“Travellers” ad Acireale

Si potrebbe affermare che la mostra di “Gionata Xerra. Travellers. Esperienze, racconti, immagini, sguardi” che la Galleria del Credito Siciliano di Acireale propone dal 29 luglio all’11 ottobre 2014, sia una esposizione dedicata certo ai viaggiatori, alle loro Esperienze, racconti, immagini, sguardi, ma anche, a in un certo modo, dedicata al fascino misterioso della valigia. Almeno così la descrive in catalogo Fulvio Scaparro che, subito dopo, richiamando Alberto Savinio, ricorda che “chiarire un mistero è indelicato verso il mistero”. E’ una mostra in due installazioni e dodici fotografie di grande formato, che rappresentano busti di uomini, donne e bambini nudi che fuoriescono da valigie, moderni simboli del viaggio e delle migrazioni. Ed ecco il viaggio come metafora per raccontare “le contraddizioni del mondo”. Perché attraverso i ritratti di questi dodici testimoni (come gli Apostoli e le dodici Tribù della Diaspora….), il progetto racconta, senza entrare in uno specifico didascalico, viaggi compiuti in prima persona o “ereditati” dalle narrazioni della famiglia, del popolo, dell’etnia, in alcuni casi ancora dolorosamente presenti. Dodici, tra donne, uomini, bambini: non profughi appena sbarcati, ma persone inserite nella nostra società, approdate ad una condizione di benessere e di stabilità, rivivono il loro remoto viaggio uscendo da altrettante valigie aperte. Come busti viventi, senza indumenti addosso che consentano di identificarli nella loro attualità, ricordano e, a volte, piangono lacrime essenziali. Un pianto espiatorio, nel ruolo di testimoni di un “viaggiare obbligato” che continua reiteratamente a manifestarsi. Oltre alle dodici immagini (Lightbox) 100×100 cm, il progetto comprende due importanti installazioni. La prima installazione è composta da una lunga fila di valigie (circa 40 mt) attaccate tra loro e appese a una parete. Alcune valigie (12, come i testimoni delle foto) avranno sul fronte uno spioncino (quello delle porte d’ingresso) attraverso il quale sarà possibile guardare all’interno delle stesse. Deformata dalla visione fish-eye, tipica dello spioncino, ogni valigia svelerà una storia, visibile su un monitor inserito all’interno, che trasmetterà un video, immagini, testi o semplicemente illuminerà degli oggetti. La seconda installazione propone una sorta di “Scatola Magica” ove lo spettatore assume il ruolo di attore di un viaggio. Una sola valigia appesa a una parete. Guardandoci dentro, si vede l’interno di un corridoio con due valigie appoggiate a terra. Il percorso della mostra porta i visitatori a entrare in quest’ambiente, dove un grande specchio che in realtà è un “vetro spia”, attraverso il quale abbiamo guardato precedentemente, riflette la loro immagine di viaggiatori. Costretti così a un’intima riflessione sul proprio viaggio, ereditato realizzato o possibile. Cosa si ‘impara’ visitando la mostra di Gionata Xerra? Se lo chiede in un saggio del catalogo Remo Bodei. “Che viaggiatori non sono solo i turisti frettolosi che si spostano in cerca di spiagge bianche e di palme o di emozioni dell’esotico, ma anche innumerevoli persone, esistenze individuali vulnerabili, costrette a prendere la valigia e a rischiare per sopravvivere o per trovare una vita migliore. Con intelligenza e forza espressiva, Xerra sembra parlare di altri, ma in realtà – costringendoci a esercizi di immedesimazione – parla di noi, di come avremmo potuto essere e, più in generale, della nostra comune umanità. Del resto, anche se non nello spazio geografico, tutti noi siamo emigranti nel tempo. Ad ogni momento veniamo espulsi dal passato come patria irrecuperabile e sospinti verso un avvenire ignoto, da cui non possiamo tornare indietro. Su questo terreno condiviso, Gionata Xerra ci aiuta a meglio comprendere la cesura più netta e dolorosa dei migranti rispetto al loro paese e alla loro storia personale”. “Gionata Xerra è una figura di artista mediatore, che mette in contatto media ed elementi diversi, costruendo reti di relazioni e di opportunità e infine ottenendo qualcosa di nuovo, con l’uso di una specifica forma d’arte. A differenza di molte installazioni caratterizzate dall’espansione delle immagini fuori dai limiti della scatola televisiva su multischermi, Gionata introduce l’idea di un piccolo contenitore di immagine e storie deformate dalla visione fisheye come quelle dell’elaboratore HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio. L’interattività basata sulla reciprocità tra opera e osservatore, sperimentata in Kaleidoscope, ritorna in Travellers, dove l’autore introduce nuovi parametri percettivi.

Galleria Credito Siciliano, Piazza Duomo, 12 – Acireale Dal29 luglio all’11 ottobre 2014, da mercoledì a domenica 18.00 – 21.30, ingresso libero.

Articolo di S. E.

Percorsi Musicali a Villa Giulia

Si svolge dal 25 luglio al 13 agosto la prima edizione di Percorsi musicali a Villa Giulia, manifestazione inserita nella programmazione dell’Estate Romana 2014 e realizzata con il sostegno di Roma Capitale in collaborazione con Acea e Siae.

Ad organizzarla è l’Associazione Roma Sinfonietta, che vuole così offrire ai romani e ai turisti in visita nella capitale una stagione sinfonica estiva en plein air, in un luogo di alto valore architettonico e di grande fascino paesaggistico, ma sconosciuto a molti romani: è il Ninfeo di Villa Giulia, che, dimostrando sensibilità e interesse per la musica, è stato reso disponibile dalla Prof. Alfonsina Russo, Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, da cui dipende il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Roma aveva fino ad alcuni anni fa una stagione di concerti sinfonici nel pieno dell’estate, in luoghi di grande bellezza, tra cui, per un periodo, anche il Ninfeo di Villa Giulia. Con “Percorsi musicali a Villa Giulia” l’Associazione Roma Sinfonietta fa dunque rivivere una tradizione molto apprezzata e seguita dal pubblico. Le ha dato però un’impostazione più moderna, superando le distinzioni tra la “classica” e l’altra musica e alternando Vivaldi, Beethoven e Ciajkovskij alla musica da film, al tango e alla taranta, senza mai perdere di vista le cose che veramente contano in un concerto, il valore della musica e la qualità delle esecuzioni.

In cinque concerti sarà impegnata l’Orchestra Roma Sinfonietta, diretta da celebri bacchette, come Marcello Rota, uno dei direttori italiani dalla più intensa carriera internazionale, che lo ha portato in Europa, America del Nord e del Sud, Asia, Africa e Australia. Ha diretto tra l’altro Royal Philharmonic Orchestra di Londra, Filarmonica di Mosca, Filarmonica di Buenos Aires, Sinfonica di Sidney, Deutsche Oper di Berlino e Opera Nazionale di Pechino. In Italia è salito sul podio dei principali teatri e orchestre: Scala di Milano, Accademia di Santa Cecilia, Opera di Roma. É lui a dirigere i primi due concerti, dedicati rispettivamente ai Carmina Burana di Orff e alle più celebri musiche per il cinema di Nino Rota. Anche Bruno Aprea si divide tra Italia – dove ha diretto tra l’altro all’Accademia di S. Cecilia, all’Opera di Roma, alla Fenice di Venezia e al S. Carlo di Napoli – e gli Usa, dove dal 2005 è Artistic Director e Principal Conductor alla Palm Beach Opera. Inoltre ha diretto in tutta Europa, America del Sud, Israele e Sud Africa: da segnalare in particolare la sua collaborazione con Sistema venezuelano delle orchestre giovanili. Alla sua bacchetta sono affidati due capolavori di Beethoven e Ciajkovskij.

Saliranno sul podio anche due musicisti noti soprattutto come compositori di musica per il cinema. Il premio Oscar del 1996 Luis Bacalov si dividerà tra le proprie colonne sonore e il tango di Gardel, Villolto e Piazzolla, mentre Antonio Di Pofi inizierà il suo concerto – intitolato “La musica racconta l’immagine” – con un ampio medley di musiche di Gershwin, originariamente non destinate al cinema ma poi utilizzate in molti film, e proseguirà con le colonne sonore composte da Fiorenzo Carpi per Pinocchio di Comencini, da Nicola Piovani per La vita è bella di Benigni e Il Marchese del Grillo di Monicelli e da lui stesso per La stazione di Rubini e Chiedi la luna di Piccioni, accompagnate dalle immagini dei relativi film.

Vincenzo Bolognese nella duplice veste di violino solista e “maestro concertatore”, come si faceva un tempo, sarà il protagonista di un concerto che si potrebbe intitolare “Le otto stagioni”, ovvero le celebri Quattro Stagioni di Vivaldi e le quattro Estaciones porteñas di Piazzolla.

Dei due concerti in cui non sarà sul palco l’orchestra, uno, quello inaugurale del 25 luglio, vedrà riuniti i cantanti Marina Bucciarelli, Manuel Pierattelli e Enrico Marabelli, i pianisti Antonello Maio e Michelangelo Carbonara, l’ensemble di percussioni Ars Ludi, il Coro di voci bianche del Teatro dell’Opera di Roma e il Coro “Claudio Casini” dell’Università di Roma Tor Vergata, tutti sotto la direzione di Marcello Rota, per eseguire i Carmina Burana di Carl Orff, uno dei pochi classici del Novecento che siano riusciti ad arrivare al grande pubblico e ad ottenere una popolarità che non accenna a diminuire.

Kalàscima, un gruppo salentino che in quattordici anni di attività si è conquistato una meritata fama, è il protagonista dell’imperdibile appuntamento del 7 agosto, intitolato “L’altra notte della taranta”: questa musica tipica della Puglia e in particolare del Salento, che fino a non molto tempo fa sembrava condannata all’estinzione, ha oggi raggiunto una diffusione straordinaria e conquista sempre nuovi appassionati.

Quasi ogni concerto sarà arricchito dalla partecipazione di eccellenti gruppi e solisti. Per il concerto del 26 luglio – interamente dedicato a Nino Rota e intitolato “la dolce vita” – all’Orchestra Roma Sinfonietta diretta da Marcello Rota si uniscono le DIV4S, un gruppo di quattro soprani italiani, nato con l’idea di presentare un nuovo concetto di ensemble vocale, che spazia dalla reinterpretazione di celebri pagine d’opera di Puccini, Bellini, Verdi e Mozart alla rielaborazione di brani di grande popolarità, sia italiani che internazionali. Vantano una prestigiosa e continuativa collaborazione con Andrea Bocelli, che le ha portate ad esibirsi in tutto il mondo, e inoltre la loro attività si snoda tra collaborazioni con importanti istituzioni musicali, eventi live di risonanza internazionale e partecipazioni a programmi televisivi, riscuotendo grandi consensi di critica e pubblico in Europa, Asia e America del Nord e del Sud.

Il 30 luglio il popolarissimo Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Ciajkovskij, pezzo tanto virtuosistico quanto appassionato, è affidato alle dita e al cuore del giovane pianista spagnolo Josu de Solaun, vincitore del premio Helen Cohn, del Concorso Internazionale José Iturbi nel 2006 e dell’European Union Piano Competition nel 2009, che gli hanno aperto la strada per una brillante carriera solistica, che l’ha già portato in molte delle principali sale da concerto d’Europa, America ed estremo oriente.

L’antologia di Gershwin diretta il 6 agosto da Antonio Di Pofi è un’occasione da non perdere per sentire Gianluca Littera, straordinario virtuoso dell’armonica, uno deipochissimi solisti di questo strumento ad avere una carriera internazionale, in ambito sia classico che jazz. Può vantare prestigiose collaborazioni con Gidon Kremer, Gil Jardim e soprattutto con Ennio Morricone, che gli ha dedicato sue composizioni e l’ha definito “puro e appassionato talento”.

Nel concerto di chiusura del 13 agosto Luis Bacalov sarà affiancato da Gianni Iorio, che ha al suo attivo una brillante attività concertistica nei teatri, jazz club e festival più prestigiosi d’Europa. Il compositore e direttore argentino e il virtuoso italiano di bandoneon si ritrovano spesso per suonare il tango, con una spiccata preferenza per Gardel, Villoldo e Piazzolla, tre musicisti fondamentali per questa danza appassionata e sensuale, partita quasi cent’anni fa dall’Argentina alla conquista del mondo.

 

Mauro Mariani

 

ASSOCIAZIONE ROMA SINFONIETTA

programma

PERCORSI MUSICALI AL NINFEO DI VILLA GIULIA

Piazzale di Villa Giulia 9

 

Venerdì 25 luglio ore 21

 

Carl Orff – CARMINA BURANA

Direttore MARCELLO ROTA

Soprano MARINA BUCCIARELLI, tenore MANUEL PIERATTELLI

baritono ENRICO MARABELLI

Duo pianistico ANTONELLO MAIO , MICHELANGELO CARBONARA

Ensemble di percussioni ARS LUDI

Coro di voci bianche del Teatro dell’Opera di Roma

Coro “Claudio Casini” dell’Università di Roma Tor Vergata

Maestro dei cori STEFANO CUCCI

 

Sabato 26 luglio ore 21

La dolce vita

Nino Rota

Suite per orchestra da LA STRADA, LE NOTTI DI CABIRIA, CASANOVA, AMARCORD, OTTO E MEZZO, IL PADRINO, LA DOLCE VITA

 

Direttore MARCELLO ROTA

Ensemble vocale LE DIV4S

ORCHESTRA ROMA SINFONIETTA

 

 

Mercoledì 30 luglio ore 21

P.I. Ciajkovskij – CONCERTO N. 1 PER PIANOFORTE E ORCHESTRA

L. van Beethoven – SINFONIA N. 7

 

Direttore BRUNO APREA

Pianoforte JOSU DE SOLAUN

ORCHESTRA ROMA SINFONIETTA

 

Mercoledì 6 agosto ore 21

La musica racconta l’immagine

Musiche di George Gershwin, Fiorenzo Carpi, Nicola Piovani, Antonio Di Pofi

 

Direttore ANTONIO DI POFI

Armonica GIANLUCA LITTERA

ORCHESTRA ROMA SINFONIETTA

 

Giovedì 7 agosto ore 21

Kalàscima

RICCARDO LAGANA’ tamburelli, voce LUCA BUCCARELLA organetti, voce

MASSIMILIANO DE MARCO chitarre, mandolino, irish bouzouki, voce

FEDERICO LAGANA’ tamburi a cornice, darbouka, cajon, djambé, cassa a pedale, voce

RICCARDO BASILE basso, programmazione, voce

ALDO IEZZA zampogna melodica, ciaramella, doppi flauti calabresi, whistle, flauot traverso, gaita elettronica, xaphoon

L’altra notte della taranta

 

Martedì 12 agosto ore 21

Le quattro Stagioni

di Vivaldi e Piazzolla

ORCHESTRA ROMA SINFONIETTA

Violino solista VINCENZO BOLOGNESE

 

Mercoledì 13 agosto ore 21

Cinema e tango

Direttore e pianista LUIS BACALOV

bandoneon GIANNI IORIO

ORCHESTRA ROMA SINFONIETTA

Musiche di Luis Bacalov, Carlos Gardel, Angel Villoldo, Astor Piazzolla.

 

 

Biglietti:

– per i concerti del 25-26-30-31 luglio

I settore E. 30,00 – II settore E. 20,00

ridotti under 26, over 65 e possessori di un biglietto di ingresso al Museo Etrusco

I settore E. 27,00 II settore E. 18,00

 

– per i concerti del 6-7-12-13 agosto

I settore E. 20,00 II settore E. 15,00

ridotti under 26, over 65 e possessori di un biglietto di ingresso al Museo Etrusco

I settore E. 18,00 II settore E. 13,50

 

Info 06 3236104 – 06 32111712 romasinfonietta@libero.it

Prevendita circuito Listicket, calla center 892.982 e su www.listicket.com

Info per gruppi: gruppiprontobiglietto.it tel. 44258270

 

 

 

Politiche UE: a rischio vite e diritti

Nella loro determinazione a isolare le proprie frontiere, l’Unione europea (Ue) e i suoi stati membri stanno mettendo a rischio la vita e i diritti dei rifugiati e dei migranti, ha dichiarato Amnesty International in un nuovo rapporto pubblicato ieri. “Il costo umano della Fortezza Europa: le violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti e dei rifugiati alle frontiere d’Europa” mostra come le politiche in materia d’immigrazione dell’Ue e le prassi di controllo delle frontiere impediscano ai rifugiati di accedere all’asilo nell’Ue e mettono a rischio le loro vite nel corso di viaggi sempre piu’ pericolosi. “L’efficacia delle misure europee per arginare il flusso di immigrati irregolari e rifugiati e’, nella migliore delle ipotesi, discutibile. Nel frattempo, il costo in vite umane e sofferenza e’ incalcolabile e viene pagato da alcune delle persone piu’ vulnerabili del mondo”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. Controllo delle frontiere L’Ue finanzia la propria politica in materia d’immigrazione con qualcosa come miliardi di euro. Milioni di euro vengono spesi ogni anno dagli stati membri per recinzioni, sistemi di sorveglianza sofisticati e pattugliamento delle loro frontiere. In un indicatore significativo delle priorita’ relative, l’Ue ha speso quasi 2 miliardi di euro per proteggere le sue frontiere esterne tra il 2007 e il 2013, ma solo 700 milioni di euro per il miglioramento della situazione di richiedenti asilo e rifugiati all’interno dell’Ue nello stesso periodo. L’Ue e gli stati membri stanno inoltre finanziando e cooperando con i paesi vicini, come la Turchia, il Marocco e la Libia, per creare una zona cuscinetto intorno all’Ue nel tentativo di fermare migranti e rifugiati prima ancora che raggiungano i confini dell’Europa. Allo stesso tempo stanno chiudendo un occhio sulle violazioni dei diritti umani che migranti e rifugiati soffrono in questi paesi. “I paesi dell’Ue praticamente stanno pagando i paesi confinanti per sorvegliare i confini al posto loro. Il problema e’ che molti di questi paesi sono spesso incapaci di garantire i diritti dei rifugiati e dei migranti che restano intrappolati li’. Molti diventano poveri, vengono sfruttati e vessati e non possono accedere all’asilo” ha affermato John Dalhuisen. “Gli stati membri dell’Ue non possono liberarsi dei propri obblighi sui diritti umani nei confronti di coloro che cercano di entrare nel loro territorio esternalizzando il controllo sull’immigrazione a paesi terzi. Bisogna fermare questa cooperazione”. “Respingimenti” illegali Rifugiati e migranti che riescono ad arrivare alle frontiere dell’Ue rischiano di essere subito respinti indietro attraverso queste. Amnesty International ha documentato respingimenti dagli agenti di frontiera in Bulgaria e, in particolare, in Grecia, dove la pratica e’ diffusa. I respingimenti sono illegali, negare alle persone il diritto di chiedere asilo, generalmente include violenza e, a volte, mette persino in pericolo di vita. I respingimenti non avvengono solo ai confini sud orientali dell’Ue. Nel febbraio del 2014, la Guardia Civile spagnola ha aperto il fuoco con proiettili di gomma, cartucce a salve e gas lacrimogeni contro i circa 250 migranti e rifugiati arrivati a nuoto dal Marocco lungo la spiaggia verso Ceuta, l’enclave spagnola in Africa del Nord. Quattordici persone hanno perso la vita. Ventitre’ persone che sono riuscite a raggiungere la spiaggia sono state immediatamente respinte, apparentemente senza accesso a qualsiasi procedura formale di asilo. “Secondo l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, ci sono piu’ persone sfollate oggi che in qualsiasi momento dopo la fine della seconda guerra mondiale. Incredibilmente, la risposta dell’Ue a questa crisi umanitaria e’ stata quella di aggravare la situazione” ha sottolineato John Dalhuisen. “Quasi la meta’ di coloro che cercano di entrare nell’Ue irregolarmente sono in fuga da conflitti o persecuzioni in paesi come la Siria, l’Afghanistan, la Somalia e l’Eritrea. I rifugiati devono essere dotati di maggiori possibilita’ di entrare nell’Ue in modo sicuro e legale affinche’ non siano costretti a intraprendere viaggi pericolosi, in prima istanza”. Vite perse in mare A fronte di sempre maggiori ostacoli per raggiungere l’Europa via terra, rifugiati e migranti prendono rotte marittime piu’ pericolose verso la Grecia e l’Italia. Ogni anno centinaia di persone muoiono nel tentativo di raggiungere le sponde dell’Europa. Dopo le tragedie al largo delle coste dell’isola italiana di Lampedusa, dove piu’ di 400 persone hanno perso la vita nel 2013, l’Italia ha lanciato un’iniziativa di ricerca e soccorso denominata “Operazione Mare Nostrum”. Ha salvato piu’ di 50.000 persone dal suo lancio nell’ottobre 2013. Ma non e’ sufficiente. Solo nei primi sei mesi del 2014, piu’ di 200 persone hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo e del Mar Egeo; altre centinaia mancano all’appello e si teme siano morte. Molti di coloro che sono morti stavano chiaramente fuggendo da violenze e persecuzioni. “La responsabilita’ per la morte di coloro che cercano di raggiungere l’Ue e’ una responsabilita’ collettiva. Altri stati membri dell’Ue possono e devono seguire l’esempio dell’Italia e impedire alla gente di annegare in mare rafforzando gli sforzi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e nell’Egeo”, ha affermato John Dalhuisen. “Le tragedie umane che si svolgono ogni giorno ai confini dell’Europa non sono ne’ inevitabili, ne’ fuori dal controllo dell’Ue. Molte sono ad opera dell’Ue. Gli stati membri dell’Unione europea devono, finalmente, cominciare a mettere le persone prima delle frontiere”.

Amnesty International Italia

Le Rose del Parnaso

Nell’ambito di PLAY with YAP, il programma di eventi estivi organizzato in occasione di YAP MAXXI 2014(Young Architects Program), il MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo) di Roma ospiterà LE ROSE DEL PARNASO – kermesse poetica delle arti contemporanee di Irma Immacolata Palazzo da un’idea di Cosimo Cinieri. Il progetto vedrà coinvolte tutte le Arti: teatro, musica, danza, canto, cinema, pittura, fotografia in tre giornate di spettacolo e incontri, rispettivamente il 23 luglio, 17 e 27 settembre in una sorta di festa dionisiaca.

L’obiettivo principe del progetto è dunque quello di declinare nelle sue varie forme la Poesia, con l’intento di abbattere ogni confine tra poesia alta e poesia popolare, ricordando che tra le due c’è stato un continuo interagire, fin dai tempi di Dante.

Cosimo Cinieri, ‘pirata delirante’ non vuole mettere in scena la poesia, bensì il pericolo, il gioco di equilibrio, il ritmo. Ecco la sfida, e la parola diventa corpo su cui tentare un’armonia altra. La voce dell’attore non è mezzo di comunicazione, ma strumento emozionale: mette in moto le emozioni individuali di chi l’ascolta e lo vede, scava nel profondo di ognuno sentimenti nascosti ma latenti, radicati ma raramente espressi.

Si salperà dal ‘molo’ del MAXXI, porto della Poesia, il 23 luglio con l’ODE MARITTIMA di Fernando Pessoa – una prima nazionale che vedrà la partecipazione di una eccezionale compagine musicale integrata da tamurrianti, danzatori etnici e un coro di bambini. Successivamente, navigando di terra in terra sul mar Mediterraneo, si assisterà il 17 settembre allo spettacolo ODISSEA MEDITERRANEA, nel suo debutto romano, una rapsodia in 10 movimenti raccontata dalla voce dei più grandi poeti delle 21 nazioni che abbracciano il Mare Nostrum nella quale, alle parole del poeta-affabulatore, si mescoleranno suoni, canti e percussioni, oltre ad una danza del velo, del ventre e della spada; lo spettacolo sarà preceduto da una conferenza-dibattito sul tema “Mediterraneo”. Infine, l’approdo alla ‘spiaggia’ con CANZONE, da Petrarca al rap – altra prima nazionale – il 27 settembre, con una serata sfrangiata e magmatica che vedrà protagonista ritmi, assonanze, nonsense; ad anticipare le azioni sceniche che vedranno esibirsi anche una rapper ed una burlesquer, ci sarà un video sulla Roma della poesia, e un incontro organizzato dalla rivista “VIVA”, in occasione di un numero speciale, nel quale saranno presenti alcuni dei più importanti poeti italiani contemporanei. Un inedito e innovativo appuntamento multidisciplinare e plurigenerazionale per gettare le ancore nell’attesa di riprendere, in un futuro non distante, altri viaggi dell’anima… La Poesia è l’arma segreta per cambiare il mondo. Il progetto LE ROSE DEL PARNASO, prodotto dall’Associazione Culturale Vagabonda Blu, è parte del programma estivo del MAXXI PLAY with YAP ed è sostenuto dalla Regione Lazio e dalla Fondazione Roma Arte-Musei.

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Elisabetta Castiglioni

Lavoro forzato e violenza in Qatar

In un nuovo rapporto, Amnesty International ha accusato le autorita’ del Qatar di non proteggere le lavoratrici domestiche straniere da gravi forme di sfruttamento, tra cui il lavoro forzato e la violenza fisica e sessuale.Il rapporto, intitolato “’La mia pausa e’ quando dormo’. Lo sfruttamento delle lavoratrici domestiche in Qatar”, presenta un fosco scenario di donne assunte con false promesse circa il salario e le condizioni di lavoro, costrette a seguire orari di lavoro massacranti, sette giorni alla settimana e, in alcuni casi, sottoposte a estrema violenza fisica e sessuale.“Le lavoratrici domestiche migranti sono vittime di un sistema discriminatorio che nega loro le protezioni basilari e le rende vulnerabili allo sfruttamento, al lavoro forzato e al traffico di esseri umani” – ha dichiarato Audrey Gaughran, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International.“Abbiamo incontrato donne che, dopo essere state terribilmente ingannate, si sono ritrovate alla merce’ di datori di lavoro violenti, costrette a non lasciare mai l’abitazione. Alcune sono state minacciate di violenza quando hanno manifestato l’intenzione di andarsene” – ha proseguito Gaughran.In Qatar si trovano almeno 84.000 lavoratrici domestiche migranti, la maggior parte delle quali proveniente dall’Asia meridionale e sud-orientale. In alcuni casi, lavorano fino a 100 ore alla settimana, senza giorno libero.Le leggi del paese non prevedono limiti di orario per il lavoro domestico ne’ il giorno libero. Non e’ possibile neanche presentare denunce al ministero del Lavoro.“Le donne che finiscono a lavorare in case di datori di lavoro violenti si trovano in una situazione miserrima. Se decidono di andarsene, vengono ricercate come se fossero delle evase e spesso finiscono per essere arrestate e successivamente espulse” – ha commentato Gaughran.Le lavoratrici domestiche sono sottoposte al restrittivo sistema dello sponsor, che impedisce loro di lasciare l’impiego o il paese senza il permesso del datore di lavoro. Mentre alcune donne trovano un buon lavoro e sono trattate bene, coloro che subiscono violenza non possono far altro che scappare, col rischio di essere arrestate, imprigionate ed espulse per il reato di ‘evasione’. Circa il 95 per cento delle donne che nel marzo 2013 si trovavano nel centro di espulsione della capitale Doha era costituito da lavoratrici domestiche.Una donna indonesiana finita nel centro di espulsione dopo essere fuggita dall’abitazione presso la quale lavorava ha mostrato ad Amnesty International una profonda cicatrice sul petto, provocata dalla sua datrice di lavoro con un ferro da stiro. Era costretta a lavorare sette giorni alla settimana, non era pagata da mesi e non poteva lasciare la casa. Quando e’ riuscita a fuggire, e’ stata arrestata dalla polizia.I ricercatori di Amnesty International hanno ascoltato testimonianze scioccanti di violenza: donne prese a schiaffi, tirate per i capelli, colpite con le dita negli occhi, spinte per le scale a calci. Tre donne hanno denunciato di essere state stuprate. Non c’e’ stato un solo caso in cui chi le ha aggredite sia stato incriminato e condannato.Un caso orribile riguarda una donna delle Filippine che si e’ fratturata entrambe le gambe e la spina dorsale cadendo da una finestra per fuggire dal datore di lavoro che voleva stuprarla. Dopo che e’ precipitata al suolo, paralizzata e ferita, l’uomo le ha comunque usato violenza e solo in seguito ha chiamato l’ambulanza.Sei mesi dopo l’episodio, la donna si trovava ancora sulla sedia a rotelle. Nonostante i gravissimi danni riportati, il pubblico ministero ha archiviato il caso per “mancanza di prove”. Il suo datore di lavoro non e’ mai stato chiamato a rispondere delle sue azioni e la donna e’ tornata in patria.Le donne che denunciano di aver subito abusi sessuali rischiano anche di essere incriminate per il reato di “relazione illecita” (rapporto sessuale al di fuori del matrimonio), per il quale e’ prevista una pena di un anno di carcere seguito dall’espulsione. Circa il 70 per cento delle detenute della prigione femminile di Doha, nel marzo 2013, era costituito da lavoratrici domestiche: tra queste, vi erano anche donne incinte e 13 mamme coi loro piccoli di eta’ inferiore a due anni. Secondo Amnesty International, il reato di “relazione illecita” dovrebbe essere immediatamente abolito.Con la pubblicazione di questo rapporto, Amnesty International chiede alle autorita’ del Qatar di eliminare tutte le disposizioni di legge che negano i diritti delle lavoratrici domestiche. Negli ultimi anni, il governo ha affermato piu’ volte l’intenzione di emanare una legge sul lavoro domestico.“I Campionati mondiali Fifa del 2022 hanno acceso i riflettori sulla sofferenza dei lavoratori migranti impiegati nel settore delle costruzioni. La totale assenza di protezione per le lavoratrici domestiche e il fatto che esse vivano isolate nell’abitazione del loro datore di lavoro, le rende vulnerabili all’abuso in misura persino maggiore rispetto agli altri” – ha sottolineato Gaughran.“Finora, le promesse del governo di proteggere i diritti delle lavoratrici domestiche non hanno portato a nulla. Il Qatar deve smettere di perdere tempo e garantire immediatamente alle lavoratrici domestiche le protezioni di legge necessarie a tutelare i loro diritti fondamentali” – ha concluso Gaughran.

Il rapporto si basa su interviste con 52 lavoratrici domestiche, autorita’ di governo, ambasciate dei paesi di origine e agenzie di reclutamento. Il rapporto ha utilizzato anche dati forniti da organizzazioni che si occupano di lavoratrici domestiche in difficolta’. I ricercatori di Amnesty International hanno visitato una prigione e un centro di espulsione.Dopo il rapporto pubblicato da Amnesty International nel novembre 2013 sui lavoratori migranti impiegati nel settore delle costruzioni, il governo del Qatar ha annunciato che lo studio legale DLA Piper avrebbe preso in considerazione le conclusioni di tale rapporto nel contesto di un piu’ ampio riesame della situazione dei lavoratori migranti.

Amnesty International Italia

 

All’opera con i L.E.T.!

Il Teatro Carlo Felice, su richiesta e in collaborazione con il Comune di Genova, ha aderito con entusiasmo, come già accaduto in passato, al progetto dei Laboratori Educativi Territoriali, promossi dal Comune di Genova, Assessorato scuole, sport, politiche giovanili, indirizzo e controllo sporting di Genova.

Il “Libro delle opportunità” si arricchisce quindi degli apprezzati e colorati Laboratori in Attrezzeria al Teatro Carlo Felice, curati da uno staff collaudato e affiatato che da anni propone questa attività multisensoriale a scuole di ogni ordine e grado e associazioni. Ricordiamo, tra queste, le meravigliose esperienze con il CEPIM che si sono ripetute nel corso di questi anni.

I laboratori esaltano e sottolineano l’importanza della manualità con l’ausilio dei cinque sensi, proponendo un processo creativo dalla materia allo stato grezzo, alla ideazione, lavorazione, costruzione e colorazione di oggetti o elementi di scena. Il tutto creando situazioni in cui si da valore al lavoro di squadra, valorizzando tuttavia le capacità individuali e lasciando che ciascuno esprima la propria creatività.

I laboratori, che si svolgeranno tutti dalle ore 9.30 alle 12.00, permettono ai partecipanti di sentirsi protagonisti della fantastica macchina teatrale lavorando, sotto la guida dello staff, in spazi appositamente dedicati e ricavati nel cuore del Teatro:

talvolta partendo da disegni, bozzetti e progetti studiati in base alle capacità realizzative e manuali dei ragazzi, si ricreano oggetti di scena con materiali base come il legno, la plastica e la carta trasformata in cartapesta. A volte si lascia libero spazio alla fantasia e creatività individuale, costruendo e colorando grandi fiori o fantastici animali che fanno vivere, a chi partecipa, l’entusiasmo e la magia della creazione artistica.

Per favorire ed evidenziare la valenza educativa della proposta, la partecipazione ai laboratori estivi ha carattere gratuito e i partecipanti inoltre hanno l’opportunità di effettuare una visita guidata all’interno, per conoscere e vedere il meraviglioso mondo del teatro.

Queste le date:

martedì 15 luglio

giovedì 24 luglio

martedì 29 luglio

Marina Chiappa

 

 

Premio giornalistico Elena Formica “Leggere la musica”

Circa otto mesi fa, il 7 dicembre scorso, è scomparsa prematuramente Elena Formica, giornalista e musicista, grande conoscitrice di Giuseppe Verdi, che ha fatto di opera e musica il lavoro e la passione della sua vita. Per ricordarla, l’Associazione Verdissime.com in collaborazione con la Gazzetta di Parma, l’Unione Parmense degli Industriali, il Rotary Club Parma, la Fondazione Teatro Regio di Parma, Classic Voicee con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna bandisce la I edizione del Premio giornalistico Elena Formica “Leggere la musica”.

Suddiviso in due fasi, è rivolto a coloro che risiedono in Emilia Romagna e hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni. Consiste nella scrittura di una recensione in lingua italiana di non oltre 2000 battute (spazi inclusi) di due spettacoli d’opera in programma al Teatro Regio di Parma e al Teatro alla Scala di Milano.

Nella prima fase, i candidati ammessi dovranno assistere alla prova generale de La forza del destino di Giuseppe Verdi al Teatro Regio di Parma martedì 7 ottobre 2014 per poi scrivere il resoconto entro le ore 12.00 del giorno dopo. La Giuria selezionerà per la fase successiva coloro che hanno realizzato i tre articoli migliori e che dovranno assistere alla prova generale di Fidelio di Ludwig van Beethoven al Teatro alla Scala di Milano giovedì 4 dicembre 2014; l’articolo di recensione dovrà essere consegnato il giorno dopo lo spettacolo entro le ore 16.00. La giuria stabilirà quindi tra essi il Primo, Secondo e Terzo premio. La partecipazione al concorso è gratuita.

Le candidature devono essere presentate compilando il modulo di partecipazione disponibile sul sito www.verdissime.com e inviandolo entro e non oltre il 30 agosto 2014 via mail a verdissime@semprelibera.com e via posta con lettera raccomandata a: Premio giornalistico Elena Formica “Leggere la musica” Gazzetta di Parma Via Mantova, 68 – 43122 Parma. Le candidature dovranno riportare chiaramente i dati anagrafici, indirizzo di residenza e numero di telefono di riferimento. Al modulo di partecipazione dovrà essere allegato un breve curriculum vitae, evidenziando eventuali esperienze realizzate dal candidato in ambito giornalistico, e alcuni elaborati sul tema opera e musica eventualmente già pubblicati.

Tra le domande pervenute, la giuria ammeterà, in base alla documentazione presentata, non oltre 10candidati. La Giuria sarà composta da Gian Paolo Minardi che valuterà le competenze storico-musicologiche e da Andrea Estero che si focalizzerà sulle riflessioni e i giudizi dati agli interpreti e alla mise en scène; inoltre ne faranno parte Claudio Rinaldi (Capo Redattore di Gazzetta di Parma) Alessandro Cafiero (Marito di Elena Formica) Carlo Fontana (Amministratore esecutivo della Fondazione Teatro Regio di Parma) Luca Molinari (Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna) Sabino Lenoci (Direttore de L’opera) Francesco Monaco (Capo Servizio Spettacoli di Gazzetta di Parma) Mara Pedrabissi (Giornalista di Gazzetta di Parma) Ilaria Notari (Verdissime.com Azucena, Il trovatore) Mauro Balestrazzi (scrittore e giornalista di Classic Voice).

La premiazione si terrà al Teatro Regio di Parma martedì 9 dicembre 2014 alle ore 11.00. Le tre recensioni saranno pubblicate su Classic Voice e su Gazzetta di Parma. I premi, 1.500 euro (primo premio), 1.000 euro (secondo premio), 500 euro (terzo premio) sono offerti da: Alessandro Cafiero, Rotary Club Parma, Unione Parmense degli Industriali, Gazzetta di Parma, Verdissime.com.

Paolo Maier

Settanta anni fa il bombardamento di Brescia

Ricorre il prossimo 13 luglio l’anniversario di uno dei più terribili bombardamenti subiti dalla città di Brescia durante la seconda guerra mondiale. In ricordo delle vittime e delle sofferenze di quell’anno di guerra, pubblichiamo le poesie della Sezione a Tema “1944. Ricordi, speranze, lezioni di vita”, premiate durante la quindicesima edizione del premio internazionale di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”, ad iniziare da un ricordo di bambina, la poesia scritta da Anna Maria Lavarini di Verona. Lirica che ha il pregio di non cercare una forma perfetta, ma di comunicare, alto esempio di “memoria”, la verità dei fatti accaduti e filtrati in due modi diversi, altamente lirici nel loro sofferto vissuto: quello della donna adulta e quello della bambina. Grazie ai genitori italiani di allora, molti bambini hanno vissuto la guerra come un momento di passaggio nel quale venivano comunque riposte speranze in un avvenire migliore. E questa poesia ne è esempio.

PIPPO

Erano veramente brutti anni,

quelli della guerra e d’inverno poi…

A Verona era tutto un fioccare di bombe

e con la contraerea dietro le spalle

là sulle Torricelle dove abitavamo noi,

c’era poco da stare allegri.

Mi avevano mandato dai nonni in collina

così a casa un figlio di meno

da dare da mangiare, e fuori dai pericoli,

dai nonni la guerra faceva meno paura

sembrava più lontana,

era l’inverno del quarantaquattro.

Un giorno però,

siamo dovuti scappare in rifugio,

(una grotta vicino casa), quel giorno Pippo

ci aveva spaventato per bene,

a dir la verità aveva spaventato i grandi.

Io lo guardavo meravigliata dalle fessure

di una tavolato che chiudeva l’entrata,

battevo le mani e mi incantavo

nel vedere quelle striscioline argentate

che lasciava al suo passaggio.

Dentro tutti pregavano, io non capivo perché,

dal momento che era appena sera

e non in stalla come si faceva dopo cena

e no capivo perché la nonna

sospirando diceva “Beata innocenza”,

solo perché io facevo festa,

guardando Pippo passarci sopra la testa.

Roberto Mestrone, di Volvera, Torino, ha dedicato la sua poesia ad un episodio del 23 settembre 1944: i contadini Fernando e Giovanni Guidi, Decimo e Ottavio Bacci furono trucidati dalla Brigata Nera Mussolini e sul luogo dell’eccidio, recintato, furono poste quattro croci in memoria dell’episodio.

QUATTRO BIANCHE CROCI

Resterà inerme, la Brigata Nera!

Chiuso è il recinto, e quattro bianche croci

la tengono per sempre prigioniera

nel prato verde, accanto a spente voci.

Oggi la Patria ha immune la frontiera,

e gli anni cupi scorrono veloci;

il sangue più non macchia la bandiera,

ma dentro i cuori serba giorni atroci.

I giovani fratelli contadini

periron senza colpe, e in quel momento

il Cielo mise al bando gli assassini.

Ora sull’erba giace lo sgomento

e sacri marmi innalzano i confini

tra l’odio infame e il Popolo redento.

Lirica intensa di profonda memoria e commozione, capace di trasferire all’oggi il senso del passato, sublimato nell’alto concetto di Patria per il quale, solo, tutto ciò acquisisce un senso propositivo per il futuro.

Molto bella la poesia di Vanes Ferlini di Imola, Bologna che, in memoria delle stragi naziste, utilizza delle significative metafore, cariche di intensa partecipazione emotiva per tutto ciò che è stato e al quale va il senso di vuoto che assale il Poeta. La lirica incarna il senso poetico stesso: il Poeta è colui che è in grado, per afflato interiore e studio della parola, di percepire il senso delle emozioni che si avvertono dentro e che, come in questo caso, diventano significati semantici profondi e partecipativi per ogni lettore. Allo stesso tempo, Ferlini propone un’importante considerazione sul senso della memoria che non deve essere affidata a pagine ingiallite e portata al presente ogni tanto, in qualche commemorazione, e non deve restare ingessata tra le mura di qualche museo, ma deve diventare senso civico profondo, formazione vera e senza vincoli ideologici affinché, davvero, il sangue versato sia servito ad edificare e ad edificarci.

STANZE DESERTE

Sedie vuote

intorno a me

Spiragli di vento secco

spazzano la polvere

dai candelieri

Una riga rossa

attraversa il calendario

Seduto

in questa stanza

dalle pareti di ghiaccio

a guardare foto ingiallite

volti estranei

sepolti nel passato

Resurrezioni di voci lontane

uno zio mai conosciuto

mi guarda severo

mi domanda perché

Ma io non so

le risposte

ci sono solo

stanze deserte nella memoria

Quanto inchiostro sprecato

e libri rimasti negli scaffali

Vorrei aprire le finestre

per far uscire il dolore

per far entrare una speranza

per non lasciare

il nostro sangue

imprigionato in un museo.

Rosa Leone, di Gottolengo (Brescia), ha interpretato il sacrificio di migliaia e migliaia di soldati come un ponte tra due terribili guerre, accomunate dal senso di inutilità di giovani vite umane, immolate sull’altare dell’incapacità dell’uomo di non provare odio. Incisiva, infatti, la lirica su ciò che non dobbiamo dimenticare per evitare di trovare nella guerra soluzioni che diventano soltanto pianto.

 

COME FILI D’ERBA

Rude era la voce

là sul Carso

del giovane in mostrine

L’ordine preciso

-attaccare di notte il suolo nemico-

Marciavamo sfiniti dentro stivali di marmo

gambe nel pantano ubriachi di fatica

volgendo le spalle alla trincea

Striscianti fianco a fianco verso l’ignoto

moschetto sulla spalla e vuoto nello stomaco

Fu il fuoco improvviso a spaccare il silenzio

poi quel forte boato ci inchiodò alla terra i teneri corpi

Grida e carne

ossa e sangue

disseminati lungo il fiume come miseri fili d’erba…

Or qui noi giaciamo rivolti sopra fango e neve

atonici immobili

forse aspettando un carro che ci riporti a casa

o forse resteremo cibo per concimar la terra

Ricorderan di noi le nostre glorie

di noi parleranno i libri e poi le genti?

Contarono i morti da una parte e l’altra del confine…

Di cento e cento mai se ne seppe il nome

Scorsero tra le labbra nelle case preghiere e veli neri

e d’occhi negli occhi ormai smarriti legati alle persiane

infiniti

Oh madre che attendesti invano il suo ritorno…

e tu figlio che mai baciasti il viso di tuo padre…

a voi rimase l’immagine sbiadita

una fotografia ingiallita

o forse una medaglia da incorniciar sul muro

ma liquido è il ricordo che sgorga tra le dita

Or là sul Carso aleggiano le ombre

Or là sul Carso vaga

una pietra incisa…

 

La fortuna dei Primitivi.Tesori d’arte dalle collezioni italiane fra Sette e Ottocento

La seconda mostra accolta e organizzata dalla Galleria dell’Accademia nell’ambito di Firenze 2014. Un anno ad arte – l’ottava che apre al pubblico dal gennaio scorso – è dedicata ad un fenomeno storico culturale che ebbe luogo fra Sette e Ottocento in Italia, ovvero la nascita del collezionismo della produzione artistica dei cosiddetti “Primitivi”, mai portato fino ad oggi all’attenzione del pubblico più vasto.

La mostra coincide con i cinquanta anni dalla pubblicazione del libro di Giovanni Previtali “La fortuna dei Primitivi”, titolo che è stato non a caso ripreso anche per la mostra.

Il libro tracciava la storia della rinascita dell’interesse, anche collezionistico, verso quei pittori, i cosiddetti Primitivi, che, nello schema storiografico vasariano, avevano preceduto Michelangelo, Raffaello e i grandi maestri che Vasari considerava modelli insuperabili. Previtali, affrontando il fenomeno culturale, ne cercò le motivazioni ricordando una considerevole serie di collezionisti che riteneva esserne stati parte fondamentale.

Proprio a questi collezionisti e alle opere da loro raccolte è dedicata la mostra, da considerarsi forse la prima sulla storia del collezionismo. Si è assistito infatti, in tempi più e meno recenti, a mostre che hanno avuto ad oggetto la collezione di dinastie famose, i Medici, i Gonzaga, Bembo, il papa Borgia, ma mai mostre come questa che analizzassero singole collezioni allo scopo di spiegare un particolare indirizzo del collezionismo, quello, appunto, che dette vita al recupero dei Primitivi.

I collezionisti, circa quarantadue rappresentati in mostra da opere di alta qualità – compresi autentici capolavori riconosciuti – abbracciano un arco temporale abbastanza ristretto che va dalla metà del Settecento fino al primo ventennio circa dell’Ottocento, per una scelta scientifica ben precisa: il collezionismo di opere appartenenti alla tardo antichità cristiana, al Medioevo e al primo Rinascimento ebbe nell’epoca indagata carattere pionieristico. Successivamente, soprattutto a motivo delle requisizioni delle armate napoleoniche e delle Soppressioni di chiese e conventi da parte del governo napoleonico, che favorirono in maniera notevolissima la circolazione di opere sul mercato, il collezionismo assunse caratteri di quasi sistematicità contribuendo in maniera determinante alla costituzione delle collezioni dei principali Musei d’Europa.

E’ estremamente interessante infatti vedere i grandi musei anche sotto il profilo fondamentale dell’aggregazione dei loro nuclei collezionistici; è utile a dare radici storiche a tante affermazioni generiche che spesso si fanno sulla depredazione del nostro patrimonio da parte di altri paesi. Studi come quelli sottesi a questa mostra, servono a portare alla luce il fenomeno importantissimo della circolazione delle opere d’arte dagli Stati preunitari d’Italia, all’Europa e infine al mondo.

Le opere in mostra sono suddivise in piccole sezioni introdotte dall’effigie del collezionista al quale erano appartenute e l’allestimento, compatibilmente con gli spazi disponibili, è stato studiato per “simulare” la dimora, il luogo, nel quale i vari collezionisti conservavano queste loro opere. Oltre che sulla base degli studi compiuti e dunque su ciò che era noto dei collezionisti rappresentati in mostra, la loro scelta è stata fatta cercando di dare visibilità a tutte le aree d’Italia che ne furono teatro, da Roma che fu centro propulsore del fenomeno in esame, alla Toscana e varie altre aree dell’Italia centrale, al Veneto, Napoli, Modena – Parma.

Tra i collezionisti ricordiamo Agostino Mariotti, Sebastiano Ranghiasci, Tommaso Obizzi, Padre Raimondo Adami, Angiolo Maria Bandini, Alfonso Tacoli Canacci, Stefano Borgia, Sebastiano Zucchetti, Ottavio Gigli …. (ecc.), personaggi di varia estrazione sociale, spesso membri del clero, persone colte, eruditi, bibliofili che in molti casi furono anche in contatto fra loro influenzandosi a vicenda.

La mostra indaga dall’interno la costituzione delle loro raccolte attraverso una serie numerosa di ricerche d’archivio che hanno portato anche alla pubblicazione di profili biografici inediti quali quello di Tommaso Obizzi, del Padre Francesco Raimondo Adami, dell’Avvocato Don Agostino Mariotti. Di particolare curiosità sono anche le notizie date dal catalogo su quei personaggi, mercanti, restauratori, intermediari che aiutavano i collezionisti nell’acquisizione dei pezzi, figure dai contorni ancora molto sfumati che però tornano in più occasioni nei documenti aprendo e stimolando nuovi capitoli di studio.

“Tra gli artisti rappresentati figurano pittori, scultori e miniatori di Firenze e d’altri centri italiani quali il Maestro della Maddalena, Arnolfo di Cambio, Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Nardo di Cione, Lippo Memmi, Vitale da Bologna, Ambrogio Lorenzetti, Pietro da Rimini, Matteo Giovannetti, il Beato Angelico, Attavante degli Attavanti, Andrea Mantegna, Cosmè Tura, Piermatteo d’Amelia e Giovanni Bellini. Ma altrettanto affascinante è l’aspetto meno immediatamente evidente della scelta di opere d’arte, una sorta di spessore storico che ognuna porta con sé, una bruma di notizie sepolte negli archivi, di fatti accaduti, di vite vissute, dalla quale prendono forma – perspicacemente plasmate da studi e ricerche – le identità poco conosciute o addirittura dimenticate dei raccoglitori che si adoperarono, con atteggiamento pionieristico, per salvare quelle remote testimonianze artistiche dalla distruzione o dall’abbandono” (Cristina Acidini).

I musei presso i quali le opere sono conservate sono in gran parte italiani, ma è presente anche il Museo Fesch di Ajaccio, ed altri numerosi musei d’Europa e americani nei quali per varie ragioni, illustrate nel catalogo, le opere sono confluite. I prestiti per oltre 130 opere in mostra provenienti da tutti i più prestigiosi musei nazionali e internazionali (Palais Fesch, Musée des Beaux- Arts di Ajaccio, Musée des Beaux-Arts di Caen, Musée des Beaux-Arts di Chambéry Musée des Beaux-Arts de Nantes, Musée du Louvre, Victoria and Albert Museum e la National Gallery di Londra, il Lindenau Museum di Altenburg, il Paul Getty Museum di Los Angeles, National Gallery di Washington …) sono stati generosi e difficili nello stesso tempo, poiché la movimentazione delle opere su tavola e delle miniature pone problemi conservativi più complessi.

Una mostra quindi che – come commenta Angelo Tartuferi Direttore della Galleria dell’Accademia e della mostra oltre che curatore – “si pone come l’esatto contrario delle tanto vituperate ‘mostre Blockbuster’ (…) per la serie cospicua di autentici capolavori, che qui sono riuniti però in base a un criterio scientificamente motivato, la necessità cioè di documentare il gusto collezionistico di una folta schiera di personaggi assai diversi tra loro per cultura ed estrazione sociale, accomunati da un insopprimibile anelito ad accaparrarsi i dipinti, le sculture, gli oggetti di arte suntuaria e le miniature delle epoche anteriori all’avvento della maniera moderna di Raffaello e Michelangelo.

La mostra, a cura di Angelo Tartuferi e Gianluca Tormen, come il catalogo edito da Giunti, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria dell’Accademia, la Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Galleria dell’Accademia, Firenze, fino all’8 dicembre 2014

Barbara Izzo

 

I campi di rieducazione cinesi sostituiti da altri sistemi repressivi?

In un documento, Amnesty International ha dichiarato che l’abolizione del sistema della rieducazione attraverso il lavoro rischia di essere una modifica di facciata, poiche’ le autorita’ cinesi stanno gia’ mettendo in opera altre forme di persecuzione.Secondo Amnesty International, mentre i campi della rieducazione attraverso il lavoro vengono chiusi, le autorita’ cinesi ricorrono sempre di piu’ alle cosiddette ‘celle nere’, dei centri per la riabilitazione obbligatoria dei tossicodipendenti e dei ‘centri per il lavaggio del cervello’.‘Abolire il sistema della rieducazione attraverso il lavoro e’ stato un passo nella giusta direzione. Tuttavia, pare trattarsi di una mera modifica di facciata per evitare la condanna dell’opinione pubblica nei confronti di un sistema in cui la tortura era la norma’ – ha dichiarato Corinna-Barbara Francis, ricercatrice di Amnesty International sulla Cina. ‘E’ evidente che la politica di fondo di punire le persone per le loro attivita’ politiche o per la loro fede religiosa, non e’ mutata. Gli abusi e le torture continuano, solo in modo diverso’.Il 15 novembre 2013 la Cina ha annunciato l’abolizione del longevo sistema della rieducazione attraverso il lavoro, che per decenni era stato usato per trattenere arbitrariamente centinaia di migliaia di persone senza accusa ne’ processo.Il percorso ‘rieducativo’ prevedeva spesso la tortura affinche’ gli attivisti rinunciassero alle loro idee politiche o religiose e alle loro opinioni personali e per farli desistere dal portare avanti le loro azioni.Le ricerche di Amnesty International dimostrano che le autorita’ stanno incrementando l’uso di altri sistemi per punire le stesse categorie di persone.Spesso, i vecchi campi per la rieducazione attraverso il lavoro vengono ristrutturati o viene loro semplicemente cambiato nome. Alcuni hanno riaperto o sono stati meramente chiamati centri per la riabilitazione dei tossicodipendenti: la maggior parte di questi offre ben poco trattamento e opera in modo praticamente identico ai campi per la rieducazione attraverso il lavoro, in cui i detenuti possono rimanere per anni, sottoposti a duro lavoro forzato e a maltrattamenti.Le autorita’ hanno inoltre aumentato l’uso dei ‘centri per il lavaggio del cervello’, talvolta denominati ufficialmente ‘classi per l’educazione legale’, destinati prevalentemente ai praticanti del Falun Gong con l’obiettivo che, attraverso i maltrattamenti e la tortura, rinuncino alla loro fede.Risulta in aumento anche l’uso delle cosiddette ‘celle nere’, strutture detentive non ufficiali, spesso allestite casualmente in alberghi o edifici abbandonati, per imprigionare i promotori delle petizioni di protesta.Queste carceri non hanno alcuna base legale nella legge cinese e le autorita’ continuano a negarne l’esistenza, lasciando i detenuti potenzialmente ancora piu’ a rischio di subire violazioni dei diritti umani che nei campi per la rieducazione attraverso il lavoro.‘Molti detenuti, dopo aver trascorso anni nei campi per la rieducazione attraverso il lavoro, ora vengono trasferiti nelle ‘celle nere’, nei ‘centri per il lavaggio del cervello’ o nei centri per la riabilitazione dei tossicodipendenti, poiche’ si ostinano a non rinunciare ai loro diritti e alle loro idee’ – ha denunciato Francis.‘Le autorita’ cinesi devono porre immediatamente fine a ogni forma di detenzione arbitraria e assicurare che le leggi a tutela dei detenuti siano in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. Occorre un cambiamento profondo nelle politiche cinesi che sono alla base della repressione e che privano i detenuti dei loro diritti piu’ elementari. Fino a quando queste politiche saranno in vigore, le autorita’ cinesi si limiteranno a trovare una forma al posto di un’altra per punire le persone che considerano una minaccia’.

Amnesty International Italia