Napoli nel cuore

Ricomincio da .. la cultura. Questo il tema prescelto per il viaggio della sesta edizione dello spettacolo Napoli nel cuore, l’iniziativa a fini benefici di emozioni in musica e parole dedicata alla cultura partenopea e organizzata in ricordo di Mario Finamore e del suo quarantennale impegno in Rai, in cui Napoli era sempre presente.

Quest’anno l’appuntamento, ancora più ricco di ospiti, avrà luogo sabato 6 ottobre negli spazi teatrali di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, a Roma, laboratorio di alta formazione e HUB culturale della Regione Lazio. Napoli nel cuore è un’iniziativa a favore della Comunità di Sant’Egidio di Napoli e alle onlus Centro Welcome di Roma e EveryChildIsMyChild cui verranno donati dei buoni Prenatal per sostenere bambini e mamme in difficoltà. Accanto all’ideatore e curatore dell’iniziativa, Fabrizio Finamore, porteranno il loro contributo di sentimento, identità e senso di appartenenza alcuni dei più significativi protagonisti per cui la voglia di raccontare quell’universo sociale e culturale che Napoli ha espresso nella storia fa sì che alla Cultura Napoletana si rimanga profondamente, visceralmente legati. Dopo il grande successo dello scorso anno con Renzo Arbore ed Enrico Montesano, saliranno sul palco alcuni grandi artisti simbolo di Napoli, come Nino D’Angelo, che ha saputo nel corso del tempo rinnovarsi conquistando oltre al pubblico anche la critica (è reduce da un grande concerto allo Stadio San Paolo); Teresa De Sio che ha fatto la storia musicale non solo napoletana di quegli anni e che recentemente ha proposto un suo apprezzatissimo tributo musicale all’amico Pino Daniele;  Tosca, che con il suo ensemble da anni valorizza la nostra musica popolare nel mondo;  Roberto Fabbri & Nexus Guitar Quartet, composto da Roberto Fabbri, Paolo Bontempi, Leonardo Gallici e Luigi Sini, Olen Cesari, definito da Dalla il genio del violino, e i fedelissimi Ambrogio Sparagna, Pino Ammendola, Vittorio Viviani, Mario Maglione,  Geppi Di Stasio e Franco Gargia, che continuano a partecipare attivamente con sempre nuove sorprese alle edizioni di “Napoli nel cuore”. Da segnalare, infine, la presenza di un grande attore italiano come Renato Scarpa, che per l’occasione racconterà il suo magico incontro con Napoli grazie a due grandi come Massimo Troisi e Luciano De Crescenzo che ha affiancato in due film culto: “Ricomincio da tre” e “Così parlò Bellavista”.

La Napoli di oggi rappresenta la voglia di rinascita, alla pari di tante altre grandi città: alcune testate internazionali hanno infatti recentemente parlato di una certa vivacità e di una rifioritura dei centri culturali napoletani, dai musei alle “Stazioni d’arte”, fino ai teatri e alle tante meraviglie di una città meta turistica sempre più gettonata. Il caso napoletano è l’ennesima conferma di un assioma incontrovertibile: la rinascita di una città non può non passare da una sua rinascita culturale.

Con queste premesse, “Napoli nel cuore” – da sempre vicino alle scommesse culturali e alla capacità di resilienza e ripresa sociale tipica dei cittadini campani –  dopo la Napoli di Viviani, Russo, Bovio e di tanti altri grandi del passato, vuole raccontare anche una Napoli più recente, quella degli anni ’80, la Napoli di Massimo Troisi, di Pino Daniele, la Napoli di “Così parlò bellavista”, per ricordare anni che segnarono un po’ il ritorno del capoluogo campano al centro dell’attenzione culturale del nostro Paese a livello nazionale. Concludendo con l’appendice di una Napoli contemporanea che torna protagonista nel cinema, nel teatro, nella letteratura, nella musica: dagli scrittori agli attori alla nuova scena musicale emersa ai piedi del Vesuvio, tutti sicuramente emblemi di un nuovo “Neapolitan Power”, contro ogni disfattismo o inerzia che troppo spesso oggi caratterizza il vivere sociale delle nostre metropoli.
E questa serata vuole essere, ancora una volta, un po’ tutto questo: il ricordo di una persona che ha sempre avuto la sua Napoli nel cuore, nonché un atto d’amore per la cultura e le opere di chi ha raccontato Napoli ieri, per dar modo a noi di capirla e apprezzarla di più anche oggi.

Elisabetta Castiglioni

 

 

Passeggiata per santuari 2

La cattedrale è la chiesa principale di Bari, in pieno centro della città vecchia e sede dell’arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, a poche centinaia di metri dalla basilica di San Nicola. La cattedrale sorge sul luogo di un antico duomo bizantino distrutto nel 1156 dal re di Sicilia Guglielmo I il Malo, che rase al suolo la città risparmiando solo la basilica di San Nicola. Sotto gli Svevi, nel 1171, il vescovo Rainaldo fece costruire, sulle rovine del duomo, la cattedrale attuale, consacrata a Santa Maria Assunta il 4 ottobre 1292. Il nome abituale con il quale viene chiamata la chiesa è Duomo di San Sabino. All’interno è stato riportato l’aspetto romanico originario dopo un imponente restauro degli anni Sessanta.

La navata è retta da colonne bizantine; il ciborio sopra l’altare maggiore è del 1233, opera di Alfano da Termoli. Il fonte battesimale è in pietra antica. Nella cattedrale viene venerata l’icona bizantina della Madonna Odegitria (dal greco “la madre che indica la via della salvezza”), sull’altare maggiore della cripta dove venne incoronata il 26 febbraio 1984 da papa Giovanni Paolo II; nella cripta sono conservate anche le reliquie di san Sabino, vescovo di Canosa, traslate nel 950 a Bari.

Sotto la navata centrale si trova il sito archeologico sistemato nel 2009: si tratta di un’antica chiesa paleocristiana del V secolo, con il cosiddetto mosaico di Timoteo del V-Vi secolo. Vicino si può visitare il Museo della Cattedrale.

La Madonna è venerata anche a Pompei, nel santuario della Beata Vergine del Rosario, l’immagine della quale viene supplicata due volte l’anno sul sagrato della chiesa per dare la possibilità a tutti i fedeli arrivati da tutta la Campania di assistere alla preghiera. La prima pietra della chiesa venne messa l’8 maggio del 1887 grazie a Bortolo Longo che sentì, ad un certo punto della propria vita, una voce dirgli: “Se vuoi la salvezza propaga il Rosario. Chi lo fa si salva”. Il primo miracolo avvenne nel 1876, quando una bambina di dodici anni di Napoli guarisce dall’epilessia; poi la costruzione del santuario, al quale guardano fedeli di tutto il mondo, e di molte opere di carità che vi gravitano attorno.

Secondo la tradizione, poi, la casa della Vergine è in Italia. Infatti, nel maggio 1291, per salvarla dalla conquista dei turchi, gli angeli trasportano la casa di Maria da Nazareth a Tersatto, in Croazia. Da lì, prese il volo il 9 dicembre 1296 per arrivare vicino a Recanati, su un colle ricco di alloro e per questo chiamato Loreto. Recenti studi confermano che i mattoni delle pareti della casa e la malta che li tiene uniti, provengono dalla zona di Nazareth e gli storici ritengono che l’edificio potrebbe essere stato davvero la casa di Maria, forse smontata e trasportata via nave per sottrarla all’arrivo dei turchi in Terrasanta.

È per questo che la festa della Vergine lauretana è anticipata dalla cosiddetta “Venuta” che si celebra nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, per una tradizione molto antica che si fa risalire al 1617, quando il cappuccino Tommaso da Ancona promosse l’accensione di falò in tutte le campagne delle Marche e limitrofi per salutare l’arrivo della Santa Casa, tradizione che permane tuttora.

La basilica-santuario pensata per custodire la Santa Casa è iniziata nel ‘400 in stile gotico per finire in stile cinquecentesco con una facciata rinascimentale: contiene al suo interno, sotto la cupola costruita tra il 1499 e il 1500 da Giuliano da Maiano e Giuliano da Sangallo (al tempo la seconda cupola più grande del mondo dopo quella di Brunelleschi del duomo di Firenze), un secondo santuario cuore della devozione lauretana, la Santa Casa di Maria trasportata da Nazareth; essa è rivestita da un involucro architettonico di marmo progettato da Donato Bramante nel 1509 per volere di papa Giulio II e realizzato da Andrea Sansovino. Le pareti originarie della casa misurano 9 metri per 4; sull’altare c’è la statua della Vergine di Loreto con in braccio Gesù Bambino che sostituisce l’originale del XIV secolo distrutta da un incendio; è stata scolpita in legno del Libano proveniente dai giardini vaticani e donato da papa Pio XI. È la patrona dei viaggiatori in aereo, come venne proclamata da Benedetto XV il 24 marzo 1920, e la principale patrona delle Marche.

(continua)

Alessia Biasiolo

“Uomini… siate uomini” omaggio di Brescia a Papa Montini

Mercoledì 3 ottobre alle ore 20.30, al Teatro Sociale di Brescia (via F. Cavallotti, 20) in occasione della santificazione di Papa Paolo VI, il Comune di Brescia in collaborazione con il CTB Centro Teatrale Bresciano presenta “UOMINI… SIATE UOMINI”. Paolo VI mai arreso cercatore del dialogo, un omaggio della Città a Papa Montini. L’ingresso è libero, previa assegnazione del posto.

All’avanguardia nelle questioni sociali, Paolo VI fu capace di scelte coraggiose e controcorrente; aperto alla cultura e al mondo moderno, si ritrovò stretto in una morsa, criticato dai tradizionalisti ma anche dai progressisti. Cercò la riconciliazione con l’universo dell’arte e gli artisti, ricordando loro di essere custodi della bellezza nel mondo, poiché chiamati a rendere visibile ciò che è trascendente, inesprimibile, “ineffabile”. Accorati i suoi appelli per la pace nel mondo, come quello memorabile lanciato a Fatima: “Uomini, procurate d’essere degni del dono divino della pace. Uomini, siate uomini! Uomini, siate buoni, siate saggi, siate aperti alle considerazioni del bene totale del mondo”.

“UOMINI… SIATE UOMINI”. Paolo VI mai arreso cercatore del dialogo è di e con Luciano Bertoli, con la musica curata dall’Orchestra Giovanile del Garda diretta dal M° Alberto Cavoli.

V.V.

Al via BergamoScienza, XVI edizione

 

Dopo il successo di pubblico della scorsa edizione con 153.141 presenze, il festival di divulgazione scientifica BergamoScienza inaugurerà la suaXVI edizione sabato 6ottobre e proseguirà, per 16 giornate, fino al 21 ottobre.

Ideata e organizzata dall’Associazione BergamoScienza, la rassegnapropone anche quest’anno conferenze, laboratori interattivi, spettacoli, mostre – più di 160 incontri tutti gratuiti –­con scienziati di fama internazionale, tra cui il Premio Nobel per la Medicina 2006 Craig Cameron Mello.

Protagonista assoluta la scienza, affrontata come sempre con un linguaggio accessibile a tutti, in tutte le sue diverse componenti: dalla fisica, alla chimica, dalla tecnologiaalle neuroscienze,dalla medicina alla biologia, ma anche musica, teatro e letteratura. Grandi scoperte, incontri ed emozioni creeranno un intreccio di sapere e spettacolo per promuovere e diffondere la cultura scientifica in un pubblico ampio.

BergamoScienza, che ogni anno annovera tra i suoi ospiti Premi Nobel, per l’edizione 2018 ha scelto di invitare Craig Cameron Mello, professore presso la University of Massachusetts Medical Schoole Premio Nobel per la Medicina 2006 per aver scoperto il meccanismo RNA interference, capace di silenziare le informazioni contenute in alcuni geni permettendo così di identificarne il ruolo. La scoperta di Mello e la sua applicazione in campo terapeutico hanno rappresentato un cambiamento importante per la storia della ricerca biomedica.

L’apertura della XVI edizione del festival, sabato 6 ottobre, sarà affidata a due personaggi d’eccezione: lo scrittore e sceneggiatore inglese Ian Russell McEwan e il neuro scienziato Ray Dolan. McEwan è autore di romanzi come Espiazione, Miele e L’amore fatale, per citarne solo alcuni, nei quali emerge una mirabile capacità di indagarela mente umana.Dolan, graditissimo ritorno al festival, guida il gruppo di ricerca sul rapporto tra cognizione, emozioni e disturbi psichiatrici presso lo University College di Londra. Insieme saranno protagonisti di Le emozioni tra scienza, cervello e letteratura, un dialogo lungo il confine netto, eppure incredibilmente poroso tra scienza e letteratura.

Jurassic Park e le sue rappresentazioni cinematografiche hanno plasmato il nostro modo di vedere i dinosauri e l’ideache abbiamo sul loro aspetto, sulle loro abitudini e sul loro comportamento. Cosa c’è di esatto e cosa di sbagliato in quella rappresentazione? Ne parlerà in Riscoprire i dinosauri il paleontologo statunitense Jack Horner, uno dei massimi esperti di dinosauri. A Horner è ispirato il personaggio di Alan Grant, paleontologo interpretato da Sam Neil nel film di Steven Spielberg Jurassic Park, di cui fu anche consulente scientifico. Spiegherà quali sono gli errori e come nelle successive versioni, ad esempio inJurassic World,siano stati corretti e cosa invece di sbagliato è rimasto per soddisfare il criterio di spettacolarità.

Dinosauri che sono anche in giro per la città. Ma non è tutto. Per il programma completo si rimanda al sito dedicato.

 

Delors

 

“La magia dell’acqua nel colore” a Ferrara

acquerello di Letizia Minotti

Si intitola “La magia dell’acqua nel colore” la mostra con gli acquerelli di Letizia Minotti e Maria Pia Sabbioneda che verrà allestita da martedì 2 a sabato 27 ottobre 2018 alla Biblioteca Giorgio Bassani, via G. Grosoli 42, Ferrara (quartiere Barco).

acquerello di Maria Pia Sabbioneda (Mapi)

La mostra è visitabile negli orari di apertura della biblioteca dal martedì al sabato ore 9-13; martedì, mercoledì e giovedì anche al pomeriggio ore 15-18.30. Lunedì chiuso.

Letizia Minotti e Maria Pia Sabbioneda (Mapi), due amiche ferraresi con la passione della pittura, si dedicano prevalentemente ai paesaggi ma esplorano anche altre tematiche. Entrambe partecipano da anni al contest ferrarese ‘Diari di viaggio’ e Letizia è la vincitrice del 2014.

A.Z.

immagini inviate dagli organizzatori

 

‘Slow reading’: Barbara Gherman racconta il suo romanzo

Si intitola ‘Dipingendo Maria’ il romanzo di Barbara Gherman che domani, lunedì 1 ottobre 2018 alle 17, sarà presentato nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara), nel corso di un incontro di ‘slow reading’ a cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata.

Assieme all’autrice, interverrà all’appuntamento la presidente dell’Associazione Olimpia Morata Francesca Mariotti. In programma letture recitate con l’attore Roberto Gamberoni.

Barbara Gherman (Simonetta Ghersina) è nata a Ferrara, dove risiede. Ha pubblicato la raccolta di poesie “Uomo, natura… e stelle” (2001), con la quale ha vinto alcuni premi. Ha poi concepito un originale progetto narrativo in sei romanzi.

A.Z.

 

Il futuro delle professioni culturali. Un convegno

Mercoledì 3 ottobre 2018, alle ore 10.00, presso la Sala Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita (Piazza Venezia, 11 Roma), si terrà il convegno “Il futuro delle professioni culturali: cosa cambia, cosa resta” promosso da Confassociazioni e dall’Associazione Civita, in merito a trasformazioni e prospettive nell’ambito delle professionalità legate al mondo dei beni culturali, anche a seguito degli effetti che la tecnologia digitale ha prodotto nel settore.

“Affrontare il tema delle professioni nell’ambito dei beni culturali implica, ad oggi, nuove e più alte responsabilità per coloro che operano tanto nel pubblico che nel privato”, afferma Nicola Maccanico, Segretario Generale dell’Associazione Civita. “In entrambi i casi – continua – è richiesta un’interazione sempre più sinergica e permeabile fra linguaggi e competenze differenti, fra saperi e capacità manageriali, nel rispetto delle proprie peculiarità. Uno scambio virtuoso che Civita, forte dei suoi trent’anni di attività, continua a sostenere con impegno e forza”.

“L’Italia è il Paese più importante del mondo per quantità di beni culturali e ambientali – dichiara Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI – tanto che la UE ha inserito questo nostro settore fra le piattaforme di mercato che potranno maggiormente generare più occupazione e più attività, oggi e nel futuro. Anche considerato che, come afferma il World Economic Forum, il 65% dei bambini attualmente in età scolare, da adulti faranno un lavoro che ancora non esiste. Ci troviamo dentro ad uno tsunami digitale dove il punto di forza, per cavalcare l’onda piuttosto che lasciarsi travolgere, risulta il fare rete sempre nell’essere coesi e propositivi. Una caratteristica, questa, insita nel DNA della nostra Confederazione che da sempre tutela e promuove le professioni, favorendo l’incontro tra i diversi attori del mercato del lavoro. CONFASSOCIAZIONI è convinta che le professioni della cultura si troveranno al centro di questo tsunami. Ecco perché, in questa iniziativa, proveremo a rispondere a una domanda semplice ma strategica: quale sarà il ruolo delle professioni soft della cultura nell’era del digitale e delle professioni hard?”

L’incontro, moderato da Adriana Apicella, Direttore Generale di Confassociazioni e Vice Presidente Esecutivo della branch Cultura Spettacolo e Moda, si pone come momento di riflessione concreta riguardo alle professioni del settore cosiddette “storiche” che ancora resistono e a quelle che ci saranno nel prossimo futuro. Al centro, anche il ruolo della formazione, posta a monte del mercato del lavoro stesso ed oggi quanto mai necessaria per consentire ai nostri giovani di accrescere la propria competitività sul mercato globale.

Questi i temi su cui si confronteranno gli ospiti dell’incontro, con l’obiettivo di analizzare il mercato di riferimento ed individuare condizioni ed elementi necessari per incentivare un dialogo convinto e condiviso sia tra le parti che tra pubblico e privato.

Valorizzare in termini strategici e a lungo termine le possibili sinergie fra competenze diverse a vantaggio del nostro patrimonio culturale, costituisce un’opportunità significativa per la crescita economica e sociale del Paese. Per far questo occorrono, però, maggiori risorse, a cominciare da quelle umane e professionali.

 

Rachele Mannocchi

 

“A Cena con gli Scaligeri” a Verona

Dal 2 ottobre all’11 dicembre, torna la 6ᵃ edizione della rassegna enogastronomica ‘A Cena con gli Scaligeri’. In programma otto cene di degustazione, realizzate in altrettanti ristoranti, trattorie ed osterie della città, per la riscoperta dei piatti tipici della tradizione veronese.

Un viaggio nelle memorie culinarie e nei sapori delle terre scaligere, con la degustazione di piatti tipici, ma anche vini e prodotti del territorio veronese, proposti secondo la fantasia e le personali interpretazione dei ristoratori coinvolti.
In tavola, antipasti con polenta, sopressa e formaggi di monte; risotti e paste fatte in casa; bolliti con pearà e pastissada de caval; radeci e verdure dell’orto.

La prima serata è fissata per martedì 2 ottobre al ristorante Greppia, in vicolo Samaritana. Toccherà poi, martedì 9 ottobre, all’Osteria Verona Antica; il 24 ottobre la Osteria Pestrino; il 30 Le Cantine de L’ArenaQuindi, martedì 13 novembre, Trattoria La Molinara e martedì 20 locale Amo Bistrot, situato nelle sale di Palazzo Forti. Il 4 dicembre si continua al ristorante Al Calmiere, in piazza San Zeno, per concludere martedì 11 a San Matteo Church, a pochi passi da Porta Borsari.

La prenotazione si effettua direttamente ai ristoranti coinvolti. Ulteriori informazioni e il programma completo dei menu, sono disponibili sul sito http://www.verona.net/cenescaligere.

La rassegna è organizzata dall’associazione Zero45 e Verona.Net, con il patrocinio del Comune ed il contributo della Regione Veneto.

 

Roberto Bolis

 

Passeggiata per santuari

La stagione si presta per le escursioni vicino o fuoriporta e il pretesto che prendiamo sono i luoghi di fede e i santuari italiani, motivo di gite o pellegrinaggi, per chi crede o è curioso, ma anche per conoscere e approfondire la storia patria.

Iniziamo dal Sud, precisamente da Palermo, dove la cattedrale dedicata alla Vergine Assunta, in pieno centro storico, custodisce le spoglie di Federico II di Svevia, di Ruggero II, di Costanza d’Altavilla figlia di Ruggero e madre di Federico (compare anche nella “Divina Commedia” di Dante), di Costanza d’Aragona moglie di Federico, tra gli altri. La cattedrale è stata dichiarata nel 2015 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel percorso tra le grandi architetture testimoni delle culture che hanno dominato la Sicilia: l’arabo-musulmana e la normanna-cattolica. Infatti, dove sorge la chiesa, già c’era un luogo di culto cristiano ai tempi dell’impero romano, e le più antiche strutture arrivate sino a noi sono nella cripta, di origine bizantina. L’edificio venne trasformato in moschea durante la dominazione araba e con i normanni acquisì l’impianto generale attuale esterno, mentre l’interno è stato rifatto nel Settecento, sotto la dominazione borbonica. La navata della cattedrale risale al 1184, la cupola alla fine del Settecento. Nel 2013 ha accolto le spoglie di don Pino Puglisi, assassinato dalla mafia nel 1993 e dichiarato beato. L’ingresso alla chiesa è libero; quindi ci sono da visitare le aree monumentali del tesoro, la cripta, le tombe reali e la passeggiata sui tetti con biglietto d’ingresso.

Sulle rocce del Monte Pellegrino, il promontorio che separa la città dal mare, invece, ci sono le grotte abitate da santa Rosalia. Figlia dei conti Sinibaldi, Rosalia è nata a Palermo verso il 1130 e sceglie molto giovane di diventare eremita. Cerca il silenzio delle grotte del bosco di Santo Stefano di Quisquina per dodici anni e poi di Monte Pellegrino per altri otto, per meditare e pregare fino alla morte, avvenuta intorno al 1165. La statua posta nel santuario a lei dedicato la ritrae con una mano dietro l’orecchio, nella posizione di invito all’ascolto e di ascolto in cui sono state trovate le sue ossa. Il suo corpo è rimasto sul Monte, definito da Goethe il più bello del mondo, sino al 15 luglio 1624, quando una donna lo scoprì, dopo che Rosalia era apparsa al popolo per indicare dove lo avrebbe trovato. Il vescovo del tempo, Giannettino Doria, era scettico, quindi la santa confermò la veridicità del ritrovamento ad un saponaro del posto. Il 9 giugno 1625, mentre la peste affliggeva la città, una processione delle spoglie della santa per le strade di Palermo vide varie guarigioni e la peste finì il 15 luglio successivo. Rosalia viene proclamata patrona di Palermo. Il santuario nella roccia in via Pietro Bonanno, a circa 8 chilometri dal centro cittadino, è diventato luogo di studio sulla vita di Rosalia, luogo di culto visitato da cristiani e non e da non credenti. Vi si può salire a piedi dalla “Acchianata di Munti Piddirinu” e da lì si vede il golfo di Mondello e Palermo, l’Isola delle Femmine e Ustica. Al tramonto, le pietre diventano rosa.

(continua)

Alessia Biasiolo

 

Back Through The Liquid Mirror: il fascino del live in studio per Corde Oblique!

 

“Il primo istinto è stato semplicemente quello di “fotografare” il presente di Corde Oblique. Oggi la formazione live ha assunto una struttura stabile e ha dato un nuovo carattere a determinate esecuzioni. Ogni brano, una volta pubblicato, prende una vita propria e, se parte del repertorio live, inizia a trasformarsi come un essere vivente. Cresce, cambia, a volte diventa più bello, a volte diventa più brutto, ma in ogni caso è diverso. Questo guardarsi indietro attraverso uno specchio vivo, liquido come acqua, è alla base di Back Through The Liquid Mirror. Sarebbe come dire: “Ecco come siamo oggi a distanza di ben 13 anni”; guardiamoci indietro attraverso uno specchio liquido e vivo: il live”. Guardarsi allo specchio, guardare a una storia più che decennale, ma una storia viva, fatta di musica, concerti, apprezzamenti anche al di fuori dei confini nazionali. Così Riccardo Prencipe riassume il senso di Back Through The Liquid Mirror, il nuovo album di Corde Oblique, il progetto da lui fondato nel 2005 che, a tredici anni di distanza dai primi passi, si guarda indietro, si riappropria di alcuni pezzi divenuti veri e propri classici, e li rivisita dal vivo, in studio.

Back Through The Liquid Mirror è il nuovissimo album di Corde Oblique, pubblicato da Dark Vinyl Records, distribuito in Italia da Audioglobe e in tutto il mondo da MVD (USA), Plastic Head (UK), Clear Spot (Benelux), Nova Media (Germania), Dying Art (Asia), in digitale su Believe. Corde Oblique si è riunita per un giorno negli Splash Studio di Napoli e ha reinterpretato i classici del proprio repertorio attraverso lo “specchio liquido” del presente, tutto d’un fiato, registrando e filmando la performance. “Sfogliando il catalogo dei nostri album – dichiara Prencipe – ci si rende conto che alcuni brani sono difficili da riproporre durante un concerto per motivi strumentali. Nei nostri dischi si contano tantissimi strumenti, spesso assai diversi tra loro. Il live assume invece un carattere più folk-rock-progressivo, ed è quello che volevamo uscisse fuori. Abbiamo sempre registrato step by step, costruendo gli album dalle fondamenta e sovrapponendo gli strumenti uno ad uno come pennellate multistrato, come si fa con un montaggio cinematografico. Stavolta volevamo invece la spontaneità e il vigore del teatro”.

Corde Oblique_Splash Studios

Più che un gruppo, Corde Oblique è un vero e proprio progetto artistico, una “bottega degli artisti del suono”ideata e diretta da Riccardo Prencipe, compositore e chitarrista che nel corso degli anni ha impresso alla musica la sua personalità, la sua esperienza, i suoi studi. Il risultato finale di questa lunga e appassionata elaborazione tra musica, arte, storia, geografie e culture, è un genere a sè stante ribattezzato “Progressive-Ethereal-NeoFolk”: da una parte il retaggio del classic rock – ad esempio l’esperienza progressive anni ’70, ma anche certi elementi del panorama hard & heavy – e dall’altra una miscela di sonorità acustiche antiche e contemporanee, con un profilo talvolta severo e introspettivo ai confini con un’estetica dark. Diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, Prencipe ha pubblicato sette album con varie case discografiche straniere, distribuiti e promossi in tutto il mondo (con particolare successo in Germania, Russia e Cina), tutti ottimamente recensiti dalla critica per la congiunzione tra la provenienza partenopea, il respiro internazionale, il passaggio fluido tra generi e il riferimento tematico al patrimonio storico-artistico italiano.

Back Through The Liquid Mirror è una sorta di grande sintesi del lungo percorso di Corde Oblique, il fermo-immagine di una fase particolarmente creativa, ma anche un momento di preziosa anticipazione di novità in embrione. Tra i brani selezionati, provenienti da dischi importanti come The Stones of Naples (2009), A Hail Of Bitter Almonds (2011) e I maestri del colore (2016), spiccano anche due cover, Flying degli Anathema e Kaiowas dei Sepultura. Due “riscritture”, più che rivisitazioni, che sottolineano l’eclettismo di Prencipe e colleghi, ma anche l’ampiezza delle fonti di ispirazione: “Anathema e Sepultura hanno avuto picchi di espressione assai interessanti a mio parere, l’idea di rivisitare un loro brano mi stuzzicava da sempre. Ho avuto anche il modo di far ascoltare la versione originale ad Andreas Kisser dei Sepultura, il quale si disse subito molto entusiasta. Con Daniel Cavanagh degli Anathema suonammo un paio di brani durante un suo live acustico ed in seguito decidemmo di coverizzare Flying dopo aver ascoltato una loro esecuzione favolosa in apertura del concerto dei Porcupine Tree a Roma”.

Per chi acquisterà l’album sarà possibile ottenere un link gratuito per guardare l’intera performance in streaming video ad alta risoluzione (intervallata da momenti di backstage e videointerviste) e un link per visualizzare un video bootleg del concerto al Wave Gotik Treffen di Lipsia, realizzato dai fan tedeschi.

 

CORDE OBLIQUE:

Riccardo Prencipe: chitarre

Annalisa Madonna: voce

Umberto Lepore: basso

Alessio Sica: batteria

Luigi Rubino: pianoforte

Edo Notarloberti: violino

CORDE OBLIQUE

Back Through The Liquid Mirror

(Audio and Video release)

(Dark Vinyl Records | distr. Audioglobe, dig. Believe)

11 tracks – 53′.16”

 

 

Francesca Grispello, Donato Zoppo (anche per le foto)