I sette peccati capitali dell’economia italiana

Carlo Cottarelli ha fondato un Osservatorio Conti Pubblici Italiani presso l’Università Cattolica di Milano, il primo in Italia, mentre un Osservatorio di questo tipo è usuale in altri Paesi. L’esperienza di Cottarelli è solida e indubbia: laureato a Siena e presso la London School of Economics, un’occupazione presso Banca d’Italia ed Eni, quindi al Fondo Monetario Internazionale, poi Commissario straordinario per la revisione della spesa; ancora, Direttore esecutivo del Fondo monetario Internazionale e oggi, oltre che Direttore dell’Osservatorio, è Visiting Professor all’Università Bocconi. Con quasi l’incarico di formare l’ultimo governo, prima della soluzione politica Conte. Insomma, un esperto vero. Che scrive vari libri sull’Economia di cui l’ultimo del 2018 “I sette peccati capitali dell’economia italiana”. Perché l’Italia non cresce, perché l’Italia ha un alto debito pubblico e via così. Scopo delle pubblicazioni di Cottarelli è fare, nel suo piccolo, ciò che unicamente potrebbe essere grande: abituare le persone all’idea di spesa, di debito, di conti pubblici, perché sappiano di cosa si parla e non venga loro liquidata l’Economia come qualcosa di lungo, difficile, ostico e “inutile” da sapere. Dato che poi sono le persone a votare e le persone protagoniste dell’economia del loro Paese, consapevolizzarle o responsabilizzarle o renderle edotte è compito nobile e giusto. Salvo, forse, che dire le parole magiche che cancellano ogni abilità, attestato di studi, capacità riconosciute a livello mondiale: bisogna pagare le tasse. Perché pagandole tutti chi le paga sempre spenderebbe un po’ meno e perché, pagandole tutti, si risolverebbero molti problemi di disponibilità economico-finanziaria per le spese utili: la scuola, gli ospedali, i servizi in genere. Cottarelli viaggia per la penisola per spiegare perché l’Italia è cresciuta poco negli ultimi anni; perché il reddito pro capite è sceso del 2%, mentre il potere d’acquisto dei tedeschi, dal 1999, è cresciuto rispetto a quello italiano del 25%; quali sono i sette peccati capitali dell’economia italiana come l’evasione fiscale appunto, la corruzione, l’eccesso di burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud. Infine, la difficoltà a convivere con l’euro, non potendo più svalutare la Lira, per sistemare i conti, rispetto al resto d’Europa. Il linguaggio del libro è semplice e immediato, di facile comprensione, così come è semplice ascoltare le presentazioni del volume che Cottarelli si presta a ripetere con pacatezza e competenza. Divertente, del resto, sentire come alcuni spettatori, al momento degli interventi personali o delle domande all’Autore, spiegano con dovizia di particolari come è giusto non pagare la fattura dell’idraulico o del meccanico perché “Ho già dato tanto, pagando sempre le tasse quando lavoravo” e similari. Un vizio, quello italiano, che non sarebbe risolto con l’abbattimento delle aliquote o con la possibilità di scaricare ogni spesa, sostiene il nostro, perché il meccanismo economico non è così semplicemente lineare o immediato. Ad esempio, un grosso problema è la mancata crescita demografica senza la quale ogni economia, non soltanto quella italiana, si ferma. Anche in questo caso per vari motivi, forse non ultimo la mancanza di inventiva e di innovazione che i giovani si portano dietro. In ogni caso, un paio di insegnamenti pratici e immediati il libro, quindi anche Cottarelli stesso, li dà. Le tasse bisogna pagarle. Intanto per fare la propria parte, poi il resto, l’economia e i politici, facciano la loro. Politici cha vanno scelti al momento del voto: un voto consapevole, ponderato sul reale operato di chi è stato eletto e ha svolto bene o non, il mandato conferitogli dagli elettori.

Da leggere.

 

Carlo Cottarelli: “I sette peccati dell’economia italiana”, Feltrinelli, Milano, 2018, pagg. 176; euro 15,00.

 

Alessia Biasiolo

 

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