Passeggiata per santuari

La stagione si presta per le escursioni vicino o fuoriporta e il pretesto che prendiamo sono i luoghi di fede e i santuari italiani, motivo di gite o pellegrinaggi, per chi crede o è curioso, ma anche per conoscere e approfondire la storia patria.

Iniziamo dal Sud, precisamente da Palermo, dove la cattedrale dedicata alla Vergine Assunta, in pieno centro storico, custodisce le spoglie di Federico II di Svevia, di Ruggero II, di Costanza d’Altavilla figlia di Ruggero e madre di Federico (compare anche nella “Divina Commedia” di Dante), di Costanza d’Aragona moglie di Federico, tra gli altri. La cattedrale è stata dichiarata nel 2015 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel percorso tra le grandi architetture testimoni delle culture che hanno dominato la Sicilia: l’arabo-musulmana e la normanna-cattolica. Infatti, dove sorge la chiesa, già c’era un luogo di culto cristiano ai tempi dell’impero romano, e le più antiche strutture arrivate sino a noi sono nella cripta, di origine bizantina. L’edificio venne trasformato in moschea durante la dominazione araba e con i normanni acquisì l’impianto generale attuale esterno, mentre l’interno è stato rifatto nel Settecento, sotto la dominazione borbonica. La navata della cattedrale risale al 1184, la cupola alla fine del Settecento. Nel 2013 ha accolto le spoglie di don Pino Puglisi, assassinato dalla mafia nel 1993 e dichiarato beato. L’ingresso alla chiesa è libero; quindi ci sono da visitare le aree monumentali del tesoro, la cripta, le tombe reali e la passeggiata sui tetti con biglietto d’ingresso.

Sulle rocce del Monte Pellegrino, il promontorio che separa la città dal mare, invece, ci sono le grotte abitate da santa Rosalia. Figlia dei conti Sinibaldi, Rosalia è nata a Palermo verso il 1130 e sceglie molto giovane di diventare eremita. Cerca il silenzio delle grotte del bosco di Santo Stefano di Quisquina per dodici anni e poi di Monte Pellegrino per altri otto, per meditare e pregare fino alla morte, avvenuta intorno al 1165. La statua posta nel santuario a lei dedicato la ritrae con una mano dietro l’orecchio, nella posizione di invito all’ascolto e di ascolto in cui sono state trovate le sue ossa. Il suo corpo è rimasto sul Monte, definito da Goethe il più bello del mondo, sino al 15 luglio 1624, quando una donna lo scoprì, dopo che Rosalia era apparsa al popolo per indicare dove lo avrebbe trovato. Il vescovo del tempo, Giannettino Doria, era scettico, quindi la santa confermò la veridicità del ritrovamento ad un saponaro del posto. Il 9 giugno 1625, mentre la peste affliggeva la città, una processione delle spoglie della santa per le strade di Palermo vide varie guarigioni e la peste finì il 15 luglio successivo. Rosalia viene proclamata patrona di Palermo. Il santuario nella roccia in via Pietro Bonanno, a circa 8 chilometri dal centro cittadino, è diventato luogo di studio sulla vita di Rosalia, luogo di culto visitato da cristiani e non e da non credenti. Vi si può salire a piedi dalla “Acchianata di Munti Piddirinu” e da lì si vede il golfo di Mondello e Palermo, l’Isola delle Femmine e Ustica. Al tramonto, le pietre diventano rosa.

(continua)

Alessia Biasiolo

 

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