2020: a Milano nell’ora del lupo

All’interno del progetto espositivo “The art of two generations” a cura di Bianca Friundi e in programma al Museo Italo Americano di San Francisco fino al 20 febbraio 2022, l’artista Giovanni Cerri presenta la mostra “2020: a Milano nell’ora del lupo”, un nuovo percorso di immagini ispirate al capoluogo lombardo durante la pandemia Covid-19 preceduto da un ampio lavoro di preparazione dal titolo Diario della pandemia: in tutto 39 opere fra disegni e dipinti che descrivono le atmosfere del vissuto lockdown tra assenze, silenzio e desolazione, i non-luoghi di una Milano dipinta in presa diretta durante un periodo unicamente drammatico, di sospensione dal tempo e dalla vita quotidiana.

La pittura di Giovanni Cerri, classe 1969, fin dai suoi esordi avvenuti alla fine degli anni Ottanta ha spesso raccontato la città e l’ambiente urbano, in particolare il territorio delle periferie, partendo proprio da Milano, città dove da sempre vive e lavora, ricca di spunti artistici, architettonici e di immagini legate al mondo industriale. 

Giovanni Cerri, Capolinea 19, 2020

Giovanni la sua città l’ha vissuta, indagata e rappresentata in tanti aspetti, cercando sempre di rendere partecipe il pubblico di quanto sia stato importante per lui, come uomo e artista, crescere in un determinato tipo di ambiente. 

Così, a cinque anni di distanza dalla mostra Milano ieri e oggi, realizzata in occasione di Expo 2015, l’artista presenta un nuovo percorso di immagini ispirate a Milano, questa volta partendo da un fatto reale altamente drammatico, l’epidemia Covid-19.

Preceduto dal corpus di disegni Diario della pandemia, già esposti a ottobre 2020 alla Casa di Lucio Fontana a Comabbio (VA), il ciclo di lavori realizzato ad-hoc per la mostra  “2020: a Milano nell’ora del lupo” richiama nel titolo il film L’ora del lupo di Ingmar Bergman del 1968, dove diventa emblematica la citazione: “L’ora del lupo è quella tra la notte e l’alba, quando molta gente muore e molta gente nasce, quando il sonno è più profondo, gli incubi ci assalgono, e se restiamo svegli abbiamo paura.”

Non solo scorci di una Milano vuota, osservata “in presa diretta” negli accadimenti di quei mesi, quando il rumore prevaricante era il suono sempre più incessante delle ambulanze, ma anche alcuni volti in cui si percepisce l’angoscia della rinuncia alla vita di tutti i giorni, la costrizione degli spazi privati, la rinuncia alla libertà di muoversi dovuta all’emergenza sanitaria e ai suoi divieti inderogabili.

Volti e sguardi immersi nell’ora più buia, introspezioni del “coprifuoco”, come quello di Papa Francesco nella solitudine immensa e sconfinata della giornata del 27 marzo 2020 durante la preghiera e la benedizione Urbi et Orbi in una Piazza San Pietro desolatamente vuota.

Giornate oscure e piovose, che si susseguono una dietro l’altra, drammaticamente uguali, tenebrose e struggenti come tutte quelle settimane in cui il mondo pareva essersi fermato, costretto a una tragica sosta: Piazza del Duomo, il Castello Sforzesco, la Basilica di Sant’Ambrogio, lo skyline della città con i nuovi grattacieli dell’area di Porta Nuova dove in primo piano un carrello della spesa è stato abbandonato, il tram che percorre una periferia vuota e silente. Anche i parchi giochi sono pervasi dalla muta assenza, così come i posti di lavoro, come nel quadro “Stop”, che ci mostra una scavatrice spenta in un cantiere vuoto, perché il virus ha posto fine anche all’articolo 4 della Costituzione.

Soffre la Milano di Giovanni Cerri, così come la città italiana più colpita dal Covid, Bergamo, volutamente rappresentata dall’artista con colori lividi e tetri nell’opera “Bergamo tace”.

Il progetto espositivo “The art of two generations”, comprendente anche la mostra di Giancarlo Cerri  “Le sequenze astratte. 1995-2005” e realizzato con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco e il Museo della Permanente di Milano, si pone come un confronto aperto tra le ricerche pittoriche di Giancarlo e Giovanni Cerri, padre e figlio, che in passato hanno già avuto occasione di esporre insieme in Italia e all’estero.

Due modi differenti di pensare e interpretare il dipingere ma con radici profonde e comuni, per un intenso omaggio all’essenzialità della pittura e alla irrinunciabilità della vita.

MUSEO ITALO AMERICANO, Fort Mason Center, 2 Marina Blvd, Building C, San Francisco / CA U.S.A.

De Angelis (anche per l’immagine)

Giovanni Cerri. “Spes contra spem”

Appuntamento a Milano dal 20 al 24 marzo con “Spes contra spem”, l’ultimo progetto artistico dell’artista milanese Giovanni Cerri.  La mostra sarà inaugurata lunedì 20 marzo presso lo Spazio Bigli in via Bigli 11/A, nello storico Palazzo Ponti (sede per molti anni della Galleria Il Milione) ed è organizzata in collaborazione con Nextam Partners e a favore di CBM Italia Onlus, l’organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella cura e prevenzione della cecità e della disabilità nei Paesi del Sud del mondo.

Durante tutta la durata della mostra sarà infatti esposta l’opera “BLINK” (cm. 140×220) donata dall’artista a favore di CBM Italia Onlus, il cui ricavato – durante il charity event di venerdì 24 marzo – permetterà di raccogliere fondi per donare un microscopio all’Instituto Para Ninos Cyegos y Sordos di Cali, in Colombia, dove CBM cura adulti e bambini con problemi visivi.

La serata di chiusura della mostra vedrà inoltre il concerto per violoncello e chitarra elettrica di Matteo Pauri e Alma Ghiani.

SPES CONTRA SPEM è l’ultimo progetto artistico di Giovanni Cerri incentrato su uno dei temi a lui più cari, le periferie del mondo, che questa volta tocca – in modo evocativo e trasfigurato dal linguaggio artistico – diverse problematiche sociali: i migranti e i profughi, i nuovi “muri” e i fili spinati che chiudono i confini, le emarginazioni e le “fughe”, la disgregazione, il disagio e la precarietà, la crisi di un mondo occidentale che sembra non avere risposte alle istanze più urgenti.

II titolo – spes contra spem, citazione dalla Lettera ai Romani (4,18) di Paolo di Tarso – sottintende il richiamo alla speranza, alla previsione seppur estrema e disperata di una salvezza, attraverso il raggiungimento di una “terra promessa”. La speranza contro ogni speranza, come sottinteso di una fede incrollabile, incondizionata in un futuro migliore. Una riflessione che pone come obiettivo l’esposizione di un ciclo di opere in cui l’immagine dipinta intende rappresentare diversi capitoli di questa moderna odissea.

L’esposizione si articola in 12 quadri ed è strutturata come un’opera unica scomposta in tanti frammenti/capitoli (la guerra, il viaggio, l’infanzia rubata, il sostenersi a vicenda nel dramma della lotta per la sopravvivenza) Una sorta di “affresco” smembrato ma del quale si intuisce a prima vista il tema enunciato. Si riconoscono, in alcune immagini, “omaggi” all’arte rinascimentale (Masaccio, Michelangelo, Leonardo). L’artista infatti, scorge negli antichi maestri l’ispirazione per temi che sempre ricorrono nella storia dell’Uomo: il padre e il figlio che si sostengono nella fuga, i “cacciati” intesi sia come espulsi che prede, le fisionomiche legate alle espressioni della ribellione o del patimento, dell’ira o del dolore.

Volti, figure, paesaggi di periferie ai margini del mondo. Immagini di fuga, esodo, lotta, infanzia perduta e tensioni verso orizzonti lontani.

Durante i cinque giorni di esposizione verrà proiettato il video del backstage della mostra, mentre a tutti i visitatori varrà distribuito gratuitamente  il catalogo il catalogo con testo introduttivo di Giovanni Cerri e poesie di Nicolò Mantovani.

Durante la serata/evento di chiusura di venerdì 24 marzo (dalle 18 alle 20) si svolgerà un concerto per violoncello e chitarra elettrica di Matteo Pauri e Alma Ghiani: Matteo Pauri, songwriter e frontman dei milanesi The Comet, e Alma Ghiani incontrano la pittura di Giovanni Cerri attraverso un dialogo tra violoncello e chitarra elettrica, recuperando la lezione di Terry Riley e John Fahey con una sensibilità new wave che è parte della loro biografia musicale e  poetica del frammento sonoro. La serata sarà a favore di CBM Italia, la più accreditata Organizzazione Non Governativa impegnata nella cura e prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo. CBM Italia fa parte di CBM, organizzazione attiva dal 1908 composta da 11 associazioni nazionali (Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera) che insieme sostengono progetti e interventi di tipo medico-sanitario, riabilitativo ed educativo. Dal 1989 CBM è partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro la cecità prevenibile e la sordità. CBM opera nei Paesi in Via di Sviluppo in sinergia con i partner locali in un’ottica di crescita e sviluppo locale. In un anno (2015) abbiamo raggiunto 39 milioni di persone attraverso 650 progetti in 63 Paesi (di questi, CBM Italia ha sostenuto 72 progetti in 31 Paesi).

Giovanni Cerri è nato nel 1969 a Milano, dove vive e lavora.

Espone dal 1987 in Italia e all’estero (Bolivia, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Polonia, Turchia, USA). Da sempre attratto dalle periferie, in particolare dall’archeologia industriale (fabbriche dismesse, aree abbandonate, relitti di edifici), dal 2001 al 2009, con il ciclo delle «città fantasma», realizza un racconto contemporaneo tra cronaca e pittura, dipingendo su carta di quotidiano.

Nel 2008 espone con il padre Giancarlo al Museo della Permanente a Milano nella mostra «I Cerri, Giancarlo e Giovanni. La pittura di generazione in generazione», nel 2009 realizza il grande trittico «Gomorra, l’altro Eden», ispirato al best-seller di Roberto Saviano, mentre nel 2010 presenta alla Triennale Design Museum di Milano, nell’ambito del Premio «Riprogettare l’archeologia», il grande trittico «Habitat».

Nel 2011 espone al Padiglione Italia Regione Lombardia (54° Biennale di Venezia), quindi alla mostra “Artisti per Noto. L’ombra del divino nell’arte contemporanea” a Palazzo Grimani a Venezia. Nel 2014 il ciclo “The great country” viene esposto prima all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, quindi a quello Colonia, e infine al Museo Riva 1920 di Cantù. Nel 2015 la mostra “Milano ieri e oggi” viene esposta all’Unione del Commercio a Palazzo Bovara a Milano e all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Una sua opera è  nella collezione del Museo della Permanente a Milano.

20 – 24 marzo 2017

SPAZIO BIGLI

Via Bigli 11/A, Milano

orari di apertura: 11.00 – 18.00

De Angelis