Per la prima volta una ricerca IRI su vino italiano e supermercati esteri

Se il mercato interno del vino nella Gdo nei primi mesi del 2014 sembra in ripresa, sicuramente più rosee sono le prospettive che si aprono nei mercati esteri. Nei supermercati Usa, l’Italia è il secondo Paese importatore con una quota del 28,3%, dopo l’Australia, distaccando di 22 punti la Francia. Anche nel Regno Unito siamo il secondo Paese con una quota del 17%, precedendo California e Francia. In Germania invece siamo il primo Paese, davanti a Francia e Spagna.

«C’è grande interesse per il prodotto italiano nella grande distribuzione estera – spiega Giancarlo Gramatica, Cliente Director Iri, illustrando la prima ricerca di settore elaborata in esclusiva per Vinitaly – Negli Usa i più venduti sono Pinot Grigio, Chianti, Valpolicella/Ripasso/Amarone oltre spumanti e Prosecco. Nel Regno Unito la classifica vede al primo posto il Pinot Grigio, seguito da Prosecco e Sangiovese. In Germania la parte del leone la fanno il Prosecco Frizzante e il Prosecco Spumante».

La crescita delle vendite di vino italiano nella Gdo estera nel 2014 viene valutata come probabile anche da Federdistribuzione: «È prevedibile uno sviluppo di un trend già in atto – afferma Alberto Miraglia – non poche insegne portano il vino italiano nei propri punti vendita internazionali, promuovendolo con manifestazioni specifiche o inserendolo regolarmente nell’assortimento. Altre favoriscono il prodotto nazionale sfruttando rapporti consociativi con catene distributive estere, incentivando rapporti diretti tra grande distribuzione straniera e cantine italiane, indicando cantine e prodotti interessanti da inserire nelle linee di vino di marca del distributore dell’insegna estera».

Di vino nella gdo nazionale ed estera si parla oggi alle 10.30 durante il convegno “Cantine e grande distribuzione: nuove strategie per il mercato italiano ed estero” organizzato da Vinitaly. Modera i lavori Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWatch;intervengono, oltre a Giancarlo Gramatica e Alberto Miraglia, anche Lamberto Vallarino Gancia, Presidente di Federvini; Domenico Zonin, Presidente di Unione Italiana Vini; Alessandro Masetti, Responsabile Reparto Bevande di Coop Italia, Giovanni Panzeri, Group Category Manager e Responsabile Marca del Distributore di Conad, Dino Borri, responsabile Prodotto estero di Eataly.

 

Veronafiere

 

Rapporto di Amnesty International sulla pena di morte 2013

Secondo il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte, Iran e Iraq hanno determinato un profondo aumento delle condanne a morte eseguite nel 2013, andando in direzione opposta alla tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte.

Allarmanti livelli di esecuzioni in un gruppo isolato di paesi – soprattutto i due mediorientali – hanno determinato un aumento di quasi 100 esecuzioni rispetto al 2012, corrispondente al 15 per cento.

“L’aumento delle uccisioni cui abbiamo assistito in Iran e Iraq e’ vergognoso. Tuttavia, quegli stati che ancora si aggrappano alla pena di morte sono sul lato sbagliato della storia e di fatto sono sempre piu’ isolati” – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. “Solo un piccolo numero di paesi ha portato a termine la vasta maggioranza di questi insensati omicidi sponsorizzati dallo stato e cio’ non puo’ oscurare i progressi complessivi gia’ fatti in direzione dell’abolizione”. Il numero delle esecuzioni in Iran (almeno 369) e Iraq (169) pone questi due paesi al secondo e al terzo posto della classifica, dominata dalla Cina dove – sebbene le autorita’ mantengano il segreto sui dati – Amnesty International ritiene che ogni anno siano messe a morte migliaia di persone. L’Arabia Saudita e’ al quarto posto con almeno 79 esecuzioni, gli Stati Uniti d’America al quinto con 39 esecuzioni e la Somalia al sesto con almeno 34 esecuzioni. Escludendo la Cina, nel 2013 Amnesty International ha registrato almeno 778 esecuzioni rispetto alle 682 del 2012. Nel 2013 le esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi, uno in piu’ rispetto al 2012. Indonesia, Kuwait, Nigeria e Vietnam hanno ripristinato l’uso della pena di morte. Nonostante i passi indietro del 2013, negli ultimi 20 anni vi e’ stata una decisa diminuzione del numero dei paesi che hanno usato la pena di morte e miglioramenti a livello regionale vi sono stati anche l’anno scorso. Molti paesi che avevano eseguito condanne a morte nel 2012 non hanno continuato nel 2013, come nel caso di Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Gambia e Pakistan. Per la prima volta dal 2009, la regione Europa – Asia centrale non ha fatto registrare esecuzioni. Trent’anni fa, il numero dei paesi che avevano eseguito condanne a morte era stato di 37. Il numero era sceso a 25 nel 2004 ed e’ ulteriormente sceso a 22 l’anno scorso. Nell’ultimo quinquennio, solo nove paesi hanno fatto ricorso anno dopo anno alla pena capitale. “Il percorso a lungo termine e’ chiaro: la pena di morte sta diventando un ricordo del passato. Sollecitiamo tutti i governi che ancora uccidono in nome della giustizia a imporre immediatamente una moratoria sulla pena di morte, in vista della sua abolizione” – ha concluso Shetty. In molti paesi che ancora vi ricorrono, sottolinea il rapporto di Amnesty International, la pena di morte e’ circondata dal segreto e in alcuni casi le autorita’ neanche informano le famiglie e gli avvocati – per non parlare dell’opinione pubblica – sulle esecuzioni in programma. Metodi e reati I metodi d’esecuzione usati nel 2013 comprendono la decapitazione, la somministrazione di scariche elettriche, la fucilazione, l’impiccagione e l’iniezione letale. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia. Persone sono state messe a morte per tutta una serie di crimini non letali tra cui rapina, reati connessi alla droga, reati economici e atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come l’adulterio o la blasfemia. Molti paesi hanno usato vaghe definizioni di reati politici per sbarazzarsi di reali o presunti dissidenti. Dati regionali Medio Oriente e Africa del Nord In Iraq, per il terzo anno consecutivo, c’e’ stato un profondo aumento delle esecuzioni, con almeno 169 persone messe a morte, quasi un terzo in piu’ del 2012, prevalentemente ai sensi di vaghe norme antiterrorismo. In Iran, le esecuzioni riconosciute ufficialmente dalle autorita’ sono state almeno 369, ma secondo fonti attendibili centinaia di altre esecuzioni sarebbero avvenute in segreto, innalzando il totale a oltre 700. L’Arabia Saudita ha continuato a usare la pena di morte come nei due anni precedenti, con almeno 79 esecuzioni nel 2013. Per la prima volta da tre anni e in violazione del diritto internazionale, sono stati messi a morte tre minorenni al momento del reato. Se si esclude la Cina, Iran, Iraq e Arabia Saudita hanno totalizzato l’80 per cento delle esecuzioni del 2013. Tra i limitati passi avanti, non vi sono state esecuzioni negli Emirati Arabi Uniti e il numero delle condanne a morte eseguite in Yemen e’ diminuito per il secondo anno consecutivo. Africa Nell’Africa subsahariana solo cinque paesi hanno eseguito condanne a morte: Botswana, Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Sudan, col 90 per cento delle esecuzioni registrato in Nigeria, Somalia e Sudan. In Somalia, le esecuzioni sono aumentate da sei nel 2012 ad almeno 34 nel 2013. In Nigeria, dopo una dichiarazione del presidente Goodluck Jonathan che aveva ridato via libera alle esecuzioni, sono stati impiccati quattro prigionieri: si e’ trattato delle prime esecuzioni dopo sette anni. Diversi stati, tra cui Benin, Ghana e Sierra Leone, hanno fatto registrare passi avanti importanti, attraverso modifiche costituzionali o emendamenti al codice penale volti all’abolizione della pena di morte. Americhe Ancora una volta, gli Stati Uniti d’America sono stato l’unico paese della regione a eseguire condanne a morte, sebbene le esecuzioni, 39, siano state quattro di meno rispetto al 2012. Il 41 per cento delle esecuzioni ha avuto luogo in Texas. Il Maryland e’ diventato il 18esimo stato abolizionista. Diversi stati caraibici hanno svuotato i bracci della morte per la prima volta da quando, negli anni Ottanta, Amnesty International ha iniziato a seguire l’andamento della pena di morte in quella zona. Asia Il Vietnam ha ripreso a eseguire condanne a morte, cosi’ come l’Indonesia, dove dopo una pausa di quattro anni sono state messe a morte cinque persone, tre delle quali per traffico di droga. La Cina ha continuato a mettere a morte piu’ persone del resto del mondo messo insieme, ma a causa del segreto di stato e’ impossibile ottenere informazioni realistiche. Vi sono stati piccoli segnali di progresso, con l’introduzione di nuove disposizioni legali nei casi di pena di morte e con l’annuncio della Corte suprema che sarebbe stata posta fine all’espianto degli organi dei prigionieri al termine dell’esecuzione. Nessuna esecuzione e’ stata segnalata da Singapore, dove diversi prigionieri hanno ottenuto la commutazione della condanna a morte. L’area del Pacifico e’ rimasta libera dalla pena di morte, nonostante il governo di Papua Nuova Guinea abbia minacciato di riprendere le esecuzioni. Europa e Asia centrale Per la prima volta dal 2009, in quest’area non vi sono state esecuzioni. Il solo paese che ancora si aggrappa alla pena capitale e’ la Bielorussia, dove comunque nel 2013 non sono state eseguite condanne.

Amnesty International Italia

 

La Rosa Bianca

Nell’ambito della Rassegna Altri Percorsi 2013/2014, presso il Teatro Sociale di Brescia, è andata in scena la commedia “La Rosa Bianca”, a cura del Teatro Stabile di Bolzano, per la regia di Carmelo Rifici. La drammaturga americana Lilian Groag ha scritto il bel testo della storia di un gruppo di ragazzi tedeschi tra il 1942 e il 1943, tradotto da Angelo Dellagiacoma, per metterlo in scena per la prima volta a San Diego, in California, nel 1991. Rappresentato in Italia per la prima volta alla fine del 2012 a Bolzano, il testo si presenta intenso, carico di interessanti note umane e vissute, capace di rendere davvero partecipe il pubblico della vicenda eroica e drammatica di studenti universitari tedeschi stanchi di sentirsi oppressi dall’oppressione nazista. La rosa bianca era il fiore preferito di Sophie Scholl, ventenne studentessa di biologia e filosofia all’università di Monaco di Baviera. Scopre che il fratello Hans, anch’egli studente universitario, di venticinque anni, reduce della battaglia sul fronte occidentale e tuttora studente medico dell’esercito tedesco, e un gruppo di amici, tra i quali uno padre già di due figli, sta organizzando qualcosa. Quando a forza viene a sapere di cosa si tratta, non vuole tirarsi indietro, anche se donna. È vero che Hans la deve proteggere, anche per obbedire ai genitori, ma lei è grande, adesso, e non vuole saperne di stare a guardare. Cosa? Hans dirà durante un interrogatorio “Voglio avere indietro i miei vicini di casa ebrei”: voleva vedere il latte sui gradini della loro abitazione e avere allo stesso tempo risposte circa quegli strani agglomerati di case, chiuse da filo spinato, che aveva costeggiato tornando dal fronte, nei pressi di Dachau. Vuole sapere ma, soprattutto, non vuole fingere di non sapere. E così sua sorella e i suoi amici. Uno di questi è stanco di nascondere di essere cattolico praticante, l’altro vuole essere libero. Vogliono parlare di Freud e Goethe senza timore di essere arrestati. Vogliono la Germania bella e forte di Wagner, ma senza il fraintendimento nazista. Vogliono risposte alle stelle gialle sui vestiti di certa gente. Vogliono sapere perché non li vedono più. La protesta silente comincia verso il luglio del 1942, a pochi mesi dalla terribile decisione della “soluzione finale del popolo ebraico”. Siamo in presenza di ragazzi di buona famiglia, ariani a tutto tondo, di provata fede nazista, che vogliono ballare sulle canzoni di Frank Sinatra e pensano che F. D. Roosevelt sia un buon presidente. Non vogliono essere arrestati per questo. Così si impossessano di una stampante e cominciano a produrre volantini. Riescono, nel giro di alcuni mesi, a contattare la resistenza tedesca, ma soprattutto quella di altre città e di altri paesi, tra cui Francia e Italia, per creare una rete di coscienza che li riscattasse dall’essere tedeschi in quel particolare momento storico. Così, un giorno di febbraio, lanceranno i volantini all’università, verranno fermati e arrestati da un civile, il bidello dell’università stessa, in cambio di un encomio e della ricompensa di tremila marchi. Dopo interrogatori e perquisizioni domestiche, verranno scoperte le loro responsabilità e i nomi degli amici coinvolti e così verranno condannati a morte per decapitazione.

I nomi di Sophie e Hans Scholl, Alexander Schmorell, Christoph Probst, Wilhelm Graf diverranno il simbolo della coscienza antinazista germanica e, allo stesso tempo, riscatto di una nazione che sembrava cieca e sorda, apatica più che inerme dinanzi alle atrocità che il governo perpetrava ai danni dei propri cittadini.

Il loro pensiero di libertà era quello che soltanto la perdita della guerra avrebbe dato la forza per rovesciare Hitler, pertanto le recenti sconfitte tedesche, in Russia e nel nord Africa, erano salutate come mezzo per ritornare ad essere liberi da un giogo che pestava i tedeschi anziché elevarli. Le proteste c’erano state, anche contro i militari della Gestapo, ma erano state soppresse nel sangue e con gli arresti, quindi non restava che ai giovani, e a quelli universitari che si mantenevano distanti dall’indottrinamento della gioventù hitleriana, spronare alla riscossa i conterranei per riappropriarsi non solo della propria patria, ma soprattutto del loro futuro.

Sophie, Hans e i loro amici credevano in un’Europa federale che aderisse ai principi di tolleranza e di giustizia; che permettesse di citare la Bibbia, Lao Tzu, Aristotele e Novalis, ma anche Goethe, Schiller, Spinoza, Beethoven, appellandosi all’intellighenzia tedesca certi che si sarebbe opposta al nazismo.

Quando il 18 febbraio 1943 i due fratelli Scholl (Irene Villa e Alessio Genchi) distribuirono il sesto volantino (come gli altri cinque precedenti che portavano dappertutto in treno, da Berlino ad Augusta fino all’estero) dal titolo “Il movimento di resistenza in Germania”, vennero fermati e quindi arrestati, cercarono di difendersi prima e di assumersi da soli le responsabilità poi, ma in breve anche gli altri complici (Christoph Probst-Tindaro Granata, Wilhelm Graf-Christian Mariotti La Rosa e Alexander Schmorell-Enrico Pittaluga) vennero arrestati e poi processati da un tribunale del popolo.

“…Io non voglio sopravvivere, voglio vivere. E’ la cosa giusta da fare!” dirà Sophie, e cercherà di farsi sentire soprattutto da Robert Mohr impersonato da Andrea Castelli, chiamato a interpretare l’ambigua e tormentata figura del capo della Gestapo di Monaco, in bilico tra la volontà di salvare la giovane ragazza e il terrore di fatali ripercussioni sulla sua carriera. I cinque giovani capivano che tanti la pensavano come loro, ma la paura e l’opportunismo avevano il sopravvento. Speravano che la loro forza, il loro urlare contro il potere costituito, insieme alle sconfitte sul campo di quell’esercito che soltanto due anni prima era sembrato invincibile, fossero sufficienti per dare voce anche ad altri. In effetti era così, ma non abbastanza da organizzare una sollevazione in grado di battere le squadre antisommossa; non abbastanza per salvare loro la vita.

Grazie alla cocciutaggine dell’investigatore della Gestapo Anton Mahler (Pasquale di Filippo) si trovarono prove sufficienti alla condanna che verrà comminata il 22 febbraio 1943. La scena si chiude sulla certezza che nulla era stato vano: Bauer, aiutante di Mohr (Gabriele Falsetta) brucerà l’elenco di altri sospettati a dimostrare che, volendo, si poteva dare una mano alla verità e alla libertà.

Belle le scene di Guido Buganza: tubi Innocenti capaci di fungere da guardina, da stanze, da università, allo stesso tempo permettendo al pubblico di non perdere mai di vista gli attori. Fondamentali le luci di Giovancosimo De Vittorio, interessanti le musiche di Daniele D’Angelo e perfetti i costumi di Margherita Baldoni.

 

Alessia Biasiolo
 

Premi Golosario a Verona

Chiusura gustosa per Sol&Agrifood, al termine di Enolitech e Vinitaly lo scorso 9 aprile, con la consegna dei riconoscimenti del Premio Golosario alle aziende vincitrici di quest’anno.

Il bilancio dei quattro giorni di Rassegna dell’agroalimentare di qualità, fitti di degustazioni e contatti business tra aziende e operatori specializzati in arrivo da tutto il mondo, è stato estremamente positivo per i 350 espositori, grazie al numero di buyer, specialmente esteri, in crescita e qualitativamente interessanti in prospettiva commerciale.

Si tratta di un risultato acquisito anche con il potenziamento dell’attività di incoming realizzata da Veronafiere con i suo delegati esteri in 60 Paesi, che ha permesso di portare in Italia delegazioni di importatori e distributori dai Paesi attualmente più interessati al made in Italy alimentare: Cina, Giappone, USA, Gran Bretagna, Germania, Messico, Francia, Spagna, Slovenia, Croazia, Romania, Bulgaria, Russia, India, Estremo Oriente, Australia, America Centrale e America Latina, Tunisia, Egitto, Libano e Giordania.

«Siamo estremamente soddisfatti dei risultati di questa edizione di Sol&Agrifood – ha affermato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – perché da sempre siamo convinti che la produzione agroalimentare di qualità abbia grandi potenzialità all’estero. Del resto lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi, presente nella giornata conclusiva di Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech, ha fissato come obiettivo al 2020 il raggiungimento dei 50 miliardi di euro di export per l’agroalimentare. Rispetto agli attuali 33, già assolutamente positivi vista la straordinaria crescita degli ultimi 10 anni, si tratta di una bella sfida, che come Fiera di Verona siamo pronti a continuare a supportare con la nostra piattaforma di servizi rivolti principalmente alle piccole e medie imprese export-oriented».

Tra pasta, salumi, prodotti da forno dolci e salati, salse e condimenti, cioccolate e caffè, formaggi, birre artigianali italiane ed estere, conserve di frutta e verdure, uno dei protagonisti principali di Sol&Agrifood è stato certamente l’olio di oliva, con l’extravergine in primo piano. Importante in questa edizione della manifestazione anche la presenza di oli esteri provenienti da Marocco, Croazia, Grecia e Argentina.

Grazie anche al Concorso Internazionale Sol d’Oro, infatti, Verona è diventato nel tempo il punto di riferimento internazionale per il riconoscimento, la valorizzazione e la promozione commerciale delle produzioni oleicole di eccellenza. Per questo è stato chiesto il patrocinio di Veronafiere per la realizzazione di Sol d’Oro Emisfero Sud. L’iniziativa, che sarà itinerante nei Paesi produttori appunto dell’emisfero sud, è stata presentata ufficialmente nel corso di Sol&Agrifood e si svolgerà per la prima volta in Cile a settembre.

«Sol&Agrifood 2014 – ha detto Massimo Gargano, presidente di Unaprolha impresso quest’anno un ritmo diverso all’alta qualità dell’olio extravergine di oliva italiano, con un successo di pubblico e critica che conferma la leadership dei nostri migliori prodotti». Per Gargano «la sfida ora è quella di mettere in risalto la grande ricchezza dell’offerta costituita dalla biodiversità dell’olio italiano, che rappresenta un primato che tutto il mondo ci invidia».

A Sol&Agrifood anche altre eccellenze, oltre all’olio, sono in mostra e meritano di essere premiate. Per questo c’è il Premio Golosario.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con i critici enogastronomici Paolo Massobrio e Marco Gatti, prevede che un’apposita commissione, rigorosamente in incognito, dopo aver assaggiato i prodotti in esposizione, rediga una personale classifica di gradimento. Questa viene sottoposta successivamente al giudizio finale dei due critici. Tradizionalmente, i vincitori vengono proclamati nel giorno di chiusura della manifestazione e i loro nomi, con i prodotti scelti, vengono inseriti nella guida Il Golosario.

Diverse le categorie in concorso, sempre gli stessi i criteri di valutazione dei giudici del gusto: qualità e attenzione all’origine e ai metodi di produzione.

Ecco i premiati di quest’anno.

SFIZIOSITÀ

– Az. Agr. I Dossi – Gambolò (Pv) – Confettura di petali di rosa

– Az. Agr. Calaciura – Belpasso (Ct) – Pesto di pistacchi

– Galfrè Antipasti d’Italia – Barge (Cn) – Funghi porcini sott’olio

– Pariani – Givoletto (To) – Olio di nocciola

SALUMI E CARNI

– Crocedelizia – Soragna (Pr) – Spalla cotta

– Antica Larderia Mafalda – Colonnata Carrara (Ms) – Lardo di Colonnata

– Salumificio Mezzaluna – Fermo – Ciauscolo

– Salumificio Sapori Antichi di Aspromonte – Canolo (Rc) – Nduja

FORMAGGI

– Botalla Formaggi – Biella – Formaggio Lunatico

– Caseificio Romano Anna – Ciminà (Rc) – Caciocavallo di Ciminà

PASTE E RISI

– Riso Zaccaria – Salussola (Bi) – riso

DOLCI E E PRODOTTI DA FORNO

– Az. Agr. Angelo Ballasina – Granozzo con Monticello (No) – Biscotti di riso Nero Venere

– Tarallificio Nonna Maria – San Severo (Fg) – Taralli agrodolci al Primitivo

– Az. Agr. Ra Nissòra – Roddino (Cn) – Baci di dama

– B. Langhe – Alba (Cn) – Dolce Tarocco

BIRRE

– Birra Amarcord – Rimini – Birra Midòna bionda doppio malto

– Birrificio Gjulia – Cividale del Friuli (Ud) – Birra Grecale bionda speciale

– Birranova – Triggianello (Ba) – Birra Negramara Extra

– Birrificio I Peuceti – Bitonto (Ba) – Birra Murgiana

PREMIO SPECIALE

– Az. Agr. Pratticò Arturo – Africo Nuovo (Rc) – Spremuta di bergamotto

– Figulì – Villorba (Tv) – Bastoncini di pane Ramì

A Figulì va anche tutto il nostro speciale apprezzamento per l’ottima lavorazione e l’alta qualità dei prodotti.

rappresentante - Alessia - titolare

 

 

“Canti e Cunti di Sicilia” al Maxxi Live Music

Sabato 12 aprile 2014 ore 20.30 chiude Maxxi Live Music, la rassegna di dieci concerti organizzata da Maxxi e Conservatorio “Santa Cecilia” a Roma.

Il concerto conclusivo della rassegna è intitolato “Canti e Cunti di Sicilia” e ne è protagonista il Giuseppe Pantano Quartet, formato dallo stesso Giuseppe Pantano (voce) e da Stefano Calderaro (chitarra), Stefano Battaglia (contrabbasso) e Enrico Pulcinelli (percussioni).

È un progetto musicale nato dalle memorie e ricerche etnomusicologiche del gioavne cantante siciliano Giuseppe Pantano che rielabora filastrocche e temi della sua terra, appresi dalla viva voce della nonna, alla quale è dedicato uno dei brani. Il progetto consta di temi popolari e inediti in dialetto siciliano che nelle forme e nelle strutture del jazz acquisiscono contemporaneità.

Giuseppe Pantano è laureando in canto jazz presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Al Conservatorio ha acquisito competenze di arrangiamento e improvvisazione dal M° Paolo Damiani e le basi tecnico-espressive del canto moderno. Dopo aver fatto esperienza nella pop music, ha trovato il suo posto nel jazz e nelle musiche improvvisative, partecipando a festival jazz quali il Piacenza Jazz Festival, e si cimenta in varie esperienze, esplorando le forme del bebop, del jazz tradizionale e mediterraneo.

RadioCEMAT trasmette il concerto in live streaming.

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Via Guido Reni 4/A Roma

L’ingresso al concerto è consentito con il biglietto del Museo.

Mauro Mariani

 

“Cover: stairway to heaven” a Roma

Uno spettacolo multimediale giocato sull’anima, o meglio su quel repertorio musicale che attraverso la purezza di testi, l’emotività delle melodie, la costruzione di sonorità coinvolgenti ed eterne alla memoria, risveglia desideri di bellezza e poesia, accende coraggio e speranza, infonde entusiasmo e gioia di vivere. Su queste linee di positività, e servendosi della propria esperienza, trascorsa l’una alla prestigiosa scuola di Pina Bausch come danzatrice solista e coreografa, l’altro alla composizione di numerose musiche di scena e videografie, Caterina Genta e Marco Schiavoni propongono in anteprima Cover: stairway to heaven, performance teatrale “completa”, in programma dal 22 aprile all’11 maggio al TeatroDueRoma teatro stabile d’essai.

Non una semplice performance di Teatro-Canzone, ma un vero e proprio esperimento subliminale in cui la musica dal vivo suonata da Schiavoni, l’interpretazione vocale-danzata di Caterina Genta e le videografie che “fuoriescono” dallo schermo quali veri e propri personaggi drammaturgici – elaborate insieme a Fabio Nardelli e alla storica rock band romana degli UNIPLUX – ben si amalgamano al repertorio musicale prescelto, che va dai Led Zeppelin a Fred Buscaglione. Tra i brani selezionati (e riarrangiati in funzioni dell’episodio scenico preposto) alcuni must evocativi come Stairway to Heaven, presente anche in versione italiana con la voce fuori campo di Alessandro Gassman, By this river di Brian Eno, Because the Night di Patti Smith, Wish you were here dei Pink Floyd ma anche uno sprazzo d’Italia con la forza vocale del Modugno di Meraviglioso o la poesia di Dalla nel Parco della luna, fino alle canzoni-denuncia La libertà di Gaber e Che colpa abbiamo noi dei Rokes (con l’amichevole partecipazione in video di Shel Shapiro). Dall’importanza del silenzio come messaggio di pace e di speranza espresso con movimenti di danza Butho della stessa Genta alla famosa affermazione di Steve Jobs rielaborata in musica e immagini (“Chi ha voglia di cambiare il mondo non può essere fermato”), tra simboli e poesia di gesto-parola-suono, tutto in questo spettacolo è occasione non solo per apprezzare un linguaggio artisticamente interattivo, ma per stimolare nelle nostre menti il coraggio di credere in un mondo migliore, in “una scala per il paradiso”.

Caterina Genta e Marco Schiavoni sono due artisti che operano nell’ambito dell’arte performativa, contaminando i diversi linguaggi del teatro, della danza, della musica e dell’arte visiva.

Caterina Genta si è formata come danzatrice solista e coreografa in Germania alla scuola di Pina Bausch ed in seguito ha approfondito l’uso della voce come attrice e cantante.

Marco Schiavoni è compositore, produttore musicale e videografo, autore di oltre ottocento musiche di scena, alcune delle quali nel repertorio di enti lirici e delle compagnie di danza più attive in Italia. Collaborano dal 2006 e hanno prodotto, creato e distribuito le proprie opere come artisti indipendenti. Dal 2011 dirigono il Balletto di Spoleto trasferendosi nella città umbra, dove continuano la loro attività di creazione e produzione.

Cover: stairway to heaven

Teatro Due, Vicolo dei Due Macelli 37, Roma

Dal 22 aprile all’11 maggio 2014

Infoline: 06 678 8259 – teatrodueroma@virgilio.it

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.15 domenica ore 18

Biglietti: 15€ intero 12€ ridotto 8€ gruppi

Elisabetta Castiglioni
 

Vinitaly alla terza giornata. Il fascino e l’organizzazione

Una versione di Vinitaly più accattivante per Sol e AgriFood, più sobria per il vino. Questo quello che appare per l’edizione in corso di Vinitaly. Eppure, gli stand, soprattutto dedicati al Franciacorta, sono gettonatissimi, con necessari turni di entrata. Molti i giovani curiosi, moltissimi gli addetti del settore. Gli stessi assaggi, così noti per chi decide di pagare il biglietto come visitatore curioso (invariato a 50,00 euro di ingresso per una giornata), soprattutto per il cibo, sono per gli operatori soltanto.

È quanto si conviene per una fiera di settore e di vetrina, con accordi e contatti o contratti, non adatta a chi vuole soltanto bere, anche se con il pretesto di assaggiare le novità.

Molto belli gli stand dedicati alla birra, soprattutto artigianale, molti gli incontri organizzati.

Per oggi, martedì 8 aprile, ecco il calendario:

Ore 09.30

Assemblea generale dei Soci dell’Associazione Enologi Enotecnici Italiani

Sala Salieri, Centrocongressi Europa, Palaexpo Veronafiere

Organizzato da: Assoenologi in collaborazione con Veronafiere

Ore 09.45

Vigna Day 2014. Prevenzione contro il deperimento dei vigneti

Sala Rossini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: Edizioni L’Informatore Agrario

Ore 10.00

Presentazione del libro “Incontri” Markus Oleniuk fotografa Poderi Gianni Gagliardo

Sala Mozart, 1° piano Palaexpo Veronafiere

Organizzato da: Poderi Gianni Gagliardo

Ore 10.00

I sarmenti: fonte primaria per la produzione di energia rinnovabile

Sala Rossini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: ForGreen in collaborazione con Vinitaly

Ore 10.15

Conferenza Stampa: Presentazione Wine2Wine

L’osservatorio B2B di Vinitaly

Outlook focus export

Sala Stampa, pad. 4/5

Interviene: Giovanni Mantovani, Direttore Generale Veronafiere

Organizzato da: Veronafiere

Ore 10.30

“Sommelier… ma non troppo” Presentazione del libro per capire il vino senza troppi giri di bicchiere, con Fede e Tinto, Decanter (Rai Radio2)

Sala Bellini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad 6/7

Organizzato da: Università IULM e Marco Polo Experience

in collaborazione con Vinitaly

Ore 10.30

Il buono e il bello. Vino, cibo, moda, design.

Genio e manualità del made in Italy

Sala Puccini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: Associazione Nazionale Le Donne del Vino

Convegno dibattito sul tema “Il buono e il bello”

Sala Puccini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad 6/7

organizzato da: Associazione Nazionale le Donne del Vino

Ore 11.00

Mosto concentrato rettificato solido: tecniche di utilizzo e riferimenti legislativi

Sala Vivaldi, piano -1 Centrocongressi, Palaexpo Veronafiere

Organizzato da: Naturalia Ingredients srl

Ore 11.00

Conferenza Stampa: presentazione “Eataly a Verona”

Sala Stampa, pad. 4/5

Intervengono:

Flavio Tosi, Sindaco di Verona

Paolo Biasi, Presidente della Fondazione Cariverona

Oscar Farinetti, Fondatore di Eataly

Mario Botta, Architetto

Organizzato da: Comune di Verona e Fondazione Cariverona

Ore 11.30

“Wine? Italians do it better”. Promozione dei brand italiani sul mercato americano e presentazione del report delle campagne promozionali dei vini negli Stati Uniti, realizzato dall’Università IULM.

Sala Bellini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad 6/7

Interviene:

Roger Nabedian, Senior Vice President of Gallo’s Premium Wine Division

Organizzato da: Università IULM e Marco Polo Experience in collaborazione con

Vinitaly

Ore 12.30

“Valorizzare le diversità nel settore vitivinicolo”. Presentazione dei risultati dello ricerca promossa dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali UNAR della Presidenza del Consiglio dei Ministri, condotto da Consorzio Convinco e Collis Veneto Wine Group

Sala Bellini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: Università IULM e Marco Polo Experience

in collaborazione con Vinitaly

Ore 13.00

E-commerce: la grande rete cattura l’origine del vero prodotto italiano.

Il caso olio extra vergine di oliva tracciato

Sala Polifunzionale, pad. C – Sol&Agrifood

Organizzato da: Veronafiere in collaborazione

con Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano

Ore 14.00

“Vigna Day 2014: Pruning Experience 2.0”. Un confronto pratico con Marco Simonit ed importanti esperti del settore vitivinicolo

Sala Bellini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: Università IULM e Marco Polo Experience

In collaborazione con Vinitaly

Ore 15.00

Vin – Italiani nel Mondo

Sala Mozart, 1° piano Palaexpo Veronafiere

Organizzato da: Az. Agricola Brigaldara, GIFT, SHOP 33 con il patrocinio dalla

Camera di Commercio Italo-Cinese

Ore 15.30

WineNot. La prima app per degustare con lo smartphone

Sala Respighi, 1° piano Palaexpo Veronafiere

Organizzato da: WineNot

Ore 15.30

Conservino: il packaging eno-sostenibile

Sala Puccini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: Le Vigne di Zamò

Ore 16.00

Seminario: incontro con i top Educator del settore vino di Hong Kong

Sala Stampa – Pad. 4/5

Organizzato da: Vinitaly International

Modera: JC Viens, Grande Passione

Ore 16.00

Il Prosecco, strategie di posizionamento sui mercati internazionali

Sala Bellini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: Università IULM e Marco Polo Experience

in collaborazione con Vinitaly

Ore 17.00

Net Wine Italy, un anno dopo

Sala Bellini, Centrocongressi Arena Veronafiere, pad. 6/7

Organizzato da: Università IULM e Marco Polo Experience

in collaborazione con Vinitaly

Affascinante lo scenario, ricco di new entry di nuovi Paesi, per la prima volta rappresentati al Vinitaly, ma anche ricco di persone da ogni angolo del mondo. Moltissima l’attenzione per il nostro mercato e per i prodotti italiani che vedono ancora Vinitaly al primo posto come organizzazione, promozione e fascino del made in Italy.

Le scelte dell’anno per nuove produzioni (creme a base di frutta, distillati, eccetera) puntano sulla qualità e sul farsi riconoscere per quella, più che per altro. Ottima l’organizzazione, ancora una volta.

Alessia Biasiolo

Pronto il modello della statua dedicata a Salgari a Verona

Salgari

Il sindaco Flavio Tosi ha visitato nel pomeriggio di ieri la fonderia artistica Fratelli Folla a Dossobuono di Villafranca, dove è stato realizzato il modello della statua dedicata allo scrittore veronese Emilio Salgari. Presenti i componenti dell’associazione Fantasia Claudio Gallo, Emanuele Delmiglio, Armando Pisani e Enrico Boni promotori dell’iniziativa, il titolare della fonderia Silvano Folla e lo scultore autore dell’opera Sergio Pasetto. “Emilio Salgari – ha detto il sindaco Tosi – è tra gli scrittori di romanzi d’avventura più conosciuti nel mondo. La scultura a lui dedicata, una volta completata, potrebbe trovare la giusta collocazione vicino a Porta Borsari, dove lo scrittore ha abitato. In considerazione dell’importanza di questa illustre figura per la nostra città, l’Amministrazione comunale si attiverà con le istituzioni cittadine per reperire i fondi necessari alla realizzazione dell’opera, affinché Verona, come è nelle intenzioni dei promotori dell’iniziativa, possa essere riconosciuta oltre che come città dell’amore anche dell’avventura”.

Roberto Bolis                                                                                                  Gruppo e Salgari

The Dark Side of the Wall. Intervista a R-Evolution Band

The Wall è una delle opere rock per eccellenza, probabilmente l’ultimo grande lascito a un certo modo di concepire e interpretare il rock, tipico dell’era classica. Per quale motivo “profanarlo”?

Tutto iniziò negli anni ’80 quando mio zio mi regalò il vinile di The Wall qualche anno dopo la sua uscita. Me ne innamorai subito in maniera maniacale, ma mai avrei immaginato che la mia esperienza personale e musicale mi avrebbe portato ad affrontarlo in maniera così intima e allo stesso tempo violenta. Comunque più che di profanazione parlerei di rivoluzione ed evoluzione, cosa che ci riconduce al nome della band. So che per i fan dei Pink Floyd, da sempre abituati alla perfezione chirurgica e a ’quelle’ sonorità senza dubbio impareggiabili, può risultare difficile se non impossibile digerire un progetto che si pone come obiettivo primario la distruzione e ricostruzione integrale di The Wall. Ma siamo in un’epoca di sperimentazione, e personalmente ero attratto da questa impresa da molto tempo.

Dopo due dischi originali (One Way…No Way del 2010 e Versus del 2011) ho deciso che era giunto il momento giusto per lavorare a ‘qualcosa’ d’importante da immortalare sotto nuove vesti; e la scelta è ricaduta inevitabilmente su The Wall. Mettersi a cospetto del ‘Muro’ originale non è stata cosa semplice, affrontarlo, lasciarsi avvolgere totalmente per poi destrutturarlo e infine ricostruirlo a modo mio e in qualche modo oltrepassarlo. Insomma, alla fine possiamo dire che questo progetto è stato il risultato di un’evoluzione naturale del mio percorso artistico che mi ha condotto all’inevitabile confronto/conflitto.

Nelle note di copertina parlate di un “nuovo concept” che accomuna i brani rivisitati: di che si tratta?

L’idea di un nuovo concept era necessaria, un’opera come The Wall che nasce da una grande idea portante, una sorta di leitmotiv, non poteva che essere ricostruita seguendo lo stesso principio; non avrebbe avuto alcun senso rimodellare ogni brano singolarmente. La certezza che ci ha guidato fin dall’inizio è stata quella di volerci distinguere nettamente dalle cover/tribute band, operando un lavoro profondo di revisione, manomissione e ri-arrangiamento dei singoli brani a seconda del loro ruolo all’interno della setlist. Ogni brano doveva essere in sintonia con quello precedente e allo stesso tempo visto in funzione di quello successivo, oltre ad avere un ruolo ben preciso all’interno di macro aree tematiche. Considerata la durata del disco originale ho evitato che i ventisei brani risultassero stilisticamente simili tra loro, ma allo stesso tempo non volevo che sembrassero ‘separati in casa’. Da qui l’idea di un sottilissimo filo conduttore da ricercare con un ascolto attento, che rappresenta un’intrigante sfida per i fan dei Pink Floyd e non solo.

 

The Dark Side Of The Wall spicca immediatamente per la profonda alterità rispetto alla versione originale: che tipo di orientamento avete seguito nel confrontarvi con i singoli pezzi?

Questo lavoro è frutto di un profondo studio dell’originale durato oltre sei mesi durante i quali ho cercato di assimilare il maggior numero possibile di elementi, non solo musicali. Molti li ho estrapolati dalle opere di Gerald Scarfe e dai primi demo di Roger Waters, oltre che dai vari live, altri da materiale che sembrerebbe avere poco a che fare con The Wall. Tutto questo per entrare fino in fondo nel mondo che stavo per distruggere brutalmente! So che può sembrare un paradosso ma non avrebbe avuto senso copiare o cercare affinità evidenti con i brani originali. Dopo questo lavoro destrutturante far rinascere i brani con caratteristiche completamente differenti pur preservandone alcuni elementi caratteristici è stata la vera e propria sfida! Revisioni stilistiche, tematiche, armoniche, ritmiche e formali sono state operate per ciascun brano, cercando di far emergere quegli elementi che nel disco originale risultano meno evidenti. Chi si aspetta di ‘comprendere’ tutti questi aspetti nella loro complessità fin dal primo ascolto rimarrà probabilmente deluso, ma chi vorrà dedicargli il giusto tempo arriverà a scoprire il ‘lato oscuro’ di The Wall.

È quanto meno bizzarro che la “mente” dei R-Evolution Vittorio Sabelli sia un fiatista di estrazione jazz amante del metal estremo… Queste due aree musicali quanto sono state influenti sulla rilettura floydiana?

Sono state senz’altro fondamentali. Ho cercato di far confluire tutte le mie esperienze in questo disco, e data la sua lunghezza sarebbe stato impensabile e anche un peccato agire diversamente. Ho lavorato per oltre dieci anni in Orchestra Sinfonica e da oltre dieci anni m’interesso di jazz e musica contemporanea, ma le componenti rock e metal estremo mi hanno portato a scoprire la chitarra e la batteria. Sarebbe stato impensabile comporre musica con il solo ausilio di clarinetto o sax, anche se la storia ci insegna che le grandi rivoluzioni musicali del ‘900 sono avvenute proprio per merito di ‘fiatisti’. Basti pensare a Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane, Ornette Coleman e non ultimo John Zorn.

Oltre al jazz e al metal altri riferimenti popolano il vostro album, dall’elettronica alla musica contemporanea: c’è un segreto per far convivere queste anime?

Mi diverto a far convivere i diversi generi con i quali mi sento a mio agio, sperimentando dei blend che possano risultare più o meno fruibili, ma che non sono mai prevedibili e scontati. Di segreti particolari non ce ne sono; ho semplicemente messo a punto un mio particolare modo di scrivere e ascoltare musica per capire quali sono generi che vanno più d’accordo, creando un piccolo laboratorio di esperimenti musicali. Non dimentichiamoci poi che il momento delle prove è cruciale perché è la fase in cui ognuno dei musicisti dà il proprio contributo in termini musicali, e viene alla luce la prima vera bozza di quello che sarà il progetto finale.

Quali sono le differenze sonore e stilistiche rispetto al vostro precedente album Versus?

Partirei ancor prima dal mio primo disco One Way…No Way del 2010, incentrato su sonorità classiche e jazzistiche, con aperture all’avanguardia e alla dodecafonia. Da One Way a Versus un primo cambio di formazione ha spinto il tiro verso la musica etnica e i tempi dispari. Mentre quello che differenzia maggiormente Versus da TDSOTW è il rapporto improvvisazione/musica scritta. Mentre Versus è incentrato maggiormente su un discorso d’improvvisazione collettiva, The Dark Side Of The Wall è l’esatto opposto, con molta musica scritta e sezioni d’improvvisazione che lasciano meno spazio ai singoli musicisti. D’altronde l’organizzazione in ventisei brani non poteva esser approcciata con lunghi assoli, altrimenti avremmo rischiato di fare un disco triplo. L’altra differenza è sotto il profilo timbrico, con un’accurata scelta della line-up e degli ospiti che hanno reso possibile differenziare i vari episodi.

Spesso opere del genere diventano ingombranti e le si valuta solo in un’ottica celebrativa: a più di trent’anni di distanza, secondo voi quali sono i pregi e i difetti di The Wall?

Sappiamo tutti della fredda accoglienza riservata inizialmente a The Wall, soprattutto se lo si pensa in relazione al trittico che lo ha preceduto The Dark Side Of The Moon, Wish You Were Here e Animals che lo ha preceduto. Chi adorava i Pink Floyd si è sentito spaesato e spiazzato dalle sonorità imposte dal lavoro di Waters, che virano per l’ennesima volta verso nuovi orizzonti, questa volta meno visionari e molto più realistici e personali. La perfezione in ogni singolo dettaglio di The Wall lascia meno spazio per perdersi nel cosmo, cercando invece di coinvolgere l’ascoltatore all’interno del proprio stato emotivo. Chissà in quanti avranno immaginato allora cosa quel disco avrebbe rappresentato in futuro, ovvero un punto di riferimento e un mattone fondamentale nella storia della musica. Per quanto riguarda i difetti, fino a qualche mese fa avrei detto nessuno, ma ora potrei dirti che il suo unico difetto è The Dark Side Of The Wall

Se doveste cimentarvi con un’altra operazione di rilettura di un classico, a cosa pensereste?

A dire la verità sto già lavorando a del nuovo materiale per la R-Evolution Band, sia con brani originali che con nuovi esperimenti per ulteriori attacchi a un’altra band storica, ma per ora è top secret. Una testata americana a proposito di TDSOTW ci ha definito una anti-tribute band, forse non allontanandosi troppo dalla realtà. Vorrei solo chiarire che il nostro modo di approcciare la musica altrui va visto come un amore profondo che nasce da un rispetto infinito e da tanto studio sulle band che andiamo a ‘manomettere’. In futuro non escludo che Led Zeppelin, Metallica e Beatles entrino a far parte di questo universo parallelo, così come qualche cantautore e compositori quali Mozart e Brahms.

Donato Zoppo

The Dark Side of the Wall

“Tutto iniziò negli anni ’80 quando mio zio mi regalò il vinile di The Wall. Me ne innamorai subito in maniera maniacale, ma mai avrei immaginato che la mia esperienza personale e musicale mi avrebbe portato ad affrontarlo in maniera così intima e allo stesso tempo violenta. Più che di profanazione parlerei di rivoluzione ed evoluzione”. Vittorio Sabelli – fiatista, arrangiatore e mente della R-Evolution Band – si confessa così: da un lontano amore per il capolavoro floydiano è nato il suo recente proposito di rielaborazione, che alcuni giornalisti hanno definito “anti tributo” vista la lontananza dall’originale e lo spirito anticonformista. “The Dark Side Of The Wall” (Wide Production, 26 tracce, 66 minuti) non è un semplice tribute album né un prevedibile esperimento da cover band: è il risultato di un’appassionata, scrupolosa e irriverente rivisitazione dell’opera di Roger Waters.

Dopo due album incentrati su varie forme di contaminazione jazz, la R-Evolution Band svolta e si accosta a The Wall con uno spirito differente da quanto solitamente accade. Non è un caso che Sabelli e i suoi abbiano individuato un “nuovo concept” alla base del lavoro: “La certezza che ci ha guidato fin dall’inizio è stata quella di volerci distinguere nettamente dalle cover/tribute band, operando un lavoro profondo di revisione, manomissione e ri-arrangiamento dei singoli brani a seconda del loro ruolo all’interno della setlist. Ogni brano doveva essere in sintonia con quello precedente e allo stesso tempo visto in funzione di quello successivo, oltre ad avere un ruolo ben preciso all’interno di macro aree tematiche”.

Metal, elettronica, musica colta contemporanea, blues, musica etnica: il rock sontuoso e struggente di The Wall è accantonato in favore di un viaggio sorprendente e visionario negli aspetti più oscuri di The Wall. “Dopo questo lavoro destrutturante, far rinascere i brani con caratteristiche completamente differenti pur preservandone alcune tipicità è stata la vera e propria sfida! Revisioni stilistiche, tematiche, armoniche, ritmiche e formali sono state operate per ciascun brano, cercando di far emergere quegli elementi che nel disco originale risultano meno evidenti. Chi si aspetta di ‘comprendere’ tutti questi aspetti nella loro complessità fin dal primo ascolto rimarrà probabilmente deluso, ma chi vorrà dedicargli il giusto tempo arriverà a scoprire il ‘lato oscuro’ di The Wall”.

R-Evolution Band

Vittorio Sabelli: clarinetto, voce, sax alto e baritono, arrangiamenti

Marcello Malatesta: keys, cbu programming

Gabriele Tardiolo ‘Svedonio’: chitarre, bouzuki, lap steel

Graziano Brufani: basso, contrabbasso

Oreste Sbarra: batteria

 

Donato Zoppo