Si torna a Coccia di Morto

Continua la storia di Monica e della sua sgangherata famiglia, con due sorellastre gemelle che gliene combinano un’altra delle loro e fanno chiudere il locale, la rosticceria che avevamo trovato nel primo film “Come un gatto in tangenziale”, che Monica aveva aperto per cercare una vita diversa dalla sciagurata che era costretta, suo malgrado, a condurre a Bastogi, quartiere popolare di Roma. Alessio, suo figlio, è a Londra per lavoro e in un ristorante ritrova la sua ragazzina. Si incrociano di nuovo le vite di tutti, perché Monica, arrestata e in carcere, per non rimanerci chiama l’amico “ministro”, come tutti lo chiamano. La sempre brava Paola Cortellesi (Monica) re-incontra l’uomo del quale era innamorata (Antonio Albanese) e così la condanna viene tramutata in lavori socialmente utili in una parrocchia. Temi forti, sociali e culturali, sono sempre alla base della trama del film già campione d’incassi, e le risate sono assicurate. Monica entra in una sorta di tugurio, lei che ha paura delle suore, e trova una suor Catena terribile, un prete che non sta in piedi, persone disadattate che vengono aiutate con una rete di volontari. Di nuovo la vita della protagonista del film “Come un gatto in tangenziale. Ritorno a Coccia di Morto” viene sconvolta dall’incontro forzato con altre realtà, quelle che deplora e dalle quali si tiene lontana: la cultura fatta di arte, musica, balletto e cinema; la solidarietà diversa dal patto stretto inconsapevolmente dalle persone del proprio rione e tutto diventa proprio, diventa la vita che prende possesso delle persone con emozioni, pensieri, riflessioni. La parrocchia di San Basilio è guidata da un giovane aitante e “pio” sacerdote, agli esercizi spirituali all’arrivo di Monica, ma che ben presto si dimostra il vero motivo della grande affluenza in chiesa e della partecipazione alle opere di carità. Il bel don Davide (Luca Argentero) è pratico, dinamico e… bello. Così si incarica del percorso di recupero di Monica che si adatta alla situazione di cui è garante Giovanni, il “ministro” che lavora vicino alla parrocchia con un’improponibile fidanzata e problemi che ruotano intorno ai soldi dei finanziatori di un’opera di recupero ambientale. Le situazioni sono divertenti e permettono di vedere una Roma bellissima, “di tutti”, come dice Giovanni. Alla fine i due riscoprono il loro amore e non dimenticano nessuno, né l’ex di Monica né l’ex di Giovanni, fino alla riunione di quartiere alla spiaggia di Coccia di Morto dove si devono dare degli annunci. Ma forse da dove riprenderà un prossimo sequel.

Bello il film, bella la trama, divertente e riuscita, con la sempre bravissima Cortellesi, ben coadiuvata da tutti gli altri attori dell’ampio e ben assortito cast. Molto buona la regia di Riccardo Milani. Da vedere.

Alessia Biasiolo

Ascoltatemi tutti e comprendete bene

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – MARCO 7,1-8.14-15.21-23
In quel tempo, 1. si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Da questa domenica la Liturgia riprende la lettura del Vangelo di Marco dopo l’interruzione con il capitolo sesto del Vangelo di Giovanni. Gesù viene interrogato dagli scribi (che conoscono la legge) e dai farisei (che si lodano di osservare la legge) circa le norme liturgiche che comportavano una purezza rituale molto rigorosa, sotto pena di peccato. Per la religione ebraica l’osservanza era una questione di primaria importanza e i
numerosi precetti rendevano difficile la vita della gente. Da Gerusalemme, gli avversari erano giunti appositamente in Galilea per indagare circa la predicazione e l’attività di Gesù, forse su richiesta dei farisei del posto.

2. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate

3. – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani,
attenendosi alla tradizione degli antichi. L’evangelista Marco spiega nei dettagli le usanze ebraiche in quanto si rivolge ad una comunità proveniente dal paganesimo, che non conosceva la loro cultura. Riguardo alle norme dello stare a tavola, era impossibile per gli ebrei prendere cibo con gli stranieri, con i pagani, con i peccatori, perché ritenuti impuri (cfr. Atti 10,28). La controversia tra Gesù e i suoi avversari nasce dalle regole di purificazione in uso. Era prescritto che le mani dovessero essere lavate prima del pasto. Contravvenire a questa prescrizione significava non essere osservanti della legge.
I discepoli di Gesù, tuttavia, vanno a tavola senza prima aver fatto l’abluzione rituale delle mani. Questo comando nella Torah è rivolto solo ai sacerdoti che devono fare l’offerta, il sacrificio (cfr. Esodo 30,17-21), ma certi gruppi intransigenti e integralisti pretendono che i loro adepti si comportino come i sacerdoti che servono al tempio, con un’osservanza ossessiva di norme di purità. Gesù vuole che i suoi discepoli siano liberi da prescrizioni che non è Dio a richiedere. Si tratta di manifestazioni esteriori che Gesù non approva perché non coincidono con la vera adesione a Dio.
4. e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, Quando tornavano dal mercato gli ebrei facevano un bagno completo per purificarsi dall’impurità contratta a contatto con le persone e con le merci. Altre norme rituali erano il lavaggio di stoviglie e di altri oggetti.

5. quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. I farisei sono scandalizzati dal comportamento trasgressivo dei discepoli, che non rispettano
integralmente le norme ereditate dal passato. Anche oggi siamo appesantiti dalle regole del potere, del mercato, della moda, della convenienza, del prestigio, ma l’unica legge che Dio ci prescrive è quella dell’amore. Gesù è venuto per liberare l’uomo dalle schiavitù accumulate, frutto di tradizioni che non coincidono con l’intenzione del Creatore.
6. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. La compassione di Gesù si scontra con la formale esteriorità dei farisei che non si accorgono e non condividono per nulla le fatiche, le sofferenze, le angosce della gente. Gesù sana i malati che gli portano, consola gli afflitti, risuscita i morti. I farisei, invece, disquisiscono circa questioni di
grande marginalità. Tutto questo fa dire a Gesù quanto grande è la distanza tra il comportamento farisaico e la bontà di Dio Padre, che ha viscere di tenerezza e di compassione per il popolo sofferente. Il profeta Isaia (29,13) afferma la distanza tra la ritualità esterna e l’interiore adesione a Dio. Gesù riprende le sue parole ed accusa di ipocrisia i suoi avversari. “Ipocriti!”: il termine significa “bugiardo”, “non autentico”. Nel teatro greco l’ipocrita è il protagonista principale dello spettacolo. Siccome gli attori greci e romani usavano grandi maschere appositamente costruite per amplificare la voce, il termine greco hypokritès identifica, in modo metaforico, colui che simula un personaggio che non è in realtà. In senso negativo è diventato sinonimo di astuzia e malvagità, di finzione, di ostentazione di azioni o sentimenti buoni, di dissimulazione dei difetti, di inganno. Nel contesto evangelico “ipocrita” si riferisce a chi desidera emergere sugli altri, colui che fa del proprio io il suo dio. In questo versetto, i farisei vengono chiamati ipocriti perché si pongono una “maschera” per apparire quello che non sono. In realtà hanno il cuore lontano sia da Dio che dall’uomo.

7. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
I farisei impongono dottrine e precetti che sono frutto di giudizi umani, per detenere il potere sulle folle. Sono adoratori non di Dio, ma di se stessi. Gesù vuole scuotere gli scribi e i farisei perché sono caduti nell’errore di stravolgere la volontà di Dio. Essi, infatti trascurano i comandamenti per osservare le tradizioni umane.
8. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
I farisei pensano di rendere culto a Dio, ma in realtà sostituiscono i suoi comandamenti con precetti umani, fatti passare per volontà divina.

14. Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene!

15. Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro. La liturgia salta i versetti dal 9 al 13. Dal versetto 14 Gesù non si rivolge più ai farisei, ma alla folla: insegna che il male viene scelto dall’uomo e viene dall’interno di decisioni prese nel proprio cuore, non dall’esterno. La conseguenza dell’insegnamento di Gesù è la cancellazione delle norme rituali
levitiche. Rivendica che ogni realtà vivente è buona. Azioni buone o cattive dipendono dal buono o dal cattivo uso di quanto si ha a disposizione.

21. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi,

22. adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia,
stoltezza.

23. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.
Gesù ora si rivolge ai discepoli che, tornati a casa, chiedono spiegazioni al Maestro. Elenca dodici vizi, unico elenco presente nel Vangelo. Alla base di tutti i comportamenti malvagi ci sono i ragionamenti perversi, da cui scaturiscono tutti i mali, perché ottenebrano la coscienza. Sono tutti peccati che riguardano il rapporto contro il prossimo. “Saremo giudicati sull’amore” (cfr. Matteo 25,31-46), quindi il peccato è la scelta del male, dell’odio, della divisione, dell’affermazione personale per schiacciare gli altri. Gesù vuole che fuggiamo il pericolo di dare più importanza alla forma che alla sostanza. Dobbiamo
vigilare perché la mentalità mondana non si annidi in noi, perché la vanagloria, la superbia e l’avarizia non inquinino il nostro pensare e il nostro agire. Il centro dell’esperienza di fede è l’amore a Dio e al prossimo, non il legalismo o il ritualismo.
Il fine della vita cristiana è l’unione con Dio e la comunione con il prossimo, da raggiungere liberandoci dalle sollecitazioni al male; dalle esteriorità, dal legalismo di riti formali.
Gesù ci invia ai poveri, agli esclusi, agli emarginati, come ha fatto Lui in prima persona, posando il suo sguardo sui bisogni e sulle sofferenze di quanti vivono ai margini della società. Abbiamo bisogno di fare discernimento perché la norma ultima di comportamento sia trasparente e sincera. Solo così potremo fare la volontà di Dio e abbracciare tutti i fratelli in un unico amore. Saremo così i benvenuti al banchetto eterno, al quale il Padre attende tutti noi, suoi figli, bisognosi di perdono, di misericordia, di tenerezza. Nel suo eterno abbraccio non ci sarà più divisione alcuna, nessuna ipocrisia, ma vivremo tutti nella verità e nell’amore. Cominciamo già qui, in terra, ad anticipare, con la conversione, questa infinita gioia!


Suor Emanuela Biasiolo

Valdarnocinema Film Festival. Il Premio Marzocco d’Oro

Sarà Antonio Capuano a ricevere il Marzocco d’oro nell’ambito della 39esima edizione del Valdarnocinema Film Festival, la kermesse dedicata al cinema d’autore in programma ad ottobre a San Giovanni Valdarno. Il Premio, un riconoscimento alla carriera raffigurato dalla statua simbolo del paese – un leone seduto che regge con la zampa lo scudo gigliato, simbolo del dominio fiorentino – viene assegnato al regista e scenografo italiano per la coerenza artistica e di politica culturale, entrambe portate avanti per trent’anni da vero indipendente.

“Assegnare il Premio Marzocco d’oro alla carriera ad Antonio Capuano – dichiara Paolo Minuto, direttore artistico del festival – significa riconoscere ad un autore indipendente il merito di trent’anni di carriera portata avanti con l’ostinazione di chi non ha voluto mai essere dipendente da nessuno. È il premio a chi come regista ha sempre avuto il pubblico come interlocutore privilegiato, così come da docente ha avuto gli studenti (insegnando Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli) come interlocutori privilegiati.”

La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 9 ottobre presso il CinemaTeatro Masaccio. A seguire verrà proiettato l’ultimo film di Capuano Il buco in testa, che ha debuttato al Festival di Torino 2020. Nelle prossime settimane sarà comunicato il programma dell’intera rassegna, composto di concorso, fuori concorso e sezioni speciali.

Antonio Capuano (Napoli, 1940) ha lavorato come scenografo al Centro Rai di Napoli e insegnato scenografia all’Accademia delle belle arti. La sua opera prima Vito e gli altri (1991), selezionato e premiato alla Settimana della Critica di Venezia e Nastro d’argento per il miglior regista esordiente, ha dato inizio a quella che sarebbe stata considerata la “nuova onda” del cinema napoletano negli anni’ ’90. Alla Mostra di Venezia è tornato più volte, partecipando in Concorso con Pianese Nunzio 14 Anni a Maggio (1997), Luna rossa (2001) e il film collettivo I vesuviani (1998); alle Giornate degli autori con L’amore buio (2010) e ancora alla Settimana della critica con Bagnoli Jungle (2015). Al Festival di Locarno sono stati invece presentati Polvere di Napoli (2000) e La guerra di Mario (2005), mentre è del 2020 l’ultima opera, Il buco in testa, lanciata al Torino Film Festival.

FILMOGRAFIA

Vito e gli Altri (1991), L’unico paese al mondo (cm, 1994), Pianese Nunzio 14 Anni a maggio (1997), Pallottole su Materdei (cm, 1995), I vesuviani (ep. Sofialorén, cm, 1998), Polvere di Napoli (2000), Luna Rossa (2001), La guerra di Mario (2005), Bianco e nero alla ferrovia (2006), Giallo? (2009), L’amore buio (2010), Bagnoli Jungle (2015), Achille Tarallo (2018), Il buco in testa (2020).

Elisabetta Castiglioni

La cultura celtica con l’arpa di Irene De Bartolo

Saranno le ancestrali melodie dell’arpa celtica a tenere compagnia ai cittadini ferraresi che vorranno approfittare dell’opportunità di assistere, martedì 24 agosto 2021 alle 21 nel cortile di Palazzo Paradiso (via Scienze 17, Ferrara), al concerto di Irene De Bartolo. Un nuovo appuntamento musicale dal titolo “Niamh – a taste of Celtic Harpcon ingresso alle 20.30 e inizio spettacolo alle 21. La partecipazione al concerto, con posto a sedere riservato per ciascun spettatore, è gratuita, ma richiede il green pass ed è contingentata a un massimo di 70 persone. La  prenotazione obbligatoria si può effettuare (fino a un massimo di 4 posti per persona) telefonando allo 0532 418212 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 o inviando una mail a f.natali@edu.comune.fe.it.
L’arpa celtica è tra gli strumenti antichi uno tra i più completi, perché permette di eseguire insieme sia la melodia che l’accompagnamento e Irene De Bartolo è considerata una delle sue interpreti più versatili e coinvolgenti. L’arpista ferrarese, dopo un Diploma vecchio ordinamento in Arpa Classica e una Laurea in Musica da Camera, è stata la prima Italiana laureata in “Arpa celtica” (titolo ottenuto nel febbraio 2021). Lo spettacolo sarà l’occasione perfetta per ascoltare il suo nuovo album di musica celtica, che raccoglie alcuni dei brani più significativi e virtuosistici di questo particolare percorso di studi. ‘NIAMH – a taste of Celtic Harp’ è il titolo del suo ultimo lavoro. Niamh è un nome della mitologia irlandese e celtica, il nome della figlia del Dio Mare, ed è anche un nome proprio di persona femminile irlandese che significa “brillantezza”, “lucentezza”. Durante la serata il pubblico sarà accompagnato in un piccolo viaggio attraverso la cultura celtica e la sua musica.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

La memoria delle rocce. Percorsi di arte rupestre in Valtellina

L’arte rupestre in Valtellina costituisce un patrimonio culturale di inestimabile valore. Dalla media Valle fino a Bormio sono molte le testimonianze archeologiche che permettono di ricostruire la diffusione di questo fenomeno e di comprendere i rapporti con altri territori nel corso del tempo: le statue stele, scoperte in particolare nel comprensorio di Teglio e che costituiscono l’aspetto valtellinese di un fenomeno che si diffuse in tutto l’arco alpino nel corso dell’età del Rame; la Rupe Magna di Grosio, che con più di 5.000 raffigurazioni rappresenta il gruppo di incisioni più consistente della Valle e uno dei più importanti d’Europa; grandi superfici istoriate come quelle di Castione Andevenno, di Sondrio e di Tresivio; ultima scoperta in ordine di tempo, la stele di Migiondo (Sondalo) con un allestimento di prossima inaugurazione.

La fortuna delle rocce e dei massi incisi non è confinata nella protostoria, ma si espande nei secoli successivi, nell’età del Ferro e durante la romanizzazione (le stele di Tresivio e di Montagna in Valtellina), fino all’età storica con i marchi dei cavatori e le croci.

“La memoria delle rocce” nasce dalla volontà di far emergere il potenziale culturale dell’arte rupestre valtellinese costituendo un calendario comune di eventi e iniziative organizzate nei diversi musei e siti archeologici della Valle.

La rassegna ha preso avvio in concomitanza con le Giornate Europee dell’Archeologia (18-20 giugno) con le prime iniziative a Castione Andevenno, Sondrio e Teglio per concludersi in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (25 e 26 settembre). Prevede numerosi appuntamenti a Grosio, Grosotto, Tresivio e Sondalo. Si tratta di eventi di vario genere: conferenze, presentazioni, laboratori e visite guidate nei musei, nei siti archeologici e nel territorio.

Questa prima edizione de “La memoria delle rocce” vuole essere solo il primo passo di un progetto condiviso che intende promuovere nei prossimi anni l’arte rupestre della Valtellina, nella convinzione che la messa in rete dell’eccezionalità del patrimonio culturale del territorio possa essere un importante volano per una rinnovata ripresa culturale, sociale ed economica.

S.E.

“Le pietre ci parlano ancora”: a Ferrara

“Le pietre ci parlano ancora” è il volume digitale realizzato per ComunEbook, promosso dal Comune di Ferrara e dal Liceo scientifico A.Roiti. “La documentazione raccolta nel volume – ha spiegato il responsabile Ufficio Ricerche Storiche Francesco Scafuri – riguarda lapidi ed epigrafi che si trovano nel centro storico, suddiviso in due zone (quella medievale, a sud fino al confine con l’asse Giovecca-Cavour, e quella rinascimentale) oltre a una ripartizione dell’immediata periferia soprattutto nella zona a sud della città. La lettura può diventare occasione per cittadini e turisti dotati di smartphone di seguire percorsi alternativi e un po’ fuori dagli schemi, a piedi o in bicicletta, osservando le lapidi e i monumenti di pregio nell’atmosfera magica di strade e piazze”. “Sulla base di questo lavoro di documentazione – dice l’assessore a Lavori Pubblici, Piano Strategico e RecoveryFund Andrea Maggi – è mia intenzione dare il via a una serie di interventi per restaurare le epigrafi, delle quali nel volume è indicato anche lo stato di conservazione e il livello leggibilità. Queste iscrizioni, fatte su marmo o su pietra, sono motivo di conoscenza di fatti storici e personaggi rilevanti per la città ma anche per tanti turisti, che attraverso questa forma di scrittura permangono e continuano a trasmettere informazioni storiche e culturali nel presente e nel futuro”. Il docente del Liceo scientifico Roiti, Mario Sileo, ha infine sottolineato come la cura di questo volume abbia offerto ai suoi allievi “un’importante occasione per realizzare a scuola i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (ex Alternanza scuola-lavoro), lavorando su qualcosa di monumentale, lapideo e materiale, che è molto importante per i ragazzi abituati a usare quasi esclusivamente srmartphone e computer, rivelando loro una realtà fisica sulla quale non si erano mai soffermati.  Gli studenti, inoltre, traducendo in un programma informatico il lavoro fatto dagli autori, hanno inoltre potuto mettere insieme la cultura scientifica con quella umanistica, cogliendo quindi il collegamento importante tra queste discipline”.
All’incontro con i giornalisti erano presenti inoltre le coautrici Marcella Moggi e Mihaela Zamurca con Cristina Fiorentini dei Sistemi Informativi.

Per la prima volta il Comune di Ferrara pubblica un censimento aggiornato relativo alle epigrafi della città, con particolare riferimento a quelle lapidi che si trovano sui prospetti di case e palazzi. Si tratta di un volume digitale dal titolo “Le pietre ci parlano ancora. Alla scoperta di Ferrara e dei suoi personaggi tra epigrafi e iscrizioni”, leggibile con pc, tablet o smartphone, scaricabile da http://www.comunebookferrara.it, fortemente voluto dagli assessori Andrea Maggi e Marco Gulinelli, che ne hanno curato la prefazione e l’introduzione. Gli autori sono Francesco Scafuri e Marcella Moggi dell’ufficio comunale Ricerche Storiche presso il Servizio Beni Monumentali, congiuntamente a Mihaela Zamurca, laureanda dell’Università degli Studi di Ferrara, la quale, grazie ad un tirocinio curriculare ha potuto collaborare con l’ufficio comunale, che ha coordinato le attività di ricerca e realizzato la pubblicazione. Particolarmente efficace la produzione digitale di questo nuovo e-book, curata dal prof. Mario Sileo, docente del Liceo Scientifico ‘A. Roiti’ di Ferrara, assieme ai suoi studenti, nell’ambito del progetto editoriale nato dalla partnership fra l’Amministrazione e l’istituto scolastico, che negli ultimi anni ha diffuso altre interessantissime opere su argomenti ferraresi. Nel “libro elettronico”, attraverso la puntuale trascrizione delle epigrafi, accompagnata da una ricca documentazione fotografica, si possono cogliere tantissime notizie interessanti su fatti e personaggi legati a Ferrara, offrendo la possibilità ai lettori di conoscere l’esatta collocazione delle lapidi nel centro storico e il loro contenuto grazie a schede digitali efficaci e di facile lettura. L’opera rappresenta, altresì, un’ulteriore occasione per cittadini e turisti dotati di smartphone che vogliano vivere la città seguendo percorsi alternativi e un po’ fuori dagli schemi, a piedi o in bicicletta, osservando le lapidi e i monumenti di pregio nell’atmosfera magica di strade e piazze.
Naturalmente questo e-book offre la possibilità di seguire molteplici percorsi di ricerca, digitando ad esempio il nome di un personaggio, la denominazione di un edificio, un fatto, un evento, piuttosto che una data. Lo studio, poi, si è spinto anche sul versante patrimoniale, indicando sia le proprietà degli edifici, sia gli enti o le associazioni che hanno apposto materialmente le lapidi. La rilevazione di ciascun manufatto, effettuata da settembre a novembre 2020, ha consentito di riportare altresì alcuni dati essenziali in ciascuna scheda, come quelli riguardanti lo stato di conservazione delle lapidi o il grado di leggibilità delle epigrafi. Le targhe lapidee che si trovano sui prospetti di chiese, conventi, ed ex edifici di culto non sono state analizzate in questo studio, se non quelle che ad avviso degli autori sono significative per la città o soltanto curiose. Pertanto, l’e-book è stato pensato come uno strumento che può essere facilmente aggiornato e implementato, non solo dal Comune di Ferrara ma anche da altri enti, istituzioni e associazioni cui competono la manutenzione e il restauro delle lapidi. Un altro elemento di novità rispetto alla bibliografia sull’argomento, pur puntuale e interessante, è rappresentato dalla trascrizione di diverse iscrizioni latine, alcune delle quali tradotte in italiano allo scopo di offrire al lettore nuove occasioni di approfondimento.

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

“Thanks to” alla GAM

La ricostruzione del Ponte della Vittoria vista con gli occhi del pittore veronese Albano Vitturi. L’opera, datata 1925, è l’ultima tra quelle donate al Comune ed è stata scelta per inaugurare il nuovo spazio appositamente dedicato alle donazioni, allestito all’interno della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, dal titolo ‘Thanks to’. Un progetto espositivo voluto dalla direzione Musei civici, per evidenziare il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Uno spazio speciale, arricchito anche dal quadro di Vitturi ‘Progetto per il Ponte della Vittoria, 1925’, donato quest’anno ai Musei civici dalla collezionista Cristina Fraccaroli Tantini. L’opera fu realizzata dall’artista in occasione del concorso nazionale bandito negli anni ’20 dal Comune di Verona per la costruzione di un ponte monumentale, che doveva esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra. Al concorso parteciparono 40 progetti e si aggiudicò il primo premio la proposta presentata dall’architetto Ettore Fagiuoli e dall’ingegnere Ferruccio Cipriani.

“Un nuovo ed importante esempio di come il sistema Verona, fortemente sostenuto da questa Amministrazione – sottolinea il sindaco – sia stato compreso e apprezzato dai cittadini veronesi, che ogni giorno, con una crescente partecipazione civica, si impegnano a collaborare con il Comune in favore della città. Questa donazione rappresenta la volontà di condividere con un’intera comunità un bene privato prezioso, per arricchire la cultura cittadina e per ampliare le risorse artistiche disponibili ai Musei civici veronesi.
Un gesto di generosità importante, che accogliamo con entusiasmo, ringraziando la collezionista Fraccaroli Tantini per aver voluto omaggiare la città con questo speciale dipinto”.

“La donazione di Fraccaroli Tantini – precisa l’assessore Briani – è stata appositamente scelta per inaugurare il nuovo spazio espositivo delle donazioni allestito alla Gam. Un progetto dei Musei civici, per mettere in risalto il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Ringraziamo sentitamente la collezionista per la sensibilità e l’attenzione dimostrata. L’opera di Vitturi fu realizzata per concorrere ad un bando nazionale promosso dal Comune di Verona per la costruzione di quello che oggi conosciamo come il Ponte della Vittoria, realizzato proprio per esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra”.

“Il progetto di Vitturi puntò su una scenografia esuberante, una sorta di fantasia ‘gotico-futurista’ – spiega la direttrice Rossi – dove tra le forme acute della slanciata architettura appare una sfilata di cavalieri armati, che rievocano il glorioso medioevo veronese delle conquiste degli Scaligeri. Animata da sensibilità civica e da una profonda passione per la cultura artistica del Novecento veronese, la donatrice Tantini ha inteso, con questo gesto, partecipare attivamente ai progetti sviluppati dalla direzione della GAM, che pongono al centro anche questi importanti contributi artistici offerti ai Musei civici dalle collezioni private”.

“Vitturi ha raffigurato la Verona del futuro, la città che non c’è, nel doppio senso della città che sarà ma anche di quella che potrà non esserci” dichiara Cristina Fraccaroli Tantini, che ha donato l’opera affinché sia valorizzata nella Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, nel filone dell’iconografia visionaria della città di Verona e in particolare in rapporto alle opere di Ettore Beraldini e Baldassare Longoni.

Albano Vitturi (1888-1968). La produzione del pittore veronese, contemporaneo di Trentini, Zamboni, e molti altri protagonisti del primo Novecento locale, costituisce un corpus assestante dal punto di vista formale e culturale. Il suo stile non viene mai interessato appieno dalla lezione divisionista, né dal Simbolismo, o dal cosiddetto “realismo magico”, ma si condensa nella ricerca di una pacata tangibilità delle figure, in impianti luminosi a tutto campo. Vitturi è influenzato dalla pittura di Cézanne che ha modo di ammirare nella Biennale veneziana del 1920. Il pittore veronese intende trasporre sulle proprie tele una posata tranquillità plastica, una sicurezza d’impianto che mutua dal linguaggio cézanniano. L’artista non cerca la rottura con la tradizione, ma al contrario tenta di inserirsi nell’alveo della ricerca figurativa con un linguaggio organico e unitario, le cui tipologie derivano da un interessante intreccio tra brividi modernisti e nuovi ritmi plastici. Dai dipinti degli episodi di guerra in Albania ai primi ritratti, dalla solarità delle spiagge adriatiche alla visione senza confine del contesto urbano e dei paesaggi collinosi attorno a Verona, si può cogliere tutta l’attenzione dell’artista alla coeva pittura francese, ma anche, da artista legato alle vicende del proprio territorio, agli echi secessionisti di Monaco e Vienna, sino alla sensibilità coloristica della Scuola Romana. La sua poetica si condensa in una pittura libera, senza forzature, intenta a riflettere sulla costruzione dell’opera per piani e blocchi in una visione oggettiva solida e sintetica.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Un festival NON da tre soldi

È “Un festival NON da tre soldi” quello dell’Associazione InCanto, che si svolge dal 17 agosto al 4 settembre 2021 con un fitto calendario di concerti nei più bei chiostri di Amelia, Collescipoli e San Gemini, in provincia di Terni.

Momento culminante del festival è la prima esecuzione in Italia della pantomima per bambini Zaubernacht (Notte magica) di Kurt Weill, primo lavoro teatrale di questo famosissimo autore del Novecento, noto soprattutto per la collaborazione con Bertolt Brecht, insieme a cui scrisse, tra l’altro, un capolavoro come L’opera da tre soldi. Poi – andato in esilio in America durante il nazismo – Weill si “americanizzò” e scrisse anche commedie musicali, songs e musiche per i film di Hollywood. Zaubernacht sarà diretta da Fabio Maestri con il soprano Patrizia Polla e l’Ensemble In Canto. Nell’esecuzione, che sarà in forma di concerto, verranno interpolate delle filastrocche originali scritte per questa occasione dalla scrittrice Sandra Petrignani (il 31 agosto alle 22.15 al Chiostro di San Francesco a San Gemini).

Sempre il 31 agosto, un’ora prima di Zaubernacht, si potranno ascoltare altre musiche di Weill, tratte da L’opera da tra soldi e da Happy End e riunite sotto il titolo “Quanti denti ha il pescecane? Storie di mendicanti, pirati e cannoni”: sarà il debutto di Lucilla Galeazzi in questo repertorio, con Silvia Paparelli al pianoforte.

Intorno a Weill, molto amato dal pubblico di ieri e di oggi, ruotano anche altri concerti del festival: sarà possibile ascoltare le sue pagine più note (in particolare quelle da L’opera da tre soldi) ma anche altre di più rara esecuzione. Non mancheranno occasioni per l’ascolto di repertori diversi, da quello vocale operistico e da salotto alla musica strumentale del Sei e Settecento, passando per Paganini, Morricone e la canzone d’autore. Dunque un programma molto vario, che vuole raggiungere ogni tipo di pubblico.

Ad inaugurare il festival, il 17 agosto alle 21.15 ad Amelia nel Chiostro di Sant’Agostino, è un concerto-conferenza dedicato alla musica – oggi di raro ascolto – di Amintore Galli, compositore molto noto alla fine dell’Ottocento, che iniziò la sua carriera proprio in Umbria. Sarà accostato ai suoi contemporanei Mascagni e Giordano. Partecipano al concerto tre cantanti di primissimo piano, quali il soprano Bruna Tredicine, il tenore Danilo Formaggia e il baritono Massimo Simeoli, con Catia Capua al pianoforte e con un’introduzione del musicologo Paolo Patrizi.

Il 18 alle 21.15 a Collescipoli è la volta dell’Insolito Duo formato dal trombone di Eugenio Renzetti e dalla chitarra di Luca Berardi, che suoneranno adattamenti di canzoni di Dalla, Tenco, Endrigo, Paoli, Pino Daniele e di altri protagonisti della canzone italiana del ventesimo secolo.

Il 20 agosto alle 21.15 a Collescipoli e il 24 (sempre alle 21.15) ad Amelia i cinque clarinetti del Solitaire Ensemble presentano un variegato programma, che spazia da Rossini a Brahms, da Verdi a Weill, da Bizet a Fancelli.

Pincini, Buttà

Il 27 alle 21.15 si torna a Collescipoli per ascoltare Kleine Dreigroschenmusik, versione ridotta dell’Opera da tre soldi di Brecht e Weill, eseguita dalla formazione giovanile Filarmonica Sabina Foronovana diretta da Lorenzo Rosati con la partecipazione del soprano Lucia Filaci. Questo concerto viene replicato il 29 a San Gemini. Ancora a Colescipoli il 29 alle 18.30 il giovane pianista emergente William Belpassi si cimenta con un impegnativo programma, iniziando con Weill per tornare indietro nel tempo a Brahms e Beethoven.

Gli ultimi concerti si svolgono tutti a San Gemini. Dopo  Zaubenacht di Weill (31 agosto) il chiostro di San Francesco accoglie l’1 settembre alle 21.15 un duo di strumenti che sembrerebbero difficilmente conciliabili, formato da AndreaCorsi (1° fagotto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai) e Gabriele Catalucci (clavicembalo), che eseguono musiche del barocco italiano (Bertoli), francese (Corrette) e tedesco (Bach).

Ancora a San Gemini il 2 settembre alle 21.15 suonano il violoncellista Luca Pincini e la pianista Gilda Buttà, due dei musicisti prediletti da Ennio Morricone, con il quale hanno collaborato innumerevoli volte per circa tre decenni, sia in sala di registrazione che in concerti dal vivo in Europa, America ed Asia. Suonano naturalmente musiche di Morricone, ma anche di due musicisti a lui vicini, quali Piazzolla e a Bacalov, e di due grandi della scuola francese, Fauré e Debussy.  Il 3 settembre alle 21.15 un altro prestigioso duo formato dal soprano Lorna Windsor e dal pianista Antonio Ballista presenta il Weill del periodo americano ed altri autori di quello stesso contesto, quali Gershwin, Berlin e Porter. Il festival si conclude a San Gemini il 4 alle 21.15 con uno dei migliori violinisti italiani, Vincenzo Bolognese (1° violino di spalla dell’Opera di Roma), che affronta i ventiquattro Capricci di Paganini, vertice del virtuosismo violinistico di ogni tempo.

Bolognese

Tutti i concerti si svolgeranno nel territorio ternano, in particolare nei centri di Amelia, San Gemini e Collescipoli. Sono stati scelti quattro chiostri di particolare valore artistico e fascino (i Chiostri di Sant’Agostino e San Francesco ad Amelia, quello di San Francesco a San Gemini e quello di Santa Cecilia a Collescipoli), luoghi di grande attrattiva turistica e perfettamente funzionali alla programmazione estiva dei repertori scelti.

Per tutti questi concerti i biglietti avranno il costo simbolico di 3 euro.

Dopo “Un festival NON da tre soldi”, la programmazione di OperaInCanto tornerà, come di consueto, in autunno: il 9 ottobre si terrà la prima esecuzione assoluta dell’opera Le ossa di Cartesio, lavoro commissionato dall’Associazione In Canto e nato dalla collaborazione tra Mauro Cardi, uno dei compositori di maggior spicco oggi in Italia, e Guido Barbieri, critico, musicologo e voce storica di Rai Radio3.

Il festival è reso possibile dal contributo di Mibac Ministero per i Beni e le Attività culturali, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Regione dell’Umbria.

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Ferragosto Swing

A Forte Gisella di Verona, sabato 14 agosto, via Mantovana 117, va in scena la Jazzset Orchestra con lo spettacolo musicale ‘Ferragosto Swing’. L’evento, con inizio alle ore 21, è ad ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. L’appuntamento è organizzato della Quarta circoscrizione in collaborazione con la Jazzset Orchestra.

Durante la serata la Jazzset Orchestra, formazione veronese composta da 18 orchestrali e due voci soliste, attiva da più di trent’anni in ambito nazionale ed estero, intratterrà il pubblico con l’esecuzione di pezzi strumentali e cantati di musica swing. Un repertorio tratto dai migliori testi delle più grandi big band americane del genere, fra le quali, le leggendarie figure di Duke Ellington, Count Basie, Glenn Miller, Frank Sinatra, Ella Fitzgerald. Dirige l’orchestra Marco Ledri. Voci soliste Rossana D’Auria e Stefano Fusco.

Per informazioni è possibile contattare Giuseppe Tattoli – presidente Associazione Jazzset Orchestra, al numero 349 5113198 o via mail a: info@jazzset.it.

Al concerto è abbinata una raccolta fondi a scopo benefico in favore della San Vincenzo De Paoli della parrocchia di Santa Lucia Extra. In caso di maltempo la serata sarà recuperata il 28 agosto, allo stesso orario.

Roberto Bolis

Un fiume di musica 2021 sulla darsena di Ferrara

La musica risuona nelle sere d’estate in riva alla darsena di Ferrara fino al 9 settembre 2021; la banchina sul Volano, di fronte a Palazzo Savonuzzi (via Darsena, 57) è teatro alla sesta edizione di ‘Un Fiume di Musica’ rassegna di concerti dal vivo organizzata dall’Associazione Musicisti di Ferrara – Scuola di Musica Moderna, con il sostegno dell’Amministrazione comunale.

Filo rosso del progetto sono gli appuntamenti settimanali del giovedì sera in darsena, dove si potrà ascoltare la musica suonata dal vivo dagli insegnanti della Scuola di Musica Moderna. Diversi repertori e differenti sonorità si avvicenderanno una settimana dopo l’altra, sempre affiancati da un coordinamento attento nel rispetto delle vigenti normative anti Covid-19. Si potrà accedere dalle ore 20 per accomodarsi al tavolo (prenotato precedentemente) e attendere l’inizio del concerto alle 21. L’ingresso è gratuito, ma è obbligatoria la prenotazione dei tavoli sull’App EVENTBRITE, per informazioni scrivere a unfiumedimusica@gmail.com

Nella cornice di Un Fiume di Musica la redazione Wah Wah Magazine organizzerà l’11 agosto la rassegna musicale di musica d’autore indipendente, Wah Wah Music Fest. Il 31 agosto l’appuntamento è con la terza edizione di Gypsy Guitar, una giornata dedicata all’operato del liutaio centese Mario Maccaferri, inventore e ideatore della chitarra che ha dato voce e suono al grande chitarrista Manouche Django Reinhardt, maestro della musica swing. UFDM l’8 settembre ospiterà la seconda edizione di Regalaci Un Sorriso, una serata di musica, danza e comicità, organizzata dall’Associazione Jazz Studio Dance a sostegno dell’Associazione Domiciliare Oncologica ADO.

Dopo un lungo periodo di abbandono, grazie al Consorzio Wunderkammer, gli ex magazzini fluviali di Ferrara rappresentano oggi un importante presidio culturale in un pezzo di città in trasformazione. In particolare dal 2015, con il progetto Smart Dock, la “camera delle meraviglie” si è al quartiere Darsena e Giardino, caratterizzati da un mix etnico e sociale e in difficoltà nella costruzione collettiva di una nuova identità. Anno dopo anno quella che era una banchina abbandonata è diventata una piazza urbana, un parco dove far giocare i propri figli trascorrere una serata in compagnia di amici e buona musica.

Alessandro Zangara