. Sono fermi in luoghi sovraffollati e squallidi e a volte sono vittime di crimini d’odio. A Lesbo cinque rifugiati, tra cui un bambino, sono morti in circostanze fortemente legate a questa situazione. Sebbene i leader europei continuino a fingere che la Turchia è un paese sicuro, finora i tribunali greci hanno bloccato il ritorno dei richiedenti asilo siriani in Turchia. Amnesty International ha tuttavia rilevato che alcuni richiedenti asilo provenienti dalla Siria sono stati rinviati con la forza in Turchia in violazione del diritto internazionale, senza neanche avere accesso alla procedura d’asilo e senza poter contestare la decisione. Altri hanno fatto ritorno “volontariamente” in Turchia a causa delle misere condizioni in cui si trovavano sulle isole greche. L’anniversario dell’accordo coincide con la scadenza imposta a un gruppo di avvocati per produrre ulteriori prove su un caso attualmente all’esame del più alto tribunale amministrativo greco, che determinerà se davvero la Turchia può essere considerata un “paese sicuro” per i rifugiati. Il caso è quello di un richiedente asilo siriano di 21 anni, “Noori” (il suo vero nome è celato per motivi di sicurezza), detenuto illegalmente da sei mesi, dopo che la sua richiesta d’asilo era stata giudicata inammissibile in quanto il tribunale di primo grado aveva ritenuto la Turchia “paese terzo sicuro”. A seconda della sentenza del tribunale, attesa entro la fine di marzo, potrà essere immediatamente rimandato in Turchia. Il verdetto potrebbe costituire un precedente e aprire le porte a ulteriori rinvii. Invece di cercare di rimandare richiedenti asilo e rifugiati in Turchia, dove non ricevono effettiva protezione, l’Unione europea dovrebbe collaborare con le autorità greche per trasferire urgentemente i richiedenti asilo sulla terraferma ed esaminare i loro casi. I governi europei dovrebbero metter loro a disposizione posti per la ricollocazione o ulteriori percorsi legali e sicuri per raggiungere altri paesi europei, ad esempio attraverso visti umanitari o riunificazioni familiari. Nonostante il suo palese fallimento e le evidenti violazioni del diritto internazionale, l’accordo con la Turchia viene citato da alcuni leader europei come un modello da replicare in accordi con altri paesi. “Il fatto che i leader europei salutino come un successo un accordo che ha causato sofferenze incalcolabili mette in evidenza una verità: l’accordo tra Unione europea e Turchia non ha niente a che fare con la protezione dei rifugiati e ha tutto a che fare col proposito di tenerli fuori dall’Europa”, ha sottolineato Dalhuisen. “Questo accordo è una macchia sulla coscienza collettiva dell’Europa. Non dev’essere visto come un modello da imitare ma come un modello di disperazione per migliaia di persone che sono fuggite da guerre e conflitti in cerca di protezione”, ha concluso Dalhuisen.
Per maggiori informazioni: rapporto “A blueprint for despair. Human rights impact of the EU Turkey deal” (14 febbraio 2017) https://www.amnesty.it/unione-europea-alto-costo-umano-dellaccordo-la-turchia-sui-rifugiati-replicarlo-altrove/ capitolo sulla Turchia tratto dal Rapporto 2016-2017 di Amnesty International https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2016-2017/europa/turchia/

Amnesty International Italia

Ivo Compagnoni a “vernice” di Forlì.

L’artista Ivo Compagnoni espone in questi giorni a “Vernice. Art Fair” di Forlì. Un momento ideale per il bresciano, fresco delle esposizioni a Genova e a Parma, perché Forlì e un’importante area e si colloca tra le città più attive nelle offerte artistiche, soprattutto con l’ultima in corso sull’Art Decò, prima grande mostra dedicata a quell’importante periodo artistico italiano.

L’Artista espone quadri interessanti, alcune sue creazioni particolarmente curate realizzate con materiali di riuso, poveri e resi ricci dall’estro creativo.

Troviamo allora i sacchi utilizzati per trasportare i chicchi di caffè, accanto alle linee pulite, geometriche che intercettano i nidi di vespe e api che sono diventati il simbolo di Ivo. Stavolta accompagnato in mostra da ADID Brescia che, con la collaborazione delle Distillerie Peroni Maddalena di Gussago (Brescia), hanno voluto portare a Forlì un tocco di produzione bresciana, nell’intento di sottolineare come l’arte può essere tramite di cultura a tutto tondo. Sia quella della distillazione, che Compagnoni ha impreziosito con le sue opere, avendo ripetutamente dedicato all’arte, soprattutto della produzione di grappa, molti quadri, sia quella del riuso e riciclo che Ivo ha sempre messo in atto con le sue creazioni.

L’Artista, infatti, guarda alla realtà con occhi liberi da condizionamenti e questo fa sì che sappia fare uscire dai singoli oggetti, dai paesaggi, da pezzi di legno o di vetro, o da pelli di serpenti, quel tocco di originalità che diventa rispetto per la materia e materico nel ricrearlo e rigenerarlo.

Ancora una volta un Artista da scoprire. O riscoprire.

Alessia Biasiolo

È in corso la Diavolina Cup!

 

Neve e festa garantite per il 19° Campionato nazionale di sci del Centro Sportivo Italiano in programma dal 17 fino a domani, 19 marzo, nella Ski Area San Pellegrino dove 498 atleti del Csi (201 donne e 297 uomini) gareggeranno nelle discese finali della “Diavolina Cup”.

La manifestazione ha preso il via venerdì mattina sulle piste Costabella e Le Coste al Passo San Pellegrino dove si è tenuto lo Slalom gigante di apertura, mentre sulla Pista Campigol i più piccoli Baby se la sono vista sulle porte strette dello slalom speciale.

Stamattina sulle piste di Falcade: la “Panoramica” per lo Slalom Speciale Runners e i titoli di specialità, mentre la pista Le Buse ha assegnato il Parallelo Sleeper.

Ultimo giorno domani con le manches decisive dello Slalom Gigante Runners sulla Pista Panoramica (partenza alta), dello Slalom Gigante Sleepers sulla Pista Laresei e della Super Gimkana Baby che si disputerà sulla Pista Le Buse. I campioni nazionali verranno premiati alle 14 di domenica in piazza a Falcade, salutando così la Ski Area San Pellegrino e le Dolomiti Patrimonio Naturale Unesco.

ATC (anche per i credit fotografici)

Prima Festa dell’Olio Città di Verona

Si terrà domani, domenica 19 marzo, in piazza Righetti a Quinzano, la prima Festa dell’Olio Città di Verona, organizzata dal Comune insieme all’Associazione Internazionale Produttori Olivicoli, Auser Quinzano, Comitato Gemellaggio Sportivo Veterani Quinzano in collaborazione con Amia. L’iniziativa prevede un concorso per imbottigliatori e produttori di olio di oliva del Comune di Verona.

L’evento è stato illustrato a palazzo Barbieri dall’assessore al Tempo libero Alberto Bozza; presenti il presidente di Amia Andrea Miglioranzi, il presidente di AIPO Albino Pezzini con Roberta Ruggeri e Angelo Stanzial del Comitato Gemellaggio Sportivo Veterani Quinzano.

“Per la prima volta Verona ospita una festa dedicata all’olio – ha detto Bozza – con l’obiettivo di valorizzarne la produzione locale e sensibilizzare i cittadini sull’importanza dell’ utilizzo di olio “buono”, alimento preziosissimo per una sana alimentazione e un corretto stile di vita. Grazie alla collaborazione di Amia – ha aggiunto Bozza – l’iniziativa avrà una particolare attenzione per la sostenibilità e l’impegno ambientale, con la presenza di casette di legno dove i produttori locali offriranno degustazioni dei loro oli”.

Sessantacinque gli iscritti al concorso, divisi nelle due categorie olio extra vergine e olio DOP. I vincitori, ai quali verrà consegnata una targa, saranno individuati sulla base di una graduatoria finale stilata dall’AIPO e sulle analisi effettuate dai laboratori. E’ previsto anche un momento di approfondimento sulle tematiche legate all’olio e la presenza dei tedeschi di Barthelmesaurach Kemmerstain (Norimberga), città gemellata con Quinzano, che porteranno le specialità bavaresi.

Questo il programma della giornata: alle ore 10 apertura della festa con la benedizione del parroco di Quinzano; alle ore 10.30, nella sala civica della 2ª Circoscrizione in piazza Righetti, il convegno a cura di AIPO “L’olivo elemento storico dei colli di Verona di Avesa e Quinzano – l’importanza della degustazione dell’olio di oliva per cogliere i pregi e i valori sensoriali delle zone tipiche”; dalle ore 11 alle 13 intrattenimento musicale con musiche popolari con il gruppo folk TakaBanda; alle ore 11.45 premiazioni dei partecipanti al Concorso della Prima festa dell’olio Città di Verona; dalle ore 12.30 degustazioni di patate, gnocchi e bruschette con gli oli d’oliva del territorio veronese e degustazioni di specialità bavaresi. Per consentire la riuscita dell’evento, domenica mattina piazza Righetti a Quinzano sarà chiusa al traffico.

 

Roberto Bolis

Giovanni Cerri. “Spes contra spem”

Appuntamento a Milano dal 20 al 24 marzo con “Spes contra spem”, l’ultimo progetto artistico dell’artista milanese Giovanni Cerri.  La mostra sarà inaugurata lunedì 20 marzo presso lo Spazio Bigli in via Bigli 11/A, nello storico Palazzo Ponti (sede per molti anni della Galleria Il Milione) ed è organizzata in collaborazione con Nextam Partners e a favore di CBM Italia Onlus, l’organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella cura e prevenzione della cecità e della disabilità nei Paesi del Sud del mondo.

Durante tutta la durata della mostra sarà infatti esposta l’opera “BLINK” (cm. 140×220) donata dall’artista a favore di CBM Italia Onlus, il cui ricavato – durante il charity event di venerdì 24 marzo – permetterà di raccogliere fondi per donare un microscopio all’Instituto Para Ninos Cyegos y Sordos di Cali, in Colombia, dove CBM cura adulti e bambini con problemi visivi.

La serata di chiusura della mostra vedrà inoltre il concerto per violoncello e chitarra elettrica di Matteo Pauri e Alma Ghiani.

SPES CONTRA SPEM è l’ultimo progetto artistico di Giovanni Cerri incentrato su uno dei temi a lui più cari, le periferie del mondo, che questa volta tocca – in modo evocativo e trasfigurato dal linguaggio artistico – diverse problematiche sociali: i migranti e i profughi, i nuovi “muri” e i fili spinati che chiudono i confini, le emarginazioni e le “fughe”, la disgregazione, il disagio e la precarietà, la crisi di un mondo occidentale che sembra non avere risposte alle istanze più urgenti.

II titolo – spes contra spem, citazione dalla Lettera ai Romani (4,18) di Paolo di Tarso – sottintende il richiamo alla speranza, alla previsione seppur estrema e disperata di una salvezza, attraverso il raggiungimento di una “terra promessa”. La speranza contro ogni speranza, come sottinteso di una fede incrollabile, incondizionata in un futuro migliore. Una riflessione che pone come obiettivo l’esposizione di un ciclo di opere in cui l’immagine dipinta intende rappresentare diversi capitoli di questa moderna odissea.

L’esposizione si articola in 12 quadri ed è strutturata come un’opera unica scomposta in tanti frammenti/capitoli (la guerra, il viaggio, l’infanzia rubata, il sostenersi a vicenda nel dramma della lotta per la sopravvivenza) Una sorta di “affresco” smembrato ma del quale si intuisce a prima vista il tema enunciato. Si riconoscono, in alcune immagini, “omaggi” all’arte rinascimentale (Masaccio, Michelangelo, Leonardo). L’artista infatti, scorge negli antichi maestri l’ispirazione per temi che sempre ricorrono nella storia dell’Uomo: il padre e il figlio che si sostengono nella fuga, i “cacciati” intesi sia come espulsi che prede, le fisionomiche legate alle espressioni della ribellione o del patimento, dell’ira o del dolore.

Volti, figure, paesaggi di periferie ai margini del mondo. Immagini di fuga, esodo, lotta, infanzia perduta e tensioni verso orizzonti lontani.

Durante i cinque giorni di esposizione verrà proiettato il video del backstage della mostra, mentre a tutti i visitatori varrà distribuito gratuitamente  il catalogo il catalogo con testo introduttivo di Giovanni Cerri e poesie di Nicolò Mantovani.

Durante la serata/evento di chiusura di venerdì 24 marzo (dalle 18 alle 20) si svolgerà un concerto per violoncello e chitarra elettrica di Matteo Pauri e Alma Ghiani: Matteo Pauri, songwriter e frontman dei milanesi The Comet, e Alma Ghiani incontrano la pittura di Giovanni Cerri attraverso un dialogo tra violoncello e chitarra elettrica, recuperando la lezione di Terry Riley e John Fahey con una sensibilità new wave che è parte della loro biografia musicale e  poetica del frammento sonoro. La serata sarà a favore di CBM Italia, la più accreditata Organizzazione Non Governativa impegnata nella cura e prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo. CBM Italia fa parte di CBM, organizzazione attiva dal 1908 composta da 11 associazioni nazionali (Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera) che insieme sostengono progetti e interventi di tipo medico-sanitario, riabilitativo ed educativo. Dal 1989 CBM è partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro la cecità prevenibile e la sordità. CBM opera nei Paesi in Via di Sviluppo in sinergia con i partner locali in un’ottica di crescita e sviluppo locale. In un anno (2015) abbiamo raggiunto 39 milioni di persone attraverso 650 progetti in 63 Paesi (di questi, CBM Italia ha sostenuto 72 progetti in 31 Paesi).

Giovanni Cerri è nato nel 1969 a Milano, dove vive e lavora.

Espone dal 1987 in Italia e all’estero (Bolivia, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Polonia, Turchia, USA). Da sempre attratto dalle periferie, in particolare dall’archeologia industriale (fabbriche dismesse, aree abbandonate, relitti di edifici), dal 2001 al 2009, con il ciclo delle «città fantasma», realizza un racconto contemporaneo tra cronaca e pittura, dipingendo su carta di quotidiano.

Nel 2008 espone con il padre Giancarlo al Museo della Permanente a Milano nella mostra «I Cerri, Giancarlo e Giovanni. La pittura di generazione in generazione», nel 2009 realizza il grande trittico «Gomorra, l’altro Eden», ispirato al best-seller di Roberto Saviano, mentre nel 2010 presenta alla Triennale Design Museum di Milano, nell’ambito del Premio «Riprogettare l’archeologia», il grande trittico «Habitat».

Nel 2011 espone al Padiglione Italia Regione Lombardia (54° Biennale di Venezia), quindi alla mostra “Artisti per Noto. L’ombra del divino nell’arte contemporanea” a Palazzo Grimani a Venezia. Nel 2014 il ciclo “The great country” viene esposto prima all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, quindi a quello Colonia, e infine al Museo Riva 1920 di Cantù. Nel 2015 la mostra “Milano ieri e oggi” viene esposta all’Unione del Commercio a Palazzo Bovara a Milano e all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Una sua opera è  nella collezione del Museo della Permanente a Milano.

20 – 24 marzo 2017

SPAZIO BIGLI

Via Bigli 11/A, Milano

orari di apertura: 11.00 – 18.00

De Angelis

L’Ambasciatore Australiano per la prima de L’Elisir d’amore al Teatro Carlo Felice

Domani, domenica 19 marzo al Teatro Carlo Felice di Genova, in occasione della prima recita de L’elisir d’amore, sarà presente l’Ambasciatore australiano in Italia Dr. Greg French, unitamente ad un gruppo di Imprenditori australiani e italiani interessati a rafforzare i reciproci rapporti, sottolineando così il peso di questo nuovo strumento di dialogo, che riporta il teatro tradizionale al centro delle relazioni politiche ed economiche, ruolo che strategicamente ebbe e ormai sembrava perduto.

Nei giorni scorsi il Sovrintendente Maurizio Roi ha incontrato Crispin Conroy, Consul General and Senior Trade & Investment Commissioner. Al termine dell’opera, congiuntamente con L’Ambasciata Australiana, sarà organizzato un brindisi con gli artisti al quale parteciperanno gli Imprenditori locali e alcuni Rappresentanti delle Istituzioni locali.

La presenza dell’Ambasciatore Australiano, è legata alla nomina del giovane Direttore Daniel Smith quale Ambasciatore della cultura Australiana in Italia.

L’Ambasciatore Greg French commenta: “Daniel Smith è uno straordinario giovane direttore, già acclamato in alcune delle più importanti sale da concerto in Europa, in cui porta l’entusiasmo e l’energia dell’Australia nell’interpretazione dei sommi lavori musicali Europei, costruendo così ponti tra le nostre nazioni e persone”.

L’ELISIR D’AMORE Melodramma in due atti di Felice Romani Musica di Gaetano Donizetti
Direttore Daniel Smith

Regia Filippo Crivelli Scene Lele Luzzati Costumi Santuzza Calì Luci

Luciano Novelli

Assistente alla regia

Luca Baracchini

Assistente ai costumi

Paola Tosti

Personaggi e interpreti :

Adina

Serena Gamberoni (19, 22, 26, 28)

Benedetta Torre

Nemorino

Francesco Meli (19, 22, 26, 28)

Roberto Iuliano

 Belcore

Federico Longhi (19, 22, 26, 28)

Michele Patti

 Dulcamara

Roberto De Candia (19, 22, 26, 28)

Alfonso Antoniozzi

Giannetta

Marta Calcaterra

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice Maestro del Coro Franco Sebastiani

Maestro ai recitativi Sirio Restani

Repliche

marzo 2017: Martedì 21 marzo (15.30 G), Mercoledì 22 marzo   (20.30 B),

Sabato 25 marzo (15.30 F), Domenica 26 marzo (15.30 C),

Martedì 28 marzo (20.30 L).

 

Marina Chiappa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apperò… il Quebec!

Sono in pochissimi, nel nostro Paese, a conoscere i sapori e le tradizioni culinarie del Québec. A colmare questa mancanza ci ha pensato la Delegazione del Québec a Roma che oggi a Roma, dopo la presenza a Milano, presenterà alcune delle ricette più particolari del suo territorio.

A Roma, all’interno del Baglioni Hotel Regina, lo chef Julien darà vita questa seera a partire dalle 20.00, insieme allo chef Luciano Sarzi Sartori, ad un incontro a 4 mani per esaltare, in un menù studiato per l’occasione, i profumi della cucina d’oltreoceano (partecipazione su prenotazione).

L’obiettivo di questa iniziativa è quella non solo di far conoscere da vicino alcuni dei più rinomati prodotti del territorio quebecchese, ma – all’indomani della firma del  trattato di libero scambio firmato tra Canada e Unione Europea (CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement) – anche di proporre ai distributori agro-alimentari italiani interessati alcuni prodotti specifici. Il concetto di biologico in Québec va di pari passo con l’impegno sociale portato avanti negli anni per la difesa delle piccole imprese artigiane e dell’ambiente. La green economy, basata sulla vendita di prodotti biologici, secondo una statistica del Governo del Québec ha visto crescere in maniera esponenziale questo mercato, addirittura raddoppiando la richiesta dei prodotti di questo settore. A fare da traino, la crescente consapevolezza del consumatore quebecchese, non solo attento al mangiare sano, ma anche al rispetto di quella stessa terra che glielo fornisce.

L’iniziativa è resa possibile dal sostegno del Ministero delle Relazioni internazionali e della Francofonia del Québec e del Ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione del Québec.

Elisabetta Castiglioni