Cesare Picco, Blind Date – Concerto al buio

 

Il buio assoluto che non ti aspetti, capace di sconvolgere l’uso comune dei sensi. Un concerto straordinario, unico nel suo genere, che diventa un viaggio in quella parte di noi stessi con la quale non siamo abituati a confrontarci.

Il “Blind Date – Concerto al buio”, format ideato nel 2009 dal pianista e compositore CESARE PICCO, riparte per la tournée 2018/2019 promossa da CBM Italia Onlus nei principali teatri italiani: come sempre l’appuntamento inaugurale è al CONSERVATORIO di Milano e, come sempre, nel mese di ottobre, in tutto il mondo il mese della vista.

Le poetiche improvvisazioni pianistiche di Cesare Picco ritornano dunque a mostrare l’altra faccia della musica, capace più di altre espressioni artistiche, di trasportare lo spettatore in una dimensione ignota. Il “Blind Date”, che dopo Milano sarà in programma tra ottobre e dicembre a Verona, Siena, Como, Asti, Trento e Genova, non è infatti solo un concerto, ma un’esperienza sensoriale di grande impatto emotivo, che scavalca i confini della musica e non si ferma alla sola melodia, per immergere il pubblico in una realtà sconosciuta ai più: il buio che non lascia spazi, spaventa e angoscia, impedendo di vivere in maniera libera e spensierata, come accade a tutti coloro che hanno il dono della vista. Il concerto inizia infatti in penombra; poco alla volta ogni fonte di luce si spegne, in sala si raggiunge l’oscurità più assoluta per circa mezz’ora, infine la luce riappare come segno di ritorno alla vita.

Cesare Picco – credits Ray Tarantino

Nell’alternanza luce-buio-luce, il Concerto ben interpreta il ritorno alla speranza che vivono le persone cieche aiutate ogni anno da CBM nei Paesi del Sud del mondo. Milioni di persone che, grazie a una semplice operazione chirurgica o a un lavoro di prevenzione, tornano a vedere e a riabbracciare la vita e che saranno beneficiarie della nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Fermiamo la cecità. Insieme è possibile”.

Per CBM porre l’arte al servizio dell’uomo significa raccontare attraverso la bellezza della musica ciò che solitamente non è considerato bellezza: il buio della cecità e della disabilità. MASSIMO MAGGIO, Direttore di CBM Italia Onlus: “CBM ogni giorno si impegna nei Paesi del Sud del Mondo affinché il buio ridiventi luce. La tournée con Cesare Picco, così come tutte le nostre iniziative, sono volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su cosa significa per una persona, adulto o bambino che sia, riacquistare la vista. Ecco perché il ‘Blind Date’ è un viaggio sensoriale unico, un’emozione intensa, un’esperienza che non può fermarsi, esattamente come non si ferma il nostro lavoro sul campo: essere ciechi in un Paese povero significa rischiare la vita ogni giorno”.

Presente al Blind Date di Milano anche l’illustratore catalano ROGER OLMOS, autore del libro LUCIA edito da CBM e #logosedizioni. Il concerto sarà l’occasione per ascoltare dall’autore stesso come è nata l’idea di raccontare la quotidianità di Lucia, una bambina non vedente che vive in un mondo colorato e sincero, perché libero dalla tirannia dell’immagine.

Dopo Milano, il “Blind Date” arriverà entro la fine del 2018 nelle seguenti città: VERONA venerdì 19 ottobre (Teatro Ristori), SIENA mercoledì 7 novembre (Teatro dei Rinnovati), TRENTO (mercoledì 14 novembre, Teatro Sociale), COMO martedì 27 novembre (Teatro Sociale), GENOVA martedì 11 dicembre (Teatro della Corte) e ASTI giovedì 13 dicembre (Teatro Alfieri). Nel 2019 sono previste altre 5 tappe.

Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano

Via Conservatorio 12, Milano

Domenica 7 ottobre 2018, ore 21.00

Il concerto è gratuito con prenotazione obbligatoria:  https://www.cbmitalia.org/blind-date/tour/

Consigliata la donazione a favore dei progetti di CBM nei Paesi del Sud del mondo.

LA CAMPAGNA – Nei Paesi del Sud del mondo essere ciechi significa rischiare di morire, ogni giorno. “Fermiamo la cecità. Insieme è possibile” è la nuova campagna di raccolta fondi di CBM Italia Onlus che ha l’obiettivo di salvare dalla cecità 2.6 milioni di bambini, donne e uomini che vivono in Africa, Asia e America Latina attraverso progetti di prevenzione e cura. Screening visivi nelle scuole e nei villaggi, visite oculistiche, operazioni chirurgiche, percorsi di riabilitazione, allestimento di cliniche mobili oftalmiche, distribuzione di antibiotici, costruzione di pozzi, attività di formazione professionale di medici e operatori e sensibilizzazione le attività previste dai progetti.

Il 2018, inoltre, è un anno importante per CBM: ricorrono infatti i 110 anni dalla fondazione. Era il 1908 quando il dottor Ernst Christoffel iniziò a lavorare con passione e dedizione per le persone cieche e ipovedenti. Dai primi passi della casa per non vedenti a Malatia, in Turchia, a oggi sono trascorsi 110 anni; anni in cui l’impegno di CBM si è esteso e rafforzato. Nell’ultimo anno le persone raggiunte e curate da CBM sono state oltre 35 milioni, nei Paesi più poveri di Africa, Asia e America Latina. Un impegno che rinnoviamo ogni anno in occasione della Giornata Mondiale della Vista, che quest’anno cade l’11 ottobre.

A sostenere CBM, in questa nuova tournée del Blind Date, GrandVision Italy e La Feltrinelli.

CBM è la più grande organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella cura e prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo. CBM Italia fa parte di CBM, organizzazione attiva dal 1908 composta da 10 associazioni nazionali (Australia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera) e che insieme sostengono progetti e interventi di tipo medico-sanitario, di sviluppo ed educativo.  Dal 1989 CBM è partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro la cecità prevenibile e la sordità. CBM opera nei Paesi nel Sud del mondo in sinergia con i partner locali in un’ottica di crescita e sviluppo locale. Lo scorso anno abbiamo raggiunto oltre 35 milioni di persone attraverso 530 progetti in 54 Paesi di tutto il mondo. Info: www.cbmitalia.org

Cesare Picco pianista e compositore di fama internazionale. La sua musica unisce elementi della musica classica con quelli del jazz e della musica contemporanea. Nel 2009 ha creato il “Blind Date – Concerto al Buio” e da qui è nata la collaborazione con CBM che ad oggi ha portato questa performance nelle principali città italiane, tra cui Milano, Padova, Roma, Napoli, Palermo e Bari. Cesare ha visitato sul campo i progetti oculistici di CBM.

 

de Angelis

Al via la 74^edizione dei Concerti dell’Aula Magna alla Sapienza

Wiener concert – Verein

I concerti inaugurali del ciclo serale del martedì e di quello pomeridiano del sabato sono dedicati alla grande musica viennese. Martedì 16 ottobre, presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, il prestigioso Wiener Concert-Verein suona Mozart, Bruckner e Brahms, tre dei compositori che fecero di Vienna la capitale incontrastata della musica strumentale per oltre un secolo. Fondato da elementi dei Wiener Symphoniker (l’orchestra che compete con i Philharmoniker nella ex capitale asburgica), il gruppo completa il programma con la Serenata di Čajkovskij, che non è affatto fuori tema, perché è un omaggio a Mozart, incondizionatamente ammirato dal compositore russo.

Sabato 20 ottobre il ciclo pomeridiano si apre con Le Stagioni di Haydn, uno dei massimi capolavori dello stile musicale classico, ammirato anche dai romantici, che vi riconoscevano lo stesso loro amore per la natura. Questo monumentale “oratorio profano” sarà diretto dall’inglese Marcus Creed, uno dei più stimati ed esperti direttori di musica sinfonico-corale, ospite abituale di grandi festival come Lucerna ed Edimburgo. In questa occasione dirige il coro Cappella Amsterdam e l’Orchestra del XVIII Secolo, fondata da Frans Brüggen, pioniere della prassi esecutiva e degli strumenti originali. Il cast dei cantanti è internazionale ed formato da tre eccellenti specialisti di questo repertorio: la belga Ilse Eerens, l’olandese Marcel Beekman e il tedesco André Morsch.

Nel corso della stagione saranno festeggiati tre dei più grandi e amati concertisti italiani, per ricordare il loro debutto alla IUC, avvenuto quando erano giovanissimi, sessanta anni fa nel caso di Uto Ughi e Bruno Canino e cinquanta nel caso di Michele Campanella.

Ughi debuttò alla IUC nel 1959, quando aveva letteralmente i calzoni corti, e vi è tornato spesso: eseguirà ora musiche di Brahms e altri suoi cavalli di battaglia, in duo con l’eccellente pianista Michail Lifits, che la IUC presentò per la prima volta a Roma all’indomani della sua vittoria al selettivo Concorso “Busoni” di Bolzano nel 2009. Canino suonò per la prima volta all’Aula Magna nel 1959 con I Giovani Solisti di Milano diretti da Claudio Abbado e questo è il suo concerto numero 100 alla IUC! Per l’occasione ha ideato un originale programma con tre Sonate classiche di Haydn, Mozart e Clementi e una panoramica sul repertorio americano dall’Ottocento ai nostri giorni (Gottschalk, Copland, Cage e Corea). Ugualmente legato alla IUC da un consolidato rapporto (vi debuttò nel 1968), Campanella torna con tre capolavori di Beethoven, Schubert e Schumann.

Uto Ughi

Con Canino, Campanella e Lifits, sono in tutto undici i pianisti a scendere in campo, tra i migliori dell’attuale panorama concertistico: una squadra da scudetto. Impostosi all’attenzione mondiale con la vittoria al Concorso “Busoni” nel 1993, Roberto Cominati si è affermato come uno dei più eleganti interpreti del repertorio francese e di Ravel in particolare, di cui eseguirà La Valse, Tombeau de Couperin e Jeux d’eau. Nel 2014 la georgiana Mariam Batsashvili è stata la prima donna a vincere il Concorso “Franz Liszt” di Utrecht e da allora si esibisce nelle principali sale da concerto europee. Con un personale omaggio dal titolo “Rossini allo specchio” Orazio Sciortino celebra i 150 anni dalla morte del compositore del Barbiere di Siviglia.

Debutta a Roma la trentenne francese Lise de la Salle, unanimemente considerata una delle più interessanti pianiste emergenti: sensazionale due anni fa il suo debutto con la London Symphony diretta da Pappano. È il debutto a Roma anche per il croato Ivan Krpan, vincitore nel 2017 a soli vent’anni del Concorso “Busoni”, che l’ha portato immediatamente alla ribalta internazionale. Anche Alexander Romanovsky è stato lanciato dalla vittoria al “Busoni” e ora miete successi sia in recital solistici che con le più importanti orchestre a Londra, New York, Tokyo, Mosca e Milano: dedica il suo concerto interamente a Chopin, di cui esegue l’integrale degli Studi e altre pagine. Nel 2004 Herbert Schuch si è affermato vincendo il Premio Beethoven di Vienna, e proprio Beethoven è il protagonista del suo recital, con due Sonate e le undici Bagatelle op. 119 eseguite in alternanza agli undici pezzi di Musica ricercata (1951-1953) di György Ligeti.

Un vero e proprio evento è il concerto che vede Frederic Rzewski, compositore sperimentatore e pianista dalla tecnica straordinaria, interpretare il suo capolavoro pianistico The People United Will Never Be Defeated!, composto nel 1975 e costituito da 36 variazioni su “El pueblo unido jamás será vencido”, il canto simbolo della lotta contro la dittatura cilena scritto da Sergio Ortega e portato al successo dagli Inti Illimani.

La IUC mette sul tavolo un poker di bravissime violiniste internazionali. Vincitrice nel 2007 del Concorso “Enescu” di Bucarest, l’italo-rumena Anna Tifu è stata definita da Salvatore Accardo “uno dei talenti più straordinari che mi sia capitato d’incontrare”. La tedesca Veronika Eberle a diciassette anni già debuttava al festival di Salisburgo con i Berliner Philharmoniker diretti da Sir Simon Rattle ed ora, a ventinove anni, è unanimemente considerata uno dei più grandi talenti violinistici emersi recentemente: interessante il suo progetto RumBach – Rumba con Bach che la vede al fianco del contrabbassista Edicson Ruiz e del percussionista Gonzalo Grau. La sua coetanea italiana Francesca Dego ha debuttato come solista ad appena 7 anni in California ed è oggi una concertista pienamente affermata: in Aula Magna torna insieme a due partner d’eccezione, la pianista Maria Perrotta e il cornista Martin Owen. Riccardo Chailly, Simon Rattle ed Esa Pekka-Salonen sono alcuni dei grandi direttori con cui ha collaborato la violinista monacense Carolin Widmann, eccellente interprete del repertorio classico e molto interessata anche alla musica moderna.

Anche altri strumenti sono rappresentati ai massimi livelli da grandi solisti.
Narek Hakhnazaryan, vincitore del Concorso “Ciajkovskij di Mosca nel 2015, è l’astro nascente del violoncello. Martin Owen – che suona in trio con la violinista Francesca Dego e la pianista Maria Perrotta – è stato primo corno dei Berliner Philharmoniker e ora lo è presso l’orchestra londinese della BBC. Sabine Meyer è una straordinaria musicista, che Karajan volle assolutamente come primo clarinetto dei Berliner Philharmoniker, ingaggiando un memorabile braccio di ferro con l’orchestra, che per lunga tradizione non ammetteva donne nei suoi ranghi. A lei si uniscono i quattro sax e il pianoforte dell’Alliage Quintett – premiato due volte con Echo Klassic, il più ambito premio discografico tedesco – per un vivace programma che accosta L’apprendista stregone di Dukas a celebri pagine di Purcell, Borodin, Stravinskij, Milhaud e Šostakovič.

L’italiano Luca Pisaroni è una star del Metropolitan di New York ed è di casa anche nei teatri di Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Madrid e ai festival di Salisburgo, Glyndebourne e Baden-Baden. L’anno scorso è stato finalmente “scoperto” anche dai teatri italiani, inaugurando il Rossini Opera Festival e debuttando con grande successo alla Scala, dove è stato subito riconfermato. Il suo repertorio verte principalmente su Mozart (soprattutto il Conte delle Nozze di Figaro e Leporello del Don Giovanni, ma quest’anno debutterà al Metropolitan anche nella parte del protagonista) e poi Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e vari autori francesi. Nel suo concerto romano propone arie da camera di Rossini, Bellini e Tosti e Songs di Gershwin, Porter e del duo Rodgers & Hammerstein.

Uno dei migliori baritoni tedeschi, Otto Katzameier, interpreta Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler, diretti dal francese Maxime Pascal. Questo giovane direttore in fulminea ascesa, che riscuote successi a Parigi, Londra, Berlino, Buenos Aires, Hong Kong e che nel giro di pochi mesi ha debuttato alla Scala, all’Opera di Roma e al Festival dei Due Mondi di Spoleto, completa il programma con Prélude à l’aprèsmidi d’un faune di Debussy e con Punkte di Stockhausen, il brano con cui l’appena ventiquattrenne compositore s’impose come protagonista dell’avanguardia musicale del dopoguerra, qui proposto dall’Orchestra Sinfonica Siciliana nella versione realizzata nel 1962 dall’autore proprio per la compagine palermitana.

Quattro gli appuntamenti col genere più nobile della musica da camera, il quartetto d’archi: è rappresentato tutto l’arco del repertorio di questo gruppo strumentale da Mozart e Beethoven a Schubert e Brahms, al Novecento di Berg e Ravel e a una novità di Matteo D’Amico. Il Quartetto Ebène è uno dei migliori quartetti francesi e collabora spesso con solisti del calibro di Mitsuko Ushida e Gautier Capuçon. Il Quartetto Prometeo ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la fedeltà delle sue esecuzioni e si distingue anche per il suo interesse per la musica contemporanea. Spesso indicato dalla critica come erede del mitico Quartetto Italiano, il Quartetto di Cremona dopo aver affrontato negli anni scorsi l’integrale dei Quartetti di Beethoven, torna alla IUC con un nuovo ciclo dedicato a Mozart che si concluderà la prossima stagione.

Fa saltare tutti gli schemi il concerto del Gomalan Brass Quintet, esuberante gruppo di ottoni formato dalle prime parti di importanti orchestre italiane, che si muove con disinvoltura all’interno di un repertorio vastissimo, spaziando dal rinascimento al melodramma e alla musica contemporanea, senza disdegnare incursioni nel repertorio della musica per film.

Bach è un filo rosso che collega molti concerti della stagione. È intitolato “Bach unlimited” il concerto di Lise de la Salle, che alterna Bach in versione originale, omaggi di compositori francesi del Novecento (Poulenc, Roussel) e trascrizioni fatte da grandi compositori-pianisti del passato (Liszt, Busoni, Kempff). La violinista Veronika Eberle presenta il Bach originale della Partita n. 2 per violino solo e personalissime riletture contaminate da suggestioni sudamericane dell’uruguaiano Efrain Oscher e del venezuelano Gonzalo Grau. Roberto Cominati suona la Suite n. 2 BWV 1008 e la famosissima Toccata e Fuga in re minore BWV 565 nelle trascrizioni rispettivamente di Godowsky e Friedman, mentre Mariam Batsashvili esegue la Ciaccona in re minore trascritta da Busoni. Tanti modi diversi per ascoltare Bach, scoprendovi ogni volta qualcosa di nuovo. Il centro di questo percorso è il concerto intitolato “Variazioni su variazioni” di Rinaldo Alessandrini, che insieme agli strumentisti di Concerto Italiano presenta proprie versioni di musiche bachiane per strumento a tastiera, tra cui le celebri Variazioni Goldberg. Altro gruppo leader della prassi esecutiva storicamente informata, Concerto Köln propone il Concerto per due violini di Bach insieme ad altre musiche del Settecento inglese, tedesco e italiano, tra cui le Quattro Stagioni di Vivaldi con il violino solista di Giuliano Carmignola.

La IUC è stata la prima istituzione concertistica italiana ad inserire il jazz in una programmazione di tipo classico e anche in questa stagione si potranno ascoltare alcuni dei più grandi musicisti jazz del nostro tempo, come il sassofonista Roscoe Mitchell, figura chiave del jazz d’avanguardia, fondatore del leggendario Art Ensemble of Chicago e protagonista del free jazz. Con lui suonano due dei più eclettici musicisti italiani, il flautista Gianni Trovalusci e il percussionista Michele Rabbia. Mare Nostrum è un fortunatissimo progetto che è stato eseguito più di centocinquanta volte in oltre venti paesi e ha dato origine a due cd, il primo nel 2007 e l’altro nel 2016, accolti entrambi con eccezionale favore da pubblico e critica. Ne sono artefici l’italiano Paolo Fresu (tromba), il francese Richard Galliano (fisarmonica) e lo svedese Jan Lundgren (pianoforte), tre irresistibili musicisti – costantemente tra i più richiesti in Europa – convinti che il futuro del jazz possa essere garantito soltanto dall’apertura alle altre culture musicali. Da non perdere Edmar Castañeda e Gabriele Mirabassi, che tessono un dialogo profondo fra armonie e suggestioni della dimensione jazz latina: uno suona l’arpa llanera caratteristica della sua terra, la Colombia, attingendo alla musica tradizionale sudamericana, l’altro suona il clarinetto come pochi al mondo.

Jazz e classica si mescolano nell’omaggio a Leonard Bernstein per il centenario della nascita: il clarinettista Alessandro Carbonare e la Ials Jazz Big Band di Gianni Oddi alternano Bernstein, Gershwin ed Ellington (una stuzzicante versione di Sophisticated Lady preparata da Salvatore Sciarrino) a Carl Philipp Emanuel Bach e Stravinskij.

Ispirandosi all’incompiuto poema Hérodiade di Mallarmé, Matteo D’Amico ha composto Scène d’Hérodiade, che avrà la prima esecuzione assoluta nel concerto del Quartetto Prometeo. Orazio Sciortino presenta un’altra novità assoluta, Quasi walzer di Fabio Massimo Capogrosso, compositore italiano tra i più interessanti della nuova generazione, già applaudito alla Scala e all’Accademia di Santa Cecilia. Ancora una prima assoluta nel concerto del Gomalan Brass Quintet, Essenze di Donato Semeraro, un brano che nasce dalla passione dell’autore per gli oli essenziali, le spezie, i colori, le piante, i fiori e i per i loro abbinamenti e le loro mescolanze magiche. Veronika Eberle presenta in prima italiana Passacaglia di Efrain Oscher e RumBach for J. S. di Gonzalo Grau. Sono eseguiti per la prima volta in Italia da Lise de la Salle tre brani del trentenne compositore e pianista francese Thomas Enhco, che si muove ai confini tra jazz e classica.

I concerti si tengono presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma (Palazzo del Rettorato), piazzale Aldo Moro 5. Il martedì alle ore 20.30, il sabato alle ore 17.30.

 

Mauro Mariani

 

Back Through The Liquid Mirror: il fascino del live in studio per Corde Oblique!

 

“Il primo istinto è stato semplicemente quello di “fotografare” il presente di Corde Oblique. Oggi la formazione live ha assunto una struttura stabile e ha dato un nuovo carattere a determinate esecuzioni. Ogni brano, una volta pubblicato, prende una vita propria e, se parte del repertorio live, inizia a trasformarsi come un essere vivente. Cresce, cambia, a volte diventa più bello, a volte diventa più brutto, ma in ogni caso è diverso. Questo guardarsi indietro attraverso uno specchio vivo, liquido come acqua, è alla base di Back Through The Liquid Mirror. Sarebbe come dire: “Ecco come siamo oggi a distanza di ben 13 anni”; guardiamoci indietro attraverso uno specchio liquido e vivo: il live”. Guardarsi allo specchio, guardare a una storia più che decennale, ma una storia viva, fatta di musica, concerti, apprezzamenti anche al di fuori dei confini nazionali. Così Riccardo Prencipe riassume il senso di Back Through The Liquid Mirror, il nuovo album di Corde Oblique, il progetto da lui fondato nel 2005 che, a tredici anni di distanza dai primi passi, si guarda indietro, si riappropria di alcuni pezzi divenuti veri e propri classici, e li rivisita dal vivo, in studio.

Back Through The Liquid Mirror è il nuovissimo album di Corde Oblique, pubblicato da Dark Vinyl Records, distribuito in Italia da Audioglobe e in tutto il mondo da MVD (USA), Plastic Head (UK), Clear Spot (Benelux), Nova Media (Germania), Dying Art (Asia), in digitale su Believe. Corde Oblique si è riunita per un giorno negli Splash Studio di Napoli e ha reinterpretato i classici del proprio repertorio attraverso lo “specchio liquido” del presente, tutto d’un fiato, registrando e filmando la performance. “Sfogliando il catalogo dei nostri album – dichiara Prencipe – ci si rende conto che alcuni brani sono difficili da riproporre durante un concerto per motivi strumentali. Nei nostri dischi si contano tantissimi strumenti, spesso assai diversi tra loro. Il live assume invece un carattere più folk-rock-progressivo, ed è quello che volevamo uscisse fuori. Abbiamo sempre registrato step by step, costruendo gli album dalle fondamenta e sovrapponendo gli strumenti uno ad uno come pennellate multistrato, come si fa con un montaggio cinematografico. Stavolta volevamo invece la spontaneità e il vigore del teatro”.

Corde Oblique_Splash Studios

Più che un gruppo, Corde Oblique è un vero e proprio progetto artistico, una “bottega degli artisti del suono”ideata e diretta da Riccardo Prencipe, compositore e chitarrista che nel corso degli anni ha impresso alla musica la sua personalità, la sua esperienza, i suoi studi. Il risultato finale di questa lunga e appassionata elaborazione tra musica, arte, storia, geografie e culture, è un genere a sè stante ribattezzato “Progressive-Ethereal-NeoFolk”: da una parte il retaggio del classic rock – ad esempio l’esperienza progressive anni ’70, ma anche certi elementi del panorama hard & heavy – e dall’altra una miscela di sonorità acustiche antiche e contemporanee, con un profilo talvolta severo e introspettivo ai confini con un’estetica dark. Diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, Prencipe ha pubblicato sette album con varie case discografiche straniere, distribuiti e promossi in tutto il mondo (con particolare successo in Germania, Russia e Cina), tutti ottimamente recensiti dalla critica per la congiunzione tra la provenienza partenopea, il respiro internazionale, il passaggio fluido tra generi e il riferimento tematico al patrimonio storico-artistico italiano.

Back Through The Liquid Mirror è una sorta di grande sintesi del lungo percorso di Corde Oblique, il fermo-immagine di una fase particolarmente creativa, ma anche un momento di preziosa anticipazione di novità in embrione. Tra i brani selezionati, provenienti da dischi importanti come The Stones of Naples (2009), A Hail Of Bitter Almonds (2011) e I maestri del colore (2016), spiccano anche due cover, Flying degli Anathema e Kaiowas dei Sepultura. Due “riscritture”, più che rivisitazioni, che sottolineano l’eclettismo di Prencipe e colleghi, ma anche l’ampiezza delle fonti di ispirazione: “Anathema e Sepultura hanno avuto picchi di espressione assai interessanti a mio parere, l’idea di rivisitare un loro brano mi stuzzicava da sempre. Ho avuto anche il modo di far ascoltare la versione originale ad Andreas Kisser dei Sepultura, il quale si disse subito molto entusiasta. Con Daniel Cavanagh degli Anathema suonammo un paio di brani durante un suo live acustico ed in seguito decidemmo di coverizzare Flying dopo aver ascoltato una loro esecuzione favolosa in apertura del concerto dei Porcupine Tree a Roma”.

Per chi acquisterà l’album sarà possibile ottenere un link gratuito per guardare l’intera performance in streaming video ad alta risoluzione (intervallata da momenti di backstage e videointerviste) e un link per visualizzare un video bootleg del concerto al Wave Gotik Treffen di Lipsia, realizzato dai fan tedeschi.

 

CORDE OBLIQUE:

Riccardo Prencipe: chitarre

Annalisa Madonna: voce

Umberto Lepore: basso

Alessio Sica: batteria

Luigi Rubino: pianoforte

Edo Notarloberti: violino

CORDE OBLIQUE

Back Through The Liquid Mirror

(Audio and Video release)

(Dark Vinyl Records | distr. Audioglobe, dig. Believe)

11 tracks – 53′.16”

 

 

Francesca Grispello, Donato Zoppo (anche per le foto)

 

 

Il Teatro Carlo Felice in Tournée in Cina

Dopo la recente partecipazione di agosto al Lubiana Festivalin Slovenia, nel quale la Fondazione Teatro Carlo Felice è stata invitata a partecipare con l’Opera Rigoletto, a fine settembre il Teatro sarà nuovamente figura di spicco di una tournée in Cina. Protagonista l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, che suonerà insieme alla Sichuan Philarmonic Orchestra in occasione dell’evento che inaugura ufficialmente la Fiera Western China International Fair (WCIF)– ICEa Yunduan Chengdu.Saranno presenti l’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese Ettore Francesco Sequi, una delegazione del Governo Italiano con il Vice Presidente del Consiglio On. Luigi Di Maio, Regione Liguria, oltre a una delegazione di Confindustria e dell’Autorità Portuale di Genova.

Il Teatro Carlo Felice, con la presenza di 30 Professori d’Orchestra, ha fatto uno sforzo straordinario per garantire contemporaneamente anche l’inaugurazione della Stagione Sinfonica del 21 settembre, coinvolgendo tutti gli elementi disponibili e Professori aggiunti che hanno già suonato durante la precedente stagione.

Sarà la bacchetta di Stefano Mazzoleni a dirigere il concerto del 20 settembre, con un programma dedicato interamente alle intramontabili composizioni diNino Rota, mentre nell’appuntamento successivo del22 settembre verranno eseguiti l’Ouverture accademica op.80, ilConcerto per violino, violoncello e orchestra in la minore, op.102 e laSinfonia n. 1 in do minore, op.68 di Johannes Brahms.

Giovedì 20 settembre 2018 ore 18.00 ICON Yunduan Chengdu (Cina)

Direttore

STEFANO MAZZOLENI

Nino Rota

Pin Penin da “Casanova” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Romeo e Giulietta” (arr. Fabrizio Francia)

Passerella da “8 e 1/2” (arr. Fabrizio Francia)

Fantasia e canzone  da “La  dolce vita” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Giulietta degli spiriti” (arr. William Ross)

Valzer  Verdi  – Valzer del  commiato da  “Il  gattopardo” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Prova d’orchestra” (arr. William Ross)

Suite dalla trilogia da “Il  padrino” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Le  notti di Cabiria” (arr. Fabrizio Francia)

Fantasia da “Amarcord” (arr. Fabrizio Francia)

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

SICHUAN PHILARMONIC ORCHESTRA

Sabato 22 settembre 2018 ore 19.30 ICON Yunduan Chengdu (Cina)

Johannes Brahms

Ouverture accademica op.80

Concerto per violino, violoncello e orchestra in la minore, op.102

Sinfonia n. 1 in do minore, op.68

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

SICHUAN SYMPHONYC ORCHESTRA

 

 

Marina Chiappa

 

 

Gershwin! al Carlo Felice di Genova

Venerdì 21 settembre, alle ore 20.30, il Teatro Carlo Felice apre la Stagione Sinfonica 2018–2019 con un concerto dedicato a George Gershwin.

Una serata che ci permette di ritrovare sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Daniel Smith, Direttore Principale Ospite del Teatro Carlo Felice, applaudito recentemente, a fine luglio, nella fortunata edizione del Barbiere di Siviglia di Rossini all’Arena del Mare – Porto Antico. Un giovane direttore australiano che ha già collezionato importanti successi internazionali sul piano artistico, dotato di uno smisurato amore per il nostro paese, sua seconda patria da anni, e di una profonda comprensione per la sua cultura.

In apertura di programma, l’esecuzione della trascinante Cuban Overture, omaggio alle melodie e ai ritmi caraibici con cui Gershwin era entrato in contatto durante una vacanza di due settimane a L’Avana; a seguire, il Concerto in Fa per pianoforte e orchestra e la Rhapsody in Blue, i due lavori più importanti dedicati da Gershwin al suo strumento, il pianoforte, con Giuseppe Andaloro solista; in chiusura, il popolare poema sinfonico An American in Paris, un diario musicale di viaggio nella capitale francese scritto con l’inconfondibile penna “swing” di Gershwin.

Un programma classico, dunque, ma al tempo stesso “leggero”, apprezzabile da tutti.

Alle ore 19.30, presso la Sala Paganini, in collaborazione con l’Associazione Teatro Carlo Felice, il M° Daniel Smith terrà una breve conferenza introduttiva al concerto riservata a tutti i possessori di biglietto o di abbonamento.

Al termine del concerto Agag-Confesercenti – l’associazione dei gelatieri artigianali genovesi – proporrà una degustazione ad offerta libera dell’esclusivo gusto “Un americano a Parigi”, dedicato naturalmente a Gershwin, a base di gelato al caffé e biscotto americano. Il ricavato sarà versato sul c/c attivato dal Comune di Genova destinato ai danneggiati dal crollo del Ponte Morandi, come segnale di vicinanza nei confronti del quartiere duramente colpito.

Inoltre, in considerazione di tutte le manifestazioni relative al 58° Salone nautico, le persone che esibiranno il biglietto dell’esposizione, potranno usufruire di un particolare sconto per il Concerto inaugurale.

 

Marina Chiappa

Anche Mogol allo spettacolo omaggio a Mogol-Battisti a Verona

Presentazione dell’evento

Domenica 9 settembre, alle 21, andrà in scena al Teatro Romano di Verona “Canto Libero – Omaggio alle canzoni di Battisti e Mogol”, un concerto-spettacolo per una serata dedicata a due musicisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana. Allo show parteciperà anche lo stesso Mogol che racconterà episodi e aneddoti della sua amicizia e della sua vita insieme a Battisti, a 20 anni esatti dalla scomparsa del celebre cantante.

Organizza lo spettacolo l’associazione veronese Voci e Volti che opera da oltre 15 anni in Africa, promuovendo e realizzando progetti di educazione e formazione, rivolti soprattutto ai più piccoli.

“Una serata – spiega l’assessore alla Cultura Francesca Briani – in cui saranno protagoniste le canzoni e le opere di due grandissimi artisti, capaci di creare un binomio unico nella canzone e nella cultura italiana. Ma protagonisti saranno anche i progetti dell’associazione ‘Voci e Volti’ che ha organizzato questo evento per raccogliere fondi a favore di una straordinaria iniziativa nel nord della Tanzania”.

Lo spettacolo sostiene, infatti, la campagna “Napenda Kukua” cioè “vorrei studiare” nella lingua della Tanzania.

“Il nostro nuovo obiettivo – racconta Luciano Marangoni, vicepresidente dell’associazione – è quello di costruire una scuola primaria per circa 400 bambini a Usa River, nel nord della Tanzania. La scuola sarà frequentata dai bambini che vivono nelle strutture che abbiamo già realizzato in quell’area, che abbiamo chiamato ‘Villaggio del Sole di Speranza’, e da tanti altri piccoli delle zone limitrofe”.

La cifra necessaria per costruire la scuola è di circa 300 mila euro.

È possibile acquistare i biglietti in prevendita nel circuito Unicredit e al Box Office di Verona.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

“Classica al tramonto” con Orlando, Savinelli e Muller

 

Alessandro Muller

Un nuovo appuntamento con “Classica al tramonto”, la serie di concerti organizzata dalla IUC nell’ambito di Parterre, che ha avuto un tale successo di pubblico da esigere una prosecuzione. Un concerto straordinario si svolgerà dunque martedì 4 settembre alle 20.30 nell’ampio spazio verde di via Antonino di San Giuliano (zona Farnesina, Roma). Ne sarà protagonista il Trio dei Solisti Aquilani, che presenterà due capolavori di Beethoven e Schubert. Prima del concerto, a partire dalle 18.00, si potrà prendere un piacevole aperitivo nel verde. I biglietti per il concerto sono acquistabili al prezzo di 7 euro (interi) e 5 e 2 euro (ridotti) direttamente in loco la sera del concerto a partire dalle 18.30.

Riccardo Savinelli

Questo trio è formato da Daniele Orlando, Riccardo Savinelli e Alessandro Muller, rispettivamente primo violino, prima viola e primo violoncello dei Solisti Aquilani, la celebre orchestra da camera che quest’anno compie cinquanta anni di attività e ha da tempo conquistato un solido prestigio internazionale. È proprio l’esperienza comune nei Solisti Aquilani ad aver portato i tre a formare questo gruppo, con il quale vogliono raggiungere l’essenza e la purezza del suono dello strumento ad arco e riscoprire il repertorio poco valorizzato per trio d’archi, come le due opere di Beethoven e Schubert da loro eseguite in questa occasione.

Il Trio in mi bemolle maggiore op. 3 è un capolavoro giovanile di Ludwig van Beethoven, che lo compose nel 1792, a ventidue anni, ma lo modificò radicalmente nel 1796. Non è un caso che abbia sei movimenti come il Trio K. 563 di Mozart, pubblicato proprio nel 1792. Se da una parte guarda a Mozart, dall’altra anticipa il Beethoven della maturità: infatti è notevole la somiglianza del tema di quattro note dell’Andante, ripetuto insistentemente durante tutto il movimento, con il famosissimo inizio della Quinta Sinfonia. Anche il Trio in si bemolle maggiore D 471 di Franz Schubert è un’opera giovanile, scritta ad appena diciannove anni, quando il precocissimo compositore viennese aveva già al suo attivo vari capolavori. Come altre opere di Schubert è rimasto incompiuto, infatti solo il primo movimento fu portato a termine, mentre del secondo non restano che poche battute.

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

Rosolina Mare attende “L’uomo nero”, premio Amnesty International

“L’uomo nero” di Brunori Sas è la canzone vincitrice per il 2018 del Premio Amnesty International Italia, indetto nel 2003 da Amnesty International Italia e dall’associazione culturale Voci per la Libertà per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente. In questo caso un brano sull’intolleranza.
La premiazione sarà a Rosolina Mare (Rovigo) domenica 22 luglio, nel corso della serata finale della 21a edizione di Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty, festival che ospiterà anche le finali della sezione emergenti del Premio Amnesty.
Dario Brunori ha dichiarato: “Mai come oggi, ‘L’uomo nero’ assume un significato speciale per me. Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro, è il pezzo che più mi emoziona cantare, un’emozione e una tensione che avverto forte anche nelle persone che ho di fronte ogni sera. Eppure all’epoca ho avuto difficoltà ad affrontarlo perché, visto il tema, era facile cadere nella retorica anacronistica del cantautore militante, in un’invettiva scontata contro il dilagare di nuove forme di intolleranza, contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni. In realtà non mi interessava tanto parlare del fenomeno in sé, quanto del fenomeno in me, come diceva qualcuno. Il fuoco del pezzo sta tutto nell’ultimo verso: ‘Io che sorseggio l’ennesimo amaro, seduto a un tavolo sui Navigli, pensando in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli… e invece no’. Come in altri pezzi dell’ultimo album, traccio la condizione di un uomo che si chiede cosa è giusto fare di fronte a un’apparente involuzione dell’essere umano, al ritorno di fiamma di visioni ideologiche e morali che ci piacerebbe pensare morte e sepolte. C’è una buona dose di amarezza verso il mondo intorno, ma anche la denuncia allo specchio di quell’approccio ignavo che troppo spesso tende a non occuparsi concretamente di ciò che accade fuori dal proprio cortile, a ignorare certi fenomeni, a ridicolizzarli o a non dargli eccessivo peso. Si tratta di un terreno scivoloso, ne sono consapevole, ma spero di essere rimasto in piedi e questo riconoscimento, in qualche modo, me ne dà conferma. Grazie di cuore a Amnesty International Italia e a Voci per la libertà.”
Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, ha affermato: “I diritti umani sono una questione di comportamenti, di regole, ma anche, e forse ancora prima, di clima. Il clima di oggi è pessimo. Di questo clima parla la canzone di Dario Brunori vincitrice dell’edizione 2018 del Premio Amnesty International Italia di Voci per la Libertà. E del veleno che contamina la vita pubblica e la convivenza civile. E di un’idea, l’idea aberrante del ‘noi contro gli altri’: contro gli altri che, essendo diversi da noi, fanno paura, sono una minaccia da tenere a distanza, da cui difendersi, possibilmente da eliminare. Amnesty International fa davvero tutto quello che può per contrastare il clima di odio che si diffonde nel mondo e che non risparmia neppure il nostro paese, e si sforza di creare antidoti per questo veleno. Ma ha bisogno di alleati e li cerca – e li trova – nel mondo dell’arte e della canzone. ‘L’uomo nero’ parla al cuore e alle emozioni ed è, oltre che una canzone bella, nella nostra prospettiva anche una canzone utile, uno strumento prezioso per chi vuole creare un clima migliore, nel quale vi siano le condizioni per il rispetto pieno dei diritti umani di tutti.”
In lizza per il Premio c’erano anche: “L’uomo che premette” di Caparezza, “Deserto” di Clementino, “Gli anni del silenzio” dei Decibel, “Ora d’aria” di Ghali, “Affermativo” di Jovanotti, “Stelle marine” delle Luci della centrale elettrica, “Socialismo tropicale” dello Stato Sociale, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane.
A scegliere il brano vincitore tra le dieci nomination è stata una giuria di esperti.

 

Amnesty International Italia

Classica al tramonto a Roma

Con Roma New Brass inizia Classica al tramonto, la nuova rassegna concertistica estiva curata dalla IUC presso Parterre, un ampio spazio verde in via Antonino di San Giuliano, zona Farnesina: un luogo eclettico dove si incontrano musica dal vivo, teatro, cinema e spazi per il relax.

Saranno quattro appuntamenti musicali, che si svolgeranno ogni martedì dal 3 al 24 luglio: i concerti avranno inizio alle 20.30. I biglietti per sono acquistabili al prezzo di 7 euro (interi) e 5 e 2 euro (ridotti) direttamente in loco la sera del concerto a partire dalle 18.30.

A partire dalle 18.00 si potrà prendere un piacevole aperitivo nel verde. Le serate proseguiranno con uno spettacolo teatrale a cura di Arte2o Eventi.

Roma New Brass darà il via a Classica al tramonto con la Fanfara di Così parlò Zarathustra, il famoso poema sinfonico di Richard Strauss, che tutti conoscono perché Stanley Kubrick lo usò all’inizio di 2001 Odissea nello spazio, che è diventata una delle più celebri scene di tutta la storia del cinema, grazie anche alla colonna sonora. Seguono grandi classici arrangiati per questo gruppo di ottoni e percussioni: Johann Sebastian Bach con la Fuga in sol minore, Ludwig van Beethoven con il primo movimento della Sinfonia n. 5 (un altro attacco famosissimo, perfino più di quello di Così parlò Zarathustra: sono le quattro note con cui Radio Londra apriva le sue trasmissioni destinate ai paesi occupati dai nazifascisti) e Gioachino Rossini con l’ouverture del Barbiere di Siviglia. E per concludere due popolarissimi brani del Novecento, anch’essi noti anche grazie al cinema, alla televisione e alla radio. Uno è “Oh Fortuna”, che è in un certo senso la sigla dei Carmina Burana di Carl Orff, che iniziano e finiscono con questo brano, usato innumerevoli volte come colonna sonora per film di ambientazione medioevale. L’altro è una selezione di West Side Story, il musical di Leonard Bernstein che ebbe enorme successo a Broadway e divenne poi anche un film: è anche un omaggio al grande direttore e compositore americano in occasione dei cento anni dalla nascita.

Roma New Brass è un nuovo ensemble d’ottoni, nella classica formazione del quintetto con in più l’aggiunta delle percussioni, nato dal desiderio dei fondatori di creare una formazione di qualità per approfondire e sperimentare il repertorio e divertirsi facendo musica insieme. È formato da Domenico Agostini (tromba e trombino), Davide Gattafoni (tromba e flicorno), Gianmarco Lombardozzi (trombone e euphonium), Stefano Berluti (corno), Simone Lanzi (tuba) e Matteo Rossi (percussioni)

I biglietti per il concerto sono acquistabili al prezzo di 7 euro (interi) e 5 e 2 euro (ridotti) direttamente in loco la sera del concerto a partire dalle 18.30.

Questo il programma completo di “Classica al tramonto”:

Martedì 3 luglio 2018 

Roma News Brass

Strauss Fanfare da Also sprach Zarathustra        

Rossini Ouverture da Il Barbiere di Siviglia

Bach Fuga in sol minore

Beethoven 1° movimento della Sinfonia n. 5

Orff  “Oh Fortuna” da Carmina Burana

Bernstein Suite da West Side Story 

Martedì 10 luglio 2018

Quartetto Eos

W.A. Mozart      Quartetto in Re KV575

  1. Webern         Langsamer Satz

L.v. Beethoven  Quartetto op. 18 n. 4

Martedì 17 luglio 2018

Luca Sanzò viola

Maurizio Paciariello pianoforte

Nino Rota                Intermezzo

Robert Schumann   Adagio e allegro op. 70

Robert Schumann  Märchenbilder op. 113

Franz Schubert        Sonata in la minore “Arpeggione”

Martedì 24 luglio2018 

Pietro Roffi fisarmonica

Alessandro Stella pianoforte

¡TuttoTango!

Astor Piazzolla: Oblivion, Las cuatro estaciones porteñas (Primavera, Verano, Otoño, Invierno), Ave Maria, Violentango, Vuelvo al sur, Jeanne y Paul, Adiós Nonino, Café 1930, Libertango

 

Mauro Mariani (anche per la foto)

 

Voci per la Libertà 2018

Saranno quattro giorni pieni di musica di qualità e di attenzione ai temi dei diritti umani quelli dal 19 al 22 luglio a Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, con la 21a edizione di “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”. Brunori sas, vincitore del Premio Amnesty Italia, sezione Big, sarà uno dei protagonisti di un programma ricco di eventi, che comprende il sostegno alla campagna di Amnesty International “La solidarietà non è reato” e ospiti come Enrico Ruggeri, Mirkoeilcane e la Med Free Orkestra.
Grandi artisti che si alterneranno sul palco di Piazzale Europa con otto band e cantautori provenienti da tutta Italia, da Bergamo a Pantelleria, da Venezia a Napoli, in concorso per il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, dedicato ai migliori brani legati alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Il contest proporrà le semifinali il 20 e 21 luglio e la finale fra i cinque migliori il 22 luglio.
Il 20 luglio si fronteggeranno: Storie Storte da Venezia con “Mare nostro” (folk), Giulia Ventisette da Firenze con “Tutti zitti” (pop d’autore), La Malaleche da Monza/Bergamo con “Siamo migranti” (patchanka), Iza&Sara da Forlì/Faenza con “Favola” (pop).
Il 21 luglio toccherà a: Pupi di Surfaro dalla Sicilia con “’Gnanzou” (nu kombat folk), Danilo Ruggero da Pantelleria con “Agghiri ddrà” (folk / canzone d’autore), Mujeres Creando da Napoli con “E je parlo ‘e te” (world music), Eleonora Betti da Arezzo con “Libera” (folk / canzone d’autore).
Voci per la libertà è un evento sostenuto da Amnesty International Italia in cui la creatività  tocca le persone su temi importanti quali uguaglianza e rispetto. Quest’anno il festival promuoverà la campagna “La solidarietà non è reato” con cui Amnesty International vuole sfidare la criminalizzazione della solidarietà nelle sue varie forme: il lavoro umanitario e dei diritti umani non dovrebbe mai essere criminalizzato perché aiutare le persone ad attraversare i confini in modo irregolare, senza alcun vantaggio personale, non è contrabbando e non dovrebbe essere considerato un reato. Individui e organizzazioni che aiutano rifugiati e migranti sono l’esempio più visibile dell’impegno per costruire comunità più accoglienti in Europa: testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli abusi; rispettano l’imperativo umanitario, anteponendo le persone ai confini.
Sui temi dei diritti umani saranno due le installazioni presenti quest’anno a Voci per la libertà e visitabili al Centro Congressi a fianco al palco: “Inalienabile” di Silva Rotelli, progetto multimediale sul rapporto tra musica e diritti umani e “Ciokorà” progetto fotografico di Valentina Tamborra che testimonia la condizione delle migliaia di bambini di strada in Kenia. Verranno inaugurate nella serata di apertura, quella del 19, che vedrà l’esibizione del caleidoscopico e multietnico ensemble musicale della romana Med Free Orkestra, preceduta da quella di BO.RO.FRA, che alle 18.30 sarà anche protagonista dell’aperitivo in spiaggia.
Il giorno dopo, l’aperitivo sarà affidato al live di Carlo Valente, il vincitore del Premio Amnesty sezione Emergenti lo scorso anno. Ospite della serata, dopo l’esibizione dei semifinalisti, sarà Mirkoeilcane, giovane cantautore romano noto per aver presentato a Sanremo 2018 un brano intenso sui migranti come “Stiamo tutti bene”.
Sabato 21 luglio si aprirà alle 18.30 con un Dj set interculturale, per proseguire la sera con la seconda semifinale e con il live di Enrico Ruggeri, artista dalla lunga carriera, spesso costellata da brani sui temi dei diritti umani (da “Nessuno tocchi Caino” alla stessa “Si può dare di più”).
La giornata di chiusura inizierà all’alba alle 5.00 con una performance di musica e danza contemporanea a cura dei Cantieri Culturali Creativi. Nel pomeriggio ci sarà un incontro alle 18.30 con il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury e con Dario Brunori, che la sera salirà sul palco per eseguire la canzone vincitrice del Premio Amnesty Italia Big, la sua “L’uomo nero”, insieme ad altri brani del suo repertorio. Durante la serata verrà anche assegnato, fra i cinque finalisti, il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, il Premio della Critica e il Premio Giuria Popolare.
Durante tutte le serate del festival ci saranno laboratori didattici per bambini sui diritti umani a cura di Cooperativa Porto Alegre, Cooperativa Peter Pan e Libreria Ricarello.
Tutti gli eventi sono ad ingresso libero.
Presentano: Savino Zaba (Rai1, Radio2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà).
Il festival dallo scorso anno fa parte di una rassegna più ampia, “Arte per la libertà, il festival della creatività per i diritti umani” realizzata con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. L’iniziativa, iniziata già dal mese di aprile e che tocca le province di Rovigo, Padova e Ferrara, propone, oltre alla musica, arte contemporanea, cinema, fotografia, teatro, libri e danza. Un intenso viaggio nell’arte giovanile a favore dei diritti umani.

Amnesty International Italia