Trentesima rassegna internazionale del presepio a Verona

Si terrà fino al 26 gennaio 2014, negli arcovoli dell’Arena, la 30ª Rassegna internazionale del Presepio nell’arte e nella tradizione, organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena in collaborazione con Comune e Provincia di Verona, Regione Veneto, Camera di Commercio, Conferenza Episcopale Italiana e Diocesi di Verona. La mostra è stata presentata dal consigliere comunale incaricato alla Cultura Antonia Pavesi. Presenti i consiglieri comunali Alberto Zelger e Luigi Ugoli, l’ideatore della rassegna Alfredo Troisi, monsignor Giancarlo Grandis della Diocesi di Verona, don Carlo Vanzo dei Padri Camilliani di Verona e alcuni rappresentanti degli sponsor coinvolti nell’iniziativa. La rassegna, dedicata a papa Francesco, presenta oltre 400 presepi realizzati da artisti, artigiani e appassionati provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi del mondo. L’esposizione propone anche opere raffiguranti angeli, realizzate dall’artista croata Margareta Krstic, e diorami di artisti italiani (Ulisse D’Andrea, Franco D’Avella, Nicola Sarnicola). Ad aprire il percorso della mostra è l’opera scultorea raffigurante San Francesco, con sullo sfondo un’immagine di papa Francesco. Presenti anche opere raccolte da missionari Camilliani, ispirate alla ricorrenza del 400° anniversario dalla morte di San Camillo. Nella parte iniziale della rassegna è inoltre esposto il presepio semovente di Giacomo Randazzo, opera d’arte inserita nel Registro delle Eredità Immateriali istituito dalla Regione Sicilia a salvaguardia del patrimonio culturale dell’umanità secondo le indicazioni dell’Unesco.

Ogni regione italiana è presente all’interno della mostra con le proprie tradizioni sul presepe, mentre all’esterno non manca la stella, quest’anno rinnovata con nuove illuminazione. La rassegna rimarrà aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle 9 alle 20. Costo del biglietto: 7 euro intero; 6 euro ridotto per le comitive di almeno 20 persone, per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni e per adulti di età superiore ai 60 anni; 4 euro speciale scuole. E’ inoltre previsto uno speciale “sconto famiglia”, che prevede la gratuità a partire dal secondo figlio.

Per ulteriori informazioni: segreteria rassegna tel. 045592544, info@veronaperlarena.it.

Articolo di Roberto Bolis

 

Nasce Vinitalybio

Vinitalybio è il nuovo salone specializzato dedicato ai vini biologici certificati, nato dall’accordo siglato tra Veronafiere e FederBio. La prima edizione sarà realizzata nell’ambito del 48° Vinitaly, in programma dal 6 al 9 aprile 2014.

Si tratta di un progetto per valorizzare la produzione enologica certificata secondo le norme del regolamento UE n. 203/2012 sulla produzione e l’etichettatura del vino biologico, entrato in vigore il 1° agosto dell’anno scorso.

Vinitalybio è un marchio Veronafiere e verrà realizzato in collaborazione con FederBio, che verificherà il rispetto dei requisiti degli espositori italiani ed esteri produttori di vini biologici.

«Il progetto – spiega Ettore Riello, presidente di Veronafiere – risponde alla logica dell’Ente di innovare continuamente i propri prodotti per adeguarli ai cambiamenti del mercato. Vinitalybio è una grande occasione di visibilità per le cantine biologiche italiane che rappresentano il 6,5% del vigneto nazionale con 53 mila ettari coltivati, ponendo l’Italia al secondo posto per estensione a livello mondiale. L’Italia, inoltre, con una quota del 13% rappresenta il terzo esportatore di vini bio negli Stati Uniti».

«Grazie al progettoVinitalybio afferma Paolo Carnemolla, presidente di FederBio – avremo l’opportunità di dare finalmente visibilità e voce al vino biologico certificato, che rappresenta l’unica garanzia per chi intende acquistare un vino ottenuto secondo i principi e le rigorose normative dell’UE in materia di biologico. La sua forza è quindi proprio nella certificazione, affidata a partire dalla coltivazione delle uve e fino all’imbottigliamento a organismi terzi, espressamente autorizzati dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Questo è l’unico requisito indispensabile per partecipare alla manifestazione e sul rispetto del quale FederBio supporterà Veronafiere con apposito personale e verifiche mirate. La certificazione biologica è del resto ormai riconosciuta a livello internazionale pure fuori dall’UE, dunque è un’opportunità straordinaria anche per il vino italiano per migliorare ulteriormente il proprio posizionamento sui mercati».

«Con l’entrata in vigore nel 2012 del regolamento sulla produzione biologica anche per il vino spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere , abbiamo colto l’occasione per adeguare alla normativa europea la nostra offerta fieristica, dando uno spazio distinto alle produzioni certificate. Come tutte le iniziative che mettiamo in campo per le rassegne, anche Vinitalybio è pensato per favorire il business e per questo l’accordo con FederBio prevede anche un’attività di incoming per portare a Verona buyer provenienti dai mercati più interessanti per il consumo di vini biologici, in particolare Germania, Svizzera e Paesi Scandinavi».

Vinitalybio si configura come uno spazio espositivo ben identificato all’interno del padiglione 11, che ospiterà produttori italiani ed esteri. A loro disposizione tavoli d’assaggio organizzati per ospitare gli operatori interessati. Oltre agli stand, all’interno dello spazio dedicato verrà allestita un’enoteca, che metterà in degustazione tutti i vini biologici presenti a Vinitaly, allargando la possibilità di partecipazione a quelle aziende espositrici che, oltre ai vini prodotti con metodi convenzionali, propongono una linea bio.

Articolo di Veronafiere

Gaga Symphony Orchestra a Brescia

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Per la prima volta a Brescia, Gaga Symphony Orchestra si esibirà all’Auditorium San Barnaba, Piazzetta Arturo Benedetti Michelangeli (Corso Magenta), giovedì 12 dicembre, alle ore 20.30.

Il concerto ha scopo benefico, per assicurare un segno di Santa Lucia a chi non può permetterselo. E’ possibile effettuare una donazione tramite servizio Paypal. Info sul concerto possono essere richieste agli indirizzi comunicazione@tuotuo.it; associazionesidus@virgilio.it.

Il concerto vedrà sul palco dell’Auditorium un’orchestra in fomazione classica, composta da 45 elementi che eseguiranno meedley degli Abba, di Madonna, Disney, Lady Gaga, Jennifer Lopez e molto altro ancora. Un evento da non perdere per la spettacolarità della formazione, per il profondo significato che il concerto ha nella notte di Santa Lucia come evento promotore dell’Associazione TUO nata di recente e con un progetto di notevole spessore nel suo Statuto, di cui il concerto è simbolo perfetto per le imminenti festività.

Il Cappello fra Arte e Stravaganza

La Galleria del Costume di Palazzo Pitti, a Firenze, fino al 18 maggio 2014, apre le porte ad un accessorio destinato a non passare inosservato.

Si tratta della prima mostra monografica dedicata al cappello, le cui collezioni, patrimonio del museo – ascrivibili alla generosità di molti donatori – ammontano a oltre mille unità custodite solitamente nei depositi, di cui soltanto una parte sarà destinata alla mostra.

Pur prevalendo esemplari di note firme di casa di moda fra cui Christian Dior, Givenchy, Chanel, Yves Saint Laurent, John Rocha, Prada, Gianfranco Ferré e celebri modisti internazionali del presente e del passato come Philip Treacy, Stephen Jones, Caroline Reboux, Claude Saint-Cyr, Paulette, è anche la prima volta che sono presenti in esposizione manufatti di modisterie italiane e fiorentine, di alcune delle quali si conosceva appena l’esistenza.

Ed ecco che il cappello diviene ‘opera’ d’arte, con una sua armonia estetica cui contribuiscono la conformazione ‘scultorea’, la componente cromatica e la raffinatezza ornamentale.

Scrive il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini: «E’ il cappello mutevole e soggettivo, il cappello “opera d’arte”, il cappello “oggetto di design” del Novecento e del terzo millennio, quello cui si rivolge l’attenzione di questa mostra». Un cappello che, come la Direttrice della Galleria del Costume di Palazzo Pitti Caterina Chiarelli sottolinea, può essere studiato da un punto di vista storico – artistico ma può anche essere interpretato sotto un profilo puramente estetico, prendendosi così la libertà di formulare giudizi o esprimersi mediante aggettivi omnicomprensivi quali bello, fantasioso, fantastico e divertente.

Sulla finalità didattica prevale in mostra quella ludica e questo è il messaggio che desideriamo lanciare e di cui scrive Katia Sanchioni.

La mostra annovera importanti prestiti di Cecilia Matteucci Lavarini, collezionista privata di haute couture nonché illustre donatrice della Galleria del Costume, che si caratterizzano nel percorso per valore, gusto e stile. Questa è anche l’occasione per esporre gli straordinari bozzetti realizzati appositamente dal Maestro Alberto Lattuada e per riproporre all’attenzione gli esemplari creati da Clemente Cartoni, celebre modista romano degli anni Cinquanta-Sessanta.

Alla realizzazione della mostra, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria del Costume di Palazzo Pitti con Firenze Musei, ha contribuito Il Consorzio Il Cappello di Firenze (Angiolo Frasconi, bettina®-Raffaello Bettini, Luca della Lama prodotto e distribuito da Facopel Produzione, Grevi, Corti by Cleò , Marzi Cappelli Firenze, Nanà Firenze by MazzantiPiume, Luigi & Guido Tesi ,  Soprattutto… Cappelli, Trendintex, Memar, Fratelli Reali & C spa, Santelli Francesca, Inverni Firenze 1892, Michelagnoli Giuseppe & Figli, Ambuchi e Bandinelli) di cui sono esposti alcuni fra gli esemplari più caratteristici delle principali aziende toscane della manifattura del cappello, eredi dell’antica lavorazione artigianale del Cappello di Paglia di Firenze.

Il catalogo, edito da Sillabe, è corredato dalle schede storico-scientifiche di Simona Fulceri e da testi di Katia Sanchioni, Aurora Fiorentini, Dora Liscia Bemporad, Nicola Squicciarino.

Barbara Izzo

 

Write for Rights, la raccolta firme di Amnesty International

Fino al 22 dicembre si svolgerà anche in Italia Write for Rights, la maratona globale di raccolta firme promossa ogni anno da Amnesty International in favore di persone sottoposte a violazioni dei diritti umani e alla quale prendono parte centinaia di migliaia di soci e simpatizzanti nel mondo.
Nell’edizione 2012 di Write for Rights sono state raccolte e inviate un milione e mezzo di lettere da ogni parte del mondo a sostegno di prigionieri di coscienza e di attivisti per i diritti umani. Grazie a tale pressione, il governo della Repubblica popolare cinese ha concesso alla famiglia di Ghao Zhisheng, avvocato per i diritti umani condannato a tre anni di reclusione per ‘incitamento alla sovversione’, di fargli visita in carcere; il vicepresidente del Guatemala si e’ impegnato pubblicamente ad aprire un’inchiesta sullo stupro e l’omicidio della 15enne Maria Isabel Franco, avvenuto nel 2001.
Write for Rights 2011 aveva ottenuto la scarcerazione di Jabbar Savalan, attivista politico dell’Azerbaigian.

Amnesty International Italia attraverso il messaggio ‘Cosa faresti per salvare un amico’ chiedera’ alle persone di attivarsi online e nelle piazze per questi cinque casi:

Jabeur Mejri (Tunisia), condannato a sette anni e mezzo di carcere per aver pubblicato su Facebook contenuti giudicati ‘offensivi per l’Islam e i musulmani’;
Ihar Tsikchanyuk (Bielorussia), attivista per i diritti umani delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender e intersessuate, perseguitato, minacciato e picchiato dalla polizia;

Eskinder Nega (Etiopia), giornalista condannato a 18 anni di carcere per ‘terrorismo’, solo per aver criticato il governo in articoli e discorsi pubblici;

Yorm Bopha (Cambogia), un’attivista per il diritto all’alloggio che ha trascorso oltre un anno in carcere per aver preso le difese di una comunita’ sgomberata con la forza; posta in liberta’ provvisoria il 22 novembre, e’ in attesa di una nuova udienza;

Miriam López (Messico), falsamente implicata in reati di droga, torturata e violentata nel 2011 dai militari e ancora in attesa di giustizia.

Testimoni di Write for Rights 2013 saranno due importanti attivisti per i diritti umani: Andrei Mironov (Russia), giornalista e fondatore dell’associazione Memorial. Nel 1985 fu condannato a quattro anni di detenzione e tre di esilio interno per propaganda sovversiva antisovietica. Si batte per denunciare le violazioni dei diritti umani commesse in Cecenia dall’esercito e dai servizi segreti russi. Sarà in Italia fino al 9 dicembre.

Norma Cruz (Guatemala), fondatrice dell’Organizzazione non governativa Fondazione delle sopravvissute di Citta’ del Guatemala. Da anni subisce costanti minacce di morte a causa del suo lavoro in difesa delle donne che hanno subito violenza. Sarà in Italia dal 10 al 20 dicembre. A Milano, il 10 dicembre – in occasione del 65esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani – Amnesty International Italia terrà il concerto ‘Liberi di cantare’. Sul palco, a partire dalle 22, si alterneranno artisti impegnati nella difesa dei diritti umani, come Jamal Ali, cantante dell’Azerbaigian, arrestato e torturato per aver contestato la famiglia del presidente e aver denunciato la corruzione e la mancanza di libertà nel suo paese, e Zanko El arabe blanco, il rapper italo-siriano impegnato contro la discriminazione. Insieme a loro si esibiranno Il Genio, Mondo Marcio e il collettivo Barrio Nacional. Media partner della serata e’ Radio Popolare.

Gli appelli di Write for Rights possono essere firmati su http://www.firmaperunamico.it.

Articolo di Amnesty International Italia

Il Cibo Immaginario. 1950- 1970 Pubblicità e immagini dell’Italia a tavola

Il Cibo Immaginario. 1950- 1970 Pubblicità e   immagini dell’Italia a tavola, mostra ideata e curata da Marco Panella, prodotta da Artix in collaborazione con Coca-Cola Italia, Gruppo   Cremonini e Montana,   racconta venti anni di vita e costume italiani attraverso iconografia, stili   e linguaggi della pubblicità del cibo e dei riti del mangiare.

Oltre 300   immagini rendono fruibile, per la prima volta al grande pubblico, un percorso   ragionato che recupera un giacimento culturale che ha segnato la modernità   italiana; immagini da osservare una ad una, cogliendone l’evoluzione dei   paradigmi di comunicazione e, soprattutto, la portata evocativa ed   emozionale; una storia visiva suggestiva, nella quale rintracciare i segni   del cambiamento di un’Italia che corre veloce dalla Ricostruzione fino   all’Austerity e che, nel cibo e nei modi del mangiare, trova un media   fortissimo e misura il suo affrancamento sociale.

“Il punto di osservazione scelto per il racconto de Il Cibo Immaginario”,   dichiara Marco Panella “è quello della   memoria e del linguaggio estetico delle pubblicità del cibo che hanno sorriso   agli italiani dalle pagine dei rotocalchi, testate con milioni di copie   vendute a settimana e che offrivano ai lettori una straordinaria sintesi tra   informazione e lettura popolare d’evasione. Da quelle pagine, le pubblicità   del cibo precorrevano i tempi, ne esaltavano le tendenze, alimentavano un   sistema di ambizione e di rincorsa sociale e, viste oggi, a distanza di   decenni, ci restituiscono intatta l’immagine di una Nazione che aveva fiducia   in se stessa e che, pur con tutti i suoi tratti d’ingenuità, era in cammino   verso la modernità”.

Il   linguaggio espositivo de Il Cibo   Immaginario è quello dei materiali cartacei sopravvissuti e   recuperati dalla dispersione, cercati e trovati nelle case e nelle cantine,   nei mercatini del piccolo modernariato e sui siti di aste telematiche,   materiale povero e al tempo stesso ricco di vita vissuta: riviste, dalle   quali sono state tratte le inserzioni pubblicitarie, e poi depliant,   cataloghi premio, agende per la casa, calendari, locandine, cartoline   illustrate, fotografie, figurine, fumetti e, a completamento della memoria   cartacea, una selezione di piccole latte pubblicitarie, oggetti ed utensili   promozionali di quando la parola gadget non era ancora entrata nell’uso   quotidiano.

L’impianto   culturale della mostra ha raccolto le immagini in dodici grandi temi:   dall’Italia che cambia il suo paesaggio domestico con nuove forme, oggetti e   colori all’Italia dei baby boomer, dall’Italia del tempo libero all’Italia   degli intenditori, dall’Italia che sogna con i concorsi a premio all’Italia   che scopre il risparmio e le offerte speciali, dall’Italia che seduce   all’Italia in famiglia.
In ultimo, a fine percorso, 28 fotografie restituiscono l’immagine dal vivo   di com’era l’Italia alla quale quelle pubblicità parlavano e che, anche   attraverso quelle pubblicità, sognava il suo futuro.

“Dal punto di vista pubblicitario, venti anni significano una produzione   iconografica sterminata e l’evoluzione di stili completamente diversi. La   scelta finale delle immagini è stata faticosa e spesso cambiata sino   all’ultimo minuto utile, facendo prevalere a volte la logica ed altre la   passione” continua Marco Panella   “e il tempo passato a cercarle ed a sceglierle è stato un tempo scandito   dall’incontro con la creatività degli illustratori, dei grafici, dei   pubblicitari che hanno saputo inventare linguaggi e suscitare emozioni.   Grandi firme alcuni, meno noti altri e sconosciuti altri ancora, tutti, però,   veri artisti dell’immaginario ai quali va indistintamente il tributo di   questo lavoro, che ha la pretesa di raccontare un po’ d’Italia e l’ambizione   di far sorridere”.
Un lavoro che è stato accolto, recepito e sostenuto da due protagonisti   dell’immaginario del cibo, Coca-Cola   Italia e il Gruppo Cremonini.

“Coca-Cola è un’azienda internazionale fortemente radicata sul territorio   italiano, e per questo siamo orgogliosi di partecipare al progetto di Cibo   Immaginario” dichiara Vittorio Cino, Direttore Comunicazione e   Relazioni Istituzionali di Coca-Cola Italia “Attraverso le   pubblicità, questa mostra celebra due decenni di storia e di valori del   nostro bellissimo Paese. Anni di grande fermento, di cambiamenti sociali e di   fiducia nel futuro, che Coca-Cola ha accompagnato con i valori positivi che   da sempre contraddistinguono la marca. Siamo una delle più grandi aziende al   mondo, e siamo consapevoli del ruolo che possiamo e dobbiamo ricoprire nelle   comunità nelle quali operiamo. Per questo, oggi come allora, con le nostre   pubblicità e tutte le nostre azioni, desideriamo condividere la nostra   visione del mondo, promuovendo un cambiamento positivo nelle persone”.

“Il marchio Montana è stato un protagonista assoluto nella storia della   comunicazione d’impresa in Italia” dichiara Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato In.al.ca (Gruppo Cremonini)   “dalle iniziali campagne alla fine degli anni ’50, al primo spot tv curato   da Paul Campani, fino alla nascita del “Gringo”, nel 1966, un   personaggio entrato profondamente nell’immaginario collettivo, al punto da   tornare protagonista anche nelle campagne pubblicitarie più recenti. Per   questo riteniamo che la mostra sul “Cibo immaginario”, oltre ad   avere un forte significato storico, offre alle aziende nuovi spunti e   incoraggiamenti creativi per portare oggi le eccellenze alimentari italiane   nel mondo in un mercato che è diventato globale”.

La mostra è aperta fino al 6 gennaio 2014 presso il Palazzo delle   Esposizione di Roma.

Elisabetta   Castiglioni

 

 

Passione al Teatro Sociale di Brescia

Nell’ambito della Rassegna Altri Percorsi, TIB Teatro, I Teatri del Sacro, Fondazione Teatro delle Dolomiti, ha presentato a Brescia, al Teatro Sociale, “Passione”, tratto dal romanzo “Passio Laetitiae et Filicitatis” di Giovanni Testori; un progetto di Daniela Nicosia che ha curato anche l’ottima regia. Protagonisti Maddalena Crippa per la prima volta in scena con il fratello Giovanni. Un’ora e mezza di attenzione per un testo interessante, spesso, carico di pathos e mai pesante, scadente, volgare. I due attori in scena, trovandosi anche a rappresentare fratello e sorella, ma poi uomo e donna, uomo che impone il volere ad una donna e la condanna, ma anche la esalta provandone pena ed un insospettabile rispetto, proprio quando sembrava destinata solo alla condanna eterna, sono stati di rara bravura.

La scena è piena di vita, di amore, di pena, di voglia di vivere e tutto questo grazie ad una superba interpretazione dei due Crippa, mentre una serie di corde permette un cambio scena inusuale, che poi diventerà la croce, da portare da parte dei protagonisti, della protagonista o dell’umanità, tutta in uno.

Affermava Testori: “In qualunque rapporto d’amore c’è una tristezza sconfinata, tuttavia, se questa tristezza viene accettata e accolta con carità, in primis come parte della coscienza di sé, allora diventa dramma, e può offrire qualcosa agli altri”. E questo per una ragazzina che si invaghisce del fratello, fantasticando sulle loro differenze sessuali e sulla sua modalità di scoprirsi adulto, mentre piano piano si rende conto della Duità che la contrappone al maschile, lei Felicita senza l’accento sulla a, ma che vuole mettercelo, trovando la sua strada di persona, l’amore, la realizzazione, la comprensione per quello che è dentro.

La disaccentuata è, infatti, alla disperata ricerca di un amore che non sa cosa sia davvero, ma lo sente dentro, nascere a poco a poco, crescere, mutare. Prima è l’infatuazione per il fratello, l’unico maschio che avesse come esempio e specchio, la persona che amava e le voleva bene, o almeno così credeva. Poi l’amore per un altro da lui e da lei, disilluso da una violenza; poi l’amore per l’Altro, il Cristo, e la decisione di farsi suora. Prendere i voti voleva dire sublimare il ricordo del fratello tanto amato e morto in un incidente di moto, schiantato a soli diciotto anni, come i suoi sogni di ragazzina. E quel fratello tanto assomigliava all’uomo in croce, mentre le tensioni sessuali si mescolano ad atteggiamenti devoti e a vera, spontanea per quanto inconscia ricerca di se stessa, anche attraverso l’amore per Dio. E proprio tra le mura dedite a Dio, ecco l’amore vero, carnale. Per un’altra monaca. E allora la perdizione, la condanna, e la schiacciante verità: malgrado le botte, le condanne, il senso di disprezzo, le due si amavano davvero. E davanti a quell’amore, non si poté fare altro, in un freddo mattino di caccia, che piegare le ginocchia e riflettere.

Un testo interessante, difficile e così carico di emotività che il pubblico si è fermato sospeso ad osservare, in un silenzio irreale, in un vortice nel quale è stato condotto per mano dai Crippa, così come condividevano le corde a guidare i pezzi di una croce che si è andata formando in noi e davanti ai nostri occhi di astanti, per portare a compimento un disegno che esula dalla normale capacità di comprensione razionale. Il dramma della solitudine interiore si materializza nella a accentata quando Felicita incontra Letizia e la gioia e la pienezza dello spirito diventano una tragedia. Pochi istanti di felicità per un lungo inferno, forse eterno. La vita è una Via Crucis che si staglia tra l’orizzonte e la croce che impera sempre, sul tavolino come nelle coscienze, mentre il gergo si fa mistico e blasfemo, dissacratorio e delicato, in una costante preghiera che rende Felicita e Letizia tanto più vicine a Dio quanto meno gli altri lo credono possibile.

I cacciatori che saranno testimoni del dramma delle due povere donne, quindi, saranno come i pastori davanti alla Grotta di Betlemme che, umili davanti all’Insondabile, si fermano e tacciono, non lasciando alle loro misere menti umane di commentare o rovinare il segreto immane dell’Amore racchiuso in un sonno ormai eterno.

Gli interrogativi posti da Testori sono tanti, mentre è evidente che l’abisso tra la grandezza divina e dell’Amore e gli esseri umani è così grande, da essere tangibile solo con il sentimento, non con la ragione. Il dialetto misto al latino rende il dialogato interessante, intrigante e tanto più vero di quanto il solo italiano avrebbe potuto essere. Maddalena Crippa ancora una volta impersona una, più voci; una, più donne, tanto da sintetizzarle tutte e non rappresentarne nessuna, perché ognuna può essere Felicita e il suo opposto. Comune a tutte il destino che le porta a dover sempre lottare per se stesse ed il proprio posto nel mondo, in una riflessione che diventa un lungo applauso a fine spettacolo.

La miseria della Brianza del tempo viene elevata a spirito così come si eleva la croce, e anche il concetto stesso di povertà diventa un’icona sulla quale pensare, senza moralismi e senza sentenze, aspetto più bello ed interessante dell’opera.

Da vedere.

Alessia Biasiolo

Barock meets Baroque

Martedì 10 dicembre alle 20.30 nell’Aula Magna della Sapienza si terrà il concerto della European Community Baroque Orchestra per la stagione della IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti).

Il titolo trilingue “Barock meets Baroque” significa che saranno messi a  confronto il barocco declinato in tedesco da Johann Sebastian Bach e quello alla francese di Jean-Philippe Rameau e Jean-Marie Leclair, riuniti sotto il segno dell’Europa, perché ad eseguirli è la European Union Baroque Orchestra, che mette insieme il meglio dei giovani musicisti dei paesi dell’unione specializzati nella musica barocca. Un ritorno molto atteso dopo il grande successo dello scorso anno. Sul podio il direttore artistico dell’orchestra, il danese Lars Ulrik Mortensen. Partecipano i solisti Bojan Čičić (violino) e Anne Freitag (flauto). Si ascolteranno dunque musiche e musicisti che provengono dai quattro angoli dell’Europa.

Sono in programma due delle quattro Suites per orchestra di Bach, precisamente la prima e la seconda. L’epoca della loro composizione è collocabile nei primi anni Venti del Settecento, cioè agli ultimi anni trascorsi dal compositore a Köthen o ai primi a Lipsia: è musica profana e galante, lontana dallo strereotipo del  Bach severo e luterano. Qui l’incontro tra Barock e Baroque è strettissimo, perché in questi lavori Bach prese come modello Jean-Baptiste Lully, che in realtà era un italiano (il suo vero nome era Giovanni Battista Lulli) emigrato in Francia e divenuto il musicista favorito di Luigi XIV.

Nella Francia del Re Sole visse anche Jen-Philippe Rameau, il più grande musicista francese del Settecento, qui rappresentato da una Suite tratta dalla “pastorale eroica” Acanthe et Céphise rappresentata Versailles nel 1751, che mette in scena  personaggi della mitologia classica, rivolgendo però l’attenzione soprattutto a un intrigo amoroso trasportato in atmosfere arcadiche.

Se Rameau fu considerato il più puro esponente dello stile francese, gli intrecci fra le diverse scuole musicali diventano intricati con Jean-Marie Leclair, la cui formazione si svolse in gran parte in Italia. Oggi si sta riscoprendo il vero valore di questo musicista, finora ricordato più che altro per la sua macabra fine: fu assassinato nella sua casa parigina, in cui viveva in completo isolamento, e ritrovato soltanto due mesi dopo, con il suo violino ancora stretto tra le mani. Di Leclair sarà eseguito il Concerto per flauto e orchestra in do maggiore op. 7 n. 3.

La European Union Baroque Orchestra (EUBO) è stata fondata nel 1985, come maggiore iniziativa dell’Anno Europeo della Musica e sostenuta generosamente dalla Commissione Europea. L’EUBO è un’orchestra di giovani, che tutti gli anni si rinnova completamente. Infatti cento giovani musicisti provenienti da tutti i paesi dell’Unione Europea sono scelti ogni anno per prendere parte alle selezioni, da cui escono i venticinque strumentisti, dell’età media di 24 anni, che trascorreranno sei mesi nell’EUBO, prima studiando e poi compiendo tournées attraverso tutta l’Europa, insieme ai maggiori specialisti della musica barocca, come Lars Ulrik Mortensen, Ton Koopman, Andrew Manze, Alfredo Bernardini, Chiara Banchini, Roy Goodman, Enrico Onofri, Paul Goodwin, Rachel Podger e Marc Minkowski. Questo progetto ha dato e continua a dare ottimi frutti e oggi non vi è famoso ensemble di musica barocca che non annoveri tra i suoi musicisti almeno un ex componente dell’EUBO. Quest’orchestra dunque non è solo una valida esperienza di formazione ma anche un prezioso serbatoio di giovani musicisti, cui attingono i migliori ensemble europei per mantenere alto il loro standard esecutivo.

Articolo di Mauro Mariani

 

Giorgio Vasari e l’Allegoria della Pazienza

La Galleria Palatina di Palazzo Pitti, a Firenze, organizza una mostra incentrata su uno dei più significativi dipinti delle collezioni medicee, lAllegoria della Pazienza, oggi conservata nella Sala di Prometeo, ed appartenuta al cardinale Leopoldo de’ Medici.

L’opera, assegnata al Parmigianino negli inventari di Palazzo Pitti, catalogata nelle prime guide del museo sotto il nome di Francesco Salviati, attribuita poi a Girolamo Siciolante da Federico Zeri ed oggi riconosciuta come frutto di collaborazione tra Giorgio Vasari e lo spagnolo Gaspar Becerra, ha una storia collezionistica complessa, che coinvolge alcuni importanti personaggi legati alla corte di Cosimo I e allo stesso Giorgio Vasari.

Fu infatti Bernardetto Minerbetti, vescovo di Arezzo e ambasciatore di Cosimo I, nonché fine uomo di lettere, patrono dell’Accademia degli Umidi, a chiedere all’aretino, poco dopo il 1550, un dipinto che rappresentasse in modo nuovo ed emblematico la virtù principale del suo carattere, ovvero l’arte della Pazienza. Vasari accetterà, proponendo al suo committente un’invenzione ispirata alla statuaria antica, arricchita da un raffinato repertorio simbolico allusivo al tempo e alla vita umana. E così prende corpo l’invenzione di una giovane donna avvinta da una catena ad una roccia, attende pazientemente che dal vaso ad acqua sgorghino le gocce necessarie a corrodere la pietra restituendole la libertà.  Questa immagine, erudita e coltissima, avrebbe raccolto un grande successo ben oltre i confini di Firenze, giungendo ben presto alla corte ferrarese di Ercole II d’Este, che non esitò a ricavarne la sua ‘impresa’. A pochi anni dal dipinto per Minerbetti,  il duca Ercole II d’Este commissionò  infatti una nuova  versione della Pazienza  a Camillo Filippi, per destinarla alla cosiddetta “Camera della Pazienza”, nella torre di Santa Caterina del castello ferrarese. Il duca fece introdurre la stessa personificazione anche nel verso di una celebre  medaglia coniata da Pompeo Leoni nel 1554, sul basamento di un  suo busto scolpito da Prospero Sogari Spani e in una serie di monete coniate dalla zecca di Ferrara.

Ma perché l’invenzione vasariana ebbe tanto successo? E perché la virtù della Pazienza era considerata così importante nell’arte e nella letteratura del pieno Rinascimento?

La mostra, a cura di Anna Bisceglia così come il catalogo edito sa Sillabe, indaga su questi aspetti seguendo il filo delle committenze, le fonti letterarie, i percorsi degli artisti, sullo sfondo complesso e affascinante dell’Italia delle corti. Accanto all’Allegoria della Pazienza figura la versione dello stesso tema eseguita da Camillo Filippi e conservata presso la Galleria Estense di Mantova (1554 ca), da cui proviene anche il busto di Ercole II scolpito da Prospero Sugari (1556 ca), sul cui basamento è effigiata la stessa virtù, e le medaglie di Pompeo Leoni sempre per il Duca (Firenze, Bargello, 1558 ca). Accanto a queste, ad illustrare il motivo iconografico nella sua complessa genesi, è prevista una grande tavola proveniente dall’Accademia di Venezia. Essa è parte di un soffitto a scomparti lignei eseguiti per la famiglia Corner nel 1542; inoltre la  piccola  tavoletta degli Uffizi, nota erroneamente come Artemisia che piange Mausolo,  ma che deve riconoscersi invece come una Pazienza, alcuni disegni e incisioni del Gabinetto Disegni e stampe di Firenze e del Cabinet del Dessins du Louvre.

“Giorgio Vasari e l’Allegoria della Pazienza”, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze, fino al 5 gennaio 2014.

Articolo di Barbara Rizzo

 

 

Libertà soffocata in Russia

Amnesty International ha denunciato come la ‘legge sugli agenti stranieri’, entrata in vigore il 21 novembre 2012, stia soffocando le Organizzazioni non governative (Ong) in Russia.
‘Oltre un migliaio di Ong ha subito ispezioni e decine hanno ricevuto ammonimenti. Parecchi tra i piu’ importanti gruppi per i diritti umani sono stati multati e alcuni sono stati costretti a chiudere’ – ha affermato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.
La ‘legge sugli agenti stranieri’, al centro di un reticolo di leggi repressive adottato dal ritorno alla presidenza di Vladimir Putin, obbliga le Ong che ricevono fondi dall’estero e svolgono quelle che vengono vagamente definite ‘attivita’ politiche’ a registrarsi come ‘organizzazioni che svolgono la funzione di un agente straniero’.
Questa normativa ha avuto un profondo impatto sulle Ong che si occupano di diritti civili, politici, sociali ed economici, nonche’ di questioni ambientali e di discriminazione anche nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti).
Con l’approssimarsi dei Giochi olimpici invernali di Sochi, i soci e i sostenitori di Amnesty International stanno svolgendo una campagna per mettere in luce la sempre piu’ deplorevole situazione dei diritti umani in Russia.
‘La ‘legge sugli agenti stranieri’ e’ stata concepita per stigmatizzare e screditare le Ong che si occupano di diritti umani, monitoraggio elettorale e altre questioni sensibili. Fornisce un pretesto perfetto per multare e chiudere gruppi che esprimono critiche e tagliera’ fonti di finanziamento spesso di vitale importanza’ – ha proseguito Dalhuisen.
Le Ong russe hanno pubblicamente e all’unanimita’ rifiutato di essere etichettate come ‘agenti stranieri’. L’ispezione senza preavviso di circa 1000 organizzazioni tra la primavera e l’autunno del 2013 e’ stata ampiamente propagandata dai mezzi d’informazione allineati alle autorita’ di Mosca.
Le ‘ispezioni’ sono state seguite da procedimenti amministrativi e penali nei confronti di parecchie Ong e dei loro dirigenti e si prevede che ne seguiranno ancora molti altri.
Dopo aver provato invano a contestare in tribunale la ‘legge sugli agenti stranieri’, il gruppo di monitoraggio elettorale Golos (Voce) ha deciso di sciogliersi dopo aver ricevuto pesanti multe ed essere stato costretto a sospendere le attivita’ per parecchi mesi.
Il Centro Kostroma per il sostegno alle pubbliche iniziative ha subito la stessa sorte e ha chiuso per l’impossibilita’ di pagare le pesanti multe ricevute.
Il film festival Lgbti Bok o Bok (Fianco a fianco) ha pagato una multa e ha chiuso. Ha ufficialmente cessato di esistere prima di vincere il ricorso in appello e ora non puo’ piu’ ottenere il rimborso della multa.
Solo questa settimana cinque Ong di Mosca (Memorial, Verdetto pubblico, il movimento Per i diritti umani, Jurix e Golos) sono comparse in giudizio e le udienze sono state rinviate. Numerose altre Ong in tutta la Russia sono sotto processo.
In sintesi, da quanto la ‘legge sugli agenti stranieri’ e’ entrata in vigore:
– almeno 10 Ong sono state portate in tribunale per non essersi registrate come ‘organizzazioni che svolgono la funzione di un agente straniero’;
– almeno altre cinque Ong sono finite sotto processo dopo le ‘ispezioni’ per presunte violazioni amministrative come la mancata presentazione di documenti richiesti;
– almeno 10 dirigenti di Ong hanno ricevuto l’ordine di rispettare gli obblighi della ‘legge sugli agenti stranieri’;
– almeno 37 Ong hanno ricevuto l’ammonimento ufficiale che se continueranno a ricevere fondi dall’estero e a svolgere azioni arbitrariamente definite ‘attivita’ politiche’ (tra cui la pubblicazione di materiale sui diritti umani in Russia e il rifiuto di registrarsi come ‘organizzazioni che svolgono la funzione di un agente straniero’, violeranno la legge.
Molti dirigenti delle Ong russe hanno raccontato ad Amnesty International la loro frustrazione nei confronti della ‘legge sugli agenti stranieri’. Il gruppo per i diritti umani Alleanza delle donne del Don, che fornisce sostegno alla popolazione locale su aspetti della vita quotidiana come il lavoro, la famiglia, l’alloggio e la pensione, dovra’ presentarsi in tribunale la prossima settimana per non essersi registrato come ‘organizzazione che svolge la funzione di un agente straniero’.
‘Non abbiamo niente di cui vergognarci o di cui sentirci colpevoli. Siamo orgogliose del nostro lavoro. La chiusura della nostra organizzazione colpira’ tanta gente’ – ha dichiarato Valentina Cherevatenko, dirigente dell’Alleanza.
Lev Ponomaryov, responsabile del movimento Per i diritti umani, ha dichiarato ad Amnesty International: ‘Se ci faranno chiudere, ne risentiranno migliaia di persone in tutta la Russia. Se altre Ong chiuderanno, ne risentiranno decine di migliaia di persone. L’intera societa’ civile sara’ condannata’.
‘La ‘legge sugli agenti stranieri’ viola gli obblighi nazionali e internazionali della Russia di garantire il diritto alla liberta’ di associazione, manifestazione ed espressione. Dev’essere immediatamente abolita’ – ha concluso Dalhuisen.
Articolo di Amnesty International Italia