Brixia Beer Festival

Brixia Beer Festival è il nuovo evento dedicato alle birre artigianali di qualità provenienti non solo dall’Italia, ma anche dall’estero che si svolgerà venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 Marzo 2017 a Villa Mazzucchelli di Ciliverghe, in provincia di Brescia.

L’evento è organizzato da Vitamina C, società organizzatrice di Camunia Street Food Festival e di Camunia Beer Festival, svoltisi entrambi a Pisogne (BS) sul Lago d’Iseo negli scorsi mesi, e consolida la qualità e il successo dei format “Yes we beer” e “Yes we food”.

La tradizione vuole che si festeggi il Saint Patrick’s Day proprio il 17 marzo di ogni anno indossando qualcosa di verde e brindando con un’ottima pinta di birra. Quale migliore data se non il 17 Marzo, quindi, festa del patrono d’Irlanda, per dare il via a questa manifestazione, dedicata non solo a chi ama la birra, soprattutto artigianale e di qualità, ma anche a chi desidera trascorrere una giornata in compagnia all’interno di una splendida Villa del Settecento degustando ottime birre di qualità e sfamandosi con deliziose proposte street food. Simpatici camioncini saranno pronti a sfamare il pubblico a qualsiasi ora!

L’ingresso all’evento sarà completamente gratuito. Chi vorrà degustare la birra, dovrà munirsi di gettoni all’ingresso; ogni partecipante disporrà di un bicchiere degustazione, quindi potrà muoversi liberamente nelle gallerie della Villa degustando varie tipologie di birra tra quelle spinate, informandosi sui diversi ingredienti che caratterizzano ogni proposta e sull’affascinante storia che si nasconde dietro ogni produzione artigianale.

Prevista un’area bimbi dove far divertire i propri cuccioli mentre si degusta un’ottima birra e per finire tanti eventi, tutti rigorosamente centrati sul tema birra e luppolo!

Contemporaneamente, ci sarà la possibilità di scoprire attraverso delle visite guidate le meravigliose stanze private di Villa Mazzucchelli, intitolata al noto letterato del Settecento e dichiarata monumento nazionale. Sarà visitabile il Museo della Moda e del Costume, composto da una ricchissima collezione di abiti e accessori, frutto di una ricerca costante di capi che interpretano la storia della Moda Italiana e non solo. Ultimo, ma solo in ordine di citazione, il Museo del Vino e del Cavatappi, un’esclusiva collezione dedicata alla cultura della vite e della vinificazione. Le visite saranno disponibili sia sabato 18 che domenica 19 con due appuntamenti: alle 15,00 e alle 17,00 previa prenotazione.

VILLA MAZZUCHELLI  via G. Mazzucchelli, 2 Ciliverghe di Mazzano, Brescia

La Festa di San Patrizio a Verona

Si terrà dal 16 al 19 marzo, all’ex Arsenale di Verona, la seconda edizione veronese della Festa di San Patrizio, quattro giornate ad ingresso libero caratterizzate da musica, incontri culturali, cibo e attività ispirate all’Irlanda.

L’evento ha il patrocinio del Comune di Verona e dell’Ambasciata Irlandese, ed è organizzato da ArtNove e Box Office Live, con il contributo di Agsm, Amia, Atv e Consorzio Zai.

L’iniziativa è stata presentata dall’assessore allo Sport e Tempo libero Alberto Bozza. Presenti i rappresentanti di ArtNove Davide Forante, di Box Office Lorella Pasetto, di Agsm Fabio Venturi, di Amia Edoardo Nestori e di Atv Stefano Zaninelli.

“Una serie di eventi per far respirare ai veronesi l’atmosfera tipica irlandese – ha detto Bozza – valorizzando non solo le peculiarità enogastronomiche del Paese protagonista ma anche gli aspetti culturali, grazie a proposte musicali ed artistiche davvero interessanti”.

Il programma si aprirà domani, giovedì 16 marzo, con i concerti di Contrada Lorì e Disperato Circo Musicale e si chiuderà domenica sera con il concerto del cantautore toscano Fabrizio Pocci. Sul palco tanti altri gruppi come i veronesi Patricks e il duo polacco/australiano The Aroostercrats, i ferraresi Be About e il folk celtico degli Inisheer e dei fratelli Naomi Berril e Matthew Berrill e ancora il duo Silly Farm con i balli dei Fairy Ring ed il trio Anima Keltia. Domenica, alle ore 15, si terrà l’incontro con lo scrittore Paolo Gulisano su “Miti, leggende e storie d’Irlanda” e alle 16.30 la lettura di poesie irlandesi con Sebastiano Bronzato, accompagnato dalla violinista Anna Pasetto. Sempre domenica, alle 17, verrà inaugurata la mostra fotografica “40 years with U2, il viaggio fotografico nella musica degli U2 1976/2016” con opere di Veronica Lisi e Mauro Tonon.

Durante la manifestazioni saranno presenti food truck, giochi per bambini, stand di birra irlandese e del birrificio indipendente Elav, la fiera del disco e saranno proiettate le partite di rugby Sei Nazioni.

Orari di apertura: giovedì 16 e venerdì 17 marzo dalle 19 a mezzanotte e mezza, sabato 18 marzo dalle 11 a mezzanotte e mezza e domenica 19 marzo dalle 11 alle 22.30.

 

Roberto Bolis

Cristina Demetz e Federica Bortoluzzi in concerto con musiche di Mozart, Grieg e Stravinsky

Domani, mercoledì 15 marzo alle 18.00 all’Auditorium “Ennio Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1), nell’ambito della stagione di concerti organizzata dall’Associazione Roma Sinfonietta, debutta a Roma Caterina Demetz, astro nascente del violinismo italiano, in duo con la pianista Federica Bortoluzzi, un’altra grande promessa.

Dopo essersi diplomata in conservatorio col massimo dei voti, lode e menzione speciale, Cristina Demetz si è perfezionata con Salvatore Accardo presso l’Accademia Stauffer di Cremona e la Chigiana di Siena. Oltre che in violino si è diplomata in pianoforte e in composizione. Ha suonato in prestigiose sale e con importanti orchestre italiane e inoltre in vari paesi europei, negli USA e in Giappone. Federica Bortoluzzi ha debuttato in pubblico a soli nove  anni, suonando come solista con l’orchestra. Da allora ha tenuto concerti in Italia e all’estero (Grecia, Portogallo, Austria, Svizzera, Turchia, Canada). Demetz e Bortoluzzi hanno già inciso insieme alcuni cd, tra cui uno dedicato a Sonate di Mozart.

Proprio a Wolfgang Amadeus Mozart è dedicata tutta la prima parte del loro concerto romano, con la Sonata in la maggiore K 305 e la Sonata in sol maggiore K 379. La seconda parte del recital si apre con una delle più belle composizioni per violino e pianoforte del secondo Ottocento, la Sonata n. 3  in do minore op. 45 di Edvard Grieg, la più celebre delle tre scritte dal compositore norvegese per questi due strumenti e uno dei suoi capolavori in assoluto. In conclusione il Divertimento da “Le baiser de la Fée” di Igor Stravinsky, che appartiene al suo periodo neoclassico ed è ricavato dalla musica di un suo balletto del 1928, ispirato ad una famosa fiaba di Hans Christian Andersen, La fanciulla dei ghiacci.

Alle 17.00, prima del concerto, si svolgerà la presentazione del libro Sofia e dintorni. Divertimento per solo e orchestra d’arte di Aldo Fabbrini. Docente all’Università dell’Aquila e poi alla Sapienza di Roma per oltre trent’anni, Fabbrini è uno dei più importanti clinici italiani nel campo dell’endocrinologia ed è autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche. Ora, giunto al termine della sua attività, si concede una pausa di meditazione e s’interroga sull’ambiente culturale in cui è vissuto, sulle scelte fatte, sulle passate esperienze umane e professionali. Nella rilettura di un noto best seller, uscito qualche anno prima, trova lo stimolo ad approfondire tanti aspetti della realtà e del pensiero sperimentati nel suo passato. Inizia così un percorso nel quale vengono analizzate pulsioni culturali, come il dualismo arte/scienza, che condizionano le percezioni non solo razionali, ma anche affettive. Il cammino procede e si compie assieme al suo mentore, ossia l’autore di quel libro pieno di significati imprevedibili che ha risvegliato sopite curiosità.

Intervengono la Prof.ssa Donatella Caramia, professore associato in Neurologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia e docente di Psicologia della Musica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, e il Prof. Rino Caputo, docente di Letteratura italiana all’Università di Roma “Tor Vergata”.

 

Mauro Mariani

Mondiale Motocross 2017. Rinnovato l‘accordo tra Sidi e Youthstream

Sidi ha rinnovato la partnership con Youthstream, la società che gestisce in esclusiva i diritti mondiali televisivi, promozionali e di marketing del Campionato Mondiale di Motocross FIM. La stagione iridata si apre questo fine settimana con la prima prova che è in programma sul circuito di Losail in Qatar. Sidi conferma così tutta la sua passione e il suo grande impegno nel motociclismo offroad e in particolare in un settore come quello del motocross che evidenzia una costante crescita a livello di visibilità, seguito e interesse in tutto il mondo. Sidi e il motocross hanno un rapporto speciale. L’azienda di Maser (Treviso) nata nel 1960 sulla spinta dell’intuito e della determinazione di Dino Signori, tutt’ora alla guida dell’azienda con lo stesso spirito di allora, si conferma come uno dei leader mondiali nel settore della produzione di calzature per il motociclismo. Sono tante le stelle del motocross di oggi e di ieri che hanno compiuto imprese straordinarie con ai loro piedi gli stivali Sidi. Guardando alla stagione che sta per partire su tutti basta citare l’8 volte campione del mondo Tony Cairoli che quest’anno nella classe MXGP andrà a caccia di un nuovo titolo iridato da aggiungere alla sua collezione. E poi la classe MX2 con lo svizzero Jeremy Seewer, lo scorso anno a lungo in lotta per la conquista del titolo, e le ragazze “terribili” della WMX dove a brillare troviamo l’italiana Kiara Fontanesi (4 volte campionessa del mondo) e l’olandese Nancy Van de Ven. Senza dimenticare tutti gli altri giovani talenti emergenti delle categorie minori.

Con questi campioni a lottare tra la polvere e il fango di ogni angolo del mondo, per brillare poi sul gradino più alto del podio ci saranno gli stivali Crossfire 3 SRS, il nuovo modello top di gamma proposto dallo collezione Sidi 2017; si perché per Sidi le performance on field ad altissimo livello dei campioni diventano il test ideale per mettere alla prova soluzioni sempre innovative in termini di comfort, sicurezza e tecnologia destinate a chi va in moto, dal professionista all’appassionato.

ATC

Vino nella grande distribuzione. Aumentano gli acquisti

Crescita significativa delle vendite delle bottiglie di vino a denominazione d’origine e degli spumanti; il vino biologico prosegue il suo percorso di uscita dalla nicchia di mercato; flessione dei vini nel brik di cartone e in tutti quei formati che non siano la bottiglia da 75cl. Queste le anticipazioni della ricerca sull’andamento del mercato del vino nella Grande distribuzione nel 2016 svolta dall’istituto di ricerca IRI che sarà presentata a Vinitaly (a Verona 9/12 aprile).

Quello della Grande distribuzione si conferma il canale di vendita di gran lunga più grande nel mercato del vino con 505 milioni di litri venduti nel 2016 per un valore di un miliardo e mezzo di euro. In un anno di sensibile contrazione dei consumi familiari, il mercato italiano del vino gode di una relativamente buona salute, come testimoniato anche dalle vendite nei supermercati. I vini a denominazione d’origine (in bottiglia da 0,75lt) aumentano del 2,7% in volume (e del 4,4% in valore) con 224 milioni di litri venduti, proseguendo nel trend già promettente del 2015 (+1,9%). Per il secondo anno consecutivo le vendite in promozioni rimangono statiche ed i prezzi medi sono in risalita.

Va sottolineato il successo degli Spumanti che fanno segnare nel 2016 una crescita di oltre il 7% con 54 milioni di litri venduti, bissando l’ottimo risultato del 2015.

«La crescita degli spumanti riflette una destagionalizzazione delle vendite di bollicine conseguenza di un crescente uso nel consumo quotidiano – fa notare Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI – Tale aspetto ci permette di dedurre che lo spumante attira nuovi consumatori e potrebbe rappresentare una tendenza di rottura nelle tradizionali abitudini del bere italiano».

I vini biologici fanno registrare una crescita a due cifre impressionante per un mercato ancora giovane, soprattutto nella Grande distribuzione: +25,7% in volume con 2 milioni e mezzo di litri venduti.

 “I primi dati sul mercato del vino nella Grande Distribuzione confermano la ripresa del mercato interno del vino in Italia, – ha commentato Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere – I consumatori cercano sugli scaffali sempre più il vino di qualità, con un conseguente aumento dei prezzi medi. E’ un processo che è sempre stato sostenuto da Vinitaly che da 13 anni organizza e promuove l’incontro tra cantine e Grande distribuzione in convegni e incontri B2B”.

Nonostante la leva delle promozioni, che tuttavia si mantiene ferma al 50% da due anni, i valori del vino venduto continuano a salire: le bottiglie a denominazione di 75cl hanno un prezzo medio di poco inferiore ai 5 euro (4,81 euro al litro). Ancora un anno negativo per le vendite del vino in Brik (- 2,5%) ed un crollo per tutti gli altri formati: – 8,6% per il vino confezionato da 0,76 a 2 litri e – 9,7% per formati diversi da questi (tutti dati in volume). Questi dati condizionano il dato complessivo del vino confezionato, che è di -1% a volume e + 1,1% a valore. Tra i formati differenti dalla bottiglia di 75cl si afferma soltanto il Bag in Box con 12 milioni di litri venduti ed una crescita dell’11,7% in volume.

Sul podio dei vini più venduti d’Italia si piazzano i tre inattaccabili campioni, nell’ordine: Lambrusco, Chianti, Montepulciano d’Abruzzo. Si fanno notare le performance del Nero d’Avola (Sicilia), Vermentino (Sardegna), Muller Thurgau e Gutturnio (Lombardia) (che crescono in percentuale più del 4%).

Tra i vini “emergenti”, cioè con una maggiore progressione di vendita a volume salgono sul podio, nell’ordine: Ribolla Gialla (Friuli Venezia Giulia), Passerina (Marche), Valpolicella Ripasso (Veneto). Si conferma la crescita del Pignoletto (Emilia), del Pecorino (Marche/Abbruzzo) e della Passerina (Marche), mentre rientrano in classifica il Grillo (Sicilia) e il Cannonau (Sardegna). Va segnalata la crescita dell’8,2% in volume del Chianti Docg, quindi il top delle denominazioni, che vende quasi 10 milioni di litri per un valore di oltre 45 milioni di euro.

Veronafiere

 

Olio di palma. Le accuse di Amnesty International

Amnesty International ha accusato l’azienda agro-alimentare Wilmar di tentare di nascondere le denunce di abusi nelle piantagioni di palme da olio, favorita dall’assenza di indagini da parte del governo dell’Indonesia.

Nonostante le autorità indonesiane avessero annunciato la costituzione di una task force per verificare quanto aveva denunciato Amnesty International in un suo rapporto del novembre 2016, non è stato registrato alcun passo avanti nelle indagini. Nel frattempo, la Wilmar cerca di intimidire i suoi impiegati affinché neghino i fatti.

“I lavoratori delle piantagioni vivono nel timore di subire rappresaglie per aver reso pubbliche le loro misere condizioni di lavoro, tra cui il trasferimento in un’altra piantagione lontano dalle famiglie o addirittura la perdita dell’impiego”, ha dichiarato Seema Joshi, direttrice del team Imprese e diritti umani di Amnesty International.

“La loro difficile situazione è tutt’altro che agevolata dalla completa mancanza d’azione del governo indonesiano su quanto denunciato nel nostro rapporto dello scorso novembre”, ha aggiunto Joshi.

A gennaio, durante un incontro con le rappresentanze sindacali, la Wilmar ha preteso che i lavoratori firmassero un documento in cui smentivano che gli abusi denunciati da Amnesty International avessero luogo nelle loro piantagioni.

“Qualsiasi dichiarazione estorta dalla Wilmar mediante coercizione, anche con la minaccia di licenziamento, non è valida dal punto di vista legale. L’atteggiamento dell’azienda è molto preoccupante dato che sta cercando di screditare pubblicamente le prove raccolte da Amnesty International”, ha commentato Joshi.

Wilmar ha deciso di ricorrere a questa tattica dopo che la stampa aveva diffuso la notizia che il governo indonesiano avrebbe svolto un’indagine approfondita sulle denunce contenute nel rapporto di Amnesty International.

“Siamo contenti che il governo indonesiano abbia preso quell’impegno, ma nei tre mesi successivi alla pubblicazione del rapporto non abbiamo visto nulla. Ribadiamo la necessità di un’indagine urgente”, ha sottolineato Joshi.

“Alla luce del tentativo della Wilmar di screditare il nostro rapporto e della sua mancanza di azione su quanto abbiamo denunciato, il governo indonesiano deve rispettare l’impegno a istituire una task force per indagare”, ha precisato Joshi.

L’ufficio di Singapore della Wilmar ha diffuso una nota secondo la quale le denunce di Amnesty International sono sotto esame e le indagini interne proseguiranno fino a quando non giungeranno a una conclusione, che verrà resa pubblica. Le firme dei sindacalisti, continua la nota, sono state apposte volontariamente.

La dichiarazione della Wilmar, tuttavia, sembra in contrasto con l’approccio adottato dietro le quinte.

Il rapporto “Il grande scandalo dell’olio di palma: violazioni dei diritti umani dietro i marchi più noti”, pubblicato da Amnesty International il 29 novembre 2016, ha rivelato le condizioni di lavoro nelle piantagioni della Wilmar in Indonesia: lavoro minorile, lavoro forzato, esposizione ad agenti pericolosi e discriminazione contro le donne. Si tratta di pratiche vietate dalla legge indonesiana, in alcuni casi veri e propri reati.

Tre mesi dopo la pubblicazione del rapporto, nessuno dei marchi menzionati ha preso misure per porre fine agli abusi nei confronti dei lavoratori nelle piantagioni di cui si servono né ha fornito alcun rimedio a coloro che li hanno subiti.

Nonostante si sia impegnata a indagare sulle conclusioni del rapporto di Amnesty International, ricorrendo anche a consulenti esterni, Amnesty International non ha riscontrato alcuna convincente prova che la Wilmar abbia preso seriamente in esame le conclusioni del rapporto, tra cui l’impiego di lavoro minorile, lo sfruttamento della forza lavoro femminile e il mancato rispetto delle paghe minime.

 

Amnesty International Italia

“CENTOMANI di questa terra”: una festa con i 50 migliori chef e i 50 produttori delle eccellenze enogastronomiche dell’Emilia Romagna

Il 3 aprile a Polesine Zibello (PR) un evento unico fra cooking show, mercato, talk show e forum per parlare della sfida glocal e fornire spunti di riflessione in diversi ambiti gastronomici

Anche in questo 2017 non mancherà il tradizionale “CENTOMANI di questa terra”, la festa dei Soci e degli amici di CheftoChef emiliaromagnacuochi, in programma lunedì 3 aprile dalle 10 alle 19 a Polesine Zibello (PR), all’Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli. Un’intera giornata di aggiornamento e di aggregazione che permette di riunire i 50 migliori chef dell’Emilia Romagna e i 50 produttori delle eccellenze enogastronomiche che questa regione è in grado di esprimere, i gourmet, gli esperti del settore agroalimentare e naturalmente i giovani talenti. Rinnovata la formula dell’evento, che affiancherà alla parte espositiva con tutti i produttori soci presenti, laboratori aperti con cooking show in cui 3 chef alla volta si metteranno al lavoro sul Parmigiano Reggiano di Montagna, numerosi interventi sotto forma di keynote speech per fornire spunti di riflessione in diversi ambiti gastronomici.

Il tema portante dell’edizione di quest’anno sarà “La sfida glocal: saperi tradizionali e competenze competitive per costruire nuove opportunità”, pertanto saranno ospitati cinque approfondimenti che, partendo dall’esperienza di cinque ambiti diversi – ricerca, storia, turismo, sociale, impresa -, risponderanno al quesito (che darà anche il titolo al forum) “E se fossero le province a essere la leva per la crescita internazionale?”. Il filo rosso che connette tutte le relazioni del forum è, quindi, il concetto di glocalismo, introdotto dagli studi di Roland Robertson e Zygmunt Bauman per indicare i fenomeni derivanti dall’impatto della globalizzazione sulle realtà locali e viceversa. Se il glocalismo è l’orientamento di chi opera per la tutela e la valorizzazione dell’identità culturale, all’interno dell’orizzonte della globalizzazione, risulta fondamentale inserire nel dibattito le province e tutte quelle piccole realtà locali da cui prendono vita grandi iniziative internazionali.

A seguito del forum si terrà il talk show “Sapere, saper Fare e fare” dedicato al mondo della formazione professionale. Il talk show ha l’obiettivo mettere a confronto e misurare esperienze e buone prassi attuate nei sistemi d’istruzione e di formazione professionale. Durante il talk show sarà presentato anche il progetto Concorso Studente Chef to Chef 2017.

CheftoChef emiliaromagnacuochi è l’associazione che riunisce i cinquanta migliori chef, le cinquanta aziende compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici e i gourmet di riferimento dell’Emilia Romagna. Presidente dell’Associazione, unica nel suo genere, è Massimo Spigaroli, Vice Presidenti Massimo Bottura e Paolo Teverini, Presidente Onorario Igles Corelli.

PROGRAMMA FORUM

ore 10.00

Apertura dei lavori e presentazione del tema del forum

Massimo Spigaroli, Presidente CheftoChef

Enrico Vignoli, Segretario CheftoChef

Stefano Bonacini,Presidente Regione Emilia-Romagna

Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura Regione Emilia-Romagna

ore 10.30

Ricerca

Cibo e salute nella cucina contemporanea

Chiara Manzi, fondatrice di Cucina Evolution e docente Università di Parma

ore 11.10

Storia

La campagna e la periferia come orizzonti privilegiati di espressione gastronomica contemporanea

Antonia Klugman, chef del ristorante “L’Argine a Vencò” a Dolegna del Collio (Gorizia)

Gianfranco Pascucci – chef del ristorante “Pascucci al Porticciolo” a Fiumicino (Roma)

ore 11.40

Turismo

Promuovere un territorio evidenziando il valore assoluto dei prodotti e della cultura gastronomica

Patronat de Turisme de la Costa Brava – Girona

ore 14.00

Sociale

L’esperienza di CheftoChef all’Antoniano di Bologna, un anno dopo

Massimo Bottura, chef e fondatore dell’organizzazione non-profit Food for Soul

Enrico Vignoli, Segretario CheftoChef

Cristina Reni, Referente Food for Soul

Sara Boschetti, Referente Antoniano Onlus

ore 14.40

Impresa

Partire alla conquista del mondo: imprenditoria gastronomica nel 2017

Matteo Aloe, chef dei ristoranti-pizzerie “Berberè” a Castel Maggiore (BO), Bologna, Firenze, Torino, Milano e “Radio Alice” a Londra.

Andrea Bartolini, patron dei ristoranti “La Buca” e “Osteria del gran fritto” a Cesenatico (FC), “Terrazza Bartolini” e “Osteria del gran fritto” a Milano Marittima (RA), “Osteria Bartolini” a Bologna.

 

Pierluigi Papi

 

Furti di guerra. Letterari

Se la polizia italiana era impegnata a contrastare la criminalità durante la prima guerra mondiale, proprio per tutelare il cosiddetto fronte interno, in Francia non andava meglio per chi inseguiva il famoso ladro Arsène Lupin, italianizzato in Arsenio Lupin. Nato dalla penna di Maurice Leblanc nel 1905, Arsène continuava a modo suo l’impresa di Robin Hood, cercando di mantenere la sua nomea di gentiluomo malgrado sapesse mettere a segno colpi sensazionali. Sono proprio degli anni di guerra: “La scheggia d’obice” (1915) e “Il triangolo d’oro” (1917) tra i molti altri romanzi che lo vedono protagonista. Arséne sembra sia nato come contraltare del famoso investigatore Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, visto anche il titolo di uno dei romanzi di Leblanc “Herlock Sholmes arriva troppo tardi”. Autore di novelle di buon calibro, ma di scarso successo, Leblanc trovò spazio letterario proprio grazie al suo ladro gentiluomo, al quale dedicò tutta la sua carriera, senza stancarsene fino agli anni Trenta del Novecento. Nel 1921 ottenne anche la Legion d’Onore per la sua opera omnia. Elegantissimo, affascinante, simpatico, trasformista al punto da non farsi riconoscere impersonando svariate persone, Lupin è agile, sportivo, prestigiatore e pratico di arti marziali. Dotato di un’intelligenza superiore alla stragrande maggioranza delle persone, sfrutta la sua furbizia, lo charme, l’audacia, la grande cultura soprattutto in opere d’arte, per svolgere il suo lavoro come una missione, non solo per sé, ma anche per i bisognosi, oppure per raddrizzare situazioni ingarbugliate, o dove vige un’ingiustizia da sistemare. La sua morale è non ricorrere mai alla violenza, perché l’astuzia è quello che lo intriga maggiormente, sfidando, e battendo sistematicamente, il suo rivale, l’ispettore Garimard, e appunto l’investigatore inglese Herlock Sholmes, chiaramente un riferimento al celebre detective Holmes. Probabilmente l’ispirazione dello scrittore la si deve a un ladro vero, Marius Jacob, personaggio divenuto quasi leggendario nelle cronache francesi del tempo. Di certo il fascino del personaggio di Leblanc non ha perso il suo smalto se nel 2012 è uscito un altro romanzo postumo, scritto nel 1936, e se di Lupin abbiamo imparato le fattezze grazie ai cartoni animati. Il fumettista giapponese Mankey Punch ha creato, infatti, “Lupin III” per i suoi manga, che sono poi diventati anche una serie di cartoni animati. Anche Kaito Kid è un ladro gentiluomo creato dal giapponese Gosho Aoyama e di lui si dice che sia l’emulo di Arsène. Ma Arsenio era diventato un fumetto già nel 1948, per diverse serie. Poi è diventato un personaggio televisivo in serie di telefilm interpretato da Georges Descrières, Francois Dunoyer, Romani Duris; è diventato pièce teatrali o radiofoniche. Nel 2005 ebbe la celebrazione del centenario della sua nascita come evento soprattutto a Étretat, in Francia, Insomma, per i ladri letterari la fortuna sembra intramontabile.

Alessia Biasiolo

Pubblicità e alimenti nel Ventennio italiano

La Germania non poteva non guardare anche all’Italia per le proprie scelte alimentari in epoca nazista.

La ricaduta del giovedì nero statunitense sull’Europa, influì fortemente anche sul Belpaese: nel 1929 eravamo nella seconda decade dell’autarchia e in periodo di forte protezionismo doganale.

La piazza più importante per la vetrina dei prodotti italiani, e autarchici, era senz’altro Milano, in cui le merci venivano propagandate più ampiamente.

La propaganda evidenziava una vita moderna, emancipata, simbolo di una borghesia che stava vivendo, almeno sulla carta, un periodo favorevole. Le tasse aumentavano e le crisi produttive erano sempre dietro l’angolo, ma l’idea di avere una classe borghese imprenditorialmente forte, era suffragata da forti prese di posizione della Confindustria, dalla nascita o crescita di gruppi industriali, dal forte aumento di adepti dei gruppi sindacali. Su tutto, una visione futurista del prodotto e della pubblicità, che porterà alla sostituzione del cartellonista come interprete delle necessità commerciali delle aziende, con artisti scelti o selezionati dalle aziende stesse per pubblicizzare i propri prodotti secondo una visione aziendale frutto di strategia messa in atto a tavolino, ancor prima di realizzare il prodotto stesso. Le aziende cominciarono proprio a cavallo tra le due guerre mondiali a cercare una propria identità distintiva sugli altri prodotti, a volere creare un segno per lasciarlo. Risorsa indiscussa per le aziende italiane fu proprio il Futurismo, determinato auto-promotore, i cui seguaci erano profondamente consapevoli dell’importanza della pubblicità, soprattutto per abbattere le barriere tra alta e bassa società. I futuristi che lavorarono per la pubblicità furono molti, da Marinetti che creò pubblicità per Snia Viscosa, oppure Farfa che creò per Ferrania, mentre Fiat Balilla scelse di essere rappresentata dal Futurismo di Diulgheroff. Fu però Fortunato Depero ad essere il più innovativo grafico del movimento: collaborò con la Davide Campari dal 1924 al 1939, creando per l’azienda di bevande non soltanto pubblicità, ma anche oggetti, come pupazzi, lampade, vassoi e la bottiglia icona Campari Soda. Inoltre, Depero ha progettato per la Campari chioschi e architetture pubblicitarie, ideando delle vere e proprie opere d’arte con l’aiuto dell’azienda: il libro bullonato, ad esempio, venne realizzato proprio grazie all’aiuto di Davide Campari. L’insegnamento l’artista lo traeva dai musei, dalle grandi opere del passato, sosteneva, perché tutta l’arte dei secoli passati, secondo Depero, era improntata all’esaltazione (del guerriero, del religioso, delle cerimonie, delle vittorie), in chiave pubblicitaria, per fare restare nella memoria dei contemporanei e dei posteri qualcosa. Sempre secondo Depero, “i prodotti nostri hanno bisogno di un’arte nuova altrettanto splendente, altrettanto meccanica e veloce, esalatrice della dinamica, della pratica, della luce, delle materie nostre”. L’arte pubblicitaria, secondo il futurista, poteva poi essere piazzata dovunque, per terra, sui muri, nei treni, nelle vetrine, ed essere colorata, moltiplicata, non sepolta nei musei, ma viva. Quindi le aziende dovevano avere l’intelligenza strategica di usare il valore artistico della funzione pubblicitaria per costruire qualcosa di unico sul mercato e distinguersi in ogni dove. Depero teneva presente, poi, che anche le persone erano cambiate, non camminavano più avendo il tempo di leggere un manifesto sul muro, ma sfrecciavano veloci in treno e in automobile o su un autobus, di certo più veloce del tram. Quindi bisognava creare pubblicità belle, colorate, veloci da leggere e da capire, funzionali al prodotto. La scuola dell’Art Decò fu fondamentale: le linee potevano e dovevano essere diagonali, le lettere grandi e maiuscole, la novità doveva catturare l’attenzione. Depero applicò queste innovazioni per la Campari, ma anche per Unica, Strega, San Pellegrino, Presbitero, Schering, non limitandosi al disegno, ma a riflettere gli umori politici del Paese, le nuove prospettive verso un’arte unica. Spesso nelle pubblicità venivano ricordati l’esotico, il dogma, le teorie sulla razza, testimoniando il complesso rapporto tra aziende, politica e arte futurista. Gli oggetti delle pubblicità diventano grandi, ingombranti: devono colpire lo spettatore, il visitatore delle fiere. Colpire l’immaginario della persona comune, piccola, con un’immagine di grandezza che, se è vero che era politica in quel tempo in Italia, era quanto più la raffigurazione di come si poteva diventare se si acquistava, se ci si impossessava proprio di quel prodotto. Alla Fiera di Milano, ad esempio, accanto ai prodotti alimentari si esponevano opere che avevano lo scopo di stupire e impressionare positivamente: carri armati, maschere antigas, apparati antiaerei, aerei, camere-rifugio antiaereo, ma anche i più moderni mezzi per comunicare come la macchina per scrivere e, soprattutto, il telefono. Anche questo grande, come nella pubblicità della Stipel. L’oggetto doveva e poteva fare sentire potenti, grandi come doveva esserlo l’Italia in quei frangenti storici. Quali erano i prodotti alimentari pubblicizzati in Italia? Possiamo darne solo qualche esempio, scelto tra quelli che richiamano i cibi citati nei precedenti articoli. Un grande fermento ruotava attorno alle proteine animali: molti stand fieristici o manifesti pubblicitari erano dedicati ai grassi, sia per l’alimentazione che non, in modo da studiarne le proprietà e gli usi, e di sostenere la diffusione di grassi animali come di surrogati. È il caso della margarina, che ebbe vasta diffusione dalla seconda metà degli anni Venti, soprattutto quando era necessaria per sostituire il carente burro. Achille Luciano Mauzan aveva curato, nel 1926, una pubblicità per la Società Anonima Angelo Arrigoni di Crema. Le società anonime erano pullulate in Italia soprattutto dai primi anni del Novecento, quando la quasi improvvisa ripresa economica aveva convinto della bontà del tramutare imprese anche di stampo artigianale in Società Anonime appunto, poi in Società per Azioni. Non che il burro non si usasse più, certo, come recitavano le cremerie Zatti Verderi Chiesi di S. Ilario D’Enza nel 1935: “Esigete Super Burro”, di pura panna, mentre c’era il patriottico “Burro Vittoria”, sempre finissimo di pura panna. Era il momento dell’estratto per brodo, salutare, economico e capacissimo di sostituire spese per acquistare la carne e per cuocerla. Le ditte produttrici erano molte, dalla Liebig che aveva messo a punto la ricetta per il mitico dado per brodo, al “Vero estratto di carne australiano Arrigoni” di Genova, in vasetti e dadi (1925), all’estratto di carne “Food” del 1925, che diverrà ben presto troppo “straniero”; al “Nutreina” dei Laboratori Scientifici di Milano (1925), al “Bovis” della ditta Luciani (1930), all’estratto di carne “Texas” (1935), che rispondeva ai migliori requisiti fissati dalle norme vigenti, prodotto dalla ditta Italiana Texas a Milano. Molto successo l’ebbe anche l’estratto Wührer (1924, 1931), dell’omonima ditta produttrice di birre di Brescia. L’estratto, infatti, di brodo di manzo o di pollo, veniva prodotto accanto allo stabilimento birrario di Viale della Bornata nella Leonessa d’Italia. La produzione di birra in Italia aveva, in quel momento, andamento altalenante: l’aumento delle accise indeboliva le vendite della bevanda, ma allo stesso tempo convincevano lo Stato che l’incasso in tasse era penalizzato se si esagerava nella tassazione anche per rispondere alla domanda di maggiori controlli verso l’abitudine di ubriacarsi di molti operai durante i giorni liberi. La birra italiana Wührer, che aveva incamerato molte altre aziende tra cui la Birra Italia, era in grado di competere con le birre straniere, soprattutto bavaresi e austriache, pertanto ben si piazzava nelle vendite, e anche l’estratto per brodo omonimo ebbe un notevole successo. Accanto alle birre italiane, soprattutto dalla seconda metà degli anni Trenta e fino al 1941-1942, proprio alla Fiera di Milano, la quarta per importanza mondiale, si trovarono le birre tedesche, esposte in interessanti stand dove la mescita e l’assaggio erano seguiti da un folto pubblico di giornalisti. La presenza degli stand tedeschi non era stata vista di buon occhio da tutti, specialmente da chi, già non essendo allineato alla politica fascista, ma troppo in vista per subirne le conseguenze, aveva contestato o comunque non aveva digerito affatto la presa di posizione sulle leggi razziali. La visita dei padiglioni fieristici milanesi che, appunto, costituivano quanto di più interessante e moderno circolava sulle piazze mondiali, avveniva sempre anche da parte delle autorità, tra le quali il re Vittorio Emanuele III, il duca d’Aosta, molti ambasciatori stranieri, molte autorità civili e militari, tra cui spiccavano annualmente il ministro Starace, Vittorio Mussolini e altri, accompagnati da gerarchi fascisti e poi anche nazisti. Se è vero che il Re prediligeva visitare gli stand dell’aeronautica, ad esempio, o delle bellissime vetture Balilla, è anche vero che per la Fiera giravano bellissime signorine, vestite in tailleur, che portavano con sé cestini di caramelle al miele Ambrosoli (1939); che pubblicizzavano i tortellini o la stessa birra. L’Amaretto di Saronno o i biscotti Lazzaroni divennero i testimoni dell’evoluzione della società in corso: la famosa scatola Lazzaroni di biscotti, molto inglese nella fattezza così come era inglese il sapore dei biscotti stessi, non doveva mancare nei salotti buoni delle città italiane. I biscotti e le caramelle cominciarono a spopolare, simbolo proprio della rinascita economica del primo dopoguerra: aziende come Saiwa, fondata a Genova da Pietro Marchese, o Elah nata da Francesco Ferdinando Moliè nel 1909, sempre più producevano preparati per budini, creme da tavola e dessert vari. Lazzaroni veniva pubblicizzata, nel 1934, da trampolieri, mentre Elah scelse l’abitudine degli animali esotici, come l’elefante. Magnesia S. Pellegrino aveva invece scelto lo struzzo, mentre altri si accontentavano delle più caserecce capre. Animali che circolavano per le fiere vivi, naturalmente, con la pubblicità montata addosso (1935), oppure su eleganti calessini che essi stessi tiravano. Sempre per restare in tema, quasi l’Italia non fosse toccata dalla miriade di ricerche scientifiche sulle carie da zuccheri, oppure sulla necessità della dieta povera di zuccheri che spesso venivano sbandierate nell’alleata Germania, Unica, che produceva la famosissima caramella Nougatine ricoperta di cioccolato fondente, utilizzava la sagoma di un nero delle colonie (1931) per la propria pubblicità. Avevamo poi Pernigotti (dal 1868) per il torrone, Venchi dal 1878 per la produzione di praline, Perugina (fondata nel 1907) che negli anni Venti si affermerà con il famoso Bacio. Battaglie per la conquista dei mercati a suon di cioccolatini, ma anche di panettone: nel 1919, Angelo Motta apre a Milano un piccolo laboratorio che diverrà un’industria e anche questo tipo di produzione diverrà campo di battaglia, contro Gioacchino Alemagna nel 1921 e con il figlio di questi Alberto poi, per conquistare sempre più acquirenti. Sarà la Perugina a scegliere di investire, per prima, nella radio per la propria pubblicità. Finanzierà con Buitoni la realizzazione di due serie di puntate di una rivista radiofonica intitolata “I quattro moschettieri”, liberamente tratta dal libro di Alexandre Dumas. L’idea ebbe un successo clamoroso, tanto che diverrà “I quattro moschettieri in pallone”: quattro personaggi in maschera scenderanno sulla Fiera di Milano in pallone e circa centomila persone si raduneranno intorno agli stand delle due aziende ideatrici dell’iniziativa. Il clamore fu tale che le produzioni si moltiplicarono, e a queste si unì quella del famoso feroce Saladino (personaggio molto amato dalla retorica di regime), il quale ebbe la sua fetta di successo grazie soprattutto alla raccolta di figurine, con le quali si doveva appunto dare la caccia a quella che raffigurava il mitico personaggio da battere con le novelle “crociate”. I tempi volevano poi, oltre ad un popolo italiano forte (grazie al riso, ad esempio, alla pastina all’uovo, alla pasta glutinata, al VOV, all’olio d’oliva Sasso, alla farina alimentare Carlo Erba, al massimo ricostituente per bambini “Eutrofina”, al vital nutrimento ROM, e molto altro) delle donne dedite alla casa, alla cura della prole, al decoro che poteva garantire una nazione forte e con solide basi. Rivolta alle donne era la pubblicità delle macchine per scrivere, dato che il lavoro di segretaria ben si addiceva ad un signorina, e così Marcello Dudovich disegnerà il manifesto per la Olivetti nel 1925, mentre lo studio Boggeri curerà quello per la stessa azienda nel 1934. Passiamo da una ragazza semplice, dal rossetto rosso e abito immacolato, all’avvenente e seducente, elegante signora degli anni Trenta, in cappello a larga tesa blu, capace di guardare al futuro. Naturalmente erano rivolte prevalentemente alle donne le pubblicità della moda, quando le novità si ammiravano a La Rinascente, dal nome dannunziano del 1917, con pubblicità sempre con lo scopo di illustrare una sana morale borghese. Le donne erano eleganti, benestanti, quasi mai massaie, lavoratrici o contadine e gli uomini erano sicuri di sé, appartenenti ad una classe borghese dominatrice. Come nei film degli anni Venti, le giovinette delle immagini erano snob, studiavano in collegio privato, vivevano in ville lussuose e bevevano champagne telefonando alle amiche per organizzare partite a tennis o gite a prendere il sole, in automobili decappottabili dai motori rombanti. Andava mitizzata la vita vista dal basso, dal provincialismo di gran parte d’Italia che doveva guardare alla borghesia fascista, in questo caso, come a simbolo a cui aspirare. Da un lato la modernità e dall’altro l’autarchia, la miseria delle piccole città e delle campagne, il mito della guerra, pubblicizzato da slogan come “Ali fasciste sul mondo”, “Lavoro e armi”. La moda doveva non solo colpire e incuriosire, attirare acquirenti con le novità, ma anche trovare soluzioni sempre nuove, soprattutto con la difficoltà di approvvigionamento di tessuti a seguito dell’embargo. Proprio questo momento fu foriero per l’Italia di ulteriore creatività: venne prodotta la seta artificiale, il rayon, ma anche lo sniafiocco (il cotone nazionale), l’albene, il selenal, il tessile per l’indipendenza, il lanital, fibra prodotta dalla Snia Viscosa, tratta dalla caseina e pubblicizzata come la “nostra lana” o i “tessuti dell’impero”. Nel 1937, tutte queste nuove fibre tessili venivano prodotte in 7 milioni di chili in Italia, ad indicare come l’impegno all’indipendenza dagli altri Paesi avesse creato un volano per l’industria. Il rayon utilizzato per la produzione delle calze da donna, divenne idea anche per i manifesti, come quelli del 1934 ritraenti una figura di donna in poltrona a cui venivano messe in risalto le lucentissime gambe, seducenti grazie alle calze di rayon. Che arrivava con le “5000miglia del Rayon” (Federico Seneca, 1935). Interessante l’insegna della De Angeli-Frua, produttrice di tessuti, che dichiarava che i loro prodotti “Vincono le sanzioni”. Mano a mano che la creazione pubblicitaria si approfondiva, più gli stili si intersecavano. Futurismo e Cubismo si intrecciavano e i contrasti cromatici diventavano eleganti, la sintesi creava una magia unica, teatrale.

La pubblicità italiana del Ventennio ritraeva un Paese dedito a crearsi nazione forte, autoritaria più che autorevole, per imporsi sugli altri e nelle colonie come punto di riferimento e faro di cultura in senso stretto e politico. Di certo, una propensione a dettare legge a tavola c’era e, per questi versi, per fortuna è anche rimasta.

 

Alessia Biasiolo

Enrico Vignoli unico relatore italiano a “Dialogos De Cocina” in Spagna

Enrico Vignoli, presidente dell’Associazione Raw Magna, sarà l’unico italiano invitato come relatore alla sesta edizione di “Dialogos De Cocina” a San Sebastian nei Paesi Baschi in Spagna, in programma il 13 e 14 marzo.

Vignoli è stato chiamato come ideatore del progetto Postrivoro, nato nel 2012 a Faenza per trovare nuovi modi per raccontare gli scenari della gastronomia contemporanea e che ha già organizzato oltre 30 appuntamenti fra Italia, Svizzera e USA, ospitando chef provenienti da tutto il Mondo.

L’intervento di Vignoli verterà proprio sul Postrivoro e sulle possibilità di interpretare le esperienze gastronomiche con occhi di protagonisti, in sala e in cucina, totalmente liberi nel rapporto con gli ospiti.

«Sarà una grande emozione per me parlare da quel palco, cercherò di portare poche idee chiare su quello che è il mio modo di intendere i cosiddetti “eventi gastronomici” e il valore di questi 5 anni di Postrivoro, un progetto tremendamente romagnolo!»

Enrico Vignoli, 37 anni imolese, da oltre 9 anni lavora per l’Osteria Francescana di Massimo Bottura; di formazione scientifica è inoltre segretario generale dell’associazione “CheftoChef emiliaromagnacuochi” e, appunto, ideatore del Postrivoro.

Dialogos de Cocina è stato fondato nel 2007 per promuovere uno scambio interdisciplinare sui temi del cibo. Il lavoro principale si concretizza nella conferenza biennale di marzo, dove esperti internazionali di diversi settori s’incontrano per riflettere e approfondire tutti i ruoli della gastronomia attraverso dibattiti e dialoghi. Il progetto è promosso da Euro-Toques, Mugaritz e il Basque culinary Center.

Fra gli speaker di questa edizione si annoverano alcuni importanti ospiti internazionali, tra i quali: Joan Roca, Andoni Aduriz, Ruth Reichl, Bee Wilson, Martina Caparros e Steven Poole.

 

Pierluigi Papi