Lo Ialsax Quartet di Gianni Oddi al Parco Milvio

Musica jazz e dintorni stasera, martedì 13 luglio alle 21.00, al Parco Milvio di Roma in via Capoprati (banchina della riva destra del Tevere, nel tratto tra piazzale Ponte Milvio e ponte Duca d’Aosta) con lo Ialsax Quartet, fondato nel 1991 da Gianni Oddi, che per molti anni è stato 1° Sax Alto dell’Orchestra della RAI di Roma e poi della PMJ: ne fanno parte lo stesso Gianni Oddi al sax soprano, Filiberto Palermini al sax alto, Marco Giudolotti al sax tenore e Alessandro Tomei al sax baritono. Si ascolteranno la musica intramontabili di compositori ormai classici come George Gershwin e Astor Piazzolla e di compositori contemporanei ma ormai anche loro entrati a far parte del Gotha del jazz, come Dizzy Gillespie, Paquito D’Rivera e Bob Mintzler: praticamente un viaggio nel jazz dagli Anni Venti ai nostri giorni, con alcune gradite divagazioni, come i Tanghi di Piazzolla.

Gianni Oddi

Gianni Oddi è stato per anni Sax Alto dell’Orchestra di Musica Leggera della Rai di Roma e ha collaborato con i più grandi musicisti e direttori d’orchestra quali Gianni Ferrio, Bruno Canfora, Nicola Piovani, Franco Piersanti, Bruno Tommaso, Luis Bacalov, Dizzy Gillespie, Gil Evans, George Russell, Bill Holman, Maria Schneider, Liza Minnelli, Jerry Lewis, Ray Charles, Ella Fitzgerald, Sammy Davis Jr, Uri Caine, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso e tanti altri. Nel 1991 ha fondato il quartetto di sassofoni Ialsax Quartet e poi la Ials Jazz Big Band, il cui repertorio spazia dalla musica swing, alla musica latina, al rhythm and blues fino ai giorni nostri.

Ialsax Quartet

Con i due gruppi da lui fondati Oddi ha suonato in tante importanti sale e partecipato a moltissimi festival in Italia ed all’estero, tra i quali Umbria Jazz, Ravello Festival, Roccella Jazz Festival, “X e XII Festival Mondiale del Sassofono” (Pesaro e Montreal), il “Millenium Stage” al Kennedy Center (Washington), Jazz Jamboree (Varsavia), Ascona Jazz Festival (Svizzera), Radenci Jazz Festival (Yugolslavia), Avrupa Jazz Festivali (Ankara), Manly Jazz Festival (Sydney), Ottawa Jazz Festival (Canada), Tabarka Jazz Festival (Tunisia), Euro Jazz Festival Tomar (Portogallo), North See Jazz Festival (Olanda), Nantes Jazz Festival (Francia), Buenos Ayres Italian Jazz Festival (Argentina). E ancora in Olanda, Colombia, Guatemala, Turchia, Tunisia, Siria, Libano, Egitto e una lunga tournée in Africa (Etiopia, Kenya, Mozambico, Zimbabwe, Sudafrica e Angola).

La rassegna è sostenuta dalla Regione Lazio con il Fondo Unico 2021 sullo Spettacolo dal Vivo. Biglietti: 10 euro; ridotti over 65 e under 26: 8,00 euro. Acquistabili on line presso punti di vendita Ticketone e presso Parco Milvio infopoint. Informazioni: tel. 06 3236104

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Il sorriso di San Zeno

La vita di San Zeno diventa un film. Una pellicola che racconta la storia del Patrono di Verona, ma soprattutto il Patrono nella storia, quella scaligera. Un’ora e 32 minuti alla riscoperta di miracoli, sermoni e del suo messaggio ancora così attuale. Insieme a tante curiosità sulla città. ‘Il sorriso di San Zeno’ è il titolo del docu-film ideato, scritto e diretto da Mauro Vittorio Quattrina che giovedì 8 luglio è stato presentato in prima nazionale al cinema K2. Un primo appuntamento perché in poche ore la sala è già stata riempita con le prenotazioni. Sono arrivate, infatti, 5 mila richieste anche da Austria e Germania, dove il santo è conosciuto. A breve la Gran Guardia potrebbe spalancare le sue porte e ospitare una seconda proiezione del film. Una serata dedicata ai veronesi e alla riscoperta del patrimonio spirituale e simbolico lasciato dall’8° Vescovo di Verona, impersonato dall’attore Diego Carli.

Il docu-film è prodotto dall’associazione culturale Storia Viva ed è realizzato con il contributo di Cattolica e Fondazione Cattolica, main sponsor, Acque Veronesi, Comune di Verona e SER.I.T, con il patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Verona, Diocesi, Comuni di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Roverè Veronese e Galeata-Forlì.

“San Zeno è nei cuori di tutti i veronesi, credenti o meno, che si riconoscono in questa figura – ha detto Sboarina -. Un personaggio forte della storia e dell’identità scaligera. Con il suo sorriso porta speranza e la città da sempre si affida alla sua protezione. Il Patrono, infatti, non fa parte solamente delle vicende e della simbologia cristiana ma anche di quella veronese. Ringrazio il regista per questo lavoro che recupera il messaggio e il pensiero del nostro grande Santo. Stiamo organizzando una proiezione in Gran Guardia per consentire a più veronesi possibili di vedere il film”.

“Un Santo che veniva dal nord Africa, quando era fortemente cristiana, e che a Verona trovò una situazione di arianesimo – ha spiegato il Vescovo Zenti -. Un contemporaneo di Sant’Agostino di cui conserviamo ancora miracolosamente l’intero scheletro, integro e completo. Ossa che sono state fatte studiare sia a Firenze che a Londra dove è stata confermata l’attendibilità. Ora siamo tutti curiosi di vedere questo film”.

“Una grande opportunità per l’intera città, non potevamo non sostenere la realizzazione di quest’opera – ha aggiunto Bedoni, presidente di Fondazione Cattolica -. San Zeno ha segnato la storia scaligera dal punto di vista sociale e spirituale. La vita della città è impregnata del suo messaggio. È stato protagonista del nostro territorio e della sua identità, ecco perché ancora oggi è un Patrono vero e non simbolico”.

A chiudere il regista che ha descritto il lavoro fatto per arrivare alla realizzazione del film. “Abbiamo recuperato scritti e sermoni, riscoperto un messaggio moderno e attuale, che merita di essere conosciuto – ha detto Quattrina -. È stato un lavoro davvero impegnativo, interrotto anche dal Covid. Ma finalmente il film è pronto e la curiosità che ha suscitato è davvero tanta. Il nostro Patrono è infatti noto non solo in Italia ma in tantissimi altri Paesi d’Europa. È un Santo che va oltre al suo stato di santità e che nel tessuto sociale della Verona antica ha lasciato un solco profondo attraverso i suoi 92 sermoni. La nostra città è nota per Shakespeare e Dante, ma San Zeno non è da meno”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

‘Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona’

L’esposizione, a cura di Francesca Rossi, Tiziana Franco e Fausta Piccoli, resterà visibile fino al 3 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, ed è uno dei fulcri dell’articolata mostra diffusa appositamente ideata per la celebrazione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta e che vede il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

La mostra costituisce un omaggio all’esilio veronese di Dante e al legame con Verona che, nel corso dei secoli, continuò ad alimentarsi dando origine a una ricca produzione artistica.
Il progetto prevede una selezione di oltre 100 opere tra dipinti, sculture, realizzazioni artistiche su carta, tessuti e testimonianze materiali dell’epoca scaligera, codici manoscritti, incunaboli e volumi a stampa in originale e in formato digitale provenienti dalle collezioni civiche, dalle biblioteche cittadine, da biblioteche e musei italiani ed esteri.

Tra le opere in mostra, da non perdere i tre disegni di Botticelli, prestigioso prestito del Kupferstichkabinett, Berlino. In particolare, ‘Dante e Beatrice. Paradiso II’, è stato scelto come immagine coordinata della mostra diffusa, che sviluppa graficamente il tema dell’itinerario dantesco nel Paradiso e lo traduce nel cammino del Poeta, guidato da Beatrice, lungo le strade di Verona, alla scoperta dei luoghi legati alla sua memoria.

La mostra copre un arco cronologico compreso tra Trecento e Ottocento e si sviluppa in due nuclei tematici principali. Il primo intende ricostruire il rapporto tra Dante, Verona e il territorio veneto nel primo Trecento. Il secondo si concentra sul revival ottocentesco di un medioevo ideale tra Verona e il Veneto.

Se in apertura la mostra rievoca il leggendario e presunto incontro tra Giotto e Dante a Padova e consente di ripercorrere la cultura artistica scaligera nel grande snodo della rivoluzione giottesca, il percorso espositivo prosegue nell’affascinante racconto del profondo legame che unì Dante e Cangrande della Scala.

Le ricche testimonianze legate alla figura dello Scaligero delineano il contesto in cui Dante trascorse gli anni dell’esilio fino alla creazione del suo Poema. Testi decorati della Commedia, manoscritti e a stampa, accompagnano i visitatori dall’epoca di Dante alla fine del Settecento, attestando la costante attenzione che Verona e il Veneto rivolsero al Poeta e alla sua Opera.

Il secondo nucleo tematico sviluppa la riscoperta del mito di Dante nella grande stagione ottocentesca, come incarnazione dei nascenti ideali risorgimentali e allo stesso tempo esempio del tormento creativo del Poeta esiliato. È a questo punto del percorso espositivo che il visitatore potrà ammirare le iconografie dei personaggi danteschi, a partire da Beatrice e Gaddo, ma anche di altre figure femminili e delle tragiche vicende, legate al tema dell’amore e degli amanti sfortunati, di Pia de’ Tolomei e Paolo e Francesca. Proprio quest’ultimo tema introduce il mito di Giulietta e Romeo, giovani innamorati nati dalla penna di Luigi da Porto nel Cinquecento e resi celebri da William Shakespeare in tutto il mondo.

Attraverso questo percorso si potrà cogliere il costituirsi dell’identità della Verona ottocentesca, che da un lato si alimenta della presenza storica e reale di Dante alla corte di Cangrande, dall’altro di quella immaginaria di Romeo e Giulietta, creati anch’essi nella cornice di un Trecento scaligero. I due percorsi tematici, reale quello dantesco e immaginario quello shakespeariano, entrambi sullo sfondo – ancora reale e immaginario – di un medioevo scaligero, definiscono un tratto saliente della fisionomia urbana e culturale di Verona, ancor oggi ben riconoscibile: per questa ragione l’esposizione si lega in modo imprescindibile alla “mostra diffusa” che è la città stessa, nei monumenti e nelle testimonianze urbanistiche e architettoniche legate alla memoria di Dante e di Romeo e Giulietta.

“È un grande onore per il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri – sottolinea il sindaco –. Oggi si completa un progetto espositivo di ampio respiro, la cui realizzazione è iniziata quando ancora nulla si immaginava e sapeva della pandemia attraversata nell’ultimo anno e mezzo. Per questo il risultato raggiunto ha una forza incredibile ed è la dimostrazione dell’impegno di un’intera città che ha scelto di respirare insieme, adoperandosi al meglio per generare un progetto culturale di grande rilevanza. L’obiettivo è di ritrovare la perduta normalità, anche attraverso eventi di caratura nazionale ed internazionale, che riaccendono i riflettori su Verona e le sue straordinarie potenzialità artistiche, culturali e storiche. Ringrazio il Ministro Franceschini per averci raggiunto con il suo messaggio, le sue parole di apprezzamento confermano la bontà del lavoro svolto e sono motivo di ulteriore orgoglio”.

“Verona – spiega l’assessore alla Cultura Briani – è stata particolarmente lieta di attivare una rete di collaborazioni tra realtà pubbliche e private cittadine e del territorio veneto, nazionale e internazionale. Un impegno volto a promuovere un ampio Protocollo di Intesa istituzionale dedicato a Dante, allo scopo di dare vita, durante tutto il 2021, anno dantesco, ad un programma di celebrazioni il più possibile partecipato e rivolto al pubblico più ampio. Per la città scaligera questa mostra rappresenta uno dei fulcri più importanti dell’ampia mostra diffusa ideata per far scoprire al pubblico, in una sorta di esposizione a cielo aperto, i 21 luoghi veronesi direttamente legati al Poeta e alla sua presenza, durante l’esilio, a Verona. Insieme a Firenze e Ravenna, infatti, è stato sviluppato un percorso di ritrovata identità dantesca, che mette in risalto questa straordinaria figura e che, anche al termine dell’anno celebrativo, puntiamo a mantenere vivo e accessibile al pubblico”.

La città scaligera non è semplicemente lo sfondo della vicenda dantesca, ma ne diventa essa stessa protagonista. Questa specificità, che la caratterizza rispetto alle altre città dantesche, viene valorizzata attraverso un itinerario cittadino che, tramite l’ausilio di una mappa cartacea appositamente realizzata, porta il visitatore alla riscoperta di 21 luoghi – tra piazze, palazzi, chiese, emergenze monumentali in città e nel territorio – direttamente legati alla presenza del Poeta, dei suoi figli ed eredi, e a quelli di tradizione dantesca.

S.E. (anche per la fotografia)

Dante. Gli occhi e la mente. Un’Epopea POP

Un’Epopea POP, dal 25 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 al MAR di Ravenna, è curata da Giuseppe Antonelli, docente di linguistica italiana all’Università di Pavia, nota firma del Corriere della sera, conduttore e ospite di trasmissioni radiofoniche e televisive, prima ispiratore, col suo Il museo della lingua italiana pubblicato nel 2018 da Mondadori, e ora coordinatore del progetto MULTI. Museo multimediale della lingua italiana, finanziato dal MIUR. Intersecato alla mostra un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno, responsabile del coordinamento culturale e conservatrice del MAR.

Dopo Inclusa est flamma e Le Arti al tempo dell’esilio, Un’Epopea POP conclude il ciclo espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, promosso dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, organizzato dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e realizzato con il prezioso sostegno e patrocinio della Regione Emilia-Romagna, Dante 2021, del Comitato Nazionale per la Celebrazione dei 700 anni – Ministero della Cultura, con il fondamentale contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Camera di Commercio di Ravenna e con il patrocinio della Società Dantesca Italiana.

La fortuna popolare di Dante comincia già nel Trecento e arriva fino a quell’universo culturale che chiamiamo genericamente «pop». I suoi versi più celebri, entrati nel linguaggio comune degli italiani, sono stati riprodotti in tutto il mondo negli almanacchi e nei calendari, nei poster e nelle magliette; li vediamo scritti nei muri; li riconosciamo nelle pubblicità e nelle canzoni.

L’immagine del poeta è divenuta un’icona internazionale, dai monumenti nelle piazze, alla miriade di oggetti che la riproducono. Le storie e i personaggi del poema, soprattutto le atmosfere infernali, hanno generato le più svariate manifestazioni creative.

La Commedia, tradotta in un centinaio di lingue, si è diffusa attraverso migliaia di edizioni popolari illustrate, commenti e riassunti, riduzioni cinematografiche e parodie televisive, album di figurine, giochi da tavolo, storie a fumetti e cartoni animati.

C’è il Dante simbolo dell’identità culturale italiana ed europea, la cui effigie passa dalle lire agli euro. C’è l’immagine di Dante usata – già da tempo – come marchio commerciale e in chiave pubblicitaria come la celebre affiche di Olivetti, scelta come immagine della mostra. C’è il Dante personaggio che ritorna nelle trame di libri, film, giochi e videogiochi, fino alla “fortuna mnemonica” dei versi della Commedia, ripercorsa attraverso alcuni episodi chiave che vanno dal Trecento ad oggi.  

La mostra si articola in diverse sezioni, individuate da Giuseppe Antonelli e dai suoi collaboratori, Giovanni Battista Boccardo e Federico Milone (assegnisti di ricerca presso l’Università di Pavia): La memoria di Dante, Dante e l’immagine, Dante e la pubblicità, La divina parodia, Dante personaggio, Dante e Beatrice, con più di un centinaio di opere e oggetti tra i più disparati. Numerosissimi i contributi audio e video, anche interattivi. Una mostra dal carattere multimediale, in larga parte accompagnata dalla voce dei grandi interpreti che si sono cimentati nella lectura Dantis.

Intrecciato all’intero progetto espositivo, si snoda un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno. Una voce fuori campo che vedrà il dialogo fra le opere di artisti internazionali scelte per reinterpretare idealmente alcuni temi danteschi che faranno da guida al pubblico. 

Per ogni tema scelto- le anime, le figure femminili, il sogno, il viaggio e la luce – sono stati individuati uno o più artisti e, ad aprire il percorso, con il tema delle anime, si troverà nel chiostro cinquecentesco del MAR una grande architettura di Edoardo Tresoldi che rileggerà idealmente il Nobile Castello o Castello degli Spiriti Magni, luogo emblematico che Dante cita nel quarto canto dell’Inferno.

All’interno della sezione dedicata alle figure femminili saranno Letizia Battaglia, Tomaso Binga, Irma Blank, Rä di Martino, Maria Adele Del Vecchio, Giosetta Fioroni, Elisa Montessori e Kiki Smith a reinterpretare, attraverso le loro opere, le donne di Dante.

Il percorso espositivo proseguirà con il tema del sogno e a rappresentarlo non potevano mancare le 34 tavole dell’Inferno di Robert Rauschenberg, artista fra i principali esponenti della pop art americana, e a raccontare il viaggio saranno, invece, le opere del padre della Land Art, Richard Long.

La mostra si chiuderà con un’opera delle collezioni del MAR, Stella-acidi di Gilberto Zorio, come rimando al tema della luce e alle stelle, tanto care a Dante e alle quali lascia il compito di concludere ogni cantica e tutta la Commedia.

 “Questa mostra, come l’intero complesso delle celebrazioni dantesche a Ravenna – commenta il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale – incarna perfettamente il fatto che Dante sia di tutti e per tutti, ‘pop’ nel senso che appartiene all’intera comunità, ravennate, nazionale e internazionale. È stato sempre così, fin da quando era in vita. E il passare degli anni non fa che accrescere la popolarità di Dante, perché con le nuove tecnologie aumentano esponenzialmente le modalità di fruizione e approccio a tutto quanto è legato alla sua figura e al suo lascito. Nelle forme più diverse, Dante è nella nostra vita ogni giorno. E che tali forme assumano i contorni più disparati è solo un motivo di arricchimento; perché è talmente grande la potenza del suo messaggio che nessuna reinterpretazione, nemmeno quella più leggera o irriverente, può neanche lontanamente scalfirla, ma solo amplificarla. Ecco perché non poteva mancare, nell’ambito delle celebrazioni, un evento espositivo dedicato a Dante in quanto icona, impreziosito da un percorso di arte contemporanea di riferimento concettuale dantesco, che si lega a tutti gli altri appuntamenti passati e futuri di questo settimo centenario nel segno della fortissima empatia e della grandissima emozione che Dante suscita sempre in ciascuno di noi.”

Mentre l’Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino dichiara: “Malgrado le numerose difficoltà di programmazione causate dalla pandemia, l’anno dantesco, che ha preso avvio a Ravenna alla presenza del Presidente Mattarella, è stato ricco di eventi espositivi. Abbiamo inaugurato il ciclo “Dante. Gli occhi e la mente” nel settembre 2020 con Inclusa est flamma. la prima mostra dedicata al VI centenario della morte di Dante, tra Croce e D’Annunzio, col fascismo alle porte. Lo scorso maggio, dopo la chiusura prolungata dei luoghi di cultura, abbiamo aperto la seconda mostra del ciclo, Le Arti al tempo dell’esilio, quelle che Dante vide e conobbe e che furono di ispirazione per la sua Commedia. Il prossimo settembre concluderemo il percorso con Un’Epopea Pop. In questo centenario il tema della fortuna popolare di Dante è stato variamente ma spesso superficialmente trattato. La mostra curata da Giuseppe Antonelli, con il suo ricco catalogo, ha l’ambizione di mettere ordine in una materia vasta e sfuggente, accettando con rigore la sfida della sua irritualità. Centinaia di oggetti, immagini e parole, a volte immediatamente riconoscibili, ma spesso anche sorprendenti, racconteranno la loro storia, ampliando, come dovrebbe fare ogni mostra, le conoscenze di tutti, con un’attenzione speciale a giovani e giovanissimi.”

La mostra è realizzata con la preziosa collaborazione della Biblioteca Classense e di numerosi prestatori istituzionali e privati come la Biblioteca Nazionale Centrale (Firenze), la Biblioteca Nazionale Marciana (Venezia), la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce (Napoli), il Museo del Precinema (Padova), la Civica Raccolta delle Stampe A. Bertarelli (Milano), delle gallerie d’arte contemporanea Monica De Cardenas (Milano), Tiziana Di Caro (Napoli), Lorcan O’Neill (Roma), P420 (Bologna) e di tutti gli artisti coinvolti. 

Francesca Boschetti – Daniele Carnoli

Premio Bianca d’Aponte ad Aversa

Ritorna il Premio Bianca d’Aponte per una due giorni all’insegna della musica di qualità. Si terrà infatti il 14 e 15 luglio ad Aversa il recupero della finale della 16a edizione dell’unico contest italiano riservato a cantautrici, inizialmente prevista per ottobre 2020 e poi rinviata per le disposizioni legate all’emergenza sanitaria.

In gara ci saranno Bambi da Napoli, Simona Boo da Termoli, Ebbanesis da Napoli, Lamante da Piovene Rocchette, La Zero da Piano di Sorrento, Lucrezia da Bologna, Elena Romano da Firenze, Sara Romano da Monreale, Veronica da Aversa, Chiara White da Firenze.

Madrina di questa edizione è Arisa, che nella serata finale interpreterà “Cantico dei matti” di Bianca d’Aponte (la cantautrice a cui la manifestazione è dedicata), insieme ad alcuni suoi brani. A lei anche il compito di presiedere la giuria.

Le serate saranno ospitate negli spazi esterni del Liceo Scientifico Enrico Fermi, con inizio alle ore 20.30. Sarà possibile seguirle anche in streaming sulla pagine Facebook del Premio Bianca d’Aponte e di Rai Radio 1, media partner ufficiale dell’evento.

Ad aprire le due serate sarà Cristiana Verardo, vincitrice del concorso nell’ultima edizione, mentre il 14 luglio salirà sul palco anche la Nuova Compagnia di Canto Popolare, che riceverà un Premio alla carriera dalla Città di Aversa. Insieme a loro si esibiranno Giuseppe Anastasi, Bungaro, Alfina Scorza e Brunella Selo.

Il 15 luglio alle 16.30 all’Auditorium Bianca d’Aponte ci sarà spazio per un incontro con le finaliste, condotto da Timisoara Pinto. In serata, oltre ad Arisa, saliranno sul palco in veste di ospiti gli A’67, Patrizia Laquidara e i Têtes de Bois.

La conduzione delle due serate è affidata a Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu, mentre ad accompagnare alcune delle finaliste sarà la band coordinata e diretta da Alessandro Crescenzo. Il tutto con la direzione artistica di Ferruccio Spinetti.

Molti i riconoscimenti in palio. Alla vincitrice assoluta andrà il Premio Bianca d’Aponte, con borsa di studio di € 1.000, la partecipazione come ospite alla prossima edizione del Premio e tre concerti di presentazione prodotti da Doc Live. Per chi si aggiudicherà il Premio della Critica “Fausto Mesolella” è prevista una borsa di studio di € 800. Verranno inoltre assegnate menzioni per miglior testo, migliore musica e migliore interpretazione.

Il contest darà anche diritto a un contributo di € 10.000 per un tour di sei date all’artista vincitrice (o, in mancanza dei requisiti richiesti, a una delle altre finaliste), contributo che sarà riconosciuto dal Nuovo Imaie ai sensi del regolamento e del bando art. 7 L. 93/92, settore audio Premi e Concorsi anno 2020.

Tra i premi in palio da parte di enti e associazioni esterne all’organizzazione ci sono: quello dell’etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava, con la proposta di una possibile collaborazione artistica; quello di Soundinside Basement Records, con la realizzazione di un video live in studio; quello del Virus Studio, “Premio ’Na stella” (titolo di una canzone di Mesolella), con l’incisione di un brano con la produzione artistica di Ferruccio Spinetti; quello dell’etichetta femminile “Maieutica Dischi” di Veronica Marchi (vincitrice della prima edizione del Premio) per la produzione e pubblicazione di un brano. Inoltre, ci sarà una proposta per un anno di assistenza legale e manageriale per l’artista vincitrice o altra finalista da parte di Siedas.

La giuria, come ogni anno, sarà costituita da affermate cantautrici, cantautori, autori, compositori, giornalisti del settore, addetti ai lavori e operatori culturali, suddivisi in due giurie: quella per il premio assoluto e quella per il premio della critica, intitolato a Fausto Mesolella, storico direttore artistico della manifestazione.

Nel corso delle serate sarà disponibile la compilation della 16^ edizione del Premio, che il pubblico potrà ricevere in cambio di un’offerta presso il banco di Emergency, cui sarà devoluto l’intero ricavato.

È intanto in atto la selezione delle finaliste della 17a edizione, le cui finali sono in programma il 22 e 23 ottobre. L’ingresso è solo su prenotazione. Per maggiori info: 335 7665665 – 335 5383937, oppure alla mail info@biancadaponte.it

Monferr’Autore (anche per la fotografia)

Janáček: Piano Works

Leoš Janáček (1854-1928) è stato definito un compositore che ha fatto da tramite tra il mondo del romanticismo e quello dell’avanguardia: a lui Aulicus Classics dedica la pubblicazione di alcune opere che occupano un posto di diritto tra i tesori del repertorio pianistico del XX secolo, racchiuse in un album interpretato dalla pianista Galya Kolarova.

Il primo brano è la Sonata per pianoforte di Janáček 1.X.1905 “Dalla strada”, composizione concepita come reazione alla morte di František Pavlík (1885-1905), che il 1 ° ottobre 1905 fu ucciso con la baionetta durante le manifestazioni a sostegno di un’università ceca a Brno; la Sonata comprendeva originariamente tre movimenti, ma Janáček bruciò il terzo poco prima della prima esecuzione pubblica del brano, nel 1906. Non fu soddisfatto nemmeno del resto della composizione e in seguito gettò il manoscritto dei due movimenti rimanenti nel fiume Moldava. La composizione rimase perduta fino al 1924.

Il secondo brano riguarda i piccoli pezzi del ciclo “Su un sentiero incolto” che contengono reminiscenze lontane: all’inizio concepita, per richiesta scritta di Josef Vavra, come una raccolta di sei pezzi di harmonium (“Slovanske Melodie”), crebbe successivamente fino a nove pezzi, successivamente destinata al pianoforte. Dello stesso ciclo il compositore iniziò, senza mai completare, un secondo libro.

Fu nella primavera del 1912 che Janáček completò invece il ciclo per pianoforte “Nelle nebbie”, terza opera selezionata nell’album, le cui quattro parti furono scritte in gran parte in tonalità “nebbiose”, con cinque o sei bemolli. Questo ciclo non solo rappresenta una delle opere più notevoli della letteratura pianistica del XX secolo, ma testimonia anche un periodo di grande difficoltà e disperazione nella vita di Janáček, un periodo segnato dalla morte di sua figlia Olga e dalla mancanza di riconoscimento professionale e artistico.

Il tema e le variazioni “Zdenka“, infine, ultima proposta del disco, è un’opera composta nel 1880, mentre Janáček era iscritto come studente al Conservatorio di Lipsia, che abbraccia il tradizionale stile tonale e romantico, ma utilizza anche elementi folk e tratti armonici che anticipano le composizioni successive di Janáček.

La pianista di origine bulgara Galya Kolarova ha ricevuto la sua educazione musicale in Bulgaria, Danimarca, Italia e Austria sotto la guida di Zdravka Nikolaeva, Atanas Kurtev, José Ribera, Konstantin Bogino, Bohumila Jedlickova e Gerhard Schulz. È stata premiata in numerosi concorsi internazionali – tra gli altri: 1 ° premio per solista con orchestra al Festival Musica in Laguna in Italia per la sua interpretazione del Concerto per pianoforte n. 2 di Chopin, op.21; 2 ° premio al Nordic Piano Forum di Copenhagen, Danimarca; vincitore del concorso MODO per un progetto educativo per bambini in Bulgaria.
Nel 2006 la Sig.ra Kolarova è stata selezionata per partecipare a un film documentario sul prof. Pnina Salzman, una rinomata pianista israeliana e insegnante di pianoforte che ha avuto una grande influenza sul punto di vista della signora Kolarova sulla musica e l’interpretazione di Chopin.

Vanta una carriera internazionale di successo e si è esibita sia come solista che come musicista da camera in prestigiose sale da concerto in Europa, Asia e Medio Oriente. È stata invitata ad esibirsi in festival come: “Festival Turina” a Siviglia, Spagna; “Aurora Chamber Music Festival”, “Piano Festival in Helsingborg” – in Svezia; “Eilat Chamber Music Festival” in Israele; “Le X Giornate Festival”, “Lucca Estate Festival”, “Musica in Laguna Festival”, “Grumo Festival” – in Italia; “Kuhmo Chamber Music Festival” in Finlandia; “8. Internationalen Kammermusikfestival Schloss Wonfurt ”,“ 30 Tage Kunst ”,“ Klassik in Moabit ”- in Germania; “Vendssyssel Festival”, “Sorø International Festival”, “Bornholm Summer Classics”, “Suså Festival” in Danimarca; “Concordia Festival” per la musica e l’arte contemporanea in Bulgaria.

Si esibisce regolarmente in concerti di musica da camera con musicisti della Royal Concertgebouw Orchestra, della Filarmonica di Berlino, DRSO, Det Klg. Kapel, Cph Phil e altri. 

Ha collaborato con direttori come Dmitri Kitajenko, Andras Schiff, Barbara Hannigan, Fabio Luisi, Henrik Vagn Christensen, Maria Badstue, Thomas Søndergård. La Sig.ra Kolarova è stata pianista collaborativa per concorsi comeARD International Competition 2017 in Germania; Carl Nielsen Violin Competition 2019 in Danimarca; Pancho Vladigerov Violin Competition 2019 in Bulgaria; Tchaikovsky XVI International Competition 2019 in Russia.

Ha registrato CD per Claudio Records e Brilliant Classics. Alcune delle principali fondazioni in Danimarca supportano i progetti e le attività artistiche di Kolarova: tra questi Augustinus Fonden, Tytte og Lillemor Faurschous Mindelegat, Aage og Johanne Louis-Hansens Fond, Pianistinde Esther Vagnings Fond, Hertha Duus’s Mindefond, Ellen og Valdemar Jensens Musiklegat.

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

Il libro “De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” ancora in tour

Ha preso il via il 21 giugno, nel giorno della Festa della musica, il tour di presentazione del volume “Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” (Giunti), curato da Enrico Deregibus. Il giornalista piemontese in questo libro si sofferma sulle canzoni, più di 200, che De Gregori ha inserito nei suoi dischi, con ampie e dettagliate schede che riservano molte sorprese anche a chi conosce bene l’artista romano, uno dei più importanti protagonisti della storia della musica in Italia. Ad accompagnare le schede, i testi delle canzoni controllati e certificati direttamente da De Gregori, che ha dato così il suo avallo al volume. Un libro di oltre 700 pagine che è una sorta di seconda parte di “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi”, biografia del cantautore pubblicata da Deregibus nel 2015 sempre per Giunti.

A Rosolina Mare (Rovigo), il 24 luglio alle ore 18.30 il libro sarà presentato in un incontro durante “Voci per la libertà”, il festival legato ad Amnesty International, con la conduzione di Duccio Pasqua e l’accompagnamento musicale dei Marmaja.

Puntata in Sardegna il 3 agosto, a Sassari in Piazza Moretti alle ore 20, con una presentazione del libro nell’ambito del festival Abbabula. Enrico Deregibus è giornalista, saggista, nonchè consulente o direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali. È considerato il maggior esperto di Francesco De Gregori.

È, tra l’altro, ideatore e curatore del “Dizionario completo della canzone italiana” (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di “Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti” (BUR, 2007). Del 2013 è “Chi se ne frega della musica?”, una raccolta antologica di suoi scritti usciti su varie testate (NdAPress).

Monferr’Autore (anche per la fotografia)

Bambini al Museo a Bologna

Continuano i pomeriggi al museo, ricchi di percorsi didattici dedicati ai bambini e ragazzi dai 6 ai 10 anni, alla scoperta dei palazzi e delle mostre di Genus Bononiae. Musei nella Città.

Tutti i giorni fino al 30 luglio 2021, dal lunedì al venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, sono previste visite animate, giochi al museo e laboratori tematici all’insegna del divertimento e della cultura: arte, storia, inglese, scienze, musica e interculturalità. A conclusione di ogni percorso didattico, la seconda parte del pomeriggio sarà dedicata ai compiti delle vacanze, ad approfondimenti di varie materie scolastiche e ai giochi da tavola.

Per andare incontro alle esigenze di tutte le famiglie, Genus Bononiae ha previsto due modalità di partecipazione: l’iscrizione al singolo pomeriggio (€17,00 a bambino) oppure l’abbonamento settimanale (€75,00 a bambino). Per poter usufruire dell’abbonamento settimanale è richiesto alle famiglie di formare il proprio gruppo di minimo 4 bambini.

Tutte le attività si svolgeranno in totale sicurezza e in piena conformità con i protocolli stabiliti dai DPCM: è quindi obbligatoria la prenotazione, poiché i gruppi saranno a numero limitato (massimo 10 bambini ad attività).

Per avere maggiori informazioni o per prenotare è possibile contattare il call center di Genus Bononiae chiamando il numero 051 19936343 (lun.-ven., 11.00-16.00) oppure scrivendo una mail a esposizioni@genusbononiae.it.

G. B.

Il ritorno alla musica in vetta alle Alpi a Verbier

Si avvicina la prossima edizione del Verbier Festival. Dal 16 luglio al 1 agosto, artisti e pubblico saranno nuovamente insieme sulle Alpi svizzere per l’estate che segna il ritorno alla musica e agli eventi dal vivo.

Il Verbier Festival ritorna per la sua 28a edizione con un ricco programma di imperdibili concerti, con artisti di spicco come András Schiff, Daniel Hope, Evgeny Kissin, Janine Jansen, Joshua Bell e molti altri. La sicurezza di tutti rimane una priorità, e la capacità e la configurazione dei luoghi, così come la durata dei concerti, saranno adattati e gli intervalli saranno eliminati.

L’edizione 2021 offre più spettacoli, un programma più ricco e vario, e nuovi modi di vivere il Festival. In conformità con le linee guida sulla sicurezza, i concerti dureranno circa 70 minuti e saranno presentati senza intervallo. I concerti nella Salle des Combins offriranno due spettacoli la maggior parte delle sere con un repertorio e solisti diversi, permettendo al pubblico di assistere a due concerti sotto la tenda o a un secondo nella calda cornice della Chiesa.

“Abbiamo concepito un Verbier Festival su larga scala per il 2021 in spazi suggestivi e che garantiscono la sicurezza del nostro pubblico, dei nostri artisti e del team del Festival. Siamo stati tra i primi a capire che non sarebbe stato possibile allestire un Festival nel 2020 e oggi siamo tra i primi a fare un forte ritorno e pronti a condividere ancora una volta il nostro meraviglioso Festival” ha detto Martin T:son Engstroem, fondatore e direttore del Verbier Festival.

Con artisti di fama mondiale che tornano a Verbier per questa edizione speciale del Festival, esibendosi insieme a musicisti ed ex studenti dell’Academy, il programma presenta un’offerta creativa di altissimo livello, pensata per garantire il corretto svolgimento della manifestazione.

Il Festival accoglierà anche gli artisti che hanno partecipato al Virtual Verbier Festival, tra cui Mischa Maisky, Joshua Bell, András Schiff, Mikhail Pletnev, Evgeny Kissin e il Maestro Valery Gergiev. In collaborazione con medici.tv, i programmi sono stati visti quasi 1,5 milioni di volte durante l’estate del 2020.

Con due concerti di apertura il 16 luglio, il Festival segna il ritorno del pianista Denis Matsuev con la Verbier Festival Orchestra (VFO) e il suo direttore musicale, Valery Gergiev. Ogni edizione del Festival dà un posto d’onore ai prodigi del pianoforte, aggiungendo nuovi talenti e rafforzando i legami da un anno all’altro. Evgeny Kissin, un fedele sostenitore dell’evento, sarà a disposizione per diversi recital, tra cui una lettura in scena, con Thomas Hampson, del famoso romanzo di Katherine Kressmann Taylor “Sconosciuto a questo indirizzo”. Scritto sotto forma di una serie di lettere tra un mercante d’arte ebreo che viveva a San Francisco e il suo socio in affari, che era tornato in Germania nel 1932, il libro rese l’America consapevole dell’ascesa del nazismo. Altri pianisti quest’estate includono Fazil Say e Sergei Babayan, così come Abisal Gergiev e Nobuyuki Tsujii, che si esibiscono entrambi per la prima volta al Festival. Il pianista canadese Chilly Gonzales presenta anche il suo ultimo album, “Solo Piano III”, in quella che promette di essere una serata memorabile.

Il pianista giapponese Mao Fujita farà il suo debutto sul Mainstage, con un’enfasi su Mozart. Vincitore del Concorso Clara Haskil nel 2017, alunno della Verbier Festival Academy 2018 e medaglia d’argento al Concorso Tchaikovsky l’anno successivo, Mao Fujita ha già intrapreso quella che il direttore del Festival Martin Engstroem prevede sarà una brillante carriera dalla sua prima visita al Festival, esibendosi con alcune delle migliori orchestre del mondo in concerti mozzafiato. Quest’estate, oltre all’esecuzione del Concerto K. 466 di Mozart con Gabór Takács-Nagy e la Verbier Festival Chamber Orchestra (VFCO), eseguirà tutte le sonate per pianoforte di Mozart in cinque recital – un ciclo completo che è sicuro di lasciare un’impressione duratura.

Un altro punto culminante sarà la prima apparizione di Maria João Pires al Festival, per un programma basato su Schumann, Debussy e Beethoven nella Chiesa accanto ad Augustin Dumay.

Il pubblico potrà anche assistere agli imperdibili e indimenticabili Rencontres Inédites, il marchio di fabbrica del Verbier Festival. Il 21 luglio, una serata Strauss e Schnittke inaugurerà la prima visita al Festival di Augustin Hadelich e Alban Gerhardt, che si uniranno ad Alexander Sitkovetsky, Antoine Tamesit e Denis Matsuev. Il maestoso Trio op. 50 di Tchaikovsky sarà presentato da Janine Jansen, Mischa Maisky e Mikhail Pletnev il 22 luglio, mentre il 28 luglio Michael Barenboim, Lawrence Power e Sheku-Kanneh-Mason eseguiranno Brahms con Joshua Bell e Lahav Shani.

Il 31 luglio, Daniel Hope si esibirà in una serata eccezionale intitolata Escape to Paradise. Il concerto ruota intorno alla vasta ricerca di Hope sui compositori ebrei – Erich Wolfgang Korngold, Miklós Rózsa, Hanns Eisler e Franz Waxman per citarne alcuni – che fuggirono dalla persecuzione fascista e si stabilirono a Los Angeles, dove scrissero alcune delle musiche da film più iconiche del XX secolo. Lawrence Power, Sheku Kanneh-Mason, Thomas Hampson e Julien Quentin stanno dando vita a questo entusiasmante progetto, dopo il successo del programma “Berlino 1938” dato al Festival nel 2019.

La Verbier Festival Orchestra (VFO) salirà sul palco otto volte durante il Festival sotto la direzione di rinomati direttori, tra cui il suo direttore musicale, Valery Gergiev, il 16 e 20 luglio. Daniele Gatti subentrerà il 23 luglio, Antonio Pappano il 26, Daniel Harding il 29 e Iván Fischer, che dirigerà l’orchestra nel concerto finale con András Schiff il 1° agosto.  Solisti di spicco si uniranno alla Verbier Festival Chamber Orchestra (VFCO) per tutta la durata del Festival, tra cui Pamela Frank il 17 luglio, Janine Jansen e Sergei Babayan il 21, Augustin Hadelich e Marc Bouchkov il 24, seguito da Daniel Lozakovich il 27 e infine Matthias Goerne il 31. 

Oltre ai concerti e ai recital, il pubblico sarà immerso nel mondo della danza e dell’opera. Il Balletto Nazionale Georgiano “Sukhishvili” racconta la storia delle battaglie, la sofferenza e l’eroismo del popolo georgiano, la storia e l’anima della Georgia attraverso la danza popolare. La Verbier Festival Orchestra, diretta da Daniele Gatti, presenterà il secondo atto del Tristano e Isotta di Wagner con Nine Stemme (Isotta), Stuart Skelton (Tristano), René Pape (König Marke) e Okka von der Damerau (Brangäne). Il VFO, guidato da Valery Gergiev, eseguirà la famosa opera di Puccini La fanciulla del West, con Maria Bayankina (Minnie), Ambrogio Maestri (Dick Johnson/Ramerraz), Brandon Jovanovich (Jack Rance), e l’Oberwalliser Vokalensemble affiancato da un gruppo di ex cantanti della Verbier Festival Academy.

Inaugurando il suo primo anno come direttore musicale della Verbier Festival Junior Orchestra (VFJO), James Gaffigan dirigerà l’orchestra e i cantanti della Verbier Festival Academy ne La bohème di Puccini. Mentre la VFJO si avvicina al suo decimo anniversario, la nomina di James Gaffigan a direttore musicale sottolinea l’investimento significativo e gli sforzi continui per incoraggiare e formare i musicisti di domani.

Come negli anni precedenti, il Verbier Festival continuerà a formare la prossima generazione di musicisti attraverso il suo VFO, VFJO, Programma per direttori d’orchestra, Atelier Lyrique e Programma per solisti e musica da camera, lavorando con giovani musicisti di tutto il mondo di età compresa tra i 15 e i 35 anni. La Verbier Festival Orchestra è diventata un rito di passaggio essenziale per i giovani musicisti orchestrali eccezionali. I programmi dell’Academy per solisti, musicisti da camera e cantanti includono una lista impressionante di alumni provenienti da oltre 60 paesi che sono stati successivamente invitati ad esibirsi con le principali orchestre del mondo e nelle sale da concerto di tutto il mondo. Oltre a Mao Fujita, dieci dei solisti del programma Mainstage 2021 sono passati attraverso la Verbier Festival Academy: Roman Borisov, Tom Borrow, Johan Dalene, Anastasia Kobekina, Denis Kozhukhin, Daniel Lozakovich, Lawrence Power, Connie Shih e Kian Soltani. Tra questi, Sheku Kanneh-Mason, che ha partecipato all’Academy del 2017, si esibirà il 30 luglio insieme a sua sorella, la pianista Isata Kanneh-Mason, celebrando il successo unanime del suo ultimo album.

Commentando l’Academy, il suo direttore Stephen McHolm ha detto: “È stata un’enorme delusione per i 220 giovani musicisti ammessi ai programmi orchestrali, di direzione, solisti, da camera e vocali dell’Academy venire a sapere che non potevano essere con noi la scorsa estate. Naturalmente, sono stati tutti reinvitati per il 2021”, conferma. “Molti dei nostri contenuti ed eventi sono diventati ‘digitali’ nel 2020, compresa l’educazione musicale. Ma mentre l’e-learning è un’alternativa, non può sostituire gli stimoli forniti dallo scambio con i colleghi, dall’incontro con i grandi maestri e dall’assistere a grandi concerti di persona – tutte cose che sono uniche e irripetibili per il nostro Festival. Il 2020 ha insegnato ai musicisti la resistenza; il 2021 sarà l’occasione per celebrare ancora una volta i talenti a Verbier”.

In risposta alla pandemia di Covid-19, il Verbier Festival ha creato un fondo d’emergenza – il Fondo d’emergenza – per gli ex studenti della Verbier Festival Academy, che sono indipendenti e recentemente disoccupati. Da aprile, più di 811.000 franchi svizzeri sono stati pagati a 338 richiedenti.

Unlimited, il programma d’azione culturale del Verbier Festival, ritorna nel 2021 per stimolare la curiosità di tutti i partecipanti al festival. Gratuiti o accessibili, gli eventi di Unlimited si rivolgono a tutte le età: spettacoli e concerti che spingono indietro i limiti della musica classica, discussioni e incontri, laboratori artistici per bambini e attività all’aperto per gli amanti della natura. La popolare serie “Secret Concerts”, dove l’identità degli artisti rimane riservata fino a quando non salgono sul palco, consisterà in tre spettacoli. Una nuova serie intitolata “Drôles d’oiseaux” offrirà concerti vocali con un tocco di originalità dal 24 al 26 luglio, compreso un omaggio a Cole Porter in occasione del suo 130° compleanno, mentre la nuova serie Electrify presenterà jazz, musica elettronica e musica classica contemporanea all’Espace Saint-Marc di Le Châble dal 28 al 30 luglio. La prima mondiale del 29 luglio del nuovo lavoro del compositore Gabriel Prokofiev – commissionato dalla Verbier Festival Academy – di un sestetto d’archi che riecheggia la Sinfonia Pastorale di Beethoven, sarà uno dei punti salienti di questa serie. Unlimited presenterà anche il tradizionale Verbier Festival Philanthropy Forum, che quest’anno, il 17 luglio, offrirà un pomeriggio di discussione su come la filantropia può essere mobilitata per il bene del nostro pianeta. Il panel degli ospiti, moderato da Etienne Eichenberger della Fondazione svizzera per la filantropia, includerà Hansjörg Wyss, un campione di cause filantropiche legate alla protezione dell’ambiente.

Per rendere la musica disponibile e accessibile a un pubblico che non può recarsi a Verbier, il Festival continua la sua collaborazione con medici.tv per trasmettere in video streaming più di 30 spettacoli dal vivo e ritrasmetterli, e accoglie Mezzo come nuovo partner di trasmissione. La stazione radiofonica svizzera RTS Espace 2 offrirà anche concerti dal vivo e ritrasmetterà tutto il Festival. Il partner ufficiale di streaming audio, IDAGIO, trasmetterà anche playlist e concerti esclusivi.

I protocolli di salute e sicurezza del Festival mirano a garantire un ambiente sicuro per gli artisti, il pubblico, lo staff e i volontari, pur mantenendo lo spirito unico del Festival al suo centro. In collaborazione con Unisanté, il centro universitario di medicina generale e salute pubblica di Losanna, il Festival sta sviluppando un protocollo di salute pubblica ad ampio raggio dal settembre 2020. La maggior parte dei concerti sono stati programmati per una durata di circa 70 minuti ciascuno, senza intervallo, con pre-concerti che includono numerose presentazioni e interviste disponibili solo online. D’ora in poi, il protocollo prescrive di indossare maschere in ogni momento all’interno delle sale, anche durante gli spettacoli, e la distanza fisica sarà aumentata riducendo la capacità delle sale e adattando i piani di seduta. I protocolli di salute e sicurezza si evolveranno nel periodo che precede il Festival. Informazioni aggiornate saranno disponibili sul sito web del Festival all’indirizzo verbierfestival.com.

S.E.

Alla Pinacoteca Züst “Le donne, l’arte e il Grand Tour”

Uno dei filoni oggetto di approfondimento della Pinacoteca cantonale “Giovanni Züst” (Rancate -Mendrisio-, Cantone Ticino, Svizzera) conduce alla scoperta di raccolte private presenti sul territorio, che hanno talvolta per oggetto temi curiosi e ancora poco conosciuti. Questa rassegna “Le donne, l’arte e il Grand Tour. Gioielli in micromosaico e dipinti-ricamo in collezioni private svizzere”, fino al prossimo 3 ottobre, presenta piccoli capolavori, che fondono estrema perizia e narrazione artistica grazie a tecniche raffinate e inconsuete.

Si tratta di manufatti affascinanti risalenti al XVIII-XIX secolo che conducono il visitatore sulle tracce del Grand Tour, il celebre viaggio di formazione intrapreso attraverso l’Europa da nobili, intellettuali e giovani aristocratici. La meta era l’Italia e le tappe imprescindibili Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Sovente i viaggiatori effettuavano con grande interesse una deviazione per visitare Ginevra, la città di J. J. Rousseau.

La prima collezione è dedicata a un’espressione artistica mista, che fonde sapientemente pittura perlopiù all’acquarello e ricamo su un supporto di solito in seta: i tableau brodé, realizzati in epoca neoclassica da donne di origine ugonotta, il cui nome è quasi sempre sconosciuto. In mostra vengono presentati una cinquantina di pezzi rappresentativi dei vari temi: da quelli ispirati a opere di Rousseau, in questa sala, ai soggetti riferiti al mondo classico, esposti nella balconata. Al piano superiore si trova anche la seconda raccolta, che riunisce una serie di gioielli in micromosaico realizzati con minuscole tessere in pasta vitrea, diventati di gran moda tra Sette e Ottocento. Tali gioielli riscontrarono un enorme successo grazie all’interesse di viaggiatori colti e facoltosi che, giunti in Italia, li acquistavano come preziosi souvenir.

In questa occasione vengono presentate anche due sale della Pinacoteca riallestite con opere della collezione permanente. Nella prima viene ospitato il progetto didattico “Destinazione museo” con opere di Valeria Pasta Morelli (1858-1909), realizzato dalla scuola elementare di Riva San Vitale (v. allegato).  Nella seconda si trovano invece le nuove acquisizioni della Pinacoteca: opere di Ernesto Fontana – il Ritratto di Annamaria Agustoni, a cui è dedicato l’asilo di Caneggio, costruito con le elargizioni del padre Giuseppe Agustoni –, Alessandro Ruga, Fausto Agnelli, Ettore Burzi ed Emilio Oreste Brunati giunte a Rancate grazie a donazioni e acquisti.

S.E.