Regio People

Il Teatro Regio di Parma nel 1960

230 scatti, dal 1909 a oggi, per disegnare, in 260 pagine, il ritratto di una delle componenti più importanti di uno spettacolo dal vivo, il pubblico: RegioPeople è il nuovo volume fotografico realizzato dal Teatro Regio di Parma, per il progetto speciale 2019 dell’associazione Reggio Parma Festival, che immortala gli sguardi e le emozioni di chi, al di là della quarta parete, ha partecipato e partecipa alla creazione degli spettacoli del Teatro Regio e del Festival Verdi, catturando assieme a questi la magica, unica atmosfera che pervade gli spazi e regna da sempre nel pubblico di uno dei più bei teatri del mondo.

Questo speciale racconto, a cura dello storico della musica Giuseppe Martini, presenta per la prima volta riunite, selezionate e restaurate, immagini preziose custodite dall’Archivio Storico del Teatro Regio di Parma e negli archivi privati dei fotografi Alberto e Gianluca Montacchini e di Giovanni Ferraguti, che hanno documentato la vita del Regio a cavallo del XX secolo, e di Roberto Ricci, fotografo del Teatro dal 2003.

Il volume è stato distribuito in edicola in esclusiva con la Gazzetta di Parma, al prezzo di 18 euro più il costo del quotidiano.

La copertina del volume

Cuore pulsante della “Città del Melodramma”, il Teatro Regio di Parma sin dalla sua costruzione rappresenta uno dei più importanti luoghi della vita della città, parte integrante del suo tessuto culturale, sociale ed economico, luogo di condivisione e occasione di arricchimento, discussione e dibattito, e da sempre specchio fedele dei suoi mutamenti, particolarmente in occasione dei più cruciali momenti della storia di Parma. In Regio People ritroveremo, dipinta sul volto dei suoi spettatori, la passione e la tenacia con cui da sempre il Regio allestisce i suoi spettacoli.

La storia familiare di ciascun parmigiano racchiude sicuramente uno o più ricordi legati al Teatro Regio, commenta Federico Pizzarotti, in veste di Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma. Per i parmigiani, infatti, il Regio è molto di più di un semplice teatro, sin dalla sua fondazione, voluta quasi 200 anni fa da Maria Luigia, che lo intese come luogo di diffusione culturale aperto a tutti. Sarà quindi interessante sfogliare questo spaccato della città di Parma assieme ad alcuni tra coloro che hanno contribuito a darvi vita, e sapere che sui volti ritratti da quattro grandi fotografi italiani brillano un fuoco e una passione che possiamo ritrovare ancora oggi tra i frequentatori del nostro Teatro”.

Incontrare oggi sulla pagina i volti, gli sguardi, le emozioni del nostro pubblico, ripercorrendo il corso della storia, ci farà nuovamente sentire parte di una vasta e gloriosa comunità – afferma Anna Maria Meo, Direttore Generale del Teatro Regio di Parma, ci fa prendere ancora una volta coscienza dell’importanza del patrimonio custodito dal Teatro, anche in termini di vissuto sociale e ricordare, nel delicato momento storico in cui questo volume va in stampa, quanto noi stessi abbiamo vissuto, nella certezza che ritorneremo presto a vivere il nostro amato Teatro, insieme”.

Franco Maria Ricci e Ornella Vanoni al Regio nel 1976

Promuovere l’attività e la storia delle realtà che compongono il Reggio Parma Festival è lo scopo istituzionale della nostra Associazione, spiega Andrea Gambetta, Presidente dell’Associazione Reggio Parma Festival. In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 abbiamo scelto di raccontare il Teatro Regio in un progetto speciale che, attraverso le immagini raccolte e selezionate, ripercorre il racconto del “luogo del melodramma” della città, con le foto dei protagonisti delle sue serate – spettatori, loggionisti, appassionati – nella cornice ideale del tempio dell’opera di Parma.

Immagini recenti e del passato che recuperano una magica atmosfera, svelando un legame ed un dialogo di note e parole fra il principale teatro di Parma ed i suoi abitanti, fra la passione per la lirica ed il palcoscenico che la contiene. Le fotografie riportano alla memoria la “viva” cultura musicale del Teatro Regio e la tradizione musicale che questo luogo esprime, con il suo potenziale di rappresentazione e identificazione con l’anima stessa della città”.

Giuseppe Martini, segretario scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani di Parma, e da anni consulente editoriale e musicale del Teatro Regio e Roberto Ricci hanno seguito la selezione, il restauro e la pulitura dei negativi e la delicata fase della digitalizzazione delle immagini. “Le immagini raccolte, spiega Martini, sono tutta l’altra metà del Teatro Regio, vista attraverso gli occhi diversi e complementari di quattro fotografi, con i cambiamenti del gusto e della moda e persino delle facce, i deliqui e le intemperanze, lo sprezzo e l’entusiasmo, i gesti e le macchiette, quella metà del Teatro che sta di fronte al palcoscenico, e se ne compiace. Un lavoro difficile, quello della selezione perché le foto del pubblico del Regio sono davvero tantissime e sceglierne solo 230 è stata sfida, tanto che è già in cantiere un secondo volume”.

Paolo Maier (anche per le fotografie)

Inaugura la stagione del Teatro Regio di Parma

Michele Mariotti dirige “Ernani” nel 2020

Ad apertura d’anno e della nuova Stagione 2021 del Teatro Regio di Parma, martedì 12 gennaio 2021, alle ore 20.30, dalla platea del Regio, cuore pulsante della socialità musicale cittadina e luogo di ritrovo di generazioni di appassionati di musica e d’opera di tutto il mondo, si leveranno le note della Sinfonia n. 9, in re minore, op. 125, “Corale” di Ludwig van Beethoven nell’esecuzione di Michele Mariotti che ritorna sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, su cui si staglierà un quartetto vocale composto da Christiane Karg, soprano, Veta Pilipenko, mezzosoprano, Francesco Demuro, tenore, Michele Pertusi, basso.

Lo spettacolo, trasmesso in diretta televisiva su 12 Tv Parma e in diretta streaming a pagamento sulla pagina di Facebook del Teatro Regio, al prezzo simbolico di € 1,09, è l’omaggio del Regio alla cittadinanza e a tutti coloro che non potranno raggiungere la città di Parma, cui il Teatro si rivolge proprio alla vigilia del santo patrono della Città, Sant’Ilario, data della consueta cerimonia d’inaugurazione della Stagione lirica.

Raggiungere il nostro pubblico cittadino e la platea degli appassionati di musica e d’opera dei cinque continenti, che attende con impazienza di poter venire o di tornare a trovarci a Parma, afferma Anna Maria Meo, Direttore generale del Teatro Regio, spalancando virtualmente le porte del Regio al mondo grazie alle nuove tecnologie, ci consente di proiettare nuovamente l’attività del Teatro in avanti, verso il prossimo orizzonte della nostra vera e propria riapertura al pubblico, che sembra in questo inizio di 2021 sempre meno lontano.  Ci auguriamo frattanto che il nostro debutto in streaming su di una piattaforma social come Facebook, dopo numerosi streaming su piattaforme specializzate e sul nostro sito istituzionale, ci permetta di conquistare nuove fasce di pubblico.

L’anno passato, tra dubbi e speranze, ci ha visto sprigionare “Scintille d’opera” in occasione della XX edizione del Festival Verdi. Oggi, è alla schilleriana “scintilla degli Dei”, la gioia, al suo potere “curativo” degli animi e alla sua capacità di affratellare gli esseri umani che ci appelliamo, ritrovando sul podio Michele Mariotti alla testa della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio, applauditi in Ernani al Festival Verdi, in un programma interamente dedicato alla Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven. Una scelta che travalica l’omaggio del Regio, in coda al 250° anniversario dalla nascita di Beethoven, che assume oggi un forte significato simbolico”.

Questo evento – sottolinea Alberto Triola, Sovrintendente e Direttore Artistico de La Toscanini – rappresenta un ulteriore ed importante segnale del rapporto di amicizia e collaborazione tra Fondazione Toscanini e Teatro Regio. È significativo che le due principali istituzioni musicali della città celebrino insieme la ricorrenza del Patrono Sant’Ilario con un programma dal grande valore artistico e musicale, arricchito dalla presenza sul podio di Michele Mariotti”.

Attorniati dalla scenografia trompe-l’oeil della camera acustica decorata da Giuseppe Carmignani (Parma, 1807-1852), una struttura storica originale del Teatro realizzata con pannelli di canapa montati su telai lignei in una struttura telescopica componibile, l’orchestra sarà disposta nel parterre della Sala, in cui sono state smontate e da cui sono temporaneamente state rimosse le sedute, a ridosso del palcoscenico, sul quale saliranno invece i membri del Coro del Teatro Regio di Parma, distanziati in base al protocollo in materia di sicurezza sanitaria attualmente in vigore. L’esecuzione del recitativo “O Freunde, nicht diese Töne” e del coro “Freude, schöner Götterfunken”, nel quarto movimento della Sinfonia, sarà accompagnata dallo scorrimento negli appositi schermi sovrastanti il boccascena di sottotitoli con la traduzione del testo originale di Friedrich Schiller.

Il “puzzle” della Nona Sinfonia inizia a prendere forma definitiva soltanto a partire dal 1822, sebbene molti suoi elementi musicali si possano individuare in lavori precedenti, oltre a comparire in forma di appunti e schizzi nei taccuini di Beethoven sin dal 1794 e che, si presume, l’idea di un componimento ispirato al famoso apostrofo di Schiller alla fratellanza universale trottasse nella testa di Beethoven sin dagli anni in cui, ancora giovane studente di filosofia all’Università di Bonn, ebbe l’opportunità di conoscere l’opera del poeta e quell’Ode An die Freude (scritta nel 1785 e pubblicata nel 1786) che era diventata un simbolo degli ideali dei giovani tedeschi. Il successo della sua prima esecuzione, al Theater an der Wien, il 7 maggio 1824, è registrato nella storia da un’immagine: quella della miriade di fazzoletti sventolati in aria dal pubblico in segno di apprezzamento dell’opera di un artista, ormai del tutto sordo, che volle nonostante tutto imprimere il suo sigillo interpretativo in veste di direttore, furiosamente gesticolante alla testa di un’orchestra condotta in porto dal primo violino, all’esecuzione dell’opera.

Il brano testimonia pienamente del potere intellettuale oramai detenuto da Beethoven di penetrare nel livello gestuale al di sotto della forma sonata, dove sapeva manipolare gli elementi di base dello stile della sonata in un modo più completo e meno formalistico che mai. In termini tecnici, lo sviluppo della sua forma sinfonica può essere visto come la proiezione dei principi alla base dello stile sonata sulla scala del lavoro totale in quattro movimenti, piuttosto che su quello del singolo movimento in forma di sonata. Il Beethoven della maturità si dimostra alle prese con i fondamenti musicali. E si avverte la stessa comprensione delle essenze quando isola un dettaglio melodico, armonico o ritmico di un tema e poi sembra “comporlo”, per spiegarne le implicazioni più avanti nel pezzo. L’attenzione si è definitivamente posata sul “processo”.

La capacità espressiva, dalla gamma ampliata e l’evidente intento radicale di quest’opera, che la distingue dalle sinfonie nella tradizione del XVIII secolo si assommano alla fascinazione suscitata dall’altro lato dell’ideale sinfonico che essa manifesta, non meno essenziale, la combinazione della sua dinamica musicale, ora estremamente potente, e suggestioni di extra-musicali, che conferisce ai suoi brani un’inconfondibile aura etica. Si manifesta qui anche il crescente interesse di Beethoven per la melodia popolare, cosa che non sorprende per chi ha arrangiato oltre 150 canti popolari per Thomson in questi anni. Il ciclo di canzoni An die ferne Geliebte op.98 (1816) segna forse l’approccio più vicino di Beethoven all’ideale di Goethe della Volksweise come base per la composizione della canzone. Semplici melodie evocative di canti e balli folcloristici sono costantemente presenti negli ultimi quartetti e in altra musica. Nel migliore spirito del primo romanticismo, Beethoven cercava un nuovo livello di base di contatto umano attraverso la semplicità della canzone, senza raffinatezza o artificio. Questi suoi toni, “più piacevoli e più gioiosi”, assieme alla sua invocazione all’unità, alla condivisione, alla fratellanza sono tra le ragioni del destino della composizione, scelta quale inno dal Consiglio d’Europa già nel 1972, e poi come Inno dell’Unione Europea nel 1985.

Paolo Maier (anche per le fotografie)

Roberto Bolle and Friends al Regio di Parma in ottobre. Biglietti dal 9 luglio

Roberto Bolle porta per la prima volta sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma il gala Roberto Bolle and Friends giovedì 22, venerdì 23, sabato 24 ottobre 2015, alle ore 20.00. L’étoile del Teatro alla Scala e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York sarà affiancato da ballerini di fama internazionale, provenienti dalle migliori compagnie di balletto del mondo, in un ricco programma di pas de deux e assoli, tratti dal repertorio classico, moderno e contemporaneo. Lo spettacolo, prodotto da Artedanza, che riscuote grande successo in tutto il mondo, è un’occasione preziosa per ammirare le più famose stelle del balletto in uno straordinario confronto di tecniche, scuole e stili. Formatosi alla Scuola del Teatro alla Scala di Milano, di cui è Étoile dal 2004, Roberto Bolle ha danzato in tutti i maggiori teatri del mondo e con le compagnie più prestigiose, tra le quali l’American Ballet Theatre, il Balletto dell’Opéra di Parigi, il Balletto del Bol’šoj e del Mariinskij-Kirov, il Royal Ballet. Il 1° giugno 2002 si è esibito al Golden Jubilee della Regina Elisabetta, a Buckingham Palace. L’evento è stato trasmesso in mondovisione dalla BBC. Il 1° Aprile 2004 ha danzato al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, a Roma, per la Giornata della Gioventù. Nel febbraio 2006 si è esibito nella cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, trasmessa in mondovisione. A partire dal 2008 ha portato con enorme successo il suo Gala “Roberto Bolle and Friends” in luoghi fino ad allora mai raggiunti dalla danza: il sagrato del Duomo di Milano e Piazza Plebiscito di Napoli dove è stato seguito da un pubblico di migliaia di persone. Inoltre ha realizzato spettacoli eccezionali nella magica cornice del Colosseo e delle Terme di Caracalla a Roma, nella Valle dei Templi di Agrigento, nella Certosa di Capri, nel Giardino di Boboli a Firenze, a Torre del Lago Puccini e in Piazza San Marco a Venezia. Dopo il clamoroso successo di pubblico e di critica riscosso al suo esordio al Metropolitan di New York nel 2007, dove ha danzato con Alessandra Ferri per il suo addio alle scene, nel 2009 è stato nominato “Principal” dell’American Ballet Theatre entrando organicamente nella stagione della Compagnia, onore mai tributato a nessun altro ballerino italiano. Da allora, ogni anno, è tra i protagonisti della stagione dell’ABT. Del 2010 è l’incontro con due grandi registi del calibro di Peter Greenway, che lo chiama a interpretare il simbolo dell’arte italiana nella sua installazione “Italy of cities” – realizzata per il padiglione italiano dell’Expo di Shangai 2010 – e Bob Wilson, il quale gli dedica uno dei suoi voom portrait, “Perchance to Dream”, imponente installazione multimediale inaugurata a New York nel mese di novembre. Dal 1999 è “Ambasciatore di buona volontà” per l’UNICEF, organizzazione che sostiene partecipando a una serie numerosa e significativa di iniziative, tra cui un viaggio effettuato nel 2006 nel Sud del Sudan e uno nel novembre del 2010 nella Repubblica Centrafricana, per riportare testimonianza diretta della tragica situazione in cui versano le popolazioni di quei Paesi. Dal 2007, inoltre, Roberto Bolle collabora con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano – e nel marzo 2009 è stato nominato “Young Global Leader” dal World Economic Forum di Davos. Nel 2012 è stato insignito del prestigioso titolo di “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” conferitogli dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in virtù dei meriti acquisiti verso il Paese in campo culturale. Del 2014 è invece la Medaglia dell’Unesco, conferitagli a Parigi, per il valore culturale universale della sua opera artistica, come “riconoscimento del suo contributo alla promozione delle idee dell’UNESCO attraverso la danza come espressione culturale vivente e come vettore di dialogo”. Sempre nel 2014 Bolle è stato scelto come protagonista della nuova campagna “Rethink Energy” di ENI per la quale ha realizzato un incredibile spot con la regia di Fabrizio Ferri. Il rapporto con Eni vedrà la società energetica sostenere l’Étoile in una serie di iniziative artistiche e culturali in Italia e all’estero. Ad aprile del 2015 è uscito per Rizzoli il libro fotografico “Viaggio nella Bellezza” con immagini che lo ritraggono in alcuni dei luoghi simbolo del patrimonio artistico italiano. In particolare: le foto di Fabrizio Ferri ritraggono il fisico statuario del danzatore fra le rovine di Pompei, nella cornice di affreschi romani e di muri scrostati, un luogo simbolo della grandezza della nostra storia e della necessità di tutelarne la memoria. Il viaggio nelle bellezze d’Italia prosegue attraverso le foto di Luciano Romano, da piazza San Marco ad Agrigento, dal Colosseo alle terme di Caracalla, dove l’armonia dei gesti e l’equilibrio tra il danzatore e i luoghi evocano una profonda riflessione sull’arte e sull’eccezionalità del nostro patrimonio. I biglietti saranno in vendita da giovedì 9 luglio 2015 presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma e online su ticketone.it. Per informazioni:Biglietteria del Teatro Regio di Parma tel. 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it Paolo Maier

ParmaDanza 2015

Due prime assolute, dieci compagnie, dodici titoli: dal 9 aprile al 9 maggio 2015 torna ParmaDanza, con un programma che coniuga tradizione classica e coreografie contemporanee, con protagonisti étoiles, coreografi e compagnie nazionali e internazionali.

Alessandra Ferri con Trio ConcertDance inaugura il festival giovedì 9 aprile in prima assoluta. L’amata étoile italiana ha concepito il suo nuovo spettacolo insieme al virtuoso argentino Herman Cornejo, Principal dancer dell’American Ballet Theatre. Con loro il pianista americano Bruce Levingston, tra i più avventurosi interpreti del repertorio contemporaneo, accompagnato dai Solisti dell’Opera Italiana. Suggerito dalle corrispondenze tra danza e musica, il programma presenta brani dei coreografi del momento: i maestri Russell Maliphant e Angelin Preljocaj e gli emergenti Demis Volpi e Fang-Yi Sheu.

La Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto torna al festival con due programmi. Sabato 11 aprile la compagnia presenta una serata a tre titoli. Philippe Kratz, elemento di spicco della compagnia, firma SENTieri, brano d’insieme intriso di ricordi di un’infanzia cosmopolita. Vertigo è una miniatura coreografica creata da Mauro Bigonzetti per una coppia di danzatori, in bilico tra seducente intimismo e potenza espressiva. Rain Dogs, del coreografo svedese Johan Inger, traduce in una danza dai toni dolcemente scanzonati i celebri songs di Tom Waits.

Martedì 28 Aprile la compagnia presenta il titolo a serata intera Don Q. (Don Quixote de la Mancha) di Eugenio Scigliano, giovane e già affermato coreografo italiano, che ha ideato un balletto dai toni vivacemente attuali e dall’estroso stile coreografico, scandito da musiche spagnole di ieri e di oggi, nutrito dello spirito idealista dell’hidalgo di Cervantes.

Con la sua compagnia Artemis Danza, Monica Casadei debutta al festival con due spettacoli che rivelano la sua passione per le eroine del melodramma, indagate con sguardo contemporaneo e sensibilità femminile. Mercoledì 15 Aprile, in prima assoluta, Tosca X, che inaugura una nuova trilogia pucciniana, pone al centro dell’azione il conflitto drammatico tra Scarpia e la cantante, simbolicamente contrapposti nella scrittura coreografica. In Traviata, giovedì 23 Aprile, Titolo centrale della personale trilogia verdiana di Monica Casadei, danza e opera duettano e nel conflitto tra società e individuo emerge il grido di dolore di un’odierna Violetta.

Vestale di un teatro di danza che lei stessa preferisce definire “poesia visiva”, Carolyn Carlson torna a ParmaDanza con Short Stories venerdì 17 e sabato 18 Aprile: un programma di assoli femminili, suadente e rarefatto come nel suo inconfondibile stile. In Immersion è la stessa Carlson, eterna “water lady”, a personificare il movimento acquatico nella sua infinita metamorfosi, al suono delle onde. In Wind Woman il senso effimero del vento, ora dolce ora violento, è incarnato dalla giovane danzatrice Céline Maufroid. In Mandala, la storica interprete Sara Orselli volteggia ondeggiando, dando corpo ai simboli dei misteri dell’universo.

Con la compagnia francese L’Eolienne il circo coreografico debutta al Teatro Regio martedì 21 aprile. Esempio dell’originale incontro tra gesto danzato e movimento acrobatico, Marie-Louise è il viaggio nella storia della pittura di danzatori classici e contemporanei, acrobati e giocolieri, che danno vita ai quadri di Hieronymus Bosch, Egon Schiele, Mirò, Edward Hopper, reinterpretati tra temi, segni e immagini contemporanee. “Un dipinto del mondo, abitato da gente bizzarra”, secondo l’autrice Florence Caillon.

Autore tra i più celebrati e internazionali della scena italiana, Virgilio Sieni debutta al festival giovedì 30 aprile con la sua creazione, Dolce Vita. Archeologia della Passione. Per gli otto interpreti della compagnia che porta il suo nome, il direttore della Biennale Danza di Venezia ha concepito un viaggio fisico e spirituale in cinque tappe e due direzioni: la storia di Cristo e il cammino dell’uomo, attraverso i modi e i riti del presente. Annuncio, Crocifissione, Deposizione, Sepoltura, Resurrezione: sono le stazioni del racconto evangelico che diventano quadri coreografici, attraversati dalla comunità dei danzatori in movimento come un unico corpo, sulla musica di Daniele Roccato eseguita dal vivo al contrabbasso.

Compagnia tra le più vivaci della scena italiana, il Balletto di Roma debutta a ParmaDanza con Il lago dei cigni, ovvero Il canto martedì 5 maggio. È l’ultima creazione di uno dei più originali coreografi italiani, Fabrizio Monteverde, che ispirandosi liberamente al classico del balletto su musica di Čajkovskij, ha voluto trovarvi eco dello struggente lirismo dello scrittore russo Anton Čechov, autore del dramma in atto unico Il canto del cigno. In palcoscenico per il coreografo è dunque un gruppo di anziani danzatori impegnati nelle prove del loro ultimo Lago dei cigni, che diventa inevitabilmente un percorso memoriale di arte e di vita.

La versione originale de Il lago dei cigni è in cartellone al festival venerdì 8, sabato 9 maggio nell’interpretazione del Balletto dell’Opera di Kiev. La compagnia ucraina presenta il classico dei classici su partitura di Pëtr Il’ič Čajkovskij nell’edizione più vicina all’originale imperiale, con le firme dei maîtres de ballet Marius Petipa per gli atti cortigiani e Lev Ivanov per gli atti bianchi e la revisione di inizio secolo di Aleksandr Gorskij.

Completa il cartellone di ParmaDanza 2015 il programma di incontri, classi aperte e masterclass de La danza dietro le quinte, con le compagnie e gli artisti protagonisti del Festival. Dal 7 aprile al 9 maggio 2015 occasioni preziose per il pubblico di appassionati e curiosi per scoprire e conoscere da vicino ensemble internazionali e ballerini al lavoro quotidiano nelle classi con l’accompagnamento della musica dal vivo e per gli allievi delle scuole di danza che potranno studiare con i maîtres di balletto classico e danza contemporanea. La partecipazione alle masterclass è gratuita e riservata agli allievi delle scuole di danza di livello avanzato, la prenotazione è obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni tel. 0521 203903.

Il Teatro Regio di Parma è sostenuto da Comune di Parma, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; è sostenuto anche da Camera di Commercio di Parma e Fondazione Monte di Parma. Major partner Fondazione Cariparma. ParmaDanza è realizzata in collaborazione con Ater.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Regio di Parma tel. 0521 203999.

Paolo Maier

Premio giornalistico Elena Formica “Leggere la musica”

Circa otto mesi fa, il 7 dicembre scorso, è scomparsa prematuramente Elena Formica, giornalista e musicista, grande conoscitrice di Giuseppe Verdi, che ha fatto di opera e musica il lavoro e la passione della sua vita. Per ricordarla, l’Associazione Verdissime.com in collaborazione con la Gazzetta di Parma, l’Unione Parmense degli Industriali, il Rotary Club Parma, la Fondazione Teatro Regio di Parma, Classic Voicee con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna bandisce la I edizione del Premio giornalistico Elena Formica “Leggere la musica”.

Suddiviso in due fasi, è rivolto a coloro che risiedono in Emilia Romagna e hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni. Consiste nella scrittura di una recensione in lingua italiana di non oltre 2000 battute (spazi inclusi) di due spettacoli d’opera in programma al Teatro Regio di Parma e al Teatro alla Scala di Milano.

Nella prima fase, i candidati ammessi dovranno assistere alla prova generale de La forza del destino di Giuseppe Verdi al Teatro Regio di Parma martedì 7 ottobre 2014 per poi scrivere il resoconto entro le ore 12.00 del giorno dopo. La Giuria selezionerà per la fase successiva coloro che hanno realizzato i tre articoli migliori e che dovranno assistere alla prova generale di Fidelio di Ludwig van Beethoven al Teatro alla Scala di Milano giovedì 4 dicembre 2014; l’articolo di recensione dovrà essere consegnato il giorno dopo lo spettacolo entro le ore 16.00. La giuria stabilirà quindi tra essi il Primo, Secondo e Terzo premio. La partecipazione al concorso è gratuita.

Le candidature devono essere presentate compilando il modulo di partecipazione disponibile sul sito www.verdissime.com e inviandolo entro e non oltre il 30 agosto 2014 via mail a verdissime@semprelibera.com e via posta con lettera raccomandata a: Premio giornalistico Elena Formica “Leggere la musica” Gazzetta di Parma Via Mantova, 68 – 43122 Parma. Le candidature dovranno riportare chiaramente i dati anagrafici, indirizzo di residenza e numero di telefono di riferimento. Al modulo di partecipazione dovrà essere allegato un breve curriculum vitae, evidenziando eventuali esperienze realizzate dal candidato in ambito giornalistico, e alcuni elaborati sul tema opera e musica eventualmente già pubblicati.

Tra le domande pervenute, la giuria ammeterà, in base alla documentazione presentata, non oltre 10candidati. La Giuria sarà composta da Gian Paolo Minardi che valuterà le competenze storico-musicologiche e da Andrea Estero che si focalizzerà sulle riflessioni e i giudizi dati agli interpreti e alla mise en scène; inoltre ne faranno parte Claudio Rinaldi (Capo Redattore di Gazzetta di Parma) Alessandro Cafiero (Marito di Elena Formica) Carlo Fontana (Amministratore esecutivo della Fondazione Teatro Regio di Parma) Luca Molinari (Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna) Sabino Lenoci (Direttore de L’opera) Francesco Monaco (Capo Servizio Spettacoli di Gazzetta di Parma) Mara Pedrabissi (Giornalista di Gazzetta di Parma) Ilaria Notari (Verdissime.com Azucena, Il trovatore) Mauro Balestrazzi (scrittore e giornalista di Classic Voice).

La premiazione si terrà al Teatro Regio di Parma martedì 9 dicembre 2014 alle ore 11.00. Le tre recensioni saranno pubblicate su Classic Voice e su Gazzetta di Parma. I premi, 1.500 euro (primo premio), 1.000 euro (secondo premio), 500 euro (terzo premio) sono offerti da: Alessandro Cafiero, Rotary Club Parma, Unione Parmense degli Industriali, Gazzetta di Parma, Verdissime.com.

Paolo Maier