Photology Online Gallery

Gianfranco Gorgoni Ugo Rondinone Seven Magic Mountains 2016

In occasione dell’80esimo anniversario della nascita di Gianfranco Gorgoni, scomparso prematuramente nel settembre del 2019, Photology presenta “Gorgoni Art U.S.A”, approfondita retrospettiva dedicata a uno dei più noti fotografi italiani a livello internazionale, che nel corso dell’anno sarà anche celebrato dal Nevada Museum of Art con un focus sulle sue opere legate alla Land Art.

Gorgoni Art U.S.A” – fruibile in modalità virtuale fino al 31 maggio 2021 su Photology Online Gallery (http://www.photology.com/photology-online-gallery) – vuole essere un doveroso omaggio a uno straordinario autore che ha attraversato e fotografato buona parte dell’arte del secondo Novecento, e che proprio grazie a Photology aveva esposto il progetto “Land Art in America” durante l’edizione 2019/2020 di “Photology AIR”, il primo parco per l’arte contemporanea fotografica in Sicilia, aperto nel 2018 a Noto all’interno di Tenuta Busulmone.

Gianfranco Gorgoni Robert Smithson Spyral Jetty 1970-2010

Nato a Roma nel 1941 da una famiglia di origine abruzzese, nel 1986, all’età di ventisette anni, Gorgoni si trasferisce negli Stati Uniti, New York, e da qui inizia il suo “corpo a corpo” col mondo della fotografia e dell’arte, con particolare attenzione alle nuove dinamiche sociali americane legate al mondo dei giovani e dell’arte. Autore di immagini memorabili, la sua attività di foto-giornalista internazionale lo porta a lavorare nelle aree più a rischio del mondo. Collabora con diversi magazine internazionali, quali L’Espresso, il New York Times, Life, Newsweek, che ne hanno riconosciuto l’unicità delle sue fotografie, capaci di immortalare le figure più rappresentative del secolo scorso, dal presidente Carter a Papa Woytila. Nel 1969 attraversa l’America coast-to-coast a bordo di una vecchia Pontiac acquistata per 99 dollari e realizza un reportage sulle comuni hippies. Sulla via del ritorno decide di fermarsi a Woodstock in occasione del concerto rock più famoso della storia.

Gianfranco Gorgoni Warhol Show at Pasadena Art Museum California 1973

Importantissimo l’incontro con il gallerista newyorkese Leo Castelli, che gli permette di conoscere e lavorare con gli artisti americani più importanti del XX secolo, come Andy Warhol, Richard Serra, Keith Haring, Robert Rauschenberg, James Rosenquist.

Leo Castelli affianca Gorgoni anche nel suo progetto sulla nuova avanguardia, che lo porterà a diventare il principale testimone del movimento della Land Art negli sconfinati paesaggi dei deserti non antropizzati americani, espressione del disagio degli artisti nei confronti dell’artificialità e della commercializzazione dell’arte, nonché dell’esigenza rivoluzionaria verso una nuova forma d’arte che porta alla scoperta e all’accettazione del non possesso dell’opera prodotta.

Nel 1976 fonda con altri fotografi l’Agenzia Contact, mentre nel 1985 esce il suo libro “Cuba Mi Amor”, con una prefazione scritta da Gabriel Garcia Marquez e un testo di Fidel Castro. A partire dalla fine degli anni Sessanta Gorgoni immortalò i principali artisti della Land Art anche durante l’esecuzione delle loro stesse opere, da Christo a Walter De Maria, da Michael Heizer a Nancy Holt, da Richard Serra a Robert Smithson, in alcuni casi dei veri e propri lavori condivisi. In particolare, proprio negli anni delle missioni Apollo della Nasa alcuni artisti della cosiddetta “New Avant – Garde” decisero di abbandonare gli spazi ristretti di una normale galleria per progettare lavori monumentali in territori aperti e solitari, idealmente visibili dallo spazio. Le opere di Land Art furono spesso realizzate a quattro mani con Gianfranco Gorgoni, proprio per poter costruire nel modo più efficace possibile una “memoria” fotografica, l’unica traccia concreta di quei lavori performativi effimeri. Non si può dimenticare in anni più recenti la collaborazione con Ugo Rondinone e altri giovani artisti che rendono Gorgoni una vera e propria icona fotografica della storia dell’arte contemporanea della seconda metà del Novecento.

Gianfranco Gorgoni Keith Haring in Front of Queens Bridge NYC 1985

A questi maestri della Land Art americana, sono dedicate due complete sezioni della mostra “Gorgoni Art U.S.A.”. In particolare, Special Outdoor Editions, è frutto di un lavoro di ricerca da parte di Gorgoni nel campo dei materiali anti-UV in alta definizione e stampati direttamente su D-Bond. Queste opere dal valore scultoreo per peso e dimensioni possono quindi essere esposte, una volta acquisite, anche all’aperto in condizioni meterologiche estreme.

Nota di pregio va riservata alla sezione Vintage Prints della mostra con una selezione di stampe uniche e realizzate da Gorgoni al momento dello sviluppo dei negativi in bianco e nero: dalla celebre foto che immortala Keith Haring nell’atto di scavalcare una rete metallica di fronte al Queens Bridge (NYC 1985), a quella di Richard Serra che lavora nel magazzino newyorkese di Leo Castelli (NYC 1970); da Robert Rauschenberg rilassato nella piscina della casa di Le Corbusier’s (Hamedabad, India 1975), a “Andy Wahrol with

Hammer and Sickle” (NYC 1976); da “Wahrol Show at Pasadena Art Museum” (California 1973) a “Land Art – Michael Heizer ‘Motorcycle drawing’ Dry Lake” (Nevada 1970) composta da sei fotografie.

Completano “Gorgoni Art U.S.A” i ritratti di Jean-Michel Basquiat (NYC 1983), Andy Wahrol (NYC 1971), Roy Lichtenstein (NYC 1973) e John Chamberlain (NYC 1969), anche questi di grandi dimensioni.

PHOTOLOGY ONLINE GALLERY

Nei suoi 28 anni di attività Photology ha organizzato più di 350 mostre in tutto il mondo, collaborando con artisti internazionali, archivi, fondazioni, gallerie, musei e università.

Dopo le esperienze di Milano (1992-2015), Cortina (1992-1995), Londra (1997-2000), Bologna (2000-2003), Parigi (2007), Noto (2013- on) e Garzón, Uruguay (2015-on), Photology ha deciso di implementare il concetto di galleria come spazio fisico con la creazione di una nuova realtà virtuale: Photology Online Gallery.

Dal 2020, infatti, tutte le mostre prodotte da Photology sono unicamente fruibili sul web, permettendo così a un pubblico sempre più ampio di ammirare e acquistare le diverse opere fotografiche.

La piattaforma 3D è disponibile con un sistema di navigazione semplice e intuitivo che permette agli utenti di muoversi all’interno di uno spazio virtuale ma allo stesso tempo del tutto realistico. I lavori esposti possono essere ingranditi, guardati nei dettagli e

visti da varie angolazioni.

I testi, i contributi video e gli apparati informativi sono inseriti nel contesto espositivo per una omogeneità di informazione. Nel caso di interesse per una visione live privata delle singole opere, vi è la possibilità di fissare appuntamenti specifici accordandosi direttamente con un team di specialisti nelle principali città italiane.

De Angelis (anche per le fotografie)

Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento

Cento anni fa, per Renato Brozzi (Traversetolo 1885-1963) il 1920 scoccava all’insegna di commissioni ed eventi che ne avrebbero consacrato definitivamente la fama di animalista, anzi del «più grande Animaliere italiano dopo il Pisanello», secondo la definizione solenne e lapidaria coniata da Gabriele D’Annunzio.

Da qui le ragioni della mostra Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento, promossa dal Comune di Traversetolo e dal museo dedicato allo scultore e cesellatore, incisore e orafo traversetolese, nell’anno di “Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21”.

Una mostra che affronta per la prima volta in modo unitario, a livello nazionale, un genere di straordinaria originalità e bellezza – l’animalismo – mai trattato, finora, con uno sguardo globale, mai raccolto ed esemplificato in un’unica esposizione. L’evento, dunque, intende non solo rendere omaggio a un artista che in questo particolare genere fu subito in prima fila, ma anche far conoscere un orientamento specifico proiettato nel contesto artistico internazionale – e all’epoca particolarmente studiato e apprezzato – attraverso le opere dei principali esponenti italiani (molte delle quali poco conosciute o presentate al pubblico per la prima volta, perché appartenenti a collezioni private).

La mostra rimarrà visitabile fino a domenica 30 maggio 2021.

L’esposizione, curata da uno specialista di scultura italiana dell’Ottocento e Primo Novecento come Alfonso Panzetta, e da Anna Mavilla, curatrice onoraria del museo, costituisce, come detto, la prima indagine specifica sulla scultura zoomorfa in Italia, un genere mai sino a ora sondato con precisione e che, con differenti intensità e poetiche, è stato praticato da circa 350 artisti, e ancora oggi, nel contemporaneo, risulta molto amato dagli scultori emergenti.

Vi sono rappresentati, con oltre 100 opere, più di 50 artisti animalieri, dai più memorabili – Rembrandt Bugatti, Duilio Cambellotti, Guido Cacciapuoti, Antonio Ligabue, Guido Righetti, Sirio Tofanari, Felice Tosalli – ad altre importanti personalità, fino a scultori meno rinomati, la cui produzione è ancora in gran parte da ricostruire. Particolare attenzione è anche rivolta alla produzione animalista di quegli artisti del territorio per i quali la presenza tonificante di Renato Brozzi costituì un riferimento fertile e imprescindibile (Pietro Carnerini, Cornelio Ghiretti, Mario Minari, Armando Giuffredi, Ercole Vighi).

Anna Mavilla “La mostra allestita nel museo Renato Brozzi mette in luce la ricchezza della scultura animalista italiana fra Otto e Novecento, indagando al contempo l’originale specificità dell’artista traversetolese nell’ambito di questo particolare genere. Grazie ad essa la figura di Brozzi ritrova una rivisitata luce, sia perché ne viene sottolineato quel particolare fervore creativo cui è legata la sua leggenda di «animaliere» prediletto da D’Annunzio, sia perché ne mette in risalto il ruolo carismatico nell’orientare tutta una generazione di scultori e cesellatori conterranei verso le tematiche animaliste.”

Alfonso Panzetta “Il genere dell’animalismo in scultura ha rari riferimenti bibliografici in Italia a dispetto del grande interesse collezionistico esistente, ma ancor più inesistenti sono state le occasioni di veder allestite esposizioni sul tema. Quella di Traversetolo è da considerare certamente come una mostra illuminante della grande qualità di questo genere plastico nel suo periodo aureo, tra Otto e Novecento, quando Brozzi si confrontava, da protagonista assoluto, con artisti di grande livello nazionale e internazionale. Una “età d’oro” dell’animalismo da considerare apice di un genere che in Italia ha origine in pieno clima neoclassico.”

Il catalogo che accompagna l’evento espositivo, oltre a riprodurre a colori le opere presenti nell’allestimento della mostra, è l’occasione per indagare tale genere nella scultura italiana fra Otto e Novecento, con un’attenzione particolare agli animalisti contemporanei a Brozzi, molti dei quali suoi compagni nella Prima Mostra nazionale dell’animale nell’arte del 1930, primo importantissimo banco di prova per oltre cento artisti accomunati da questo speciale orientamento.

L’esposizione sarà visitabile dal martedì al venerdì 10-12.30 e 15.30-18.

Biglietto: € 5; ridotto € 3 per gruppi e per soci FAI, € 2 per studenti oltre i 18 anni.

Ingresso gratuito per i casi previsti. Si consiglia di informarsi su apertura ed eventuali variazioni telefonando allo 0521 842436, biblioteca@comune.traversetolo.pr.it, www.museorenatobrozzi.it

U.S. (anche per le foto di Edoardo Fornaciari)

Gaetano Donizetti, un musicista coi baffi

Bergamasco all’anagrafe, napoletano nel cuore, Gaetano Donizetti (1797-1848) è il protagonista del terzo volume della collana I miti dell’Opera dedicata dal Teatro Regio di Parma all’infanzia, per condividere e tramandare di generazione in generazione il patrimonio della grande tradizione lirica. Scritto da Cristina Bersanelli e illustrato da Patrizia Barbieri, il volume Gaetano Donizetti. Un musicista coi baffi è in vendita da oggi online al Regio Il libricino (formato 24 x 24 cm) è come sempre corredato da tre illustrazioni da colorare e da una proposta ludico creativa che, in questo caso, non può che essere una guida alla preparazione di uno speciale e spumeggiante elisir d’amore. A piccoli lettori, l’invito a inviare le foto dei disegni colorati che il Teatro Regio condividerà su teatroregioparma.it e sui profili social. L’infanzia vissuta in povertà a Bergamo, l’incontro con il compositore che divenne più che un suo mentore, un secondo padre, Giovanni Simone Mayr, i primi successi ottenuti a poco più di vent’anni a Venezia, e poi a Roma, fino all’incontro con l’impresario Barbaja e il trionfo a Napoli, con la Lucia di Lammermoor. La fama di Donizetti, compositore d’opera prolifico e amatissimo, fiorita nell’età dell’opera dell’oro, era diffusa in tutti gli strati della società che il compositore, di bell’aspetto, era riuscito a conquistare anche grazie a un talento di canzoniere, tutt’ora poco conosciuto. La sua vita non fu certo priva di momenti drammatici e dolorosi – e “i bambini hanno bisogno di sapere che anche nelle vite più straordinarie ci sono dei fallimenti o comunque dei periodi difficili, spiega l’autrice, Cristina Bersanelli, e che ogni medaglia ha suo il rovescio”. E così anche per Donizetti arrivarono giorni tristi, funestati dalla perdita della bella moglie, Virginia, e dei figli, che culminarono con il trasferimento a Parigi e il rientro a Bergamo, dove il compositore finì i suoi ultimi giorni di vita, attorniato da una ristretta cerchia di amici.

I miti dell’Opera sono libri concepiti e scritti per l’infanzia con protagonisti “straordinari”, capaci di divertire e affascinare i più piccoli, grazie alla capacità affabulatoria delle loro autrici e della potenza narrativa di storie bellissime, realmente vissute da personaggi indimenticabili. Dopo Giuseppe Verdi. Il Cigno di Busseto e Maria Callas. La Divina la collana si arricchisce di un terzo titolo.

Dario De Micheli, Responsabile editoriale della collana: “Capaci di conquistare anche nonni e genitori, che possono assaporare le nostre storie assieme ai bambini, aggiungendo magari ricordi personali e anche accompagnando la lettura con ascolti musicali, I miti dell’Opera sono stati pensati dal Teatro Regio anche per dare luogo a progetti di approfondimento culturale destinati all’utenza scolastica; com’è il caso del volume Giuseppe Verdi. Il Cigno di Busseto che è stato posto al centro di un percorso di conoscenza del compositore e della sua musica destinato alle scuole elementari, dove viene letto, accompagnato da un video illustrativo recitato dall’attrice Sabina Borelli e da un video didattico progettato dal nostro dipartimento educational”.

A questo volume, in vendita al bookshop del Teatro Regio e online su teatroregioparma.it al prezzo di €10, seguiranno il volume dedicato a Giacomo Puccini e successivamente quelli dedicati ai grandi compositori come Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Wolfgang Amadeus Mozart e, di nuovo, ai grandi interpreti come Arturo Toscanini, Carlo Bergonzi, Luciano Pavarotti, Renata Tebaldi, a compimento di un progetto editoriale volto alla conoscenza dei grandi miti dell’opera e alla trasmissione della conoscenza della storia del teatro d’opera alle giovani generazioni.

In questi anni abbiamo investito molte energie per ideare, sviluppare e realizzare diversi nuovi progetti destinati all’infanzia e ai ragazzi – afferma Anna Maria Meo, Direttore generale del Teatro Regio di Parma. Ogni compositore e ogni cantante divenuto un mito dell’Opera ha un percorso di crescita personale e professionale fatto di successi, sconfitte, incontri, aneddoti, che diventano storie uniche da raccontare e tramandare. L’augurio è che le storie che racconteremo in questa collana appassionino i giovani lettori rendendo loro familiari questi artisti e incuriosendoli all’ascolto”.

Il medesimo desiderio di incontrare nuovo pubblico ci ha portato a lanciare l’app A Life in Music, il primo mobile game prodotto da un teatro lirico al mondo. Scaricabile gratuitamente, questo progetto coinvolge i giocatori direttamente nella vita di Verdi, con una narrazione accattivante e grazie a un linguaggio interattivo.

Nei mesi scorsi inoltre abbiamo lanciato RegioYoung a casa tua, che rende fruibile la nostra biblioteca multimediale per l’infanzia dalla propria postazione personale. Il canale è dedicato ai bambini dai 3 anni in su e comprende le illustrazioni di Color RegioYoung da stampare e colorare, le storie di Opera in pillole per scoprire le trame delle opere liriche divertendosi, le più belle Favole a sorpresa, realizzate nella versione audiofonica.

Un terzo progetto, particolarmente apprezzato e “partecipato”, è Costruisci il tuo teatro, dedicato ai bambini delle scuole primarie che grazie ai suggerimenti dell’attrice Sabina Borelli, della costumista Lorena Marin e dello scenografo Franco Venturi possono realizzare un teatro in miniatura e allestirvi le loro storie di fantasia. Queste, filmate e inviate al Teatro Regio sono state condivise con grande successo sul sito e sui canali social del Teatro”.

Paolo Maier (anche per le immagini)

Lezione online di Marco Aime sul tema “Altri orizzonti: camminare, conoscere, scoprire”

Riprendono le lezioni preparatorie in attesa della XII edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo, in programma dal 18 al 20 giugno: l’antropologo Marco Aime introduce il tema del festival di antropologia del contemporaneo, Altri orizzonti: camminare, conoscere, scoprire. Una lezione online, disponibile per tutti gratuitamente sul sito e sul canale YouTube del festival (dialoghisulluomo.it), pensata appositamente per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il 24 marzo è in programma un altro appuntamento online, sempre con Marco Aime che in collegamento streaming risponderà alle domande degli studenti sul tema della lezione.

I momenti di approfondimento sul tema del festival – ideati dalla direttrice della manifestazione, Giulia Cogoli, e promossi dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia – sono da sempre molto attesi: negli 11 anni passati hanno coinvolto circa 27.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e della provincia e, grazie allo streaming, anche di altre regioni italiane. A loro si è unito nel tempo un pubblico adulto di appassionati.

Nella prima lezione, Marco Aime spiega come l’andare oltre, il superare l’orizzonte, sia l’anelito di ricerca che ha caratterizzato l’intera evoluzione del genere umano. Dalle esplorazioni della terra e dello spazio, che hanno consentito di creare nuovi habitat e di sviluppare nuove conoscenze, all’esigenza di andare al di là del qui e ora, della quotidianità, alla ricerca di forme di spiritualità tanto religiosa quanto laica.

Ciò che caratterizza la nostra specie, racconta Aime, è la capacità dell’uomo di superare i confini, di camminare verso nuovi orizzonti: il cammino dei migranti che fuggono dalla povertà e dalla morte, quello dei pellegrini di tutte le religioni, il cammino avventuroso degli esploratori, quello di ricerca di scienziati, di artisti e filosofi.

È lo stesso cammino che i nostri lontani antenati hanno intrapreso uscendo dall’Africa, che non è stato fatto solo con i piedi, ma anche con l’immaginazione, la speranza, la fede, la fiducia negli altri, l’aspettativa di nuove scoperte e dimensioni dell’umano, che ha permesso non solo di scoprire il nostro pianeta, ma anche di trascenderlo.

Il tema dei Dialoghi 2021 è stato scelto anche per mettere in luce il come e il perché l’intera storia dell’umanità, anche se con intensità diverse, sia costantemente segnata dalla ricerca del nuovo, dello sconosciuto, dell’ignoto. È stata proprio questa voglia di scoperta che ha fatto sì che da insignificante animale della savana, divenissimo Homo Sapiens.

Marco Aime insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso, Mali). Ha pubblicato favole per ragazzi, testi di narrativa e saggi, tra cui: Le radici nella sabbia (EDT, 1999); Il primo libro di antropologia (2008), L’altro e l’altrove (con D. Papotti, 2012), La fatica di diventare grandi (con G. P. Charmet, 2014) per Einaudi; Verdi tribù del Nord (Laterza, 2012), African graffiti (Stampa Alternativa, 2012), Gli specchi di Gulliver (2006), Timbuctu (2008), Il diverso come icona del male (con E. Severino, 2009), Gli uccelli della solitudine (2010), Cultura (2013), L’isola del non arrivo (2018) per Bollati Boringhieri; La macchia della razza (2013), Etnografia del quotidiano (2014) per elèuthera; Tra i castagni dell’Appennino. Conversazione con Francesco Guccini (2014), Senza sponda (2015) per UTET; Comunità (il Mulino, 2019); Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità (Einaudi, 2020). Per Add ha curato Atlante delle frontiere (2018) e scritto Pensare altrimenti. Antropologia in 10 parole (2020). Ha da poco pubblicato nella collana Dialoghi sull’uomo di UTET Il mondo che avrete. Virus, antropocene, rivoluzione (con Francesco Remotti e Adriano Favole).

Delos

L’Arsenale di Verona si avvia a diventare spazio pubblico fruibile

Tre colpi di ruspa e un grande boato. È così che, in pochi minuti, è stata demolita la prima costruzione non soggetta a vincolo architettonico all’ex arsenale, sgretolandosi in cocci di muro e polvere.

Ora i lavori non si fermeranno più. La tabella di marcia è ben definita, si procede su più livelli per completare la riqualificazione del compendio il prima possibile. Da una parte le demolizioni delle palazzine non vincolate, che lasceranno il posto al grande polmone verde che sorgerà sull’area; dall’altra il restauro e la messa in sicurezza delle coperture, che partiranno a breve dopo l’affidamento dei lavori alla ditta appaltatrice. Nel frattempo va avanti speditamente la parte progettuale, in particolare quella relativa alla Corte Ovest che sarà la prima ad essere restaurata. Qui, infatti, si trasferirà l’Accademia di Belle Arti, e proprio dalla scuola sono in arrivo i dettagli definitivi che andranno ad integrare e completare la proposta elaborata dallo studio di progettazione Politecnica, che ha vinto la gara per il primo lotto di recupero conservativo dell’arsenale.

A breve si saprà il nome della ditta che si aggiudicherà i lavori per il rifacimento dei tetti e il consolidamento statico della Corte Centrale e degli edifici laterali, quelli cioè per i quali l’intervento sulle coperture è indispensabile per mettere in sicurezza gli immobili e permettere l’esecuzione del lavori successivi. Sono i tetti più ammalorati, in certi punti addirittura mancanti o danneggiati da grosse infiltrazioni. Si vedranno quindi anche le impalcature, si parte da questi edifici ma l’obiettivo dell’amministrazione è sfruttare un importante ribasso sui costi di progettazione per inserire nel primo lotto di interventi il rifacimento di tutte le coperture dell’Arsenale e non solo di quelle più ammalorate delle Corti centrali, est ed ovest, programmate dall’inizio.

Corte Ovest. Come detto, sarà la prima ad essere riqualificata e ad entrare in funzione, con il trasferimento delle attività dell’Accademia di Belle Arti. Ciò per effetto dell’iter avviato dal Comune con il bando per la vendita di Palazzo Verità Montanari, attuale sede dell’Accademia, che fornirà le risorse necessarie a restaurare gli spazi della Corte Ovest e ad adeguarli alle esigenze di studenti e corpo docenti. Il valore di vendita di Palazzo Montanari è stimato in circa 10 milioni di euro.

Corte Est. Il progetto definitivo assegna a questa quota di compendio una destinazione a mercato alimentare coperto. Già studiati e definiti i dettagli tecnici relativi agli accessi, al carico/scarico delle merci, alla logistica per l’approvvigionamento. I progettisti si stanno confrontando con i proprietari del mercato coperto di Modena, le cui caratteristiche e finalità corrispondono a quelle pensate per la struttura veronese. La palazzina antistante diventerà uno spazio per eventi.

Palazzina di Comando. Per il cuore del compendio è stata privilegiata la destinazione culturale e museale, collegata direttamente con il Museo di Castelvecchio. Buona parte degli spazi saranno infatti a disposizione dei Musei civici e delle loro esigenze, di archivio ma anche di attività e laboratori.

Corte Centrale. Vi si concentreranno i servizi e le funzioni destinate ai giovani, spazi per gli anziani e le famiglie, luoghi per l’innovazione e la tecnologia, l’arte e la creatività, la sostenibilità e l’ambiente.

L’iter dal 2017 ad oggi. La data di inizio del processo di riqualificazione dell’ex arsenale è il 30 settembre 2017, con la revoca in Consiglio comunale del project financing approvato dall’Amministrazione precedente. Da allora, la macchina comunale incaricata di portare aventi l’iter non si è mai fermata, nemmeno durante il lockdown e il difficile periodo legato alla pandemia.

Nel 2018 è stata avviata la concertazione con la città e i principali stake holders per raccogliere le indicazioni sulle funzioni dell’area che fosse il più condiviso possibile e, soprattutto, che rimanesse di proprietà pubblica. Priorità, questa, non solo del sindaco e della giunta, ma anche della popolazione, come emerso dal confronto portato avanti in più e diverse modalità e che si è concretizzato con l’istituzione dell’apposita commissione Arsenale.

Sempre nel 2018 gli uffici comunali hanno predisposto il progetto preliminare relativo al recupero complessivo del compendio; è stata adottata la variante urbanistica e sono stati effettuati i lavori per mettere in sicurezza i tetti delle palazzine più ammalorate, propedeutici ai lavori conservativi.

Nel 2019 è stato completato il progetto esecutivo per il rifacimento delle coperture di tutto il compendio, è stata avviata la campagna di bonifica di tutta l’area ed è stata indetta la gara europea per la progettazione definitiva dell’ex Arsenale nel suo complesso. Nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria, l’iter è andato avanti spedito, raggiungendo gli obiettivi prefissati dal cronoprogramma. La progettazione definitiva è stata assegnata allo studio Politecnica di Modena, che ha vinto la gara europea. Al progetto sta lavorando un pool di 60 professionisti. È stato presentato il progetto esecutivo del primo lotto, quello per le nuove coperture e delle demolizioni autorizzate dalla Regione. Durante l’estate è stata inaugurata la prima porzione di area verde che andrà a formare il parco pubblico. Si tratta del parco archeologico ricavato sopra il park Arsenale, la cui lavorazione ha portato alla luce una serie di reperti archeologici tra cui i resto di un mulino romano, elementi già visibili al pubblico e che aggiungono ulteriore valore all’area e al suo recupero. In autunno è stata fatta la gara per per appaltare i lavori del primo lotto. Realizzate le opere impiantistiche propedeutiche alle demolizioni, che sono iniziate oggi.

Roberto Bolis

Classic Rock a quota cento numeri!

Un comple-numero speciale per il mensile di musica più venduto in Italia che con oltre 10000 copie al mese si conferma in testa alle vendite delle riviste di settore. Il 26 febbraio 2021 “Classic rock” festeggerà infatti i suoi primi 100 numeri, uscendo in edicola con un volume da collezione rivestito da una preziosa copertina in stile glam-rock con testata placcata in oro a caldo e restyling grafico. Ma ad incuriosire gli appassionati del settore saranno, come sempre, i contenuti, a partire dalla selezione dei 100 dischi rock della nostra vita scelti dalle più prestigiose firme della rivista e dal percorso a ritroso crono-storico, attraverso le 100 copertine, che ne ha illustrato l’evoluzione in crescendo.

Era il dicembre 2012 quando uscì il primo numero di “Classic Rock Lifestyle”, nato da un’intuizione dell’editore Luca Sprea che voleva offrire ai lettori una versione italiana di “Classic Rock” UK: un’idea vincente che raggiunse immediatamente più di 20.000 lettori. Dal numero 5 divenne, anticipando i tempi, la prima rivista italiana interattiva, associando al magazine una app che permetteva inquadrando alcune parti del giornale, di vivificarne l’essenza attraverso video di concerti, interviste e approfondimenti vari. Dal numero 22 la direzione, da Alessandro Agnoli (che passò al ruolo di amministratore delegato), fu affidata a Francesco Coniglio che ne italianizzò la redazione dando spazi ai giornalisti più esperti e accreditati sull’argomento e lanciando nuove sfide, come quella dell’ascolto del rock su vinile, che aprì la porta alla pubblicazione di un altra rivista ad esso totalmente dedicata, “Vinile”.

«Credere nella carta stampata oggi – dichiara Luca Sprea –  è la vera sfida. Il mercato dell’edicola soffre molto a causa del web ed è impensabile fronteggiare questa situazione rimanendo fermi: l’evoluzione impone di produrre un contenuto di qualità sempre più alta e di offrire al lettore qualcosa che non possa trovare altrove. La nostra ricetta? Abbiamo scoperto che, se ci divertiamo a realizzare i nostri giornali, questo divertimento passa per osmosi anche attraverso la macchina da stampa e arriva fino ai lettori!  Ed è forse solo questo l’unico segreto del successo della nostra casa editrice, che invece di ritirarsi dalla scena continua a investire sulla carta stampata, sia in termini di creazione di nuovi prodotti editoriali che in forza lavoro, assumendo nuovi giovani».

«Il giornale ha da sempre avuto un taglio intellettuale e molto “alto” – continua il CEO Alessandro Agnoli – Nel corso degli anni non si è piegato alla tendenza dilagante, presente anche tra i giornali musicali, di privilegiare le immagini ai contenuti testuali. Il merito va sicuramente anche al lavoro del direttore, Francesco Coniglio, che proprio nell’editoriale di questo numero speciale di Classic Rock firma un interessante un excursus letterario sulla musica. Grazie anche alla creazione del sito stonemusic.it che fa da cappello a tutte le testate musicali del gruppo, Classic Rock ha avuto una importante evoluzione multimediale integrando in grande armonia carta e web».

Il numero speciale del centenario è in edicola dal 26 febbraio al costo di 5,90 euro; tra gli approfondimenti, ci saranno speciali dedicati a Brian May e Roger Taylor per i 50 anni dei Queen, a 2 Siouxsie and the Banshees, ai King Crimson, agli Strawbs e a molti altri…

Elisabetta Castiglioni

Tappa finale del Giro d’Italia a Verona, in omaggio a Dante

Una tappa speciale dedicata a Dante Alighieri, nei 700 anni dalla morte. La 104ª edizione del Giro d’Italia ha scelto di rende così omaggio al sommo poeta con una frazione speciale che unisce due luoghi simbolici, le città di Ravenna e Verona.

La finale della ‘Tappa dantesca’ si terrà a Verona il 21 maggio, con l’arrivo dei ciclisti, provenienti dalla Statale 12, allestito in Corso Porta Nuova all’altezza di pizza Pradaval.

In Fiera sarà posizionata l’area stampa, mentre per i corridori saranno allestiti spazi e servizi al Centro sportivo Consolini in Basso Acquar. Infine, gli ampi spazi della piazza Bra saranno adibiti al grande Open Village del Giro.

L’idea di questa ‘tappa dantesca’ era nata già due anni fa, durante le prime fasi di programmazione degli eventi dedicati ai 700 anni dalla morte del sommo poeta – ha detto il sindaco Federico Sboarina -. Sono felice che, dopo averla proposta al direttore del Giro, nella 104ª edizione sia stata resa possibile. Il Giro è da sempre uno degli eventi sportivi più attesi, a livello nazionale e mondiale. La realizzazione della 13ª tappa a Verona rappresenta uno dei principali appuntamenti che segneranno il rilancio della città nel corso del 2021”.

Roberto Bolis

Ottomarzo femminile plurale sul web

Cooperazione e talenti al femminile, impatto di genere delle politiche, parità di retribuzione lavorativa, così come violenza e diritti. Verona per tre mesi affronterà a 360 gradi la Giornata internazionale per i diritti delle donne, con oltre 40 iniziative. Torna anche quest’anno la manifestazione ‘Ottomarzo. Femminile, plurale” con un programma unico, cucito su misura nel rispetto delle misure anti Covid. Ancora una volta sarà il web a ridurre le distanze e a dar voce a tutto quello che non si può fare in presenza. Sul sito http://www.comune.verona.it il programma sarà in continuo aggiornamento, in base all’evolversi della situazione pandemica. E sarà possibile trovare tutti i link per collegarsi agli eventi.
Giornata centrale sarà, ovviamente, l’8 marzo. Per tutte le donne l’ingresso a musei e monumenti sarà gratuito. E, come proposto dalla Consulta delle Associazioni Femminili, le 5 rotonde di corso Milano verranno intitolate ad altrettante donne che, nell’ultimo secolo, hanno reso grande Verona. Dalla saggista Eugenia Vitali Lebrecht, a Maria Clementi nota per il suo impegno nel sociale. E ancora Clara Boggian mecenate della musica, Margherita Pettenella grazie al cui lascito è nata la Casa della giovane e Delia Pollin documentarista di guerra.

Il calendario degli eventi, promosso dall’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Verona, si aprirà il 1° marzo e proseguirà fino alla prima settimana di maggio. Numerose le realtà che affiancheranno l’Amministrazione comunale in questo percorso, dall’Università di Verona, all’Azienda Ospedaliera, così come Ulss9, Rete delle Università per la pace e oltre 35 tra istituzioni e realtà associative, come Consulta delle Associazioni Femminili, Ordini professionali, Organizzazioni sindacali e di categoria.

Tra le tematiche che verranno affrontate anche la condizione delle donne durante il Covid. Quattro saranno gli eventi dedicati: il 9 marzo, ‘Professioni e pandemia, riflessioni al femminile’, conferenza promossa da Federmanager sul lavoro e l’incidenza sulla presenza femminile. Il 10 marzo seguirà l’incontro ‘Verso l’agenda 2030: parità di genere ai tempi del Covid’ con Paola Profeta, docente di Scienza delle finanze all’Università Bocconi. E poi il 17 e 23 marzo, ‘La chiave vincente nei periodi di crisi: la leadership femminile’ e ‘La creatività delle donne come antifragilità’.

Al centro degli incontri anche i talenti, o meglio ‘Espressioni, pensieri e azioni a confronto’, tema centrale di questa edizione. Il 4 marzo, tavola rotonda online ‘La cura sono io’ con tante professioniste che praticano la cura in ambiti diversi e le letture di Sandra Ceriani.
Il programma si chiuderà a maggio con l’iniziativa ‘#DISTANTIMAUNITI tutte insieme sotto la stessa coperta’, una raccolta di fondi a sostegno delle donne in difficoltà, attraverso la vendita online di quilt. Le donazioni andranno a finanziare interventi per l’inserimento lavorativo e il recupero dell’autonomia anche economica delle donne. L’iniziativa s’inserisce nel programma di ‘Verona Tessile’, promosso dall’associazione Ad Maiora in collaborazione con l’assessorato alla Cultura.

L’edizione 2021 è stata presentata, in diretta streaming, dall’assessore alle Pari opportunità Francesca Briani e dalla presidente della Consulta delle Associazioni Femminili Annamaria Sanson.

Una rete territoriale sempre più capillare, anche durante l’emergenza, ha saputo far squadra e programmare una manifestazione ricca di contenuti ed eventi – ha detto Briani -. Un calendario di iniziative che intende ribadire la necessità di continuare a portare avanti l’azione culturale, sociale ed educativa per l’affermazione della parità dei diritti tra i generi, all’interno del principio generale del rispetto dei diritti umani. Da inizio anno, in Italia, sono già 11 le donne che hanno perso la vita per mano dei compagni. La violenza domestica è in aumento, così come l’utilizzo di un linguaggio spesso inaccettabile. Con queste iniziative vogliamo rivendicare il ruolo della donna, a ogni livello e in ogni settore, così come promuovere un cambio culturale”.

Siamo orgogliosi di far parte di questo ricchissimo programma e poter affrontare così tante tematiche nel corso di ben tre mesi – ha spiegato Sanson –. Inoltre, siamo felici che sia stata accolta la proposta di intitolare le 5 rotonde di corso Milano ad altrettante donne meritevoli, che hanno contribuito a rendere migliore la società veronese. Un progetto recepito con grande entusiasmo, che darà più equa rappresentanza di genere anche nell’ambito della toponomastica. In Italia solo il 3 per cento di strade e piazze portano il nome di una donna”.

In un panorama che nelle ultime 24 ore ci parla di altri due casi di femminicidio – ha aggiunto la presidente della Commissione consiliare Pari opportunità Maria Fiore Adami, intervenuta a margine della presentazione – è doveroso e necessario riproporre anche quest’anno un palinsesto corposo di iniziative. Un programma che è stato creato in rete tra istruzioni e associazioni per porre al centro la questione femminile. Rimarcando anche la necessità per il funzionamento economico duramente colpito dal Covid delle competenze e delle qualità che il mondo femminile offre. Un grazie all’associazionismo che caratterizza la Consulta femminile per la sua costante e continuativa attività nel nostro territorio. Come sempre auspico di vedere tanti uomini unirsi alle iniziative, quali promotori della cultura delle pari opportunità che deve realizzarsi nei fatti e comportamenti”.

Roberto Bolis

«Sono i ristoratori gli ambasciatori del vino di Modigliana»

Nelle fotografie alcuni “attori” del lavoro

Un progetto innovativo per far conoscere il territorio emergente della Romagna del vino, Modigliana. L’evento annuale che presenta i sangiovese che escono con la MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Modigliana è diventato un grande set che ha visto come protagonisti 24 ristoratori dell’Emilia Romagna, quelli che più hanno creduto, in questi anni, nell’eleganza estrema di questo territorio. “Sono loro i nostri ambasciatori più importanti”, dice Renzo Morresi, Presidente dell’associazione Stella dell’Appennino che riunisce gli 11 produttori di questo piccolo paese dell’alta collina tosco romagnola, “la prima linea del racconto che alza il rango del nostro territorio e lo fa conoscere a tutti”. E i ristoratori hanno risposto con entusiasmo e con una notevole preparazione. “I nomi e i caratteri delle tre valli che salgono in Appennino – Acereta, Tramazzo, Ibola – erano ben conosciuti da tutti i ristoratori intervistati”, a parlare è Francesco Bordini di Villa Papiano, “Un risultato straordinario che alimenta l’idea territoriale della nostra narrazione, l’idea di un luogo che si esprime sulla finezza e l’eleganza, ma che ha anche il potenziale di un dettaglio unico in Italia, sfaccettato e originale”.

A Modigliana, è stato dunque allestito un grande studio per riprese dove i ristoratori e gli uomini di sala della Romagna, di Bologna, Modena, Parma e Ferrara, hanno parlato di quest’angolo di Appennino.Qui a Modigliana vediamo una opportunità nuova”, dice Roberto Casamenti dell’osteria Campanara di Pianetto, nella Valle del Bidente, “un confine, quello della qualità, migrato in alto a valorizzare i suoli di marne e arenarie che accompagnano l’Appennino che sale verso il crinale”.

Il materiale è stato poi selezionato e montato in ben 37 video che sono pubblicati “a puntate” sulle pagine Instagram e Facebook di “Modigliana, Stella dell’Appennino” e sul canale YouTube dell’associazione. “Noi, che raccontiamo una geografia precisa fatta di valli, vigne e boschi siamo usciti dal nostro spazio fisico con un progetto che può portarci a casa di tutti e anche molto lontano. In un anno in cui tutti gli eventi si sono fermati abbiamo ripensato alla nostra progettualità creando una piattaforma di contenuti che viaggerà nel mondo.” A parlare è l’ideatore del progetto Giorgio Melandri, wine writer e produttore a Modigliana con i vini Mutiliana. L’associazione riunisce 11 produttori, rappresentando la quasi totalità delle bottiglie che escono dalle vigne di questo comune. Ad ognuno dei soci – Agrintesa, Casetta dei Frati, Castelluccio, Fondo San Giuseppe, Lu.Va., Menta e Rosmarino, Mutiliana, Il Pratello, Il Teatro, Torre San Martino, Villa Papiano – è dedicato un video ai quali vanno aggiunti due montaggi speciali dedicati al sindaco di Modigliana, Jader Dardi, che ha sostenuto l’iniziativa, e alla presidente del Consorzio Vini Romagna, Ruenza Santandrea, che ha portato il suo saluto istituzionale.

I ristoratori protagonisti dei video.

Dalla provincia di Rimini: Gian Luca Raschi del ristorante Guido di Miramare di Rimini, Fabrizio Timpanaro del ristorante Quartopiano di Rimini, Federica Pozzi dell’Osteria Sangiovesa di Santarcangelo di Romagna.

Dalla provincia di Forlì-Cesena: Roberto Celli della Locanda Appennino di Predappio, Roberto Casamenti dell’Osteria La Campanara di Galeata, Filippo Burioli dell’enoteca Burioli di Budrio di Longiano, Andrea Fiorini del Magnolia di Cesenatico, Andrea Bravaccini del Ristorante Del Lago di Acquapartita Bagno di Romagna, Valentina Antonelli di Vineria del Popolo Cesena, Andrea Carloni del ristorante Terre Alte di Longiano.

Dalla provincia di Ravenna: Alessandro Fanelli delle Officine del Sale di Cervia, Fabio Olmeti e Ronnie Asioli de La Baita di Faenza, Alessandro Zoli del Salsedine di Lido di Savio, Davide Fiorentini di O’fiore Mio di Faenza, Ilaria Di Nunzio del Ristorante Velico di Marina di Ravenna.

Dalla provincia di Bologna: Elisa Argentesi dell’Enoteca Storica Faccioli di Bologna, Francesco Cioria del San Domenico di Imola, Alberto Bettini di Amerigo 1934 di Savigno, Daniele Minarelli dell’Osteria Bottega di Bologna, Enrico De Rossi dell’Osteria dell’Orsa di Bologna.

Dalla provincia di Ferrara: Luca Matteucci della Trattoria Noemi di Ferrara.

Dalla provincia di Modena: Jennifer Chacon Lopez di MozzaBella Modena, Elisa Cifola de La Franceschetta Modena.

Dalla provincia di Parma: Maura Gigatti, Ristorante I Du Matt Parma.

P.P. (anche per le fotografie)

Il Cenacolo vinciano


Nel corso dei prossimi mesi,
come annuncia il Direttore dei musei statali lombardi, Emanuela Daffra, il Cenacolo leonardesco sarà oggetto di diversi, significativi interventi condotti sia con fondi del Mibact sia grazie all’apporto di soggetti privati.
Innanzitutto un
intensificato controllo dello stato di salute del capolavoro di Leonardo. Dal 1999, anno di conclusione dell’intervento ventennale condotto da Pinin Brambilla sull’Ultima Cena, ci si è posti l’obiettivo di prevenire i danni che potrebbero condurre ad un ennesimo intervento. Aggiornando, man mano che si evolvono, le tecnologie di controllo e diagnosi sul dipinto. Oltre a monitorare la qualità dell’aria nel Refettorio e gli aspetti statici della parete dell’Ultima Cena, abbiamo avviato nuove indagini diagnostiche per verificare l’effettivo, attuale stato della superficie dipinta. Già a partire dal prossimo mese, grazie al supporto del Rotary Club Milano Sempione, la Cena sarà sottoposta ad una campagna di indagini multispettrali a cura di Annette Keller. Queste indagini, che rileveranno la eventuale presenza di tracce non percepibili con la luce visibile presenti sul dipinto di Leonardo, andranno ad integrarsi con quelle già in corso ad opera del CNR e dell’ICR.
Per raccogliere queste ed altre informazioni è stato sottoscritto un accordo con il
Politecnico di Milano per lo sviluppo di un sistema di gestione integrata dei molteplici dati: sarà un modello utile sia per il monitoraggio dell’opera nel tempo, sia per la fruizione alternativa da parte dei visitatori di contenuti complementari relativi all’opera.
Il refettorio però non è solo Leonardo. Di fronte alla Cena, schiacciata dal confronto, sta la coeva
Crocifissione di Donato Montorfano.
La spolveratura totale della parete realizzata durante le recenti settimane di chiusura ha evidenziato necessità conservative non drammatiche ma urgenti e permesso di apprezzare le qualità dell’opera, tutt’altro che banali.
Nei mesi centrali di quest’anno sarà avviato il restauro di questo grande affresco, consentendo al pubblico di osservare l’intervento in corso, anche da una prospettiva ravvicinata.
Il
restauro della Crocifissione di Donato Montorfano e dei dipinti murali del refettorio di Santa Maria delle Grazie è integralmente finanziato dal Mibact.
A partire dall’autunno il Cenacolo risplenderà di
luce nuova. Grazie ad una sponsorizzazione tecnica di iGuzzini ed al progetto di Massimo Iarussi, il refettorio sarà dotato di una nuova illuminazione, ancora più efficace di quella attuale. Si prevede di abbattere ulteriormente la quota di lux che si possono rivelare nocivi per la conservazione dell’opera di Leonardo e nel contempo di migliorare l’esperienza del visitatore, facendo comprendere meglio la complessità dell’ambiente e quelle che erano le sue funzioni in origine. Le decorazioni presenti saranno esaltate con discrezione in un percorso dove la luce diventerà filo conduttore del racconto
“Tengo poi anche a sottolineare” afferma il Direttore Daffra, “che entro quest’anno il Cenacolo sarà anche più
green.
Una scelta della direzione del museo che ho personalmente molto sostenuto perché credo che un monumento simbolo com’è il Cenacolo debba contribuire a fare comprendere che anche i musei sono coinvolti nella salvaguardia dell’ambiente e del nostro pianeta”. In collaborazione con il
Politecnico di Milano, nelle persone dei professori Joppolo e Ferrari, il Museo del Cenacolo rinnova il sistema impiantistico con una centrale termica e produzione di energia a pompa di calore, abbassando le emissioni e ottimizzando la produzione di energia. Anche questo progetto sarà realizzato con fondi Mibact.

Attenzione all’ambiente, dunque, ma anche ad una più ampia accessibilità. Come già fatto per gli scorsi anni, proprio per il rilievo simbolico del luogo, ci siamo impegnati per strappare il Cenacolo dal suo isolamento e da una fruizione solo turistica. Il Museo del Cenacolo, ad esempio, per il 2021 sta perfezionando una convenzione con il carcere di Opera che ha come obiettivo quello di facilitare il reinserimento dei detenuti e di offrire a loro ed alle famiglie opportunità di avvicinarsi alla cultura attraverso il patrimonio collegato ad una delle opere più note e celebrate della pittura mondiale.
Infine, il 2021 del Cenacolo vuole offrire a ciascun visitatore la migliore accoglienza possibile.
Lo abbiamo sempre fatto, ma con il nuovo concessionario, una
ATI guidata da Verona 83 e che raggruppa AdArtem e Giunti, stiamo mettendo a punto percorsi più agili, visite guidate che sappiano equilibratamente toccare anche il registro emozionale oltre che quello scientifico, un book shop rinnovato e l’inedita esperienza del Cenacolo Live per rendere fruibile il museo anche nei momenti di chiusura e preparare all’incontro dal vivo con questo spazio straordinario…
Così da trasformare la visita al Cenacolo in un momento caldo, emozionante e allo stesso tempo più ricco di informazioni.

S.E. (anche per l’immagine)