“Canti e Cunti di Sicilia” al Maxxi Live Music

Sabato 12 aprile 2014 ore 20.30 chiude Maxxi Live Music, la rassegna di dieci concerti organizzata da Maxxi e Conservatorio “Santa Cecilia” a Roma.

Il concerto conclusivo della rassegna è intitolato “Canti e Cunti di Sicilia” e ne è protagonista il Giuseppe Pantano Quartet, formato dallo stesso Giuseppe Pantano (voce) e da Stefano Calderaro (chitarra), Stefano Battaglia (contrabbasso) e Enrico Pulcinelli (percussioni).

È un progetto musicale nato dalle memorie e ricerche etnomusicologiche del gioavne cantante siciliano Giuseppe Pantano che rielabora filastrocche e temi della sua terra, appresi dalla viva voce della nonna, alla quale è dedicato uno dei brani. Il progetto consta di temi popolari e inediti in dialetto siciliano che nelle forme e nelle strutture del jazz acquisiscono contemporaneità.

Giuseppe Pantano è laureando in canto jazz presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Al Conservatorio ha acquisito competenze di arrangiamento e improvvisazione dal M° Paolo Damiani e le basi tecnico-espressive del canto moderno. Dopo aver fatto esperienza nella pop music, ha trovato il suo posto nel jazz e nelle musiche improvvisative, partecipando a festival jazz quali il Piacenza Jazz Festival, e si cimenta in varie esperienze, esplorando le forme del bebop, del jazz tradizionale e mediterraneo.

RadioCEMAT trasmette il concerto in live streaming.

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Via Guido Reni 4/A Roma

L’ingresso al concerto è consentito con il biglietto del Museo.

Mauro Mariani

 

The Dark Side of the Wall

“Tutto iniziò negli anni ’80 quando mio zio mi regalò il vinile di The Wall. Me ne innamorai subito in maniera maniacale, ma mai avrei immaginato che la mia esperienza personale e musicale mi avrebbe portato ad affrontarlo in maniera così intima e allo stesso tempo violenta. Più che di profanazione parlerei di rivoluzione ed evoluzione”. Vittorio Sabelli – fiatista, arrangiatore e mente della R-Evolution Band – si confessa così: da un lontano amore per il capolavoro floydiano è nato il suo recente proposito di rielaborazione, che alcuni giornalisti hanno definito “anti tributo” vista la lontananza dall’originale e lo spirito anticonformista. “The Dark Side Of The Wall” (Wide Production, 26 tracce, 66 minuti) non è un semplice tribute album né un prevedibile esperimento da cover band: è il risultato di un’appassionata, scrupolosa e irriverente rivisitazione dell’opera di Roger Waters.

Dopo due album incentrati su varie forme di contaminazione jazz, la R-Evolution Band svolta e si accosta a The Wall con uno spirito differente da quanto solitamente accade. Non è un caso che Sabelli e i suoi abbiano individuato un “nuovo concept” alla base del lavoro: “La certezza che ci ha guidato fin dall’inizio è stata quella di volerci distinguere nettamente dalle cover/tribute band, operando un lavoro profondo di revisione, manomissione e ri-arrangiamento dei singoli brani a seconda del loro ruolo all’interno della setlist. Ogni brano doveva essere in sintonia con quello precedente e allo stesso tempo visto in funzione di quello successivo, oltre ad avere un ruolo ben preciso all’interno di macro aree tematiche”.

Metal, elettronica, musica colta contemporanea, blues, musica etnica: il rock sontuoso e struggente di The Wall è accantonato in favore di un viaggio sorprendente e visionario negli aspetti più oscuri di The Wall. “Dopo questo lavoro destrutturante, far rinascere i brani con caratteristiche completamente differenti pur preservandone alcune tipicità è stata la vera e propria sfida! Revisioni stilistiche, tematiche, armoniche, ritmiche e formali sono state operate per ciascun brano, cercando di far emergere quegli elementi che nel disco originale risultano meno evidenti. Chi si aspetta di ‘comprendere’ tutti questi aspetti nella loro complessità fin dal primo ascolto rimarrà probabilmente deluso, ma chi vorrà dedicargli il giusto tempo arriverà a scoprire il ‘lato oscuro’ di The Wall”.

R-Evolution Band

Vittorio Sabelli: clarinetto, voce, sax alto e baritono, arrangiamenti

Marcello Malatesta: keys, cbu programming

Gabriele Tardiolo ‘Svedonio’: chitarre, bouzuki, lap steel

Graziano Brufani: basso, contrabbasso

Oreste Sbarra: batteria

 

Donato Zoppo

Janine Jansen. Atteso ritorno all’Aula Magna della Sapienza

Guardando una foto della giovane olandese Janine Jansen, si potrebbe pensare che sia una modella, ma lei fin da piccola aveva deciso che sarebbe stata una violinista e ha raggiunto quel che si prefiggeva. Ora la si può ammirare nelle principali sale da concerto, dove suona con orchestre quali Royal Concertgebouw Orchestra, Berliner Philharmoniker, New York Philharmonic e Los Angeles Philharmonic e con direttori come Valery Gergiev, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Gustavo Dudamel e Antonio Pappano. Arriva a Roma da Philadelphia, dove ha appena suonato con l’orchestra che fu di Riccardo Muti, e dopo il concerto alla IUC di sabato prossimo, 5 aprile, alle ore 17.30, accompagnata da Itamar Golan al pianoforte (Aula Magna – Sapienza Università di Roma, Piazzale Aldo Moro 5), la attende una lunga tournée italiana, al cui termine vola subito a Barcellona.

Janine Jansen, ViolineJanine Jansen suona lo Stradivari “Barrère” del 1727, prestatole dalla Fondazione Elise Mathilde. Incide in esclusiva per Decca, che ha appena pubblicato un suo nuovo cd, in cui esegue i Concerti per violino di Johann Sebastian Bach.

Per la musica da camera ha una vera devozione. Ha fondato un festival internazionale di musica da camera a Utrecht, nella sua Olanda, e fin dal 1998 partecipa ogni anno alla serie di concerti da camera della Phlharmonie di Berlino. Per la musica da camera non ha scelto un semplice accompagnatore ma un pianista di classe, Itamar Golan, con cui presenta all’Aula Magna un raffinato programma, che si conclude con Brahms ma prima allinea tre splendidi lavori, eseguiti non troppo frequentemente, di tre autori molto diversi, accostati con una certa audacia ma con gusto sicuro.

Inizia con l’unica Sonata per violino e pianoforte di Leos Janacek, un’opera della piena maturità, che per il compositore boemo fu una vera estate di san Martino, la sua stagione più ricca di capolavori. Poi la Fantasia di Franz Schubert, in cui il compositore abbandona le forme classiche per adottare andamenti più liberi e più vicini al suo mondo espressivo; fu composta nel 1827, nei mesi tragici ma fertili di musiche straordinarie che precedettero la sua precocissima morte. Si passa agli immediati dintorni dell’impressionismo con Ernest Chausson e il suo Poème op. 25, composto durante una vacanza a Firenze nel 1896 e inizialmente intitolato Le Chant de l’amour triomphant, come il racconto di Ivan Turgenev a cui si ispira.

In conclusione la Sonata n. 3 in re minore op. 108, composta nella maturità dei suoi cinquantacinque anni da Johannes Brahms, animato qui da un’ispirazione aristocratica e meditata, nella vena di un lirismo sottilmente elaborato, senza sbalzi violenti, e nutrito da una particolare fecondità di idee.

Janacek Sonata JW VII/7

Schubert Fantasia in do maggiore D 934

Chausson Poème op. 25

Brahms Sonata n. 3 in re minore op. 108

 

Mauro Mariani

 

 

Roma Sinfonietta diretta da Rizzari

Prosegue la stagione concertistica dell’Associazione Roma Sinfonietta nell’auditorium “Ennio Morricone” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata, in via Columbia 1.

Carlo-Rizzari-2Mercoledì 2 aprile, alle 18.00, si terrà il concerto dell’Orchestra Roma Sinfonietta diretta da Carlo Rizzari. Sono in programma due grandi compositori del periodo barocco. Lo Stabat Mater è l’ultima composizione di Giovan Battista Pergolesi, portata a termine pochi giorni prima della sua precocissima morte a soli ventisei anni. Era la prima volta che la musica sacra si animava di un calore e di una carica emotiva nuovi e dopo quasi trecento anni non si è ancora attenuata la drammaticità quasi teatrale della rappresentazione del dolore della Madonna sul corpo del figlio morto. A Pergolesi segue Georg Friedrich Haendel con la sfavillante Suite in re maggiore per tromba e archi, esempio del barocco trionfale e festante, anche grazie al suono sfolgorante della tromba.

In Pergolesi cantano il soprano Paola Sanguinetti e il mezzosoprano Renata Lamanda. In Haendel il solista di tromba è Andrea Di Mario.

Sul podio Carlo Rizzari, che al ruolo di assistente di Antonio Pappano all’Accademia di Santa Cecilia affianca una carriera internazionale sempre più intensa e ricca di soddisfazioni. Dirige regolarmente l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia e ha diretto l’Orchestra Sinfonica di Montreal, l’Orchestra della Suisse Romande, l’Orchestra Sinfonica di Graz, l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, l’Orchestra Regionale Toscana, l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra della Fondazione Toscanini di Parma. In campo operistico ha diretto al Teatro Carlo Felice di Genova, al Bellini di Catania, al Petruzzelli di Bari, al Sao Carlos di Lisbona, al Reate Festival.

Mercoledì 2 aprile ore 18.00

Orchestra Roma Sinfonietta

Carlo Rizzari – direttore

Paola Sanguinetti – soprano

Renata Lamanda – mezzosoprano

Andrea Di Mario – tromba

GIOVAN BATTISTA PERGOLESI – Stabat Mater

GEORG FRIEDRICH HAENDEL – Suite in re maggiore per tromba e archi

 

Mauro Mariani

 

Musica da Camera a Parma

Comune di Parma, Fondazione Teatro Regio di Parma, Fondazione Teatro Due presentano la rassegna Musica da Camera 2014 dedicata a Claudio Abbado, realizzata con il sostegno di Fondazione Monte di Parma.

Nelle composizioni di Franz Schubert, Richard Strauss e György Kurtág, un viaggio in quattro tappe nella musica mitteleuropea, che attraversa, per quasi due secoli e fino ai giorni nostri, Austria, Germania e Ungheria.

A inaugurare il ciclo di concerti, mercoledì 9 aprile, alle ore 20.30 al Ridotto del Teatro Regio di Parma, il baritono Stefan Zenkl con la pianista Annette Seiler.

La rassegna prosegue a Teatro Due con il Trio di Parma (giovedì 17 aprile), il Quartetto Prometeo (martedì 29 aprile) e il pianista Alberto Miodini con la voce recitante di Emanuele Vezzoli (lunedì 12 maggio).

Paolo Maier

 

Le splendide Sonate di Vivaldi per flauto dolce e flauto traverso

Sala Museo Nazioanle Strumenti Musicali

 

Dopo due “tutto esaurito” consecutivi, se ne prospetta un altro sabato 15 marzo alle 17.00 per il terzo concerto della Stagione di Musica Antica del Conservatorio “Santa Cecilia” al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali (Piazza S. Croce in Gerusalemme 9/A).

L’ingresso al concerto è libero.

Il concerto è preceduto alle ore 16.15 da una visita guidata alla collezione di flauti traversi del Museo, a cura del M. Enrico Casularo.

Alle 17.00 inizia il concerto, che presenta l’esecuzione integrale delle Sonate di Antonio Vivaldi per flauto dolce e flauto traverso.

Il flauto fu – dopo il violino, di cui egli stesso era un virtuoso – uno degli strumenti preferiti dal compositore veneziano, che gli dedicò alcuni splendidi Concerti e un piccolo gruppo di Sonate.

Le eseguiranno Benedetto Ciociola e Celestino Dionisi, rispettivamente al flauto traverso e al flauto dolce: il primo è un giovane e valente concertista formatosi nel conservatorio romano, il secondo è professore ai corsi superiori di Musica Antica dello stesso conservatorio e ha un prestigioso curriculum sia come insegante che come concertista. Il basso continuo è affidato ad altri tre docenti di “Santa Cecilia”, Andrea Damiani alla tiorba, Bruno Re alla viola da gamba e Barbara Vignanelli al clavicembalo. Con loro Massimo Genna alla tiorba.

Sono in programma le cinque Sonate per flauto presenti nel catalogo di Vivaldi: quattro per flauto traverso e una per flauto dolce. A queste si aggiunge una preziosa rarità, una inedita Trio Sonata in do maggiore per flauto dolce, traverso e basso continuo, recentemente scoperta da Enrico Casularo in una raccolta manoscritta della Biblioteca Querini Stampalia di Venezia: sebbene non sia firmata, l’attribuzione a Vivaldi è da considerarsi sicura.

Invece è ormai assodato che non sono autentiche le sei Sonate raccolte sotto il titolo “Il Pastor fido”, per secoli attribuite a Vivaldi e scritte invece da Nicolas Chédeville il Giovane. Per documentare questa falsificazione di successo, viene tuttavia presentata anche una di queste Sonate.

Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9/A – Roma

 

Mauro Mariani

 

Leonora Armellini alla Sapienza

2014-3-15 Leonora Armellini 2

Negli ultimi anni i giovani concertisti italiani che si sono imposti in campo internazionale sono in maggioranza donne, più brave dei loro colleghi maschi, più moderne nel rapporto con i social networks e con i mass media, più spigliate nel proporre un’immagine meno seriosa del musicista classico.

Leonora Armellini è la pianista più rappresentativa di questa nuova generazione. Ha dimostrato tempra di lottatrice in quella massacrante competizione che è il Concorso Pianistico Internazionale “F. Chopin” di Varsavia, ottenendo una bellissima affermazione nell’edizione del  bicentenario, quella del 2010, dove ha vinto il Premio Janina Nawrocka, per “la straordinaria musicalità e la bellezza del suono”. Si è poi mostrata totalmente a suo agio nella ben diversa atmosfera di Sanremo, suonando Chopin davanti al pubblico del festival della canzone italiana e a 155 milioni di spettatori collegati in mondovisione.

È chiaro che Frédéric Chopin è il suo autore prediletto e infatti è interamente dedicato al compositore polacco il suo concerto di sabato 15 marzo alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti.

A poco più di vent’anni Leonora si è già esibita nelle sale da concerto più prestigiose d’Europa e inoltre nella Weill Recital Carnegie Hall di New York, nella Musashino Concert Hall di Tokyo, nello Stein Auditorium di New Delhi. Martha Argerich l’ha invitata al suo festival di Lugano, dalle mani di Zubin Mehta ha ricevuto il Premio Internazionale Galileo, l’Associazione Nazionale Critici Musicali ha assegnato il premio “Piero Farulli” al trio da lei costituito insieme al fratello Ludovico e a Laura Marzadori.

Aprirà il suo concerto col virtuosismo tecnico dell’Andante spianato e Grande polacca brillante op. 22 e prosegue con i due Notturni op.48 e il Notturno op. postuma, opere semplici e commoventi che richiedono qualcosa di ancor più difficile, un virtuosismo interpretativo che si raggiunge solo con una grande maturità artistica. Infine una delle più ampie e complesse raccolte di Chopin, i dodici Studi op. 25: qui Chopin lavora sugli aspetti tecnici dell’esecuzione ma nello stesso tempo realizza immagini poetiche di grande intensità e di toccante forza emotiva.

Musiche in programma:

Chopin Andante spianato e Grande polacca brillante op. 22

Chopin 2 Notturni op. 48

Chopin Allegro di concerto in la maggiore op. 46

Chopin Notturno in do diesis minore op. postuma

Chopin 12 Studi op. 25

 

Mauro Mariani

 

Due giornate dedicate a Federcio II il Grande a Roma

Giovedì 6 e venerdì 7 marzo al Goethe-Institut di Roma (via Savoia 15) si svolgeranno due giornate su Federico II di Prussia, visto come musicista. È un progetto che si articola in concerti, incontri, workshop e proiezioni cinematografiche e nasce da una collaborazione tra il Goethe-Institut stesso e il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, con il contributo di Istituto Svizzero e Centre de Recherches Musicologiques Flatus (Svizzera).

Nel corso di due concerti (giovedì alle 18.30 e venerdì alle 20.30) saranno eseguite cinque sonate inedite per flauto di Federico II insieme ad altre sue sonate edite e a due dei suoi quattro concerti per flauto e orchestra (in sol maggiore e do maggiore). Tra gli esecutori figurano alcuni illustri specialisti della musica antica, quali Andrea Damiani (tiorba), Bruno Re (viola da gamba) e Barbara Vignanelli (clavicembalo), docenti del dipartimento di musica antica del conservatorio romano. Insieme a loro suoneranno alcuni allievi dei corsi superiori del conservatorio.

Oltre ai concerti saranno proposti al pubblico vari eventi legati alla figura del grande sovrano e alla sua musica. Sono previsti un workshop con docenti del Conservatorio (giovedì dalle 10 alle 13); la proiezione del film Mein name ist Bach, con la partecipazione della regista Dominique de Rivaz (giovedì alle 20.30); una conferenza multimediale sulla figura di Federico il Grande a cura del M° Francesco Baldi (venerdì alle 20.30).

RadioCEMAT trasmetterà i concerti in live streaming (www.radiocemat.org).

Ricordato dai libri di storia come sovrano illuminato, grande generale e fondatore della tradizione militare prussiana, Federico II nutriva anche un sincero e profondo amore per l’arte. In particolare era un grande appassionato di musica e ospitò alla sua corte alcuni dei più grandi compositori tedeschi del suo tempo, tra cui Joachim Quantz, Carl Heinrich Graun ed Emanuel Bach, figlio del grande Johann Sebastian. A Sans Souci, la sua reggia presso Berlino, fu in più di un’occasione ospite anche Bach padre, che gli dedicò l’Offerta musicale, capolavoro dell’arte contrappuntistica.

Nonostante i pressanti impegni politici e militari, Federico II si dedicava quotidianamente allo studio del flauto, esibendosi volentieri davanti alla corte. Non sappiamo come effettivamente suonasse: i commenti di chi lo ascoltò sono sempre postivi… ma bisogna considerare che l’unico cui fosse permesso criticarlo era il suo maestro Joachim Quantz.

Invece una concreta testimonianza delle sue effettive doti musicali è fornita dalle sue composizioni. Dai suoi quattro concerti e dalle oltre centoventi sonate (in cui il flauto è sempre protagonista) emerge un compositore di reale e profonda qualità artistica, perfettamente in sintonia con le migliori espressioni del suo tempo, quel tardo barocco che di lì a poco sarebbe confluito nel più limpido classicismo.

Mauro Mariani

 

Intervista a Chiara Rosso

Chiara Rosso_01

A distanza di 7 anni dal tuo esordio con Libero Arbitrio, torni con un album che mette in mostra tutto il tuo talento, la tua esperienza, le tue aspettative, Elemento H2O. Cosa è successo in questo lungo lasso di tempo?

Gli Hederix Plenn hanno portato in giro il loro lavoro fino al 2010, partecipando a parecchi concorsi, con grande successo di pubblico e critica, tra i quali l’Atina Jazz Festival 2010, dove siamo arrivati in finale attraverso il voto radiofonico degli ascoltatori di Demo (Radio Rai). Nel frattempo io ho portato avanti i miei progetti come interprete di Jazz e di Musical, due grandi passioni che mi coinvolgono da sempre e grazie alle quali ho ottenuto grossi risultati. Inoltre ho continuato a scrivere, presentando le mie canzoni in vari concorsi, ho lavorato in jingle pubblicitari, ho realizzato due colonne sonore, non mi sono fatta mancare neanche il teatro… Infine ho ultimato i miei studi in Conservatorio, diplomandomi ufficialmente in Jazz. Ma non ho mai smesso di scrivere. Nei ritagli di tempo, nelle domeniche libere c’è sempre stato il desiderio di comporre…

Che differenze ci sono tra quel tuo lavoro del 2007 e Elemento H2O?

Libero arbitrio era un album più indie rock, lo abbiamo definito etno-rock. La contaminazione la faceva già da padrona in quel caso: il rock, il blues, la ricerca di suoni vocali etnici. L’organico era composto solo da una chitarra e una voce, molto sobrio, dunque. Noi eravamo un duo… Era un’autoproduzione indipendente che però è piaciuta al compositore-arrangiatore Enrico Sabena, il quale ha deciso di inserire nella colonna sonora di Corazones de mujer una delle canzoni contenute nell’album, Marrachek. É stato un bellissimo lavoro, che meriterebbe di essere ripreso e distribuito sul territorio nazionale.

Elemento H2O è un disco più introspettivo, sicuramente più maturo. Dietro ci sono anni di jazz, ma non ho dimenticato l’amore per il rock, la canzone d’autore, la musica etnica. É stato in qualche modo anticipato da una crisi personale, umana, spirituale. Ma dalle crisi si rinasce più forti. E in questo percorso di ricostruzione, l’acqua ha avuto una funzione fondamentale per me…

Il titolo non passa certo inosservato: come mai questa scelta?

Perchè l’Acqua è elemento di purificazione e ne sento il bisogno. In questo momento storico-sociale molto confuso e, per così dire, in decadenza, io sento il bisogno di tornare alla mia “essenza”, ricondurmi al mio essere, ritrovare la mia autenticità di persona, donna e musicista. L’acqua col suo fluire è emblema di femminilità, è pace, e rigenerazione. Dopo l’uragano, la quiete…

Elemento H2O ti vede al centro dell’opera, tra canzone d’autore, jazz e altre influenze. Quali sono i tuoi riferimenti, quali gli artisti ai quali ti ispiri, quelli che ti fanno da “bussola”?

Ho ascoltato parecchia musica e cantato repertori e stili differenti. Tra i miei artisti preferiti ci sono indubbiamente le grandi donne del jazz, da Ella a Nina Simone, le moderne interpreti del jazz, da Dianne Reeves a Cassandra Wilson. Ma non mancano le cantautrici americane, da Jony Mitchell alle attuali Alanis Morissette e  Sheryl Crow. E poi la canzone d’autore italiana e il tango di Piazzolla. Ho ascoltato anche parecchio rock, amato Jimi Hendrix, i Police e poi Sting. Il pop elegante e contaminato di Sade e Noa, il genio di Bjork e la musica elettronica, e le cantanti indie come Fiona Apple e P.J. Harvey. Il musical mi ha sempre affascinato, perché amo le arti “altre”, la danza e il teatro.

Elemento H20 copertina

Come nasce solitamente un brano di Chiara Rosso?

Generalmente mi metto al pianoforte per studiare qualcosa e poi immancabilmente le dita vanno oltre quello che c’è scritto sullo spartito e creano un’idea armonica. Su quella poi nascono melodia e testo quasi contemporaneamente, come a dipingere un quadro, che con il pennello non saprei realizzare… ma con la musica e la voce credo di si… A volte l’idea armonica non è mia ma di qualcun altro, che me la propone. Però il procedimento è sempre lo stesso. Sono io a creare melodia e parole.

Oltre ad essere autrice delle musiche, firmi anche i testi: ci sono tematiche e argomenti che ti stanno particolarmente a cuore o nella tua musica entra di tutto?

Divenire, il brano di apertura, affronta il divenire delle cose, il cambiamento, la trasformazione, un tema a me molto caro. Parigi è un affresco musicale della città, che mi affascina da sempre, Dindalan è dedicata a mia nonna, che mi cantava una ninna nanna in dialetto molto nota dalle mie parti in Piemonte, una sorta di mantra. Rain e Niente stelle raccontano del turbamento interiore e sono piuttosto introspettive; Acqua esprime la gioia del viaggio interiore; Salto nel vuoto è un invito a credere nei propri sogni e a lanciarsi con coraggio nella vita. L’amore compare in Adone, storia di un amore dei nostri tempi, tra una donna molto più matura e un acerbo amante, e in Sogno, dove ho scritto la dichiarazione d’amore che vorrei sentirmi cantare… Leggera è il brano che ho scelto come singolo, racconta la fine di un amore, ma soprattutto la leggerezza della libertà.

Tu sei l’autrice e la “mente” del progetto ma non sei totalmente da sola, avendo scelto una squadra di musicisti di prim’ordine: che apporto hanno dato alle tue composizioni?

Gli arrangiamenti sono quasi tutti di Franco Olivero, musicista, compositore e arrangiatore che stimo moltissimo, oltre che un grande amico. I brani sono tutti miei, con alcune parentesi a quattro mani. L’apporto che hanno dato i musicisti è assolutamente fondamentale. Hanno suonato esattamente come avrei voluto che fosse il suonato Elemento H2O, anzi, molto meglio! La loro classe, la loro esperienza hanno contribuito a rendere questo lavoro raffinato, elegante e di grande qualità.

Un quadro naif con una misteriosa sagoma femminile e la tua figura: cosa simboleggia questa copertina?

Il quadro è opera di Paola Rattazzi, pittrice e artista cuneese, la quale ha curato la grafica di tutta la collana al femminile di Geco Records. Geco ha prodotto, prima di me, artiste come l’americana Patty Wicks, Rechel Gould, Aisha Ruggieri e Silvia Bolognesi, la saxofonista Carol Suldhalter. Insomma, è un’etichetta che crede parecchio nella musica scritta e interpretata da musiciste.

La copertina simboleggia una, anzi due, come si vedrà nella label, sagome femminili. Quella in copertina è una sirena. Quelle nella label potrebbero essere fate. Mi sono piaciuti i colori pastello, il contrasto col rosso, che è anche il mio cognome. La figura della sirena mi affascina da sempre, donna-pesce che ammalia col canto, e le fate mi fanno sognare da quando sono bambina. É una copertina che ho  fortemente voluto e che mi ha conquistata. Credo che possa catturare l’attenzione ed incuriosire, oltre che rispecchiare la classe del disco.

Cosa ti  aspetti da questo disco?

Io sono un’entusiasta di natura e amo profondamente quello che faccio. Spero di poter condividere questo disco con moltissima gente. Conosco la difficoltà del momento, ma onestamente mi è di stimolo. Elemento H2O sarà una splendida avventura e la vivrò come tale. Mi auguro di poter fare molti live, soprattutto all’estero. A breve uscirà anche un video su Leggera e in primavera girerò un altro video su Acqua. Mi diverto a scrivere le sceneggiature… ah ah!

 

Chiara Rosso è nata e vive a Saluzzo (CN).

Dopo la Laurea in Lettere Moderne approfondisce il suo amore per la musica nera studiando e laureandosi in Vocalità Afroamericana e Jazz presso il Conservatorio “Ghedini” di Cuneo. Frequenta le Clinics di Umbria Jazz e annovera tra i suoi maestri Riccardo Zegna, Danila Satragno, Gianni Negro, Darcel Wilson, Denny Montgomery e Anne Peckam.

Vocalist poliedrica, ha militato in varie formazioni cimentandosi in repertori di diversa natura, dalla musica sudamericana e d’autore con i Nonsolojazz al pop-rock dei Mantequilla, dal funk dei Talkinjg Loud all’acustico degli Unplugged, passando per il jazz dei Jazy. Tra le sue collaborazioni spiccano quelle con Paola Gassman, Federico Sirianni, Mario Brusa, Matteo Beccucci e l’Orchestra Sinfonica di Savona. La sua voce e la sua musica compaiono in spot, film d’animazione e colonne sonore; ha partecipato a spettacoli teatrali, a musical come Broadway Broadway ed è comparsa come ospite in numerosi festival canori, tra i quali il Festival di Mantova 2008 con il quartetto vocale Jazz’n Soul. Parallelamente all’attività artistica si occupa di insegnamento: è docente di Canto Moderno e Jazz presso l’Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo e insegna nella scuola pubblica.

In veste di cantautrice Chiara Rosso ha pubblicato nel 2007 Libero arbitrio, il suo primo lavoro inedito, nato dal sodalizio musicale con il chitarrista e compositore torinese Daniele Cuccotti. Il duo Hederix Plann ha ottenuto importanti passaggi radiofonici e ha partecipato a diversi concorsi musicali.

Nel gennaio 2014 Chiara pubblica il secondo album Elemento H2O (pubblicato da Geco Records con Egea Music Distribuzioni): un lavoro totalmente inedito, nato in collaborazione con fior di musicisti quali Franco Olivero, Enzo Fornione, Paolo Franciscone, Francesco Bertone, Marco Allocco, Gianni Virone, Matteo Negrin, e con la speciale partecipazione di Riccardo Zegna.

 Donato Zoppo

 

 

 

Giorgio Barbarotta in concerto a Spinea

Mercoledì 26 febbraio Giorgio Barbarotta sarà in concerto con la sua band sul palco del Barone Rosso a Spinea (VE), bel jazz club pizzeria con inizio concerto alle ore 21:00. Barbarotta si esibirà con Nicola “Accio” Ghedin batteria, Stefano Andreatta basso, Angelo Michieletto chitarra acustica. Barbarotta, artista trevigiano classe ’72, che per i prossimi mesi ha in programma la pubblicazione di un nuovo album, proporrà il suo vasto repertorio rock-folk con testi in italiano che l’ha visto attivo in più di 500 concerti con tour anche in Cina, Austria e Balcani. Quattro i cd pubblicati a suo nome: “Schegge (di vita propria)” del 2005, “In centro al labirinto” 2008, “Verso Est” 2009, “Snodo” 2011. Numerosi i riconoscimenti ricevuti tra cui il Premio Della Critica “Voci Per La Libertà” Amnesty International nel 2010 a Rovigo, il Primo Premio Musicalbox Alessandro Antonelli a Urbino nel 2006, il Premio Miglior Musica al Festival Della Canzone D’Autore Due Carrare a Padova nel 2007 e il Primo Premio “Espressione Giovani” a Vicenza nel 2012.