Novembre a Bologna

Palazzo Fava apre le sue porte per far rivivere al grande pubblico l’emozione dell’arte dei Carracci. Al Piano Nobile di via Manzoni, Ludovico, Annibale e Agostino realizzarono nel 1584, per volontà del proprietario Filippo Fava, il primo ciclo pittorico della loro carriera decorato con le storie di Giasone e Medea nel salone, e con episodi tratti dall’Eneide nelle altre sale.

Il fregio raggiunse risultati di grande naturalismo anti-accademico rinnovando da quel momento il concetto di ciclo di affreschi.
Dal 22 novembre a Palazzo Fava (Palazzo delle Esposizioni, Via Manzoni 2) si potrà vedere da vicino il capolavoro bolognese dei Carracci.

Primo incontro sabato 30 novembre con una visita nelle sale del Piano Nobile, in cui ogni scena del ciclo sarà raccontata e analizzata per comprendere la grande innovazione attuata dai pittori bolognesi. Lo storico dell’arte Roberto Longhi definì il ciclo come “inferiore solo alla Cappella Sistina”.

Dopo la visita seguirà un piacevole aperitivo. Prenotazione obbligatoria chiamando lo 051 19936329, oppure scrivendo una e-mail a didattica@genusbononiae.it

Santa Maria della Vita (via Clavature 8/10) è una delle sedi della IV Biennale di Foto/Industria, promossa dalla Fondazione MAST. Qui è esposto il progetto fotografico Porto di Genova di Lisetta Carmi, considerata tra i fotografi più importanti del Novecento italiano. I lavori che compongono la mostra sono stati realizzati nel 1964, e denunciano le condizioni lavorative dei portuali genovesi. Fino al 24 novembre, ingresso gratuito.

Bologna s’industria. La rinascita economica dal secondo dopoguerra agli anni ’80 nelle immagini dell’archivio Fototecnica

Gli autori delle immagini della mostra Bologna s’industria furono quattro operatori, formati presso lo Studio Villani – Albuccio Arcani, Tiziano Calza, Sigfrido Pasquini e Pietro Roda – che fondarono la ditta Fototecnica Artigiana e che successivamente si trasformò in Fototecnica Bolognese. Il fondo, oggi conservato presso la Biblioteca di San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro 20/2), rappresenta una fonte iconografica di grande rilevanza per la documentazione della vita economica di Bologna e delle aree limitrofe, dal secondo Dopoguerra agli anni Ottanta. L’esposizione intende offrire al pubblico una sintesi della varietà della produzione industriale di quegli anni.

Martedì 26 novembre 2019 alle ore 17.30, conferenza con Riccardo Vlahov, La fabbrica delle immagini.

Il 16 novembre alle ore 17.00, Bologna: Street of Food in collaborazione con Eataly Bologna, Bologna nei suoi vicoli e nelle sue strade, conserva ancora il ricordo di una cultura legata fortemente al cibo. Dopo un tour tra osterie e luoghi storici della città, si arriverà da Eataly dove verrà proposto un mini laboratorio su un’eccellenza della gastronomia emiliana e una degustazione.

Prenotazione obbligatoria chiamando lo 051 19936329 oppure scrivendo una mail a didattica@genusbononiae.it

In occasione della Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza Palazzo Pepoli (Museo della Storia di Bologna), domenica 24 novembre alle ore 10.30 vi aspetta a ingresso gratuito con Green World, una visita animata e un laboratorio per famiglie con bambini dai 6 ai 10 anni, per scoprire giocando insieme, tutti i segreti del nostro pianeta e capire come attraverso tanti nuovi suggerimenti possiamo aiutare il nostro ecosistema.
Per i bambini, un grande evento diffuso in molti musei per avvicinare tante famiglie al mondo della cultura e all’importanza della lettura insieme ai bambini. Genus Bononaie ha organizzato due imperdibili appuntamenti per domenica 17 novembre dedicati ai bambini:

alle ore 10.30 per bambini dai 3 ai 6 anni, Ogni storia ha il suo tempo: il tempo della narrazione e il tempo dell’ascolto . Un visita animata tra le sale di Palazzo Pepoli dove leggeremo e ascolteremo storie che narrano di civiltà del passato e del nostro presente. Sarà un’avventura interattiva e piena di stimoli, in cui l’ascolto, la narrazione e la partecipazione saranno i veri protagonisti;

alle ore 16.30 bambini dai 7 ai 12 anni, Ogni storia ha il suo tempo: il tempo della narrazione e il tempo scientifico. Il ticchettio delle lancette dell’orologio narra due storie: il nostro tempo e quello degli altri. Una visita tra storie e letture, alla scoperta dei diversi sistemi che l’uomo ha ideato per misurare lo scorrere del tempo. Un percorso avventuroso come un viaggio con la macchina del tempo, tra passato e futuro. 5€ attività + ingresso ridotto per il bambino e 1 accompagnatore.

Prenotazione obbligatoria chiamando lo 051 19936329 oppure scrivendo una mail a didattica@genusbononiae.it

 

Genus Bononiae

Parole affamate di parole

Parole affamate di parole è la nuova raccolta di poesie di Stefania Rabuffetti, in uscita a novembre per Manni Editori con una prefazione di Renato Minore (pp. 572 – euro 28,00).

Il volume sarà presentato sabato 16 novembre a Milano (ore 15.30 al Circolo Filologico Milanese, via Clerici, 10) nell’ambito di Bookcity, in un incontro dal titolo Il desiderio indefinibile della poesia.

Parteciperanno lo scrittore Renato Minore, l’attrice e conduttrice televisiva Barbara De Rossi, che leggerà alcuni estratti dalla raccolta, e l’artista José Molina. Coordina Massimo Arcangeli.

Un’antologia drammaticamente intima che si sviluppa attraverso 10 sezioni tematiche – anima/corpo, io/tu, amore/odio, luce/buio, ragione/follia, verità/bugia, realtà/sogno, voce/silenzi, male/bene, vita/morte – ciascuna delle quali è introdotta da tavole illustrate dell’artista madrileno José Molina.

Rabuffetti attinge da un inesauribile vaso di Pandora. Il suo vissuto è fatto di contrazioni e distensioni, di redenzione e baratro, amore e repulsione, come traspare dai suoi versi:

Mi piego ma non mi spezzo

mi fletto ma non mi incrino

mi inchino ma non mi umilio

inciampo ma non mi scheggio.

A questo continuo scandaglio emotivo corrisponde una produzione prolifica, senza posa, “bulimica”, come la definisce Renato Minore nell’introduzione: «Parole affamate di parole, come un bulimico processo che trascina ogni verso e ogni poesia (preceduta dal suo titolo che è spesso anche spiazzante, come un contrappunto ironico a ciò che dice) e rinvia alla successiva, in un continuum decostruito-ricostruito».

La scrittura è, dunque, lo specchio dell’anima dell’autrice; l’irrequietudine è trasmessa da continui salti cronologici, dall’andare e venire nel tempo come testimoniano le date in calce alle poesie. Ma la parola esprime anche una costante ricerca di senso, la volontà di giungere a un livello superiore di consapevolezza di sé, del mondo e delle relazioni che vi si instaurano.

Stefania Rabuffetti è nata a Roma, dove tuttora vive. Per dieci anni ha lavorato in RAI come redattrice di vari programmi televisivi, dal varietà alle rubriche culturali. Nel 2007, si avvicina alla poesia che diventa ben presto un modo per affrancarsi dalle difficoltà personali: una terapia contro la depressione, l’apatia e il senso di alienazione. Con Manni ha pubblicato Il perimetro dell’anima (2009), vincitore del “Premio Minturnae2010” (sezione giovani), Libertà vigilata (2011), Vietati gli specchi (2016) e Cartoline dall’universo (2017).

José Molina è un artista, illustratore e grafico di origine madrilena. Attualmente vive e lavora in Italia. Le sue opere sono state esposte in prestigiosi contesti come il Museo della Scienza e della Tecnologia, la Fondazione Mudima e la Triennale a Milano; la Real Academia de España a Roma e la Reggia di Caserta per citarne solo alcuni.

 

Delos

‘69/’70 Le lotte e l’utopia

Per il terzo anno consecutivo, la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e la Fondazione Gramsci danno vita a un’iniziativa che mira a stimolare la memoria collettiva per ricordare e approfondire i temi di una pagina di storia italiana nelle arti e nella società. Dopo la Rivoluzione d’ottobre e Il Sessantotto, il format “Il progetto e le forme di un cinema politico” si dedicherà a “Le lotte e l’utopia”, per riflettere sugli anni 1969/1970. La terza edizione della manifestazione avrà quindi luogo dal 4 al 12 novembre e si svilupperà in una giornata di studi, una rassegna cinematografica di 20 film (alla Casa del Cinema di Roma), un seminario all’Università Roma Tre e un evento speciale al Cinema Farnese. È doppio e parallelo il binario su cui scorrono in modo diverso ma convergente la prassi e l’utopia politico-sociale di quei fatidici anni, spesso attraversati da contraddizioni: da una parte la continuazione delle idee del 68’ studentesco, la polemica contro il consumismo e l’alienazione della società di massa, elementi che si arricchiscono nel nostro Paese a livello di classe delle grandi lotte operaie con il conseguente e concomitante movimento reazionario che culmina con lo stragismo di Stato; dall’altra le utopie di un’aspettativa di un futuro diverso, metaforicamente incarnate sia dal primo esperimento storico di far dialogare due computer, sia dal più spettacolare e noto evento dell’allunaggio dell’Apollo 11.

Una giornata di studio con illustri esponenti del mondo universitario, critici e studiosi aprirà la manifestazione lunedì 4 novembre alla Casa del Cinema di Roma (ore 9:30/17:00). Dissertazioni fantascientifiche alternate al cinema di lotta, al rapporto tra lavoro e avvenimenti storici del ‘69 e alle intersecazioni fra le arti filmiche nei linguaggi di radio, televisione e musica, vedranno intervenire, presentando le proprie relazioni sull’argomento, Giovanni Spagnoletti,  Carlo Casula,  Ermanno Taviani, Emiliano Morreale, Luciana Castellina, Antonio Medici, Maurizio Zinni, Alma Mileto, Damiano Garofalo, Renato Parascandolo, Paolo Carusi e Silvana Silvestri. Gli incontri saranno coordinati da Vincenzo Vita, presidente della Fondazione AAMOD e Marco Maria Gazzano, docente a Roma Tre.

Molti gli autori e le opere in programma all’interno della rassegna cinematografica, tutte presentate da studiosi e protagonisti della macchina da presa: nel nutrito calendario, Paolo Taviani introdurrà Sotto il segno dello scorpione, girato insieme al fratello Vittorio; Liliana Cavani presenterà il suo I cannibali; Mario Tronti presenterà due film del movimento operaio, Wilma Labate introdurrà Concerto in fabbrica (di Maurizio Rotundi) e un quasi sconosciuto film documentario di Gian Maria Volontè, La tenda in piazza; Paolo Brogi, autore di un recentissimo volume sulla morte di Giuseppe Pinelli, presenterà i film di Elio Petri e di Nelo Risi sulla morte di Pinelli; Giovanni Spagnoletti introdurrà Il seme dell’uomo di Elio Petri; interverranno ancora Bruno Di Marino, Piero Di Siena, Emiliano Morreale, Carlo Ghezzi ed Ermanno Taviani.

Chiuderà la rassegna un evento speciale, in programma venerdì 8 novembre (ore 18,00) al Cinema Farnese: la proiezione di Contratto, di Ugo Gregoretti, che sarà preceduta da un incontro con Giorgio Benvenuto, Riccardo Iacona, Maurizio Landini e Vincenzo Vita. Saranno presenti in sala Orsetta e Pippo Gregoretti.

Come appendice alla manifestazione, l’11 e il 12 novembre, avrà luogo un seminario sul Sessantanove e gli artisti nell’aula del Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università degli Studi Roma Tre.

L’ingresso a tutti gli incontri è libero fino esaurimento posti.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Dante 2021. Firmato protocollo per programma eventi veronesi

Ha preso ufficialmente forma la grande festa veronese di Dante 2021. Sottoscritto in Municipio il protocollo d’intenti per la gestione delle celebrazioni locali del settimo centenario della morte del Sommo poeta italiano. In parallelo ai grandi appuntamenti nazionali ed internazionali condivisi con le altre due città dantesche Firenze e Ravenna, Verona vuole dare ancora più valore a Dante e al suo legame con la città, dedicando alla sua memoria un’ampia carrellata di mostre, esposizioni, concerti, rassegne ed itinerari turistici.

Iniziative proprie, che sul piano locale accresceranno l’offerta culturale e turistica su specifici aspetti del poeta, della produzione letteraria ma anche della vita.

Un grande obiettivo sul quale, da oggi, con la sottoscrizione del protocollo d’intesa, lavoreranno insieme Comune, Segretariato Regionale del Ministero per i beni e le attività culturali per il Veneto, Soprintendenza Archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino-Alto Adige, Regione Veneto, Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto – MIUR, Università e Diocesi di Verona.

Firmatari dell’accordo, insieme al sindaco Federico Sboarina e all’assessore alla Cultura Francesca Briani, il direttore del segretariato regionale del Ministero per i Beni e le Attività culturali per il Veneto Renata Casarin; l’assessore regionale Elisa De Berti; il direttore della Soprintendenza Archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino-Alto Adige Eurosia Zuccolo; dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto – Ambito Territoriale di Verona il dirigente Albino Barresi; il nuovo rettore dell’Università di Verona Francesco Nocini ed il vescovo Mons. Giuseppe Zenti.

“L’obiettivo finale – sottolinea il sindaco – è quello di offrire sul territorio veronese una manifestazione di alto livello in grado, da un parte, di celebrare uno dei più importanti anniversari della letteratura italiana e mondiale, dall’altra, accrescere la conoscenza e l’interesse sulla straordinaria figura di Dante. Questo protocollo è il frutto di un intenso lavoro che, da mesi, interessa tutte le principali realtà coinvolte. È la base per l’avvio di tutti i progetti che dovranno essere concretizzati da oggi al 2021. Abbiamo cercato di mettere insieme le forze migliori per ottenere un programma di eventi straordinario. Tutti si ricordano di Firenze e Ravenna, dimenticando che anche Verona è stata una tappa importante nella vita di Dante. Per questo, essere oggi riconosciuti fra le città dantesche e partecipare attivamente alla realizzazione di queste celebrazioni è un’importante opportunità che è nostra intenzione sfruttare al meglio. Puntiamo a trasformare l’evento in una appuntamento indimenticabile, con iniziative di forte interesse culturale ma, anche, più popolari, per avvicinare meglio l’intera comunità alla straordinaria figura di Dante. Oggi è solo la prima tappa di un grande lavoro di cooperazione che, nel 2021, ci vedrà uniti negli importanti festeggiamenti danteschi”.

Un momento della firma del protocollo

“Il protocollo è il punto di partenza – dichiara l’assessore Briani –. Con questa sottoscrizione si chiude la fase organizzativa per dare ufficialmente avvio alla gestione più operativa del programma delle celebrazioni. Prima, però, è stato fondamentale trovare un punto d’incontro con tutti i soggetti interessati, così da mettere in rete le realtà istituzionali, le organizzazioni pubbliche e quelle private. Queste celebrazioni sono un’occasione straordinaria per accendere i riflettori sulla cultura italiana, ma anche un’opportunità per far conoscenza e valorizzazione il nostro territorio e il suo legame con il Sommo poeta. Ringrazio tutte le realtà che si sono prestate a condividere con noi questo progetto”.

“Questo protocollo d’intesa – precisa il direttore del segretariato regionale del Ministero Casarin – è un’assunzione di responsabilità importante. Un raro esempio di sinergie e di collaborazioni per la costruzione di una rete in grado di valorizzare la memoria del poeta e il suo stretto legame con Verona, che per lui è stato luogo di un rapporto politico e culturale inteso”.

“Con questa importante occasione – spiega il direttore della Soprintendenza Zuccolo – è nostra intenzione accrescere la conoscenza di beni culturali, come oggetti d’arte, documenti e archivi che potranno essere maggiormente valorizzati e resi disponibili alla visione di tutti. Il progetto permetterà a tutti di essere culturalmente più ricchi alla fine della manifestazione”.

“Abbiamo davanti a noi due anni di lavoro per arrivare preparati alla celebrazioni di questa importante eredità culturale – dichiara l’assessore De Berti –. Con le suo opere, Dante ha dato lustro alla città e a un’intera comunità che ora, con la sottoscrizione di questo protocollo, si impegna nella valorizzazione e promozione del patrimonio culturale cittadino e del territorio Veneto legato alla presenza del grande poeta a Verona”.

“Da parte nostra – precisa il dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Barresi – punteremo a coinvolgere nel progetto anche gli studenti. E’ a loro, infatti, che passiamo questa grande eredità”.

“Conoscere le nostre radici ci aiuta a crescere – dichiara il rettore Nocini –. Dante ha dato tanto alla nostra comunità. Desidero, per questo, che l’università sia parte integrante della città di Verona. Questa ricorrenza può essere l’occasione per accrescere nella collettività l’interesse per la cultura e per questa straordinaria figura”.

“Dante è il Sommo poeta dell’umanità – sottolinea Mons. Zenti – non vi è nessuno alla pari nel mondo. E’ un peccato che nei programmi scolastici non si approfondisca abbastanza il Paradiso, la parte della Divina Commedia che il grande poeta compose proprio negli anni di permanenza nella città scaligera”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Da Giannini a Mogol, Idem porta in scena la poesia come essenza dell’arte

Grandi nomi per raccontare, da diverse prospettive, l’essenza dell’espressione poetica. Saranno Giancarlo Giannini, Umberto Galimberti, Melania Maccuzzo e Mogol i protagonisti della XII edizione della rassegna di Idem al Teatro Filarmonico di Verona. Sotto i riflettori una vera e propria riflessione sulla poesia nelle varie forme d’arte.

L’appuntamento inaugurale, lunedì 4 novembre, vedrà Giancarlo Giannini dar vita alle parole che diventano opera letteraria e teatrale. Con ‘Della stessa sostanza dei sogni’ la poesia ridarà voce a Shakespeare e a tanti altri poeti dal Dolce Stil novo al Novecento.

A seguire, lunedì 20 gennaio Umberto Galimberti proporrà una lectio inedita sul rapporto tra filosofia e poesia che da Eraclito e la tragedia greca arriva al Romanticismo, a Nietzsche e Heidegger; lunedì 3 febbraio Melania Mazzucco indagherà i caratteri della poesia che si fa immagine nella storia delle arti, da Giotto a Stanley Kubrick; lunedì 24 febbraio Mogol racconterà attraverso emblematiche canzoni la poesia espressa dalla connessione tra parole e musica che dà vita all’arte poetica più popolare, dal rock alla canzone d’autore.

La rassegna, organizzata dall’associazione culturale Idem, diretta da Alcide Marchioro, è patrocinata dal Comune di Verona e sostenuta da Cattolica Assicurazioni, main partner.

L’iniziativa è stata presentata dall’assessore alla Cultura Francesca Briani, insieme al direttore artistico Alcide Marchioro e alla coordinatrice dell’associazione Alessandra Zecchini. Presenti Emanuela Vecchiet di Cattolica Assicurazioni, Gianluca Soldo di Amt, oltre ai rappresentanti degli altri sponsor.

“Una rassegna che ha un radicamento importante sul territorio – ha detto Briani -, e che, di anno in anno, affronta tematiche culturali di grande spessore, coinvolgendo un vasto pubblico e portando a Verona ospiti d’eccellenza. C’è sempre una grande attesa per questa manifestazione, da parte nostra faremo il possibile affinchè si continui a lavorare in sinergia per ampliare e far crescere qualitativamente l’offerta culturale cittadina”.

“La poesia come essenza dell’arte, ma allo stesso tempo trasversale alle arti – ha spiegato il direttore Marchioro -, in un insieme di parole, immagini e suoni. Allo stesso tempo i poeti come i più influenti creatori, con linguaggi allusivi e l’estetica di storie memorabili che segnano la nostra identità culturale”.

L’ingresso fino alle 20.55 è riservato ai soci Idem. È possibile aderire all’associazione alla Libreria Antiquaria Perini o al Verona Box Office oppure tramite il sito http://www.idemon.net. L’adesione dà diritto a partecipare gratuitamente ai 4 appuntamenti della rassegna e a 11 a scelta del Festival della Bellezza, in programma durante l’estate.

 

Roberto Bolis

 

Donato ai Musei Civici di Verona l’autoritratto del 1552 dell’artista Antonio Badile

La signora De Stefani, il sindaco di Verona Sboarina, l’ass. Briani, la direttrice Rossi e l’opera di Badile

Donato ai Musei Civici di Verona l’autoritratto del 1552 dell’artista Antonio Badile. L’importante lascito è stato riconosciuto al Comune dalla signora Ida De Stefani che, in ricordo del marito Gianni Delaini, ha fatto dono alla città di un particolare dipinto raffigurante, uno degli artisti più significativi del Cinquecento veronese, maestro di Paolo Caliari detto ‘Il Veronese’.

A ricevere il dipinto, installato a Castelvecchio, il sindaco Federico Sboarina insieme all’assessore alla Cultura Francesca Briani e alla direttrice dei Musei Civici Francesca Rossi. L’opera, posta appositamente di fronte al dipinto ‘Pala Bevilacqua-Lazise’ di Paolo Caliari, è da oggi visibile al pubblico nella sala Tintoretto-Veronese. Uno spazio espositivo che avrà a breve un intervento di valorizzazione, perché contiene i capolavori più rappresentativi del nostro Cinquecento.

“Un gesto di straordinario valore per la città – sottolinea il sindaco Sboarina –. Ringrazio la signora De Stefani, perché il suo gesto di mecenatismo non solo dimostra un alto senso civico, ma ci aiuta ad arricchire l’importante collezione del museo di Castelvecchio. Un dipinto di grande valore storico e culturale, che da oggi sarà visibile a tutti in una delle suggestive sale del museo. Ho chiesto alla direttrice Rossi di strutturare un percorso monografico che mostri ai veronesi i capolavori degli artisti a cui Verona ha dedicato ad eterna memoria vie e monumenti della città”.

Davanti all’opera di Badile la signora De Stefani con il Sindaco

“Un esempio importante di mecenatismo – dichiara l’assessore Briani –, che ricorda i periodi delle grandi donazioni artistiche. Con il generoso gesto della signora De Stefani, il quadro entra nelle collezioni civiche tra i documenti fondamentali per la ricostruzione della storia dell’arte cittadina al tempo di Veronese. Sarà esposto al pubblico nel percorso permanente della pinacoteca del Museo di Castelvecchio accanto alle opere di Veronese e Tintoretto, tra i protagonisti della stagione d’oro del Cinquecento veneto”.

Artista autorevole e poliedrico, Antonio Badile, scomparso a soli 42 anni nel 1560, ha guidato la bottega secolare di famiglia, attiva dal XIV al XVII secolo, nel passaggio artistico dal classicismo d’inizio Cinquecento ad una più colta e complessa tecnica pittorica, di cui l’allievo Veronese sarà uno dei massimi esponenti.
L’Autoritratto, firmato e datato 1552, è evidentemente ambientato nello studio del pittore. Dalla finestra posta alle sue spalle si apre una veduta su una piazza e un incrocio tra le vie del centro cittadino. In primo piano, appoggiati sul tavolo accanto al biglietto che Badile tiene nella mano destra, si vedono rappresentati i simboli che caratterizzano le diverse competenze dell’artista: il bulino, che si collega alla sua attività di incisore, in cui si era specializzato il padre Girolamo; le penne e il calamaio, a quella di disegnatore. Sempre sul tavolo è ben visibile l’album in primo piano dove Badile raccoglieva studi e testimonianze grafiche, anche dei suoi antenati o di ammirati colleghi. Nel Seicento il libro di disegni faceva parte della collezione veronese del conte Ludovico Moscardo, ma in seguito fu smembrato. I suoi fogli arricchiscono oggi le collezioni dei più prestigiosi musei del mondo.

Nella seconda metà del XVIII secolo, il dipinto si trovava a Bologna nella principesca collezione del marchese Filippo Ercolani. Nel secolo successivo giunse in Inghilterra, dove è documentato in varie raccolte private, tra le quali quella di Robert Stayner Holford a Dorchester House (Londra). Messo all’asta a Sotheby’s nel 1969, tornò in una collezione privata veronese e nel 1988 fu esposto a Castelvecchio alla mostra dedicata a Paolo Veronese. Oggi, con la donazione De Stefani, il quadro entra a far parte delle collezioni civiche veronesi.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

 

Millennials e Cultura nell’era digitale

Lunedì 28 ottobre 2019 alle ore 18.00 presso le Gallerie di Piazza Scala a Milano, l’Associazione Civita presenta il suo undicesimo Rapporto, dal titolo Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro, volto a contribuire alla conoscenza delle giovani generazioni per favorire il loro coinvolgimento attivo nel mondo della Cultura, migliorando così la loro vita e costruendo una società più attiva e consapevole.

L’evento di presentazione, che segue il lancio nazionale del Rapporto tenutosi a Roma lo scorso 4 aprile e, più di recente, a Palermo, il 10 ottobre 2019, propone un confronto costruttivo e dinamico fra esperti e giovani testimonial di esperienze innovative di successo in ambito professionale e creativo.

I giovani nati fra la metà degli anni Ottanta ed i primi del Duemila – appartenenti alle categorie dei cosiddetti Millennials e dei Centennialsrappresentano una risorsa-chiave per il futuro del nostro Paese, sia sotto il profilo della fruizione culturale che della produzione creativa. Sebbene oggi si parli spesso di “Generazioni Y e Z” o “nativi digitali”, le loro caratteristiche in termini di abitudini e stili di vita sono, di fatto, sconosciute ai decisori pubblici – al contrario di quanto avviene per le imprese che considerano i giovani target di mercato centrali e oggetto di mirate campagne di marketing – limitando, così, l’efficacia delle politiche a loro destinate ed escludendoli da una significativa quota di offerta culturale e artistica.

Chi sono questi giovani? Quali valori dominano la loro esistenza? Qual è il ruolo della Cultura nella loro vita? Questi alcuni degli interrogativi che l’Associazione Civita si è posta e a cui il volume, edito da Marsilio Editore, risponde offrendo un’analisi approfondita sul mondo giovanile da cui emergono gusti, aspirazioni, attitudini di consumo culturale, propensione alla produzione creativa ed ambiti di criticità: un bagaglio informativo mirato, utile agli operatori culturali e, più in generale, alle agenzie formative per ottimizzare le strategie di audience development a favore dei giovani, rendendole inclusive e massimizzandone gli impatti. Le giovani generazioni, oggi utenti potenziali, rappresentano, in realtà, il grande bacino dei consumatori e produttori di Cultura di domani.

Al centro del Rapporto la ricerca condotta dal Centro Studi “Gianfranco Imperatori” dell’Associazione Civita, in collaborazione con Baba Consulting, finalizzata a rilevare le modalità con cui le generazioni Y (18-32) e Z (15-17), in Italia, si rapportano con la Cultura oltre che a delinearne un quadro di autorappresentazione attraverso valori, aspettative ed interessi.
Sulla base di specifiche caratteristiche distintive emergono quattro gruppi (cluster) per i quali la Cultura ha diverse accezioni: di stampo conservativo-tradizionalista (“Custodi”), come esplorazione di proposte originali (“Artefici”), risorsa per la propria affermazione sociale e potenziale leva di crescita (“Cercatori”), complesso di conoscenze aperto e dinamico in equilibrio fra tradizione e sperimentazione innovativa (“Funamboli”). Ripensare e rendere coinvolgente l’esperienza culturale dei suddetti target risulta, quindi, fondamentale ed è per questo che l’indagine si chiude sul “che fare”, presentando spunti e proposte per avvicinare e far interagire in misura maggiore giovani e mondo culturale.

Il Rapporto presenta, inoltre, contributi di esperti sulle quattro dimensioni-chiave nell’interazione fra giovani e Cultura: consumo, produzione creativa, progettualità giovanile e audience development. Se, da un lato, le nuove generazioni costituiscono una significativa quota dell’audience – o del “non pubblico” – su cui le politiche culturali dovrebbero orientarsi, dall’altro rappresentano, anche grazie alle potenzialità della rete, i “generatori” di progettualità innovativa che necessita di essere declinata in una progettualità culturale sostenibile e con mercati di sbocco.

L’incontro – moderato da Federico Sarica, Direttore di Rivista Studio – sarà, inoltre, occasione per presentare le proposte di Civita rivolte ad operatori e policy makers per la costruzione di un’offerta culturale inclusiva e stimolante. Un’azione quanto mai necessaria per ribadire con forza l’importanza di investire oggi nell’avvicinare i giovani al mondo culturale ed artistico, non solo per garantire loro una migliore qualità della vita, generando preziose opportunità a livello personale e professionale, ma anche per rendere la società di domani più coesa e strutturata per affrontare le sfide future.

PROGRAMMA

SALUTI

Michele Coppola Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo

MODERA

Federico Sarica Direttore Rivista Studio

LA RICERCA DI CIVITA

Alfredo Valeri Responsabile Attività di Ricerca, Centro Studi Associazione Civita

PROGETTUALITÀ CULTURALE FRA INNOVAZIONE E CREATIVITÀ

Jacopo Mele Digital Life Coach, YourDIGITAL

Lorenzo Maternini Country Manager Italia & VP Corporate Relationship Talent Garden

Giulia Capodieci Coordinamento Comunicazione BASE Milano

Giulia Restifo Founder That’s Contemporary

Martina Valera Responsabile Nazionale Progetti Culturit Network

MILLENNIALS SOTTO LA LENTE

Guido de Vecchi Direttore Generale Innovation Center Intesa Sanpaolo

Giulia Ceriani Presidente Baba consulting, Prof. Pubblicità e strategie di comunicazione integrata

Laura Bartolini Presidente e Education Strategist Logotel

CONCLUSIONI

Nicola Maccanico Segretario Generale Associazione Civita

 

Gallerie d’Italia – Milano, Piazza della Scala 6

 

Rachele Mannocchi

 

La meccanica della vita a Palazzo Farnese

 

Nell’ambito dei “Dialoghi del Farnese”, nuovo appuntamento del ciclo MONDO MACCHINA MONDO VIVENTE. Omaggio a Leonardo, inserito nell’ambito dei “Dialoghi del Farnese”, incontri italo-francesi organizzati dall’Ambasciata di Francia in Italia e Institut français per la divulgazione culturale, storica e scientifica di argomenti legati al genio vinciano nella sua influenza sul progresso contemporaneo: lunedì 28 ottobre alle ore 18:30 nel Salone d’Ercole di Palazzo Farnese, si parlerà della Meccanica della Vita in un incontro sui rapporti tra vivente e macchina, vita animale e automazione, divenuti sempre più oggetto di studio in settori disciplinari che spaziano dalla fisica alla robotica, fino all’arte in tutti i suoi molteplici linguaggi.

L’applicazione delle metodologie della scienza ai comportamenti dei sistemi biologici ha, con l’apporto delle nuove tecnologie, ampliato considerevolmente la conoscenza dei meccanismi fondamentali del vivente. In un proficuo e costante gioco di trasposizione dei concetti e degli strumenti, specialisti dei vari campi del sapere indagheranno questo compenetrarsi dei due mondi che si arricchiscono a vicenda e portano a invenzioni e nuovi modi di rappresentazione. A dibattere sull’argomento saranno infatti l’artista Nicolas Darrot, i fisici Irene Giardina e Jean-François Joanny e la biorobotica Barbara Mazzolai. A moderare gli interventi sarà il giornalista Gabriele Beccaria.

L’ingresso è riservato alle persone prenotate.

 

Elisabetta Castiglioni

 

A Ferrara parte la prima Scuola di cinema della regione intitolata a Florestano Vancini

È intitolata al regista e sceneggiatore ferrarese Florestano Vancini la Scuola d’arte cinematografica che ha aperto quest’anno la propria sede a Ferrara. L’attività della  prima scuola di cinema della regione Emilia-Romagna è stata illustrata nella residenza municipale.

“La scuola di cinema Florestano Vancini – ha detto il sindaco Alan Fabbri – premia l’operato di un giovane che ha sempre creduto nel suo progetto e che, grazie a tanto impegno e sacrifici, è riuscito a realizzare i suoi propositi. Ora così Ferrara ha la prima e unica Scuola di cinema della regione Emilia-Romagna. Il cinema è un riferimento importante per la città e il territorio e abbiamo in serbo un progetto da mettere in campo per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di dare riconoscimento agli artisti che hanno dato molto a Ferrara. Grazie a questa scuola la città si trova per una volta ad accogliere l’arte anche attraverso la formazione”.

L’assessore alla Cultura Marco Gulinelli ha poi parlato dell’importanza di un’iniziativa che di fatto mette in campo “una fabbrica di sogni” che consentirà “agli allievi che entrano in questa scuola di imparare l’arte cinematografica in tutte le sfaccettature”.

L’ideatore e fondatore della scuola è l’attore Stefano Muroni, che ha sottolineato: “A diciotto anni io sono dovuto scappare da Ferrara e sono andato a Roma perché volevo fare cinema. Stando lì ho capito però le grande potenzialità che ci sono a Ferrara. È qui che è nato il neorealismo e il territorio è pieno di cultura cinematografica. L’idea della scuola mi è venuta per non fare scappare i ferraresi e gli emiliani. In realtà per le selezioni sono venuti da tutt’Italia e tra un centinaio di aspiranti allievi sono entrati in 31, che si occuperanno di regia, recitazione, sceneggiatura. Per noi questa è una giornata storica”.

Il direttore artistico Alessio Di Clemente ha ricordato che le attività scolastiche sono partire lunedì 14 ottobre, mentre l’inaugurazione ufficiale con assessori comunali e con il sindaco Alan Fabbri verrà fatta mercoledì 30 ottobre 2019 alle 16.30 nella sede all’interno di Factory Grisù (via Poledrelli 21, Ferrara). “I nostri allievi – ha detto Di Clemente – entrano in una scuola che immediatamente instrada e indirizza al lavoro. L’assessore ha parlato di una fabbrica di sogni e in questo caso si tratta di una fabbrica che fornisce strumenti concreti per realizzarli, i sogni”.

La Scuola d’arte cinematografica Florestano Vancini, patrocinata dal Comune di Ferrara, sarà la prima scuola d’arte cinematografica dell’Emilia Romagna, e partirà ad ottobre nella città di Ferrara.

È stata strutturata ispirandosi alle grandi scuole nazionali del cinema d’Europa: tre anni di studio, da ottobre a giugno, tutti i giorni dal lunedì al venerdì, con 25 docenti a disposizione, tre classi (regia, sceneggiatura e recitazione) le quali, dopo un’attenta selezione, saranno costituite da massimo 10 allievi (regia), massimo 10 allievi (sceneggiatura), massimo 20 allievi (recitazione). Gli allievi devo avere tra i 19 e i 26 anni per il corso di recitazione e tra i 19 e i 30 per i corsi di regia e sceneggiatura.
La vocazione principale della scuola è il cinema, ma nei tre corsi si affronterà anche lo studio del linguaggio televisivo, documentaristico e per il web. Tutti gli allievi approfondiranno, inoltre, anche materie indispensabili come: fotografia, montaggio, produzione, costume e scenografia, musica e pittura.
Ha sede a Ferrara, all’interno della Factory Grisù, uno spazio di oltre quattromila metri quadri dedicati alla creatività in tutte le sue forme.
Venti imprese unite da un progetto di rigenerazione urbana per il recupero dell’ex caserma dei Vigili del Fuoco di Ferrara, un edificio storico sottratto al degrado e trasformato in hub culturale.

La scuola è promossa dalla società di produzione cinematografica Controluce Produzione Srl di Stefano Muroni e Valeria Luzi, presentata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia assieme alla Regione Emilia Romagna.

L’unicità della scuola consiste nell’insegnare a tutti gli allievi come realizzare le proprie idee, cominciando dalla ricerca fondi fino ad arrivare alla produzione sostenibile seguita dalla distribuzione e vendita televisiva.
La Florestano Vancini lega così la formazione alla professione, la scuola al lavoro.

Il corpo docenti è composto da importanti professionisti del cinema italiano. David di Donatello, Nastri d’Argento, docenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, insegnanti che si sono formati nelle maggiori scuole del mondo come l’Actor Studio di New York, fanno della Florestano Vancini una scuola di cinema di altissima qualità.

Nel corso del triennio saranno numerose le grandi opportunità che la scuola offrirà all’allievo.

Verrà coinvolto in manifestazioni internazionali per produrre video legati all’evento, come per la Tenda Summer School, campus mondiale che si tiene ogni agosto nella Delizia Estense Villa La Mensa, nel basso ferrarese, in cui sono coinvolte scuole di teatro e di cinema di tutto il mondo.

Al terzo anno due ragazzi per ogni corso parteciperanno a scambi culturali in scuole di cinema d’Europa, dove potranno venire in contatto con diverse pedagogie e nuovi modi di intendere il cinema.

Ogni anno sei ragazzi (due per ogni corso) parteciperanno in qualità di giurati alle prestigiose MasterClass del Giffoni Experience, il festival di cinema per ragazzi più importante del mondo, dichiarato “il più necessario” secondo il grande regista francese Francois Truffaut.

Un’altra grande opportunità sarà legata al lavoro di diploma: dei dieci corti realizzati, quello più significativo, scelto dal corpo docenti in accordo col direttore artistico, verrà distribuito nei festival di tutto il mondo dalla prestigiosa società di distribuzione festivaliera Premiere Film, la quale nel 2017 ha portato un corto agli Oscar.

Un modo concreto di legare la formazione ai primi passi nel mondo del professionismo.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

 

Quando la cultura paga: i conti di Extralirica

Concerti internazionali, serate in mondovisione e in diretta televisiva, ma anche musical e spettacoli con ballerini di fama mondiale, per un totale di 32 serate, due in più dello scorso anno. La stagione dell’extralirica in Arena si è chiusa registrando 342 mila presenze, con una media di 10.686 spettatori a sera, e incassi per due milioni e mezzo di euro. Proventi che Arena di Verona Srl ha versato direttamente nelle casse di Fondazione Arena. Più di 210 mila euro gli introiti provenienti dagli ex biglietti omaggio, destinati al fondo comunale per le Nuove Povertà. E già si pensa al 2020 con i concerti in esclusiva di Zucchero, l’unica data italiana di Lana Del Rey e una serata speciale dedicata ad Emma Marrone.

Elthon John, David Garrett, Evanescence, Sergei Polunin, questi alcuni dei nomi che hanno calcato il palcoscenico dell’anfiteatro nel corso dell’estate 2019. Oltre ai grandi artisti italiani come Ennio Morricone, Marco Mengoni, Eros Ramazzotti, Il Volo, Francesco Renga e Cristiano De Andrè. E poi il ritorno di Notre Dame De Paris, le dirette televisive con le 4 serate di Music Awards e Power Hits Estate. E due grandi eventi che Arena di Verona Srl ha portato in mondovisione Rai: La Traviata in ricordo di Zeffirelli e la tappa finale del Giro d’Italia, con milioni di spettatori collegati da tutto il mondo.

A fare il bilancio della stagione 2019, il sindaco Federico Sboarina e l’amministratore di Arena di Verona Srl Gianmarco Mazzi.

“La qualità degli spettacoli è stata davvero alta e i numeri di presenze e incassi lo attestano – ha detto il sindaco -. L’Arena, con l’indotto economico che porta, si conferma una forza trainante per l’intera città. E gli spettacoli in mondovisione e in diretta televisiva sono una promozione unica per Verona. Negli ultimi due anni parliamo all’incirca di 152 milioni di telespettatori che hanno visto l’Arena in tv e 680 mila persone che sono venute nel nostro anfiteatro per assistere a un concerto di extralirica. Numeri impressionanti che hanno un ritorno più che positivo, basti pensare che, a differenza di quanto succedeva prima, gli incassi dei canoni di concessione ora vanno tutti a Fondazione Arena, tanta benzina per il motore del nostro festival lirico. E poi l’interesse nazionale e internazionale ha riavvicinato il territorio, con imprenditori, industriali e associazioni di categoria che sono tornati ad investire. Ho già chiesto un incontro con il Ministro Franceschini, perché anche nella redistribuzione del Fus, Fondo unico per lo spettacolo, l’Arena non può essere paragonata agli altri teatri. Siamo orgogliosi infine di aver istituito il fondo Nuove Povertà con i biglietti che prima venivano dati gratuitamente al Comune e quindi regalati. In due anni e mezzo, vendendo questi omaggi, siamo riusciti a raccogliere circa 500 mila euro e aiutare centinaia di famiglie”.

“Siamo davvero contenti ed entusiasti del lavoro fatto quest’anno – ha spiegato Mazzi – e della collaborazione con ben 9 società diverse di produzione. L’Arena non è mai stata concessa gratuitamente, nemmeno in occasione del Giro d’Italia, e gli introiti derivanti dai canoni di concessione sono stati versati a Fondazione Arena. Stiamo già lavorando alla prossima stagione, per un cartellone con serate in esclusiva. Zucchero con le sue 10 date ha già venduto il 70 per cento dei biglietti. Questo significa che nei prossimi 11 mesi tutti parleranno di Verona perché nel 2020 l’artista si esibirà solo in Arena. E poi avremo concerti internazionali come quello di Lana Del Rey che sarà a Verona il 9 giugno. Aspettiamo a braccia aperte Emma Marrone, la cantante, infatti, in una delle ultime interviste, ha espresso il desiderio di festeggiare con un concerto in Arena il suo prossimo compleanno”.

 

Roberto Bolis