Gli Insetti nell’Ambra. L’intervista

 

Gli Insetti dell’Ambra hanno trascorso gli ultimi cento milioni di anni intrappolati nella resina degli alberi pietrificati.

Chitarre, fuzz, riverberi, rhythm box, le loro composizioni italo-francesi miscelano la new wave con la canzone italiana, il Mediterraneo con le spiagge californiane, il ragù alla bolognese con i crauti (quelli del rock tedesco).

Gli Insetti nell’Ambra vivono a Parigi.

Gli Insetti nell’Ambra sono Lapo ‘Ludwig van Baloney’ Boschi (voce, chitarra basso, chitarra ritmica, campionamenti, modulatore ad anello) e Chris ‘Bronkos’ Bettoli (chitarra selvaggia).

  1. I Professionisti, Le Cose Furiose, i Ludwig Van Bologna: dopo queste tre incarnazioni targate Skank Bloc, è la volta degli Insetti nell’Ambra. Quali sono le differenze rispetto ai precedenti gruppi e qual è il filo conduttore?

Skank Bloc Records è fatta di italiani, se così si può chiamarli, che vivono fuori dal loro paese natale. A un certo punto abitavamo tutti a Zurigo, che è una città della Svizzera tedesca ma è anche una città italiana, perché è piena di italiani, italiani di seconda generazione, italiani di terza generazione, italiani che parlano tedesco meglio dell’italiano, e anche svizzeri affascinati dall’Italia, e infine italiani come noi, che sono tecnicamente nati in Italia e il tedesco lo parlano a malapena.

Abitavamo dunque in questa insolita città e ci e venuto in mente di evocare lo spettro dell’italianità latente che vi si aggirava: le abbiamo dato la forma di un trio chitarra basso e batteria che cantasse le canzoni italiane antenate comuni di tutto questo mondo immigrato. Ci sembrava che canzoni come Pugni chiusi e Sapore di sale avessero nella Zurigo degli anni zero una forza, uno spessore ben maggiori di quelli che possono ormai avere in Italia, dove passano inascoltate ogni domenica in qualche trasmissione tv pomeridiana. Il trio si chiamava I Professionisti, con un repertorio che spaziava da Clem Sacco a Gianna Nannini. Prima avevamo altre occupazioni e abbiamo riscoperto la musica così, come una sorta di performance. Poi un giorno qualcuno è venuto alle prove con un brano originale…

Le Cose Furiose sono una seconda incarnazione dello stesso progetto, perchè gli italiani sparsi per il mondo hanno la caratteristica di continuare a girarlo, il mondo: e si è reso necessario un cambio di formazione. Alla fine lo spettro della nostra italianità ha traslocato tutto quanto a Parigi, ma a questo punto lo scenario è un po’ cambiato, eravamo (ri)diventati un po’ più “musicisti,” e “cantautori,” se così ci possiamo chiamare, piuttosto che generici provocatori culturali. Ludwig Van Bologna è frutto di questa trasformazione e Gli Insetti Nell’Ambra sono nati da una costola.

  1. L’Aleph arriva a due anni di distanza da Controllo del 2015: ne prende radicalmente le distanze o è in continuità?

A ben vedere, le due cose non si escludono. Tecnicamente, la differenza principale è che Ludwig van Baloney ha improvvisamente scoperto che le parti di chitarra che scriveva erano in realtà delle linee di basso. Ha quindi ripreso in mano il basso. Che nell’Aleph è molto presente mentre in Controllo non c’era proprio. Il modo di scrivere, arrangiare e registrare le canzoni è rimasto lo stesso.

  1. Inevitabile partire dal supporto, che spesso e volentieri coincide con l’intero progetto artistico: non un cd, non un vinile, bensì una musicassetta, tra l’altro in sole 75 copie. Perchè questa scelta?

Ci hanno detto che la musica su supporto fisico non si vende più. Allora abbiamo pensato di vendere il supporto fisico e basta… Limitando la riproduzione meccanica del nostro lavoro a poche copie di pregiata fattura (grafica di Reg Mastice che da sola vale l’acquisto, stampa su carta argento, cassette rosa numerate a mano dal vostro affezionato), scegliendo un supporto carico di implicazioni culturali e affettive, che da solo racconta una storia… speriamo di accrescerne l’aura e dunque il piacere aggiunto per gli intenditori che le stanno acquistando.

Tanto lo sappiamo che poi ascoltano tutti su Spotify, o in streaming su Bandcamp, si scaricano gli mp3…! Detto questo, la musica nelle cassette l’abbiamo effettivamente registrata, quindi chi fosse talmente avanti da estrarre la cassetta dalla custodia e inserirla nel radiolone, mangianastri, walkman, piastra o chissà cos’altro, non sarà deluso.

  1. A proposito di Skank Bloc Records, l’etichetta della quale fate parte che annovera anche nomi come Luciano Chessa e Griselda Masalagiken: qual è il ruolo degli Insetti nella scuderia?

Siamo tutti amici. Luciano ha suonato qualcosa in Aleph. Sia Luciano che Griselda hanno contribuito a scrivere brani di Controllo. Ludwig van Baloney è intervenuto nella produzione del nuovo lavoro di Luciano, e nell’ultimo di DJ Balli. Ecc. ecc. Se anche la nostra musica non dovesse risultare di alcun valore per il mondo esterno, per noi ne ha parecchio! Perché è un modo di conoscerci sempre meglio e condividere certi pezzi importanti e difficilmente definibili della nostra psiche.

  1. La storia del rock ci ha mostrato il fascino del songwriter solitario, la perfezione del power trio, la potenza inesauribile di quartetti e quintetti. Gli Insetti invece sono un duo. Pregi e difetti, opportunità e limiti del suonare in coppia.

Il vantaggio principale è logistico: possiamo creare un concerto quasi dal nulla in poco tempo, spostarci se necessario con i mezzi pubblici, fare tour in utilitaria. Come in Svizzera in dicembre: noi più un cantautore solitario (On Lache les Chiens, di Parigi) e tutto il materiale in una Renault Megane presa in affitto su drivy. E poi c’è il fatto che suonare la drum machine e il sampler possono in certi casi essere preferibili al groove di un vero batterista. In un’intervista Holger Czukay ha detto che Jaki Liebezeit, il batterista dei Can, era “più inumano di una drum machine”. A noi non piacciono le rullate e i fill, mentre ci piace molto il kraut rock, quindi…

  1. Sette pezzi minimali, scritti da Ludwig e colorati da Bronkos: come nascono di solito i brani degli Insetti?

Beh: sono scritti da Ludwig e colorati da Bronkos!

Ludwig scrive un testo, poi una linea di basso per accompagnare il suo canto, poi si fanno le prove, e Bronkos fa (quasi) tutto quello che vuole con la chitarra, finché non trova una cosa che gli piace.

  1. Un titolo come L’Aleph rimanda inevitabilmente all’ebraismo, all’alfa e all’inizio di ogni cosa, a Jorge Luis Borges. C’è tutto questo nel vostro disco, pardon, cassetta?

Nella cassetta c’è quello che ognuno ci vorrà mettere, speriamo ci siano tante cose che noi non abbiamo ancora visto. Borges c’è sicuramente visto che i versi di quella canzone sono all’incirca frasi del suo racconto. C’è anche un esperimento di fisica quantistica, specchi che non hanno riflessi, foto in cui il soggetto non si riconosce più, una poesia di Aldo Palazzeschi e dappertutto la sensazione che la realtà nasconda qualcosa di inspiegato.

  1. Italiani a Parigi, probabilmente il posto giusto per vedere a distanza le miserie del nostro paese, ma al tempo stesso – capovolgendo la situazione – i pregi italiani e le difficoltà parigine. A voi la palla.

Questo italiano da due decenni manca dal suo paese e quindi non se la sente di giudicarne le eventuali miserie! Le miserie parigine invece sono ben presenti e ben chiare. Sono contento qui come potrei esserlo anche altrove. Il caffè è sicuramente molto migliore in Italia, e questa non è una cosa da poco.

 

GLI INSETTI NELL’AMBRA: L’Aleph

Skank Bloc Records 2018

Amazing original artwork by Reg Mastice.

Printed on silver paper.

Only 75 numbered copies available.

 

 

Synpress44

 

Medaglia della Città di Verona ai fratelli Corrà

 

A Verona, in una Gran Guardia gremita da 470 studenti di istituti superiori veronesi, in occasione della Giornata della Memoria, è stata consegnata dal Sindaco la medaglia della città alla memoria dei fratelli veronesi Flavio e Gedeone Corrà. Militanti nella resistenza locale, durante i bombardamenti del 28 gennaio del 1944 ad Isola della Scala, i fratelli Corrà furono parte attiva nel salvataggio e nell’assistenza dei feriti. Arrestati e deportati nel 1944, trovarono la morte nel lager di Flossenbϋrg nel 1945.

Conferite dal Prefetto Salvatore Mulas le medaglie d’onore concesse dal presidente della Repubblica ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti. Quest’anno, tutte le onorificenze sono state conferite alla memoria di Giulio Andreetto, Sergio Benedini, Sante Bubola, Guido Pavan, Bortolo Cressotti, Giulio Giuliani, Armando Zigiotto, Paolo Morandini, Giuseppe Granatiero, Vittorio Molinarolo, Giuseppe Dolci, Umberto Quattrociocchi, Pietro Zambaiti.

Nel suo intervento il primo cittadino ha sottolineato come “un Paese che non è custode del proprio passato, anche nei suoi risvolti più duri e difficili, non riesce a dare basi solide al proprio domani. Tanti i luoghi della nostra città che sono di testimonianza di questi eventi storici e che riportano a noi il dramma vissuto da tante famiglie veronesi nei difficili anni del conflitto.
E’ di grande soddisfazione poter riscontrare, in una Gran Guardia piena di giovani, la forte e sentita partecipazione delle scuole veronesi.
Un impegno di formazione e crescita importante e, soprattutto, una dimostrazione concreta di un sentito interesse verso la nostra città e la nostra storia”.

Presenti alla cerimonia anche i presidenti ANED Verona Ennio Trivellin, ANPI- Deportati Tiziano Gazzi, Comunità Ebraica veronese Bruno Carmi, associazioni Figli della Shoah Paolo Ruggero Jenna, Assoarma Roberto Pellegrini, il rappresentante della Consulta studentesca di Verona Edoardo Poli e l’oratrice ufficiale Mirella Stanzione.

 

Roberto Bolis (che ha fornito anche la fotografia)

 

 

Sandro Becchetti. L’inganno del vero

A quattro anni dalla scomparsa, al CAOS di Terni si ripercorrono e si celebrano i temi principali della poetica fotografica di Sandro Becchetti con la mostra “L’inganno del vero”.

Un progetto espositivo di Opera Laboratori Fiorentini e promosso dal Comune di Terni, curato da Valentina Gregori e da Irene Labella, con la collaborazione dell’associazione culturale Primavere Urbane e di Sistema Museo.

A luglio del 2015 le edizioni Postcart pubblicano una raccolta di venti scritti e ottantacinque fotografie di Sandro Becchetti, in un volume postumo dal titolo “L’inganno del vero. Tracce di un percorso in soggettiva”. Un libro prezioso, una bussola che il fotografo deposita nelle mani del pubblico per orientarlo nel suo universo di immagini e parole. Ed è proprio da questa pubblicazione che nasce l’idea delle due curatrici, Valentina Gregori e Irene Labella, di progettare una mostra che possa far emergere, in una lettura omogenea, gli aspetti più potenti e contrastanti del linguaggio fotografico di Becchetti.

Il tempo, la parola e l’immagine: ogni elemento è legato all’altro e dell’altro si nutre; la modalità in cui questo avviene è ciò che caratterizza l’arte di Becchetti ed è proprio lui, come una voce fuori campo, a scandire il ritmo dell’intero percorso espositivo.

Oltre agli scatti già noti, come i ritratti dei principali protagonisti della cultura del XX secolo (Alfred Hitchcock, Andy Wahrol, Pier Paolo Pasolini, François Truffaut, Federico Fellini), le periferie della Roma “pasoliniana” e i paesaggi umbri, sono esposte dieci fotografie che Becchetti realizza alle Acciaierie di Terni negli anni Settanta, di cui alcune inedite. Queste ultime sono riunite in uno spazio a sé che, ai fini del percorso espositivo, intende mettere in luce gli aspetti più intimi e incisivi del lavoro di Becchetti. Si tratta della Project Room, intitolata per l’occasione “La caduta degli dei”. Un luogo dove diversi piani di lettura si incrociano generando, allo stesso momento, una riflessione personale e collettiva: al centro un tavolo sul quale sono raccolti gli oggetti più significativi della vita del fotografo e alle pareti le dieci fotografie ternane.

L’Umbria e la provincia di Terni sono i luoghi in cui Becchetti ha scelto di trascorrere la sua vita fino al 2013, anno della sua scomparsa. La mostra ternana vuole ripercorrere l’intera attività artistica di Sandro Becchetti suggerendo nuove chiavi di lettura del suo lavoro, sia come fotografo che come scrittore, e lo fa attraverso un doppio percorso espositivo fatto di immagini e parole.

Barbara Izzo (che ha fornito anche le fotografie)

 

Terni, Caos. Fino al 4 marzo 2018

A Ferrara 12 pomeriggi per riscoprire la musica da camera

Da Mozart a Ravel, da Monteverdi a Debussy, ritornano anche quest’anno ‘I Concerti di Palazzo Bonacossi’, 12 appuntamenti per riscoprire la musica da camera, nei suoi vari stili e diversi autori. Il ciclo di pomeriggi musicali a cadenza settimanale, promosso dal Conservatorio Frescobaldi di Ferrara in collaborazione con i Musei Civici d’Arte Antica di Ferrara, porterà a Palazzo Bonacossi un ricco repertorio con esibizioni dei docenti e di alcuni dei migliori allievi del conservatorio ferrarese.

Fino al 3 maggio 2018, il salone d’onore di via Cisterna del Follo 5 a Ferrara, si trasformerà nuovamente nel ‘salotto’ ferrarese della musica da camera. Il primo appuntamento è dedicato a Mozart. La stagione a Palazzo Bonacossi, inaugurata sabato scorso con ‘Buon compleanno Amadeus!’, continuerà martedì 13 febbraio alle 18 con il concerto solista di Marcello Defant al violino, musiche di Bach, Strawinskij, Kreisler, Ysaϋe e Spriano; martedì 20 febbraio alle 18 con l’arpista Antonella Ciccozzi (musiche di Bach, Tournier, Salzedo); martedì 27 febbraio ore 18 con concerto solista di Giovanni Guastini al pianoforte (musiche di Soler, Granados, Mompou e Llobet); martedì 6 marzo, ore 18, con Claudia Muschio, soprano, il sassofonista Marco Gerboni, l’ex direttore del Conservatorio Paolo Biagini aI fagotto e Andrea Ambrosini al pianoforte. Martedì 13 marzo ore 18 con Agata Bienkowska, mezzosoprano, e Luigi Di Ilio al pianoforte (Ravel, Poulenc, Bizet), martedì 20 marzo ore 18 con Alessandro Perpich al violino e Andrea Ambrosini al pianoforte, martedì 27 marzo ore 18 con musiche di Tovey, Kahn, Desprez e Hindemith eseguite dal trio clarinetto (Claudio Conti), corno (Massimo Mondaini) e pianoforte (Annamaria Maggese) e dal quartetto a due trombe (Martina Dainelli e Sebastiano Giudici), trombone (Giacomo Scanavini) e corno (Massimo Mondaini). Le altre date in cartellone: martedì 10, 17 e 24 aprile, e infine giovedì 3 maggio.

La rassegna, ideata nel 2013 da Luigi Di Ilio, docente del Conservatorio, è alla sesta edizione, quest’anno a cura di Annamaria Maggese, docente di Teoria, Ritmica e Percezione musicale. Tutti i concerti di Palazzo Bonacossi iniziano alle 18 e sono a ingresso libero.

 

Alessandro Zangara

Secondi al mondo nel parapendio

Un nuovo successo del volo libero italiano arriva dal sud America dove si è conclusa la 25.a edizione della PWC (Paragliding World Cup), la coppa del mondo di parapendio.

Il pilota Nicola Donini si è classificato secondo alla finale mondiale disputata a Roldanillo in Colombia e vinta dallo svizzero Michael Siegel. Il successo italiano è consolidato dal terzo posto di Joachim Oberhauser di Termeno (Bolzano).

Eccellenti le prestazioni di Donini, ventiduenne di Molveno (Trento), durante i nove voli effettuati sui dieci previsti, uno per giorno: ne ha vinti tre, piazzandosi secondo in altri due. Migliori traguardi di Oberhauser un secondo e un terzo posto. In campo femminile indiscusso successo della francese Laurie Genovese, in assoluto la più forte delle 14 quote rosa in volo sulle alture colombiane.

All’ultima prova si è arrivati dopo le tappe in Francia, Serbia, Svizzera, Brasile e Ecuador disputate nel corso del 2017. Roldanillo è il principale sito di volo libero, cioè senza motore, in parapendio e deltaplano in Colombia. Situata sul lato ovest della Valle del Cauca, ai piedi della Cordillera Occidentale, la città si trova ad un’altitudine di 966 metri. Dal decollo di Aguapanelas i piloti hanno spiccato il volo per percorrere distanze tra i 62 e quasi 100 chilometri, secondo le condizioni meteo delle nove giornate di gara, sfruttando le correnti ascensionali scaturite dall’irraggiamento solare e l’efficienza delle ali.

Alla finale mondiale hanno partecipato 120 piloti provenienti da 25 nazioni. Migliore e anche la più numerosa la compagine francese con ben 27 volatori, seguita dall’Italia, ma con meno della metà dei piloti. Oltre a Donini e Oberhauser, questi gli altri azzurri: Christian Biasi, Alberto Vitale, Franz Erlacher, Gianbasilio Profiti, Michele Boschi, Federico Nevastro, Luca Donini, i campioni italiani in carica Marco Busetta, e Silvia Buzzi Ferraris, Aaron Durogati e Nicole Fedele, che negli anni scorsi hanno vinto rispettivamente due e una volta la coppa del mondo.

 

Gustavo Vitali

Gianni Morandi apre l’extralirica dell’Arena di Verona

Sarà Gianni Morandi ad aprire la stagione extra lirica in Arena il prossimo 25 aprile. Dopo di lui, in un cartellone ancora work in progress, artisti di calibro internazionale come Bob Dylan, Lenny Kravitz, Deep Purple, Jovanotti, Scorpions, Sam Smith, ma anche Nek, Renga e Pezzali, Elio e le Storie Tese, Calcutta.

Gli undici artisti che si esibiranno fino al 6 agosto sono stati presentati dal Sindaco e presidente della Fondazione Arena, insieme al nuovo Sovrintendente Cecilia Gasdia e a Gianmarco Mazzi.

Centralità della Fondazione Arena nella gestione e organizzazione degli spettacoli extra lirica, per un cartellone in armonia con quello dell’opera, valorizzazione dell’anfiteatro come teatro unico al mondo, con nuove modalità per il suo utilizzo, dalla concessione mai più gratuita alle tutele del coro e dell’orchestra della Fondazione, ma anche dei miti della città e dell’immagine dell’Arena nei grandi eventi televisivi.

Da qui, secondo il Sindaco, parte il rilancio della Fondazione Arena, con artisti internazionali di altissimo livello, un cartellone che si arricchirà nei prossimi mesi e una programmazione tale per cui gli spettacoli di lirica e quelli dell’extra lirica siano un valore aggiunto l’uno per l’altro, due anime della Fondazione, che concorrono allo stesso obiettivo: fare dell’Arena il tempio per eccellenza della musica a livello mondiale.

“Verona vanta un gioiello unico come l’Arena, che tutti ci invidiano -ha ribadito il Sindaco – ricordando anche il recente successo della trasferta in Oman degli artisti della Fondazione Arena. Con la nomina del nuovo Sovrintendente la Fondazione Arena entra nella gestione ordinaria, ora siamo finalmente in grado di essere operativi. Il cartellone dell’extra lirica è solo parziale, nuove altre date verranno annunciate nei prossimi mesi”.

“Ricoprire questo ruolo è per me un grande onore – afferma il neo Sovrintendente Gasdia -; ringrazio il Sindaco per la fiducia dimostrata perché, dopo una carriera da artista, poter lavorare per il bene della Fondazione Arena è davvero un privilegio. Cercherò di ricambiarla nel migliore dei modi, valorizzando anzitutto i suoi lavoratori, senza i quali ogni sforzo sarebbe vano”.

Da Mazzi, che si occuperà dell’extra lirica, qualche curiosità sui primi artisti in cartellone, “dall’ultima stagione dei Deep Purple all’emergente Calcutta, che coronerà il sogno di suonare in Arena” e qualche anticipazione su nuovi format di spettacolo come i family show e una chiusura di stagione con un evento rivoluzionario e unico per l’Arena, che vedrà il palcoscenico al centro e l’artista a 15 metri dal pubblico.

Le principali linee guida per l’utilizzo dell’anfiteatro, che saranno definite a breve riguardano: concessione mai più gratuita dell’Arena, stop ai biglietti omaggio a disposizione del Comune (il cui ricavato sarà destinato al progetto comunale “Nuove povertà”); canone d’uso invariato per il 2018; tutela del coro e dell’orchestra dell’Arena di Verona, con precedenza laddove vengano richiesti cantanti e musicisti per concerti e negli spettacoli. A cui si aggiungono le clausole di rispetto a tutela dei miti della città; la possibilità, per gli organizzatori, di proporre eventi, soprattutto internazionali, con largo anticipo per le stagioni 2019, 2020 e 2021; l’applicazione di una remunerazione per i diritti di ripresa dell’Arena in occasione degli eventi televisivi.

Questi i primi undici spettacoli in cartellone.

Gianni Morandi 25 aprile; Bob Dylan 27 aprile; Nek-Renga- Pezzali 28 aprile; Elio e le Storie Tese 1° maggio; Sam Smith 12 maggio, Jovanotti 15,16,18,19, 21 e 22 maggio; Wind Music Awards 4 e 5 giugno; Deep Purple 9 luglio, Lenny Kravitz 16 luglio, Scorpions 23 luglio, Calcutta 6 agosto.

 

Roberto Bolis (che ha fornito anche la fotografia)

Carnevale: Ferrara festeggia alla maniera rinascimentale

Con i suoi studi sulle stelle ha ispirato gli affreschi di Palazzo Schifanoia e oggi, a cinquecento anni dalla morte, Ferrara celebra Pellegrino Prisciani facendone l’ospite d’onore del Carnevale degli Este 2018. Dall’8 all’11 febbraio prossimi, con oltre quaranta eventi, in gran parte gratuiti, nelle vie, piazze e palazzi del centro storico, la manifestazione organizzata dall’Ente Palio di Ferrara, con il patrocinio e la collaborazione del Comune e di numerose istituzioni e associazioni cittadine, farà divertire piccoli e grandi rievocando i fasti della Ferrara rinascimentale e ricordando le doti intellettuali di Prisciani, poliedrico umanista alla corte di Borso e di Ercole I d’Este.
Tutti i dettagli del ricco calendario della manifestazione sono stati raccontati dal presidente dell’Ente Palio di Ferrara Stefano Di Brindisi assieme agli assessori comunali Massimo Maisto e Aldo Modonesi, e ai rappresentanti delle istituzioni e associazioni culturali coinvolte.

“All’Ente Palio – ha dichiarato l’assessore Maisto – va il nostro ringraziamento per aver accettato di mettersi in gioco raccogliendo la sfida di coordinare l’intero programma del Carnevale degli Este, sulla falsariga dei Carnevali Rinascimentali degli ultimi anni, continuando ad affiancarci nel comune impegno a rendere la nostra città sempre più interessante e attrattiva”.
“Con piacere – ha confermato Di Brindisi – abbiamo accettato l’invito del Comune a farci promotori del Carnevale, facendone la prima delle iniziative per la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell’edizione moderna del Palio. La nostra attività da sempre si basa esclusivamente sulla capacità dei volontari delle Contrade di raccontare la vita nella Ferrara rinascimentale e anche per questa occasione saremo in tanti a lavorare assieme alle numerose associazioni cittadine che ci hanno offerto la loro collaborazione, e sperando anche nella presenza di molti turisti”.

“Quando abbiamo pensato all’organizzazione di un Carnevale a Ferrara – ha ricordato l’assessore Modonesi – abbiamo scelto di puntare sulla nostra storia, sulle nostre tradizioni e sulla ricchezza del nostro centro storico, costruendo un ricca rete di relazioni con le eccellenze della città che da lungo tempo lavorano su questi temi. La scelta, visto il successo degli scorsi anni, si è rivelata vincente e per questo anche quest’anno proponiamo una manifestazione molto ricca di contenuti e di appuntamenti, anche di piazza”.
Nel fitto calendario della quattro giorni sono previsti: 3 conferenze su personaggi e argomenti legati alla storia estense, 14 visite guidate tematiche (tra gite in barca, itinerari nei musei e nella città), 5 banchetti con menu rinascimentale, 8 spettacoli (tra cui la commedia del teatro classico ‘Mercator’ alla sala Estense sabato 10 febbraio alle 21, concerti musica rinascimentale, e animazioni in centro come ‘Belfagor’ sabato alle 18,30), 8 iniziative per bambini nei musei cittadini, e 2 concorsi (‘La maschera più bella’ e ‘La foto con più like’ in collaborazione con Igers Ferrara).

L’inaugurazione del Carnevale degli Este è in programma per giovedì 8 febbraio alle 17 a palazzo Bonacossi con la presentazione dell’edizione 2018 e della composizione floreale in omaggio a Pellegrino Prisciani, a cura della scuola d’arte floreale del Garden Club Ferrara, seguita dal concerto “Squilla il Carnevale!” Ensemble di trombe rinascimentali, a cura del Conservatorio G. Frescobaldi.

 

Alessandro Zangara

Settimane bianche sulle Dolomiti

La ski area Alpe Lusia/San Pellegrino, ampio comprensorio sciistico della Val di Fassa a pochi chilometri di macchina di Moena, è la meta ideale per trascorrere giorni di divertimento e relax family-friendly con tanti servizi e mille proposte rivolte proprio ai bambini.

All’Alpe Lusia, presso lo Chalet Valbona, c’è il parco giochi Lusialand comodamente raggiungibile in cabinovia e ricco di giochi sulla neve per tutte le età, oltre ad avere una sala interna, allegra ed accogliente dove lasciare i bambini in mani sicure per potersi godere una bella sciata in assoluta libertà. Lusialand e` stato disegnato dall’artista trentino Fabio Vettori: l’arredamento, i giochi, i puzzle e persino le pareti trasportano grandi e piccoli nel fantastico mondo delle sue formiche. Sempre all’Alpe Lusia, si trovano un campo scuola per i primi passi sugli sci e due mini boardercross, uno sulla pista Le Cune e l’altro sulla pista Fiamme Oro 2, formati da una serie di cunette, curve paraboliche e animali di legno nascosti nel bosco che rendono la discesa un vero spasso!

Falcade e Passo San Pellegrino sono il regno di Blanco, una simpatica mascotte che accompagna i bambini in un vero e proprio progetto ludico-educativo dalla scoperta della neve alle lezioni sugli sci con i maestri. Ogni attività corrisponde ad un diverso grado di apprendimento ed è contraddistinta da particolari colori e totem informativi. Ci sono due campi scuola al Passo San Pellegrino con lunghi tappeti mobili, percorsi ad ostacoli, coni, archi, e uno a Le Buse, raggiungibile in cabinovia da Falcade, con annesso il parco giochi Falcaland. Completano l’offerta due mini boardercross con curve, salti, gobbe e archi per mettere alla prova abilità e capacità tecniche e due tracciati cronometrati lungo i quali sfidare sé stessi e gli amici in una avvincente gara contro il tempo. Infine, vicino allo Chalet Cima Uomo, direttamente sulle piste del Passo San Pellegrino, si trova il parco giochi Kid’s Paradise, con una zona esterna e una sala riscaldata di 100 mq: fuori sulla neve ci sono altalene, scivoli, casette, carriole, secchielli e palette oltre ad una vera Funivia… la casa del coniglio Blanco, mentre all’interno gli spazi sono suddivisi in più aree per la merenda, la lettura, lo sviluppo della creatività e il relax, con servizio di baby sitting e baby menù a richiesta.
Tante le opportunità anche per chi non ama sciare. Passeggiando a piedi o con le racchette da neve si può andare alla scoperta del lato più tranquillo e affascinante della montagna d’inverno. Molto amate dai bambini sono le discese in slittino o snowtubing e le gite in slitta trainata dai cavalli verso l’affascinante conca di Fuciade, mentre per chi preferisce il pattinaggio su ghiaccio a ritmo di musica il posto giusto è la piana di Falcade. Particolarmente apprezzata la cucina locale fortemente legata al territorio e capace di soddisfare anche i palati più raffinati. Sia nei rifugi a bordo pista che nei ristoranti in centro paese, le ricette della tradizione, simbiosi perfetta tra specialità venete e trentine, vengono sapientemente rivisitate dando vita a piatti dai sapori unici a base di formaggi, funghi, polenta, carne e selvaggina locale, oltre a saporite zuppe, canederli, dolci fatti in casa e grappe dai mille profumi.

Francesca Fregolent (che ha fornito anche la foto)

A Verona la Giornata della Memoria non dura solo un giorno

Fino al 20 febbraio, alla biblioteca Frinzi di Verona, sarà visitabile la mostra “In treno con Teresio: i deportati del trasporto 81 Bolzano-Flossenbürg, 5 – 7 settembre 1944” allestita dalla sezione ANED di Pavia con la collaborazione dell’Università di Verona.

Lunedì 29 gennaio, con inizio alle ore 17, alla Società Letteraria, incontro “I fantasmi della storia. Rimozioni, falsificazioni e nostalgie’. Intervento del deportato Emanuele Fiano.

Venerdì 2 febbraio, alle ore 17 al cinema Alcione, proiezione del film ‘Paradise’ di Andrej Končalovskij. Una tormentata storia d’amore sullo sfondo dell’olocausto. Leone d’Argento alla 73ª Mostra del cinema di Venezia.
Sabato 3 febbraio, alle ore 16.20, alla sala Perotti dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea, incontro con Elisabetta Ruffini su Primo Levi.

Mercoledì 7 febbraio, alle ore 21 al teatro Camploy, spettacolo Recital letterario di Jacob Olesen da “Se questo è un uomo” di Primo Levi, con la regia di Giovanni Calò.

Mercoledì 14 febbraio, alle ore 17, all’Università di Verona in collaborazione con ANED, conferenza “Il senso della Memoria: quei 102 anarchici nei lager nazisti”.

 

Roberto Bolis

 

Fazil Say torna a Roma

“Bisogna sentirlo, questo giovane suona come un diavolo”: a dire queste parole a proposito di Fazil Say, diventate proverbiali, è stato il compositore tedesco Aribert Reimann, dopo aver ascoltato il pianista turco quando aveva solo diciassette anni. Da allora Say ha suonato con tutte le principali orchestre americane ed europee e con importanti direttori, elaborando un vasto repertorio, che va da Bach a Beethoven, dai romantici ai contemporanei. Adesso di anni ne ha quarantasette e continua a incantare il pubblico e la critica, che trovano che i suoi concerti sono diversi dagli altri, più spontanei, più aperti, più emozionanti.

È un interprete fuori dell’attuale mean streem, che riduce tutto alla tecnica e all’immagine, mortifica le idee e rende gli interpreti uno uguale all’altro. Say è diverso, è sempre originale e trascinante e sa giungere al cuore dell’ascoltatore, un dono divenuto ormai raro nel mondo sempre più materialista e rigidamente programmato della musica classica. Nei giorni scorsi ha dovuto ripetere due volte nello stesso giorno un suo concerto ad Istanbul, per soddisfare il pubblico di oltre diecimila persone che voleva ascoltarlo.

È anche compositore, perché suonare e comporre sono per lui i due lati di una stessa medaglia, da quando la sua insegnante gli chiedeva di improvvisare ogni giorno sui temi del quotidiano, prima di dedicarsi agli abituali esercizi pianistici. Nelle sue composizioni Say accoglie gli stimoli più diversi e fa dialogare la musica classica europea con la tradizione musicale della Turchia, gettando un ponte tra oriente e occidente. Say ha le sue idee, non solo in campo musicale, e le esprime liberamente e con coraggio, come quando ha dedicato una sua composizione alle vittime della polizia durante le manifestazioni per Gezi Park ad Istanbul. Per alcuni tweet considerati ironici sull’Islam – un’accusa che egli respinge decisamente – ha subito anche un processo, conclusosi dopo quattro anni con l’assoluzione.

Fazil Say suonerà stasera, martedì 23 gennaio, alle 20.30 a Roma nell’Aula Magna della Sapienza per i concerti della IUC. Inizierà con tre dei brani più noti di Chopin (il Notturno in mi minore op. 72, e i due Notturni in do diesis minore e in do minore, pubblicati postumi) a cui seguirà la Sonata in fa minore op. 57 “Appassionata” di Beethoven, che ad oltre due secoli dalla sua composizione continua a emozionare con la sua forza espressiva e le sue idee musicali rivoluzionarie, esaltate dall’interpretazione di Say. La seconda parte del concerto si aprirà con Erik Satie, eccentrico protagonista della vita musicale parigina tra diciannovesimo e ventesimo secolo, di cui Say eseguirà sei Gnossiennes, piccoli brani all’apparenza semplicissimi e innocui, ma assolutamente originali per la libertà del ritmo, degli accordi e della forma.

Say concluderà con due proprie composizioni, Black Earth e Yürüyen Köşk – Hommage à Atatürk, op. 72, quest’ultima è stata scritta nel 2017 ed è una novità per l’Italia. Black Earth si basa su una canzone di Aşık Veysel (1891-1973), famoso autore di ballate popolari turche e ultimo rappresentante di una tradizione millenaria finita con lui. Questa sua canzone parla di solitudine e perdita: alla fine tutto quel che rimane è la “terra nera” della sua regione natale di Sivas.

Yürüyen Köşk – Hommage à Atatürk, op. 7 – il cui titolo significa “il palazzo che cammina” – è un ampio brano diviso in quatto movimenti (Illuminazione – Lotta contro l’oscurità – Credere nella vita – Il platano) ed esiste in due versioni, per pianoforte solo – che costituisce la quarta parte di The Art of the Piano – e per quintetto. È ispirato ad un episodio della vita di Atatürk, il padre della Turchia moderna, che in una sua proprietà fondò una “fattoria del popolo” per incoraggiare le pratiche agricole moderne. Quando un platano crebbe così tanto da rendere necessario tagliarne un ramo per non danneggiare un edificio che sorgeva lì vicino, Atatürk decise piuttosto di spostare il palazzo di qualche metro, con una complessa opera di ingegneria. Poi donò al popolo turco questa proprietà e tutti gli altri suoi beni.

 

Mauro Mariani (anche per la foto)