Il nuovo bando di “Versi Distillati” 14

L’Associazione Degustatori Italiani grappa e Distillati indice la quattordicesima edizione del Premio nazionale di Poesia “Versi Distillati”. Il premio si articola in due Sezioni specifiche sulle tematiche associative (la grappa distillato nazionale e i territori dei distillati), una Sezione speciale sullo stare in casa e scrivere e la Sezione di poesia a tema libero. Per quest’ultima Sezione sono previste partecipanti soltanto poesie in lingua italiana, mentre per le altre Sezioni del Premio si può partecipare anche con poesie dialettali.

Chi fosse interessato può chiedere il bando completo scrivendo a adidbrescia@virgilio.it

Apebook online

Apebook. Libri media e cinema in periferia, il progetto dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, in ottemperanza a quanto prescritto nel  Dpcm 9 marzo 2020, in accordo con tutti i partner, sospende e rinvia, fino a nuovo decreto, le azioni sul territorio della Magliana e i due workshop in programma per il mese di marzo: Io book. Tracce di colore e Arte sotto l’argine. Il ritratto. Le iniziative saranno riattivate auspicabilmente nel mese di aprile e fino a fine maggio 2020.

Nel frattempo, l’Apebook continuerà le sue attività sul blog www.apebook.photo.blog, dove vengono forniti percorsi ragionati e link a libri, film, musica, audiolibri gratuiti in streaming o da scaricare sui propri computer e tablet.

“In questi mesi di lavoro con l’Apebook – affermano Monica Repetto, Letizia Cortini e Alice Ortenzi, ideatrici, mentori e tutor del progetto – abbiamo imparato che la lettura e la visione di film è soprattutto condivisione e per questo abbiamo pensato, vista l’emergenza virus e il claim #iorestoacasa, di rendere attive sui profili social Instagram e Facebook due nuove iniziative: #apebooksegnala, dove suggeriamo libri, film, musica, video, audiolibri gratuiti accessibili sul web, e #apebookinfluencer, un caloroso invito a tutti di agire come veri e propri influencer dei libri inserendo sui propri social dei suggerimenti, con brevi video, recensioni scritte di libri, film e altro, e con tag @aamod.aperossa e #apebook per poi essere condivisi dalla nostra community e i suoi derivati. Un modo creativo, educativo e originale per condividere cultura stando da soli ma non restando soli!”

ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO https://www.aamod.it/

 

Elisabetta Castiglioni

 

 

 

Alla Biblioteca Civica di Verona “Pinocchio”

Fino al 28 marzo, la Biblioteca Civica di Verona propone un’esposizione e un ricco programma di eventi dedicati a Pinocchio e alla fortuna editoriale dell’opera di Carlo Collodi.

Gli spazi della Protomoteca e della Sezione Veronensia ospitano una mostra dedicata alla Collezione Fusari che presenta una raccolta di 150 edizioni storiche, a cui si affiancano le edizioni contemporanee patrimonio della Biblioteca Civica. Le opere sono state valorizzate all’interno di un percorso espositivo in Biblioteca Ragazzi e sono a disposizione per la lettura e la consultazione. In più è stato curato l’allestimento dei burattini di Nino Pozzo dedicati alla storia di Pinocchio, lungo la vetrina di via Cappello.

La mostra è accompagnata a una serie di iniziative, con protagonista Pinocchio, dedicate alle scuole e alle famiglie.

Tutti i sabato di marzo, alle 11.30, si potrà assistere alla lettura ad alta voce di Pinocchio di Carlo Collodi.

Il 10 marzo alle 17.30, si terrà l’incontro per insegnanti, educatori, genitori e curiosi “Scrivere a mano nell’era digitale”.

Sabato 14 e sabato 21 marzo, alle 16, è in programma “Abecedario”, il laboratorio di scrittura a mano, per le famiglie. Prenotazione obbligatoria.

Mercoledì 18 marzo alle 17, si terrà “Pinocchio” spettacolo di burattini a cura di Teatro Mondo Piccino.

Lunedì 23 marzo, alle 17.30, è in programma per insegnanti, genitori ed educatori “Un’idea di infanzia. Libri, bambini e altra letteratura”, con Nadia Terranova e Margherita Forestan.

Data l’attuale emergenza sanitaria, si invitano gli utenti ad informarsi circa il regolare svolgimento delle attività contattando il numero 045.8079707 o la mail bibliotecacivica.ragazzi@comune.verona.it

 

Roberto Bolis

La GAM di Palermo insieme a Google Arts & Culture porta online la sua collezione pittorica

La GAM – Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo – di Palermo entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere online e preservare la cultura, con una Collezione digitale di 192 opere.

La Mostra digitale “La nascita della Galleria d’Arte Moderna”

La sezione ripercorre, dal punto di vista storico, sociale e artistico, i momenti fondamentali che portarono all’inaugurazione, nel 1910, della Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo”. Un’affascinante ricostruzione di quel momento magico, a cavallo tra i due secoli, ricco di entusiasmi e di fermenti culturali che ebbe il suo ammirato punto di arrivo nell’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, evento chiave per la fondazione della Galleria e per le sue prime acquisizioni, le cui tematiche costituiscono la storia di un’epoca.

La Mostra digitale “La Sicilia e il paesaggio mediterraneo”

Un viaggio straordinario  nel secolo della natura, come l’Ottocento è stato definito, attraverso le opere dei suoi più grandi interpreti siciliani che hanno costruito il nostro immaginario collettivo: dal “ladro del sole” Francesco Lojacono ad Antonino Leto, grande amico dei Florio in uno storico sodalizio artistico, per giungere al “pittore gentiluomo” Ettore De Maria Bergler, artista eclettico e protagonista dei più importanti episodi decorativi della Palermo Liberty, e infine  Michele Catti, nelle cui tele il paesaggio si fa stato d’animo e una Palermo autunnale fa eco a Parigi.

La Mostra digitale “Opere dalle Biennali di Venezia”

In anni di fervida attività espositiva, la Biennale di Venezia si contraddistinse subito come eccezionale occasione di confronto internazionale e banco di prova delle recenti tendenze dell’arte europea. Dall’edizione del 1907 presente all’evento con la sua delegazione, la Galleria d’Arte Moderna seppe riportare a Palermo opere che ci restituiscono oggi la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento, dalle atmosfere simboliste del Peccato di Von Stuck, protagonista della Secessione di Monaco, alla raffinata eleganza della Femme aux gants di Boldini.

La Mostra digitale “Il Novecento italiano”

Un percorso che si snoda lungo il secolo breve e ne analizza le ripercussioni sui movimenti artistici coevi, spesso scissi tra opposte visioni e ricchi di diverse sfumature e declinazioni. Tra il divisionismo di inizio secolo, figlio delle sperimentazioni ottocentesche, e l’astrattismo degli anni sessanta, si consumano in Italia i conflitti mondiali, il ventennio fascista, i momenti del dopoguerra. La lettura delle opere d’arte può allora funzionare come veicolo attraverso il quale comprendere le complesse evoluzioni e gli eventi cardine che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento italiano.

Google Arts&Culture è la piattaforma di Google che permette agli utenti di esplorare le opere d’arte, i manufatti e molto altro tra oltre 2000 musei, archivi e organizzazioni da 80 paesi che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per condividere online le loro collezioni e le loro storie. Disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android, la piattaforma è pensata come un luogo in cui esplorare e assaporare l’arte e la cultura online. Google Arts & Culture è una creazione del Google Cultural Institute.

 

Barbara Izzo

 

La “Questio de aqua et terra” di Dante settecento anni dopo

La Questio de aqua et terra è l’unica opera organica di Dante Alighieri che esibisca una datazione topica e cronica: Verona, chiesa di Sant’Elena, 20 gennaio 1320. Il testo si presenta nella forma della classica questio disputata in cui un magister universitario espone la propria tesi rispondendo e confutando di volta in volta le obiezioni degli avversari: Dante affronta il tema dell’emersione delle terre rispetto alla sfera dell’acqua che secondo la fisica aristotelica diffusa all’epoca del poeta, doveva in linea teorica ricoprirle interamente.

A settecento anni da questo evento l’Università di Verona in collaborazione con altre prestigiose università, quali University of Notre Dame, Scuola Normale Superiore di Pisa, Katholieke Universiteit Leuven, e nell’ambito del Protocollo d’intesa per le celebrazioni dantesche promosso dal Comune di Verona, con un intervento diretto della Biblioteca Capitolare di Verona e del Museo diocesano d’arte di San Fermo Maggiore, ha organizzato un convegno internazionale di due giorni lo scorso gennaio, per approfondire aspetti del testo e del contesto storico-culturale nel quale prese forma il trattatello di Dante.

Studiosi e specialisti provenienti da università di tutto il mondo si sono dati appuntamento per confrontarsi e discutere su temi di carattere storico, teologico, filosofico e artistico utili a comprendere le ragioni e gli obiettivi che guidarono la mano del poeta, il pubblico per cui l’opera fu pensata, gli ambienti che la ospitarono.

“Il convegno sulla Questio de aqua et terra”, spiega Paolo Pellegrini, docente di Filologia italiana dell’ateneo veronese e membro del comitato scientifico che guida le celebrazioni dantesche, “si inserisce in un ricco programma che prevede cicli di conferenze, seminari e convegni internazionali destinati a condurci fino all’anniversario del 2021, settecentenario della morte del poeta. Lo scopo è quello di coniugare la serietà scientifica con l’apertura a un pubblico di non specialisti in un’ottica di alta divulgazione: uno degli obiettivi principali della terza missione dell’ateneo.

Al convegno sulla Questio si accompagna anche un progetto di grande rilievo che l’ateneo scaligero ha realizzato in collaborazione con il regista e attore veronese Alessandro Anderloni.

La lettura integrale della Questio è la prima parte di un progetto che l’università di Verona sta proponendo nell’ambito delle celebrazioni per i centenari danteschi del 2021. La seconda tappa sarà la messa in scena di uno spettacolo di prosa, affidato allo stesso Anderloni, con la trasposizione in forma teatrale della Questio, che debutterà a Verona nell’autunno 2020.

R.B.

​”Essere” di Fabio Tombari a Ferrara

Sarà dedicato a ​”Essere” di Fabio Tombari, nell’edizione a cura di Giovanna Rotondo, illustrata dai dipinti di Orlando Sora, l’appuntamento di “Invito alla lettura” in programma lunedì 17 febbraio 2020 alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara). Letture e commenti saranno a cura di Marcello Girone Daloli del gruppo di studio “Essere di F. Tombari”.

Fabio Tombari e Orlando Sora sono due straordinari artisti del Novecento, liberi e solitari, che molto hanno condiviso nella vita e nell’arte. Nascono a Fano, nelle Marche, saranno amici d’infanzia e di tutta la vita e, pur essendo molto diversi intellettualmente, saranno uniti dalla stessa concezione di intendere l’Arte. La narrativa di Tombari esprime grande sensibilità e rispetto per la sacralità e il mistero della vita, per l’energia degli elementi, per i segreti della natura e degli animali; nei suoi scritti troviamo molta natura e amore per tutto ciò che lo circonda: è un vero ecologo “ante litteram”. La lirica “Essere”, una lirica di profonda bellezza e spiritualità, viene pubblicata per la prima volta nel 1954, unico lavoro poetico nella vasta produzione letteraria dello scrittore.
Orlando Sora mostra da subito di essere dotato di talento: è naturalmente un grande ritrattista, ma ama dipingere anche la composizione e il paesaggio. La sua pittura manifesta una ricerca continua e, nel tempo, diviene sempre più profonda e spirituale. Fabio Tombari dirà di lui: “Orlando Sora è un pittore che tale è per la sua pittura”.

Orlando Sora e Fabio Tombari non hanno mai aderito a gruppi o movimenti artistici. Sia l’uno che l’altro amavano lavorare in silenzio e solitudine come due artigiani. Tombari era un appassionato studioso di Steiner e nella lirica ha espresso un sunto dell’Antroposofia, perché “Essere” è Espressione del Cristo Logos.

Giovanna Rotondo racconta la lirica “Essere” di Fabio Tombari con le immagini dei dipinti di Orlando Sora scegliendo, con amore e attenzione, dipinti e affreschi di Sora, per costruire quasi un testo a fronte alle strofe della poesia di Tombari, che ha avuto il privilegio di conoscere e frequentare insieme a Orlando Sora, con il quale ha lavorato per molti anni.

 

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

“La passione ribelle. Il coraggio (im)possibile di educare”

Molto interessante il “Pomeriggio al CTB” presso il Teatro Sancarlino di Brescia, dove Paola Mastrocola ha conversato sul tema del coraggio che ci vuole per insegnare. Platea esaurita, prevalentemente da insegnanti, Mastrocola non ha trovato nessuno che non pensasse come lei di volere trasmettere qualcosa ai discenti, mentre un intero mondo contro quello della scuola sembra abbia pensato il contrario per anni. Decenni addirittura. Adesso tutti pronti a piangere sul latte versato, sulle prove INVALSI deprimenti, sullo sfascio che si pensa di risolvere con (orrore!) le faccette degli emoticon.

Si è azzerato l’insegnamento, semplificandolo all’inverosimile e lasciando, così, ampio spazio al bullismo e al tempo impiegato per fare altro dallo studio. Si è riusciti a rendere non pensanti i nostri ragazzi, incapaci di occuparsi di alimentare cervello e spirito, imparando a pensare, ragionare, riflettere. Arricchendo la società. E adesso?

Forse non ci si è ribellati a suo tempo, dice la nostra, perché non se ne aveva la forza e la consapevolezza e nessuno avrebbe sostenuto gli insegnanti, tra i quali senz’altro alcuni pensavano soltanto (e forse pensano ancora) ad arrivare alla fina dell’ora e alla fine del mese. Forse adesso è arrivato il momento di essere di moda.

Intanto penso sia utile leggere qualche libro di Paola Mastrocola.

 

Alessia Biasiolo

Laboratorio di scheggiatura della selce a Ferrara

Qual era la pietra più usata dagli uomini della Preistoria e come veniva lavorata per produrne strumenti utili per le attività quotidiane? Per rispondere a queste e ad altre domande sui nostri antenati il Museo civico di Storia Naturale di Ferrara (slargo Florestano Vancini 2 – già via de Pisis 24) attende i bambini dai 5 ai 12 anni sabato 15 febbraio 2020 alle 15,30 per un laboratorio di scheggiatura della selce.

“Attraverso un percorso tattile  – spiegano gli organizzatori – andremo alla scoperta dei principali manufatti costruiti dall’uomo preistorico e delle tecniche di lavorazione della pietra. Impareremo come gli uomini preistorici utilizzavano la selce: i gesti e i metodi necessari a scheggiarla e a renderla uno strumento indispensabile per la loro sopravvivenza. E infine, i partecipanti potranno cimentarsi nella realizzazione di uno strumento in selce e provare la sua efficacia”.

I laboratori, inseriti nel programma di attività didattiche per ‘Apprendisti scienziati’, sono organizzati dal Museo di Storia Naturale in collaborazione con l’Associazione Didò, che conduce le attività. Per partecipare è necessaria la prenotazione, da effettuare contattando la sezione didattica del Museo al numero 0532 203381 (lunedì, mercoledì, venerdì – dalle 9 alle 12,30) o all’indirizzo dido.storianaturale@gmail.com. Il costo è di 6 euro per bambino e 2 euro per l’adulto accompagnatore.

Ulteriori informazioni alla pagina http://storianaturale.comune.fe.it

 

Alessandro Zangara

“Dire e fare il mondo: tra antropologia e linguistica”. Favole a Pistoia

Adriano Favole

Adriano Favole, antropologo e consulente al programma del festival di Pistoia Dialoghi sull’uomo, martedì 4 febbraio alle ore 11 al Teatro Manzoni di Pistoia rifletterà su: “Dire e fare il mondo: tra antropologia e linguistica”.

Che relazione c’è tra la lingua e la cultura di una società? È la lingua oppure il contesto socio-culturale a determinare la nostra visione e, insieme, la costruzione del mondo? Favole si concentrerà principalmente sul rapporto tra società, lingua e cultura e sulla diversità linguistica e culturale tra gli esseri umani, fornendo diversi spunti etnografici.

In antropologia si sono alternati due principali modelli teorici per spiegare il rapporto tra lingua e cultura. Da un lato la teoria che sostiene che la lingua che usiamo influenza pesantemente la nostra costruzione del mondo; dall’altro, un secondo modello teorico dà molta importanza al contesto sociale e culturale nel quale la lingua prende forma.

Per lo più, gli antropologi ritengono che si possa fare ricorso a entrambi i modelli: le lingue condizionano il pensiero e l’agire sociale e, viceversa, il contesto sociale modella le lingue. Attraverso la lingua si veicolano rapporti gerarchici e di potere. La lingua trasmette diseguaglianze, oltre che informazioni e sapere.

«Come abbiamo constatato anche negli ultimi tempi – afferma Favole – la lingua può esprimere odio in senso profondo, ma è anche uno dei pochi strumenti di condivisione tra gli esseri umani».

Gli antropologi hanno lavorato molto sul modo in cui il contatto culturale cambia i sistemi linguistici. Perché alcune lingue divengono egemoniche? Perché in alcuni contesti si sono formate lingue creole? Esistono lingue globali? I nuovi media sono un pericolo per la diversità linguistica, oppure possono favorire l’uso scritto di alcune lingue a tradizione orale? Come possiamo costruire insieme il mondo del futuro senza perdere l’incredibile ricchezza della diversità linguistica?

Adriano Favole insegna Antropologia culturale e Cultura e Potere all’Università di Torino. L’incontro è visibile in diretta streaming sul sito http://www.dialoghisulluomo.it. Le classi collegate in streaming potranno inoltre dialogare o porre domande attraverso Twitter usando l’hashtag #DialoghiPistoia.

 

Delos (anche per la fotografia)

 

Riascoltare Carmelo Bene in “Hyperion” alla Sapienza

La voce di Carmelo Bene tornerà a risuonare nell’Aula Magna della Sapienza martedì 4 febbraio alle 20.30, a quasi diciotto anni dalla morte di questo geniale attore: un miracolo reso possibile dal ritrovamento e dal restauro di un nastro inedito registrato dalla Rai nel 1981 in vista di un’incisione discografica mai realizzata. In quel nastro Bene interpretava il protagonista di “Hyperion”, l’opera con cui la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti onorerà il centenario della nascita di Bruno Maderna, il compositore veneziano che fu un protagonista dell’avanguardia musicale della seconda metà del Novecento, così come Carmelo Bene fu il protagonista dell’avanguardia teatrale.

A oltre cinquant’anni dalla prima rappresentazione “Hyperion” resta uno dei più affascinanti ed enigmatici lavori musicali del secondo Novecento. A dirigerlo in quest’occasione sarà Marcello Panni, che partecipò giovanissimo alle avanguardie artistiche di quegli anni ed è ora uno dei pochi in grado di riprodurre fedelmente lo spirito della complessa partitura di Maderna.

In questo concerto romano Marcello Panni dirige la suite di Hyperion nella versione di Berlino preparata da Maderna nel 1969 e riproposta da Panni stesso nel 1980 all’Accademia di Santa Cecilia e nel 1981 alla Rai di Milano. In entrambe queste esecuzioni la voce recitante era quella di Carmelo Bene, che aveva preparato un suo adattamento e una sua traduzione del testo di Hölderlin.

Anche in questa nuova esecuzione romana di “Hyperion” sarà Carmelo Bene “in absentia” a dare voce al protagonista. “Negli anni ’80 – spiega il direttore artistico Giovanni D’Alò – a partire dal “Manfred” ebbe inizio la svolta sinfonica di Carmelo Bene, ripetuta poi con “Egmont” e “Hyperion”. Fu molto più che un avvicinamento alla musica, già ampiamente presente nei suoi allestimenti e nel suo cinema. Fu una vera e propria irruzione nella prassi concertistica, al punto che definiva il suo ruolo non “voce recitante”, ma “voce solista”. Riascoltare Carmelo Bene in un testo praticamente inedito e lasciar risuonare la sua ineguagliabile voce nello spazio, in assenza del corpo, come fosse uno strumento musicale, oltre che una grande emozione credo sia il modo migliore di rendergli omaggio rimanendo fedeli alla sua personale ricerca teatrale”.

Hyperion” può essere avvicinato all’estetica dell’ “opera aperta”, perché Maderna lasciava agli interpreti la possibilità di smontarlo e rimontarlo liberamente, creando ogni volta un nuovo Hyperion. La prima versione, definita “lirica in forma di spettacolo”, era nata dalla collaborazione di Maderna col regista Virginio Puecher, il quale aveva dato forma scenica a un insieme di materiali musicali già autonomamente composti dal musicista veneziano, adattandovi alcuni brani di “Hyperion”, un romanzo del grande scrittore protoromantico tedesco Friedrich Hölderlin. In tal veste fu rappresentato al Teatro La Fenice in occasione della Biennale di Venezia del 1964. In seguito Maderna continuò a lavorarci, preparandone personalmente altri due allestimenti scenici (Bruxelles e Bologna, entrambi nel 1968), nonché quattro versioni da concerto e due suite (Berlino 1969 e Vienna 1970). Ma se ne sono avute tante altre versioni, anche senza l’intervento diretto dell’autore. Insomma un work in progress che tra aggiunte e tagli cambiava ad ogni esecuzione in maniera anche radicale.

Circa ottanta, tra esecutori vocali e strumentali, i musicisti richiesti dalla partitura di “Hyperion”: i solisti Gianni Trovalusci (flauto, ottavino, flauto in sol) e Christian Schmitt (oboe, musetta, oboe d’amore), le percussioni dell’Ensemble Ars Ludi, il coro da camera Ready-made Ensemble (maestro del coro Giuliano Mazzini) e l’Orchestra Sinfonica Abruzzese. Tutti sotto la direzione di Marcello Panni.

Il concerto è in collaborazione con Istituzione Sinfonica Abruzzese.

Si ringrazia Rai Com.

Mauro Mariani