“The Valley tales” a Sondrio

La Galleria Gruppo Credito Valtellinese dedica una mostra personale al fotografo Alberto Bianchi e per molti sarà una autentica rivelazione. “Alberto Bianchi. The Valley tales” è allestita fino al 5 settembre a Sondrio, in doppia sede: alla Galleria del Credito Valtellinese e al MVSA, in Palazzo Sassi de’ Lavizzari. “Alberto Bianchi” affermano Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, che della mostra sono i curatori, “è artista di culto per chi ama la segreta potenza della montagna catturata, attraverso dettagli e riflessi, dalla scabra perfezione del bianco e nero, magistralmente usato”. Il richiamo, non a caso, è al fotografo-paesaggista americano Ansel Adams per gusto e tecnica. Non certo per soggetto, poiché la scelta di Bianchi è quella di strappare immagini alla sua (è nato e vive a Morbegno) Valtellina. Percorsa e ripercorsa quotidianamente, oggi con in mano una Nikon D700 e prima con una vecchia Hasselbald, per fermare attimi, per trasformare fluidi in lame di luce. Soprattutto per trasporre emozioni: “Felicità”, afferma Bianchi, “è anche saper gioire immersi nella natura, al suono del vento, al mormorio dell’acqua che scorre inesorabilmente a valle e alla onnipresente benedizione della luce…”. “Con la fotografia in bianco nero”, ha affermato, “mi sforzo di catturare e di fissare su negativo le sensazioni che in quel preciso momento provo osservando un soggetto, uno scorcio panoramico o un particolare della natura”. “Da non trascurare” aggiunge “è la possibilità offerta dal bianconero di seguire personalmente tutte le fasi del procedimento sino alla stampa finale e di sfruttarle per comunicare la propria visione, le proprie emozioni”. Un bianco e nero che mutua anche il colore. “Un fotografo esperto in bianco e nero” ha infatti dichiarato Bianchi, “conosce anche l’importanza del colore”. E proprio questa conoscenza che lo porta ad utilizzare i filtri giusti in ripresa per ottenere la voluta differenziazione dei grigi e la scala tonale più estesa possibile. Emozioni e tecnica raffinata, quindi, per scarnificare la sua terra ricavandone immagini che scavano l’anima perché racconti di una precisa realtà e allo stesso tempo archetipi universali. Siano immagini di ruscelli e cascate, di pietre, stecchi o nuvole, fiumi, gli alberi e le nebbie della bassa Valtellina. Queste immagini che gli hanno portato riconoscimenti internazionali: per ben tre volte infatti, nel 2007, 2008 e 2010, sono state pubblicate su Black &White Special Issue, ovvero il numero speciale dedicato al Portfolio Contest Awards di B&W. La mostra che il Credito Valtellinese riunisce, per la prima volta, il meglio del meglio di Bianchi, una selezione molto attenta di un archivio che rappresenta una vita di ricerca. La selezione delle immagini l’ha seguita l’autore stesso con i curatori. Un catalogo con un saggio di Roberto Mutti completa il progetto espositivo e decreta la nascita pubblica di un vero artista.

“Alberto Bianchi. The Valley tales”, Galleria Credito Valtellinese, Piazza Quadrivio, 8 Sondrio. MVSA, Palazzo Sassi de Lavizzari, Via M. Quadrio, 27 Sondrio. Fino al 5 settembre. Ingresso libero.

S.E.

 

 

La rosa di fuoco

 

“La Rosa de Foc” per gli anarchici catalani indicava in codice, all’inizio del Novecento, il nome di Barcellona. Nome che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro la città. A mutare volto e storia di Barcellona era stata, nel 1888, la grande Esposizione Universale che aveva introdotto dirompenti idee di modernità in una capitale ancora decentrata rispetto al cuore avanzato d’Europa. Nuovi modelli di vita, nuovo benessere e nuove visioni creative si accompagnavano all’espansione industriale ed economica della regione. In quegli anni a Barcellona il giorno continuava la notte e i caffè e i ritrovi lungo le Ramblas e nel Barrio Gotico pulsavano di gente e di incontri. I poeti, gli intellettuali, i pittori avevano base a Els Quatre Gats e da qui sciamavano per ogni dove, spesso approdando a Parigi. La crescita culturale ed economica della capitale catalana fu però accompagnata da marcate tensioni sociali che nel luglio del 1909, durante quella che venne chiamata la Settimana tragica, sfociarono in una serie di violente contestazioni e in una cruenta repressione che decretò la fine di questa irripetibile stagione. Di questi anni fecondi e inquieti e della colorata, sanguigna fucina di talenti che li animò dà conto “La rosa di fuoco”, la grande mostra con cui Palazzo dei Diamanti aprirà la stagione espositiva 2015-2016, firmata dalla direttrice dell’istituzione ferrarese, Maria Luisa Pacelli. “La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudì”, rispecchia perfettamente la cifra culturale dei Diamanti: mostre accuratamente selezionate, approfondite, particolari, mai banali. Rassegne che presentano in Italia artisti straordinari ma poco frequentati (tra i tanti Reynolds, Chardin, Zurbarán…) o snodi fondamentali della storia dell’arte da prospettive inedite. Anche in questa esposizione, infatti, i grandi protagonisti della storia dell’arte sono presentati da punti di vista meno scontati: è il caso del giovanissimo Picasso che, quantunque alle prime prove, nel giro di qualche anno conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento. Accanto a nomi celebri, vengono proposti artisti che ai più risultano ignoti, ma sono ugualmente di altissimo livello. Pensiamo a Ramon Casas, Santiago Rusiñol o Isidre Nonell che, a differenza di Picasso, fecero ritorno in patria anziché diventare astri del palcoscenico parigino. Ne nasce una mostra di forti colori e forti emozioni. Si passa, non a caso, dal caleidoscopio delle tavolozze di fine Ottocento, ai colori acidi e brillanti delle effigi della moderna vita notturna, fino alla dominante blu dell’ultima sala della mostra. Poiché Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante. È una mostra che offre pittura bellissima ma che, con garbo, invita il visitatore a soffermarsi anche sulle altre arti. L’architettura di Gaudí, naturalmente, ma anche grafica, arredi, gioielli, ceramiche e sculture. Si tratta di aree di approfondimento circoscritte, rispetto alla ricchezza della proposta di dipinti, che offrono al visitatore preziose chiavi per far capire come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento, nessuna esclusa. Palazzo dei Diamanti, Ferrara, dal 19 aprile al 19 luglio 2015

S. E.

 

 

Diciannove anni fa il genocidio di Srebrenica

Nel 19° anniversario dell’uccisione di piu’ di 8000 bosniaci (musulmani bosniaci) di Srebrenica nel luglio 1995, Amnesty International chiede alle autorita’ della Bosnia-Erzegovina – presenti sia nella Federazione della Bosnia-Erzegovina che nella Republika Srpska – di procedere con urgenza negli sforzi atti ad affrontare il persistente arretrato dei casi irrisolti di crimini di diritto internazionale, derivanti dal conflitto armato del 1990. L’organizzazione chiede inoltre alle autorita’ di garantire alle vittime di questi crimini l’accesso alla verita’, alla giustizia e alla riparazione. Il 10 luglio 1995 le forze serbo-bosniache avanzarono nella enclave di Srebrenica, allora “zona di sicurezza” delle Nazioni Unite, dove migliaia di bosniaci avevano trovato rifugio. Srebrenica cadde in mano alle forze serbo-bosniache e nonostante la presenza delle Forze di protezione delle Nazioni Unite, piu’ di 8000 uomini e ragazzi bosniaci furono separati dal resto della popolazione e sommariamente giustiziati nei giorni che seguirono. Nel 2004 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Icty) ha stabilito che le forze serbo-bosniache effettuarono un genocidio contro i musulmani bosniaci. I processi presso I’Icty contro l’ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadžic e l’ex generale Ratko Mladic accusati di genocidio, crimini contro l’umanita’ e violazione delle leggi e delle consuetudini di guerra, anche a Srebrenica, sono ancora in corso. La commemorazione e’ ancora piu’ difficile, perche’ le autorita’ della Bosnia-Erzegovina ancora non riescono ad adempiere ai loro obblighi nei confronti delle famiglie delle vittime di Srebrenica e delle altre vittime di sparizioni forzate avvenute durante il conflitto armato in Bosnia-Erzegovina. I parenti delle vittime aspettano ancora giustizia, verita’ e riparazione, mentre la maggior parte dei responsabili gode di impunita’. I corpi di oltre 6000 vittime del genocidio di Srebrenica sono stati esumati, identificati e sepolti presso il memoriale a loro dedicato. L’identificazione di circa 1000 salme e’ in corso, e si stima che un migliaio manchino ancora all’appello. La legge sulle persone scomparse non e’ mai stata pienamente attuata, lasciando le famiglie degli scomparsi senza alcuna riparazione, inclusi restituzione, indennizzo, riabilitazione, giustizia e garanzie di non ripetizione. In questo anniversario, Amnesty International esorta le autorita’ della Bosnia-Erzegovina a intraprendere misure urgenti atte a garantire il diritto alla verita’, alla giustizia e al riparazione per le vittime e le loro famiglie. L’organizzazione sottolinea che le espressioni di chiaro impegno ad attuare le misure esistenti per porre fine all’impunita’ per i crimini di diritto internazionale, tra cui le sparizioni forzate, sono fondamentali. Occorre condurre indagini rapide, indipendenti, efficaci e imparziali sui crimini di diritto internazionale e intensificare gli sforzi per perseguire questi casi. Infine, la gravita’ dei reati dovrebbe riflettersi adeguatamente nella condanna. Quasi due decenni dopo Srebrenica, devono ancora essere messe in atto procedure indipendenti, imparziali ed efficaci per i familiari che devono ottenere riparazione in conformita’ con gli standard internazionali.

Amnesty International Italia

Il delitto quasi perfetto

L’estate 2014 trasformerà le sale del PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, in una scena del crimine “quasi” perfetta, con una collettiva di oltre 40 artisti, italiani e internazionali, che rompendo gli schemi creano un legame tra l’arte e l’estetica del crimine.

ARTISTI IN MOSTRA: Saâdane Afif, Kader Attia, Dan Attoe, Dirk Bell, Bik Van der Pol, Jean-Luc Blanc, Tommaso Bonaventura, Monica Bonvicini, Ulla von Brandenburg, Aslı Çavuşoğlu, Maurizio Cattelan, François Curlet, Brice Dellsperger, Jason Dodge, Claire Fontaine, Gardar Eide Einarsson, Matias Faldbakken, Keith Farquhar, Dora Garcia, Douglas Gordon, Eva Grubinger, Richard Hawkins, Karl Holmqvist, Pierre Huyghe, Alessandro Imbriaco, Onkar Kular, Gabriel Lester, Erik van Lieshout, Jonas Lund, Jill Magid, Teresa Margolles, Fabian Marti, Dawn Mellor, Mario Milizia, Raymond Pettibon, Emilie Pitoiset, Julien Prévieux, Lili Reynaud-Dewar, Aïda Ruilova, Allen Ruppersberg, Markus Schinwald, Fabio Severo, Jim Shaw, Noam Toran, Luca Vitone e Herwig Weiser.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta a Milano dal PAC e da CIVITA, la mostra è curata da Cristina Ricupero e arriva in una nuova versione dopo la prima tappa al Witte de With Center for Contemporary Art di Rotterdam, arricchita di nuove opere di artisti italiani.

“Con questa mostra il PAC entra a pieno titolo nel circuito delle sedi espositive internazionali d’arte contemporanea: un progetto collettivo nato a Rotterdam, che esprime il meglio della creatività contemporanea, approda ora a Milano arricchito del contributo di importanti artisti italiani – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – E’ questa la prima esposizione del nuovo corso che vede il PAC guidato dalla cura autorevole di un comitato scientifico, nominato apposta per riconoscere e rilanciare quanto di più significativo accade nella creatività artistica di tutto il mondo”.

Come ogni giallo che si rispetti, la storia dell’arte è costellata da enigmi, miti e indovinelli in attesa di essere svelati. Risolvere questi puzzles intellettuali è un piacere comune e una tentazione culturale al cui fascino pochi possono dire di essere davvero immuni.

Sebbene il legame tra arte e crimine possa essere ricondotto a tempi antichi, il primo a teorizzarlo esplicitamente fu Thomas De Quincey nel suo saggio “On Murder Considered As One Of The Fine Arts” (1827). Il Novecento vide poi crescere il ruolo dell’immagine fotografica sia nello sviluppo della criminologia sia nel sensazionalismo tipico dei tabloid, entrambi fenomeni che hanno reso popolare il genere del giallo.

Il cinema divenne presto il mezzo perfetto per catturare il fascino discutibile della violenza e trasformarlo in immagini piacevoli. Così, seguendo l’ironico invito di De Quincy ad analizzare il delitto da un punto di vista estetico, la mostra invoca gli spiriti dell’arte visiva, dell’architettura, del cinema, della criminologia e del moderno genere giallo, trasformando le sale del PAC in una scena del crimine “quasi” perfetta.

Dietro il crimine c’è il Male. Per questo IL DELITTO QUASI PERFETTO prende necessariamente in esame le relazioni tra Etica ed Estetica. Mettendo in dubbio il ruolo dell’autorialità, il significato dell’autenticità, dell’inganno e della frode, la mostra sfuma i confini della dicotomia tra “buono” e “cattivo” gusto, mettendo al contempo in evidenza la duplicità del “crimine come arte” e dell’”arte come crimine”.

La mostra mette a confronto oltre 40 artisti, italiani e internazionali, che hanno collegato arte ed estetica del crimine, attraverso una selezione di opere spesso provocatorie e l’incursione in diversi linguaggi artistici. Progetti realizzati negli ultimi decenni e lavori più recenti, accanto ad un insieme di oggetti sorprendenti , sono immersi in modo inusuale nell’allestimento, studiato per guidare il visitatore attraverso un percorso tematico che procede per capitoli.

Alcune delle opera in mostra riflettono l’ossessiva curiosità e l’attitudine all’interpretazione tipica del detective, altre la narcisistica identificazione con il colpevole, altre ancora il feticistico piacere dello spettatore. Alcuni progetti affrontano i temi dell’autenticità e della frode , considerati tipicamente “crimini dell’arte”; altri giocano con il ruolo dell’artista come soggetto sovversivo ai margini della società o mettono in discussione il ruolo della legge e i concetti di ordine e trasgressione. Alcuni artisti scelgono di rappresentare il crimine come qualcosa di macabro e sublime, un’operazione simile a quella compiuta negli anni dal cinema, mentre altri fanno riferimento a fatti realmente accaduti, crimini sociali o politici. Altri ancora provano a mettere in relazione una selezione di queste principali tendenze.

Ogni spazio del PAC sarà contagiato: l’artista Gabriel Lester in collaborazione con Jonas Lund firma un intervento virale sul sito web del PAC; l’artista austriaca Eva Grubinger issa invece una bandiera e posiziona una targa d’ottone sulla facciata esterna del Padiglione, trasformandolo nell’ambasciata di Eitopomar, un utopico regno governato dal malvagio signore del Male Dr. Mabuse. All’ingresso, un murales dipinto dall’artista francese Jean-Luc Blanc richiama la copertina di una rivista pulp firmata con il titolo della mostra.

Oltre ad alcuni lavori già presenti al Witte de With, la mostra al PAC si arricchisce di nuove opere di artisti italiani. È il caso di Maurizio Cattelan, che ha realizzato un bouquet di fazzoletti di stoffa per asciugare idealmente le lacrime versate per le vittime dell’attentato che il 27 luglio 1993 distrusse il PAC provocando la morte di quattro persone. Un’installazione di grande formato dell’artista Luca Vitone ricorda, come un epitaffio, i 959 membri della loggia P2 in un ironico quanto amaro riferimento ad un capitolo confuso della storia della nostra democrazia. Mario Milizia riproduce invece minuziosamente i dettagli delle immagini di cronaca giudiziaria riferite a ritrovamenti e vendite illegali di reperti archeologici, mentre il progetto Corpi di Reato, realizzato da Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco e Fabio Severo, compone un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell’Italia contemporanea.

Una citazione dall’opera di Karl Holmqvist, “Why is desire always linked to crime?” (Perché il desiderio è sempre correlate al crimine?), resta impresso nella mente del visitatore durante il percorso, mentre l’italiana Monica Bonvicini investiga le relazioni tra spazio, potere e genere, presentando una macchina della tortura e del desiderio, costituita da sei imbragature di lattice nero sospese con catene ad un anello d’acciaio che ruota lentamente.

Aslı Çavuşoğlu imita il genere del crimine televisivo (esemplificato nella serie Crime Scene Investigation) nel suo Murder in Three Acts ( Omicidio in tre atti ), restituendo la mostra come scena del crimine e le opere come armi, mentre Fabian Marti lascia impronte delle sue mani nello spazio espositivo.

Ancora Gabriel Lester crea un loop cinematografico di scene del crimine, proiettando il tutto con un gioco di ombre sul muro circostante e sul visitatore. Il cinema ritorna anche negli inquietanti dipinti di Dan Attoe, Richard Hawkins e Dawn Mellor, e nei film di Brice Dellsperger e Aïda Ruilova. L’artista francese Lili Reynaud-Dewar elabora invece un’installazione che fa riferimento alla vita e al lavoro di Jean Genet come scrittore, attivista e ladro, mentre l’artista spagnola Dora Garcia invita il pubblico a rubare un libro. L’americano Jim Shaw ironicamente ritrae uomini d’affari come zombie, attraverso una selezione di dipinti e un film, mentre Saâdane Afif trasforma il Centre Pompidou in una bara, che sembra voler mettere in discussione il ruolo vitale dei musei.

La mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva annuale del PAC, e con il supporto di Vulcano.

Grazie alla collaborazione con due importanti realtà culturali che operano a Milano, il PAC ha in programma due eventi che accompagneranno la mostra.

Giovedì 17 luglio dalle ore 21.00 un proiezione speciale organizzata in collaborazione con il Milano Film Festival,giunto quest’anno alla 19° edizione, che riproporrà alcuni corti selezionati dalla storia del Festival che hanno saputo avvicinarsi al tema del crimine.

Sabato 6 settembre, in occasione della chiusura della mostra, una grande serata con un progetto creato ad hoc dal Festival MITO per il PAC, un evento da brivido tra arte e musica: dalle 22.00visita guidata alla mostra con brevi intermezzi musicali e a seguire la Scary night dei Claudio Simonetti’s Goblin, storica band che firmò indimenticabili colonne sonore per maestri del cinema horror come Dario Argento e George Romero.

Continuano inoltre al PAC le visite guidate gratuite per tutti ogni domenica alle ore 17.30 e ogni giovedì alle 19.00 con una novità: biglietto ridotto al 50% (4 euro anziché 8)tuttiil giovedì a partire dalle 19.00.

IL DELITTO QUASI PERFETTO

a cura di Cristina Ricupero

PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

Fino al 7 settembre 2014

Barbara Izzo, Arianna Diana

 

 

 

Estate a Pienza e a San Gimignano

Un’estate di musica e arte a San Gimignano e Pienza quando il sole declina al tramonto. Solisti di grande livello internazionale per incontri con strumenti classici: violino, violoncello, chitarra, flauto e, il più classico di tutti, voce, in un repertorio di musica “universale”, a corde spiegate, da Bach a Puccini. A San Gimignano gli incontri musicali si svolgeranno nella suggestiva terrazza della Galleria di Arte moderna e contemporanea Raffaele De Grada, ove sarà possibile partecipare a una visita guidata della mostra dedicata a Elliott Erwitt, il fotografo di Marylin Monroe, Grace Kelly, Che Guevara, eccetera. Nello stesso complesso si ammirano anche la Spezieria di Santa Fina con preziose ceramiche e il Museo Archeologico con reperti provenienti dal territorio. Nel contempo, durante tutta la serata sarà offerto un aperitivo nel giardino del Museo. Da qui sarà possibile muoversi verso il Palazzo Comunale e salire sulla Torre Grossa per un suggestivo panorama notturno sulla città medievale dal profilo unico.

La stessa iniziativa con musiche a corde spiegate, da Bach a Puccini, durante i vesperi estivi, si svolgerà a Pienza nello splendido cortile di Palazzo Piccolomini. Si potrà inoltre visitare, con l’ausilio di un’audioguida, il piano nobile del Palazzo, antica dimora dei Piccolomini che conserva numerose opere d’arte e preziosi arredi, e, nel cortile, la mostra Vinum nostrum. Arte, scienza e miti del vino nelle civiltà del Mediterraneo antico. Nel giardino pensile è prevista una degustazione di prodotti tipici accompagnati da Brunello di Montalcino e Morellino di Scansano che animeranno la serata tra incanti musicali e splendori d’arte. Si assiste qui a una perfetta compenetrazione di arte e natura, concetto vagheggiato dal pensiero umanistico, di cui il papa Pio II è fine interprete e protagonista indiscusso. Affacciandosi in fondo al giardino, si verrà assorbiti dallo spazio circostante senza limiti né tempo e proiettati verso il paesaggio collinare della vallata dell’Orcia modulato dalla mano di un sapiente pittore.

Gli eventi di San Gimignano e Pienza sono organizzati da Opera-Gruppo Civita.

 

Prossimi appuntamenti:

San Gimignano 15, 23, 28 luglio – 8 agosto, dalle ore 19 alle ore 22.

Pienza 16, 22, 30 luglio – 7 agosto, dalle ore 18 alle ore 20

Biglietto intero: €15,00

Nati e residenti a Pienza € 7,00

Nati e residenti a San Gimignano € 7,00

Bambini fino a 11 anni free

San Gimignano:          Aperitivo nel giardino della Spezieria di Santa Fina. Performance musicale nella terrazza della Galleria d’arte moderna e contemporanea “Raffaele De Grada”. Visita guidata alla mostra “Icons” di Elliott Erwitt. Panorama notturno dalla Torre Grossa.

Pienza: Degustazione di pecorini e salumi tipici con vino Brunello di Montalcino e Morellino di Scansano nel giardino di Palazzo Piccolomini. Performance musicale nel cortile interno di Palazzo     Piccolomini. Visita libera alla mostra “Vinum Nostrum” ed a Palazzo Piccolomini con audio guida.

Per informazioni e prenotazioni: 0577 286300.

Barbara Izzo

Selezione di danzatori a Parma

La Fondazione Teatro Regio di Parma promuove una selezione per l’assunzione di tre danzatori di sesso maschile a completamento del corpo di ballo per l’opera “La forza del destino” in programma al Festival Verdi 2014.

La selezione, che si terrà presso il Teatro Regio di Parma mercoledì 10 settembre 2014 alle ore 15.30, è aperta a danzatori con esperienza di teatrodanza e di età non inferiore ai 18 anni. L’impegno lavorativo previsto è il seguente:

– prove: dal 15 settembre al 7 ottobre 2014;

– recite il 10, 16, 19, 23, 28 ottobre 2014.

Curriculum vitae e foto necessari alla selezione dovranno essere inviati al recapito selezioni@teatroregioparma.it entro e non oltre il 31 agosto 2014.

Per informazioni: Ufficio produzione tel. 0521 203947 – 203929 selezioni@teatroregioparma.it

La Direzione si riserva la possibilità di ammettere alla selezione solo quei candidati il cui curriculum vitae sia attinente ai requisiti coreografici richiesti dal regista.

I candidati ammessi verranno contattati dal teatro.

 

Paolo Maier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inns’Bruck Jazz Feeling

Sul fiume Inn come sul Mississippi. New Orleans approda a Innsbruck (Austria) con il New Orleans Jazzfestival.

Dal 24 al 27 luglio 2014 Orleans-Jazz, Rhythm&Blues, Zydeco risuoneranno nella piazza del mercato di Innsbruck: un appuntamento da non perdere per chi ama la musica, in un contesto unico che farà rivivere le emozioni di grandi artisti come Louis Armstrong, Sydney Bechet, Fats Domino o Mahalia Jackson. Nella Marktplatz ci si immergerà nel mondo musicale dell’America del Sud. Gli allegri concerti dal vivo delle stelle dello scenario musicale di New Orleans porteranno nelle vie della Capitale delle Alpi i suoni contemporanei della città americana.

Ma le sponde del Mississippi non sono le sole ad aver dato i natali a vivaci musicisti, anche in riva all’Inn si trovano personalità artistiche interessanti: è per questo che il direttore del Festival, Markus Linder, invita ogni anno a partecipare al New Orleans Jazzfestival anche complessi musicali tirolesi. Lo stesso Linder sale sempre sul palco mettendosi alla tastiera con passione e capita che queste rappresentazioni si trasformino in vere e proprie Jam Sessions, con band e complessi che si mescolano allegramente tra loro. Info: http://www.neworleansfestival.at

Sabrina Talarico

 

 

Jacopo Ligozzi “pittore universalissimo”

“Se c’è un artista del Rinascimento maturo che merita la qualifica di “universale”, o che almeno ha fatto di tutto per meritarla, è Jacopo Ligozzi, al quale vien finalmente dedicata una mostra monografica che ne presenta – oltre alle splendide e icastiche tavole naturalistiche, per le quali è maggiormente noto – l’attività di pittore, di illustratore e di fornitore di modelli per arti decorative” (Cristina Acidini). Queste le parole con cui la Soprintendente apre la sua presentazione al catalogo della mostra monografica – la quinta esposizione Di Firenze 2014. Un anno ad Arte – che la Galleria Palatina in collaborazione con il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffiziha voluto dedicare al pittore Jacopo Ligozzi.

Oltre un centinaio di opere in mostra con prestigiosi prestiti internazionali dal Metropolitan Museum di New York, dal British Museum di Londra, dall’Albertina di Vienna oltre che dal Musée du Louvre.

Nato a Verona nel 1549 circa e discendente da una famiglia di ricamatori d’origine milanese, figlio del pittore Giovanni Ermanno, Ligozzi svolse una iniziale attività a Trento, Verona e Venezia, spostandosi poi a Firenze dove nel 1575 è documentata la sua presenza presso la corte granducale di Francesco I e dove rimase stabilmente fino alla morte, nel 1627, impiantandovi una solida bottega.

La lunga e complessa vicenda artistica di questo pittore è stata indagata dagli importanti studi di Mina Bacci (1963) e più recentemente dagli interventi dedicati a settori specifici della sua attività da Alessandro Cecchi (1997), da Lucia Tongiorgi Tomasi (1993) e da Lucilla Conigliello (1990) che ha curato anche una mostra dedicata alla sua produzione aretina (1992) e una rassegna incentrata sui disegni conservati nella collezione del Departement des Arts Graphiques du Louvre (2005).

I risultati delle ricerche finora condotte, cui si lega la cospicua serie di referti documentari che consentono di ricostruire ad annum la vita di Jacopo, e soprattutto la presenza del nucleo maggiore di opere sue nelle collezioni di Palazzo Pitti e nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, spiega la necessità di questa mostra che intende illustrare per la prima volta in modo organico l’arco di attività del pittore, mettendo in evidenza i diversi ambiti nei quali si trovò ad operare e la sua poliedrica e versatile fisionomia all’interno del panorama fiorentino.

Per tale ragione si è ritenuto opportuno articolare l’esposizione in sezioni tematiche. La prima dedicata ai primi tempi di attività presso la corte medicea, dalla quale Jacopo si fece apprezzare fin dal suo arrivo come disegnatore di naturalia, attraverso la raffinata produzione di disegni acquerellati o lumeggiati in oro, illustrati in mostra da una scelta di fogli provenienti dal nucleo del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.

Medesima fortuna godette successivamente come ritrattista: in mostra in particolare il bel ritratto femminile di Virginia de’ Medici oggi agli Uffizi, e lo splendido Ritratto di Margherita Gonzaga del Museo Nacional di Lisbona. L’artista fu anche sapiente regista di insiemi decorativi come nel caso delle pitture, oggi perdute, che ornavano lo zoccolo e le finestre della Tribuna degli Uffizi, ordinategli da Francesco I nel 1584, e di quelli, perduti anch’essi, della grotta di Teti nella villa di Pratolino. Non dobbiamo dimenticare che Jacopo fu anche pittore di storia, in occasione dell’allestimento dei grandi dipinti su lavagna sulle pareti del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio o ancora per gli apparati in occasione delle nozze di Ferdinando I e Cristina di Lorena documentati in mostra dallo studio preparatorio conservato oggi al British Museum di Londra. Accanto a queste imprese, Ligozzi si distinse infine come sapiente e delicatissimo progettista di abiti e ricami per tessuti, nonché di manufatti in pietre dure: a testimoniarlo in mostra disegni per ricami, nonché i piani in commesso marmoreo eseguiti su suo disegno dall’Opificio mediceo, conservati rispettivamente in Galleria Palatina, al Museo degli Argenti, al Museo dell’Opificio delle Pietre Dure e alla Galleria degli Uffizi.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle ‘allegorie morali’ che Jacopo affrontò in molte occasioni, e che costituiscono uno dei punti di maggiore interesse e di approfondimento della sua produzione; sarà significativa in tal senso la presenza di opere quali l’Allegoria della Redenzione di Madrid, l’Allegoria dell’Amore che difende la Virtù contro l’Ignoranza e il Pregiudizio commissionata probabilmente da Francesco I (collezione Baroni, Londra), o ancora l’Avarizia (Metropolitan Museum, New York). L’artista, profondamente religioso, dedicò inoltre grande attenzione ai temi della ‘Vanitas'(caducità della vita del mondo) raffigurando soggetti di straordinaria originalità e impatto emotivo: impressionanti i due ritratti di ignari giovani (collezione privata) che raffigurano sul verso due orride nature morte con i loro crani in decomposizione.

La seconda sezione della mostra prende in esame la produzione religiosa, alla quale il pittore si dedicò fin dagli anni del servizio presso la corte medicea e che intensificò sempre più, dopo la sua caduta in disgrazia, negli anni Novanta. Le grandi pale d’altare eseguite per chiese fiorentine, dalla SS. Annunziata, a Santa Maria Novella, Ognissanti e Santa Croce, nonché per le chiese dell’Aretino, per Lucca e San Gimignano, testimoniano la sua originale adesione alle istanze di pittura devota e riformata che improntavano la cultura figurativa fiorentina tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo: in mostra il San Girolamo sorretto dall’angelo proveniente dalla chiesa di San Giovannino degli Scolopi, il Martirio dei Quattro Santi Coronati di Ravenna, il San Giacinto in adorazione della Vergine col Bambino da Palazzo Mansi (Lucca).

Oltre alla presenza di varie immagini naturalistiche nella sede di Palazzo Pitti, un ristretto gruppo di disegni botanici è contemporaneamente esposto nella Sala Detti del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.

Tale sezione è stata intesa come parte integrante della esposizione che, nella sua completa articolazione a Palazzo Pitti, si è proposta di documentare in modo ampio le molteplici sfaccettature dell’artista poliedrico, “pittore universalissimo” secondo la felice definizione che ne dette lo storiografo contemporaneo Filippo Baldinucci.

La mostra, a cura di Alessandro Cecchi, Lucilla Conigliello e Marzia Faietti con la collaborazione di Anna Bisceglia e Giorgio Marini, come il catalogo edito da Sillabe, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi con Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze. Fino al 28 settembre 2014.

 

 

 

 

 

ARtGlass

Il museo come un film in 3D? No, è molto di più. Si chiamano ARtGlass e sono occhiali speciali che permettono di scoprire in maniera assolutamente inedita l’opera d’arte, grazie alla fusione di reale e virtuale.Parte da San Gimignano (Siena) un progetto sperimentale, in anteprima assoluta, che consente di attivare un’esperienza di “realtà aumentata” tramite tecnologia “indossabile” all’interno del percorso “Palazzo Comunale, Pinacoteca, Torre Grossa”.

Grazie a un peculiare mix di video-storytelling e animazioni tridimensionali, applicate a tre cicli di affreschi conservati nel Museo Civico di San Gimignano, sarà possibile compiere un viaggio virtuale nel Medioevo, navigando nei racconti dipinti da Lippo Memmi nella Sua Maestà, Azzo di Masetto, nel celebre ciclo cavalleresco e Memmo di Filippuccio, nelle scene dedicate agli inganni dell’amore della Camera del Podestà.

Indossando gli ARtGlass, come un normale paio di occhiali, gli affreschi acquisiranno tridimensionalità e mostreranno particolari inediti, grazie al racconto di due guide speciali.

Sono, infatti, Marco Valenti, professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università degli Studi di Siena e Dario Ceppatelli, archeologo, collaboratore del Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia Medievale dell’Università di Siena, a interpretare in costumi d’epoca e a far rivivere il pittore Lippo Memmi e l’armigero di palazzo. Grazie alla loro “presenza”, visibile da chi indosserà gli ARtGlass, il visitatore entrerà in una macchina del tempo in cui divertimento e rispetto per i contenuti scientifici permetteranno un’esperienza davvero inedita.

Il progetto ARtGlass a San Gimignano è stato realizzato da Comune di San Gimignano, Fondazione Musei Senesi, Opera – Gruppo Civita in collaborazione con ARtGlass, Capitale Cultura ed è a cura di Luigi Di Corato, Direttore Generale di Fondazione Musei Senesi, che dichiara: “La sperimentazione avviata a San Gimignano è un vero e proprio cantiere che ci aiuta ad immaginare il museo del futuro, grazie anche un vero e proprio sistema di soluzioni digitali integrate, che valorizzano contenuti divulgativi e tecnologie complementari tra loro. Siamo particolarmente orgogliosi del metodo di lavoro che ci ha portati a questa prima installazione, che ci ha visto operare fianco a fianco, nella creazione dei contenuti, con operatori privati come Opera – Gruppo Civita, concessionario dei servizi aggiuntivi del Museo e ARt Glass, start up innovativa italiana, totalmente focalizzata sulla realtà aumentata per i Beni Culturali”.

“ Al Museo Civico di San Gimignano la tecnologia rende ancora più efficace il rapporto tra visitatore e l’opera d’arte – afferma Albino Ruberti, Presidente di Opera – Gruppo Civita a tal punto che lo spettatore diventa interlocutore in un dialogo visibile. Il progetto è ambizioso e siamo consapevoli di poter offrire al grande pubblico questa esperienza di valorizzazione che si è resa possibile attraverso il lavoro di chi, come noi, fa dei beni culturali un impegno non solo professionale”.

“Le tecnologie oggi disponibili a livello commerciale, cioè acquistabili dal pubblico, sono poche, hanno ancora enormi spazi di miglioramento e si evolvono in maniera rapidissima – aggiunge Antonio Scuderi, Amministratore Delegato di ARt Glass – Proprio per questa ragione abbiamo deciso di lanciare la prima sperimentazione italiana in un museo di altissimo livello come quello di San Gimignano e con contenuti molto sfidanti. Siamo convinti che solo il contatto diretto col pubblico possa consentire a questa tecnologia di arrivare a livelli ottimali”.

E per arricchire la visita ai Musei Civici di San Gimignano, dopo la app Museo SanGi già disponibile su App Store ora completamente aggiornata, è nata anche una audio-video guida articolata in due parti: una prima sezione dedicata al Palazzo Comunale ed una seconda dedicata agli ambienti del Museo Archeologico, della Spezieria di Santa Fina e della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada.

Attraverso una navigazione crossmediale, consente di ascoltare tracce audio recitate da attori professionisti, di apprezzare video ad altissima risoluzione, scorrere gallerie di immagini, e, non ultimo, leggere testi approfonditi, che guidano il visitatore all’interno del patrimonio artistico custodito a San Gimignano, rivelando anche curiosità e aneddoti della sua storia. Tutti i contenuti sono disponibili in cinque lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco) e visualizzabili sui tablet SAMSUNG Galaxy Tab 3, da 7″ distribuiti presso il bookshop del museo.

L’audio-video guida è realizzata da Comune di San Gimignano, Fondazione Musei Senesi, Opera – Gruppo Civita. Il software è sviluppato da C&T Crossmedia srl.

Salvatore La Spina

I Notturni dell’Opera a Siena

Siena - I notturni dell'opera

 Un’estate di arte e musica nel Museo dell’Opera: cinque insoliti appuntamenti serali, con apertura straordinaria dalle 21 alle 24,promossi dall’Opera della Metropolitana (10, 14, 19, 29 luglio / 6 agosto). I Notturni dell’Opera prevedono la salita sul Facciatone, la più sorprendente fra le vestigia del Duomo nuovo rimasto incompiuto, per un suggestivo panorama notturno sulla città dal profilo unico. Nell’occasione sarà possibile ammirare anche la Sala delle Statue, allestita per volontà del Rettore Mario Lorenzoni, che vi fece collocare, dieci anni fa, la vetrata di Duccio Buoninsegna, capolavoro dell’arte medievale.

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Di fianco, addossate alle pareti della sala si susseguono le sculture di Giovanni Pisano, in origine nella facciata della cattedrale, e raffiguranti profeti, filosofi, sibille. Le cinque serate saranno allietate da solisti di grande livello internazionale, che all’interno della Sala delle Statue proporranno alcuni interventi musicali con strumenti classici: violino, violoncello, chitarra, flauto e, il più classico di tutti, voce. Nicholas Jones, Franco Mezzena, Nancy Barnaba, Massimo Mercelli, Gabriella Costa ed Edoardo Catemario eseguiranno un repertorio di musica “universale”, a corde spiegate, da Bach a Puccini.

Facciatone 2-Siena

Nel contempo, è prevista una degustazione di gelato artigianale nel Loggiato del Duomo nuovo per addolcire la serata tra incanti musicali e splendori d’arte.

L’evento, fortemente voluto dall’Opera della Metropolitana di Siena, è organizzato da Opera – Gruppo Civita.

 

I notturni dell’Opera

10 luglio/6agosto 2014, Complesso Museale del Duomo di Siena

10, 14, 19, 29 luglio – 6 agosto

dalle ore 21 alle ore 24

Biglietto intero: €15,00

Nati e residenti a Siena € 7,00

Bambini fino a 11 anni free

Degustazione di gelato sotto il loggiato del Duomo Nuovo

Performance musicali nella Sala delle Statue del Museo dell’Opera

Panorama notturno dal Facciatone

Barbara Izzo

Panoramica Facciatone 2-Siena