Quaresima di chiese. Santa Maria del Carmine a Brescia

Gli affreschi della chiesa di Santa Maria del Carmine di Brescia creano una prospettiva dell’anima affascinante. Nella luce soffusa delle tre navate che costituiscono l’interno della costruzione, si percepiscono creazioni degne di quel cielo che si vuole popolato di persone, santi, artisti del tempo mai passato. La navata centrale presenta una volta decorata con finta architettura prospettica di fine Cinquecento, con la gloria celeste e la Santa Trinità tra schiere di angeli e santi, mentre Sant’Alberto viene assunto in cielo. Nel medaglione sopra l’entrata è la Vergine a vestire l’abito carmelitano, come il santo.

I carmelitani erano arrivati a Brescia per volere del vescovo Balduino Lambertini della Cecca di Bologna che li aveva conosciuti in Oriente. Lo scopo del vescovo era assicurare che un quartiere trascurato della città avesse il giusto pastore, soprattutto tra le schiere di artigiani che erano andati via via popolando gli spazi accanto alle mura, pochi dei quali avevano fatto fortuna tanto da abitare una casa in muratura e non di legno e paglia.

Siamo nel 1346 e comincia a sorgere il complesso del monastero, incontrando sin da subito il favore della popolazione e del Comune. Infatti, arrivarono i finanziamenti per bei lavori d’affresco attorno al chiostro, forse dovuti alla misericordiosa opera di assistenza che i carmelitani assicurarono ai malati di peste che, nel 1348, colpì anche la città di Brescia, divenendo tristemente famosa. Nel secolo successivo i frati ottennero la gestione del lazzaretto di San Bartolomeo. Intorno alla metà del Quattrocento, per un certo distacco dalla regola dell’Ordine, il vescovo di Brescia sostituì i carmelitani con la Congregazione di Mantova che tendeva a riportare l’Ordine alle origini della nascita e che rimasero in città fino alla soppressione napoleonica del 1797.

La chiesa venne costruita addossata al muro del monastero, con la posa della prima pietra il 5 maggio 1429, abbastanza capace perché di un ordine mendicante, e adatta ad ospitare le riunioni dell’Ordine carmelitano, la popolazione in aumento e le tombe delle famiglie nobili che volevano restare da quella parte della città. La costruzione durò a lungo, con alcune variazioni rispetto al progetto originario, e diventa la seconda più grande di Brescia, dopo la chiesa dei santi patroni Faustino e Giovita.

La Corporazione degli Orefici scelse la chiesa del Carmine come la sede della propria cappella, essendo degli artigiani tra quelli che popolavano il quartiere: fecero costruire ed affrescare la Cappella di Sant’Eligio. Della costruzione originaria con volta a crocera ad arco acuto, tra altre, rimane la Cappella Averoldi, così chiamata dalla tomba di Giovanni Pietro Averoldi murata sulla parete di sinistra, e affrescata da Vincenzo Foppa. A lui viene ascritto il bel crocefisso che funge da pala d’altare, così come i quattro evangelisti della volta. Notevoli sono anche l’opera di Monti della Cappella attigua, detta dei Santi Innocenti, che raffigura l’adorazione dei Magi e dei pastori, mentre di Pietro Marone è la pala d’altare rappresentante la Strage degli Innocenti.

Abbiamo già scritto di Sant’Alberto, carmelitano, che doveva essere raffigurato in ogni chiesa dell’Ordine dal ‘500 e al quale è stata dedicata un’altra Cappella, così come troviamo nella bellissima chiesa anche l’altare di Santa Maria Maddalena de Pazzi, anch’ella dell’Ordine carmelitano, vissuta a Firenze nel Quattrocento, raffigurata in un lavoro di Rossimi dell’Ottocento che sostituì una tela del Guercino.

Nella chiesa troviamo un trionfo di marmi di vari colori, sapientemente lavorati, così come il portale ligneo che è stato portato all’interno per evitare ulteriori danneggiamenti atmosferici e furti delle pregevoli formelle di legno intagliato che lo compongono, essendo stato sostituito da un portale di legno di fattura più semplice.

Alla fine del ‘400, arrivò in città, grazie a padre Martinoni, l’icona greco-bizantina su tavola della Madonna delle Brine, posizionata nel mezzo di un eccezionale apparato marmoreo dove è devotamente venerata.

Altra ancona marmorea splendida accoglie l’opera di Palma il Giovane dedicata a San Michele Arcangelo che scaccia gli Angeli ribelli dal Paradiso, con accanto due statue dei patroni Faustino e Giovita. Senza dimenticare il coro, l’organo, le altre meravigliose opere che rendono la chiesa un vero gioiello, una citazione particolare va per il compianto sul Cristo morto ligneo, una Pietà composta da dieci statue accolte in una Cappella a lato dell’altare maggiore. Di scuola lombarda, attribuite a Guido Mazzoni, sono databili agli inizi del ‘500.

Non manca la statua della Beata Vergine del Monte Carmelo, lignea settecentesca, con lo scapolare, e un’altra più recente.

La cura della chiesa è anche merito dell’Associazione Amici Chiesa del Carmine, Onlus.

 

Alessia Biasiolo

Prendila come viene. Al cinema

 Per chi si aspetta di andare al cinema e vedere la stessa verve comicissima e, allo stesso tempo, profonda e commovente di “Quasi amici”, il nuovo film dei registi francesi Eric Toledano e Olivier Nakache è decisamente diverso. Infatti, le risate non sono proprio così catastroficamente travolgenti e il film non racconta nulla di nuovo.

Un matrimonio. Di quelli che sembrano su misura per la maggior parte delle persone, se non tutte, sia dal vivo che nei sogni. Una sposina sognante che, anche se si trova al ricevimento nuziale, forse ripensa al collega insegnante di liceo di cui aveva perso le tracce tempo prima, ma che ora è cameriere improvvisato proprio al suo ricevimento e solo perché il wedding planner è suo cognato, altrimenti figurati se si sarebbe scomodato a levarsi il pigiama e ad uscire, magari per cercare un lavoro.

Uno sposo che, perdutamente innamorato della mamma, non ha pensieri e occhi che per lei e, mentre immagina la perfezione del suo matrimonio, la pensa da solo, senza contare che esiste anche la sposa. La quale interviene nella questione organizzativa soltanto alla fine, salvando il salvabile di una situazione davvero impossibile.

Fantasia? Ma a chi non è capitato di trovarsi ad un pranzo nuziale con qualche scroccone che trangugia il buffet come se fosse il suo ultimo pasto (in questo caso, non un imbucato, ma addirittura il fotografo ufficiale dell’evento, personaggio quasi polverizzato dalle decine di telefoni cellulari con camera che, ormai, tendono a rendere i fotografi professionisti degli elementi archeologici). A chi non è capitato almeno uno dei due della neo coppia scoppiato? Qui, inutile sottolinearlo, è lo sposo al quale non va bene nulla, se non il suo chilometrico, inutile, pesantissimo discorso che tutti ascoltano (anche la madre sognante per il suo “bambino”) soltanto perché costretti. Per poi ritrovarselo uomo volante in un orribile, ma allo stesso tempo romantico, sogno sulle teste degli astanti.

E per chi si occupa di ristorazione, può non essere successo che tutta la carne sia andata a male? Che non ci sia da mangiare per il personale? Che il personale litighi furiosamente e che ci siano degli incompetenti, concentrati solo sull’arrotondamento dello stipendio? Possibile che gli extra di un catering siano tutti in regola? E altrettanto possibile che arrivi un fantomatico controllo fiscale/sanitario?

Non è davvero possibile ritrovarsi in un bellissima villa settecentesca dove, però, l’impianto elettrico non regge il sovraccarico e, se si cucinano i cibi, non si può ascoltare la musica? E non è possibile che il musicista dia forfait e che debba essere sostituito con un “fuori programma”?

Qui, in “C’est la vie-Prendila come viene” succede tutto insieme.

E non resta che “adattarsi”, mantra che Max, il wedding planner (Jean-Pierre Bacri) non fa altro che ripetere, come per convincere se stesso. Quel sé che, mentre organizza la festa meravigliosa per gli altri, vede in rovina il suo stesso matrimonio, ma forse anche la sua storia d’amore con l’amante-collega di sempre. I telefonini la fanno da padrone, ma non per le fotografie o i selfie, invece per cercare di comunicare con la propria donna, cercare di farsi capire, oppure cercare di modernizzarsi e utilizzarli come geolocalizzatori per trovare l’amore di nuovo, oppure una “boccata d’aria fresca”.

Vizi e virtù della piccolo-media borghesia, ridicolizzazione dell’apparenza della quale vengono sottolineati i risvolti dolci-amari.

E la sottolineatura di come persone di altri luoghi e di altre abitudini si integrino facendosi un’idea degli abitanti del Paese ospite che, forse, non corrisponde proprio a quello che si vorrebbe, ma che può essere un punto di partenza per comprendere e comprendersi meglio, finendo per aiutarsi l’un l’altro, come ciascuno sa fare e può insegnare a fare.

Un film ben fatto, che si fa vedere come commedia degli errori e, come al solito, delicato modo di ridersi addosso perché, come Toledano e Nakache hanno già avuto modo di insegnarci, la vita è molto più complessa di come la vediamo, ma non resta che prenderla poco sul serio.

Da vedere.

 

Alessia Biasiolo

 

 

Verona Mountain Festival

Con 9 film in concorso scelti tra gli oltre 120 giunti da 14 nazioni del mondo, 11 film fuori concorso, 15 fotografie in gara e 8 momenti collaterali, torna il “Verona Mountain Festival”, rassegna completamente gratuita che, dal 20 al 24 febbraio, farà di Verona la capitale del cinema dedicato all’alpinismo.
Giunto alla terza edizione, il primo festival del Veneto dedicato alla montagna, all’alpinismo e agli sport d’alta quota, è promosso dall’Associazione Montagna Italia insieme alle sezioni del Club Alpino Italiano di Verona, San Bonifacio, Legnago e Caprino Veronese, il Gruppo Escursionistico Alpino Cai Zevio e il Gruppo Alpino Scaligero Verona, in collaborazione con il Comune, Agsm, Atv, Fondazione Giorgio Zanotto, Funivie Malcesine – Molte Baldo e Banco Popolare di Verona.

La rassegna è stata presentata a palazzo Barbieri dall’assessore allo Sport e Tempo libero, insieme ai presidenti del Festival Roberto Gualdi e del CAI Verona Alessandro Camagna. Presenti il segretario di Fondazione Giorgio Zanotto Alberto Motta, il maestro del Coro Scaligero dell’Alpe del Cai Verona Matteo Bogoni e i professori dell’Università Marta Ugolini e Matteo Nicolini.
L’assessore alo Sport ha sottolineato l’unicità della rassegna, che si aggiunge ai molteplici appuntamenti che mirano a promuovere e valorizzare il turismo sportivo e culturale cittadino. Inoltre, dopo aver ringraziato gli organizzatori dell’evento, ha messo in rilievo l’originalità del connubio cinema-montagna, da cui fuoriescono ogni anno risultati sorprendenti e di grande interesse per il pubblico proveniente da tutto il mondo.

Questi i film in concorso, selezionati tra oltre 120 film pervenuti, che saranno proiettati all’auditorium della Gran Guardia: martedì 20 febbraio “Trans Limes” di Paolo Cirelli e Daniele Nardi (Italia 2017), “Tupendeo – One Mountain” di Robert Steiner (Svizzera 2016); mercoledì 21 febbraio “Hansjörg Auer – No turning back” di Damiano Levati (Italia 2017), “L’isola a pedali” di Eric Tornaghi (Italia 2017), “Limite” di Giorgio Tomasi (Italia 2017); giovedì 22 febbraio “Mont Aiguille mon amour” di Laurent Crestan (Francia 2017), “Oltre il confine – Storia di Ettore Castiglioni” di Federico Massa e Andrea Azzetti (Italia/Svizzera 2017); venerdì 23 febbraio “K2 Une journée particulière” di François Damilano (Francia 2017 e “Testigos petreos” di Jacobo Muñoz (Spagna 2016).

Durante la manifestazione, attraverso la collaborazione del Centro di Cinematografia e Cineteca del Cai, saranno inoltre proiettati undici film fuori concorso. Molteplici sono, inoltre, le attività collaterali all’evento, tra cui “Montagna cosa mi racconti?”, pomeriggio di proiezioni di film fori concorso al Polo Zanotto, in collaborazione con l’Università di Verona – Commissione Sostenibilità.
Ad aprire il Festival, come da tradizione, sarà l’esibizione del Coro Scaligero dell’Alpe del Cai di Verona. A chiuderlo, sabato 24 febbraio, la proiezione delle immagini del concorso fotografico promosso da Fondazione Giorgio Zanotto e, a seguire, la proclamazione delle opere cinematografiche e fotografiche migliori.

Nel frattempo, sabato 17 febbraio, dalle ore 16, nella sala convegni della Gran Guardia, il Verona Film Festival rende omaggio ai gemelli veronesi Fabio e Mario Garriba con un’intera giornata di proiezioni delle pellicole che li vedono protagonisti in veste di attori, ma anche registi e sceneggiatori.

L’evento, realizzato dal Comune di Verona in collaborazione con l’associazione culturale EXP, la Cineteca Nazionale del Centro sperimentale di cinematografia di Roma e il sostegno di Agsm, offre una panoramica della carriera dei fratelli Garriba, tra film d’autore e alcune delle produzioni che contribuirono a renderli figure centrali della scena cinematografica italiana degli anni settanta.

Le proiezioni inizieranno alle 16 con “Porcile”, regia di Pier Paolo Pasolini; seguiranno alle 18 “Sbatti il mostro in prima pagina”, regia di Marco Bellocchio; dalle 21 in poi “I parenti tutti”, regia di Fabio Garriba; “Voce del verbo morire”, regia di Mario Garriba; “In punto di morte”, regia e sceneggiatura di Mario Garriba e Pardo d’Oro all’opera prima al Festival del cinema di Locarno nel 1971.

Ad introdurre la rassegna cinematografica sarà Fabio Norcini, giornalista e storico collaboratore dei fratelli Garriba, dei quali curò la monografia nel 2016.
L’ingresso, gratuito fino ad esaurimento dei posti, è riservato ai maggiori di 14 anni.
Roberto Bolis

Evoo Days Veronafiere 19 e 20 febbraio 2018

Il 2017 si è chiuso con buone notizie e qualche campanello di allarme per l’olio di oliva italiano, e con questo scenario aprono il 19 febbraio a Veronafiere gli EVOO Days, i due giorni di formazione e networking di Sol&Agrifood per la filiera dell’olio extravergine di oliva di qualità, giunto alla seconda edizione.

Bene la produzione, che dovrebbe attestarsi sulle 370.000 tonnellate dopo il crollo dei due anni precedenti; meno positive le notizie che arrivano dai mercati internazionali, con l’export in flessione del 17% nei primi nove mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2016, in controtendenza rispetto all’agroalimentare nel suo insieme. Si tratta di una perdita in termini di volume pari a 50 mila tonnellate e della posizione di primo Paese importatore in Usa e Giappone a favore della Spagna, mentre si assiste anche a una riduzione dei consumi di olio nazionale in Germania, Francia e Belgio.

«Sono numeri  – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – che ci obbligano a interrogarci sulla necessità di fare aggiornamento e formazione, in particolare per le PMI, per supportare il sistema e prepararlo ad affrontare al meglio nuove culture e nuove sfide. È quello che facciamo con gli EVOO Days, proponendo un modello di networking al di fuori della fiera business rappresentata da Sol&Agrifood, in grado di mettere a confronto i diversi attori su tutti gli aspetti della filiera con consulenti ed esperti spesso non alla portata economica di aziende di piccole dimensioni».

Agli EVOO Days si parla di tecniche di produzione e, partendo dai dati di mercato, si arriva fino alla commercializzazione e all’export, passando dalle scelte strategiche di immagine e marketing, anche con approcci innovativi, tecnologici e 2.0. «Obiettivo: far crescere le imprese e aiutarle a mantenere il ruolo guida dell’Italia nel mondo».

Focus e sfida di questa edizione la Cina, dopo Giappone e Taiwan nel 2016. Il Paese asiatico sta dimostrando di amare l’olio di oliva nazionale visto che, in controtendenza rispetto ai dati generali, ha visto crescere l’import dall’Italia del 31% nei primi nove mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016, fino a 6.633 tonnellate. Un bel balzo in avanti, in linea con il trend in atto, che ha visto triplicare in una decina di anni le importazioni cinesi fino ad arrivare alle attuali 35.000 tonnellate.

Una passione che ha visto anche la nascita di una olivicoltura locale e la produzione di circa 5.000 tonnellate di olio, che comunque rappresentano solo una goccia nel mare di un mercato di 1,4 miliardi di persone.

Gli EVOO Days sono riconosciuti come corso di aggiornamento professionale con rilascio di crediti formativi per periti agrari, agrotecnici e dottori agronomi e forestali.

 

Veronafiere

Gensan Giulietta&Romeo Half Marathon

Domenica 18 febbraio, tra le vie del centro di Verona, si correrà l’11ª edizione della Gensan Giulietta&Romeo Half Marathon, gara podistica internazionale da 21 chilometri, inserita nei calendari della Iaaf-Federazione Mondiale di Atletica. La mezza maratona partirà alle ore 10 dal Palazzetto dello Sport, dove, in contemporanea prenderà il via anche la Agsm Duo Half Marathon, corsa a staffetta non competitiva.

Novità di quest’anno la Lidl Monument Run, corsa-camminata lungo gli ultimi 5 chilometri della mezza maratona, pensata per le famiglie e per quanti vogliono godersi la città e partecipare all’evento sportivo senza gareggiare, con partenza alle ore 9 da piazza Bra.

Ad oggi le iscrizioni per le due gare da 21 chilometri hanno quasi raggiunto quota 8 mila partecipanti, di cui il 10 per cento stranieri, il 20 per cento donne e il 15 per cento veronesi. Sono già 6.600 infatti gli iscritti alla mezza maratona e 1.200 quelli della staffetta. Saranno invece 700 i volontari che domenica mattina saranno impegnati lungo il percorso per garantire la sicurezza e i servizi per gli atleti, supportati da una cinquantina di agenti della Polizia municipale.

La manifestazione sportiva, organizzata da Veronamarathon Eventi, in collaborazione con il Comune di Verona, è stata presentata questa mattina dagli assessori allo Sport e alla Cultura del Comune e dal vicepresidente della Veronamarathon Eventi Matteo Bortolaso. Presenti Stefano Stanzial, coordinatore delle operazioni di gara, Claudio Arduini, direttore tecnico di gara, Mariano Tagliapietra della Fidal Veneto e i rappresentanti degli sponsor: Francesca Vanzo di Agsm, Alessia Bonifazi di Lidl.

“Una giornata dedicata allo sport, apprezzata anche fuori dai confini nazionali, come testimonia il gran numero di scritti stranieri – commenta l’assessore allo Sport – e allo stesso tempo un momento di festa lungo le vie del centro, attraverso un percorso che si snoderà tra i monumenti e le bellezze storico- architettoniche della nostra città. Un ringraziamento va agli organizzatori di Veronamarathon, ai numerosi volontari che saranno presenti domenica e alla Polizia municipale che garantisce la sicurezza di tutti i partecipanti”.

“La mezza maratona si inserisce negli eventi di Verona in Love – ricorda l’assessore alla Cultura –. Atleti e accompagnatori, al termine della gara, potranno trascorrere il pomeriggio in città e godere degli ingressi a tariffa ridotta nei musei, delle visite a tema e della formula 2×1 alla mostra “Van Gogh Alive – The Experience” se in possesso di due biglietti di ingresso alla Casa di Giulietta. Per chi preferisse rimanere all’aria aperta in diverse zone della città saranno presenti mercatini di artigianato e di prodotti gastronomici tipici”.

Il percorso prevede la partenza degli atleti dall’Agsm Forum alle ore 10, per poi proseguire in via Palladio e via Albere, porta Palio, circonvallazione Oriani, corso Porta Nuova, via Roma, corso Cavour, ponte della Vittoria, lungadige Campagnola, Castelvecchio, lungadige Cangrande, ponte del Risorgimento, via Da Vico, via Lega Veronese, San Zeno, piazza Corrubbio, regaste, stradone Porta Palio per il rientro in zona stadio, dove gli atleti che partecipano alla Agsm Duo Half Marathon faranno il cambio. Qui inizierà il secondo giro: i corridori entreranno nuovamente in città sempre da porta Palio percorrendo poi circonvallazione Oriani, piazza Renato Simoni, via Scalzi, stradone Porta Palio, corso Cavour, ponte della Vittoria, lungadige Campagnola, lungadige Cangrande, viale della Repubblica, via Quattro Novembre, via Anzani, lungadige Matteotti, ponte della Vittoria, via Emilei, via Rosa, corso Sant’Anastasia, piazza delle Erbe, piazza Viviani, ponte Nuovo, via Carducci, via Muro Padri, via San Nazaro, via XX Settembre, ponte Navi, stradone San Fermo per arrivare in piazza Bra.

Expo Marathon. Per tre giorni all’Agsm Forum sarà allestito il villaggio dedicato alla maratona, che aprirà nel primo pomeriggio di venerdì 16 febbraio, consentendo di ritirare il pettorale e il pacco gara e visitare gli stand presenti. Partecipanti alla gara e accompagnatori potranno spostarsi dalla zona arrivo alla partenza mediante bus navetta gratuito.

La medaglia. Grazie all’idea dello Studio Aurelio Clementi la medaglia della 11ª Gensan Giulietta&Romeo Half Marathon, che verrà donata a tutti i partecipanti, sarà dedicata al Balcone di Giulietta. Altro omaggio sarà la t-shirt in materiale tecnico firmata da Joma.

Provvedimenti viabilistici. Per garantire il regolare svolgimento della manifestazione sportiva e la sicurezza dei partecipanti sarà in vigore il divieto di transito lungo il percorso, durante lo svolgimento della gara, dalle ore 8.30 alle 13 circa.

Non sono previsti attraversamenti del percorso dalle 8.30 alle 13.

Tutte le informazioni sono disponibili sui siti www.comune.verona.it e www.giuliettaeromeohalfmarathon.it.

 

Roberto Bolis

“Le Violon Noir” alla Sapienza

Sabato 17 febbraio alle 17.30 la IUC presenta nell’Aula Magna della Sapienza Guido Rimonda e la Camerata Ducale in un concerto veramente particolare, legato a un celebre fatto di cronaca nera di 250 anni fa. Il 23 ottobre 1764 il grande violinista e compositore francese Jean-Marie Leclair fu ucciso con una pugnalata alla schiena. Solo dopo molto tempo il suo corpo venne ritrovato: stringeva ancora al petto ciò che aveva di più caro, il suo Stradivari. Le sue mani lasciarono un’impronta nera indelebile sul legno del violino, che da allora è denominato “Le Violon Noir”, il violino nero.

Questo strumento dal suono fantastico e inconfondibile è appartenuto attraverso i secoli a diversi musicisti, fino ad arrivare alcuni anni fa a Guido Rimonda, cui la tragica vicenda di cui questo violino fu testimone ha suggerito un programma basato su celebri composizioni ispirate al lato più misterioso e affascinante del violino, nonché alle straordinarie capacità tecniche di alcuni grandi virtuosi di questo strumento, di cui si mormorava che avessero stretto un patto col diavolo, a riprova delle suggestioni demoniache che il volino può esercitare.

Visioni sinistre e inquietanti sono da sempre legate all’immagine del violinista e alla sua straordinaria abilità, quasi fosse il frutto di un faustiano patto con il diavolo. Magrissimo, pallido, vestito sempre di nero, lo stesso Niccolò Paganini, leggendario virtuoso del violino, non negò mai queste macabre illazioni, anzi fece di tutto per incoraggiarle e costruire così la sua aura di “artista maledetto”.

Le esecuzioni di Rimonda e della Camerata Ducale diffonderanno nell’Aula Magna le atmosfere luttuose e sulfuree della Trauersymphonie (“Sinfonia funebre”) di Pietro Antonio Locatelli, del “Trillo del diavolo” – così chiamato perché sarebbe stato dettato in sonno al compositore dal demonio in persona – di Giuseppe Tartini, delle “Streghe” e della Sonata “Maria Luisa” di Niccolò Paganini, il violinista diabolico per eccellenza, della Légende op. 17 di Henryk Wieniawski e della Pavane pour une infante défunte di Maurice Ravel. Ma ci saranno anche alcuni momenti sereni e paradisiaci, come la Danza degli spiriti beati tratta dall’opera Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck. Un posto a parte ha il tema di John Williams per il film Schindler’s List, con cui nel 1994 vinse i premi Oscar e Bafta per la miglior colonna sonora.

Guido Rimonda ha inciso queste musiche in un cd edito dalla Decca, che sta avendo un grande successo. Il 18 dicembre dello scorso anno è stato inoltre il protagonista di una puntata della trasmissione “Voyager” su Rai2, dedicata proprio al “Violon noir”. Ha esordito a tredici anni eseguendo in uno sceneggiato televisivo, dove interpretava la parte di Vivaldi fanciullo. Nel 1992 costituisce la Camerata Ducale e nel 1998, in stretta collaborazione con la città di Vercelli, è il fondatore del Viotti Festival, di cui è direttore musicale. È presente nelle più importanti sale concertistiche in Italia e all’estero e ha al suo attivo oltre mille concerti come violino solista e direttore. Ha inciso per Chandos, EMI, Deutsche Gramophon e attualmente ha un’esclusiva con Decca.

 

Mauro Mariani

(fotografia Photo Buat)

Promozione a 360gradi per il Consorzio Dolomiti Stars

Continua l’attività del Consorzio Turistico Dolomiti Stars a favore della promozione del territorio zoldano e agordino, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, sia dal punto di vista della bellezza paesaggistica che dell’offerta sportiva, culturale e gastronomica delle singole località.

Nei giorni scorsi lo staff di Dolomiti Stars ha partecipato a Itinerando Show, la fiera di Padova che dal 9 all’11 febbraio ha riunito un pubblico vasto e trasversale che condivide la passione per l’avventura e la vita all’aria aperta. Qui Dolomiti Stars ha presentato ai visitatori le diverse opportunità per chi vuole vivere la montagna nel modo più completo, dalle attività da praticare ai luoghi da visitare, escursioni, itinerari, pacchetti vacanza e molto altro ancora. Un evento mirato sulla clientela italiana che ha permesso di entrare in contatto con tantissime persone e dare grande visibilità a tutte le aree del territorio.
Particolarmente interessante, poi, la collaborazione con la trasmissione Easy Driver, in onda ogni settimana alle ore 11:40 su Rai2 con una media di oltre 1 milione di spettatori. La puntata che verrà trasmessa sabato 17 febbraio è stata registrata con il prezioso supporto di Dolomiti Stars che ha accolto le conduttrici Veronica Gatto e Metis Di Meo, insieme a tutta la troupe, impegnandosi a fornire loro assistenza e consigli utili per mettere in evidenza le principali  peculiarità sportive, naturalistiche e culturali del territorio, dalle piste da sci che si snodano tra Piani di Pezzè e Col dei Baldi al lago di Alleghe, dal centro storico di Selva di Cadore alle pareti verticali della Val di Zoldo, ideali per l’arrampicata, senza tralasciare i famosi Serrai di Sottoguda, ma anche la chiesa monumentale di San Simon e il museo Albino Luciani a Canale d’Agordo.

Dal 7 all’11 marzo 2018, invece, Dolomiti Stars sarà presente a ITB Berlino, la più importante fiera turistica business to business in Europa, con focus sul mercato tedesco.

 

ATC (anche per la fotografia)

Nuovo rapporto di A.I. sulla produzione di batterie elettriche

I principali produttori di apparecchi elettronici e veicoli alimentati da batterie elettriche non stanno ancora facendo abbastanza per fermare le violazioni dei diritti umani presenti nella catena dei fornitori di cobalto.
È questa l’accusa lanciata da Amnesty International, due anni dopo un suo rapporto che denunciava il collegamento tra le batterie elettriche e l’estrazione di cobalto tramite lavoro minorile nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo.
Nel nuovo rapporto, intitolato “È tempo di ricaricare”, Amnesty International esamina se e come dal gennaio 2016 una serie di grandi aziende – tra le quali Apple, Samsung Electronics, Dell, Microsoft, BMW, Renault e Tesla – abbiano ottenuto miglioramenti nella modalità di estrazione del cobalto di cui si riforniscono. Se alcune di loro hanno fatto registrare passi avanti, altre non hanno fatto neanche il gesto di indagare sulla catena di fornitori della Repubblica Democratica del Congo.
“Le nostre indagini iniziali avevano concluso che il cobalto estratto in condizioni terribili da minori e adulti della Repubblica Democratica del Congo entrava nella catena di fornitori dei principali marchi mondiali. Quando avevamo contattato le aziende, avevamo riscontrato con grande allarme che molte non sapevano neanche da dove provenisse il cobalto presente nelle loro batterie”, ha dichiarato Seema Joshi, direttrice del programma Economia e diritti umani di Amnesty International.
“A quasi due anni di distanza, alcune delle più ricche e potenti aziende del mondo stanno ancora accampando scuse perché non hanno indagato sulla loro catena di fornitori. Persino quelle che lo hanno fatto, non rendono noti i rischi per i diritti umani e le violazioni che hanno riscontrato. Se le aziende non sanno da dove viene il cobalto, figuriamoci i loro clienti”, ha commentato Joshi.
“Questo è un momento fondamentale per cambiare le cose. Poiché il mercato delle batterie ricaricabili è in crescita, le aziende devono prendersi la responsabilità di dimostrare che non stanno facendo profitti sulla miseria di chi estrae il cobalto, in condizioni terribili, nella Repubblica Democratica del Congo”, ha sottolineato Joshi.
Una catena di fornitori priva di trasparenza
Più della metà della produzione mondiale di cobalto, un componente fondamentale delle batterie al litio, proviene dalla Repubblica Democratica del Congo e nel 20 per cento dei casi è estratto a mano. Amnesty International ha documentato casi di minori e adulti impegnati a estrarre il cobalto in tunnel strettissimi, costantemente a rischio di subire incidenti mortali e di contrarre gravi malattie polmonari. Il cobalto estratto in questo modo viene lavorato da un’impresa cinese, la Huayou Cobalt, per finire nelle batterie usate per alimentare apparecchi e auto elettriche.
Il rapporto di Amnesty International esamina gli eventuali progressi fatti dal gennaio 2016 – quando l’organizzazione per i diritti umani pubblicò la sua prima ricerca – dalla Huayou Cobalt e da 28 aziende potenzialmente in rapporti con l’azienda cinese o che comunque si ritiene acquistino cobalto estratto dalla Repubblica Democratica del Congo.
Le aziende sono state valutate sulla base di cinque criteri che riflettono standard internazionali, tra cui l’obbligo di svolgere i cosiddetti controlli di “due diligence” sulla catena dei fornitori e quello di essere trasparenti sui rischi collegati ai diritti umani. Per ogni criterio, Amnesty International ha espresso un giudizio che va da “nessuna azione” a “azione adeguata”.
Nessuna delle 29 aziende citate nel rapporto ha assunto azioni adeguate per rispettare gli standard internazionali, nonostante sapessero che i rischi per i diritti umani e le relative violazioni sono intrinsecamente associate all’estrazione del cobalto nella Repubblica Democratica del Congo.
Apple al primo posto, Microsoft indietro
Nel corso del 2017 Apple è diventata la prima azienda ad aver pubblicato la lista dei suoi fornitori di cobalto. Secondo le ricerche di Amnesty International, è l’azienda leader in tema di fonti di cobalto responsabili. Dal 2016, Apple sollecita Huayou Cobalt a identificare e rimediare alle violazioni dei diritti umani lungo la catena dei fornitori.
Dell e Hp hanno mostrato qualche segnale, iniziando a indagare sui fornitori legati a Huayou Cobalt e hanno adottato politiche più rigorose per individuare i rischi per i diritti umani e le violazioni collegate nella catena di fornitori del cobalto.
È allarmante, invece, che altre grandi aziende abbiano fatto ben pochi progressi.
Microsoft, per esempio, è tra le 26 compagnie che non hanno messo a disposizione informazioni sui loro fornitori, come le aziende che fondono e raffinano il cobalto. Ciò significa che Microsoft non è in linea neanche con i minimi standard internazionali.
Lenovo ha svolto azioni veramente minime per identificare i rischi per i diritti umani o per chiarire i suoi rapporti con Huayou Cobalt e la Repubblica Democratica del Congo.
Complessivamente, si rivela una mancanza di trasparenza: le aziende non rendono note le loro valutazioni sui rischi di violazione dei diritti umani nella catena dei fornitori né sugli eventuali controlli di “due diligence” effettuati da questi ultimi.
Per esempio, mentre Apple e Samsung Sdi hanno identificato le aziende che fondono il cobalto, non hanno però valutato i rischi per i diritti umani collegati alle attività di questi ultimi. Questo rende impossibile valutare se le responsabilità in termini di diritti umani siano rispettate o meno.
Il lato oscuro della tecnologia verde
La precedente ricerca di Amnesty International aveva rivelato il concreto rischio che cobalto estratto col lavoro minorile nella Repubblica Democratica del Congo finisse per alimentare le auto elettriche.
Il rapporto odierno denuncia che i produttori di veicoli elettrici si comportano peggio rispetto a quelli di altri settori quando si tratta di “pulire” le loro batterie.
Renault e Daimler sono valutati molto male, non avendo soddisfatto neanche i requisiti minimi su trasparenza e “due diligence”.
BWM è il produttore che si comporta meglio tra quelli esaminati, avendo introdotto alcuni miglioramenti nelle politiche e nelle prassi relative al cobalto, ma non hanno ancora reso noti i nomi delle aziende che fondono e raffinano il cobalto né hanno intenzione di rivelare quali valutazioni siano state fatte sulle prassi di “due diligence” delle aziende che fondono il cobalto.
“Il cobalto ha un ruolo fondamentale nelle soluzioni legate all’energia sostenibile: è un componente fondamentale nello sviluppo della cosiddetta tecnologia verde, come i parchi eolici e gli impianti per la produzione di energia solare. Ma la richiesta di cobalto rischia di sostenere anche le violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato Joshua Rosenzweig, consulente di Amnesty International su Economia e diritti umani.
“Con la domanda di auto elettriche in crescita, è più importante che mai che le aziende che le producono si comportino in modo trasparente. Devono essere coinvolti anche i governi, che dovrebbero assumere iniziative di rilievo sulle catene di fornitori etiche, una priorità quando si tratta di attuare politiche verdi”, ha sottolineato Rosenzweig.
A seguito dell’attenzione generata dal rapporto di Amnesty International del gennaio 2016, il governo della Repubblica Democratica del Congo ha creato una commissione sul lavoro minorile nel settore minerario e ha redatto una nuova strategia destinata a non avere più minori impiegati nelle miniere artigianali entro il 2025. Se è ancora troppo presto per valutare l’impatto di questi provvedimenti, va notato che la strategia manca di un calendario, non prevede l’assegnazione di responsabilità precise e manca di un piano operativo di attuazione.
Huayou Cobalt, l’attore fondamentale di collegamento tra le miniere della Repubblica Democratica del Congo e le aziende esaminate dal rapporto di Amnesty International, ha fatto registrare alcuni passi avanti dal 2016 ed è diventato maggiormente trasparente. Tuttavia, resta difficile esaminare la qualità e l’efficacia dei suoi controlli di “due diligence”.
Cosa c’è ancora da fare
Le aziende hanno la responsabilità di identificare, prevenire, risolvere e rendere conto sulle violazioni dei diritti umani lungo la loro catena di fornitori.
La messa a disposizione delle valutazioni sui rischi per i diritti umani resta uno sviluppo fondamentale che nessuna delle aziende esaminate ha ancora intrapreso. Le aziende dovrebbero rendere note le violazioni dei diritti umani eventualmente identificate lungo la catena dei fornitori.
Laddove un’azienda abbia favorito il lavoro dei minori o degli adulti in condizioni terribili, o ne abbia tratto beneficio, essa dovrà rimediare al danno subito. Ciò significa agire insieme alle altre aziende e al governo locale per impedire le peggiori forme di lavoro minorile e sostenere la reintegrazione dei minori nella scuola, prendersi cura della loro salute e provvedere ai loro bisogni psicologici.
Ulteriori informazioni
Amnesty International ha scritto alle 29 aziende nell’ambito della sua ricerca e ha fornito loro l’opportunità di commentare le conclusioni preliminari. Le seguenti compagnie hanno espresso disaccordo per il punteggio loro assegnato su almeno uno dei cinque criteri-guida: Apple, BMW, Dell, Fiat-Chrysler, General Motors, HP, Hunan Shanshan, Microsoft, Sony, Tesla e Tianjin Lishen. Copie delle risposte integrali delle aziende sono a disposizione su richiesta.
Le domande rivolte alle aziende riflettono il quadro di riferimento in cinque punti sulla “due diligence” elaborato dall’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo nelle sue “Linee-guida sulla ‘due diligence’ sulla catena di fornitori responsabili di minerali provenienti da zone di conflitto e da aree ad alto rischio”.
Le cinque domande rivolte alle aziende da Amnesty International erano:
1. La sua azienda ha preso misure per ridurre i rischi per i diritti umani o rimediare ai danni prodotti nella sua catena di fornitori di cobalto?
2. La sua compagnia ha messo a disposizione informazioni sui rischi per i diritti umani e le violazioni dei diritti umani nella sua catena di fornitori di cobalto?
3. La sua compagnia ha svolto azioni per identificare le “strettoie” e identificare i rischi per i diritti umani e le violazioni dei diritti umani?
4. La sua compagnia ha rigidi sistemi e politiche in vigore per identificare e rimediare ai rischi per i diritti umani e alle violazioni lungo la catena di fornitori di cobalto?
5. La sua compagnia ha indagato sui suoi rapporti con la Repubblica Democratica del Congo e la Huayou Cobalt?
Il rapporto “Time to recharge: corporate action and inaction to tackle abuses in the cobalt supply chain” è online all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/la-catena-dei-fornitori-cobalto-non-affronta-tema-del-lavoro-minorile/
Il quadro di riferimento in cinque punti sulla “due diligence” elaborato dall’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo è online all’indirizzo:
https://www.oecd.org/corporate/mne/GuidanceEdition2.pdf

Amnesty International Italia

Primo seminario nazionale su terrorismo e violenza scuola. Domani a Verona

Un seminario per spiegare a studenti e docenti come gestire eventi di massima emergenza ed effettuare manovre salvavita. L’iniziativa sarà ospitata per la prima volta in Italia il 15 febbraio, dalle 13.30 alle 18.30, al liceo Montanari e il 16 febbraio, dalle 8.30 alle 14, all’istituto Cangrande di Verona.

Nel corso dei due appuntamenti, personale specializzato e operatori medico-sanitari parleranno di nascita del crimine violento e del fenomeno terroristico, di Active Shooters (attacco attivo violento in luoghi pubblici), di cosa fare all’interno della scuola in caso di emergenza, di primo soccorso e di manovre salvavita. Seguiranno anche delle prove pratiche di intervento per soccorso a persone ferite ed auto soccorso.

Tutte le scuole veronesi interessate ad aderire al seminario “Selfe Defence” potranno chiedere informazioni o prenotarsi entro il 30 marzo, chiamando il numero 3313721328, o scrivendo agli indirizzi e-mail simonevero75@gmail.com e fvcsafetyprotection@libero.it.

Il seminario è organizzato dall’associazione Safety Protection, composta da appartenenti alla Polizia di Stato e alle Forze Armate, con il patrocinio dell’assessorato alle Politiche giovanili del Comune e con il supporto del Provveditorato agli Studi di Verona.

 

Roberto Bolis

‘Vita e opere di Mary Poppins’ raccontati da Stefano Caracciolo a Ferrara

Sarà dedicato al personaggio di Mary Poppins e alla sua inventrice Pamela Lyndon Travers il nuovo appuntamento, giovedì 15 febbraio 2018 alle 16,30 alla biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara), con il ciclo di incontri ‘Anatomie della mente’. Stefano Caracciolo, docente di Psicologia Clinica all’Università di Ferrara, approfondirà ‘come i racconti di fate possono nascere da un trauma infantile’.

Il ciclo di conferenze, al suo undicesimo anno, è organizzato in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara.

La lettura psicobiografica della vita e dell’opera di P.L.Travers ci aiutano a suggerire un tema fondamentale: cosa avviene nelle nostre vite dopo un trauma? Quali meccanismi ci aiutano a rimarginare le ferite e a guarire, a volte senza neppure lasciare cicatrici, e quali invece lasciano un segno, una ferita che non si rimargina?

La storia di Helen Goff/P.L. Travers in questa ottica è davvero esemplare. Autrice degli otto libri aventi come protagonista la celeberrima Mary Poppins, resa famosa dal film di Walt Disney del 1964, la sua infanzia è stata gravemente funestata dalla morte del padre, alcoolista, e dalla disperazione della madre, che rimasta sola ha tentato il suicidio. In soccorso di Lyndon e delle due sorelle minori arriva allora a stare con loro la zia della madre (Aunt Ellie), zitella, sicura di sé, autoritaria, davvero prodigiosa, con una borsa piena di cose e un ombrello con il manico a testa di pappagallo… Vi ricorda qualcosa? Anzi qualcuno?

Il prossimo incontro, giovedì 15 marzo alle 16,30, ‘Per una psicologia dell’Esplorazione’ sarà dedicato a Cristoforo Colombo.

 

Alessandro Zangara