Tocatì patrimonio immateriale UNESCO. A Verona il primo incontro internazionale

Da Belgio, Francia, Croazia, Cipro e Bulgaria per sostenere il Tocatì. Passo avanti del Festival dei giochi antichi per entrare a far parte del patrimonio culturale immateriale Unesco. È stata questa la proposta al centro del primo incontro di confronto internazionale a palazzo Barbieri.

L’appuntamento veronese, sostenuto da Comune, Regione e Associazione Giochi Antichi AGA, ideatrice del Festival Tocatì, rappresenta la prima fase di confronto per la definizione ufficiale della candidatura multinazionale del Tocatì al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del patrimonio Culturale immateriale Unesco.

L’obiettivo principale è quello di promuovere, oltre i confini nazionali, il valore culturale della manifestazione che, dal 2003, sostiene con le sue attività la salvaguardia della tradizione del gioco antico, promuovendo a Verona l’incontro tra giocatori di vari paesi del mondo e la scoperta di elementi del patrimonio culturale immateriale, come danze, canti, artigianato e rituali, rappresentativi delle diverse comunità partecipanti.

Un festival sempre più apprezzato e partecipato che, da 16 edizioni, a settembre, anima vie e piazze del centro storico cittadino, con giochi ed iniziative diverse realizzate in collaborazione con le comunità ludiche nazionali ed internazionali.

“Il progetto di candidatura multinazionale – spiega l’assessore alla Cultura e Turismo – è il risultato di un lungo percorso di riflessioni ed esperienze condivise a livello nazionale e internazionale con le principali comunità ludiche di gioco tradizionale. Una proposta che punta ad accrescere la conoscenza, oltre i confini nazionali, della manifestazione Tocatì e con essa, l’impegno della città di Verona nel mantenere vive le tante e diverse tradizioni ludiche del nostro Paese”.

 

Roberto Bolis

 

Brescia Photo Festival “Donne”

 

La terza edizione del Brescia Photo Festival, rassegna internazionale di fotografia con la direzione artistica di Renato Corsini, si terrà a Brescia da giovedì 2 a domenica 5 maggio 2019.

Promosso da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Ma.Co.f. – Centro della fotografia italiana, esplorerà per quattro giornate molteplici aspetti del vastissimo universo femminile affiancando allo sguardo di grandi artisti della fotografia dall’Ottocento a oggi – da Man Ray a Robert Mapplethorpe, da Vanessa Beecroft a Francesca Woodman, da Julia Margaret Cameron a MihaelaNoroc ed Elisabetta Catalano – riflessioni e progetti inediti che indagano la complessità del femminile nella società contemporanea.

10 sedi– per un totale di 4.000mq espositivi– nel centro storico di Brescia e in provincia ospiteranno 19 esposizioni– tra mostre tematiche, monografiche e one-off, in gran parte produzioni originali – che valicheranno i confini temporali del festival e proseguiranno fino all’estate; talk con gli artisti; workshop; concerti; proiezioni cinematografiche e visite guidate. Saranno coinvolte anche le gallerie d’arte di Brescia, le librerie e le biblioteche con progetti sul tema: il festival vuole infatti essere anche un momento di festa per esplorare lo straordinario patrimonio artistico e architettonico del capoluogo lombardo e il suo territorio.

La rassegna fotografica sarà un’importante occasione per valorizzare il patrimonio museale di Brescia. Pertanto il biglietto d’ingresso alle mostre allestite al Museo di Santa Giulia permetterà di accedere anche al complesso museale; viceversail pubblico del museo,con una minima integrazione del biglietto, avrà la possibilità di visitare le 9mostre.

Giovedì 2 maggio alle 18 il concerto per pianoforte di Alessandro Taverna, offerto dal Festival Pianistico Internazionale, inaugura il Brescia Photo Festival. Il giovane pianista veneziano, insignito del Premio Presidente delle Repubblica 2012, si esibisce al Museo di Santa Giulia per una straordinaria preview delle 9 mostre del festival allestite nel museo. L’ingresso è libero (max 100 posti, prenotazione obbligatoria).

Sarà inoltre indagato il rapporto tra donne e musica con due eventi in programma domenica 5 maggio alle ore 18.30 al Salone delle Danze del Ma.Co.f.: la presentazione del libro Riot Not Quiet di Laura Pescatori e lo spettacolo L’altra metà del cielo. Le donne nelle copertine dei dischi di Paolo Mazzuchelli.

Un’occasione di incontro e dialogo con grandi esponenti della fotografia italiana saranno i Talking heads on photography, alMuseo di Santa Giulia, al Ma.Co.f. e all’Università Cattolica di Brescia.

Letizia Battaglia,Monica Bulay, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Uliano Lucas, Donata Pizzi e altri interpreti parleranno al pubblico di arte, fotogiornalismo e ricerca fotografica. Nell’ultimo giorno del festival, domenica 5 maggio alle ore 11, le fotografe, le cui opere sono esposte nelle numerose mostre allestite in città, saranno protagoniste di una tavola rotonda.

I fotografi esordienti avranno inoltre la possibilità di mostrare i loro lavori a fotografi professionisti e, per i più giovani di loro, in calendario un progetto di street photography, per raccontare il festival, le inaugurazioni, i talk con gli autori. I loro lavori saranno raccolti nella mostra I Giorni del Festival, che sarà successivamente allestitapresso lo spazio Bunker (produzione Brescia Photo Festival).

Le donne saranno raccontate anche attraverso una rassegna cinematografica e documentaristica, al Cinema Nuovo Eden. Si inizia giovedì 2 maggio alleore 21 con The Connection, lungometraggio d’esordio di Shirley Clarke, una delle filmmaker più influenti del New American Cinema. Si prosegue venerdì 3 maggio alle ore 21.15 con l’ultimo lavoro di Laetitia Carton Le grand Bal, un inno senza tempo alla magia del ballo e all’armonia di anime e corpi nella diversità. Si conclude domenica 5 maggio alle ore 21 con Franca. Chaos and creation di Francesco Carrozzini, un ritratto intimo di Franca Sozzani, madre del registae leggendaria direttrice di Vogue Italia. Un’icona che ha dettato lo stile degli ultimi venticinque annida sempre impegnata nell’esplorare tematiche off-limits al fine di scuotere lo status quo e ridefinire il concetto di bellezza.

E infine per le famiglie con bambini saranno organizzati laboratori al Museo di Santa Giulia per conoscere grandi fotografi, scoprendone il linguaggio, il lavoro, l’estetica e la grammatica attraverso immagini intense che restituiscono una visione della donna da molteplici punti di vista.

Nel workshop Un reportage sensazionale si potrà scoprire come l’osservazione attenta di una fotografia permette di immergerci in essa;i partecipanti del laboratorio Espansioni arriveranno ad agire sulle foto “pittoricamente” e il fotomontaggio, tecnica artistica facile da utilizzare che spalanca le porte all’immaginazione, sarà il protagonista di Uno, dieci, cento scatti per divertirsi a smontare le fotografie esposte e crearne di nuove attraverso sovrapposizioni, ritagli, interventi pittorici.

 

Delors

In Arena la prima mondiale del balletto ‘Romeo e Giulietta’

La presenza in città, in via eccezionale, del ballerino di fama mondiale Sergei Polunin (nella foto), è stata l’occasione per presentare l’evento di cui sarà protagonista quest’estate in Arena.

Un evento unico per Verona, che il 26 agosto alle 21 ospiterà in Arena la prima mondiale dello spettacolo ‘Romeo e Giulietta’ diretto da Johan Kobborg, con il ballerino ucraino Sergei Polunin nei panni di Romeo. Sul palco insieme a lui, danzeranno Alina Cojocaru, nel ruolo di Giulietta, e un cast di 20 danzatori di fama internazionale.

Un progetto unico, realizzato apposta per il palco dell’Arena e per Verona, città simbolo del capolavoro skakespeariano, da cui partirà proprio il tour mondiale.

Prima di recarsi in Arena per un servizio fotografico, Polunin ha voluto incontrare in municipio il Sindaco e quanti partecipano alla realizzazione dell’evento. Si tratta infatti di una produzione Polunin ink e Show Bees, che a Verona arriva grazie alla collaborazione tra ATER, agenzia di danza nazionale, e il Festiva della Bellezza.

Insieme al sindaco, erano presenti in sala Arazzi il responsabile degli eventi extralirica di Fondazione Arena Gianmarco Mazzi, Gianmario Longoni di ATER, il direttore artistico del Festiva della Bellezza Alcide Marchioro, oltre al ballerino Sergei Polunin e al coreografo e direttore dello spettacolo Johan Kobborg.

“Polunin è un numero uno al mondo, non c’è palco migliore per lui che la nostra Arena – ha detto il sindaco -. Una produzione in cui crediamo fermamente e che va nella direzione di alzare sempre di più l’asticella della qualità delle proposte offerte. Il che significa anche diversificare, per raggiungere un pubblico sempre più vasto. Quindi non solo lirica e concerti di musica pop e rock, ma anche danza, tanto più se a ballare è uno dei migliori talenti al mondo. Nonostante la giovane età, infatti, Polunin ha già alle spalle una carriera straordinaria, destinata solo a crescere e a fare di lui un artista che passerà alla storia. Averlo sul nostro palco più famoso non può quindi che essere motivo di grande orgoglio e soddisfazione, oltre che la riprova di quanto l’Arena sia uno dei teatri più ambiti da tutte le star internazionali”.

“Insieme a Roberto Bolle, Sergei Polunin è senza dubbio il ballerino di danza classica più famoso al mondo – ha aggiunto Mazzi -. Ha già calcato i maggiori palcoscenici di Londra e della Russia, ed ora è pronto per questa nuova sfida, che lo vedrà per la prima volta nel ruolo di Romeo. Sarà uno spettacolo dal forte impatto emotivo, con scenografie suggestive, per un’esperienza che resterà nel cuore degli spettatori. Ringrazio Il Festival della Bellezza per il prestigioso risultato, la danza è una forme d’arte che più sanno emozionare. L’obiettivo è far si che lo spettacolo entri a far parte in modo stabile della programmazione degli spettacoli in Arena”.

“Qui realizzo davvero un sogno – ha detto Polunin -. L’Arena di Verona, Romeo e Giulietta e un balletto classico lontano dalle compagnie di balletto stabili, tre obiettivi che, per una serie di congiunture fortunate, riesco a raggiungere tutti insieme”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

I sette peccati capitali dell’economia italiana

Carlo Cottarelli ha fondato un Osservatorio Conti Pubblici Italiani presso l’Università Cattolica di Milano, il primo in Italia, mentre un Osservatorio di questo tipo è usuale in altri Paesi. L’esperienza di Cottarelli è solida e indubbia: laureato a Siena e presso la London School of Economics, un’occupazione presso Banca d’Italia ed Eni, quindi al Fondo Monetario Internazionale, poi Commissario straordinario per la revisione della spesa; ancora, Direttore esecutivo del Fondo monetario Internazionale e oggi, oltre che Direttore dell’Osservatorio, è Visiting Professor all’Università Bocconi. Con quasi l’incarico di formare l’ultimo governo, prima della soluzione politica Conte. Insomma, un esperto vero. Che scrive vari libri sull’Economia di cui l’ultimo del 2018 “I sette peccati capitali dell’economia italiana”. Perché l’Italia non cresce, perché l’Italia ha un alto debito pubblico e via così. Scopo delle pubblicazioni di Cottarelli è fare, nel suo piccolo, ciò che unicamente potrebbe essere grande: abituare le persone all’idea di spesa, di debito, di conti pubblici, perché sappiano di cosa si parla e non venga loro liquidata l’Economia come qualcosa di lungo, difficile, ostico e “inutile” da sapere. Dato che poi sono le persone a votare e le persone protagoniste dell’economia del loro Paese, consapevolizzarle o responsabilizzarle o renderle edotte è compito nobile e giusto. Salvo, forse, che dire le parole magiche che cancellano ogni abilità, attestato di studi, capacità riconosciute a livello mondiale: bisogna pagare le tasse. Perché pagandole tutti chi le paga sempre spenderebbe un po’ meno e perché, pagandole tutti, si risolverebbero molti problemi di disponibilità economico-finanziaria per le spese utili: la scuola, gli ospedali, i servizi in genere. Cottarelli viaggia per la penisola per spiegare perché l’Italia è cresciuta poco negli ultimi anni; perché il reddito pro capite è sceso del 2%, mentre il potere d’acquisto dei tedeschi, dal 1999, è cresciuto rispetto a quello italiano del 25%; quali sono i sette peccati capitali dell’economia italiana come l’evasione fiscale appunto, la corruzione, l’eccesso di burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud. Infine, la difficoltà a convivere con l’euro, non potendo più svalutare la Lira, per sistemare i conti, rispetto al resto d’Europa. Il linguaggio del libro è semplice e immediato, di facile comprensione, così come è semplice ascoltare le presentazioni del volume che Cottarelli si presta a ripetere con pacatezza e competenza. Divertente, del resto, sentire come alcuni spettatori, al momento degli interventi personali o delle domande all’Autore, spiegano con dovizia di particolari come è giusto non pagare la fattura dell’idraulico o del meccanico perché “Ho già dato tanto, pagando sempre le tasse quando lavoravo” e similari. Un vizio, quello italiano, che non sarebbe risolto con l’abbattimento delle aliquote o con la possibilità di scaricare ogni spesa, sostiene il nostro, perché il meccanismo economico non è così semplicemente lineare o immediato. Ad esempio, un grosso problema è la mancata crescita demografica senza la quale ogni economia, non soltanto quella italiana, si ferma. Anche in questo caso per vari motivi, forse non ultimo la mancanza di inventiva e di innovazione che i giovani si portano dietro. In ogni caso, un paio di insegnamenti pratici e immediati il libro, quindi anche Cottarelli stesso, li dà. Le tasse bisogna pagarle. Intanto per fare la propria parte, poi il resto, l’economia e i politici, facciano la loro. Politici cha vanno scelti al momento del voto: un voto consapevole, ponderato sul reale operato di chi è stato eletto e ha svolto bene o non, il mandato conferitogli dagli elettori.

Da leggere.

 

Carlo Cottarelli: “I sette peccati dell’economia italiana”, Feltrinelli, Milano, 2018, pagg. 176; euro 15,00.

 

Alessia Biasiolo

 

Anche Verona tra le tappe della Freedom Charity Run

Di corsa per 1050 chilometri da Gdansk a Milano, per favorire la dialogo tra i popoli e raccogliere fondi per i bambini in difficoltà. È la Freedom Charity, Run 2019 che il 4 e 5 luglio farà tappa anche a Verona.

L’evento, che vuole sottolineare l’importanza della libertà, della democrazia e dell’amicizia tra le nazioni, dal 2013 è promosso annualmente in tutto mondo dall’organizzazione umanitaria Lions Clubs International, con percorsi e tappe sempre diverse. In sette edizioni sono stati percorsi oltre 5000 chilometri di corsa ed attraversate 14 nazioni in 3 diversi continenti.

Una lunga corsa internazionale che quest’anno, dal 26 giugno al 6 luglio, partendo da Gdansk in Polonia, attraverserà Austria, Ungheria, Croazia e Slovenia, per terminare a Milano, dove è in programma, dal 6 al 9 luglio, per la prima volta in Italia, la Convention mondiale Lions.

I corridori arriveranno a Verona il 4 luglio alle 17, per ripartire il giorno successivo alle 8.30 alla volta di Milano.

L’appuntamento è stato presentato a palazzo Barbieri durante l’incontro fra l’assessore allo Sport Filippo Rando e i due rappresentanti del Lions Clubs International Mariusz Szeib e Daniel Wcisło Poznań.

“Sono onorato che Verona sia stata scelta come tappa di questo importante appuntamento sportivo – ha detto Rando –. Un’iniziativa umanitaria di straordinario valore, il cui ricavato sarà devoluto in favore dei bambini del Rwanda”.

Ulteriori informazioni sul sito http://freedomcharityrun.org.

Roberto Bolis

La sagra del Carciofo Moretto di Brisighella

Carciofaia Gramantieri Calanco

Il comune di Brisighella (Ravenna) può vantare numerosi prodotti tipici, vere e proprie eccellenze a livello nazionale. Sicuramente il più famoso e rinomato di tali prodotti è l’Olio extra vergine d’oliva, ma merita una menzione di tutto rispetto anche il piccolo Carciofo Moretto. Il Moretto potrebbe essere definito “autoctono dell’autoctono”, infatti quello vero si trova solamente nel comune di Brisighella e, ancor più con precisione, soprattutto nei tipici calanchi gessosi con una buona esposizione al sole (Brisighella si trova al centro del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola). In tali luoghi riesce a raggiungere le massime espressioni organolettiche, che ne fanno un prodotto inimitabile e dal sapore autentico e inconfondibile.

Per celebrare questo prodotto nel mese di maggio prende vita la “Sagra del Carciofo Moretto”, in programma nelle domeniche 5 e 12. Durante l’intera giornata saranno presenti i produttori di Moretto e di altri prodotti tipici del territorio (dai salumi di mora romagnola ai formaggi, dalle confetture alle primizie di primavera). Sarà in funzione uno stand gastronomico con i menù tradizionali e alcune ricette dedicate al Moretto. Anche i ristoranti del Borgo dedicheranno in queste giornate i loro menù al Moretto. Ci sarà anche un trenino panoramico per accompagnare i turisti lungo i Colli di Brisighella per visitate la Rocca Manfrediana e la Torre dell’Orologio.

Il Moretto si mangia crudo e leggermente lessato, condito con sale e olio, preferibilmente con il rinomato “Brisighello”, col quale si sposa molto bene in quanto i due prodotti hanno una base aromatica comune. Sono molte e gustose le ricette che si possono realizzare utilizzando il Carciofo Moretto: mezzelune con Moretto a formaggio di fossa, insalatina di Moretto con caprino in parmigiano croccante, tagliatelle al ragù di agnello sul Moretto all’aceto balsamico, crespelle ripiene di cuori di Moretto, cappelli di prete con ripieno di Moretto e ricotta.

Il carciofo non è altro che il bocciolo dell’infiorescenza che si raccoglie immaturo, cioè prima che sbocci, fine aprile e maggio. Il Moretto è una varietà rustica, sulla quale non sono stati fatti interventi genetici e ciò ha consentito di mantenere inalterate nel tempo le caratteristiche e gli aromi originari, diversamente da altre varietà largamente coltivate nel bacino del Mediterraneo. La pianta del Moretto si presenta come un cespuglio che può raggiungere un’altezza di 150 centimetri, il fusto è eretto con getti basali chiamati “carducci” che vengono usati per la riproduzione. Dal punto di vista agronomico predilige i terreni siliceo-argillosi, tipici dei calanchi romagnoli, ben esposti al sole. Le foglie, verdi-grigiastre, sono grandi e spinose, pendenti all’infuori. Il Moretto si presenta violaceo con riflessi dorati, spine giallo nere ben formate e rigide. Il suo sapore è leggermente amaro, fresco, appetitoso.

 

Pierluigi Papi (anche per le fotografie)

Gli animali nell’Arte. Dal Rinascimento a Ceruti

Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto”Vecchio con carlino”

Aperta a Brescia, a Palazzo Martinengo, fino al 9 giugno, è visitabile la bella mostra “Gli animali nell’Arte. Dal Rinascimento a Ceruti”, a cura di Davide Dotti. L’esposizione affronta l’interessante legame tra committenza, artisti e animali che ha interessato soprattutto il Rinascimento, sotto varie forme, dall’animale da compagnia, all’animale esotico importato per sgomentare ospiti o pubblico, alle battute di caccia. Esposte le opere del Pitocchetto Ceruti, con anche quattro tele mai esposte prima, accanto a lavori di Guercino, Bachiacca, Grechetto, Campi, Giordano, Duranti, alcuni fiamminghi, tra gli altri.

Proprio Ceruti è stato scelto per la locandina della mostra, un bellissimo “Vecchio con carlino” del 1802 dalle intensità carezzevoli e dal fascino unico: la dolcezza con il quale un anonimo anziano tiene in braccio l’amato cucciolo, sorreggendogli le zampette anteriori tra le dita, rende la grandezza del Pitocchetto che non solo era geniale nel ritrarre la povera gente nelle scene di genere, ma era anche capace di dare carattere ai ritratti più nobili dei ricchi. Il quadro fa coppia con “Vecchio con gatto” della sala successiva, lavori citati nella collezione Melzi d’Eril milanese. Inedite sono, invece, “Ritratto di gentiluomo con labrador” di Lippi, “Venere, Amore e cagnolino vestito da bambina” di Liberi e “Ritratto di ragazzino con cane” di Fiasella, appartenenti a collezioni private. Un’ottantina di capolavori riuniti a sottolineare il rapporto uomo-animali, sotto l’egida del WWF Italia.

Si ha la possibilità così di leggere delle schede tematiche per capire la situazione degli animali rari o del bracconaggio, nelle sezioni suddivise in: animali nella pittura sacra, cani, gatti, pesci rettili e insetti, uccelli, animali da fattoria, nani e pigmei, animali esotici. È il caso del rinoceronte che girava per le corti europee per la gioia del proprietario, piuttosto che i fenicotteri, le scimmie, o il più casereccio asino. Una mostra molto visitata e apprezzata, con audio-guida a disposizione, facilmente fruibile da tutti, compresi i bambini che si possono così fare avvicinare ai percorsi museali o di visita.

 

Gli animali nell’Arte. Dal Rinascimento a Ceruti

Palazzo Martinengo, via dei Musei 30, Brescia

Fino al 9 giugno 2019

Orari: mercoledì, giovedì e venerdì: dalle 9:00 alle 17:30; sabato, domenica e festivi: dalle 10:00 alle 20:00; lunedì e martedì chiuso. Aperture straordinarie: Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile, 29 aprile, 30 aprile, 1 maggio, 2 giugno.

 

 

Alessia Biasiolo

 

Palazzo Schifanoia rinnovato

Madonna con Bambino

A causa del sisma del 2012, Palazzo Schifanoia di Ferrara, ha subito importanti danni strutturali e dal 2017 è stato attivato il cantiere per la messa a norma antisismica dell’intera delizia estense. Per dar corso alle operazioni di recupero architettonico, i Musei di Arte Antica hanno dovuto trasferire tutto il patrimonio storico artistico e documentario conservato a Schifanoia, provvedendo in larga parte anche al restauro delle opere che componevano le collezioni civiche e nell’ambito di questo composito programma di recupero e di riordino, hanno dato corso al  progetto per un nuovo percorso museale, che prevede come primo step l’allestimento della fabbrica trecentesca. Con il primo modulo espositivo si darà la possibilità in anteprima al pubblico di poter fruire del ricco patrimonio dei Musei di Arte Antica, in concomitanza con i lavori che continueranno ad interessare l’intero corpo quattrocentesco.  Parallelamente alla cura del progetto storico- scientifico, i Musei di Arte Antica collaborano con lo studio  Q.B.  Atelier di Ferrara, che per incarico del Servizio Beni Monumentali del Comune di Ferrara, ha redatto il progetto di allestimento.

Madonna del cedro

Le sale trecentesche di Palazzo Schifanoia, si sviluppano in gran parte al piano terra e pertanto sono di facile accesso per ogni categoria di visitatori e nel contempo sono uno spazio particolarmente adatto all’esposizione di opere scultoree di grandi dimensioni e di difficile movimentazione.
Accanto ad opere di autori famosi quali Domenico di Paris, Antonio di Cristofaro, Alfonso Lombardo, Sperandio Savelli, Andrea della Robbia, troverà spazio un consistente numero di scultore in terracotta policroma e in materiale lapideo, molte delle quali ancora inedite  e  grazie allo sforzo congiunto dei Musei e delle Associazioni ferraresi:  Ambassador Club Ferrara, AIS provinciale, Ferrariae Decus,  Soroptimist International Club, sono state oggetto di un attento programma di restauro, supportato dalle indagini del CNR di Milano e con la supervisione della competente Soprintendenza.
Un viaggio dedicato alla scultura della, e soprattutto, nella città, suddiviso in sezioni cronologiche ospitate nelle due sedi espositive: quelle del rinnovato corpo trecentesco di Palazzo Schifanoia  accoglieranno le prime tre sezioni dal tardo Trecento alla fine del Cinquecento e in una seconda fase il percorso si dispiegherà negli ambienti di Palazzo Bonacossi, quale sede delle ultime due sezioni dedicate alla produzione del Seicento fino ai primi decenni dell’Ottocento.

Il progetto di allestimento museale della fabbrica trecentesca del Palazzo Schifanoia, in parte sostenuto dal contributo della Regione Emilia Romagna (LR 18/2000), unisce la valorizzazione del contesto alle necessità espositive di sculture e bassorilievi.

La presenza dei soppalchi caratterizza fortemente gli spazi e suggerisce percettivamente  la loro suddivisione da un  ambiente maggiore che permette la lettura della sala originale e in uno più piccolo, raccolto al di sotto del solaio in acciaio. Questo assetto consente la creazione di due categorie di spazi: il “palazzo” e le “stanze”. Il “palazzo” diventa la straordinaria scenografia dentro la quale si collocano le “stanze”.

Il bordo di separazione tra questi due ambiti è realizzato mediante una sequenza di quinte metalliche fisse semitrasparenti che abbracciano lo spazio sotto il soppalco, diventando fondali per le opere e filtri per smorzare l’illuminazione naturale al loro interno.

Il percorso espositivo attraversa quindi questi due ambienti caratterizzati da due atmosfere molto diverse tra di loro. Il primo ambiente espositivo, il “palazzo” è un vano a doppia altezza, luminoso, ampio e metaforicamente ricrea la percezione di uno spazio all’aperto. In esso sono collocate principalmente opere pensate per ampi spazi come, ad esempio, il sarcofago di Prisciani o la maquette della statua equestre di Niccolò III. Il secondo ambiente espositivo, le “stanze”, è uno spazio intimo, in penombra, che suggerisce alla percezione un luogo interno, raccolto, dove opere create per essere esposte in origine all’interno di edifici, quali chiese o palazzi, opportunamente illuminate svelano di volta in volta la maestria del modellato e la drammaticità espressiva del soggetto.

 

Alessandro Zangara (anche per le immagini)

Teatro per ridere e per pensare con il circolo Frescobaldi di Ferrara

Spettacoli che fanno ridere, riflettere, affrontare con ironia piccole ossessioni, pensieri e situazioni. È il contenuto del calendario di spettacoli organizzati dal Circolo culturale amici della musica ‘Girolamo Frescobaldi’ di Ferrara in programma fino a lunedì 20 maggio 2019,

Il Circolo Frescobaldi già da diverse stagioni organizza per i propri soci e socie, oltre ai concerti di musica classica e lirica, anche i Corsi di musica e i Corsi di Canto moderno, il Corso di Lettura espressiva per voci recitanti, e il Corso di recitazione e arte drammatica denominato Teatro 21. Sono attività didattiche ognuna delle quali ha, come prassi formativa, anche  la realizzazione di spettacoli teatrali di genere brillante.

Questo il calendario degli spettacoli prossimi:

Domenica 14 aprile 2019 ore 21 – Sala Estense, piazza Municipio 14, Ferrara: “Disturbo“. Performance brillante di e con Catia Gianisella e con la partecipazione degli attori e delle attrici di Teatro 21. Prima assoluta per Ferrara.
Mercoledì 17 aprile 2019 ore 21 – Sala Estense, piazza Municipio 14, Ferrara: Serata di beneficenza a favore dell’associazione “Il Mantello”. Performance di letture espressive e di canzoni evergreen a cura di Catia Gianisella (scelta dei testi) e Alessandra Alberti (scelta della musiche) con la partecipazione degli allievi e dei docenti dei Corsi di musica e del Corso di Canto moderno del Circolo Frescobaldi. Regia di Alessandra Alberti.
Domenica 28 aprile 2019 ore 16 – Casa della Musica e della Arti di Vigarano Pieve (Fe), via Mantova 111: trittico teatrale “Anna Cappelli“, testo di Annibale Ruccello, “Il Risveglio“, testo di Franca Rame, e “La Paura” testo di Giorgio Gaber. Protagonisti gli allievi e le allieve del Gruppo di Lettura Espressiva del Circolo Frescobaldi. Regia di Catia Gianisella. Questo spettacolo portato a Vigarano Pieve è il risultato di uno scambio culturale con i corsi teatrali e di letture espressive che si svolgono presso quel Comune ferrarese, alla Casa della Musica e delle Arti, corsi realizzati e diretti dalla regista e soprano Maria Cristina Osti: infatti gli allievi della Osti saranno presenti a Ferrara domenica 14 aprile 2019 alle ore 17 (al Circolo Frescobaldi) con una loro performance teatrale.

Lunedì 20 maggio 2019 ore 21 – Sala Estense, piazza Municipio 14, Ferrara: Saggio degli allievi del corso Teatro 21.

 

Alessandro Zangara

Verona parte dalla Russia per attrarre un turismo di qualità

L’internazionalizzazione del ‘brand’ Verona parte dalla Russia. La Dmo scaligera ha preso il volo, nel vero senso della parola, partecipando alla Mitt Moscow, una delle più importanti fiere mondiali del turismo. In prima linea Comune e Fondazione Arena, soci fondatori della Destination Management Organization, ma anche Amt, entrata da poco nel consiglio direttivo. Duplice l’obiettivo: fare squadra per esportare un’immagine unitaria delle eccellenze scaligere, ma anche per attrarre un turismo di qualità, che non sia più solo ‘mordi e fuggi’.

Ecco perché, prima in fiera e poi all’Ambasciata italiana di Mosca, è stato presentato il prossimo festival lirico areniano. Grande l’entusiasmo dimostrato per il cast, che vedrà sul palcoscenico scaligero numerosi cantanti russi, e, allo stesso tempo, per l’avvio di nuove collaborazioni, rese possibili dall’aumento dei collegamenti aerei tra Verona e la Russia, così come dalla comune tradizione per la musica e l’opera.

Nella delegazione partita da Verona, erano presenti l’assessore al Turismo Francesca Briani, per Fondazione Arena il sovrintendente Cecilia Gasdia, il direttore generale Gianfranco De Cesaris, il vicedirettore artistico Stefano Trespidi; per Amt il presidente Francesco Barini e il consigliere Lucia Poli.

“Un’accoglienza davvero calorosa. In fiera a Mosca abbiamo trovato un forte interesse per la realtà scaligera e per le eccellenze del nostro territorio – ha detto Briani -. Tanti i tour operator attratti dall’offerta culturale ed enogastronomica veronese. Oggi sono davvero felice perché finalmente la Dmo è operativa, uno strumento che sarà utile soprattutto ora che abbiamo allargato e rafforzato la compagine, con soggetti anche privati. Abbiamo dato il via così ad un percorso che ci permetterà di esportare un’immagine condivisa e unitaria delle bellezze della nostra città, capoluogo che negli ultimi anni ha visto un incremento notevole dei flussi turistici”.

“L’unione fa la forza – ha spiegato Gasdia -. Per la prima volta abbiamo lanciato il festival areniano in Russia, un mercato che ha un grande potenziale, oltre che un Paese importante che vanta una fortissima tradizione musicale e operistica, uguale se non superiore a quella italiana. Siamo stati accolti davvero nel migliore dei modi, l’entusiasmo che ci è stato dimostrato è la testimonianza di quanto questa sia la strada giusta da percorrere”.

“Possiamo parlare di una nuova strategia di marketing della città e di Fondazione Arena – ha aggiunto De Cesaris –. Il nostro brand va esportato e reso internazionale, facendo conoscere le nostre ricchezze e il teatro all’aperto più grande del mondo. Ecco perché prossimamente andremo anche negli Stati Uniti, l’obiettivo è quello di ampliare il più possibile il nostro orizzonte”.

“La prossima stagione lirica sarà un volano per il turismo – ha assicurato Trespidi -. In Russia hanno dimostrato grande interesse per l’eccellenza del cast che abbiamo presentato”.

“Amt è orgogliosa di partecipare alla promozione turistica della città e del territorio scaligero, attraverso la partecipazione alla Dmo – ha concluso Poli -. Il Comune ci ha affidato questo importante compito e faremo del nostro meglio per far crescere il brand Verona”.

“Una strategia completamente differente rispetto al passato – ha fatto sapere il presidente Barini -. Abbiamo ‘accorciato la filiera’, intrecciando relazioni indispensabili per avviare progetti concreti. Questo è stato il modo migliore per debuttare al tavolo Dmo: fare sistema e farsi conoscere in modo diretto. Il mercato russo è tra quelli maggiormente in crescita e le attività che abbiamo promosso hanno rinsaldato l’amicizia tra i nostri paesi, vicini grazie anche ai voli giornalieri che collegano Mosca all’aeroporto di Verona”.

La Dmo Verona, organismo istituito nel 2014, è costituita da 7 soci fondatori: Comune di Verona, Provincia, Camera di Commercio, Aeroporto Valerio Catullo, Fondazione Arena, VeronaFiere e Consorzio Verona Tuttintorno.

Nel 2018, attraverso un protocollo d’intesa che per la prima volta ha aperto l’adesione anche agli enti locali e ai soggetti privati, sono entrati a farne parte i Comuni di Badia Calavena, Belfiore, Bovolone, Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese, Dolcè, Erbezzo, Fumane, Grezzana, Marano di Valpolicella, Isola Rizza, Mezzane di Sotto, Negrar, Oppeano, Pescantina, Roverè Veronese, Roverchiara, San Martino Buon Albergo, San Giovanni Lupatoto, San Mauro di Saline, San Pietro in Cariano, San Pietro di Morubio, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Sant’Anna d’Alfaedo, Selva di Progno, Soave, Velo Veronese e Zevio. Oltre a Strada del Vino Soave, Strada del Vino Valpolicella, associazione Ville Venete e Amt.

Ad inizio marzo 2019, si è allargato anche il consiglio direttivo, con le prime elezioni. Sono risultati eletti l’assessore Evita Zanotti del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, il sindaco Nadia Maschi di Cerro Veronese, i presidenti di Amt Francesco Barini e di Strada del Vino Soave Paolo Menapace.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia che ritrae la Delegazione veronese in Russia)