“Riaperture” tornerà in versione post estiva con 18 mostre e un Circuito off

“Ideale” è il tema della quinta edizione di “Riaperture PhotoFestival Ferrara 2021“, che animerà la città di Ferrara con 18 mostre in otto spazi diversi da venerdì 10 settembre fino a domenica 3 ottobre 2021.

“Passiamo da un festival della durata di due fine settimana lunghi – ha detto il presidente dell’associazione Brini – a una durata di quattro weekend, con le mostre che rimarranno aperte dal venerdì alla domenica. Oltre alle mostre della manifestazione ufficiale, dislocate in otto location che riveleremo tra fine agosto e l’inizio di settembre, ci sarà questo Circuito off che darà anche l’opportunità di scoprire posti e spazi di attività cittadine che non si conoscono”. 
“Sono molto felice che Riaperture si faccia – ha sottolineato l’ass. Gulinelli – abbiamo bisogno tutti di ripartire e rimettere in pista iniziative culturali come questa, che coinvolge un’associazione e tante persone animate da passione e impegno. C’è tutta una filiera e un indotto che devono essere tutelati e salvaguardati e il nostro impegno è indirizzato ad aiutarvi a superare tutte le difficoltà. Ho molta attesa per la presenza di Franco Fontana, che è uno dei fotografi con i quali siamo cresciuti tutti, e sono al vostro fianco per aiutarvi a realizzare il proposito di farlo venire a Ferrara anche di persona, oltre che con il suo lavoro”.

“Praga 1967”, di Franco Fontana

Il tema della V Edizione di Riaperture Photofestival Ferrara si pone come un esercizio di fantasia, una proiezione immaginifica in tensione verso l’assoluto senza mai raggiungerlo, ma capace di cambiare i passi in un vero e proprio percorso. Nella sua apparente inconsistenza, ogni ideale è in grado di trasformare tanto la società quanto l’esistenza di ogni singolo individuo; ed è proprio su questo grande trasporto che tanti fotografi di calibro internazionale si sono interrogati e confrontati. Luoghi particolarmente suggestivi e normalmente non accessibili al pubblico si trasformeranno in veri e propri spazi espositivi temporanei a partire dal 10 settembre e fino al 03 ottobre, tutti i venerdì, sabato e domenica. I siti dismessi ospiteranno i progetti ideali firmati dai grandi nomi della fotografia e dai nuovi talenti. Si viaggerà per il travagliato Est Europa, e più precisamente per le Donbass stories, con gli scatti del fotoreporter Giorgio Bianchi, in compagnia dei protagonisti Spartaco e Liza. Si farà anche tappa in Corea con Korean Dream, immortalati dal fotografo documentarista Filippo Venturi. Con Alessandro Cinque, si attraverserà il focoso Cile con Chile Despertò, mentre con il progetto Chas Chas di Luis Cobelo, ci si immergerà in un’atmosfera magica che omaggia Buenos Aires grazie a un particolare quartiere poetico conosciuto come Parque Chas. Ci si salverà rifugiandosi nei chiaroscuri firmati da Francesco Comello de “L’isola della salvezza”, per poi immergersi nel progetto Drowning World project – SUBMERGED PORTRAITS di Gideon Mendel, fino a incontrare tutto il mondo al Jova Beach Party di Francesco Faraci. Si rifletterà sui tanti cambiamenti avuti con l’arrivo del famigerato Covid-19 con When Everything Changed Covid-19: The European Epicenter di Fabio Bucciarelli, e si racconteranno i tanti colori dell’amore con il progetto Rainbow Families firmato da Eleonora Calvelli.

L’amore è un tema che ritorna anche nel film di Serena Vittorini dal titolo “En ce moment”, dove due giovani donne si incontrano e si innamorano durante il ferreo lockdown imposto dal Covid-19. Della stessa autrice sarà presente anche il progetto “Through you”, un lavoro audiovisivo che raccoglie una serie di conversazioni che la Vittorini ha avuto con persone conosciute tramite una comune app di incontri dopo la rottura con la sua compagna. Oltre che sull’uomo è giusto acuire lo sguardo anche sulla natura e alle sue intrinseche potenzialità, e a farlo è Marco Buratti con “Bio Minds”: dalla natura per la natura. Dalla natura si passa ai “Fiori Nudi”, femminili e profondi, di Arianna Genghini per poi perdersi nei marcati contrasti della fotografa Lea Meienberg di “È Così la Vita – An Ode to Standstill” e, successivamente far albergare lo sguardo nelle “Cento case popolari” di Fabio Mantovani.

Ad animare la V edizione – IDEALE di Riaperture PhotoFestival ci sarà anche un progetto firmato da Franco Fontana, come anche quello dell’artista visiva Christy Lee Rogers, “Christy Lee Rogers for Water Day Photo Contes”t, che si compone di due collezioni ben distinte: MUSE e HUMAN. Il progetto si inserisce all’interno del concorso fotografico internazionale, World Water Day Photo Contest, indetto ogni anno dal Lions Club Seregno AID che organizza mostre ed eventi con l’intento di sensibilizzare le coscienze sull’importanza dell’acqua come diritto fondamentale dell’umanità. La mission del concorso è anche quella di raccogliere fondi per favorire i sistemi di potabilizzazione dell’acqua nei paesi dalle risorse limitate, tant’è che risulta in fase di ultimazione il progetto Koom la viim per la realizzazione di un pozzo e di sistemi di irrigazione in Burkina Faso, co-finanziato proprio dal World Water Day Photo Contest. Il tema della quinta edizione del contest, concluso il 22/03/2021 Giornata Mondiale dell’Acqua, e della mostra itinerante è Valuing Water – Il valore dell’acqua.

Per la prima volta, all’interno di Riaperture PhotoFestival Ferrara, arriva il CIRCUITO OFF, ovvero un percorso parallelo alla manifestazione ferrarese che comprende 30 progetti fotografici selezionati tramite open call. I lavori dei vincitori verranno ospitati all’interno di attività ricettive e commerciali del centro storico di Ferrara, consolidando ancor di più il legame con la città e i suoi attori principali. A prescindere dalle innumerevoli novità di questa V Edizione, Riaperture PhotoFestival Ferrara non può prescindere dal suo consueto concorso fotografico cui è stato possibile partecipare inviando sia un solo scatto, che un intero progetto. A salire sul podio, quest’anno, sono: Francesco Andreoli, Gianmarco Caroti, Karina Castro, Francesca De Chirico, Camilla Milani, Barbara Pau. I vincitori non solo saranno presenti con i propri lavori nel percorso ufficiale del Festival, ma saranno ospiti del Programma Off 2021 della Biennale della Fotografia Femminile a Mantova.

Per info: Riaperture associazione di promozione sociale, via Ortigara 13, Ferrara, http://www.riaperture.com.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

A Castelvecchio l’opera di Paolo Farinati

Una ‘fotografia’ di Verona datata 1558, con l’Arena, l’Adige, Castel San Pietro e San Felice. E, in primo piano, un battesimo. Un dono che il Consiglio comunale dell’epoca fece al capitano Girolamo Ferro per mano di Paolo Farinati. L’opera ‘Allegoria del battesimo di Andriana Verona Ferro’ ora troneggia a Castelvecchio, grazie all’acquisizione ottenuta dal Ministero della Cultura che l’ha acquistata a inizio 2021 e ha sposato la candidatura di Verona quale sede di esposizione. Iniziativa favorita e sostenuta anche dall’imprenditore Luigi Carlon di Palazzo Maffei. È la seconda opera che, in un anno, arriva tra le mura scaligere dal Ministero, i cui ultimi conferimenti risalgono agli anni ’80. Solo pochi mesi fa, infatti, era giunta in città l’ancona lignea rinascimentale, detta di San Luca.

Il dipinto è esposto nella Galleria Dipinti di Castelvecchio in una sala appositamente riordinata per mettere in dialogo opere di altri artisti veronesi e dello stesso Farinati, tra cui la tela vicina per datazione con Cristo mostrato al popolo e due terracotte dipinte con San Paolo e Sant’Antonio Abate. Il tutto nell’allestimento scarpiano valorizzato da un recente intervento di efficientamento energetico e di aggiornamento dell’impianto di illuminazione, che esalta i valori cromatici dei dipinti.

‘Allegoria del battesimo di Andriana Verona Ferro’ è una delle opere più famose e importanti del catalogo di Paolo Farinati per le circostanze in cui fu realizzata e per la straordinaria veduta della città di Verona, che fa da scenografia alla composizione. Un’opera celebrativa dell’istituzione cittadina e del governo della Serenissima.

Il sindaco Federico Sboarina, l’assessore alla Cultura Francesca Briani, il Soprintendente Vincenzo Tinè e la dirigente dei Musei Civici Francesca Rossi hanno scoperto il quadro in tutta la sua magnificenza.

“Questo dipinto racconta un periodo della nostra storia, è una straordinaria fotografia della Verona dell’epoca – ha detto il sindaco -. Ringrazio il Ministero per aver voluto che questo quadro arrivasse a Castelvecchio, impreziosendo la nostra collezione e, dopo 40 anni, ripristinando le acquisizioni a testimonianza del prestigio del nostro Museo. Durante la pandemia si è sempre lavorato con questo obiettivo, arricchire il patrimonio museale per restituire poi ai veronesi e ai turisti degli spazi espositivi ancor più prestigiosi. L’altro grazie va alle forze imprenditoriali cittadine, come la famiglia Carlon, che in questo momento così particolare hanno deciso di investire sulla nostra cultura, dai Musei all’Arena, certamente per spirito imprenditoriale ma soprattutto per amore nei confronti della città. Una scintilla nuova che è partita, mai esistita prima”.

“Queste opere arrivano a fronte di relazioni puntuali inviate al Ministero, sulle quali si basano le valutazioni per le attribuzioni e i depositi permanenti – ha aggiunto Briani -. Un lavoro minuzioso quello della direzione dei Musei e degli uffici che rendono possibile tutto questo. Oltre alla forte sinergia con le realtà private cittadine. Nell’ultimo anno l’impegno è stato massimo, su diversi fronti. Da Dante alle nuove opere nei musei, fino ai riallestimenti a dimostrazione che con la volontà e l’impegno si ottengono risultati inimmaginabili”.

“È abbastanza anomalo che lo Stato dia a un museo un’opera di questo valore, è un riconoscimento straordinario per Castelvecchio che si attesta quale riferimento culturale a livello nazionale – ha detto Tinè -. Le ultime acquisizioni infatti risalgono a quaranta anni fa, mentre grazie all’operato della direttrice Rossi ne abbiamo avute due in un anno”.

“Il secondo arrivo in un anno – ha concluso Rossi -, una dimostrazione della rete creata con l’intero sistema museale nazionale. Dopo l’ancona lignea di San Luca ora possiamo esporre anche quest’opera di Farinati. Un dipinto incredibile datato e firmato dall’autore, e commissionato dal Consiglio comunale del 1558, in cui si vede la città con gli occhi dell’epoca. Non solo monumenti, palazzi e il fiume ma anche le botti di vino, il commercio di seta e lana. La composizione costituisce un rarissimo documento e ha il grande pregio di restituire la fisionomia del paesaggio urbano scaligero prima della radicale trasformazione subita dalla riva sinistra dell’Adige in età napoleonica”.

Il dipinto raffigura una giovane donna dal viso dolce che siede come la mitica Europa sul toro bianco. Allo scollo della sopraveste rosa su un grande medaglione in oro spicca il leone di San Marco. La donna, che personifica la città di Verona, sorregge una neonata avvolta in fasce e pronta a ricevere sulla testina rivolta verso il basso l’acqua battesimale che angeli bambini dall’alto dei cieli sono pronti a versare. Il battesimo si svolge sulle rive dell’Adige e in prospettiva si scorgono alcuni elementi caratterizzanti del paesaggio della città: l’Arena e il colle, con i due antichi castelli di San Pietro e San Felice. Il fiume è personificato da un giovane nudo che si appoggia ad un’anfora da cui sgorgano le acque e sorregge balle di panni e botti, allusione ai traffici che transitano lungo il suo corso. L’allegoria di Verona è combinata con quella del battesimo della neonata che porta un nome quasi omonimo della città, si chiama infatti Andriana Verona Ferro. 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Targa della città alle campionesse dell’hokey

Un altro podio sportivo nazionale si colora di giallo e blu. Le campionesse del Cus Verona Hockey Mastiff si sono aggiudicate la Coppa Italia. E, dopo aver conquistato il titolo, non poteva che arrivare il riconoscimento della città di Verona. Il sindaco Federico Sboarina e l’assessore allo Sport Filippo Rando hanno consegnato ad alcune rappresentanti della squadra la targa che rimarrà a memoria del risultato raggiunto qualche settimana fa.

“Il riconoscimento più bello l’avete conquistato con tanto impegno vincendo un campionato incredibile sotto gli occhi della vostra tifoseria – ha detto il sindaco -. Ma anche noi, a nome della città, volevamo farvi sentire tutto il nostro orgoglio. Verona è di nuovo sul podio dello sport nazionale. Voi siete una delle eccellenze sportive che portano in alto il nome della nostra città. Siatene sempre fiere”.

“I nostri auguri sono per il futuro e per la Coppa dei Campioni – ha concluso Rando -. Vi abbiamo viste battagliere sul campo, assieme a voi un tifo scatenato. Tutto l’entusiasmo che sapete creare, anche grazie ai vostri risultati, è positivo perché di sicuro attrae l’attenzione di tanti ragazzi che potrebbero avvicinarsi a questo meraviglioso sport”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Il giovane Boccioni

Numerose sono le mostre che negli ultimi decenni hanno indagato la figura e l’opera di Umberto Boccioni. Poche, tuttavia, sono quelle che hanno ripercorso con rigore scientifico la fase giovanile e formativa dell’artista, in cui lo studio del passato si lega alla volontà irrefrenabile di conoscere il presente e di sperimentare il futuro. A questo periodo – ricco di suggestioni – è dedicata la mostra Il giovane Boccioni, con la quale Galleria Bottegantica inaugura la stagione espositiva 2021.

Curata da Virginia Baradel, in collaborazione con Ester Coen e Niccolò D’Agati, la rassegna propone un’accurata selezione di opere eseguite da Boccioni tra il 1901 e il 1909. Anni nei quali il giovane Boccioni rafforza la sua vocazione artistica attraverso esperienze di studio condotte a Roma, Padova, Venezia e Milano, intervallate dall’importante soggiorno parigino del 1906 e dal successivo viaggio in Russia.

L’influenza delle diverse correnti figurative europee e l’interesse per la tradizione classica e rinascimentale, affiorano ripetutamente nelle opere del periodo e trovano, soprattutto nella produzione grafica, un valido laboratorio di analisi sperimentale, di invenzione e di verifica stilistica che Boccioni conduce in parallelo rispetto alla pittura. Il segno, di volta in volta intrecciato in un fitto reticolo chiaroscurale, o perentorio e deformante, o sfrangiato e polverizzato accompagna le fasi dell’evoluzione pittorica boccioniana: dall’impronta di Giacomo Balla alla smaterializzazione luminosa seguita alla ‘scoperta’ delle opere divisioniste di Giovanni Segantini e Gaetano Previati.

Proprio al lavoro su carta la mostra dedica particolare interesse attraverso una selezione di disegni che coprono gli anni dell’apprendistato del giovane Boccioni. A un primo nucleo di opere d’impronta scolastica risalente al periodo in cui fu allievo di Giacomo Balla e frequentò le scuole di disegno pittorico e di nudo a Roma, se ne affianca un altro – più copioso e diversificato – riconducibile agli anni immediatamente successivi, nei quali il tratto acquista sicurezza nel restituirci precise visioni architettoniche, ritratti curiosi – alcuni dei quali rasentano la caricatura – e figure umane di estrema sintesi formale. Nel loro insieme, questi fogli documentano un tirocinio di studio insistito e articolato, il cui fine è quello di acquisire una padronanza nella resa prospettica dei volumi, ma anche di fisionomie e di movenze – studiate o colte al volo – del corpo umano nello spazio: aspetti comuni allora a molti artisti della modernità. Anche le copie da museo appartengono a questo periodo di apprendistato.

Altro aspetto su cui la mostra focalizza l’attenzione riguarda le tempere commerciali che Boccioni dipinge in questi anni per ragioni perlopiù economiche, ma che sono comunque da ritenersi palestra importante nel suo percorso di maturazione artistica e di scandaglio della modernità, tanto per i temi affrontati quanto per le soluzioni compositive e cromatiche adottate.

La foga di apprendere e di affinare le proprie capacità artistiche caratterizza anche il periodo veneziano dell’artista, durante il quale sperimenta – sotto la guida del pittore Alessandro Zezzos – la tecnica incisoria.

Il percorso espositivo della mostra si conclude – come del resto quello formativo dell’artista – con il trasferimento di Boccioni a Milano, nel settembre del 1907. L’interesse per le opere di Giovanni Segantini e di Gaetano Previati – ammirate pochi mesi prima alla Biennale di Venezia e a Parigi a Ottobre – orientano il giovane verso la ricerca di uno stile capace di conciliare la modernità positivista con l’idealismo, sebbene problemi economici lo costringono ad accettare commissioni meno qualificate nell’ambito dell’illustrazione e della cartellonistica.

Pur aspirando alla sublimità di Previati, la coeva produzione pittorica trova espressione in piccole vedute di paesaggi lombardi che dimostrano tuttavia un superamento della trama impressionista ancora presente nelle tele di periodo veneziano. Decisamente più sperimentali sono gli esiti condotti nel versante del ritratto, dove il pennello diventa febbrile nella sua urgenza di restituire sulla tela la singolarità di un volto, di una espressione o di un carattere come in Ritratto di scultore e ne Il cavalier Tramello del 1907.

In mostra questi temi sono testimoniati da opere di pregio a partire da La madre malata del 1908 per terminare con La Madre della collezione Ricci Oddi. Altre documentano invece la parentesi simbolista del 1908-1910, che trova ne Il lutto il suo esito più straziante ed esoterico. Altrettanto interessanti sono i bozzetti per il manifesto dell’Esposizione di pittura e scultura promossa dalla Famiglia Artistica a Brunate (maggio-giugno 1909): sintesi perfetta delle diverse cifre stilistiche fin qui acquisite da Boccioni, dal Divisionismo, alla pennellata larga e sintetica di matrice post-impressionista, al Simbolismo.

Accompagna la mostra un catalogo, edito da Bottegantica edizioni, con contributi di Virginia Baradel, Ester Coen e Niccolò D’Agati, regesto dei disegni e delle tempere a cura di Niccolò D’Agati

IL GIOVANE BOCCIONI. Dall’8 ottobre al 4 dicembre 2021. Milano, Galleria Bottegantica. Milano, Via Manzoni 45. Orari: da martedì al sabato 10-13; 15-19. Ingresso libero. Info: (+39) 02 62695489 – (+39) 02 35953308. www.bottegantica.com

S.E. (anche per la fotografia)

Eternal City Motorcycle Custom Show e MotoTematica. I vincitori

Concluso a Cinecittà World il grande evento “custom” dedicato al mondo della Motocicletta, Eternal City Motorcycle Custom Show: tre giorni ricchi di eventi di ogni tipo che hanno visto la presenza, in ogni area tematica del parco, di ben 200 espositori, 90 professionisti del settore, decine di show e centinaia di bikers provenienti da tutto il mondo. Successo del pubblico anche per MotoTematica,  il festival cinematografico a tema, diretto da Benedetta Zaccherini, tenutosi sugli schermi del Teatro 4, con 15 opere in concorso da 7 nazioni diverse e due film in proiezione speciale, Pozzis, Samarcanda di  Stefano Giacomuzzi e On Any Sunday, storico documentario di Bruce Brownin con Steve Mc Queen, candidato all’Oscar nel 1971.  Accorsi a Roma per la manifestazione anche alcuni registi internazionali delle pellicole in programma, tra cui lo spagnolo Óscar Falagán, i newyorchesi Peter Boggia e Roberto Serrini, il tedesco Walter Schmuch e, direttamente da Los Angeles, Charles Muir James Butler.

A vincere la terza edizione del Rome Motorcycle Film Festival, con votazione della giuria composta da Marie-Line Thioulouze, Roberto Brodolini, Giovanni Caloro e Romano Brida, sono stati: Best man corner di Jaremey McMullin, UK (miglior corto documentaristico); Reappear di Tommy Clarke, UK (miglior film cortometraggio); 972 breakdowns. On The Landway to New York di Daniel von Rüdiger, Germania (miglior lungometraggio documentaristico). Il Premio del pubblico è andato a Italian Sporting Bikes of the 70’s di Roberto Serrini mentre una menzione speciale l’ha conquistato il brevissimo corto di Murie e Butler The unbearable lightness of crashing. Sul palco di Cinecittà Street, durante la premiazione, anche un ospite di eccellenza, Chuck Zito, presidente Hell’s Angels di New York e rinomato volto di serie tv e film americani, tra cui Carlito’s Way, per la prima volta a Roma. Da questa settimana, sulla piattaforma Moto.it saranno proiettati a rotazione alcuni dei film che hanno partecipato al festival: si tratta di The diaries of the young Don di Walter Schmuck (Germania); Fizzy Boys di Christine Bullock (UK); Neuga Budapest di Mauro Talamonti (Ungheria); Holland Tunnel di Michael Amter (US); Ö-Movie di Pekka Poramo (Finlandia); Best man corner di Jaremey McMullin (UK); Ray Tauscher: America’s forgotten world champion motorcycle racer  di Ned Thanhouser (US); BAÑEZA GRAND PRIX di Oscar Falagán (Spagna) e The unbearable lightness of crashing  di James J. Butler e Charles Austin Muir (US).

Tra le iniziative svoltesi nel ricco programma di Eternal City, anche contest, talk show, concerti, flat track e airbrush, con personalizzazioni di scritte su moto, caschi e vetture. In tale ambito è stata presentata dall’AD di Cinecittà World Stefano Cigarini anche la stagione estiva del parco tematico con il nuovo stunt-show a tema, ispirato alla saga Cinematografica “Fast & Furious” di cui ricorrono proprio quest’anno i 20 anni.

Prossimo appuntamento nel 2022 con la sesta edizione di Eternal City Motorcycle Custom Show e la quarta edizione di MotoTematica, di cui a breve si apriranno le iscrizioni sulla piattaforma filmfreeway.com

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Toiletpaper & Martin Parr

La mostra aperta fino al 31 ottobre prossimo all’Accademia di Francia a Roma (Viale della Trinità dei Monti, 1 – Roma) riunisce per la prima volta il fotografo britannico Martin Parr e i due ideatori del magazine TOILETPAPER, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, per un itinerario ipnotico nel cuore di un repertorio visivo stracolmo di colori. Il percorso espositivo si presenta sotto forma di un’installazione di oltre quaranta fotografie che occupa una parte dei giardini rinascimentali di Villa Medici e offre uno spazio per muoversi errando in autonomia secondo l’allestimento progettato da Alice Grégoire e Clément Périssé, architetti e borsisti dell’Accademia di Francia a Roma.

L’esposizione trae origine dalla collaborazione tra Martin Parr, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari per il libro ToiletMartin PaperParr pubblicato nel 2020 da Damiani che raccoglie e accosta, le une accanto alle altre, le immagini più iconiche degli archivi prolifici di questi tre artisti. Il corpo umano, il cibo, gli animali sono i motivi ricorrenti di questo progetto fotografico che interroga la nostra ossessione contemporanea per le immagini.

Dal piccolo formato alle stampe monumentali, le fotografie esposte a Villa Medici sposano il paesaggio in un gioco di rapporti che sottolinea lo spirito graffiante e impertinente dei loro autori. Quale migliore cornice dei giardini di un palazzo rinascimentale per rinnovare l’esercizio di deliziosi contrasti? Immagini composte meticolosamente e scene catturate dalla vita quotidiana dialogano per dar vita ad una narrazione fotografica in cui il vernacolare e la finzione surrealista si (con)fondono.

Elisabetta Castiglioni

Il “Cuore di Lucia” compie quindici anni

Il 14 luglio del 2006 volava in cielo Lucia Fiocchetti, una bambina di Schio, in provincia di Vicenza, classe 1997. Con i fratelli e i genitori frequentava il lago di Garda, Padenghe, dove avvenne un tragico incidente nella piscina di un residence: pur essendo una nuotatrice, Lucia rimase impigliata nella griglia di protezione di un pozzetto sul fondo della vasca, senza più riuscire a risalire, malgrado i soccorsi. Uno dei purtroppo tanti incidenti nelle piscine, soprattutto nei mesi estivi, com’è più probabile. Lucia lasciava affranti i genitori e tre fratelli e la storia sarebbe una, ahimè, delle tante, se non avesse generato una delle, per fortuna, tante storie di solidarietà e di aiuto. Come Lucia si è “tuffata tra le braccia del Padre”, così la ONLUS voluta dai suoi genitori porta acqua dove si muore di sete, dove non si può nuotare per divertimento e refrigerio nelle calde giornate estive. L’immenso dolore che ancora si legge negli occhi di mamma Pia e di papà Fabio è diventato un sorriso che si rinnova ogni anno proprio a Padenghe, in estate, poi a Schio e poi il giorno di Santa Lucia, con varie attività di raccolta fondi. Nei giorni scorsi, presso l’abbazia di Maguzzano, gioiello di spiritualità incastonato nelle colline moreniche del Garda, è stata celebrata una santa messa in suffragio di Lucia.

Quindi è stato possibile ascoltare le parole di alcuni dei protagonisti dei progetti nati dalla disgrazia che ha colpito la famiglia, in particolar modo comprendere come portare l’acqua in un villaggio africano consente di lavarsi le mani ai medici che entrano ed escono dalla sala parto di un ospedale, piuttosto che risparmiare 1.600 metri a piedi, in salita, verso il pozzo governativo per poter avere acqua potabile da bere. La canalizzazione dell’acqua verso l’ospedale e verso la scuola di una cittadina, permette di non avere sete e di poter migliorare l’igiene e la salute. L’impegno di frati e suore, di varie congregazioni religiose operanti in loco, consente soprattutto alle bambine di avere un futuro: le scuole che vengono seguite con progetti italiani sono particolarmente per loro, infatti, le più sfortunate e abbandonate in zone difficili del mondo. Ad esempio, partendo diciotto anni fa da una scuola elementare per bambine in Africa seguita da operanti veronesi, si è proseguito con le scuole medie e poi con le superiori ed oggi ci sono delle ragazze universitarie, sia in Economia che in Scienze infermieristiche, che contribuiscono al benessere locale. L’acqua in alcune zone ha consentito di iniziare progetti di orti per la propria sussistenza alimentare, migliorando lo stato di zone a rischio.

Tornando alla famiglia Fiocchetti, due mesi dopo la scomparsa della bimba, la mamma trovò un suo appunto: “Un senso di vita per tutti che è dentro i nostri cuori”. Quel messaggio portò alla riflessione di tramutare il dolore in ricchezza solidale e venne fondata un’associazione destinata a fare ricordare per sempre la piccola Lucia. “Cuore di Lucia” ONLUS segue progetti concreti, piccoli ma fondamentali, che permettono anche il confronto con chi li segue direttamente. A volte arrivano richieste di aiuto per comperare un rubinetto, oppure per poter avere un pezzo di tubo e, appunto, canalizzare l’acqua potabile. Altre volte bastano poche decine di euro al mese per assicurare che un bambino o una bambina vadano a scuola con profitto.

Tra i progetti in corso “L’acqua è vita” per la costruzione di 50 pozzi a Tulear, in modo da garantire l’accesso gratuito all’acqua a circa centomila persone; il progetto è stato avviato nel 2018 e i primi dieci pozzi sono già attivi. Ogni progetto è aperto a tutti e non è confessionale.

Progetti sono stati conclusi in Tanzania, Guinea, Sierra Leone, Ghana, Guinea-Bissau, Etiopia, Costa d’Avorio, Congo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Burundi, Angola, Burkina Faso, ad esempio, ma vengono aiutati anche i Fratelli dell’abbazia di Maguzzano, impegnati in un lavoro di miglioramento del sistema idraulico di un edificio che vanta una storia quasi millenaria.

Alessia Biasiolo

Lo Ialsax Quartet di Gianni Oddi al Parco Milvio

Musica jazz e dintorni stasera, martedì 13 luglio alle 21.00, al Parco Milvio di Roma in via Capoprati (banchina della riva destra del Tevere, nel tratto tra piazzale Ponte Milvio e ponte Duca d’Aosta) con lo Ialsax Quartet, fondato nel 1991 da Gianni Oddi, che per molti anni è stato 1° Sax Alto dell’Orchestra della RAI di Roma e poi della PMJ: ne fanno parte lo stesso Gianni Oddi al sax soprano, Filiberto Palermini al sax alto, Marco Giudolotti al sax tenore e Alessandro Tomei al sax baritono. Si ascolteranno la musica intramontabili di compositori ormai classici come George Gershwin e Astor Piazzolla e di compositori contemporanei ma ormai anche loro entrati a far parte del Gotha del jazz, come Dizzy Gillespie, Paquito D’Rivera e Bob Mintzler: praticamente un viaggio nel jazz dagli Anni Venti ai nostri giorni, con alcune gradite divagazioni, come i Tanghi di Piazzolla.

Gianni Oddi

Gianni Oddi è stato per anni Sax Alto dell’Orchestra di Musica Leggera della Rai di Roma e ha collaborato con i più grandi musicisti e direttori d’orchestra quali Gianni Ferrio, Bruno Canfora, Nicola Piovani, Franco Piersanti, Bruno Tommaso, Luis Bacalov, Dizzy Gillespie, Gil Evans, George Russell, Bill Holman, Maria Schneider, Liza Minnelli, Jerry Lewis, Ray Charles, Ella Fitzgerald, Sammy Davis Jr, Uri Caine, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso e tanti altri. Nel 1991 ha fondato il quartetto di sassofoni Ialsax Quartet e poi la Ials Jazz Big Band, il cui repertorio spazia dalla musica swing, alla musica latina, al rhythm and blues fino ai giorni nostri.

Ialsax Quartet

Con i due gruppi da lui fondati Oddi ha suonato in tante importanti sale e partecipato a moltissimi festival in Italia ed all’estero, tra i quali Umbria Jazz, Ravello Festival, Roccella Jazz Festival, “X e XII Festival Mondiale del Sassofono” (Pesaro e Montreal), il “Millenium Stage” al Kennedy Center (Washington), Jazz Jamboree (Varsavia), Ascona Jazz Festival (Svizzera), Radenci Jazz Festival (Yugolslavia), Avrupa Jazz Festivali (Ankara), Manly Jazz Festival (Sydney), Ottawa Jazz Festival (Canada), Tabarka Jazz Festival (Tunisia), Euro Jazz Festival Tomar (Portogallo), North See Jazz Festival (Olanda), Nantes Jazz Festival (Francia), Buenos Ayres Italian Jazz Festival (Argentina). E ancora in Olanda, Colombia, Guatemala, Turchia, Tunisia, Siria, Libano, Egitto e una lunga tournée in Africa (Etiopia, Kenya, Mozambico, Zimbabwe, Sudafrica e Angola).

La rassegna è sostenuta dalla Regione Lazio con il Fondo Unico 2021 sullo Spettacolo dal Vivo. Biglietti: 10 euro; ridotti over 65 e under 26: 8,00 euro. Acquistabili on line presso punti di vendita Ticketone e presso Parco Milvio infopoint. Informazioni: tel. 06 3236104

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Il sorriso di San Zeno

La vita di San Zeno diventa un film. Una pellicola che racconta la storia del Patrono di Verona, ma soprattutto il Patrono nella storia, quella scaligera. Un’ora e 32 minuti alla riscoperta di miracoli, sermoni e del suo messaggio ancora così attuale. Insieme a tante curiosità sulla città. ‘Il sorriso di San Zeno’ è il titolo del docu-film ideato, scritto e diretto da Mauro Vittorio Quattrina che giovedì 8 luglio è stato presentato in prima nazionale al cinema K2. Un primo appuntamento perché in poche ore la sala è già stata riempita con le prenotazioni. Sono arrivate, infatti, 5 mila richieste anche da Austria e Germania, dove il santo è conosciuto. A breve la Gran Guardia potrebbe spalancare le sue porte e ospitare una seconda proiezione del film. Una serata dedicata ai veronesi e alla riscoperta del patrimonio spirituale e simbolico lasciato dall’8° Vescovo di Verona, impersonato dall’attore Diego Carli.

Il docu-film è prodotto dall’associazione culturale Storia Viva ed è realizzato con il contributo di Cattolica e Fondazione Cattolica, main sponsor, Acque Veronesi, Comune di Verona e SER.I.T, con il patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Verona, Diocesi, Comuni di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Roverè Veronese e Galeata-Forlì.

“San Zeno è nei cuori di tutti i veronesi, credenti o meno, che si riconoscono in questa figura – ha detto Sboarina -. Un personaggio forte della storia e dell’identità scaligera. Con il suo sorriso porta speranza e la città da sempre si affida alla sua protezione. Il Patrono, infatti, non fa parte solamente delle vicende e della simbologia cristiana ma anche di quella veronese. Ringrazio il regista per questo lavoro che recupera il messaggio e il pensiero del nostro grande Santo. Stiamo organizzando una proiezione in Gran Guardia per consentire a più veronesi possibili di vedere il film”.

“Un Santo che veniva dal nord Africa, quando era fortemente cristiana, e che a Verona trovò una situazione di arianesimo – ha spiegato il Vescovo Zenti -. Un contemporaneo di Sant’Agostino di cui conserviamo ancora miracolosamente l’intero scheletro, integro e completo. Ossa che sono state fatte studiare sia a Firenze che a Londra dove è stata confermata l’attendibilità. Ora siamo tutti curiosi di vedere questo film”.

“Una grande opportunità per l’intera città, non potevamo non sostenere la realizzazione di quest’opera – ha aggiunto Bedoni, presidente di Fondazione Cattolica -. San Zeno ha segnato la storia scaligera dal punto di vista sociale e spirituale. La vita della città è impregnata del suo messaggio. È stato protagonista del nostro territorio e della sua identità, ecco perché ancora oggi è un Patrono vero e non simbolico”.

A chiudere il regista che ha descritto il lavoro fatto per arrivare alla realizzazione del film. “Abbiamo recuperato scritti e sermoni, riscoperto un messaggio moderno e attuale, che merita di essere conosciuto – ha detto Quattrina -. È stato un lavoro davvero impegnativo, interrotto anche dal Covid. Ma finalmente il film è pronto e la curiosità che ha suscitato è davvero tanta. Il nostro Patrono è infatti noto non solo in Italia ma in tantissimi altri Paesi d’Europa. È un Santo che va oltre al suo stato di santità e che nel tessuto sociale della Verona antica ha lasciato un solco profondo attraverso i suoi 92 sermoni. La nostra città è nota per Shakespeare e Dante, ma San Zeno non è da meno”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

‘Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona’

L’esposizione, a cura di Francesca Rossi, Tiziana Franco e Fausta Piccoli, resterà visibile fino al 3 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, ed è uno dei fulcri dell’articolata mostra diffusa appositamente ideata per la celebrazione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta e che vede il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

La mostra costituisce un omaggio all’esilio veronese di Dante e al legame con Verona che, nel corso dei secoli, continuò ad alimentarsi dando origine a una ricca produzione artistica.
Il progetto prevede una selezione di oltre 100 opere tra dipinti, sculture, realizzazioni artistiche su carta, tessuti e testimonianze materiali dell’epoca scaligera, codici manoscritti, incunaboli e volumi a stampa in originale e in formato digitale provenienti dalle collezioni civiche, dalle biblioteche cittadine, da biblioteche e musei italiani ed esteri.

Tra le opere in mostra, da non perdere i tre disegni di Botticelli, prestigioso prestito del Kupferstichkabinett, Berlino. In particolare, ‘Dante e Beatrice. Paradiso II’, è stato scelto come immagine coordinata della mostra diffusa, che sviluppa graficamente il tema dell’itinerario dantesco nel Paradiso e lo traduce nel cammino del Poeta, guidato da Beatrice, lungo le strade di Verona, alla scoperta dei luoghi legati alla sua memoria.

La mostra copre un arco cronologico compreso tra Trecento e Ottocento e si sviluppa in due nuclei tematici principali. Il primo intende ricostruire il rapporto tra Dante, Verona e il territorio veneto nel primo Trecento. Il secondo si concentra sul revival ottocentesco di un medioevo ideale tra Verona e il Veneto.

Se in apertura la mostra rievoca il leggendario e presunto incontro tra Giotto e Dante a Padova e consente di ripercorrere la cultura artistica scaligera nel grande snodo della rivoluzione giottesca, il percorso espositivo prosegue nell’affascinante racconto del profondo legame che unì Dante e Cangrande della Scala.

Le ricche testimonianze legate alla figura dello Scaligero delineano il contesto in cui Dante trascorse gli anni dell’esilio fino alla creazione del suo Poema. Testi decorati della Commedia, manoscritti e a stampa, accompagnano i visitatori dall’epoca di Dante alla fine del Settecento, attestando la costante attenzione che Verona e il Veneto rivolsero al Poeta e alla sua Opera.

Il secondo nucleo tematico sviluppa la riscoperta del mito di Dante nella grande stagione ottocentesca, come incarnazione dei nascenti ideali risorgimentali e allo stesso tempo esempio del tormento creativo del Poeta esiliato. È a questo punto del percorso espositivo che il visitatore potrà ammirare le iconografie dei personaggi danteschi, a partire da Beatrice e Gaddo, ma anche di altre figure femminili e delle tragiche vicende, legate al tema dell’amore e degli amanti sfortunati, di Pia de’ Tolomei e Paolo e Francesca. Proprio quest’ultimo tema introduce il mito di Giulietta e Romeo, giovani innamorati nati dalla penna di Luigi da Porto nel Cinquecento e resi celebri da William Shakespeare in tutto il mondo.

Attraverso questo percorso si potrà cogliere il costituirsi dell’identità della Verona ottocentesca, che da un lato si alimenta della presenza storica e reale di Dante alla corte di Cangrande, dall’altro di quella immaginaria di Romeo e Giulietta, creati anch’essi nella cornice di un Trecento scaligero. I due percorsi tematici, reale quello dantesco e immaginario quello shakespeariano, entrambi sullo sfondo – ancora reale e immaginario – di un medioevo scaligero, definiscono un tratto saliente della fisionomia urbana e culturale di Verona, ancor oggi ben riconoscibile: per questa ragione l’esposizione si lega in modo imprescindibile alla “mostra diffusa” che è la città stessa, nei monumenti e nelle testimonianze urbanistiche e architettoniche legate alla memoria di Dante e di Romeo e Giulietta.

“È un grande onore per il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri – sottolinea il sindaco –. Oggi si completa un progetto espositivo di ampio respiro, la cui realizzazione è iniziata quando ancora nulla si immaginava e sapeva della pandemia attraversata nell’ultimo anno e mezzo. Per questo il risultato raggiunto ha una forza incredibile ed è la dimostrazione dell’impegno di un’intera città che ha scelto di respirare insieme, adoperandosi al meglio per generare un progetto culturale di grande rilevanza. L’obiettivo è di ritrovare la perduta normalità, anche attraverso eventi di caratura nazionale ed internazionale, che riaccendono i riflettori su Verona e le sue straordinarie potenzialità artistiche, culturali e storiche. Ringrazio il Ministro Franceschini per averci raggiunto con il suo messaggio, le sue parole di apprezzamento confermano la bontà del lavoro svolto e sono motivo di ulteriore orgoglio”.

“Verona – spiega l’assessore alla Cultura Briani – è stata particolarmente lieta di attivare una rete di collaborazioni tra realtà pubbliche e private cittadine e del territorio veneto, nazionale e internazionale. Un impegno volto a promuovere un ampio Protocollo di Intesa istituzionale dedicato a Dante, allo scopo di dare vita, durante tutto il 2021, anno dantesco, ad un programma di celebrazioni il più possibile partecipato e rivolto al pubblico più ampio. Per la città scaligera questa mostra rappresenta uno dei fulcri più importanti dell’ampia mostra diffusa ideata per far scoprire al pubblico, in una sorta di esposizione a cielo aperto, i 21 luoghi veronesi direttamente legati al Poeta e alla sua presenza, durante l’esilio, a Verona. Insieme a Firenze e Ravenna, infatti, è stato sviluppato un percorso di ritrovata identità dantesca, che mette in risalto questa straordinaria figura e che, anche al termine dell’anno celebrativo, puntiamo a mantenere vivo e accessibile al pubblico”.

La città scaligera non è semplicemente lo sfondo della vicenda dantesca, ma ne diventa essa stessa protagonista. Questa specificità, che la caratterizza rispetto alle altre città dantesche, viene valorizzata attraverso un itinerario cittadino che, tramite l’ausilio di una mappa cartacea appositamente realizzata, porta il visitatore alla riscoperta di 21 luoghi – tra piazze, palazzi, chiese, emergenze monumentali in città e nel territorio – direttamente legati alla presenza del Poeta, dei suoi figli ed eredi, e a quelli di tradizione dantesca.

S.E. (anche per la fotografia)