Burri e Pistoia. La Collezione Gori e le fotografie di Amendola

A Palazzo Sozzifanti di Pistoia, fino al 26 luglio prossimo, è aperta la mostra “Burri e Pistoia. La Collezione Gori e le fotografie di Amendola”, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e curata da Bruno Corà, con opere della Collezione Gori, della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello e fotografie di Aurelio Amendola.

A cento anni dalla nascita, molti Paesi – e su tutti gli Stati Uniti – renderanno omaggio al grande artista umbro che ha demolito e riconfigurato la pittura occidentale.

Un anniversario che anche la città di Pistoia celebra con una grande mostra.

Il percorso espositivo presenta un nucleo significativo di lavori appartenente alla collezione di Giuliano Gori, grande amico di Burri fin dagli anni Sessanta, decennio in cui appaiono i “Legni” le “Combustioni”, i “Ferri”, le “Plastiche” che definiscono in modo emblematico il rapporto di Burri con ‘la materia’ da trasformare in pittura. Le opere in mostra sono affiancate da un ricco repertorio di fotografie di Aurelio Amendola, a lungo collaboratore e testimone dell’azione artistica del Maestro. Istantanee che forniscono un fedele ritratto dell’artista e dell’uomo. L’immagine più celebre di Burri proviene proprio dall’obiettivo di Amendola: parte di una spettacolare serie di scatti delle “Combustioni” realizzate nell’atelier di Morra nel 1976.

Le opere di Burri, in un ideale dispiegamento dei suoi più significativi esiti, dai Catrami alle Muffe, dai Sacchi alle Combustioni e ai Legni, dai Cretti fino ai Cellotex, rendono emblematica la grande lezione di questo Maestro che con la città di Pistoia ebbe un particolare e amichevole rapporto, tuttora testimoniato dal Grande Ferro Celle, scultura progettata espressamente dall’artista nel 1986 per lo spazio aperto lungo la strada che unisce Montale a Pistoia, nel punto di accesso alla Fattoria di Celle di Santomato, sede della Collezione Gori. Perfettamente inserita nell’ambiente circostante, la scultura, attraverso l’incrocio di ogive metalliche, dà origine a differenti inquadrature e punti d’osservazione del paesaggio. Fa parte della serie di sculture che Burri soleva realizzare in occasione di avvenimenti straordinari quali la Biennale di Venezia o Kassel.

In mostra, oltre ai notevoli pezzi della collezione Gori, riferibili in gran parte agli anni Cinquanta, si potrà ammirare l’opera di rilevante valenza storica Sacco, del 1952, prestata dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello. I Sacchi – considerati la risposta dell’arte italiana ai linguaggi dell’informale – rappresentano un pezzo importante della storia di Burri e dell’Italia dopo l’ultima guerra.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Pescia e Pistoia, rende omaggio a questo indiscusso protagonista della scena artistica moderna e contemporanea con un allestimento che porta la firma dell’architetto Tiziano Sarteanesi, storico curatore degli allestimenti delle esposizioni dell’artista.

Iniziative analoghe troveranno svolgimento in alcune metropoli internazionali come Bruxelles, Seul, New York (dove il 9 ottobre sarà aperta presso il Guggenheim Museum una grande mostra retrospettiva) e Düsseldorf. L’esposizione è inserita nel programma “Toscana del ‘900” realizzato dalla Regione in collaborazione con la Consulta delle Fondazioni toscane in occasione di Expo Milano 2015.

Burri e Pistoia. La collezione Gori e le fotografie di Amendola

Pistoia, Palazzo Sozzifanti, ingresso Vicolo dei Pedoni, 1

Fino al 26 luglio 2015

Orari: Martedì-Venerdì dalle 14.30 alle 19.30; Sabato e Domenica dalle 10 alle 18

Ingresso: € 3,00 – gratuito per studenti, over 65 e possessori dei biglietti del festival Pistoia – Dialoghi sull’uomo

Catalogo in mostra: Edizione Gli Ori; 176 pp.; con testo inglese a fronte; euro 30,00. Durante la mostra sarà venduto al prezzo speciale di euro 25,00

 

Delos

 

 

L’Alchimista

L’Autore del romanzo “l’Alchimista” è Paulo Coelho, nato a Rio de Janeiro nel 1947 da una famiglia benestante. Da sempre ha avuto rapporti un po’ bruschi con la madre che lo fa rinchiudere più volte in strutture psichiatriche per il suo comportamento ribelle. I suoi libri sono stati pubblicati in tanti Paesi, e ha ricevuto diversi premi tra cui il “Crystal Award”. Dal 2002 è membro dell’Accademia Brasiliana di Las Letros.

La città natale dell’autore, come accennato prima, è Rio de Janeiro che si trova in Brasile (America Latina). Colonia portoghese per molti secoli, il Brasile diventa indipendente dal 1822; è organizzato come una repubblica federale, divisa in 26 stati. La popolazione è molto composita, c’è una maggioranza di bianchi, ma sono presenti anche una bella quantità di neri e meticci. La lingua ufficiale è il portoghese e la religione prevalente è quella cattolica. Ci sono forti disuguaglianze sociali e forti squilibri tra le religioni; infatti, le uniche città importanti sono Brasilia e Manaus. Il Brasile è uno degli stati più grandi al mondo ed è anche una grande potenza mondiale; possiede un’agricoltura ricca e varia, importanti riserve minerali e energetiche e un’industria sviluppata.

Il racconto di Coelho “l’Alchimista” è ambientato in Spagna, ma si sentirà parlare di alcune città del Nord Africa dal quale passerà il nostro protagonista.

Il protagonista del racconto è un ragazzo, di nome Santiago, che possiede un gregge di pecore; una volta all’anno si reca in città per vendere la lana a un mercante della città. Santiago fa un sogno dove c’è lui che tiene per mano un bambino che gli dice che in Egitto, vicino a una piramide, si trova un tesoro. Il ragazzo fa più volte lo stesso sogno, quindi decide di farsi aiutare a capire il significato del sogno, ma con scarso successo. Un giorno incontra un signore anziano che dice di essere il re di Salum; inizialmente il ragazzo non crede all’anziano pensando che fosse pazzo, ma questi dimostra di conoscere tutta la sua vita fino a quel momento, così il ragazzo gli credette e gli svelò il suo sogno; l’anziano quindi lo invita a partire per raggiungere il tesoro. Santiago vende le sue pecore e con il denaro guadagnato parte per il suo viaggio. La prima tappa di Santiago è il Marocco dove fece “amicizia” con dei coetanei che alla fine lo derubano di tutto il denaro che possedeva; quindi, ritrovatosi povero, è costretto a lavorare per poter guadagnare qualcosa e riprendere il viaggio. Guadagnati abbastanza soldi, il ragazzo si rimette in viaggio verso l’Egitto. Qui incontra un uomo che è informato sull’argomento dell’Alchimia, così Santiago, incuriosito, gliene chiede il significato. Mentre la carovana si ferma per una sosta, Santiago si dirige verso un pozzo per prendere l’acqua, qui incontra una ragazza araba, Fatima, di cui si innamora. Santiago riesce a incontrare un vero Alchimista che gli racconta il vero significato dell’alchimia; il ragazzo gli racconta il suo sogno e l’uomo lo accompagna per un tratto di strada durante il quale vengono rapiti da dei briganti. Inizialmente Santiago cerca di convincerli a liberarli raccontandogli del sogno e il perché del suo viaggio e viene deriso, ma, dopo una promessa dell’uomo che lo accompagna, riescono a farsi liberare grazie al fatto che il ragazzo riesce a trasformarsi in vento. Prima di lasciare Santiago, l’Alchimista insegna al ragazzo come trasformare il metallo in oro e gliene lascia un pezzo. Arrivato alle piramidi inizia a scavare nel luogo del suo sogno e ancora una volta viene rapito dai briganti che gli domandano cosa stesse facendo, il ragazzo gli racconta del sogno e uno dei briganti gli confessa di aver fatto lo stesso sogno, ma nel quale il tesoro si trovava in una chiesa in Spagna. Santiago quindi torna in Spagna nella chiesa in cui aveva dormito prima di intraprendere il viaggio; trova il tesoro e ritorna dalla sua amata Fatima.

Il racconto in sé è bello e interessante, mi è piaciuto molto.

Confrontando “l’Alchimista” con “Siddharta”, che avevo letto in precedenza, ho trovato molte uguaglianze, anzi posso dire che i due racconti sono praticamente identici se non per alcuni dettagli. Per esempio i luoghi sono diversi, “l’Alchimista” è ambientato in Spagna e il protagonista si sposta in posti lontani come Marocco e Egitto, mentre “Siddharta” è ambientato in India e il protagonista non si sposta più di tanto. Nell’Alchimista il protagonista è spinto da un sogno a compiere un viaggio per trovare un tesoro che non trova, mentre in Siddharta il protagonista è spinto dalla sua sete di sapienza a compiere il viaggio per trovare se stesso. In entrambi i casi il protagonista dovrà affrontare diversi ostacoli, Santiago verrà derubato e rapito più volte, Siddharta dovrà abbandonare il suo migliore amico e tenterà il suicidio dopo aver scoperto che la donna del quale era innamorato era incinta, e secondo lui era una cosa negativa (sporca); in entrambi i casi il protagonista si innamora di una ragazza incontrata durante il viaggio anche se Santiago alla fine la rincontrerà e Siddharta non la vedrà più, perché la ragazza morirà per il morso di un serpente. Infine, in entrambi i romanzi il protagonista raggiunge il proprio obbiettivo, Santiago trova il tesoro e Siddharta trova la propria via.

In confronto a Siddharta, l’Alchimista mi è piaciuto molto di più perché era più facile e comprensibile da leggere, il linguaggio è simile a quello utilizzato da noi oggi; guardando anche i periodi storici in cui sono stati scritti i diversi romanzi, si capisce il perché siano diversi dal punto di vista del linguaggio; e comunque gli autori non sono gli stessi e ognuno ha il proprio modo di scrivere. Possiamo dire che l’Alchimista è un po’ più moderno. Tutto sommato sono due bei romanzi.

Bevck Mama

La Leonessa. Città di Brescia. Le poesie dialettali

Tutti presenti (uno con delegato) i poeti dialettali bresciani premiati alla sedicesima edizione del premio di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”.

Immagine 236-001Poesie intense, altamente significative per il nostro tempo. I temi trattati sono i più vari, dal classico “Amur” di Angelo Comparcini (terzo premio, nella foto), in una poesia che cerca di trovare parole per descrivere cos’è l’amore, “l’emozione più forte o la certezza più fragile”, “il brivido che scuote l’anima sconvolgendola sotto ogni punto di vista”. Il resto è nulla “è pazzia paragonato ad un sentimento senza tempo. L’amore è l’unica sensazione che non lascia indugi”, afferma il poeta.

E una poesia è dedicata al proprio paese nella Bassa Bresciana, sognato, come scrive Domenico Pari in “Ghò sognàt ‘l mé paes” (segnalata), poesia dalle fresche immagini di realtà e affetto.

PREMIATO

 

 

 

 

 

 

PREMIATO

 

Luigi Legrenzi dedica i suoi versi a “Umbrie deleguade”, viaggio metaforico nella vita, con le sue speranze e le sue difficoltà. Vita e poesia che trova attualizzazione nella contemporaneità, con i profughi che attraversano il Mediterraneo “e come moderni Ulisse perdono i propri compagni”.

Ornella Olfi scrive “Forsa de mama”, secondo premio, dedicata alla mamma, “donna forte in ogni fase della sua vita: dalla gioventù vissuta in povertà durante la guerra, ai grandi dolori per la morte prematura di mio papà e di mia sorella, fino alla malattia, affrontata con grande forza di volontà e profonda fede. Esempio silenzioso ma essenziale che ha trasmesso a noi figlie”. Una poesia intensa e delicata allo stesso tempo, carica di emozione.Immagine 231-001

Infine, la schiettezza dialettale di Resy Pescatori Lucchini, premiata per “Scarabocià per znetà ‘l cör” (primo premio), poesia semplice e immediata, tipicamente bresciana nella semplicità che arriva direttamente al cuore del verso e del lettore per esprimere un concetto prezioso. Scrivere permette di “pulire il cuore”, fare chiarezza in se stessi, trovare una via, offrire il proprio pensiero, ma anche il proprio dolore e il proprio travaglio agli altri, perché ne usufruiscano leggendone il distillato, ciò che emerge dopo averne tratto l’insegnamento.

PRIMO PREMIO = IL DIALETTO BRESCIANO

 

Poesie davvero generose e preziose, che l’organizzazione spera di potere presto raccogliere in un volume.

La Redazione

 

 

“La Leonessa. Città di Brescia” sedicesima edizione

I DUE ISTITUTI DI VERONA con le PRESIDI

Numerosi i Poeti premiati nell’ambito della sedicesima edizione del Premio di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”. Sul palco dell’Auditorium San Barnaba di Brescia, che tradizionalmente ospita la cerimonia di premiazione della prestigiosa kermesse che vede partecipare Poeti da vari Paesi del mondo, si sono alternate poesie di notevole intensità. Un’edizione partecipata e con testi davvero interessanti, letti quest’anno dagli autori. L’organizzazione ha sottolineato nuovamente che è la Poesia protagonista e che l’incontro di Poeti dev’essere un incontro di voci, di parole, di musicalità e di emozioni. Questo è la cerimonia di premiazione che quest’anno ha visto praticamente tutti i premiati partecipanti. Il messaggio forse è stato recepito: il Poeta che pensa soltanto al tipo di premio che riceverà, non coglie appiena la volontà di creare poesia nuova e di condividerla, perché dia davvero momento di crescita culturale. E di innovazione culturale. Se i Poeti non si conoscono e non si leggono o ascoltano tra loro, come possono pensare che altri siano interessati alla loro poesia e alla Poesia in generale?

Così ecco il gruppo di studenti, accompagnati della due professorerre Caterina Ilgrande ed Elisabetta Faccioli, artefici di produzioni davvero interessanti.

Le poesie premiate tra le produzioni degli studenti sono queste:

Autunno nell’aria, di Matthias Maggio

La mia primavera, di Flavio M. El Halouani

Il soffio di marzo, di Alessandro Maistri

La primavera la s’a sveia, di Martina Marchi

La Natura!, di Anna Quacqueri

Un amico, di Gaia Cicciarella

Un dono speciale, di Agnese Cecchini

Centellas de primavera, di Sofia Nuvoloni

Vita, di Femke Goddijn

La meta, di Alessio Iliceto

Le stagioni, di Vittoria Tessari

Dead souls, di Vittoria Fiorio

Le stagiù, di Carlotta Cossu

El amor, di Waeil Pozza

L’amicizia, di Maria Vittoria Gatto

Il tesoro più grande, di Elisabetta Cordioli

Il dono dell’amicizia, di Rossella Cervellin

Amico, di Laura Caleca

Never alone, di Virginia Biella

El laòro, di Vittoria Maccacaro

 

 

 

 

“Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria…”

“Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino ha ucciso Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.

Umberto Eco

La citazione più bella sulla lettura è di Umberto Eco, secondo cui leggere ci permette di vivere più vite: “Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità”.

Leggere può poi avere una funzione liberatoria dai malanni esistenziali, leggere permette di vivere in un mondo diverso, migliore di quello in cui viviamo.

Leggere serve per accrescere la nostra cultura e i nostri pensieri.

Leggere è salutare per la mente, ma è necessario che la lettura sia attraente e questo sta agli interessi del lettore, ai suoi gusti.

Le letture inducono il lettore ad una riflessione.

Perché la lettura è fin dai tempi antichi un vantaggio e un’opportunità che ci viene offerta dalla nostra vita, ci permette di capire, come in uno sguardo, il pensiero altrui e di confrontarlo col nostro.

Quest’anno ho letto tre libri, Siddharta, Il ritratto di Dorian Gray e ora sto leggendo LAlchimista; sono tutti e tre dei libri interessanti e riflessivi.

Il libro che per adesso mi ha colpito di più è stato Siddharta che descrive il modo in cui un giovane diventa un uomo adulto.

Siddharta in questo percorso di maturazione generale ha come obbiettivo la saggezza.

La sua ricerca di una dimensione interiore e pacifica non si ferma agli insegnamenti del sommo maestro, poiché, per il protagonista, ciascuno deve trovare la propria via alla saggezza.

Nella sua vita Siddharta entra in contatto con le cose di tutti i giorni, prova i tormenti che viviamo tutti e solo alla fine, come ciascuno di noi, si augura di trovare la liberazione.

LaBetta

Il ritratto di Dorian Gray

Lord Henry: “…possedete una splendida giovinezza e la giovinezza è l’unica cosa che valga la pena di avere”. “Non mi sembra, Lord Henry”. “No, non vi sembra adesso, un giorno, quando sarete vecchio, brutto e grinzoso… allora ve ne accorgerete… Ora, ovunque andiate, voi incendiate il mondo… Quando l’avrete persa non sorriderete più… Non c’è assolutamente nulla al mondo se non la giovinezza!”.

Questo brano è tratto dal romanzo di Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray”. Dorian Gray era un ragazzo molto bello; Basil Hallword era un pittore che fece un ritratto a Dorian, un quadro che non avrebbe mai esposto, perché dice che nel quadro c’è troppo di sé. Un amico dell’artista, sentendolo parlare così bene di Dorian e della sua bellezza, decide che vuole conoscerlo. Lord Henry era l’amico dell’artista. Lord Henry decide di cambiare il quadro e di far in modo che il quadro invecchiasse mentre Dorian rimaneva sempre giovane e bello. Lord Henry in questo momento del libro della citazione, dice che Dorian possiede una splendida giovinezza e che non c’è niente di più importante della giovinezza, perciò decisero di dipingere questo quadro per salvare la giovinezza di Dorian e il quadro doveva invecchiare al posto suo. Dorian si innamorò di un’attrice molto brava che però lavorava in un teatro di basso livello, quando ella comunica a Dorian la decisione di voler smettere di recitare, egli le rispose che l’avrebbe lasciata perché aveva distrutto la sua migliore caratteristica. Per la disperazione la ragazza si uccise, e Dorian si accorge che nella disperazione il quadro era cambiato, imbruttendosi. Dorian depose il quadro in una stanza segreta e isolata per la paura che Basil volesse esporlo alla gente. Dorian sospetta di Victor il suo cameriere, pensa che lui voglia rubargli il quadro, perciò lo uccide! Dorian nota altri cambiamenti del quadro, invita Basil a osservarlo con lui e, preso della rabbia, uccide Basil a coltellate. Poi però se ne pente e per la paura di essere incriminato, chiede aiuto ad un medico per liberarsi del cadavere; il medico successivamente si ucciderà. Dorian, pentito di tante brutte azioni, decide di voler cambiare vita, ma si rende conto che il quadro era ulteriormente peggiorato. Dorian Gray sconvolto, pensando che il quadro non si potesse cambiare, accoltellò il quadro dritto al cuore, così lui morì e il quadro diventò Dorian nel tempo dei suoi antichi splendori, mentre Dorian diventò brutto e vecchio come il quadro. La traccia del tema è il dialogo tra Lord Henry e Dorian quando Lord dice a Dorian che la bellezza che aveva negli anni sarebbe svanita, perciò doveva far sì che il quadro invecchiasse al suo posto e che Dorian restasse sempre giovane e bello. Questo libro mi è piaciuto, è piacevole e interessante da leggere, mi piace molto il finale e il modo in cui, pugnalando il quadro, Dorian è invecchiato e il quadro è ringiovanito.

LaBetta

Lux in Nocte IV Edizione. “Santa Caterina da Siena”

Il 21 giugno 2015, domenica, giorno del solstizio d’estate, il Complesso monumentale del Duomo di Siena presenta la quarta edizione dei Notturni dell’Opera con un’apertura straordinaria delle varie sedi, Cattedrale, “Cripta”, Museo dell’Opera, Battistero e, su prenotazione, il Facciatone e la Porta del Cielo per insoliti e suggestivi panorami notturni della città e oltre. La serata dal titolo evocativo Lux in nocte prevede una serie di percorsi attraverso i capolavori dell’arte, accompagnati dalle note musicali e dalla danza per comunicare in maniera innovativa la “luce” del complesso monumentale. I Notturni offriranno suggestioni visive, “icone” nell’immaginario dei visitatori, attraverso luci e suoni per un itinerario tra Arte, Fede, Musica e Danze nel giorno più lungo e luminoso dell’anno. Quest’anno la manifestazione sarà dedicata a Santa Caterina, compatrona d’Italia e d’Europa. Nella Cripta sotto il Duomo si espone, infatti, la significativa opera del pittore senese Francesco Vanni raffigurante Santa Caterina che beve il Sangue dal costato di Cristo. Durante la serata il dipinto sarà illustrato da Marilena Caciorgna, accompagnata da Paola Lambardi che, nelle vesti di Caterina, reciterà alcuni brani significativi dell’epistolario della santa senese. Nel corso della serata sarà suggerito, inoltre, attraverso visite guidate, un percorso cateriniano all’interno del Duomo al fine di illustrare più approfonditamente la tematica. I Madrigalisti Senesi, l’Unione Corale Senese e l’Istituto Franci accompagneranno i capolavori dell’arte tra musica e canto. In Piazza Jacopo della Quercia, il Gruppo Polifonico dei Madrigalisti Senesi aprirà la serata con il programma “Gesù, amor dolçe senza pare”. Nell’occasione i canti saranno accompagnati dai passi di danza della Scuola Danza nel Mondo che presenterà lo spettacolo “Luce nella tua luce”. Nella Sala delle Statue del Museo dell’Opera, ove sarà possibile ammirare la vetrata di Duccio e i capolavori scultorei provenienti dalla facciata del Duomo di Giovanni Pisano, l’Unione Corale Senese presenterà “Salus per sanguinem” introdotti nuovamente da Paola Lambardi nelle vesti di santa Caterina. Un omaggio a lux in nocte sarà reso anche dagli allievi dell’ISSM “R. Franci” all’interno della Libreria Piccolomini.

A conclusione della serata l’Orchestra a Plettro Senese composta da strumenti cordofoni esclusivamente a corde pizzicate presenterà vari brani fra i quali un inedito dedicato alla figura della santa senese dal titolo “Vegliate con Me”.La guida che accompagnerà e introdurrà i visitatori ad ogni esibizione sarà Ugo Giulio Lurini nei panni di Raimondo da Capua, confessore di santa Caterina. Per il triduo di San Giovanni, in cattedrale è prevista, inoltre, l’ostensione della reliquia del braccio del Battista in un altro elegante reliquiario della fine del XVII secolo. La sacra spoglia, donata da papa Pio II alla cattedrale, è solitamente custodita all’interno di una cassaforte: le chiavi per aprirla sono possedute dall’Opera del Duomo, dai canonici della cattedrale e dal Comune che inviano i loro rappresentanti a presenziare la cerimonia. L’evento è promosso dall’Opera della Metropolitana di Siena e dall’Arcidiocesi di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino e organizzato da Opera Civita Group.

Programma

20:15                            Apertura biglietteria

20:30                            Apertura sedi museali

20.40                                     LOGGIATO DUOMO NUOVO

Raimondo da Capua (Ugo Giulio Lurini) introduce il tema della serata “Santa Caterina da Siena” e presenta l’esibizione dei Madrigalisti senesi e Danza nel Mondo

21:00                            PIAZZA JACOPO DELLA QUERCIA

Danza nel Mondo presenta: “Luce nella tua luce

Il Gruppo Polifonico dei Madrigalisti Senesi presenta: “Gesù, amor dolçe senza pare

 

21:20                   Raimondo da Capua accompagna i visitatori all’interno del Museo dell’Opera

 

21:30                            MUSEO DELL’OPERA, SALA DELLE STATUE

L’Unione corale senese presenta “Salus per sanguinem

 

21:50                   Raimondo da Capua accompagna i visitatori all’interno della Libreria Piccolomini

 

22:00                            CATTEDRALE, LIBRERIA PICCOLOMINI

Omaggio degli allievi dell’’ISSM “Rinaldo Franci”

 

22:20                   Raimondo da Capua presenta al pubblico la guida turistica e il percorso di visita in Cattedrale

 

22:30                            CATTEDRALE

Tour guidato alle opere raffiguranti santa Caterina (affresco del Pinturicchio in Libreria Piccolomini, affresco Ventura Salimbeni, sculture di Giovanni di Stefano e Ercole Ferrata, tela di Pietro Dandini)

 

23:00                   Raimondo da Capua incontra Santa Caterina sulla scalinata di San Giovanni e l’accompagna all’interno della Cripta

 

23:10                            CRIPTA SOTTO IL DUOMO

Nutrita d’Amore: Marilena Caciorgna illustra il dipinto di Francesco Vanni “Santa Caterina beve dal costato di Cristo” e Paola Lambardi legge brani tratti dall’epistolario di santa Caterina

 

23:40                            Raimondo da Capua accompagna i visitatori al Battistero

 

23:50                            BATTISTERO

L’Orchestra a Plettro Senese presenta “Il Signore è misericordioso e grande nell’amore”

24:10                            Raimondo da Capua saluta i visitatori

24:30                            Chiusura delle sedi museali

 

Laudetur. Festival musicale tra spiritualità e misticismo a Siena

Dopo il grande successo della passata edizione, torna anche quest’anno LAUDETUR, il prestigioso appuntamento musicale organizzato in una delle più importanti città al mondo dal punto di vista culturale ed artistico.

Promosso dall’Opera Metropolitana di Siena con la collaborazione di Imarts e Opera Gruppo CIVITA, LAUDETUR presenta anche quest’anno un calendario prestigioso con proposte musicali eterogenee, che spaziano dalla musica più propriamente sacra, a quella di matrice più trascendentale e contemplativa, al repertorio della tradizione più classica. Il programma del Festival si articolerà in quattro straordinari concerti programmati da maggio a novembre ospitati in Piazza del Duomo e all’interno della cattedrale.

Dopo l’apertura di ieri con il concerto del gruppo The Sixteen – Harry Christophers, si proseguirà l’11 giugno con il concerto del compositore fiammingo WIM MERTENS che eseguirà, all’interno del Duomo senese, alcune delle sue composizioni da Jeremiades (1988) a Charaktersketch (2015), in un recital per pianoforte e voce durante il quale dialogherà con il suo strumento utilizzando un suo personalissimo “linguaggio” vocale, un inusuale canto in falsetto fatto di suoni e non di parole. Tra i musicisti d’avanguardia più apprezzati nella scena internazionale, Mertens ha spinto la propria ricerca fino a creare un linguaggio musicale assolutamente personale, coniando una nuova forma di minimalismo, meno rigido e più emotivo. Una musica colta ed accessibile, al tempo stesso.

E invece il 15 luglio 2015 il concerto di GIOVANNI ALLEVI & ORCHESTRA SINFONICA ITALIANA che si esibirà in Amor Sacro sotto il Facciatone del Duomo Nuovo. Considerato uno dei protagonisti della musica classica contemporanea, il giovane maestro marchigiano è in grado di coinvolgere il grande pubblico attraverso un linguaggio colto ed emozionale fondato su un mix perfetto di tradizione e nuove intensità ritmiche e melodiche. L’Orchestra Sinfonica Italiana nasce in seno all’Orchestra Sinfonica di Massa e Carrara grazie alla fusione delle esperienze classiche e liriche di alcuni tra i migliori strumentisti italiani provenienti da importanti teatri nazionali tra cui il Carlo Felice di Genova, il Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra della Toscana, la Fondazione Toscanini di Parma.

Il festival si concluderà il 18 novembre nella Cattedrale di Siena con il concerto del più grande clavicembalista e organista dei nostri tempi TON KOOPMAN, in trio con TINI MATHOT e il baritono KLAUS MERTENS. In programma musiche di Händel, Bach, Mozart e Hyden.

Quattro concerti di prim’ordine per un festival come LAUDETUR che unisce la musica del passato con quella del presente e invita alla riflessione e alla ricerca interiore.

I quattro appuntamenti inizieranno tutti alle ore 21.00. L’ingresso per i concerti nella Cattedrale sarà gratuito mentre per il concerto di Giovanni Allevi è previsto un biglietto a pagamento.

 

 

Stu Larsen aprirà il concerto del John Butler Trio al Vittoriale di Gardone

Stu Larsen (1)Il cantautore australiano Stu Larsen aprirà il concerto del John Butler Trio del 5 agosto a Gardone Riviera, nell’ambito di Tener-a-mente. Dopo diversi lavori autoprodotti, tra cui l’EP in compagnia dell’armonicista giapponese Natsuki Kurai, Larsen ha esordito l’estate scorsa in una casa discografica con l’album “Vagabond” (Nettwerk Records/Warner, 2014). L’album è stato prodotto dall’amico e collega Passenger, al secolo Mike Rosenberg, stella nascente dell’indie folk con cui Larsen ha collaborato negli ultimi 3 anni.

Marco Guerini

“Lungo le impervie vie del colore”. 7 mostre per la Lomellina

Prosegue a Castello d’Agogna la stagione espositiva “Arte solidale a Castello Isimbardi” promossa dalla Fondazione Vera Coghi, con i proventi devoluti al Poliambulatorio della stessa Fondazione Vera Coghi e al Reparto di Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale S. Matteo di Pavia.

“Lungo le impervie vie del colore” con le opere di Augusta Bariona, Cesare Giardini, Roberto Sommariva è un’esposizione inserita all’interno della rassegna “7 mostre per la Lomellina”, a cura del prof. Giuseppe Castelli e dedicata a 23 fra i più importanti artisti della Lomellina.

Scrive Giuseppe Castelli: “Il colore è la porta che ci introduce nella magia della pittura, solo attraverso le sue impervie vie si raggiungono l’incanto, l’estraniamento emozionale. Questo è ciò che suggerisce il raffinato gusto cromatico dei tre artisti in mostra che, attraverso percorsi completamente diversi, hanno saputo accettare la sfida e far vivere la loro pittura attraverso la forza dirompente del colore”.

Augusta Bariona vive a Rosasco nella campagna pavese e da sempre si dedica all’arte nelle sue più svariate accezioni, dalla pittura alla poesia. Nel 2012 a Rosasco realizza con Francesco Silvano Contiero l’opera monumentale “Pioggia di stelle”. I quadri esposti a Castello Isimbardi evidenziano una forte ricerca spirituale dove l’interiorità diventa l’unica strada percorribile. La sua è un’osservazione costante dell’Universo, acquarello, olio, carte veline, colori alimentari, collage.

Cesare Giardini, classe 1948 da Vigevano, è artista eclettico formatosi all’Accademia di Belle Arti Brera a Milano. Le opere esposte a Castello Isimbardi ribadiscono come il tema del viaggio per Cesare Giardini vada inteso come luogo della memoria e della fantasia, ma soprattutto, grande metafora dell’esistenza. Scrive lo stesso artista: “Quello che ci resta di un viaggio sono piccole cose che, però, entrano nella coscienza: le luci, gli sguardi, i profumi e le nuvole”.

Roberto Sommariva è artista di Mortara. La sua produzione predilige i colori acrilici su carta stropicciata e si fonda sulla coraggiosa sintesi tra ricerca materica e ricerca cromatica. In particolare Sommariva usa la carta da spolvero, che a contatto con i colori acrilici prende nuova vita, “nascondendo” in parte il gesto del pittore. Solo così riesce a salvaguardare la libertà espressiva. Nel 2007 ha vinto il 1° Premio Donato Frisia nella V Edizione della città di Merate.

“Arte solidale a Castello Isimbardi” prevede inoltre le seguenti esposizioni:

  • “Opere dalla collezione del Museo della Permanente di Milano” (sino al 20 giugno) a cura di Franco Poma e Giuseppe Castelli con 35 dipinti di altrettanti principali testimoni e protagonisti dell’arte italiana del Novecento come Carlo Carrà e Felice Casorati.
  • “Acqua e terra per nutrire. I paesaggi di Lomellina nelle mappe storiche dell’Archivio Isimbardi di Castello d’Agogna” (sino al 31 ottobre) a cura di Riccardo Rao è una stupefacente mostra cartografica di 40 mappe e disegni originali del XVII e XVIII secolo che testimoniano la storia dei paesaggi lomellini nei secoli passati;
  • “Scritti e ricordi di un ufficiale tedesco a Castello Isimbardi” (sino al 31 ottobre) a cura di Luigi Pagetti e Andrea Fraune con carteggi, fotografie e documenti inediti;
  • “Ferdinando Tugnoli. 1913-1974” (sino al 31 ottobre) dedicata al pittore bolognese allievo di Giorgio Morandi.

Inoltre dal 4 luglio al 31 ottobre a cura della critica d’arte Chiara Gatti si svolgerà la prima grande retrospettiva dedicata allo scultore di Valle Lomellina Alberto Ghinzani.

Infine dal mese di luglio sarà possibile ammirare nel parco del castello una micropila in legno dell’anno 1930 che riproduce in piccolo il processo della lavorazione del riso gentilmente concessa da Ente Nazionale Risi e sponsorizzata dalla società CURTIRISO di Valle Lomellina;

Ente Nazionale Risi e Curtiriso sostengono il progetto “Arte solidale a Castello Isimbardi” insieme a Comune di Castello d’Agogna, Comune di Lomello, Banca Popolare di Vicenza.

Fondazione Vera Coghi – Castello Isimbardi

Piazza Vittorio Emanuele 37, Castello d’Agogna (PV)

Tel. 0384 296584

Orari di apertura al pubblico

venerdì 15.00 – 20.00; sabato e domenica 10.00 – 19.00

 

de Angelis