Un’Arena da (s)coprire. I progetti vincitori per la copertura dell’Arena di Verona

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Tre vincitori, ottantasette progetti presentati (di cui ottantaquattro esaminati), oltre cento ore di lavoro della commissione giudicatrice, cinque parametri di valutazione, centomila euro stanziati dal Gruppo Calzedonia e un protagonista assoluto: l’Arena di Verona.

Sono alcuni dei numeri del Concorso internazionale di idee per la copertura dell’Anfiteatro romano, patrimonio culturale nazionale e simbolo della città veneta, comunicati in occasione della presentazione alla stampa dei progetti premiati. Rivolto ad architetti e ingegneri, articolato nel rispetto dei vincoli archeologici, ambientali e architettonici dell’Arena, il concorso era stato bandito nel marzo 2016 dal Comune di Verona con l’obiettivo di garantire la protezione del monumento dagli agenti atmosferici e una sua migliore conservazione, migliorandone inoltre la fruibilità per le attività di spettacolo, oggi condizionate in caso di maltempo, grazie all’ideazione di una copertura apribile e reversibile. Ai tre vincitori, selezionati da una commissione composta da sette membri (due dirigenti comunali e cinque esperti), andranno rispettivamente quarantamila, ventimila e diecimila euro messi a disposizione dall’imprenditore Sandro Veronesi, Presidente del Gruppo Calzedonia.

«L’Arena è una realtà storico-architettonica unica nel suo genere a livello mondiale» ha detto Flavio Tosi, Sindaco di Verona. «L’obiettivo di questo concorso è di garantire ulteriormente la salvaguardia e la conservazione dell’antica struttura, perfezionando inoltre la sua fruizione quale luogo di spettacolo, grazie a una soluzione progettuale di equilibrata coesistenza e rispetto del monumento».

«Siamo da sempre legati a Verona» aggiunge Sandro Veronesi. «Pensiamo che supportare questo bando sia una grande occasione per la nostra città. Gli agenti atmosferici stanno danneggiando l’Arena e nostro primario obiettivo è di salvaguardare l’Anfiteatro. L’iniziativa di sostenere un concorso di idee ci ha permesso anche di proseguire un percorso nel quale da sempre crediamo e investiamo: il supporto del talento, il creare occasioni concrete e reali possibilità professionali per le nuove generazioni».

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I cinque parametri applicati per valutare le proposte sono stati: qualità e coerenza della soluzione architettonica, funzionale e ambientale; reversibilità della soluzione proposta e compatibilità con le strutture dell’Arena; compatibilità con gli aspetti di sicurezza e capienza dell’Anfiteatro; tipologia dei materiali proposti; componente tecnologica degli impianti. Il 28 per cento dei progetti è stato presentato da studi stranieri, il 72 per cento da studi di progettazione italiani.

La commissione giudicatrice ha sottolineato l’elevata qualità dei progetti, segnalando l’originalità di altre proposte oltre a quelle vincitrici. Quella del Concorso resta solo la fase iniziale di un percorso, a cui potrà seguire una fase successiva di concreta progettazione, di certo più impegnativa per il Comune di Verona e gli enti di tutela.

I tre progetti vincitori

Primo premio n. 59 – RTI SBP e GMP Stoccarda/Berlino (Germania)

La soluzione prevede un anello perimetrale poggiato sul bordo superiore dell’Arena e permette di raccogliere i teli di copertura, disposti su un solo ordine di cavi, consentendo un rapido mutamento di assetto da aperto a chiuso. Significativo appare il sistema di riavvolgimento dei cavi che può permettere di mantenere quasi completamente libero lo spazio aereo soprastante. Il riavvolgimento dei teli verso l’emiciclo a sud est genera una parte ad anello sempre coperta, la cui configurazione tuttavia interagisce in modo misurato con l’ellisse dell’Arena. La soluzione proposta, a copertura aperta, lascia quasi per intero visibile dalla cavea il tratto superstite svettante dell’anello esterno. L’anello sospeso che appoggia sul perimetro superiore dell’anfiteatro, nel risolvere il problema tecnico di sostenere e alloggiare i teli di copertura, offre una figura architettonica all’esterno e all’interno coerente e appropriata. La proposta appare presentare margini di miglioramento per quanto attiene i collegamenti della copertura con le strutture in sommità dell’Arena, collegamenti che nella configurazione attuale incidono sulle strutture dell’Anfiteatro.

Secondo premio n. 41 – RTI Capogruppo Vincenzo Latina (Siracusa)

Il progetto propone una soluzione, descritta con chiarezza ed efficacemente argomentata, che risponde in buona misura ai diversi requisiti posti dal bando di gara.

La copertura non altera i caratteri architettonici del monumento e l’anello strutturale posto in sommità richiama, verso l’interno un’idea di “portico sommitale”. Presenta una soluzione architettonica coerente con le strutture dell’Arena e definisce uno spazio appropriato nel rispetto della sua forma. Sostenuta da un anello reticolare poggiato sul margine superiore dell’Arena, attraverso un sistema di cavi metallici distanziati tra loro in verticale nella zona centrale, permette la chiusura e la protezione con segmenti gonfiabili accostati. Il profilo del sistema di copertura è visibile dall’esterno, ma interagisce in modo discreto e complementare con l’immagine e il profilo dell’Arena. All’interno la presenza di strutture è maggiore al perimetro e, in condizione di copertura aperta, i cavi aerei sono costantemente presenti al di sopra della cavea.

La proposta appare presentare margini di miglioramento per quanto riguarda la soluzione strutturale e architettonica del traliccio perimetrale. Terzo premio n. 66 – RTI Italo/Spagnola, Capogruppo Roberto Gianfranco Maria Ventura (Codogno – Lodi)

La proposta progettuale poggia la copertura su un sistema di alti pali posti all’esterno dell’anello, evitando quindi ogni contatto e impatto diretto con l’Arena. La soluzione architettonica e strutturale appare coerente con la struttura formale dell’Arena. Relativamente snelli e radi, i pali/sostegni si accostano ai fronti esterni formando l’immagine architettonica di una protezione di segno nitido e non invadente, pur costituendo un filtro costantemente presente all’immagine esterna dell’Arena. La copertura è costituita da teli, sostenuti da cavi riavvolgibili in un anello centrale che, pur se altamente ispirata ai velari degli anfiteatri romani, rappresenta una forte presenza visiva nello spazio aereo della cavea.

 

Roberto Bolis

Luca Pancaldi lascia i Barock Project

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“Durante questi dieci lunghi anni di avventure musicali insieme ai Barock Project molte cose sono accadute, ancora di più ne stanno accadendo ora e chissà quante ne accadranno in futuro. Anni trascorsi ad attendere la “svolta” che ogni musicista cerca; anni nei quali si facevano uno o due concerti, nei quali ci si trovava raramente per suonare insieme, nei quali si aspettava che qualcosa piovesse dal cielo. Con l’uscita di Skyline quel qualcosa è infine apparso. L’interesse verso la band è aumentato esponenzialmente negli ultimi mesi e di conseguenza l’impegno che ognuno di noi deve dedicare a questo progetto in continua crescita. Dopo aver analizzato le mie possibilità e aspirazioni, sono giunto alla conclusione che il presente sia il momento migliore per separare la mia strada personale da quella dei Barock Project. Non senza dispiacere e nostalgia ho scelto di continuare a seguire altri percorsi professionali, che non potrebbero coesistere con la altrettanto impegnativa vita nella band. Con un po’ di tristezza, ma anche con la tranquillità di aver fatto la scelta giusta, auguro ai miei compagni di viaggio tutto il successo e la realizzazione che meritano, e che finalmente si profilano all’orizzonte”.

Sono le parole di Luca Pancaldi, il quale affida a una lunga riflessione le motivazioni per le quali lascia i Barock Project dopo undici anni di militanza. Entrato nel gruppo nel 2005, Pancaldi è stato il vocalist dei quattro album targati Barock (Misteriose Voci – 2007, Rebus – 2009, Coffee In Neukölln – 2012, Skyline – 2015) e del recentissimo doppio disco live Vivo: la crescita dei Barock e la necessità di maggiore impegno e concentrazione non consentono a Pancaldi di poter seguire con la dovuta attenzione l’evoluzione del gruppo. Dopo dieci anni di lavoro premiati non solo in Italia ma anche all’estero, i Barock hanno impresso un notevole cambio di velocità alla propria attività, soprattutto in vista dei futuri impegni dal vivo e del lavoro al quinto album. La separazione è amichevole, come sottolinea il tastierista Luca Zabbini: “Luca Pancaldi è entrato in questa band nel 2005, quando avevamo vent’anni, apportando con la sua voce quel sound che ha caratterizzato tutti i nostri dischi. Anche il nostro percorso è stato difficile durante i primi tempi, quando lottavamo per farci conoscere come nuova band prog, nonostante ognuno di noi avesse già anni di esperienza sui palchi con altre situazioni. Sono comunque stati dieci anni divertenti non solo per quanto riguarda la musica, e ci rendiamo perfettamente conto della richiesta di un impegno sempre più pressante che oggi questo gruppo deve e vuole affrontare. Ho sempre considerato Luca un ragazzo leale e anche in questa situazione ho apprezzato la sua onestà nel fare le sue scelte, che proprio per questo motivo rispettiamo in pieno. Anche da parte mia rimarrà la nostalgia sui palchi, ma tutto questo non andrà a intaccare il rapporto di amicizia e rispetto che abbiamo con lui. Non posso che augurargli il meglio, e lo ringrazio abbracciandolo forte anche in nome dei ragazzi, perchè se questa band esiste è anche grazie a lui”.

Chi si occuperà del canto nell’organico dei Barock Project? Le parti vocali hanno una posizione centrale nella scrittura e nella resa live dei Barock: prossimamente i ragazzi riveleranno novità sensazionali per chi segue la band dagli esordi e attende il loro ritorno sul palco dopo l’esperienza dello Skyline Tour, ma anche per chi ha scoperto i ragazzi con il travolgente doppio album Vivo. E’ proprio questo l’ultimo importante capitolo nella vicenda di una band talentuosa e ispirata, che proprio con un disco dal vivo ha voluto sintetizzare un decennio di storia all’insegna del miglior sympho-rock ma ha lanciato anche prospettive future con l’inserimento dell’inedito My Silent Sea.

 

Barock Project summer 2016 line-up:

Luca Zabbini – piano, tastiere, chitarra acustica  e voci

Eric Ombelli – batteria

Marco Mazzuoccolo – chitarra elettrica

Francesco Caliendo – basso

 

Donato Zoppo

Barock Project. L’intervista

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Negli anni ’70, durante la grande stagione rock, un disco dal vivo era la celebrazione di un momento di successo. Che significato ha VIVO nella vostra storia?

LUCA ZABBINI: Credo che questo doppio live abbia molteplici significati per quanto riguarda i Barock. Sicuramente c’è prima di tutto il desiderio di fare arrivare nelle case delle persone l’energia che questo gruppo sprigiona sul palco. Inoltre sono passati dieci anni dalla registrazione del nostro primo disco, quindi Vivo è anche una sorta di celebrazione di dieci anni di attività discografica. Non dimentichiamo che Vivo è anche una sorta di ”spartiacque” per quanto riguarda il gruppo, sia per quanto riguarda la nuova formazione, sia per quanto riguarda l’intenzione musicale e la direzione che stiamo prendendo.

ERIC OMBELLI: E’ un biglietto da visita dei nostri concerti presenti e futuri e insieme un momento per celebrare i dieci anni di attività del gruppo. Per voi il rapporto con il pubblico è essenziale: che differenze ci sono tra Barock Project live e in studio?

LUCA ZABBINI: Credo fortemente nell’energia che il pubblico ci trasmette durante i nostri concerti. E’ un feedback magico che ci permette di dare sempre il meglio di noi, sia on stage che nei dischi. In studio siamo sempre stati molto metodici e ognuno di noi partecipa alle idee che possono contribuire al prodotto finale. Quando abbiamo terminato un disco e lo presentiamo dal vivo, naturalmente in un primo tempo tendiamo a suonare i brani in maniera canonica come sono stati registrati. Ma nel tempo ci piace poi variarli e questo ci consente alle prove e sul palco di avere nuovi stimoli e divertirci suonando.

MARCO MAZZUOCCOLO: Beh credo davvero parecchia! Prima di tutto siamo tutti fan di musicisti che hanno sempre messo l’energia al primo posto, e credo che questo si rifletta sul nostro modo di suonare. Personalmente amo musicisti come Hendrix, Monk, Hiromi, Eric adora Rush e The Who e credo di poter parlare a nome di tutti riguardo ELP! Quando siamo tutti assieme su un palco tutta questa energia si moltiplica ed è lì che ci si diverte! Inoltre gli arrangiamenti in studio sono sempre molto ricchi e dal vivo cerchiamo di riproporli in modo più diretto proprio per dare un effetto diverso, più adatto al mood live. VIVO è un vero e proprio viaggio nella storia dei Barock. Guardando al passato, siete soddisfatti dei tre album precedenti a Skyline?

LUCA ZABBINI: Quei tre album sono stati registrati in periodi e condizioni molto diversi, sia a livello tecnico che di ”mood”.

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Con Misteriose Voci, nonostante fossimo già musicalmente abili e preparati, non lo eravamo molto in fatto di coesione e non avevamo ancora un’identità. Con Rebus stavamo già trovando la nostra strada, anche se andavano affinati ancora molti aspetti e inoltre c’erano varie tensioni. Ci tengo a dire che non sono mai stato soddisfatto per quanto riguarda il mixaggio di questi primi due dischi. La nostra vera identità, soprattutto per quanto riguarda il mio periodo creativo e compositivo, l’abbiamo raggiunta al terzo disco, Coffee In Neukolln, un disco che ascolto sempre con piacere.

Al di là dei riferimenti ai nomi dell’epoca d’oro, ogni band cerca di offrire la propria interpretazione del genere: che cosa, secondo voi, vi differenzia dai colleghi neo-prog?

LUCA ZABBINI: Ci sono davvero delle prog band fantastiche al giorno d’oggi. Credo che quello che ci differenzi maggiormente sia il fatto che nella nostra musica non vogliamo perderci in tecnicismi o virtuosismi fini a se stessi. Un bel brano può funzionare benissimo anche con quattro accordi. Purtroppo a volte mi capita di notare come alcuni si ostinano a etichettare la propria musica come ”prog” per il semplice fatto che ci ha messo un Mellotron e ha fatto brani da venti minuti. Sono tutte peculiarità del progressive, ma vecchia scuola. Oggi come all’epoca serve comunicare con la musica, ma in maniera differente. Sicuramente, in una società dove otteniamo tutto con un click, tante persone si giustificano col non avere più tempo per fare cose, come ascoltare un disco con attenzione e questa la dice lunga su come sia cambiato il modo di poter fare musica per l’ascoltatore.

ERIC OMBELLI: Senza dubbio un nostro punto di forza è l’assenza di pregiudizi e confini mentali che spesso ingabbiano chi fa musica di questo genere. Il prog non è un dogma ma un punto di partenza. Molte band replicano gli stessi suoni degli anni 70 e basta, noi invece proviamo a portare il vecchio genere nel nuovo secolo, anche con influenze moderne. Parallelamente l’utilizzo degli arrangiamenti orchestrali finemente curati da Luca Z è da sempre qualcosa che ci distingue e per cui ci riconoscono.

MARCO MAZZUOCCOLO: Credo che la forza dei Barock Project sia proprio quella di non riuscire ad essere catalogati. Sicuramente si sentono le influenze del prog anni ’70 che tutti noi amiamo, ma è tutto condito da arrangiamenti sinfonici e, specialmente negli ultimi due dischi, da un sound moderno. La melodia è sempre e comunque il filo conduttore, mi ricordo quando, appena entrato nella band, sentii per la prima volta brani come Back To You o Fool’s Epilogue, nonostante fossero corposi e con un sacco di temi mi rimasero subito in testa.

FRANCESCO CALIENDO: da musicista, ma prima di tutto da ascoltatore, sento in questa band l’originalità che non sempre si trova nella musica, ma soprattutto in un genere così radicato alle tradizioni. Le influenze sono tante, spesso molto presenti, e spaziano in una lunga lista di artisti e repertorio. Queste però sono parte del background musicale, insidiate nella cultura del compositore della band, e questo per me riesce a creare un prodotto non scontato, che viene ben miscelato con un sound che tende ad esplorare nuovi orizzonti. Non so se questo ci differenzia dalle altre band, ma credo fortemente che è una delle principali caratteristiche.

Alla fine del primo dischetto c’è una formidabile Los Endos dei Genesis: come mai?

LUCA ZABBINI: Suonare quel brano ai nostri concerti era abitudine durante i nostri live di dodici anni fa. L’abbiamo riproposto semplicemente come tradizione dei nostri live, solo perchè è un brano divertente da suonare. Skyline è stato un momento felice – non solo per il responso del pubblico – e i suoi brani animano il secondo dischetto. Che importanza riveste questo album?

LUCA ZABBINI: Skyline per quanto mi riguarda è stato il frutto di un periodo di vertiginosi alti e bassi nella mia vita. Indubbiamente per la band è stato un bel momento e durante le registrazioni ci siamo divertiti anche parecchio.Non posso nascondere che questo disco per me ha una certa importanza, anche se devo dire che oggi, sebbene sia uscito solo un anno fa, sento di aver scritto quei brani con una visione un po’ ”naif” delle mie vicende personali.

ERIC OMBELLI: Sicuramente Skyline ha avuto una grande importanza per la band perché ha contribuito molto a diffondere la nostra musica nel mondo, anche grazie a pregevoli collaborazioni con nomi di fama internazionale (De Scalzi, Whitehead), ma rappresenta anche un traguardo e un orgoglio personale essendo il primo disco che realizzo dopo tanti tentativi non riusciti con altri progetti.

In chiusura di album un inedito, My Silent Sea: di che si tratta?

LUCA ZABBINI: Quando ho scritto questo brano, mi sono reso conto di essere arrivato ormai ad un punto di svolta e con i Barock stiamo deviando verso una comunicazione diversa. Dovevo in qualche modo chiudere il capitolo Skyline, così ne ho ripreso musicalmente le atmosfere sognanti e il carattere narrativo per dare così un epilogo alla storia di questo uomo sulla zattera. Antonio De Sarno, il nostro scrittore di testi, ha ben pensato di dare il giusto senso alla musica che avevo scritto. Potrebbe tranquillamente sottotitolarsi Skyline Epilogue.

ERIC OMBELLI: E’ un brano piuttosto lungo che ricalca le atmosfere e i temi della canzone Skyline. E’ stata scritta da Luca Z e sulla sua demo abbiamo lavorato dapprima io, poi Marco e Francesco, contribuendo ognuno con le proprie idee… sono molto soddisfatto di questo metodo di lavoro e del brano che ne è scaturito.

MARCO MAZZUOCCOLO: My Silent Sea è un ponte verso il futuro, verso il prossimo orizzonte a cui puntare, sia musicalmente che nella vita. Ognuno di noi sta vivendo o ha vissuto distacchi importanti negli ultimi tempi, abbiamo dovuto affrontare dei cambiamenti che ci portano a guardare più in la di prima. Nel testo di Antonio emerge proprio questo, si giunge alla fine di un viaggio che porta inevitabilmente ad un altro, d’altronde l’orizzonte non si raggiunge mai, giusto? Musicalmente parlando credo rispecchi tutto questo, il nuovo album, infatti, è il nostro nuovo orizzonte, porterà grandi novità che non saranno certo le ultime! A proposito di live, il 18 giugno Luca Zabbini ha partecipato a un evento importantissimo: il concerto di tributo a Keith Emerson. Per i Barock è stato più di un ispiratore…

LUCA ZABBINI: Keith per me è stato molto più che un ispiratore. Direi un vero e proprio mentore ”indiretto” tramite la sua musica e se oggi sono un musicista stimato lo devo a lui. I Barock stessi non esisterebbero se non avessi mai scoperto i suoi dischi. Keith ha saputo trasmettere a tante persone nel mondo ciò che significa voler bene alla musica, perchè in fondo lui voleva questo. Al di là della facciata esterna su cui molti ancora si soffermano, come i coltelli nell’hammond e via dicendo, il vero Keith era quell’uomo devoto alla musica. Questo è ciò che ho avvertito da bambino quando l’ho ascoltato ed è stato l’esatto momento in cui ho iniziato ad amare veramente la musica con la emme maiuscola. Qual è secondo voi lo stato di salute del prog oggi? Ci sono vostri colleghi che seguite e volete segnalare?

LUCA ZABBINI: Inutile dire che il prog oggi è un genere di nicchia ed estremamente faticoso da ascoltare con attenzione, non nego il fatto che è così anche per il sottoscritto. Onestamente, per quanto possa sembrare il contrario, non ascolto quasi mai prog. Preferisco ascoltare diversi generi dove posso trarre ispirazione per filtrarli, mischiarli e scrivere qualcosa. Il prog è un genere per pochi affezionati, non ha più quel potere che aveva quarant’anni fa. Personalmente gli unici artisti che ascolto con piacere nel genere odierno sono sicuramente Steven Wilson e i Big Big Train. Il primo perchè guarda in avanti con un occhio rivolto al passato in maniera intelligente, i secondi perchè hanno delle soluzioni melodiche affascinanti e un cantante con una bella voce e che non mi stanca.

MARCO MAZZUOCCOLO: Domanda difficile! Credo però che abbia vissuto momenti più bui di questo. Ci sono band che hanno portato qualcosa di nuovo nel prog che hanno avuto grande successo: Steven Wilson, Dream Theater, Tool, Porcupine Tree e questo è importante perchè la nostra generazione ha più riferimenti a cui ispirarsi, loro hanno avuto “solo” i giganti degli anni ’70 noi invece abbiamo anche altro ed è questo che porta evoluzione alla musica. Ultimamente sono pazzo per gli Hiatus Kaiyote che sicuramente non piaceranno ai lettori di queste intervista! Di più simili a noi e più propriamente prog mi sono piaciuti molto i Leprous a Veruno e trovo molto interessanti anche gli Haken.

Al Festival Baja Prog di Mexicali è stato eretto un monumento – unico al mondo nel suo genere – dedicato al progressive, con un sistema audio che suona 24 ore non stop e include anche due vostri brani!

ERIC OMBELLI: Sicuramente qualcosa di cui essere fieri. Speriamo di poter portare là quelle note di persona prima o poi.

MARCO MAZZUOCCOLO: Grandioso! Sono fierissimo di tutto ciò! Spero che questo serva a cospargere il mondo di nuova musica senza isolare il mondo del prog più di quanto già non lo sia.

FRANCESCO CALIENDO: Penso che questo si possa tradurre in un bel riconoscimento artistico per Luca Zabbini e i Barock Project. È da Skyline qui che partirete per il nuovo disco in studio o dobbiamo aspettarci novità e sorprese?

LUCA ZABBINI: Il nuovo disco è già in lavorazione e avrà poco a che fare con i precedenti. Abbiamo virato la ”zattera”… sarà un disco molto più diretto e concreto. Non escludiamo le sorprese…

ERIC OMBELLI: Ogni disco dei Barock finora è stato un’evoluzione del precedente, pur senza rompere la continuità del nostro suono. Anche per il prossimo si può dire lo stesso. In più, pur mantenendo Luca come primo compositore, il contributo di ciascuno è sempre maggiore, rendendo i Barock sempre di più un gruppo nel vero senso della parola. Credo che gli effetti di questo processo siano molto positivi sulla nuova musica che ne è nata.

MARCO MAZZUOCCOLO: Il nuovo disco porterà grandi novità, per la prima volta stiamo collaborando anche io e Eric alla stesura dei brani, agli arrangiamenti e alle registrazioni. Un nuovo modo di lavorare con il quale stiamo ottenendo risultati sempre più soddisfacenti in termini sia compositivi che sonori. Sarà un sound nuovo, che però manterrà i punti cardine della band, sinceramente siamo tutti molto entusiasti e non vediamo l’ora di portarlo a termine!

La Biografia

L’idea di Barock Project nasce dal desiderio di combinare le più belle e perfette strutture della musica classica (principalmente musica barocca) con lo stile rock e l’armonia jazz, sostenuta da una struttura pop con l’intenzione dichiarata di rinnovare l’amore per il progressive rock degli anni ’70.

Il fondatore del progetto è il tastierista Luca Zabbini, pianista e compositore.

La sua passione per il celebre tastierista Keith Emerson (ELP), ha alimentato il suo desiderio di comporre e suonare una gamma completa di stili, dalla musica classica al rock e jazz.

Nell’estate del 2004, con Giambattista Giorgi, giovane bassista influenzato dal rock con grande passione per il jazz, e il batterista Giacomo Calabria forma la band.

Subito dopo un lungo tour europeo con “Children of the Damned” e il cantante degli Iron Maiden Paul Di’Anno, Luca Pancaldi entra nella band come voce solista.

Nel gennaio 2007 la band si esibisce dal vivo a Bologna (Italia) con un quartetto d’archi, su partiture scritte da Luca Zabbini, rilasciando un DVD intitolato “Rock in teatro”.

Nel dicembre 2007, pubblicato dalla Musea Records, esce il primo album “Misteriose Voci”. Il primo impatto è positivo e l’interesse si sviluppa su base internazionale, acquistando una connotazione di “Progressivo Italiano” dati i testi in lingua Italiana.

Nell’estate del 2009 la band rilascia il secondo album “Rebus”, con l’etichetta italiana Mellow Records, con ottime recensioni da tutto il mondo. La musica si evolve secondo gli schemi del progetto in un rock internazionale contaminato dalla classica, ed i testi sono ancora in Italiano, eccetto una traccia.

Nel marzo 2012, pubblicato dalla etichetta francese Musea Records, la band rilascia il terzo album “Coffee In Neukölln”, con testi in lingua inglese per l’apertura a nuovo pubblico internazionale. La risposta è immediata, con decine di migliaia di visualizzazioni del videoclip sulla rete e vendite del CD in molti paesi, ed i primi inviti a partecipare a rassegne musicali di livello in Italia (Live in Crevalcore e Festival di Veruno).

Nella band fanno il loro ingresso due nuovi musicisti: Marco Mazzuoccolo alla chitarra e Eric Ombelli alla batteria. In questa formazione i Barock Project fanno la loro apparizione live nel Veruno International Festival, riscuotendo immediato successo di pubblico e stampa specializzata.

Sulla scia di questa energia di consensi si apre un lungo periodo di composizione e gestazione del quarto album con la svolta dell’entrata nella scuderia artistica STARS OF ITALY (Vittorio De Scalzi, New Trolls, Gnu Quartet, Paul Whitehead ) e la scelta di un manager.

Giambattista Giorgi lascia la band e viene rimpiazzato al basso (in studio) da Luca Zabbini e dal vivo da Francesco Caliendo.

Nasce SKYLINE, quarto album in CD, pubblicato il giorno 8 Giugno 2015.

Questo lavoro di 70 minuti pieni di musica suddivisa in 10 tracce, è l’affermazione dei Barock Project. A partire dal prestigioso riconoscimento delle due partecipazioni di ospiti quali Vittorio De Scalzi (fondatore e leader dei NEW TROLLS) alla voce e flauto sulla canzone SKYLINE, e Paul Whitehead (disegnatore delle più famose copertine dei Genesis di Peter Gabriel e album storici del rock mondiale) che firma la copertina del disco.

Prenotazioni e vendite in 34 paesi del mondo, tanto da terminare due intere tirature, in una produzione indipendente sostenuta dal management del gruppo e dagli stessi musicisti.

A Luglio 2015 è uscita in Giappone una edizione speciale di SKYLINE in CD doppio con 2 bonus track, edita dalla discografica Marquee/LaBelle, leader rock in Giappone.

Da notare il sostegno preliminare di oltre 100 volontari donatori attraverso una campagna fundraising su Kickstarter ultimata con successo.

In novembre i Barock Project hanno presentato in concerto il loro ultimo album a Milano registrando l’intero concerto per un possibile progetto discografico live.

 

LINE UP:

Luca Zabbini – piano, tastiere basso e voci

Luca Pancaldi – voce solista

Eric Ombelli – batteria

Marco Mazzuoccolo – chitarra

Francesco Caliendo – basso

 

Special Guest: Vittorio De Scalzi (Voce e flauto nella traccia #3 SKYLINE).

 

Donato Zoppo

Il Palio del Drappo Verde a Verona

Si terrà domenica 5 marzo 2017 la 7a edizione di “Tra Storia e Ambiente – Piccolo Palio del Drappo Verde”, manifestazione che promuove il movimento a piedi in città, con attività ludico-culturali per bambini e adulti alla scoperta della Verona medievale.

La giornata è stata presentata dall’assessore allo Sport Alberto Bozza, in rappresentanza anche dell’assessore all’Ambiente Enrico Toffali.

“Nel corso della giornata, che punta a sensibilizzare bambini e adulti sull’importanza dello sport, del rispetto dell’ambiente e della storia cittadina – ha spiegato Bozza – i bambini potranno partecipare gratuitamente alla corsa e alla caccia al tesoro. Per tutta la giornata, inoltre, le famiglie potranno rivivere arti e mestieri dell’epoca medievale”.

Il programma prevede: alle ore 9.30 la corsa-gioco il “Piccolo Palio del Drappo Verde”, dedicata agli alunni delle scuole primarie cittadine, che percorreranno parte dell’antico tragitto del Palio di Verona. La partenza è da Porta Borsari con arrivo in piazza dei Signori, dove i bambini parteciperanno ad alcuni giochi al termine dei quali si svolgeranno le premiazioni. Alle ore 14, 15,15 e 16.30 i bambini e i loro genitori avranno la possibilità di partecipare gratuitamente ad uno dei tre turni della caccia al Tesoro alla scoperta di Verona. Partenza da piazza Erbe, dal punto informativo dell’Ecosportello del Comune. Per tutta la giornata, sempre in piazza Erbe, verrà realizzato l’allestimento di un’antica strada medievale delle arti e mestieri, dove artigiani, lavorando sul posto in costume d’epoca, proporranno le attività che facevano parte della vita quotidiana di un tempo. Sarà inoltre presente il Ludobus con giochi per bambini e adulti.

Per la partecipazione al Piccolo Palio e alla caccia al tesoro è obbligatoria la prenotazione, che può essere fatta inviando una e-mail all’indirizzo ecosportello@comune.verona.it o telefonando ai numeri 0458078666 – 3358242946.

Roberto Bolis

Centrodarte 17 a Padova

A poche settimane dalla conclusione della stagione dei 70 anni, il Centro d’Arte propone una rassegna che ne riprende la formula e l’indirizzo, premiata da un successo di pubblico entusiasmante: per il 2017 il cartellone, sempre ricco di novità, offre occasioni di ascolto che sfidano i generi e le etichette, serate di musica che illustrano i molteplici linguaggi della contemporaneità, dal jazz alla composizione, dall’improvvisazione sperimentale alla ricerca elettroacustica.

Radicato in una storia che si intreccia fin dalle sue origini a quella dell’Università, ma anche della vita musicale di una Padova sempre aperta sulle più vivaci esperienze internazionali, il Centro d’Arte propone sempre più spesso progetti originali, in dialogo con gli artisti e intrecciando collaborazioni dentro e fuori la città, con festival e rassegne affini e strutture di produzione attrezzate come il Conservatorio. E grazie anche a una politica volta a favorire la massima accessibilità, specie agli universitari, continua a crescere insieme a un pubblico sempre più curioso e consapevole.

L’apertura della stagione 2017 è avvenuta lo scorso 30 gennaio nella storica e bellissima sede della Sala dei Giganti, dove il Centro d’Arte ha ‘abitato’ per lunghi anni.

Realistic Monk è il duo formato da un guru del sampling, il californiano – ma giapponese d’adozione – Carl Stone e un’artista e compositrice giapponese trapiantata in Germania, Miki Yui. Lo si ascolta per la prima volta in Italia il 7 marzo all’Auditorium Pollini in diffusione spaziale. Un viaggio tra suoni delicati, ai limiti del percepibile, a stimolare un ascolto immersivo e concentrato di paesaggi sonori che emergono da voci, rumori, registrazioni di ambiente e diversi fenomeni acustici. Una nuova collaborazione con il laboratorio SaMPL del Conservatorio di Padova.

Non si trattasse di un progetto precisamente organizzato, Bigmouth si potrebbe definire, come si faceva un tempo, una all star formata dai sassofonisti Tony Malaby e Chris Cheek, dal pianista Craig Taborn e dal batterista Gerald Cleaver, raccolti attorno al contrabbassista Chris Lightcap, eccellente esempio di jazz contemporaneo, svincolato da ogni scuola, in equilibrio perfetto tra melodia e libera improvvisazione. Al Torresino il 26 marzo, in esclusiva italiana.

Dopo essere apparsa lo scorso anno nel trio di Eric Revis torna a Padova, come leader di una propria formazione, la pianista canadese Kris Davis, insieme a John Hébert, contrabbasso e Tom Rainey, batteria. Un concerto non amplificato, nuovamente nella cornice sontuosa della Sala dei Giganti al Liviano, il 5 aprile (unica data nazionale).

Far East Network è un progetto transnazionale e tutto asiatico nato per iniziativa di un artista geniale e poliedrico, il giapponese Otomo Yoshihide, che ha raccolto attorno a sé tre artisti affini provenienti da Cina, Corea, Singapore. Il quartetto fa ricorso a diversi strumenti e diversi approcci elettroacustici, dal trattamento sperimentale della chitarra, al feedback, alla generazione sintetica, all’uso dei microfoni a contatto. L’improvvisazione e l’esplorazione di terre sonore incognite è la cifra di questo gruppo radicale, al Torresino il 22 aprile.

È stata una delle sorprese del 2016, il duo costituito dal trombettista Gabriele Mitelli e dal vibrafonista Pasquale Mirra, Groove & Move, carico di suggestioni e magie sonore e che ha incontrato un unanime successo di critica. Sarà al Torresino il 28 aprile, in apertura per un’altra esibizione molto attesa, quella della Natural Information Society, guidata da Joshua Abrams. Bassista e specialista del guimbri marocchino, Abrams mescola la sua preparazione jazzistica con una ricerca sulle ripetitività incantatorie della musica nordafricana e mediorientale. Con Lisa Alvarado all’harmonium e percussioni, Ben Boye all’autoharp e Mikel Avery alla batteria. Esclusiva italiana.

Il 5 maggio al Torresino prima apparizione italiana per il trio Arashi, uno dei gruppi di free jazz più potenti e originali in circolazione, con Akira Sakata ai sassofoni, Johan Berthling al basso e Paal Nilssen-Love alla batteria. Sakata è un veterano della musica improvvisata nipponica (tra le sue collaborazioni più importanti quelle con Yosuke Yamashita e Bill Laswell). Lo svedese Johan Berthling è noto quale componente di Fire!, mentre il norvegese Paal Nilssen-Love, tra le decine di apparizioni, spicca come batterista di The Thing.

Altra doppia serata, ancora al Torresino, il 18 maggio.

Apre il duo Kalimi (Giovanni Di Domenico, tastiere; Mathieu Calleja, batteria), che miscela una ricerca su suoni e timbri vicina sia all’improvvisazione di estrazione jazzistica che al noise-rock e alla psichedelia.

E conclude l’australiano Oren Ambarchi, con una performance solistica incentrata sulle sue recenti incisioni discografiche. Interessato a diverse correnti espressive, Ambarchi è chitarrista, batterista, manipolatore elettronico. I suoni brani possono investigare le pure tessiture elettroniche, rivisitare le costruzioni ritmiche del kraut-rock anni ’70, insistere sul minimalismo oppure affrontare la composizione istantanea. Ha suonato in decine di dischi a suo nome o in team con molti colleghi di analoga estrazione. Importante il suo sodalizio nel trio Haino Keiji-Jim O’Rourke-Ambarchi.

Come per la passata stagione, i concerti di Centrodarte17 avranno tre tipologie di prezzo: gli interi restano a 12 euro; i ridotti passano a 5 euro e comprendono tutti gli studenti di qualsiasi scuola o università; infine, solo per gli studenti dell’Università di Padova rimane il biglietto a prezzo speciale a 1 euro.

 

Sara Pezzato

Risottino alla zucca, Bagoss e finferli

Ecco una nuova Ricetta di Renato.

Ingredienti

3 etti di riso Carnaroli

5 etti di zucca

3 etti di finferli freschi

50 g di Bagoss stagionato

50 g di burro casareccio

1 scalogno, 1 spicchio d’aglio

Franciacorta bollicine per sfumare

Brodo di carne

Olio d’oliva

Formaggio grattugiato

Sale, pepe

Preparazione

Lavate con cura i finferli, quindi poneteli in una casseruola dove avrete fatto soffriggere nell’olio d’oliva lo scalogno tritato e lo spicchio d’aglio intero che toglierete non appena imbiondito. Fate cuocere i funghi fino a farli appassire, quindi aggiungete il riso che farete tostare a fiamma viva per un paio di minuti; quindi aggiungete il Franciacorta sfumandolo, lasciate la fiamma viva per qualche secondo ancora, rimestando con cura. Aggiungete ora la zucca tagliata a pezzetti, abbassate la fiamma e cuocete aggiungendo il brodo. Quando il riso sarà a metà cottura, aggiungete il Bagoss spezzettato, mescolando con cura. Finite la cottura, aggiungendo una spolverata di pepe e un filo di olio d’oliva crudo, sale e formaggio grattugiato a piacere. Servite caldo, abbinando il piatto con un Franciacorta Brut servito freddo.

Renato Hagman

Il vino bresciano

sam_3961La vinificazione è un’arte. E come ben sapete, l’arte di quegli uomini che hanno dedicato la loro vita al lavoro nei campi. Senza niente togliere ai contadini in genere, parlo dei vignaioli, cioè di coloro che con la loro professionalità, con i loro gesti, giorno per giorno “vivono” sul vitigno, in tutte le stagioni. Certo, non voglio dimenticare i cantinieri che, dopo la raccolta delle uve e la pressatura più o meno soffice, si prendono cura ufficialmente del mostro e poi… con la capacità, la dedizione che solo pochi uomini (di talento) riescono ad avere, lo tramutano in un capolavoro espressivo. Per il profumo, l’acidità, il colore, il perlage, le bollicine, eccetera. La cura del tempo, del remuage, della giusta umidità e non per ultimo l’assemblaggio dei millesimati.

 

sam_3118Parliamo della zona, del terroir, come si dice, che intende verdi colline, ridenti declivi, le file geometriche dei filari, uomini che esaltano il loro territorio, col proprio lavoro. Il terroir, dicevo, è infine uno spazio curato, per la sua forma geografica, idrologica, geologica ed infine microclimatica. Sono situazioni molto importanti l’ubicazione della zona di produzione del vino. Basti pensare di tracciare una linea orizzontale tra il Friuli Venezia Giulia e la zona degli Chateaux francesi: si intersecano i migliori vini bianchi. O tra il Piemonte e la Borgogna, si ottiene la stessa cosa per i rossi.

La Franciacorta, colline, prati, montagne e lago d’Iseo, contribuisce col proprio microclima a produrre degli ottimi vini. Se si pensa ai rossi, si parla di vitigni come Barbera, Nebbiolo, Cabernet Franc e Sauvignon, Carmenere; vitigni inimitabili e perfettamente riconoscibili che permettono la D.O.C. del Curtefranca Rosso.

Da qualche anno, certe aziende agricole utilizzano solo due tipo di vitigno, come il Merlot e il Cabernet, per imitare una moda francese. Per i vini bianchi, i vitigni sono Pinot Bianco e Chardonnay, uno per la struttura e l’altro per il floreale. Con l’aggiunta di Pinot Nero, e fermentato in bottiglia, si arriva al metodo classico, che con le varie tempistiche e con più o meno aggiunte, riesce a produrre tipologie diverse, come il Pas Dosè, il Brut, l’Extra Brut, il Rosé. Naturalmente tutti D.O.C.G. Ho volutamente lasciato per ultimo il “satèn”, parola bresciana che significa setoso, con il 100% di uve Chardonnay con una minore pressione in bottiglia che me determina la peculiare morbidezza gustativa. Viene imbottigliato nella primavera dopo la vendemmia; dopo 24 mesi dalla rifermentazione, si effettua il remuage, il degorgement e il confezionamento. Il metodo Franciacorta D.O.C.G.

Lo scorso febbraio, presso il Park Hotel di Brescia, le 44 aziende agricole della Franciacorta hanno presentato i loro prodotti. Ottime le riuscite di vini d’eccellenza con degustazioni davvero gradevoli e gradite.

 

Renato Hagman

 

Un’amicizia lunga cent’anni

Arthur Hastings, gentiluomo inglese, partecipò alla prima guerra mondiale raggiungendo il grado di capitano dell’esercito britannico. Lasciò il servizio a seguito di una ferita che lo portò in convalescenza in una zona tranquilla, dove risiedevano anche dei profughi stranieri, tra i quali i belgi dopo l’invasione del Paese, neutrale, da parte delle potenze dell’Alleanza. Tra questi, Hercule Poirot che divenne suo amico. I due si incontrarono il 16 luglio del 1916 e rimasero amici per sempre, pur tra frecciate sui baffi mancanti dello stesso Hastings, sulla sua passione per le donne, sulle sue considerazioni azzardate o improbabili circa la soluzione dei delitti sui quali indaga Poirot. Il belga, infatti, era un ufficiale di polizia nel suo Paese, dotato di un’intelligenza superiore e, pertanto, poco adatto alla carriera nelle forze dell’ordine dove o non lo consideravano affatto, oppure veniva tenuto da parte perché non facesse ombra. Deciso, quindi, a lavorare per conto proprio, divenne ben presto il più apprezzato e noto detective privato della storia. E come accadeva già per i casi di Holmes, anche Poirot doveva avere, almeno per la maggior parte delle sue vicende, un aiutante prezioso, ma non troppo concorrenziale. Sembra, tra l’altro, che Hastings e Poirot si conoscessero già in Belgio, dove il capitano lavorava per i Lloyd’s. Arthur e Poirot, nati dall’abile penna di Agatha Christie, si troveranno ad operare insieme in ben otto romanzi. Poirot era poco più grande di Hastings (l’uno nato a Spa nel 1873, l’altro nel 1886). Profugo in Inghilterra dal 1914, proprio nel 1916 Poirot risolverà il primo caso, aiutato dall’amico Hastings, risaltando anche nel Paese ospitante tanto che diventerà coadiutore di Scotland Yard e amico dell’ispettore Japp. Inizierà a lavorare in privato dal suo appartamento al 56B di Whitehaven Mansions di Londra che lascerà per viaggiare con l’Orient Express o in Egitto o per altre mete, dove spesso si imbatte in casi da risolvere, o dove viene chiamato per lo stesso scopo. Meticoloso, amante della simmetria (dei suoi baffetti, della casa …), ha come principale alleato le sue “celluline grigie” che mette in modo alla ricerca del dettaglio capace di scovare gli autori di delitti che sarebbero davvero perfetti, se non si fossero imbattuti in Hercule. Agatha Christie non ama una cronologia perfetta degli eventi del suo personaggio, ma lo fa vivere storia dopo storia, mentre deciderà di farlo piano piano uscire di scena dopo la seconda guerra mondiale. Molto religioso, lo si vede spesso pregare il rosario, soprattutto la sera prima di andare a dormire, piuttosto che prima di prendere una decisione importante, come svelare o meno il vero caso dell’Orient Express o relativamente al caso dell’ultimo episodio della sua vita. Fermamente convinto che solo la verità sia giusta per l’essere umano, rimane uno dei personaggi più amati dell’ambito romanzesco, ma anche cinematografico e televisivo.

 

Alessia Biasiolo