I concerti di marzo al Museo del Saxofono

Anche per il mese di marzo il Museo del Saxofono di Fiumicino ha previsto e organizzato una programmazione ricca di eventi, iniziative e concerti che farà avvicinare cittadini, musicisti ed appassionati alla musica dal vivo ed alla settima arte celebrando una location unica al mondo ed uno strumento senza eguali. I visitatori potranno infatti non solo assistere ai concerti ma anche conoscere da vicino le centinaia di pezzi, divisi per varie tipologie, conservati al Museo, anche di sera, in orario straordinario, fino alle 24.00.

Il primo concerto in calendario, sabato 7 marzo, è quello di BOTTA BAND, una sorta di  “comune musicale” creata e capitanata da Alberto Botta, il mitologico batterista di Renzo Arbore e di “Quelli Della Notte” “accerchiato” dai migliori musicisti swing della capitale. Una band che ricrea l’atmosfera e lo spirito estroverso dell’epoca swing sottolineando “il lato sorridente del jazz” e proponendo un repertorio costituito dai grandi capolavori di George Gershwin, Cole Porter, Irving Berlin e Duke Ellington non lesinando incursioni nel jazz degli ruggenti anni ’20…

A seguire, il 15 marzo, avrà luogo CONVER SAX IONI, conversazioni sul saxofono con visita guidata in compagnia del direttore del Museo Attilio Berni. Racconti, aneddoti e stupefacenti strumenti si trasformano in concerto-racconto unendo storia ed edutainment per narrare le metamorfosi del più misterioso dei tubi sonori.

Sabato 21 marzo sarà la volta di  JAZZ SUITES, un concerto che vede protagonisti il saxofonista newyorkese Michael Rosen ed il pianista siciliano Seby Burgio, duo dal feeling di grande intensità, brillante e colmo di energia, emozioni, ritmo e calore. Due performer dotatissimi ed estroversi in possesso di una rara capacità di sorprendere, emozionare e divertire il pubblico.  In repertorio, oltre a classici del jazz e musiche originali dei due artisti, anche la “Empire State Suite”: opera classica “contaminata” in tre movimenti per sax alto e pianoforte di M. Rosen, in prima assoluta al Museo del Saxofono. Ad anticipare la performance, nel pomeriggio, avrà luogo una speciale masterclass con Rosen dal titolo “Aumentare la propria creatività nell’improvvisazione e nella composizione”.

Chiude il mese, sabato 28 marzo, il suggestivo SPIRITUAL WAY, concerto in sax solo del saxofonista russo Dimitri Grechi Espinoza che vede la presentazione, in prima assoluta, del suo ultimo CD “The Spiritual Way”. Una “voce di silenzio sospeso”, appena percepibile all’udito, è questa qualità del silenzio che esprime il sax di Dimitri Grechi Espinoza: uno spazio di pace che occorre creare dentro di sé prima di parlare con l’Altro, prima di dialogare con gli altri. L’artista terrà qualche ora prima del concerto un workshop su “L’importanza del suono”.

SABATO 7 MARZO 2020 – ore 21.00
BOTTA BAND
Alberto Botta (batteria), Antonella Aprea (voce), Adriano Urso (pianoforte), Giuseppe Ricciardo (sax tenore), Guido Giacomini (contrabasso)
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietto concerto: €15,00 – Buffet d’intrattenimento: €8,00

DOMENICA 15 MARZO 2020 ore 11.30 e ore 17.00
CONVER SAX IONI
Conversazioni sul saxofono con visita guidata in compagnia del direttore del Museo Attilio Berni.
Attilio Berni (saxofoni), Alessandro Crispolti (pianoforte)
Ingresso al museo + visita guidata : €10,00 (su prenotazione alle ore 11.30 ed alle 17.00)

SABATO 21 MARZO 2020
JAZZ SUITES
Ore 17.00
“Aumentare la propria creatività nell’improvvisazione e nella composizione”
Masterclass con Michael Rosen
Ore 21.00
Michael Rosen e Seby Burgio in concerto
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietti: Masterclass €20,00 – Concerto €15,00 – Buffet d’intrattenimento €8,00

SABATO 28 MARZO 2020
SPIRITUAL WAY
Ore 17.00

“L’importanza del suono”

Masterclass con Dimitri Grechi Espinoza
Ore 21.00

Dimitri Grechi Espinoza in concerto
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietti: Masterclass €20,00 – Concerto €12,00 – Buffet d’intrattenimento €8,00

Museo del Saxofono, via dei Molini snc (angolo via Reggiani) 00054 – Maccarese, Fiumicino (RM)

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

“Ballata per uomini e bestie” di Capossela è il miglior disco del 2019

È “Ballata per uomini e bestie” di Vinicio Capossela il più bel disco dello scorso anno per i molti giornalisti che hanno votato per il “Top 2019”, il referendum sui migliori album italiani del 2019 promosso dal “Forum del giornalismo musicale” (che si svolge da quattro anni nell’ambito del Mei di Faenza). A prevalere nella sezione riservata ai dischi d’esordio è stato invece Fulminacci con “La vita veramente”.

L’iniziativa, a cura di Enrico Deregibus, è stata realizzata in collaborazione con l’Agimp (la neonata Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari) e sotto l’egida del Mei.

Fra i dischi assoluti, dopo Capossela si è classificato Niccolò Fabi con “Tradizione e Tradimento”. Al terzo posto, a pari merito, Dimartino con “Afrodite” e Mina e Ivano Fossati con “Mina Fossati”. Al quinto, sempre ex aequo, Francesco Di Giacomo con “La parte mancante”, Umberto Maria Giardini con “Forma mentis”, Marracash con “Persona” e Willie Peyote con “Iodegradabile”.

Nelle opere prime dopo Fulminacci troviamo Coma_Cose con “Hype Aura”, seguiti da Mahmood con “Gioventù bruciata”, da I Hate My Village con l’album omonimo e da Giulia Mei con “Diventeremo adulti”. Giulia Mei riceverà un premio speciale del Mei come prima donna classificata tra gli esordienti.

Nella categoria per il miglior album per il 2018 aveva vinto Riccardo Sinigallia con “Ciao cuore”, mentre per il 2017 c’era stato un pari merito fra Brunori Sas con “A casa tutto bene” e Caparezza con “Prisoner 709”. La categoria per il disco d’esordio, introdotta lo scorso anno, aveva visto l’affermazione di Giuseppe Anastasi con “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”.

Quest’anno, il Forum ha voluto di nuovo andare alla ricerca delle migliori produzioni italiane dell’anno da poco trascorso, consultando giornalisti di ogni provenienza ed età, da quelli delle grandi testate cartacee alle webzine, dalle tv alle radio. Un così ampio e rappresentativo ventaglio di votanti ha permesso di avere un quadro attendibile delle preferenze del giornalismo e della critica musicale italiana più attenta.

Hanno votato per il referendum: Fabio Alcini (musictraks.com), Diego Alligatore (Smemoranda.it), Elisa Alloro (24emilia.com), Raffaele Astore (psycanprog.com), Daniele Auricchio (Rai Italia), Roberta Balzotti (Tgr Rai), Antonio Belmonte (lascena.it), Francesco Bommartini (L’Arena), Giorgio Bonomi (Goldsoundz.it), Alessandro Bottero (Classic Rock), Valentina Brunelli (lisolachenoncera.it), Lia Buttari (musicorner.altervista.org), Chiara Callegari (Ciao Radio), Angela Calvini (Avvenire), Marco Camozzi (Circuito Marconi), Simona Cantelmi (Radio Città Fujiko), Francesco Casale (Anni), Giuseppe Catani (Rockit.it), Michele Chisena (Repubblica), Matteo Cimatti (Radio Flyweb), Angiola Codacci Pisanelli (L’Espresso), Alberto Conti (Radio Lab), Alfredo D’Agnese (D La Repubblica delle Donne), Luca D’Ambrosio (Musicletter.it), Fabrizio Daquino (revolverblog.com), Flaviano De Luca (Manifesto), Katia Del Savio (Indianamusicmag), Giuliano Delli Paoli (Corriere Del Mezzogiorno), Enrico Deregibus (Forum del giornalismo musicale), Luca Dondoni (La Stampa), Federico Durante (Billboard), Daniela Esposito (Strategie Di Comunicazione), Salvatore Esposito (Blogfoolk.it), Luca Fassina (Low Cost Comunicazione), Chiara Ferrari (patriaindipendente.it), Cinzia Fiorato (Tg1), Adriano Gasperetti (Dangerofmusic.com), Walter Giacovelli (musplan.com), Silvia Gianatti (De Agostini Vynil), Alessandra Giovagnoli (Areanote.it), Paolo Gresta (theparallelvision.com), Carmen Guadalaxara (Il Tempo), Ambrosia J.S Imbornone (Rockerilla/Mescalina), Giuseppe Improta (senzalinea.it), Umberto Labozzetta (Ulc), Claudio Lancia (Ondarock.it), Alessandra Lanza (thevision.com), Massimiliano Longo (allmusicitalia.it), Teresa Malacario (Nsl Radiotv), Elisabetta Malantrucco (Rai Radio Techetè), Marco Mammoliti (Planet-drum.com), Laura Mancini (showofthecapital.blogspot.com), Michele Manzotti (La Nazione), Claudia Marchetti (Itacanotizie), Lucia Marchiò (Repubblica), Alessandra Margiotta (musicinblack.org), Marco Messineo (grandipalledifuoco.com), Stefano Milioni (Leggo), Carlo Muscatello (Articolo 21), Michele Neri (Vinile), Giulia Nuti (popolodelblues.com), Chiara Orsetti (musictraks.com), Luca Paisiello (rockshock.it), Duccio Pasqua (Rai Radio1), Alex Pierro (JamTv), Massimo Pirotta (tomtomrock.it), Giovanni Pirri (Allinfo.it), Stefano Pozzovivo (Radio Subasio), Stefano “Bizarre” Quario (Blowup), Antonio Ranalli (musicalnews.com), Elena Raugei (sentireascoltare.com), Alessandro Ribaldi (Fsnews Radio), Rosetta Savelli (romagnapost.it), Annalisa Scarsellini (Intimità), Elisa Serrani (musicaincontatto.it), Alessandro Sgritta (Radio Città Aperta), Egle Taccia (nonsensemag.it), Gianluca Taverniti (rockandmore.net), Martina Tiberti (7tracks.it), Barbara Tomasino (Rai1), Andrea Umbrello (ultimavoce.it), Barbara Urizzi (Radio Capodistria), Gianluca Valentini (Inchiesta Edizioni Dedalo), Enrico Veronese (Chioggia Azzurra), Rossella Vetrano (Radio Leila), Vito Vita (Vinile), Luca Vitali (AllAboujazz Italia), Marcello Zinno (rockgarage.it), Anna Lisa Zitti (indexmusic.it).

Il Forum del giornalismo musicale, ideato da Giordano Sangiorgi e diretto da Enrico Deregibus, ha visto sino ad ora quattro edizioni a Faenza ed una speciale a Roma.

Ha ospitato nei suoi primi quattro anni numerose iniziative: tavoli di lavoro, assemblee, lezioni, corsi di aggiornamento, incontri con figure professionali. Sono stati coinvolti sino ad oggi oltre 250 giornalisti, da quelli delle grandi testate a quelli delle webzine, sino alle radio e tv. Una occasione unica per affrontare da molti punti di vista i temi centrali del giornalismo musicale di oggi: il rischio di estinzione, il nuovo ruolo, la carenza di spazi, l’interazione fra media diversi e molto altro. La prossima edizione è in programma il 3 e 4 ottobre a Faenza.

L’Agimp nasce da un’idea lanciata durante il Forum del Giornalismo Musicale. Attualmente è rappresentata da un direttivo (formato da Fabio Alcini, Simona Cantelmi, Luciano Lattanzi, Michele Manzotti, Alex Pierro), che sta preparando un regolamento attuativo dello statuto già approvato, consolidando così le basi dell’associazione.

Monferr’Autore

 

Da Bach ai Queen con il famoso violinista Stefan Milenkovich

Sabato 22 febbraio 2020 alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per i concerti della IUC suona l’Orchestra Filarmonica Marchigiana con Stefan Milenkovich, il famoso violinista che da qualche anno si dedica con ottimi risultati anche alla direzione d’orchestra.

orchestra Filarmonica marchigiana

Il programma spazia da Johann Sebastian Bach a Freddie Mercury: si potrebbe dire che – se ci si passa il termine – saranno eseguiti due loro hit, il Concerto Brandeburghese n. 3 e Bohemian Rhapsody (qui nella trascrizione per violino e orchestra di Stefano Cabrera) che sono brani separati da duecentocinquanta anni ma hanno fatto entrambi la storia.

Milenkovic potrà dare il meglio di sé come violinista nello splendido Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64 di Felix Mendelssohn, tran i più ammirati ed eseguiti della musica romantica, di cui esprime allo stato puro alcuni aspetti tipici e inconfondibili, come lo slancio appassionato, l’estasi lirica e l’entusiasmo giovanile. Al periodo finale del romanticismo appartiene Valse-Scherzo in do maggiore per violino e orchestra, op. 34 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, col suo irrefrenabile slancio di danza e il suo acrobatico virtuosismo, che al centro del brano lasciano spazio a una delle tipiche grandi melodie del compositore russo, intrisa di malinconia. Milenkovich proporrà poi una versione per violino e archi di Tre Preludi di George Gershwin, che integrano l’irriverente vitalità del jazz e abbandono sentimentale. E per finire uno dei brani più funambolici di tutto il repertorio violinistico, Tzigane di Maurice Ravel, che rielabora in modo molto personale e suggestivo la musica degli zigani d’Ungheria.

Stefan Milenkovich è stato uno straordinario fanciullo prodigio. A dieci anni è stato invitato a suonare per il presidente Ronald Reagan, a undici per Mikhail Gorbaciov, a quattordici per Papa Giovanni Paolo II, a sedici anni ha festeggiato il suo millesimo concerto. Ora, a quarantadue anni, è un musicista maturo che alterna l’archetto del violino alla bacchetta del direttore d’orchestra: ha suonato con l’Orchestra Sinfonica di Berlino, l’Orchestra di Stato di San Pietroburgo,  l’Orchestra Nazionale del Belgio, la New York Chamber Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra e con altre importanti orchestre d’Europa, Nord e Sud America, Asia ed Australia. La sua discografia include tra l’altro tutte le composizioni per violino solo di Bach e Paganini.

La FORM (Orchestra Filarmonica Marchigiana) è una delle tredici Istituzioni Concertistico Orchestrali Italiane riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si è esibita con grandi interpreti come Gidon Kremer, Vladimir Ashkenazy, Ivo Pogorelich, Uto Ughi, Salvatore Accardo, Alexander Lonquich, Mario Brunello, Luciano Pavarotti, Mariella Devia e ha effettuato tournée in Austria, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, Francia, Oman, Israele, Palestina.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Armonie Quartet all’università Tor Vergata

Mercoledì 19 febbraio 2020 alle 18.00 nell’Auditorium “E. Morricone” (Università di Roma “Tor Vergata”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) per la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” suona l’Armonie Quartet, formato da Luca Vignali – uno dei migliori oboisti italiani e primo oboe solista dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, con esperienze con altri grandi orchestre come i Berliner Philharmoniker – e dalla violinista Anna Chulkina, dalla violista Gaia Orsoni e dalla violoncellista Kyung Mi Lee.

Il programma è molto vario, spaziando dall’inizio del Seicento alla fine del Novecento e presentando sia musiche scritte originariamente per questa formazione sia trascrizioni. Al centro del concerto sta il brano più famoso per questi quattro strumenti, il Quartetto in fa maggiore K 370, scritto da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1781: questo capolavoro fu scritto evidentemente per un grande oboista, data la difficoltà della parte. Sono originali anche il Quartetto in si bemolle maggiore di Johann Christian Bach, ultimogenito dei venti figli del grande Johann Sebastian e all’epoca molto più noto e apprezzato del padre; fu anche tra gli insegnanti di Mozart e si racconta che l’allievo era talmente giovane che il maestro lo prendeva sulle sue ginocchia. Originale per questo gruppo strumentale è anche il Quartetto op. 61 di Malcolm Arnold, uno dei più apprezzati compositori inglesi contemporanei: è stato definito “una composizione melodiosa, spiritosa e geniale”.

In programma anche due trii. Il Trio in si bemolle maggiore di Franz Schubert – una delle tante composizioni lasciate incompiute da questo autore – è un piccolo capolavoro giovanile. L’Instrumentalsatz in fa maggiore BWV 1040 di Johann Sebastian Bach è un breve pezzo strumentale, che il compositore stesso dimostrò di apprezzare molto, riutilizzandolo in diversi suoi lavori vocali, sia sacri che profani.

Il resto del programma consiste in stuzzicanti trascrizioni strumentali di alcuni notissimi brani di musica vocale, ovvero “Il lamento della Ninfa” di Claudio Monteverdi, l’aria “Lascia che io Pianga” dal “Rinaldo” di Georg Friedrich Haendel e, come gran finale, la famosissima e amatissima romanza “Vissi d’arte” dalla “Tosca” di Giacomo Puccini.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Trio pianistico al Ridotto per un concerto a sei mani su un’unica tastiera

“Un salotto a sei mani nel segno dell’opera e della danza” è il titolo dell’appuntamento con il Trio pianistico di Bologna (Silvia Orlandi, Alberto Spinelli, Antonella Vegetti) in programma per martedì 18 febbraio 2020 alle 21 nella sala del Ridotto del Teatro Comunale (corso Martiri della Libertà 5, Ferrara).

Protagonisti di questo concerto che vede la particolarissima formazione di un trio di pianisti sono Silvia Orlandi, Alberto Spinelli e Antonella Vegetti.
Già compagni di scuola alle medie del Conservatorio G. B. Martini di Bologna, ritrovatisi vent’anni dopo a una cena di classe, hanno formato, sei anni fa il Trio pianistico di Bologna.
Il loro debutto è avvenuto a Pracchia (Pistoia), nel 2014. Da allora numerose sono state le occasioni per esibire il repertorio a sei mani, assai raramente proposto nelle stagioni concertistiche.
Il Trio ha suonato in diverse rassegne e occasioni. Tra queste il Castello Sforzesco di Milano per l’Expo del 2015, Castello di Wolfsburg in Germania, San Giacomo Festival di Bologna, stagione del Circolo della Musica sempre a Bologna, Circolo di lettura di Parma, la prestigiosa Villa Dolfi Ratta a San Lazzaro, la Casa della Musica di Piteglio (Pt), per il Festival Verdi Off a Parma e, in un concerto all’aperto, nel famoso Viale Ceccarini a Riccione.
Negli anni diversi compositori hanno trascritto o creato nuovi brani per il Trio pianistico di Bologna.
Formazione inaspettata, che spesso prima lascia stupito il pubblico, per poi rapirlo nel turbinio di note che 6 mani riescono a fare su un’unica tastiera, ha in realtà una lunga storia che inizia nell’Ottocento.
Essa richiede grande affiatamento e sintonia tra i musicisti, oltre alla pazienza di condividere uno spazio abbastanza angusto, ma offre anche una visione completamente diversa del pianoforte.
Il trio presenterà pagine di autori classici come Schubert, Czerny, Dacci, Verdi, Thuillier in un salotto musicale dedicato all’opera e alla danza.
E’ di imminente uscita per la Da Vinci publishing il primo cd del Trio Pianistico di Bologna con presentazione di Piero Rattalino.
Il Trio pianistico di Bologna è composto da Alberto Spinelli, Silvia Orlandi e Antonella Vegetti. I tre musicisti, tutti diplomati in pianoforte, avevano frequentato la stessa classe delle Scuole Medie del Conservatorio G. B. Martini di Bologna negli anni Settanta. Poi si sono persi di vista. Qualche anno fa quella classe si è ritrovata per una cena con la “complicità” di Facebook che ha permesso di ritrovare persone di cui si era perso ogni recapito. Dopo i ricordi e i festeggiamenti, è nata la voglia di suonare insieme ed è così nato il Trio Pianistico di Bologna che si è esibito con successo in diverse località e sale da concerto: Teatro di Villa Mazzacurati, San Giacomo Festival Circolo della Musica a Bologna, Villa Dolfi Ratta a San Lazzaro, Viale Ceccarini a Riccione, rassegna Pracchia in musica (Pt), Castello di Wolfsburg (Germania), Castello Sforzesco a Milano per Expo 2015, Circolo di Lettura e Conversazione di Parma, Festa della Musica di Parma, Festival Verdi Off a Parma, Casa della Musica di Piteglio (Pt) e concerti in ville private.
Il Trio si propone di alternare composizioni celeberrime a brani meno noti, di piacevole ascolto, impaginando programmi simili a quelli che nei salotti delle famiglie amanti della musica erano eseguiti da professionisti e da dilettanti di ottimo livello. Nelle esecuzioni il Trio esprime la gioia di fare musica insieme, comunicandola al pubblico presente. Pur provenendo da esperienze musicali diverse (musica da camera e insegnamento per Alberto Spinelli, accompagnamento di cantanti lirici, collaborazioni con Enti lirici e didattica per Silvia Orlandi; insegnamento, musica antica e clavicembalistica per Antonella Vegetti) il Trio ha raggiunto l’obiettivo di uno straordinario affiatamento.
In virtù di una complicità particolare nel segno della musica, maturata insieme dai tempi dell’adolescenza e del contributo delle diverse sensibilità e conoscenze di ognuno, il Trio evidenzia una maturità tecnica ed espressiva degna di menzione.
Per l’entrata allo spettacolo è previsto il biglietto, acquistabile presso la biglietteria del Teatro Comunale “Claudio Abbado” dalle 15.00 del giorno stesso.Hanno collaborato anche la Associazione “Cultura e Arte Del ‘700″ – Bologna e la Associazione” Perspectiv – Geselleschaft Der Historischen Theater Europas” – Berlino – Germania e il Teatro Storico 1763 – “Aldrovandi-Mazzacorati” – Bologna.

PROGRAMMA concerto del 18 febbraio del trio pianistico
– F.Schubert (1797-1828) Serenata
– C.Czerny (1791-1857) Romanza in Sol min.
Romanza in Mi bemolle
– C. Czerny. Victoria Quadrille
– E.A.Thuillier (…-1913) Bolero Brillant “un Jour a Seville
– G. Dacci (1840-1915) Fantasia Brillante sui motivi dell’opera ” Don Carlo” di G. Verdi
– J. Svendsen (1840-1911) Fest Polonaise
– C. Czerny. Fantasia su ” La Sonnambula ” di G. Bellini
– G. Dacci. Fantasia sull’opera “La Traviata ” di G. Verdi

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Aperitivi Musicali XIII Edizione

L’ensemble Athesis (Stefano Conzatti clarinetto, Eleonora Rotarescu  primo violino, Delia Diaconescu  secondo violino, Luca Cacciatori  viola, Zoltan Szabò  violoncello) si esibirà domenica 16 febbraio 2020 alle ore 17:30, al Dimteatrocomunale di Castelnuovo del Garda, Loc. Sandrà (via S. Martino 4).

ENSEMBLE ATHESIS, formazione cameristica dell’Accademia delle Muse è nata all’interno dell’orchestra della FONDAZIONE ARENA DI VERONA circa 27 anni fa, dall’iniziativa di alcuni strumentisti che già prima di diventare membri di quest’orchestra avevano suonato insieme in diversi complessi cameristici in Italia ed all’estero.

I musicisti si sono impegnati, oltre il loro abituale lavoro orchestrale presso la Fondazione, nell’attività cameristica con l’intento di promuovere la diffusione culturale dei generi che per la difficoltà ed impegno che richiedono, sembrano meno percorribili. La musica da camera è il mezzo più sublime che facilita la trasmissione dell’essenza armonica musicale di un vasto repertorio di massimo valore, espresso con pochi strumenti solisti. Proponendosi di seguire con dedizione il richiamo per una particolare professione, quella di trasmettere ad un pubblico più vario il valore di un’arte sempre viva, i musicisti areniani dell’”ATHESIS” (nome latino del fiume Adige), continuano attraverso il loro lavoro a preparare e proporre un’ampia panoramica musicale.
L’utilizzo dei diversi organici, permette l’esecuzione delle opere veramente rappresentative della letteratura musicale, potendo costruire programmi non solo d’interesse, ma anche di facile accessibilità e divertimento, adatti ad un pubblico di tutte le età e preparazione culturale che si può incontrare nelle diverse occasioni ove vengono chiamati ad esibirsi.

La formazione più rappresentativa dell’Ensemble è il quintetto, che è composto dal quartetto d’archi con il clarinetto solista.

Affermando sempre di più la loro presenza con un repertorio barocco, classico, romantico e moderno e cogliendo l’opportunità di valorizzare l’esperienza concertistica dei suoi componenti ampliando o restringendo la formazione, il gruppo ha proposto e propone nei loro concerti nelle stagioni cameristiche della Fondazione, nelle rassegne dei Festival cameristici “Musicastello” nel Trentino, Alto Adige, nei teatri come “Valli” ed “Ariosto”, “La Cavallerizza” di Reggio Emilia, il Conservatorio di Verona, Teatro Ristori, Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico di Verona, diverse località sul Lago di Garda ed in altre occasioni, trii e quartetti d’archi, quintetti, sestetti , settimino, ottetto per archi e fiati, oltre ai vari concerti per solisti.

PROGRAMMA

  1. A. Mozart, Quintetto per clarinetto, due violini, viola, violoncello in La maggiore KV 581
  2. Brahms, Quintetto per clarinetto, due violini, viola, violoncello in Si minore op. 115

– BIGLIETTO INTERO  € 10,00

– BIGLIETTO RIDOTTO  € 8,00 (entro i 25 anni – oltre i 65 anni e RESIDENTI)

– Gratuito fino al 15° anno d’età e a disabili con accompagnatore

 

Amici della Musica del Lago di Garda (anche per le fotografie)

 

 

 

Una “Domenica in musica” dal barocco al nu-jazz con il Trio Loi/Ghetti/Bonuccelli

Protagonista della prossima “Domenica in musica”, domenica 9 febbraio alle ore 11 nel Primo Foyer del Teatro Carlo Felice, sarà il trio composto da Franceso Loi, Guido Ghetti (rispettivamente primo flauto e primo oboe dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice) e dal pianista Dario Bonuccelli, attivo camerista genovese e solista di fama internazionale, nonché docente presso il Conservatorio di Alessandria.

Il programma proposto è un insieme assai vario per generi, stili e sonorità e permette una visione completa e molto interessante delle possibilità tecniche ed espressive degli strumenti coinvolti.

Il concerto comincerà, dunque, con la Trio sonata in re minore per flauto, oboe e pianoforte di Carl Philip Emanuel Bach (1714-1788), secondogenito del celeberrimo Johann Sebastian, considerato uno degli iniziatori della musica strumentale moderna e fondamentale collegamento tra la polifonia barocca del padre ed il successivo stile galante.

Segue poi il Trio in Mi bemolle maggiore op. 74 di Karl Eduard Goepfart (1859-1942). Nome forse sconosciuto ai più, Goepfart, dopo studi di pianoforte a Weimar (anche come allievo di Liszt), fu grande direttore d’orchestra e prolifico compositore.

Con un drastico cambio di toni e stili, poi, il concerto prevede i Três valsas para três locos di Vagner Cunha (classe 1973), giovane ed eclettico artista brasiliano. Vincitore di numerosi premi sia per musiche originali che per arrangiamenti per il cinema, è un compositore interessato a diversi stili e generi musicali, con un occhio di riguardo al nu-jazz (caratterizzato da una forte contaminazione tra sonorità ed armonie jazz con elementi da diversi stili quali funk ed electronic dance music).

L’esibizione del trio terminerà, infine, con il Duo Brillant Guillaume Tell di Jules Demersseman (1833-1866) e Felix Charles Barthelemy (1829-1868), pezzo frizzante ed allegro che segue la tradizione ottocentesca di combinare la diffusione di celebri pezzi d’opera in versione cameristica con la dimostrazione delle abilità virtuosistiche dei solisti coinvolti.

Al termine del concerto, un aperitivo informale.

Ingresso: € 8 (intero), € 6 (ridotto under 26). Orari di biglietteria: martedì-venerdì dalle 11:00 alle 18:00, sabato dalle 11:00 alle 16:00 e un’ora prima dello spettacolo. Apertura domenicale in occasione del ciclo “Domenica in musica”: ore 10:30-11:15.

 

 

Massimo Pastorelli

“Domenica in musica” celebra Purcell e Britten, i due più grandi compositori inglesi

C’è chi dice che i più grandi compositori inglesi di tutti i tempi siano due: Henry Purcell (1659-1695) e Benjamin Britten (1913-1976). Di sicuro, il secondo si è sempre voluto confrontare a distanza con il primo. Studiandolo, analizzandolo e, soprattutto, arrangiandolo e trascrivendolo. Questo dialogo a due voci, tutto in inglese, è al centro di Purcell, il compositore che incantò Britten, il concerto n. 11 del ciclo “Domenica in musica”, domenica 2 febbraio, nel Primo Foyer del Teatro Carlo Felice, alle ore 11.

Benjamin Britten

Il programma della matinée è diviso in due parti. La prima è dedicata alle musiche originali del grande compositore barocco inglese: “Music for a While” da Edipo, “My dearest, my fairest” da Pausanias the Betrayer, “If Music be the Food of Love” e “When I am Laid (Dido’s Lament)” da Dido and Aeneas. Mentre la seconda propone arrangiamenti britteniani di partiture originali di Purcell: “I Spy Celia”, “How Blest are Sheperds” da King Arthur e “Sound the Trumpet”.

Ad eseguire il raffinato programma, un ensemble di cantanti e strumentisti tutti in forza al Teatro Carlo Felice: Dania Palma (soprano), Patrizia Battaglia (contralto), Salvatore Gaias (tenore), Matteo Armanino (baritono), Andrea Gabriele De Venuto (viola da gamba), Francesco Lambertini (clavicembalo) e Patrizia Priarone (pianoforte). Al concerto partecipa il musicologo Massimo Arduino, che nelle pause tra un brano e l’altro leggerà la traduzione dei testi cantati e approfondirà il rapporto tra Britten e Purcell.

Ingresso: € 8 (intero), € 6 (ridotto under 26). Orari di biglietteria: martedì-venerdì dalle 11:00 alle 18:00, sabato dalle 11:00 alle 16:00 e un’ora prima dello spettacolo. Apertura domenicale in occasione del ciclo “Domenica in musica”: ore 10:30-11:15.

 

Massimo Pastorelli (anche per la fotografia)

Un concerto per gli ottant’anni di Marcello Panni

Compositore, direttore d’orchestra e organizzatore musicale, Marcello Panni è un personaggio dai mille interessi, instancabile animatore della vita musicale italiana e internazionale, ma è rimasto sempre molto legato a Roma, sua città natale. È stato direttore musicale o direttore artistico di importanti teatri e orchestre, tra cui Teatro San Carlo di Napoli, Accademia Filarmonica Romana, Opéra di Nizza, Opera di Bonn, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano e Orchestra Sinfonica Siciliana, ed è salito sul podio di molti dei più importanti teatri internazionali, quali Opéra di Parigi, Metropolitan di New York, Bolshoi di Mosca, Staatsoper di Vienna, Deutsche Oper di Berlino, Royal Opera House “Covent Garden” di Londra e Liceu di Barcellona. Le sue composizioni sono eseguite nelle principali istituzioni musicali italiane – tra cui Scala di Milano, Opera di Roma, Maggio Musicale Fiorentino, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Accademia di Santa Cecilia – e all’estero.

Marcello Panni (foto di Musacchio&Ianniello)

Nella sua attività di direttore Marcello Panni ha sempre dato grande attenzione alla musica contemporanea, senza per questo trascurare il repertorio tradizionale. Anche ora, in occasione del concerto di mercoledì 29 gennaio alle 18.00 nell’Auditorium “E. Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1), che Roma Sinfonietta gli dedica per festeggiare il suo ottantesimo compleanno – è infatti nato a Roma il 24 gennaio 1940 – ha scelto un programma interamente dedicato alla musica contemporanea.

Panni ha voluto inserire nel programma anche un omaggio a un grande compositore della generazione precedente alla sua, Luciano Berio, di cui verranno eseguiti i Folk Songs, geniali rielaborazioni di undici canti popolari americani, armeni, francesi, siciliani, italiani, sardi e azeri: saranno cantati da Alda Caiello, una delle maggiori interpreti della musica contemporanea per versatilità, raffinatezza e capacità espressive, invitata dalle maggiori istituzioni musicali europee. Sarà poi eseguita La terra dei rimorsi di Panni stesso: sono quattro brani per ensemble strumentale tratti dalla raccolta Popsongs, che rielaborano in chiave moderna alcune antiche danze e canti popolari italiani, seguendo la via indicata da Berio, come in un dialogo a distanza tra i due compositori. Di Panni si ascolterà anche Forellen, un recente lavoro per tre strumenti.

Alda Caiello

A rendere ancora più speciale questo concerto sono le prime esecuzioni assolute delle composizioni dedicate da sei dei maggiori musicisti italiani di oggi a Marcello Panni per il suo ottantesimo compleanno, in segno di amicizia e di stima e come ringraziamento per tutto ciò che egli ha fatto per la musica contemporanea. Questi sei brani sono Due minuti per Marcello di Lorenzo Ferrero, My journey di Ludovico Einaudi, Hello, March! di Lucio Gregoretti, Calligrammme pour M.P. di Carlo Boccadoro, Settimino in chiaroscuro di Matteo D’Amico e O’ sordato ‘nnammurato – una reinterpretazione della celebre canzone napoletana – di Fabio Maestri.

Saranno dodici bravissimi strumentisti dell’Ensemble Roma Sinfonietta ad eseguire tutti i brani, in formazioni sempre diverse, dal trio al settimino.

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Il Coro di Voci Bianche e il Coro Femminile in concerto al Teatro della Gioventù

Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice

Sabato 25 gennaio, alle ore 17, il Coro di Voci Bianche e il Coro Femminile del Teatro Carlo Felice tornano ad esibirsi al Teatro della Gioventù. Il concerto, intitolato Intimo In…canto, è infatti una replica di quello tenuto il 18 gennaio scorso, accolto con successo da un pubblico attento ed emozionato all’ascolto di un repertorio corale di rara raffinatezza, che per molti ha rappresentato una scoperta.

Il Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice, diretto da Gino Tanasini e accompagnato al pianoforte da Enrico Grillotti, apre il programma con quattro brani che mostrano come tutti i compositori, da quelli anonimi ai grandi nomi, fino agli autori di colonne sonore, siano rimasti affascinati dal timbro “bianco” delle voci dei ragazzi: Stella splendens di Anonimo del XIV secolo (brano arricchito dalla presenza di una tromba solista), Se l’aura spira di Frescobaldi, Scarborough Fair (canto tradizionale inglese) e Vois sur ton chemin di Bruno Coulais. Quest’ultimo pezzo è tratto dalla colonna sonora del film Les Choristes, piccolo cult francese del 2004 in cui far parte di un coro salva un ragazzo problematico da un destino difficile, a dimostrazione del valore sociale dell’esperienza corale. Una funzione che è tra le principali del Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice, come spiega il suo direttore, il Maestro Tanasini: «Grazie all’attività del coro, non solo i coristi ma anche le loro famiglie, hanno avuto modo di avvicinarsi e prendere confidenza con un’istituzione (il teatro lirico) spesso vista come distante se non, talvolta, completamente sconosciuta, ma che invece conserva in sé, per sua natura, la valenza di propulsore privilegiato di valori non solo culturali ed artistici ma anche sociali.»

Il Coro Femminile del Teatro Carlo Felice, diretto da Francesco Aliberti e accompagnato al pianoforte da Patrizia Priarone, è il protagonista della seconda parte del concerto, che può considerarsi un viaggio tra brani di varie epoche all’insegna di un’intimità che rivela passioni nascoste. Al centro è la figura della donna, celebrata in quanto Madre per eccellenza in pagine come Donna celeste di Francisco Soto de Langa e Salve Regina di Domenico Scarlatti, immagine di speranza in Du Friedefürst, Herr Jesu Christ di Bach, Veni Domine di Mendelssohn e Agnus Dei e Ave Verum di Fauré, e infine simbolo di delicatezza e pace domestica in Der Gärtner di Brahms e Slava narodu di Rachmaninov.

Un concerto in cui il Teatro Carlo Felice valorizza uno spazio di sua proprietà, il Teatro della Gioventù, per andare alla ricerca di nuovo pubblico, secondo uno spirito che così riassume il Maestro Aliberti: «Il teatro incontra la città: come accadeva tra gli antichi filosofi, è tempo che i musicisti assumano un atteggiamento aperto alla relazione. Tenerezza, preghiera, intimità declinano un modello di esistenza autentico che non fa più notizia ormai, ma che va restaurato. La passione per la sapienza musicale è anche compassione, perché, come ricorda Vico, “non si è veramente savi se non si è pii.” Il senso di quest’incontro è ricordare chi siamo veramente: una porta spalancata verso una bellezza più grande di noi che ci accoglie tutti.»

 

Massimo Pastorelli (anche per la fotografia di M. Orselli)