Un’amicizia lunga cent’anni

Arthur Hastings, gentiluomo inglese, partecipò alla prima guerra mondiale raggiungendo il grado di capitano dell’esercito britannico. Lasciò il servizio a seguito di una ferita che lo portò in convalescenza in una zona tranquilla, dove risiedevano anche dei profughi stranieri, tra i quali i belgi dopo l’invasione del Paese, neutrale, da parte delle potenze dell’Alleanza. Tra questi, Hercule Poirot che divenne suo amico. I due si incontrarono il 16 luglio del 1916 e rimasero amici per sempre, pur tra frecciate sui baffi mancanti dello stesso Hastings, sulla sua passione per le donne, sulle sue considerazioni azzardate o improbabili circa la soluzione dei delitti sui quali indaga Poirot. Il belga, infatti, era un ufficiale di polizia nel suo Paese, dotato di un’intelligenza superiore e, pertanto, poco adatto alla carriera nelle forze dell’ordine dove o non lo consideravano affatto, oppure veniva tenuto da parte perché non facesse ombra. Deciso, quindi, a lavorare per conto proprio, divenne ben presto il più apprezzato e noto detective privato della storia. E come accadeva già per i casi di Holmes, anche Poirot doveva avere, almeno per la maggior parte delle sue vicende, un aiutante prezioso, ma non troppo concorrenziale. Sembra, tra l’altro, che Hastings e Poirot si conoscessero già in Belgio, dove il capitano lavorava per i Lloyd’s. Arthur e Poirot, nati dall’abile penna di Agatha Christie, si troveranno ad operare insieme in ben otto romanzi. Poirot era poco più grande di Hastings (l’uno nato a Spa nel 1873, l’altro nel 1886). Profugo in Inghilterra dal 1914, proprio nel 1916 Poirot risolverà il primo caso, aiutato dall’amico Hastings, risaltando anche nel Paese ospitante tanto che diventerà coadiutore di Scotland Yard e amico dell’ispettore Japp. Inizierà a lavorare in privato dal suo appartamento al 56B di Whitehaven Mansions di Londra che lascerà per viaggiare con l’Orient Express o in Egitto o per altre mete, dove spesso si imbatte in casi da risolvere, o dove viene chiamato per lo stesso scopo. Meticoloso, amante della simmetria (dei suoi baffetti, della casa …), ha come principale alleato le sue “celluline grigie” che mette in modo alla ricerca del dettaglio capace di scovare gli autori di delitti che sarebbero davvero perfetti, se non si fossero imbattuti in Hercule. Agatha Christie non ama una cronologia perfetta degli eventi del suo personaggio, ma lo fa vivere storia dopo storia, mentre deciderà di farlo piano piano uscire di scena dopo la seconda guerra mondiale. Molto religioso, lo si vede spesso pregare il rosario, soprattutto la sera prima di andare a dormire, piuttosto che prima di prendere una decisione importante, come svelare o meno il vero caso dell’Orient Express o relativamente al caso dell’ultimo episodio della sua vita. Fermamente convinto che solo la verità sia giusta per l’essere umano, rimane uno dei personaggi più amati dell’ambito romanzesco, ma anche cinematografico e televisivo.

 

Alessia Biasiolo

 

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