Olio di palma. Le accuse di Amnesty International

Amnesty International ha accusato l’azienda agro-alimentare Wilmar di tentare di nascondere le denunce di abusi nelle piantagioni di palme da olio, favorita dall’assenza di indagini da parte del governo dell’Indonesia.

Nonostante le autorità indonesiane avessero annunciato la costituzione di una task force per verificare quanto aveva denunciato Amnesty International in un suo rapporto del novembre 2016, non è stato registrato alcun passo avanti nelle indagini. Nel frattempo, la Wilmar cerca di intimidire i suoi impiegati affinché neghino i fatti.

“I lavoratori delle piantagioni vivono nel timore di subire rappresaglie per aver reso pubbliche le loro misere condizioni di lavoro, tra cui il trasferimento in un’altra piantagione lontano dalle famiglie o addirittura la perdita dell’impiego”, ha dichiarato Seema Joshi, direttrice del team Imprese e diritti umani di Amnesty International.

“La loro difficile situazione è tutt’altro che agevolata dalla completa mancanza d’azione del governo indonesiano su quanto denunciato nel nostro rapporto dello scorso novembre”, ha aggiunto Joshi.

A gennaio, durante un incontro con le rappresentanze sindacali, la Wilmar ha preteso che i lavoratori firmassero un documento in cui smentivano che gli abusi denunciati da Amnesty International avessero luogo nelle loro piantagioni.

“Qualsiasi dichiarazione estorta dalla Wilmar mediante coercizione, anche con la minaccia di licenziamento, non è valida dal punto di vista legale. L’atteggiamento dell’azienda è molto preoccupante dato che sta cercando di screditare pubblicamente le prove raccolte da Amnesty International”, ha commentato Joshi.

Wilmar ha deciso di ricorrere a questa tattica dopo che la stampa aveva diffuso la notizia che il governo indonesiano avrebbe svolto un’indagine approfondita sulle denunce contenute nel rapporto di Amnesty International.

“Siamo contenti che il governo indonesiano abbia preso quell’impegno, ma nei tre mesi successivi alla pubblicazione del rapporto non abbiamo visto nulla. Ribadiamo la necessità di un’indagine urgente”, ha sottolineato Joshi.

“Alla luce del tentativo della Wilmar di screditare il nostro rapporto e della sua mancanza di azione su quanto abbiamo denunciato, il governo indonesiano deve rispettare l’impegno a istituire una task force per indagare”, ha precisato Joshi.

L’ufficio di Singapore della Wilmar ha diffuso una nota secondo la quale le denunce di Amnesty International sono sotto esame e le indagini interne proseguiranno fino a quando non giungeranno a una conclusione, che verrà resa pubblica. Le firme dei sindacalisti, continua la nota, sono state apposte volontariamente.

La dichiarazione della Wilmar, tuttavia, sembra in contrasto con l’approccio adottato dietro le quinte.

Il rapporto “Il grande scandalo dell’olio di palma: violazioni dei diritti umani dietro i marchi più noti”, pubblicato da Amnesty International il 29 novembre 2016, ha rivelato le condizioni di lavoro nelle piantagioni della Wilmar in Indonesia: lavoro minorile, lavoro forzato, esposizione ad agenti pericolosi e discriminazione contro le donne. Si tratta di pratiche vietate dalla legge indonesiana, in alcuni casi veri e propri reati.

Tre mesi dopo la pubblicazione del rapporto, nessuno dei marchi menzionati ha preso misure per porre fine agli abusi nei confronti dei lavoratori nelle piantagioni di cui si servono né ha fornito alcun rimedio a coloro che li hanno subiti.

Nonostante si sia impegnata a indagare sulle conclusioni del rapporto di Amnesty International, ricorrendo anche a consulenti esterni, Amnesty International non ha riscontrato alcuna convincente prova che la Wilmar abbia preso seriamente in esame le conclusioni del rapporto, tra cui l’impiego di lavoro minorile, lo sfruttamento della forza lavoro femminile e il mancato rispetto delle paghe minime.

 

Amnesty International Italia

“CENTOMANI di questa terra”: una festa con i 50 migliori chef e i 50 produttori delle eccellenze enogastronomiche dell’Emilia Romagna

Il 3 aprile a Polesine Zibello (PR) un evento unico fra cooking show, mercato, talk show e forum per parlare della sfida glocal e fornire spunti di riflessione in diversi ambiti gastronomici

Anche in questo 2017 non mancherà il tradizionale “CENTOMANI di questa terra”, la festa dei Soci e degli amici di CheftoChef emiliaromagnacuochi, in programma lunedì 3 aprile dalle 10 alle 19 a Polesine Zibello (PR), all’Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli. Un’intera giornata di aggiornamento e di aggregazione che permette di riunire i 50 migliori chef dell’Emilia Romagna e i 50 produttori delle eccellenze enogastronomiche che questa regione è in grado di esprimere, i gourmet, gli esperti del settore agroalimentare e naturalmente i giovani talenti. Rinnovata la formula dell’evento, che affiancherà alla parte espositiva con tutti i produttori soci presenti, laboratori aperti con cooking show in cui 3 chef alla volta si metteranno al lavoro sul Parmigiano Reggiano di Montagna, numerosi interventi sotto forma di keynote speech per fornire spunti di riflessione in diversi ambiti gastronomici.

Il tema portante dell’edizione di quest’anno sarà “La sfida glocal: saperi tradizionali e competenze competitive per costruire nuove opportunità”, pertanto saranno ospitati cinque approfondimenti che, partendo dall’esperienza di cinque ambiti diversi – ricerca, storia, turismo, sociale, impresa -, risponderanno al quesito (che darà anche il titolo al forum) “E se fossero le province a essere la leva per la crescita internazionale?”. Il filo rosso che connette tutte le relazioni del forum è, quindi, il concetto di glocalismo, introdotto dagli studi di Roland Robertson e Zygmunt Bauman per indicare i fenomeni derivanti dall’impatto della globalizzazione sulle realtà locali e viceversa. Se il glocalismo è l’orientamento di chi opera per la tutela e la valorizzazione dell’identità culturale, all’interno dell’orizzonte della globalizzazione, risulta fondamentale inserire nel dibattito le province e tutte quelle piccole realtà locali da cui prendono vita grandi iniziative internazionali.

A seguito del forum si terrà il talk show “Sapere, saper Fare e fare” dedicato al mondo della formazione professionale. Il talk show ha l’obiettivo mettere a confronto e misurare esperienze e buone prassi attuate nei sistemi d’istruzione e di formazione professionale. Durante il talk show sarà presentato anche il progetto Concorso Studente Chef to Chef 2017.

CheftoChef emiliaromagnacuochi è l’associazione che riunisce i cinquanta migliori chef, le cinquanta aziende compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici e i gourmet di riferimento dell’Emilia Romagna. Presidente dell’Associazione, unica nel suo genere, è Massimo Spigaroli, Vice Presidenti Massimo Bottura e Paolo Teverini, Presidente Onorario Igles Corelli.

PROGRAMMA FORUM

ore 10.00

Apertura dei lavori e presentazione del tema del forum

Massimo Spigaroli, Presidente CheftoChef

Enrico Vignoli, Segretario CheftoChef

Stefano Bonacini,Presidente Regione Emilia-Romagna

Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura Regione Emilia-Romagna

ore 10.30

Ricerca

Cibo e salute nella cucina contemporanea

Chiara Manzi, fondatrice di Cucina Evolution e docente Università di Parma

ore 11.10

Storia

La campagna e la periferia come orizzonti privilegiati di espressione gastronomica contemporanea

Antonia Klugman, chef del ristorante “L’Argine a Vencò” a Dolegna del Collio (Gorizia)

Gianfranco Pascucci – chef del ristorante “Pascucci al Porticciolo” a Fiumicino (Roma)

ore 11.40

Turismo

Promuovere un territorio evidenziando il valore assoluto dei prodotti e della cultura gastronomica

Patronat de Turisme de la Costa Brava – Girona

ore 14.00

Sociale

L’esperienza di CheftoChef all’Antoniano di Bologna, un anno dopo

Massimo Bottura, chef e fondatore dell’organizzazione non-profit Food for Soul

Enrico Vignoli, Segretario CheftoChef

Cristina Reni, Referente Food for Soul

Sara Boschetti, Referente Antoniano Onlus

ore 14.40

Impresa

Partire alla conquista del mondo: imprenditoria gastronomica nel 2017

Matteo Aloe, chef dei ristoranti-pizzerie “Berberè” a Castel Maggiore (BO), Bologna, Firenze, Torino, Milano e “Radio Alice” a Londra.

Andrea Bartolini, patron dei ristoranti “La Buca” e “Osteria del gran fritto” a Cesenatico (FC), “Terrazza Bartolini” e “Osteria del gran fritto” a Milano Marittima (RA), “Osteria Bartolini” a Bologna.

 

Pierluigi Papi

 

Furti di guerra. Letterari

Se la polizia italiana era impegnata a contrastare la criminalità durante la prima guerra mondiale, proprio per tutelare il cosiddetto fronte interno, in Francia non andava meglio per chi inseguiva il famoso ladro Arsène Lupin, italianizzato in Arsenio Lupin. Nato dalla penna di Maurice Leblanc nel 1905, Arsène continuava a modo suo l’impresa di Robin Hood, cercando di mantenere la sua nomea di gentiluomo malgrado sapesse mettere a segno colpi sensazionali. Sono proprio degli anni di guerra: “La scheggia d’obice” (1915) e “Il triangolo d’oro” (1917) tra i molti altri romanzi che lo vedono protagonista. Arséne sembra sia nato come contraltare del famoso investigatore Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, visto anche il titolo di uno dei romanzi di Leblanc “Herlock Sholmes arriva troppo tardi”. Autore di novelle di buon calibro, ma di scarso successo, Leblanc trovò spazio letterario proprio grazie al suo ladro gentiluomo, al quale dedicò tutta la sua carriera, senza stancarsene fino agli anni Trenta del Novecento. Nel 1921 ottenne anche la Legion d’Onore per la sua opera omnia. Elegantissimo, affascinante, simpatico, trasformista al punto da non farsi riconoscere impersonando svariate persone, Lupin è agile, sportivo, prestigiatore e pratico di arti marziali. Dotato di un’intelligenza superiore alla stragrande maggioranza delle persone, sfrutta la sua furbizia, lo charme, l’audacia, la grande cultura soprattutto in opere d’arte, per svolgere il suo lavoro come una missione, non solo per sé, ma anche per i bisognosi, oppure per raddrizzare situazioni ingarbugliate, o dove vige un’ingiustizia da sistemare. La sua morale è non ricorrere mai alla violenza, perché l’astuzia è quello che lo intriga maggiormente, sfidando, e battendo sistematicamente, il suo rivale, l’ispettore Garimard, e appunto l’investigatore inglese Herlock Sholmes, chiaramente un riferimento al celebre detective Holmes. Probabilmente l’ispirazione dello scrittore la si deve a un ladro vero, Marius Jacob, personaggio divenuto quasi leggendario nelle cronache francesi del tempo. Di certo il fascino del personaggio di Leblanc non ha perso il suo smalto se nel 2012 è uscito un altro romanzo postumo, scritto nel 1936, e se di Lupin abbiamo imparato le fattezze grazie ai cartoni animati. Il fumettista giapponese Mankey Punch ha creato, infatti, “Lupin III” per i suoi manga, che sono poi diventati anche una serie di cartoni animati. Anche Kaito Kid è un ladro gentiluomo creato dal giapponese Gosho Aoyama e di lui si dice che sia l’emulo di Arsène. Ma Arsenio era diventato un fumetto già nel 1948, per diverse serie. Poi è diventato un personaggio televisivo in serie di telefilm interpretato da Georges Descrières, Francois Dunoyer, Romani Duris; è diventato pièce teatrali o radiofoniche. Nel 2005 ebbe la celebrazione del centenario della sua nascita come evento soprattutto a Étretat, in Francia, Insomma, per i ladri letterari la fortuna sembra intramontabile.

Alessia Biasiolo

Pubblicità e alimenti nel Ventennio italiano

La Germania non poteva non guardare anche all’Italia per le proprie scelte alimentari in epoca nazista.

La ricaduta del giovedì nero statunitense sull’Europa, influì fortemente anche sul Belpaese: nel 1929 eravamo nella seconda decade dell’autarchia e in periodo di forte protezionismo doganale.

La piazza più importante per la vetrina dei prodotti italiani, e autarchici, era senz’altro Milano, in cui le merci venivano propagandate più ampiamente.

La propaganda evidenziava una vita moderna, emancipata, simbolo di una borghesia che stava vivendo, almeno sulla carta, un periodo favorevole. Le tasse aumentavano e le crisi produttive erano sempre dietro l’angolo, ma l’idea di avere una classe borghese imprenditorialmente forte, era suffragata da forti prese di posizione della Confindustria, dalla nascita o crescita di gruppi industriali, dal forte aumento di adepti dei gruppi sindacali. Su tutto, una visione futurista del prodotto e della pubblicità, che porterà alla sostituzione del cartellonista come interprete delle necessità commerciali delle aziende, con artisti scelti o selezionati dalle aziende stesse per pubblicizzare i propri prodotti secondo una visione aziendale frutto di strategia messa in atto a tavolino, ancor prima di realizzare il prodotto stesso. Le aziende cominciarono proprio a cavallo tra le due guerre mondiali a cercare una propria identità distintiva sugli altri prodotti, a volere creare un segno per lasciarlo. Risorsa indiscussa per le aziende italiane fu proprio il Futurismo, determinato auto-promotore, i cui seguaci erano profondamente consapevoli dell’importanza della pubblicità, soprattutto per abbattere le barriere tra alta e bassa società. I futuristi che lavorarono per la pubblicità furono molti, da Marinetti che creò pubblicità per Snia Viscosa, oppure Farfa che creò per Ferrania, mentre Fiat Balilla scelse di essere rappresentata dal Futurismo di Diulgheroff. Fu però Fortunato Depero ad essere il più innovativo grafico del movimento: collaborò con la Davide Campari dal 1924 al 1939, creando per l’azienda di bevande non soltanto pubblicità, ma anche oggetti, come pupazzi, lampade, vassoi e la bottiglia icona Campari Soda. Inoltre, Depero ha progettato per la Campari chioschi e architetture pubblicitarie, ideando delle vere e proprie opere d’arte con l’aiuto dell’azienda: il libro bullonato, ad esempio, venne realizzato proprio grazie all’aiuto di Davide Campari. L’insegnamento l’artista lo traeva dai musei, dalle grandi opere del passato, sosteneva, perché tutta l’arte dei secoli passati, secondo Depero, era improntata all’esaltazione (del guerriero, del religioso, delle cerimonie, delle vittorie), in chiave pubblicitaria, per fare restare nella memoria dei contemporanei e dei posteri qualcosa. Sempre secondo Depero, “i prodotti nostri hanno bisogno di un’arte nuova altrettanto splendente, altrettanto meccanica e veloce, esalatrice della dinamica, della pratica, della luce, delle materie nostre”. L’arte pubblicitaria, secondo il futurista, poteva poi essere piazzata dovunque, per terra, sui muri, nei treni, nelle vetrine, ed essere colorata, moltiplicata, non sepolta nei musei, ma viva. Quindi le aziende dovevano avere l’intelligenza strategica di usare il valore artistico della funzione pubblicitaria per costruire qualcosa di unico sul mercato e distinguersi in ogni dove. Depero teneva presente, poi, che anche le persone erano cambiate, non camminavano più avendo il tempo di leggere un manifesto sul muro, ma sfrecciavano veloci in treno e in automobile o su un autobus, di certo più veloce del tram. Quindi bisognava creare pubblicità belle, colorate, veloci da leggere e da capire, funzionali al prodotto. La scuola dell’Art Decò fu fondamentale: le linee potevano e dovevano essere diagonali, le lettere grandi e maiuscole, la novità doveva catturare l’attenzione. Depero applicò queste innovazioni per la Campari, ma anche per Unica, Strega, San Pellegrino, Presbitero, Schering, non limitandosi al disegno, ma a riflettere gli umori politici del Paese, le nuove prospettive verso un’arte unica. Spesso nelle pubblicità venivano ricordati l’esotico, il dogma, le teorie sulla razza, testimoniando il complesso rapporto tra aziende, politica e arte futurista. Gli oggetti delle pubblicità diventano grandi, ingombranti: devono colpire lo spettatore, il visitatore delle fiere. Colpire l’immaginario della persona comune, piccola, con un’immagine di grandezza che, se è vero che era politica in quel tempo in Italia, era quanto più la raffigurazione di come si poteva diventare se si acquistava, se ci si impossessava proprio di quel prodotto. Alla Fiera di Milano, ad esempio, accanto ai prodotti alimentari si esponevano opere che avevano lo scopo di stupire e impressionare positivamente: carri armati, maschere antigas, apparati antiaerei, aerei, camere-rifugio antiaereo, ma anche i più moderni mezzi per comunicare come la macchina per scrivere e, soprattutto, il telefono. Anche questo grande, come nella pubblicità della Stipel. L’oggetto doveva e poteva fare sentire potenti, grandi come doveva esserlo l’Italia in quei frangenti storici. Quali erano i prodotti alimentari pubblicizzati in Italia? Possiamo darne solo qualche esempio, scelto tra quelli che richiamano i cibi citati nei precedenti articoli. Un grande fermento ruotava attorno alle proteine animali: molti stand fieristici o manifesti pubblicitari erano dedicati ai grassi, sia per l’alimentazione che non, in modo da studiarne le proprietà e gli usi, e di sostenere la diffusione di grassi animali come di surrogati. È il caso della margarina, che ebbe vasta diffusione dalla seconda metà degli anni Venti, soprattutto quando era necessaria per sostituire il carente burro. Achille Luciano Mauzan aveva curato, nel 1926, una pubblicità per la Società Anonima Angelo Arrigoni di Crema. Le società anonime erano pullulate in Italia soprattutto dai primi anni del Novecento, quando la quasi improvvisa ripresa economica aveva convinto della bontà del tramutare imprese anche di stampo artigianale in Società Anonime appunto, poi in Società per Azioni. Non che il burro non si usasse più, certo, come recitavano le cremerie Zatti Verderi Chiesi di S. Ilario D’Enza nel 1935: “Esigete Super Burro”, di pura panna, mentre c’era il patriottico “Burro Vittoria”, sempre finissimo di pura panna. Era il momento dell’estratto per brodo, salutare, economico e capacissimo di sostituire spese per acquistare la carne e per cuocerla. Le ditte produttrici erano molte, dalla Liebig che aveva messo a punto la ricetta per il mitico dado per brodo, al “Vero estratto di carne australiano Arrigoni” di Genova, in vasetti e dadi (1925), all’estratto di carne “Food” del 1925, che diverrà ben presto troppo “straniero”; al “Nutreina” dei Laboratori Scientifici di Milano (1925), al “Bovis” della ditta Luciani (1930), all’estratto di carne “Texas” (1935), che rispondeva ai migliori requisiti fissati dalle norme vigenti, prodotto dalla ditta Italiana Texas a Milano. Molto successo l’ebbe anche l’estratto Wührer (1924, 1931), dell’omonima ditta produttrice di birre di Brescia. L’estratto, infatti, di brodo di manzo o di pollo, veniva prodotto accanto allo stabilimento birrario di Viale della Bornata nella Leonessa d’Italia. La produzione di birra in Italia aveva, in quel momento, andamento altalenante: l’aumento delle accise indeboliva le vendite della bevanda, ma allo stesso tempo convincevano lo Stato che l’incasso in tasse era penalizzato se si esagerava nella tassazione anche per rispondere alla domanda di maggiori controlli verso l’abitudine di ubriacarsi di molti operai durante i giorni liberi. La birra italiana Wührer, che aveva incamerato molte altre aziende tra cui la Birra Italia, era in grado di competere con le birre straniere, soprattutto bavaresi e austriache, pertanto ben si piazzava nelle vendite, e anche l’estratto per brodo omonimo ebbe un notevole successo. Accanto alle birre italiane, soprattutto dalla seconda metà degli anni Trenta e fino al 1941-1942, proprio alla Fiera di Milano, la quarta per importanza mondiale, si trovarono le birre tedesche, esposte in interessanti stand dove la mescita e l’assaggio erano seguiti da un folto pubblico di giornalisti. La presenza degli stand tedeschi non era stata vista di buon occhio da tutti, specialmente da chi, già non essendo allineato alla politica fascista, ma troppo in vista per subirne le conseguenze, aveva contestato o comunque non aveva digerito affatto la presa di posizione sulle leggi razziali. La visita dei padiglioni fieristici milanesi che, appunto, costituivano quanto di più interessante e moderno circolava sulle piazze mondiali, avveniva sempre anche da parte delle autorità, tra le quali il re Vittorio Emanuele III, il duca d’Aosta, molti ambasciatori stranieri, molte autorità civili e militari, tra cui spiccavano annualmente il ministro Starace, Vittorio Mussolini e altri, accompagnati da gerarchi fascisti e poi anche nazisti. Se è vero che il Re prediligeva visitare gli stand dell’aeronautica, ad esempio, o delle bellissime vetture Balilla, è anche vero che per la Fiera giravano bellissime signorine, vestite in tailleur, che portavano con sé cestini di caramelle al miele Ambrosoli (1939); che pubblicizzavano i tortellini o la stessa birra. L’Amaretto di Saronno o i biscotti Lazzaroni divennero i testimoni dell’evoluzione della società in corso: la famosa scatola Lazzaroni di biscotti, molto inglese nella fattezza così come era inglese il sapore dei biscotti stessi, non doveva mancare nei salotti buoni delle città italiane. I biscotti e le caramelle cominciarono a spopolare, simbolo proprio della rinascita economica del primo dopoguerra: aziende come Saiwa, fondata a Genova da Pietro Marchese, o Elah nata da Francesco Ferdinando Moliè nel 1909, sempre più producevano preparati per budini, creme da tavola e dessert vari. Lazzaroni veniva pubblicizzata, nel 1934, da trampolieri, mentre Elah scelse l’abitudine degli animali esotici, come l’elefante. Magnesia S. Pellegrino aveva invece scelto lo struzzo, mentre altri si accontentavano delle più caserecce capre. Animali che circolavano per le fiere vivi, naturalmente, con la pubblicità montata addosso (1935), oppure su eleganti calessini che essi stessi tiravano. Sempre per restare in tema, quasi l’Italia non fosse toccata dalla miriade di ricerche scientifiche sulle carie da zuccheri, oppure sulla necessità della dieta povera di zuccheri che spesso venivano sbandierate nell’alleata Germania, Unica, che produceva la famosissima caramella Nougatine ricoperta di cioccolato fondente, utilizzava la sagoma di un nero delle colonie (1931) per la propria pubblicità. Avevamo poi Pernigotti (dal 1868) per il torrone, Venchi dal 1878 per la produzione di praline, Perugina (fondata nel 1907) che negli anni Venti si affermerà con il famoso Bacio. Battaglie per la conquista dei mercati a suon di cioccolatini, ma anche di panettone: nel 1919, Angelo Motta apre a Milano un piccolo laboratorio che diverrà un’industria e anche questo tipo di produzione diverrà campo di battaglia, contro Gioacchino Alemagna nel 1921 e con il figlio di questi Alberto poi, per conquistare sempre più acquirenti. Sarà la Perugina a scegliere di investire, per prima, nella radio per la propria pubblicità. Finanzierà con Buitoni la realizzazione di due serie di puntate di una rivista radiofonica intitolata “I quattro moschettieri”, liberamente tratta dal libro di Alexandre Dumas. L’idea ebbe un successo clamoroso, tanto che diverrà “I quattro moschettieri in pallone”: quattro personaggi in maschera scenderanno sulla Fiera di Milano in pallone e circa centomila persone si raduneranno intorno agli stand delle due aziende ideatrici dell’iniziativa. Il clamore fu tale che le produzioni si moltiplicarono, e a queste si unì quella del famoso feroce Saladino (personaggio molto amato dalla retorica di regime), il quale ebbe la sua fetta di successo grazie soprattutto alla raccolta di figurine, con le quali si doveva appunto dare la caccia a quella che raffigurava il mitico personaggio da battere con le novelle “crociate”. I tempi volevano poi, oltre ad un popolo italiano forte (grazie al riso, ad esempio, alla pastina all’uovo, alla pasta glutinata, al VOV, all’olio d’oliva Sasso, alla farina alimentare Carlo Erba, al massimo ricostituente per bambini “Eutrofina”, al vital nutrimento ROM, e molto altro) delle donne dedite alla casa, alla cura della prole, al decoro che poteva garantire una nazione forte e con solide basi. Rivolta alle donne era la pubblicità delle macchine per scrivere, dato che il lavoro di segretaria ben si addiceva ad un signorina, e così Marcello Dudovich disegnerà il manifesto per la Olivetti nel 1925, mentre lo studio Boggeri curerà quello per la stessa azienda nel 1934. Passiamo da una ragazza semplice, dal rossetto rosso e abito immacolato, all’avvenente e seducente, elegante signora degli anni Trenta, in cappello a larga tesa blu, capace di guardare al futuro. Naturalmente erano rivolte prevalentemente alle donne le pubblicità della moda, quando le novità si ammiravano a La Rinascente, dal nome dannunziano del 1917, con pubblicità sempre con lo scopo di illustrare una sana morale borghese. Le donne erano eleganti, benestanti, quasi mai massaie, lavoratrici o contadine e gli uomini erano sicuri di sé, appartenenti ad una classe borghese dominatrice. Come nei film degli anni Venti, le giovinette delle immagini erano snob, studiavano in collegio privato, vivevano in ville lussuose e bevevano champagne telefonando alle amiche per organizzare partite a tennis o gite a prendere il sole, in automobili decappottabili dai motori rombanti. Andava mitizzata la vita vista dal basso, dal provincialismo di gran parte d’Italia che doveva guardare alla borghesia fascista, in questo caso, come a simbolo a cui aspirare. Da un lato la modernità e dall’altro l’autarchia, la miseria delle piccole città e delle campagne, il mito della guerra, pubblicizzato da slogan come “Ali fasciste sul mondo”, “Lavoro e armi”. La moda doveva non solo colpire e incuriosire, attirare acquirenti con le novità, ma anche trovare soluzioni sempre nuove, soprattutto con la difficoltà di approvvigionamento di tessuti a seguito dell’embargo. Proprio questo momento fu foriero per l’Italia di ulteriore creatività: venne prodotta la seta artificiale, il rayon, ma anche lo sniafiocco (il cotone nazionale), l’albene, il selenal, il tessile per l’indipendenza, il lanital, fibra prodotta dalla Snia Viscosa, tratta dalla caseina e pubblicizzata come la “nostra lana” o i “tessuti dell’impero”. Nel 1937, tutte queste nuove fibre tessili venivano prodotte in 7 milioni di chili in Italia, ad indicare come l’impegno all’indipendenza dagli altri Paesi avesse creato un volano per l’industria. Il rayon utilizzato per la produzione delle calze da donna, divenne idea anche per i manifesti, come quelli del 1934 ritraenti una figura di donna in poltrona a cui venivano messe in risalto le lucentissime gambe, seducenti grazie alle calze di rayon. Che arrivava con le “5000miglia del Rayon” (Federico Seneca, 1935). Interessante l’insegna della De Angeli-Frua, produttrice di tessuti, che dichiarava che i loro prodotti “Vincono le sanzioni”. Mano a mano che la creazione pubblicitaria si approfondiva, più gli stili si intersecavano. Futurismo e Cubismo si intrecciavano e i contrasti cromatici diventavano eleganti, la sintesi creava una magia unica, teatrale.

La pubblicità italiana del Ventennio ritraeva un Paese dedito a crearsi nazione forte, autoritaria più che autorevole, per imporsi sugli altri e nelle colonie come punto di riferimento e faro di cultura in senso stretto e politico. Di certo, una propensione a dettare legge a tavola c’era e, per questi versi, per fortuna è anche rimasta.

 

Alessia Biasiolo

Enrico Vignoli unico relatore italiano a “Dialogos De Cocina” in Spagna

Enrico Vignoli, presidente dell’Associazione Raw Magna, sarà l’unico italiano invitato come relatore alla sesta edizione di “Dialogos De Cocina” a San Sebastian nei Paesi Baschi in Spagna, in programma il 13 e 14 marzo.

Vignoli è stato chiamato come ideatore del progetto Postrivoro, nato nel 2012 a Faenza per trovare nuovi modi per raccontare gli scenari della gastronomia contemporanea e che ha già organizzato oltre 30 appuntamenti fra Italia, Svizzera e USA, ospitando chef provenienti da tutto il Mondo.

L’intervento di Vignoli verterà proprio sul Postrivoro e sulle possibilità di interpretare le esperienze gastronomiche con occhi di protagonisti, in sala e in cucina, totalmente liberi nel rapporto con gli ospiti.

«Sarà una grande emozione per me parlare da quel palco, cercherò di portare poche idee chiare su quello che è il mio modo di intendere i cosiddetti “eventi gastronomici” e il valore di questi 5 anni di Postrivoro, un progetto tremendamente romagnolo!»

Enrico Vignoli, 37 anni imolese, da oltre 9 anni lavora per l’Osteria Francescana di Massimo Bottura; di formazione scientifica è inoltre segretario generale dell’associazione “CheftoChef emiliaromagnacuochi” e, appunto, ideatore del Postrivoro.

Dialogos de Cocina è stato fondato nel 2007 per promuovere uno scambio interdisciplinare sui temi del cibo. Il lavoro principale si concretizza nella conferenza biennale di marzo, dove esperti internazionali di diversi settori s’incontrano per riflettere e approfondire tutti i ruoli della gastronomia attraverso dibattiti e dialoghi. Il progetto è promosso da Euro-Toques, Mugaritz e il Basque culinary Center.

Fra gli speaker di questa edizione si annoverano alcuni importanti ospiti internazionali, tra i quali: Joan Roca, Andoni Aduriz, Ruth Reichl, Bee Wilson, Martina Caparros e Steven Poole.

 

Pierluigi Papi

 

 

“L’ Elisir d’amore” al Teatro Carlo Felice

Domenica 19 marzo alle ore 20.30, con repliche fino a martedì 28 marzo, al Teatro Carlo Felice di Genova, dopo l’ultima edizione del 2014, andrà in scena “L’Elisir d’amore”, opera in due atti di Gaetano Donizetti. Sul podio a dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, il giovanissimo Daniel Smith con il duplice ruolo di Direttore d’Orchestra e Ambasciatore Culturale dell’Australia in Italia.

Un allestimento storico del Teatro Carlo Felice presentato per la prima volta nel 1994, amatissimo dalla critica e dal pubblico, conquistati fin dal debutto per l’umorismo raffinato della regia di Filippo Crivelli e dall’atmosfera a metà tra la favola e il cartone animato delle scenografie realizzate dall’ineguagliabile genovese Lele Luzzati, scomparso nel gennaio del 2007. I  variopinti costumi sono di Santuzza Calì e le luci sono firmate dai Luciano Novelli.

Protagonista, un cast straordinario come il baritono Roberto De Candia (Alfonso Antoniozzi) nel ruolo del simpatico ciarlatano Dulcamara, il soprano Serena Gamberoni (Benedetta Torre) vestirà i panni della bella e capricciosa Adina, il tenore Francesco Meli (Roberto Iuliano) sarà l’impacciato e languido Nemorino, Marta Calcaterra la villanella Giannetta, Federico Longhi (Michele Patti) il tronfio Belcore.

Il celebre melodramma giocoso composto da Donizetti nel 1832, in soli 14 giorni, su libretto di Felice Romani, è ritenuto, insieme al Don Pasquale e al Barbiere di Siviglia, uno dei massimi esempi di opera comica ottocentesca per la sapiente miscela tra buffo e lirico.

La storia, ricca di intrighi e di malintesi, è quella dell’ingenuo Nemorino che, innamorato di Adina, fa di tutto per conquistarla mentre lei sta per sposare Belcore, sergente dell’esercito. Nemorino si fa convincere dal dottor Dulcamara ad acquistare un magico filtro d’amore – in realtà semplice vino rosso – che dovrebbe aiutarlo nell’impresa. Avendo bisogno di denaro per comprare altro elisir, Nemorino è costretto ad arruolarsi nella compagnia di Belcore, suscitando il turbamento di Adina che si decide quindi a confessargli il proprio affetto. Belcore accetta la sconfitta d’amore, convinto di trovare presto un’altra giovane da corteggiare, mentre Dulcamara decanta le lodi del suo potentissimo elisir.

Sponsor principale dell’ opera, sarà Latte Tigullio Centro latte Rapallo già supporter per la Stagione Artistica e Stagione Young 2016-2017.

 

Numerose le attività collaterali organizzate intorno all’opera:

Lunedì 13 marzo – ore 17.30 – Libreria Feltrinelli

Incontro con gli artisti – ospiti: Filippo Crivelli (regista)

A cura del musicologo compositore Massimo Pastorelli

Venerdì 17 marzo ore 15.30 prova aperta esclusivamente riservata agli studenti organizzati in sede scolastica.

Sabato 18 marzo al Teatro Carlo Felice, nel I foyer, laboratori creativi in collaborazione con il museo Luzzati: “Costruire un boccascena a tema Luzzati”, le modalità di partecipazione saranno rese note a breve.

26 marzo – 2 aprile – settimana dei teatri   previste diverse iniziative mirate:

lunedì 27 marzo, giornata mondiale dei teatri, visite guidate gratuite al contenitore teatro e all’allestimento dell’opera e alle colorate scene di Luzzati. Le visite sono previste alle ore 9, 10, 11, e 12. Prenotazione obbligatoria.

Domenica 26 marzo ore 15.30 e martedì 28 marzo ore 20.30 prezzi promozionali per la settimana dei teatri.

Martedì 28 marzo alle ore 11.00 al Teatro Carlo Felice, in scena “Gli elisir di Dulcamara” breve storia dell’imbroglio, di e con il Musicattore® Luigi Maio. Spettacolo a pagamento con prenotazione obbligatoria, nell’ambito della stagione YOUNG del Teatro Carlo Felice.

L’ELISIR D’AMORE Melodramma in due atti di Felice Romani Musica di Gaetano Donizetti
Direttore Daniel Smith

Regia Filippo Crivelli Scene Lele Luzzati Costumi Santuzza Calì Luci

Luciano Novelli

 

Assistente alla regia

Luca Baracchini

Assistente ai costumi

Paola Tosti

 

Personaggi e interpreti :

 

Adina

Serena Gamberoni (19, 22, 26, 28)

Benedetta Torre

 

Nemorino

Francesco Meli (19, 22, 26, 28)

Roberto Iuliano

 

Belcore

Federico Longhi (19, 22, 26, 28)

Michele Patti

 

Dulcamara

Roberto De Candia (19, 22, 26, 28)

Alfonso Antoniozzi

 

Giannetta

Marta Calcaterra

 

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice Maestro del Coro Franco Sebastiani

Maestro ai recitativi Sirio Restani

 

Repliche

marzo 2017: Martedì 21 marzo (15.30 G), Mercoledì 22 marzo   (20.30 B),

Sabato 25 marzo (15.30 F), Domenica 26 marzo (15.30 C),

Martedì 28 marzo (20.30 L).
 

Marina Chiappa

Veneto 2020: assicurato il sostegno della Regione Veneto

180516-asolo-179Prosegue e cresce il sogno iridato di Vicenza e del Veneto. Il progetto della candidatura del Veneto per ottenere l’incarico di organizzare i campionati del mondo di ciclismo su strada del 2020 continua la sua corsa verso il traguardo di Bergen, in Norvegia, dove nel mese di settembre in occasione proprio del mondiale 2017 verrà ufficializzata la decisione dell’Unione Ciclistica Internazionale per quella che sarà la sede iridata del 2020. In questa volata mondiale il Veneto dovrà vedersela con Olanda, Colombia e Australia.

“Tutte candidature serie e valide, dalla nostra però c’è un percorso invidiabile, sia dal punto di vista tecnico che artistico, disegnato con l’obiettivo di regalare forti emozioni sia a chi corre che al pubblico. In questi ultimi mesi il lavoro del comitato è andato avanti. E’ un momento delicato e cruciale. In questa fase stiamo facendo il lavoro più duro. Per restare in gergo ciclistico possiamo dire che è come il lavoro del gregario che pedala duro con il vento in faccia, quando mancano ancora tanti chilometri al traguardo e non ci sono le telecamere accese. Quel lavoro che però è essenziale per permettere poi al capitano di finalizzare il risultato nei chilometri decisivi” spiega l’Avvocato Claudio Pasqualin che è il presidente del comitato promotore supportato da un pool fidato di collaboratori tra i quali spiccano il suo vice Moreno Nicoletti, noto e apprezzato manager sportivo, e il consigliere Alessandro Belluscio.

Nel frattempo a supportare questa corsa mondiale è arrivata l’ufficializzazione del sostegno della Regione Veneto al progetto. “Per la verità l’appoggio del Presidente Luca Zaia e della Giunta Regionale non è mai mancato. Il progetto è stato sposato dalla Regione fin dalle sue fasi iniziali, certo ora avere ricevuto il sostegno al progetto in ogni sua parte, il tutto formalizzato, sottoscritto e inserito nella delibera della Giunta Regionale ci da ulteriore fiducia e slancio” sottolinea l’Avv. Pasqualin.

Ricordiamo che il progetto prevede il coinvolgimento di tutti i capoluoghi di provincia della Regione Veneto attraverso i 12 eventi ciclistici in calendario (prove a cronometro e prove in linea della varie categorie in campo maschile e femminile) ed altri eventi collaterali destinati ad amatori e cicloturisti. Per la prova regina, quella elite maschile, il progetto prevede la partenza da Venezia, in Piazza San Marco, per svilupparsi poi nella prima parte in linea lungo la Riviera del Brenta e approdare poi al circuito finale dei Colli Berici con arrivo nel cuore di Vicenza in via Roma, subito dopo aver valicato il piazzale del Santuario di Monte Berico.

Di seguito, in sintesi, i punti principali sottoscritti dalla Regione nel documento. La Giunta Regionale delibera:

-di approvare, quale parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, quanto riportato in premessa in relazione al progetto; -di condividere le proposte del comitato promotore per la promozione della candidatura; -di sostenere la presentazione della candidatura riconoscendo il valore di tale iniziativa non soltanto per l’evidente aspetto del prestigio sportivo, ma anche per la visibilità internazionale e la ricaduta economica e turistica sul territorio del Veneto che il progetto prevede;

-di incaricare il Direttore della Direzione Beni attività Culturali e Sport di attivarsi per tutto ciò che si rende necessario in relazione alle attività in oggetto. “La Regione è interessata alla promozione della pratica sportiva a tutti i livelli, anche come opportunità di valorizzazione dei territori interessati. Con questo provvedimento, sulla base della proposta del comitato promotore, si intende sostenere la presentazione della candidatura per il 2020. L’iniziativa si trova in armonia con i principi della nuova norma regionale in tema di sport e in particolare con le fattispecie attinenti le manifestazioni sportive “di eccellenza”. La Regione ritiene pertanto di sostenere la candidatura della città di Vicenza e del Veneto per l’organizzazione del mondiale, anche per il beneficio diretto ed indiretto che ne deriverebbe all’immagine della Regione in Italia e nel mondo, e si impegna per tale motivo a fornire il proprio supporto ai fini del buon esito della candidatura” spiega l’Assessore Regionale Cristiano Corazzari cha a Palazzo Balbi si occupa di Pianificazione territoriale e Urbanistica, Beni Ambientali, Culturali e Tutela del Paesaggio, Parchi e Aree Protette, Polizia Locale, Sicurezza Cultura, Spettacolo, Sport, Edilizia Sportiva, Identità Veneta.

Nella foto hi.res, Nicoletti, Zaia e Pasqualin

 

ATC

 

 

 

Evviva il Rosa! La Marmolada festeggia la Giornata Internazionale della Donna

funivia_marmoladaAi piedi del versante meridionale della Marmolada si estende, con i suoi borghi pittoreschi e il suggestivo canyon naturale dei Serrai di Sottoguda, l’incantevole Val Pettorina, una terra ricca di miti e leggende che hanno come protagoniste figure femminili di indubbio fascino.

Dalle ondine del Lèch dai Giaia che trasformarono per punizione un giovane in una sorgente di acqua cristallina, alla Donaza, strega cattiva che dimorava in una caverna del Col da le Laste, sopra la gola dei Serrai, e che, puntualmente, la sera della vigilia dell’Epifania, scendeva fino a Sottoguda, cercando di penetrare nelle case, per rapire i bambini e divorarli. Dalla novella burlesca della moglie che ne faceva passare di tutti i colori al marito con la sua ingenua sbadataggine, per poi diventare la fortuna della famiglia, alla Damigella di Frata che profetizzò il ritrovamento di un grande tesoro.

La Festa della Donna in Marmolada sarà dedicata alla riscoperta di queste e altre storie tramandate di generazione in generazione, prima oralmente e poi per iscritto. Per saperne di più basterà salire con la funivia Move To The Top fino al bar-ristorante Serauta e lasciarsi trasportare dalla fantasia nel vasto patrimonio mitologico e leggendario delle Dolomiti Bellunesi.

Inoltre, le prime 100 donne, sciatrici e non, che la giornata dell’8 marzo si presenteranno alla partenza degli impianti di risalita di Malga Ciapela riceveranno un dolce omaggio rosa.

ATC

I dieci brani selezionati per il “Premio Amnesty International”

L’associazione culturale “Voci per la libertà” e Amnesty International Italia hanno reso noto l’elenco dei 10 brani che si contenderanno il premio per la migliore canzone sui diritti umani, che nel 2017 giunge alla sua 15ma edizione.

Il “Premio Amnesty International Italia” sarà consegnato il 23 luglio a Rosolina Mare, nell’ambito del festival “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty”, che quest’anno celebra la sua 20ma edizione consecutiva.

I brani selezionati

“Gaia”, di Arisa

“Attraverso l’acqua”, di Enzo Avitabile e Francesco De Gregori

“Blu”, di Irene Fornaciari

“Straniero”, dei Litfiba

“Ballata triste”, di Nada

“Amen” di Noemi

“Apriti cielo”, di Mannarino

“Con chi fugge”, dei Mau Mau

“Dipende da te” dei Perturbazione

“Mediterraneo coast to coast” dei Punkreas

La giuria

Il riconoscimento verrà assegnato da una giuria specializzata composta da: Alessandro Besselva Averame (Rumore), Ambrosia Jole Silvia Imbornone (Rockerilla), Andrea Laffranchi (Corriere della sera), Antonio Marchesi (Amnesty International Italia), Carla “Carlotta” Cellamare (Radio Number One), Carlo Mandelli (Ansa-Il Giorno-Leggo), Carlo Massarini (giornalista), Claudio Agostoni (Radio Popolare), Elisa Orlandotti (Voci per la Libertà), Enrico De Angelis (storico della canzone), Enrico Deregibus (giornalista), Fabrizio Galassi (Premio Italiano Videoclip Indipendente), Fausto Pellegrini (Rai news 24), Federica Palladini (elle.it), Federico Guglielmi (AudioReview Blow Up Classic Rock Italia fanpage.it), Francesca Cheyenne (RTL 102.5), Gianluca Polverari (Radio città aperta-Rockerilla-IsoradioRfd4), Gianmaurizio Foderaro (Direzione Radio Rai), Gianni Rufini (Amnesty International Italia), Gianni Sibilla (Rockol), Giò Alajmo (giornalista), Giordano Sangiorgi (Meeting degli Indipendenti), Giulia Caterina Trucano (Rolling Stone), Giuseppe Antonelli (Radio 3), John Vignola (Radio 1), Marco Cavalieri (Radiorock.to TRS 102.3), Michele Lionello (Voci per la Libertà), Paolo De Stefani (Centro diritti umani), Paolo Pasi (Tg3), Renzo Stefanel (Rockit), Riccardo Noury (Amnesty International Italia), Roberta Balzotti (Rai), Savino Zaba (Rai 1-Radio 2), Simone Piloni (Radio libera tutti), Timisoara Pinto (Radio1 King Kong), Tiziana Barillà (Left), Valeria Rusconi (Repubblica Espresso) e Valerio Corzani (Radio 3).

Il Premio Emergenti

Sul sito della rassegna, http://www.vociperlaliberta.it è da poco online anche il bando di concorso dell’altro importante premio, quello destinato al brano più rappresentativo sulle tematiche legate ai diritti umani proveniente dalla scena emergente. La scadenza del bando è il 22 aprile 2017 ma per tutti gli artisti che si iscriveranno entro l’11 marzo c’è l’opportunità in più del premio Web Social.

L’albo d’oro del “Premio Amnesty International Italia 2003 “Il mio nemico” di Daniele Silvestri 2004 “Pane e coraggio” di Ivano Fossati 2005 “Ebano” dei Modena City Ramblers 2006 “Rwanda” di Paola Turci 2007 “Occhiali Rotti” di Samuele Bersani 2008 “Canenero” dei Subsonica 2009 “Lettere di soldati” di Vinicio Capossela 2010 “Mio zio” di Carmen Consoli 2011 “Genova Brucia” di Simone Cristicchi 2012 “Non è un film” di Frankie Hi-Nrg MC e Fiorella Mannoia 2013 “Gerardo nuvola ‘e Povere” di Enzo Avitabile e Francesco Guccini 2014 “Atto di forza” di Francesco e Max Gazzè 2015 “Scendi giù” di Alessandro Mannarino 2016 “Pronti a salpare” di Edoardo Bennato

 

Amnesty International Italia

A Fiorenzuola d’Arda il primo festival dell’Anolino e delle paste ripiene

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Sabato 11 e domenica 12 marzo a Fiorenzuola d’Arda (in provincia di Piacenza) si svolgerà la prima edizione del “Festival dell’Anolino e delle paste ripiene in brodo dell’Emilia Romagna”.

Una festa per tutti in una realtà, Fiorenzuola d’Arda, che può fregiarsi di essere una delle 12 “Città della Gastronomia” dell’Emilia Romagna. Città che, sotto la regia e gli input dell’associazione CheftoChef emiliaromagnacuochi, hanno scommesso su progetti di crescita collettiva della qualità gastronomica nelle proprie comunità, sulla base dei principi della “cucina d’autore”, che implica un atteggiamento di continua innovazione in un settore strategico per l’economia del nostro territorio.

Organizzato da Comune di Fiorenzuola, Associazione Vetrine in Centro Storico e CheftoChef, il festival vuole rendere omaggio alle paste fresche ripiene in brodo come patrimonio unico della regione e delle tradizioni locali dei vari territori: cappelletti nel ravennate e nel reggiano, tortellini nel bolognese e nel modenese, e ovviamente anolini nel piacentino e nel parmense.

Sabato 11 marzo alcuni ristoratori e alcune gastronomie locali proporranno dalle ore 18 in piazza Caduti la propria interpretazione dell’anolino della Val d’Arda. Per tutta la giornata saranno presenti i gazebo dei commercianti, bancarelle e animazione.

Domenica 12, il clou del Festival con la presenza di alcuni dei migliori chef dell’Emilia Romagna che proporranno la propria interpretazione di pasta ripiena, rifacendosi a quella dei propri territori di provenienza. Dalle ore 12 saranno presenti: Isa Mazzocchi del Ristorante “La Palta” di Borgonovo Val Tidone (PC), Silverio Cineri del Ristorante “La mia infanzia a tavola” di Faenza (RA), Mario Ferrara del Ristorante “Scacco Matto” di Bologna, Emilio Barbieri del Ristorante “Strada Facendo” di Modena, e ovviamente non poteva mancare “l’autoctono” Claudio Cesena della “Locanda San Fiorenzo” di Fiorenzuola D’arda. Dalle 15 alle 17 gli chef racconteranno i loro piatti, condotti dalla foodblogger Giulia Golino (Cook Eat Love) e con gli approfondimenti del Professor Davide Cassi dell’università di Parma, esperto di analisi sensoriale, e Carla Brigliadori, cuoca e gastronoma di CheftoChef.

Per tutta la giornata: bancarelle e negozi aperti.

CheftoChef emiliaromagnacuochi è l’associazione che riunisce i cinquanta migliori chef, le cinquanta aziende compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici e i gourmet di riferimento dell’Emilia Romagna. Presidente dell’Associazione, unica nel suo genere, è Massimo Spigaroli, Vice Presidenti Massimo Bottura e Paolo Teverini, Presidente Onorario Igles Corelli.

Oltre a Fiorenzuola d’Arda le altre “Città della Gastronomia” sono (da sud a nord della regione): Cesenatico (FC), Roncofreddo (FC), Bagno di Romagna (FC), Russi (RA), Argenta (FE), Bologna, Valsamoggia (BO), Bomporto (MO), Parma (dal 2015 “Città Creativa per la Gastronomia UNESCO”), Polesine Zibello (PR), Borgonovo Val Tidone (PC).

Per informazioni: tel. 0523 989312 – 0523 989311

Pierluigi Papi