Amnesty al Giffoni

Amnesty International Italia e’ presente, per l’undicesimo anno consecutivo, al Giffoni Experience, proseguendo la collaborazione con il festival internazionale del cinema per ragazzi nella promozione e nella difesa dei diritti umani. Amnesty International Italia partecipa alla 44esima edizione del film festival con “Amnesty Kids”, la proposta educativa rivolta ai piu’ giovani, presentando in anteprima la nuova edizione del fascicolo illustrato “Diritti”, interamente dedicata al cinema e ai diritti umani. Fino al 27 luglio, giurate e giurati del Festival potranno attivarsi per chiedere alle autorita’ europee azioni concrete per i diritti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Nella determinazione a proteggere le proprie frontiere, l’Unione europea e i suoi stati membri impediscono a questi ultimi di accedere all’asilo e mettono a rischio le vite di migliaia di migranti, costretti a intraprendere viaggi sempre piu’ pericolosi. Giurate e giurati saranno invitati a realizzare barchette di carta colorate su cui scrivere i loro messaggi alle istituzioni europee. Potranno inoltre scoprire le proposte educative di Amnesty International Italia e prendere parte alle numerose attivita’ di gioco e di sensibilizzazione organizzate da attiviste e attivisti. Il 27 luglio saranno consegnati il Premio Amnesty Giffoni Film Festival 2014 e il Premio Amnesty Corto Giffoni Film Festival 2014 rispettivamente al lungometraggio e al cortometraggio che avranno meglio affrontato e rappresentato il tema dei diritti umani.

Amnesty International Italia

“La Grande Guerra. Cent’anni dopo”

La quindicesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”, ha voluto dedicare una sezione a tema dal titolo “La Grande Guerra. Cent’anni dopo”, al centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, che ricorre giusto in questo periodo. Le poesie selezionate sono significative, tra moltissime giunte, per una sezione che ha animato ricordi, preghiere, inni e simboli per coloro che hanno combattuto credendo di compiere il loro dovere per la Patria e la libertà, a qualunque fronte appartenessero. A queste persone, perlopiù uomini in armi, ma anche alle loro famiglie, sono dedicati questi toccanti versi. Il Premio di Poesia è riuscito nell’intento di animare produzioni particolari, come se negli occhi degli autori ci fossero altrettanti occhi sepolti nei loro cuori, forse di persone mai conosciute, ma alle quali viene tributato un ringraziamento che esula dalla spicciola retorica.

 

SUL MONTE GRAPPA, di Nerina Poggese

A mio nonno, sul monte Grappa alcuni anni fa

Negli occhi tremolano

tutti i giorni passati

riaffiorati qui, fra queste trincee

che calpesti ora con passo incerto.

Su quello spuntone

quante volte sei stato di vedetta

avvolto nel timore

che il tuo fiato ghiacciato

riveli la tua presenza

insieme all’ostia della luna

dissacrata a parole per la sua luce.

Qui le genziane ora ingentiliscono

le rocce, quanti compagni

ha ghermito la morte

e neanche questo cielo così sereno

con la pioggia degli anni,

ne ha dilavato il sangue

che resta rappreso nel tuo animo

nonno e negli incubi

che scuotono le tue notti.

Sentinella in eterno è il grado

che la guerra ti ha donato

e se il pellegrinaggio

in questo luoghi per me

è insegnamento e monito,

vorrei fosse per te dimora eterna

per le tue angosce

deposte fra la polvere di questo sentiero.

Ma tracimano da questo silenzio e dal tuo,

echi di giorni violentati dall’odio,

respiri inceppati, addii, spari,

pianti di donne e bimbi rimasti soli.

Scendiamo nonno, la tua gavetta

arrugginita rimarrà nella soffitta

del tuo cuore per sempre.

 

Una nota di malinconia in questa lirica intensa, capace di infondere in ogni lettore la partecipazione per il dolore e la sofferenza, citati per ricordare a noi stessi l’impegno a non voltarsi dall’altra parte quando le situazioni impongono di vigilare affinché non diventino ancora una guerra così. Gli oggetti, pertanto, non diventano culto, ma monito al quale guardare sempre con deferente rispetto, pur se non si condividono scelte e posizioni. Spesso si confonde la memoria con l’elogio della guerra, invece si deve restare “a difendere”, come afferma il prossimo Poeta.

 

RIMANGO A DIFENDERE, di Fiorello Volpe

Rimango a difendere

questa memoria, incastonata

come una cicatrice nella montagna,

trafitta cento volte

e cento volte ricostruita.

Mani sempre più giovani

hanno smosso pietra dopo pietra,

plasmato gallerie ed eretto muretti,

srotolato chilometri di filo spinato

attorno, una fossa eternamente spalancata.

 

Rimango a difendere

il ricordo, di tutti coloro

che nell’umido miasma di questi cunicoli,

come bestie nelle tane

attendevano il proprio turno.

Nel mio grembo accolsi i loro rantoli

che impastarono col sangue la terra,

ad uno ad uno, come una madre,

quelle madri che attendevano

ed avevano il diritto d’essere al posto mio.

 

Rimango a difendere

distesa, come dorsale della montagna

con le rocce che si alzano nude,

altari naturali dove nessuno

ha fermato la mano di Abramo.

Sgomenta avvolgo nel sudario

del silenzio, i sepolcri

di giovinezze sradicate

e scagliate nelle alte vette

in nome della Patria.

 

Rimango a difendere

mentre cala la notte,

e un tuono lontano increspa l’aria,

sibila ancora la granata

tra questi cunicoli.

Le eco di voci distanti,

trasfigurano ogni centimetro

del mio passaggio scardinato

reclamando alle stelle,

la luce eterna.

 

La difesa di una memoria che certo sarebbe più semplice cancellare, ma sulla quale poggia la nostra Storia, il nostro stesso essere non soltanto Italiani, ma Europei. Dall’andamento regolare, la lirica si dimostra forte nelle affermazioni, suscitando nel lettore partecipazione e, all’occorrenza, approfondimento.

 

VECCHIO REDUCE, di Aurora Cantini

per non dimenticare

È da molto ormai che mie vecchie ossa

non conoscono riposo,

unica coperta le foglie ingiallite

che ricoprono le mie mani,

qui seduto a guardia del sentiero.

 

Mi fanno compagnia le voci

dei tanti compagni appena dietro di me,

lasciati oltre il bianco della steppa,

oltre la duna di gelo,

oltre il cielo bianco dell’inverno russo.

 

Ogni notte le mie ossa scricchiolano al vento,

dondolando le ore insonni,

attendendo un ritorno.

 

Ti vedo passare saltellando, bambino di questo tempo.

Senti che ti chiamo?

 

Volgi lo sguardo e canta una ninna nanna per me:

io ti racconterò la mia storia.

 

La storia di un seme

gettato sulla nuda roccia,

sepolto sotto la coltre della neve,

rivestito di rosso ardore del tramonto,

un seme per nuovi ricordi.

Permette di parlare ad un reduce, la Poetessa, intessendo una trama prosastica lucida ed efficace, che fa affiorare quelle motivazioni non dette e non scritte che ogni soldato aveva nel profondo della sua anima. Interessante lo spunto, articolato con sapienza.

 

LA “DER DES DERS” ossia “La Grande Guerra”, di Giulia Deon

Giacciono sul tavolo

parole d’intesa

e di alleanza

a fondo perduto

e nella torre di Babele

la fratellanza innata

parla lingue diverse

che confondono

i pensieri. Non esistono

stagioni sui campi

di trincee e il sole

balbuziente è un razzo

lanciato che il giorno

stanco non trattiene.

Scendono lacrime

su lettere mai spedite

e di anime infrante

si armano i battaglioni.

Tra papaveri ardenti

e spighe mature

i corpi distesi di ignoti

soldati non odono

il treno del ritorno.

Passa lontana da casa

la nuvola di vapore

e il fischio struggente

è un grido di dolore.

 

Bello il raffronto tra le scelte fatte a tavolino e la realtà dell’esistenza quotidiana delle trincee e delle sofferenze civili. Una poesia capace di onorare il passato, tanto quanto di portare a riflettere sul presente, con buona capacità di sintesi e un andamento arricchito di immagini vivide non soltanto tangibili, ma introiettabili, fino a farsela propria.

I concerti di Villa Giulia a Roma

Ninfeo del Museo Naz.Etrusco Villa Giulia

Si inaugura venerdì 25 luglio alle 21.00 al Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Piazzale di Villa Giulia 9) la prima edizione dei “Percorsi musicali a Villa Giulia”, inseriti nella programmazione dell’Estate Romana 2014, organizzati dall’Associazione Roma Sinfonietta e realizzati con il sostegno di Roma Capitale, in collaborazione con Acea e Siae.

Il concerto di venerdì 25 luglio alle 21.00 vedrà riuniti sul palco i cantanti Marina Bucciarelli, Manuel Pierattelli e Enrico Marabelli, i pianisti Antonello Maio e Michelangelo Carbonara, l’ensemble di percussioni Ars Ludi, il Coro di voci bianche del Teatro dell’Opera di Roma e il Coro “Claudio Casini” dell’Università di Roma Tor Vergata (diretti rispettivamente da José Maria Sciutto e Stefano Cucci), tutti sotto la direzione di Marcello Rota, per eseguire i Carmina Burana di Carl Orff. Il compositore tedesco scrisse questa “cantata scenica” su testi poetici dell’XI e XII secolo, la maggior parte in latino medioevale, alcuni in antico tedesco e uno in provenzale. Vi si alternano inni al vino, canzoni d’amore ad alto contenuto erotico e parodie blasfeme della liturgia, ma anche moralistiche meditazioni sulla transitorietà delle gioie terrene. Dalla prima esecuzione del 1937 i Carmina Burana hanno un successo che non accenna a diminuire e ormai sono un classico del Novecento e uno dei pochi brani di musica moderna che siano riusciti ad arrivare al grande pubblico e a raggiungere una vera popolarità.

Anche il concerto di sabato 26 luglio, sempre alle 21.00, vedrà sul podio Marcello Rota, uno dei direttori italiani dalla più intensa carriera internazionale, che lo ha portato in Europa, America del Nord e del Sud, Asia, Africa e Australia. Ha diretto tra l’altro Royal Philharmonic Orchestra di Londra, Filarmonica di Mosca, Filarmonica di Buenos Aires, Sinfonica di Sidney, Deutsche Oper di Berlino e Opera Nazionale di Pechino. In Italia è salito sul podio dei principali teatri e orchestre, come Scala di Milano, Accademia di Santa Cecilia e Opera di Roma. Il titolo del concerto è “La dolce vita” e dice tutto. Sono infatti in programma le musiche scritte da Nino Rota per i più bei film di Federico Fellini: I Vitelloni, La dolce vita, Le notti di cabiria, Amarcord, Casanova, La strada. Si ascolteranno anche estratti delle sue colonne sonore per l gattopardo di Luchino Visconti, Il Padrino di Francis Ford Coppola, Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli e Film d’amore e d’anarchia di Lina Wertmüller.

Le DIV4S-villa giulia

Darà un’impronta speciale a questo concerto la partecipazione delle DIV4S, un ensemble di 4 soprani italiani, nato con l’idea di reinterpretare celebri pagine d’opera di autori come Puccini,Bellini,Verdi,Mozart, riviste a quattro voci ma sempre rispettando la partitura originale; si è poi indirizzato alla rielaborazione di brani di grande popolarità, italiani e internazionali, riproposti in una veste classico-operistica, con suggestioni orchestrali e contaminazioni di sonorità e ritmi pop. LE DIV4S, in arte Denise, Isabella, Vittoria e Sofia,tutte giovanissime, diplomate al conservatorio in canto e vincitrici di concorsi internazionali per voci liriche, hanno debuttato a Roma nel 2008 accanto ad Andrea Bocelli. Da allora, oltre alla prestigiosa e continuativa collaborazione con Bocelli che le ha portate ad esibirsi in tutto il mondo, la loro attività si snoda tra collaborazioni con importanti fondazioni di tradizione, eventi live di risonanza internazionale e partecipazioni in programmi televisivi, riscuotendo sempre grandi consensi di critica e pubblico in Italia ed all’estero, apprezzatissime sia per la grande preparazione artistica che per l’originalità del progetto stesso. Suona l’Orchestra Roma Sinfonietta.

Biglietti:

– per i concerti del 25-26-30-31 luglio

I settore E. 30,00 – II settore E. 20,00

ridotti under 26, over 65 e possessori di un biglietto di ingresso al Museo Etrusco

I settore E. 27,00 II settore E. 18,00

– per i concerti del 6-7-12-13 agosto

I settore E. 20,00 II settore E. 15,00

ridotti under 26, over 65 e possessori di un biglietto di ingresso al Museo Etrusco

I settore E. 18,00 II settore E. 13,50

Mauro Mariani

 

 

Una stagione informale

Il Museo Archeologico Regionale di Aosta ospita, fino al 26 ottobre 2014, l’attesissima prima di una delle più ampie collezioni private di arte informale. La collezione che nasce dalla volontà e dalla passione di Gian Piero Reverberi e che oggi la famiglia Reverberi custodisce e incrementa. Gian Piero Reverberi è musicista, arrangiatore e produttore. A lui sono legati molti dei maggiori successi di cantautori italiani, e non solo, come Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè, New Trolls, Le Orme, Lucio Battisti, Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Paul Anka, Patty Pravo e Sergio Endrigo. Nel 1979 fonda il gruppo Rondò Veneziano che raggiunge l’apice del successo vendendo 20 milioni di copie in tutta Europa, con le sue originali musiche baroccheggianti. Accanto alla passione professionale per la musica, Reverberi ha coltivato infatti un’altra travolgente passione, quella per l’arte: tutte e due vissute da attento spettatore del suo tempo, con la capacità di cogliere le novità che emergevano sulla scena mondiale. Per iniziativa dell’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, questa magnifica Collezione, sino ad ora concessa solo all’ammirazione degli amici, fa la sua prima uscita pubblica, in occasione della quale Beatrice Buscaroli e Bruno Bandini, che ne sono i curatori, hanno selezionato circa 90 opere tra le oltre 300 raccolte dal musicista negli ultimi 30 anni. La Collezione Reverberi si è costituita infatti nell’arco di circa tre decenni, privilegiando una particolare stagione: quella della pittura informale. Un catalogo ricco, che da un lato esalta la centralità dell’investigazione europea, e dall’altro dedica ampio spazio a quella declinazione dell’informale caratterizzata dalla dissoluzione della figura (come è testimoniato dall’esperienza CoBrA) e da originali evoluzioni di esperienze concettuali (come nei casi di Novelli o di Bendini). La “Stagione Informale” della Collezione Reverberi presenta quindi opere di Fautrier, Afro, Perilli, Santomaso, Marfaing, Appel, Jorn, Dorazio, Olivieri, Bargoni, Bendini, Lindstrom, Shiraga, Manzoni, Schumacher, Nitsch, grazie alle quali riesce ad offrire uno spaccato di altissimo livello italiano ed europeo. Le opere in mostra presentano una precisa testimonianza dell’arte del dopoguerra, contrassegnata dalla consapevolezza della natura effimera e priva di certezze del presente: essa si traduce in una frustrazione della visione, frutto di un primato che viene riconosciuto al gesto espressivo, alle dinamiche del segno e della materia. Rivoluzione del gesto e poetica del colore e della materia sembrano i veicoli originali cui affidare la creazione artistica, specie attraverso il mezzo della pittura. Automatismi psichici di matrice surrealista ed attenzione per le varianti delle filosofie dell’esistenza vanno a comporre quel singolare e composito organismo artistico e culturale che solitamente viene definito Informale. Le vie dell’Informale sono molteplici, così come molteplici sono le consapevolezze che gli artisti vengono manifestando. Quella che appare più solida e destinata a durare nel corso del tempo è una innegabile attenzione nei confronti della pratica della pittura, per quanto non più contenibile nei confini di una forma, nei limiti di una composizione che sembra costringere gli spazi di libertà della creazione. In una parola, si tratta di una pittura per la quale come scrisse nel 1946 Francis Ponge presentando una mostra di Jean Fautrier “la bellezza ritorna”. Ma si tratta di una bellezza tra virgolette, che può sì ritornare, ma a condizione di sconvolgere i canoni espressivi che l’hanno preceduta. Non si rinuncia alla narrazione, piuttosto l’immagine si traduce in luogo in cui la libertà creativa dell’artista prende corpo attraverso una conversione dall’ignoto e dall’indicibile, intesi sia come lascito di una storia sempre più frammentata e disumanizzata, sia come groviglio dell’inconscio. “UNA STAGIONE INFORMALE. Capolavori europei della Collezione Reverberi”, Aosta, Museo Archeologico Regionale, Piazza Roncas 12 fino al 26 ottobre 2014.

S. Vagneur
 

 

Festival del Vittoriale Tener-a-mente 2014. I prossimi spettacoli

Novità nella formula del Festival la proposta “TENER-A-MENTE OLTRE”: una tre-giorni (24, 25, 26 luglio) al Laghetto delle Danze, con tre concerti in solo che si muovono nell’area della musica jazz e improvvisata, proposti da artisti di formazione diversa, con forti contaminazioni dal rock al pop, alla musica contemporanea.

In questo contesto torna al Vittoriale Walter Beltrami, a presentare in anteprima nazionale il suo progetto “Looperville – Solo Guitar Orchestra”, con cui il musicista italiano, ora di stanza a Madrid, sarà in studio di registrazione a metà maggio. Artista e compositore di grande talento, già ospite nel 2010 e nel 2012, in occasione della presentazione dei progetti del suo quintetto “Paroxysmal Postural Vertigo”, l’ultimo dei quali prodotto dall’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il giorno successivo sarà la volta di Colin Stetson in un concerto di sax solo (noto al grande pubblico del pop per la sua collaborazione con gli Arcade Fire, e per le sue incursioni in progetti di Tom Waits, Lou Reed, David Byrne…). Chiude la piccola maratona jazz lo svedese Bobo Stetson, pianista ECM tra i più apprezzati.

Il circo-teatro arriva al Festival con il duo belga Okidok e il loro “Slips Inside” (20 luglio), uno spettacolo esilarante in cui Xavier Bouvier e Benoît Devos si lanciano alla ricerca del clown dentro di loro. Costumi essenziali, scenografie minimali, un uso maestrale del corpo e della mimica. Uno spettacolo per tutti, adulti e bambini, inserito eccezionalmente in orario pomeridiano per favorire l’accesso al teatro alle famiglie.

Per la prosa “Il Sangue” (27 luglio), uno spettacolo di e con Pippo Delbono, con Petra Magoni e le musiche di Ilaria Fantin, in cui Delbono canta le emozioni più terrene, carnali e ancestrali, partendo dal mito di Edipo.

Per la prima volta al Vittoriale (29 luglio) anche i The National, una delle formazioni indie rock più importanti e influenti, reduci dalla nomitanion ai Grammy come “Best Alternative Album 2013”.

A chiudere la rassegna (3 agosto), l’atteso “Il Mercante di Venezia” di Giorgio Albertazzi, che arriva al Vittoriale dopo aver ritirato nel 2013 a Pescara il Premio Speciale “Il Vittoriale” dalle mani del Presidente della Fondazione, Giordano Bruno Guerri.

Le prevendite di tutti gli spettacoli del Festival sul sito http://www.anfiteatrodelvittoriale.it e nei tradizionali punti di prevendita sul territorio.

Marco Guerini

“Ranocchio e lo straniero” sostenuti da Amnesty

Ritorna in libreria, edito dalla Bohem Press con la collaborazione di Amnesty International Italia, “Ranocchio e lo straniero” di Max Velthuijs, una storia d’attualita’ assordante che racconta la realta’ dei nostri giorni, senza reticenze, per far riflettere e sconfiggere l’indifferenza, i pregiudizi, le superstizioni e la paura del diverso. Perche’, come dice Ranocchio, “siamo tutti diversi” e ognuno di noi ha bisogno dell’altro.Amnesty International Italia ha scelto di accompagnare “Ranocchio e lo straniero” perche’ le sue storie celebrano l’amicizia e il dialogo, mostrando come una comunita’ basata sul rispetto reciproco, la solidarieta’ e la tolleranza riesce a far fronte a ogni evento, previsto o imprevisto come l’arrivo di uno sconosciuto o la scoperta delle diversita’.“Un giorno, comparve uno straniero che si accampo’ al margine del bosco. Che tipo e’? Cosa cerca qui da noi? Quello e’ uno sporco lurido ratto… Con i ratti, bisogna stare in guardia, sono tutti ladri!” Inizia cosi’ la storia di Ratto, che dovra’ subire molte angherie e tante umiliazioni prima di vincere i pregiudizi degli altri e conquistare la loro amicizia.Cosi’ come i tanti piccoli e grandi difensori dei diritti umani in tutto il mondo, il protagonista di questa avventura pensa in autonomia, non si fa influenzare e spaventare dalle apprensioni e dai pregiudizi degli altri abitanti della valle e da solo decide di farsi una propria idea sullo straniero, cogliendo quello che di buono puo’ offrire. Per comprendere l’importanza di impegnarsi, fin da piccoli, contro gli stereotipi e le ingiustizie e agire concretamente per difendere i diritti umani. Max Velthuijs, nato a L’Aja, nel 1923, fin da bambino ama dipingere e colorare le storie che inventa. Dopo la seconda guerra mondiale torna a L’Aja, dove comincia a disegnare manifesti politici, francobolli, poster, e lavora a film d’animazione, pubblicita’ e spot televisivi. Diventera’ uno dei piu’ famosi illustratori per bambini dei Paesi Bassi e poi del mondo, e ricevera’ molti premi e numerosi riconoscimenti.Nel 1989 Max Velthuijs da’ vita alla figura di Ranocchio con il libro “Ranocchio e’ innamorato”, iniziando cosi’ la sua collaborazione con la casa editrice inglese Andersen Press con cui pubblichera’, negli anni successivi, altre 11 avventure di Ranocchio e dei suoi amici, ottenendo un successo internazionale.L’ispirazione per le storie di Ranocchio va cercata nella prima infanzia di Max: cresciuto in una famiglia pacifista con genitori aperti a nuove filosofie, ha trovato in questo clima i principali motivi delle sue storie: la tolleranza, l’importanza della comunicazione, la pace e la fratellanza.Nel 2004 ha ricevuto il premio Hans Christian Andersen, apice della sua lunga carriera artistica.

Amnesty International Italia

Divina Bellezza. Il Pavimento del Duomo di Siena

 

Pavimento duomo di Siena

La magnifica Cattedrale di Siena, a partire dal prossimo 18 agosto, corso il Palio dell’Assunta, fino al 27 ottobre, “scopre” il suo Pavimento a commesso marmoreo straordinario, unico, non solo per la tecnica utilizzata, ma anche per il messaggio delle figurazioni, un invito costante alla Sapienza. Abitualmente, il prezioso tappeto di marmo è protetto dal calpestio dei visitatori e dei numerosi fedeli.

Si tratta del pavimento “più bello…, grande e magnifico”, che mai fosse stato fatto, secondo la nota definizione del Vasari, fra i più noti scrittori d’arte. È il risultato di un complesso programma iconografico realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. La tecnica adoperata durante i secoli passati è quella del graffito e del commesso con marmi di provenienza locale come il broccatello giallo, il grigio della Montagnola, il verde di Crevole, ecc.

I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono disegnati da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi, oltre che da un pittore “forestiero” come l’umbro Pinturicchio, autore, nel 1505, del celebre riquadro con il Monte della Sapienza, raffigurazione simbolica della via verso la Virtù come raggiungimento della serenità interiore.

I visitatori potranno inoltre “deambulare” intorno al coro e all’abside ove si conservano le tarsie lignee di Fra Giovanni da Verona, eseguite con una tecnica simile a quella del commesso, con legni di diversi colori, raffiguranti vedute urbane, paesaggi e nature morte.

Il percorso completo OpaSiPass permette, oltre alla visita del Pavimento in cattedrale, quella al Museo dell’Opera ove si potranno ammirare, nella Sala delle Statue, i mosaici con i simboli delle città alleate di Siena e le tarsie originali di Antonio Federighi con le Sette età dell’Uomo. Nella Sala dei Cartoni, il cui ingresso fiancheggia la magnifica Maestà di Duccio, è visibile la celebre pianta del Pavimento del Duomo delineata da Giovanni Paciarelli nel 1884, che permette di avere un quadro d’insieme delle figurazioni e dell’itinerario che, dall’ingresso, conduce fino all’altar maggiore. Il percorso integrato prevede anche l’accesso alla cosiddetta “Cripta”, sotto il Pavimento del Duomo e al Battistero.

Contemporaneamente, per chi volesse vedere il Pavimento anche dall’alto con la visita guidata, è possibile prenotare l’itinerario Opa Si pass Plus che, oltre all’accesso a tutti i siti museali del Complesso, permette la salita verso la Porta del Cielo. Continua infatti l’apertura straordinaria del magnifico percorso dei sottotetti della Cattedrale, in cui per secoli nessuno è potuto accedere, ad eccezione delle maestranze e degli addetti ai lavori. L’itinerario verso il ‘cielo’ della Cattedrale comincia da una scala a chiocciola inserita dentro una delle torri terminanti con guglie che fiancheggiano la magnifica facciata del Duomo.

Il nuovo “catalogo” relativo alla scopertura del Pavimento della Cattedrale, alla Porta del Cielo, dal titolo Virginis Templum (Siena, Cattedrale, Cripta, Battistero), pubblicato in cinque lingue, guiderà il visitatore all’interno del Complesso monumentale del Duomo. Il libro di Marilena Caciorgna contiene al suo interno un agile “percorso pavimento” graficamente segnato dai motivi ornamentali marmorei bianchi e verde scuro, una “guida” nella “guida”. Anche la pianta del Paciarelli, in maniera stilizzata, è rappresentata insieme alle altre che corredano il libro, quale utile strumento per il visitatore.

Tra i servizi offerti saranno inoltre disponibili visite guidate in cui professionisti del settore, in varie lingue, condurranno i visitatori alla scoperta di questo straordinario capolavoro.

La manifestazione, fortemente voluta dall’Opera della Metropolitana, è organizzata da Opera Gruppo Civita.

Cattedrale di Siena

18 agosto – 27 ottobre 2014

Orari di apertura

Dal lunedì al sabato 10:30 – 19:30

Domenica 9:30 – 18:00

Biglietti

Opa Si Pass all inclusive ticket €12,00

Cattedrale, Pavimento e Libreria Piccolomini

Intero € 7,00

Riduzione scuole € 3,00

Riduzione gruppi più di 15 pax € 5,00

Diritti di prenotazione € 1,00

Porta del Cielo più Pavimento e Libreria Piccolomini

Biglietti individuali € 25,00

Tariffa gruppi (intera fascia e/o 17 Pax) € 400,00

Opa Si Pass Plus (Porta del Cielo + Opa Si Pass all inclusive) € 30,00

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

La viola, strumento poco conosciuto. Intervista a Danilo Rossi

La viola è uno strumento poco conosciuto al grande pubblico, ma per il quale sono stati scritti brani famosi, nonché colonne sonore.

In questa intervista, ci viene presentata da Danilo Rossi, prima viola del Teatro alla Scala che affronta argomenti di ampio respiro, dando adito ad alcune interessanti riflessioni e di sicuro interesse per il neofita.

Maestro Rossi, com’è nata la passione per il suo strumento?

La passione per la viola è nata ascoltando la stupenda colonna sonora del film “Marco Polo”, composta dal Maestro Ennio Morricone, interpretata da un grande violista che poi è stato anche uno dei miei Maestri, Dino Asciolla.

Può descriverci l’evolversi dei suoi studi?

A sei anni ho iniziato a studiare il violino con un bravo Maestro, nella mia città, Forlì. Questi, non faceva molta attività, ma era stato allievo di Materassi a Bologna, grande didatta e violinista. Quindi l’impronta era già ottima. Successivamente sono stato indirizzato allo studio della viola. In un primo tempo non la presi bene e per tre anni ho studiato entrambi gli strumenti. A quattordici anni ho frequentato la scuola di Fiesole per studiare con Piero Farulli. Il Maestro, però, mi consigliò di studiare la tecnica e mi indirizzò ad un suo allievo, Fabrizio Merlini. Ho ottenuto il diploma a diciannove anni, seguito da ambedue. Fin dai diciassette anni frequentavo anche le lezioni del Maestro Asciolla. Ho seguito anche Bashmet che ha affinato ulteriormente la mia musicalità.

Con i suddetti insegnanti, sono riuscito a completare i miei studi strumentali.

Preferisce suonare in orchestra, in duo o da solista?

A me piace suonare, dove, come, con chi non importa.

C’è un brano che lei interpreta con particolare trasporto?

Ogni brano che affronto ha il mio massimo trasporto. Tra tutti sento particolarmente vicina la Sonata per viola e pianoforte di Šostakovič e il Trio di Brahms con violoncello e pianoforte.

Può parlarci di un autore che sta studiando in modo particolare in questo momento?

Sto lavorando ai due concerti classici per viola e orchestra di Hoffmeister e Stamitz, studiati per una vita. Ora che ho realizzato il cd e dvd di questi brani, e li sto portando in tour con l’Orchestra del Conservatorio di Lugano, li ho approfonditi come mai prima avevo fatto. Sono tutti e due molto importanti per la tecnica e la pulizia che li caratterizzano.

Cosa pensa dei duetti per violino e viola di Mozart?

Sono due capolavori di stile, tecnica e fantasia.

Quali sono i teatri che la soddisfano maggiormente dal punto di vista acustico?

I nostri teatri sono stupendi. Non aiutano, ma hanno un sapore unico. Anche quelli più piccoli. Sottolineerei, tra gli altri, il Teatro Massimo di Palermo, il San Carlo di Napoli e naturalmente il Teatro alla Scala; non dimenticherei anche il Regio di Torino

Crede che Beethoven possa essere un buon tramite per coloro che ancora non sono educati alla musica?

Certamente, ma non è il solo. Verdi, Rossini, Mozart, Mahler, i grandi compositori possono essere tutti importanti per la divulgazione della musica. Basta saperli presentare bene e proporli in modo corretto.

Interpretando quale compositore lei ha ottenuto le maggiori soddisfazioni?

Con tutti. Ovviamente alcuni compositori mi sono più consoni. Forse quelli che citavo prima.

Ricorda un’occasione in cui ha avuto particolare successo?

Ne ricordo diverse, fra le altre ricordo la mia prima esecuzione del Concerto di Bartok alla Scala con la Filarmonica e Riccardo Muti, la sinfonia concertante di Mozart alla Sala Grande del Conservatorio con la Filarmonica di Mosca, Schwanendreher alla Fenice di Venezia, Aroldo in Italia di Berlioz, interpretata al Regio di Torino, diretta da Noseda.

A suo avviso come percepisce il pubblico la musica contemporanea?

Dipende da che musica è. Se bella o brutta, la differenza sta tutta lì.

Dove va, secondo lei, la musica in questo nuovo Millennio?

Va dove la vogliamo mandare. Se vogliamo renderla di tutti, dobbiamo andare verso tutti, parlo degli esecutori, dei compositori, dei direttori artistici, eccetera. Se la vogliamo far morire, invece, la gestiamo come fanno tanti, che propongono scelte assurde in modo da far divenire il proprio essere musicista come una attività di élite.

Può parlarci delle sue prossime produzioni discografiche?

Sto lavorando all’incisione dei duetti per violino e viola di Mozart, alla Passacaglia di Haendel e ai Madrigali di Nartinu: tutto violino e viola con Marco Rizzi. Poter suonare violino e viola è bellissimo, due solisti che si incontrano senza intermediari. Fantastico!

Intervista di Bruno Bertucci

 

 

 

 

 

“C’è una pallottola per te” in Pakistan

Una notizia che dovrebbe portare ad una petizione di tutti i giornalisti, in tutto il mondo.

Secondo un rapporto di Amnesty International, dal titolo “C’e’ una pallottola per te”, i giornalisti del Pakistan vivono sotto la costante minaccia di omicidi, intimidazioni e atti di violenza da parte di servizi segreti, partiti politici e gruppi armati come i talebani. Le autorita’ non fanno praticamente nulla per fermare le violazioni dei diritti umani contro gli operatori dell’informazione e per portare i responsabili di fronte alla giustizia. Dal ritorno a un sistema democratico, nel 2008, Amnesty International ha registrato 34 casi di giornalisti assassinati a causa del loro lavoro; solo in un caso gli autori sono stati identificati e sottoposti a processi. Ma questo e’ solo il dato piu’ brutale. Nello stesso periodo, molti altri giornalisti sono stati minacciati, intimiditi, sequestrati, torturati o sono scampati a tentativi di omicidio. “La comunita’ dei giornalisti del Pakistan e’ a tutti gli effetti sotto assedio. Soprattutto coloro che si occupano di sicurezza o di diritti umani vengono presi di mira da tutte le parti, nel tentativo di ridurli al silenzio” – ha dichiarato David Griffiths, vicedirettore del Programma Asia – Pacifico di Amnesty International. “Le costanti minacce li pongono in una situazione impossibile, in cui ogni storia che raccontano li espone alla violenza da una parte o dall’altra”. Il rapporto odierno di Amnesty International si basa su un’ampia ricerca sul campo su oltre 70 casi e su interviste con piu’ di 100 operatori dell’informazione. Numerosi giornalisti intervistati da Amnesty International hanno segnalato intimidazioni o attacchi da parte di soggetti ritenuti legati alla temuta direzione dei servizi segreti militari (Isi). Alcuni di essi hanno accettato di raccontare la loro storia sotto falso nome, mentre altre storie sono state omesse dal rapporto nel timore che neanche uno pseudonimo li avrebbe tenuti al riparo da minacce alla loro vita. L’Isi e’ stata implicata in numerosi rapimenti, torture e uccisioni di giornalisti, ma nessun agente in servizio e’ stato mai chiamato a risponderne. Cio’ ha consentito ai servizi segreti di agire al di la’ della legge. Le violazioni dei diritti umani ad opera dell’Isi seguono un modello ricorrente, che inizia con telefonate minatorie e prosegue con sequestri, torture e altri maltrattamenti e, in alcuni casi, l’uccisione dell’ostaggio. I giornalisti subiscono attacchi anche da parte di attori non statali. L’agguerrita competizione per trovare spazio sugli organi d’informazione comporta che potenti esponenti politici esercitino forti pressioni per avere una copertura stampa favorevole. A Karachi, i sostenitori del Movimento muttahida qaumi e del gruppo religioso Ahle Sunnat Wal Jamaat sono accusati di atti d’intimidazione e anche omicidi nei confronti di giornalisti. Nelle zone di conflitto del nordest del Pakistan come nella regione del Balucistan, i talebani, il gruppo armato lashkar-e-jhangvi e i gruppi armati baluci minacciano apertamente di morte i giornalisti e li attaccano quando denunciano i loro abusi o non promuovono la loro ideologia. Anche nel Punjab, i giornalisti vanno incontro a minacce da parte dei talebani e dei gruppi collegati a lashkar e-jhangvi. Nonostante questa ondata di violenza e attacchi, le autorita’ pakistane hanno ampiamente mancato di assicurare alla giustizia i responsabili. Nella stragrande maggioranza dei casi su cui Amnesty International ha svolto ricerche, raramente le autorita’ hanno svolto indagini adeguate sulle minacce e gli attacchi o portato i responsabili in un’aula di tribunale. Solo in una manciata di casi di alto profilo e quando l’oltraggio dell’opinione pubblica non ha reso possibile agire diversamente, le autorita’ hanno svolto indagini piu’ approfondite. “Il governo ha promesso di migliorare questa terribile situazione, anche attraverso l’istituzione di un procuratore incaricato delle indagini sugli attacchi contro i giornalisti, ma di concreto e’ stato fatto poco” – ha commentato Griffiths. “Una misura determinante sarebbe quella d’indagare sulle agenzie militari e d’intelligence assicurando cosi’ i procedimenti giudiziari nei confronti dei responsabili. Coloro che prendono di mira i giornalisti saprebbero in questo modo di non poter piu’ agire impunemente” – ha aggiunto Griffiths. I proprietari dei mezzi d’informazione a loro volta dovrebbero assicurare formazione adeguata, sostegno e assistenza ai giornalisti, per meglio valutare e affrontare i rischi collegati al loro lavoro. “Senza questi provvedimenti urgenti, gli operatori dell’informazione del Pakistan rischiano di essere ridotti al silenzio. Questo clima di paura ha gia’ avuto un effetto raggelante sulla liberta’ d’espressione e sul piu’ ampio tentativo di denunciare le violazioni dei diritti umani nel paese” – ha concluso Griffiths.

Amnesty International Italia

Un’Opera per il Castello 2014

Da lunedì 14 luglio 2014 sarà on line il bando della quarta edizione del Concorso nazionale Un’Opera per il Castello, dedicato ai giovani artisti, per selezionare un progetto artistico ideato per Castel Sant’Elmo di Napoli.

Il tema di quest’anno è dedicato alla comunicazione: “Lo spazio della comunicazione. Connessioni e condivisione”.

Castel Sant’Elmo rivolge un invito agli artisti a presentare un’opera o un progetto in cui centrale è il tema dell’arte come comunicazione, connessione e condivisione di idee, di riflessioni, di stati d’animo. Stabilire una relazione tra i fruitori, la creazione artistica e il Castello è la sfida che viene rivolta quest’anno ai partecipanti. L’arte è da sempre veicolo di conoscenza e di emozioni e il Castello per la sua storia passata e per la sua posizione predominate rispetto al centro urbano, ma allo stesso tempo visibile da ogni parte della città, può rivelarsi il luogo quanto mai adatto per accogliere azioni, gesti, segni che invitino il pubblico a partecipare, a connettersi e a condividere il progetto artistico.

Opera per castelloLa partecipazione, libera e gratuita, si perfeziona con l’iscrizione e l’invio del materiale online al sito web del concorso: http://www.polonapoli-projects.beniculturali.it , entro il 14 novembre 2014.

Possono partecipare gli artisti di nazionalità italiana o straniera che operano stabilmente sul territorio italiano, di età compresa tra i 21 anni e i 36 anni -singolarmente o in gruppo- che possono aver svolto la loro formazione presso istituti italiani e stranieri ed esposto preferibilmente in una galleria, centro culturale, fondazione, istituzione museale pubblica o privata verificabile e riconosciuta come tale.

I progetti dovranno essere inediti, il vincitore riceverà un premio di 10mila euro, comprensivo della realizzazione dell’opera\progetto.

Il concorso promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta è stato reso possibile grazie alla collaborazione e il sostegno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee- Servizio V, nell’ambito del Piano Arte Contemporanea.

Il concorso Un’Opera per il Castello si inserisce nella politica di valorizzazione e divulgazione dell’arte contemporanea che la Soprintendenza del Polo Museale svolge da anni nei musei napoletani.

In particolare, Castel Sant’Elmo ha avuto un ruolo fondamentale per la diffusione della conoscenza del linguaggio artistico contemporaneo attraverso la realizzazione di numerosi eventi espositivi e manifestazioni, divenendo luogo di ricerche e sperimentazioni e sede di numerose opere realizzate site specific .

La vocazione al contemporaneo si è consolidata con l’apertura, nel marzo del 2010, della sezione museale Novecento a Napoli (1910 -1980) per un museo in progress, dedicata agli accadimenti storico-artistici nella città e alla costante relazione di questi con lo svolgersi dei movimenti e delle poetiche di riferimento nazionale, dal Futurismo al 1980, quando la città è al centro del panorama artistico internazionale. Nel futuro del museo, che si definisce non a caso in progress, è prevista non solo l’acquisizione di nuove opere d’arte e l’ampliamento dei suoi confini cronologici e tematici, ma anche un confronto continuo sia con la storia del Novecento che con il vasto e variegato panorama delle esperienze creative attuali.

La giuria, che sarà nominata dopo la scadenza dei termini di consegna delle domande, sarà composta da storici dell’arte, professori universitari e dell’Accademia di Belle Arti, galleristi, curatori, esperti del settore e rappresentanti di realtà che interagiscono con le giovani generazioni di artisti, oltre che da un rappresentante della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee.

E’ prevista, inoltre, l’organizzazione di un evento espositivo finale nel quale sarà presentato il lavoro artistico vincitore, con la possibilità di una mostra dei primi dieci progetti selezionati e un catalogo che documenterà le biografie degli artisti finalisti e i loro lavori. L’opera vincitrice verrà acquisita dalla Soprintendenza ed entrerà a far parte della collezione permanente di Castel Sant’Elmo.

Il concorso si avvale del sostegno di Metropolitana di Napoli, Italcoat, Seda e Istituto Banco di Napoli;

Castel Sant’Elmo è uno dei musei associati all’ AMACI – Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani.

Supporto tecnico- organizzativo di Civita.

In occasione della terza edizione, nel 2013, la giuria ha premiato due progetti vincitori ex aequo che saranno presentati a Castel Sant’Elmo a settembre:

Le Jardin del collettivo franco-italiano composto da Romain Conduzorgues, Baptiste Furic, Jule Messau (associazione Bellastock) Giulia Beretta, Francesca Borrelli, Francesco Cianciulli, Carolina Rossi ; My dreams, they’ll never surrender di Gian Maria Tosatti.

B. I.