Paolo Gioli. “Abuses. Il corpo delle immagini”

Paolo Gioli (Sarzano-RV 1942) è uno degli artisti italiani più apprezzati della seconda metà del XX secolo; pittore, filmaker, fotografo, le sue opere sono conservate nelle collezioni di musei internazionali come il MoMA di New York, il Centre Georges Pompidou di Parigi e l’Art Institute of Chicago. Il suo lavoro è attualmente al centro di un particolare interesse scientifico e critico internazionale per le innovazioni linguistiche che l’autore ha introdotto nel campo della fotografia e del cinema. Nel 2015 la GNAM di Roma presenterà una grande antologica dedicata ai molteplici aspetti della sua ricerca.

La mostra “Paolo Gioli- Abuses. Il corpo delle immagini” a cura di Giuliano Sergio, che inaugurerà il 12 aprile a Villa Pignatelli, Napoli, presso la Casa della fotografia (Riviera di Chiaia, 200), vuole offrire una lettura inedita della sua opera fotografica, attraverso una selezione di oltre un centinaio di immagini che affrontano un tema centrale nella ricerca dell’artista veneto: l’indagine sul corpo e sulla natura morta.

L’esposizione illustra come la ricerca dell’autore sulle superfici fotografiche produca una carnalità dell’immagine fatta di innesti, suture e artifici. Per Gioli la fotografia non è documento ma emanazione del corpo, l’artista forza i limiti strutturali dell’immagine, le sue aberrazioni e gli effetti ottici, per utilizzarli come elementi drammatici. La tecnica del foro stenopeico –principio originario della camera oscura che rinuncia all’uso dell’ottica- il montaggio di fotografie e di pellicole trouvée, gli interventi di luce in sede di sviluppo, i trasferimenti della polaroid, gli inserti di stoffa e gli interventi con la pittura, costituiscono una narrazione visiva che trasforma il medium fotografico nell’icona che incarna la seduzione, il desiderio, la sofferenza del corpo.

Nelle sale di Villa Pignatelli il pubblico si accosterà alla ricerca dell’autore partendo da una serie di autoritratti che introducono una riflessione sul motivo del volto e della maschera, come opposizione tra identità e simulacro.

Il ciclo delle nature morte (1986-1997), presentate in dialogo con le “Autoanatomie” (1986-1987), sviluppano il tema dell’erotismo che sarà ripreso dalla più recente serie delle “Naturae”(2007-2010). Lo studio anatomico e di genere permette all’artista di misurarsi con la carnalità della superficie polaroid trasferita su carta, seta e pittura. I soggetti sono riferimenti di un corpo intimo che aderisce alla fotografia stessa.

Nei “Torsi” (1997-2007) Gioli affronta l’iconografia classica del corpo “martirizzato”, sublimato nel celebre autoritratto “Omaggio a Hyppolite Bayard” (1981), fino alle ultime ricerche delle “Vessazioni” (2009-2010) dove ritorna il tema della maschera. Simboli del passaggio inesorabile del tempo sono, infine, i due cicli che chiudono la mostra: gli “Sconosciuti” (1994) e i “Luminescenti” (2006-2010), che riprendono rispettivamente foto di identità degli anni Cinquanta e resti di antiche sculture greco –romane, frammenti visivi dove quel che resta del corpo è la corruzione della materia.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo a cura di Giuliano Sergio edito da Peliti Associati.

La mostra è promossa e organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta con Incontri Internazionali d’Arte. Resterà aperta fino al primo di giugno.

Simona Golia

 

Trionfale il bilancio del Grande Teatro

Autori di grande rilievo, attori e registi di altissimo livello, capolavori di sicuro richiamo del Novecento e opere drammaturgiche dei giorni nostri: la stagione 2013/14 del Grande Teatro – pluridecennale rassegna di prosa organizzata dal Comune di Verona in collaborazione col Teatro Stabile di Verona, con Unicredit come main partner e con il contributo della Provincia di Verona – ha avuto un esito trionfale. Con le sue 30.044 presenze – 5.386 in più rispetto alla precedente edizione (pari a un incremento del 22% con un aumento di quasi centomila euro di incasso) – la rassegna ha letteralmente ribaltato la tendenza nazionale che purtroppo vede il teatro in crisi. La formula, consolidata negli anni, si è arricchita (in questa edizione, la ventottesima) di nuovi elementi fermo restando il criterio che sta alla base della rassegna: proporre al pubblico un ventaglio, ampio e di qualità, della drammaturgia classica quanto del teatro del secolo scorso e del nuovo millennio. Il tutto con messinscene che si sono avvalse degli attori più amati e stimati da pubblico e critica a livello nazionale e dei migliori registi italiani.

Il cartellone 2013/14 ha abbinato capolavori dell’Ottocento e del Novecento (come Hedda Gabler di Henrik Ibsen, Le voci di dentro di Eduardo De Filippo ed Erano tutti miei figli di Arthur Miller che appartengono a un filone drammatico) a commedie comiche e brillanti come I ragazzi irresistibili di Neil Simon e Servo per due che il cinquantasettenne drammaturgo inglese Richard Bean ha rielaborato dal Servitore di due padroni di Carlo Goldoni. Restando in ambito contemporaneo due testi in programma sono stati di sicuro e forte impatto per le tematiche che trattano: Prima del silenzio del regista e drammaturgo Giuseppe Patroni Griffi (scomparso nel 2005) che nel fare un raffronto tra generazioni, traccia il bilancio che un uomo maturo fa della sua vita, e La torre d’avorio del settantanovenne sudafricano Ronald Harwood, testo che affronta il tema della libertà di un artista durante il nazismo. E infine la poetica Ballata di uomini e cani, tributo di Marco Paolini allo scrittore Jack London e al “senso del limite” che la montagna ci impone.

Lo spettacolo che ha fatto registrare più presenze è stato, con 4.204 spettatori, La torre d’avorio con protagonista Luca Zingaretti. Seguono, nell’ordine, Ballata di uomini e cani (4.185) con Marco Paolini, Servo per due (4.177) con Pierfrancesco Favino, Le voci di dentro (4.100) con Toni Servillo, I ragazzi irresistibili (3.875) con Eros Pagni e Tullio Solenghi, Prima del silenzio (3.267) con Leo Gullotta e con il giovane veronese Eugenio Franceschini, Erano tutti miei figli (3.184) con Mariano Rigillo ed Hedda Gabler (3.052) con Manuela Mandracchia.

Enrico Pieruccini e Betty Zanotelli

Il nuovo allestimento del Museo d’Arte Sacra di San Gimignano

Con il 2014, il Complesso monumentale del Duomo di San Gimignano presenta il nuovo Museo d’Arte Sacra. Il prezioso Museo si mostra ora con un diverso allestimento delle sale e svela tesori che, per motivi di restauro, sono stati a lungo nascosti.

La raccolta museale ospita opere d’arte e oggetti liturgici provenienti dalla Collegiata e dalle chiese del comprensorio, ed è stato riallestito, in particolare, per conferire un giusto rilievo alla grande pala di Fra Paolino da Pistoia che ha fatto il suo ritorno in museo dopo un’assenza di oltre un decennio. Il restauro ha conferito splendore non soltanto all’opera, ma anche alla cornice. La pala di Fra Paolino, eseguita nel 1525, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Gimignano, Domenico, Antonino, Girolamo, Caterina d’Alessandria e Lucia. Nella predella si vedono a sinistra Santa Caterina da Siena, al centro la Visitazione e, a destra, Tobiolo e l’Angelo. Fra’ Paolino il cui vero nome era Paolo di Bernardino del Signoraccio si formò nella bottega del padre e, nel 1503, entrò nel convento dei Domenicani di Pistoia, l’ordine dei padri che aderivano alle idee del Savonarola. La pala si trova nella medesima sala ove si ammira la celebre “Madonna della rosa” di Bartolo di Fredi, simbolo del Museo.

Dopo il restauro ritorna anche la cornice cinquecentesca originale del dipinto che rappresenta la Sacra Famiglia con San Giovannino, copia da Andrea del Sarto. Adesso quadro e cornice sono riuniti dopo molti anni. La cornice giaceva infatti nei depositi in attesa del ripristino, lungo e complesso. Come osserva la direttrice del Museo d’Arte sacra, Susan Scott, che ha seguito i lavori, “la prima sala del museo è stata completamente riallestita e si presenta adesso di grande impatto. Entrando, il visitatore vede subito la bella tavola della Sacra Famiglia con San Giovannino nella parete di fondo. Nella stessa sala, inoltre, sono tornati ad essere visibili due curiosi quadri di Matteo Rosselli dopo essere stati nascosti alla vista dei visitatori del Museo per una quindicina di anni. Sono opere del quinto decennio del XVII secolo che creano suggestivi giochi ottici. A seconda di come si pone lo spettatore, raffigurano un doppio ritratto del Redentore o della Santa Maria Maddalena, San Francesco o Santa Chiara. Siamo infine molto contenti di un importante lascito dello studioso Gabriele Borghini, di recente scomparso, relativo a due grandi tele ottocentesche raffiguranti Santa Fina, che sono importanti per la storia dell’iconografia della santa. Le tele adesso sono esposte nella grande sala degli arredi sacri, una volta la loggia sopra il battistero di fianco al Duomo.”

Anche monsignor Mauro Fusi, proposto della Collegiata, si ritiene soddisfatto del nuovo allestimento ed è grato ad una famiglia senese che ha concesso in deposito permanente al Museo un altarolo di scuola fiorentina eseguito tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento. “Il dipinto che raffigura la Madonna col Bambino – osserva ancora monsignor Fusi – è preziosa testimonianza della grande devozione privata nei confronti della Vergine Maria”.

I visitatori potranno ammirare il nuovo Museo con l’ausilio dell’audioguida gratuita. La nuova audioguida vi accompagnerà attraverso i capolavori della Collegiata, le Storie del Vecchio e Nuovo Testamento, la cappella di Santa Fina, gioiello del Rinascimento, dunque nel Museo d’Arte sacra, che risulta di estremo interesse per conoscere il patrimonio storico, artistico, culturale della città di San Gimignano e oltre.

Il nuovo allestimento del Museo è stato fortemente voluto dal Duomo di San Gimignano.

Con il biglietto di ingresso viene consegnata gratuitamente un’audioguida realizzata da Opera Laboratori Fiorentini Civita Group.

ORARI DI APERTURA DAL 01/04 – AL 31/10

Dal Lunedì al venerdì 10/19:30

Sabato 10/17:30

Domenica 12:30/19:30

ORARI DI APERTURA DAL 01/11 – AL 31/03

Dal Lunedì al Sabato 10/17

Domenica 12:30/17

Chiuso dal 15 al 31 Gennaio, 12 Marzo, dal 15 al 30 Novembre, 25 Dicembre, 1 Gennaio

PREZZI

DUOMO

Intero € 4,00 – utilizzo audioguida gratuito

Ridotto €2,00 – utilizzo audioguida gratuito

Gruppi €3,50 – utilizzo audioguida gratuito

MUSEO ARTE SACRA

Intero €3,50 – utilizzo audioguida gratuito

Ridotto €2,00 – utilizzo audioguida gratuito

Gruppi €3,00 – utilizzo audioguida gratuito

CUMULATIVO (Duomo + Museo Arte Sacra)

Intero € 6,00 – utilizzo audioguida gratuito

Ridotto € 3,00 – utilizzo audioguida gratuito

Gruppi € 5,00 – utilizzo audioguida gratuito

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

Sergio Staino. Satira e sogni

Staino

Da oggi, 6 aprile, al 3 novembre, apre al pubblico, nelle sale del Santa Maria della Scala in Siena, la prima rassegna “antologica” di Sergio Staino.

Nell’esposizione, dall’emblematico titolo “Satira e Sogni”, che evoca le due attitudini principali che hanno da sempre caratterizzato il lavoro dell’artista, si potranno ammirare gli acquarelli e le più recenti opere digitali che hanno reso Sergio Staino uno tra i maggiori protagonisti della satira in Italia. Sono esposte in mostra oltre trecento opere, dalle prime strisce di Bobo per Linus, che risalgono ai primi anni Settanta, fino alle più recenti creazioni in digitale.

“Sembra quasi un destino, e se lo è, è un bel destino, che uno nato in provincia di Siena e per la precisione a Piancastagnaio sull’ Amiata, arrivi in età avanzata a vedersi consacrato in una bella mostra nel proprio capoluogo. Già questo mi rende particolarmente felice ed emozionato, spingendomi nella ricerca di un percorso e di un senso a questa mostra, che vada al di là di una normale rassegna antologica e retrospettiva – dichiara Sergio Staino- La realtà è che vorrei tanto che l’aspetto più importante di questa esposizione non fosse il retrospettivo ma alcuni piccoli germi di futuro, germi di futuro messi a disposizione dalle attuali tecnologie”.

Intorno all’anno 2000 l’artista ha infatti dovuto abbandonare per motivi di eccessivo degrado della vista il disegno tradizionale fatto a punta di matita o di penna a china, per spostarsi obbligatoriamente sul digitale. “Mi sembrava un ripiego e in questo senso anche un passaggio triste – commenta oggi Sergio Staino – In realtà ho scoperto una parte di mondo meravigliosa: le mille occasioni di raccordo, di confronto e di cambiamento che il touch screen mi offriva.”

La parte più ampia della mostra è quindi dedicata a questo territorio ancora così largamente inesplorato e che solo recentemente alcuni artisti, primo fra tutti David Hockney, hanno cominciato a precorrere.

“Ho spostato il mio segno nel virtuale, utilizzando una penna elettronica e scannerizzando di tutto, e nel virtuale l’ho fatto incontrare con i segni e i colori di artisti di ogni luogo e ogni epoca, oppure ho sposato il digitale con i miei acquerelli informi, confusi, creati più col cuore che con l’occhio, e ne è venuta fuori questa materia che adesso metto in mostra.

Non essendoci originali concreti nel momento della stampa si può giocare come vogliamo, si possono ingrandire su grandi dimensioni e farli vivere in questi stupendi spazi dell’antico ospedale senese”.

La mostra dunque segue questo passaggio: dai primi disegni nati su Linus nel ’79 agli appassionati interventi su l’Unità, e poi il cinema e quello che ha significato nell’evoluzione del suo disegno, fino alle ultime opere disegnate a mano e acquerellate in grigio prima dell’addio definitivo e il passaggio al digitale. Mescolati tra loro temi politici, dispute familiari, disegni per bambini o di puro gioco, tutti segnati e contraddistinti, da un segno e da una fantasia che, al di là delle tante tecniche usate, rimangono completamente sue.

Nella mostra si entrerà attraverso un arco trionfale, sormontato da un Bobo-Rodin pensatore e subito ci si imbatterà in una sorta di Pantheon dei nostri giorni: grandi sagome dei personaggi che hanno animato gli ultimi trenta tormentati anni della nostra vita politica e istituzionale. Nelle prime sale troveranno spazio le memorabili storie degli anni di Linus (Capitan Kid, Moskava, Senza famiglia) e de l’Unità ( I funerali di Belinguer, Livorno 1921, A proposito di Arbasino ). Sono gli anni dei disegni a penna, dell’uso della china e dei pennarelli.

Nel 1989 Sergio Staino si misura con la regia e gira il film Cavalli si nasce. Oltre a rivedere quella pellicola ormai quasi dimenticata i visitatori potranno rivedere lo storyboard originale: cinque grandi quaderni nei quali l’artista anticipa con deliziosi acquarelli tutte le scene del film. Sono gli anni dei disegni a china e dei lavori con acquarello.

Con la “Storia di Montemaggio”, disegnata per le pagine de l’Unità e poi pubblicata in volume, inizia quel progressivo uso delle tecnologie di cui Sergio Staino è costretto a servirsi. In sequenza si potranno ammirare le molte sezioni fatte di opere così realizzate: Furti e omaggi, Acque toscane, Canzoni e fumetto, le Scenografie teatrali del Premio Tenco. Non mancherà, naturalmente, uno sguardo alla satira del “ giorno dopo giorno” con cinquanta tavole sulla produzione satirica più recente.

Questo lungo viaggio nell’opera di Sergio Staino sarà raccontato anche in un grande catalogo, edito da Effegi, che conterrà, oltre alla riproduzione di gran parte delle opere esposte, anche scritti di Maurizio Boldrini, Tomaso Montanari e Sabrina Benenati. Curatori della mostra sono Maurizio Boldrini e Claudio Caprara.

Presso il Bookshop del Complesso Museale Santa Maria della Scala sarà possibile oltre al catalogo della mostra consultare ed acquistare altre pubblicazioni relative ai lavori e disegni di Sergio Staino e verrà presentata la linea di merchandising ufficiale studiata e realizzata per la mostra senese.

La mostra, fortemente voluta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Siena e organizzata da Opera Civita Group, sarà parte integrante dei sette percorsi museali del Santa Maria della Scala. Contemporaneamente alla mostra sarà infatti possibile percorrere i suggestivi ambienti monumentali dell’antico ospedale così da valorizzare i sette percorsi museali esistenti : I luoghi dell’accoglienza e della cura; Jacopo della Quercia (La Fonte Gaia); Museo Archeologico Nazionale; Le bandiere delle Contrade (dal museo Stibbert); Siena, Racconto della città (Dalle origini al medioevo); Il tesoro (Le reliquie e gli ori) e il Museo d’Arte per bambini.

SERGIO STAINO. Satira e Sogni. Disegni acquarelli opere digitali

Complesso Museale Santa Maria della Scala

Tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30

BIGLIETTO INTERO: € 10,00

BIGLIETTO RIDOTTO: € 8,00

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

La Bohème. Al Teatro Carlo Felice dal 5 al 16 aprile 2014

Sabato 5 aprile 2014, alle ore 20.30, va in scena La Bohèmedi Giacomo Puccini, opera in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, tratto da Scènes de la via de bohème di Henri Murger. Tragedia della giovinezza, ma anche inno all’amore puro in un’ottocentesca ambientazione parigina, rappresentata, per la prima volta, il 1° febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino con la direzione di Arturo Toscanini. La musica di Giacomo Puccini, scritta in soli otto mesi, diede vita ad una delle sue opere più amate e rappresentate, ancora oggi in grado di commuovere e meravigliare. La storia sincera e semplice di Mimì e Rodolfo, le schermaglie amorose di Marcello e Musetta, sono spettacolari tranches de vie che ispirano registi, scenografi ed artisti da ormai 113 anni.

Questa produzione del Teatro Carlo Felice è stata presentata per la prima volta nel dicembre 2011, in cui scene e costumi, ricchissimi di colori, sono stati disegnati da Francesco Musante, famoso pittore genovese, allora al suo debutto nel mondo della lirica. La regia è di Augusto Fornari, conosciuto come brillante attore e regista, anche lui alla sua prima esperienza nel mondo dell’opera. La direzione di Coro e Orchestra del Teatro Carlo Felice è affidata a Giampaolo Bisanti, applaudito più volte dal pubblico genovese, mentre il Coro di voci bianche è guidato a Gino Tanasini. Le luci sono di Luciano Novelli.

L’opera si avvale di due cast prestigiosi che si alternano nelle recite: Maite Alberola, Olga Busuioc (Mimì), Alessandra Marianelli, Jessica Nuccio (Musetta), Teodor Ilinčai, Giordano Lucà (Rodolfo), Roberto De Candia, Simone Piazzola (Marcello), Andrea Porta, Roberto Maietta (Schaunard), Andrea Concetti, Emanuele Cordaro (Colline). Al loro fianco, i giovani del secondo Ensemble Opera Studio, la compagnia stabile EOS di giovani talenti che il Carlo Felice sta coltivando dall’inizio della stagione.

La Fondazione Teatro Carlo Felice propone, dopo il successo conseguito nei passati incontri, la piacevole consuetudine dell’esclusiva cena dopo Teatro con gli Artisti, al termine delle “Prime” di ogni opera.

Il terzo appuntamento di quest’anno è dunque fissato per sabato 5 aprile, dopo la recita di La Bohème. L’organizzazione della cena è affidata a Svizzera Ricevimenti, che si distingue per un servizio professionale, elegante ed efficiente, contribuendo a rafforzare l’immagine del Teatro come luogo di incontro tra convivialità e cultura.

Il prezzo della “Cena Esclusiva” è di euro 45.00.=, per informazioni ed acquisto: Biglietteria del Teatro.

 

Marina Chiappa

Creatività in cucina. Due nuovi concorsi

Sono aperti a tutti i due concorsi banditi nei giorni scorsi da A.D.I.D. delegazione di Brescia, in collaborazione con Associazione Sidus e con ReToBIA, Brescia Flair e A.S.B.I.

Si tratta di insegnare a “Bere bene”, o bere consapevolmente soprattutto superalcolici, a tutela del gusto, del piacere sensoriale e, soprattutto, della salute propria e altrui.

Per arrivare a questo, la delegazione di Brescia dell’Associazione Degustatori Italiani Distillati, che a Brescia è nata, propone a chi si diletta o vuole provare a cimentarsi in cucina, due concorsi.

Uno si chiama MIXTAIL per la creazione di nuovi cocktail, sia analcolici che alcolici, con varie tipologie e con la possibilità di suggerire abbinamenti di finger food, e per farlo si è affidata alla gestione di ReToBIA con il patrocinio di Brescia Flair e A.S.B.I., con l’organizzazione tecnica di supporto di Sidus.

L’altro si chiama CUOCHI DISTILLATI e propone la creazione di prodotti di pasticceria (biscotti, torte, dolci) a base di distillati. In entrambi i casi il concorso non è fine a se stesso, ma porterà ad eventi sul territorio, a corsi e Masterclass previsti nel regolamento.

La parte più interessante è l’apertura a tutti, esperti o no, basta che siano consapevoli di creare ricette nuove, ripetibili, capaci di innovare il gusto per ottenere uno scopo, non solo tanto per fare. Quindi ai fornelli o al bancone e… buoni esperimenti!

Per approfondimenti e per i bandi completi, potete collegarvi a adidbrescia.com, oppure chiedere informazioni a: adidbrescia@virgilio.it; retobia@virgilio.it

Janine Jansen. Atteso ritorno all’Aula Magna della Sapienza

Guardando una foto della giovane olandese Janine Jansen, si potrebbe pensare che sia una modella, ma lei fin da piccola aveva deciso che sarebbe stata una violinista e ha raggiunto quel che si prefiggeva. Ora la si può ammirare nelle principali sale da concerto, dove suona con orchestre quali Royal Concertgebouw Orchestra, Berliner Philharmoniker, New York Philharmonic e Los Angeles Philharmonic e con direttori come Valery Gergiev, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Gustavo Dudamel e Antonio Pappano. Arriva a Roma da Philadelphia, dove ha appena suonato con l’orchestra che fu di Riccardo Muti, e dopo il concerto alla IUC di sabato prossimo, 5 aprile, alle ore 17.30, accompagnata da Itamar Golan al pianoforte (Aula Magna – Sapienza Università di Roma, Piazzale Aldo Moro 5), la attende una lunga tournée italiana, al cui termine vola subito a Barcellona.

Janine Jansen, ViolineJanine Jansen suona lo Stradivari “Barrère” del 1727, prestatole dalla Fondazione Elise Mathilde. Incide in esclusiva per Decca, che ha appena pubblicato un suo nuovo cd, in cui esegue i Concerti per violino di Johann Sebastian Bach.

Per la musica da camera ha una vera devozione. Ha fondato un festival internazionale di musica da camera a Utrecht, nella sua Olanda, e fin dal 1998 partecipa ogni anno alla serie di concerti da camera della Phlharmonie di Berlino. Per la musica da camera non ha scelto un semplice accompagnatore ma un pianista di classe, Itamar Golan, con cui presenta all’Aula Magna un raffinato programma, che si conclude con Brahms ma prima allinea tre splendidi lavori, eseguiti non troppo frequentemente, di tre autori molto diversi, accostati con una certa audacia ma con gusto sicuro.

Inizia con l’unica Sonata per violino e pianoforte di Leos Janacek, un’opera della piena maturità, che per il compositore boemo fu una vera estate di san Martino, la sua stagione più ricca di capolavori. Poi la Fantasia di Franz Schubert, in cui il compositore abbandona le forme classiche per adottare andamenti più liberi e più vicini al suo mondo espressivo; fu composta nel 1827, nei mesi tragici ma fertili di musiche straordinarie che precedettero la sua precocissima morte. Si passa agli immediati dintorni dell’impressionismo con Ernest Chausson e il suo Poème op. 25, composto durante una vacanza a Firenze nel 1896 e inizialmente intitolato Le Chant de l’amour triomphant, come il racconto di Ivan Turgenev a cui si ispira.

In conclusione la Sonata n. 3 in re minore op. 108, composta nella maturità dei suoi cinquantacinque anni da Johannes Brahms, animato qui da un’ispirazione aristocratica e meditata, nella vena di un lirismo sottilmente elaborato, senza sbalzi violenti, e nutrito da una particolare fecondità di idee.

Janacek Sonata JW VII/7

Schubert Fantasia in do maggiore D 934

Chausson Poème op. 25

Brahms Sonata n. 3 in re minore op. 108

 

Mauro Mariani

 

 

Finalmente l’opera completa dei grandi Maestri veneti dell’incisione settecentesca

Due volumi cartonati di grande formato, veste grafica accuratissima, 980 pagine, 1340 schede di altrettante opere, 1500 immagini con dettagli anche a piena pagina. “La Serenissima nello specchio di rame” è una di quelle opere che nella storia dell’arte si pongono a riferimento assoluto.

I due volumi cartonati, riuniti in un cofanetto, sono opera di Dario Succi, studioso di fama internazionale, specializzato nella pittura e nell’incisione del Settecento veneziano. Ha curato più di venti esposizioni su questo ambito, tra le quali quella, memorabile del 1983 al Correr Da Carlevarijs ai Tiepolo. Incisori veneti e friulani del Settecento.

I due volumi in cofanetto sono stati editi e sono distribuiti da Cecchetto Prior Alto Antiquariato. La tiratura è di mille copie numerate a mano dall’autore e messe in vendita al prezzo di 280 euro.

L’opera, che è frutto di un trentennio di ricerche, colma una lacuna su quello che fu il secolo d’oro di uno straordinario universo di immagini incise, finora non adeguatamente valorizzato perché oggetto di studi frammentari, diluiti in un arco di tempo plurisecolare, dispersi su riviste specializzate e contributi monografici di non facile reperibilità.

I cataloghi ragionati completi di ventidue grandi maestri, incisori d’invenzione (Luca Carlevarijs, Marco Ricci, Michele Marieschi, Antonio Canal detto Canaletto, Bernardo Bellotto, i tre Tiepolo, Jacopo Amigoni, Sebastiano Ricci, Francesco Fontebasso, Alessandro Longhi, Gaetano Zompini, Gianfrancesco Costa, ecc.) sono integrati da una selezione delle serie più significative di dodici fra i migliori incisori di riproduzione (Francesco Bartolozzi, Davide Fossati, Antonio Visentini, Giambattista Brustolon, Giovanni Volpato, Giuliano e Marco Sebastiano Giampiccoli, Dionisio Valesi, Francesco Zuccarelli, Antonio Sandi, Teodoro Viero). Di ogni incisione, accuratamente riprodotta, vengono descritti tutti gli stati conosciuti, precisando le dimensioni, la tecnica esecutiva, la datazione, l’eventuale esistenza di dipinti o disegni corrispondenti. La catalogazione delle stampe (1340 schede, 1500 immagini con dettagli anche a piena pagina, come si è già detto) scorre all’interno di una visione panoramica che consente di seguire la nascita, la straordinaria fioritura, il lento declino di una civiltà espressiva che ha contribuito in maniera determinante, con la larghissima diffusione internazionale, all’esaltazione della gloria di Venezia e della Repubblica Serenissima. I capitoli, ordinati cronologicamente, sono suddivisi seguendo un filo conduttore che valorizza artisti e generi tematici: vedute di Venezia, delle isole lagunari, della Riviera del Brenta, del territorio prealpino, di città italiane ed europee; riproduzioni di dipinti storici, religiosi, allegorici e mitologici; ritratti di artisti, santi e letterati; fantasiose teste di carattere, capricci di paesi e di rovine; le delizie della villeggiatura, le stagioni, i mesi, la caccia in valle, i mestieri ambulanti; le feste dogali,il carnevale e le sagre popolari; la vita in maschera nei caffé, nei palazzi e nei casini.

Strumento prezioso per studiosi, collezionisti, antiquari, questa pubblicazione può coinvolgere tutte le persone sensibili al fascino dell’arte e della storia di Venezia. “La Serenissima nello specchio di rame. Splendore di una civiltà figurativa del Settecento. L’opera completa dei grandi Maestri veneti” volumi cartonati 24 x 30 cm con sovracoperta e cofanetto. 980 pagine totali, 1340 schede, 1500 immagini. A cura di Dario Succi. Editore e distributore: Cecchetto Prior Alto Antiquariato srl (via Chiesa 7 31033 Castelfranco Veneto) http://www.cecchettoprior.com info@cecchettoprior.com.

Tiratura: mille copie numerate, Euro 280,00.

Articolo di S. E.

G.P. Formula 1. Amnesty International teme repressione proteste in Bahrein

Alla vigilia del Gran premio di Formula 1, in programma dal 4 al 6 aprile, Amnesty International ha sollecitato le autorita’ del Bahrein a non stroncare le proteste pacifiche previste in occasione dell’evento sportivo. Negli anni scorsi, le autorita’ hanno adottato dure misure repressive contro coloro che prendevano parte alle manifestazioni per le riforme, gli attivisti che si opponevano alla famiglia reale e i promotori delle campagne per il rispetto dei diritti umani. “Le autorita’ del Bahrein non devono commettere gli errori del passato, limitando la liberta’ di movimento e stroncando le proteste. Il diritto della popolazione del Bahrein a esprimere in modo pacifico la sua opposizione alle politiche governative e la sua preoccupazione per la situazione dei diritti umani e’ legittimo e dev’essere rispettato” – ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. Gli attivisti dell’opposizione che hanno chiesto il boicottaggio del Gran premio sono stati gia’ etichettati dal governo come “traditori”. Si teme che le autorita’ possano prendere a pretesto i recenti scontri e gli atti di terrorismo contro la polizia per imporre ulteriori restrizioni durante il Gran premio, come ad esempio impedire l’uscita dai villaggi e sciogliere violentemente le proteste pacifiche. Durante le precedenti edizioni del Gran premio, ai giornalisti locali e stranieri e’ stato impedito di seguire le proteste e alcuni di essi sono stati espulsi per averlo fatto senza autorizzazione. “Anziche’ continuare a ricorrere a misure di sicurezza nei confronti delle proteste antigovernative, le autorita’ dovrebbero marcare il Gran premio con l’annuncio di misure concrete per affrontare la drammatica situazione dei diritti umani nel paese” – ha affermato Boumedouha. “Tre anni dopo l’inizio della rivolta, abbiamo visto solo cambiamenti di facciata e promesse di riforme non mantenute. Gli arresti arbitrari, la repressione delle manifestazioni e le torture durante la detenzione proseguono senza sosta. Usare il Gran premio per rafforzare l’immagine pubblica del Bahrein e’ poco piu’ di un mero tentativo di nascondere le crescenti violazioni dei diritti umani dietro un evento sportivo internazionale” – ha commentato Boumedouha. Ecco alcuni casi. Salah ‘Abbas Habib, un manifestante di 37 anni, fu ucciso dalle forze di sicurezza il 20 aprile 2012 nel corso di una protesta relativa allo svolgimento del Gran premio di quell’anno. Ai familiari fu impedito per tre giorni di vedere il cadavere. Nel novembre 2013 un agente di polizia e’ stato assolto per mancanza di prove e a causa delle contraddittorie dichiarazioni dei testimoni. Nessun’altra persona e’ sotto inchiesta per l’omicidio di Salah’ Abbas Habib, i cui familiari attendono dunque ancora giustizia. Nel 2013, Nafeesa al-Asfoor e Rayhana al-Mousawi, due attiviste di 31 e 38 anni, sono state arrestate per aver tentato di entrare nel circuito automobilistico del Gran premio per protestare contro la detenzione di attivisti politici. Entrambe sono state accusate di aver progettato atti di terrorismo e di possedere esplosivi. Il processo e’ in corso. Nel settembre 2013, Rayhana al-Mousawi e’ stata condannata a cinque anni, in un altro processo, per i suoi legami con la “Coalizione 14 febbraio”, un movimento giovanile che nel marzo di quest’anno le autorita’ hanno dichiarato organizzazione terrorista. Le due attiviste hanno denunciato di essere state sottoposte a maltrattamenti e torture durante la detenzione e di essere state costrette a firmare “confessioni” che in seguito hanno ritrattato. Amnesty International ha chiesto che sia avviata un’indagine indipendente e approfondita sulle denunce di tortura e che i responsabili siano portati di fronte alla giustizia. Il Gran premio di Formula 1 del 2014 segna anche tre anni dall’arresto di Mahdi ‘Issa Mahdi Abu Dheeb, ex presidente dell’Associazione degli insegnanti del Bahrein. Dopo l’arresto, venne tenuto in isolamento per 64 giorni e torturato anche dopo aver firmato la “confessione”. Amnesty International lo considera prigioniero di coscienza e continua a chiedere il suo rilascio immediato e incondizionato e l’avvio di un’indagine sulle sue denunce di tortura. Numerosi altri attivisti per i diritti umani, tra cui Nabeel Rajab e Abdelhadi Al-Khawaja, e centinaia di prigionieri politici stanno languendo in carcere solo per aver organizzato o invocato manifestazioni contro il governo. “La radicata cultura dell’impunita’ che pervade le forze di sicurezza del Bahrein fa si’ che di volta in volta ai responsabili delle torture e di altre gravi violazioni dei diritti umani venga consentito di farla franca. Invece di affrontare le violazioni dei diritti umani in corso, le autorita’ del Bahrein continuano a cercare il consenso internazionale attraverso eventi come il Gran premio di Formula 1 mentre allo stesso tempo violano clamorosamente i diritti dei loro cittadini” – ha concluso Boumedouha.

Amnesty International Italia

Il recupero del Museo Archeologico presso il Teatro Romano di Verona

L’Amministrazione comunale ha avviato già da tempo, in sinergia con Fondazione Cariverona, un progetto generale di riqualificazione del colle di San Pietro che prevede oltre alla rifunzionalizzazione della ex Caserma da adibire a sede museale, l’inserimento dell’ascensore (ex funicolare) per agevolare la salita al colle, la realizzazione di un parco archeologico e da ultimo la riqualificazione del Museo Archeologico presso il Teatro Romano.

Per tale ultimo intervento ha beneficiato di un contributo regionale di € 3.499.860,00 assegnato ai sensi del Programma Operativo Regionale (POR).

La scelta è stata dettata dalla volontà di uniformare gli interventi nel più ampio e articolato obiettivo di rivitalizzazione e riqualificazione del colle di San Pietro attraverso l’attivazione di una serie di funzioni culturali in sinergia tra pubblico e privato e di azioni complesse per il recupero e l’ammodernamento delle strutture esistenti, tale da rendere il Museo Archeologico al Teatro Romano più competitivo nei confronti di siti internazionalmente noti e meglio attrezzati.

Fondazione CariVerona ha offerto la propria disponibilità a farsi carico della parte restante dei costi dell’intervento (€ 1.199.940,00) a fronte di una spesa complessiva di € 4.999.800,00 e ha designato alla redazione della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva dell’intervento in argomento, gli stessi professionisti già incaricati del nuovo polo museale a Castel san Pietro, fornendo all’amministrazione il progetto per l’appalto.

L’amministrazione ha integrato il finanziamento per la parte mancante (€300.000,00) e coordinato tutte le conseguenti procedure tecnico-amministrative, ivi compresa la Direzione Lavori.

L’intervento è stato progettato da un gruppo di lavoro cui fanno parte l’arch. Stefano Gris per la componente architettonica, l’ing. Claudio Modena – SM Ingegneria S.r.l. per la componente strutturale, lo Studio Giunone Termotecnici Associati per la componente impiantistica, professionisti tutti coordinati dal responsabile dell’edilizia monumentale del comune. Da citare il contributo del Coordinamento Musei per la risoluzione delle problematiche relative ai percorsi espositivi; la scelta dei temi e delle opere per l’allestimento è a cura di Margherita Bolla.

Il progetto è così articolato:

Palazzo Fontana

L’ingresso del Museo Archeologico al Teatro Romano è situato in “Palazzo Fontana”. L’edificio di origine rinascimentale, a blocco su tre piani (più un piccolo scantinato) dalla classica pianta veneta con saloncino centrale e ambienti laterali, è collocato nella porzione sud-est del settore scenico del Teatro Romano e costituisce l’unico elemento conservato della cortina in fregio al Lungadige demolita tra il 1904 e il 1914.

Il progetto prevede di riqualificare l’intero edificio con l’obiettivo di renderlo accessibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria collegando i vari piani mediante l’inserimento di un ascensore e di dotarlo di tutti quei servizi che caratterizzano un museo moderno.

Date le condizioni di conservazione dell’edificio, si rendono necessarie opere di restauro e consolidamento anche in funzione di un miglioramento sismico. Saranno inoltre integralmente rifatte tutte le componenti impiantistiche.

Museo Archeologico – Ex Convento dei Gesuati

Il Museo Archeologico è costituito da un corpo di fabbrica a corte orientato parallelamente all’Adige, articolato verso monte in due cortili a tamponamento del terrazzo intagliato nel tufo. Edificato sui ruderi del Teatro Romano di cui rettifica la porzione centrale della cavea, si sviluppa su sei livelli inglobando anche la retrostante intercapedine romana scavata a tutta altezza (18 metri) a protezione dell’impianto.

In sezione i livelli si dilatano progressivamente salendo di quota occupando, via via, superfici sempre più consistenti dell’invaso conico del colle. Al quarto livello l’impianto è conventuale e si articola attorno al Chiostro che da un lato confina con la Chiesa, dall’altro con il Refettorio. Oltre, verso est, il convento è oggi di proprietà privata.

Gli interventi previsti consistono sostanzialmente:

– Sostituzione dell’attuale ascensore con arrivo alla quota del quinto livello (piano superiore del Chiostro, oggi non servita) e partenza dalla quota della precinzione superiore dell’antico Teatro.

–   al quarto livello la realizzazione di un nuovo pianerottolo di sbarco dell’ascensore, della chiusura della piccola corte a est con una copertura leggera in vetro, delle nuove strutture di allestimento e la realizzazione dei necessari servizi igienici (ad oggi non esistenti al piano) in corrispondenza di alcuni ambienti del Chiostro in precedenza adibiti a laboratori fotografico e di manutenzione reperti;

–   ristrutturazione e allestimento del quinto livello del Chiostro al fine di aumentare considerevolmente la superficie espositiva del museo;

–   risistemazione del sesto livello – che ospita gli uffici del personale – per dare superficie ai laboratori scientifici (fotografico e di manutenzione reperti).

Completate le installazioni dei ponteggi e dei mezzi di movimentazione, sono ora in corso le demolizioni, i consolidamenti puntuali delle parti murarie oltreché il restauro degli intonaci e dei paramenti in pietra.

La data prevista per la conclusione dei lavori è il 2 gennaio 2015.

Il Rup dell’intervento è l’ing. Sergio Menon – Dirigente del Coordinamento Edilizia Monumentale.

La Direzione Lavori è affidata dall’arch. Costanzo Tovo – Dirigente del Coordinamento Progettazione dell’Area Lavori Pubblici del Comune di Verona.