Otto secoli di canzone napoletana con i Sound Pills

 

The Sound Pills (Finelli)

“Vaccheria Nardi” (Via Grotta di Gregna 37, Roma 06 4546 0491), dove venerdì 9 novembre alle 20.30 si esibirà il duo Sound Pills, formato da Piera D’Isanto (voce) e Marco Silvi (tastiera). Presenteranno il loro repertorio di musiche napoletane, dalle villanelle e tarantelle tradizionali di molti secoli fa fino alle recenti contaminazioni della canzone napoletana col blues e lo swing.

Piera D’Isanto e Marco Silvi inizieranno con un canto delle lavandaie del Vomero, tradizionale del XIII-XIV secolo. Poi una villanella del ‘400, nella versione della Nuova Compagnia di Canto Popolare di Roberto De Simone, e una famosa tarantella dl 1768, “Lo Guarracino”. Si arriva quindi al periodo classico della canzone napoletana con “Era de Maggio” (1885) di Mario Costa su testo di Salvatore Di Giacomo e con “Munasterio ‘e Santa Chiara” (1945) di Michele Galdieri e Alberto Barberis. Con l’arrivo dei soldati americani nel 1943 la canzone napoletana conosce il blues, lo swing e poi il rock e le due culture musicali si mescolano, come in “Tu vuo’ fa’ l’americano” di Renato Carosone e in “Je so’ pazzo” di Pino Daniele.

Il duo Sound Pills, attivo ormai da tre anni, è nato con l’intenzione di creare qualcosa di diverso da un semplice duo piano/voce. È un progetto che sfida le distanze stilistiche e temporali e mette in comunicazione brani provenienti dai più disparati repertori musicali, creando una tessitura sonora intensa e originale e regalando nuova vita a melodie antiche tramite l’uso di effetti e looper.

La stessa Piera D’Isanto introdurrà all’ascolto delle musiche in programma.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

 

Mauro Mariani

 

 

Jazz alla Sapienza con il Quartetto Ebène

Martedì 6 novembre alle 20.30 la IUC ospita nell’Aula Magna della Sapienza il Quartetto Ebène, uno dei migliori quartetti francesi, noto in tutto il mondo non solo per le sue impeccabili ed eleganti esecuzioni dei classici ma anche per le sue incursioni in altri generi, specialmente nel jazz.

“Un quartetto d’archi che può facilmente trasformarsi in una jazz band”: con queste parole il New York Times ha descritto come il Quartetto avesse iniziato con Haydn e Debussy per poi proporre i suoi arrangiamenti della colonna sonora di Pulp Fiction e Spain di Chick Corea e chiudere infine con un bis per quattro voci a cappella.

Questi quattro artisti hanno portato una ventata di novità nel panorama della musica da camera con il loro approccio diretto e la loro prospettiva aperta a tutte le esperienze musicali. Passano da uno stile all’altro senza snaturare loro stessi né le musiche che interpretano. I loro concerti sono contraddistinti da uno slancio particolare e dalla capacità di unire la tradizione a nuove forme musicali, raggiungendo e coinvolgendo un ampio pubblico di giovani. Le loro incisioni spaziano da Haydn e Mozart a Bartók, Debussy e Fauré. Inoltre nel loro catalogo figurano l’album “Fiction” dedicato al jazz, con cui hanno vinto l’Echo Award e conquistato i primi posti nelle più importanti classifiche mondiali, e il cd crossover “Brazil”. 

Il Quartetto Ebène collabora spesso con solisti del calibro di Mitsuko Ushida e Gautier Capuçon. Tra i suoi più recenti concerti quelli alla Berliner Philharmonie, al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, alla Philharmonie de Paris, alla Konzerthaus di Vienna, alla Konserthus di Stoccolma ed alla Carnegie Hall di New York.

A Roma sono in programma due caposaldi del repertorio classico, il Quartetto in la maggiore op. 18 n. 5 di Ludwig van Beethoven e il Quartetto in do minore op. 51 n. 1 di Johannes Brahms. Il Quartetto di Beethoven, composto nel 1800, segna il passaggio tra due secoli e vi si intrecciano la grande eredità di Haydn e Mozart e il nuovo spirito del giovane Beethoven. Nella seconda metà del secolo Brahms sente la grande responsabilità di raccogliere l’eredità di Beethoven, tanto da comporre e distruggere diversi quartetti prima di sentirsi finalmente sicuro di sé e presentare al pubblico nel 1873 questo suo primo Quartetto, che unisce stile classico e spirito romantico. Tra i due compositori tedeschi il Quartetto Ebène inserisce un brano di musica francese, di cui è considerato interprete oggi forse insuperabile: è il Quartetto di Maurice Ravel, che è stato composto a ventotto anni nel 1903: il giovane autore guarda inequivocabilmente a Debussy, ma d’altra parte rivela già una completa maturità e realizza la sua prima grande opera. Delle interpretazioni di Ravel e in generale della musica francese da parte di questi quattro musicisti The Gramophon ha scritto: “Danno l’impressione di essere nati in questa musica, respirando la sua aria rarefatta, e sono in grado di rendere ogni lavoro un’unica, avvincente esperienza di ascolto”.

Martedì 6 novembre 2018 . ore 20.30

Quartetto Ebène

Beethoven Quartetto in la maggiore op. 18 n. 5

Ravel Quartetto in fa maggiore

Brahms Quartetto in do minore op. 51 n. 1

Aula Magna dell’Università La Sapienza, Città Universitaria – Palazzo del Rettorato

Piazzale Aldo Moro 5, Roma

 

Mauro Mariani

 

“Note in biblioteca”: da Bach al jazz, dalle antiche canzoni napoletane a Morricone

Alessandro Bonanno

Comincia una nuova serie di “Note in biblioteca”, la fortunata iniziativa della IUC che da alcuni anni porta la musica nelle biblioteche di Roma Capitale. Il primo appuntamento – ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, come tutti gli altri concerti di questa serie – sarà venerdì 26 ottobre alle 20.30 alla Biblioteca di Villa Leopardi (via Makallé, Roma-tel. 06 4546 0621) con il Jazz Virtuoso Duo, formato da Gianni Oddi al sax e Alessandro Bonanno al piano. Sono in programma brani di alcuni dei più grandi musicisti jazz americani, alternati a musicisti di casa nostra. Si inizia col primo tempo della Sonata for Alto Sax and Piano di Phil Woods, il grande sassofonista scomparso tre anni fa, che veniva chiamato “The New Bird”, in ricordo del soprannome di Charlie Parker. Si prosegue con musiche di Oscar Pettiford, degli stessi Gianni Oddi ed Alessandro Bonanno, di Horace Silver e poi, con un grande crescendo finale, di Dave Brubeck, Duke Ellington (In a sentimental mood e It don’t mean a thing), Ennio Morricone e Chick Corea.

Gianni Oddi

La bravura dei due interpreti giustifica pienamente il nome che si sono scelti: Jazz Virtuoso Duo. Gianni Oddi (sax alto e sax soprano) ha collaborato con artisti e direttori d’orchestra come Gianni Ferrio, Bruno Canfora, Nicola Piovani, Franco Piersanti, Bruno Tommaso, Claude Bolling, Luis Bacalov, Dizzy Gillespie, Gil Evans, Liza Minnelli, Ray Charles, Uri Caine. Per anni è stato 1o Alto Sax dell’Orchestra di Musica Leggera della Rai di Roma, poi ha fondato la Ials Jazz Big Band, che tuttora dirige. Alessandro Bonanno, dopo aver vinto alcuni concorsi come pianista classico, si è avvicinato al jazz, vincendo anche in questo campo vari concorsi. Ha collaborato con importanti musicisti come E. Wilkins, N. Stilo, M. Urbani e altri e ha partecipato, come tastierista, al “Fusion Project” del batterista inglese Mel Gaynor dei Simple Minds. Ha al suo attivo numerose incisioni ed è anche compositore e arrangiatore.Il concerto sarà preceduto da una guida all’ascolto a cura di Matteo Macinanti, specializzando di musicologia all’Università “La Sapienza”.

Il secondo appuntamento è venerdì 9 novembre alla Biblioteca “Vaccheria Nardi”, sempre alle 20.30, con Sound Pills in musiche napoletane: dai canti delle lavandaie del XII-XII secolo alle contaminazioni della canzone napoletana col Blues e lo swing.

Si prosegue il 16 novembre a Villa Leopardi con Elio Pecora (voce), Gianni Trovalusci (fFlauti) e Antonio Caggiano (percussioni): Pecora leggerà propri versi d’amore, accompagnato dalla musica del flauto e delle percussioni.

Il 30 novembre alla Biblioteca “Ennio Flaiano” musiche di Haydn e Beethoven col Quartetto Eos, cui la giuria del “Premio Abbiati” della Critica Musicale Italiana ha assegnato il premio per i miglior gruppo giovanile dell’anno.

Il 14 dicembre ancora alla Biblioteca “Ennio Flaiano” l’arpista Augusta Giraldi e il 21 dicembre alla “Vaccheria Nardi” la pianista Silvia D’Augello.

INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

Concerto Sinfonico con lo Janoska Ensemble a Genova

Giovedì 25 ottobre, alle ore 20.30, il Teatro Carlo Felice prosegue la Stagione Sinfonica 2018–2019 proponendo per la priva volta in assoluto a Genova lo Janoska Ensemble diretto dall’abile bacchetta di Jurek Dybal.

Questo Ensemble si è imposto rapidamente sulla scena internazionale grazie alla sua maestria tecnica e alla grande passione musicale. In ogni esibizione, i quattro artisti entusiasmano il pubblico con la loro musica e con una straordinaria energia creativa, perché per loro soddisfare e superare le aspettative dei fan rappresenta una sfida personale.

La vera arte non ha frontiere, come dimostrano in modo unico i tre fratelli di Bratislava Ondrej, František e Roman Janoska insieme al cognato Julius Darvas, originario di Costanza. Nelle loro creazioni musicali, la base classica incontra altri generi in armonica affinità o creando variopinti contrasti con il jazz e la musica latina o pop. Il risultato non è uno mix di stili, ma una sintesi creativa: lo “stile Janoska”.

A prescindere dallo “spirito” sopra citato, non è possibile descrivere adeguatamente a parole questo stile, perché non si tratta di qualcosa di statico che poggia su una certa struttura musicale, ma di un approccio che non si pone limiti contenutistici e nasce in modo spontaneo. Cinque potenti forze creative tracciano il profilo dello “stile Janoska”: l’inconfondibile scrittura degli arrangiamenti e la personalità dei quattro valenti musicisti che li interpretano. A ciò si aggiunge la risonanza dinamica, quell’atmosfera che si crea fra il pubblico e che si riflette sui musicisti. Infatti essi giocano anche con le conoscenze musicali degli spettatori, interpretando volentieri melodie classiche e ben note, per poi passare in modo graduale oppure improvviso a temi sorprendentemente pertinenti ma appartenenti ad altri mondi musicali e sempre senza creare fratture. Tutto ciò suscita nell’ascoltatore una gioia spontanea.

La speciale capacità dell’Ensemble Janoska di creare musica ricca di fantasia non nasce da una formula specifica. Niente risulta semplicemente adattato, perché in realtà tutto il materiale musicale viene interpretato in modo giocoso e gioioso. Lo “stile Janoska” è anche molto di più di un sound: è “musica esperienziale”, che va ascoltata e vissuta dal vivo.

“La nostra musica deve commuovere l’ascoltatore: questa per noi è la cosa più importante”, dice František Janoska, ingegnoso arrangiatore che al pianoforte padroneggia alla perfezione qualsiasi stile immaginabile. Con le sue esplosive improvvisazioni jazzistiche al violino, che a volte suona come se fosse una chitarra, Roman Janoska non è da meno. Il più giovane dei tre fratelli descrive così il loro modo di suonare insieme: “Ognuno di noi ha le proprie preferenze musicali, che rispettiamo concedendo spazio a tutte. Così i nostri pezzi diventano creazioni congiunte.”

I quattro musicisti riempiono questo spazio musicale con spontanea creatività e in ogni concerto interpretano i pezzi in modo sempre nuovo e sorprendente. A questo contribuisce anche Ondrej Janoska, che con la sua ottima tecnica violinistica spesso sfida Roman in veri e propri duelli di virtuosismo. Se invece si tratta di un pezzo che trasmette malinconia e intensità, le voci dei due violini si fondono in un unico strumento che sente e canta con una sola voce. Ondrej spiega che la capacità di essere allo stesso tempo trascinanti e commoventi nasce dalla tradizione familiare: “Fin da quando eravamo piccoli, suoniamo tutti i giorni e preferibilmente insieme. Musicalmente siamo così legati, che spesso intuiamo ciò che l’altro sta per suonare!”

Alle ore 19.30, presso la Sala Paganini, in collaborazione con l’Associazione Teatro Carlo Felice, Julius Darvas, contrabbassista dell’Ensamble, terrà una breve conferenza introduttiva al concerto riservata a tutti i possessori di biglietto o di abbonamento.

I possessori dei biglietti di questo concerto (25/10) e del prossimo (27/10/2018), potranno avere uno sconto sull’acquisto dei biglietti per la mostra PAGANINI ROCKSTAR a Palazzo Ducale fino al 10 marzo 2019.

 

Marina Chiappa

Violato Intatto: il quarto album di Accordo dei Contrari!

«Violato Intatto è, tra tutti gli album realizzati, quello che più rispecchia l’essenza di Accordo dei Contrari. È possibile distinguere un’identità diversa per ogni brano, e riconoscervi forme diverse reciprocamente integrate. Ma Violato Intatto è l’esatto opposto di un collage: compatto e unitario, fluido e articolato, attraversato sempre, anche nei momenti meno irruenti e più contemplativi, o in quelli più onirici, da una stessa forza riconoscibilissima, in continuo moto e in perenne proiezione. Questo è Accordo dei Contrari». Non potevano presentare meglio il loro nuovissimo album, i quattro membri di Accordo dei Contrari: a quindici anni dai loro esordi, dopo tre dischi apprezzati in Italia e all’estero, i musicisti bolognesi definiscono finalmente la loro proposta artistica con Violato Intatto. Un doppio album – con distribuzione Self – che racchiude e sintetizza elementi, direzioni, obiettivi e ambizioni di una carriera, all’insegna di una musicalità che rifugge dalla connotazione di genere.

Nato a Bologna nel 2001, Accordo dei Contrari tra il 2007 e il 2014 ha pubblicato tre album e ha suonato in numerosi festival italiani e stranieri; grazie al lavoro in studio e all’attività live, il gruppo ha raccolto un significativo consenso internazionale. Dopo la partecipazione al Crescendo Festival di Saint Palais sur Mer e al Time In Jazz di Paolo Fresu a Berchidda, Accordo dei Contrari è diventato un trio strumentale senza basso elettrico: l’organico che ha dato vita ai lavori di Violato Intatto. «L’assenza del basso elettrico non ha influito sulla scrittura: Accordo dei Contrari, in origine, era proprio un trio costituito da tastiere, chitarra e batteria, e le composizioni di Giovanni Parmeggiani spesso poggiano, sia ritmicamente che armonicamente, sulla mano sinistra (dunque sull’invenzione di linee di basso al piano). Tale assenza distingue di fatto la nostra formazione dalla formula più tipica del trio/quartetto elettrico. Ovviamente non mancano precedenti illustri (basterebbe pensare ai primi Lifetime, ai Doors, ai Van der Graaf Generator), ma quel che conta è che noi siamo molto soddisfatti del risultato: il sound ha acquisito un colore particolare».

Il biennio 2015/2016 è stato pieno di energia e di idee per Accordo Dei Contrari, l’arrivo del quarto membro, il sassofonista Stefano Radaelli, ha consentito alla band di completare un progetto nato all’insegna di una ispirazione e una ricchezza di idee davvero rilevanti. Complice anche la presenza di ospiti, tra i quali Alessandro Bonetti, violino dei Deus Ex MachinaViolato Intatto ribadisce l’eclettismo del quartetto, conferma intuizioni e sviluppi affrontati negli album precedenti, si arricchisce del desiderio di esplorare nuovi territori e approfondire gli elementi ormai tipici della loro formula strumentale a cavallo tra rock, jazz e musica coltaRegistrato dal vivo in studio con overdubs ridotte al minimo, con il mastering dell’esperto Udi Koomran (già con Ahvak, Present, 5uu’s etc.), Violato Intatto rappresenta Accordo Dei Contrari anche per la dimensione live, che come sottolinea la band «è essenziale, addirittura identitaria. Essa si manifesta e si impone naturalmente, abbattendo gli steccati esistenti tra una prova in sala, una registrazione in studio o un concerto. La musica di Accordo dei Contrari presenta per concezione strutture preparate e molto elaborate, ma resta vitale e spontanea proprio perché non può prescindere da un approccio all’esecuzione di tipo collettivo: l’orecchio di ognuno è educato, per programma, ad ascoltare la voce dell’altro (o degli altri) e a rispondere, in un dialogo sempre aperto e profondo nella dinamica. E’ per questo che c’è continuità e non frattura tra parti scritte e parti totalmente improvvisate».

“Un dialogo sempre aperto e profondo”. Perfetta sintesi per le undici tracce di Violato Intatto, lavoro che rilancia, se ce ne fosse ancora bisogno, l’unicità di Accordo dei Contrari: una continua, evoluta e pacifica convivenza tra diversità per una delle formazioni più preparate e originali del panorama europeo.

Accordo dei Contrari:

Cristian Franchi: drums

Marco Marzo Maracas: electric and acoustic guitar

Stefano Radaelli: alto and baritone sax, bowed zither

Giovanni Parmeggiani: organ, fender rhodes, minimoog, arp odyssey, mellotron

Special Guests:

Alessandro Bonetti: violin (Shamash)

Gabriele Di Giulio: tenor sax (Folia Saxifraga + Eros vs Anteros)

Patrizia Urbani: voice (E verde è l’ignoto su cui corri)

 

Francesca Grispello

Roscoe Mitchell in trio con Gianni Trovalusci e Michele Rabbia a Roma

Il sax di Roscoe Mitchell, una leggenda del jazz, è il protagonista del concerto all’Aula Magna della Sapienza di martedì 23 ottobre alle 20.30, insieme ai flauti di Gianni Trovalusci e alle percussioni e all’elettronica di Michele Rabbia. I due musicisti italiani hanno già collaborato sia col Maestro che tra loro, ma che per la prima volta si esibiscono in trio, in un progetto musicale creato appositamente per questo concerto. È un progetto che unisce le esperienze dei tre musicisti in una prospettiva di superamento dei propri idiomi di partenza in una possibile sintesi di linguaggi del nostro tempo, per un incontro tra rinnovati momenti espressivi e sonori.

Attualmente professore di composizione al Mills College di Oakland, Roscoe Mitchell ha vinto numerosi premi (tra gli altri John Cage Award for Music della Foundation for Contemporary Performance, Golden Ear Award del Deep Listening Institute e l’American Music Center Letter of Distinction) a cui quest’anno si è aggiunto il prestigioso premio ASCAP Founders Award della American Society of Composers, Authors and Publishers, per le sue opere per solisti e orchestra con le seguenti motivazioni: “compositore caposcuola”, “impareggiabile musicista” e “perpetuo innovatore”. Mai come nel caso di questo eccezionale musicista di 76 anni tali definizioni sono calzanti. Infatti tutta la traiettoria artistica di Roscoe Mitchell, fondatore del mitico Art Ensemble of Chicago, rivela le sue doti di ricercatore continuo, come testimoniano anche le esperienze più recenti, che lo hanno visto scrivere musica per grandi orchestre come la Iceland Symphony Orchestra e la BBC Scottish Symphony Orchestra, e che nel prossimo gennaio 2019 lo vedranno impegnato con l’Ensemble Intercontemporain di Parigi, pur proseguendo un’intensa attività concertistica nel dominio della Instant Composition, come egli stesso definisce questo particolarissimo genere musicale che altri chiamano improvvisazione o Free Jazz.

Gianni Trovalusci (foto di Peter Langovits), flautista e performer, lavora nel campo della musica contemporanea, elettroacustica, sound art e improvvisazione, con partecipazioni a festival internazionali, quali New York City Electroacoustic Music Festival, Munich Biennale, Estonian Music Days Tallin, etc.). Come solista è stato invitato da Mitchell a interpretare il suo lavoro Frenzy House per improvvisatore e orchestra in numerose occasioni (Glasgow, Bologna, San Francisco).

Michele Rabbia, percussionista, batterista e performer, ha al suo attivo centinaia di concerti in Europa e nel mondo, con collaborazioni trasversali (Paolo Fresu, Matmos, Virgilio Sieni, Daniele Roccato, etc.), che vanno dalla musica jazz ai versanti sperimentali dell’improvvisazione e dell’elettronica.

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

“Morricone e l’Organo: un rapporto quasi sacrale” a Roma

 

Ennio Morricone

Sabato 20 ottobre alle ore 19 nella Sala Accademica del Conservatorio “Santa Cecilia” in via dei Greci 18,il Festival “Un Organo per Roma 2018”organizzato da Camerata Italica, IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti)e Conservatorio“Santa Cecilia”,si concluderà con l’Omaggio ad Ennio Morricone per i suoi 90 anni.

Ennio Morricone e Susanna Rigacci

Il concerto “Morricone e l’organo: un rapporto quasi sacrale”, ovvero l’utilizzo dell’organo come ponte verso diversi “rituali” come quelli western, sarà preceduto da una conversazione su “Inseguendo quel suono. La mia musica, la mia vita”, libro di interviste del Maestro con Alessandro De Rosa, che interverrà in un brevissimo video.

La serata, con la partecipazione del Maestro, sarà condotta da Giovanni D’Alò insieme a Carla Conti, Roberto Giuliani e Giorgio Carnini e vedrà la partecipazione di storici collaboratori che da anni affiancano il grande compositore nell’esecuzione della sua musica: Gilda Buttà, Bruno Battisti D’Amario, Gino Lanzillotta, Carlo Romano, Luca Pincini, Paolo Zampini, il soprano Susanna Rigacci, l’organista Alberto Pavoni ed il Coro “Claudio Casini” dell’Università di Roma Tor Vergata diretto da Stefano Cucci,presenza immancabile in ogni concerto del Maestro sia in Italia che all’estero.

Gilda Buttà

Il concerto è pensato come se le musiche di Morricone scaturissero da musiche di Bach, Frescobaldi e Stravinsky: si parte infatti da questi tre autori per passare con una transizione –come se Morricone meditassesulla musica di quei maestri del passato–alla musica di Morricone stesso ed in particolare alle sue più famose composizioni per il cinema, da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a Mission, da C’era una volta il West a Cinema Paradiso, da La Battaglia di Algeri a C’era una volta in America.

Questo concerto è in collaborazione con “Alziamo il volume”, la serie di incontri con l’autore curata da Carla Conte e Roberto Giuliani.

Il Festival, ideato da Giorgio Carnini e promosso dalla Camerata Italicain collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia e l’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) è parte di un progetto più ampio che tende a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla grave mancanza di un organo da concerto al Parco della Musica come previsto inizialmente da Renzo Piano. Il Festival si prefigge inoltre la messa in luce di giovani talenti presenti all’interno del Conservatorio “Santa Cecilia” e la diffusione, in prima esecuzione assoluta, di opere sia di giovani che di affermati compositori.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

 

 

Rosetta Russo e Mauro Mariani (anche per le foto)

 

“Trouble in Tahiti” per celebrare il centenario della nascita di Leonard Bernstein

Chiara Osella

Stasera, alle 20.30 al Teatro Sociale di Amelia e domenica 21 ottobre alle 17.30 al Teatro Secci di Terni (il 22 alle 11 a Terni anche una scolastica), sarà rappresentata l’opera in un atto Trouble in Tahiti, di cui Leonard Bernstein (1918-1990) non solo compose la musica ma scrisse anche il libretto, per l’unica volta nella sua vita. Fu scritta nel 1951 ed è nata probabilmente da uno spunto autobiografico. Bernstein riporta infatti le dinamiche quotidiane di una tipica coppia della middle class americana. I protagonisti sono Dinah e Sam, colti in una giornata qualsiasi del loro matrimonio, tra tv, palestra e psicanalista, in una sostanziale incapacità comunicativa. Questa sorta di piccolo musical a tinte dark, che si avvale di due cantanti d’opera e un trio vocale jazz, sfrutta al massimo l’eclettismo della scrittura di Bernstein, di sicura presa sul pubblico di oggi.

Dirige Fabio Maestri, particolarmente apprezzato come interprete di musica del Novecento e contemporanea. Nel suo curriculum figurano molti importanti teatri e orchestre nazionali e internazionali, tra cui Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, per citarne solo alcuni.

Carlo Fiorini firma la regia e l’impianto scenico. I due protagonisti sono Chiara Osella e Dario Ciotoli, nei ruoli rispettivamente di Dinah e Sam. Il trio jazz è formato da Lucia Filaci, Carlo Putelli e Luca Bruno. Suona l’Ensemble In Canto.

Lo spettacolo è realizzato da OperaInCanto con il contributo e il patrocinio di Regione Umbria, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e Comune di Terni e in collaborazione con Associazione Nuova Consonanza, Associazione Roma Sinfonietta, Università Roma Tre, Università Roma Due “Tor Vergata” e Ameria Festival.

 

Mauro Mariani (anche per la foto)

Le Stagioni di Joseph Haydn inaugurano i concerti pomeridiani della IUC del ciclo pomeridiano del sabato nell’Aula Magna della Sapienza

Orchestra del XVIII Secolo, foto Annelies van der Vegt

Questo “oratorio profano” del 1801 è il punto d’arrivo della musica del Settecento ed allo stesso tempo il punto di partenza dell’Ottocento e può essere visto come il simbolico passaggio di testimone tra l’anziano Haydn e il giovane Beethoven. È uno dei massimi esiti del classicismo musicale, ma fu molto amato dai romantici, che vi riconoscevano il loro stesso amore per la natura: “Le stagioni” infatti sono ricche di descrizioni sonore della natura – e in questo ricordano Vivaldi – e soprattutto sono permeate dal senso della comunione dell’uomo con la natura. I protagonisti sono tre contadini: Simon (basso), ricco d’anni e d’esperienza, e i giovani fidanzati Hanne (soprano) e Lukas (tenore). Il coro dà voce di volta in volta ai contadini, ai cacciatori e alla gente del villaggio.

L’inglese Marcus Creed, con la sua esperienza internazionale come direttore d’orchestra e come maestro di coro, è un interprete ideale del repertorio sinfonico-corale. Ha partecipato a tutti i principali festival europei quali Salisburgo, Lucerna ed Edimburgo, collaborando con complessi ed orchestre celeberrimi quali Berliner Philharmoniker, Akademie für Alte Musik, Berlin Staatsoper e Berlin Staatskapelle.

L’Orchestra del XVIII Secolo – fondata nel 1981 dal leggendario Frans Brüggen, che ne fu il direttore principale fino alla sua scomparsa nel 2014 – è uno storico rappresentante del moderno ritorno agli strumenti originali e alle prassi esecutive d’epoca: è tuttora insuperabile nel campo delle esecuzioni storicamente informate. È composta da musicisti di oltre venti nazionalità ed effettua regolarmente tournée in ogni continente. L’orchestra è basata ad Amsterdam, come Cappella Amsterdam, con cui collabora regolarmente: questo coro è rinomato per l’assoluta purezza e la totale omogeneità del suono e per l’intonazione perfetta.

Con loro un cast vocale internazionale, formato da tre dei migliori specialisti di questo repertorio. Il soprano belga Ilse Eerens canta regolarmente nei principali teatri d’opera europei (Vienna, Parigi, Londra, Bruxelles, Roma) e con grandi orchestra sinfoniche (Filarmonica di Berlino, Tokyo Metropolitan Orchestra e praticamente tutte le principali orchestre di Francia e Germania). Il tenore olandese Marcel Beekman ha un repertorio che va dal barocco ai nostri giorni e si esibisce in Europa, Usa, vicino ed estremo oriente e in Sud Africa, con grandi direttori quali William Christie, Frans Brüggen, Christophe Rousset, Sir Simon Rattle e Daniele Gatti. Il basso-baritono tedesco André Morsch è attivo nei principali teatri opera europei e svolge anche un’intensa attività concertistica con prestigiose orchestre sinfoniche ed ensemble di musica antica, tra cui Royal Concertgebouw Orchester di Amsterdam, Gewandhausorchester di Lipsia, Tonhalle Orchester di Zurigo, Beethoven Orchester di Bonn, Les Talens Lyriques e Les Arts Florissants.

Aula Magna dell’Università La Sapienza, Città Universitaria – Palazzo del Rettorato

Piazzale Aldo Moro 5, Roma

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

“Un organo per Roma”, quinta edizione 2018, dedicato a Liszt

  

Andrea Baggioli 

Sabato 13 ottobre alle ore 19 nella Sala Accademica del Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” in via dei Greci 18 concerto ad ingresso gratuito del Festival “Un Organo per Roma 2018”, organizzato da Camerata Italica, IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) e Conservatorio “Santa Cecilia”.

Il concerto è interamente dedicato a “Liszt organista e pianista”. Questo leggendario virtuoso del pianoforte fu infatti anche un grande appassionato dell’organo, sia come compositore che come esecutore. Si ascolteranno due sue composizioni, la Fantasia Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen (tratta dal corale che apre una cantata sacra di Bach) e il Preludio (Fantasia) e Fuga su B.A.C.H., il cui soggetto principale è ricavato dalle quattro lettere del cognome del grande Johann Sebastian, che in tedesco indicano le note si bemolle, la, do, si naturale. Entrambe queste composizioni esistono in due versioni, una per pianoforte e una per organo, che si adattano perfettamente alle caratteristiche specifiche dei due strumenti.

Le due composizioni saranno eseguite in entrambe le versioni approntate da Liszt, offrendo così un’opportunità unica di fare un interessantissimo confronto e accorgersi che, nonostante le due versioni siano generate da una simile ispirazione, suonano in maniera profondamente diversa sui due strumenti. Gli interpreti sono l’organista Alberto Pavoni e il pianista Andrea Baggioli.

Alberto Pavoni

Alberto Pavoni, dopo gli studi organistici in Italia, si è perfezionato in Austria e Germania. Ha dato concerti in vari paesi europei, in estermo oriente (Giappone e Corea del sud), negli Usa, in Argentina e in Perù. Ha inciso un disco con musiche organistiche di Max Reger e registrato sue elaborazioni di musiche di Musorgskij e Schumann. Svolge anche un’intensa attività di compositore, sia di musica classica che leggera.

Andrea Baggioli, docente del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, si dedica particolarmente alle pagine meno note del repertorio pianistico dell’Ottocento, di cui ha anche realizzato varie registrazioni e incisioni. Oltre che a Roma (IUC, Festival Nuovi Spazi Musicali, Università Roma3) e in altre città italiane, ha suonato in Germania, Spagna e Romania.

 

Mauro Mariani

(anche per le fotografie)