Verona Jazz Winter 2014

Il celebre Verona Jazz Festival, che nei decenni nella stagione estiva ha accolto nei magnifici teatri all’aperto di Verona le grandi star  del jazz mondiale,  si presenta adesso, nella stagione invernale, in due sale teatrali cittadine: il Ristori, dalla splendida acustica, ormai ben conosciuta, e il Teatro Camploy.

Il secondo appuntamento della rassegna è per il  3 febbraio al Teatro Ristori, con la voce di Cécile McLorin Salvant, assieme al trio composto da  Aaron Diehl piano,  Paul Sikivie contrabbasso, Rodney Green batteria.

Cécile si è rivelata nel 2010 a Washington dove i giurati del Thelonious Monk Jazz Competition (nomi come Patti Austin, Dee Dee Bridgewater, Kurt Elling, Al Jarreau, Dianne Reeves), fra i massimi concorsi, le hanno assegnato il Primo Premio. “Se qualcuno possa essere considerato l’erede delle Big Three – Billie Holiday, Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald – è questa virtuosa di 23 anni” (S. Holden, New York Times, 3.2.2013). In Italia si è ascoltata solo quest’anno a Umbria Jazz, guest artist con Winton Marsalis; ritorna alla fine dell’anno a Orvieto, per Umbria Jazz Winter; e poi al Ristori, unica data italiana, nell’ambito di una tournée europea.

Nata a Miami da un medico haitiano e da una docente francese della Guadalupa, Cécile McLorin Salvant ha iniziato con la formazione musicale classica, proseguendo in Francia, dove accresce l’interesse per il jazz e il blues. Il primo cd Cécile viene infatti registrato a Parigi nel 2009 con jazzisti francesi; il secondo, WomanChild, è uscito invece nel 2013 negli Stati Uniti. Tra i musicisti di quest’ultimo album il pianista Aaron Diehl, parte della formazione che ascolteremo al Ristori.

Così lo recensisce la rivista francese Jazz Hot: “Una straordinaria rivelazione del jazz vocale contemporaneo […] La sua maturità artistica (miracolosa per la sua età) si combina con le sue intuizioni culturali e con il giovane impulso di una cantante che ha da poco passato i venti. Cécile già possiede qualcosa di eccezionale: una compiuta personalità artstica” (Y. Sportis, Jazz Hot primavera, 2013).

Terzo appuntamento al Ristori è il  2 marzo, con il piano di Brad Mehldau,   in formazione ‘classica’ con Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria.

Mehldau ha ricevuto ben quattro nominations ai Grammy Awards. È stato il primo musicista jazz a ricevere la Carnegie Hall Composer Chair – un onore che in precedenza hanno avuto solo John Adams, Thomas Adés, Louis Andriessen, Elliott Carter, Pierre Boulez. In questa stagione, fittissima di concerti negli Stati Uniti e in Europa, tocca in Italia il Ristori e Roma, all’Auditorium Parco della Musica.

Ma è solo qui a Verona che viene in trio. Where do you start è il suo ultimo cd, uscito nel 2012 per la Nonesuch. L’album “indica che Mehldau sta entrando in una nuova formidabile fase della sua carriera” (M. Longley, BBC Music, 2012). “La conversazione musicale fra i tre è una fra le più magiche del jazz di oggi” (Downbeat, che lo ha premiato nel 2004 e nel 2007). Attraverso la formazione del trio, Mehldau rende omaggio alla tradizione del jazz e, al tempo stesso, sperimenta la sua personale visione musicale.

La sua musica è stata scelta per la colonna sonora di film come Eyes wide shut, il film di Kubrick con Tom Cruise e Nicole Kidman, e in The Million Dollar Hotel, di Wenders, fra gli altri.

Il primo concerto al Teatro Camploy è il 7 febbraio, con il veronese Mauro Ottolini e il suo ensemble Sousaphonix, presentando  il concept album  Bix Factor.  Ottolini, premiato con il Top Jazz 2012, ha creato con il suo ensemble  questo album dedicato alla musica degli anni Venti e Trenta. Record di vendite per Egea Records,  e colonna sonora di un racconto fantastico che ha come protagonisti personaggi dell’epoca che rivivono in musicisti di oggi.

Il secondo concerto al Teatro Camploy è il 17 febbraio, con l’Enrico Zanisi Trio  (Enrico Zanisi piano, Joe Rehmer contrabbasso, Alessandro Paternesi batteria). Premiato al Top Jazz 2012 come Miglior Nuovo Talento, ventitré anni,  Zanisi ha pubblicato nel 2012 Life Variations, suo secondo cd.

“I pezzi da lui scritti – dove blues, bebop, swing e classica coesistono – sono veramente composizioni a tutto tondo. […] Mostrano un pianista in ascesa, conscio del suo passato classico, ma dedicato al suo futuro nel jazz.” (J. Ross, Downbeat).

Dopo il successo di Life Variations in uscita  il 14 gennaio per la Cam Jazz l’attesissimo nuovo album che il pianista romano pubblica con la stessa formazione che vedremo al Teatro Camploy.

Terzo e ultimo  appuntamento al Camploy è il 24 febbraio con il Giovanni Guidi Trio (Giovanni Guidi piano, Thomas Morgan contrabbasso, João Lobo batteria).

Info biglietti: www.teatroristori.org

Articolo di Benedetta Cristofoli

 

 

Deep Purple in Italia

Le leggende del rock  Ian Gillan (voce), Steve Morse (chitarra), Roger Glover (basso), Don Airey (tastiere) e il fondatore Ian Paice (batteria), meglio noti come Deep Purple, ritornano in Italia il 18 luglio 2014 a Barolo (CN), nell’ambito del festival Collisioni 2014 – Harvest.

Dopo aver pubblicato il 26 aprile 2013 “Now What?!”, il diciannovesimo album in studio della loro carriera, i Deep Purple hanno intrapreso, dopo due anni di assenza dai palchi, un trionfale tour mondiale che ha riconfermato ancora una volta l’indiscusso valore della storica formazione hard rock inglese. L’ultimo disco di inediti, “Now What?!”, è considerato uno dei migliori lavori della band e ha debuttato al n. 12 della classifica italiana, mentre in Germania, Austria, Repubblica Ceca e Norvegia è balzato direttamente al n. 1 e in Russia è diventato disco d’oro.

Con il nuovo tour estivo del 2014, i Deep Purple alterneranno i brani dell’ultimo album ai grandi e indimenticabili classici –Smoke on the Water, Child in Time, Highway Star, Hash,  che li hanno resi celebri in oltre 45 anni di onorata carriera.

I dettagli della data:

DEEP PURPLE + guests

venerdì 18 luglio 2014

Barolo (Cuneo)
Piazza Colbert – Collisioni Festival
Apertura porte: 18,00

supporter: 20,30

Deep Purple on stage: 21,30

Biglietti:  26 € + d.p. Biglietti in vendita sul circuito Ticketone e nei punti vendita autorizzati

Anna Gilardi

Enolitech: il meglio dell’innovazione al Vinitaly

Espositori storici, ma anche nuove aziende alla 17^ edizione di Enolitech, in programma dal 6 al 9 aprile prossimi a Verona (www.enolitech.com).

L’offerta si arricchisce di tecnologie sempre più specializzate per la filiera enologica e dell’olio d’oliva, in particolare con la presenza per la prima volta di Tetrapak, l’azienda leader mondiale nel trattamento e confezionamento di bevande e alimenti, e di CSF Multione con i suoi veicoli portrattrezzi multifunzionali: si tratta di due nomi importanti nel panorama internazionale, che si affiancano ad altri big, quali Della Toffola, l’austriaca Kosme (che torna dopo un anno di assenza), Garbellotto, Italesse, Rastal, Scotton, Pulltex e molti altri.

Il Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura, l’Enologia e delle Tecnologie Olivicole ed Olearie è una vetrina commerciale sempre più importante, dove l’offerta incontra la domanda degli operatori provenienti da tutto il mondo, ma il plus che Veronafiere può offrire rispetto ad altre fiere simili è la concomitanza con Vinitaly e Sol&Agrifood, che permette di avere un confronto tra tutti i componenti delle due filiere del vino e dell’olio di oliva.

Si tratta di un’occasione unica per ragionare sui cambiamenti e sulle necessità di ogni componente delle due filiere, dalla campagna al consumatore. Uno scambio sempre più necessario, dato che ormai ai produttori di olio e vino non viene più solo chiesto di rifornire il mercato, ma anche di adottare innovazioni di processo e di prodotto che rispondano ai nuovi gusti e all’esigenza sempre più forte di tutela dell’ambiente, mentre dalla parte di chi produce c’è la necessità di competere a costi sostenibili creando un adeguato reddito d’impresa.

Nel 2013 i visitatori registrati di Enolitech – allestito nel padiglione F con entrata diretta dall’ingresso Giulietta e Romeo – sono stati quasi 39.000, 7.500 dei quali provenienti dall’estero; a questi si sono aggiunti i circa 4.500 espositori di Vinitaly e Sol&Agrifood nella loro veste di utilizzatori di mezzi tecnici. La superficie totale netta occupata dai quasi 200 espositori, il 10% dei quali provenienti da 13 Paesi, è stata di 4.600 metri quadrati.

Da questa edizione, il padiglione F viene dotato di un nuovo ristorante e viene posizionato più vicino ai padiglioni di Vinitaly, per integrarlo maggiormente al quartiere fieristico.

 Articolo di Veronafiere

 

Cinque anni fa la promessa di Obama di chiudere Guantanamo

Cinque anni dopo che il presidente Barack Obama firmo’ l’ordine esecutivo per chiudere Guantánamo, Amnesty International ha dichiarato che il fatto che la struttura continui a restare aperta e’ un evidente esempio dei doppi standard adottati dagli Usa nel campo dei diritti umani.
‘L’ordine esecutivo firmato il 22 gennaio 2009, che disponeva la chiusura di Guantánamo entro un anno, fu una delle prime decisioni assunte dal presidente Obama dopo la sua entrata in carica’ – ha ricordato Erika Guevara Rosas, direttrice del programma Americhe di Amnesty International. ‘Cinque anni dopo, quella promessa e’ diventata un fallimento nel campo dei diritti umani che rischia di perseguitare il ricordo del presidente Obama, come gia’ e’ successo al suo predecessore’.
A 12 anni di distanza dai primi arrivi restano a Guantánamo oltre 150 detenuti, la maggior parte dei quali senza accusa ne’ processo.
Una manciata di detenuti sta affrontando il processo nell’ambito del sistema delle commissioni militari, che non rispetta gli standard internazionali sul giusto processo. Dei quasi 800 detenuti di Guantánamo, meno dell’uno per cento e’ stato condannato dalle commissioni militari e nella maggior parte dei casi a seguito di un patteggiamento.
Gli Usa si aspettano da altri paesi cio’ che essi rifiutano di fare: accogliere i detenuti rilasciati che non possono essere rimpatriati. A seguito di tale rifiuto, anche coloro che hanno ottenuto una sentenza di rilascio continuano a rimanere a Guantánamo. Il trasferimento, nel dicembre 2013, di tre cinesi di etnia uigura in Slovacchia e’ avvenuto dopo che erano trascorsi piu’ di cinque anni dalla sentenza che aveva giudicato illegale la loro detenzione.
Piu’ di 70 detenuti, in maggior parte cittadini dello Yemen, sono stati autorizzati al trasferimento ma l’amministrazione Usa si e’ appellata alla situazione di sicurezza nel loro paese e ad altre considerazioni per ritardare la loro uscita da Guantánamo.
‘I detenuti di Guantánamo rimangono in un limbo, le loro vite sospese da anni. Molti di essi hanno subito gravi violazioni dei diritti umani, tra cui la sparizione forzata e la tortura, ma l’accesso a un rimedio giudiziario e’ stato sistematicamente bloccato e l’accertamento delle responsabilita’ e’ stato minimo’ – ha sottolineato Guevara Rosas.
‘Anno dopo anno, mentre tenevano aperto Guantánamo, gli Usa hanno continuato a proclamare il loro impegni per gli standard internazionali sui diritti umani. Se qualsiasi altro paese fosse stato responsabile del vuoto di diritti umani rappresentato da Guantánamo, avrebbe certamente attirato la condanna degli Usa. Da molto tempo e’ necessario che gli Usa pongano fine a questi doppi standard’ – ha proseguito Guevara Rosas.
Amnesty International chiede alle autorita’ statunitensi di assicurare indagini indipendenti e imparziali su tutte le denunce credibili di violazioni dei diritti umani commesse a Guantánamo e in altri centri di detenzione. Le conclusioni di queste indagini dovrebbero essere rese pubbliche e chiunque venisse giudicato responsabile di crimini di diritto internazionale dovrebbe essere portato di fronte alla giustizia, a prescindere dal suo attuale o passato rango.
Secondo Amnesty International, la segretezza sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito e dai servizi segreti degli Usa deve terminare.
‘L’impunita’ per crimini di diritto internazionale come la tortura e le sparizioni forzate commessi contro i detenuti, a Guantánamo e altrove, costituisce una grave ingiustizia che pone gli Usa in forte violazione dei loro obblighi internazionali’ – ha concluso Guevara Rosas.
Amnesty International chiede infine che tutte le vittime delle violazioni dei diritti umani commesse dagli Usa – compresi i detenuti e gli ex detenuti di Guantánamo – abbiano un effettivo accesso a significativi rimedi giudiziari.

Amnesty International Italia

Al via il premio Andrea Parodi

Al via il nuovo bando dell’unico concorso italiano di world music, il “Premio Andrea Parodi”, organizzato per il settimo anno dall’omonima Fondazione e la cui fase finale è prevista a Cagliari il prossimo autunno, con la direzione artistica di Elena Ledda.

All’edizione 2013 saranno dedicati a breve degli speciali su Radiouno Rai e Popolare Network, a conferma del prestigio sempre maggiore della manifestazione, che è stata vinta nell’ultima edizione dai siciliani Unavantaluna davanti a Francesca Incudine (anch’essa siciliana, a cui è andato il Premio della critica) e Rusò Sala (catalana).

Il concorso del “Premio Andrea Parodi” intende valorizzare le nuove tendenze nell’ambito della musica dei popoli o “World Music”, ovvero proposte che attingono alle tradizioni culturali ma le rinnovano e contaminano. Le domande di iscrizione al concorso dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 luglio 2013, tramite il format presente su http://www.fondazioneandreaparodi.it (per informazioni: fondazione.andreaparodi@gmail.com ).

Dovranno contenere:

  • 2      brani (2 files mp3, provini o registrazioni live o realizzazioni      definitive);
  • testi ed eventuali      traduzioni in italiano dei due brani;
  • curriculum artistico del      concorrente (singolo o gruppo);
  • copia del documento di identità      del concorrente se artista singolo o del rappresentante del gruppo.

Per iscriversi occorre essere maggiorenni e autori o coautori del brano in gara. Il concorso è aperto ad artsti di tutto il mondo.

La Commissione artistica istituita dalla Fondazione selezionerà, in maniera anonima, dieci finalisti, e, per ciascuno di essi, sceglierà il brano in gara tra i due proposti; i finalisti si esibiranno al festival “Premio Andrea Parodi” 2014, davanti a una Giuria Tecnica (addetti ai lavori, autori, musicisti, poeti, scrittori e cantautori) e a una Giuria Critica (giornalisti). Entrambe le giurie, come negli scorsi anni, saranno composte da autorevoli esponenti del settore.

Il premio consiste in una somma in denaro erogata a copertura di tutti i costi di masterclass, eventuale acquisto o noleggio di strumenti musicali, corsi e quant’altro il vincitore sceglierà per la propria crescita artistica e musicale, per un importo massimo di 2.500 euro. Un ulteriore premio è la realizzazione professionale del videoclip del brano in concorso, a spese della Fondazione Andrea Parodi. Inoltre, verrà offerta al vincitore l’opportunità di esibirsi alle edizioni 2015 del Premio Andrea Parodi, dell“European jazz expo” di Cagliari e del Negro Festival di Pertosa (SA).

La manifestazione è nata per omaggiare un grande artista come Andrea Parodi, passato dal pop d’autore con i Tazenda a un percorso solistico di grande valore e di rielaborazione delle radici, grazie al quale è diventato un riferimento internazionale della world music, collaborando fra l’altro con artisti come Al Di Meola e Noa. Le precedenti edizioni sono state vinte nel 2012 da Elsa Martin (Friuli), nel 2011 da Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 dalla Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 da Francesco Sossio (Puglia).

Articolo di Monferr’Autore

 

 

Intorno a Šostakoviĉ. Il Quartetto Brodsky alla Sapienza

Il Quartetto Brodsky ha avuto esperienze e stimolanti collaborazioni anche con celebrità dell’universo pop e rock, come Björk, Elvis Costello, David Brubeck e Paul McCartney, ma è sostanzialmente un gruppo classico e in particolare è considerato uno specialista dei quartetti di Dmitrij Šostakovič, che ha eseguito in tutto il mondo e di cui ora presenta una significativa scelta anche a Roma, in un ciclo di due concerti intitolato “Intorno a Šostakoviĉ“, per la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti, che inizia martedì 28 gennaio, alle ore 20.30, nell’Aula Magna della Sapienza in Piazzale Aldo Moro, 5 (il secondo appuntamento sarà il 25 febbraio). Il concerto sarà registrato da Rai Radio3 per future trasmissioni.

Il programma prevede l’esecuzione di questi brani:

Haydn Quartetto in do maggiore op. 33 n. 3

Šostakoviĉ Quartetto n. 8 in do minore op. 110

Šostakoviĉ Quartetto n. 3 in fa maggiore op. 73

BRODSKY.QUARTET 3Il Quartetto Brodsky è stato fondato a Manchester nel 1972 da quattro musicisti britannici, che hanno scelto d’intitolarsi ad Adoplh Brodsky, grande violinista russo dell’Ottocento: evidentemente avevano fin dall’inizio un particolare interesse per la musica russa, che si è riversato in numerose esecuzioni in tutto il mondo dell’opera completa per quartetto di Čajkovskij e Šostakovič, oltre alle “integrali” di Beethoven, Schubert e vari altri autori, soprattutto moderni e contemporanei, come Zemlinsky, Schoenberg, Bartok, Webern e Britten. Ha ricevuto il prestigioso Royal Philharmonic Society Award e le sue incisoni sono state premiate con il “Diapason D’Or” e lo “Choc du Monde de la Musique”.

In quarant’anni di carriera ha eseguito oltre 3000 concerti presso i più importanti centri musicali di Europa, Nord e Sud America, Asia, Sud Africa, e Australia e ha pubblicato più di 60 registrazioni discografiche. Nel tempo due degli elementi del quartetto sono cambiati, ma è rimasta immutata la loro passione di abbracciare tutta la buona musica senza esclusioni. Una passione che li porta a fare esperienze sempre nuove e mantiene intatto il loro entusiasmo, rendendo il loro approccio alla musica fresco e ricco di energia. Come ha scritto la rivista Gramophone nel 2012, “ciò che colpisce nelle esecuzioni del Brodsky Quartet è il loro amore traboccante per la musica”.

Il concerto alla Sapienza inizia con Joseph Haydn, che è considerato l’iniziatore del quartetto classico e un riferimento imprescindibile per tutti coloro che si dedicano a quello che è tuttora considerato il genere più alto e nobile della musica da camera. Del compositore austriaco è stato scelto, non a caso, il Quartetto in do maggiore op. 33 n. 3 del 1781, che fa parte di sei quartetti – noti come “russi” in quanto dedicati al gran duca Paolo di Russia – che costituiscono il punto di svolta nella storia del quartetto e possono essere definiti i primi quartetti “perfetti” nel senso classico del termine.

Seguono il Quartetto n. 8 in do minore op. 110 (dedicato alle vittime del fascismo) e il Quartetto n. 3 in fa maggiore op. 73, due dei quindici lavori di questo genere di Dmitrij Šostakovič, che costituiscono uno dei cicli musicali più importanti della musica del ventesimo secolo e coprono un periodo storico che va dagli anni più cupi dello stalinismo alla seconda guerra mondiale, alla guerra fredda e ai primi segni di disgelo. Furono scritti tra il 1938 e il 1974 e rappresentarono per il compositore un’oasi appartata, che lo metteva al riparo dalle condanne e dai diktat del regime sovietico, perché questo tipo di musica riservata a un pubblico di appassionati era meno sorvegliato dalla censura che le opere e le sinfonie destinata a un pubblico vastissimo. Nei quartetti si riversò dunque senza inibizioni il mondo espressivo del compositore russo, che alterna e mescola la satira graffiante e il pessimismo senza speranza, la vitalità scatenata e la meditazione lirica.

 Mauro Mariani

Coppa del Mondo di parapendio in Brasile

Il prossimo 8 febbraio a Bassano del Grappa (Vicenza), presso la sala convegni Alp Station, si terrà un importante incontro per gli appassionati di volo libero, il volo che si pratica in parapendio e deltaplano.
Ospite dell’appuntamento, organizzato dall’Aero Club Montegrappa in collaborazione con Alp Station Bassano, è l’alto atesino Peter Gebhard che lo scorso anno ha partecipato con ottimi risultati alla sesta edizione della Red Bull X-Alps, una maratona in parapendio lungo l’arco alpino, da Salisburgo in Austria fino a Montecarlo, 1031 chilometri percorsi volando con questi mezzi privi di motore oppure a piedi.

A partire dalle ore 19, Gebhard, con l’aiuto di foto e video spettacolari, racconterà la sua esperienza, gli allenamenti, le strategie e le tante difficoltà incontrate. Sarà coadiuvato dagli assistenti che hanno fatto parte del suo team, Heidi Insam e Gerald Demetz.

Nel frattempo 18 piloti italiani sono impegnati nella finale della Coppa del Mondo di parapendio che si sta disputando a Governador Valadares, città sulle sponde del Rio Doce nello stato del Minas Gerais in Brasile. Tra essi gli attuali detentori del titolo, Nicole Fedele di Gemona del Friuli ed Aaron Durogati di Merano.

La località è nota in tutto il mondo per le ottime condizioni aerologiche favorevoli alla pratica del volo libero. Governador Valadares offre un decollo in località Ibituruna, una montagna isolata alta 1120 metri con un dislivello di quasi 1000 metri sulla pianura. Tutto intorno un panorama collinare, tipicamente tropicale, con una vegetazione rigogliosa e pochissima civiltà. L’area di volo offre una vasta scelta di percorsi che fino ad oggi si sono attestati tra i 70 e gli 80 chilometri o poco più. Le gare di parapendio assomigliano alle regate veliche: i piloti dal decollo devono toccare punti salienti del territorio e confermare l’aggiramento tramite il GPS in dotazione prima di raggiungere l’atterraggio. Vince chi impiega meno tempo.

La manifestazione si giocherà su dieci prove, tempo permettendo, e si chiuderà il prossimo 25 gennaio. Al momento, dopo quattro manches convalidate, l’Italia è seconda nella classifica per nazioni dietro la Francia; nell’individuale l’alto atesino Joachim Oberhauser è secondo dietro lo svizzero Stefan Wyss, quato il trentino Luca Donini. Si difende bene Nicole Fedele, terza nella classifica femminile. Attardato Aaron Durogati al 25° posto su 119 piloti presenti in rappresentanza di 25 nazioni.

Gustavo Vitali

Vásáry, musica e scuola

Tamás Vásáry, artista completo e grande direttore incontrato a Budapest, racconta con semplicità, in un italiano quasi perfetto, le esperienze che l’hanno condotto dal pianoforte ad un successo significativo in molti paesi fra cui l’Italia, dove è stimato sia come pianista che come direttore.

Lei si sente più solista o direttore? E la musica ha sempre fatto parte della sua vita?

A cinque anni ho ascoltato alla radio il famoso minuetto di Boccherini. Avevamo un pianoforte, ho provato a suonarlo, dopo averlo ascoltato due o tre volte alla radio, davanti alla professoressa di mia sorella. La professoressa mi domandò: “Sai leggere la musica?” Ho risposto di no. Così lei iniziò a darmi lezioni.

A otto anni ho tenuto il mio primo concerto in conservatorio in cui, fra l’altro, veniva eseguita anche la serenata KV 525 Eine Kleine Nachtmusik. Così ho incontrato l’orchestra ed ho deciso di diventare anche un direttore. Ma in Ungheria fare il direttore d’orchestra era molto difficile perché esistevano soltanto due orchestre.

Ma cosa è accaduto nella sua vita poco prima della rivolta ungherese che le ha consentito di proseguire nella sua attività?

Studiavo pianoforte e quando ci fu la rivoluzione in Ungheria mio padre era un politico avverso ai comunisti. Venne messo in prigione dopo la rivoluzione. In quel periodo vinsi il concorso internazionale regina Elisabetta e in seguito fui invitato per un concerto con la Wiener Symphoniker Orchestra e così lasciai il mio paese grazie a un passaporto ufficiale perché invitato in Belgio. Proprio la regina fece in modo che mio padre e mia madre venissero liberati, così i miei cari lasciarono l’Ungheria in due giorni.

Quindi l’arte musicale in quel momento ha acquistato anche un potere politico?

Assolutamente sì! Quel periodo fu molto duro e difficile, dal momento che, al di fuori del mio paese, ero conosciuto solo in Belgio. Io e la mia famiglia vivevamo in esilio. Un giorno la Deutsche Gramomphon mi offrì un’incisione che ebbe un grandissimo successo specialmente in Inghilterra. In seguito ho continuato a incidere per la stessa casa e nel 1960-61 ho debuttato a Londra al Royal Festival Hall con la Royal Philarmonic Orchestra interpretando il primo concerto di Chaicovski e quello di Listz.

Che differenza ha notato fra le orchestre ungheresi e quelle del resto d’Europa?

La differenza riguardava soprattutto la qualità degli strumenti.. Mentre gli archi erano migliori in Ungheria, i fiati lo erano in Inghilterra e in America.

Quali sono stati i più grandi direttori con cui ha svolto il suo percorso pianistico?

Ferenc Fricsay, Ernest Ansermet, Georg Solti, Antal Dorati, Claudio Abado, André Cluytens, Rudolf Kempff, grandissimo direttore. Dal 1961 in poi ho iniziato a dare circa 100-120 concerti l’anno. Ma volevo dirigere. E nel 1969 ho diretto per la prima volta la Lizt Ferenc Orchestra di Budapest al festival di Mantova. Successivamente ho iniziato a dirigere tutte le più grandi orchestre del mondo. Ne ho dirette circa 120.

A proposito, qual è stata l’orchestra che maggiormente l’ha impressionata?

Difficile dirlo, ma ho trovato una bella orchestra a Torino. Un giorno sono arrivato per provare con il quintetto d’archi per una prova d’assieme. Il primo violoncello e il primo contrabbasso hanno suonato con me le parti orchestrali e guardando le partiture conoscevamo bene la musica prima della prima prova. Tutte le prove sono andate bene, per me è stata un’idea fantastica!

Quando riesce a comprendere fino in fondo la partitura?

Quando preparo una partitura preferisco fare passeggiate in un bosco e camminando riesco a capire l’analisi formale e armonica. Cosa che raccomanderei a tutti i direttori. Se ho interiorizzato la partitura posso controllare meglio tutti i musicisti. Ci sono due tipi di direttori: uno che ha la testa nella partitura e l’altro che ha la partitura nella testa.

Ha un aneddoto simpatico accaduto con gli orchestrali?

Una volta dovevo dirigere la filarmonica di Berlino, quando Karajan per un incidente non aveva potuto continuare la sua incisione con questa orchestra, perché ammalato e mi ha chiesto di preparare l’incisione di due concerti mozartiani da un giorno all’altro. Ero sicuro della parte orchestrale. La casa discografica Deutsche Grammophon mi ha chiesto di preparare  l’Incoronazione di Mozart che avevo eseguito solo una volta e quindi non ero tanto sicuro della parte del pianoforte. osì abbiamo inciso questo concerto a Berlino, l’orchestra era molto simpatica, gentile, entusiasta.

Il giorno successivo abbiamo iniziato ad incidere la stessa opera e intanto mi chiedevo: “Come suonerò il pianoforte?” Nel corso dell’incisione l’orchestra si comportava in modo, mi prendevano in giro per come parlavo, facevano della satira ed ho capito che non c’era l’intesa come il giorno precedente. Ho così domandato a mia moglie: “Forse c’è un intrigo contro di me” E mia moglie mi ha detto “Chi è differente sei tu”. Io ho risposto che l’unica cosa differente era che avevo paura del pianoforte. E mia moglie mi ha detto: “Non pensare più a questo: è più importante avere un buon contatto con l’orchestra, dimenticati dei problemi con il pianoforte, prova a suonare tranquillamente”. Così ho continuato senza concentrarmi e senza avere paura del pianoforte; era importante che l’orchestra fosse contenta della mia direzione. Entrati in scena ho potuto verificare la sensibilità di un’orchestra come i Berliner. Difatti l’orchestra percepisce anche il solo pensiero del direttore ed agisce di conseguenza. Questo è stato un grande insegnamento per me nella mia vita.

Com’è la vita musicale in Ungheria oggi?

Come sempre molto intensa. A Budapest, che è una piccola capitale, non paragonabile ad altre grandi come Londra, Roma o New York, ci sono cinque grandi orchestre sinfoniche, quella della Radio, da me diretta, dello Stato (oggi Filarmonica Nazionale), del Festival, dell’Opera e infine quella di Matav, sponsorizzata dalla compagnia telefonica.

Purtroppo lo Stato aiuta molto meno la nostra orchestra rispetto all’orchestra nazionale, perché il Ministero della Cultura ha un budget per sostenere tutte le istituzioni che portano il nome “nazionale”. Questi musicisti vengono retribuiti con un salario quattro volte superiore al nostro ed ho deciso che l’anno prossimo offrirò una donazione per il mio ensemble.

So che spesso viene in Italia: come sono state le sue esperienze?

Ho avuto molti contatti con l’orchestra da camera di Santa Cecilia ed anche con quella della Radio di Torino. Per la RAI ho inciso in video con Uto Ughi tutte le sonate di Beethoven per violino e pianoforte ed è stata una cosa molto bella.

Bruno Bertucci

 

 

Le musiche di Federico II il Grande eseguite con il suo flauto d’avorio

Venerdì 24 gennaio alle 18.00 la storica e prestigiosa Sala Accademica del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, in via dei Greci 18, ospita una conferenza-concerto ad ingresso gratuito, dedicata a Federico II il Grande, re di Prussia.

Ricordato dai libri di storia come grande generale e fondatore della tradizione militare prussiana, Federico II non era solo un uomo di guerra ma aveva anche un lato artistico, in particolare era un grande appassionato di musica. Ospitò alla sua corte i più celebri musicisti tedeschi della sua epoca, come Joachim Quantz ed Emanuel Bach, e a lui Johann Sebastian Bach dedicò uno dei suoi massimi capolavori, l’Offerta musicale. Di più, era egli stesso flautista e compositore. I suoi quattro concerti e le ben centoventuno sonate dimostrano che non era affatto un dilettante ma un compositore di qualità. Alcune delle sue composizioni saranno eseguite in quest’occasione da Enrico Casularo col flauto traverso e da Celestino Dionisi col flauto dolce, accompagnati dalla tiorba di Andrea Damiani e dalla viola da gamba di Bruno Re: tutti e quattro sono elementi di spicco nell’attuale riscoperta della musica barocca, , fanno parte di vari gruppi specializzati dell’esecuzione secondo la prassi autentica e con strumenti originali e hanno all’attivo diverse incisioni discografiche. Sono inoltre docenti del dipartimento di Musica Antica del Conservatorio, uno dei fiori all’occhiello della prestigiosa istituzione musicale romana.

All’interesse per queste musiche inedite, si aggiunge il fatto che alcune di esse saranno suonate col prezioso flauto traverso in avorio appartenuto a Federico II stesso, prestato per l’occasione dal suo attuale proprietario, Guido Brizzi, appassionato collezionista di oggetti musicali.

Questa conferenza-concerto è realizzata in collaborazione da Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma e Goethe-Institut.

Mauro Mariani